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Intervista a Martin - Eidolon


Fonte web.archive.org - Traduzione di Lord Beric



Perché hai iniziato a scrivere?

Beh, non penso sia una decisione conscia, in cui mi siedo un giorno e dico "Ehi, inizierò a scrivere." Ho sempre scritto, in un certo senso, anche prima di imparare a scrivere avevo sempre in testa delle storie. Anche quando ero un ragazzino giocavo, inventavo personaggi, mi divertivo con le trame, con le storie, raccontavo storie agli altri bambini. Quindi non penso sia qualcosa a cui si arrivi dopo una sorta di deliberazione, è qualcosa, almeno per me, che viene da é; qualcosa con cui sono nato.
Ho iniziato a spedire e pubblicare le mie storie a livello amatoriale: scrivevo nelle comic fandom, che all'epoca stavano prendendo piede negli Stati Uniti, durante la mia adolescenza alla High School. Ero un grande fan dei fumetti. Così ho pubblicato qualcosa nelle riviste di fumetti e finalmente, quando ero al college, è arrivato il mio primo vero contratto di vendita.


Sei noto soprattutto per aver scritto racconti brevi, e so bene che scrivere racconti breve non paga come scrivere romanzi. Perché scrivi racconti brevi?

Beh, a volte capita che io abbia da raccontare una storia non abbastanza corposa per essere un romanzo, e preferisco fare un buon racconto o un buon romanzo breve piuttosto che trasformarla in un romanzo brutto e ridondante.
In effetti, via via che proseguivo con la mia carriera, le mie storie tendevano a diventare sempre più lunghe. Voglio dire, penso che se dai un'occhiata alla mia bibliografia, nei primi tempi scrivevo soprattutto storie molto brevi. Sono passati molti anni da quando sono riuscito a produrre una vera, sana storia breve. Voglio dire, qualcosa di veramente corto. [risate] Recentemente capita che io scriva comunque cose più brevi di un romanzo: ho fatto un sacco di racconti e novelle.


È difficile vendere delle novelle? C'è una bellissima storia dell'orrore in uno dei libri di Stephen King su quanto sia difficile vendere delle novelle. Ti ci ritrovi?

Non è difficile per me vendere novelle di fantascienza. Stephen King è un gigante, naturalmente, ma persino lui è in una posizione particolare in quanto scrittore di horror; non c'è mercato per le storie brevi dell'orrore, almeno non negli Stati Uniti. C'è qualche rivista semi-professionale, di tanto in tanto "The Magazine of Fantasy and Science Fiction" pubblica qualcosa, ma per le novelle di fantascienza c'è un mercato piuttosto attivo, ed è stata una novella, A SONG FOR LYA, la mia storia più rappresentativa della prima parte della mia carriera. Grazie ad essa ho finto il mio primo Hugo Award, qui in Australia in effetti, all'Aussiecon One.


Scrivi molto horror in questo periodo. Perch? Solo perché ti vengono in mente storie dell'orrore, o la fantascienza ha perso attrattiva per te?

Beh, non saprei dirtelo. Mi piace fare cose differenti. Ho tanti tipi di storie che vorrei raccontare... fantascienza, fantasy, horror, anche qualcosa di mainstream. Mi piacevano le storie dell'orrore quando ero giovane; ne ho lette molte. Ma poi per un certo periodo il divertimento era sparito. Dopo aver letto tutto di H. P Lovercraft, alla High School, e provato qualche altro autore, davvero non riuscivo a trovare uno scrittore horror che mi piacesse. Non sembravano più capaci di spaventarmi. Così in qualche modo mi sono allontanato dal genere, e al tempo in cui ho iniziato e lavorare in modo professionale negli anni '70 ero esclusivamente un lettore e uno scrittore di fantascienza. Ma penso che Stephen King abbia portato una vera rifiuritura nel campo dell'horror. Ho letto King e mi è piaciuto. Molta gente è venuta dopo di lui, imitatori non altrettanto buoni, ma penso che lui abbia dimostrato che l'horror è ancora un genere vitale. Ho fatto del mio nel campo dell'horror, naturalmente, ma non penso che possa rientare nella categoria di Stephen King. C'è un certo nonsoché di quella che io chiamo "fantascienza" anche nelle mie storie horror.


