La Barriera 3.0 - Sito Italiano non Ufficiale su George R.R. Martin

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Intervista a Martin - SF Site


Fonte www.sfsite.com - Traduzione di Lord Beric



Perché A SONG OF ICE AND FIRE? Perché hai preso in mano un progetto di questa entità?

Volevo realizzare qualcosa di grosso. Avevo lavorato nella TV per un decennio. I film TV sono molto restrittivi; per uno show di un'ora hai a disposizione solo 46 minuti. Devi sempre tagliare, tagliare, tagliare. I filme sono in qualche modo più grossi, due ore... 100 minuti. Volevo fare qualcosa qualcosa di più grande, qualcosa di epico senza dovermi preoccupare di quanto sarebbe stato grande. Dove potessi avere personaggi senza economizzare sulla trama e dove potessi avere un cast di migliaia di persone. Non volevo preoccupartmi del budget. È stata in sostanza la reazione ai miei dieci anni in TV.


Hai trovato la cosa scoraggiante? Hai capito subito l'ampiezza di quello che andavi a creare?

Sapevo dall'inizio che sarebbe stato qualcosa di grosso, ma non sapevo quanto. Quando ero ancora alle fasi iniziali pensavo a tre libri di circa 800 pagine di manoscritto, che sarebbero stati comunque più di quanto avessi fatto fino ad allora, e mi sembrava tantissimo. Beh, il primo libro è stato di 1.100 pagine, il secondo 1.200 ed il terzo 1.500 pagine di manoscritto, e non ho ancora finito. E ci sono altri tre libri. Quindi ci saranno sei libri, non tre, e saranno molto più grandi di quanto pensavo. Ho superato le mie aspettative iniziali.


Sapevio dove satavi andando oppure hai semplicemente iniziato e sei andato avanti?

Be, in effetti ho iniziato nel 1991 durante una pausa mentre lavoravo ancora ad Hollywood e stavo lavorando su un altro libro, un libro di fantascienza che avevo sempre voluto scrivere. Stavo lavorando questo libro quando improvvisamente mi è venuto in mente il primo capitolo di A GAME OF THRONES, non il prologo ma il primo capitolo. La scena dei metalupi nella neve estiva. Non sapevo da dove mi fosse venuta o dove portasse, ma da quel punto il libro è venuto da solo. Da lì sapevo quale fosse il secondo passo, e poi il terzo. Nel caso, mi sono fermato a disegnare qualche mappa e lavorare su un po' di materiale di background.


Anche gli alberi genealogici?

Sì.


Beh, certamente hai un cast di migliaia di personaggi.

Ci stiamo andando vicino.


Ma stai riuscendo ad ammazzarli ad un ritmo considerevole, in questo romanzo.

Beh, la guerra ha quell'effetto, e l'ho notato anche nella vita reale. Ma non nel fantasy, tranne che per gli orchi.


Ti sei mai preoccupato di scrivere troppo? Tad Williams una volta parlò della propria saga fantasy come "quella maledetta epica che non muore".

A volte, mentre combatto per finire un libro, ci sono momenti di paura e dubbio. Ma questo vale anche per i libri piccoli. Ci sono giorni in cui odi tutto quello che hai fatto e giorni in cui pensi sia la cosa migliore che hai mai realizzato. Penso sia parte del processo di scrittura. Per ora sono entusiasta della serie e la terminerò in sei libri, quindi non durerà per sempre. Sarà certamente una grande storia. Ma con il cast che ha e la direzione che ho preso, deve essere grande.


Da dove cogli l'ispirazione?

Sicuramente ci sono gli altri fantasy. Tolkien è stato molto influenze quando ero un ragazzo. Tutti i tipi di letteratura dell'immaginario. Nel corso della mia carriera i lettori e la critica mi hanno sempre descritto come uno che "abbandona" un campo. "Ha lasciato la fantascienza per scrivere horror." "Ha lasciato l'horror per scrivere storie brevi." Non me ne è mai importato. Quando ero giovane, leggevo ogni genere. Una volta poteva essere Lovercraft e la settimana dopo Vance. Era sempre letteratura dell'immaginario, o come direbbe mio padre "roba strana". Era tutta "roba strana". Non ho mai tracciato confini netti tra la fantascienza, il fantasy e l'horror. Sono tutte cose buone. Lieber, Vance, Peake, eccetera, ma ci sono anche la storia e i romanzi storici. Mi piacciono i romanzi storici, ma hanno un problema. Conosco abbastanza bene la storia, e so come vanno a finire i romanzi storici! Una storia sulla Guerra delle Rose può finire solo un un modo! Mi piace non sapere le cose. La suspance, la tensione. Volevo qualcosa che avesse la portata dei romanzi storici senza le restrizioni dovute al sapere la fine.


