Jump to content

Cavalier Stampella

Utente
  • Content Count

    417
  • Joined

  • Last visited

About Cavalier Stampella

  • Rank
    Confratello
  • Birthday October 30

Profile Information

  • Sesso
    Maschio
  1. Io proporrei al concilio ristretto di sua Maestà Elessar, una volta formulato i quiz, che inviino le soluzioni in gran segreto a Hacktuhana. I contendenti a loro volta invieranno le loro risposte al suddetto Hacktuhana, il quale si premunirà di determinare il vincitore e assegnare il relativo punteggio. Sono certo, e sicuramente anche voi, che il gioco sarà svolto in modo corretto e incontestabile. Ops! Dimenticavo il giudizio di Hacktuhana sarà inappellabile.
  2. A Prati, quartiere del centro di Roma, una ragazzina viene trascinata in un parco e stuprata da un uomo di trent’anni. Immediata sul web si scatena la caccia al nero, all’immigrato, al rom, al sindaco Marino che li lascia andare in giro tutti e tre indisturbati a violentare le nostre donne. Ma appena irrompe la notizia che lo stupratore presunto è un italiano purosangue, per di più militare al servizio della sacra Patria, l’esecrazione della Rete dimentica immediatamente il carnefice e sterza sul vestito corto della vittima (a luglio di solito si indossano gonnelloni di lana) e sui genitori depravati che le permettono di rimanere in strada oltre la mezzanotte a differenza di Cenerentola. Gli stessi fini pensatori che sarebbero stati disposti a incendiare un campo rom per vendicare la ragazza offesa da uno di «quelli», indirizzano adesso i loro miasmi contro la scostumata. Cambiano gli strumenti per diffonderlo, ma il pensiero di queste minoranze rumorose non è molto dissimile da quello che doveva animare i loro progenitori nelle caverne: se l’aggressore non appartiene a un’altra tribù, allora è lei che dev’essere una poco di buono. Il problema è che le caverne erano spazi ristretti, mentre questi trogloditi da tastiera rivolgono i loro rutti potenzialmente al mondo intero. Rimedi? Parlarne e scriverne fino alla noia. Le parole sono lente, ma contagiose. Attecchiscono un po’ alla volta e però dappertutto, persino nelle caverne della modernità.
  3. @ Arya Nella casa 2 dalla finestra sopra il garage ci sono due faccioni che guardano fuori.
  4. Lo Stampella Innamorato nella Guerra delle Tre Regine 1 Signori e cavallier che ve adunati Per odir cose dilettose e nove, Stati attenti e quïeti, ed ascoltati La bella istoria che ’l mio canto muove; E vedereti i gesti smisurati, L’alta fatica e le mirabil prove Che fece il franco Cavalier Stampella per amore Nel tempo del re Elessar imperatore. 2 Non vi par già, signor, meraviglioso Odir cantar de Cavalier Stampella inamorato, Ché qualunche nel mondo è più orgoglioso, È da Amor vinto, al tutto subiugato; Né forte braccio, né ardire animoso, Né scudo o maglia, né brando affilato, Né altra possanza può mai far diffesa, Che al fin non sia da Amor battuta e presa. 3 Questa novella è nota a poca gente, Perché Lord Beric, Gran Lord dé Pan di Stelle, istesso la nascose, Credendo forse a quel conte valente Esser le sue scritture dispettose, Poi che contra ad Amor pur fu perdente Colui che vinse tutte l’altre cose: Dico di Cavalier Stampella, il cavalliero adatto. Non più parole ormai, veniamo al fatto.
  5. Uno Stark non può che schierasi al fianco della Casa Baratheon. Ancor di più un Cavaliere non può non offrire il suo scudo e la sua spada alla legittima Sovrana. « Lady Baratheon, fedele all’ “ANTICO CODICE DELLA CAVALLERIA” giuro di proteggervi dalla morte e dall'onta con tutte le mie forze, e chiedo di divenire il vostro campione al fine di cimentarmi nei tornei a sostegno del vostro onore, di difendere la vostra causa, e vendicare le offese. Combatterò sempre con onore e coraggio fino alla morte.»
