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    « All'inizio, siamo tutti pedine, uomini e donne. Anche quelli che pensano di essere giocatori. Cersei Lannister, per ” esempio. Crede di essere scaltra, ma in realtà è fin troppo prevedibile. La sua forza sta nella bellezza, nel lignaggio, nella ricchezza. Ma soltanto la prima è veramente sua, e ben presto anche quella l'avrà abbandonata. La compatisco. Lei vuole il potere, ma quando l'avrà ottenuto non saprà che cosa farsene. » Le parole di Petyr Baelish, più di ogni altre, contribuiscono a sagomare la complessità del profilo di Cersei Lannister. Un character con cui mi sono ritrovato ad avere un rapporto ambivalente e contraddittorio. Narrativamente è soggetta al mio odio più smisurato, introspettivamente non riceve invece da me altro che ammirazione. Ella è creazione articolata, un'unione esplosiva di sintomi e devianze che si auto sorreggono in un infinito ciclo di impulsi incontrollabili e pericolosi. Cersei ritrova la propria incarnazione nel narcisismo straripante. L'autoesaltazione si diffonde dentro di lei come fluido corrosivo che lentamente ne soggioga ogni esercizio mentale. Le sue azioni e i suoi pensieri vengono plagiati da un'identità che spietatamente reclama la propria celebrazione. Ella scorge il raggiungimento del potere come un'ultima forma di infallibilità, contrariamente al controllo sulle cose, che non esercitano su di lei forza inaudita, quanto pura rassicurazione dell'anima. Infallibilità delle proprie azioni, dunque di sé stessi. Un narcisismo che si dissesta in un'ignoranza antidiluviana insita dentro di lei. Come nella derivazione più diretta, ella è solita ignorare i propri limiti, non scorgere la soluzione nella debolezza, pertanto la sua visione razionale è limitata da un assetto di convinzioni che esulano da qualunque forma di ragionamento di ratio. Cersei è mentitrice, è subdola, è simulatrice. Anche la sua menzogna è sottoposta alla ricerca della perfezione, pertanto è esasperata e teatrale, si propaga ed estende sino a risultare altisonante, dunque ella stessa cede per prima all'assenza di verità che esorbitantemente contorna le sue parole e le sue gesta. Il superamento dei limiti della menzogna lascia germogliare in lei il vittimismo più abbietto. Come ogni narcisista, non ammette che la propria figura venga sminuita, derisa o criticata. E' incapace di esaminare la propria interiorità, la possibilità di pensiero è incrinata dall'impossibilità di mettersi in discussione. Le implicite lodi votate a nutrire una figura mai sazia non le permettono neanche di essere in grado di porre in discussione gli altri in una prospettiva intima e personale. Ella scivola nei propri vizi e nelle turbe che l'attanagliano, al punto da dare in là ad un'evoluzione schizofrenico-paranoica, l'unica dimensione di irrazionalità che la distanzia dall'osanna al proprio corpo e alle proprie convinzioni, al punto da trascurarle in maniera del tutto inedita. Il senso di prevaricazione estetica e brutale è messo da parte in virtù di un'incalzante sensazione di pericolo, il più delle volte firma di una coscienza che si risveglia, consapevole delle atrocità commesse. Nel caso in questione vi è solo indagine, alla scoperta di nuovi nemici e figure da incolpare, antagonisti dei sensi, ostacoli, emozioni avverse che assumono corpo, al fine di tacciarne responsabilità e accuse, al fine di distanziarsi dalla consapevolezza di essere al centro di un meccanismo autodistruttivo. La considerazione di sé inconsciamente irrigidisce. Le proprie atrocità non vengono alla luce come figlie dell'amoralità, quanto come segnali di un'innata mancanza d'empatia, cosicché ogni rapporto è irrimediabilmente malato e limitato dall'inadeguatezza di saper conoscere e conoscersi. La sua individualità è così inasprita da forze di estetica e infallibilità da auto esularsi da qualunque prospettiva di colpa. I meccanismi di difesa della sua mente sono pronti a reagire alla suddetta pulsione. E' in grado di giustificare i propri limiti caratteriali e intellettivi rifugiandosi dietro un femminismo distorto in cui ella è paladina e vittima al tempo stesso, biasimando una società che mira a toglierle il potere in quanto donna e non in quanto essere umano non idoneo. Tale ragionamento è l'ennesima strutturata menzogna, che lascia trasparire smisurato orgoglio e mancanza di dignità, a cui rinuncia in modo inequivocabile pur di raggiungere lo scopo (Osney Kattleback). I molteplici rapporti sessuali, diversificati e dalle nuove sfumature continue, sono l'ultima dimostrazione di instabilità e incapacità di reggere situazioni pressanti e avvilenti. “ Jaime e io siamo ben più che fratello e sorella: noi siamo la medesima persona in due corpi diversi. [...] Quando lui è dentro di me, io mi sento... Completa. » Ogni suo rapporto è quindi morboso e ha connotazioni deviate. Lo stesso amore per Jaime è una parziale illusione. Ella è attratta dal proprio amante incestuoso, probabilmente per alcuni tratti giunge anche ad amarlo in modo del tutto impulsivo e superficiale. Tuttavia Jaime non rappresenta altro che il trauma centrale della sua vita, la sindrome che l'ha da sempre accompagnata: il rammarico di non essere nata uomo. Jaime è ciò che ella sarebbe potuta essere. Amandolo, ama una possibile prospettiva, ama la sé stessa che avrebbe voluto diventare. Jaime è rappresentazione di libertà, di una volontà così potente da permettergli di compiere ogni azione senza preoccuparsi delle conseguenze, è uomo al di sopra degli schemi e delle imposizioni. Pertanto è a suo modo, nella propria mente, figura di potere. Incarna tutto ciò che sarebbe stata. Il desiderio della sfera fallica, insito in lei, non la rende nemmeno interessata all'amore del fratello. La friabilità del rapporto, in cui non vi è conoscenza intima e introspettiva dell'altro, emerge con potenza nel momento in cui ciò che Cersei richiede all'altro è devozione, non amore. Non un rapporto, un dualismo. Lo stesso rapporto con padre e figli si ricongiunge orribilmente alle precedenti considerazioni. Il confronto tra sé stessa e Tywin è ancor più distruttivo e malato, al punto da portarla ad odiarlo con tutta sé stessa e ad amarlo con tutta sé stessa nel medesimo atto e nel medesimo riflesso appariscente. Tywin è modello di ambizione, è figura di punizioni didattiche, è indice di supremazia. Ma è al tempo stesso costrizione, privazione, umiliazione, non accettazione. Non sarebbe sbagliato ipotizzare che le emozioni più forti e concrete siano in lei suscitate dal padre, al punto da renderlo un amante spirituale e il suo primo vero nemico. Il comportamento si ripropone anche nel relazionarsi ai figli, dove subisce la più forte dose di auto convinzione e amore. Sentimenti comunque presenti - sarebbe contro natura il contrario, come molte delle sue azioni -, tuttavia sono cedevoli nel momento in cui l'ispirazione primaria non è istruire alla vita e conoscere la singolarità dei tre, ma semplicemente averne controllo, come soggetti ultimi a cui chiedere devozione e attraverso cui vivere nuove vite. Oltre alle lacune falliche, Cersei è anche irreparabilmente danneggiata dall'assenza di un vero e proprio mentore che abbia interagito con lei e che se ne sia interessata in quanto individuo, quindi essere umano. Resta dunque una persona morbosa, deviata, indiscutibilmente priva di onorabilità ed empatia. Ma altrettanto un capolavoro isterico, un'opera di introspettiva e massacro, di autodistruzione e paranoia.
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    Ringraziando @Lady Monica per la cortese collaborazione nella redazione della scaletta - e per aver dato, sostanzialmente, lo spunto per l'iniziativa - ho il piacere di proporvi la Music Challenge on the Wall. Si tratta di una music challenge propria di Barriera, della durata di 40 giorni, in cui ogni utente interessato a partecipare potrà postare, di giorno in giorno, un brano musicale attinente alla categoria corrispondente. Ovviamente, sarà interessante discutere le singole scelte, confrontarsi sui gusti musicali di ognuno e ripercorrere i propri passi per scoprire come, certi brani musicali, abbiano segnato il proprio percorso. Music Challenge on the Wall partirà ufficialmente questo lunedì, ma sarà possibile partecipare anche "in corsa", qualora la Music Challenge fosse già iniziata. Di seguito la scaletta. Quaranta categorie per quaranta giorni di musica. Buon divertimento! Giorno 1 - la tua canzone preferita Giorno 2 - una canzone invernale Giorno 3 - una canzone che ti rende allegro Giorno 4 - una canzone che ti commuove Giorno 5 - una canzone che ti ricorda qualcuno Giorno 6 - una canzone che ti ricorda un posto Giorno 7 - una canzone che ti ricorda un momento particolare Giorno 8 - una canzone di cui conosci tutte le parole Giorno 9 - una canzone che ti fa ballare Giorno 10 - una canzone che ti aiuta a dormire Giorno 11 - una canzone della tua band preferita Giorno 12 - una canzone della band che odi Giorno 13 - una canzone che hai conosciuto da poco Giorno 14 - una canzone che nessuno si aspetta possa piacerti Giorno 15 - una canzone che ti descrive Giorno 16 - una canzone che amavi e che ora odi Giorno 17 - una canzone che vorresti dedicare a qualcuno Giorno 18 - una canzone che vorresti ascoltare alla radio Giorno 19 - una canzone dal tuo album preferito Giorno 20 - una canzone che ascolti quando sei arrabbiato Giorno 21 - una canzone che ascolti quando sei felice Giorno 22 - una canzone che ascolti quando sei triste Giorno 23 - una canzone che vorresti al tuo matrimonio Giorno 24 - una canzone che vorresti al tuo funerale Giorno 25 - una canzone che è un piacere peccaminoso Giorno 26 - una canzone estiva Giorno 27 - una canzone che ti piacerebbe suonare Giorno 28 - una canzone che ti fa sentire colpevole Giorno 29 - una canzone della tua infanzia Giorno 30 - la tua canzone preferita in questo periodo un anno fa Giorno 31- la tua cover preferita Giorno 32 - la sigla TV che ami di più Giorno 33 - la sigla dei cartoni animati che canti ancora adesso Giorno 34 - una canzone del tuo autore italiano preferito Giorno 35 - una canzone della tua autrice italiana preferita Giorno 36 - la tua canzone italiana preferita Giorno 37 - la tua OST preferita Giorno 38 - la tua canzone preferita dei Beatles Giorno 39 - la canzone che canteresti al Karaoke Giorno 40 - la tua canzone strumentale preferita.
