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AemonTargaryen

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  1. Considerazioni sparse. 1. Questa Juventus non sarà il Napoli di Sarri ma, in fondo, non sta scritto da nessuna parte che debba esserlo. Sul gioco dei bianconeri si sentono gli stessi discorsi da un po'; tuttavia, se guardiamo ai risultati, credo lascino davvero il tempo che trovano. Proprio volendo spendere due parole sul tema, credo che a questa Juventus serva un altro po' di tempo per assorbire al meglio le idee di Sarri, ma la qualità per farlo non le manca. 2. L'Inter di Conte mi piace. Tosta, ambiziosa, con un gioco fatto di rapide verticalizzazioni a tratti persino piacevole e un undici titolare di tutto rispetto, nonostante la cessione di giocatori considerati centrali nelle ultime stagioni. Conte ha ragione quando afferma che quest'Inter può mettere in difficoltà chiunque. Se l'obiettivo è rimanere in alto, serve un innesto a centrocampo: il calo dopo il k.o. di Sensi, a partire dalla stessa gara con la Juventus, è stato emblematico. 3. Gasperini continua a far divertire con questa bella Atalanta che, a eccezione dell'ultimo periodo, fisicamente e mentalmente sembra non aver risentito eccessivamente della partecipazione alla Champions League. Può senz'altro puntare a riconfermarsi in zona Europa. 4. Il Napoli - al netto di polemiche e ammutinamenti che evidenziano limiti risalenti - partiva da squadra attrezzata, sotto alcuni aspetti anche più dell'Inter. Ma per ambire al cielo ha già lasciato troppi punti per strada. Al netto del lavoro da fare sul piano mentale, credo servano degli aggiustamenti importanti a centrocampo; inoltre, c'è da rivedere più di qualcosa in fase difensiva. Al di là di tutto, certe interferenze di De Laurentiis recano già in sé una sostanziale delegittimazione del tecnico. È vero, la stagione del Napoli non è ancora del tutto compromessa, soprattutto in Champions League. Tuttavia, la situazione attuale è a tratti surreale. Nonostante nelle ultime stagioni il Napoli sia sempre stato in alto - anche se la conquista del titolo non è mai riuscita - i limiti che emergono mi sembra denotino una gestione tutt'altro che da top club. Tra l'altro, un atteggiamento del genere nei confronti dei giocatori, soprattutto in questa fase della stagione - a prescindere da qualsiasi discorso su ingaggi ed etica del lavoro - non può che andare contro gli stessi interessi della società. Ma tant'è. 5. Il Cagliari di Maran è una squadra solida, difficile da affrontare: la qualità non le manca, la costanza vedremo. La Lazio non mi entusiasma ma staziona in certe posizioni da anni. La Roma di Fonseca, al netto del passo falso di Parma, sta portando a casa punti pesanti e può guardare alla stagione con ottimismo. La Fiorentina è incostante e rischia un campionato anonimo; discorso simile per Milan e Torino, che se trovassero la quadra potrebbero ancora dare un senso alla propria stagione. 6. Quanto alle retrovie... La SPAL è un buon avversario a Ferrara, del tutto imbelle fuori casa. Il Brescia di Corini, a dispetto dei risultati, non mi dispiaceva nel modo di stare in campo. Il Lecce non mi fa impazzire, ma ha portato a casa punti importanti. Il Sassuolo è imprevedibile. Thiago Motta ha buone idee e il suo Genoa può sfangarla. Ranieri ha ridato solidità difensiva alla Sampdoria, anche se c'è ancora molto su cui lavorare. 7. " ... il razzista è qualcuno di infelice, poiché non ama nessuno e nemmeno se stesso."
