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AemonTargaryen

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  1. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    Ho sempre trovato i progetti di questo tipo assai interessanti. Mi piace l'idea che più forme d'arte vengano a intrecciarsi, suscitando emozioni in un unico, comune istante. In ogni caso, bellissimo momento di condivisione. Grazie. Oggi vorrei pagare un vecchio "debito letterario" con alcuni versi tratti da The Lord of the Rings di J.R.R. Tolkien. All that is gold does not glitter All that is gold does not glitter, Not all those who wander are lost; The old that is strong does not wither, Deep roots are not reached by the frost. From the ashes a fire shall be woken, A light from the shadows shall spring; Renewed shall be blade that was broken: The crownless again shall be king. Non tutto quel ch'è oro brilla, Né gli erranti son perduti; Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza E le radici profonde non gelano. Dalle ceneri rinascerà un fuoco L'ombra sprigionerà una scintilla, Nuova la lama ora rotta, E re quei ch'è senza corona.
  2. AemonTargaryen

    Game of Thrones, episodio 8x02

    Un episodio denso. Certe scene credo possano considerarsi alcuni dei punti più alti di GOT. Nonostante incongruenze talvolta pantagrueliche, scelte narrative orientate (anche) dai gusti del grande pubblico e una scrittura non sempre, a esser buoni, su standard qualitativi elevati, la serie riserva comunque dei picchi che si fanno assai apprezzare. E forse è questo uno dei motivi per cui si finisce per farle sistematicamente le pulci: talvolta basterebbe veramente poco per mantenere un livello alto. Poche considerazioni sparse. A dispetto del percorso non sempre “lineare” – ma nella vita, a trovarne di percorsi lineari – e delle scelte narrative non sempre azzeccate, il Jaime Lannister che ritroviamo a Winterfell dopo tutte queste stagioni si conferma uno dei personaggi con più spessore della storia. La scelta di recarsi nel Nord e di combattere a fianco degli Stark, distaccandosi infine da Cersei, è stato il salto di qualità decisivo. E in effetti – anche per merito della bravura di Coster-Waldau, un interprete come minimo azzeccato nel ruolo del Kingslayer – ho trovato che il personaggio, ormai libero dalle sue ultime catene mentali, abbia aggiunto del peso specifico a ogni scena in cui lo si è visto interagire. In particolare, l'investitura di Brienne è, azzarderei a dire, uno dei momenti più alti della serie. Non so se sia una cosa che Martin scriverebbe ma, a prescindere, anche solo rispetto alla trasposizione televisiva della storia, rimarrà un momento indelebile. Un altro momento intenso è il ritorno di Theon e, dunque, l'incontro con Sansa: rispetto al primo, visto anche il ruolo che ricoprirà nel prossimo episodio, sembra si sia giunti alla definitiva chiusura del cerchio. Al di là dell'interpretazione assai riuscita, l'assistere di Daenerys all'abbraccio tra i due è forse un dettaglio che, nelle intenzioni, vuol essere in una certa misura significativo. Tuttavia non lo enfatizzerei eccessivamente: ormai neppure Daenerys cammina da sola, a prescindere dalla rivelazione sul finire dell'episodio; inoltre, si tratta di percorsi per molti versi non sovrapponibili. Infine, ritrovare insieme Jon, Edd, Sam e persino Ghost sulle mura di Winterfell in attesa dello scontro imminente, non solo rievoca vividamente alcuni momenti della battaglia di Castle Black della quarta stagione ma, forse anche per via di quel ricordo e in generale del lungo, comune tratto di strada percorso, rende un pathos particolarmente intenso.
