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Showing content with the highest reputation since 03/26/2018 in all areas

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    Caro diario, il 2018 sará una anno di decennali. 10 anni di matrimonio. 10 anni dal primo concerto con il gruppo musicale. 10 anni dall'iscrizione di barriera (anche se era da qualche annetto che frequentavo da anonimo). Tante cose belle e brutte mi sono capitate in questi anni, ma mi reputo fortunato: credo di aver superato momenti difficili e di essere qui piú sereno di quanto non fossi 5 anni fa. Altre nubi verranno certamente in futuro, ma per ora mi accontento. Ho tante ricchezze nella mia vita, i miei figli e mia moglie su tutte, e meritano qualcuno che riconosca il loro valore. Non mi sento molto diverso rispetto a quando avevo 27 anni. Piú stanco, forse (le giornate sono certo piú impegnative), ma non molto diverso. E non so se é un bene: il viso che vedo allo specchio ogni santo giorno non é certo piú quello di un ventisettenne . Qualche settimana fa ho aggiornato le info circa il mio acquisto di bitcoin nel thread che é stato aperto qualche mese prima. Poi vado a verificare e no, non era stato aperto qualche mese prima, ma nel 2013. Non potevo credere a quello che vedevo: erano trascorsi giá 5 anni. Il tempo é un maledetto centometrista con l'acqua che bolle sul fuoco. E con l'avvicinarsi dell'anniversario di matrimonio non ho potuto fare a meno di iniziare a fare il punto della situazione della mia vita. Non so se sia stata una buona idea . Vedremo come prosegue. Intanto mi sono scandagliato un pó l'elenco utenti per vedere che cosa é successo a quelli che frequentavano il forum quando sono arrivato io. Qualcuno c'é ancora, molti altri non piú. A loro dedico un saluto, qualsiasi cosa stiano ora facendo. E a voi ancora qui un altro saluto, qualsiasi cosa voi stiate facendo.
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    Recentemente noto che sta crollando l'empatia. L'internet mostra che sofferenza e la morte dell'altro sono spesso guardati con indifferenza, considerati con distacco per porre davanti le proprie ideologie, annullati davanti a proprie egoistiche necessità, o addirittura ridicolizzati. Una desensibilizzazione che arriva a dei livelli a volte nauseanti. Andando più indietro nel tempo, c'è stata la vittoria dell'apparire, che ha relegato in un angolo la virtù dell'essere. Andando ancora più indietro nel tempo, uno dei motivi principali della fine delle antiche virtù è stata la trasformazione del denaro in valore tanto fondamentale da fagocitare gran parte del resto.
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    Se una persona ha difficoltà con i contenuti di uno o più esami, è uno dei tanti casi di limite personale o lacuna, come quelli che avete testimoniato. Se il problema è circoscritto ad alcune materie ti fai aiutare, magari una volta ti bocciano e vai avanti. In quel caso il problema è semplice ed il motivo lampante e facilmente comunicabile. Se il problema è proprio il corso intrapreso, dunque tutto il primo e/o secondo semestre è facile ammettere l'errore di scelta e tornare indietro. Può essere che la ragazza abbia avuto alti e bassi e poi siano subentrati problemi e in questo caso non ripeto quanto già avete detto. Ma puta caso fosse partita bene e si sia "arenata" ad un certo punto, cosa fare? Probabilmente stringi i denti e ti incaponisci. E soprattutto quale è il motivo, la ragione di un blocco improvviso? Tu stesso non lo sai, figurati a spiegarlo agli altri, figurati ai tuoi genitori, che ti mantengono, ti appoggiano e hanno aspettative ( dette e fatte pesare, oppure no) su di te. Si fosse trovata in una situazione del genere, oltre a non poter comprendere dinamiche irrazionali della propria mente, non avrebbe potuto porvi rimedio, se non andando da un analista. E l'analista suona male e spaventa, spaventa maggiormente se vieni dalla provincia, ancora di più se del meridione. E i tarli della mente restano là e prosperano. Io invece mi spiego e comprendo le bugie, il circolo vizioso, l'autodistruzione, tutto. Senza aiuto, senza sentirsi a suo agio a comunicarlo ai suoi, con la vergogna di parlarne a chicchessia. E le bugie hanno svolto più funzioni allo stesso tempo. In primis non ammettere la realtà delle cose, con nessuno e in parte anche con sé stessa. Le bugie le hanno permesso di essere lasciata in pace, ottenere tempo per provare a risolvere da sé il problema. E purtroppo non c'è riuscita. Le bugie non le vedo tanto come un aver abbindolato i suoi per dare un'immagine diversa e più edificante di sé, ma uno stratagemma per fuggire dalla propria situazione, almeno nelle apparenze, almeno nei rapporti con gli altri, che già doveva essere pesante convivere con sé stessa. Un rifiuto della realtà e della sua persona in quel posto e in quel tempo, il cui risultato estremo è stato mantenere l'apparenza fino all'ultimo e rifiutarsi di affrontare la realtà. Evitare. Si parte dall'evitare di dire che si ha un problema e si finisce con l'evitare di doversi svegliare il giorno successivo. Comunicare questi disagi è difficilissimo, penso le sarebbe sembrato più semplice finire gli esami. Gli esami. Probabilmente non erano gli esami il problema. Erano un sintomo. Probabilmente viveva un qualche disagio personale che si è ripercosso sul suo percorso di studi e che probabilmente si sarà ripercosso anche su altro. Il famoso "fallimento" si può essere concretizzato con un esame, certamente, ma magari derivava da altro. E se il fallimento da ammettere ed accettare fossero stati gli esami, se lo avesse ammesso per poi fare semplicemente altro, non sono così sicuro che la semplice ammissione le avrebbe permesso di vivere bene ed andare oltre. Se il fallimento fosse derivato da altro, lo stesso discorso. Per me non c'entra nulla neanche il discorso dell'educazione. Una ragazza in età universitaria è adulta e libera nel suo percorso. Non le "controlli i compiti". E se precedentemente era comunque libera di fare come voleva tanto meglio, vuol dire che era abituata a navigare in mare aperto senza paletti ad indicarle la strada. E secondo me neanche il rapporto coi genitori ci azzecca nulla. Una scelta imposta o eccessiva severità avrebbero prodotto risultati scarsi ma perlomeno la consapevolezza della situazione. Genitori permissivi e fiduciosi, avrebbero fornito fiducia e forse lassismo...è tutto relativo e soprattutto secondario. Come la società vede il fallimento. Secondo me tra come lo vede la società e come lo vede il portatore del fallimento, la società è molto più clemente. Come noi viviamo il fallimento: malissimo. Prendete un liceale, che magari ha fatto il suo percorso senza intoppi, magari con tempo libero per fare sport, imparare a suonare, uscire ogni tanto con degli amici, magari un po' di sana libidine, insomma, la situazione ideale, senza un intoppo serio, solo piccoli successi, quasi dati per scontati. Quell'adolescente, che compie il primo passo da adulto, se inciampa al primo passo, subirà un trauma tremendo. Vedersi superato nei tempi dagli amici, vedersi negato un risultato, assaporare l'amaro in bocca, gli faranno malissimo. E ognuno è fatto a modo suo, magari è un momento passeggero, magari diventa un macigno e ne resta segnato. Semplicemente perché non ha l'esperienza e gli strumenti per digerire il tutto. E come con tutti i traumi, son dolori. La società ti guarda e ti valuta. In un contesto non meritocratico occorrono raccomandazioni, non gliene frega niente a nessuno della tua storia personale. In un contesto meritocratico potrà influire, come altri fattori. Nei rapporti personali lo stesso. Il peggior giudice di noi stessi, siamo proprio noi. Una relazione che finisce dopo averci sputato sopra sangue e sudore, comunque finisca, avrà strascichi duraturi, che si manifesteranno nei momenti che ne riecheggiano le circostanze, o di maggiore vulnerabilità. L'unico fattore sociale che veramente può influire è la consapevolezza che ad un tuo passo falso qualcuno ne gioirà o ne trarrà vantaggio. Ma pure questo è secondario. Dalle mie parti dicono che "il capì nun se compra". Ma purtroppo neanche si vende. Il nostro livello di sensibilità, intelligenza e conoscenza sono i veri fattori primari che incidono sul somatizzare un fallimento, secondo me e per quello che ho visto. Proprio perché alla fine della fiera, specie per un ragazzo, sono affari propri quello che si fa e che si ottiene. Alla fine chi ti si para davanti più spesso sei proprio tu allo specchio. E là devi rendere conto. Le menzogne sono più difficili da raccontare a sé stessi.
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    Non seguendo la cronaca non conoscevo questa vicenda, ma non é neppure la prima volta che accade. Ed é un peccato: io ho fatto tanta fatica a finire l'universitá, sia per ragioni di salute che per la modesta preparazione matematica che un liceo artistico poteva chiaramente offrire, insufficiente per il livello richiesto alla facoltá di informatica. E durante quel periodo, nonostante filassi liscio negli esami di programmazione, in quelli di matematica arrancavo, e in piú occasioni mi sono sentito un fallito. Ho avuto genitori che mi hanno comunque sempre supportato, e anche se deludevo costantemente me stesso, mai mi hanno fatto sentire che lo stesso valeva per loro. La domanda "come mai non accettiamo il fallimento" é bellissima e sarebbe necessario che ognuno se la ponesse. Io ho deluso spesso me stesso: non saró un "fallito" nel senso comune (ho un lavoro, una casa, una famiglia etc etc), ma ho fallito in molti miei obbiettivi personali. E con difficoltá sono arrivato ad accettare che "il fallimento é parte del processo di apprendimento". Brutta cosa un mondo che pretende l'infallibilitá, pena perdita di status sociale, di lavoro, di libertá. E se il risultato é ció che conta, allora diventiamo competitivi, né piú né meno di quanto i nostri progenitori lo erano 100 mila anni fa: se falliamo, allora "non siamo degni della societá a cui apparteniamo" e all'interno della quale, in modi diversi, anche oggi lottiamo per la sopravvivenza. É triste pensare che quella ragazza avrebbe potuto trovare una vita altrettanto soddisfacente (forse anche di piú, chi puó dirlo?) se avesse accettato il proprio "fallimento" e avesse provato altre strade. Per parte mia, sto provando ad educare i miei figli ad accettare il fallimento: dare il massimo, ma essere consapevoli della propria (e altrui) fallibilitá. Soprattutto nella piú grande vedo quell'orgoglio e quella superbia che avevo anche io da piccolo, e spero di aiutarla ad essere piú indulgente, ad accettare che se sbaglia non é la fine del mondo.