  2. Sassuolo - Bologna 2 Brescia - Torino 2 Inter - Verona 1 Napoli - Genoa 1 Cagliari - Fiorentina X2 Lazio - Lecce 1 Sampdoria - Atalanta 2 Udinese - SPAL 1 Parma - Roma 2 Juventus - Milan 1 (2-1)
  3. Peraltro, in termini di concreto agire politico, la storia dovrebbe averci insegnato che tra una copia - per giunta infarcita di ipocrisia - e l'originale, l'originale vince sempre. Colpisce comunque la difficoltà nel mostrare coraggio e determinazione nell'adottare politiche green, a maggior ragione dal momento che si avrebbero non una, ma mille ragioni per farlo. Emblematico l'esempio di un'eventuale tassazione delle bibite zuccherate che citi: anziché fare retromarcia di fronte al primo urlo polemico di chi, sul tema, può opporre tendenzialmente argomentazioni egoistiche e talvolta irrazionali, sarebbe il caso di tirare dritto e di rivendicare a maggior ragione una scelta del genere, sforzandosi di farne capire l'importanza sul piano etico e, soprattutto, sul piano concreto. Altrimenti, l'alternativa a quella che chiami "linea Trump-Feltri", cioè il peggio del peggio, potremo soltanto sforzarci di immaginarla. Faccio pienamente mia la tua considerazione. Si può condividere o meno la lotta per la difesa dell'ambiente e i metodi che vengono di volta in volta elaborati, proposti, messi in campo a questo fine, ma questo concentrarsi sul fenomeno mediatico più che sul resto - e il resto è, banalmente, la questione del nostro futuro e di quello di chi verrà dopo di noi - è triste e deviante. Greta è una giovane donna che ha il merito di aver sensibilizzato milioni di persone attraverso il proprio agire - che i Napalm51 del caso cercheranno ritualmente di contestare o sminuire - su un problema gravissimo che riguarda l'intero genere umano: il resto, ovverosia quello che si tende a contestare a lei o alla sua famiglia, ha la stessa importanza politica di un rigore assegnato alla Juve in un mercoledì di campionato. Ma quando il saggio indica la luna...
  4. Selma - La strada per la libertà (2014) di Ava DuVernay. Un intenso affresco dei convulsi mesi di lotta politica portata avanti dal Movimento per i diritti civili degli afroamericani, caratterizzati dalle marce da Selma a Montgomery che sfociarono nella firma del Voting Rights Act. Una pellicola dal taglio profondamente politico, che racconta un breve ma denso capitolo di una storia straordinaria. La storia di un intero popolo. 1964. Martin Luther King vince il Nobel per la pace, guadagnando una visibilità mediatica che lo mette nelle condizioni di poter intavolare un confronto con il Presidente Lyndon Johnson circa l'introduzione di una legge federale per abbattere i muri giuridici di natura burocratica che impediscono in concreto l'esercizio del diritto di voto dei neri americani. Di fronte all'inconcludenza dell'incontro, ha inizio la pianificazione delle proteste non violente nella cittadina di Selma. Se la strategia della non violenza presuppone che dall'altra parte venga posta in essere una reazione, Selma, nel cuore dell'Alabama di George Wallace, è il luogo perfetto per metterla in pratica. Un buon cast e una regia che si esalta a più riprese. Selma è forse un film di grandi istantanee – nelle quali Ava DuVernay mostra talento e idee interessanti – legate assieme da fasi di gestione ordinaria. Dal dialogo tra Martin Luther King e Ralph in prigione, in cui emergono tutti i dubbi di un leader, alle lacrime strazianti del nonno di Jimmi Lee Jackson, dall'orgoglioso discorso sulla storia dei neri statunitensi dell'attivista a Coretta fino alle sequenze finali, c'è tutta una serie di istantanee davvero riuscite, emotivamente impattanti. Il reverendo King, protagonista della pellicola, è interpretato da David Oyelowo, che nelle due ore di pellicola