È tutto molto logico, molto ben spiegato...

Sì, c'è una parte di me molto Campbelliana più che Lovecraftiana, che crede che sia nelle capacità umane la capacità di comprendere ogni cosa, e i miei protagonisti non impazziscono, come accade spesso a quelli di Lovercraft, da incomprensibili orrori troppo grandi per la loro immaginazione.


Cosa ne pensi dell'horror "moderno", della tradzione splatterpunk e del fatto che i film stiano diventando sempre più sanguinolenti e stupidi?

È una questione complessa. Ho realizzato delle slide che dovrò proiettare tra un paio d'ore sul tema.
Alcuni aspetti di questo fenomeno mi riguardano, a dire il vero. Lasciami dire che non sono a favore di nessun tipo di censura; sono molto anti-censura. Sono libertario al massimo per quanto riguarda la libertà di espressione. Tuttavia, come lettore, mi chiedo cosa queste cose ci dicano della società e della cultura americane, e mi chiedo cosa significhi questo trend di avere degli horror sempre più espliciti e di mettere, come spesso ormai accade in molti pessimi film horror, il mostro come eroe anziché come cattivo...


Mi ricordo quella riga di THE SKIN TRADE dove un personaggio attribuisce un omicidio a "qualcuno che ha visto troppi film su Halloween e venerdì 13".

Esatto. Ho assistito ad alcuni di questi film dove non solo ciò che passa sullo schermo è disturbante, ma il copmortamento di certi membri del pubblico diventa spaventoso a sua volta.


Cosa stai scrivendo in questo periodo? Cosa possiamo aspettarci di vedere nel prossimo futuro?

Beh, al momento non sono impegnato in nessun grande progetto. Sto continuando il mio lavoro sulla serie WILD CARDS, che è un progetto in corso. In questo momento ci sto lavorando principalmente come editore, sebbene abbia scritto metà del settimo libro (che uscirà ad agosto negli Stati Uniti). Si tratta di un romanzo a mosaico realizzato da due persone, John Milled er io.
Abbiamo inoltre rilasciato l'ottavo libro e sto lavorando sull'editing del nono, ma non ho ancora scritto nulla per quel libro. Sto semplicemente lavorando come editore, e la serie proseguirà. Fino a gennaio, nturalmente, ho lavorato su BEAUTY AND THE BEAST, e sono stato ingaggiato per la creazione di un film di fantascienza a basso costo (per la televisione), ma non posso parlarne. Ah, e sto cercando in giro qualche ide per un romanzo, e sono certo che quando arriverà giugno (tradizionalmente il mese in cui le nuove serie TV arrivano a Hollywood) potrei avre nuove offerte per scrivere o produrre qualche nuovo show televisivo. Ho considerato la cosa, ma non so se voglio tornarci. Dipenderà dallo show, dall'offerta, se è qualcosa che mi interessa. COsì, in breve, ho alcuni mesi di riposo al momento.


Uno dei miei preferiti tra i tuoi libri è TUF VOYAGING. La Locus ha annunciato tempo fa che ci sarebbe stato un secondo libro, TWICE AS TUF. Stavano mentendo?

Beh, non stavano mentendo. Ci potrà ancora essere un simile libro, ma non sarà un'uscita a breve. Sostanzialmente, avevo firmato per realizzare TWICE AS TUF e pochissimo tempo dopo sono stato chiamato per lavorare a Hollywood, prima a THE TWILIGHT ZONE e poi a BEAUTY AND THE BEAST, e questo ha richiesto un enorme ammontare del mio tempo. E così raggiungemmo il limite prefissato per la consegna di TWICE AS TUF, lo abbiamo esteso più volte ma niente... non ho mai avuto il tempo di realizzarlo. Così alla fine siamo arrivati ad un accordo con la casa editrice, in cui sostanzialmente ho ceduto loro i diritti per le edizioni economiche di due miei altri libri, DYING OF THE LIGHT, il mio primo romanzo che è stato appena ristampato, e una collezione, PORTRAITS OF HIS CHILDER, che non è mai stata stampata in edizione economica, così la faranno ora; questo in luogo di TWICE AS TUF. Ora, a me piacerebbe ancora scrivere di più su questo personaggio e ogni tanto penso di rimettermi e fare quel libro un giorno o l'altro, ma quando sarà quel giorno non lo so ancora.
Le richieste della TV quando lavoro su uno show mi tengono piuttosto occupato, e tra quello e WILD CARDS non riesco a fare praticamente più nulla. E ora che ho un po' di tempo per prendere in considerazione un altro progetto, non penso che Tuf sia la prima cosa su cui mi metterei a lavorare. Mi piacerebbe scrivere un nuovo romanzo, se ne avrò il tempo; un romanzo non legato ad una serie.