  3. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    La questione che fa da sfondo alla Giornata della Terra si presta a fornire, per forza di cose, vari spunti, in primis sul tema della responsabilità intergenerazionale. Peraltro, anche guardando alla storia di Martin, troveremmo delle forti assonanze tra l'avvicinarsi della minaccia proveniente da nord e il significato ultimo della battaglia per la salvaguardia dell'ambiente. Oggi vado con Walt Whitman. I suoi versi potrebbero ricordarci come il tempo di una vita umana non sia altro che un granello di sabbia di fronte all'immenso scorrere della storia del mondo. La natura, nella sua vertiginosa insondabilità, si rivela qualcosa di molto più grande di noi. Azzarderei a dire che i versi di Whitman ci ricordano come, in fondo, lo sia anche la poesia. Potrebbe risultare persino significativa, sotto un certo punto di vista, la licenza presa dal traduttore per quanto riguarda il titolo: in italiano è stato infatti reso in La poesia salverà il mondo. The world below the brine The world below the brine, Forests at the bottom of the sea, the branches and leaves, Sea-lettuce, vast lichens, strange flowers and seeds, the thick tangle, openings, and pink turf, Different colors, pale gray and green, purple, white, and gold, the play of light through the water, Dumb swimmers there among the rocks, coral, gluten, grass, rushes, and the aliment of the swimmers, Sluggish existences grazing there suspended, or slowly crawling close to the bottom, The sperm-whale at the surface blowing air and spray, or disporting with his flukes, The leaden-eyed shark, the walrus, the turtle, the hairy sea-leopard, and the sting-ray, Passions there, wars, pursuits, tribes, sight in those ocean-depths, breathing that thick-breathing air, as so many do, The change thence to the sight here, and to the subtle air breathed by beings like us who walk this sphere, The change onward from ours to that of beings who walk other spheres. Il mondo sottomarino, Foreste al fondo del mare, i rami, le foglie, Ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi, folte macchie, radure, prati rosa, Variegati colori, pallido grigio verde, porpora, bianco e oro, la luce vi scherza fendendo le acque Esseri muti nuotan laggiù tra le rocce, il corallo, il glutine, l’erba, i giunchi, e l’alimento dei nuotatori Esseri torpidi brucan fluttuando laggiù, o arrancano lenti sul fondo, Il capodoglio affiora a emetter lo sbuffo d’aria e vapore, o scherza con la sua coda, Lo squalo dall’occhio di piombo, il tricheco, la testuggine, il peloso leopardo marino, la razza, E passioni, guerre, inseguimenti, tribù, affondare lo sguardo in quei fondi marini, respirando quell’aria così densa che tanti respirano, Il cambiamento, volgendo lo sguardo qui o all’aria sottile respirata da esseri che al pari di noi su questa sfera camminano, Il cambiamento più oltre, dal nostro mondo passando a quello di esseri che in altre sfere camminano.
  4. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    La morte assume, nella poesia di Alfonso Gatto, un ruolo di primo piano. Questo autore non si sottrasse a una contemplazione intensa – per dirla con lo stesso poeta, serena – di essa, tanto che giunse a definirla «il vino dei poeti». E invero, in Osteria flegrea, la morte assurge a leitmotiv dell'opera: il poeta si immerge nella sua contemplazione -- come sottolineava Carlo Bo -- a corpo morto. I versi che seguono si incentrano, dunque, sul tema della “serena contemplazione della morte”. Ma sono anche emblematici del rapporto di Gatto con Roma, una città della quale si innamorò, e dalla quale seppe cogliere istantanee trasformate in poesia, sospese tra il reale e una dimensione onirica tutta sua, tra il tempo presente e una dimensione atemporale, eterna. Ara Coeli Qui la grande scala notturna vivida d’oscura gioia e noi soli nel cielo vasto della pioggia che verrà. Parole presàghe, l’avvenimento, questo è Roma, una superbia che ogni volta impara. La morte non è sepoltura, la morte è un banco fiorito d’occhi, di lumi, di fiere mansuete addormentate nel grande perdono. La morte è un capo fresco di rugiada e lunghe le mani, finalmente. O povertà che impari a stringere nel nulla la tua gioia, dura e ci vince e si rivolta in noi il bisogno di rompere la madre che ci sta dentro. E’ l’urlo, è la mansueta fiera che si addormenta nel perdono.
  5. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    Emily Dickinson aveva dentro di sé un mondo immenso. È straordinario pensare a quanta bellezza abbia potuto celarsi nel cuore di una donna che scelse di non vivere -- o di farlo in un modo difficilmente comprensibile ai più. Si potrebbe dire, con Hugo, che "morire è nulla; tremendo è non vivere". Eppure, il mondo che questa autrice aveva dentro non perse i suoi colori. I versi che ho scelto per oggi potrebbero somigliare benissimo a una preghiera. Meglio, a un vero e proprio credo. Un credo dalla spiccata dimensione sociale. If I can stop one heart from breaking If I can stop one heart from breaking, I shall not live in vain; If I can ease one life the aching, Or cool one pain, Or help one fainting robin Unto his nest again, I shall not live in vain. Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano; se allevierò il dolore di una vita, o guarirò una pena, o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano.