si esalta in particolare nei momenti più intimi, in cui emergono i dubbi e i conflitti interiori del grande leader statunitense (“Quando un uomo cade, cosa ne è di quelli che lo seguono?”). Condivisibile che pur non lesinando talvolta di accennare ad alcune tensioni private di King, esse siano state fatte passare in secondo piano, privilegiando la narrazione di una storia che nella realtà come nella pellicola è stata ed è più grande delle vicende personali di un singolo uomo, per quanto grande egli possa esser stato. Quello che alla fine rimane, è il dipinto di uomo che pur non perdendo l'aplomb che lo contraddistingue anche nei momenti più difficili, ha un'indole che gli impedisce di sottrarsi dall'agire per la causa in cui crede, al costo di grandi sacrifici personali e familiari; un uomo che ha nel cuore la forza di portare avanti una battaglia epocale per perseguire i propri ideali, ma che al tempo stesso – e questo è certo un aspetto interessante – non smarrisce nell'agire politico un costante ricorso al dialogo, che però non lo porta mai ad accettare forme di compromesso che tradiscano il senso più profondo delle sue battaglie. Più che un Don Chisciotte del Novecento, dunque, un grande uomo politico in grado di assumersi la responsabilità di decisioni e azioni coraggiose. Colonna sonora sempre all'altezza, che alterna alcuni classici dei Sixties ad alcuni brani contemporanei. Glory di John Legend è una gran canzone: assolutamente calzante al contesto delle lotte guidate da Martin Luther King, ma potrebbe benissimo essere un inno politico del nostro tempo. Una pellicola che centra pienamente l'obiettivo, che si potrebbe definire pedagogico, di scuotere le coscienze portando l'attenzione su una questione attualissima, alla base della costruzione di una società che voglia dirsi davvero democratica: la questione della lotta per l'uguaglianza. Selma è un film di cui la fedeltà storica è uno dei capisaldi, che con pennellate vivaci dipinge l'America di mezzo secolo fa, per certi aspetti non troppo diversa dall'America e dal mondo attuali. Ci sono i soprusi “di Stato” e le sistematiche, criminali violazioni dei diritti pienamente istituzionalizzate; c'è il razzismo, con l'ignoranza, l’indifferenza e le menzogne che stanno alla sua base, un razzismo che talvolta prende le forme delle idee criminali dei suprematisti bianchi, talaltra quelle di leggi non meno vergognose; c'è anche, tuttavia, la solidarietà di chi pur non vivendo le disuguaglianze sulla propria pelle decide di marciare per il diritto di voto dei neri, attirando su di sé l'odio razzista, che ad esempio per l’attivista Viola Liuzzo ha significato essere massacrata una manciata di ore dopo l'ultima marcia da membri del Ku Klux Klan. Tuttavia, Selma, come detto, non narra che un breve capitolo di una storia straordinaria, assai più grande. La storia di un popolo forte, orgoglioso, che ha vissuto secoli di angherie e che ha sempre resistito, non rinunciando mai, citando una frase del film, “a sorridere e ad amare”. E tuttavia, per il modo stesso in cui ha narrato questo capitolo, DuVernay è riuscita a raccontare il senso più profondo dell'intera storia. È un grande merito. Il messaggio politico è talmente forte da far passare altri aspetti del film quasi in secondo piano. Il che potrebbe essere visto come un limite. Visto e considerato il contesto ritengo che non lo sia. Prima del Voting Right Act del 1965, più del 50% degli abitanti di Selma era composto da neri, ma soltanto il 2% poteva “votare e determinare il proprio destino come esseri umani”. Fa un certo effetto pensare che nel 1961, quattro anni prima dei fatti di Selma, nacque Barack Obama. In definitiva, un film assai intenso, che punta a scuotere le coscienze. E ci riesce.
