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Intervista a Martin - Afterburn


Fonte web.archive.org - Traduzione di Lord Beric




Sei stato scrittore professionista per vent'anni prima di iniziare A SONG OF ICE AND FIRE. È un caso che tu abbia atteso così tanto nella tua carriera per focalizzarti su qualcosa di così epico?

Beh, penso che i miei lavori siano diventati più ambiziosi via via che diventavo più anziano ed esperto. Naturalmente, quando ho iniziato nei primi anni '70, scrivevo prevalentemente storie brevi. In effetti, vendevo racconti professionali da sei anni quando ho iniziato il mio primo romanzo, ne 1977. E poi, sai, per un certo numero di anni ho continuato a fare molte storie brevi, ma via via più romanzi. E i romanzi diventavano più lunghi e ambiziosi.
Poi sono stato a Hollywood per dieci anni, e questo, credo, ha qualcosa a che fare con la scala di A SONG OF ICE AND FIRE, perché quando lavori con il cinema e la televisione lavori sotto parametri severi in termini di lunghezza e, naturalmente, budget. C'è sempre un budget da tenere a mente. In alcuni dei nostri show come TWILIGHT ZONE, o BEAUTY AND THE BEAST, il budget era di un milione e uno, o un milione e tre, ed è stringente. Molto spesso sottoponevo dei copioni che erano troppo lunghi e costosi, e poi dovevo tagliarli. Mi dicevano, "Beh, il budget per questo copione è di tre milioni. Devi tagliare dieci personaggi, e questa grande scena di battaglia, possiamo trasformarla in un duello? Ci sono dieci fondali qui, possiamo farne uno solo?"
Quindi, dopo un decennio, di tutto questo, dico, l'ho fatto. Ero un professionista, e facevo quello che mi era richiesto per rendere i copioni gestibili in termini di lunghezza e abbordabili dal punto di vista economico, ma non era mai una prospettiva piacevole dover rimuovere ciò che ritenevo fosse buon materiale, da alcuni di quei copioni.
Quindi, dopo un decennio di tutto questo, ero pronto a fare qualcosa per cui non avrei dovuto preoccuparmi del budget e della lunghezza, in cui averi potuto avere quanti personaggi, scenari e battaglie volevo, e grandi quanto volevo. Davvero, volevo esagerare un po'. E, credo, la scala di A SONG OF ICE AND FIRE è almeno in parte un risultato di questo.


Se avessi scritto questi romanzi prima nella tua carriera credi che sarebbero stati dettagliati e brillanti come sono?

Beh, mi piace pensare di essere migliore di allora, quindi... sospetto che sarebbero stati comunque molto dettagliati. Ho sempre avuto questa osssessiva attenzione ai dettagli. Ma penso che siano migliori ora di quanto lo sarebbero stati se li avessi scritti dieci o venti anni fa, semplicemente perché penso di essere uno scrittore migliore di allora.


I tuoi personaggi sono veramente tutti molto approfonditi. Hai un talento per tratteggiare personaggi mostruosi all'inizio e poi girare le carte e renderli simpatici al lettore. Come ci riesci?

Beh, sai, le persone mi affascinano, e penso che i personaggi siano il cuore delle fiction. Si sente frequentemente dire che la fantascienza è letteratura di idee, ma, in effetti, non esiste un tipo di fiction che sia un veicolo ideale di presentazione di idee astratte. Se si vuole fare una cosa del genere, uscire dalla fiction è la strada migliore. Penso che lo scopo della fiction, per quanto mi riguarda, sia in quello che disse Faulkner nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel, con cui tendo ad essere d'accordo: "La sola cosa di cui vale la pena scrivere è il cuore umano in conflitto con sé stesso." Nella mia mente questo significa i personaggi, significa entrare nei personaggi il più possibile.
Siamo tutti affascinanti, ciascuno a modo proprio. Siamo tutti complessi. Insomma, i personaggi monodimensionali, in cui da un lato sono completamente buoni, dall'altro sono completamente cattivi, non mi interessa quanto la gente reale. Leggi le biografie dei grandi personaggi storici, e quello che ti colpisce è che ci sono pochissimi totalmente cattivi o otalmente eroici tra loro. Anche il più oscuro dei cattivi ha un po di qualità che lo redimono, e anche il più valente tra gli eroi ha momenti in cui fa qualcosa di discutibile, o in cui commette errori. Forse il suo coraggio o la sua capacità di prendere decisioni vengono meno. Queste sono cose che mi interessano, l'ambiguità, la complessità, la contraddizione. Nella mia mente quelle sono le cose che rendono reali i personaggi.