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    Siccome la nuova stagione arriverà appena nel 2019 e siccome abbiamo molto tempo davanti, abbiamo pensato di procedere ad un Rewatch di GOT da seguire in diversi modi. Intanto questo è il calendario che abbiamo pensato per la prima stagione 1/2 puntate: settimana tra il 5 e 11 aprile 3/4 puntate: Settimana tra il 12 e il 18 aprile 5/6 puntate: Settimana tra il 19 e il 25 aprile 7/8 puntate: Settimana tra il 26 e il 2 aprile 9 puntata: Settimana tra il 3 e il 9 Maggio 10 puntata: Settimana tra 10 e 16 Maggio Si potranno commentare le puntate in due modi 1- La serata del Giovedì ci sarà una visione comune con chiacchierata in merito nella chat Spoiler Free per la Serie su Telegram: https://t.me/joinchat/AAAAAAtKYNahbuFxYCusaw 2- Un topic dedicato che verrà aperto da uno dei moderatori di sezione Questo per far in modo che anche chi non possa essere presente durante la serata Rewatch, possa guardarsi le puntate da solo e commentarle e poi commentarle insieme. Inoltre, man mano che andiamo avanti, possiamo scegliere assieme come gestire il calendario, magari decidendo che alcune puntate sono più importanti o dense rispetto ad altre, per guardarne solo uno o due. Insomma, siamo liberi di provare tutti insieme. Scaldate i motori e L'Inverno Sta Arrivando
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    Non ho bisogno di un amico che cambia quando cambio e che annuisce quando annuisco; la mia ombra lo fa molto meglio. (Plutarco)
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    Interessantissimi i vostri pensieri. Io ehm ho un problema... Nel senso, sono un po' perfezionista. Quindi quando capita di fallire vado in panico. Non credo sia patologico (spero), però sul serio non riesco molto a gestire i fallimenti, continuo a rimuginarci sopra per tantissimo tempo. Alcuni dicono che sia troppo severa con me stessa e di pensare che in fondo siamo tutti esseri umani. Vorrei imparare ad essere un po' più indulgente con me stessa... Ma poi si ripresenta il senso di colpa per aver fallito e quindi buonanotte XD La pressione... Io la sento abbastanza. Probabilmente è paura di deludere gli altri, ma prima ancora me stessa. Ultimamente sto cercando di seguire la filosofia: fai sempre del tuo meglio, tanto le cose se devono andare storte vanno storte, è inevitabile. Ma se fai del tuo meglio nessuno e prima di tutti te stessa non potrà dirti: eh però hai fallito per cui sei una fallita. Gli altri te lo potrebbero anche dire, certo, tutti sono capaci a parlare, soprattutto chi non è nella tua stessa situazione e non ha le tue responsabilità, ma almeno tu sei in pace con te stesso. Un po' è difficile però, lasciarsi andare. Lo dico da una che un po' ha paura del fallimento. Sembrano frasi fatte, però l'importante è sapersi rialzare. Certo a volte è più farcile a dirsi che a farsi... All'università ho avuto anche io i miei alti e bassi, ma ho sempre detto la verità, soprattutto ai miei. Un po' per principio (se già non dico la verità alla mia famiglia buonanotte essere sinceri con gli altri), un po' perché con i miei comunque ho un bel rapporto. Probabilmente alla ragazza (non ho seguito il caso di cronaca...) mancava un dialogo con qualcuno, o meglio una persona sia famigliari, amici o altri con cui poteva sfogarsi senza sentirsi giudicata... Di base, dire la verità ripaga sempre. Poi ci sono casi in cui non si dice la verità per evitare (magari anche agli altri) problemi ulteriori e lì non so se sia corretto o no... Io qualche volta l'ho fatto... Ma mai su i miei risultati universitari...
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    Gentilissimi, da tempo immemore non bazzico sul forum ma, evidentemente in preda ad un disturbo bipolare, ho rivisto le prime cinque stagioni di GOT. Conto di rivedere la sesta e la settima nei prossimi giorni di tedio notturno... La "maratona" l'avevo già fatta un anno fa per prepararmi alla settima stagione (dimostratasi poi amara delusione e motivo di colecistite acuta con versamento). Non voglio dilungarmi troppo e restando in topic scrivo la mia opinione con la consueta ironia. Tralasciando la trasposizione ed il confronto con "l'opera" letteraria mi concentrerò, in poche righe, sulle scelte degli sceneggiatori che non ho apprezzato, con una visione d'insieme e senza soffermarmi sui singoli episodi: La morbosità. In ogni aspetto. Nella violenza, nella sessualità, nell'uso senzasionalistico di questi aspetti (efficace per carità, sicuramente "fa ascolti" ed è parte integrante del successo iniziale e "virale" di GOT). Nota: trattasi di problema condiviso con tutti i prodotti popolari degli ultimi 5/10 anni e delle oscene interferenze della psicanalisi nel marketing e nel design dei prodotti di intrattenimento... ("siamo tutti dei porci sadici con il complesso di Edipo"). Lo sciupare del tempo. Evidente necessità per annacquare la trama (incompiuta) e per arraffare quanti più danari possibile. Il che va di pari passo con... L'inconcludenza. Concorso di colpa tra i due D ed il sadico (intemperante) di nome Martin. A parte uccidere tutti i morbosi di cui al punto 1 in un tentativo di pseudo-catarsi... cos'ha / hanno concluso? Niente. In otto anni. Niente. Caratterizzazioni discutibili. Come già detto da altri Talisa...Talisa... per fortuna non son donna altrimenti sarei proprio inc***ata. (EDIT: Ma è possibile la censura in un forum su GOT? mmm Ok scusate volevo dire: infervorata!) BRAN.... BRAAAAN!!!. Ma non mi fermerei ai singoli personaggi: interi popoli sono caratterizzati scimmiottando goffamente etnie reali (vizietto già abusato nel Signore degli Anelli e spesso anche dallo stesso Martin). Haradrim (sudroni...) vs Dorne... e bla bla bla. Sappiamo che nel fantasy servono sempre dei punti di riferimento dal mondo reale per non confondere il lettore/spettatore ma hanno proproi ruotto i palantir con: arabi-dorniani-sudroni-haradrim, vichinghi-nordici-stark-numenoreani (dai... anche l'attore...) oppure tyrell-francesi-che-non-usano-il-bidet o anche i lannister-IU-ESS-EI! (USA per chi non l'ha capita) oppure i dothraki-mongoli-bravi-a-cavallo-e-nelle-yurta.... e mi fermo qua perchè già sento le bestemmie di chi ha tentato di leggere queste terribili concatenazioni... Scusate... Non odiatemi!
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    DAVOS I Con Davos si ricomincia da dove lo avevamo lasciato, dalla disfatta delle Acque Nere. Si tratta essenzialmente di un capitolo riepilogativo, che vuole riassumere brevemente i dati essenziali di un POV comunque importante. Tra le molte cose che vengono dette in poco tempo, emerge soprattutto quanto in Davos ci sia dell'uomo comune, ravvisabile in quel mix di fedeltà alla religione tradizionale e alla superstizione. In questo contesto si inserisce anche la contrapposizione con Melisandre, portatrice di un culto straniero contro il quale il Cavaliere delle Cipolle trova una ragione per vivere. Altro tema è il senso di colpa: Melisandre viene ritenuta la principale responsabile della morte dei suoi figli, ma Davos sa già che in parte si sta autogiustificando, che sta trovando un alibi verso se stesso per decisioni prese già tempo prima. Giungendo a farsi tagliare le dita dal suo signore, giurando fedeltà ad un uomo di questo tipo, il contrabbandiere aveva di fatto già stabilito che tutto (anche la sua famiglia) sarebbe venuto dopo la politica, dopo le guerre che Stannis gli avrebbe chiesto di combattere per lui. Per salire la scala che porta dal Fondo delle Pulci alla sala del Trono di Spade c'è un prezzo da pagare e non è nemmeno detto che sia sufficiente per il raggiungimento dell'obbiettivo. SANSA I Sansa appare stretta tra un mondo idealizzato, filtrato dall'educazione materna e dalla septa, e uno reale nel quale le già tante esperienze negative l'hanno segnata in profondità. La giovane Stark qui praticamente sbaglia qualsiasi analisi: per esempio quando, sapendo che Margaery era sposata con Renly, dà per scontato che soffra per la sua morte oppure quando le viene detto che sposerà il fratello di Margaery e quindi pensa immediatamente all'unico che abbia mai visto (quello di cui è innamorata), per non dimenticare quando, basandosi sul fatto che Garlan e Loras sono due cavalieri, suppone erroneamente che lo sia anche il loro fratello maggiore. Quindi nella sua testa c'è confusione, il flusso dei suoi pensieri è abbastanza frettoloso e incoerente, passa in rassegna fatti diversi, fa ipotesi e ragionamenti ma senza arrivare mai ad una conclusione perchè la fredda corazza che cerca di mantenere esternamente tradisce un'incertezza interna sempre maggiore, causata dalla mancanza di punti di riferimento e dallo sgretolarsi di determinate convinzioni. Da questo punto di vista, l'incontro con Olenna non potrebbe essere più significativo perchè non esiste una lady più diversa dal modello al quale Sansa è stata educata; la Regina di Spine ha un linguaggio sboccato, fa allusioni sessuali, parla apertamente male del figlio e fa pure insinuazioni sulla famiglia reale. Con lei Sansa resiste poco e finisce per svelarsi completamente, esponendo la verità su Joffrey. E' un avanzamento solo teorico perchè nasconde un'insidia importante: il matrimonio con Willas Tyrell infatti si inserisce nel contesto che vede Sansa come una pedina importante del gioco del trono, una pedina che tutti vogliono per poter sfruttare a proprio piacimento e alla quale tutti paiono negare un'individualità. Per un attimo però lei riflette sulla possibilità avuta di non essere più prigioniera, riflette sul Mastino e ne conserva addirittura il mantello insanguinato, finendo per comprendere l'origine della sua paura. Per una giovane lady abituata a ragionare in modo schematico, questa dimostrazione di empatia per un uomo così distante da lei è un importante segno di cambiamento; significativamente quando nella pagina dopo parlerà con un altro cavaliere, radicalmente opposto a Sandor in tutto e per tutto, non capirà realmente il senso del suo disagio. JON I Gran bel capitolo che inizia l'epopea di Jon tra i bruti, una delle tante occasioni in cui sarà messo in discussione il suo senso di appartenenza. Molto poco starkianamente Jon deve fingere, deve simulare di essere qualcosa che non è e in parte diventare anche qualcosa d'altro rispetto a quello che realmente è. Già quando era entrato nei Guardiani della Notte aveva dovuto fare uno sforzo in questo senso ma la transizione era stata relativamente più facile. Per quanto i confratelli che sorvegliano la Barriera siano un ordine peculiare, sono comunque qualcosa che un uomo del Nord percepisce come vicino, qualcosa di familiare specialmente per uno di casa Stark. Passare con i bruti significa invece rinnegare totalmente le proprie origini e abbracciare qualcosa di marcatamente diverso, seppur meno differente di quanto Jon possa pensare. Significativa la metafora dei cani che circondano Spettro: << Loro sono cani, mentre lui è un lupo. Sanno che non è della loro stessa razza >>. E' come se i cani avvertissero l'alterità del metalupo e più in profondità del loro padrone. Tuttavia Mance la pensa in maniera diversa: << Il sangue dei bruti è il sangue dei Primi Uomini, lo stesso sangue che scorre nelle vene degli Stark >>. Mance Rayder è un pragmatico che cerca il meglio per il proprio popolo ma è anche un'idealista, portatore di un'antistorica visione egualitaria che Jon, figlio di uno dei più importanti nobili del regno, potrà al massimo ammirare ma non abbracciare. Dopo un primo momento di smarrimento in cui tende a ripetere gli schemi imparati a Grande Inverno (si riferisce al re con l'appellativo di "maestà", si chiede se si debba inchinare), il ragazzo dimostra però di avere la mente sveglia e di sapersi adattare alle circostanze, finendo per ingannare Mance utilizzando la propria condizione di bastardo. Il fatto di essere nel mezzo di una missione sotto copertura è rassicurante perchè giustifica il personaggio da tutte le decisioni che dovrà prendere; nel gioco incrociato dei giuramenti già denunciato nella sua ipocrisia da Jaime Lannister, quello prestato a Qhorin il Monco supera e per certi versi contiene quello prestato all'intera confraternita. Anche Mance ha prestato un giuramento e anche Mance l'ha infranto ma lo ha fatto senza secondi fini e costrizioni, l'ha fatto per essere realmente "libero". DAENERYS I Il peggiore dei quattro capitoli del lotto. Daenerys ama il mare perchè il mare le ricorda casa, anche se il termine "ricordare" è improprio in quanto lei non può realmente ricordare il Continente Occidentale. La confusione sul concetto di casa è ben evidenziata dalla sua ignoranza sui fatti del passato, ignoranza che provano a colmare Arstan Barbabianca e Jorah Mormont con una serie di informazioni abbastanza dettagliate. Più in generale si ha l'impressione di una complessiva inadeguatezza della giovane regina, eccessivamente ottimista, ancora troppo legata ai racconti del fratello pazzo e troppo sbrigativa nell'accettare il consiglio finale di ser Jorah (per quanto giusto possa essere). Nella scena finale non manca però un elemento di malizia e di ambiguità: affermando di comprendere che Jorah sia innamorato di lei, ma affrontandolo prima con un vestito che lascia poco all'immaginazione e poi levandosi addirittura ogni indumento, sembra quasi porsi verso il cavaliere in termini utilitaristici. Sa che lui la segue per un motivo e forse inconsciamente fa leva su questo per mantenere il potere su di lui. Quella che nel primo libro era solo una ragazzina si sente sempre più forte e potente, si sente una donna ma soprattutto si sente sempre più una regina.