  5. Roma - Napoli 2 (1-2) Bologna - Inter 2 Torino - Juventus 2 Atalanta - Cagliari 1 Genoa - Udinese 1 Lecce - Sassuolo 2 Verona - Brescia 1 Fiorentina - Parma 1 Milan - Lazio 1 SPAL - Sampdoria 2
  6. Parma - Verona X Brescia - Inter 2 Napoli - Atalanta 1 (1-0) Cagliari - Bologna X Juventua - Genoa 1 Lazio -Torino 1 Sampdoria - Lecce 1 Sassuolo - Fiorentina X2 Udinese - Roma 2 Milan - SPAL 1
  7. “Ho l’impressione che nelle poesie io diventi più intimo, più vulnerabile in modi che spesso nei racconti non mi permetto.” Ripropongo, dopo lungo tempo, Raymond Carver. La sua poetica non si contraddistingue tanto per una grande tecnica quanto per la disarmante, cruda sincerità dell’autore. Un approccio che è proprio anche dei suoi scritti in prosa. I non sempre elegantissimi enjambement di The Jungle stanno a ricordare che Carver non tira certo di fioretto, ma trovo che alcuni dei suoi affondi siano comunque memorabili: storie, fotografie, ossessioni, dettagli. The Jungle. "I only have two hands," the beautiful flight attendant says. She continues up the aisle with her tray and out of his life forever, he thinks. Off to his left, far below, some lights from a village high on a hill in the jungle. So many impossible things have happened, he isn't surprised when she returns to sit in the empty seat across from his. "Are you getting off in Rio, or going on to Buenos Aires?" Once more she exposes her beautiful hands. The heavy silver rings that hold her fingers, the gold bracelet encircling her wrist. They are somewhere in the air over the steaming Mato Grosso. It is very late. He goes on considering her hands. Looking at her clasped fingers. It's months afterwards, and hard to talk about. * “Non ho che due mani”, dice la bellissima hostess. Si allontana tra i sedili con il vassoio e così esce per sempre dalla sua vita, pensa lui. Alla sua sinistra, molto sotto, occhieggiano le luci in un villaggio sulla cima di un colle nel cuore della giungla. Tante di quelle cose impossibili sono successe che lui no si meraviglia quando la vede tornare e sedersi nel posto vuoto della fila accanto. "Lei scende a Rio oppure prosegue per Buenos Aires?" Di nuovo mette in mostra un paio di bellissime mani. Gli anelli d’argento massiccio che le imprigionano le dita, il braccialetto d’oro che le circonda il polso. Sono in aria da qualche parte sopra i vapori del Mato Grosso. È tardissimo. Lui continua a contemplarle le mani. A fissarle le dita intrecciate. Sono passati mesi, eppure è ancora difficilissimo parlarne.
  8. Verona - Sassuolo 2 Lecce - Juventus 2 Inter - Parma 1 Genoa - Brescia X2 Bologna - Sampdoria 1X Atalanta - Udinese 1 SPAL - Napoli 2 Torino - Cagliari 1 Roma - Milan 1 (2-1) Fiorentina - Lazio 1
  9. Lazio - Atalanta 12 (1-1) Napoli - Verona 1 Juventus - Bologna 1 Sassuolo - Inter 2 Cagliari - SPAL 1 Sampdoria - Roma 2 Udinese - Torino 2 Parma - Genoa 1 Milan - Lecce 1 Brescia - Fiorentina 2
  10. Dial-A-Poem è stato un servizio multimediale ideato nel '68 attraverso il quale chiunque, chiamando un numero di telefono dedicato, avrebbe potuto ascoltare una poesia. Solo uno dei tanti sprazzi della grande creatività di John Giorno. Un uomo che ha vissuto e fatto vivere la poesia in molti modi. Una vera leggenda. Scum & Slime. Optimism, trust, fearless authority, and disaster eating filth and transforming it, with white intentions, into black compassion, I want to be filthy and anonymous I want to be filthy and anonymous I want to be filthy and anonymous Open your eye lids and see it looks good, drinking poison and in each sip on your lip is wisdom mind. I like warm air going over my skin, billions of world systems, your body is crawling and crashing into the surf. Pouring money down another hole pouring money down another hole pouring money down another hole, and keep it hidden. When Adam and Eve were in the Garden of Eden, God asked Eve not to do two things, not to eat the fruit and not to go swimming, so she ate and went for a swim, that’s why the ocean smells of fish. You and I are sleeping on a cement and linoleum kitchen floor, you look like a television set sitting on a refrigerator, I would crawl through a mile of shit to suck off the last guy who fucked her. We don’t take drugs no more, we sit around praying for money, don’t do anything drastic, when you’re with a lover you have no control when you’re with a lover you have no control when you’re with a lover you have no control, I want to be filthy and anonymous, scum and slime. What’s going on in here, it looks like everyone is underwater, give me a break, I’m dead and I’m asleep.