Hai menzionato BEAUTY AND THE BEAST e THE TWILIGHT ZONE. Cosa vuol dire scrivere una serie? THE TWILIGHT ZONE deve essere molto particolare in quanto serie antologica... Come è stata la tua esperienza, come sei stato coinvolto?

Beh, sono stato coinvolto per caso. Phillip de Guerre, che era Executive Producer di THE TWILIGHT ZONE, è anche un grande fan del rock'n'roll, e alcuni anni fa avevo scritto un libro chiamato THE ARMAGEDDON RAG e Phil lo aveva opzionato. All'epoca mi aveva chiamato a Hollywood, abbiamo avuto un certo numero di incontri per discutere il copione che aveva intenzione di scrivere per il film di ARMAGEDDON RAG; ha scritto un certo numero di copioni, ma non abbiamo avuto successo nella realizzazione del film, nemmeno nel reperire i finanziamenti.
Ma nel processo ho conosciuto Phil, e quando ha avuto per le mani THE TWILIGHT ZONE ha colto l'occazione e mi ha assegnato lo script, e il risultato gli è piaciuto al punto che non appena avuta l'occazione mi ha assunto come Staff Writer (l'unico ruolo a Hollywodd che abbia la parola "scrittore" al suo interno, e per questo si sa bene che è il grado più basso nella gerarchia). Così, ho iniziato a lavorare come Staff Writer per la TZ, e ho fatto carriera diventando Story Editor, e poi Executive Story Consultant. E con BEAUTY AND THE BEAST sono diventato Producer e poi Supervising Producer.
THE TWILIGHT ZONE è stato un lavoro piuttosto differente da BEAUTY AND THE BEAST in qualche modo, perché uno era uno show antologico e l'altro una normale serie a cadenza settimmanale, ma in realtà i due progetti hanno forse avuto in comune tra loro più di ogni altra cosa io abbia mai fatto, perché dopotutto erano entrambi televisione, il che significa un interno mondo di per sé, e qualcosa di diverso da ogni altra esperienza uno scrittore possa avere.
In qualche modo credo che l'esperienza televisiva sia stata positiva per me. Sicuramente lo è stata finanziariamente [risate], ma è stata anche stimolante. Voglio dire, ero uno scrittore free-lance da tempo quando ho preso questo lavoro; lavoravo da casa, mi alzavo ogni giorno, ci mettevo due ore a prendere la mia tazza di caffé, andavo nel mio ufficio, accendevo il computer, forse facevo qualcosa, forse no. (Non sono mai stato uno scrittore molto disciplinato, ecco perché la mia bibliografia è breve rispetto a quella di alcuni tra i miei colleghi contemporanei.)
Non è così che si lavora ad Hollywood. Devi andare in ufficio ogni giorno, ci devi rimanere non otto ore al giorno, ma dieci o undici. Devi scrivere, fare riunioni, organizzare sessioni di approvazione con gli utenti finali, andare sul set, prendere decisioni con il regista o gli uomini dello staff. Questo mi ha imposto una certa disciplina, cosa positiva per me, e anche molto stimolante. Voglio dire, era un nuovo mondo da scoprire di cui non sapevo nulla prima, e mi ha coinvolto in un modo più profondo di quanto mi fosse accaduto da anni; il concetto stesso di lavoro d'ufficio, dove devi entrare e interagire con altra gente.
Hollywood è un mondo strano, ma in qualche modo è il Mondo Reale, ed è positivo per uno scrittore toccare con mano il Mondo Reale una volta ogni tanto. Penso che uno scrittore che passi la sua intera carriera a scrivere romanzi nel suo studio a casa sua, e magari incontri qualche persona ad una convention o vada di tanto in tanto ad un cocktail party letterario perda la vista sul mondo reale, o comunque su come vadano le cose al di fuori. E allora inizi a fare un sacco di roba autoreferenziale, cosa che penso sia una trappola per ogni scrittore.


