Jump to content

sharingan

Utente
  • Content count

    12,709
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    73

sharingan last won the day on August 21 2017

sharingan had the most liked content!

Community Reputation

1,769 Good

About sharingan

  • Rank
    Confratello
  • Birthday 06/29/1983

Contact Methods

  • Website URL
    http://

Profile Information

  • Sesso
    Maschio

Recent Profile Visitors

1,266 profile views
  1. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    Concludo i capitoli di settimana scorsa: CATELYN IV Le esequie di Hoster e il riferimento alla tradizione funeraria dei Tully anticipano il destino di Catelyn, quando il suo corpo sarà gettato nudo nel fiume dai Frey. Ma è un po' tutto il capitolo a fungere da presagio e preparazione al tragico evento delle Nozze Rosse. Il fallimento di Edmure nell'incendiare la barca indica anche il fallimento del suo matrimonio, o perlomeno del tentativo di Robb di sistemare le cose. Martin non fa nulla per nascondere la trappola: il comportamento dei Frey, la notizia di Grande Inverno in fiamme, le azioni di Roose Bolton.... l'autore vuole far capire chiaramente che il fato di Robb è segnato, che la situazione in cui si trova è grave se non gravissima e che subito c'è chi è pronto ad approfittarsene. Basti pensare ai capitoli precedenti e a tutto lo spazio dedicato al matrimonio di Sansa, erede di Robb in mancanza di una sua progenie; anche in questo capitolo si parla delle nozze di Sansa, nuovo macigno che si assomma a tutti gli altri, tra i quali quello di Grande Inverno distrutta. Qui, il consiglio di Cat è quello corretto: al di là della resa, non ci sono altre opzioni che permetterebbero a Robb di vincere la guerra. Il suo piano funzionava quando il fronte nemico era diviso ma con la sconfitta di Stannis i Lannister sono ormai padroni di quasi tutto il sud, senza contare che gli Stark sono minacciati pure al nord. C'è sempre stato un equivoco di fondo nella ribellione di Robb, equivoco basato sugli obbiettivi e sulle condizioni nelle quali si erano generati. Gli Stark scendono in guerra per vendicare l'uccisione di Ned e per questo sono costretti a scendere a sud, ma lo fanno anche per guadagnare l'indipendenza dal Trono di Spade, posizione che probabilmente guadagnerebbero senza particolare fatica se restassero trincerati al nord. In mezzo a questa ambiguità si può notare la quasi totale assenza di strategia di lungo corso, di una programmazione che vada al di là della mera campagna militare del momento. Ma saggiamente sarà lord Tywin a smontare questa strategia: << Certe guerre si vincono con le spade, certe guerre con le piume >>. In parte è lo stesso Robb ad ammettere di aver sbagliato la politica matrimoniale, ambito dove invece i Lannister non hanno fatto errori. DAVOS IV Dal Fondo delle Pulci a Primo Cavaliere del Re, passando per una battaglia perduta, dei figli deceduti e un soggiorno in carcere. E' il conflitto di opposti a dominare il capitolo, così come a dominare un po' tutte le vicende collegate al personaggio di Davos. In realtà il dualismo è soprattutto quello del suo signore Stannis, uomo apparentemente tutto d'un pezzo ma che in realtà è divorato da passioni e sensazioni molto forti. In primo luogo è evidente l'invidia verso i fratelli, ammirati soprattutto per il loro carisma e per la capacità di farsi amare con pochi gesti; altro polo di opposti è quello della fedeltà alla famiglia o all'onore, scelta che viene effettuata durante la Rivolta di Robert. La famiglia, trasfigurata qui nell'elemento del sangue, è in effetti uno dei temi principali di questa parte, che inizia con il dualismo tra i fratelli Florent e prosegue poi con la sottotrama di Edric e del suo possibile sacrificio. Stannis, al contrario di Florent, preferisce salvaguardare Edric, così come ha preferito stare con Robert piuttosto che con Aerys. Il bisogno di affetto familiare e al contempo il desiderio di essere riconosciuto dal resto dei suoi cari sono forse una delle chiavi di lettura per comprendere al meglio questo ostico personaggio, il quale finisce per autoconvincersi che tutte le sue azioni siano delle inevitabili conseguenze dettate da illeciti fatti da qualcun altro. L'idea di ristabilire la pace nel regno, di sconfiggere gli Estranei e far prevalere la legge nasconde un intento più marcatamente egoistico, quello di essere finalmente riconosciuto e apprezzato, di compiere qualcosa di grande per sè stesso e basta. In Stannis l'oscillazione tra la ragione e il sentimento sono costanti e Davos e Melisandre sono come due poli che, scontrandosi tra loro, riescono a dare al loro sovrano un punto di equilibrio morale. Quando prevale la razionalità di uno, ha bisogno della passionalità dell'altra, quando sembra seguire la semplice logica ecco che subentra il potere del soprannaturale.... e così via. Il rito delle sanguisughe spiega bene lo stato del compromesso: Stannis decide di non sacrificare Edric, ma comunque finisce per praticare una magia di sangue con il liquido prelevato dal ragazzo. La tragicità del momento è dovuta al fatto che non solo abbiamo l'ennesimo flashforward sulle Nozze Rosse, ma probabilmente anche quello SPOILER SERIE TV 5 STAGIONE @AryaSnow dice anche che Rahenyra Targaryen era colpevole per aver usurpato il trono del fratello, quando invece tutti sappiamo che si tratta dell'esatto contrario (la norma era sì ambigua ma Viserys I aveva chiaramente nominato la figlia suo successore, facendolo giurare a tutti i lord del regno). Di base credo che Stannis in questi casi sia semplicemente bigotto: a un certo punto aveva anche proposto a Renly di nominarlo suo successore al posto di Shireen, segno che per Stannis una donna viene sempre dietro un uomo. C'è poi da dire che i figli di Cersei sono nati in condizione di "crimine" particolarmente grave, cosa che non era quello di Robert; inoltre tenerli in vita rappresenterebbe comunque un potenziale rischio per l'eventuale regno di Stannis. Comunque è chiaro che mettere spesso Stannis di fronte a decisioni difficili sia una precisa scelta dell'autore per scandagliare l'io del personaggio. In questo senso non c'è nulla di più allegorico di una sacerdotessa rossa che interpreta tutto l'universo come uno scontro perenne di opposti.
