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Intervista a Martin - Weird Tales


Fonte web.archive.org - Traduzione di Neshira



La prima storia di Martin è apparsa nel 1971. Molti dei suoi primi lavori erano fantascienza - e, se è per questo, fantascienza di gran successo, dato che gli hanno fatto vincere due premi Hugo nel 1980; uno per l'ora classico SANKINGS - ma c'è sempre stata una tensione verso lo spettrale e l'horror nel suo lavoro. Persino SANDKINGS è una storia molto horror. Il FEVRE DREAM di Martin (1982) è un notevole romanzo di navi a vapore e vampiri. THE ARMAGEDDON RAG (1983) unisce rock&roll e soprannaturale. Il suo THE PEAR-SHAPED MAN (1987) gli ha fatto vincere un Premio Bram Stoker da parte degli Scrittori Horror d'America. Nel 1980 fu profondamente coinvolto nelle sceneggiature per televisione, prima per THE NEW TWILIGHT ZONE e poi come story-editor di BEAUTY AND THE BEAST.
Ma la sua superba saga fantasy, A SONG OF ICE AND FIRE, ha innalzato Martin ad un livello di successo del tutto nuovo. Ora è un mega-bestseller, e la cosa può solo continuare dal momento che la serie - che critici e appassionati sono ugualmente d'accordo nel definire una delle migliori serie fantasy mai scritte - sta per essere adattata in televisione dalla HBO.

Hai fatto un bel cammino, da scrittore di fantascienza a scrittore di un fantasy epico in più volumi. È qualcosa che avevi progettato, o almeno che ti aspettavi? Sono sicuro che ci sono dei tipi nel campo della fantascienza pura che borbottano che George Martin è un traditore della causa... ci hai pensato molto?

La verità è che, se si va indietro e si osserva la mia carriera, si vede che fin dall'inizio ho scritto in tutti questi generi e sottogeneri. La mia prima storia fu una di fantascienza per "Galaxy", la mia prima vendita come professionista. Ma la mia seconda vendita professionale fu una storia di fantasmi in "Fantastic". Ho pubblicato anche un paio di storie brevi di fantasy epico su "Fantastic" durante gli anni '70... le storie in "Analog" hanno ricevuto più attenzione, ma il resto era là fin dall'inizio. Ho letto tutta questa roba crescendo, e l'ho letta in modo piuttosto intercambiabile. Non ho mai fatto queste distinzioni tra i generi. Ho letto H.P. Lovecraft. Ho letto Robert E. Howard e ho letto Tolkien, e ovviamente ho letto Robert A. Heinlein ed Eric Frank Russell ed Andre Norton, quindi ho sempre amato tutti e tre i generi: fantascienza, horror e fantasy; e mi sono mosso tra di essi piuttosto liberamente. Non credo di essere arrivato da nessuna parte. Proprio ora sono nel bel mezzo di questo grandissimo progetto, che è di fantasy epico; ma quando avrò finito, il prossimo libro - quando sarà - potrebbe essere di fantascienza o di horror o di qualcosa completamente diverso. Un romanzo giallo, chi lo sa? Semplicemente, io racconto le storie che voglio raccontare.


Trovi che scrivere, o concepire, sia diverso quando si tratta di fantascienza o meno? Il processo immaginativo è diverso in qualcosa?

No, per me non è affatto diverso. Credo che le differenze tra fantascienza, fantasy, e fino ad un certo punto persino horror, siano solo superficiali. So che ci sono personaggi del settore che sentono le differenze come molto profonde, ma io non sono d'accordo con quest'analisi. Secondo me è un fatto di decorazione. Un elfo o un alieno possono per certi versi adempiere alla stessa funzione, come espediente letterario. È quasi un fatto di gusto. Il gelato può essere al cioccolato o alla fragola, ma è sempre gelato. La vera differenza, secondo me, sta tra la narrativa romantica, di cui tutti questi generi sono parte, e la narrativa di imitazione, o i romanzi realisti.


Ci fu una discussione con Heinlein secondo cui la fantascienza è una forma di realismo. Sapeva di cosa stava parlando?