  6. Ai romani piaceva la biga Ai romani piaceva la biga (testo) Roma, Roma.... Ai romani piaceva la biga, più dinamica della lettiga: i cavalli vedevi filar e la biga sentivi tirar. Fu Poppea la prima romana, una donna davvero un po’ strana, ad andar con la biga scoperta, e i romani restavano all’erta. Viva la biga... viva la biga... senza motor! Pronto? Pronto signorina, vorrei parlare con Roma. Com' ha detto? Non c'è ancora la comunicazione? Va bene, attendo in cabina! Ai romani piaceva la biga, più dinamica della lettiga: i cavalli vedevi filar e la biga sentivi tirar. Chi l'aveva ogni dì la montava, chi era senza da sol si arrangiava. Ora noi siamo motorizzati, ma la biga ci piace di più. Viva la biga... viva la biga... senza motor! Pronto? Pronto signorina, insomma si può parlare o non si può parlare con questa Roma? Com' ha detto? E' già in linea? Allora si può parlare! Roma... Ai romani piaceva la biga, più dinamica della lettiga: i cavalli vedevi filar e la biga sentivi tirar. Messalina voleva l'auriga, per averlo con lei sulla biga; mentre Claudio, suo vecchio marito, non muoveva nemmeno un dito. Viva la biga... viva la biga... senza motor! Pronto? Pronto signorina? Sì, sono me, quello di Roma. Benissimo, sento molto bene. Com'ha detto? No, no, guardi: la faccio doppia, sa? Grazie... Ai romani piaceva la biga, più dinamica della lettiga: i cavalli vedevi filar e la biga sentivi tirar. Cleopatra, regina un po' folle, inventò una biga a molle: e così su quei carri un po' rozzi, non sentiva né gl'urti né i cozzi. Viva la biga... viva la biga... senza motor! Pronto? Pronto signorina? Sono sempre me, quello di Roma. Benone sento... Sì. Com'ha detto? No, no, guardi: faccio l'ultima e poi smetto. Ai romani piaceva la biga, più dinamica della lettiga: i cavalli vedevi filar e la biga sentivi tirar. Il più furbo però fu Nerone che di bighe ne aveva un milione: ma però per non fare fatica, lui sceglieva la più larga ed antica Viva la biga... viva la biga... senza motor! Pronto? Pronto sì, signorina sono io. No, no, no, per carità: ho terminato. Sì, sì, sì grazie, Oohh...
  7. Tripudio al Gelato Massimo rispetto per i gelatai di Torino, i migliori del mondo. Ma quanti sono? Ogni tre negozi c’è una gelateria o una banca o una serranda abbassata con la scritta “Vendesi”. Come ho fatto a sopravvivere per decenni in una città dove c’erano tre o quattro gelaterie in tutto? Questa moltiplicazione dell’offerta si spiega con il fatto che è più semplice fabbricare gelati che automobili. Quintali di gelato ogni giorno; ma c’è poi tutta questa domanda da parte dei torinesi? Ebbene sì! E non solo da parte di pazienti reduci da un’estrazione di un dente o di una tonsillectomia. L’ho costatato lo scorso week end visitando in piazza Solferino il “Gelato Festival”, affollato a ogni ora da una folla allegra ed eccitata, concentrata a scavare nel bicchierino e a leccare i vari gusti in gara per andare alla finale europea che si giocherà in ottobre a Firenze. E tutti in fila a votare; la politica dovrebbe imparare dal Festival come si fa a eliminare l’astensionismo, collegando ogni lista a un gusto di gelato. Ha vinto il “Persi Pien” (la Pesca Ripiena) di Pralormo, meritatamente. In gara c’erano anche il Gusto di Papa Francesco e il sorbetto Don Bosco; fra gli ingredienti di quest’ultimo c’è la rosa canina, citata in italiano poiché in piemontese non è altro che il “gratacui”. Possiamo immaginarci un cliente che ordina tre gusti: Papa Francesco, mango e fragola? Si potrà ordinare il gusto del Papa anche in Quaresima? Perché non c’era anche il gusto del sagrestano, quello del chierichetto o della perpetua? Nessuno ha pensato a proporre il Gusto del Sindaco; l’avessero chiesto a me avrei creato una crema a base di arrosticini, yogurt e rafano. Anni fa a Torino ci fu un pioniere, all’angolo di via Cernaja, che si lanciò nel gelato al gorgonzola, alla barbera e altri gusti mai sperimentati prima; era in anticipo sui tempi e ha dovuto chiudere. La nuova frontiera sarà il gelato personalizzato, come già succede con il profumo, il tabacco da pipa, l’inchiostro per la stilografica. Si andrà dal maestro gelataio e gli si chiederà di combinarlo; se la strada è quella indicata dai gusti del Papa e di don Bosco, gli ingredienti saranno i ricordi d’infanzia: il “dulce de leche” e la Freisa d’Asti. So già cosa chiederò per il mio gusto: pane burro e acciughe, lumache alla parigina e soma d’aj. Glossario: Soma d’aj = Una bruschetta con sopra strofinato uno spicchio d’aglio, un po’ di sale e olio extra vergine d’oliva. Persi Pien = Le pesche ripiene al forno, (sono un dessert tipico Piemontese) da mangiare al cucchiaio sia calde che fredde. Sono delle pesche gialle, mature ma ancora sode divise a metà senza nocciolo e riempite con un composto di amaretti e cioccolato. La cottura al forno ammorbidisce le pesche e darà vita ad un dessert molto particolare. I miei nonni me li preparavano ogni anno per la festività di San Lorenzo. Gratacui = Gratta c**o.
