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Intervista a Martin - Beatrice


Fonte www.beatrice.com - Traduzione di Lord Beric



In un'intervista di un po' di tempo fa, hai menzionato la Guerra delle Rose come punto di partenza storico dal quale poi di sei discostato anche in maniera significativa.

Se volevo realizzare qualcosa dal sapore medievale, dovevo conoscere abbastanza del periodo medievale per catturarlo con una certa verosimiglianza, così ho letto parecchi libri di storia. L'avrei fatto comunque, perché amo la storia. Ho letto sulla Guerra delle Rose, la Guerra dei Cent'Anni, le Crociate... erano tutta farina per il mio mulino, probabilmente la Guerra delle Rose e quella dei Cent'Anni più di ogni altra lettura. Alcuni fano sono andati oltre e hanno cercato parallelismi preciso con la Guerra delle Rose, arrivando a dire "questo personaggio è Edoardo IV e questo è Riccardo III", ma nessuno in effetti ci ha preso. I miei personaggi, sebbene possano essere ispirati in una sfaccettatura o l'altra, non sono personaggi storici sotto altri nomi. Preferisco agire in maniera differente.


E la questione del punto di partenza è che non avevi visione dell'esatta sequenza degli eventi.

Vero. Volevo che questi libri avessero qualcosa del fascino del romanzo storico, ma con la suspance del non sapere quale sarebbe stata la risoluzione della storia. Ho letto molti romanzi storico, e il problema del genere è sai già la storia, sai già come fa a finire. Così, la suspance è necessariamente limitata o al limite è di un tipo differente rispetto a quando leggi una storia che non sai come va a finire.


La serie era originariamente pianificata per essere una trilogia, giusto?

Era la mia idea originale, ma è apparso evidente anche prima del termine del primo libro che avevo troppi eventi e troppi personaggi per riuscire a chiudere tutto in tre libri, persino tre libri così grandi. Così ora mi pongo come limite sei libri.


Quanto del mondo e della storia era già nella tua mente prima di scrivere la prima parola del primo libro?

Avevo un'idea generale, ma non una scaletta dettagliato. Preferisco non lavorare in quel mondo. Penso che sia da lì che arriva la scrittura, così come la scelta delle parole: la determinazione degli eventi e di come vengono svelati. E io preferisco scoprirlo nel corso della scrittura. Ma so i principali eventi che dovranno accadere più in là lungo la strada, conosco la destinazione finale. Quello che non so sono le curve degli eventi, o il destino finale di ciascun personsaggio minore. Alcune di queste cose le tiro fuori nel corso della scrittura.


Hai un personaggio preferito?

Li amo tutti. Sono tutti miei figli da questo punto di vista. Ma devo ammettere che Tyrion è il mio preferito. È molto sempilce da scrivere ed è di una bella sfumatura di grigio. Mi piacciono i personaggi grigi. Penso che i personaggi interamente neri o bianchi siano, per loro stessa natura, noiosi e monodimensionali. Ma i personaggi grigi possono avere tutte le ombre sottili e le contraddizioni che ci rendono umani e che servono per rendere interessante una persona. E Tyrion è certamente così.


Come mantieni il passo? COme pianifichi le tue giornate?

Beh, scrivo tutti i giorni, tranne le domeniche durante la stagione del NFL. Mi sveglio al mattino, prendo un caffé e mi metto a scrivere. A volte va bene, mi metto a lavorare e quando alzo lo sguardo fuori è già buio. Altri giorni mi impantano e ogni parola esce accompagnata da qualche goccia di sangue, e a volte rimando tutto al giorno dopo.


Le basi e l'andamento della serie ti permettono di svelare le motivazioni dei personaggi, e le dinamiche delle tue culture fantastiche, molto lentamente. Nel primo libro, per esempio, Theon è lì, sebbene il suo ruolo sia molto vago, e non è che dopo un migliaio di pagine che il suo ruolo diventa più chiaro.

È qualcosa che si può fare vista la dimensione epica dei libri e la loro dimensione, e questo è positivo. Ho lavorato a Hollywood prima di iniziare questa serie e ho apprezzato molte cose di quell'ambiente, ma, per un programma televisivo, hai un certo numero di minuti a disposizione. Non puoi sforare. Non puoi eccedere. Devi essere descrittivo entro un certo limite così per dieci anni sono stato abituato a tagliare e limare e realizzare script in modo molto stringato. Dopo un decennio di tutto questo ero veramente dell'idea di realizzare qualcosa di più esteso, qualcosa che mi desse opportunità di realizzare le cose a cui hai accennato.


Non tutti, nel tuo mondo, hanno l'abilità di fare magie. Quando succede è qualcosa di veramente magico, un evento speciale, strano.

Penso che la gestione della magia nel fantasy sia uno degli aspetti più complessi del genere, uno dove si deve prendere una decisione importante. Ho lottato con la cosa per lungo tempo quando ho iniziato i libri. Mi sono basato ssu Tolkien, naturalmente, che è visto come il maestro della fantasy moderna. Virtualmente ogni cosa che noi facciamo è grosso modo un'imitazione di THE LORD OF THE RINGS, che ha creato il genere così come lo conosciamo.
La Terra di Mezzo è un posto molto magico. Leggi i libri e hai proprio l'immagine della magia che pervade il mondo e la cultura, ma in effetti si vede poca magia on-stage. Gandalf è un mago, ma combatte con una spada; non lancia incantesimi o evoca fulmini dal cielo. La maggior parte della magia, quando avviene, è di grande impatto, ma Tolkien non offre diagrammi su come funziona.
Ai miei occhi, questo funzionava, e funzionava meglio di molte altre alternative che avevo visto. Se rendi la magia troppo esplicita, cessa di essere magia. La magia deve essere meravigliosa e terrificante. Deve essere oltre il nostro ambito di conoscenza: soprannaturale, non naturale. Questo è il modo in cui ho provato a gestirla. HO anche preso una decisione legata alla struttura dei libri, ovvero di incrementare la quantità di magia ad ogni libro. Così, A GAME OF THRONES ha poca magia e ce n'è un po' di più in A CLASH OF KINGS e ancora un po' di più in A STORM OF SWORDS, e la cosa continuerà con il progredire della serie.


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