Parlando di personaggi, hai sei o sette punti di vista in questi romanzi, oltre a decine di personaggi minori. Come fai a tenere traccia delle sottotrame e dello sviluppo di ogni persoanggio? Hai un procedimento per farlo?

Con difficoltà crescente. [risate] Il cast è cresciuto. Sai, non c'è un sistema speciale, è semplicemente una cosa che faccio. lavoro su questa serie dal 1991, in effetti, più o meno, con occasionalmente qualche tempo su altri progetti. Quindi sono piuttosto familiare con questi personaggi, e con Westeros, ed è semplicemente una cosa che so. Sono miei figli, miei nipoti, in un certo senso, e sì, a volte devo guardare quando è il loro compleanno o di che colore sono i loro occhi, ma per la maggior parte è nella mia testa. Semplicemente li conosco bene.


Parlando di personaggi, ovviamente ci poni grandissima attenzione. Una delle cose per cui sei famoso, che amo davvero del tuo lavoro, è che non ti spaventa uccidere dei protagonisti per far avanzare la trama. Questo ha portato a qualche sfogo pubblico, in passato. Mi ricordo che tutti, almeno tutti i miei amici, erano molto tristi dopo le Nozze Rosse. Perché fai questo, e cosa rispondi ai fan che si rattristano per queto?

Ai fan che si rattristano per questo, dico che ci sono molti altri libri, in cui nessuno è mai davvero in pericolo. Possono essere perfettamente felici leggendo il protagonista che senza rischio sconfigge un qualsivoglia numero di orchi o nazisti, ma questo a me non interessa.
Penso che quello che cerco di fare sia offrire al lettore un'esperienza vicaria, di modo che non legga solo il libro, ma quasi lo viva. Voglio dire, se riuscisse, li condurrei attraverso le pagine, farei loro vivere ogni cosa che sperimentano i personaggi. Quindi cerco, al meglio delle mie abilità, di rendere sexy le scene di sesso e ai banchetti voglio che sentano il sapore del cibo, voglio che venga loro l'acquolina in bocca. Foglio che sentano il fumo nell'aria. Voglio rendere vive queste scene e voglio catturare le loro emozioni.
Questo naturalmente significa che nelle scene di battaglia, o in generale nelle scene di combattimento, che ci deve essere un certo ammontare di rischio. Se uno, quando esce di casa, fosse improvvisamente attaccato da tre persone per strada, sarebbe molto spaventato, specialmente se questi avessero delle spade. Non importa quanto uno sia grande, o forte, o eroico, sarebbe spaventato, e si chiederebbe se riuscirà a sopravvivere, specialmente se venisse anche ferito più volte, e cose del genere.
Ma si legge tanta fiction in cui non va così. L'eroe esce, e ci sono tre spadaccini che lo attaccano fuori dalla taverna, o tre orchi gli saltano addosso. Non c'è paura, non c'è tensione nella scena, perché lui è l'eroe. È al sicuro. Non importa se gli altri sono in tre, o in cinque, o in dodici, in qualche modo lui riuscirà a scappare, o li ucciderà tutti. Avrà l'oggetto magico giusto nello zaino, o sarà un tale spadaccino che nemmeno dodici uomini possono fermarlo. Questo, per me, è semplicemente noioso. Non è veramente un'esperienza umana. Non mi interessa.
Io voglio essere spaventato. Voglio che le scene di tensione trasmettano tensione. Secondo me, il solo modo per ottenere questo è renderlo chiaro dall'inizio, che si gioca per sopravvivere, che questo mondo è il più reale possibile. Se uno è colpito con una spada non può sopravvivere. Ed essere un eroe, o uno dei buoni, o essere dalla parte giusta non può dare una sorta di protezione eterea, immaginaria secondo cui nulla può accadere. La verità è, se guardiamo alla storia, che in guerra, vedi, la gente muore. Non puoi scrivere di guerra e non avere vittime. È disonesto.