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    La notte di guardia al Passo di Skirling era fredda, e anche se era piena estate una recente nevicata aveva completamente imbiancato i ripidi pendii degli Artigli del Gelo. Le quattro sentinelle accettavano il loro compito con quieta rassegnazione, nell'improbabile evenienza che una pattuglia di quei maledetti corvi della Barriera venisse a ficcare il naso fin lì. Il cielo era sereno, e il nero di luna regalava l'intera volta celeste alla luce delle stelle, così vicine e scintillanti che allungando la mano pareva quasi di poterle afferrare. Il gigantesco uomo a capo della pattuglia sputò nel piccolo fuoco accuratamente posizionato in modo che non si vedesse da valle, e un piccolo sfrigolio crepitò nell'aria. "Disertore, o come preferisci farti chiamare! Racconti sempre che prima di arruolarti nei corvi eri un menestrello! Har! Perché non allieti la nostra lunga nottata con una canzone?" L'uomo a cui erano rivolte le parole era alto e atletico, dagli occhi chiari e lo sguardo limpido. La sua voce, bassa per non generare eco, era argentina. "E che storia vuoi sentire, possente guerriero? Oppure vuoi scegliere tu, ragazza dai capelli rossi? O tu, che porti indosso le ossa dei miei ex confratelli?" "Cantaci di Bael, e di come giocò gli sciocchi di Grande Inverno!" rispose il primo. "No, cantaci di Joramun e del suo corno," disse l'uomo vestito di ossa. "Io voglio sentire una storia delle terre del sud," disse la ragazza, con tono sognante. "Puah," il massiccio guerriero sputò di nuovo. "Cavalleria e amore, dame e cavalieri. str***ate ipocriti del sud. Non c'è posto per queste storie nel Popolo." "Non ci sono solo storie del genere a sud della Barriera," rispose quietamente il menestrello. "Vi racconterò una storia di sangue e morte, una storia di lacrime e tragedia, una storia di gioia e rinascita, una storia che non avete mai udito e che non udirete mai più." Il menestrello sapeva come catturare l'attenzione degli altri. Sapeva come farsi ascoltare, aveva carisma, era una dote di cui si era reso conto fin da piccolo. Aveva in pugno la loro attenzione, e sapeva che l'avrebbe avuta fin quando non avesse smesso di narrare. "Questa storia inizia nel terzo anno di regno di quel re noto come il Cervo Nero..." "Ma non c'è mai stato un re con quel soprannome!" protestò la ragazza dai capelli rossi. "No, hai ragione, non c'è mai stato... ma un giorno ci sarà. Le storie narrano il passato, il presente e il futuro, non serve che una storia sia già avvenuta per poterla narrare. E così voi ora saprete ciò che accadrà forse fra un anno, forse fra mille, e solo per questa notte il vostro sguardo sul mondo vedrà cose sconosciute ai mortali, e note solo ai saggi dei Figli della Foresta." Gli altri ammutolirono, rapiti. "Dicevamo... il Cervo Nero, della casata Baratheon. I suoi nemici lo chiamavano così perché dicevano che il suo cuore era nero come la notte, i suoi amici, più semplicemente, perché aveva capelli e occhi neri come le ali di un corvo. Lord Targaryen era il suo Primo Cavaliere. Il reame era in pace da tempo, e tutti pensavano di essere all'alba di un'era di serenità e prosperità. In molti poi avrebbero cercato le cause della tragedia che seguì, ma i saggi narrano che in quei giorni brillava una cometa nel cielo notturno, una cometa color del sangue, una cometa che si narra essere apparsa nei cieli di Westeros nei tempi più oscuri, monito di guerra e devastazione." Il cantastorie si interruppe. Gli altri tre lo guardavano rapiti, non osando nemmeno respirare per paura di infrangere l'incantesimo delle parole del menestrello. Questi sorrise, bevve un sorso di vino dalla sua borraccia, estrasse un piccolo flauto dal mantello, e incurante di poter essere visto o sentito dai corvi di pattuglia o dai mostri bianchi che si nascondevano nelle antiche tombe, iniziò la sua storia.
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    Dato che spesso mi capita di assistere a vari spot che ricapitolano le scene più crude e spietate degli eventi passati in GOT, mi è capitato altrettanto di riflettere sui tradimenti in esso occorsi e su come siano stati portati in scena, tra fedeltà assoluta all'opera originale, accorgimenti o trame del tutto differenti. Ovviamente il tradimento è un concetto molto esteso, che può essere letto sotto molti aspetti, i quali esulano dal ''tizio amico pugnala tizio e diventa suo nemico''. Ci sono i tradimenti per ambizione, per dovere, per sacrificio. I tradimenti morali e non. Con questa considerazione anche Tywin e Stannis che lasciano i propri figli alla morte potrebbero rientrare nello schema. Ad esempio io non ho gradito molto il tradimento dei GdN a Jon Snow, guidato da Thorne. Ho adorato quest'ultimo grazie ad un interprete che gli ha conferito carisma e spessore. Purtroppo però il canone, così lontano da quello di ASOIAF, poggia sulle motivazioni classiche e più banali possibili. Il solito gruppo di cattivoni guidati dal più spietato di tutti che, per ambizione personale, trafigge l'eroe buono per eliminarlo una volta per tutte. La stessa parte di Olly, che dovrebbe ricalcare una sorta di Bruto, l'ho trovata abbastanza volgare nella resa. Altresì poi il taglio al richiamo verso Ghost. In ASOIAF, ad esempio, tale tradimento ha in sé motivazioni più complesse e, per assurdo, comprensibili. E' portato avanti con sofferenza, vere e proprie lacrime e da persone, come Marsh, che lo credono necessario per un fine positivo. Quindi senza rancore e schema classico. C'è poi Roose Bolton, che come in ASOIAF si muove per ambizione personale. Anche qui il tradimento potrebbe avere le sue motivazioni, dato che Robb stava lasciando il Nord a sé stesso (specie in GOT, con la mossa di attaccare Castel Granito, laddove in ASOIAF vuole ritornare a Grande Inverno per ricacciare gli Iron Born verso le loro Isole). Ma, in fin dei conti, l'ho apprezzato. Più meschino e subdolo, più diretto, anche più esplicito se vogliamo. Tra l'altro c'è tutto un costrutto silenzioso dietro. Sono molteplici le scene, ad esempio, in cui egli tenta di approcciare Robb e discutere della guerra in corso, ma viene ripetutamente interrotto dalla presenza di Talisa, che non lascia spazio ad altro ed è sempre d'intralcio. In generale, comunque, che pensieri avete su come si siano compiuti i vari tradimenti in GOT?
