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Intervista a Martin - Silk Lantern


Fonte www.silklantern.com - Traduzione di Lord Beric



Perché hai deciso di rendere Tyrion nel modo in cui lo hai reso?

Beh, a dire il vero avevo un libro, scritto molto tempo fa, chiamato WIND CAVER. C'era un passaggio buttato lì, dove un personaggio fa riferimento al lord di una casata. Si tratta del solo riferimento; è solo una riga in tutto il libro. Ma quella riga mi è sempre rimasta. Quel personaggio sarebbe stato interessante da descrivere, da espandere, e quando ho preso in mano questi libri l'ho fatto.
Tyrion è il mio personaggio preferito. A volte pare che si prenda tutto il palcoscenico, ma li amo tutti, anche i cattivi. Scrivo da una posizione molto interna quando mi metto nei punti di vista dei personaggi, e quindi si deve andare veramente dentro la loro testa e capireo il mondo nel modo in cui lo vedono. Non penso si possa fare a meno che non si provi una certa simpatia per i personaggi, anche se sono cattivi come Theon. Nel secondo libro si entra nella sua testa e si capiscono alcune delle cose che fa.


Quando hai iniziato A GAME OF THRONES?

È difficile da dire. Ho iniziato nel 1991 e ci ho lavorato per circa un mese o giù di lì. Ho scritto circa 75 pagine, e poi venni coinvolto in uno show televisivo a Hollywood. Ho accettato e ho preparato e venduto quel pilota televisivo. Ho dovuto mettere da parte il libro, e per un paio d'anni ho lavorato a quello show, scrivere copioni e cose così. La cosa non portò a nulla, ma intanto non fu che nel 1993 che tornai a scrivere A GAME OF THRONES. Non fino alla fine dell'anno. A quel punto lo mostrai al mio agente e alla fine lui lo vendette. Avevo ancora un piede a Hollywood in quel frangente. Avevo il mio agente a New York che vendeva il libro, e il mio agente a Hollywood a rappresentare i miei film. Avevo ancora un paio di progetti da fare, quindi anche quando vendetti A GAME OF THRONES non ci potevo lavorare a tempo pieno, perché dovevo realizzare degli script per gli studios della Disney e alcuni altri committenti. Dovevo prima finire quelli. Non ho finito prima dell'inizio del 1996, sono stati cinque anni di scrittura, ma non cinque anni lavorando ogni giorno. Era più un lavorarci, poi fare altro, poi tornarci, cosa che alcune volte funzionava anche bene, ma non lo rifarei.


Qual è il personaggio che ti piace di meno?

Non c'è un personaggio che mi piace di meno. Ci sono personaggi che sono più difficili da scrivere, e non penso che siano peggiori, solo più difficili. Tyrion, di cui ho parlato prima, è facile da scrivere, ma un personaggio come Bran che ha 8 anni quando iniziano i libri... è il personaggio principale più giovane della storia. È difficile entrare nella testa dei bambini. La gente a volte mi chiede perché non ho introdotto il punto di vista di Rickon. Rispondo: "Non esiste che io scriva dal punto di vista di un bambino di quattro anno. Il modo in cui vedono il mondo può essere interessante, ma non comprendono davvero alcune delle cose che accadono del mondo." L'altra cosa veramente difficile è la magia. Questa è una serie fantasy e c'è un po' di magia al suo interno, ma non ne ha tanta quanta la maggior parte delle serie fantasy. La magia deve essere gestita attentamente, è come il sale nello stufato: troppo e rovini lo stufato. I capitoli che contengono magia sono particolarmente complessi. Tendono ad essere concentrati su particolari personaggi: Dany è una e Bran è l'altro; quindi in qualche modo Bran, pur essendo un bel personaggio, è probabilmente il più difficile da scrivere.


Quanto ti ci vuole per sviluppare ciascun personaggio?