Non credo. Ed Heinlein ogni tanto scriveva anche lui fantasy, se è per questo... non molta; ma era perfettamente capace di fare qualcosa 'pieno di magia', o anche una cosa come GLORY ROAD, che ha molti meccanismi del fantasy in una cornice fantascientifica.


Questo solleva un punto già sollevato da altri in passato: che la fantascienza sia una specie di linguaggio. Puoi avere un romanzo fantasy in una cornice fantascientifica, diversamente da un romanzo fantasy in una cornice non-fantascientifica. Questo implica un discorso sulla fantascienza che può gestire materiale fantasy. Non era proprio il punto della scuola di Unknown Worlds, il fantasy scritto come se fosse fantascienza?

Sì, e Unknown Worlds era un particolare sottogenere fantasy legato, penso, al profondissimo razionalismo di Campbell, al suo desiderio che la magia obbedisse alle leggi cui potrebbe obbedire l'ingegneria. Così si possono scoprire i sette principi fondamentali della magia e applicarli. Secondo me le storie più estreme di Unknown Worlds erano sempre le storie dell'Incantatore Incompleto - le storie di Harold Shea - di Pratt e DeCamp. Harold Shea va sempre in questi mondi, e c'è sempre la magia di mezzo, ma non è misteriosa. Gli sembra strana all'inizio, ma quando scopre i principi sottostanti può diventare un mago con facilità, perché fondamentalmente è un ingegnere. Questa era una posizione divertente e, credo, originale per quei tempi, negli anni '30 e '40, ma non è di certo la mia posizione. Mi riesce più simpatico il modo in cui Tolkien tratta la magia. Penso che se devi parlare di magia, essa perda la sua qualità magica se diventa nient'altro che una scienza alternativa. È più efficace se c'è qualcosa di profondamente meraviglioso e incomprensibile, e qualcosa che può toglierti il respiro.


È una questione di controllo. Se puoi risalire alla progettazione dell'anello di Sauron, non è più magico. È un fatto di personaggi che prendono il controllo della materia, in opposizione ad essere in una situazione o in un mondo dove questo non è davvero possibile.

Sì, questa ne è sicuramente una componente. Capire, ne è una componente. Certo, puoi anche prendere la via horror, con Lovecraft, e il suo suggerimento che se capissimo alcune di queste cose ci farebbero impazzire, perchè le verità sono troppo profondamente disturbanti nello spiegarci la natura nemica e ostile dell'universo, o le forze estranee ed arcane che ci circondano.


Ti senti più attirato verso l'approccio magico, persino nella fantascienza?

Sì. Credo che se si guarda alla mia fantascienza, anche alle mie cosiddette storie-Analog, esse non siano mai del tutto a proprio agio come tali. Considero significativo che la mia associazione con "Analog" sia così forte... è accaduto tutto mentre l'editore era Ben Bova, il momento che io credo sia stata l'estate dorata di "Analog". Non penso che avrei venduto una singola storia ad "Analog" se John W. Campbell fosse vissuto altri dieci anni o, dopo che Campbell è morto, se Stan Schmidt fosse subentrato e fosse divenuto il suo successore immediato. Bova aveva un approccio molto più liberale del suo predecessore o del suo sucessore su cosa accettare.


Fammi indovinare: tu sei uno scrittore che scrive la storia più da un'emozione e un'immagine che da un'idea.

Sì, penso che sia vero. E se credi in tutta questa storia dell'emisfero destro - emisfero sinistro... ma è certo che il potere della mia narrativa viene dal lato emotivo delle cose e non da quello razionale. Per esempio, preferisco non fare una scaletta. La facevo durante il mio decennio Hollywoodiano, perchè lì te lo chiedono, ma nelle mie storie di solito ho un'idea generale di dove va la narrazione, ma non la disseziono e la progetto in anticipo. Solo, è un po' come se riempissi i vuoti mentre scrivo. I personaggi vengono alla luce e mi portano a destinazione, se la storia funziona.