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    Dunque, morti sconvolgenti… sarò banale ma la prima vera morte sconvolgente per me è stata quella di Eddard. Dal punto di vista del plot twist niente da dire, è un vero colpo da maestro, sia per il rovesciamento del solito clichè il protagonista buono che si salva in extremis (che ormai è così poco inflazionato da risultare la vera novità), sia appunto per le nuove prospettive che dà a tutta la trama, però davvero avviene in modo così rapido e sorprendente, soprattutto lui viene ucciso in un modo così indegno, da traditore mentre compie atto di abiura, rispetto alla sua figura (cito testualmente alcuni commenti che ho sentito, ovvero che viene ucciso come una me**a), che veramente l’impatto è stato forte. Se la gioca alla pari la morte di lady. Per me è stata la prima e la più terribile, sia perché non sopporto che si tocchino gli animali, sia perché è proprio Eddard del quale avevo tanta stima a compierla, solo per compiacere il capriccio di una stronza e mantenere fede al panzone del suo amico Re. Ho veramente pianto come un vitello guardando la scena, mentre nei libri è brutta ma già un pelo più sopportabile perché si legge veloce e si passa avanti. Una volta superati questi due scogli diciamo che il resto è venuto tutto più facile e con meno impatto ^^” Anche se, un trauma vero e proprio me lo ha dato una dipartita tra le più recenti, ovvero Hodor. Una scena che mi ha fatto stare male emotivamente come non mi capitava da qualche stagione con GoT anche perchè inaspettata, dato che i libri si fermano molto prima. Terribilmente sconvolgente per il fatto che come diceva @JonSnow;, lui è inconsapevole, una specie di vittima sacrificale e ancor di più per tutte le conseguenze che si porta dietro. In pratica veniamo a sapere che è come se lui fosse vissuto, come se tutta la sua vita fosse stata traumatizzata e gli sia stata negata la possibilità di una vita normale, per quel momento, per quel sacrificio. Questo e il fatto che a lui è negata qualunque possibilità di scelta, che lui non si sacrifica volontariamente, ma di fatto è costretto da Bran, mi hanno veramente inquietato. Anche Tommen che scavalca il davanzale, così, immediata e improvvisa, è una dipartita spiazzante, anche perché ancora una volta inedita. Non posso poi non citare le Nozze Rosse, anche se in questo frangente sono necessarie due premesse. La prima che da lettrice purtroppo mi spoilerai il colpaccio gettando l’occhio sull’albero genealogico degli Stark, anche se non nei dettagli, quindi già nella lettura arrivai in un certo senso preparata, anche se il capitolo rimane uno dei più strazianti, anche perché muore il mio personaggio preferito, in modo indegno tra l’altro. D’altra parte qui parliamo della serie TV e devo ammettere che la scena è stata drammatica ma tremenda fino a un certo punto. In questo caso trovo che i libri raggiungano livelli molti più forti di drammaticità e coinvolgimento, sia per il POV di Cat che ci racconta in prima persona quello che accade, ma soprattutto perché nella serie tutta la scena, come anche gran parte dell’arco narrativo di Robb risulta viziato da una presenza estranea e fastidiosa: Talisa. Ho deplorato la scelta degli autori di farla partecipare alle Nozze Rosse, perché questo ha portato a tutta una serie di sconvolgimenti in tale frangente così importante per Robb e Cat. Nel romanzo, infatti, il focus è tutto su Robb e Cat, sul loro legame, qui in realtà è tutto su Robb e mogliettina, con tutta una serie di siparietti che francamente ho trovato a metà tra lo stucchevole e l’insulso, ma anche perché no offensivo nei confronti di Robb. Diciamo che vedere Robb comportarsi da tontolone innamorato di fronte a Walder Frey (laddove nei libri Robb lascia a casa la moglie per non insultarlo) è stata una cosa che mi ha causato più irritazione e fastidio che non coinvolgimento… Ci sono, insomma, tutta una serie di cose che, almeno per quanto mi riguarda, vanno a rovinare il contesto e non si arriva col giusto spirito al colpo di scena finale. La mia opinione su Talisa è nota ai più. L’ho detto tante volte, non gradisco il personaggio, e secondo me a coronamento di tutta la sua inutilità e dannosità è andato a impattare negativamente anche sulle Nozze Rosse, di fatto spostando il focus di drammaticità anche per la morte eccessivamente feroce, che tocca livelli di trash e di gore, che alla fine hanno l’effetto controproducentedi sviare lo spettatore da quanto sta accadendo. Non si pone più al centro ciò che simboleggiano veramente le Nozze Rosse e da cui poi deriverà il The North Remembers, la fine degli Stark e del Nord per come li conosciamo, di una possibilità di rivalsa, la fine di Robb in quanto erede degli Stark, si è di fronte a una tragedia familiare. Lo stesso Robb viene quasi a perdere di pregnanza: nel momento in cui assiste impotente all’omicidio della moglie e del suo erede, è solo un padre e un marito, ed è normale, davanti a una cosa del genere, che appaia quasi perdere ogni volontà di vivere, prima ancora di venire ucciso, ma così tutto il suo essere King in the North, simbolo e ipotetica guida di una rivalsa va a farsi benedire. Anche laddove il personaggio fosse stato più fedele all’originale, comunque, lo avrei trovato una presenza ingombrante: è proprio il legame tra Robb e Cat il focus di tutto e non possono esserci terzi. Personalmente insomma, anche se ci sono stati dei momenti che mi hanno colpito, le Nozze Rosse non sono state così spiazzanti. Tutt’oggi la scena mi causa più irritazione e sdegno che non coinvolgimento o disperazione, mentre ho ancora delle difficoltà a rileggere il capitolo dei libri. Comunque sia, il mother di Robb poco prima di venire colpito continuo a sognarmelo ogni tanto, e così l’urlo straziante di Catelyn. Terribili. La morte di Shireen è terribile come evento, tuttavia nasce in un contesto talmente assurdo che non riesce a toccarmi del tutto. Si innesca una specie di meccanismo, così come per la morte di Viserion, che pure è un'altra morte a forte impatto, per cui uno non riesce a rimanere coinvolto e quindi a emozionarsi fino in fondo perché c’è la sensazione di stare assistendo a qualcosa che non ha senso. La morte di Shae, invece, ma questo vale anche per i libri, mi causa un po’ di dispiacere perché l’ho sempre trovata ingiustificata e totalmente gratuita da parte di Tyrion, ma questo si inserisce in un discorso diverso legato all’attualità dei femminicidi.
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    Il referendum catalano è stato, prima ancora che illegale, una presa in giro della vera maggioranza dei catalani, quelli che non ne vogliono sapere di staccarsi da Madrid e che a breve scenderanno in piazza. Ricordo infatti che il 90% dei voti del 42% dei votanti, a meno che nel frattempo la matematica non sia cambiata, non fanno la maggioranza dei catalani. Ricordo altresì che l'andamento del voto è stato tutto meno che regolare, considerando che non c'erano i controlli che ci sarebbero normalmente in un referendum. Ricordo infine che, quando un organo politico tenta di sovvertire consapevolmente la Costituzione dello stato di cui fa parte (qui parliamo addirittura di secessione), giusto o sbagliato che sia il suo atto, commette un colpo di Stato e come tale deve aspettarsi di pagarne le conseguenze (ma qui è ragionevole pensare che gli indipendentisti ci sperassero in una reazione dura del genere, che fa il loro gioco), conseguenze che in alcuni casi sono state esagerate come indicato qui. Rajoy avrebbe fatto molto meglio a lasciar correre, far votare gli indipendentisti e poi annullare il tutto col plauso della legge. Avrebbe potuto persino percularli per non aver raggiunto, nemmeno stavolta, la maggioranza dei votanti e sarebbe stato nel suo totale diritto. Ora il blocco unionista scenderà in piazza, nonostante l'ostilità di cui è circondato, e sono curioso di vedere cosa accadrà.
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    Ah, che bei ricordi... mi è dispiaciuto molto non aver potuto prendere parte al gioco, purtroppo ultimamente il tempo libero a disposizione è davvero poco. Mi riservo però la possibilità di venire a curiosare, di tanto in tanto... Vi consiglio anche di sfruttare al massimo il diario di gioco! Ne uscirà fuori qualcosa di esilarante, è assicurato Non me ne vogliano le altre squadre, ma non posso dimenticare la passata edizione e in fondo in fondo sono una sentimentale...quindi Forza Lannister!!! Buon divertimento!