Hai fatto parecchie collaborazioni nel corso della tua carriera, a parte il lavoro televisivo. Ti piace farle, e come le imposti?

Ogni situazione è differente. È come un matrimonio. Ho collaborato con Lisa Tuttle, Howard Waldrop, George Gutthridge. Con chi altri? Sto dimenticando qualcuno? [risate]


Certo, la televisione è collaborativa per definizione. WILD CARDS è collaborativo se vuoi che lo sia.

Beh, con WILD CARDS lavoro più da editore che da collaboratore, quindi la cosa è un po' diversa. Ciascuna delle mie collaborazioni è stata semplicemente unica.
Quella con Howard è stata la prima collaborazione. La cosa consisteva esenzialmente in: Howard e io ci siamo scritti per molti anni, ci siamo finalmente incontrati ad una convention a Kansas City, nel 1972, e ci doveva essere qualcosa nell'acqua o una cosa del genere perché abbiamo deciso "Ehi, facciamo una storia insieme!" Così, mentre tutti gli altri erano al Playboy Clud dell'hotel della convention a farsi servire dei drink da lussuriose conigliette, Howard ed io eravamo nella nostra camera d'albergo con la piccola macchina da scrivere portatile di Howard, scrivendo freneticamente fogli e fogli di carta giallina, e sai, lui scriveva e io ero seduto dietro di lui sul letto e poi lui si fermava e iniziavo a scrivere, e non abbiamo concluso molto. Abbiamo completato solo una piccola parte, ma poi lui se l'è portata a casa, l'ha ampliata, me l'ha mandata e la cosa è andata avanti.
Lisa ed io eravamo lontani, tanto per iniziare. Lei era in Texas e io a Chicago quando abbiamo iniziato, e poi a Duduque, nello Iowa, e così abbiamo collaborato prevalentemente per posta; ciascuno scriveva una sezione, la mandava all'altro che l'avrebbe riscritta e l'avrebbe estesa di qualche passaggio. Siamo andati avanti così fino al punto in cui non sapevo più cosa avesse scritto Lisa in quel libro e cosa avessi scritto io. Di tanto in tanto saltava fuori una frase che si capiva che fosse di Lisa o mia, ma veramente non saprei dire.
Il lavoro con George Gutthridge... quella è una storia molto vecchia. Infatti si tratta di una delle prime storie di fantascienza che scrissi, che ha avuto molte proposte ma che non sono mai riuscito a vendere. Anni dopo George la riprese e la riscrisse. Così, io feci la mia parte della storia nei tardi anni '60, e lui fece la sua parte un decennio dopo.


NIGHTFLYERS è stato trasposto in un film alcuni anni fa. Che ne pensi del film? Era piuttosto differente dalla tua storia.

Credo che sia rimasto fedele per il 75%, ma sfortunatamente il 25% che hanno cambiato ha avuto effetti che hanno tolto molto del senso che aveva il restante 75%. Hanno fatto cambiamenti che ho approvato e mi sono piaciuti, e altri che non ho compreso e non ho apprezzato.
Penso che il film abbia avuto degli aspetti positivi - buona direzione artistica, spettacolari effetti speciali considerato che il budget era minimo (sì, non hanno gli effetti speciali di STAR WARS, ma per un film da tre milioni di dollari, e questo lo era, hanno fatto un lavoro impressionante) e discreta recitazione - ma in generale non penso che abbia funzionato.


Ci sono altri progetti legati a dei film che potremmo vedere nel prossimo futuro?

Ho contatti costanti per SANDKINGS, è già stato opzionato. Inoltre c'è qualche interesse per FEVRE DREAM, e Phil di tanto in tanto mi parla ancora di THE ARMAGEDDON RAG, ma se qualcosa dovesse concretizzarti è una cosa che ora non saprei dirti.


Chi ti ha ispirato come scrittore? Chi è il tuo autore preferito?

