La Barriera 3.0 - Sito Italiano non Ufficiale su George R.R. Martin

NEWS

Intervista a Martin - Syfy


Fonte web.archive.org - Traduzione di Lord Beric



Perché usi "R. R." nella tua firma?

Il nome di uno scrittore è il suo marchio. È quella cosa che i lettori si ricordano quando cercano il tuo lavoro, e deve essere memorizzabile. George Martin è un nome molto comune; ci sono altri George Martin scrittori, e ci sono altri George Martin in altri campi. Il "R. R." è un segno distintivo, e la gente di rado se lo dimentica.


Spesso nelle interviste dici che Tyrion Lannister è il personaggio di A SONG OF ICE AND FIRE più facile da scrivere, e che è il tuo preferito, se fossi costretto a sceglierne uno. Cosa trovi in lui di così interessante?

Diverse cose. Penso che il suo intuito sia affascinante. Ha molto del buon iconoclasta, cinico, e quetsto è divertente da scrivere. È anche un personaggio molto grigio. Tutti i miei personaggi sono grigi, chi più chi meno, ma Tyrion ha forse il grado più intento di grigio, con bianco e nero mischiati al massimo, e trovo questo molto affascinante. Ho sempre apprezzato i personaggi grigi più di quelli in bianco e nero.


Tendi a scrivere di protagonisti con tratti fortemente negativi a livello di personalità, persoone che certamente non si adattano al modello standard dell'eroe. Persone come Tuf nella serie TUF VOYAGING, o Stannis e Tyrion in A SONG OF ICE AND FIRE. Introduci deliberatamente nei tuoi personaggi elementi sgraditi per far riflettere i lettori se apprezzarli o meno?

[Risate] Beh, non so se avrei scelto la parola "sgraditi", ma cerco ogni modo per rendere reali ed umani i miei personaggi, personaggi che abbiano bene e male, nobiltò ed egoismo, ben mischiati nel loro carattere. Sì, certamente voglio lettori che pensino ai personaggi, e non reagiscano semplicemente per riflesso condizionato. Io stesso ho letto troppi romanzi in cui si incontrano personaggi decisamente stereotipati. Sono eroi eroici e malvagi cattivi, e sono completamente neri o completamente bianchi. E questo è noioso, almeno per me. Ed è anche irrealistico. Se si guarda alla storia umana, anche i cattivi più oscuri avevano in sé qualcosa di buono. Magari erano coraggiosi, o forse erano occasionalmente compassionevoli con i nemici. Anche i nostri più grandi eroi hanno debolezze e difetti.


Se Tyrion è il personaggio più facile da scrivere, chi è il più difficile?

Per il momento direi che il più difficile è sicuramente Bran, per due motivi. Uno, è il più giovane dei POV principali, ed i bambini sono i più difficili da scrivere. Penso che più siano giovani più sia difficile. Inoltre, è il personaggio più coinvolto con la magia, e gestire la magia e la stregoneria e tutto l'aspetto soprannaturale dei libri è qualcosa che sto gestendo con molta attenzione. Quindi devo controllarlo con attenzione. Tutto questo rende i capitoli di Bran insidiosi da scrivere. Dovrebbe andare meglio, nel prossimo libro, penso, con il salto di cinque anni. A quel punto avrò tra le mani un quattordicenne, quasi un adulto in termini westerosiani.


La serie usa la magia in un modo non convenzionale, dal momento che l'elemento soprannaturale diventa più forte al passaggio da un libro all'altro. È un pattern in evoluzione?

L'ammontare magia crescerà sicuramente, sì, ed era mia intenzione dall'inizioe, Comunque credo che anche vicino alla fine non ci sarà comunque tanta magia quanta se ne trova in altri fantasy.


Sembra che ci siano due differenti stili in competizione lungo la serie: fantasy storico nei Sette Regni e uno stile Arabian Nights alla Roger Zelazny per le scene al di fuori. È una suddivisione conscia per te, o è solo una cosa dovuta all'ambientazione?

Cerco di variare lo stile per adeguarlo ai personaggio. Ogni personaggio deovrebbe avere la propria voce interna, dal momento che ci mettiamo nella sua testa. Ma certamente l'ambientazione ha un grande impatto. Dany si muove attraverso reami esotici che ci appaiono forse più estranei di Westeros, che è maggiormente basato sulla storia medievale con cui siamo più familiari in Occidente, quindi forse quei capitoli sembrano più coloriti ed affascinanti.