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    Raccolgo il gentile invito di @Stella di Valyria e apro questa discussione per approfondire qualche ipotesi sui Sette Dei. Per quanto mi riguarda mi è subito saltato all’occhio il fatto che ci siano 7 dei come ci sono 7 regni. Inizialmente mi sono chiesta, anche per deformazione legata a studi universitari, se questi Sette non fossero legati a un qualche fenomeno di assimilazione con le divinità venerate nelle varie realtà territoriali afferenti a Westeros e dintorni, similmente a ciò che accadeva per esempio presso i Romani che tramite questo fenomeno “assorbivano” le divinità dei popoli conquistati inglobandole nelle proprie, finendo per dare origine a contaminazioni. Tuttavia, a parte il Dio Abissale, non ritrovo altre possibilità che rientrino in questa casistica perché al Nord si venerano gli Antichi Dei, che non sappiamo quanti siano, nel resto appunto i Sette, di importazione abbiamo invece il Dio dai Mille Volti e Rollocoso. Avevo anche ipotizzato che ognuno dei Sette potesse rappresentare una metonimia per ognuna delle altre religioni, ma di nuovo non mi sembra ci sia materiale sufficiente per pensare a un’ipotesi del genere. Purtroppo, tra l’altro non siamo neanche a conoscenza di ciò che religiosamente avveniva a Westeros nell’antichità. Si veneravano solo gli Antichi? I Figli della Foresta? Chissà… Altra ipotesi più suggestiva e concreta invece è nata provando a fare delle associazioni. Mi è sempre sembrato che i Sette si potessero associare alla famiglia Stark: 1. Il Padre, chi è più padre di Ned? 2. La madre, Catelyn materna fino all'irrazionalità 3. La fanciulla, chi meglio di Sansa? 4. Il guerriero, ovviamente Robb che nella famiglia rappresenta proprio questo tema 5. La vecchia, non so perché a me è sempre venuta in mente Arya per la sua estrema freddezza e razionalità che possono apparire saggezza. Sicuramente è molto disincantata per la sua età. Ci sarebbe anche l’associazione con le religioni antiche dove le divinità/figure magiche/mitiche correlate alla fine della vita 8Arya si configura come assassina) sono in genere associate alla vecchiaia, es. le Parche 6. Il fabbro, Bran anche a seguito di associazioni con le religioni antiche dove la figura è legata a connotazioni magico/mistiche legate alla creazione 7. Lo Straniero, Jon in virtù del suo essere solo in parte membro della famiglia In questa scaletta, che rileggendo apparirebbe anche verosimile, mancherebbe però Rickon, dato che rappresenta anche la più grande confutazione. Nel tempo però ho preso la cosa come una sorta di giochino, quindi di quando in quando ho provato ad associare ad ognuno dei Sette i personaggi delle Cronache che di volta in volta sembravano più adeguati. Così facendo mi è venuta l’idea che ho accennato in un precedente thread e che appunto mi era stato chiesto di approfondire. Mi era venuto in mente, infatti, che magari in un’ottica di circolarità degli eventi, i Sette potessero essere in realtà nati da una sorta di “miticizzazione” fino ad arrivare alla “divinizzazione” delle sette personalità maggiormente coinvolte negli eventi legati alla Battaglia per l’Alba/ lotta contro gli Estranei. In quest’ottica, potrebbero quindi addirittura dare un’indicazione di chi sarà essenziale per la vittoria o delle parti coinvolte nel confltto. 1. Il Padre: mi ripeto, chi è più padre di Ned? 2. La madre: conosciamo tutti una figura di primo piano che si connota potentemente come madre. Dei draghi. 3. La fanciulla: anche in questo caso l’associazione con Sansa mi pare scontata, ma non saprei come potrebbe legarsi alla resistenza contro gli Estranei. Magari potrebbe sorprenderci. 4. Il guerriero: qui le associazioni si sprecano, partiamo da Jon per arrivare a Jaime passando per tutta una serie di figure guerriere che potrebbero essere di grande importanza. 5. La vecchia: di nuovo Arya, ma potrebbe essere pure Cat zombie o Jenny/Vecchina di cuore alto. Infine, la vecchia per eccellenza: Nan! Che possa trattarsi di Melisandre? 6. Il fabbro: qui personalmente vedo sempre molto bene Bran per i motivi di cui sopra. Sempre in relazione alla connotazione di creatore però non vedo male neanche Tyrion. Fabbri, ripensando alla connotazione di magia/creazione, potrebbero essere pure i Figli della Foresta. 7. Lo Straniero: di nuovo, in virtù della sua alterità e, si spera, di un suo prossimo ritorno in vita secondo me la figura che più si potrebbe collocare qui è Jon, eventualmente anche Bran o si potrebbero intendere gli Estranei come attori nella battaglia che deve avvenire (e che in prospettiva di una ciclicità degli eventi sono comunque attori di primo piano). Certo è interessante notare che in relazione alle varie profezie, abbiamo una figura materna e di donna, solitamente fusa, mentre qui sono due. Vi è un guerriero e si parla di spade (fabbro). Tutto per una lotta contro un nemico che è un qualcosa di altro, diverso, Straniero. Ovviamente comunque sono la prima a dire che si parla di archetipi universali ricorrenti in pressoché tutte le religioni antiche quindi il gioco delle associazioni è quanto mai velleitario, ma magari no. Chi può dirlo…
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    A me sinceramente fa quasi ridere. Come qualcuno ha già detto, gli indipendentisti catalani sono un pò come i secessionisti leghisti, con elmetto cornuto di plastica d'ordinanza (perchè sono Celti, loro... ). Il referendum sull'indipendenza viola la Costituzione spagnola, è dunque illegale, e tempo fa lessi che il 60% dei catalani, secondo un sondaggio, non riteneva che il referendum potesse determinare un reale passo avanti nel processo dell'indipendenza. Il problema è che il governo spagnolo l'ha trasformato in un casino internazionale schierando 10.000 uomini a presidiare una città come se stesse avendo luogo un colpo di stato... Rajoy e il suo governo hanno trasformato una manifestazione politica locale con scarse possibilità di riuscita in un caso di rilevanza mondiale che li sta facendo passare per dei fascisti rampanti. Stupidità allo stato puro...
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    Re Cervo Nero esce dalla Sala del Trono seguito dalla sua scorta, con i carri pieni di botti di vino e ammonendo la servitù di fare attenzione nel maneggiarli. Il suo regno è stato lungo e festoso, ma nemmeno l’alcol versato a fiumi è servito a far dimenticare alle altre casate le loro ambizioni. Cervo Nero sospira con malinconia, ma senza eccessiva delusione, visto che in fondo non si illudeva di restare al governo per sempre. Nella sala resta il Primo Cavaliere Lord Targaryen, che rimane in attesa del prossimo sovrano da affiancare. Una volta che tutto il seguito del Cervo Nero si è ormai lasciato alle spalle Approdo del Re, nella capitale fa il suo ingresso Lord Arryn. Inspira l’aria della città, così diversa da quella delle sue terre e composta da un miscuglio di odori sgradevoli. Osserva gli abitanti che affollano le strade e nota che molti di essi gironzolano privi di lucidità, visto che non hanno ancora smaltito la sbornia derivata dal vino del precedente sovrano. "Eh sì, ci sarà un grande lavoro da fare per riportare un po’ di decoro". Davanti al Grande Tempio di Baelor, il Sommo Septon dichiara l’apertura del Turno 6 e incorona il nuovo regnante. Il Re Arryn sul Trono di Spade, affiancato dall'ormai solito Primo Cavaliere Targaryen sulla Torre. Buon proseguimento
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    Beh, una Vittoria di Pirro la interpreto come una vittoria che alla fine è solo prodromica ad una sconfitta. Io penso che alla fine vittoria sarà, autentica vittoria. Ma qualcosa di fine alla vittoria dell'Inghilterra nella Seconda Guerra Mondiale. Una grande, eroica vittoria contro un nemico mostruoso. Ma al prezzo di una generazione, di un Impero e, alla fine dei conti, della fine di un'epoca irripetibile.
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    Uno scrittore nelle sue creazioni tende a costruire da conoscenze che ha. Ovviamente più è importante ciò che scrive maggiore sarà l'attenzione al dettaglio di quello che vuole narrare. Come recentemente mi ha detto una scrittrice di fantasy, si inizia a scrivere da ciò che si sa e si padroneggia meglio e quando si capisce di essere ai confini non resta che documentarsi o trovare chi ha una idonea competenza in quell'ambito. Martin sa lavorare anche con altre persone e questo lo vedo come un pregio perché significa che non costruisce un mondo 'a caso', ma c'è della logica. E' evidente che il suo mondo medievale ha continui rimandi alla nostra storia occidentale, ma gli intrecci sono molteplici, come già fatto presente. E se il mondo celtico si manifesta con i Figli della Foresta, abbiamo i rapporti incestuosi che provengono dalle dinastie egizie che volevano preservare la purezza del sangue... E' vero, mancavano i draghi, ma San Giorgio deve essere stato un modello particolarmente interessante per Martin. Pensate, fu martirizzato, ma resuscitò; a sua volta resuscitò qualcun altro. Poi c'è anche la leggenda aurea di un drago cattivo da trafiggere. Insomma, un lungo sguardo e torniamo in ASOIAF.
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    Sottoscrivo la lettura dello straniero come afferente alla morte e all'aldilà. In questo caso è come se gli Estranei rappresentassero una porta di accesso all'ignoto. Bran non è l'ignoto, anzi, è la memoria e in questa veste è più affine a una delle tre rappresentazioni del femmineo. Poi, ovviamente, potremmo ampliare notevolmente queste letture se solo prendiamo in considerazione altri pantheon. Pensiamo alle coppie del mito della creazione egizio, ad esempio: Nut e Geb che danno vita a Osiride, Iside, Seth e Nefti e Osiride che ingravida Iside ancor prima di nascere. E siamo di nuovo a sette, come vedete.
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    Mi piace moltissimo questa lettura: limpida e perfetta, ogni elemento entra al suo posto senza forzature Tra l'altro, Brienne a prima vista sembra una Fanciulla atipica, perchè ad una impressione superficiale verrebbe da associare a questo termine un'immagine di bellezza fragile ed eterea. Ma, al di là dell'aspetto esteriore, il suo cuore è davvero quello di una fanciulla, puro e idealista, vulnerabile e pieno di piccoli sogni. Molto più di quello di Sansa, che anche da ragazzina più che "pura" era superficiale, sciocca e immatura. E Brienne viene chiaramente associata ad una fanciulla, nell'episodio della lotta con l'orso, in cui si fa riferimento esplicito alla canzone "L'orso e la fanciulla". Curiso che Vargo e banda creino questa situazione con intenti ironici, perchè l'enorme, brutta, sgraziata, mascolina Brienne tutto sembra tranne che la fanciulla di una canzone: e invece, forse, se pensiamo al cuore di Brienne anzichè al suo aspetto, colgano nel segno molto più di quanto credono.