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    Bene, oggi festeggio il mio primo compleforum!
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    Probabilmente sparirò per un po', perchè la salute non va come dovrebbe e ho bisogno di impegnarmi a fondo, mettercela tutta, per cercare di sistemare questa cosa, nonostante per ora tutto ciò che si è visto in quattro mesi di "cure" è stato un miglioramento breve quanto illusorio seguito da un sistematico, costante peggioramento. La mia assenza potrà durare poco o tanto, non lo so e a questo punto sono in balia della situazione, non dipende più da me. O forse potrei tornare, ma non con l'assiduità di prima. Un saluto ed un abbraccio a tutti, e un grazie di cuore ai tanti di voi con cui in questi mesi abbiamo condiviso, con passione e sincerità, riflessioni, pensieri e piccoli o grandi frammenti di noi stessi. Un bacione. Stella
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    Dopo l'incredibile serata che ha visto trionfare LORDTROTA, non ci fermiamo qui!!!!!!!!!!!!!!! Ecco che arriva la seconda incredibile serata dedicata al MEGA QUIZZONE SULLE CRONACHE Ci troviamo nella chat Telegram di Barriera il 18/04 alle 21:30! Non mancate e studiate: Rendete fiero Lo Zione! Avvertenze: ilgiocopuòcrearedipendenzapatologicaenonèadattoaidebolidicuore
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    Dopo l'incredibile serata che ha visto trionfare LORDTROTA, non ci fermiamo qui!!!!!!!!!!!!!!! Ecco che arriva la seconda incredibile serata dedicata al MEGA QUIZZONE SULLE CRONACHE Ci troviamo nella chat Telegram di Barriera il 18/04 alle 21:30! Non mancate e studiate: Rendete fiero Lo Zione! Avvertenze: ilgiocopuòcrearedipendenzapatologicaenonèadattoaidebolidicuore
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    giorno 40. il dolce più porcelloso Direi che in UK hanno delle soglie di porcellosità più alte delle nostre: Sticky Toffee Pudding servito caldo con caramello, panna montata e gelato. In alternativa Banoffee Pie con panna, caramello, banana e sempre gelato e panna montana in aggiunta
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    Concordo con thedoor: non vedo proprio perché per me "nessun finale" dovrebbe essere preferibile a "un finale scarso". O perché in futuro, se qualcuno ricorderá le cronache come ora si ricorda ISdA, i posteri dovrebbero preferire una incompiuta a una grande saga dal finale scarsetto. Anzi, un finale scarsetto potrebbe comunque garantire un futuro a questa saga, destinata altrimenti all'oblio (o ad uno status leggendario mantenuto da un culto segreto ) Io voglio un finale. Anche raffazzonato in un libro di 300 pagine. Diró brutto libro. Diró grande saga che si é buttata via alla fine. Ma sará almeno qualcosa di compiuto.
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    Giorno 37: Un dolce che offriresti a un personaggio delle Cronache Penso che offrirei una torta al cioccolato ad Arya: Ha dimenticato troppo in fretta cosa vuol essere una bambina.
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    Posso partecipare anche se in ritardo?
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    Vorrei lasciare ai posteri una citazione di Mattia "Attento a chi pesti i piedi: un giorno potrebbero essere quelli che ti prendono a calci in c**o".
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    Il vero problema, ai miei occhi di appassionato storico, è che il genere fantasy si basi su un concetto sterotipato di Medioevo, sul cui giudizio siamo fortemente influenzati dai pensatori rinascimentali, che, ricollegandosi ai fasti dell'Antica Roma, vedevano nei mille anni precedenti pura e semplice "età di mezzo", di arretratezza, di oscurantismo. Inoltre, pensiamo sempre che esista un unico Medioevo, un'età in cui tutti i popoli sperimentarono un periodo di decadenza. Quanto di più sbagliato: tra l'800 e il 1000 si affacciavano sul Mediterraneo (un contesto quindi abbastanza ristretto e ravvicinato) il più arretrato impero carolingio e gli avanzatissimi califfati ed emirati arabi, lo stagnante impero bizantino e le dinamicissime repubbliche marinare italiane. Viaggiando per l'Europa si passava da una Cordova moresca di quasi mezzo milione di abitanti e con l'illuminazione stradale notturna a un Aquisgrana in cui l'unico edificio di pietra e mattoni era il palazzo reale con intorno misere capanne di legna e paglia. E non è forse nel Medioevo (anche se quello più vicino a noi) che vennero inventati il fuoco greco, la polvere da sparo, la stampa, l'astrolabio, la bussola, le tecnologie per permettere i viaggi oceanici, e innumerevoli altre cose che solo nel periodo successivo avrebbero dato i loro frutti? GRRM, prendendo a modello specificatamente il Medioevo inglese, ha ragione nel raccontare un contesto tecnologicamente arretrato. La stranezza è che questa situazione storica duri da millenni e che nemmeno lo sbarco dei Valyriani enormemente avanzati abbia mutato la situazione: i vincitori si sarebbero adattati alla tecnologia dei vinti. E' come se i romani, sbarcati in Britannia, avessero abbandonato tutta la propria cultura, mettendosi a fare i druidi e a costruire nuove Stonehenge invece di terme e strade. E questa è una grossa pecca per un universo che si vuole affine al reale. O almeno che noi descriviamo tale. A ben pensarci Martin più che il realismo ha introdotto nel fantasy la crudezza del nostro mondo. Tutto nell'opera ha connotati fiabeschi o mitici, da Nido dell'Aquila che appare altissima tra le brume a Delta delle Acque che sorge dalle correnti, fino alla Barriera costruita di un materiale che nella nostra dimensione non durerebbe sicuramente otto millenni. Martin non pensa alle incongruenze tecnologiche perché la sua è una prospettiva fiabesca e mitica, dove tutto è formato e costruito in un tempo altro, in illo tempore (vedi la Barriera o Capo Tempesta ma persino le stesse casate). Detto tutto questo, almeno un ponticello sul fiume poteva farglielo fare...
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    Premetto dicendo che secondo me non esiste un concetto oggettivo di Eleganza, ma esiste il BUON SENSO. Se una ragazza entra in chiesa in minigonna o un ragazzo va al lavoro con i jeans praticamente alle caviglie (non espressamente richiesti dal datore di lavoro), sono la prima a giudicare la cosa inopportuna. Se invece una ragazza vuole girare per strada in minigonna e tacchi o struccata, è libera secondo me di farlo. Mary Quant ha inventato la minigonna negli anni '60, un periodo in cui le donne lottavano per essere libere di comportarsi e vestirsi come volevano. Sarebbe ipocrita da parte nostra definire negativo il fatto che oggi, a differenza di una volta, le ragazza si vestono con abiti più corti in nome della libertà, perché lo facevano già allora. Togliere questo diritto sarebbe un passo indietro e non definirei ciò poco elegante. Semplicemente ci vuole buon senso di vestirsi in un certo modo ad esempio a cerimonie o luoghi particolari che lo richiedono. Questo è semplicemente RISPETTO e BUON SENSO. Penso, inoltre, che RISPETTO sia anche accettare modi di porsi e vestirsi diversi dai nostri. Questo concetto va a braccetto con la già citata EMPATIA. Faccio un esempio in questo ambito: io ho 22 anni e ormai giro quasi sempre senza trucco. Spesso vedo le mie coetanee che mi squadrano, perché mi trovano brutta o fuori luogo struccata probabilmente. Il punto è che magari a nessuno viene in mente che sono struccata perché in cura dermatologica a causa dei problemi alla pelle che ho avuto per colpa dei trucchi. Per questo dico che in riferimento al vestiario ci vuole RISPETTO dell'altro, dal momento che ci possono essere motivi che noi non conosciamo dietro al suo modo di porsi e che comunque, in nome delle lotte femministe di una volta, ogni ragazza è libera di vestirsi come vuole e in generale ognuno di esprimere il proprio essere, in rispetto del buon senso di luoghi e situazioni. Questo riguardava il vestiario. Per quanto riguarda il saper distinguere le situazioni opportune per dire o fare una determinata cosa, questo dipende dall'EDUCAZIONE ricevuta. Se una persona è stata educata fin da piccola in un certo modo, non ha tutta la colpa, ma la colpa è dei genitori o chi per loro. Uno può anche migliorare, ma non è facile. In relazione all'EDUCAZIONE c'è anche il problema della lingua, citato in un post precedente. Penso che i ragazzi dovrebbero essere educati alla lettura, per il semplice fatto che leggere aumenta il vocabolario e migliora il modo di esprimersi, lo dicono le logopediste ai bambini, non lo dico a caso. Un'altra virtù che per me andrebbe aumentata è l'ASCOLTO. Con l'avvento delle nuove tecnologie, noi giovani (e io per fortuna sono in una generazione dI mezzo ancora) ascoltiamo meno, è un dato di fatto. Secondo me bisognerebbe ascoltare di più adulti e anziani. Io ho imparato molto grazie alle storie di mia nonna e conosco persone che si sono pentite poi, quando non c'erano più genitori e nonni, di non averli ascoltati abbastanza. A me hanno sempre insegnato " Impara l'arte e mettila da parte ", prima o poi tutto serve. Esperienze, consigli, insegnamenti. Ascoltando le persone con più esperienze si fa un piacere a loro e si impara sempre qualcosa.