  11. Brescia - Sassuolo 2 SPAL - Parma 2 Verona - Sampdoria 2 Genoa - Milan 2 Fiorentina - Udinese 1 Atalanta - Lecce 1 Bologna - Lazio 2 Roma - Cagliari 1 Torino - Napoli 2 Inter - Juventus 1 (1-1)
  12. Entro dunque in gioco. Il mio pronostico: Juventus - Spal 1 Sampdoria - Inter 2 Sassuolo - Atalanta 2 Napoli - Brescia 1 Lazio - Genoa 1 Lecce - Roma 2 Udinese - Bologna X2 Cagliari - Verona 1 Milan - Fiorentina 1X (1-2) Parma - Torino 2
  13. Yesterday, 2019, di Danny Boyle. Una commedia musicale senza infamia né eccessiva lode. Jack Malik, interpretato da Himesh Patel, è un giovane e non eccelso cantautore che nel momento in cui viene posto per l'ennesima volta di fronte alla prospettiva di aver fallito si ritrova, a causa di un blackout globale, vittima di un incidente in seguito al quale si risveglia in un mondo che - eccetto lui - non conserva traccia né memoria dei Beatles. Inizia così a suonare le canzoni dei Fab Four, spacciandole per proprie. E il successo non tarda ad arrivare. Il film è sostanzialmente costruito sul doppio binario della storia personale di Jack, con al centro la storia d'amore con l'amica di una vita, Ellie, e della questione più ampia di un mondo senza i Beatles. Quanto al primo aspetto, si cade nei soliti, prevedibili cliché che spesso si rinvengono in pellicole di questo genere; quanto al secondo, seppur nelle intenzioni vorrebbe evidenziarsi, da un lato, l'indiscutibile importanza del gruppo di Liverpool per il tramite della sua assenza, e dall'altro sottendere che se i Beatles fossero una band di questi anni dominerebbero comunque la scena musicale, ritengo ci sia stata una tendenza all'appiattimento del messaggio, in quanto la questione di fondo dei cambiamenti e delle problematiche attuali del mondo della musica viene archiviata puntando il dito, credo in maniera un po' semplicistica, contro il solo show business. Un po' troppo facile. Peraltro, non viene neppure approfondito il conflitto vissuto da Jack nel costruire il proprio successo appropriandosi di canzoni non sue. Al netto di una storia nel complesso piatta e prevedibile, Yesterday riesce tutto sommato nell'intento di portare in scena due ore di intrattenimento per larghi tratti piacevole, per quanto non si eccella certo in creatività (anche se la contestuale scomparsa degli Oasis è obiettivamente geniale, assai più efficace di quella di Harry Potter). Chiaramente, un film musicale costruito sui capolavori dei Beatles non poteva steccare dal punto di vista della colonna sonora, e pur nell'ambito di una pellicola non indimenticabile va spezzata una lancia in favore di Himesh Patel, che nelle parti musicali porta in scena un lavoro egregio, rendendosi protagonista dell'esecuzione di soundtrack da ascoltare e riascoltare, ed è forse questo ciò che rimane del film, più di ogni altra cosa. Gli sia dunque lode. In definitiva, è un film che nasce da un'idea forte, la cui realizzazione però non brilla particolarmente. Una commedia che non fosse per l'amore verso i Fab Four potrebbe tranquillamente definirsi usa e getta, ma tutto sommato divertente. In ultimo va dato atto che sì, seppure il punto non venga adeguatamente approfondito e il messaggio risulti un po' appiattito, un mondo senza i Beatles sarebbe un mondo peggiore.