La Barriera, gli Estranei... da dove vengono questi elementi della storia? Sono un elemento normale della trama o c'è qualcosa di più?

Beh, qualcosa sarà rivelato più avanti, quindi non ne parlerò, ma sicuramente la Barriera deriva dal Vallo di Adriano, che ho visto visitando la Scozia. Ero in cima al Vallo di Adriano e cercavo di immaginare cosa volesse dire essere un soldato romano mandato lì dall'Italia o da Antiochia. Stare lì, scrutare l'orizzonte, senza sapere cosa sarebbe potuto emergere dalla foresta. Naturalmente il fantasy è il mondo dei colori vividi e delle dimensioni spropositate, quindi la mia Barriera è più grande e molto più lunga e più magica. E, naturalmente, ciò si trova al di là è qualcosa di più degli Scozzesi.


Una cosa che ho notato sono i contrasti. Non tanto tra buoni e cattivi, ma maggiormente tra percezione e realtà. I cavalieri, il concetto della Barriera e di "prendere il nero", il concetto di nobiltà contro quello di bruttezza.

Certo, per un certo numero degli aspetti che hai mezionato, in qualche modo, scrivo in reazione agli altri fantasy. È sempre una questione di bene contro male. Tolkien ha iniziato e lo ha fatto egregiamenti, ma chi lo ha seguito non ha fatto altrettanto bene. Penso che la battaglia tra bene e male sia certamente valida, ma penso che sia più interessante nella vita reale che nel fantasy. Sono particolarmente irritato dai fantasy dove puoi sempre dire chi sono i cattivi perché sono brutti e vestono di nero. Ecco perché ho deliberatamente dato una svolta con i Guardiani della Notte. Sicuro, sono feccia criminale, ma sono anche eroi e vestono di nero, e volevo giocare un po' con le convenzioni. Per quanto riguarda i cavalieri, certo, penso sia una questione interessante. Non riguarda solo il fantasy, ma anche la storia. Abbiamo sempre avuto due classi di protettori. La Chiesa divideva il popolo in cavalieri e coloro che i cavaleri dovevano proteggere, mentre la Chiesa pregava per entrambi. I lavoratori, i preti e i combattenti. Naturalmente spesso finiva che le persone da cui la gente aveva bisogno di proteggersi erano i loro stessi protettori. Penso che ci sia una grande storia in questo. Gli ideali della cavalleria danno vita ad alcuni dei migliori ideali della razza umana. La realtà era spesso peggiore degli ideali, a volte in modo orribile. Naturalmente, questo è vero anche nei Sette Regni.


Questo tema diventa quasi ovvio in un paio di gruppi chiave: i Guitti, i Bravi Camerati e i fratelli Clegane. In effetti Sandor si sta trasformando in un personaggio molto interessante.

Beh, Sandor è un mercenario e non cerca scuse per questo. In molti versi è brutale quanto il fratello, ma non accetta l'ipocrisia di farsi chiamare cavaliere.


Una cosa che ho trovato particolarmente interessante è quanto riesci a gestire trame disgiunte rendendole egualmente interessanti. Una volta ho contato sei o sette trame. Ora che hai ucciso un paio di re il numero di trame è in qualche modo inferiore, ma sei ancora al lavoro con svariate linee narrative. In particolare con la storia di Daenerys, ad un continente di distanza dalla storia centrale.

Beh... alla fine si riuniranno tutte.


È virtualmente impossibile sapere concertezza quale personaggio o quale trama sarà fondamentale nella storia e quale no.

Sono felice che la cosa funzioni. Certamente non voglio cadere voglia del grande pericolo dello scrivere da più punti di vista. Il lettore potrebbe diventare più interessato ad uno che ad un altro, al punto da saltare quei capitoli che non gli interessano. Vorrei evitarlo e rendere il tutto interessante, nella propria maniera. Mi sono fatto una grande esperienza con la serie WILD CARDS. Se la conosci, saprai che ogni terzo libro era un multiautore in cui sei o sette scrittori scrivevano ciascuno dal punto di vista del proprio personaggio. Avevamo un fondo comune - "c'è il sole", "qualcuno è stato ucciso a mezzanotte nel parco" - e poi ciascun autore aveva la propria trama e avrebbe dovuto occuparsi del fatto che tutto collimasse con la trama comune. Io ero l'editor. Più che altro ero il capo matto di una casa di matti. Era interessante perché avevamo personaggi che si incrociavano e lavoravano per scopi comuni. Quando ho iniziato questo romanzo, quindi, era proprio come una collaborazione delle WILD CARDS, solo che scrivevo io tutte le parti.


Trovi difficile mantenere uguali tutte le trame? Ti ritrovi a favorirne qualcuna rispetto alle altre?

