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MadKing

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  • Birthday 11/09/1988

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    Libri, Film, videogames, programmazione,

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  1. MadKing

    TWoW

    I morti volavano nell’oscurità della notte, cadendo al suolo nelle strade della città. Cadaveri che andavano in pezzi nell’aria, ed esplodevano quando sbattevano contro le mura, spargendo vermi, larve o peggio. Altri rimbalzavano contro i lati delle piramidi e delle torri, lasciando macchie di sangue sulla pietra. Nonostante la loro grandezza, i trabucchi degli Yunkai non avevano abbastanza raggio per lanciare i lori disgustosi carichi fin nelle parti più interne della città. La maggior parte dei corpi atterrava appena dentro le mura, o sbatteva contro le fortificazioni, i parapetti e le torri difensive. Con le sei sorelle disposte a mezzaluna intorno a Meeren, ogni parte della città era stata presa di mira, salvo i quartieri a nord del fiume. Nessun trabucco poteva lanciare proiettili attraverso tutta la larghezza dello Skahazadhan. Una piccola consolazione quella, pensò Barristan Selmy, mentre cavalcava nella piazza del mercato oltre la grande porta occidentale di Meeren. Quando Daenerys prese la città, erano passati attraverso quella porta grazie al grande ariete battezzato ca**o di Joso, costruito con il legno di un albero maestro di una nave. I Grandi Maestri e i loro schiavi soldati avevano incontrato in battaglia gli assalitori in quel punto, e il combattimento era infuriato in tutti i vicoli vicini per ore. Quando finalmente la città cadde, centinaia di corpi disseminavano la piazza. E adesso ancora una volta era tornata ad essere una carneficina, con i cadaveri impestati dalla pallida giumenta che ricoprivano in larga parte lo spiazzo. Di giorno le strade di mattoni di Meeren sembravano avere cinquanta tonalità diverse di colori, ma la notte le trasformava in un pallido lenzuolo con sfumature di bianco, nero e grigio. Il riflesso della luce delle torce scintillava nelle pozzanghere che si erano formate per via delle recenti piogge, e dipingeva delle linee di fuoco sugli elmi, sui gambali e sulle corazze dei soldati. Ser Barristan Selmy passò lentamente in mezzo a loro. Il vecchio cavaliere indossava l’armatura che la sua regina gli aveva donato – un completo di metallo bianco, intarsiato e decorato in oro. Il mantello che gli scendeva dalle spalle era bianco come la neve, come anche lo scudo appeso alla sella. Montava l’argentea giumenta della regina, la stessa che le regalò Khal Drogo nel giorno del loro matrimonio. Sapeva che era presuntuoso da parte sua, ma se la stessa Daenerys non poteva essere al loro fianco durante l’ora del pericolo, Ser Barristan sperava che la vista della sua giumenta nella mischia ispirasse i cuori dei suoi guerrieri, ricordando loro per chi stavano combattendo. Oltretutto quella cavalla era stata per anni in compagnia dei draghi, e si era ormai abituata alla loro presenza. Cosa che non si poteva dire dei destrieri dei loro nemici. Al suo fianco cavalcavano tre dei suoi ragazzi. Tumco Lho portava lo stendardo con il drago a tre teste dei Targaryen, rosso su sfondo nero. Larraq la Frusta teneva l’insegna bianca biforcuta della Guardia Reale: sette spade d’argento circondate da una corona d’oro. All’Agnello Rosso invece, Selmy diede un grande corno argentato, da suonare per dare comandi alle truppe sul campo di battaglia. Gli altri ragazzi sarebbero rimasti alla Grande Piramide. Avrebbero combattuto un'altra volta… forse. Non tutti gli scudieri erano portati a diventare cavalieri. Era l’ora del lupo. La più lunga e oscura ora della notte. Per molti degli uomini che si erano assemblati nella piazza del mercato, quella sarebbe stata l’ultima notte della loro vita. Sotto l’imponente muro della facciata dell’antico Mercato degli Schiavi di Meeren, cinquemila Immacolati si erano posizionati in dieci file ordinate. Erano in attesa, immobili come se fossero stati scolpiti nella pietra, ognuno con le sue tre lance, la spada corta, e lo scudo. La luce delle torce lampeggiava sulla punta dei loro elmi, e illuminava le lisce guance sotto il metallo. Quando uno dei corpi volanti atterrò in mezzo agli eunuchi, questi si mossero semplicemente sui lati quel tanto che bastava per evitarne l’impatto, per poi tornare subito in formazione. Erano tutti a piedi, perfino i comandanti: Verme Grigio primo fra tutti, con indosso l’elmo con le tre punte. I Corvi della Tempesta si erano radunati sotto l’arcata del mercante di fronte al lato sud della piazza, dove potevano vantare di una qualche protezione dai proiettili di carne morta. Gli arcieri di Jokin stavano sistemando le corde degli archi quando Ser Barristan passò al galoppo vicino a loro. Il Vedovo stava in sella ad uno scarno cavallo grigio, lo sguardo tetro, teneva lo scudo su un braccio e in mano aveva l’ascia da battaglia appuntita. Un mucchietto di piume nere spuntava da una tempia del suo elmo in ferro. Il ragazzo al suo fianco stava impugnando lo stendardo della compagnia: una dozzina di fulmini neri su un alto bastone torreggiato da un corvo di legno. C’erano anche i signori dei cavalli. Aggo e Rakharo avevano portato con loro in larga parte il piccolo khalasar della regina lungo le sponde dello Skahazadhan in cerca di Daenerys, ma Rommo, il vecchio Jaqqa Rhan mezzo storpio, aveva radunato venti guerrieri a cavallo che erano rimasti indietro. Alcuni tra loro erano vecchi quanto lui, e la maggior parte erano feriti e alcuni infermi. Il resto erano ragazzi alle prime armi, giovani alla ricerca del primo campanello e dell’onore per potersi intrecciare i capelli. Girovagavano vicino alla statua rovinata del Costruttore di Catene, erano ansiosi di uscire, e spostavano i cavalli ogniqualvolta un cadavere precipitava al suolo. Non lontano da loro, in prossimità dello spaventoso monumento che i Grandi Maestri chiamavano Spirale di Teschi, si erano raggruppati parecchie centinaia di combattenti delle fosse. Selmy vide il Gatto Maculato tra loro. Oltre a lui erano presenti anche Ithoke il Senzapaura, Senerra la donna serpente, Camarron della Conta, il Macellaio Tigrato, Togosh, Marrigo, Orlos il Seviziato. C'era perfino Goghor il Gigante, che sovrastava in altezza tutti gli altri come un uomo in mezzo a dei bambini. La libertà significava qualcosa anche per loro dopotutto. I combattenti delle fosse avevano mostrato molto più attaccamento a Hizdar rispetto a Daenerys, ma Selmy era grato di averli a disposizione in quel giorno. Alcuni stavano indossando anche delle armature, osservò. Forse la dipartita di Khrazz per mano sua gli aveva insegnato qualcosa. I parapetti sulle mura erano pieni di uomini con indosso mantelli ricamati e maschere raffiguranti gli animali più disparati: il Testarasata aveva inviato le sue Belve d'Ottone sulle mura della città per consentire agli Immacolati di combattere nella mischia. Se avessero perso la battaglia, sarebbe toccato a Skahaz e ai suoi uomini di difendere Meeren dagli Yunkai... almeno finché la Regina Daenerys non sarebbe tornata. Sempre se l’avesse