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    L'ingegneria di westeros sembra essere rivolta principalmente alla costruzione di forti e castelli... anche se molte fortificazioni sono (molto) antiche e di origine ignota, non scordiamoci che il castello di Harrenhall, il più grande e complesso mai costruito, ha circa 300 anni, relativamente recente. La presenza di pochi ponti nella terra dei fiumi potrebbe essere spiegata con i problemi relativi alla costruzione in zone con argini variabili (vista l'alternanza delle stagioni probabilmente cambiano anche di molto tra un decennio e il successivo). Per il discorso delle strade, come avete già scritto, non tutte le civiltà hanno lascito evidenze durevoli come i romani... certo è strano che commerci e spostamenti su lungo raggio siano effettuati principalmente via mare vista l'incertezza che tali viaggi comportano. Sicuramente è sorprendente che il livello tecnologico sia rimasto pressoché inalterato in migliaia di anni, soprattutto considerando la presenza dei maestri della Cittadella che non sembrano aver sfornato nessun Leonardo/Galileo/Newton in tutti questi anni. Inviato dal mio SM-J330FN utilizzando Tapatalk
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    Nel frattempo ho anche trovato questo interessante articolo di cui vi copio il riassunto sui principali dolci: DOLCI PER TUTTI I GIORNI I veneziani non aspettano di certo ricorrenze straordinarie per potersi deliziare un dolcetto dopo il pasto. I dolci fatti tutti i giorni dalle sapienti mani dei maestri pasticceri e delle signore veneziane sono numerosi. In ogni periodo dell’anno potrete trovare: i zaeti (o zaleti): biscotti rustici molto popolari a Venezia, anche se nascono nelle province di Belluno, Udine e Pordenone. Prendono il nome dal colore giallo (zal in veneto), perchè sono fatti con la farina di mais. In laguna sono stati arricchiti con l’uvetta e si usa inzupparli nel vino dolce; (provati, non ne vado matta) i bussolai (bussolà, buranelli): biscotti tipici dell’isola di Burano a forma di ciambella o a forma di S (in questo caso prendono il nome di esse buranei). Nascono come dolce pasquale, ma ormai si trovano tutto l’anno. In passato venivano mangiati dai pescatori in cerca di energia dopo un periodo lontano da casa, infatti si conservano tutt’oggi a lungo. Sono aromatizzati al limone, rum, vaniglia e spesso hanno le gocce di cioccolato; (ottimi!!) i baicoli: all’aspetto sembrano delle bruschette di pane, in realtà sono dei biscotti di pasta reale spugnosi, ideali per essere inzuppati nel vino e nel caffè. Venivano mangiati dai marinai che li portavano in viaggio nelle navi come provviste a lunga conservazione. Quelli veri vengono venduti in scatole di latta; (mai trovati particolarmente apprezzabili) il pan dei dogi: è un dolce originale della provincia di Rovigo che risale al 1600, quando il doge Silvestro Valier lo faceva preparare per ogni banchetto. Si presenta come una pagnotta addolcita con miele, fichi e noci. La grande quantità di burro lo mantiene morbido per un periodo di conservazione che arriva fino ai 180 giorni. Viene venduto soprattutto nel periodo natalizio, ma lo si trova ormai per tutto l’inverno; (non mi piace la frutta secca all'interno) il moro: è un dolce di pasta frolla, gocce di cioccolato, nocciole e ricoperto di glassa al cioccolato. É arricchito spesso con canditi e mandorle; (questo invece è buonissimo e simile al dolze del gondoliere) i baci in gondola: dolcetti composti da due meringhe bianche legate fra loro dal cioccolato, nati appositamente per gli innamorati. Perfetti da gustare ovviamente in gondola! le spumiglie: grandi e vaporose meringhe colorate che colorano le vetrine di tutte le pasticcerie veneziane. In alcuni casi sono rivestite con il cioccolato fondente; (queste sono una bomba! anche con la panna, l'unico problema è mangiarle perchè si sfracellano tutte) DOLCI DI CARNEVALE le fritole: per anni dolce nazionale della Serenissima, oggi pilastro del Carnevale. La frittella veneziana veniva prodotta dai “fritoleri”, che nel ‘600 si riunirono in una corporazione protetta. Sono preparate con uova, farina, zucchero, uvetta o pinoli e fritte in abbondante olio o strutto. In alcune zone vengono farcite con crema o zabaione; i galani: nelle altre zone del Veneto e dell’Italia vengono chiamati anche crostoli o chiacchiere. Hanno origini antichissime (addirittura in epoca romana) e sono delle friabili e sottili strisce di pasta fritte e spolverate di zucchero. Esistono ricette più light fatte di pasta al farro o cotte al forno, ma quella vera prevede la frittura del galano; le castagnole: sono piccole palline compatte e più asciutte delle frittelle, fritte o cotte al forno e spolverate con lo zucchero. Non hanno bisogno di presentazioni! DOLCI DELLE FESTE torta Nicolotta: veniva preparata per la Festa di San Nicolò, soprattutto nella parrocchia dei Nicolotti dei Mendicoli, eterni rivali dei Castellani del sestiere di Castello. É un dolce molto povero, a base di pane raffermo o polenta e aromatizzato con finocchio e grappa. Si narra che venisse distribuita ogni venerdì mattina ai mendicanti della città; (mai sentita. non so cosa sia ^^") San Martin: in occasione di San Martino, l’11 novembre, è tradizione preparare il cavallo di San Martino in tutto il territorio veneziano. La leggenda racconta che il santo divise il suo mantello per donarne la metà a un povero mendicante infreddolito. Dopo il suo gesto uscì il sole, quindi si parla dell’ “estate di San Martino”. Il dolce, fatto a forma di cavallo montato dal cavaliere, è fatto di pasta frolla e decorato con cioccolato, glassa colorata e caramelle; fave dei morti: preparate in occasione della vigilia della festa dei defunti. Sono tipici sia del veneziano che del Friuli, ma a Venezia vengono fatti con i pinoli al posto delle mandorle. Sono piccole palline schiacciate e croccanti e vengono accompagnate spesso dal Torbolino, un vino dolce veneto; pinza veneziana (o torta dea marantega): è un dolce diffuso in tutta la regione, ma la ricetta cambia di famiglia in famiglia. Viene preparata per il giorno dell’Epifania. È fatta di farina di mais o pane raffermo, frutta secca, uvetta e aromi come il finocchio. È un dolce molto corposo e viene spesso accompagnato da vin brulè; colomba di Pasqua: è una focaccia proposta per la festa della Pasqua a forma di colomba. È arricchita con glassa, zuccherini e mandorle. Il procedimento di preparazione è difficile da fare in casa e prevede una lunghissima lievitazione, ma ne varrà sicuramente la pena; Occhio che nel link ci sono anche tutte le migliori pasticcerie di Venezia, ovviamente tutte provate di persona! (alcune da escludere secondo me, nel caso contattatemi in MP per suggerimenti ;:) https://www.venezia-help.com/itinerari/dolci-tipici-venezia/
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    La questione ha una duplice chiave di lettura; la prima, è che il Giorgione non ha avuto tempo/l'idea/la necessità di dare al suo universo narrativo una verosimiglianza storica troppo aderente alla realtà (abbiamo affrontato l'argomento anche in un'altro topic in cui ci chiedevamo da dove prendano le navi gli Ironborn visto che di arsenali militari e cantieri navali non ce ne sono, in apparenza...). La seconda, è che molto probabilmente nei Sette Regni è mancata, e manca tutt'ora, la conoscenza tecnologica, l'apparato amministrativo e più banalmente il senso di necessità che sono necessari per la creazione di una rete stradale efficiente ed estesa. Da notare che anche nel medioevo reale, in Europa, le strade e i ponti, e le infrastrutture in generale, lasciate dai Romani caddero in uno stato di completo abbandono quando venne a mancare l'efficiente gestione che nell'Impero aveva garantito la funzionalità e la manutenzione delle infrastrutture.
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    Anche a me ha fatto tanta impressione. Povera ragazza...Da un lato non comprendo come sia possibile organizzare “a mente fredda” tutta la festa, con tanto di bomboniere, ristorante e tutti i parenti...Io sarei impazzita prima, non ce l’avrei fatta. Il fallimento è difficile da gestire, i genitori e tutti quelli che ti circondano hanno alte aspettative su di te, non li vuoi deludere ma allo stesso tempo non riesci a reggere la pressione, e per prendere tempo dici bugie. Nel suo caso sono cresciute sempre più e non è più riuscita a trovare una via di uscita. Sulla prima parte un po’ mi riesco a immedesimare, perché per un periodo anche io mi sono sentita così. Avevo paura che cambiare significasse dichiarare battaglia persa e continuavo a cercare di sbattere la testa contro il muro. Poi ho deciso di affrontare la situazione (e le persone che mi stavano vicine) e di reagire e cambiare rotta, ma non è facile. Io sono anche stata fortunata, sono riuscita a reinventarmi e i miei genitori (alla fine) hanno capito. È brutto sentirsi soli e pensare di non aver nessuno con cui parlare...Anni senza dialogo (dialogo vero) con i genitori o con i fratelli, o il fidanzato...Deve essere terribile. Un altro problema secondo me è come noi pensiamo che la società veda chi “non ce la fa” o chi ha bisogno di aiuto o di cominciare un percorso con uno psicologo. Non si è matti, capitano a tutti momenti bui, l’importante è accettarli e affrontarli, perché purtroppo certi malesseri non se ne vanno da soli. Ho scritto di getto, spero sia comprensibile!
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    giorno 20: Se potessi chiedere una torta a tema a un cake designer Nessuno in realtà: io odio il cake designer, perchè pasta di zucchero e crema al burro sono due cose che personalmente non amo per nulla. La pasta di zucchero mi piace quando si usa per fare dei piccoli pupazzi o dei fiori, ma veramente, piccole cose. Idem per la crema al Burro: è molto versatile, ma deve essere usata a piccole dosi, giusto per decorazioni minime.
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    Giorno 28: il dolce che mangi più spesso Il cioccolato nelle sue innumerevoli varianti! So cosa state per dire: “il cioccolato non è un dolce”. Avete ragione! È l’ingrediente alla base della felicità!