Quando hai cominciato A GAME OF THRONES, sapevi che avresti scritto un'epica in molti volumi? Sto pensando alla frase di Gene Wolfe che THE BOOK OF THE NEW SUN, che ultimamente è arrivato a cinque volumi, è cominciato come un racconto di "Orbit". Tu avevi qualche vasto progetto di creare quest'intera epica, o si può dire che essa semplicemente è cresciuta via via?

Un po' tutti e due. A dire la verità, ho letto quel racconto. Si intitolava THE FEAST OF ST. CATHERINE: Gene lo presentò al Windy City Writers Group quando ne ero membro. Nel mio caso, quando ho scritto il primo capitolo di A GAME OF THRONES, non sapevo davvero cosa avessi fatto. Infatti stavo scrivendo un libro del tutto diverso, un libro di fantascienza; e questo capitolo semplicemente mi è arrivato così vivido che ho messo da parte la fantascienza e l'ho scritto. A quel punto non sapevo se fosse una storia breve o un pezzo di qualcosa più grande; ma per il momento in cui l'avevo finito, e ci sono voluti solo due o tre giorni, ero ben sicuro che fosse un pezzo di qualcosa di più grande. Portò ad un secondo capitolo, poi ad un terzo. Mi pare che quando ero ormai a quattro o cinque capitoli, avevo una mezza idea che, sì, stavo lavorando ad un fantasy. Pensavo fosse una trilogia. Si è spacciata all'inizio per trilogia. Tre libri, tre libri belli grossi, bada bene, ma nel raccontare è cresciuta anche di più.


Cosa c'è di diverso nel creare una locazione di un mondo immaginario fantasy, dal creare un pianeta in fantascienza? Per esempio, in WINDHAVEN tu e Lisa Tuttle avete creato un mondo, ma era un pianeta, non una locazione fantasy. È un tipo diverso di creazione?

Non è tremendamente diverso nel modo in cui lo faccio io. So che gente come Gordy Dickson ed Hal Clement, ai loro tempi, si sarebbero messi a creare mondi cercando di capire che tipo di stella avevano, e quanto il pianeta era lontano dal sole, che inclinazione assiale aveva, il periodo di rotazione e la sua composizione chimica. E dopo avrebbero tirato fuori il resto da questo. Ma io non ho quel tipo di background. Il mio è sempre dipeso più dall'effetto. Nel caso di WINDHAVEN, volevamo degli esseri umani volanti. Ci siamo detti: "Come possiamo far volare la gente e rendere plausibile volare sui deltaplani?". Beh, un pianeta avrebbe dovuto avere minore gravità; quello avrebbe aiutato, e un sacco di vento, etc. Così abbiamo lavorato all'indietro. Non abbiamo progettato il pianeta per vedere come sarebbe stato. Abbiamo guardato gli effetti che volevamo e abbiamo provato ad adattargli un pianeta.
Nel caso del fantasy ovviamente è un po' diverso. L'aspetto più rilevante de mondo di Westeros in A SONG OF ICE AND FIRE è la natura delle stagioni, la natura lunga e casuale delle stagioni. Ho ricevuto alcune lettere durante gli anni da lettori che stanno cercando di scoprire la ragione per cui le stagioni sono come sono. Sviluppano lunghe teorie: forse è un sistema stellare multiplo, e qual'è l'inclinazione dell'asse, ma io devo rispondere "bel tentativo ragazzi, ma state pensando nella direzione sbagliata". Questa è una serie fantasy. Alla fine spiegherò tutto, ma sarà una spiegazione fantasy. Non una spiegazione fantascientifica.


In un fantasy devi avere un nucleo mitico o soprannaturale per la storia, invece di uno scientifico.

Giusto. Si, proprio così.


Hai iniziato FEVRE DREAM solo con l'immagine del vampiro sulla nave a vapore?