  2. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    Intanto posto i primi due capitoli della settimana. SAMWELL II L'uccisione dell'Estraneo poteva far pensare ad una svolta per il personaggio di Sam, ma invece ne vediamo una versione che assomiglia tantissimo a quella vecchia. Aver compiuto un'impresa di questa portata non lo rende automaticamente un duro, nè un eroe (nonostante sia in parte cambiata la percezione dei suoi compagni). Qui Martin ragiona su determinate dinamiche psicologiche che sono abbastanza comuni negli esseri umani: l'idea che ognuno ha di sè spesso vince sull'idea che hanno gli altri. La percezione di essere codardo è talmente radicata nel giovane Tarly da avere quasi paura di poter essere visto in un altro modo; questo perchè ogni cambiamento comporta dei rischi, uscire dalla confort zone, aspettative diverse da parte degli altri, etc... la rassegnazione ha invece dei vantaggi, si è consapevoli che la propria condizione è pre-esistente ed immutabile, nessuno ha mai particolari aspettative e anzi si tende ad aspettare che siano gli altri ad agire per conto nostro. Sam in effetti nella Confraternita vive "a rimorchio" degli altri, ne è quasi una palla al piede e cerca sempre di abbinarsi a qualcuno di forte. Nel suo rifiuto di essere chiamato "Distruttore" c'è però anche un fondo di verità: è stato oggettivamente fortunato ed è quasi tutto merito dell'arma piuttosto di chi l'ha utilizzata. Interessante il dialogo tra Sam e Grenn, nel quale il vittimismo misto a pessimismo del primo si confronta con la logica lineare e ottimistica del secondo: essere chiamato Distruttore piuttosto che Messer Porcello è già un avanzamento, un progresso da accogliere con gioia. Grenn sprona Sam, lo invita a vedere il bicchiere mezzo pieno e riesce pure a infondere un po' di forza nel Tarly, ma allo stesso tempo questi percepisce che si tratta solamente di un simulacro di Jon, l'unico che riesce realmente a capirlo e spingerlo al contempo a migliorarsi. Tra Sam e Jon c'è un'affinità intellettuale, una vicinanza dovuta anche alle origini altolocate che non potrà mai essere pareggiata da un sempliciotto come Grenn. La seconda parte di questo lungo capitolo è invece dedicata a Craster e all'ammutinamento dei Guardiani della Notte. La tensione accumulata nella lunga marcia, l'attacco degli Estranei e il senso di precarietà imminente trovano sfogo nel castello di Craster, luogo angusto e opprimente che dovrebbe allietare la presenza dei confratelli ma finisce per far esplodere tutto l'insieme di frustrazioni che già avevamo colto nel prologo di ASOS. In una saga di personaggi più o meno grigi è difficile trovare qualcuno più nero di Craster, padre violento e inquietante simbolo allo stesso tempo di un mondo antico ma degenerato; in una turpe interpretazione del concetto di pater familias, i figli vengono destinati agli Estranei, le figlie a essere sposate dal padre e a generare ulteriore prole. Mi chiedo se tutto questo sia solamente il parto di una mente disturbata o se invece ci sia qualcosa di più profondo e legato agli antichi dei, a quel mondo passato che ormai non esiste più ma che sappiamo essere stato particolarmente duro e violento (vedi sacrifici umani). La violazione dell'ospitalità, compiuta dagli ammutinati da un lato è l'ulteriore tassello che certifica la decadenza di questa istituzione, consapevolezza che viene esposta poco prima della fine dallo stesso Mormont, dall'altro anticipa l'evento delle Nozze Rosse in cui il crimine commesso sarà ancora più ignobile e immorale. ARYA V L'introduzione di Beric Dondarrion ricorda molto quella di Bloodraven: Beric, ASOS << Le pareti della caverna erano un mosaico di pietre e terriccio, tra cui strisciavano gigantesche radici bianco grigiastre che parevano un groviglio di migliaia di serpenti albini. [...] In una zona della parete opposta del fuoco, le radici formavano una sorta di scalinata che saliva fino a una cavità dove un uomo sedeva immobile, quasi perduto tra i meandri del titanico albero diga >>. Bloodraven, ADWD << Le radici erano dappertutto, si contorcevano tra terra e pietra, bloccavano alcuni passaggi e altrove sorreggevano il soffitto [...] Davanti a loro un pallido lord in eleganti abiti color ebano sedeva trasognato, in un intricato nido di radici, un trono di alberi diga intrecciati che avvolgeva quelle membra raggrinzite come una madre abbraccia suo figlio >>. Un curioso parallelismo che non significa necessariamente qualcosa, può anche essere solo una suggestione involontaria di Martin. Detto questo, finalmente facciamo la conoscenza del famigerato lord della Folgore il quale si presenta come uno dei pochi a essere realmente dalla parte del popolo, elemento che nella Guerra dei cinque re rimane sempre sullo sfondo delle egoistiche ragioni della nobiltà in conflitto. Il confronto tra la Fratellanza e Sandor Clegane ricorda un po' quello tra Brienne e Jaime, laddove ad uno vengono continuamente rinfacciati determinati peccati (veri o presunti), mentre l'altro si difende mettendo in mostra la presunta ipocrisia di determinati valori. Per il Mastino il cavalierato è mera forma con la quale degli assassini trovano il modo di giustificare i propri peccati e le proprie colpe, trovando così una legittimazione pubblica alla loro condotta. Rispetto a Jaime, il minore dei Clegane è ancora più schietto e diretto perchè non ha mai realmente coltivato sogni di gloria, non ha mai realmente desiderato essere un cavaliere come invece Jaime. Ad unire i due personaggi abbiamo il fuoco: quello del re Folle per Jaime, quello del fratello per Sandor, il quale per ironia della sorte deve ora affrontare degli adoratori di una divinità dello stesso odiato elemento. Alla fine il Mastino vince con una sequenza di lotte che è una sorta di anticipazione di quella tra la Montagna e Oberyn Martell: anche in quel caso il "buono" pare avere la meglio, anche in quel caso il "cattivo" ribalta la situazione all'ultimo confessando pubblicamente i propri crimini. Il colpo di scena finale segna l'ingresso nella saga del tema della resurrezione, stratagemma che può apparire "facile" dal punto di vista narrativo ma che presenta anche delle complicazioni. @***Silk*** il paragone tra Jon e Jaime mi è venuto soprattutto perchè fanno entrambi parte di un ordine che impone la castità forzata ai propri aderenti. Jaime ignora questo comandamento e si lascia travolgere dalla passione amorosa, Jon invece si pone dei dubbi, si lascia sì abbandonare ma allo stesso tempo riesce a mantenere il focus sul suo dovere. L'aspetto interessante del Jon dei libri è proprio quello di essere qualcuno dotato del giusto mix tra passione e ragione, facendone uscire un personaggio che è ben lontano da quello monodimensionale e stereotipato della serie tv, concepito quasi esclusivamente per soddisfare ragazzine dall'ormone impazzito.
  3. sharingan