Dedichi aprecchio spazio ai dettagli minori della vita medievale, cosa che fa sembrare che tu abbia fatto molte ricerche sull'argomento.

Ho letto tutto quello che ho potuto sulla storia medievale e sulla vita nel medioevo, su temi specifici: vestiario, cibo, feste, tornei. Tutto questo. Piuttosto che concentrarmi su un punto specifico quando ne avevo bisogno, preferivo un processo di ricerca di totale immersione, il più comprensibo possibile del periodo, e questo senso di verosimiglianza viene fuori quando scrivo.


Il periodo medievale ed il ciclo arturiano sono sempre stati un tuo interesse, oppure è una cosa venuta fuori grazie al lavoro per questi libri?

Scrivere i libri ha certamente acuito la cosa, ma sono sempre stato interessato alla storia, e in special modo al periodo medievale, che ritengo molto speciale.


L'araldica sembra essere una tua ossessione personale.

Ah, sì, devo ammettere che mi piace molto. C'è un fantastico sito web realizzato da due miei fan svedesi, che contiene pagine e pagine sull'araldica di tutte le case dei Sette Regni. Non solo le principali, ma alcune delle minori, di altri cavalieri e lord minori. Ho dato una mano ai fan che ci hanno lavorato: mi mandavano gli scudi per l'approvazione, e io mandavo loro dei suggerimenti. Abbiamo qualcosa come 400 stemmi ora come ora. È stato fantastico lavorarci.


C'è qualche fonte che raccomandi particolarmente sulla vita medievale o sull'araldica?

Ci sono alcuni libri grandiosi. Sfortunatamente sto scrivendo da una camera d'albergo a Los Angeles e tutti i miei libri sono a Santa Fe. Non ho titoli sotto mano. Ci sono alcuni fantastici libri di araldica, e penso che i migliori siano quelli ricchi di illustrazioni, poiché l'araldica è qualcosa di cui è complesso parlare in astratto. È bello avere le figure, ed è bellissimo averle a colori, in modo da vedere gli stemmi e i simboli di cui si parla. Una serie di libri che penso sia molto utile è quella della Osprey. La Osprey è una casa che si rivolge in primo luogo agli interessati di storia militare, giochi e miniature eccetera. Hanno realizzato una fantastica serie di volumi in brossura che mostrano piante a colori e disegni di battaglie famose e guerrieri e campagne nel corso della storia. Hanno molte informazioni utili nei loro libri su cose come la battaglia di Agincourt, quella di Crècy, la campagna che portò ai Corni di Hattin. Hanno un libro sull'araldica per principianti, ma molto carino.


Come funziona il processo di scrittura? Scrivi i sincoli capitoli nell'ordine in cui appaiono nei libri?

Oh, no. [risate] All'inizio ci ho provato, e sicuramente metto in evidenza l'ordine in cui voglio che appaiano i capitoli, ma sono cose soggette a cambiamento. Solitamente mi guardo indietro e risistemo i capitoli decine di volte prima di completare il libro, cercando di ottenere l'arrangiamento ottimale nel passare da un personaggio all'altro massimizzando la suspance. A volte c'è una certa ironia, o un interessante effetto di contrappunto che si ottiene ordinando adeguatamente certi capitoli, giustapponendo certi eventi con certi altri. Ma c'è anche la cronologia di cui tener conto. È una cosa complessa, e cambio spesso idea, cercando di ottimizzare il tutto. Riguardo la scrittura dei capitoli, beh, specialmente quando il lavoro va bene... se sto scrivendo un capitolo di Tyrion e lo finisco, ma sono realmente entusiasmato, e so esattamente cosa verrà dopo, invece che scrivere il capitolo successivo, vado avanti a scrivere il prossimo capitolo di Tyrion, anche se nel libro ci sono sette capitoli di distanza. Ne posso anche scrivere tre o quattro prima di toccare un punto difficile, e allora torno indietro e riprendo il personaggio successivo, e scrivo di lui per un po'.


Come tieni traccia di tutti i dettagli? Ci sono così tanti persoanggi secondari, casate minori, liste di nomi... come fai a ricordare chi è in quale luogo, chi serve e con chi è in relazione?