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    Un po' astioso, ma punto di vista rispettabile. Credo che come diceva @Iceandfire sulle scelte di Ned abbia pesato anche una certa propensione verso la passività, che è da lui intesa come tranquillità. Il desiderio di preservare lo status quo generale e di evitare ulteriori contrasti ed eventi a catena. Al netto di quante vite vengano erose in guerra, non è proprio un comportamento irrazionale. Per quanto mi riguarda ha portato a termine le promesse come meglio ha potuto. Difficile fare di più. Concordo comunque che Ned sapesse della legittimità di Jon. Oltre al matrimonio svoltosi a Dorne, alle Guardie Reali che non seguono Viserys e quant'altro, c'è Lyanna stessa che gli annuncia che Jon sia in realtà un Targaryen.
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    La lista della squadra A 1 - Stark 2 - Arryn 3 - Martell 4 - Baratheon 5 - Bolton 6 - Targaryen 7 - Lannister 8 - Greyjoy 9 - Tyrell 10 - Tully
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    No, vabbè. È praticamente la squadra dei miei sogni. Ho invidiato Lady DragonSnow per tutta la durata del gioco dei Reali per avermeli rubati, ed ora li ritrovo entrambi qui, tutti per me... L'uomo del Monte e il dolce biscotto Caro Lord, tu che sei un utente a me sconosciuto, preparati mentalmente (e fisicamente!) perché dal nick prometti assai bene! E ricordati che il Gioco del Trono sarà l'ultimo dei tuoi problemi con una squadra così Già corro a scrivere sul diario, anticipo che le mie riflessioni saranno sempre molto professionali e argute
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    Certo che si preferisce la seconda fino ad un certo punto! Io, ad esempio, preferisco la Cersei dei libri. L'inetta Cersei di Asoiaf ha più significato, ai miei occhi, della tragica Cersei di Got. L'inettitudine è un tratto molto umano e quand'è associato ad una donna che anela potere e riconoscimento in una società pressoché totalmente in mano agli uomini, diventa ancora più interessante, rispetto alla "classica" grandezza tragica e nera alla lady Macbeth. La Cersei di Got è, ai miei occhi, molto più tradizionale rispetto al personaggio di Martin, che difatti trovo più interessante.
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    Altra cosa affascinante è la trasformazione della Guardia Reale in un distaccamento di DeathTrooper imperiali...
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    Giorno 4 - una canzone che ti commuove. Alura....qui si apre il vaso di Pandora perché sono molteplici i motivi per cui una canzone mi commuove e molto spesso non sono legati ad eventi particolari, ma proprio ad emozioni suscitati ascoltando quella musica; a volte non sono neppure le parole, ma l'armonia, la scelta delle note suonate in quel dato modo, in quel dato registro, con quel determinato tempo. Comunque.....la primissima canzone (anche se non la si può proprio definire banalmente "canzone") che mi ha fatto commuovere viene dalla Musica Classica; ed è forse grazie a quest'aria che mi sono approcciata più seriamente prima all'ascolto e poi anche allo studio di questo mondo sonoro.....
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    Mi unisco ora perchè mi ero perso questo thread Giorno 3 Quando Freddie Mercury decide di scrivere un'elegia a un cantante rock deceduto, ne esce fuori una delle più straordinarie perle musicali dei Queen, che, in un trionfo di Vaudeville e Dixieland, con un ukulele-banjo e un jangle piano (simile a un clavicembalo), non può che portare allegria. -- Bring Back That Leroy Brown --
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    8x01 heir 8x02 the great war is here 8x03 fall of the lion 8x04 the last hero 8x05 dawn 8x06 a dream of spring
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    Comunque una differenza con i libri che ha reso le Nozze Rosse ancor più brutali è il fatto che la parte di Roose Bolton è molto più attiva ed esplicita. Michael McElhatton si supera nel portare in scena un'interpretazione viscida, meschina, spietata, letteralmente da brividi. E lo fa ben prima del tradimento, ma in tutta la parte dei dialoghi con Catelyn, sino allo schiaffo. Emergono la crudeltà, la sua mancanza d'empatia per l'essere umano, la sua glacialità. Il tutto è poi siglato in quello sguardo che rifila a Catelyn nel momento in cui questa scorge la maglia di ferro sotto la sua manica. Quindi, paradossalmente, direi che proprio Roose Bolton ha reso le morti alle Nozze Rosse ancor più scioccanti.
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    Per me le due morti più disturbanti, per come sono state rese, sono state quelle di Shereen e Oberyn. Premetto che fino alla scorsa serie ho visto GOT comprando i DVD, e (furba che sono) venivo a leggere i commenti ad ogni puntata su questo sito prima di guardare la puntata stessa (genio! Ma ero troppo curiosa ) . Quindi di entrambe ero preavvisata, e conoscevo anche le vostre reazioni. Per questo, la scena di Shereen ho deciso di vedermela in Fast Forward, velocità 32x. E' stata l'unica scena che ho saltato, in tutto GOT. E già così, ho visto anche troppo. In quanto a Oberyn, l'avevo guardata (polla). Ed era stato un pugno nello stomaco, c'ero stata male due giorni. Non solo per quanto è raccapricciante, in un modo veramente insostenibile; ma anche perchè Oberyn, in quella scena, mi era piaciuto moltissimo. L'avevo sempre trovato un personaggio tra l'insignificante e lo sgradevole; una specie di maniaco mono-ossessivo impegnato solo a saltare da un letto a un altro. Piattissimo come personaggio, patologico come personalità. Ma quando finalmente si era trovato davanti alla Montagna... ecco, avevo avuto la sensazione che improvvisamente gettasse via una maschera che aveva indossato fino a quel momento e lasciasse vedere il suo vero volto. Di un uomo segnato da un dolore antico e mai cancellato, traboccante di sofferenza vera, profonda, inconsolabile. Che in quel momento si capisse che fino ad allora -tra Ellaria, il tizio del bordello, onnipresente, che praticamente era la versione maschile di Ros, e amanti occasionali vari- aveva giocherellato per passare il tempo, ma il vero fulcro della sua vita, il pilastro portante, era il dolore mai sopito per l'uccisione di Elia. L'attesa di una vendetta o di qualcosa che somigliasse alla giustizia. Ho ammirato molto l'attore che, pur ritrovandosi tra le mani un personaggio massacrato dalla sceneggiatura, con quell'unica scena era riuscito a salvarlo alla grandissima colmandolo di un dolore vero, dandogli tutto il senso e la profondità di cui D&D fino a quel momento avevano allegramente fatto scempio. In quei cinque minuti era riuscito a far entrare nel personaggio tutto quello che gli sceneggiatori gli avevano negato in puntate e puntate. Bravo, proprio. Tutto questo per dire (scusate, sono una creaturina prolissa) che, pur sapendo già, da voi del forum, che sarebbe morto in modo impressionante, non ero assolutamente preparata a trovarmi improvvisamente ad empatizzare tantissimo con quel personaggio. Così, con la mia parte razionale mi ero resa conto che la scena era costruita su una serie di stereotipi evidentissimi da Manuale Di Sceneggiatura For Dummies - diventa anche tu sceneggiatore HBO in dieci semplici lezioni. Voglio dire, un classico visto mille volte: lui -in quella situazione, il personaggio "dei nostri"- che all'inizio appare vulnerabile e svantaggiato (lo spettatore si preoccupa, pensa "Oh povero"); poi il capovolgimento, con il nostro eroe che contro ogni pronostico passa in vantaggio (Lo spettatore passa dalla prima, timida speranza ad un entusiasmo crescente: è il momento "Wow! Evviva! Vai così!!"); infine, proprio quando i giochi sembrano già chiusi, il momento di ingenuità con l'errore fatale e il ri-capovolgimento (lo spettatore, che aveva già tirato fuori vuvuzuela e trombe da stadio e stava per iniziare a fare il trenino da solo intorno al tavolo cantando "Brigitte Bardò, Bardò!", ci resta malissimo e si prende mezzo coccolone; però quando si riprende dirà "Apperò, che puntatona! Mi ha emozionato tantissimo!"). Però, pur con tutto questo, il mio lato emotivo c'era rimasto malissimo. I lati emotivi sono creaturine ingenue, evidentemente
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    Che bel tema di discussione! Sono stata molto colpita dal tradimento di Jon verso i bruti, all'epoca di Ygritte, quando ne conquista la fiducia avendo ben chiaro in cuor suo, in ogni singolo istante, che sta solamente cercando di carpire informazioni su di loro per poi tornare dai Guardiani. Mi ha colpito, dicevo, perchè nella mente di Jon è una sorta di "tradimento giusto", in quanto ha per fine un bene superiore... o che lui ritiene tale. In sostanza è come se, in Asoiaf e nella vita reale, ci fossero due diversi tipi di tradimenti. Uno, quelli compiuti per interesse personale, per volubilità od incostanza, o per mero gusto dell'inganno (Theon, Tiwyn con Aerys, Roose Bolton, Walder Frey). Due, quelli compiuti in buona fede, per quello che si ritiene un Bene superiore (Jon; e se vogliamo mettiamoci pure Arya, quando nella Casa del Bianco e del Nero fa credere alla bambina malata che il veleno che le sta porgendo è, invece, una medicina prodigiosa: anche lei, nel suo piccolo ed in un contesto non politico nè bellico, tradisce la fiducia di qualcuno che si fida di lei). Ma a questo punto l'interrogativo è evidente: come può, il singolo individuo, decidere ciò che è giusto, anche per gli altri? Come può stabilire ciò che relamente è un Bene superiore a cui sacrificare la vita altrui? Che diritto ne ha? E quanto c'è di soggettivo, in tutto ciò? In ogni guerra, i soldati di ognuno dei due fronti sono ugualmente convinti che quelli del fronte opposto siano "il nemico"; perchè vedono solo una faccia della medaglia, perchè sono cresciuti e sono stati formati alla vita da quel lato del confine. Robert per Ned è un liberatore, per Danaerys un usurpatore: allo stesso modo, anche il "tradimento per un fine superiore" guardato da una parte è un gioco di intelligenza e strategia, ma visto dall'altra è il più ignobile degli inganni. E anche per noi lettori / giudici, tradire in buonafede (a parte l'ossimoro) in linea di principio sembra meno immorale che tradire in malafede. Però, c'è sempre in agguato il rischio di interpretare come più giusta la visione del personaggio con cui simpatizziamo. Così come, nella vita reale, c'è il rischio di sposare automaticamente la visione del vincitore; perchè è su di lui che si è formata la nostra cultura (E' una amara verità, che i libri di storia li scrivono i vincitori...)