    THE WINDS OF WINTER: news e speculazioni

    Veramente non è così. La Ribellione di Robert ha uno specifico capitolo dedicato.
  4. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    ARYA V Capitolo abbastanza ripetitivo, non mi ha convinto più di tanto perchè ripercorre più o meno le stesse tematiche e situazioni: la devastazione della guerra, la nostalgia di casa, i soggiorni della Fratellanza. Degno di nota il riferimento a Jon Connington e alla Battaglia delle Campane, un pochino fan service l'incontro tra Gendry e la presunta figlia bastarda di Robert. JON IV Parte molto descrittiva che vuole soprattutto dare un quadro dettagliato della Barriera, delle sue difese e della sua struttura presumibilmente per preparare il lettore alla grande battaglia di fine libro. Per il resto è interessante come Jon rimanga sì combattuto tra due mondi (bruti-guardiani) ma al contempo è chiaro che intimamente si senta soprattutto un corvo (spera che la missione di Jarl fallisca). Quando Jon riflette sul suo rapporto con Ygritte possiamo notare la lucidità del ragazzo, che vaglia tutte le ipotesi ma ne realizza l'impraticabilità. Qui mi pare palese la contrapposizione con Jaime: mentre il Lannister fantastica di sposare la sorella gemella, il bastardo capisce di non poter portare Ygritte al Castello Nero. Per Jaime l'amore è totalizzante e radicale, per Jon viene comunque dopo il dovere (almeno per adesso). JAIME IV Dico subito che l'umiliazione subita da Jaime mi ha ricordato molto la Walk of Shame di Cersei, due eventi duri, eccessivi che fungono da ribaltamento della tipica superbia Lannister. Questa è la casata dell'orgoglio, della superiorità ostentata, della forza brutale manifestata con spregio ed è paradossale che i loro momenti difficili si traducano in qualcosa di così umiliante, degradante e basso. Anche Tyrion ha dovuto subire qualcosa di simile ma lo ha fatto per tutta la vita, ha imparato a sopportare perchè non è mai stato realmente considerato una della famiglia mentre Cersei e Jaime erano il fiore all'occhiello del padre. In questo caso però di Jaime colpisce la lucidità, l'immediata autoanalisi che emerge dopo la tragedia: capisce che non sarà più un guerriero e capisce che senza essere un guerriero non sarà più neppure un uomo. Questa considerazione è ovviamente discutibile, si può essere "uomini" anche senza per forza essere abili in combattimento, ma è chiaro che per Jaime i due elementi sono sinonimi e che questa consapevolezza è particolarmente disperante. E' Brienne a dargli una ragione per continuare a vivere, in un momento nel quale finalmente questi due strani compagni d'avventura hanno trovato una vicinanza inconsueta; da notare soprattutto che lei lo chiama per la prima volta con il suo nome "Jaime" e non con il tanto odiato appellativo di Sterminatore di Re. Il Lannister decide quindi di sopravvivere per poter tornare da Cersei, da Tyrion e per poter soddisfare il desiderio di vendetta ma a ben vedere c'è anche dell'altro; è l'esempio di Brienne a dargli la spinta definitiva, è l'idea di essere più debole, meno coraggioso, più arrendevole di una donna a destarlo dalla rassegnazione alla quale si stava abbandonando. E' anche una forma di rispetto verso la missione della "donzella" (lui continua a usare il nomignolo), che non sarà possibile senza il suo aiuto. Una curiosità che ho notato in questo capitolo e anche in altri è la quantità di volte che Jaime pensa o menziona suo fratello Tyrion, citato quasi quanto Cersei; questo è importante perchè giustifica alla perfezione il comportamento che Jaime terrà durante il processo del fratello. Suggestivo l'arrivo ad Harrenhal: mi piace come Martin sia riuscito a donare a questa fortezza quell'aria tetra e lugubre che la caratterizzano, in particolar modo perchè finisce per essere sempre occupata da personaggi particolarmente inquietanti (Roose Bolton, Qyburn, Vargo, etc...). TYRION IV Bel capitolo, che lavoro molto sull'intimità del personaggio di Tyrion mostrato qui in una veste particolarmente cinica e ambigua. Il modo in cui risolve il problema del menestrello è significativo perchè serve all'autore per colorare un po' di nero uno dei personaggi più amati e apprezzati dal pubblico; che il Folletto abbia un lato oscuro è sempre stato palese, però in questo caso l'impressione suscitata è più forte perchè si tratta di qualcosa che lo riguarda in modo molto egoistico. La soluzione migliore sarebbe quella di allontanare Shae, oppure potrebbe anche cedere al ricatto ma Tyrion è pur sempre un Lannister e non si fa minacciare dal primo popolano che passa. Di nuovo possiamo notare come in ambito sentimentale il nano sia molto simile al fratello Jaime, entrambi vittime della loro passione e succubi (seppur in maniera diversa) delle loro donne. Anche mostrare che Tyrion desidera Sansa, una bambina a detta di lui stesso, getta una luce sinistra sul personaggio ma al contempo ne delinea un tratto psicologico fondamentale: nato senza una madre, disprezzato da buona parte della sua famiglia, Tyrion vuole disperatamente essere amato ma siccome ritiene che nessuna donna possa accettarlo per quello che è, allora si accontenta di una prostituta e finisce per rischiare tutto per lei. Per un attimo si dimentica di questa condizione, aspettandosi da Shae una reazione di gelosia, ma la fredda reazione della donna, tutta volta al calcolo e ai propri interessi, lo mette dinnanzi all'arida verità. Emblematica la sequenza di Tywin e delle spade in acciaio di Valyria che l'armaiolo non riesce a rendere del colore dei Lannister: << Queste antiche spade hanno una loro memoria, si dice, e non cambiano facilmente >>. La spada da cui hanno origine Lamento di Vedova e Giuramento è Ghiaccio, la lama che per generazioni hanno posseduto gli Stark, l'arma che simboleggia tutto il Nord e che in questo frangente pare quasi voler fare un dispetto ai suoi nuovi padroni che non riconosce e rifiuta. Il Nord è memoria, antiche tradizioni, the north remembers. Questo può anche essere visto come una metafora del rapporto tra Sansa e Tyrion: lui la desidera e desidera la sua eredità, vorrebbe diventare lord di Grande Inverno ma viene rifiutato dalla ragazza per il suo essere un Lannister (oltre che per l'aspetto), così come probabilmente sarebbe rifiutato dal Nord.
  5. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    E' un'interpretazione sicuramente interessante e che si presta ad interpretazioni. Io però più che un approccio sul lungo termine, ho sempre visto gli Stark più propensi alla conservazione, alla difesa di tutto il bagaglio di tradizioni del Nord, alla peculiarità di questo ambiente (e quindi anche alla Barriera, gli Estranei, i bruti, i figli della foresta, etc...); anche tutto il discorso che "ci deve sempre essere uno Stark a Grande Inverno", ribaduto dal Liddle, va in questa direzione di immutabilità del Nord e della famiglia che dovrebbe governarlo. Gli Estranei sono di quanto più antico esista ed è quindi in linea con questa concezione che siano gli Stak a doversene occupare più direttamente. Per i Lannister invece la gloria della casata è qualcosa proiettato nel presente e nel futuro, qualcosa in divenire piuttosto che qualcosa di appartenente ai tempi antichi. Credo che Tywin sia ormai talmente calato nel suo ruolo di politico da aver totalmente dimenticato quello di padre. In questo ha avuto sicuramente la sua parte l'essere figlio di un genitore debole e indeciso, che ha quasi rischiato di distruggere la sua famiglia con il suo atteggiamento remissivo. Non escludo che, se avessimo un POV di Tywin, lui troverebbe in tutto questo la giustificazione per le sue azioni: si comporta da pessimo padre ma nella convinzione di fare il meglio per i propri figli.
