La Barriera 3.0 - Sito Italiano non Ufficiale su George R.R. Martin

NEWS

Intervista a Martin - Dusk


Fonte web.archive.org - Traduzione di Lord Beric




In una sua recente intervista l'autore Matthew Woodring Stover ha parlato di te come il solo scrittore che può salvare il fantasy epico. Pensi che sia una descrizione corretta?

[Risate] Beh, direi di no, penso che ci siano in effetti molti buoni fantasy epici. Penso che sia una descrizione molto gentile, naturalmente, ed in questo senso sono felice di accetarrla. Ci sono nuovi autori come Tad Williams e Robin Hobb che lavorano nel fantasy e che stanno facendo lavori eccellenti, e ci sono persone che hanno sempre fatto ottimi lavori. Persone come Jack Vance, che è uno dei miei scrittori preferiti. Che magnifici fantasy ha fatto a partire dagli anni '50. Quindi c'è speranza per il fantasy.


Ci sono autori che secondo te sono terribilmente ignorati o sottostimati?

Sì, anche qualcuno piuttosto noto. Ho parlato prima di Jack Vance. È il più grande autore di fantascienza e fantasy vivente. È molto noto, certo, è un grande maestro della fantascienza, ma non è mai apparso in una classifica di best seller. Non ha il seguito di lettori di Tolkien o Jordan, e se lo meriterebbe. È bravo quanto Tolkien, per alcuni aspetti; è un fenomeno per quanto riguarda lo stile. Un altro autore sottostimato è Howard Waldrop, mio vecchio amico e collaboratore. Il problema di Howard è naturalmente che scrive soprattutto racconti brevi. I lettori al giorno d'oggi snobbano le storie brevi e apprezzano romanzi enormi e cicciuti.


Uno degli elementi principali del tuo fantasy è il rovesciamento delle aspettative. C'è uno sforzo cosciente da parte tua in questo?

Oh, almeno in parte è una cosa conscia. Mi piace mettere un po' in subbuglio le aspettative del lettore. Mi piace che i libri, e parlo sia da scrittore che da lettore, siano imprevedibili, e penso che il problema con molti dei fantasy ordinari di questi tempi sia che sono diventati molto prevedibili. Quindi ribaltare queste cose, invertire certi aspetti, fare in modo che la gente ci si soffermi di più credo sia divertente per me e per i lettori.


Si può dire che c'è molto poco di Joseph Campbell nel tuo lavoro.

[Risate] Beh, sicuramente lo conosco, ma no. Volontariamente non ho messo molto di ispirato da lui.


Ho notato che alcuni lettori di A SONG OF ICE AND FIRE, generalmente i lettori più conservatori, si sono lamentati del fatto che il tuo fantasy non è abbastanza fantastico. Nelle loro lamentele si focalizzano molto spesso sulla quantità di morti dei tuoi libri. Pensi che alcuni leggano fantasy per sfuggire alla realtà della morte?

Penso sia una domanda interessante. Non so... penso che la gente legga fantasy, e legga libri in generale, per allontanarsi dalla propria vita. A volte questo porta ad un'alienazione, ma non penso che ci debba essere necessariamente qualcosa di sbagliato in questo. Penso che la letteratura di ogni genere sia fondamentalmente una forma di evasione. Ci porta in posti differenti; ci allontana dalla nostra esistenza terrena. Ci porta in altri posti e ci permette di condurre altre vite, sperimentare cose che non potremmo mai sperimentare nelle nostre vite... andare in guerra, scalare montagne, vivere appassionate storie d'amore, e via dicendo. Anche la fiction fa questo. Allarga i confini della vita offrendo esperienze per interposta persona. Il fantasy ci aggiunge l'elemento magico, creando un insieme più ampio della letteratura in genere.


Hai recentemente annunciato che il titolo del prossimo volume di A SONG OF ICE AND FIRE è stato cambiato da A DANCE WITH DRAGONS a A FEAST FOR CROWS. È perché il libro è cambiato rispetto a quanto avevi intenzione di scrivere originariamente?

Beh, sì, è cambiato drasticamente. Essenzialmente il mio piano, come annunciato in molte interviste precedenti, era avere un intervallo di cinque anni tra la fine del terzo libro e l'inizio del prossimo in cui alcuni dei personaggi più giovani crescevano, ed io sarei tornato dopo quello iato di cinque anni per raccontare l'azione da quel punto. Questa è stata la base su cui ho iniziato a scrivere il quarto libro, che in quel momento era chiamato A DANCE WITH DRAGONS. La struttura di questi libri è estremamente complesso. Lavoro con otto o nove punti di vista, essenzialmente scrivendo un romanzo per ciascuno e poi cucendoli assieme. Quello che ho trovato è che il gap di cinque anni funzionava splendidamente per alcuni personaggi e per niente per altri. E poi stavo saltando molti eventi, o raccontandoli solo come sommario o flashback, molti eventi che sapevo essere ben drammatizzabili, e che avrebbero funzionato meglio se narrati dal vivo. Così, dopo un po' di indecisione, ho deciso di eliminare il salto di cinque anni. A questo punto A DANCE WITH DRAGONS diventa il quinto libro ed il libro su cui ora sto lavorando, A FEAST FOR CROWS, è essenzialmente il libro che racconta quell'intervallo di cinque anni che precedentemente pensavo di saltare. Da un certo punto di vista c'è una supersemplificazione perché la cosa comporta una certa dose di ristrutturazione del testo e alcuni degli eventi del quarto libro finiranno nel quinto, mentre altri resteranno. Naturalmente la cosa ha impattato su quello che posso fare nel gap di cinque anni, ma la cosa più interessante è che ora posso gestire direttamente gli eventi di quel periodo.