C'è un enorme gruppo di scrittore che mi piace. Penso che quelli che hanno avuto il maggior effetto su di me siano quelli che ho letto quando ero giovane. Tendo a pensare che questi effetti, che assorbi a livello inconscio prima ancora di sognare di scrivere, siano quelli che rimangono. Voglio dire, sono cresciuto leggendo Andre Norton, THE HEINLEIN JUVENILES, Eric Frank Russel (che credo sia un meraviglioso autore tristemente troppo dimenticat). Lovercraft: quando scoprii Lovercraft ne fui estasiato, per ragioni che penso potrei capire se avessi ancora quindici anni. [risate]
La mia lista attuale di autori preferiti è differente. Sono un grande ammiratore di Jack Vance. Ha avuto un grande effetto... un grande effetto su Haviland Tuf, che si vede fin dalla primissima storia, A BEAST FOR NORN, il mio tentativo consapevole di scrivere qualcosa "alla Vance"; se leggete A BEAST FOR NORN, sono io che sto seriamente provando a fare Vance. E ci sono parti di Tuf che sono molto vanciane. Ma a parte quello, non penso che Vance abbia avuto un effetto così profondo sulla mia scrittura. Ho letto molto, anche fuori dal mio genere, in questi tempi. Autori come Larry McMurty, William Goldman, Pat Conroy. È una lunga lista. Potrei andare avanti a fare nomi tutto il giorno.


Come è iniziata la serie WILD CARDS? Ho sentito qualche leggenda a riguardo.

Beh, a dire il vero è nata come gioco di ruolo. C'era un gruppo di scrittori ad Albuquerque che di tanto in tanto giocava insieme, e mi ha coinvolto nelle attività. Così ho giocato con loro e loro sapevano che io ero un fan dei fumetti sin dall'infanzia, così un anno, per il mio compleanno, Vic Milan mi regalò un gioco di ruolo sui supereroi chiamato "Superworld", di cui iniziai a fare il Game Master. Almeno metà dei componenti del gruppo erano scrittori professionisti, così crearono meravigliosi personaggi, e io come Game Master ne creai più di loro. Giocammo incessantemente a questo gioco per un anno e mezzo, mettendo passione e creatività nei personaggi. A quel punto finalmente dissi, sai, che ci doveva essere un modo per tirare fuori dei soldi da lì. [risate]
No, l'idea che mi venne fu quella di creare una bella serie su un mondo condiviso sul modello di THIEVES WORLD. Così ci siamo radunati, ne abbiamo parlato e circa una dozzina di personaggi fecero il salto. Ora, per chiarire, non credo che sia sufficiente scrivere le avventure giocate. Penso sia un buon metodo per avere dei libri veramente brutti. Voglio dire, i giochi sono divertenti, ma non sono libri. Per questo molti personaggi, che pure avevano le radici nel gioco, sono stati radicalmente cambiati e adattati al momento della transizione. Per di più, molte persone che sono state poi coinvolte in WILD CARDS non erano membri del nucleo dei giocatori. Abbiamo iniziato con lo zoccolo duro di scrittori di Albuquerque ma preso ho contattato persone come Roger Zelazny, Howard Waldrop, Pat Cadigan, puoi capire, non erano parte del gruppo di giocatori ma sapevo che amavano gli eroi pulp e quelli dei fumetti, il concetto di supereroi, e sapevo che sarebbero stati in grado di contribuire alla serie con materiale interessante.


Qualche consiglio, in generale, per gli scrittori in erba?