  6. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    DAVOS III La parte più interessante è senz'altro quella del confronto tra Melisandre e Davos, lo ying e lo yang di Stannis Baratheon. Davos non è nè un filosofo nè un pensatore quindi parrebbe poco adatto a un confronto teologico di questo tipo, però possiede il giusto mix di saggezza popolare e devozione verso la religiosità tradizionale che rende non banale il suo contrasto con la donna rossa. Il cavaliere delle cipolle non rifiuta nemmeno del tutto il credo di R'hlorr, ne riconosce il potere e prova anche a vedere nelle fiamme ma in definitiva non può e non vuole fare il passo definitivo della conversione perchè quel culto è qualcosa di troppo alieno per lui. C'è comunque un alleggerimento anche nel suo rapporto con Melisandre, forse comprende che lei non è realmente responsabile della morte dei suoi figli o forse molto pragmaticamente riconosce l'utilità della donna per il suo sovrano. I dibattiti metafisici in ASOIAF sono piuttosto particolari perchè sono calati in un contesto dove la magia e il soprannaturale esistono e non sono solamente una mera speculazione filosofica: Melisandre ha poteri oggettivi e può portare questi poteri come prova della veridicità del suo credo. Non è però un caso che lei stessa pronunci la profezia di Azor-Ahai, quella che l'ha portata a credere che Stannis sia il prescelto del dio rosso per distruggere la minaccia estranea. Si tratta quasi sicuramente di una predizione erronea, per lo meno di un'interpretazione sbagliata di determinati segni che sono stati effettivamente mostrati: esiste il soprannaturale ma gli esseri umani sono sempre soggetti all'errore. Il finale chiarisce ancora meglio la personalità di Davos e si connette più o meno direttamente al discorso religioso: è Stannis il dio di Davos, è ad un uomo non ad un nume nè ad un messia che decide di donare la sua completa fedeltà. JON III Già in precedenza l'autore aveva messo in risalto la vicinanza tra bruti e nordici e ora questo concetto trova piena risoluzione con l'unione carnale tra Jon e Ygritte. Il bastardo è combattuto ma si sente sempre meno colpevole, comincia ad apprezzare i vantaggi di far parte del popolo libero e gli obbiettivi iniziali diventano sempre più sfumati. Una parte di Jon continua ad utilizzare la giustificazione della missione sotto copertura ma un'altra parte sempre più preponderante capisce l'ipocrisia di questa autoassoluzione. I dilemmi legati a questa vicenda mi hanno ricordato quelli di Jaime, altro personaggio legato da troppi giuramenti e altro personaggio impegnato in un amore "proibito". L'insistere di Ygritte sul concetto di "donna rubata" continua a farmi venire in mente la vicenda di Lyanna e Rhaegar: << Non mi sono nemmeno reso conto che eri una ragazza fino a quando non ho premuto la lama alla gola.>> Rhaegar viene inviato dal padre a dare la caccia al cavaliere dell'albero sorridente: è plausibile che la storia d'amore di Jon e Ygritte sia nata in un modo simile a quella dei suoi presunti genitori biologici. Abbiamo pure il punto di vista dei bruti riguardo la pratica dell'incesto e scopriamo che viene considerata ripugnante e aberrante anche tra di loro, fatto singolare perchè è molto probabile che lo stesso Jon appartenga ad una famiglia che ha largamente fatto uso di questa pratica senza contare che SPOILER SERIE TV 7 STAGIONE . Anche la rievocazione della vicenda di Bael il Bardo va nello stesso verso: un re musicista che rapisce la figlia del re del Nord e la lascia incinta.... rileggendo i libri si nota come i riferimenti alla R+J siano ancora maggiori di quanto ricordassi. DAENERYS III Il capitolo è ben scritto e ha un finale emozionante e coinvolgente però ha alla base il difetto di presentare dei villain abbastanza macchiettistici e stereotipati, tanto da rendere difficile pensare che Daenerys non riesca a farla franca. In questo modo la chiusura risulta prevedibile nonostante Martin faccia di tutto per occultare le vere intenzioni di Dany utilizzando una tecnica narrativa abbastanza ingannevole e omissiva. L'apparizione/profezia di Qaithe non so bene come collocarla, mentre mi pare ben più significativa la visione del Tridente che anticipa un'eventuale discesa degli Estranei in pieno sud. SANSA III Ad esclusione di quelli con morti tragiche e importanti, è difficile trovare in tutta la saga un capitolo più triste e amaro. Per Sansa si tratta forse del momento di definitivo distacco dal mondo ideale alla quale è stata istruita dalla septa e dell'ingresso in quello reale degli adulti. Il matrimonio dovrebbe rappresentare il punto più alto della vita di una lady, nella mente della giovane Stark tutto sarebbe dovuto essere perfetto e fiabesco, dall'abito al marito, dalla location agli invitati. Qui invece abbiamo un marito deforme, invitati che sono quasi tutti nemici della sua famiglia, un luogo che per lei è ormai simbolo di tragedia, etc... ci sono piccoli momenti in cui Sansa riesce anche a vedere qualcosa di positivo (quando danza con Garlan per esempio) ma sono solo brevissime illusioni in un contesto già compromesso. Tutto in questo matrimonio è infatti rovesciato e quanto più lontano dal desiderabile: Joffrey fa le veci di Ned, Cersei quelle di Catelyn e Tyrion quelle di Loras. Al posto del padre, della madre e del marito desiderato ci sono tre carnefici, anche se almeno sul terzo si possono fare discorsi in parte differenti. Anche Tyrion è infatti una vittima della situazione ed è la stessa Sansa ad accorgersi di questo, con un'accortezza che rivela nella ragazza una nuova maturità. Non è facile in una situazione del genere provare empatia per una persona come il Folletto che nella frase finale sulle puttane spiega bene il senso profondo del suo rapporto con Shae. Nella rievocazione del suo matrimonio con Tysha è possibile notare pure un certo parallelismo con Sansa: anche Tyrion è stato ingenuo, anche Tyrion ha avuto delle passioni e delle illusioni giovanili che si sono poi infrante di fronte alla dura realtà. Devo dire che mi dispiace che Tyrion e Sansa avranno un'interazione così breve, i loro scambi in questo libro sono i più interessanti di tutte le Cronache.
  7. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    @***Silk*** Credo sia stata semplicemente istruita per fare l'interprete dagli schiavisti. Le avranno assegnato anche un maestro in Lingua Comune. Del re corsaro se ne parla anche in AFFC dicendo che si trova nelle Isole dell'Estate, quando però ormai Euron è già a Westeros. @Aegon il mediocre Il problema è che in AFFC questo legame non pare più così sincero da parte di Cersei. Non si tratta più di un rapporto sbilanciato ma di un rapporto unidirezionale. Appare che per Cersei, Jaime è sempre stato solo uno strumento, nemmeno la sua prima scelta, mentre per il fratello lei è sempre stata davvero sopra qualsiasi altra cosa. Lei invece dice che Jaime era nettamente inferiore a Rhaegar e dimostra di essere molto più interessata al potere e a regnare, senza farsi nemmeno troppi problemi nel tradirlo più e più volte. Confesso però che questo presunto cambiamento (dico presunto perchè il POV di Cersei lo leggiamo solo in AFFC) non mi ha mai convinto del tutto e l'ho trovata una giravolta non preparata benissimo da Martin. Contando che Cersei dice a Ned che Jaime "la completa", mi è sembrato che Martin abbia voluto cambiare in seguito la natura del loro amore sbilanciandolo eccessivamente verso Jaime. @Figlia dell' estate Il vero dramma di Tyrion è che se ne rende conto, ma pensa che uno come lui non potrà mai avere nulla di più di una prostituta. La convinzione del nano è anche sbagliata perchè fa soprattutto riferimento al caso di Tysha, la quale non era una prostituta ed era sinceramente innamorata di lui. Io in realtà dubito che Ned fosse realmente innamorato di Ashara e sono sicuro al 99% che lei non lo sia stata di lui bensì di suo fratello Brandon. Ma questo Edmure non poteva saperlo. Se Robb contava per davvero su questo, avrebbe dovuto dirlo esplicitamente allo zio. @AryaSnow Bisogna anche considerare le distanze in un luogo (Westeros) che di fatto è un Continente. Per un Lannister la Barriera, i bruti e gli Estranei sono qualcosa di remotissimo e che impatta essenzialmente sul Nord, regno che in un modo o nell'altra gli è stato (e in gran parte gli è) ostile. Inoltre le casate nobiliari non ragionano quasi mai in termini di salvezza del regno o di bene collettivo ma soprattutto di interesse particolare. In questo senso Tywin mi pare anzi uno di quelli che riesce a fare ragionamenti un po' più estesi e articolati, anche se sempre legati ad una "grandezza" di casata. Non escludo nemmeno che ci sia verso il Nord in generale un po' di quella alterigia e superbia che i Lannister hanno più volte mostrato verso altri attori (popolini, borghesi, casate minori, etc....: gli Stark sono un'antica casata ma nel complesso il Nord è meno dinamico, meno ricco e meno "aristocratico" in senso stretto.