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    Credo che quel "tu non sei mio figlio" sia semplicemente un secco rifiuto di Tywin verso Tyrion, verso ciò che è, verso ciò che rappresenta, un rifiuto motivato proprio dal fatto che Tywin vede benissimo che Tyrion, nel bene e nel male, è un Lannister da capo a piedi, molto più dei suoi fratelli. Nei libri, Genna glielo fa notare, e Tywin non la degna di una parola per un'anno, e secondo me è un peccato che nella serie nessuno abbia pensato ad una Genna, o chi per lei, a far notare questa fortissima somiglianza. Tyrion rappresenta un'umiliazione per Tywin, che probabilmente rivede nel figlio i vizi di suo padre, e un grande dolore, la morte della moglie. Quel rifiuto è un'atto di suprema disperazione, per Tywin, che vede in Tyrion il suo unico, vero, degno, erede. Sul Mastino sono perfettamente d'accordo con te.
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    Mi viene in mente pure il tradimento del Mastino che ,accolto bene e sfamato,deruba il contandino dell’argento che ha e condanna a morte lui e la figlia E’ un tradimento importante perché ci viene ricordato nella settimana stagione ed e’ un momento chiave nell’evoluzione di Sandor Clegane ,l’antieroe di GoT per definizione . Infatti,tornando in quella casa trova i cadaveri mummificati dei due e mostra il suo volto umano,il volto di chi, per la prima volta capisce le cose orribili che ha fatto e in un certo senso vuole rimediare E del resto ,dopo aver visto nel fuoco la montagna a forma di freccia (dove la compagnia del non morto incontra gli zombie ed i relativi WW) è stato arruolato anche lui tra i combattenti guidati dal dio rosso
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    BRAIN DAMAGE / ECLIPSE or the most epic album ending of all time ...per dirla alla Martin e quotando un tizio su youtube il brano di Roger (per Syd ovviamente, 2 anni prima di Shine on you crazy diamond) prosegue senza soluzione di continuità nell'ultima traccia dell'album. Sacrilego considerarle separate, sarebbe un orgasmo (uditivo) interrotto! Poi tornano i battiti del cuore e via, si riascoltano in loop i 43 minuti all'infinito. Ma ricordate "There is no dark side in the moon, really. Matter of fact it's all dark. The only thing that makes it look alight is the sun." Fun facts: il titolo dell'album è presente unicamente in Brain Damage "...I'll see you on the dark side of the moon". Eclipse invece ha accompagnato l'accensione del braciere olimpico nel corso della Cerimonia di apertura dei XXX Giochi Olimpici di Londra 2012 P.S. 40 giorni ?? Che scorpacciata di musica! Passare dall'italiana all'heavy poi, non ha prezzo La prima per me è stata una scelta facile, le prossime 39 invece...
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    Bravi fanciulli "musicofoni", partecipiamo numerosi a queste belle iniziative!!! Anch'io come molti di voi, per molto tempo, non ho avuto una sola canzone preferita, ma diverse a seconda del periodo, delle situazione, delle circostanze.....Tuttavia, da qualche anno a questa parte, nonostante ciclicamente ci siano canzoni che entrano ed escono dalla mia "absolute Top 5", ce n'è una che permane sempre ed il cui primato non viene (o per lo meno, non è ancora stato) mai scalfito. Si tratta del primo EP edito dai Dream Theater nel 1995, anche se di fatto la canzone in sé è di precedente stesura tant'è che avrebbe dovuto rientrare nel disco capolavoro della band newyorkese "Images & Words". E' una suite di oltre 23 minuti di progressive metal, che per me contiene tutti gli elementi topici che contraddistinguono il sound dei DT; ovviamente non mi aspetto che qualcuno di voi l'ascolti per intero....
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    Infatti nella serie Theon è ben rappresentato e,anche opportunamente ridicolizzato per esempio quando arringa uomini che lo disprezzano come capo. E’ più completo nel mostrare la sua essenza di piccolo uomo con nucleo meschino ,vorrei ( essere Stark e Jon Snow) ma non posso Però lui tradisce per essere accettato come figlio da Balon ,il problema accettazione è notevole per lui Ed è vero , ho trovato bellissima la scena in cui si confronta a Dragonstone con Jon ,che ha fatto strada proprio accettandosi e non cercando il consenso di altri ma solo comportandosi da Stark. La scena è bellissima perché Theon finalmente,nel momento in cui va a fare la cosa giusta,prende coscienza di se,si accetta per quello che è e che è diventato e per la prima volta mostra di capire le motivazioni di Jon che ha superato i suoi problemi di accettazione con intelligenza,dignità ,coraggio ,attenzione agli altri
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    Mi riservo anche io di meditare la risposta. Fresca fresca di rewatch della seconda stagione in questi giorni, però, posso dire che secondo me il tradimento di Bolton è molto più subdolo e meditato di quanto appaia. Ho notato per esempio che è lui a portare la notizia della presa di Grande Inverno a Robb. E quando questi decide subito di ripartire per il Nord per riprendersi la propria casa, è proprio Bolton a convincerlo a desistere per non perdere le posizioni acquisite, offrendogli l'aiuto del suo bastardo. A posteriori la cosa mi sembra molto significativa e fin troppo esplicita. Non è che Roose tradisca Robb perché ne vede l'incompetenza e capisce che sta perdendo la guerra come sostengono i più, il tradimento matura già prima. Anzi è proprio Bolton a contribuire ad affossare il re del Nord intuendo subito l'occasione di fare la pelle al lupo e porre la sua casata a guida del Nord.
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    In parole povere una vittoria di Pirro, sì. Di certo non verrà mai proposto un finale che propende davvero per il negativo. Sarà appunto una vittoria con riserve, com'è giusto che sia. Al massimo potrebbero davvero mostrare un intermezzo in cui c'è un nuovo Estraneo, indice che tutto si ripeterà un giorno, ma non più di questo.
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    Certamente la morte di Robb è stata sconvolgente anche perché frutto di tradimento e non solo della famiglia Frey (l’ospite e’ intoccabile nella casa che lo accoglie ) ma anche di Roose Bolton e perché inattesa da parte dei non lettori ed anche estremamente feroce Oltretutto lo scempio che quei miserabili hanno fatto del suo corpo è stato intollerabile La morte di Doran è stata sconvolgente anche essa perché in attesa ,immeritata e illogica ma secondo me non raggiunge i livelli di ferocia gratuita di quella di Robb Peraltro entrambe sono state vendicate ,quella di Robb da parte di Arya in modo altrettanto feroce e direi “soddisfacente” da vero lupo ,quella di Doran ,indirettamente ,per opera di Cersei , con Ellaria costretta ad assistere alla morte per avvelenamento della figlia Povero Doran anche vendicato indirettamente : lo hanno proprio trattato malissimo , in vita ,in morte e nel post morte Dato il numero esagerato di morti male credo che si possano esprimere più preferenze dopo quella principale
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    Tywin ha sicuramente molta autostima di sé, il fatto è che è giustificata dal fatto che non sbaglia una mossa par circa vent'anni. Cersei invece ne sbaglia una ogni cinque minuti e nonostante questo si crede la reincarnazione di suo padre, quindi voto lei. (per secondo Oberyn anche se non c'è, per via di un certo duello...)