mai fatto. Vicino alle altre porte di ingresso della città si erano ammassate altre forze. Tal Toraq e i suoi Scudi Coraggiosi difendevano la porta est, conosciuta come la porta della collina o la porta di Khyzai sin da quando i viaggiatori diretti a Lhazar prendevano il passo di Khyzai attraverso quella via. Marselen e gli Uomini della Madre si erano posizionati alla porta sud, la Porta Gialla. I Fratelli Liberi e Symon Schiena Striata erano invece schierati alla porta nord davanti al fiume. Avrebbero avuto la via più sicura per uscire dalla città, nessun nemico davanti, a parte poche navi. Gli Yunkai avevano piazzato due legioni di Ghis a nord, ma si erano accampate oltre lo Skahazadhan, con tutta la larghezza del fiume a frapporsi tra loro e le mura di Meeren. L’accampamento principale delle forze nemiche era ad ovest, tra la città e le calde acque verdi della Baia degli Schiavisti. Due dei trabucchi erano stati spostati in quel punto, uno vicino al fiume, l’altro di fronte alle grandi porte di Meeren, difeso da due dozzine di Saggi Maestri di Yunkai con i loro schiavi soldati. Tra le due grandi armi d’assedio stazionavano altre due legioni di Ghis nei loro accampamenti fortificati. La Compagnia dei Gatti invece stava tra la città e il mare. Il nemico aveva portato anche una compagnia di frombolieri Tolosi, e da qualche parte nell’oscurità della notte c’erano anche trecento balestrieri di Elyria. Troppi nemici, rimuginò Ser Barristan. Il loro numero è sicuramente un monito contro di noi. Questo attacco andava contro qualsiasi istinto del vecchio cavaliere. Le mura di Meeren erano spesse e robuste. Dentro quelle fortificazioni, i difensori avevano parecchi vantaggi. Tuttavia non aveva altra scelta se non quella di guidare i suoi uomini dritti contro gli schieramenti degli Yunkai, nemici che vantavano una forza molto superiore. Il Toro Bianco l’avrebbe definita pura follia. Avrebbe anche messo in guardia Barristan dal fidarsi dei mercenari. Questa è la realtà del momento, mia regina, pensò. Il nostro destino è legato all’avidità di un mercenario. La tua città, la tua gente, le nostre vite… il Principe Straccione ci tiene in pugno con le sue mani insanguinate. Anche se la loro più grande speranza si fosse rivelata vana, Selmy sapeva di non avere altra scelta. Avrebbe potuto tenere Meeren per anni contro l’assedio degli Yunkai, ma con la pallida giumenta a briglia sciolta tra le strade della città non sarebbe durato per più di un giorno. Un improvviso silenzio cadde tra gli uomini radunati nella piazza del mercato mentre l’anziano cavaliere e i suoi tre ragazzi si avvicinavano alla porta. Selmy poteva sentire il mormorio di innumerevoli voci, gli sbuffi dei cavalli, i nitriti, il raschiare degli zoccoli contro i mattoni di pietra, il tenue sferragliare delle spade e degli scudi. Tutti quei suoni sembravano smorzati e distanti. Non era un vero e proprio silenzio, solo una certa quiete, il respiro trattenuto giusto prima dell’urlo. Le torce fumavano e crepitavano, riempiendo l’oscurità con luci smosse arancioni. Migliaia di volti fissavano il vecchio cavaliere mentre faceva voltare il cavallo all’ombra della grande porta con le bande in ferro. Barristan Selmy riusciva a percepire su di sé i loro sguardi. I capitani e i comandanti si mossero in avanti per venirgli incontro. Jokin e il Vedovo per i Corvi della Tempesta, gli anelli di ferro che tintinnavano sotto i loro mantelli sbiaditi; Verme Grigio, Lancia Sicura, e l’Uccisore di Cani per gli Immacolati, nelle loro celate di bronzo appuntite e nelle corazze imbottite; Rommo per i Dothraki; Camarron, Goghor, e Gatto Maculato per i combattenti delle fosse. “Conoscete tutti il nostro piano d’attacco,” disse il bianco cavaliere, quando i capitani si erano radunati intorno a lui. “Prima li colpiremo in sella ai nostri cavalli, appena le porte si apriranno. Cavalcate veloci, dritti contro gli schiavi soldato. Quando le legioni si saranno schierate, girategli attorno. Colpiteli sul retro o sul fianco, ma non andate incontro alle loro lance. Ricordatevi dei vostri bersagli.” “I trabucchi,” disse il Vedovo. “Quello che gli Yunkai chiamano la Strega. Prendetelo, abbattetelo, o bruciatelo.” Jokin annuì. “Frecciate quanti più nobili potete. E bruciate le loro tende, quelle grosse, i padiglioni.” “Uccidere molti uomini,” disse Rommo. “Non prendere schiavi.” Ser Barristan si girò sulla sella. “Gatto, Goghor, Camarron, i vostri uomini dovranno seguirci a piedi. Voi siete famosi per essere dei guerrieri spaventosi. Spaventateli. Gridate, urlate. Quando avrete raggiunto le line nemiche, i nostri cavalieri dovrebbero aver spezzato la loro formazione. Seguiteli nella breccia dei loro schieramenti, e compite quanti più massacri potete. Se ne avete occasione, risparmiate gli schiavi, ma uccidete i loro padroni, i nobili e gli ufficiali. Ritiratevi prima di essere circondati.” Goghor si tirò un pugno sul petto. “Goghor non si ritira. Mai.” E allora Goghor morirà, pensò il cavaliere, molto presto. Ma questo non era il momento né il luogo adatto per un tale discorso. Lasciò correre, e disse, “Questi attacchi dovrebbero distrarre gli Yunkai quel tanto che basta da permettere a Verme Grigio di uscire dalla porta con gli Immacolati in modo da farli mettere in formazione.” Sapeva che quello era sicuramente il punto cruciale del suo piano. Se i comandanti degli Yunkai avevano abbastanza buonsenso, avrebbero caricato gli Immacolati con i loro cavalli prima di far posizionare i loro ranghi, proprio mentre erano più vulnerabili. Lui e la sua cavalleria avrebbero dovuto prevenire ad ogni costo una rapida reazione del nemico in questo senso, e far guadagnare agli Immacolati il tempo necessario per alzare il loro muro di lance. “Al suono del mio corno, Verme Grigio avanzerà in linea contro gli schiavisti e i loro soldati. È probabile che una o più legioni di Ghis marcino contro di loro, scudo contro scudo e lancia contro lancia. Quella battaglia la vinceremmo sicuramente.” “Quest’uomo ha capito” disse Verme Grigio, “sarà come tu dici”. “Rimanete in ascolto del mio corno” Ser Barristan disse loro, “se sentite suonare la ritirata, ritiratevi. Le nostre mura saranno alle nostre spalle, piene di Bestie di Ottone. I nostri nemici non oseranno avvicinarsi troppo, altrimenti si troveranno a tiro di balestra. Se sentite il suono di attacco, avanzate immediatamente. Raggiungete il mio stemma o quello della regina.” Indicò gli stendardi sulle aste tra le mani di Tumco Lho e Larraq. Il cavallo del Vedovo si spostò leggermente verso la sua sinistra. “E se non dovessimo sentire nulla, ser cavaliere? Se voi e i vostri giovani ragazzi doveste rimanere uccisi?” Era una domanda legittima. Ser Barristan intendeva essere il primo a passare attraverso le linee degli Yunkai. Sarebbe potuto essere il primo a morire. Spesso le cose andavano in questo modo. “Se dovessi cadere, il comando sarà tuo. E dopo di te toccherà a Jokin. Poi a Verme Grigio.” Se tutti noi dovessimo essere uccisi, la battaglia sarà persa, avrebbe potuto aggiungere, ma già lo sapevano, e nessuno di loro voleva sentirglielo dire. Mai parlare di sconfitta prima di una battaglia, gli disse una volta il