  8. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    JAIME III Capitolo fondamentale per lo sviluppo del personaggio di Jaime, dopo il quale non sarà più veramente lo stesso. Proprio per questo l'autore, prima di farci sapere cosa diventerà Jaime, si preoccupa di ricordarci quello che era. Tutto il capitolo è costruito secondo un climax sull'idea di libertà: il terreno bruciato diventa sempre più verde, Jaime ha la possibilità di cavalcare, riesce ad ottenere una spada per liberarsi ma finisce poi di nuovo prigioniero. La canzone è un'imprudenza tipica di una persona impulsiva come lui, uno che difficilmente sopporta di stare in catene e di non poter agire. Una volta assaporato uno scampolo di libertà vuole gustarsi tutta quella disponibile e non solo la poca che gli viene concessa. Quindi canta, va al galoppo e poi tenta perfino di scappare scontrandosi con Brienne. Sono gli ultimi guizzi di un uomo d'azione. Se l'incuranza mostrata nel cantare può però apparire un peccato veniale, è forse la parte relativa a Cersei a destare la massima perplessità. E' evidente in questo passaggio quanto questo rapporto sia per Jaime totalizzante ma allo stesso tempo assolutamente naturale; nel suo flusso di coscienza non c'è un singolo momento dove pensa che tutto questo sia sbagliato, vive anzi l'ostilità del mondo come un'ingiustizia bella e buona a cui cercare di porre rimedio. Emerge anche la fondamentale ingenuità del lord comandante della Guardia reale: nella sua testa è ancora possibile sposare Cersei, legalizzare la loro unione e trovare un modo per normalizzarla agli occhi del mondo. Si tratta di poco più di un sogno ma che per lui assume i contorni di qualcosa di assolutamente concreto. La lotta con Brienne è il punto culminante di un dialogo che viene però effettuato con le spade, ovvero con l'unico mezzo che li accomuna veramente. Non a caso l'autore (seppur usando l'ironia) dice che le loro spade "si baciano" e che il loro scontro è "una danza". Le capacità dimostrate da Brienne sono la molla definitiva che smuove Jaime, il quale ha sempre dato grande importanza all'abilità guerresca, cioè proprio quella parte di sè che sta per perdere definitivamente. Il finale è cupissimo e degradante: il nome Lannister non serve a nulla con i Guitti Sanguinari, mentre il nomignolo di Sterminatore di Re è sulla bocca di tutti, persino in quella di gente così volgare e senza principi. Non è un caso che Jaime perda la mano proprio quando stava veramente compiendo qualcosa di disinteressato. ARYA IV Continuano gli approfondimenti sulla Fratellanza senza vessilli, che in questo capitolo effettua diverse soste e incontra persone differenti, tutte più o meno con qualche particolarità. Ci sono il vecchio cavaliere che racconta sempre la stessa storia dello stesso duello, la signora delle Foglie che vive sugli alberi, la misteriosa Vecchia di Cuore Alto e infine anche una vera e propria nobildonna. Tutto o quasi tutto (nomi, stemmi, città, personaggi) rimanda all'area semantica del bosco, luogo che più di ogni altro caratterizza la compagnia di Beric Dondarrion; è come se la Fratellanza si trovasse a suo agio solamente in contesti che rimandano al posto dove possono più efficacemente combattere la loro guerra che è una lotta di piccoli assalti, sortite condotte in gruppi ristretti e in bande separate con informazioni ridotte al minimo anche tra i vari membri del gruppo stesso. Gli incontri più significativi sono sicuramente quelli con la vecchia e con lady Smallwood. La prima è un personaggio abbastanza inquietante quasi da fiaba horror per bambini e assume rilevanza per le sue esatte premonizioni; la metafora della morte e resurrezione di Catelyn è anche ben anticipata dal racconto di Tom Sette su Edmure e sulla simbologia del pesce molle. Questa ministoryline avrà anche una coda importante in AFFC quando vedremo Tom Sette "infiltrato" a Delta delle Acque, in quella che credo sia una missione per conto di Lady Stoneheart. Mi è piaciuto il personaggio di Lady Smallwood (che non ricordavo), perchè si tratta di quelle figure ultrasecondarie ma alle quali Martin riesce a dare un loro approfondimento e a renderle interessanti almeno per quelle 5-6 pagine in cui compaiono. C'è anche spazio per un momento gossip: Lady Smallwood rimprovera Tom Sette di "piantare semi" un po' ovunque e poi sottolinea come sua figlia sia brava a cantare ... La parte finale con Arya e Gendry mi ha ricordato molto quella della lotta tra Brienne e Jaime (chiaramente con minor drammaticità), ma soprattutto è evidente il parallelismo tra la giovane Stark e la "donzella" di Tarth nel loro imbarazzo/fastidio dovuto dall'indossare un vestito (e nel corrispondere a determinate aspettative) che non vorrebbero avere. DAENERYS II Inizia la poco riuscita parte sulle città schiaviste che si protrarrà all'infinito e farà ingarbugliare Martin in un vero e proprio nodo. La civiltà ghiscari è un mix poco soddisfacente di Cartagine, Egitto e Sparta così come poco soddisfacenti sono i personaggi incontrati, tutti più o meno inconsistenti come questo Kraznys. Conosciamo anche gli Immacolati e siamo introdotti a tutto il tema della schiavitù che darà tanta pena a Dany. Più interessante la riflessione sulla decadenza degli imperi: Astapor è solo un pallido ricordo della potenza di Ghis ma la stessa riflessione può essere fatta per l'antica Valyria, una volta dominatrice e ora scomparsa dalla storia. Così come le beffe del destino martiniano colpiscono indifferentemente buoni e cattivi, intelligenti e stupidi, allo stesso modo funziona per le grandi civiltà tutte invariabilmente destinate a crollare e ad essere sostituite da nuovi dominatori. In questo senso è anche chiara la simbologia del personaggio di Daenerys: lei discendente della Vecchia Valyria proverà a sottomettere di nuovo l'Arpia di Ghis, seguendo una concezione ciclica della storia che la dovrebbe riportare anche sul Trono di Spade di Westeros. Ma si sa che non sempre le minestre riscaldate hanno lo stesso sapore di prima. La frase finale è tipicamente martiniana ed è una summa del relativismo che avvolge le Cronache. BRAN II La sola parte sul Cavaliere dell'albero che ride meriterebbe pagine e pagine di approfondimento, ma è stato tutto riassunto bene dagli interventi precedenti quindi non mi soffermerò più di tanto. Io comunque sono certo al 99,99% che Lyanna sia il cavaliere e che quell'episodio segni proprio l'inizio del concatenarsi degli eventi che porteranno Rhaegar a conoscere Lyanna, a scappare con lei, alla guerra, etc... quel che è sicuro è che quei giorni ad Harrenhal sono successe molte cose importanti, magari non tutte collegate ma che prese singolarmente avrebbero dato il via ad un momento chiave della storia. E' però ingegnoso il modo in cui lo scrittore riesce a parlare di qualcosa nascondendolo in un racconto allegorico e non con un semplice flashback.