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    Ragazzi scusatemi ma non sono assolutamente d'accordo, come dice JonSnow, ma chi mai si sarebbe opposto a lei arrivati a quel punto? Lord minori? Tutti quelli che non hanno mosso un dito dopo le nozze rosse? Atto molto più brutale e subdolo, qui invece ci troviamo di fronte ad una leoncina spelcchiata idiota che accetta un incontro con una sconosciuta (lei stessa sottolinea come abbia crocifisso questo, bruciato quell'altro etc) senza porsi la domanda: Ma..non è che la incontro all'aperto, seduta ben vicina a tutti i miei più stretti collaboratori e questa ci brucia tutti? Un semplice Dracarys e finiva tutto. Per quanto riguarda Jon, d'accordo, probabilmente lui e altri non l'avrebbero presa bene, ma sarebbe bastato dire: Ci sono gli estranei, ho dovuto farlo o non avremmo potuto unirci tutti per combatterli, una decina di morti non sono nulla in confronto all'intero westeros, etc etc etc. Fa ancora più ridere pensare che avrebbe potuto usare questa strategia senza missione per l'estraneo etc, chiedeva la tregua, l'incontro ed il gioco era fatto, non avrebbe perso Viserion ed il re della notte non avrebbe potuto attraversare la barriera. Piccola nota divertente, ho visto la serie con mio padre (La segue anche lui con interesse) e all'ennesima sconfitta di Daenerys dice da solo: "Le chiacchiere di questi mi hanno seccato, ma brucia tutta la Città, al diavolo il milione di abitanti!" ...mio padre è il vero Aerys III
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    Tyrion: Il terzogenito di Casa Lannister muove le sue prime mosse nella capitale. Peculiare è il suo oscillare tra il sardonico e il cinico. La cena di Slynt è un gioco di scherni e prevaricazioni, una sorta di gogna dell'avarizia. Con essa Tyrion non solo mira a mettere in luce l'estrema avidità e ingordigia dell'uomo che ha di fronte in quanto individuo, sia a livello metaforico che pratico, ma si serve della medesima affinché si crei l'occasione giusta per estrapolare le ultime informazioni possibili dallo stesso Janos Slynt, di modo che egli venisse privato infine di qualsivoglia utilità prima di essere esiliato. Questo stratagemma, per l'appunto, assembla un interessante costrutto di cinismo e ben celato onore. Quella del folletto è un'umiliazione diretta, elargita con la rituale dose di ironia e sarcasmo. Egli adopera il proprio tempo con un uomo riprovevole, riesce a servirsi di lui, ma al tempo stesso riesce anche ad avere la coscienza ed il buonsenso di provare un disgusto diretto e assoluto, nonostante Tyrion non faccia dell'onore una medaglia da sfoggiare valorosamente sui propri farsetti. E' la linea di demarcazione tra la bestialità e la decenza, un moto di disapprovazione e biasimo, per l'appunto di riprovazione, ciò che chiunque avrebbe il dovere di provare dentro di sé dinanzi ad un atto che contempli l'assassinio di un'infante. La scelta di Jacelyn è poi garanzia del controllo delle Cappe Dorate per l'intera Approdo del Re. Il suo ingresso in scena, pur fugace, traccia la figura di un uomo rispettabile o comunque non avvezzo alla nefandezza. Il fatto stesso che esseri come Janos Slynt ne parlino male è un indizio ancor più pesante su quest'ipotesi, dato che gli amorali tendono ad avere la miglior opinione di coloro che rispecchiano la propria natura, mentre sono del tutto negativi e reticenti verso chi rappresenta l'esatto opposto della loro meschinità. Il confronto con Varys, poi, pone in risalto l'umanità di Tyrion in quanto creatura fallibile e soggetta a traumi. Nonostante l'arguzia, i ciclici ricordi di volti passati ne piegano la mente e mettono a dura prova lo spirito, intaccando talvolta la sua lucidità ed il suo benessere. La massima del Ragno Tessitore è, tra le varie cose, la più vicina alla verità, in quanto priva di presunzione ed anzi, votata a mettere in luce l'inconsistenza dei ragionamenti e dei meccanismi comportamentali di coloro che detengono il potere, i quali risultano il più delle volte abbarbicati su strutture facilmente assediabili. Varys, pur teatrale come sempre, lascia intravedere un rispetto sincero per le capacità di Tyrion, le quali non sfuggono al suddetto e non causano in lui irritazione, bensì curiosità. Pertanto, attraverso questa particolare considerazione, l'eunuco riesce a mettere in piedi con lui una solida collaborazione, per quanto si perseguano piani ed intrighi del tutto diversi. La domanda finale a Bronn e la risposta che ne segue è la chiosa finale dell'eterna lotta tra rimorso, coscienza e brutalità dell'animo umano. PS. Notare di quanta considerazione godano i GdN nei Sette Regni, datosi che Slynt sembrava quasi non aver mai sentito parlare del Lord Comandante in carica. Arya: Capitolo breve e di transizione nella sua funzionalità. Esso ha lo scopo di frenare gli impeti di Arya e proporre al lettore il lato più spontaneo della sua condizione, ossia l'essere, per quanto sveglia, una bambina di dieci anni, con tutte le fragilità e le problematiche che ne conseguono. Una scelta che pone una maggior veridicità alle sue vicende e ai suoi comportamenti. Ciò che di fatti fa capolino è una consapevole sensazione di sconforto e spaesamento, che si allarga ancor di più nel compito di dover indurire il proprio cuore e cessare di asserragliarsi nei ricordi. In lei ed ogni testo che la riguarda scocca come sempre il momento in cui Jon Snow è menzionato, nota che tende a irrobustire l'idea che egli rappresenti il suo legame più vero e diretto. Singolare poi il suo rifiuto verso la metafora dei lupi, a segnalare una lontananza verso tali creature in sé, ma una vicinanza esclusiva a quello che era il suo branco, tra famiglia e metalupo. L'abbandono di Nymeria, soprattutto per il modo in cui questa è stata costretta ad allontanarsi, a suon di pietre, dopo quello della morte di Ned, è uno dei trami più incisivi per la psiche della ragazzina. Davos: Se la figura di Stannis è precedentemente apparsa per la prima volta con assoluta importanza e profondità, quella di Davos segue il canone. Il rogo delle statue dei Sette Dei è da lui visto con oggettività, ossia una combinazione di fanatismo e clamorosità, che lascia intravedere il contatto tra predicatrice e menti plagiate, le quali lasciano soggiogarsi al fine di un solamente ipotetico tornaconto spirituale. L'atto in sé, però, non è del tutto blasfemo nel momento in cui, quasi teatralmente, viene concluso dall'ingresso in scena del legittimo erede di Casa Baratheon. Questi, con rituale rigidità, riduce definitivamente in detriti quelle statue non perché inneggiante al Dio Rosso, non per scherno, bensì per rancore e insoddisfazioni personali, le quali danno il là nella sua mente ad un ragionamento a tratti inattaccabile. Tali Dei non hanno mai contribuito al suo favore, ad eventi per lui lieti, non hanno minimamente ridotto quel senso di ingiustizia da sempre provato nei suoi confronti, né lenito il dolore dentro di sé. Pertanto non sono meritevoli della sua adorazione o della sua fede. C'è spazio anche per il rapporto con i figli, con la precisa volontà di far risaltare il ruolo chiave di uomo di famiglia che Davos ha sempre sostenuto fedelmente. Egli segue al meglio delle proprie possibilità ciò che un padre avrebbe il compito di fare sin dal primo giorno con i propri figli. Proteggerli, esaltarne le capacità, mantenerli ancorati alla realtà e prepararli al viaggio che li porterà a scoprire il proprio posto nel mondo. La sua preoccupazione corrente, in questo senso, è il far capire loro da dove provengano, nonostante lo status nobiliare che hanno oggi, affinché non perdano lucidità. Il confronto con Sallador e il successivo approdo al cospetto di Stannis lasciano intravedere anche le peculiarità di Davos come individuo in sé: la furbizia del contrabbandiere, così abituato alla dialettica da non cadere in trappole verbali, l'assoluto equilibrio morale, una mente che ragiona con criterio e moderazione, ma soprattutto un uomo che ha ormai attraccato la propria nave all'onestà, perlomeno nella sua critica. Il gregario nella sua accezione più positiva, il più degno dei seguaci, proprio perché intriso da indissolubile fedeltà, ma non schiavo dell'obbedienza e della venerazione al punto da essere incapace di dire la verità, mistificarla o abbandonarla per lodi sperticate. E di ciò Stannis ne è ampiamente consapevole, motivo per il quale ricerca di continuo il faccia a faccia con il Cavaliere delle Cipolle, nonostante esso porti ad ulteriore irrigidimento della sua mascella. In un certo senso Davos è anche una sorta di grillo parlante, il quale ha il fine di dire a Stannis, talvolta, ciò che egli vorrebbe dire ma non può, per non minare il suo cammino verso il Trono e per non far vacillare la propria determinazione, che lo porta ad essere disposto al tutto pur di adempiere la sua causa. I discorsi di Stannis, comunque, sono come al solito un manifesto al suo totale ripudio verso la diplomazia ed il compromesso. Antipatico come la verità più spietata, ma per questo ammirevole. L'aneddoto sul falco ferito, poi, per quanto sia anche una sorta di metafora sul solito Robert che ha il massimo del successo a dispetto del resto, indica anche un'innegabile sensibilità repressa in Stannis, in quanto solo una persona del genere avrebbe potuto prendersi cura di un animale ferito, instaurando anche un legame col medesimo. P.s. La lettera di Stannis, comunque, raccoglie come sempre il mio ferreo consenso. E' davvero il Mannis. P.p.s Nel capitolo viene approfondita anche la leggenda di Azor Ahai, di Lightbringer e di Nissa Nissa. Si è dibattuto per anni della questione, ma il dettaglio di maggior rilievo