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    Giorno 26: una dolce merenda Un applauso alla collega forumista @Iceandfire per le crepes merendere. Tra l'altro mi pare siamo state nominate poco, io in effetti non le amo dolci. La mia merenda dolce da piccola era panino con strato di burro spessore sui 2 cm con abbondante copertura di zucchero ^^" mia nonna non badava molto ai consigli dei nutrizionisti. Poi quando c'era, una fetta di torta o biscotti. Oggi aggiungo anche fette biscottate con marmellate varie o Nutella insieme a un buon The. Lascio una ricettina Torta con crema al latte di riso Fatta per caso perché lo avevo comprato ma non riuscendo a berlo volevo trovare un modo per finirlo. La torta viene buona comunque! Un po' dolce forse per quelli cui non piace il troppo dolce. Per la torta 300g farina 00 200g zucchero 4 uova 130g olio di semi 100 ml latte di riso 1/2 bustina di lievito Aromi a piacere (vaniglia, mandorla, limone...) Montare le uova con lo zucchero e un pizzico di sale finché il composto non diventa spumoso. Aggiungere l'olio a filo continuando a mescolare bene il tutto sempre mantenendolo spumoso (il composto deve avere le bollicine). Aggiungere quindi farina e lievito setacciati e il latte. Versare il tutto in uno stampo imburrato e infarinato diametro 24 cm. Inserire quindi nel composto la crema (sconsiglio al centro altrimenti poi la torta si spatoscia quando si taglia, io ho fatto 5 mucchietti a metà circa più uno al centro che non rifarei). Una volta completato infornare in forno già caldo a 180 per 30/35 minuti. Per la crema 1 uovo 500 ml latte di riso 60g amido di mais 60g zucchero Aromi Far scaldare il latte in un pentolino. Sbattere l'uovo con lo zucchero fino a che diventa spumoso e aggiungere l'amido. Versare il latte caldo nel composto, amalgamare e rimettere sul fuoco per farlo addensare, il tutto usando una frusta. Lasciare la crema a riposare coprendola con una pellicola trasparente a contatto con la superficie (così non fa la pellicina). Questo è il risultato
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    _ Altro pezzo di @JonSnow; Varys. Un'ennesima forza cerebrale che aleggia da sempre nell'opera, rintanandosi nei suoi punti più oscuri. Eppure è impossibile non constatare quanto la natura dell'eunuco differisca tra ASOIAF e GoT, non solo a causa dei tagli, ma soprattutto a causa dei propositi che, de facto, vengono modificati al fine di seguire una direzione del tutto differente. Egli proviene dal nulla, soggiogato dalla brutalità della schiavitù e successivamente intimamente libero grazie al rifiuto di morire, aggrappandosi così alla vita in modo morboso, ossessivo. Ne conosce il fondo, ne ha assaporato la polvere da creatura non amata, tra elemosine e povertà, tra un niente in cui si è ritrovato costretto ad edificare nuove convinzioni. Dopo aver saggiato il potere di una schiavitù materiale, rifugge ancor di più dinanzi a quello di una schiavitù ideologica; egli non ha ambizione personale, non freme, non brucia. Non ha passione, è privo di qualunque coinvolgimento. Non ama. E' totalmente libero, slegato. Sfuggevole, è sinceramente sorpreso e inorridito nel constatare dove l'ardimento possa portare l'uomo, quanto prigioniero di esso egli possa essere e fin dove possa intaccare ogni intenzione, gesto, comportamento. Non c'è un mondo interiore univoco, vi è invece una controversa pietas teatrale, la convinzione di un interesse patologico per coloro che si ritrovano tra gli ultimi, negli angoli più lugubri e angusti della società. Per loro e soltanto per loro. Per ciò che un tempo è stato, per ciò che un tempo ha saggiato sulla pelle, per la sua innocenza segnata, per la sua carne violata. Tante sono le smorfie, le improvvisazioni, i ruoli. Innumerevoli i comportamenti, silenziosi i passi. L'unica scia è la cipria, interpretazioni friabili asservite al medesimo scopo. Non ha scrupoli, eppure è un osservatore del tutto critico. Egli esamina, è allettato dalle coscienze con cui viene a confronto, le inquisisce. Esse possono essere pedine o nemici da distruggere, eppure sono degne di essere approfondite, schernite o rispettate a seconda di quanto riscontra. Non ci sono false illusioni, non vi è nulla che riesca più a incatenarlo. Non vi sono filosofie da tradire. L'unico assunto è il reame, servirlo, con qualunque metodologia. Ne consegue un'importanza immediata, un qualcosa da plasmare, un qualcosa di cui essere funzione. Non vi è dunque né il tempo né la volontà di essere qualcuno. Non c'è niente che sia realmente personale, poiché in quanto personale sarebbe un impedimento, una futilità. L'identità fallace è essa stessa una pietra angolare, il vigore che tutto incrementa. Non ci sono personalità, solo meccanismi. Solo il vuoto. Dunque l'interrogativo, il beneficio del dubbio, l'ignoto. Laddove Littlefinger prosperava nel caos, egli ricerca a suo modo una forma di stabilità, un equilibrio, una forza equiparante che lasci cessare l'abuso. Pertanto lavora alacremente contro tutti coloro che possano comprometterla, mentre sostiene chi ritiene capace di portarla a termine, di crearla su quello stesso nulla da cui egli è partito per giungere sin dove è giunto infine. La compromissione di tale equilibrio in favore di altro è l'unica, concreta e reale minaccia. Ne consegue infine che, in quanto uomo lontano dall'umanità, egli non sia un lealista Targaryen, ma realmente fedele agli ultimi. In virtù di tutto ciò, queste le possibili mete; A) La morte. Ed è il confronto con Melisandre l'indizio più importante, ma anche gli svariati confronti con Daenerys e quelli con Tyrion in privato. E' possibile che egli non ritenga più la Madre dei Draghi un sovrano stabile, affidabile, realmente in grado di garantire quanto sopra. Pertanto finirà col tradirla, alla ricerca di altro. E come ella stessa lo aveva avvertito, ciò comporterebbe la morte. Anche atroce, che dir si voglia. Questo è lo scenario più probabile, tanto che gli altri due sono una semplice forzatura. B) La morte, rimanendo però fedele alla causa di Daenerys. Ciò significherebbe una caduta a causa di terzi. Mi è difficile ipotizzare che uno della sua levatura cada semplicemente per mano dei Lannister. E' più possibile che finisca vittima degli Estranei, se proprio deve rimanere fedele. C) Sopravvivenza, con fedeltà o meno. Nel primo caso si ritroverebbe a corte, nel secondo caso è possibile che si ritroverebbe nuovamente esule. Egli, più di tutti, è un insetto che si è dimostrato capace di sopravvivere nelle situazioni più distruttive e incredibili. Non è difficile immaginare sia in grado di spingersi nuovamente ad Essos e ricominciare ancora da quello stesso nulla da cui è partito.
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    Dato che ho ancora un paio di idee, torno a Melisandre, che è il personaggio di questa sezione di topic. Il primo aggettivo che viene in mente, pensando alla sua figura in Got, è... sì, l’ho sentito che qualcuno ha detto “bona”. Più di qualcuno, anche. L’ho sentito benissimo; ma dato che voglio fare un discorso serio, faccio finta di niente e vado avanti. Oh. Allora, dicevo: il primo aggettivo (sì, va be’, il secondo) è “crudele”. E’ superfluo ricordare perché: accenno appena ai roghi umani, in particolare a quello, disturbante fino ai limiti dell’insostenibile, di Shereen, che comunque non è certo il primo. E anche la frase che dice a Jon, prima della battaglia, quando lui le chiede, anzi, le ordina “se muoio, questa volta, non riportarmi indietro” (frase di una potenza straziante, tra l’altro: quanto dolore bisogna avere dentro, per pronunciare parole del genere? Quanta amarezza, quanta immensa stanchezza; e quale sensazione di prigionia e privazione della libertà, in un certo senso, di essere solo una pedina mossa da altri in un gioco senza senso?). E lei in sostanza gli risponde che, evidentemente, R’hllor intende servirsi di Jon. E quindi lei se sarà il caso lo farà, indipendentemente dalla volontà di lui. Anche questo atteggiamento, persino la fermezza con cui pronuncia queste parole, sono crudeli. Nel senso che non tengono minimamente conto della sua volontà, della sua sofferenza, del suo essere persona ed essere umano: Jon è, potenzialmente, solo l'ennesima vittima da immolare al volere di un dio che si dice essere della luce ma che, con un capovolgimento abbastanza singolare, noi spettatori e lettori percepiamo invece come un crudele, oscuro, spietato abisso di tenebra. Jon, per lei e per questo dio, non è né più nè meno che un’altra Shereen. Eppure, nonostante tutto, ho la sensazione che qualcosa sia cambiato, dalla prima Melisandre a questa. Entrambe compiono il volere di R’hllor, entrambe sono sua voce e suo strumento. Ma la prima Melisandre appariva farlo in modo completamente anemozionale, anaffettivo, persino disumano: non solo senza il minimo dubbio –come ho già scritto in un altro post- ma senza il minimo giudizio proprio. Era uno strumento come lo può essere un oggetto, un freddo ingranaggio di un meccanismo molto più grande. La seconda Melisandre... La seconda Melisandre ha mandato Stannis –e chissà quanti suoi uomini- verso la morte; ha ucciso Shereen per una chimera ed un errore. La seconda Melisandre ha scoperto il dubbio. Ciònonostante, non ha mai messo in discussione la sua fede nel Dio Rosso: perché ci crede veramente; o, forse –ma non lo sappiamo e non lo sapremo mai- perchè, più umanamente,dopo aver plasmato tutta la sua esistenza su questa, ora sarebbe terribile e richiederebbe uno sforzo quasi disumano riconoscere “ho sbagliato tutto; ho dedicato l’intera esistenza a un’ombra su un muro, un abbaglio, un fantasma”. Quanta fatica facciamo, noi, a volte ad aprire gli occhi dopo una delusione, a guardarne il crollo e riconoscerlo per quello che è, un nulla che ci ha ingannati e poi è svanito di colpo lasciandoci smarriti, disorientati e soli? Quanto è difficile distruggere un castello in aria, se in quel castello ci abbiamo creduto; se abbiamo percorso i suoi corridoi e vissuto nelle sue stanze come se fossero reali... I castelli in aria sono fatti di nulla; eppure, a volte, sono mille volte più difficili da abbattere che un palazzo di pietra. Così, Mel continua a credere in R’hllor. E attribuisce l’errore a se’ stessa, alle proprie letture errate. Che non sono una scusa di comodo costruita sul momento, perchè sono una possibilità di cui ella è ben consapevole da sempre, ne ha parlato più volte anche in GOT... ma che, che lei se ne renda conto o meno, offre anche, appunto, una facile via di fuga quando la realtà delle cose ti imporrebbe a gran voce certi dubbi ed interrogativi. La sua fede incrollabile troverà comunque, successivamente, nuovo sostegno ed alimento dal “miracolo” di Jon. Quel "miracolo" che lei che, per prima, non credeva di poterlo fare. Ma non per sfiducia in R'hllor, che non mette mai in discussione: di nuovo, per sfiducia nel proprio potere personale, in se' stessa, nel proprio potere personale. Lo aveva detto o fatto capire a qualcuno (Arya?), mi pare, in una delle serie precedenti: ha sentito di un sacerdote -Thoros- in grado di richiamare in vita i morti, ma lei non sa arrivare a tanto, non possiede questo potere. Eppure, apparentemente, il Dio Rosso compie questo miracolo proprio tramite lei. E scrivo "apparentemente" perchè, in tutta Westeros ed oltre, la magia in generale ha avuto un'improvviso risveglio ed un enorme aumento di potenza, coincidente più o meno con il ritorno dei draghi. Quindi anche la "resurrezione" di Jon, almeno per noi che siamo al corrente di questo, potrebbe anche essere un potentissimo momento di magia, che nulla ha a che fare con l'esistenza di un Essere superiore che si interessa, anche se in modo assolutamente cinico e spietato, del destino di quei piccoli, goffi esseri chiamati "uomini". Ma qualcosa, comunque, le si è insinuato dentro, e lei non ha potuto evitarlo. Dopo il disastro di Stannis, Melisandre non è più la stessa di prima. E lo capiamo da una sola, semplice frase: quando Jon le chiede “Che dio è, un dio che farebbe questo?” , riferendosi al richiamare un uomo dalla morte solo per servirsene per un po’, e poi riconsegnarglielo quando ha smesso di tornargli utile, come si butta via un oggetto che non serve più, indifferente alla sua sofferenza di esssere umano, lei dà quella risposta ormai famosa: “E' quello che abbiamo”. Quante cose ci sono, dietro queste tre parole; che lungo cammino personale. Non appariscente perchè compiuto quasi del tutto dentro, nel proprio cuore, dentro se stessi. C’è la fine della fede entusiastica, fanatica e trionfale. C'è una disillusione che pesa come un macigno. C’è un’amarezza immensa. E c’è, per la prima volta, un giudizio personale. Melisandre che eseguiva freddamente, Melisandre spietata perché strumento di un dio spietato –e uno strumento non deve avere opinioni, sentimenti o giudizi personali- è ancora uno strumento di quel dio. Perché crede in lui o perché non può fare a meno di credergli, non le resterebbe altro. Ma Melisandre, adesso, è uno strumento che pensa. Melisandre lo giudica. Melisandre vede con i propri occhi, e, forse, comincia a sentire (qualcosa) con il proprio cuore. ***** Mi lasciate solo fare ancora un inciso? La frase di Jon, “Che dio è, un dio che farebbe questo?” non è solo un passaggio come tanti in un’opera di fantasia. E' una finestra su noi, esseri umani in carne e sangue, sulle nostre vite. E’ il momento di crisi supremo, l’interrogativo, eterno e terribile, dell’uomo –non il personaggio di un romanzo ma quello reale- credente ma non così sicuro, quando la vita lo pone di fronte alla sofferenza incomprensibile ed ingiusta, all'assurdità del male, alla vastità immane e insostenibile del dolore umano. E proprio per questo motivo mi ricorda molte frasi analoghe, sentite o lette in contesti diversissimi. Ve ne cito solo due: Il Grande Cocomero, delicatissimo film della Archibugi, in cui un sacerdote, celebrando il funerale di un bambino, esce dai binari del testo eucaristico classico e, anziché pregare con la frase ripetuta “Signore, pietà”, la sostituisce con un quasi eretico ma umanissimo, disorientato, smarrito “Signore, perché?”. “Perché muoiono i bambini? Signore, perché?”. E –mi sembra strano citarlo qui, lui, essere umano splendido, immenso e straziato dalla vita- Primo Levi. Che scriveva “Non può esistere Dio, se è esistito Auschwitz” Tornando a volare un chilometro più in basso rispetto a quest’ultima citazione –adoro Martin, ma Primo Levi è sofferenza immensa e reale, mi è sembrato così strano citarlo qui; ma del resto parlando di Asoiaf spesso parliamo di noi; e, parlando di noi, parliamo della vita- l'importante, qui, non è la domanda. Jon non ha mai creduto nel Dio Rosso: Jon crede nei Sette Dei. O, piuttosto, credeva loro: perchè da anni, in Got, questa fede (e fiducia) non viene più a galla. Forse l'ha persa, perchè ha sofferto troppo; forse è stata una svolta definitiva l'essere stata "dall'altra parte" e avervi trovato solo il Nulla assoluto. Ma qui, a pesare come un macigno -e a raccontarci tutta la storia di un cammino interiore- non è la domanda, ma la risposta. Perchè Melisandre risponde alla domanda di Jon. Ma non come risponderebbe un sacerdote o una persona di fede cristiana, “Dio ci ama, arriverà una giustizia e una ricompensa” (cosa neanche tanto inverosimile, se ci basiamo sull'ipotesi che la religione del Dio Rosso corrisponda allo Zoroastrismo, che pure prevede un Paradiso e un'aldilà benevolo per i giusti ci duore): no. Mel dà una risposta amara, povera, che non reca alcun conforto, anzi è essa stessa quasi sconfortata. Una risposta dura, terribile, assolutamente priva di aperture alla speranza: “E’ il dio che abbiamo”. Ed é poco. Maledettamente poco.