  9. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    ARYA III Capitolo in parte descrittivo (con il flashback di Harwin sugli eventi di Approdo del Re), in parte d'azione con il tentativo di Arya di fuggire dalla Fratellanza. Non mi vengono in mente grandi riflessioni da fare sia su questa parte sia su tutte le parti lette da Arya fin'ora. All'epoca della prima lettura ricordo che si trattava di alcuni dei capitoli che leggevo con più interesse, probabilmente solamente per via della simpatia del personaggio. Adesso invece non mi dicono più di tanto. SAMWELL I Ansimando, Samwell Tarly fece un altro passo. "Questo è l'ultimo, davvero l'ultimo. Non ce la faccio ad andare avanti, non ce la faccio proprio". Samwell Tarly calciò un albero con il piede sinistro, spezzando la neve incrostata. Calciò anche con il destro. << Ci provo. >> Stringendo i denti, fece un passo. << Ce la metto tutta.>> E ricominciò a camminare. Il capitolo si apre con un ultimo passo, un passo fatto a fatica che simboleggia una resa e si conclude con dei calci piuttosto decisi a indicare una nuova attitudine e un nuovo inizio. Fin da subito ci vengono mostrati i limiti fisici (l'obesità) e caratteriali (la codardia) di questo personaggio che in una società marziale come quella di Westeros diventano problemi molto grossi. Sam ha ben presente quello che è, lo dice chiaramente fin dalla prima volta che lo conosciamo e continua più volte a ribadirlo a se stesso e a tutti coloro che lo circondano. A ben vedere è proprio questa consapevolezza a renderlo un personaggio interessante: rispetto a Jon che non ha mai accettato la propria condizione di bastardo, Sam è un passo avanti verso quel percorso che Tyrion aveva suggerito al bastardo di Grande Inverno quando gli aveva consigliato di non nascondere la propria condizione di "diverso". Così come nel caso di Jaime, mi piace anche che l'autore faccia intraprendere al personaggio un'evoluzione graduale, evoluzione che probabilmente non sarà nemmeno del tutto completa e che non annullerà tutto ciò che il personaggio è sempre stato. Sam probabilmente rimarrà un codardo, probabilmente rimarrà grasso, però magari imparerà ad utilizzare più spesso quell'istinto di sopravvivenza che lo ha aiutato ad uccidere l'Estraneo. E' comunque significativo notare come nelle azioni positive intraprese da Sam sia sempre necessario uno stimolo esterno; di solito questo stimolo è Jon, qui invece è rappresentato dagli altri compagni dei Guardiani della Notte che sono per lui un valido aiuto materiale ma anche morale. TYRION III Capitolo molto denso e pieno di informazioni. << Troppe facce strane. Troppi nuovi giocatori. >> Una conferma di ciò che era stato già detto nel primo dei POV del nano in ASOS. Il Folletto ha assaporato il potere e ora si ritrova a dover cominciare tutto daccapo e a reinventarsi in una situazione nuova e non confortevole. La novità più rilevante è l'arrivo in massa dei Tyrell, i quali ora spartiscono il potere con i Lannister da pari a pari, consci della loro influenza. Tuttavia i Lannister hanno ancora un vantaggio, ovvero possiedono la carica più importante (Primo Cavaliere) ma soprattutto hanno in quella posizione l'unica persona (Tywin) che riesca per davvero ad avere una visione complessiva della situazione e che si dimostri capace di usare i vari giocatori nel modo che più gli aggrada. In una sola seduta Tywin riesce ad occuparsi più o meno di tutti i Sette Regni: buona parte del suo tempo è dedicato ovviamente al Nord e agli Stark, gli ultimi reali contendenti rimasti, ma non si dimentica nemmeno dei Greyjoy e dei Tyrell, della sua stessa famiglia (con i matrimoni di Tyrion e Cersei), dei Guardiani della Notte e dei bruti, della Guardia Cittadina e pure di Lysa Arryn e dei dorniani, finendo anche per menzionare qualche avvenimento al di là del mare. Finchè Tywin è in vita si ha l'impressione che tutti i problemi interni verranno ridotti ai minimi termini e che i Tyrell, per quanto detentori del'esercito più potente del regno, dovranno accontentarsi di stare un gradino dietro i Lannister. Morto il capo dei leoni, la situazione non sarà più la stessa. Se però il signore di Castel Granito si dimostra di nuovo abile nel gestire la situazione Stark-Greyjoy, in realtà commette anche degli errori di valutazione che emergeranno sicuramente o quasi sicuramente in un futuro più o meno vicino. Come tutti, anche Tywin sottovaluta Ditocorto per via della sua posizione sociale inferiore (non a caso gli rivolge appena un cenno della testa) e gli concede qualcosa che sarà fondamentale per il prosieguo della scalata ostile di Petyr; in questa situazione emerge tutta la superbia dei Lannister e il loro disprezzo per le categorie "inferiori" della popolazione, evidente anche dal modo con il quale parlano degli Spicer. Più di ogni altro nei Sette Regni, i Lannister rappresentano l'essenza stessa dell'aristocrazia (nel bene e nel male). CATELYN III I vari errori commessi dagli Stark portano come conseguenza il tradimento dei Karstark, ultimo vero grande rovescio prima delle Nozze Rosse. Catelyn ha lasciato fuggire Jaime Lannister, negando la vendetta a lord Rickard, ma Robb non ha punito la madre con la massima pena, dimostrando così debolezza nel suo ruolo di re. La vendetta di Karstark si configura così proprio come un disconoscimento della figura di Robb: << Tu non sei il mio re. >> E' vero che i lord devono assoluta obbedienza al loro sovrano ma bisogna sempre considerare che Robb è un monarca nominato sul campo di battaglia che deve quindi la corona solo all'appoggio delle persone che lo sostengono. I tradimenti successivi di Frey e Bolton avranno anch'essi una matrice di questo tipo: non tutti sono più disposti a seguire un re così incauto che si fa sopraffare dall'emozione e prende continuamente decisioni sbagliate. Non si possono chiedere ai propri uomini sacrifici, sangue e sofferenza per non essere poi in grado di sopportarne le conseguenze e buttare intere alleanze alle ortiche per i propri scrupoli personali. Nel contesto però di una situazione difficile come questa, la condanna di Karstark è abbastanza comprensibile; si tratta di quelle situazioni dove qualsiasi decisione è una sconfitta, di scegliere il male minore senza nemmeno avere la certezza di quale sia questo male minore. Rickard Karstark si è apertamente ribellato al proprio signore, lo ha fatto incurante delle conseguenze e anche con una certa crudeltà gratuita esemplificata dall'uccisione di due ragazzi innocenti. E' tuttavia piuttosto difficile comprendere il gesto di questo nobile del nord, per il quale uccidere due Lannister a caso viene visto come un prezzo accettabile per la morte (in guerra) dei suoi figli. Vero che nell'ottica della società di Westeros il concetto di vendetta assume spesso caratteri di faida familiare, però è anche vero che poche persone danno a questa formula il carattere estremo che gli ha dato il lord di Karhold. Robb avrebbe potuto tenerlo prigioniero ma avrebbe ulteriormente perso la faccia davanti al proprio esercito, sarebbe stato come dire che a tradire il re del Nord ne consegue una pena da piccolo reato. Credo quindi che in quel contesto l'uccisione fosse quasi inevitabile; le colpe di Robb sono piuttosto quelle di aver creato le condizioni di arrivare fino a questo punto. Da notare infine il dialogo tra Catelyn e Jeyne, dove possiamo notare come la madre della neo-regina avesse già programmato il voltafaccia: il lettore pensa chiaramente che alla figlia venga dato un composto per favorire una gravidanza mentre in realtà si tratta di un abortivo. Gli Stark non hanno solo perso amici ma si sono portati in casa dei nemici.
  10. sharingan