Lord Comandate Hightower, quando il mondo ancora era giovane, gli dei potrebbero stare a sentire. “E se dovessimo imbatterci nel capitano?” chiese il Vedovo. Daario Naharis. “Dategli una spada e seguitelo.” Sebbene Ser Barristan non avesse molta simpatia e ancor meno fiducia nell’amante della regina, non dubitava certo del suo coraggio, e della sua abilità in battaglia. E se fosse morto eroicamente, allora tanto meglio. “Se non ci sono ulteriori domande, allora tornate dai vostri uomini e recitate una preghiera a qualsiasi dio in cui credete. L’alba giungerà presto.” “Un’alba rossa,” disse Jokin dei Corvo della Tempesta. Un’alba di drago, pensò Ser Barristan. Aveva già pronunciato le sue suppliche agli dei, mentre i suoi scudieri lo stavano aiutando ad indossare l’armatura. I suoi dei erano molto distanti attraverso il mare a Westeros, ma se i septon dicevano il vero, i Sette vegliavano sui loro figli ovunque si trovassero. Ser Barristan aveva recitato una preghiera alla Vecchia, implorandola di concedergli un poco della sua saggezza, così da permettergli di guidare i suoi uomini alla vittoria. Al suo vecchio amico Guerriero chiese la forza per affrontare l’imminente battaglia. Alla Madre la misericordia, in caso fosse caduto. S’appellò al Padre per far sì che vegliasse sui suoi ragazzi, questi scudieri addestrati per metà che erano la cosa più simile a dei figli che aveva mai avuto. Infine aveva chinato il capo allo Straniero. “Alla fine arrivi per tutti gli uomini,” aveva sussurrato, “ma se ti compiace, risparmiami oggi, e innalza invece gli spiriti dei nostri nemici.” Fuori oltre le porte della città, si riusciva a sentire il rumore prodotto dal movimento del lungo braccio di uno dei trabucchi. Cadaveri interi e a pezzi volarono e precipitarono nel buio della notte. Uno di questi finì in mezzo ai combattenti delle fosse, inondandoli di parti di ossa, materia cerebrale e carne marcia. Un altro rimbalzò contro la testa in bronzo del Costruttore di Catene, e carambolò lungo il suo braccio stampandosi al suolo in uno spruzzo ai piedi della statua. Una gamba rigonfia finì in una pozzanghera non più lontana di tre metri da dove si trovava Selmy in sella al cavallo della regina. "La pallida giumenta," sussurrò Tumco Lho. L'accento della sua voce era forte, i suoi scuri occhi brillavano sulla sua faccia nera. Poi disse qualcosa nella lingua delle Isole del Basilisco che poteva essere una preghiera. Teme più la pallida giumenta che il nemico, realizzò Ser Barristan. I suoi altri ragazzi erano altrettanto spaventati. Potevano essere molto coraggiosi, ma non avevano ancora combattuto in una battaglia. Fece girare la sua argentea cavalla. "Uomini, radunatevi intorno a me." Quando avvicinarono i loro cavalli, disse, "so cosa state provando. Ho avuto gli stessi vostri sentimenti centinaia di volte. Il vostro respiro si sta facendo sempre più affannoso. Avete la sensazione di avere nel vostro stomaco un nodo a spirale di paura, come un freddo verme nero. Sentite come se aveste necessità di svuotare la vostra vescica, oppure il vostro intestino. La vostra bocca è secca come le sabbie di Dorne. Vi state chiedendo cosa succederebbe se doveste disonorarvi là fuori. Se improvvisamente vi dimenticaste di tutto il vostro addestramento. Bramate di diventare degli eroi, ma nel profondo del vostro io avete paura di scoprirvi dei codardi. Tutti i ragazzi si sentono allo stesso modo nell'apice di una battaglia. Perfino gli adulti temprati dalla guerra, aye. Quei Corvi della Tempesta stanno provando le stesse cose. Anche i Dothraki. Non c'è vergogna nell'avere paura, almeno finché riuscite a domarla. Ai nostri tempi tutti noi abbiamo assaporato il terrore." "Non sono spaventato." Il tono di voce dell'Agnello Rosso era alto, sembrava stesse urlando. "Se dovessi morire, andrò di fronte al Grande Pastore di Lhazar, gli spezzerei il suo bastone con le ginocchia, e gli direi, 'Perché crei il tuo popolo, quando il mondo è invaso dai lupi?' E poi gli sputerei in un occhio." Ser Barristan sorrise. "Ben detto... ma fai attenzione a non cercare la morte là fuori, perché di sicuro la troveresti. Lo Straniero arriva per tutti noi, ma non dobbiamo facilitargli il lavoro correndogli incontro. Qualunque cosa ci succeda sul campo di battaglia, ricordatevi, è sempre successo a qualcun altro, magari anche a uomini migliori di voi. Sono un vecchio cavaliere, e ho visto più battaglie commisurate ai vostri anni. Non c'è nulla di più terribile su questa terra, niente di più glorioso, niente di più assurdo. Potreste vomitare. Non sareste certo i primi a farlo. Potreste gettare al suolo la spada, lo scudo, la lancia. Altri hanno fatto lo stesso. Raccogliete le armi e andate avanti a combattere. Potreste cagarvi nei pantaloni. Mi è successo la prima volta. A nessuno importa. Tutti i campi di battaglia puzzano di me**a. Potreste urlare in cerca di vostra madre, pregare dei che pensavate di aver dimenticato, ululare oscenità che non avete mai immaginato di poter anche solo pensare. Tutto questo è già successo. Alcuni uomini muoiono in battaglia. Molti sopravvivono. Est od ovest, in ogni lurida taverna, si trovano vecchi che raccontano delle loro guerre combattute in gioventù. Sono sopravvissuti. E così potreste sopravvivere anche voi. Il nemico che vedrete di fronte a voi è solo un altro uomo, terrorizzato come voi, potete esserne certi. Odiatelo se dovete, amatelo se potete, ma sollevate in ogni caso la vostra spada e uccidetelo, poi cavalcate oltre. Dovete continuare a muovervi. Siamo troppo pochi per sopraffarli. Lo facciamo per mandarli nel caos, per far guadagnare tempo agli Immacolati di sollevare il loro muro di lance, lo facciamo--" "Ser?" Larraq indicò un punto lontano fuori dalla città con lo stendardo della Guardia Reale, mentre un sordo mormorio si alzò da migliaia di labbra. Dove si estendevano le immense Grandi Piramidi di Meeren che si innalzavano oltre 200 metri in un cielo senza stelle, si accese un fuoco proprio dove un tempo si ergeva l'arpia. Fu come un'improvvisa scintilla che si accese all'apice della piramide, e si spense subito. Per un attimo Ser Barristan temette che fu il vento ad estinguere quella fiamma. Poi si riaccese, e questa volta il fuoco era più intenso, impetuoso, le fiamme danzavano e passavano dal giallo, al rosso, all'arancio, e salivano in alto muovendosi come artigli che fendevano l'oscurità. Lontano ad est, l'alba stava sorgendo dietro le colline. Un migliaio di voci stavano urlando ora. E un altro migliaio di uomini fissavano la piramide, indicando la cima. Si misero gli elmi e sguainarono le loro armi. Ser Barristan udì lo sferragliare delle catene. Era il rumore della saracinesca che si alzava. Poi ci fu il cigolio dei grossi cardini in ferro della porta. Era giunto il momento. L'Agnello Rosso gli porse il suo elmo alato. Barristan Selmy lo indossò, lo fissò alla gorgiera, poi imbracciò lo scudo facendo passare il braccio nelle cinghie. L'aria aveva stranamente un sapore di dolce. Non c'era nulla come la prospettiva di morire in battaglia che faceva sentire un uomo tanto vivo. "Che il Guerriero protegga tutti noi," disse ai suoi ragazzi. "Suonate l'attacco."
  2. MadKing