  14. Ho scelto per oggi un poema in prosa di Charles Baudelaire. Si tratta di uno scritto che apre una voragine su quella che è la condizione umana, portando l'attenzione sulla questione, attualissima e fondante di una società che voglia dirsi autenticamente democratica, dell'uguaglianza tra gli esseri umani. Un uomo si ritrova in uno caffè assieme alla sua amante, al termine di una piacevole giornata passata insieme. Il caffè è dipinto come una piccola ma sfarzosa e scintillante realtà. Nessuno, lì, deve pensare all'essenziale, preso dai propri piaceri, da passatempi e futilità che riempiono il tempo libero della loro vita. Ma non si tratta di un momento felice per il poeta, in quanto, quella sera, si ritrova a “odiare” la compagna. Dall'altro lato della strada vedono un uomo che Hugo annovererebbe tra i miserabili con i suoi due figli, che ammirano lo sfarzo del caffè. È un'istantanea con una carica imaginifica lacerante, che ha una forza di attrazione irresistibile per l'uomo seduto al caffè. Les yeux des pauvres parlano al poeta. Quelli del padre raccontano di un uomo che, meravigliandosi della bellezza di quello sfarzo, si limita a constatare una disuguaglianza alla quale è ormai rassegnato. Gli occhi del più piccolo dei due bambini sono semplicemente incantati dallo sfarzo e incapaci di esprimere a parole le sensazioni provate, trasmettendo l'immenso stupore con un silenzio che all'uomo seduto al caffè potrebbe risultare quasi assordante. Ma gli occhi del bimbo più grande, incantato al pari del fratellino, constatano che si tratta di una casa dove possono entrare soltanto “les gens qui ne sont pas comme nous”. La consapevolezza della propria condizione da parte del bambino è un pugno nello stomaco. Eppure, nonostante la forza impattante dell'immagine dell'uomo e dei suoi figli, la reazione dei due amanti risulta antitetica. L'uomo è profondamente rammaricato, prova persino vergogna per il suo vivere agiato; la donna trova invece la vista dei poveri insopportabile , chiedendo se non sia possibile farli allontanare dalla loro vista. Nelle due differenti reazioni, che in fondo non fanno che narrarci una storia antica, è racchiuso tantissimo. L'aspetto forse più forte del quadro delineato dal poemetto risiede nel fatto che entrambe le reazioni sono profondamente umane. Tanto l'empatia verso il proprio simile che non ha niente da parte di qualcuno a cui materialmente non manca nulla, che conduce al senso di colpa e persino alla vergogna (dietro “je me sentais un peu honteux de nos verres et de nos carafes, plus grands que notre soif” c'è tutto un mondo), tanto l'egoismo di chi rifugge dall'interrogarsi sul peso morale delle disparità tra gli uomini o che pur essendone perfettamente consapevole non avverte dentro sé il peso di esse. Nel 1987 i Cure scrissero la canzone How Beautiful You Are, ispirata proprio al poema di Baudelaire. Les yeux des pauvres. Ah ! vous voulez savoir pourquoi je vous hais aujourd’hui. Il vous sera sans doute moins facile de le comprendre qu’à moi de vous l’expliquer ; car vous êtes, je crois, le plus bel exemple d’imperméabilité féminine qui se puisse rencontrer. Nous avions passé ensemble une longue journée qui m’avait paru courte. Nous nous étions bien promis que toutes nos pensées nous seraient communes à l’un et à l’autre, et que nos deux âmes désormais n’en feraient plus qu’une ; — un rêve qui n’a rien d’original, après tout, si ce n’est que, rêvé par tous les hommes, il n’a été réalisé par aucun. Le soir, un peu fatiguée, vous voulûtes vous asseoir devant