  6. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    Un componimento di Giosuè Carducci sospeso tra storia e leggenda, intriso di bellezza e malinconia. L'amore irraggiungibile, platonico, appunto "di terra lontana" del trovatore Jaufré Rudel per Melisenda, contessa di Tripoli. Un amore, dunque, che non può, coerentemente alla poesia dello stesso Rudel, sfociare in qualcosa di diverso da una sublimazione essenzialmente mentale, spirituale. Così, l'epilogo malinconico di questi versi carducciani non può che assumere la forma del viso di Melisenda: come la luna in una notte di primavera, ella "diffonde il suo candido raggio / su ‘l mondo che vegeta e odora", mentre Jaufré, nella struggente bellezza del parallelismo con il sole che sprofonda nel mare, si spegne, alla sua vista, col sorriso sulle labbra. Da Rime e ritmi, Jaufré Rudel Dal Libano trema e rosseggia Su ’l mare la fresca mattina: Da Cipri avanzando veleggia La nave crociata latina. A poppa di febbre anelante Sta il prence di Blaia, Rudello, E cerca co ’l guardo natante Di Tripoli in alto il castello. In vista a la spiaggia asïana Risuona la nota canzone: «Amore di terra lontana, Per voi tutto il core mi duol.» Il volo d’un grigio alcïone Prosegue la dolce querela, E sovra la candida vela S’affligge di nuvoli il sol. La nave ammaina, posando Nel placido porto. Discende Soletto e pensoso Bertrando, La via per al colle egli prende. Velata di funebre benda Lo scudo di Blaia ha con sé: Affretta al castel: – Melisenda Contessa di Tripoli ov’è? Io vengo messaggio d’amore, Io vengo messaggio di morte: Messaggio vengo io del signore Di Blaia, Giaufredo Rudel. Notizie di voi gli fûr porte, V’amò vi cantò non veduta: Ei viene e si muor. Vi saluta, Signora, il poeta fedel. – La dama guardò lo scudiero A lungo, pensosa in sembianti: Poi surse, adombrò d’un vel nero La faccia con gli occhi stellanti: – Scudier, – disse rapida – andiamo. Ov’è che Giaufredo si muore? Il primo al fedele richiamo E l’ultimo motto d’amore. – Giacea sotto un bel padiglione Giaufredo al conspetto del mare: In nota gentil di canzone Levava il supremo desir. – Signor che volesti creare Per me questo amore lontano, Deh fa cha a la dolce sua mano Commetta l’estremo respir! – Intanto co ’l fido Bertrando Veniva la donna invocata; E l’ultima nota ascoltando Pietosa risté su l’entrata: Ma presto, con mano tremante Il velo gittando, scoprì La faccia; ed al misero amante – Giaufredo, – ella disse – son qui. Voltossi, levossi co ’l petto Su i folti tappeti il signore, E fiso al bellissimo aspetto Con lungo sospiro guardò. – Son questi i begli occhi che amore Pensando promisemi un giorno? È questa la fronte ove intorno Il vago mio sogno volò? – Sí come a la notte di maggio La luna da i nuvoli fuora Diffonde il suo candido raggio Su ’l mondo che vegeta e odora, Tal quella serena bellezza Apparve al rapito amatore, Un’altra divina dolcezza Stillando al morente nel cuore. – Contessa, che è mai la vita? È l’ombra d’un sogno fuggente. La favola breve è finita, Il vero immortale è l’amor. Aprite le braccia al dolente. Vi aspetto al novissimo bando. Ed or, Melisenda, accomando A un bacio lo spirto che muor. – La donna su ’l pallido amante Chinossi recandolo al seno, Tre volte la bocca tremante Co ’l bacio d’amore baciò, E il sole da ’l cielo sereno Calando ridente ne l’onda L’effusa di lei chioma bionda Su ’l morto poeta irraggiò.
  7. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    I versi che ho scelto per oggi sono di Pierluigi Cappello, un uomo dalla rara, vertiginosa profondità di pensiero. L'antichissima città di Gerico era abitata da una comunità chiusa, protetta da poderose mura fortificate. Tuttavia, dove sta il confine tra la funzione difensiva e l'oppressione figlia del ritrovarsi al di qua del muro in un mondo spaccato in due? Gerico presenta una sua dimensione profonda, esistenziale. Le possenti mura, nella narrazione biblica, finirono per essere abbattute grazie alla preghiera e al suono delle sette trombe di corno d'ariete e attraversate, infine, da un popolo in viaggio, migrante. E però, il fischiettare di quel qualcuno per strada, che pur risveglia, almeno per un fugace e vivido attimo, da un grigio torpore, non riesce, qui, ad abbattere le barriere erette attorno alla propria dimensione esistenziale. La sfida, dunque, è sopravvivere al di qua delle mura. Gerico È raro sentire cantare in strada molto più raro sentire fischiare o fischiettare se qualcuno lo fa l'aria sembra fargli spazio ti sembra che un refolo muova la flora dei tuoi pensieri ti metta dove prima non eri; ma come passa chi fischia la noia stende le vertebre al sole e tu rientri dov'eri dietro il douglas dei serramenti dentro il livore degli appartamenti al tango delle dita sul tavolo ti chiedi da quali trombe scosse scrollate le mura per quali brecce potremo vedere - fresca - come un sogno appena sbucciato la terra che calpesteremo, allegri.