Non so nemmeno se il processo sia finito. Puoi avere un'idea generale per un personaggio, ma ogni volta che li metti in scena e scrivi qualcosa di più su di loro impari qualcosa di più su di essi come scrittori, e, ovviamente, i lettori imparano qualcosa di più su eddi. È quasi un processo organico per me. So che non è così per altri scrittori. Alcuni scrittori si mettono prima ancora di iniziare il loro libro, e scrivono l'intera biografia dei loro personaggi; ogni dettaglio importante, ogni parte importante.


Dopo aver completato A GAME OF THRONES hai mai pensato che avresti potuto rendere migliore la trama?

Sono uno scrittore professionaale, cosa che significa che scrivere romanzi e sceneggiatore sono la mia sola fonte di reddito. La cosa ha alcune conseguenze, che a volte impattano le cose che si fanno. La serie A SONG OF ICE AND FIRE è fuori scala. È molto grande. Dovrebbe diventare sei libri. È epica su una scala paragonabile a THE LORD OF THE RINGS o THE WHEEL OF TIME. Il modo migliore per me sarebbe scrivere una prima versione di tutti e sei i libri, perché anche mentre scrivo il sesto libro possono venirmi idee, e può essere che io voglia tornare indietro e cambiare qualcosa nel secondo e aggiungere qualcosa nel primo. Forse ho messo qualcosa nel primo libro che non funziona come avevo pensato al momento in cui arriverò al libro sei. Quindi torno indietro al primo e lo cambio. Ovviamente non tenendo conto che questo è il modo perfetto nel mondo perfetto. Se non dovessi mangiare in quel decennio in cui non ho introiti lo farei. Quindi ovviamente non posso fare così. Ho scritto il primo libro, ho rifinito il primo libro, ho venduto il primo libro, e poi ho iniziato il secondo. Ad ogni libro che scrivo, sai, vorrei tornare indietro a A GAME OF THRONES e dire "Oh, questo lo dovrei veramente cambiare. Dovrei mettere qui questa cosa e cambiare quest'altra e tutto si sistemerebbe nel terzo libro." Quindi uno è limitato in un certo senso più di quanto si possa pensare. Ma in parte va bene così. Idealmente se vincessi alla lotteria del New Mexico allora potrei finirli tutti, e sarebbe meglio.


Come ti sei ispirato per A GAME OF THRONES?

Non l'ho fatto. È stata semplicemente un'idea che mi è venuta. Stavo lavorando ad Hollywood in quel periodo, e avevo uno di quei vuoti in cui non c'è niente da fare. Avevo deciso di iniziare un romanzo di fantascienza che avevo pianificato da qualche tempo chiamato AVALON. Ero a circa trenta-quaranta pagine quando un giorno mi venne l'idea del primo capitolo di A GAME OF THRONES, non il prologo, che ho scritto in seguito, ma il vero e proprio primo capitolo in cui Bran trova i cuccioli di metalupo nella neve estiva. Mi venne in mente così vividamente che dovetti scriverlo, quindi misi da parte l'altro libro, e semplicemente dovetti metterlo su carta. Dopo quello sapevo come avrebbe dovuto essere il secondo capitolo, e dopo quello il terzo, e potevo vedere quell'intero mondo fluire da lì. Non sono ancora tornato indietro in tutti questi anni. Sto ancora lavorando su A SONG OF ICE AND FIRE, undici anni dopo.
Beh, una cosa importante da ricordare è che A GAME OF THRONES è solo il primo passaggio della serie. C'è una storia, una storia di scala epica che terrà probabilmente sei libri. A GAME OF THRONES è il primo di sei volumi, malgrado la sua mole. Sebbene alcune trame siano compiute, non c'è un'effettiva risoluzione. L'intero libro, in qualche modo, è l'introduzione ai Sette Regni ed i personaggi principali. Certamente questo è vero per i primi capitolil del libro, dove si incontrano gli Stark e li vediamo a Grande Inverno. Poi arriva il re, e improvvisamente ci si rende conto degli eventi che portano un po' di caos. Ned invitato a diventare Primo Cavaliere, e deve decidere se andare a sud o meno, Bran che scopre i segreti tra Jaime e Cersei, ed è storpiato quando gettato dalla finestra. Poi c'è l'indizio che Jon Arryn è stato ucciso, e quindi tutta questa parte di azioni in crescendo. Penso certamente che si possa vedere una grande crisi nel libro. Quando Ned scopre il segreto, ed al tempo stesso Robert, che era amico ma anche protettore di Ned, è ucciso, immediatamente si apre una crisi di governo. Chi deve farsi avanti dopo il re morente? Deve essere essere Joffrey, che noi sappiamno e Ned sa non essere figlio di Robert? Deve essere rimpiazzato da uno dei suoi fratelli? Sarà la pace o la guerra? Questa è la vera prima grande crisi del libro e della serie. Ci sono conflitti non appena i personaggi appaiono sulla scena. C'è un conflitto profondo tra gli Stark ed i Lannister. C'è un conflitto tra Robert e sua moglie Cersei. C'è un conflitto, sebbene molto più controllato, tra Ned e Catelyn quando Ned non vuole veramente prendersi l'incarico di diventare Primo Cavaliere e non vuole lasciare il Nord. Ovviamente quando va a sud si apre ogni sorta di conflitto. Ciascun membro del Concilio Ristretto ha i suoi piani, e gioca al gioco del trono. Si vince o si muore.