Ho certamente liste e diagrammi che tengo sotto mano, ma generalmente vado a memoria. È tutto nella mia mente. E c'è tanto da tenere a mente, poco ma sicuro. Faccio errori di tanto in tanto, e quando succede, i fan sono veloci a farmelo notare. Ho lettori molto acuti. Ovviamente cerco di non sbagliare tanto spesso.


I tuoi fan sono molto coinvolti nel tuo lavoro dal punto di vista emozionale. Quale aspetto della tua scrittura pensi che faccia scattare il coinvolgimento?

Beh, penso che siano i personaggi. Dando per buono che io sappia creare dei personaggi realistici, le persone ne condividono le emozioni, si identificano con loro, e apprezzano o disprezzano gli altri persoanggi. Duscutono sui personaggi, cosa che trovo molto gratificante. È una delle cose che mi fa capire che quello che faccio con i personaggi funziona. Quando sento che fan differenti hanno opinioni differenti su un personaggio, su chi sia il buono e chi il cattivo, e su chi vorrebbero sopravvivesse e chi morisse... non ci sono sempre le risposte più scontate, e spesso litigano addirittura. È un buon segno. Nella vita reale, alla gente non sempre piacciono le stesse persone. La gente da giudizi morali molto differenti, si vedano alcune delle discussioni avute sulle ultime elezioni. La gente risponde ai personaggi inventati nella stessa maniera. Se introduci un personaggio che tutti amano, o che tutti odiano, probabilmente è un personaggio un po' troppo monodimensionale, perché nella vita reale non esiste nessuno che tutti amino, e non esiste nessuno che tutti odino.


Penso che un'altra ragione sia il fatto che uno dei temi più forto che tratti sia la natura della giustizia. Spesso metti i tuoi personaggi a confronto con l'ingiustizia, e penso che i lettori reagiscano fortemente a questo. Personalmente ti senti coinvolto nelle vite dei tuoi personaggi?

Molto. Specialmente quando scrivo di loro. Per scrivere dei personaggi in questo modo, devo diventare loro. Devo mettermi il cappello di Tyrion per un po', entrare nella sua testa e percepire le cose come le fa lui, e vedere le sue possibilità di scelta come le vede lui. Poi mi tolgo quel cappello e me ne metto un altro. E ci sono alcune cose terribili che capitano ad alcuni personaggi in alcuni libri, e a volte quei capitoli sono molto, molto difficili da scrivere. So quello che devo fare perché è la trama a richiederlo, e perché è la storia che deve andare avanti, quindi deve succedere proprio quella cosa. Ma a difre il vero mettere le parole su carta ha un senso di definitività, e quando accade qualcosa di veramente terribile mi trovo a ritrarmi dall'abiusso, a scrivere altri capitoli, perdere tempo giocando al computer, perché so le mie difficoltà, particolarmente per i personaggi che ho imparato ad amare. Ma alla fine lo faccio.


Tendi ad essere molto brutale con i tuoi personaggi.

Beh, sì. Ma sai, penso che ci sia un requisito, anche nel fantasy: deriva dall'immaginzione ed è basato su mondi fantastici, ma c'è sempre la necessità di raccontare la verità, di riflettere alcune delle cose del mondo in cui viviamo. C'è una disonestà implicita nel tipo di fantasy che molti hanno realizzato, dove c'è un'immensa guerra che divide il mondo, ma nessuno dei protagonisti ne è colpito in maniera significativa. Vedi villaggi devastati dove anonimici villici hanno vissuto e ora sono morti, ma gli eroi semplicemente ci passano attraverso, uccidendo gente a destra e manca, sopravvivendo a terribili prove. Questa è una falsità che mi turba. Uno scrittore può scegliere di scrivere di guerra. Non sei obbligato a scriverne se non è un soggetto che ti interessa, e se lo trovi troppo brutale. Ma se scrivi di guerra, penso che tu debba raccontare la verità, e la verità è che la gente muore, la gente in modi orribili, e anche qualcuno dei buoni muore, anche quelli amati.


Morire, o subire uno stupro di gruppo, come accade a volte in A SONG OF ICE AND FIRE. Il sesso e la sessualità hanno un posto molto centrale ed intenso nei tuoi libri, cosa poco comune nel fantasy e nel fantasy storico anche rispetto alla generica violenza di cui parlavi.