Sicuramente mi viene più facile scrivere di alcuni personaggi piuttosto che di altr. Sono tutti figli miei, in un certo senso. Anche i cattivi... certo ho i miei preferiti. Tyrion Lannister è il mio preferito. È il più grigio tra i grigi. In ogni senso, è dalla parte sbagliata ma non si può fare a meno di essere d'accordo con alcune delle cose che fa, mentre se ne disapprovano altre. È molto intelligente e ironico, e questo lo rende divertente da scrivere.


Tyrion è un personaggio molto ben sviluppato. Ho notato, in particolare, che in tutte le sue apparizioni ha alcuni limiti che non oltrepassa. È stato messo al limite e non ha ancora violato i suoi valori personali.

Almeno secondo il suo punto di vista; inoltre Tyrion non si identifica molto nella sua famiglia. Questo è un cruccio per la sua famiglia. Westeros non è l'Inghilterra medievale ma, dalle mie letture storiche, una delle cse che più mi ha colpito è che la mentalità medievale era molto differente dalla nostra e io cerco di adeguarmici. Penso che questo si sia perso nel fantasy moderno. Malgrado cavalchino e vivano nei castelli, è un'ambientazione moderna. Vedi contadini che fanno sesso con principesse, religioni disattese e molte altre cose. Non posso dire di aver ricalcato un punto di vista medievale. Non l'ho fatto, altrimenti il tutto sarebbe parso troppo strano. Ma ho provato ad adeguarmici. Uno degli aspetti è che loro non avevano il nostro senso di nazionalismo. Non erano Inglesi: erano cittadini di una città o membri di una famiglia. Non avevano il senso dello Stato come noi. La questione della legittimità dei re era molto importante. Il re era un avatar di Dio, mandato da Dio, la "sua grazia" derivava "dalla grazia di Dio".


Ho notato che la questione della successione è affascinante. È raro trovare un autore che voglia uccidere così buona parte del suo cast, indipendentemente dalla percezione che hanno i lettori dei personaggi, per proseguire la storia. Ma voglio tornare indietro ad un commento che hai fatto sulla differenza tra scrivere per la TV e scrivere un romanzo. Hai lasciato intendere che l'ampiezza ed il respiro di un romanzo lo rendono più facile da scrivere, ma cosa mi dici dei formati più brevi?

Gli script sono più facili perché non devi preoccuparti della prosa. Quando scrivi un romanzo sei tutto - scrittore, produttore, addetto agli effetti speciali, ma devi fare tutto con stile. Scegliere la parola giusta è difficile. In un copine hai altre persone che contribuiscono e ciascuna porta i propri talenti. È differente, ma più facile.


Devo pensare che i limiti di tempo causino un'aggiunta di stress nella scrittura dei copioni?

Credimi, ci sono limiti di tempo anche nello scrivere un romanzo. Ho più tempo, ma anche più cose da scrivere.


Parlando di scadenze, quando arriverà il nuovo libro?

Sfortunatamente l'ho appena cominciato. Sono stato un mese in Germania, sono tornato da due giorno. Ora sarò di nuovo via per due settimana. Purtroppo non sono un lupo da portatile. Scrivo al meglio a casa mia, sul mio computer, nel mio ufficio. Non sono uno scrittore da 10 pagine al giorno. Alcuni lo sono, ma io no.


Prima di iniziare questa serie eri conosciuto prevalentemente per storie brevi e novelle. È un formato a cui ritornerai?

Certo, se ne avrò il tempo. In effetti, di recente ho scritto una novella. THE HEDGE KNIGHT, apparsa in LEGENDS. Mi piacerebbe scriverne un seguito. Mi sono piaciuti molto i due personaggi e mi piacerebbe narrarne altre storie, magari in una serie di due o tre novelle colleate. È solo questione di trovare il tempo di farlo. Ed di tempo ce n'è poco.


Quali altri progetti vorresti riprendere in mano?

Beh, uno è WILD CARDS. Abbiamo giusto novità du quel fronte. La iBooks, una casa editrice di e-book, ristamperà i primi otto libri in questo nuovo formato con nuove illustrazioni e hanno comprato i diritti per due nuovi libri. Probabilmente un'antologia ed un romanzo.


Ecco una domanda che può essere scortese, ma te la pongo comunque. Per quegli scrittori che non conoscono bene il tuo lavoro... a quale scrittore contemporaneo pensi di assomigliare maggiormente?

Non conosco nessuno che scriva in maniera in maniera simile a me. Ci sono altri scrittori che ai lettori piacerebbero se apprezzano il mio lavoro. Jack Vance... ero solito scrivere come Jack, ma penso che non avrei avuto successo. La serie fantasy di Tad Williams, che mi ha influenzato molto. Era un ottimo lavoro. Quando lessi i suoi libri, erano una delle opere che avrei voluto scrivere.


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