Veramente, ho iniziato Fevre Dreams con l'immagine della nave a vapore. Alla fine dei Settanta ho vissuto per qualche anno, insegnando, a Dubuque (Iowa). Dubuque è una vecchia città di fiume sul Mississippi. Ha un forte senso della propria storia, che comprende un periodo come città delle navi a vapore. Hanno costruito alcune navi a vapore là. È stato un porto importante del corso superiore del Mississippi. Ho cominciato a leggere la storia di quei tempo e sono rimasto affascinato dalle navi a vapore e dalla cultura del fiume, tanto da decidere che volevo scrivere un romanzo su di esse. Sembrava una specie di colorito mondo alieno.
La cosa interessante è che John Brunner, in Inghilterra, si stava interessando delle navi a vapore proprio nello stesso momento. Ma il nostro approccio è stato diverso. Brunner ha deciso di procedere in modo strettamente storico, e ha prodotto questo romanzo intitolato THE GREAT STEAMBOAT RACE che fu, secondo me, un romanzo piuttosto buono, uno dei romanzi migliori dell'ultimo periodo della sua carriera. Nel mio caso, dato che ero uno scrittore di fantasy e fantascienza, anche se avevo l'era delle navi a vapore non ho mai veramente pensato ad attenermi strettamente alla storia. Dovevo avere un elemento fantastico dentro; e in qualche modo i vampiri, che mi hanno sempre interessato a prescindere, sembravano andar bene con le navi a vapore. Tutta la storia di Dracula. C'è un romanticismo oscuro sia nei vampiri che nelle navi a vapore. Le due cose dovevano andare insieme. Ovviamente l'incastro non era preciso perchè c'erano alcuni elementi della leggenda dei vampiri che cozzano con la cultura delle navi a vapore. Il fatto di non poter attraversare l'acqua era un grosso problema. Così ho deciso abbastanza presto che avrei fatto una versione quasi fantascientifica di questi vampiri. Avrei cercato di giustificarli scientificamente meglio che potevo e capito come dei vampiri potessero veramente vivere e lavorare. Li ho sviluppati non come i tradizionali vampiri del mito, ma più come una seconda razza di cui noi siamo le prede e che vive tra di noi dall'alba della storia. Ma le navi a vapore furono il vero inizio di quel libro.


Do per scontato che potresti tornare a scrivere horror in qualunque momento. Hai almeno una raccolta horror, THE SSONGS THE DEAD MEN SSING. Hai sentito il desiderio di tornare indietro e farne di più?

Non penso mai in questo modo, in termini di generi. Non dico mai "devo scrivere più horror". È più un "Okay, ho quest'idea per una storia. Sono fissato su questo." Dopo considero se sia horror o fantascienza, dovunque vada a finire. Se ho un'idea che mi tiene il cervello in fermento, mi va di svilupparla. Ho delle idee per vari sequel di cose scritte in passato, compreso un sequel per FEVRE DREAM. Ma le ho avute per anni, e non so se mi metterò mai a scriverle. Sfortunatamente ci sono un mare di idee e di cose che vorrei tanto scrivere, ma solo un tot di ore al giorno e un tot di giorni in un anno.


Sembra che quel che va di moda ora nei nuovi libri possa essere descritto come romanzi di stile di vita vampirico - intere serie di libri di stile di vita dei vampiri. Non so se il tuo sequel potrebbe entrarci, un romanzo sullo stile di vita dei vampiri sull'acqua...

I vampiri, sfortunatamente, sono finiti.. quando ho scritto Fevre Dream, nel 1982, Anne Rice aveva finito il primo dei suoi libri. C'era qualche altro libro di vampiri in giro, ma nemmeno lontanamente l'indigestione che c'è stata oggi. Sono tentato di tornare al mondo di FEVRE DREAM, ma ho delle riserve anche su questo semplicemente perchè credo, per così dire, che i vampiri siano lì lì per ricevere il colpo di grazia. È difficile pensare a qualcosa di originale da dire. Forse dovrei tornare a THE SKIN TRADE, i mie lupi mannari. Loro non sono stati sfruttati così tanto.


E che ne pensi dei temi lovecraftiani, storie horror sull'universo? Ci hai mai pensato?

