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Intervista a Martin - New York Times


Fonte artsbeat.blogs.nytimes.com - Traduzione di Lord Beric.




Pochi giorni prima della nostra intervista è stato annunciato che A DANCE WITH DRAGONS sarà pubblicato a luglio. Questo significa che hai terminato il libro?

A dire il vero non è ancora completo. Sto ancora lavorando sugli ultimissimi capitoli. Ma sono così vicino alla fine che la Bantam si è sentita confidente ad annunciare una data di pubblicazione.


Possiamo dire che la domanda ti sia stata già fatta?

Sì. [risate] Sì, in effetti abbastanza spesso. Ma d'altra parte, ho avuto pressione per... uhm... circa cinque anni, via via crescente mano a mano che il libro ritardava. E, sai, è una cosa che mette pressione.


Almeno sai per certo che molta gente aspetta con ansia il romanzo.

Beh, sicuramente è meglio dell'alternativa in cui a nessuno interessa quando finisci il libro e nemmeno lo nota. Ci sono passato anche io.


Ho visto i primi due episodi della serie A GAME OF THRONES della HBO fino ad ora, e...

Allora hai visto due episodi in più di me. Sono a Santa Fe, New Mexico, e loro sono molto sensibili alla sicurezza, quindi non mi manderanno DVD o altro per nessun motivo. Mi mostreranno qualcosa se andrò a Los Angeles; al momento, con la pressione riguardo al libro, non ho tempo. Devo finire il libro e poi potrò vedere alcuni episodi. Ho visto il pilota originale, un anno fa o giù di lì, prima che la serie venisse approvata. Ma naturalmente è cambiato in maniera sostanziale da allora.


Che cosa ti era piaciuto di quanto avevi visto in quel momento?

Beh, in effetti mi era piaciuto molto. È la mia storia. Sì, ci sono cambiamenti, ci sono alterazioni. Penso che sia inevitabile quando passi da un romanzo ad uno show televisivo o ad un film. Ma non ci sono cambi non necessari. Questo è sempre stato il mio cruccio con molti film e serie TV basati su dei libri. Certi cambiamenti sono necessari semplicemente perché si ha a che fare con un mezzo differente. Ma altri cambiamenti sono fatti perché lo sceneggiatore, o lo studio, o la rete dice "Oh, così è più bello." Ma quasi sempre non è così. Mi piace il fatto che alla fine Dan e David e la HBO abbiano realizzato la versione televisiva della mia storia, che i miei lettori potranno riconoscere e sperabilmente apprezzare.


Consideri A GAME OF THRONES come una reazione a THE LORD OF THE RINGS di Tolkien?

Avevo sempre voluto fare qualcosa nel campo del fantasy epico. Ma non volevo solo rivisitare Tolkien. Volevo fare qualcosa che fosse solo mio. Da un certo punto di vista, il progetto è stata una reazione alla mia carriera ad Hollywood. Ho lavorato lì per dieci anni, dal 1985 al 1995. Ero nello staff di THE TWILIGHT ZONE e BEAUTY AND THE BEAST come sceneggiatore e produttore, e ho fatto circa cinque anni di sviluppo, realizzando piloti per spettacoli interamente miei e partecipando alla sceneggiatura di film. Il tema durante tutto quel periodo per me è stato lo stesso, mi presentavo dalla rete o dallo studio o dal produttore di turno con la mia stesura e la risposta era sempre, "George, è fantastico. È meraviglioso, una lettura fantastica, grazie. Ma è tre volte il nostro budget. Non possiamo farlo. È troppo grosso e troppo costoso."


E poi cosa è successo?

E poi iniziavo a tagliare. Riunivo dei personaggi e tagliavo gigantesche scene di battaglie, rendendo gli script accessibili. Sebbene la versione finale di quei copioni fosse anche più elaborata, perché l'avevo revisionata più volte, la mia preferita restava sempre la prima stesura, con tutte quelle belle cose che avevo dovuto togliere perché troppo gross e costose. QUando sono tornato ai romanzi, che sono stati il mio primo amore, negli anni '90, mi sono detto, "Farò qualcosa grande quanto voglio. Posso avere tutti gli effetti speciali che vogliono. Posso avere un cast di personaggi dell'ordine delle migliaia. Posso avere gigantesche scene di battaglia." Tutto quello che non puoi avere nel mondo della televisione e del cinema, ovviamente lo puoi fare in prosa perché l'autore lì è tutto. È il direttore, il coordinatore degli effetti speciali, il costumista, e non devi pensare al budget.
Naturalmente l'ironia di tutto questo è che il progetto che pensavo non fosse filmabile - il progetto che non doveva essere filmabile - ora è stato realizzato dalla HBO.