Beh, molto di quanto ho giò detto prima è anche vero per questo tema. Se investighi il vero Medio Evo, una delle cose più interessanti di quel periodo sono i contrasti. Tutto il concetto di cavalleria da un lato, e quelle guerre incredibilmente brutali dall'altro. E tuttavia entrambi i concetti coesistevano. La stessa cosa per la sessualità. I tardizionali ideali della cavalleria mettevano la donna su un piedistallo, e alcuni dei cavalieri potevano comporre poemi per le loro dame o vestire i loro pegni in torneo per galanteria, eppure i soldati non ci avrebbero pensato due volte a violentare ogni donna che gli fosse capitata a tiro, nel corso di una battaglia. La Guerra dei Cent'Anni, per esempio. La sessualità, penso è una forza importante nel corso della vita. Motiva molte delle cose che facciamo, ed è una delle radici che determinano chi siamo. Eppure è stranamente assente nel fantasy, anche dal fantasy di qualità. Ammiro sconfinatamente J. R. R. Tolkien, penso che tutto il fantasy moderno derivi da Tolkien e che THE LORD OF THE RINGS sia uno dei più grandi lavori di questo secolo. Malgrado questo, ha delle debolezze, e io penso che una riguardi l'assenza quasi completa delle donne, e di qualsiasi approggio al sesso e/o all'amore romantico: riflette il suo spazio ed il suo tempo, ma non è certamente qualcosa che avrei desiderato fare.


Parlando di brutalità, la tua pratica di terminare i libri con dei cliffhanger è qualcosa di brutale verso il tuo pubblico, in particolare con attese di due anni tra un libro e l'altro.

[risate] Non sono del tutto certo di essere d'accordo con l'idea che io termini i libri con dei cliffhanger. Non dimenticare che in questi libri gioco con sette, otto o nove trame. Quindi, quando scelto di chiudere un libro, essenzialmenete non c'è un finale quanto otto finali, perché devo vedere a che punto lascio ciascun personaggio. E quello che cerco di fare è cercare un punto in cui ci sia un certo senso di chiusura per la maggior parte dei personaggi, dove una parte della loro storia sia stata raccontata, qualcosa sia stato risolto, un'importante transizione sia stata completata. Ma in effetti uno dei personaggi termina con un cliffhanger. E occasionalmente più di uno. Ma certamente non termino ogni trama con un cliffhanger. In quanto alla ragione dei cliffhanger, è la stessa ragione di ogni cliffhanger, essere certo che il lettori si rifaccia vivo per il libro successivo.


Quali sono le scadenze per la pubblicazione del resto della serie?

Dipende tutto dal tempo che mi ci vorrà a scriverli. Sono libri grossi, mi portano via almeno un anno e mezzo a scriveli, almeno, e a volte sforo dalle tempistiche, anche se ovviamente cerco di non farlo. Quindi, sfortunatamente, penso che stiamo parlando da un anno e mezzo a due anni tra ciascun volume, e questo significa che per i prossimi tre libri, e quindi per la fine della serie, ci vorranno cinque o sei anni.


A STORM OF SWORDS è stato il primo libro della serie, fino ad ora, che contiene una scena cruciale non "on-stage" perché non era presente alcun POV: il confronto tra Ser Loras e Brienne di Tarth su Renly. Quando ti trovi in una situazione del genere, prendi in esame l'idea di introdurre un nuovo punto di vista, o di usare un personaggio una volta sola, o tenti di modificare la trama? di modo che quella situazione non si presenti?

Quei personaggi che uso solo una volta tendono ad avere una vita breve. Per il momento li ho ristretti a prologo ed epilogo. È complicato, perché quando realizzo un punto di vista non mi piace considerarli solo un paio d'occhi. Se devo avere un punto di vista, voglio raccontare una storia. Ciascuno dei punti di vista nella serie ha una storia. Può essere una storia che termina in morte e tragedia, a volte una storia che termina nel trionfo e nella felicità, ma ci sarà una storia, con un inizio, un centro una fine, e quello che ad Hollywood chiamiamo l'arco del personaggio. Ero solito scrivere copioni per il cinema e la TV, e la gente usava sempre quel termine - una serie di eventi che cambia il personaggio in un modo o nell'altro. Ma non mi piace aggiungere un personaggio, come fanno alcuni scrittori, perché può vedere qualcuno fare qualcosa perché non ho sul posto un altro paio d'occhi. Quel tipo di personaggio è conveniente, ma non ha un vero arco. Non hai un posto dove andare, non hai una storia da raccontare, è solo un osservatore della storia di qualcun altro.