  8. A’ Socrate Nell'antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse: «Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?» «Un momento» rispose Socrate. «Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci». «I tre setacci?» «Ma sì» continuò Socrate. «Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?» «No... ne ho solo sentito parlare...» «Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?» «Ah no! Al contrario» «Dunque» continuò Socrate, «vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell'utilità. E' utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?» «No, davvero.» «Allora» concluse Socrate, «quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?»
  9. La notte scorsa non riuscendo a riprendere sonno, stando a letto, con gli occhi aperti al buio, ho ripensato alla maestra dei primi tre anni di scuola elementare. Come tutte le vere maestre aveva un doppio cognome, si chiamava Scaglione Gervasio. Prendeva alla lettera i modi di dire figurati, come “bagnare il naso”. A me piaceva primeggiare, non lo nego, ma mi faceva senso essere costretto a dare una leccatina con la lingua sul naso di un mio compagno. Il rito iniziava con la consegna dei compiti in classe corretti. Accompagnato dall’annuncio della maestra: «Questa volta Giacinto ha bagnato il naso a Carlino. Su venite qui alla cattedra e tu facci vedere che gli bagni il naso». Non avevamo le classi miste, non mi sarebbe dispiaciuto dare una leccatina al naso di una bambina. Fra maschi mi faceva un po’ schifo. In particolare con Carlino, perché lui, mentre gli bagnavo il naso, mi sussurrava una frase che non ho mai capito se fosse un invito o un ordine. Che io peraltro non ho mai eseguito; la mia disobbedienza non ha mai prodotto conseguenze spiacevoli. In cambio io non ho mai fatto la spia, non ho mai detto: «Signora maestra, Carlino, mentre gli bagnavo il naso, mi ha detto piano “basme el cul”». Lei avrebbe di sicuro sgridato il mio compagno, perché in classe era assolutamente proibito parlare in piemontese. Avrei potuto riferirlo in italiano ma non suonava tanto bene. Anche trovarmi nella condizione di avere un naso bagnato da un compagno mi dava enorme fastidio e forse è questa la ragione per cui facevo sforzi disumani per essere il primo in classifica, essere un leccatore e non un leccato. Mia madre allevava le galline per avere le uova fresche; avevo pensato che se mai mi fossi trovato nella necessità di sottoporre il mio naso alla leccata di un compagno ci avrei prima spalmato sopra un leggero strato di ca**a di gallina, che noi chiamiamo “Sguicia”, una parola che comunica bene l’idea della sua scivolosità. La nostra maestra ci aveva spiegato che tutto ciò che non è vietato dalla legge è permesso. Mi ero informato, non c’era nessuna legge che vietasse di spalmarsi sul naso della ca**a di gallina. Oggi, memore dei vecchi tempi, sono andato dal vicino di casa, lui alleva ancora i polli, e gli ho chiesto di lasciarmi fare una visitina al suo pollaio. E dunque…
  10. Il fondoschiena di Botero sconvolge la processione Una carovana di figurine indimenticabili nel Salernitano, un caffè dove i miracoli sono di casa (fino all’ultima tazzina). Avete presente i floridi personaggi che popolano i quadri e le sculture dell’artista colombiano Fernando Botero? Al loro confronto le modelle di Rubens fanno la figura di anoressiche. Ora immaginate un suo nudo di donna scolpito in un blocco di marmo di tre tonnellate, la «Maya tropical», con un fondo schiena «per estensione secondo solo alla provincia di Salerno». Questa meraviglia compare nel giro di una notte di luglio sulla piazza di Bauci, un piccolo borgo inerpicato sulla costiera salernitana, a picco sul mare. L’hanno collocata proprio di fronte alla