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    Scusate se riesumo anche questa discussione, ma non ho resistito. Per me sono due gli errori fondamentali: 1)l' aver ridotto ASOIAF a "non fai in tempo ad affezionarti a un personaggio che subito muore nel modo più cruento possibile". Vedi il caso Stannis: hanno approfondito un personaggio appena accennato, hanno dato importanza a un rapporto padre-figlia che nei libri non viene approfondito solo per ricercare il colpo di scena, per dire "hai visto quanto siamo originali?", quando invece tutta la vicenda è all' insegna del clichè dell' innocente bruciato sul rogo dai fanatici. 2)l' esser passati da "House of cards con i draghi" a soluzioni da cartone animato (come il piano di Tyrion). All' inizio puntavano tutto sugli intrighi politici riducendo il fantasy al minimo (profezie appena accennate, metamorfismo solo per Bran che a un certo punto scompare del tutto, ecc...), poi hanno tagliato gran parte delle trame (e quindi gran parte degli intrighi) e si sono ricordati che il libro si chiama "Cronache del ghiaccio e del fuoco" risolvendo tutto in maniera stereotipata e raffazzonata perchè ovviamente non c'è il tempo di approfondire. Per me il bello di ASOIAF sta nel perfetto equilibrio tra questi due estremi, tra realismo e magia (che non vuol dire solo fantasy) e il personaggio di Jon Snow ne è la prova lampante. Alcuni lo considerano un personaggio scontato (l' eroe predestinato che ignora le proprie origini) ma in realtà è uno dei più complessi sotto il profilo psicologico. Ed è molto più difficile per uno scrittore dare profondità a un personaggio così archetipico, rinnovare il clichè dall' interno che non seguire per forza l' anti-clichè (che a volte risulta esso stesso un clichè). Martin sa camminare sul filo del rasoio senza cadere (quasi) mai, D&D no. Ma non erano stati chiamati a farlo. Erano stati chiamati ad adattare libri, non ad inventarseli.
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    Giorno 19: un dolce lievitato La polacca aversana Mi è stata regalata tempo addietro con anche le mozzarelle aversane,è un dolce tipico del luogo ed è buonissimo Non lo fanno altrove ma merita tantissimo Si mangia preferibilmente caldo La ricetta http://www.hovogliadidolce.it/polacca-aversana-ricetta/
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    Davos I Davos si è salvato dalla battaglia. Un naufrago depresso in attesa. In cerca di una ragione per vivere: How can a father outlive so many strong young sons? Ricorda l’inferno verde della battaglia. Colpisce che il verde comunemente associato alla speranza sia associato a queste immagini terribili di morte e distruzione. Il senso di colpa per aver – in un certo senso - condannato i propri figli alla morte lo attanaglia How can I live when they are dead? Dalle fiamme Verdi dell’altofuoco ci spostiamo verso quelle rosse di Melisandre. E’ con lo shift di colore, shifta anche la colpa: verso di lei, che ha vinto alla sua causa Stannis. Alla fine l’istinto di sopravvivenza ha la meglio. In fin dei conti siamo umani: She was Lysene, she was Salladhor Saan’s. The Mother sent her here, the Mother in her mercy. She had a task for him. Stannis lives, he knew then. I have a king still. And sons, I have other sons, and a wife loyal and loving. How could he have forgotten? The Mother was merciful indeed. Mi è piaciuto il discorso di @sharingan sull’uomo comune caratterizzato da fede e superstizione su cui si innesta l’avversione per il diverso rappresentato da Melisandre. In un lampo mi viene sempre alla mente Il Conte Dracula di Bram Stoker quando si parla di questi temi. E il rapporto di Davos con l’ambizione, rappresentato dalla sua “fortuna”: Davos ambisce alla scalata e si lega a Stannis perché è l’unico che può concedergliela al caro prezzo a cui Stannis concede. Sansa I Sansa apre il suo POV in preda al dubbio e il dubbio è sinonimo d’intelligenza e capacità di analisi. Vediamo che dei suoi punti di riferimento a KL, le resta solo Dontos: Sandor è fuggito e rimpiange di non averlo seguito, Tyrion è malmesso e in disgrazia. Non può che affidarsi alla promessa di fuga durante il purple wedding. Cosa che un po’ contraddice il mio incipit, ma la speranza fa fare voli pindarici a volte e, sicuramente, supporta l’istinto di sopravvivenza. Speranza e fede in una sorta migliore, idee sognanti della vecchia Sansa, si mischiano a ciò che ha appreso in prima persona: But this was the Red Keep, this was King’s Landing, this was the court of King Joffrey Baratheon, the First of His Name, and if there was one thing that Sansa Stark had learned here, it was mistrust. Buono il pensiero ma non la prima intuizione quando vede Olenna. Ma come ci insegna ASOIAF le apparenze ingannano: i cavalieri belli e bianchi non sono bravi e buoni e Olenna è tutt’altro che innocua. Infatti con la sua schiettezza ed ironia (I’ve never been quite sure what the point of a eunuch is, if truth be told. It seems to me they’re only men with the useful bits cut off) sciocca subito Sansa, ma cerca anche di ispirarle fiducia per carpirle le informazioni che va cercando. “I want you to tell me the truth about this royal boy,” said Lady Olenna abruptly. “This Joffrey.” Sansa si rivela essere una pedina importante: col padre morto, la madre ed il fratello in guerra, gli altri fratelli presunti morti e Arya scomparsa/sostituita, è la chiave per Winterfell e i Tyrell cercano subito di accaparrarsela. Piccoli incisi: - Durante il dialogo con Margaery i continui riferimenti della canzone (THE MAID WITH HONEY IN HER HAIR!) sembrano quasi un ammiccamento al purple wedding. - E ritorna anche la Sansa sensibile al fascino della rockstar, ehm… cavaliere, ma certo non la si può biasimare, la carne è carne. Certo fa tenerezza: Maybe I truly am as stupid as Cersei Lannister says. Desperately she tried to think of something clever and charming to say to him, but her wits had deserted her. She almost told him how beautiful he was, until she remembered that she’d already done that. […] He doesn’t remember, Sansa realized, startled. He is only being kind to me, he doesn’t remember me or the rose or any of it. She had been so certain that it meant something, that it meant everything. A red rose, not a white. […] Oh, why did I have to mention Ser Robar? Sansa thought. I’ve ruined everything. He is angry with me now She tried to think of something she might say to make amends, but all the words that came to her were lame and weak. Be quiet, or you will only make it worse, she told herself. Jon I Jon tra I bruti. Si accorge subito delle differenze culturali tra la popolazione Oltre-Barriera e gli usi che conosce: These are a free folk indeed, Jon saw. Rattleshirt might lead them, but none of them were shy in talking back to him. Molto bello il passaggio sulla libertà, ricorda un po’ Freedom is slavery, come anche il concetto derivante dalla responsabilità della libertà ed il senso di sicurezza derivante dalla mancanza di essa: “And when I’m free,” he said slowly, “will I be free to go?” “Sure you will.” She had a warm smile, despite her crooked teeth. “And we’ll be free to kill you. It’s dangerous being free, but most come to like the taste o’ it.” Jon si rifugia nella consapevolezza di fingere di aver tradito i GdN come comandatogli da Qhorin, quindi non infrange il suo giuramento verso l’ordine, ma segue l’ordine del suo superiore come gruppo distaccato. Usanza già introdotta all’epoca del primo prologo. Come diceva @sharingan, è significativa la metafora usata per distinguere Jon dai bruti che fa leva sulla contrapposizione tra spettro e i cani. “They’re dogs and he’s a wolf,” said Jon. “They know he’s not their kind.” No more than I am yours. La cosa interessante di Jon è che per quanto il primo impatto sia quello di essere in mezzo al nemico che si sta preparando a contrapporsi ai GdN e al popolo del Nord, va anche oltre. Li osserva, non vede solo il nemico, ma le peculiarità di un popolo differente, anche le debolezze, incarnate principalmente nella disorganizzazione ed anarchia della loro libertà. La prima immagine che ci viene data di Mance Rayder di leader bardo, innegabilmente fa pensare sì a Bael the Bard, ma ricorda molto anche Rhaegar e la sua arpa. Ma non ritengo molto plausibile la teoria che lo vuole identificare in Rhaegar. Il suo hobby però mi fa tornare in mente alla dichiarazione, che farà più avanti, che lo voleva presente come bardo a Winterfell per la visita della famiglia reale: all’epoca non mi riuscì di ritrovarci alcun indizio in quel senso, oltre alla presenza di un imprecisato bardo. Certo già qua lo si intuisce nel momento in cui lo identifica subito come il bastardo di Ned Stark. Mance vuole analizzare Jon da solo. Molto musicale il pensiero che fa Jon Snow nei momenti di preludio al loro dialogo: Guest right or no, Jon Snow knew he walked on rotten ice here. One false step and he might plunge through, into water cold enough to stop his heart. Dal racconto del motivo per cui Mance disertò se ne evince la natura sensibile e idealista, la non capacità di conformarsi agli schemi quando questi gli sembrano inadeguati o in qualche modo mancanti, ma anche un certo amor proprio/pienezza di sé (e Jon se ne accorge alla svelta: The king was plainly a man who liked the sound of his own voice) nel volersi concedere il rosso e tutto ciò che quel feticcio, in termini di pensiero, legame e riconoscenza, può comportare. E’ un simbolo estremamente rivoluzionario, silenziosamente contrario alla filosofia dei GdN e del loro giuramento che li vuole sciolti da ogni legame (nessuna moglie, nessuna terra, nessun figlio, nessun riconoscimento materiale o immateriale) e ligi solo al dovere verso il “reame” (una sentinella nascosta, che sorveglia e protegge le vite altrui votando a questo la propria). Da AGOT, Jon VI: Nel tempo in cui Mance racconta la propria storia, Jon può studiarlo e conoscerlo meglio, uscendo - vorrei dire vincente ma è più corretto – non sconfitto dal confronto. Riesce a sfruttare la visione di Mance a proprio vantaggio (ribellione agli schemi, volontà di emergere, egualitarismo) per essere accettato, avere salva la vita e portare a compimento la missione affidatagli da Qhorin. E la cosa più interessante è che Jon mente nel dare la sua risposta ma non mente nell’esprimere il disagio per la sua condizione che al tempo provò quella sera: “And did you see where I was seated, Mance?” He leaned forward. “Did you see where they put the bastard?” P.S. Piccolo inciso: che bella la prima apparizione di Val! In sordina così, presentataci con il suo ultimo “pet”. P.P.S. Piccola nota di colore: ma che divertente il caro Tormund: “See, lad, that’s why he’s king and I’m not. I can outdrink, outfight, and outsing him, and my member’s thrice the size o’ his, but Mance has cunning. He was raised a crow, you know, and the crow’s a tricksy bird.” Daenerys I Dany salpa coi cuccioli di drago e le navi-drago. Ci lascia un bel ricordo di Viserys: il lettore lo ha conosciuto come un pazzo, ossessionato, violento e poco arguto, ma prima che essere il Beggar King lo rovinasse nello spirito, era stato una persona diversa: un