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I tempi di Martin e la serie TV


Sul sito bigthink.com è recentemente apparso un articolo, a cura di Matthew C. Nisbet, dedicato al fenomeno A GAME OF THRONES, la serie TV tratta da A SONG OF ICE AND FIRE. In particolare, viene toccato il fatto che la serie non è ancora terminata, e gli impatti che questo potrà avere sulla capacità di acquisire audience e nuovi fan al di fuori del pubblico degli appassionati del genere fantasy.


A GAME OF THRONES DELLA HBO: MARKETING, CULTURA DEI FAN E CONCLUSIONI SU UN'AMATISSIMA SERIE FANTASY

Da Philip K. Dick a Stephen King, l'industria televisiva e cinematografica non solo adatta le creazioni narrative degli autori, ma si basa, in maniera anche pesante, sui loro fan più accaniti per costruire chiacchiericcio di sottofondo e creare un profondo senso di anticipazione. Gli studios devono mantenere un delicato equilibrio nel loro marketing, attenti a centellinare le informazioni nei trailer e nei teaser, ma strutturandoli in modo da rassicurare i fan sul fatto che l'adattamento soddisferà le loro aspettative, basate sui libri.
Ma c'è un'altra dimensione con cui ci si deve confrontare. Nel caso, ad esempio, della serie di HARRY POTTER di J. K. Rowling, a volte l'adattamento cinematografico inizia prima ancora che la serie sia terminata. In questo caso i fan non solo tentano di anticipare il contenuto del film, ma anche di speculare su quando l'autore rilascierà il prossimo capitolo della storia.
Nel suo intervento inaugurale, il corrispondente culturale di "Age of Engagement" Patrick Riley ci porta nella relazione tra la moderna cultura dei fan e il marketing dell'intrattenimento. Si focalizza sull'imminente adattamento della HBO della serie A SONG OF ICE AND FIRE di George R. R. Martin, un evento che The Guardian ha definito "il più desiderato show TV di tutti i tempi".
Riley, fresco laureato in MFA alla USC's School of Cinematic Arts, ha lavorato come giornalista, sceneggiatore ed editor TV. QUesto autunno passerà un certo tempo oltremare per studiare la fiorente industria cinematografica vietnamita, tenendo d'occhio lo sviluppo generale sulle rive del Pacifico. Condividerà le sue osservazioni e i suoi appunti sul campo con i lettori di "Age of Engagement".

-- Matthew Nisbet


La HBO potrebbe avere un colpo grosso tra le mani per la primavera del 2011, quando manderà in onda una nuova serie TV fantasy definita scherzosamente "THE SOPRANOS della Terra di Mezzo". A GAME OF THRONES, attualmente in fase di riprese a Belfast, è basato sulla serie, ancora incompleta, di romanzi epici di George R. R. Martin.
Un nucleo di lettori accaniti si è emozionato per un teaser di 22 s uscito a giugno che raccoglieva poche immagini vaganti di violenza in ambiente boscoso e l'attore Sean Bean che sussurrava la profetica frase "Winter is coming".
La voce si sparge, e i nuovi arrivati, tra cui io, stanno leggendo prima di guardare. Per per coloro che si sono approcciati presto alla serie A SONG OF ICE AND FIRE - il primo libro è stato pubblicato nel 1996 e il più recente nel 2005 - la vera questione, quella che li fa mettere in guardia i fan potenziali, è se la saga avrà mai una conclusione.
Martin sta lavorando al quinto capitolo (su sette pianificati) da mezzo decennio. Aggiorna il suo blog con delle notifiche di avanzamento sulle 1.300 pagine già pronte, ma procede lentamente. Gli appassionati di videogame paragonano la cosa all'attesa per "Duke Nuken Forever", mentre i fan del rock possono pensare al quindicennio di gestazione per "Chinese Democracy" di Axl Rose, un album condannato dall'inizio a non venire mai alla luce per l'attesa e la storia dell'artista.
I fan sono preoccupati che il grigiobarbuto Martin, di 61 anni, possa non vivere a lungo da finire l'emozionante, dettagliato ciclo ambientato in un mondo medievale straziato da rivalità politiche e forze ancora più sinistre. C'è un precedente su questo tema scabroso nel mondo fantasy: Robert Jordan, autore della serie THE WHEEL OF TIME, è morto di insufficienza cardiaca prima di finire la sua opera, sebbene questa sia stata presa in mano da un altro autore.
Martin non ha preso gentilmente una lettera da un fan "lunatico" che lo avvisava di non "fare la fine di Jordan", facendo risaltare il fatto che il suo amico Jordan era morto prima di terminare la serie. Eppure l'articolo del Toronto Star contenente l'intervista a Martins sul tema, apparso quest'anno, era intitolato "Fatevi un favore, non leggete questo libro".
Tutto questo porta alla ribalta un'interessante questione. gli autori devono ai lettori una storia finita? Il nostro innato bisogno di una conclusione sovrasta il diritto degli autori di avere una vita? Abbiamo bisogno di una fine - lieta o triste - ad un inizio e ad un corpo così coinvolgenti? Se, come ha scritto Christopher Vogler in THE HERO'S JOURNEY, "gli antichi strumenti dell'arte del cantastorie hanno ancora un enorme potere benefico per le persone e rendono il nondo un posto migliore", allora l'ossessivo strepitare dei fan è decisamente motivato - e in qualche modo meritato.
Neil Gaiman, autore di successo (SANDMAN, CORALINE) ha dato una risposta molto succinta a questa idea: "George R. R. Martin non è la vostra puttana." Questa è la citazione da un lungo commento che ha postato l'anno scorso per difendere il lento autore da un fan impaziente che si lamentava del fatto che Martin stesse apparentemnete facendo tutto fuorché scrivere.
Nondimeno via via che le voci sull'adattamento della HBO si diffondono, i libri si spostano dal settore classici al mainstream, arrivando al "pubblico che non comprerebbe mai libri da 600 pagine dalla sezione nerd della Waterstone", mentre il Guardian pubblica un articolo di un fan il mese scorso in cui si chiede "A GAME OF THRONES è la più attesa serie TV di tutti i tempi?"
John Hodgman, del Daily Show and Mac ha recentemente postato di aver scoperto questi "libri tremendamente avvincenti" grazie ad un tweet del co-direttore di Invention of Lying Matt Robinson.
Per quanto mi riguarda sono stato traviato alcuni mesi fa da una copia sgualcita dell'edizione economica del primo libro del mio amico Roland - e poco dopo ho incontrato altre due persone che vantavano una relazione di amore esasperato con l'intrigante serie. Mi hanno assicurato che è il secondo libro che veramente ti prende. E la mandanza dei libri 5, 6 e 7 che ti lascia impiccato nell'attesa.
Da ragazzo, dopo aver scoperto PET SEMETERY nei tardi anni '80, scrissi sulla macchina da scrivere elettrica di mia nonna tutti i libri di Stephen King che avrei voluto leggere. Erano molti; sembrava così prolifico. Eppure mi ricordo i lamenti sul fatto che non avrebbe più potuto scrivere e che che mi sarei perso il fenomeno King. Naturalmente, non smise di scrivere (a parte l'intervallo in cui venne investito da un'auto). Ma se l'avesse fatto? Tutto vogliamo essere nello zeitgeist, e non vogliamo che la cavalcata si fermi... almeno fino a quando non è finita.

-- Patrick Riley


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