    Le Antiche Virtù Perdute

    Pur essendo il tema interessante, ritengo che il topic nasca con un vizio di fondo: traccia una linea di demarcazione troppo netta tra un prima dominato da supposti valori positivi e un dopo visto in maniera quasi apocalittica ,con un repentino crollo di determinati valori che sarebbero rimasti tali nei secoli dei secoli e poi immediatamente spariti. Bisognerebbe intanto capire cosa si intende per "prima". Gli antichi Romani? I comuni medievali? La Belle Epoque? I nostri nonni? Perchè altrimenti si finisce per tornare al solito "quando c'era lui....." "quando ero piccolo io..." , etc... che è un'impostazione molto semplicistica e anche molto retorica sulla questione. Inoltre le operazioni di denuncia di questo tipo sono sempre molto aleatorie perchè tendono a buttare in un calderone tutta una serie di caratteristiche (umiltà, rispetto, coraggio, empatia, etc..) che non sono necessariamente interdipendenti tra di loro e che sembrano appartenere più che altro a una sorta di "libro dei sogni" dell'essere umano perfetto che esiste in un passato indefinito e impreciso e come tale buono per tutte le stagioni. Aggiungo che, se si facesse un sondaggio, la stragrande maggioranza dei rispondenti si direbbe d'accordo nel considerare positivi questi antichi valori ma pochi o pochissimi ammetterebbe di possedere quegli altri valori negativi di cui si parla. In fondo chi ammetterebbe mai di essere bugiardo, cinico, baro, opportunista, infedele, etc...? Da qui una duplice tendenza: 1. E' sempre colpa degli altri --> "io sono buono, onesto, gentile, generoso, etc.... ma la mia epoca è meschina, disonesta, caciarona, etc...." --> mancata assunzione delle proprie responsabilità. Si preferisce trasferire le proprie mancanze, le proprie debolezze e i propri insuccessi su un presente cattivo e maligno, anelando al contempo un passato mitico e idealizzato che per definizione non esiste e in paragone al quale il presente sarà sempre più brutto. 2. Confondere la morale col moralismo --> la morale è sicuramente fondamentale in qualsiasi stato di diritto ma è bene non confondersi con il moralismo. La morale fa parte della vita umana ed è corretto dargli il giusto peso ma è altrettanto corretto non dare alla morale un carattere di eccessiva severità, non darle cioè quei connotati che, rispettati alla lettera, darebbero il via allo "Stato etico" e non più allo Stato di diritto. Storicamente i governanti che più parlano di antichi valori del passato sono quelli coi baffetti e il mento squadrato. Non essendo quindi in grado di dare una risposta articolata sul complesso della questione (mi parrebbe di scadere nel qualunquismo) mi limito a dire la mia sulla parte relativa all'educazione. La scuola deve educare: è un'istituzione che esiste anche per questo. Non si va a scuola solo per apprendere nozioni e conoscenze ma anche per imparare a stare al mondo e a comportarsi, diventare adulti. Un bambino-adolescente-ragazzo passa almeno tredici anni della propria adolescenza (e per svariate ore della propria giornata) in un ambiente che in qualche modo forma la propria esistenza in parallelo con la famiglia; gli insegnanti hanno quindi il dovere e la responsabilità di partecipare alla formazione del bambino/alunno/studente. Partecipare alla formazione non significa sostituirsi alla famiglia. Il ruolo del genitore rimane quello ed è distinto da quello del docente, il quale con altre forme e con altri strumenti serve piuttosto da supporto al ragazzo o alla famiglia stessa, arrivando al massimo a forme di pseudo-supplenza. A maggior ragione in un periodo nel quale l'istituto familiare è carente, la scuola non può sottrarsi ad uno dei suoi doveri primari.
  11. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    @*Khaleesi* certo era una buona parte, ma non la metà. Diciamo che in una guerra "normale" la perdita dei Karstark sarebbe stato un fattore relativamente secondario, ma in questo contesto già abbastanza precario è un altro brutto colpo. Credo però che sia negativo soprattutto perchè è un ulteriore innesto di sfiducia e precarietà che incide nel modo in cui Robb viene percepito dai suoi soldati e soprattutto dai suoi lord alfieri. Avremo però modo di approfondire la questione più avanti. @Aegon il mediocre Tywin viene avvertito da Varys della fuga di Jaime pochi giorni dopo il fatto, tanto che lo stesso Tywin manda suoi uomini nelle Terre dei Fiumi per cercarlo. Nel momento in cui Tywin sa che suo figlio non è più prigioniero di Robb può dare il via libera a qualsiasi piano volto ad ucciderlo. Questo non toglie che le ulteriori azioni di Robb abbiano fatto sì che Frey e Bolton passassero dall'altra parte e dessero concretezza ai piani di Tywin. Il "bello" delle Nozze Rosse è proprio che vengono preparate da Martin con una successione di eventi piuttosto chiara e scandita, tanto che a posteriori viene da meravigliarsi per la meraviglia creata nel lettore. La sorpresa è dovuta al fatto che normalmente gli eroi di una storia sbagliano decine di volte ma vengono sempre salvati dal plot armor, mentre qui avviene che sbagliano decine di volte e ne subiscono le conseguenze. In successione abbiamo: Liberazione di Jaime da parte di Catelyn Errore di comunicazione Robb-Edmure --> Battaglia Acque Nere Matrimonio Robb-Jeyne Decapitazione di Karstark Caduta di Grande Inverno Sono tutti eventi avversi alla Casa Stark e tutti con errori di giudizio valutazione di uno di loro. Una disfatta era in effetti ampiamente prevedibile se avessimo giudicato in base ai soli fatti.
  12. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    Potrebbe essere anche solo una metafora su Sansa. Da sempre lei è quella più vicina alla mentalità della madre, la meno "starkista" della cucciolata e quella più propensa a cambiare vita e sede. Tra gli Stark vige una sorta di terrore del sud, una diffidenza un po' "campagnola" dovuta in parte al carattere particolarmente chiuso e conservatore di Ned (accentuato dagli eventi della Ribellione di Robert), in parte alla generale attitudine di tutti i nordisti all'isolamento. Grosso modo i figli di Ned aderiscono a questa concezione, tranne Sansa. Sì, sicuramente infatti pure io preferisco la società di Westeros a quella Oltre Barriera. Diciamo che nei Sette Regni è incominciato il processo di istituzionalizzazione della forza e della giustizia. Gli esseri umani, consci dei propri limiti e dell'impossibilità di creare un sistema idealizzato, hanno affidato a determinate organizzazioni (monarchia, aristocrazia, guardiani della notte, etc...) il compito di regolare la vita dei Sette Regni. Già di per sè l'esistenza di una monarchia ereditaria è un passo in avanti dal punto di vista della stabilità e dell'ordine perchè limita le possibilità che il potere divenga contestabile perennemente (ovviamente uso il verbo "limita" non a caso). Nell'organizzazione dei bruti invece prevale una filosofia basata più sul breve periodo e sull'adattamento alle circostanze, tanto che non sempre si organizzano eleggendo un sovrano. Qui però io ho sempre avuto alcuni dubbi. Da questi capitoli è chiaro come Cersei esercitasse fin da subito verso il gemello una forma strumentale di seduzione atta a ottenere qualcosa in cambio. Questo sarà ancora più evidente in AFFC dove appare che l'amore tra i due sia quasi unidirezionale e del tutto secondario dal punto di vista di lei. Però io da AGOT avevo inteso diversamente: credevo che fosse un rapporto molto più paritario, folle quanto si vuole ma comunque decisamente reale e sentito. La mia impressione è che Martin abbia cambiato qualcosa e abbia, col tempo, reso la figura di Jaime sempre più vittima di un rapporto "malato". Avere Jaime è fondamentale perchè rappresenta una polizza sulla vita di Robb. Finchè Jaime è in mani Stark, Tywin non può uccidere Robb nè acconsentire a qualsiasi piano per eliminarlo. Nel momento in cui invece sa che gli avversari non hanno più questa leva dalla loro parte può fare la sua mossa decisiva con maggiore libertà. Credo che comunque Robb avesse bisogno di un'altra grande vittoria per poter anche solo trattare da una posizione più forte. Robb ha sicuramente sbagliato e avrebbe potuto tranquillamente fare tutto quello che dici, però probabilmente sarebbe stato troppo out of character. Un po' come nel caso di Ned, anche in quello di Robb il bello (e il brutto) del personaggio è proprio quello di cadere e perdere in nome di un certo tipo di ideali che sono molto in contrasto rispetto al contesto nel quale si trovano ad agire. Riguardo a Karstark ci tornerò meglio nel capitolo che lo riguarda più da vicino, però in linea di massima credo che la decisione di Robb sia qui molto più comprensibile e difficile da giudicare nettamente. PS.: nei libri i Karstark non rappresentano metà dell'esercito nordista (contrariamente alla serie TV)