Penso sia un periodo difficile per chi vuole emergere. Voglio dire, nei primi anni '70, quando iniziai io, era un periodo molto più favorevole.
Il mercato delle storie brevi è ancora aperto. "Asimov's", "Analog", "F&SF" sono costantemente in cerca di nuove persone perché, pagando poco, la gente tende a non fermarsi presso di loro. Sono ancora il posto migliore per fardi una reputazione, comunque. Penso che crearsi una reputazione in quest'epoca in cui ci sono così tanti scrittori... fare in modo che il proprio nome sia qualcosa che i lettori ricordano e ricercano sia una delle cose più importanti.
Una delle cose più intelligenti che ho fatto nella mia carriera, che ho fatto per caso - certamente non era pianificata - è stata non scrivere un romanzo per i primi cinque o sei anni. Questo perché, quando il romanzo è arrivato, non era solo il romanzo di qualcuno che nessuno aveva mai sentito, ma il tanto atteso primo romanzo di George R. R. Martin, vincitore del premio Hugo! La cosa mi ha dato molto vantaggio, ha avuto molta aspettativa, è stato recensito ovunque, ha avuto visibilità. E il mezzo in cui ha avuto visibilità, naturalmente, sono state le riviste: grazie al fatto che avevano avuto non una storia breve, ma molte storie brevi negli anni precedenti. Ci sono stati mesi in cui tre riviste uscivano ciascuna con una mia storia pubblicata. Storie di copertina. Così, quelle vecchie storie vendute alla riviste sono state la cosa migliore che ho fatto.
A lungo termine, naturalmente, si deve passare ai romanzi se si vuole vivere dalla scrittura. Questa parte diventa sempre più difficile, specie se uno è uno scrittore con qualche serietà e ambizione. Insomma, ho visto che il mondo di Hollywood con cui ho avuto a che fare, e il mondo della scrittura da cui provengo diventano sempre più simili di anno in anno, e non è Hollywood a cambiare. Le case editrici sono sempre più orientate ai prodotti commerciali, verso la soglia più bassa della qualità. Una volta, fintanto che una casa editrice manteneva un certo profitto, seguivano un buon autore per alcuni anni e alcuni libri fino a che non riusciva a farsi un nome e acquisire un pubblico. Ora se il primo libro non fa soldi, uno avrà molte difficoltà a piazzare il secondo. Molti dicono che c'è ancora un buon mercato, a dire il vero, per vendere il primo romanzo. Ma se quel romanzo non è di David Eddings o di Stephen Donaldson, è un mercato terribile per vendere il secondo romanzo.


Essendo stato coinvolto sia in THE TWILIGHT ZONE sia in WILD CARDS, pensi che i "mondi condivisi" siano un vero e proprio trend o pensi siano solo una fase in cui stiamo passando?

Beh, penso che ci siano elementi dell'una e dell'altra cosa. Non penso che le antologie possano funzionare in TV, questa è una cosa da tenere a mente. Insomma, THE TWILIGHT ZONE è stato un fallimento, non ha raggiunto il successo della serie originale, che era stata comunque uno show marginale per cinque anni, per quanto apprezzata, (ed era uno show meraviglioso, che guardavo religiosamente quando ero bambino). A volte nei miei discorsi, qui, penso di parlare un po' troppo di questa cosa, ma in fondo non importa, quindi per tornare in argomento: io penso questo... ogni forma di fiction, ogni forma di intrattenimento, si stanno spostando sempre di più verso una struttura a serie. Noi vediamo persone, nel nostro campo che si approcciano a questa cosa con una visione d'insieme ristretta e dicono "Cosa succede nella fantascienza? Ci sono tutte queste dannate serie!" Non sta accadendo solo nella fantascienza, sta accadendo ad ogni forma di fiction. Sta accadendo nella televisione, dove gli show antologici non hanno successo e la gente vuole delle serie. Sta accadendo nel cinema, dove abbiamo RAMBO IV e ROCKY IX. Ogni cosa che avuto successo ora ritorna con un II al termine.


A chi dai la colpa per questo? La televisione o...