Perché hai deciso di avere così tanti personaggi?

È questione di concezione della dimensione dei libri. Questo era il mio primo grosso progetto dopo i miei anni a Hollywood. A Hollywood lavoravo su diversi show televisivi, BEAUTY AND THE BEAST, THE TWILIGHT ZONE, e altri film dopo di essi. C'erano molte costrizioni. Per un'ora di televisione dovevi avere uno script di quarantacinque pagine. Non potevi arrivare a quarantotto perché la storia ne avevi bisogno, dovevi fermarti a quarantacinque. Lo show doveva essere fatto per incastrarsi in un'ora. I film sono un po' meno rigidi, ma anche così si aspettano circa centoventi pagine. Il mio lavoro lì era un continuo tagliare e mettere a punto. Taglia un personaggio, taglia una riga lì, e ce la fai. Fallo molto semplice, fallo molto economico. Ero stufo di questo e dopo dieci anni volevo spiegare le ali. Volevo avere un po' più di spazio; volevo fare qualcosa che fosse di scala epica, in tutti i sensi, per un libro. Con un cast di migliaia di persone, molta complessità, molti livelli di trama. Molte ambiguità, tutto quello che non puoi avere a Hollywood.


Chi pensi sia il personaggio più importante?

Sono tutti importanti. Non faccio favoritismi, non penso a loro in termini di importanza. Come punti di vista nel primo libro ho Bran, Tyrion, Catelyn, Ned, Jon Snow e le due ragazze, Arya e Sansa. È il cuore della famiglia Stark più Tyrion a rappresentare la famiglia Lannister. Poi ho Dany dall'altra parte del mare, Daenerys Targaryen, la cui storia corre in parallelo e in qualche modo non si connette alle altre, ma un giorno le due storie si riuniranno. In ciascuno dei libri successivi lascio perdere alcuni punti di vista e ne aggiungo di nuovi. Sebbene il centro del cast resti lo stesso, alcuni in qualche modo cambiano, e mi piace farlo. Nel terzo libro, che non hai ancora letto, ho un nuovo punto di vista. È un personaggio importante, ma ora per la prima volta si vedono le cose attraverso i suoi occhi... cosa che penso che cambierà in qualche modo la percezione. Mi piace questo genere di giochi, perché abbiamo tutti il nostro modo personale di vedere il mondo. A volte lo stesso accade nel mondo reale. La gente può avere versioni differenti di quanto accade, e diverse spiegazioni. Mi piace giocare con questa specie di parallasse nel mio lavoro, e avere differenti versioni della stessa cosa.


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