  8. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    Leonida Repaci è stato tante cose. Scrittore, antifascista, addirittura pittore. Poeta. La sua opera si caratterizza per un taglio fortemente autobiografico. Repaci guardava alla Calabria e, senza illudersi o voler illudere sulla realtà di una terra che pur aveva nel cuore, credeva sinceramente che fosse viva la speranza di un riscatto: insomma, un'opera all'insegna dell'utta a fa' jornu c'a notti è fatta. I versi che ho scelto per oggi testimoniano proprio l'amore dell'autore per la terra natia. Versi come pennellate, che restituiscono paesaggi vividi, maestosi quanto aspri, andando a comporre una sorta di struggente dipinto lirico che ben restituisce, attraverso una lente paesaggistica, l'immagine di quella Calabria “grande e amara” così impressa nel pensiero e nell'opera di Repaci. Calabria Ti amo Calabria per gli assorti silenzi delle tue selve che conciliano i sogni dei pastori e le estasi degli eremiti. Ti amo per quel fiume di alberi che dalle timpe montane arriva ai due mari a bere il vento del largo frammisto all'aroma del mirto. Ti amo per le solitarie calanche chiuse da strapiombi di rocce che prendon colore dell'alga nata dallo spruzzo dell'onda. Ti amo per le spiagge deserte bianche di sole e di sale dove fanciulli invisibili sorelle di Nausicaa corrono sul frangente marino i piedi slacciati dai sandali. Ti amo per la fatica durata a domar le montagne, a bucarle, a intrecciarle a festoni di pergola, a cavarne grasse mammelle di moscato d'oro per mense di dei. Ti amo per l'aspro carattere fortificato da solitudini secolari, bisognoso di poche essenziali parole mai vacillante davanti alla congiura dei giorni. …....................................................... E un giorno non troppo lontano unito a te nella zolla sarò anch'io Calabria, sarò il fremito dei tuoi alberi, il murmure della tua onda, il sibilo dei tuoi uragani, il profumo delle tue siepi, la luce del tuo cielo. Si dirà Calabria e anch'io sarò compreso in quel grande e immortale nome, anch'io diventato un ulivo dalle enormi braccia contorte spaccate dal vento dei secoli, anch'io sarò favola al canto che sgorghi d'improvviso come acqua dal sasso dalle labbra di un giovinetto pastore dell'Aspromonte, davanti al fuoco ristoratore di un vaccarizzo odoroso di latte e di redi nella lunga notte invernale.
  9. AemonTargaryen

    Sondaggio: introduzione delle "reactions".

    Lyra, ti do una notizia: fare polemica con te non mi appassiona. Anzi, proprio non m'interessa. Invito a rispondere nel merito, anche - e soprattutto - se non si è d'accordo, altrimenti passiamo dal dibattito a una polemica da prima elementare di cui penso (spero!) non importi niente a nessuno.