E qualcosa in cui riesci benissimo, comunque, è proprio portare alla vita la storia, e dare un vero senso di rischio.

Grazie.


Un altro aspetto interessante dei tuoi lavori sono le religioni che hai inserito. Sono tutte così dettagliate e contrastanti, i Sette Dei, il Dio Annegato, gli Antichi Dei, R'hllor, il Dio senza Volto. In che modo crei religioni così dettagliate e credibili, e riflettono qualche aspetto delle religioni del mondo reale?

Beh, la maggior parte di esse riflette aspetti delle religioni del mondo reale, ma la parola chiave è "aspetti". Cerco di non fare trasposizioni uno a uno, in cui, per esempio, prendo il Cristianesimo ma invece di avere Gesù ho Giuseppe. Credo che questo sia... sai, lo si può fare, è perfettamente legittimo, ma io vorrei fare qualcosa di un po' più interessante, prendere un po' di questo e un po' di quello, e metterli assieme, e aggiungere uno sviluppo immaginario o un elemento fantasy, per fare qualcosa di mio e di unico.
Tutte le religioni in A SONG OF ICE AND FIRE hanno le loro radici in alcuni aspetti delle religioni del mondo reale. Certamente il Credo, in qualche modo, è basato sulla Chiesa Cattolica medievale, ma per certi aspetti non è così. La loro teologia è in qualche modo simile. Non hanno davvero sette dei, come ho chiarito, hanno un dio con sette aspetti, cosa non differente dalla Chiesa Cattolica in cui c'è un Dio con tre aspetti, Padre, Figlio e Spirito Santo. Quindi in questo c'è influenza, ma ci sono anche differenze. Ce ne sono sette e non tre, e quali sono i sette? Come si è sviluppata la religione avendo non solo sette aspetti, ma proprio questi sette? Che cosa significa in termini di adorazione, di come sono costruite le chiese, e cose del genere. Si deve prendere l'idea di base, svilupparla, e lavorare al meglio sulle ramificazioni.
Similmente, la fede nel Signore della Luce, R'hllor, è una religione dualistica. Prende alcune radici dello Zoroastriscmo e altre dall'eresia catara, che è stata alla radice della crociata degli albigesi, uno degli aspetti più affascinanti della storia medievale francese.
Quindi sì, ci sono sempre aspetti delle religioni del mondo reale, ma sono anche insaporiti con un certo ammontare di immaginazione ed estrapolazione.


Passando oltre, i lettori più avveduti hanno già notato che hai inserito il destino di Ser Duncan l'Alto ed Egg nel Libro Bianco in A STORM OF SWORDS.

Beh, sì e no. [risate]


Oh oh! Quanti step ci sono ancora lungo la strada? Ci possiamo aspettare altre novelle e storie brevi?

Oh, sì, sicuro. Non so di preciso quanti, probabilmente almeno nove, forse addirittura dodici. Probabilmente di più che di meno. Queste storie tendono a diventare più complicate via via che le scrivo. Ho un terzo racconto di DUNK & EGG scritto a tre quarti. Si tratta solo di trovare il tempo per lavorarci, ed il mio piatto è sempre stato piuttosto pieno ultimamente. Penso che avrò un po' di tempo libero l'anno prossimo o giù di lì. Dopo tutto faccio il meglio che posso.


Beh, certamente non vedo l'ora di leggerle. C'è qualche possibilità di vederle crescere in un vero romanzo?

Intendi le novelle?


Sì.

No, non credo nell'impacchettamento di quello che è già stato scritto. Insomma, THE HEDGE KNIGHT ed i suoi sequel saranno magari raccolti in un libro, ma saranno nella forma in cui li ho scirtto. Semplicemente ne raccoglierò due o tre o quattro o cinque assieme in una sola copertina, cosicché potrete leggere le avventura di Dunk ed Egg in un solo punto.


Chi è in assoluto il tuo personaggio preferito, ritornando ai personaggi?

Tyrion è il mio personaggio preferito.


Anche il mio! Devo chiedertelo. Senza anticipare troppo, possiamo aspettarci che incontri Daenerys ad un certo punto?

Sì, penso che con ogni probabilità ci si possa contare.