Il tempo passato a Hollywood ha influito sulla tua scrittura in altri modi?

Oh, certo. Tutto quello che scrivi ti cambia come scrittore, e penso di essere uno scrittore di verso dopo Hollywood rispetto a come lo ero prima. Penso di avere un miglior senso della struttura e un orecchio migliore per i dialoghi. Entrambe le cose sono qualità importanti nello scrivere sceneggiature, e sono qualcosa a cui ho lavorato per dieci anni. Quindi penso che siano una delle cose che ho migliorato nella mia esperienza di sceneggiatore.


Ti manca lo scrivere per il cinema e la TV?

A volte. Ci sono certi aspetti della cosa che erano divertenti. Lavorare con brave persone, e realizzare uno show come BEAUTY AND THE BEAST che significa così tanti milioni di spettatore, avere un'audience di questa portata, tutto questo è molto emozionante. Ma d'altra parte, c'è il rovescio della medaglia. La politica di Hollywood, le battaglie per il controllo creativo, sempre a cercare di proteggere la tua visione delle cose da qualcuno che può essere a sua volta molto brillante e talentuoso, ma ha una visione differente del tuo lavoro. Quindi non sono del tutto dispiaciuto di essere tornato ai libri. I libri sono sempre stati il mio primo amore, e sono certo che saranno anche l'ultimo.


È vero che hai iniziato la tua carriera di scrittore con le storie di mostri che realizzavi per i tuoi amici?

Sì, è vero. Ai tempi delle superiori, a Bayonne, New Jersey, scrivevo su quei notes bianchi e neri marmorizzati, scrivevo queste storie di mostri a mano e li vendevo agli altri ragazzi per un nichelino. Un nichelino era parecchio in quei giorni; potevi comprare un MILKY WAY, con due potevi comprare un libro a fumetti. Così vendevo le storie e offrivo anche delle letture drammatiche, perché il mio pubblico in effetti non leggeva bene. Era divertente.


Com'era il mercato per quelle storie? Avevi clienti abituali?

Non era male. Andava bene fino a che uno dei bambini non iniziò ad avere incubi per colpa delle mie storie. E sua madre andò da mia madre, e quella fu la fine della mia prima carriera professionale. Non provocate incubi ai vostri compagni di classe.


Sei uno scrittore da molto tempo, ma non è comunque un gran salto quello tra le storie brevi e i tuoi attuali romanzi da mille pagine?

Penso che le storie brevi siano un eccellente modo per iniziare. Le riviste sono un meraviglioso mercato per i nuovi scrittori. Cercano sempre nuovi scrittori, e uno può farsi un nome in una rivista, come in effetti ho fatto io, pubblicando una tonnellata di storie nei primi anni '70 prima di pubblicare il mio primo romanzo nel 1977. Prima di quel momento avevo già vinto un Hugo, avevo una reputazione grazie a quelle storie brevi, quindi non era solo un romanzo lanciato tra tutte le altre opere esordinenti, ad afffondare o a sopravviere. Era "il tanto atteso primo romanzo", e questo fa una grande differenza in una carriera. Per questo consiglio sempre i giovani scrittori, o aspiranti scrittori, di iniziare con le storie brevi. Un romanzo può rendere di più all'inizio, ma se l'intento è costruire una carriera, uno si fa veramente del bene a costruirsi una reputazione con le storie brevi.


Tornando indietro a quel tempo, per te è stata una cosciente decisione di carriera, o semplicemente avevi più idee per racconti brevi a quel tempo?

Beh, sì, erano le idee. Stavo ancora imparando. Si impara sempre nellas crittura, e io stavo imparando nuovi trucchi, provando nuove tecniche, differenti punti di vista, facendo una storia in prima persona, poi una in terza persona, provando una storia di viaggi nel tempo, un'opera spaziale... si provano cose differenti. Ed è bello imparare attraverso le storie brevi, che di loro tendono alla sperimentazione. Se hai un esperimento che va male, beh, hai solo sprecato alcune settimane o magari un mese, non hai speso due anni per un esperimento che si è rivelato un disastro. Ma le mie storie sono diventate più complesse, e così i miei tempi, ed i miei personaggi sono diventati più profondi da quel tempo, e trovo più difficile scrivere delle storie brevi, adesso. Qualcosa ancora faccio, ma sono più novelle che vere e proprie storie brevi.