    TWoW

    Nel prossimo post il riassunto del primo capitolo di Barristan. Per l'esattezza si tratta di quello pubblicato come sample nell'edizione americana di ADWD qualche mese fa.
  3. MadKing

    TWOW - nuovo capitolo Tyrion

    Da qualche parte in lontananza, un uomo morente stava urlando in cerca della madre. “Ai cavalli!” un altro strillava in Ghiscariano, nell’accampamento a nord di quello dei Secondi Figli. “Ai cavalli! Ai cavalli!” La sua voce risuonava alta e stridula nell’aria mattutina, e si estendeva ben oltre il suo accampamento. Tyrion conosceva il Ghiscariano abbastanza da capirlo, ma la paura nella sua voce era riconoscibile in qualsiasi lingua. So come si sente. Sapeva che era tempo di trovare il suo cavallo. Era tempo di indossare una qualche corazza di un ragazzo morto, assicurarsi al fianco una spada corta, e infilarsi in testa il suo grande elmo ammaccato. L’alba era ormai giunta, e i raggi accecanti del sole nascente si potevano scorgere dietro le torri e le mura della città. Ad ovest, ad una ad una le stelle stavano svanendo. I tamburi suonavano senza tregua lungo lo Skahazadhan, e i corni di guerra rispondevano dalle mura di Meeren. Una nave in preda alle fiamme stava affondando sul letto del fiume. Uomini morti e draghi volavano nel cielo, mentre le navi da guerra si scontravano nella Baia degli Schiavisti. Tyrion non poteva vederle da dove si trovava, ma poteva sentirne il rumore: lo schianto del legno degli scafi che sbattevano l’uno con l’altro, il profondo ululato dei corni di guerra degli uomini di ferro e gli strani fischi dei corni di Qarth, il frantumarsi dei remi, le urla di guerra, i secchi rumori prodotti dalle lame delle asce contro le armature e dalle spade contro gli scudi, mischiati agli strazianti lamenti dei feriti. Molte delle navi si trovavano ancora al largo nella baia, e il loro rumore sembrava debole e distante, ma Tyrion lo conosceva lo stesso. Era la musica del massacro. A circa trecento metri da dove si trovava, si stanziava la Sorella Crudele, con il suo lungo braccio che oscillava verso l’alto e lanciava in aria una mezza dozzina di cadaveri nudi e rigonfi–chunck-THUMP—, pallidi uccelli morti che ruotavano come impazziti verso i bersagli. I campi d’assedio brillavano in una foschia sgargiante di rosa e oro, ma le famose piramidi di Meeren troneggiavano nere contro il bagliore. Vide qualcosa muoversi sulla cima di una di esse. Un drago, ma quale? Da questa distanza era come scorgere un’aquila. Un’aquila molto grossa. Dopo giorni passati dentro le tende ammuffite dei Secondi Figli, l’aria esterna era fresca e sapeva di pulito. Sebbene non poteva vedere la baia, il sentore del sale nelle sue narici era un segno del fatto che non si trovava molto lontano da questa. Tyrion respirò a pieni polmoni. Una bella giornata per una battaglia. Da est, riecheggiava forte il suono prorompente dei tamburi attraverso l’arida pianura. Una colonna di cavalieri che portava gli stendardi della compagnia dei mercenari Soffio del Vento passò velocemente oltre la Strega. Un uomo più giovane l’avrebbe potuto trovare esilarante. Uno più stupido avrebbe pensato alla grandezza e alla gloria della battaglia, almeno finché qualche sporco schiavo guerriero di Yunkai con gli anelli nei capezzoli non gli avrebbe piantato un’ascia tra gli occhi. Tyrion Lannister non era così stupido. Gli dei non mi hanno concesso l’abilità di combattere con una spada, pensò, e allora perché continuano a piazzarmi nel bel mezzo di una battaglia dietro l’altra? Nessuno lo sentì. Nessuno rispose. A nessuno importava. Tyrion si ritrovò a pensare alla sua prima battaglia. Shae era stata la prima ad alzarsi, svegliata dai tamburi dell’esercito di suo padre. La dolce sgualdrina che l’aveva soddisfatto per metà della notte tremava nuda tra le sue braccia come una bambina spaventata. Oppure era tutta una bugia fin dall’inizio? Un complotto architettato per farmi sentire bello e coraggioso? Che grande attrice sarebbe potuta essere. Quando Tyrion chiamò Podrick Payne per farsi aiutare ad indossare l’armatura, trovò il ragazzo addormentato che russava rumorosamente. Non era il più svelto tra gli scudieri che aveva avuto, ma dopotutto si rivelò affidabile. Spero che abbia trovato un uomo migliore di me da servire. Era strano, ma Tyrion riusciva a ricordare la Forca Verde molto più chiaramente rispetto alle Acque Nere. Fu la mia prima battaglia. Non scorderai mai la prima. Gli tornò alla mente il diradarsi della nebbia sopra il fiume, il suo muoversi lentamente tra le canne le faceva formare come delle pallide dita bianche. E la bellezza di quell’alba… era impossibile da dimenticare: le stelle ricoprivano ancora il cielo purpureo, l’erba luccicava come il vetro sulla rugiada mattutina, mentre il bagliore rosso risplendeva ad est. Ricordò il tocco delicato delle dita di Shae mentre aiutava Pod con l’armatura composta da pezzi di altre corazze. Quel fottuto elmo. Un secchio con una punta. Quella punta gli aveva salvato la vita tuttavia, gli aveva fatto guadagnare la sua prima vittoria, ma Groat e Penny non erano mai sembrati tanto ridicoli, rispetto a quanto doveva esserlo stato lui quel giorno. Shae lo aveva definito “spaventoso” quando lo vide vestito nel suo acciaio, alto la metà di lei. Come ho potuto essere così cieco, così sordo, così stupido? Avrei dovuto evitare fin dal principio di pensare con il ca**o anziché con la testa. I Secondi Figli stavano sellando i cavalli. Erano piuttosto calmi, non avevano fretta, e si presero tutto il tempo necessario; non era niente di nuovo per loro. Alcuni si passavano un otre di vino, anche se non poteva essere certo che fosse realmente vino oppure acqua. Bokkoko stava baciando il suo amante senza vergogna, tastandogli il fondoschiena con una delle grandi mani, mentre l’altra era arpionata ai suoi capelli. Dietro di loro, Ser Garibald stava spazzolando la criniera del suo cavallo. Kem sedeva su una roccia, fissando il terreno ai suoi piedi… rimuginando sulla morte del fratello, forse, o sognando di quel suo amico ad Approdo del Re. Chiodo e Martello si muovevano invece tra le truppe, per controllare le lance e le spade, sistemare le armature, ed affilare le lame che né avevano necessità. Lesto masticava le sue foglie amare, scherzava con gli altri e si grattava le palle con il suo uncino. Qualcosa nei suoi modi ricordava a Tyrion di Bronn. Ser Bronn delle Acque Nere ora, sempre che mia sorella non lo ha fatto uccidere. Sarebbe potuto non essere così semplice come credeva. Si domandò quante battaglie avevano combattuto questi Secondi Figli. Quante schermaglie, quanti saccheggi? Quante città avevano assalito, quanti fratelli avevano dovuto seppellire o lasciarsi alle spalle a marcire? In confronto a loro, Tyrion era un giovincello che non era stato ancora messo alla prova, nonostante avesse più anni di metà degli uomini della compagnia. Questa sarebbe stata la sua terza Battaglia. Eccomi, uno spietato veterano, temprato dalla guerra, determinato, un provato guerriero. Ho guidato cariche, ho sentito incitare il mio