No, non do la colpa alla televisione. Penso che almeno in parte sia l'evoluzione della nostra cultura. Sto ancora cercando spiegazioni per questo; non le ho ancora tutte. Per questa ragione, il mio non è da prendere come un trattato accademico, ma ho qualche abbozzo di teoria su questo. Non so abbastanza dell'Australia per parlare della vostra cultura con qualche pretesa di autorià; ho sempre pensato a questo nell'ambito degli Stati Uniti.
Prendiamo in esame il romanzo: quando nacque era... beh, il nome stesso1 indica novità, una cosa nuova, dalle sue radici latine. Ma il romanzo è nato in un tempo in cui la società era molto statica, dove la gente nasceva in una cittadina e, salvo fosse chiamata alle armi, non si spostava mai oltre le trenta miglia di disanza. Cioè, la gente nata in Inghilterra a centinaia di miglia da Londra non vedevano mai Londra. Vivevano e morivano senza vederla. Praticavano il lavoro che praticava la loro famiglia, sposavano la ragazza della porta accanto, il matrimonio durava tutta la vita, crescevano figli che senza eccezione ereditavano il loro mestiere alla loro morte. In questo mondo i romanzi, con la loro promessa di novità, erano un soffio di aria fresca. Ti portavano, per interposta persona, dove il lettore non sarebbe mai andato. Introducevano un ordine molto più grande di persone. Se uno si stancava delle stesse diciassette persone che capitava di vedere nel villaggio, lì c'era qualcun altro da conoscere, e ogni personaggio era una novità.
Ora, prendiamo quanto accade negli Stati Uniti. Quando parliamo degli Stati Uniti di oggi, parliamo di una società completamente mogile. Prendiamo la mia vita. Sono nato a Bayonne, nel New Jersey. Sono andato al college vicino a Chicago, circa mille miglia di distanza, lasciando i miei amici di Bayonne, perdendo le loro tracce, facendomi nuovi amici al college. Mi sono spostato... a dire il vero sono andato a scuola a Evanston a nord di Chicago, e poi mi sono trasferito a Chicago mentre i miei amici del college si sono dispersi per tutti gli Stati Uniti, e ho incontrato un altro gruppo di persone con cui ho lavorato i miei primi anni a Chicago. Ho insegnato al college a Dubuque, Iowa, spostandomi ancora, poi sono andato a Santa Fe, e dopo ancora a Los Angeles. Così, alla soglia dei miei primi quarant'anni, mi sono spostato cinque volte di migliaia di miglia, il che generalmente significa cambiare completamente le amicizie. Ho avuto carriere differenti: ho insegnato al college, ho partecipato a tornei di scacchi, sono diventato uno scrittore e uno sceneggiatore televisivo (e sono due cose diverse). Mi sono sposato, ho divorziato e ho avuto altre relazioni. (Ora sono impegnato da un po' di tempo in una particolare.) E io sono un tipo stabile se confrontato con certa gente! Quello che voglio dire è che c'è un'immensa mobilità.
Penso che la nostra sia una cultura dove niente è stabile. E questa è la cultura che oggi produce i romanzi. La professione non è definitiva, la gente la cambia anche in età avanzata. Arrivano a quarantacinque anni e decidono "Bene, non voglio più essere avvocato, anche se è quello che ho fatto per tutta la vita. Ora voglio fare il giro del mondo in barca." Si sposano, divorziano, perdono le tracce degli amici. Non si resta in contatto nemmeno con la famiglia. E allora la fiction, che ci da per interposta persona quello che non abbiamo nella vita, la fiction ci da stabilità. Voglio dire... sono passati vent'anni, uno può avere un differente lavoro, vivere duemila miglia di distanza da dove si viveva prima, essere sposati ad un'altra persona, ma Star Trek è sempre lo stesso. Puoi tornare lì e vedere questa piccola isola in cui Kirk e Spock si punzecchiano a vicenda, e sono come amici su cui puoi sempre contare. Kirk non diventerà mai qualcuno che non conosci. Resterà sempre Kirk. E da quello che posso capire sul successo delle serie, anche nel mio campo, è che è sempre basato sui personaggi. C'è sempre una forte relazione con i personaggi. Insomma, uno è ad una conferenza su "Come scrivere un romanzo di fantascienza" e le domande che arrivano dal pubblico sono "Come faccio a vendere il mio romanzo?" o "Come si inizia a scrivere un romanzo?". Non ci sono mai domande specifiche su un libro. Se se ad una conferenza su WILD CARDS o THIEVES WORLD le domande sono invece "Non mi piace cosa hai fatto a Hiram Worchester. Quando lo tirerai fuori dai guai?" o "Darai visibilità alla Tartaruga?" o "Mio Dio, non sopporto Fortunato. Quand'è che qualcuno gli darà un pugno in faccia?" Voglio dire, la gente forma queste intense relazioni di amore/odio con i singoli personaggi, e penso che questo sia vero per tutte le serie.


Grazie infinite.

Ci mancherebbe.



1: il termine romanzo in inglese è novel.


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