Hai parlato di idee per alcune novelle, tra cui alcuni pezzi ambientati a Westeros come la storia di Dunk&Egg che hai realizzato per l'antologia LEGENDS di Robert Silverberg. Dovremo attendere sei anni?

Spero di fare qualcosa tra un libro e l'altro della serie, ma questo dipende anche se riuscirò a consegnare quei libri in tempo. Ovviamente se vado in ritardo, se non rispetto le scadenze, ci sarà meno tempo tra i libri. Se riesco a consegnare A DANCE WITH DRAGONS in tempo, come spero, allora potrò ritagliarmi un mese per scrivere una nuova novella di Dunk&Egg prima di iniziare il quinto libro.


Hai i titoli per il quinto ed il sesto libro?

Il quarto libro è A DANCE WITH DRAGONS, il quinto libro THE WINDS OF WINTER. Per il sesto libro non sono ancora del tutto certo.


TI ricordi come è iniziato per te A SONG OF ICE AND FIRE, il primo momento in cui hai realizzato che dovevi raccontare questa storia?

Ho iniziato la serie nel 1991, quando ero ancora molto coinvolto in Hollywood. Avevo alcuni mesi in cui non avevo alcuna consegna immediata, e avevo iniziato un romanzo di fantascienza, uno su cui in effetti avevo idee da molto tempo, e stavo pensando di scriverlo da almeno un decennio. Così avevo iniziato a lavorarci, e stava andando bene. Ma un giorno, sedendomi per scrivere, improvvisamente mi è venuto in mente un capitolo di A GAME OF THRONES. Non il prologo, che è il primo che si legge nei libri, ma il primo capitolo, il capitolo di Bran in cui viene condotto a vedere suo padre decapitare un disertore, e i suoi fratelli Robb e Jon trovano i metalupi nella neve. Mi è venuta così vivida che sapevo che avrei dovuto scriverla. Così ho messo da parte l'altro libro e ho scritto quel capitolo, che mi è venuto molto facile. E mentre lo finivo, sapevo come sarebbe dovuto essere il secondo capitolo, quindi ho iniziato a scriverlo. Prima di rendermene conto, l'altro romanzo era relegato a prendere polvere nel cassetto, e mi stavo tuffando in A GAME OF THRONES. Poi ho dovuto metterlo da parte per un po', perché le cose si erano mosse ad Hollywood, c'erano scadenze da rispettare eccetera, ma non mi sono mai stancato del libro, cosa che è un segno della presa che aveva su di me.


Sulla base della tua precedente attività di produttore TV, hai mai considerato la possibilità di adattare A SONG OF ICE AND FIRE in una serie TV?

Beh, domani mi vedrò con alcune persone che hanno qualche ide in material, quindi vedremo cosa può venire fuori. Certo, puoi fare una serie TV se hai a) il tempo, e b) il budget, e questi sono vincoli pesanti. Sarebbe una serie corposa. Non puoi comprimerla in un film di quattro ore, e nemmeno in una serie di tre film, come hanno fatto per THE LORD OF THE RINGS. C'è bisogno di una serie della scala di SHOGUN, o LONESOME DOVE, una del vecchio tipo da 24 ore che sembrano non fare più.


È vero che ci sono piani di lavoro per nuovi libri di WILD CARDS?

Sì, non abbiamo ancora firmato il contratto ma ci siamo vicini. Abbiamo un contatto con Byron Preiss e la sua nuova compagnia, la iBooks. Ristamperà i primi otto libri di WILD CARDS in un'edizione in brossura illustrata, e ci sarà spazio per due nuovi libri di WILD CARDS.


Una cosa in comune con A SONG OF ICE AND FIRE è il modo in cui le cose diventano via via più cupe con il passare del tempo. Entrambe le serie parlano di una situazione che degenera rapidamente.

Beh, sì. Hanno detto anche questo di WILD CARDS. Fose ci siamo fatti prendere la mano.


Almeno una serie avrà un finale felice? Esiste l'idea di finale felice nella tua visione del mondo?

[Risate] Penso che ci possa essere felicità. Sai, il finale completamente felice dove tutti vivono felici e contenti... non saprei. Penso che ci sia sempre un elemento dolceamaro. Ma resta da vedere. Non siamo ancora arrivati alla fine.


Commenta sul Forum