un café neuf qui formait le coin d’un boulevard neuf, encore tout plein de gravois et montrant déjà glorieusement ses splendeurs inachevées. Le café étincelait. Le gaz lui-même y déployait toute l’ardeur d’un début, et éclairait de toutes ses forces les murs aveuglants de blancheur, les nappes éblouissantes des miroirs, les ors des baguettes et des corniches, les pages aux joues rebondies traînés par les chiens en laisse, les dames riant au faucon perché sur leur poing, les nymphes et les déesses portant sur leur tête des fruits, des pâtés et du gibier, les Hébés et les Ganymèdes présentant à bras tendu la petite amphore à bavaroises ou l’obélisque bicolore des glaces panachées ; toute l’histoire et toute la mythologie mises au service de la goinfrerie. Droit devant nous, sur la chaussée, était planté un brave homme d’une quarantaine d’années, au visage fatigué, à la barbe grisonnante, tenant d’une main un petit garçon et portant sur l’autre bras un petit être trop faible pour marcher. Il remplissait l’office de bonne et faisait prendre à ses enfants l’air du soir. Tous en guenilles. Ces trois visages étaient extraordinairement sérieux, et ces six yeux contemplaient fixement le café nouveau avec une admiration égale, mais nuancée diversement par l’âge. Les yeux du père disaient : « Que c’est beau ! que c’est beau ! on dirait que tout l’or du pauvre monde est venu se porter sur ces murs. » — Les yeux du petit garçon : « Que c’est beau ! que c’est beau ! mais c’est une maison où peuvent seuls entrer les gens qui ne sont pas comme nous. » — Quant aux yeux du plus petit, ils étaient trop fascinés pour exprimer autre chose qu’une joie stupide et profonde. Les chansonniers disent que le plaisir rend l’âme bonne et amollit le cœur. La chanson avait raison ce soir-là, relativement à moi. Non-seulement j’étais attendri par cette famille d’yeux, mais je me sentais un peu honteux de nos verres et de nos carafes, plus grands que notre soif. Je tournais mes regards vers les vôtres, cher amour, pour y lire ma pensée ; je plongeais dans vos yeux si beaux et si bizarrement doux, dans vos yeux verts, habités par le Caprice et inspirés par la Lune, quand vous me dites : « Ces gens-là me sont insupportables avec leurs yeux ouverts comme des portes cochères ! Ne pourriez-vous pas prier le maître du café de les éloigner d’ici ? » Tant il est difficile de s’entendre, mon cher ange, et tant la pensée est incommunicable, même entre gens qui s’aiment ! * Ah, volete proprio sapere perché oggi vi odio? Per me non sarà difficile spiegarvelo. Ma certo per voi non sarà facile capirlo, perché siete, credo, il più bell'esempio di impermeabilità femminile che si possa incontrare. Avevamo passato insieme un'intera giornata, che mi era parsa breve. Ci eravamo promessi di avere in comune tutti i nostri pensieri, e che le nostre anime sarebbero state ormai un'anima sola: un sogno che dopotutto non ha niente di originale, se non il fatto che pur essendo stato sognato da tutti non è stato realizzato da nessuno. La sera, un po' stanca, voleste sedervi all'angolo di un nuovo boulevard, davanti a un nuovo caffè ancora pieno di calcinacci, e che già mostrava la gloria dei suoi incompiuti splendori. Il caffè scintillava. Perfino il gas vi esibiva tutto l'ardore di un debutto, e con tutte le sue forze rischiarava i muri di un biancore accecante, le abbaglianti superfici degli specchi, gli ori delle modanature e delle cornici, i paggi dalle guance paffute trascinati dai cani al guinzaglio, le dame che sorridevano al falcone appollaiato