Hai venduto la serie A SONG OF ICE AND FIRE come un ciclo di sette romanzi?

Quando l'ho venduto nel 1994, il mio agente ha venduto una trilogia. Ma come Tolkien ha detto su THE LORD OF THE RINGS, il racconto è cresciuto strada facendo. Quindi sono tornato a scrivere, e molto presto mi sono ritrovato con 1.300 pagine per il primo libro e molto lontano dalla fine. Quindi a quel punot ho detto, "Ah, forse docranno essere quattro libri invece di tre." E poi ad un certo punto ho detto, "Forse ci sarà bisogno di sei libri invece che quattro." Ho saltato il cinque. E poi alcuni anni dopo durante un tour, ho detto, "Sì, saranno sei libri." E la mia ragazza, ora mia moglie, Parris, stava dietro di me alzando sette dita. [risate] Alla fine ho riconosciuto che aveva ragione. Sette libri va bene. Sette regni, sette dei, sette libri. C'è una certa eleganza. Quindi questa è la storia e voglio attenermici.


Sono certo che il tuo agente fosse elettrizzato dall'idea che la serie continuava a crescere. Ma il tuo editore?

Il mio editore è abbastanza contento, fino a che non ci metto dieci anni a scrivere un libro. Di quello, non sono molto contenti. Vorrebbero che scrivessi un po' più rapidamente. Per fortuna sono pazienti e mi aspettano.


Anche Hollywood ha provato a contattarti per A GAME OF THRONES?

Non del tutto. Il secondo libro, A CLASH OF KINGS, è stato il primo ad entrare nella classifica dei best-seller, e sono stato contattato da vari produttori e registi interessati ai diritti. Sopratuttto dopo il successo di THE LORD OF THE RINGS stavano cercando altre opere fantasy. Ma volevano realizzare un film, e io ho sempre detto che non poteva essere un film. Lo si sarebbe dovuto spezzare. Ci sono volulti tre film per realizzare THE LORD OF THE RINGS, e l'intero volume, tutti e tre i libri di Tolkien, è delle dimensioni di uno solo dei miei libri. Quindi stavamo parlando di venti film. Qualche studio comprerebbe venti film? Poteva essere una serie TV. Ma cosa sarebbe successo? Si sarebbe finiti negli standard e nelle convenzioni del settore - la censura, sai, non si può avere tutto quel sesso e tutta quella violenza. Rimosse. Ho combattuto queste battaglie per cinque anni in BEAUTY AND THE BEAST e THE TWILIGHT ZONE, entrambi show da prima serata, e mi avevano fatto impazzire. Quindi è arrivato quello che ci voleva, qualcosa come la HBO. Ogni libro una stagione. Perfetto. Ma naturalmente sono in pochi a fare questo genere di cose.


Che cosa ti ha fatto superare lo scetticismo verso l'industria cinematografica e ti ha convinto a lasciare che i libri venissero adattati?

Incontrare David e Dan è stato un passo importante. Abbiamo pranzato insieme e loro avevano letto i libri, e io non li conoscevo ancora... ma hanno detto tutte le cose giuste. Mi sembravano concreti. Si incontra un micchio di gente ad Hollywood che dice, "Sì, mi piace, mi piace, mi piace." Ma non sembra credibile. Ma posso dire, o almeno questa era stata la mia impressione, che David e Dan fossero credibile e volessero creare lo show che io volevo fossse creato.


Hanno a disposizione informazioni su cosa accadrà nei prossimi romanzi?

Abbiamo avuto vari incontri in cui mi hanno chiesto cose del genere. È una cosa difficile perché ovviamente la serie non è finita. E la struttura è piuttosto insolita. Personaggi secondari nel primo libro diventano molto importanti tre libri dopo, cosa che costituisce una sfida per ogni produttore, perché come fai a renderlo nella serie? Ci saranno altre sfide da affrontare, se lo show avrà successo. Ma fortunatamente devono essere David e Dan a risolvere questi problemi, non io. [risate] Io creo loro i problemi, e loro li devono risolvere.


Tra i piloti che hai sviluppato nella tua carriera televisiva, quale è andato più vicino ad essere trasmesso?

Ho realizzato sei piloti. Quello andato più vicino alla produzione era un pilota chiamato DOORWAYS che ho sviluppato per la ABC, uno spettacolo ambientato in un mondo alternativo. Abbiamom filmato il pilota e lo abbiamo proposto agli esecutivi della ABC e a loro era piaciuto molto, e ci avevano dato l'ordine per sei script di back-up, e avevano detto: "Siamo pressoché certi che andrà in onda. Probabilmente vi useremo come rimpiazzo di metà stagione." Ho passato sei mesi a supervisionare la stesura di quegli script di back-up, stando attendo al budget e pianificando come proseguire con lo show. Poi c'è stato un cambio di personale nello staff esecutivo della HBO, con spostamenti e nuovi ingressi, e noi eravamo come un residuo del vecchio regime, e quindi siamo stati espunti. Poi, circa un anno dopo e su un'altra rete, venne alla luce uno show molto simile. [risate]


Che cosa hai fatto quando lo hai scoperto?