nome, ho ucciso in battaglia uomini più grandi e migliori di me, ho anche avuto qualche assaggio di gloria… si dice che sia il miglior vino per gli eroi, come potrei rifiutarne un altro sorso ora? Nonostante tutto quello che aveva fatto, nonostante tutto quello che aveva visto, il prospetto di un’altra battaglia gli fece raggelare il sangue. Aveva attraversato mezzo mondo tra palanchini, navi a remi, e maiali, aveva salpato su navi di schiavi e galee da commercio, aveva montato bal*****he e cavalli, e per tutto il tempo si era detto che non gliene importava nulla di vivere o morire… solo per scoprire che alla fine gliene importava eccome. Lo Straniero era montato in sella alla sua pallida giumenta e stava cavalcando veloce verso di loro con la spada in mano, ma Tyrion Lannister non si preoccupò di incontrarlo nuovamente. Non ora. Non ancora. Non in quel giorno. Che cialtrone che sei, Folletto. Hai lasciato che centinaia di guardie stuprassero tua moglie, hai colpito con un dardo di balestra il ventre di tuo padre, hai stretto la gola della tua amata con una collana d’oro finché la sua faccia non diventò nera, e nonostante tutto questo, pensi ancora di meritare di vivere. Penny aveva già indosso la sua armatura quando Tyrion entrò nella tenda che condividevano. Per anni aveva utilizzato delle piastre di legno per i suoi spettacoli; le piastre vere e le maglie in metallo non erano molto diverse una volta imparato a fissarle con tutte le cinghie e le fibbie. E non era importante se l’acciaio della compagnia di mercenari era intaccato qua e là. Bastava che fosse sufficientemente forte per fermare una spada. L’unico pezzo che non aveva ancora indossato era l’elmo. Quando Tyrion entrò, lei alzò lo sguardo. “Non hai la corazza. Che è successo?” “Le solite cose. Fango e sangue ed eroismo, uccisioni e uomini morenti. Si sta combattendo una battaglia fuori nella baia, e un’altra sotto le mura della città. Da qualsiasi punto la si guardi, gli Yunkai hanno un nemico alle spalle. Il combattimento più vicino a noi è ad una lega di distanza, ma presto ci sarà addosso.” E noi saremo in uno schieramento o nell’altro. I Secondi Figli erano maturi per un altro cambio di padroni, Tyrion né era quasi certo… sebbene c’era un abisso tra l’esserne “certo” e l’esserne “quasi certo”. Se ho giudicato male l’uomo, allora siamo persi. “Mettiti l’elmo e assicurati che i lacci siano ben stretti. Una volta mi strappai il mio per evitare di annegare, e mi costò il naso.” Tyrion si toccò la cicatrice. “Prima devo aiutarti a mettere l’armatura.” “Se così desideri. Prima il farsetto. Il cuoio bollito, con le borchie in ferro. La maglia ad anelli sopra quello, poi la gorgiera.” Si guardò intorno. “C’è del vino?” “No.” “Ce n’era rimasto metà nella caraffa dalla cena di ieri.” “Un quarto di caraffa, e lo hai già bevuto.” Sospirò. “Venderei mia sorella per una coppa di vino.” “Venderesti tua sorella anche per una coppa di piscio di cavallo.” La battuta fu così inaspettata che lo fece ridere ad alta voce. “Per caso il mio gusto per il piscio di cavallo è diventato così risaputo? Oppure hai incontrato mia sorella?” “L’ho vista solo quella volta, quando abbiamo giostrato per il Re ragazzo. Groat pensava che fosse bella.” Groat era un piccolo leccapiedi deforme con uno stupido nome. “Solo un idiota cavalca in battaglia sobrio. Plumm avrà un po’ di vino. E se dovesse morire in battaglia? Sarebbe un crimine sprecarlo.” “Tieni a freno la lingua. Devo allacciare questo farsetto.” Tyrion ci provò, ma gli sembrò che il suono del massacro si facesse più alto, e la sua lingua non stette ferma, “Dolce Faccia vuole usare la nostra compagnia per respingere in mare gli uomini di ferro,” sentì se stesso dire a Penny, mentre lei lo vestiva. “L’unica cosa da fare sarebbe quella di mandare tutti i cavalli contro gli eunuchi, in piena carica, prima che mettano dieci piedi fuori dalle porte della città. Mandargli contro i Gatti sul lato sinistro, e noi e i Soffio del Vento su quello destro, in modo da dividere in due i loro fianchi da entrambe le estremità. Uomo contro uomo, gli Immacolati non sono meglio di qualsiasi altro lanciere. È la loro disciplina che li rende così pericolosi, ma se non possono posizionarsi per formare un muro di lance…” “Solleva le braccia,” disse Penny. “Ecco, così è meglio. Forse dovresti comandare tu gli Yunkai.” “Utilizzano gli schiavi come soldati, perché non potrebbero usarli come comandanti dopotutto? Questo rovinerebbe la competizione tuttavia. Non è altro che una partita di cyvasse per i Saggi Maestri. E noi siamo le pedine.” Tyrion inclinò su un lato la testa, pensandoci. “Questi schiavisti hanno qualcosa in comune con mio padre.” “Tuo padre? Cosa intendi?” “Stavo soltanto pensando alla mia prima battaglia. La Forca Verde. Combattemmo tra un fiume ed una strada. Quando vidi l’armata di mio padre che si posizionava, ricordo che mi misi a pensare a quanto fosse bella. Come un fiore che apre i suoi petali al sole. Una rosa cremisi con spine in ferro. E mio padre, ah, non era mai stato così risplendente. Indossava un’armatura cremisi, con questo grande mantello fatto di stoffa dorata. Aveva un paio di leoni anch’essi dorati sulle spalliere, e un altro sull’elmo. Il suo stallone era magnifico. Sua signoria guardò l’intera battaglia in groppa al suo cavallo e non si avvicinò a meno di cento iarde da un qualsiasi nemico. Me lo immagino come seduto sul suo piedistallo che guarda in basso la tavola di cyvasse. Potremmo quasi essere gemelli… se solo avessi un cavallo, una qualche armatura cremisi, e un grande mantello cucito con una seta dorata. Lui era anche più alto. E io ho più capelli.” Penny lo baciò. Si mosse così in fretta che non ebbe il tempo di pensare. Si lanciò in avanti, rapida come un uccello, e premette le sue labbra sulle sue. Durò un attimo. Per che cos’era questo? Le stava per chiedere, ma lo sapeva. Avrebbe potuto dirle Grazie, ma probabilmente lo avrebbe preso come un incoraggiamento a rifarlo. Bambina, non ho alcun desiderio di ferirti, avrebbe potuto ribadire, ma Penny non era una bambina, e i suoi desideri avevano la lama smussata. Per la prima volta da quanto riusciva a ricordare, Tyrion Lannister rimase senza parole. Sembra così giovane, pensò. Una ragazza, è tutto quello che è. Una ragazza, e anche abbastanza carina se si escludeva il fatto che era una nana. I suoi capelli erano di un marrone caldo, ricci e spessi, e i suoi occhi erano larghi e fiduciosi. Fin troppo fiduciosi. “Lo senti quel rumore?” chiese Tyrion. Lei si mise in ascolto. “Di cosa si tratta?” chiese mentre gli stava allacciando un paio di gambali diversi uno dall’altro alle sue gambe deformi. “Guerra. Su entrambi i nostri fianchi, e non a una lega di distanza. È un massacro, Penny. È il suono di uomini che cadono nel fango con le interiora di fuori. È il suono degli arti staccati e delle ossa spezzate e delle pozze di sangue che si allargano al suolo. Sai i vermi che escono dal terreno dopo una lunga pioggia? Ho sentito dire che succede lo stesso anche dopo una battaglia, se c’è abbastanza sangue da