chiesa parrocchiale dedicata alla patrona del paese, Sant’Eufrasia, che sarà celebrata con una processione l’ultimo giorno del mese. L’arrivo della scultura mette in moto una spassosa commedia sentimentale messa in scena da Franco Di Mare, popolata da figurine indimenticabili. A iniziare da don Enzo, il parroco che esige la rimozione immediata della statua messa lì da un improvvido assessore alla cultura; il sindaco Rocco Casillo sarebbe anche d’accordo, purtroppo sono finiti i soldi, spesi tutti per allestire la mostra dedicata al maestro di Bogotà. Siamo solo all’inizio di una sequenza di fuochi d’artificio che svelano una comunità i cui abitanti sanno tutto di tutti, dove Adelaide Strazzullo, facente funzione di perpetua, è conosciuta come Radio Bauci. Completano il quadro delle fonti: il blog «Vite parallele» creato dal professor Gaspare Mangiafico per rivalsa contro gli amministratori che non vogliono avvalersi del suo aiuto e Michele Gargiulo, detto Michele iPhone per la sua capacità di raccogliere e diffondere notizie sui paesani. Michele è il titolare del bar Arturo, «il caffè dei miracoli» che dà il titolo al romanzo. La sua nomea è dovuta a tre eventi, giudicati miracolosi, accaduti negli anni passati: l’innesco inesploso di una mina tedesca nel ’43, la caduta di una campana e un marito armato di pistola che non riesce a trovare la moglie fedifraga nascosta nel cesto della biancheria sporca. Il locale è il punto focale del reticolo di una trama che non raccontiamo. Dove a salvarsi sono le donne, caritatevoli e ricche di un buon senso che non trova udienza presso gli uomini. A cominciare da Elvira Neri, capo divisione al ministero dei Beni culturali a Roma; trascorrendo le vacanze nel suo paese natale spende invano la sua sagacia nel trovare soluzioni ai guai dell’amministrazione e scopre «la felicità irragionevole e perfetta» generata dal doversi occupare temporaneamente di una neonata, trovata in una scatola ai piedi della Maya tropical. L’allegra ferocia di Franco Di Mare (10 con lode per la scelta dei nomi) si scatena nel disegno degli amministratori locali, così stolti da buttare per aria, per reciproci sospetti e vecchi rancori, un cospicuo finanziamento dell’Unione Europea (sono in buona compagnia). L’ha procurato Elvira che non ricorda più il nome «di quel vecchio ministro che aveva detto che con la cultura non si mangia». Il sindaco Rocco Casillo minaccia: «a Bauci sgancio la bomba atomica, come fece quello a Waterloo» e ricorda sempre una frase di sua madre: «Chi comanda non fa errori». Davide Ferrigno, professore di lettere, il giovane assessore alla cultura, «a differenza del pelide Achille, non adduceva lutti nemmeno alle mosche. Per dirla tutta, trasaliva all’apparire della sua stessa ombra». Ma non tutto è perduto a Bauci, il borgo ritornato in letargo dopo che i turisti estivi se ne sono andati; sono sbocciate due imprevedibili storie d’amore, l’umanità di un giovane maresciallo dei carabinieri ha rimediato ai pasticci provocati da due ragazzine per aiutare un’amica nei guai e noi chiudiamo il libro sorridenti e rasserenati. BRUNO GAMBAROTTA
  11. IL TRONO DI SPADE L'IDENTIKIT DEGLI STARK         <iframe width="400" height="228" src="http://player.sky.it/external/skyatlantic/50/198746" frameborder="0" allowfullscreen="true"></iframe>