Hai avuto un gran numero di collaborazioni nella tua carriera, naturalmente, sei stato editor di WILD CARDS, e hai lavorato in TV e altri progetti.

WILD CARDS è ancora in corso, speriamo di annunciare tre nuovi libri abbastanza presto.


Grande, fantastico! E hai anche fatto SHADOW TWIN, come collaborazione.

Esatto.


E credo di aver visto che è stato rilavorato come romanzo, corretto?

Corretto.


Come ti trovi a lavorare da solo rispetto alle collaborazioni? Quale forma è più semplice per te?

È una cosa bilanciata, ma penso di preferire lavorare da solo. Collaborare è divertente. Molte delle mie collaborazioni hanno avuto luogo quando ero più giovane. Negli anni '70 ho avuto molte collaborazioni con Howard Waldrop, Lisa Tuttle, e vari altri. Quando sei un giovane scrittore alle prime armi, in qualche modo è utile collaborare con altre giovani scrittori. A volte ci si blocca su qualcsa e un amico vede un modo per gestirlo, ma soprattutto si impara gli uni dagli altri. Si possono avere punti di firzaz differenti. Uno può essere bravo nella struttura, un altro nei dialoghi, eccetera. Oppure puoi provare a scrivere in uno stile simile a quello del tuo collaboratore, cosa che ti insegna a controllare lo stile. Quindi è una bella esperienza quando sei un giovane scrittore cercare collaborazioni con altri autori, e migliorare così le tue abilità.
Comunque, ad un certo punto, penso che uno trovi la sua voce, e diventa quindi via via più difficile collaborare con gli altri. Uno ha una certa esperienza, e non è più così disposto a scendere a compromessi, e a quel punto collaborare a volte diventa uno scontro di volontà, in cui discuti con il tuo partner su cosa dovrebbe accadere. Quindi, si tende a farlo molto meno.
Io sono a quel punto della mia carriera, ora, in cui, vedi, WILD CARDS è una cosa, un certo tipo di progetto. Ma su A SONG OF ICE AND FIRE, non potrei mai collaborare con qualcuno, né su altri progetti importanti. Quello è il mio mondo, e non voglio che qualcun altro ci giochi. Certamente non voglio qualcuno che mi dica cosa dovrebbe fare un certo personaggio, o metta nella sua bocca parole che non siano le mie.


Sei stato forzato, per ragioni di lunghezza, a dividere A FEAST FOR CROWS in A FEAST FOR CROWS e A DANCE WITH DRAGONS. Pensi che abbia funzionato?

Sì. Beh, non lo sapremo per certo fino a che non avrò finito A DANCE WITH DRAGONS, ma sì, penso che abbia funzionato abbastanza bene. Una parte di me rimpiange di averlo fatto. Sarebbe stato importante avere tutto in un solo libro, ma sarebbe stato un libro molto lungo, e sarebbe stato impossibile farlo uscire. Voglio dire, bisognerà aspettare un altro anno, o giù di lì, che io abbia finito. Quindi, penso che abbia funzionato abbastanza bene. Tra le alternative plausibili che avevo, penso fosse la migliore. Non solo la divisione, ma la natura della divisione, dividere per personaggi piuttosto che semplicemente tagliare a metà.


Quindi, A DANCE WITH DRAGONS presenterà le storie dei personaggi non presenti in A FEAST FOR CROWS?

Corretto, sì.


Esclusivamente, o continueranno anche le trame dei personaggi di A FEAST FOR CROWS?

Dipende dalla lunghezza. Torna a chiedermelo di nuovo tra qualche mese.


E naturalmente devo chiedertelo, hai un tempo previsto per il completamento del nuovo libro?

Sai, detesto dirlo, perché ho sempre sbagliato. Tutto quello che posso dire è che vado più veloce che posso. Sono un po' indietro di quantoa avrei sperato, perché ci sono state tante promozioni e tanti viaggi per A FEAST FOR CROWS. Sono stato in giro tanto tempo quanto sono stato a casa negli ultimi sei mesi.


Quello, e la gente che ti chiama per avere interviste.

C'è anche quello.


Pensi ancora di contenere A SONG OF ICE AND FIRE in sette libri?

È la mia speranza, sì.


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