Ci saranno sempre sei libri?

Punto sempre a sei, sì.


Ed il prossimo libro avrà le dimensioni del terzo?

Spero di no, ma non posso promettere nulla. La ia idea è arrivare alle dimensioni del secondo.


Sto per farti una domanda relativa ai Premi Hugo di quest'anno. La scelta delle nomination ha fatto sì che alcuni, quelli magari più di vedute ristrette, riportassero in auge il tema della differenza tra fantasy e fantascienza. Perché pensi che per alcuni sia un tema così importante?

Beh, certamente io sono tra coloro per cui questa distinzione non importa. Ho fatto un discorso, ad alcune convention, che potrei magari pubblicare, in cui parlo delle differenze tra fantascienza e fantasy. Per me è soprattutto una differenza di sapori. La differenza tra un gelato allaa vaniglia ed uno alla fragola. Sono comunque gelati. Ma hanno in qualche modo sapori differenti. Leggevo fantascienza, fantasy e anche horror quando ero un ragazzino, spesso senza soluzione di continuità. E lo stesso ho fatto come scrittore. Non penso di cambiare completamente mestiere quando cambio genere. Questo è un punto di vista. L'altro punto di vista è diametralmente opposto, ovvero che fantascienza e fantasy siano completamente diverse. Coloro che portano avanti questa idea quasi sempre arrivano a dire che la fantascienza è grande, nobile e meravigliosa mentre il fantasy è orribile, malvagio e tragico. Io penso che sia un controsenso, penso che mostri solo la loro ignoranza nella storia di questi due generi correlati della letteratura che sono stati gemelli per secoli, se non millenni. In un certo modo si può persino dire che la fantascienza sia un sottogenere del fantasy e nulla più. Penso che questa tesi sia molto più fondata di quella che li vede completamente diversi.


Quest'ultimo punto di vista sembra simile all'eterno dibattito tra scienza e religione.

Dipende dal modo in cui vediamo la scienza. La scienza ha molto prestigio. Gli scienziati, nei loro camici bianchi, sono i maghi dell'era moderna. La questione può sussistere sul fatto che la fantascienza sia diventata quello che Hugo Gernsback voleva che fosse, se sia diventata principalmente letturatura educativa, con lo scopo di formare le persone sulla scienza, con tutta la sua scienza interna molto rigorosa. Ma un genere che sopravvive su un feudalesimo intergalattico, viaggi più veloci della luce e viaggi nel tempo - i tropi della fantascienza - non è diverso dal fantasy. Sicuramente non per le cose che contano.


Guardando ai libri che hai pubblicato, la parola SONG appare regolarmente nei titoli dei tuoi libri.

L'ho usato dall'inizio della mia carriera. A SONG FOR LYA è una storia molto vecchia; è stato il titolo della mia prima antologia di storie. Il secondo è stato SONGS OF STARS AND SHADOWS. Ne ho qualche altro, come SONGS THAT DEAD MEN SINGS. Ad un certo punto stavo mettendo la parola SONG nel titolo di tutti i miei libri, ma poi capitò che qualche casa editrice con cui venni in contatto non amava l'idea o voleva titoli differenti, quindi la cosa si perse. Non so, forse sono solo un cantante frustrato, ma questa cosa mi piace, ed è un legame tra tutti i miei lavori.


L'anno passato sembra aver riportato alle stampe un buon numero dei tuoi vecchi lavori. Quanti ne vedremo in futuro?

Sicuramente un po'. La Bantam Books, il mio principale editore negli USA, ha comprato i diritti per quattro mie vecchie novelle. Le stanno ristampando nelle loro collane fantasy, e WINDHAVEN è stata la prima. È uscita alcuni mesi fa, e la prossima entro un anno o giù di lì sarà FEVRE DREAM. Le altre seguiranno. Ci saranno anche alcune delle mie vecchie antologie; stiamo pensando ad una riedizione dei libri di WILD CARDS con la iBooks. Stanno preparando alcune edizioni economiche con illustrazioni di fumettisti, e anche alcuni e-book disponibili on-line. Non stiamo solo ristampando i vecchi libri di WILD CARDS; ne aggiungeremo un paio di nuovi alla serie. Il primo, DEUCES DOWN, è stato consegnato questo mese. È il sedicesimo volume della serie. Quindi WILD CARDS è tornata in vita, e sto ricevendo molte offerte. QUando hai una serie di successo ci sono sempre molte offerte sul campo. Non le accetterò tutte, penso si stiano tirando fuori troppi libri, e credo che alcuni invece resteranno fuori dalle stampe. Ma certamente molti dei vecchi volumi stanno tornando sul mercato.


