Jon-Snow

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  1. Martin, Boiardo e Ariosto - NO SPOILER

    Mi sembra interessante la riflessione di Martin citata da Metamorfo, relativa al legame con Il signore degli anelli, infatti la struttura ad intreccio complesso è l'unica che permette di dar vita a un mondo complesso e variegato e da questo punto di vista Martin e Tolkien si assomigliano. Per esemplificare questa osservazione si pensi alla differenza tra i due libri di Tolkien che in questi anni sono oggetto di riproduzione cinematografica: Lo hobbit è un libro senza entrelacement, ossia con un intreccio semplice, basato su un unico personaggio protagonista e ciò influenza anche i luoghi in cui si svolgono le varie vicende, infatti il lettore segue Bilbo Baggins nel suo viaggio lineare dalla Contea fino alla montagna di Erebor e ritorno, dunque manca un allargamento su una mappa più ampia e variegata, abbiamo semplicemente il susseguirsi di ambientazioni che contengono diversi ostacoli da superare per raggiungere l'obiettivo principale, ossia il tesoro dei nani. Al contrario Il signore degli anelli abbandona progressivamente questo andamento lineare per seguire le vicende di vari personaggi con i loro obiettivi secondari e proprio a questo punto la geografia fantasy di Tolkien prende vita e diventa un mondo molto più articolato, non è più una semplice successione di scenari in cui prendono vita le varie avventure. Non penso che i lettori di Martin facciano fatica a collegare questi ragionamenti con i romanzi di ASOIAF, infatti la complessità geografica, culturale, ecc. del mondo di Westeros ed Essos è percettibile grazie alla molteplicità dei punti di vista e al collegamento di numerosi intrecci, dunque alla struttura narrativa già usata dagli autori dei poemi epico-cavallereschi della nostra tradizione poetica. Rimane il problema che ho già sollevato nel discorso introduttivo alla discussione: la creazione di un mondo così vasto e di un intreccio così complesso rende difficilissimo il compito di portare a termine l'epopea, quindi rinnovo la domanda: quali strategie userà Martin, secondo voi, per ridurre progressivamente l'intreccio e mettere la parola fine alla saga?
  2. Cari amici, leggendo le avventure dei nostri eroi nelle terre di Westeros ed Essos, ho quasi automaticamente creato dei nessi con alcuni studi che ho letto durante i miei anni universitari e penso che questo forum sia l'unico posto in cui io possa condividere i miei folli ragionamenti. La struttura narrativa dei romanzi di Martin richiama perfettamente la costruzione a intreccio multiplo dei romanzi epico-cavallereschi della letteratura italiana e più di tutti l'"Orlando innamorato" di Boiardo, infatti anche nell'opera dell'autore ferrarese le vicende vissute dai vari personaggi sono narrate quasi a mo' di POV e si crea così un macro-intreccio che è definito dai narratologi con il termine francese entrelacement. Inoltre sia Martin sia Boiardo allargano progressivamente la loro storia, infarcendola di nuovi personaggi e assegnando un ruolo sempre più importante a eroi inizialmente secondari, dunque la situazione davanti alla quale si trova il lettore al termine dell'"Innamorato" è la stessa che viviano noi ora, dopo aver letto cinque libri di ASOIAF: l'autore sta reggendo un intreccio immenso, ampio, variegato e sembra quasi impossibile che riesca a portarlo a termine, infatti Boiardo ha lasciato incompiuto la sua opera nel 1494, anno della sua morte (e speriamo che questa non sia un'altra analogia con le Cronache...). L'unico autore che è riuscito a portare a termine l'opera iniziata da Boiardo è stato Ariosto, il quale ha essenzialmente usato due strategie per ridurre progressivamente le linee narrative sviluppate a oltranza nell'"Innamorato": ha eliminato alcuni personaggi, infatti Boiardo non ha "ucciso" nessuno dei suoi eroi, invece nel "Furioso" alcuni tra i più importanti paladini cristiani e guerrieri saraceni subiscono questa sorte; in secondo luogo Ariosto ha riunito alcuni fili in battaglie collettive e in luoghi ben precisi e ciò ha ridotto ulteriormente l'ampiezza dell'entrelacement. Martin si avvicina molto ad Ariosto nel primo punto, infatti fin dal primo libro la sorte di alcuni eroi è segnata, mentre la seconda strategia potrebbe essere usata nei prossimi libri, proprio per portare progressivamente a conclusione le vicende dei nostri eroi preferiti. Avrei altro da aggiungere, ma per il momento penso che basti, anche perché non so a quanti di voi interessino ragionamenti simili. Ad ogni modo ditemi quello che ne pensate e scrivete a quali altre opere avete associato, sul piano della struttura, le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.