  12. Ma guarda un po’, qui chi strumentalizza sono io! Non chi ieri sera è rimasto nella Santa Alleanza fino alla pubblicazione degli screenshot degli alleati e poi ha chiuso la porta e se ne è andato. Poi ci ha sferrato un bell’attacco e pubblicato il manifesto di guerra. Certo questo è un comportamento più che onorevole, tanto di cappello! Ditocorto non avrebbe fatto di meglio. E poi si ha pure la faccia tosta di dire che era per un solo attacco. Tutto quello che state dicendo e facendo, è un arrampicarsi sugli specchi insaponati. Un tentativo puerile per giustificare le vostre turpi azioni. Dal 9 di maggio a ieri di attacchi ce ne sono stati sette, e per ben sei eravate nella Santa Alleanza a dire che sferravate attacchi a Lannister con tanto di screenshot pubblicati. Ora qui ci troviamo con un dilemma: all’alleanza avete documentato gli attacchi e pubblicamente dite che era solo per la terza azione. Dove sta la verità? Non avete mai attaccato i Lannister? È così? Allora gli screenshot cosa sono? Frutto della nostra immaginazione? Chi è intelligente ha capito, e chi invece vuol fare lo gnorri continui pure sulla propria strada. Questo per me è il secondo e ultimo intervento, come detto in precedenza non mi va di incrinare ulteriormente le già effimere amicizie, e rimango nel gioco fino alla fine per dovere di buon combattente. E a differenza di altri che non piacciono le categorie di persone, io l’esame di coscienza lo faccio e mi classifico di volta in volta in base alla condotta delle mie azioni, ed è ciò che al mattino mi permette di guardarmi allo specchio. Tutto questo fa parte delle 22 regole che si è imposto il Cavalier Stampella, nel virtuale e nella vita reale. Ora potete insultarmi, seviziarmi e quant’altra cosa che vi venga in mente, non ci sarà più alcun mio intervento su questo thread. Quello che dovevo dire l’ho detto e se non l’avessi fatto, avrei violato la regola numero 16.
  13. Ho sempre sostenuto che questo gioco avrebbe distrutto amicizie di lunga data, e purtroppo è quello che sta avvenendo. Mi sto rivolgendo espressamente a te AemonTargaryen e non ai tuoi compagni di squadra, che con il tuo post metti in primo piano gli Stark come artefici di tutto l’ambaradan. Si vede che hai la memoria molto, ma molto corta, oppure la coda di paglia, scegli tu per me è indifferente e per aiutarti a ricordare meglio, pubblico qui di seguito l’informativa passata dai vari portavoce ai partner di casata. Non temo di essere smentito perché in archivio di ogni casata ce né coppia, e non si può dire che è stata taroccata, questa è fedele all’originale e chi vuole, può andarla a confrontare. Ecco il testo: Invia 09 mag 2015 - 18:02 I Targaryen hanno aperto una discussione comune con tutti i portavoce delle Casate fuori dal Trono, mi permetto di riportare qua la loro proposta per accelerare i tempi: ---------------------------------------------- Ciao a tutti. Noi Targaryen abbiamo pensato di aprire una discussione comune con tutti i portavoce delle squadre fuori dal Trono, tra l'altro tutte già d'accordo su un attacco comune a Trono e Torre. Arryn e Lannister stanno prendendo in mano il gioco, inutile prenderci in giro. Siamo ancora all'inizio ma si è chiaro che nel momento in cui Trono e Torre fanno gioco comune, se fuori non si è compatti, l'equilibrio si rompe e si rischia di rimanere schiacciati. Loro hanno il vantaggio dell'attacco globale, non hanno bisogno di mettere d'accordo 3 o 4 squadre per poter far male agli avversari, noi invece sì, e fin quando non riusciremo a metterci d'accordo continueremo a fare il loro gioco: mentre loro continueranno ad avvicinarsi alla vittoria noi potremo solo stare a guardare. Di questo passo entro 4 o 5 turni avranno un vantaggio quasi irrecuperabile, sia a livello di vessilli e sia a livello di soldati, visto che nell'ultimo turno hanno attaccato 2 volte a testa (e immagino che qualcuno di voi abbia subito danni pesanti pure mettendo 3 difese, viste le estrazioni). Sappiamo che i team che dicono di accettare questo accordo potrebbero anche fare i furbi e mandare avanti gli altri, e potremmo anche essere noi, potreste giustamente pensare, quelli che faranno i furbi, ma