Penso che ci sarà mai un'edizione DVD di BEAUTY AND THE BEAST?

Non lo so. Non sono molto in contatto con loro, la Republic Pictures detiene di diritti. Dopo la fine della serie avevano iniziato a trasporla su supporto laser, e sono arrivati all'episodio 8 prima di interrompersi per non so quale motivo. Avevano anche realizzato delle videocassette: erano arrivati fino alla seconda stagione ma non hanno mai raggiunto la terza, o al massimo sono arrivati all'inizio della terza. Quindi, per i DVD, non saprei. Dipende se ritengono che ci sia un mercato.


FEVRE DREAM è stato inclueso nella serie FANTASY MASTERWORKS della Orion. Con quel libro, ti sei aggiunto alla pletora di scrittori che si sono cimentati con i vampiri in America. Sembra che in questi giorni i vampiri siano una moda americana. C'è una ragione per questo?

Beh, penso che le pubblicazioni contemporanee siano principalmente delle imitazioni. Quando qualcosa ha grande successo si avranno sempre dei prodotti simili. Si può ascrivere l'attuale boom di popolarità dei vampiri non a Bram Stoker, la cui influenza ha fatto il suo tempo, ma ad Anne Rice. Non sono un grande fan di Anne Rice, ma senza dubbio i suoi libri hanno avuto un enorme successo, e molti dei libri sui vampiri che sono venuti dopo hanno avuto anch'essi grande successo. La gente ama leggere dei vampiri. Ho scritto il mio unico libro sul tema nel 1981, quindi circa vent'anni fa. Ho pensato di scrivere un sequel, ma non c'è mai stata l'occasione. Penso che in parte sia perché la cosa che amo di più dell'horror storico sia la parte storica. Avevo alcune idee interessante che riguardavano i vampiri di FEVRE DREAM, ma le ho usate tutte lì. Non so se ho ancora da dire qualcosa di interessante sui vampiri. Forse scriverò il seguito un giorno, forse no. È difficile da dire. Sicuramente non per qualche anno, visto che ho A SONG OF ICE AND FIRE da scrivere.


Sei circa a metà con questo lavoro. Ti sembra di esserti in qualche modo incagliato?

Mi sembra semplicemente un lavoro enorme. A volte lo guardo e penso: "Dio, ho altre 4.000 pagine da scrivere e saranno altri cinque o sei anni della mia vita." È molto, specialmente per uno come me che non si è mai dedicato tanto alle serie. Ho sempre cambiato progetti e attività. Sono passato dalla fantascienza al fantasy all'horror, facendo quello che volevo. Quindi è un compito pesante. D'altra parte, amo quel mondo ed i personaggi, quindi mi diverto a scrivere.


Il giornale on-line di Neil Gaiman ha aperto gli occhi a molti non-scrittori sull'ammontare di lavoro che un autore deve fare ogni volta che finisce un libro. Immagino che tu abbia un lavorone, vista la mole di un volume come A STORM OF SWORDS, tra la stampa e tutto. È un compito oneroso per te?

Sì, effettivamente è così. Uno vuole che i libri siano perfetto, ma Dio solo sa quanto questo lavoro sia noioso. E non è un lavoro che si possa delegare facilmente, perché nessuno conosce i libri come il loro autore. Puoi affidarti ad editor per trovare alcuni errori, ma alcuni ovviamente passano. Nel mio caso ho editori inglesi e americani che sono indipendenti, e non usano le stesse tracce. In alcuni casi gli editori inglesi usano le tracce americane o viceversa, ma nel mio caso non lavorano insieme. Ciascuno prepara le proprie matrici, il che significa che ho due copie di manoscritti da correggere, due set di testi da correggere, e con libri da mille pagine richiede molto tempo. Alcuni scrittori amano questa fase di dettaglio. IO no. Non ho mai amato correggere testi, ma è una conseguenza del mio lavoro. Deve essere fatto.


In alcune precedenti interviste hai detto che tu vivi i tuoi libri mentre li scrivi. È questo il modo in cui riesci a gestire il grande numero di personaggi e trame che stai raccontando?

Sì, c'è in questo un elemento di verità. Tendo a scherzare, a volte, quando la chiede mi chiede alle conventions come faccio a ricordarmi tutti i personaggi; rispondo sempre che ricordo meglio quei personaggi che le persone della vita reale. Solo che non è uno scherzo, è reale. Riesco a ricordare un cavaliere minore che ha tre righe di descrizione in A GAME OF THRONES, mentre mi dimentico completamente chi ho visto ad una convention a settembre. L'esperienza vicaria, l'esperienza immaginaria, è in qualche modo più intensa della vita.


Commenta sul Forum