fratello, amorevole e protettivo. Viserys had been stupid and vicious, she had come to realize, yet sometimes she missed him all the same. Not the cruel weak man he had become by the end, but the brother who had sometimes let her creep into his bed, the boy who told her tales of the Seven Kingdoms, and talked of how much better their lives would be once he claimed his crown. E Dany si bea dei suoi draghi: Viserion e Rhaegal giocano tra di loro come 2 gattini, Drogon, il più grosso, invece è il cacciatore solitario. Arstan parla a Dany dei draghi, mostrando forse un po’ troppa conoscenza, come rilevava bene @Aegon il mediocre. E pensando al futuro, piange il cuore per il momento in cui Dany li rinchiuderà: A dragon never stops growing, Your Grace, so long as he has food and freedom. E finalmente il caro Arstan ci parla anche di Rhaegar, sono quei momenti che d’ora in poi attenderò con fervore nei POV di Dany: It was said that no man ever knew Prince Rhaegar, truly. Rhaegar, il ragazzino solitario, dotato di grande acume che dopo aver letto “non si sa bene cosa” si impone di diventare un guerriero. Tornando a Dany, ha addestrato i draghi a sputare fuoco a comando. La profezia che la avevamo vista ricevere in ACOK, secondo la sua interpretazione ha già iniziato ad avverarsi, trovando in Mirri il primo tradimento. In realtà, qualche pagina addietro, si teorizzava che i tradimenti fossero nel futuro, quindi difficilmente applicabili a Mirri che aveva già tradito al tempo dell’enunciazione della profezia. Jorah ipotizza che Illyrio sia il tradimento per soldi in quanto noto arricchito e non ci si arricchisce per bontà di cuore. In parte ci ha beccato ma alla fine di ACOK presumevamo che fosse il tradimento per sangue (Blackfyre). Quindi cambio di programma: niente più Pentos ma Slaver’s Bay. E quando Dany accetta Jorah – novello Rhett Butler - impazzisce e se la prende. XD Certo Dany non si tira indietro, sul momento, e nonostante con la testa si lamenti, col corpo ha apprezzato. Dissento però con sharingan, secondo me non c’è malizia nella scena finale, diciamo che entrambi si sono lasciati trasportare dall’entusiasmo della decisione: lei, che si veste per agire subito, e lui, che, dopo tanto desiderare, non resiste. Il drago avrà pure 3 teste, ma una di queste teste non è quella di Ser Jorah. Secondo me non è proprio così. Nel POV non c'è questa associazione direttissima. Però, se lo si dovesse evincere, non lo trovo prettamente improprio: rimanderebbe alla citazione di Sansa del ricordo così difficile come prendere la pioggia con le dita; e quando il ricordare supera l'ordine dell'ardua difficoltà di Sansa, spostandosi nell'ordine dell'improbabilità, si arriva alla materializzazione di ciò che si può aver visto in seguito che possa essere legato più o meno direttamente alla verosimiglianza del ricordo stesso.
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    Tyrion abbandonerebbe la regina che lo ha apprezzato per le sue capacità per la prima volta nella sua vita, premiandolo con una posizione importantissima, per compiacere la sorella che lo ha sempre odiato e che ha cercato di ucciderlo più di una volta. Sorella che, come se non bastasse, ha recentemente voltato le spalle alla lotta contro l'esercito del male per puro egoismo, atto che ha schifato persino Jaime. A me sembrerebbe un tantinello forzato. Ma giusto un pochino.
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    Vi diró, che dopo il primo hype per Iron Man e il primo Avengers ho perso l'entusiasmo per il filone Marvel, ero proprio saturo di supereroi. Per questo la fase 2 l'ho seguita solo a tratti, Iron Man 3 e Avengers 2, e sono uscito dal cinema annoiato. È stato Civil War a ridestare l'interesse. Rendendomi conto, che avevo il buco di qualche film, ma che la meta trama comunque non era male. Ma non é solo la trama, ma il fatto che questo il mostro MCU é un precedente storico. L' MCU ha ormai 18 film all'attivo, tutti ambientati nello stesso mondo, tutti in qualche modo connessi tra loro (e no, non parlo di Stan Lee ), pieni di riferimenti, e in preparazione di uno showdown finale, che saranno Infinity War e l'untitled Avengers 3.5. Una cosa del genere non é mai stata osata nel cinema, vuoi perché non c'erano i mezzi o la tecnologia necessaria, ma comunque si tratta di un progetto epico. Poi i film avranno tanti difetti, potranno essere visti come e stereotipati, ma di questo alla Marvel bisogna dare atto. Insomma, ho recuperato la fase 2, scoprendo gioiellini come i Guardians of the Galaxy e Ant Man, e prima di Infinity War devo recuperare Dr. Strange, che dicono sia bello, Spider Man Homecoming, che dicono sia ancora più bello, e Thor Ragnarok, che dovrebbe essere la preparazione per il gran finale. Insomma, fortunatamente ne ho di film da vedere
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    Per prima cosa: scusatemi, è stata una settimana folle, per cui arrivo in ritardo… Ma sono qui e procediamo: PROLOGO Parto dritta al sodo. Non vi sembra un caso che Chett si immagini Jon Snow cadavere e speri che anche il suo lupo sia ucciso e qualche capitolo dopo avremo Robb Stark cadavere e il suo lupo pure? E che dire dello stesso Chett che pianifica di dire a Sam, prima di ucciderlo, "Porta il mio affetto a Lord Snow"? Mi ha ricordato il "Jaime Lannister manda i suoi saluti." Inoltre c'è enfasi sul taglio delle gole; ed è un caso che il padre di Chett faccia proprio il raccogli-*sanguisughe* e che lui immagini il suo vessillo da lord come sanguisughe su campo rosa? E anche Walder Frey viene citato. E il nome Lannister, pure. Forse sono paranoica, ma in tutto questo capitolo, sapendo già che cosa succederà dopo (è bello rileggere XD), ci ho visto un mucchio di 'prewiev' sul voi-sapete-cosa. Non male per essere solo al prologo, vero? Ho paura di cosa potremmo trovare più avanti. Chett, un po' è da simpatizzare. Voglio dire, mettendoci nei suoi panni, a chiunque girerebbero se arrivasse qualcuno a rubargli il lavoro, no? Non che l'ammutinamento sia da elogiare, comunque. Sì, ha ragione @***Silk***, va tutto secondo la legge di Murphy. XD Mi è piaciuta la scena in cui i Guardiani della Notte ricordano il loro giuramento, è forte, sono tutti lì con le spade sguainate, fighissimo! Per l'appunto, si ricorda il giuramento proprio prima di mettere a punto il piano. Qualcuno, magari quelli meno convinti o più impauriti, potrebbero cambiare idea e spifferare tutto a Mormont, forse? Non ci voleva, eh? Si arriva infine al 'poteva andare peggio, poteva nevicare!' [semicit.] e nevica. E Chett tipo si soffoca imprecando (XD), ma decide di farla finita con Sam. Ma poi il corno suona tre volte. Insomma, non era proprio destino che funzionasse... Mi ha fatto piacere rileggere di Edd l'Addolorato, troppo divertente nel suo modo originalissimo, riesce sempre a strapparmi un sorriso... Menzione speciale a Piccolo Paul che vuole il corvo di Mormont. Anche io lo voglio, è troppo figo! Dite che potrebbe essere (è una delle teorie che trovo più affascinanti!) Si è davvero iniziato con il botto: prologo: minaccia di ammutinamento e arrivo degli estranei. Qualsiasi persona che si mette a leggere ASOS potrebbe pensare: se già il prologo è così, ho paura di ciò che potrebbe succedere più avanti. JAIME I Prima cosa: adoro quell'uomo e adoro quella donna e anche Cleos Frey mi è simpatico (uno dei pochi Frey che si salva... guardacaso poi crepa). Tipo "Hey perché non ti togli i vestiti e mi fai vedere che sei una donna" e l'altro "Controllati, cugino!" XD Mi piace molto il contrasto tra Brienne mega-seria e Jaime che fa di tutto per punzecchiarla... Quanta pazienza. Pure quando litigano sembra che stiano duellando con le spade: sferzanti, parata e controbattute su parate e controbattute es. “You will call me Brienne. Not wench.” “My name is Ser Jaime. Not Kingslayer.” “Do you deny that you slew a king?” “No. Do you deny your sex?" Li adoro! Martin con questi due è stato un genio! Che dinamica! Vi confesso che i capitoli di entrambi, anche se si trovano separati, ma soprattutto quando sono insieme, mi divertono molto. Non nel senso di fare necessariamente ridere (più avanti avremo una mano mozzata, per dire), quanto proprio di trovarmi lì a leggerli e senza saperlo essere arrivata alla fine. Spettacolo puro. Questo non fa eccezione. L'ho trovato molto piacevole. Brienne rema meglio di Cleos e Jaime ne è incuriosito, giustamente. Si può dire tutto ciò che si vuole di lei, ma non che sia una donna ordinaria. Avendo di fronte l'immagine di Gwendoline Christie del telefilm faccio un'enorme fatica 1) a considerarla diciannove-ventenne (ma non è l'unica) e 2) soprattutto, a considerarla brutta che più brutta non si può. Ma andiamo avanti. Brutta, ma non stupida. Accoppiata infelice, ma meglio così. Senza contare che, se partecipasse alle olimpiadi, spaccherebbe tutto e tutti tra vela, rafting, tuffi, arrampicata su roccia e quant'altro. Ora sta sulla difensiva perché non ha conosciuto tanti uomini che la valorizzino per le sue qualità e Jaime non fa eccezione, anche se in un punto arriva a complimentarsi con lei per la sua abilità di navigazione, e soprattutto ce l'ha a morte con Jaime perché rappresenta per lei tutto ciò che un cavaliere della Guardia Reale assolutamente non dovrebbe essere. Oathbreaker, kingslayer, ecc. ecc. In ogni caso, mi viene sempre da piangere ogni volta che Jaime si nasconde dietro il suo essere un kingslayer. Perché non dice a tutti come stanno le cose? Chi lo capisce è bravo. Ma risulta anche diverte: Ser Cleos coughed nervously. “Lady Brienne had those lies from Catelyn Stark, no doubt. The Starks cannot hope to defeat you with swords, ser, so now they make war with poisoned words.” They did defeat me with swords, you chinless cretin. XDD Come si fa a non amarlo? Ed ecco che presto si arriva alla parte in cui si vedono delle donne impiccate. Già qui iniziamo a vedere le credenze naive di Brienne sulla cavalleria scontrarsi con la cruda realtà della cavalleria conosciuta da Jaime. Ne vedremo delle belle, ma per ora, è interessante vederle cozzare. Credo che Jaime la aiuti a risalire sulla barca perché dentro di sé, anche se non vuole mostrarlo, resta comunque un uomo d'onore e molto cavalleresco. E credo che sia stupito assai della testardaggine di Brienne nel tener fede al suo giuramento di condurlo ad Approdo del Re. Insomma, come inizio questo viaggio promette bene, no? Ah, un'ultima cosa: Jaime che pensa a Tyrion! Io adoro il rapporto tra questi due fratelli! E' molto tenero... (per ora, almeno...) CATELYN I Capitolo piuttosto cupo e serio. Si apre con Ser Desmond e Utherydes che hanno una questione spinosa da affrontare il tradimento di Catelyn. Situazione imbarazzante a cui la stessa Catelyn dà la soluzione. Devo dire che la sua decisione è stata piuttosto sconsiderata, ma credo che, avendo conosciuto Tyrion per qualche tempo, in fondo sapesse che ci si poteva fidare di lui. Almeno un minimo. Non credo che avrebbe agito come ha agito se dall'altra parte ci fosse stata Cersei o lo stesso Tywin. O no? Quando nomina la perdita dei figli, il padre nomina Tansy. Che Catelyn crede essere al principio una donna