ogni rinuncia ad un attacco non è una manciata di oro, soldati o vessilli guadagnati: è semplicemente l'ennesimo favore che faremo a falchi e leoni per spianargli la strada verso la vittoria. Quello che vogliamo è riportare la partita in equilibrio. E' ovvio che non esistono alleati per sempre, perchè alla fine vincerà una sola squadra, però insieme possiamo rovinare la festa a chi pensa di aver già vinto facendola in barba a tutti. Questa conversazione è stata aperta perchè possiamo parlarci chiaro, compattarci. In questo turno i Lannister attaccheranno, a anche gli Arryn hanno deciso di farlo. Forse qualcuno penserà che mettere 3 volte DIFENDI salverà la partita. Ma non è così! Se non ci fanno fuori in questo turno, lo faranno nel prossimo, o in quello successivo. Quindi noi Targaryen siamo giunti alla conclusione che se non decidiamo di metterci tutti in gioco l'esito di questa partita è già stato scritto. Dobbiamo essere uniti per batterli, ma pensate che 5 attacchi basteranno a indebolirli? No che non basteranno. Quindi essere uniti non basta, noi proponiamo 2 attacchi a testa al Trono e alla Torre, per un totale di 10 attacchi. Questa è l'unica chance che possiamo giocarci per riaprire la partita. Noi continueremo anche ad onorare l'altro patto: se il Trono o la Torre abbandonano, qualunque squadra, tra quelle che accettano questo accordo, salirà sul Trono o sulla Torre, non verrà bersagliata e non bersaglierà le altre che fanno parte dell'accordo, ma concorreremo tutti ad abbassare le ali ai falchi e a tagliare gli artigli ai leoni, almeno per un turno dopo il "cambio" sul Trono. Noi Targaryen ci stiamo mettendo la faccia su questo accordo, e se qualcuno si tirerà indietro pazienza, ma almeno usciremo di scena giocandocela, senza preferire 1 cassa d'oro o un paio di soldati alla possibilità di dimostrare a falchi e leoni che non hanno già la vittoria in tasca. La nostra scelta l'abbiamo fatta, aspettiamo di sapere la vostra. House Targaryen - Fire and Blood Ritornando a noi AemonTargaryen, nel tuo farneticante post di ieri sera fai passare noi Stark come i geni del male, da combattere a tutti i costi, ma da quello che si è appena letto si evince che non è così. Noi fin dall’inizio siamo sempre stati per la non belligeranza, e a dimostrazione di ciò, siamo stati i più tartassati da attacchi a raffica continua, costringendoci a difenderci a più non posso. Poi è arrivata la vostra proposta di alleanza a cinque squadre, e ciò poteva farci comodo per darci un po’ di respiro. Incolpi ad AryaSnow facendola passare per la strega Carman (la potentissima Strega Irlandese, capace di distruggere qualunque cosa con i suoi incantesimi segreti). Se la strategia per eliminare gli Arryn è da attribuire ad AryaSnow è, forse, perché eri tu a corto d’idee e hai dovuto chiedere l’alleanza a cinque. Termino riprendendo la mia frase di apertura dicendo che questo gioco frantuma le amicizie, ed è vero e tutto questo si sta dimostrando, ma fa anche emergere il carattere delle singole persone. Leonardo Sciascia nel “Giorno della Civetta” scrive: «Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…». Alla luce dei fatti su esposti in che categoria tu ti collocheresti? Lascio a te la scelta, e a quelli che ci leggono. A voi Lannister che siete stati gli agnelli sacrificali assieme agli Arryn dico soltanto questo: «leggete bene l’informativa e fatevi l’idea di chi sia stato l’artefice di tutto ciò.» A te AemonTargaryen rispondo al tuo: Valar morghulis Con il mio: Valar Dohaeris, e ciò che è morto non muoia mai. Vada come deve andare, noi procederemo al motto di: Con il cuore oltre l’ostacolo.
  14. Cavolini! Ci hai azzeccato in pieno! Così non vale! Mi rovini le cronache di guerra.
×
×
  • Create New...