nel rileggere e rileggere è come si alluda ad un'eclissi, più che ad un'invasione di esseri mostruosi che portano il gelo. Theon: Immaturo, sprezzante, assolutamente detestabile. E' un Theon primordiale, ai primi passi della propria evoluzione. Tutta la descrizione delle fortezze, del mare e quant'altro è messa in luce con un lessico che sfiora quasi il romantico, in realtà denota, coerentemente, la suggestione che lo stesso Theon prova nel riavvicinarsi a tali luoghi, al punto da subire un inevitabile senso di suggestione. Il narcisismo che lo accompagna in queste situazioni, poi, è riscontrabile nel modo con cui appella, nella propria mente, le persone attorno a sé, giudicandole con spregio e sottolineandone gli aspetti più superficiali. Il capitano, ad esempio, altro non è che un ignobile grassone. Il rapporto sessuale, per quanto assurdo, è un raffronto con sé stesso. La ragazza, difatti, non appare altro che come un oggetto animato con cui, distrattamente, dialoga. In vero egli si astrae e allontana cerebralmente, rapito tra convinzioni personali e ambizioni chimeriche. Interessante è anche il faccia a faccia con Dumphair, con cui si può fare un raffronto con l'approccio differente da quello di Melisandre. Egli, pur fervente predicatore che sia, non si perde in un esaltazione personale e non vive la sua fede con questa presunzione, risultando però a tratti ancor più soggiogato da essa. Nel pensare poi agli Stark, a Ned, a Jon con fare sprezzante è palese il desiderio recondito di essere, di fondo, egli stesso parte integrante e reale del branco, pur non appartenendo ad esso per motivi di sangue. Non è altro che l'estremo odio causato dall'amore. Il medesimo capitolo mette in rilievo l'ostentazione che Theon fa della sua natura e del suo rango dei Greyjoy. Il senso di appartenenza che per l'appunto ostenta verso la sua Casata è del tutto forzato. Egli, di fondo, è forse consapevole di essere lontano da quella cultura, ma il dirsi così ad essa vicina e disperdersi in discorsi sugli Uomini di Ferro è un modo per darsi un tono, ma soprattutto nobilitarsi, poiché essendo Theon Greyjoy è anche l'erede, dunque un pari di Robb, un eguale di un Lord e di un Re, non più un ostaggio, non più un soggetto dai più smodati complessi di inferiorità. E tutto ciò è palese anche nel confronto con il padre. La mancanza di un'accoglienza realmente dignitosa e con gli onori del caso, nonché il confinare il proprio erede in sale anguste ed il modo in cui, ferventemente, pare disprezzarlo, sono solo un modo di esorcizzare il proprio fallimento e la propria caduta. Perché, in effetti, in Theon Balon non vede altro che il giorno della sua disfatta, una vergogna tale da soffocare l'affetto. Nota finale: tutto il costrutto del cap è una catarsi delle illusioni di Theon, il quale, come sempre nei suoi primi tempi, vede esclusivamente la destinazione, non rendendosi conto dell'impossibilità del cammino che porta ad esso. Perciò ciò che prova è quel tipo di umiliazione che porta ad un pianto rabbioso. Una sensazione che egli non ha mai smesso di provare dentro di sé. Comunque tutto lo scritto è tra i migliori per approfondire Theon in sé, come anche le gesta e la storia dei Greyjoy. E' un po' una riprova di quanto il suddetto fosse in verità un soggetto interessante sotto il piano psicologico e introspettivo già prima della sua trasformazione in Reek e del conseguente cammino di redenzione. Theon, come detto in separata sede, è un tipo soggetto che si può trovare in qualunque società, pertanto è denso di realismo.
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    Poffarbacco.. di già si inizia ?!? Ci siamo appena trasferiti a Castel Granito e siamo ancora intenti a lucidare gli ori a far prendere aria ai broccati..per non parlare delle passamanerie...
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    In una lettura cinica e di convenienza sarebbe così. Ma tenendo conto degli elementi che sorreggono il corso attuale di Casa Stark, che combinano l'onore con l'antica immagine di solennità e freddezza, ci sia un significato più idealista. Probabilmente gli Stark prendono sul serio quel giuramento, cosa comporti quel voto e il sacrificio della vita individuale dietro di esso, ciò che ne deriva quindi è assouto rispetto, mentre gli altri più a Sud non hanno la minima concezione di tutto ciò.
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    @ziowalter1973, la nostra formazione squisitamente positivistica ci fa spesso guardare in modo staccato a questi ricorsi e potrei anche essere d'accordo con te se stessimo disquisendo di religione. Ma qui si tratta di simboli e non si può negare che la simbologia è molto presente in ASOIAF. Il 7 è uno di quei numeri carico di significati e sarebbe riduttivo pensare che Martin non l'abbia inserito con significati precisi. Vedendo altre sue costruzioni è facile pensare che si stia rifacendo a qualcos'altro. Il punto è che noi non abbiamo sufficienti elementi per capire dove vuole andare a parare.
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    Ned non condivideva per niente l'odio di Robert verso i Targaryen, fin dall'inizio: i due sono quasi venuti alle mani per via dell'indifferenza del secondo di fronte al massacro dei figli di Rhaegar, e si sono riconciliati solo grazie al dolore comune per la morte di Lyanna.
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    Certamente come dicevo non ci troviamo di fronte a niente di nuovo, si pesca a piene mani dagli archetipi culturali/religiosi di pressoché molte culture antiche politeistiche. E anche laddove vi è il monoteismo questi archetipi vengono ripresi a livello culturale in leggende e storie fino a trasmettersi nella letteratura. La figura del padre e del guerriero sono presenti abbondantemente in questo senso, così come il fabbro (cito ad es. Efesto per il mondo classico e Weland per il comparto norreno germanico che pure pullula di fabbri mitici/divini). Della triade femminile si è già detto, la tipica trinitá della donna nelle sue tre età ognuna rappresentante una delle sue caratterizzazioni principali (bellezza/dolcezza, maternità/sensualità, saggezza/moderazione). Il vero elemento estraneo è appunto Lo Straniero, The Stranger nell'originale inglese, che però a ben vedere è un'altra connotazione tipica di molti sistemi religiosi. Rappresenta l'ignoto, ciò che per questo è imprevedibile e dunque l'elemento caos, non a caso privo di una vera connotazione iconografica, e solitamente è in associazione con la morte e l'aldilá (credo che la suggestione con gli Estranei sia molto forte in questo senso).
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    C'è da dire che Avatar è stato un capolavoro tecnico non da poco. La storia è un plagio tra Balla coi Lupi e Pocahontas, quindi niente di innovativo. L'uso dell'immagine e 3D, invece, spettacolare sotto tutti i punti di vista, tanto che secondo me se il film viene visto su normale schermo televisivo perde almeno metà del suo interesse. Del resto Avatar è l'unico film, insieme a Gravity, per cui sono stata contenta di spendere per la visione 3D.
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    Penso allo smarrimento che deve aver provato Ned ad Approdo Del Re, dopo la scoperta choc suo figli illegittimi di Cersei e la morte di Robert: il trono, che lui credeva ormai indiscutibilmente e definitivamente nelle mani dei Baratheon (Robert, ancora a lungo, e poi i suoi discendenti) in sostanza é vacante, ci sono degli eredi illegittimi, ma non pronti a governare, per età o formazione... e lui aveva in casa un Targaryen ma, pensando che non avrebbe mai potuto e dovuto aspirare al trono, ha lasciato che andasse a seppellirsi vivo per sempre nei Guardiani Della Notte. Ma ci pensate?
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    Niente, non c'è niente da fare Si vede che non son abbastanza degna per essere una Stark. Manco dei fondamentali principi di riservatezza e discrezione, incarnati così bene da altre persone che hanno avuto in precedenza questo onore Tuttavia il destino ha scelto la casata più degna per i miei tre compagni di gioco. Avranno ricaricato le batterie?
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    Invece credo che sarà proprio quello, purtroppo, il punto di vista finale. E' un irridere e beffeggiare chi si è tanto dannato per il potere. Il messaggio Martiniano di fondo è... ''Per anni tu Littlefinger, tu Cersei, tu Varys, tu Tywin, tu tizio, tu caio vi siete logorati interiormente e avete speso ogni fibra di voi stessi per raggiungere la cima della società, per detenere il potere, per una sedia di ferro... Ma alla fine ciò che conta è altro. I vostri sforzi, alla luce della minaccia incombente, sono stati inutili. Vi siete scannati per nulla.''
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    Noi sciogliamo subito la riserva.. La nostra lista preferenza casate è : 1. Casa Lannister. 2. Casa Martell. 3. Casa Tyrell. 4. Casa Stark. 5. Casa Targaryen. 6. Casa Greyjoy 7. Casa Arryn. 8. Casa Tully. 9. Casa Baratheon. 10. Casa Bolton.
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    E quando l'Uomo del Monte, un tabellaio e un biscottino si iscrivono tutti allo stesso gioco, questa donna non può fare a meno che inginocchiarsi e unirsi al banchetto Manca solo il Membro Onorario del Fertilityday per fare l'en plein
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    Anche io voglio partecipare dunque mi iscrivo
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    sembra fico! mi iscrivo anch'io, sperando di poter partecipare con abbastanza continuità!
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