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Laura Miller parla di GRRM, dei suoi libri e del rapporto con i lettori


Durante questa settimana l'autrice Laura Miller ha scritto sul New Yorker un articolo sullo scrittore di Fantasy George R.R. Martin e sul suo rapporto con i fans che aspettano (alcuni non troppo pazientemente) l'uscita del suo ultimo libro, facente parte della saga ASOIAF, da ormai 6 anni. In questo podcast Laura Miller parla con Blake Eskin di come Martin incrementi l'intenso rapporto con i suoi fans e che tipo di lezione i romanzieri possono trarre dal suo esempio.

Di seguito la sintesi del podcast.

L'intervistatore Blake Eskins non ha letto nulla di Martin e pertanto chiede a Laura Miller di intavolargli la trama.
I libri, afferma la Miller, sono piuttosto lunghi ed epici nel senso stretto della parola; si potrebbe dire siano stati influenzati dall'opera di Tolkien ma sarebbe quantomeno riduttivo se non si considera anche l'importanza a livello storico che, ad esempio, La Guerra delle Rose, svoltasi in pieno medioevo inglese, ha avuto sull'autore in fase di stesura. Data la commistione di elementi, si tratta sicuramente di libri destinati ad un pubblico generalmente più adulto rispetto alla media dell'età dei lettori fantasy.

Sebbene non sia una fan vera e propria del genere fantasy, Laura Miller, oltre all'opera di Martin apprezza anche quella di C.S.Lewis con le sue Cronache di Narnia, dalle quali tuttavia ASOIAF si discosta.
In quanto a profondità, emozione e spessore può essere più paragonata a lavori come Dr Zivago di Tolstoj, Via col Vento.....dove all'interno della trama si intrecciano grandi amori, tempi di guerra e così via. Rispetto a questi autori e generi però Martin ha apportato alcune novità; scene esplicite di sesso e di violenza. Nei suoi libri si legge un'evidente vena di ambiguità sintetizzata nei personaggi che, a differenza dei grandi romanzi del passato, non sono né buoni né cattivi. Chi si pensa appartenga alla categoria dei "buoni" non è così buono; così come chi si pensa appartenga alla categoria dei "cattivi" non è poi così cattivo....

Martin ha creato un mondo così complesso e ricco di dettagli che talvolta egli stesso stenta a ricordarseli tutti, afferma la Miller, che però aggiunge anche che esistono dei suoi fans in tutto il mondo che lo aiutano quando si trova in difficoltà; è il caso, ad esempio di un ragazzo svedese che ha una memoria ferrea per tutto ciò che concerne l'universo martiniano e tutti i vari particolari ad esso connessi. Quando Martin non ricorda il nome di qualche luogo o di qualche arma, questo ragazzo gli scrive subito una mail per rinfrescargli la memoria.
Il legame che unisce Martin ai suoi lettori è qualcosa di assolutamente unico nel suo genere, tanto che nessun'altro scrittore può vantare una fan-base simile. Ora, è ovvio che tutti gli scrittori hanno dei lettori affezionati, ma nessuno ne ha di così numerosi e ben organizzati. Fiducia e lealtà stanno alla base di questo straordinario rapporto oltre che ad un vero e proprio coinvolgimento con l'opera stessa di Martin.
Uno dei lati negativi di questa complicità è che più i fans si sentono coinvolti più  sviluppano una sorta di necessità di esprimere ogni tipo di giudizio ed opporre vere e proprie lamentele: questo è esattamente ciò che succede a Martn, soprattutto quando non è sufficientemente produttivo. Com'è accaduto in questi ultimi anni.
Quando Martin ha cominciato a scrivere ASOIAF pensava di concludere la saga nell'ambito di una trilogia; presto però si è reso conto che tre libri non sarebbero bastati. Ora ne ha in programma ben 7, 4 dei quali già pubblicati ed un quinto, A Dance with Dragons, in fase di completamento edi cui è prevista l'uscita il 12 Luglio prossimo. Questo dopo un'attesa durata ben 6 anni. Periodo durante il quale Martin ha cominciato a ricevere messaggi molto poco lusinghieri alcuni dei quali al limite dello sgarbato. Spesso è capitato che questi soggetti, che la Miller definisce "detrattori", si organizzassero in vere e proprie community nate, se non per screditare, per esternare pesanti biasimi e lamentale nei confronti di Martin. Blake Eskin (l'intervistatore della Miller) li definisce GRRMblers, dall'acronimo del nome dell'autore, GRRM (pronunciato come "grumbler", che in inglese significa appunto "lamentela" - nda). Alcuni di questi forum traggono il loro nome dalle "Cronache", opportunamente modificato per il proprio scopo; ad esempio, il motto degli Stark, una delle più importanti famiglie di Westeros, è "Winter is Coming", uno dei più noti forum di "GRRMblers" si chiama "Is Winter Here?", enfatizzato da un bel punto interrogativo. Un'altro di questi blog è stato denominato "Finish the Book, George", un'altro ancora "The Slauthering Author" (dovrebbe suonare più o meno come "Il macello dell'autore", o qualcosa di simile - nda).
A quanto pare, a detta della Miller, Martin è a conoscenza di queste community e le accetta, perché in fondo lui è un puro.
Si passa poi ad esaminare quella che potrebbe essere la lezione che altri romanzieri possono apprendere dall'opera di Martin. Secondo la Miller è qualcosa di ancora insondabile soprattutto per via del fatto che la saga non è ancora finita. O meglio, letteralmente la story-line lo sarebbe, ma non il suo sviluppo nell'arco dei libri. Attualmente il fulcro fondamentale di ciò che Martin ha fatto sin ora è focalizzato ne legame che l'autore ha con i suoi fans. Questi ultimi si sentono davvero coinvolti in quello che Martin scrive, agognano tanto di sapere come andrà a finire che essi stessi propongono ipotesi in merito; questo fa sì inoltre che si crei un rapporto di unità anche tra gli stessi fans.
In questo clima, Blake Eskin, chiede come questi fans accoglieranno la serie TV prodotta da HBO.
La Miller afferma di aver visto i primi due episodi della serie; conoscendo la saga si è fatta una sua idea di ciò che funziona e ciò che invece non convince fino in fondo. I fans tuttavia, a suo dire, sono piuttosto eccitati all'idea di vedere trasposto sullo schermo ciò che per anni  hanno solo immaginato. Sicuramente loro guarderanno la serie ed apprezzeranno il fatto che anche persone che non hanno letto i libri la guarderanno a loro volta, magari trovandola interessante. Non è certo però, aggiunge la Miller, che restino indifferenti quando anche queste persone che di Westeros sanno poco o niente cominceranno a parlare della serie TV, nel bene e nel male.


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