essere assorbito. È lo Straniero che arriva, Penny. La Capra Nera, il Bambino Pallido, Lui dalle Molte Facce, chiamalo come ti pare. È la morte.” “Mi stai spaventando.” “Davvero? Bene. Dovresti esserlo. Ci sono gli uomini di ferro che stanno sciamando a riva e Ser Barristan con i suoi Immacolati che si riversano fuori dalle porte della città, e noi siamo nel bel mezzo, che combattiamo dalla fottuta parte sbagliata. Né sono terrorizzato anche io.” “Tu dici così, ma continui a scherzare.” “Gli scherzi sono uno dei modi per allontanare la paura. Il vino è un altro.” “Sei coraggioso. Anche le persone piccole possono essere coraggiose.” Il mio gigante di Lannister, sentì. Si sta prendendo gioco di me. La stava quasi per schiaffeggiare un’altra volta. La sua testa stava per scoppiare. “Non volevo farti arrabbiare,” gli disse Penny. “Perdonami. Sono solo spaventata.” Gli toccò la mano. Tyrion si liberò con uno scatto dalla sua presa. “Sono spaventata.” Erano le stesse parole che usò Shae. I suoi occhi erano grandi come uova, e io ho creduto ad ogni sua parola. Sapevo che cos’era. Dissi a Bronn di trovarmi una donna e lui mi portò Shae. Le sue mani si chiusero a pugno, e la faccia di lei si materializzò di fronte ai suoi occhi, ghignando. Poi la catena si strinse sulla sua gola, le dita dorate che scavavano profondamente nella sua carne, mentre le mani di lei si agitavano fluttuando davanti al suo viso come farfalle impazzite. Se avesse avuto una catena tra le mani… Se avesse avuto una balestra, un pugnale, qualsiasi cosa, avrebbe… avrebbe potuto… Fu solo allora che Tyrion sentì le urla. Si era perso in uno scatto di nera rabbia, annegando in un mare di ricordi, ma gli schiamazzi lo portarono alla realtà in un lampo. Distese le mani, fece un respiro e si voltò. “Sta succedendo qualcosa.” Uscì fuori per scoprire di cosa si trattasse. Draghi. La bestia verde stava girando in cerchio sopra la baia, virando e girando mentre le navi lunghe e le galee si scontravano e bruciavano sotto di lui, ma era il drago bianco a cui i mercenari stavano guardando. Trecento iarde più in là la Sorella Crudele fece muovere il suo braccio, chunk-THUMP, e sei corpi volarono nell’aria. Andarono su, e su e su. Poi due furono avvolti dalle fiamme. Il drago prese uno dei corpi brucianti proprio mentre iniziava la sua caduta, stringendolo tra le fauci mentre pallide fiamme si intravedevano tra i suoi denti. Bianche ali sbattevano nel vento mattutino, e la bestia riprese a salire nel cielo. Il secondo cadavere carambolò contro uno degli artigli e precipitò al suolo addosso ad alcuni cavalieri Yunkai. Alcuni di loro presero fuoco. Un cavallo s’impennò e disarcionò l’uomo in groppa. Gli altri corsero via cercando di far prendere aria alle fiamme per spegnerle. Tyrion Lannister poteva percepire il panico che dilagava tra gli accampamenti. L’acuto e familiare odore di urina riempì l’aria intorno. Il nano diede un’occhiata in giro e fu sollevato nel vedere che era stato Calamaio a pisciarsi addosso e non lui. “Dovresti correre a cambiarti i pantaloni,” gli disse Tyrion. “E nel mentre cambiati anche la gabbana.” Il tesoriere impallidì ma non si mosse. Era rimasto lì a fissare il drago che addentava al volo i cadaveri, quando il messaggero arrivò frustando il cavallo. Un fottuto ufficiale, riconobbe subito Tyrion. Era coperto da un’armatura dorata e montava un destriero dello stesso colore. Annunciò ad alta voce che veniva per ordine del supremo comandante dell’armata di Yunkai, il nobile e potente Gorzhak zo Eraz. “Lord Gorzhak manda i suoi omaggi al Capitano Plumm e richiede che egli porti le sue compagnie alla riva della baia. Le nostre navi sono sotto attacco.” Le vostre navi stanno affondando, bruciando, fuggendo, pensò Tyrion. Le vostre navi stanno per essere abbordate, i vostri uomini trucidati. Era un Lannister di Castel Granito, che sorgeva sulla costa vicino alle Isole di Ferro; i saccheggiatori delle isole non erano estranei alle loro terre. Nel corso dei secoli bruciarono Lannisport almeno tre volte e la saccheggiarono una dozzina. Gli abitanti dell’Occidente sapevano fin troppo bene di cosa erano capaci gli uomini di ferro; questi schiavisti stavano solo imparando a conoscerli. “Il Capitano non è qui al momento,” Calamaio disse al messaggero. “È andato ad incontrare la Ragazza Generale.” Il cavaliere indicò verso il sole. “Il comando di Lady Malazza termina con il sorgere del sole. Fate come ordina Lord Gorzhak.” “Attaccare le navi-calamaro, intendi? Quelle là al largo?” Il tesoriere si accigliò. “Sinceramente non vedo come potremmo fare, ma quando Ben il Marrone torna gli riferirò quello che vuole Gorzhak.” “Ti ho dato un ordine. Agirai di conseguenza subito.” “Noi prendiamo ordini solo dal nostro capitano,” disse Calamaio nel suo solito tono debole. “Non è qui. Te l’ho già detto.” Il messaggero perse la pazienza. “La battaglia è incominciata. Il Vostro comandante dovrebbe essere qui con voi.” “Dovrebbe, ma non lo è. La ragazza lo cercava. E lui è andato.” Il messaggero diventò viola dalla rabbia. “Dovete obbedire ai vostri ordini!” Lesto sputò un mucchietto di foglie amare masticate dal lato della bocca. “Perdonaci,” disse allo Yunkai, “ma qui siamo tutti cavalieri, proprio come vostra signoria. Fammi pensare… un buon cavallo addestrato per la guerra caricherebbe contro un muro di lance. Altri salterebbero un fosso infuocato. Ma non ho mai visto nessun cavallo correre sull’acqua.” “Le navi stanno sbarcando uomini a terra,” urlò il signorotto Yunkai. “Hanno bloccato la bocca dello Skahazadhan con una nave infuocata, e ad ogni istante passato qui a parlare un altro centinaio di soldati sbarca nelle basse acque. Radunate i vostri uomini e rispediteli in mare! Immediatamente! Gorzhak lo ordina!” “Qual è Gorzhak?” chiese Kem. “È lui il Coniglio?” “Dolce Faccia,” disse Calamaio. “Il Coniglio non è così sciocco da mandare la cavalleria leggera contro le navi lunghe.” Il cavaliere né aveva abbastanza. “Informerò Gorzhak zo Eraz che vi siete rifiutati di seguire i suoi ordini,” disse stizzito. Dopodiché girò il suo cavallo dorato e galoppò indietro da dove era venuto, tra le risate generali dei mercenari. Calamaio fu il primo a tornare serio. “Basta,” disse, con tono grave. “Tornate al lavoro. Sellate quei cavalli, voglio che ognuno di voi sia pronto a cavalcare quando Ben tornerà qui con degli ordini appropriati. E spegnete quel fuoco. Potete mangiare a battaglia conclusa se sopravvivrete tanto a lungo.” Il suo sguardo cadde su Tyrion. “A chi stai sorridendo tu? Sembri proprio un piccolo idiota in quell’armatura, Mezz’uomo.” “Meglio sembrare un’idiota che esserlo del tutto,” replicò il nano. “Siamo dalla parte dei perdenti.” “Il Mezz’uomo ha ragione,” disse Jorah Mormont. “Non vorremmo combattere al fianco degli schiavisti quando Daenery tornerà… e credetemi, lo farà. Colpiamoli ora e colpiamoli forte io dico, e la regina non lo dimenticherà. Troviamo i suoi ostaggi e liberiamoli. E sull’onore della mia casata, giurerò che questo fu da principio il piano di Ben il Marrone.” Al largo delle