  13. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    ARYA II Arya, Frittella e Gendry fanno la conoscenza della Fratellanza senza vessilli. Gradevole il modo nel quale sono presentati senza mostrare subito Beric e Thoros, personaggi che il lettore dovrebbe già parzialmente conoscere e il cui ritorno era già stato anticipato da Jaime nel suo ultimo capitolo. Veniamo inoltre a conoscenza che la decisione di Brienne di non seguire le indicazioni del non proprietario fosse quella corretta. Per il resto non ho trovato nulla di particolarmente significativo. CATELYN II I POV di Catelyn riletti con la consapevolezza del dopo sono particolarmente duri, perchè sono una lenta ma costante progressione verso le Nozze Rosse. Se in "Catelyn I" abbiamo saputo della caduta del Crag, qui veniamo a conoscenza di ciò che è successo in questo castello dell'Ovest relativamente poco importante. E' avvenuto che Robb Stark, re del Nord e del Tridente, ha persona la guerra. Ha scelto l'onore e l'amore al posto della politica, ha svillaneggiato uno dei suoi principali alleati e costruito la propria disfatta. Effettivamente da un punto militare-politico è piuttosto chiaro che la guerra degli Stark sia ormai segnata: Approdo del Re saldamente in mani Lannister, Alto Giardino dalla parte del Trono di Spade, Stannis sconfitto e umiliato, Grande Inverno bruciata e ora anche l'abbandono dei Frey. Al di là di qualsiasi passo futuro Robb avesse voluto intraprendere, la situazione era comunque già compromessa da qualunque punto la si potesse guardare. Probabilmente l'unica mossa da fare sarebbe stata quella di arrendersi a Tywin sperando magari in una rivincita futura, ma gli Stark non sono fatti per queste sottigliezze e preferiscono cercare di salvare il (poco) salvabile. Il quadro in cui si trova Robb è pessimo e serve per giustificare quello che è l'evento più shockante dell'intera saga: deve essere chiaro al lettore che Robb si è ficcato in un mare di guai e che in un mondo come quello di ASOIAF gli errori hanno tutti un prezzo (più o meno alto) da pagare. Anche la diatriba finale tra Robb ed Edmure è piuttosto emblematica per via degli equivoci creatisi tra i vari comandanti del fronte Nord-Fiumi; rileggendo il pezzo, tenderei a simpatizzare più per Edmure che per Robb, il quale dà allo zio ordini troppo generici e volti ad un piano generale troppo pieno di speranze su ciò che doveva fare qualcun altro. E' evidente come il campo nordista sia incapace di andare oltre la mera guerra militare e non sia in grado di pensare il conflitto in chiave politica e strategica, se non quando si trovano con l'acqua alla gola (e sbagliando comunque). Anche il breve intermezzo di Rickard Karstark anticipa lo scoppio di un'altra crisi interna che non farà altro che indebolire il già zoppicante re del Nord. Mi piace però anche evidenziare come Catelyn qui faccia qualcosa di buono: suggerisce a Robb di tenersi il lupo e lo avverte della pericolosità del suo sgarbo contro i Frey; spesso si ha l'idea che la caduta di Robb sia quasi totalmente da addurre alla madre ma altrettanto spesso ci si dimentica dei buoni consigli che ha dato al figlio. Tra l'altro in quest'atteggiamento di Robb verso Vento Grigio si può anche vedere un importante aspetto simbolico: tanto quanto gli Stark si allontanano dalla loro terra finiscono per perdere parte della propria identità e delle loro tradizioni, finiscono per smarrirsi ed entrare in conflitto con se stessi. Quando scendono al sud gli Stark fanno sempre male, non riescono ad adattarsi e finiscono per essere "corrotti" da quest'ambiente ostile. Basta ricordare a riguardo il profondo disagio di Ned Stark nella capitale. JON II In questa porzione di ASOS pare che a Martin interessi soprattutto parlare del Popolo Libero e della sua eterogeneità. Ci sono i giganti e i Thenn, il Lord delle Ossa e il buon Tormund oltre a mammuth, metamorfi e cannibali in quello che più che un esercito si configura come un'accozzaglia di genti tenute insieme dal carisma di Mance Rayder. Jon, nonostante un comprensibile snobismo, comincia ad ambientarsi e fa anche le prima amicizie, dimostrando come sempre di avere discrete doti di adattamento. Emerge però un problema paradossale: per poter dimostrare di avere realmente rinnegato la confraternita deve fare sesso con Ygritte, prospettiva che lo turba quasi più dell'uccisione del Monco. Al di là dell'imbarazzo dovuto al carattere schivo, è lui stesso a spiegare di non voler diventare padre di un bastardo e di non volere per suo figlio il suo stesso marchio d'infamia. Peccato (o per fortuna) che nel Popolo Libero essere bastardi significa poco o nulla, cosicchè Jon sarà costretto a compiere questo "sacrificio". L'ideologia dei bruti ha indubbiamente la sua attrattiva ma ha anche i suoi punti oscuri: quello descritto da Tormund, seppur in modo simpatico e gioviale, si tratta nè più nè meno di uno stupro e i bruti stessi parlano apertamente di "furto" in relazione alle relazioni di coppia. Si tratta quindi di un mondo regolato più dai rapporti di forza che dalla legge, più dal carisma individuale che da una carica istituzionalizzata e valorizzata dai simboli tipici della regalità westerosiana. A proposito del "furto di Ygritte" mi ha fatto sorridere come l'equivoco possa avere una qualche forma di somiglianza con la vicenda dei supposti veri genitori del nostro: Jon novello Rhaegar "ruba" Ygritte, così come il padre biologico aveva "rubato" Lyanna. I rimandi non finiscono qui visto che Ygritte ricorda a Jon la sorella Arya, la quale sappiamo essere simile nell'aspetto e nella tempra alla famosa zia. E' bene però ricordare che la brutalità non è tipica solo dei selvaggi: anche presso la grande nobiltà dei Sette Regni la donna è sottoposta ad una violenza, essendo concessa in moglie dalla propria famiglia (e senza il proprio consenso) a qualcuno che non ha scelto. Ygritte può scegliere Jon, Lyanna questa facoltà non l'avrebbe mai avuta. SANSA II Continua l'avvicinamento della giovane Stark al mondo Tyrell tra alti e bassi, riflessioni giuste e riflessioni sbagliate. Osservando l'ambiente circostante, Sansa si vede già ad un livello di maturità superiore a quello delle cugine di Margaery ma allo stesso tempo riconosce anche che la figlia di Mace si trova su un piano più alto. Margaery comincia a diventare un modello di riferimento perchè è la dimostrazione che si possono mantenere buone maniere, cortesia e misura pur senza rinunciare a scaltrezza, indipendenza e sagacia. Tra gli estremi di Cersei e Catelyn ora Sansa vede una possibile via per poter maturare senza perdere del tutto la propria identità. E' comunque sorprendente quante volte fin dall'inizio di ASOS vengano gettati semi sulla possibile morte di Robb, qui evocata indirettamente quando si parla di Sansa come dell'erede di Grande Inverno. La faccenda del matrimonio tra Sansa e Wyllas mi ha però fatto tornare alla mente un dubbio: rivelando a Dontos questa parte del piano, è plausibile che costui abbia poi girato l'informazione a Baelish il quale poi preleverà la ragazza e proverà a maritarla con Harry l'Erede. Viene quindi da chiedersi quanto i Tyrell e Ditocorto siano in combutta, quali fossero i termini precisi del loro accordo e se avessero deciso un percorso comune in relazione a Sansa. I fatti farebbero credere di no, visto che entrambe le parti hanno piani differenti per la rampolla nordica.
  14. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    Sono abbastanza d'accordo su questo discorso, anche se penso che in fondo la società stessa di Westeros non sia poi così diversa. Anche nei Sette Regni in definitiva l'imposizione della forza risulta essere uno degli elementi fondamentali di governo e di organizzazione, solo che tutto questo viene istituzionalizzato e razionalizzato. Per fare un esempio, il racconto di Tormund viene visto da Jon come un episodio di stupro però anche nella società nobiliare a cui lui è abituato una donna non ha la facoltà di scegliere chi sposare e viene di fatto obbligata a fare sesso con qualcuno che non ha scelto. Però mentre a Westeros tutto ciò viene fatto con accordi tra famiglie, cerimonie, matrimoni, etc... allora appare come più rispettabile e meno brutale, anche se si tratta comunque di una violenza. Almeno tra i bruti Ygritte può decidere di corteggiare Jon e di farlo in modo piuttosto sfacciato. Proprio perchè lo è ai suoi occhi ma in concreto Melisandre non ha avuto alcun ruolo nella Battaglia delle Acque Nere. Credo che Davos debba trovare un modo per giustificare se stesso e Stannis e anche per trovare una ragione di vita e quindi scelga l'obbiettivo più ovvio dal suo punto di vista. Su questo non ne sarei tanto convinto perchè (al di là della bruttezza in comune) si tratta di due personaggi diversissimi. Io credo che l'accostamento sia soprattutto un modo con il quale l'autore ci vuole far capire che Brienne stia pian piano diventando per Jaime una figura interessante e familiare. Jaime cerca nel mondo circostante qualcosa che gli faccia ricordare le persone a lui care.
  15. sharingan

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    @*Khaleesi* riguardo al mantello di Mance, io credo sia semplicemente un'allegoria sulla libertà. Il colore rosso è molto diverso dal nero e nella Confraternita tutti devono vestire uguale senza eccezioni di sorta; così come il nero è colore cupo, uniforme e fa pensare alle brutte notizie, così il rosso è anche un colore che rimanda alla passione e ai sentimenti, è raro e per i bruti rende le persne attraenti (vedi Ygritte). Asshai credo venga sempre citata in relazione all'allegoria sulla libertà: cosa c'è di più lontano e distante/diverso di Asshai rispetto alla Barriera? Sulla pergamena, è molto probabilmente quella contenente la profezia di Azor-Ahai grazie alla quale Rhaegar si era convinto di dover diventare un guerriero e di essere il salvatore del mondo.
×