sul loro pugno, le ninfe e le dee con frutti, pasticci, cacciagione in capo, Ebe e Ganimede che porgono col braccio teso la piccola anfora per la «bavarese», o l'obelisco tricolore dei gelati mantecati; tutta la storia e tutta la mitologia messe al servizio dell'ingordigia. Proprio davanti a noi, sulla carreggiata, se ne stava impalato un brav'uomo sulla quarantina, la faccia stanca, la barba ingrigita, che teneva per mano un bambino e reggeva sull'altro braccio un esserino troppo debole per camminare. Faceva da bambinaia, e portava i suoi figli, la sera, a prendere un po' d'aria. Cenciosi tutti e tre. Quei tre visi erano straordinariamente seri, e quei sei occhi contemplavano e fissavano il caffè nuovo con pari ammirazione, benché con diverse sfumature a seconda dell'età. Gli occhi del padre dicevano: «Come è bello! Come è bello! Si direbbe che tutto l'oro della povera gente sia venuto a mettersi su questi muri». Gli occhi del bambino: «Come è bello! Come è bello! Ma è una casa dove possono entrare solo quelli che non sono come noi». Quanto agli occhi del più piccolo, erano troppo affascinati per esprimere qualcosa di diverso da una gioia profonda e ottusa. Gli autori di canzoni dicono che il piacere rende l'anima buona e intenerisce il cuore. Per quanto riguarda me, la canzone quella sera aveva ragione. Non solo ero intenerito da quella famiglia d'occhi, ma avevo un po' vergogna dei nostri bicchieri e delle nostre caraffe, più grandi della nostra sete. Giravo il mio sguardo verso il vostro, mio caro amore, per leggervi il mio stesso pensiero; mi tuffavo nei vostri occhi così belli, così bizzarri e dolci, nei vostri occhi verdi, abitati dal capriccio e ispirati dalla Luna, quando mi diceste: «Questa gente, con quegli occhi spalancati come portoni, mi è insopportabile! Non potreste chiedere al maître di allontanarli da qui?». Tanto difficile è capirsi, caro angelo mio! E il pensiero è a tal punto incomunicabile, anche fra coloro che si amano!
  15. Oggi, tra le tante opere che potrebbero citarsi, trovo questi versi leopardiani particolarmente adatti. Nelle sensazioni provate da Alceta di fronte all'assenza della luna, c'è tutto un mondo: "Allor mirando in ciel, vidi rimaso / Come un barlume, o un’orma, anzi una nicchia, / Ond’ella fosse svelta; in cotal guisa, / Ch’io n’agghiacciava; e ancor non m’assicuro". Frammento XXXVII - Odi, Melisso. ALCETA Odi, Melisso: io vo’ contarti un sogno Di questa notte, che mi torna a mente In riveder la luna. Io me ne stava Alla finestra che risponde al prato, Guardando in alto: ed ecco all’improvviso Distaccasi la luna; e mi parea Che quanto nel cader s’approssimava, Tanto crescesse al guardo; infin che venne A dar di colpo in mezzo al prato; ed era Grande quanto una secchia, e di scintille Vomitava una nebbia, che stridea Sì forte come quando un carbon vivo Nell’acqua immergi e spegni. Anzi a quel modo La luna, come ho detto, in mezzo al prato Si spegneva annerando a poco a poco, E ne fumavan l’erbe intorno intorno. Allor mirando in ciel, vidi rimaso Come un barlume, o un’orma, anzi una nicchia, Ond’ella fosse svelta; in cotal guisa, Ch’io n’agghiacciava; e ancor non m’assicuro. MELISSO E ben hai che temer, che agevol cosa Fora cader la luna in sul tuo campo. ALCETA Chi sa? non veggiam noi spesso di state Cader le stelle? MELISSO Egli ci ha tante stelle, Che picciol danno è cader l’una o l’altra Di loro, e mille rimaner. Ma sola Ha questa luna in ciel, che da nessuno Cader fu vista mai se non in sogno.
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