che aveva avuto suo padre e con cui potrebbe avere generato un figlio bastardo. Poi si rende conto che invece si riferiva a Lysa. Non credo nemmeno che cerchi di capire perché suo padre avesse fatto una cosa simile, quanto che si schieri dalla parte della sorella subito. Probabilmente perché avendo perso i suoi figli da poco, capisce che dolore deve aver passato. Un capitolo molto più cupo, molto meno leggero del precedente, in cui non succede nulla, ma abbiamo una rivelazione che ci sarà utile a capire perché Lysa si era spinta tra le braccia di Baelish. Alla fine, Edmure torna e affronta Catelyn, dicendole che farà ricatturare lo Sterminatore di Re. Catelyn si dispera. Tutto questo non preannuncia nulla di buono. ARYA I In questo capitolo abbiamo il viaggio di Arya, Gendry e Frittella nelle terre dei fiumi, mentre fuggono da Harrenhal. Viaggio che sembra tranquillo. Arya prende il comando. Mi piace la metafora del branco ed è ammirevole che si prenda le sue responsabilità da leader: "Non ci prenderanno, cascasse il mondo non ci prenderanno. Se lo fanno, gli dico che sono la figlia di Ned Stark e gli dirò di non fare del male ai miei amici" Eccola là, la Arya che conosciamo! Come diceva prima @***Silk***, c'è un contrasto tra ciò che fa Brienne e ciò che fa Arya. Inoltre, mi suona come un presagio Frittella che prega per la 'mother's mercy' sotto gli impiccati... Se davvero non sono paranoica e non vedo indizi anche dove non ci sono, Martin è stato davvero un genio a disseminare briciole dovunque... "[...]We could have us a fire -” “NO!” Arya and Gendry both said, at the exact same instant. Ora, a parte che di solito le succede con Jon Snow, il fatto che pure con Gendry abbia sta coordinazione è interessante: i loro padri erano ottimi amici, no? Non dovrebbe stupire che pure loro vadano d'accordo in qualche modo! XD Tutto sembra tranquillo, alla fine ci troviamo con un grande botto: il sogno da metamorfo di Arya. Mi piace pensare che il lupo più grosso che aveva visto possa essere Nymeria. Come sempre, trovo molto interessante questi sogni o comunque le parti in cui ci troviamo nella testa delle bestie, che siano lupi o altro. Infatti ho apprezzato molto anche il capitolo di Varamyr di ADWD, ma non è questo il momento di parlarne. Nel sogno, Arya sogna i Guitti che li inseguono, ma lei e gli altri lupi li uccidono. Niente male, eh? Ciao ciao guitti! Un appunto: posso dire che davvero merita la lettura in lingua originale? Trovate scene come questa: Exulting, she shook it back and forth in her mouth, scattering the warm red droplets amidst the cold black rain. Al posto di: "Scosse il braccio mutilato da una parte all'altra, sempre stringendolo tra le fauci, e lanciando fontane di rosso sangue caldo nella pioggia nera". Se il senso è uguale, si perde il contrasto freddo-caldo, l'accostamento gocce di sangue-pioggia e quello dei colori rosso e nero... Che senso aveva piazzarci la bella immagine della fontana, non si poteva semplicemente tradurre con 'spargendo le calde gocce rosse nella fredda pioggia nera?' Piango. Andiamo avanti, concludo con... TYRION I Un capitolo che fa un po' un recap di ciò che è accaduto alle Acque Nere. La battaglia è vinta, molti sono stati fatti cavalieri tra cui Bronn, Tywin è tornato e si è ripreso la sua carica, il Mastino è fuggito, Tyrion è rimasto ferito, ma non ucciso, da Ser Mandon Moore, ecc. ecc. Per Tyrion è una brutta notizia dopo l'altra. Poi decide di andare ad affrontare suo padre, e comincia il bello. Tywin è intento a scrivere lettere, lettere che non preannunciano nulla di buono. Ma certe guerre di vincono con le lettere, non con le spade. Soprattutto quelle che non si riescono a vincere con le spade, vero Tywin? Tutto più facile, anche io avrei potuto vincere la guerra, in quel modo... Tywin è davvero il miglior padre di Westeros: "You are an ill-made, devious, disobedient, spiteful little creature full of envy, lust, and low cunning." Wow... Certe cose mi fanno rabbrividire, ma lui è fatto così e pazienza... Comunque povero Tyrion. In ogni caso, bello il foreshadowing quando Tywin dice al figlio: "You are done with whores. The next one I find in your bed, I’ll hang.”. Infatti succederà così, anche se i ruoli non saranno proprio questi... Concludo con una chicca di Tyrion: "There was this to be said for weddings over battles, at least; it was less likely that someone would cut off your nose." EHM. Da come sono messi i matrimoni a Westeros, credo che in molti preferirebbero le battaglie XD
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    giorno 40. il dolce più porcelloso Dunque, per me una delle cose più porcellose e che a mangiarne due diventi Zio Martin+1, è la crescia di polenta dolce che avevo scritto al giorno del fritto. Quindi passo oltre. Volevo dire il profiteroles, ma la brava Ice me li ha fregati. Quindi vado su una tazza di gelato fregola e crema affogata alla marmellata di fragole. Robe da coma glicemico.
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    giorno 38: il dolce da fare quando non puoi andare al market. Generalmente a casa mia non manca mai l'occorrente per una crostata di marmellata Per la frolla 200 g di burro 100 gr di zucchero 300 g di farina 1 uovo Tagliare il burro a pezzi. E' importante che il burro sia ben freddo. Mescolarlo bene con lo zucchero. inserire poi l'uovo e amalgama al meglio. Versare la farina e mescolare velocemente. Appena tutta la farina è amalgamata, smettere di impastare e avvolgere la frolla nella pellicola. Metterla in frigo e farla riposare almeno 20 minuti. Stenderla con l'aiuto di un po' di farina, foderare uno stampo e versare la marmellata al suo interno. Decorare a piacere con la pasta frolla rimasta. Infornare a 180° per 20 minuti almeno. Aspettare che si raffreddi e poi mangiare.
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    Io voglio un finale, punto. Il finale che avrei voluto non l'avrò comunque. Troppi ritardi, incertezze, troppe anticipazioni dalla serie tv, ed ancora troppe scelte sbagliate da parte del nostro, sempre troppo impegnato in troppi progetti alternativi. Stando ad alcuni coraggiosissimi utenti di reddit che hanno tentato di tradurla, nell'intervista pubblicata qualche settimana fa su Esquire cinese ma rilasciata almeno 4 mesi prima, George avrebbe dichiarato di aver 5 progetti per le mani. 5. Dopo questo cazzotto in piena faccia ai lettori, George si sarebbe abbandonato a qualche sviolinata su TWOW. Non ho approfondito perché mi stavo innervosendo.
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    Giorno 37: Un dolce che offriresti a un personaggio delle Cronache ammetto che ci avevo pensato leggendo...mi piacerebbe offrire a qualunque personaggio tradizionale e serioso le porcherie industriali che in quel mondo difficilmente possono creare. Tipo le gomme americane a Tarly senior o i marshmallow bianchi e rosa rigorosamente tutti uguali a Doran... : D
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    Più che un riempitivo è un vero e proprio fenomeno da baraccone. Quasi impossibile prenderlo seriamente. Non credo possa rappresentare una seria minaccia per Cersei personaggio dotato di un numero spropositato di plot armor. La sua dipartita(temo anche la sua introduzione nello show) servirà probabilmente per il riscatto morale di Theon aldilà delle legittime istanze di coerenza narrativa, istanze totalmente piegate alla logica del fanservice ormai onnipresente nelle diverse storylines di GOT
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    Io direi che ormai l’educazione e il rispetto che poi sono indice di vera cultura non di facciata ,sono adesso parole prive del loro vero e pieno significato . Se hai vera cultura,educazione e rispetto poi è chiaro che ti poni in ascolto dell’altro ,ne valuti reali necessità e fabbisogni, sei in ascolto di esso anche perché non disprezzi apriori e per vacuo snobismo ( che non appartiene alla vera cultura ) le sue opinioni marchiandole come assurde e stupide e provocatorie se per caso non collimano con le tue . Come si dice?Non fare agli altri quello che non vorresti sia fatto a te Mica facile per certi soloni tuttologi che ascoltano solo se stessi e si credono i padroni del mondo (senza minimanente esserlo ovvio ) considerare e valutare e comprendere appieno questa notissima frase.
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    E come no?! Certo che ci piace! Però è d'obbligo minimo minimo esibire foto
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    giorno 20: Se potessi chiedere una torta a tema a un cake designer Concordo però una torta a forma di Drogon cavalcato da Jon non sarebbe male...ma solo da guardare
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    Trovi una discussione su Abercrombie anche qui su Barriera: https://www.labarriera.net/forum/index.php?/topic/11969-abercrombie-e-the-first-law/& Tornando a Martin, questo mese raggiungiamo i 7 anni dalla fine di ADWD: George annunciò di aver finito nell'Aprile 2011. Rapido calcolo: 7 anni sono 2555 giorni. Se avesse scritto alla media di mezza paginetta al giorno, avrebbe 1277 pagine adesso, ovvero avrebbe già finito. Ergo, non arriva manco mezza paginetta al giorno. Ci credo che era imbarazzato davanti a King, che gli spiegava il numero di pagine che lui scrive ogni santo giorno.
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    Perché Jaime è uno dei protagonisti e quindi non sacrificabile, che domande.
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    "Lord Tarly, sottomettiti" "NO! Dovrai uccidermi!" "Va bene, ti manderò alla Barriera." "NO! Dovrai uccidermi!" "Se proprio ci tieni... Dickon Tarly, sottomettiti!" "NO! Sono scemo come mio padre! Dovrai uccidermi!" "Voi non siete normali. Drogon, procedi." Non ho mai capito neanch'io cos'avrebbe dovuto fare Daenerys nell'occasione, per come è stata costruita la scena era costretta a giustiziarli. Le preoccupazioni di Tyrion e Varys sono sembrate ridicole anche a me.
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    KABOOM solo la musica... pazzesca...
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    @*Khaleesi* circa il prologo non so se siano indizi consapevoli o meno, ma comunque, conoscendo già gli eventi futuri, sono elementi interessanti e sibillini. E personalmente ho sempre trovato strano il corvo di Mormont e mi è capitato di chiedermi se non fosse wargato da Bloodraven. Però le informazioni che "escono" dal corvo sarebbero un modo di comunicare? Non sarebbe efficace. Non penso nemmeno un modo del 3 occhi di passare il tempo prendendo in giro i guardiani. Ho sempre pensato che, sapendo il corvo parlare ed essendo una potenziale pelle di BR (in fin dei conti potrebbe wargarsi in qualunque corvo), esso abbia acquisito come effetto collaterale delle specie di ricordi o visioni di conseguenza.
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    Trovo anche io che sia una bellissima iniziativa! in realtà faccio rewatch ogni volta che ho bisogno di rivedere una determinata scena per ricordare alcuni particolari che sfuggono, ma farlo insieme sarà più bello.
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