acque della Baia degli Schiavisti, un’altra delle galee di Qarth prese fuoco. Tyrion riusciva a sentire i barriti degli elefanti ad est. Le braccia delle sei sorelle si alzavano e abbassavano, lanciando i cadaveri. Gli scudi sbattevano tra di loro mentre due muri di lance avanzavano sotto le mura di Meeren. I draghi ruotavano nel cielo di sopra, le loro ombre si posavano sulle facce amiche e nemiche che scrutavano dal basso. Calamaio sollevò le mani. “Io tengo i libri. Conto il nostro oro. Siglo i nostri accordi, distribuisco i nostri salari, e mi assicuro che abbiamo abbastanza denaro da usare per le provviste. Non sono io a decidere chi combattere o quando farlo. Quello è compito di Ben il Marrone. Vedetevela con lui quando ritorna.” Quando Plumm e la sua compagnia tornò al galoppo dall’accampamento della Ragazza Generale, il drago bianco era tornato alla sua tana sopra Meeren. Quello verde era ancora a caccia, librandosi in larghi cerchi sopra la città e la baia con le sue grandi ali. Ben Plumm il Marrone indossava una maglia di piastre sopra il cuoio bollito. Il mantello di seta svolazzante alle sue spalle era l’unica concessione di vanità: ondulava quando si muoveva, e il colore cambiava da viola chiaro ad una tonalità più scura. Scese dalla sua giumenta e le spazzolò la criniera, poi disse a Lesto di convocare a rapporto i suoi capitani. “Digli di fare in fretta,” aggiunse Kasporio lo Scaltro. Tyrion non era nemmeno un sergente, ma le loro partite a cyvasse lo avevano reso familiare nei pressi della tenda di Ben il Marrone, e nessuno tentò di fermarlo quando entrò con gli altri. Oltre a Kasporio e Calamaio, erano stati convocati anche Uhlan e Bokkoko. Il nano fu sorpreso nel vedere anche Jorah Mormont. “Ci è stato ordinato di difendere la Sorella Crudele,” li informò Ben il Marrone. Gli altri uomini si scambiarono degli sguardi incerti. Nessuno sembrava volesse proferire parola quando Se Jorah domandò, “Da quale autorità?” “Dalla ragazza. Ser Nonno sta avanzando verso la Strega, ma lei teme che il suo prossimo bersaglio sia la Sorella Crudele. La Fantasma di Astapor è già a terra. Gli schiavi liberati di Marselen hanno spezzato le Lunghe Lance come un ramoscello marcio e l’hanno trascinata al suolo con le catene. La ragazza crede che Selmy intenda tirare giù tutti i trabucchi.” “È quello che farei nei suoi panni,” disse Ser Jorah. “Solo che lo avrei fatto prima.” “Perché è ancora la ragazza a dare gli ordini?” Calamaio sembrava confuso. “L’alba è già passata. Non riesce a vedere il sole? Si comporta come se fosse ancora il comandante supremo.” “Se fossi in lei e sapessi che Dole Faccia sta per assumere il comando, probabilmente faresti lo stesso,” disse Mormont. “Una non è meglio dell’altro,” s’intromise Kasporio. “Vero,” disse Tyrion, “ma Malazza ha le tette più belle.” “Servono le balestre per tenere la Sorella Crudele,” disse Calamaio. “Scorpioni. Mangani. Ecco cosa servirebbe. Non si può mandare la cavalleria a difendere le postazioni fisse. La ragazza intende farci smontare da cavallo? Se così fosse, perché non utilizzare le sue lance o le sue fionde?” Kem introdusse la sua testa biondo pallida nella tenda. “Perdonate il disturbo, miei signori, ma è giunto un altro cavaliere. Dice che porta nuovi ordini dal comandante supremo.” Ben il Marrone diede un’occhiata in direzione di Tyrion, poi scrollò le spalle. “Fallo entrare.” “Qui dentro?” domandò Kem, confuso. “Qui dentro è dove sembra che io sia,” disse Plumm, con una nota d’irritazione. “Se andasse da un’altra parte, non mi troverebbe.” Kem uscì. Quando rientrò, tenne aperto un lato dell’ingresso della tenda per il nobile Yunkai vestito in un mantello di seta giallo e i pantaloni dello stesso colore. Gli unti capelli neri dell’uomo erano stati attorcigliati, aggrovigliati e smaltati in modo da far sembrare che un centinaio di piccole rose germogliassero sulla sua testa. Sul pettorale dell’armatura c’era inciso un’incantevole disegno di depravazione che Tyrion intuì essere la sua anima gemella. “Gli Immacolati stanno avanzando verso La Figlia dell’Arpia,” annunciò il messaggero. “Barba Insanguinata e due legioni di Ghis si frappongono tra loro. Mentre loro tengono la linea, voi dovete aggirare gli eunuchi e colpirli dal dietro, senza risparmiarne nessuno. Questo è un ordine del nobile e potente Morghar zo Zherzyn, supremo comandante dell’armata di Yunkai.” “Morgar?” Kasporio si accigliò. “Nessun ordine da Gorzhak oggi.” “Gorzhak zo Eraz giace a terra, ucciso da un traditore Pentoshi. Il voltagabbana che si fa chiamare Principe degli Straccioni morirà implorando per la sua infamia, così giura Morghar.” Ben il Marrone si accarezzò la barba. “Quindi i Soffio del Vento se ne sono andati?” chiese, in un tono che mostrava un certo interesse. Tyrion ridacchiò. “E noi abbiamo scambiato Dolce Faccia con il Conquistatore Sbronzo. Mi stupisco che sia stato in grado di poggiare la caraffa di vino tanto a lungo da dare un ordine quasi sensato.” Lo Yunkai guardò con odio il nano. “Tieni a freno la lingua, tu lurido piccolo--” Iniziò. “Questo nano insolente è uno schiavo fuggito!” dichiarò, scioccato. “È proprietà del nobile Yezzan zo Qaggaz, sia santificata la sua memoria.” “Ti sbagli. È un mio fratello in armi. Un uomo libero, e un Secondo Figlio. Gli schiavi di Yezzan indossano dei collari dorati.” Ben il Marrone fece uno dei suoi sorrisi più amabili. “Collari dorati, con dei campanelli. Senti tintinnare per caso? Io non sento niente.” “I collari possono essere rimossi. Chiedo che il nano ci venga consegnato per la punizione che gli spetta. Subito.” “Questa sembra una decisione severa. Cosa ne pensi, Jorah?” “Questo.” La spada lunga di Mormont comparve nella sua mano. Mentre il messaggero si voltava, Ser Jorah l’affondò nella sua gola. La punta della spada fuoriuscì dal collo dello schiavista, rossa e bagnata. Il sangue schiumò dalle sue labbra e giù lungo il mento. L’uomo barcollò e crollò pesantemente sulla scacchiera di cyvasse, lanciando per terra tutte le pedine. Si contorse un altro paio di volte, afferrando la lama della spada di Mormont con una mano mentre con l’altra annaspava debolmente contro il tavolo rovesciato. Solo allora sembrò accorgersi che stava per morire. Cadde faccia a terra sul tappeto in un ammasso di sangue e oliate rose nere. Ser Jorah liberò la spada dal collo del morto. La lama grondava copiosamente. La pedina del drago bianca di cyvasse rotolò ai piedi di Tyrion. La raccolse da terra e la strofinò sulla manica, ma un po’ del sangue dello Yunkai si era infilato nelle scanalature dell’incisione, e il legno pallido sembrava venato di rosso. “Preghiamo in onore della nostra amata regina, Daenerys.” Che sia viva o morta. Lanciò in aria il drago sanguinante e lo raccolse al volo, sorridendo. “Siamo sempre stati uomini della regina,” annunciò Ben Plumm il Marrone. “Ritornare a combattere per gli Yungai era solo parte del piano.” “E che piano ingegnoso che è stato.” Tyrion diede un colpetto con lo stivale al corpo del morto. “Se quel pettorale mi calza, lo voglio.”
  4. MadKing

