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La recensione del Los Angeles Times


Anche il Los Angeles Times, per la penna di Jeff Van der Meer, ha pubblicato un'entusiasta recensione di A Dance with Dragons.

Eccone la traduzione:

“A Dance with Dragons” di George R.R. Martin, quinto libro della popolarissima serie fantasy “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, è uno dei romanzi più attesi degli ultimi anni. Nei quattro volumi precedenti di questa tentacolare serie di fantasy epico, che è stata ispirata dalla Guerra delle Due Rose, episodio della storia inglese del '400, Martin ha catturato I lettori con complesse linee narrative, personaggi affascinanti, dialoghi grandiosi, ritmi perfetti, e la scelta di uccidere anche I suoi personaggi principali. I suoi lettori ammontano ormai a milioni ed una recente serie della HBO - “Game of Thrones” - basata sul primo volume della serie riporta fedelmente tutti I punti di forza di Martin.

“A Dance with Dragons” valeva sei anni di attesa? Assollutamente sì. In realtà, la decisione di Martin di pubblicare un bel pezzo della storia che stava scrivendo come quarto libro – il sottovalutato “A Feast for Crows” (2005) – ora sembra saggia e veramente generosa nei confronti dei lettori. Originariamente pensati come un unico romanzo, “Feast” e “Dance” si sovrappongono dal punto di vista del periodo coperto, ma sono molto differenti. “Feast” racconta le conseguenze, il decadimento dopo la grande battaglia che è finita nel terzo libro, “A Storm of Swords”. Ma “A Dance with Dragons”, che supera “Feast” dal punto di vista cronologico dopo circa 600 delle sue 1000 pagine, funziona meglio come romanzo su esplorazione e ricerche.

Molti fili narrativi in “Dance” documentano i tentativi dei corteggiatori di raggiungere la città di Meereen. Sperano di gareggiare per la mano della regina dei draghi, Daenerys Targaryen, erede al Trono di Spade, il seggio del potere nell continente di Westeros. Una ricerca del genere cresce inoltre attorno al popolare personaggio di Tyrion Lannister, la sua assenza da “Feast” ha irritato alcuni lettori. Esiliato dalla sua patria per un grave crimine, Tyrion è in gran forma in “Dance”, arguto, ambiguo, astuto, e si ritrova nel mezzo di ogni sorta di problemi. Anche altri dei preferiti dei primi tre libri ritornano, incluso Bran Stark, il ragazzo chiaroveggente chiamato a nord di Westeros dal corvo con tre occhi in una visione.

L'amore di Martin per la fantasia sofisticata e molto strana permea “Dance” come un fantasmagorico delirio. L'arrivo di Bran al santuario del corvo contiene qualcuna delle scene più selvagge e più magnificamente aliene in tutta la serie. Anche il viaggio di Tyrion in una nave lungo un fiume infestato, pieno di vascelli fantasma e di una spessa nebbia, procura emozioni per i lettori stanchi: “La città affondata era tutto attorno a loro. Una forma mezza intravista sbattè dal cielo, mentre pallide ali coriacee colpivano la nebbia”. La brillantezza di Martin nell'evocare atmosfere attraverso la descrizione è una caratteristica duratura della sua narrativa, le ambientazioni molto più di schizzi su una tela dipinta.

Ma forse la cosa più impressionante è la comprensione di Martin di quanto le persone potenti spesso governino sotto costrizioni che aumentano sempre più, esemplificate da Daenerys e Jon Snow, comandante sulla Barriera nel Westeros settentrionale. Le forze di Jon sono le sole difese contro le strane creature non-morte che si dirigono a sud durante l'inverno che si avvicina. Per onorare il suo giuramento alla Barriera, Jon deve resistere alle richieste di un esercito venuto in difesa della Barriera ed ignorare il suo diritto di nascita come erede di un regno. Daenerys, nel frattempo, governa una città occupata le cui elite si oppongono alla sua decisione di liberare gli schiavi. I suoi draghi, la principale fonte del suo potere, stanno crescendo sempre meno obbedienti. Ogni decisione lei prenda sembra portarla più lontana dal suo obiettivo di reclamare il Trono di Spade. Ad un certo livello, Jon e Daenerys sono intrappolati e devono porre a se stessi domande difficili. Qual è la natura del dovere? Quali sacrifici sostengono un grande bene e quali no? Quando un atto di misericordia diventa in realtà un atto di crudeltà? Alla fine del romanzo, Jon e Daenerys arrivano a risposte simile ma a destini largamente differenti. Il destino di Daenerys in particolare deflagra in una delle scene più potenti di tutta la serie.

Alcuni recensori hanno confrontato il lavoro di Martin a quello di J.R.R. Tolkien o addirittura di William Shakespeare, ma la verità è un po' più complessa. I romanzi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco funzionano così bene perché la fantasy epica sfora in un forte elemento horror e perché Martin trasmette abilmente la grintosa (spesso oscena) fisicalità del mondo mentre si muove, con uguale efficacia, tra i vari liveli della società. Martin ha anche un debito al cinismo oscuro ma umano di scrittori come Jack Vance, anche se gli importa molto più della vita interiore dei suoi personaggi rispetto a Vance. La devozione di Martin nel caratterizzare pienamente i suoi personaggi, nel bene e nel male, crea un'insopprimibile effetto nei suoi romanzi e contiene un'implicita critica alla semplicità morale di Tolkien.

Avendo superato le sfide di scrittura di una serie che cresce più a lungo delle attese – ed essendo sopravvissuto alla ben documentata ostilità di quei lettori che hanno mostrato un grottesco senso del diritto sui ritardi nella pubblicazione – Martin negli ultimi due libri sembra vicino a portare a casa una delle serie migliori nella storia del fantasy.


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