Nulla, in effetti, se non leccarmi le ferite. Ho fatto altri piloti da allora, uno chiamato STARPORT, uno chiamato THE SURVIVORS, tutti spettacoli che a quel tempo, credo, sarebbero stati grandiosi. Sarebbe stato bello lavorarci. In un mondo alternativo, forse sarei diventato Joss Whedon o J. J. Abrams.


C'è stato un punto durante lo sviluppo di A GAME OF THRONES quando la HBO ha avuto anche lei un cambio di staff. Hai iniziato ad avere dei flashback della tua carriera televisiva?

Ci sono stati alcuni giorni in cui ho pensato, "Oh mio Dio, sta accadendo di nuovo." Ma poi David e Dan mi hanno chiamato e mi hanno salvato dalla disperazione. [risate] In ogni show televisivo ci sono dei patemi. Prima dovevamo convincere la HBO a comprare il progetto. Poi abbiamo avuto un periodo di suspance quando ci siamo fermati chiedendoci "Beh, filmeranno il pilota?" Hanno filmato il pilota, lo hanno visto ed eravamo al passo successivo: "OK, ordineranno la serie? O è solo un altro pilota fallito come DOORWAYS e tanti tanti altri piloti falliti di ogni tempo?" Ci sono sempre momenti in cui si trattiene il respiro.
Anche ora, per A GAME OF THRONES, sono molto emozionato, davvero. È tutto fantastico. Ma c'è una piccola parte di me che dice, "Sai, potrebbe essere tutto finito. Piacerà alla gente? Cosa dirà la critica? Cosa dirà il pubblico?" Non puoi saperlo, non puoi fare affidamento su nulla.


Pensi che la base di fan dei libri renderà la serie televisiva un successo?

Beh, c'è un enorme appetito tra i miei lettori, questo è ovvio. Al tempo stesso, per essere un successo, lo show deve conquistare l'audience che non ha letto i libri. Anche se i miei libri sono molto popolari e finiscono nelle classifiche dei best-seller con regolarità, il numero di lettori che comprano il primo della classifica è piccolo se comparato all'audience di cui c'è bisogno per sostenere uno show televisivo. Quindi, se l'audience sarà composta solo dai miei lettori, lo show avrà vita breve. Ma sin dal principio il mio editore ha detto che il mio è il fantasy per chi odia il fantasy. [risate]


La componente fantasy in A GAME OF THRONES è ancora un ostacolo da superare per raggiungere un'audience più ampia?

Penso che possa essere definita un ostacolo, da un certo punto di vista. Da d'altra parte ho 62 anni e nella mia vita ho visto grandi cambiamenti da questo puinto di vista. Quando ero un ragazzo leggere molta fantasy e fantascienza era considerato assolutamente trash. Gli insegnanti mi avrebbero strappato i libri di mano a scuola - stiamo parlando di Heinlein e Asimov - e avrebbero detto "Beh, è bello quello che stai leggendo, ma dovresti leggere un vero libro, non questa roba." La fantascienza ed il fantasy sono diventati entrambi più rispettabili e l'audience è cresciuta. In letteratura si vedono scrittori usare temi del fantasy e della fantascienza. In moldi casi dicono "Non sto scrivendo fantascienza o fantasy, può sembrare ma non lo è." C'è ancora quella sensazione: "Non voglio essere paragonato a quegli sfigati."


Però gli elementi più esotici di A GAME OF THRONES non arrivano subito. È una cosa voluta?

Per avere un fantasy epico, serve un po' di magia. Però io credo in un uso giudizioso della magia. Per ogni libro che scrivo, il livello di magia si innalza un po'. È un'introduzione graduale. Penso che sia come il granchio nella pentola. Se metti un granchio nell'acqua calda, lui salta via. Ma se lo metti nell'acqau fredda e poi la scaldi gradualmente... l'acqua calda è il fantasy e la magia, ed il granchio l'audience.


Se la serie televisiva sarà un successo, pensi che potrà cambiare radicalmetne la tua vita?

Non ho ancora pensato di andare in isolamento, ma vedremo. La gente continua ad avvertirmi, "La tua vita cambierà se la tua serie sarà un successo." Vedremo. Se dovrà cambiare, cambierà. Ma non ho ancora assunto una scorta.


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