    TWOW - nuovo capitolo Tyrion

    Rianimo questo thread con il riassunto in italiano di tutto il capitolo. Lo posto nel prossimo messaggio
  5. MadKing

    Game of Thrones, Episodio 4x10

    Vista ieri sera, e sto ancora cercando di capire il motivo di inserire qui Lady Stoneheart. A livello di impatto per gli spettatori sarebbe stato sicuramente il punto ideale per rivelarla. E sarebbe anche stato un inversione di tendenza rispetto alle stagioni passate, dove i finali solitamente non mettevano troppa carne al fuoco. È pur vero che in questa c'è la fuga di Tyrion, la morte di Tywin, l'arrivo di Stannis alla barriera, la partenza di Arya ecc... però un finale come quello del libro avrebbe avuto un effetto davvero esaltante. A questo punto non credo che inseriranno LS subito nei primi episodi della prossima stagione SPOILER AFFC 5° STAGIONE
  6. MadKing

    THE WINDS OF WINTER: news e speculazioni

    Qualcuno è riuscito per caso a trovare una trascrizione dell'intero capitolo?
  7. Voto Tyrion Lannister/Peter Dinklage
  8. Voto Eddard Stark/Sean Bean
  9. Naturalmente voto per Tyrion Lannister/Peter Dinklage
  10. Voto Tyrion Lannister/Peter Dinklage e invito i miei debitori a fare lo stesso
  11. Dopo una proficua contrattazione, ho venduto il mio voto per DAENERYS
  12. Sono indeciso su chi votare, potrei prendere in considerazione qualche suggerimento....
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