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Intervista a David & Dan, Nido dell'Aquila Catelyn e i retroscena


Su Entertainment Weekly é apparsa questa breve intervista a David Benioff e Dan Weiss.
Di seguito la traduzione:

I maghi esecutivi di Game of Thrones, Dan Weiss e David Benioff parlano a Entertainment Weekly della roboante sesta puntata, di quando i retroscena dei libri diventano troppi, e se i fan della serie hanno ragione o no, a odiare Catelyn.
 
ENTERTAINMENT WEEKLY ha adorato la sequenza al Nido dell’Aquila. Puoi parlarci di come avete preparato quel set?
 
DAVID BENIOFF:Gemma Jackson, la nostra scenografa ha fatto un lavoro fantastico, con veramente poco tempo e denaro a disposizione. Nido dell’Aquila è sicuramente uno dei miei set preferiti. Quella Porta della Luna, il livello di dettaglio – vedi la ripresa di questi due tipi, che girano una ruota, vedi la porta che si apre, e assumi che sia un effetto fotografico a far succedere questo. In verità lei l’ha disegnata così, la ruota apre veramente quella porta. Allo stesso modo l’argano della Barriera è un vero ascensore.
DAN WEISS:La Porta della Luna era reale abbastanza per Jerome Flynn, l’attore che interpreta Bronn, per caderci attraverso e quasi uccidere se stesso… grazie a dio è riemerso inerme.
 
EW:Un personaggio che ha suscitato ostilità in rete è stata Catelyn, forse più ostilità di quella incontrata dai lettori dei libri.
 
DB:Con Catelyn, l’impressione degli spettatori potrebbe cambiare nella seconda metà della stagione. Vedono qualcuno che è veramente fastidioso con questo povero ragazzo bastardo, è naturale che gli spettatori pensino che sia ruvida e crudele. Ma i personaggi svelano sempre più della loro personalità, man mano che la stagione procede.
DW:Come personaggio, trovo attraente la sua ruvidità, la fa risaltare. La tiene lontana dalla madre stereotipo, solita per questo tipo di personaggio. Ha delle pecche e prende decisioni impulsive, e questa è uno dei motivi per cui mi sono sentito attratto da lei.
 
EW:un altro punto forte sono gli attori bambini, con Maisie Williams, la beniamina speciale dei lettori.
 
DB:Tutti i ragazzi, bravi com’erano nei primi cinque episodi, sono riusciti ad alzare il livello della recitazione nella seconda metá della stagione.
 
EW:È stato dibattuto sull’ammontare dei retroscena della serie, a proposito del Re Folle e di altri re nei libri, sono veramente necessari? A che punto diventano troppi?
 
DB:È decisamente difficile trovare il giusto equilibrio, e noi probabilmente stiamo facendo un bel lavoro, se la metà delle persone pensano che siano troppi, e l’altra metà pensano che siano troppo pochi.
DW:Non esiste una versione capace di metter d’accordo tutti. Alcuni ne vorranno di più, altri penseranno: “Smettetela di pensare e continuate con la trama”. Quindi penso che sia importante trovare il giusto equilibrio.
DB:Una delle cose che ci ha avvicinato ai libri, è che in primo luogo ci siamo innamorati del loro mondo. Ciò è dipeso tanto dai personaggi e dalle trame, ma c’è qualcosa anche sotto di essi. Non sono un grande giocatore, ma quando gioco a questi giochi fantasy, trovo eccitante passeggiare attorno alle periferie di questo mondo, e guardare alle cose e non seguire strettamente le linee delle trame.
E una delle cose fantastiche di questo mondo che l’autore George R. R. Martin ha creato è che ti sembra di poter passeggiare in ogni direzione, e trovi un retroscena, anche i personaggi minore hanno delle storie veramente interessanti. Ci sono così tanti elementi e dettagli, che probabilmente divaghiamo e ce ne mettiamo troppi. Alcune cose non richiedono troppo tempo, ma i lettori dei libri le riconosceranno. Per esempio il liro che Pycelle da a Ned. Ci sono pagine e pagine di discendenze delle casate, non è che c’è scritto “blah-blah-blah”. E il 99,9 per cento di queste persone non lo noterà, ma ci sono fan che fermeranno l’immagine sul Blu Ray per poter leggere di come morirono gli Umber di tre secoli fa.
DW:Qualcosa passa subliminalmente anche se non fermi l’immagine. Lo vedi per tre secondi e realizzi che ci sono parole, invece di scarabocchi o latino, qualcosa ti fa realizzare che c’è un mondo dietro il mondo della storia, che emerge e che supporta la storia.

 


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