Adoravo Lovecraft quando ero più giovane. Era uno dei miei scrittori preferiti al liceo. Leggevo tutto quello che potevo trovare scritto da lui. Mi sono baloccato di tanto in tanto con le idee lovecraftiane. C'è un personaggio in un mio romanzo WILD CARDS che ad un certo punto è ossessionato da una specie di sogni lovecraftiani. Ne ho scritti alcuni di questi, quando il personaggio sogna, nella mia migliore imitazione di Lovecraft. Non so quanto sono andato bene. Sicuramente ho cercato di rendere al meglio, ma non credo che riuscirei a fare una storia lovecraftiana pura, perchè c'è una certa passività nei suoi eroi che mi fa andare in bestia. Impazzire perchè si scopre la verità e arrendersi a questo è qualcosa che non potrei far fare ai miei personaggi. La sua visione dell'universo e il modo in cui ottiene effetti orrendi potrebbe ancora funzionare; così forse un giorno ci farò qualcosa. In realtà fu Derleth che codificò e organizzò i miti di Lovecraft, e credo che in qualche modo facendolo non gli rese un gran servizio.


In sostanza ha smantellato tutto.

Sì.


Non stavo parlando di una commistione, ma di ampliare i temi di Lovecraft. Non sono sicuro che Derleth abbia mai scritto una storia lovecraftiana decente.

No, sicuramente non ha mai catturato l'atmosfera. Poteva usare gli stessi nomi, libri e dei oscuri e così via, ma con un effetto mai nemmeno vicino a quello raggiunto da Lovecraft.


Parlavamo di romanzi, ma non posso fare a meno di chiedermi se, dopo aver scritto vari lunghi volumi epici, tu avverta un bisogno di compattezza e di scrivere narrativa breve.

Credo che il mio lavoro si sia allungato mentre avanzavo negli anni e nella mia carriera. Non credo, quando finirò A SONG OF ICE AND FIRE, che farò più qualcosa di queste dimensioni. Non comincerò immediatamente un'altra mega-opera da sette volumi. Di questo sono piuttosto sicuro. Ma non sono neanche sicuro che toernerò a scrivere storie brevi. La verità è che non ho finito una vera storia breve da anni. Persino quando scrivo narrativa breve, tende a venir fuori con la lunghezza di un romanzo breve. Ma potrei benissimo, una volta finito A SONG OF ICE AND FIRE, scrivere qualche racconto lungo, e forse persino qualche romanzo breve, e sicuramente uno o due romanzi a sé stanti.


Sicuramente una volta che A SONG OF ICE AND FIRE sarà finito, l'editore potrebbe dire "È stato un tale successo, ecco cinque milioni di dollari. Scrivimene un altro." E allora?

È una cosa con cui lotto. Immagino che resti da vedere cosa mi succederà dopo A SONG OF ICE AND FIRE. L'accoglienza che avrà il prossimo libro. In un certo senso non si sa mai. I tuoi fan ti verranno dietro se provi qualcosa di diverso? Ora ho centinaia di migliaia, forse milioni di lettori, ma sono lettori di A SONG OF ICE AND FIRE o di George R.R. Martin? Finchè non scriverò il mio primo libro dopo la serie, non posso saperlo. Si vedono esempi di entrambi i casi. Vedi qualcuno come Stephen R. Donaldson, che raggiunge vendite enormi con la serie di Covenant, ma quando si sposta alla fantascienza con la serie GAP non vende molto bene. Dall'altra parte, vedi uno come Stephen King. Può scrivere romanzi singoli horror e la serie di THE DARK TOWER e tutti vendono ugualmente bene. Così i lettori di King sono veramente lettori di King, non lettori di un particolare romanzo o serie. Ma i lettori di Donaldson sono appassionati di Covenant, non appassionati di Donaldson. Non lo so. Ma sicuramente è qualcosa che mi preoccupa. Non dico che avrò chiuso con Westeros per sempre, con questo mondo che ho creato, ma certo non è l'unica cosa di cui voglio scrivere. Così, una volta finito, di sicuro tenterò qualcos'altro nella fantascienza, o nell'horror o persino in altri generi che non ho ancora toccato, e la domanda rimane: il mio pubblico mi seguirà?


Può darsi che dovrai inventarti una serie di pseudonimi e diventare diversi scrittori?

Si spera di no.


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