  10. Ho sempre pensato che ogni cambiamento riguardante la vita di una comunità debba incontrare il consenso della stessa. E del resto, è proprio la comunità di utenti il vero cuore pulsante di Barriera. Per cui, sfruttando questo spazio messo a disposizione dalla gestione per lanciare proposte di miglioramento del forum, ho pensato di lanciare – o se vogliamo rilanciare – l'idea della reintroduzione di un sistema di reactions o, più semplicemente, dei likes. Non è certo il tema più rilevante, lo so. E so anche che la loro introduzione non salverà il forum da uno spopolamento divenuto palese, anche per via dei tempi di George. Però. In primo luogo, sono uno strumento che consente di avvicinarsi agli altri, in qualche modo, seppur non abbia la valenza di un messaggio, e in un posto come questo, dove il fattore umano è la magia che regge in piedi la muraglia di ghiaccio, averlo è meglio che non averlo: spesso proprio una reazione a un post, fosse essa un pallino verde o un vero e proprio like, ha dato il via a bei rapporti tra utenti. In secondo luogo, è stato detto che Barriera non è Facebook. Bene. Allora a maggior ragione il like stesso è qualcosa di diverso dallo strumento inflazionato che viene utilizzato su un social come Facebook o Instagram: da un lato, parliamo di interventi (spesso) qualitativamente diversi, sicché non ci vedo nulla di male nel manifestare condivisione verso interventi anche complessi e impegnativi sul piano dell'elaborazione, del pensiero che sta alla loro base, della stessa scrittura del post; dall'altro, è vero che il like a un post possa sempre essere messo anche per la semplice simpatia, ma cosa importa? Veder qualcosa di male in questo denoterebbe, a mio avviso, una mal celata malizia negli occhi di chi guarda, che non è – meglio, non dovrebbe essere – un problema della comunità nel suo complesso. In terzo luogo, se a qualcuno desse ancora fastidio la visibilità di alcuni utenti in luogo di se stesso, potrebbe anche prendersi in considerazione di introdurre dei likes senza le classifiche dei tempi che furono. Infine, votare rende gli utenti partecipi della gestione del forum, e ciò non può che essere un bene: una community partecipe, che sappia confrontarsi ed elaborare proposte per migliorare lo spazio nel quale si ritrova a interagire, coesa, non può che esserlo. È vero che un voto qui avrebbe solo una valenza consultiva. Ma ne avrebbe anche una, se vogliamo, politica. La gestione ha messo a disposizione Vecchia Città per avanzare proposte. Visti i toni del passato, spero che essa possa cogliere questa iniziativa come un gesto per il forum, piuttosto che contro di essa. Chiaramente, non avrebbe senso se votasse anche lo staff, stante l'affermazione in ogni sede della sua azione collegiale. Un'ultima cosa. Ricordo che anche westeros.org adotta, nel proprio forum, un sistema di reactions. Magari darà alcuni spunti di riflessione. Ecco l'elenco di reactions utilizzato da loro: - Thanks - Haha - Confused - Sad - Like Sperando che l'iniziativa non venga bollata tout court come eversiva, invito chi vorrà intervenire a scrivere, ai fini di un confronto il più possibile costruttivo, le ragioni che stanno alla base della propria scelta. Infine, auguro a tutti buon voto.
  11. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    Julio Cortázar visse una vita fondamentalmente nomade, sul piano fisico come su quello spirituale. Una vita sospesa tra le due sponde dell'Atlantico, tra Europa e America latina. Uno dei suoi tratti caratteristici fu il grande idealismo: egli, pur nato liberale, "un producto del turismo y la diplomacia", finì per divenire un grande uomo di sinistra. Un uomo di sinistra che, paradossalmente, dovette moltissimo a un uomo di destra come Borges, colui che lo scoprì. Peraltro, molte delle cose nelle quali Cortázar credette finirono per infrangersi rovinosamente sugli scogli della storia. Fu uno scrittore frizzante, dotato di una creatività assai peculiare: in tal senso, un'opera come Los Autonautas de la Cosmopista o Un Viaje atemporal Parìs - Marsella, a metà tra la follia e il genio e figlia di un gioco tenero e forse un po' malinconico con Carol Dunlop, rende bene l'idea. Chiaramente, quello che ho scelto per oggi è uno dei lavori del Cortázar poeta. Después de las fiestas Y cuando todo el mundo se iba y nos quedábamos los dos entre vasos vacíos y ceniceros sucios, qué hermoso era saber que estabas ahí como un remanso, sola conmigo al borde de la noche, y que durabas, eras más que el tiempo, eras la que no se iba porque una misma almohada y una misma tibieza iba a llamarnos otra vez a despertar al nuevo día, juntos, riendo, despeinados. Dopo le feste E quando tutti se ne andavano e restavamo noi due soli tra bicchieri vuoti e posacenere sporchi, com’era bello sapere che eri lì come l’acqua di uno stagno, sola con me sull’orlo della notte, e che duravi, eri più del tempo, eri quella che non se ne andava perché uno stesso cuscino e uno stesso tepore ci avrebbero chiamato ancora a risvegliare il nuovo giorno, insieme, ridendo, spettinati.
  12. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    La cifra della poetica di Raymond Carver risiede, coerentemente al resto della sua opera, nello scandagliare la condizione umana attraverso la prospettiva del vivere quotidiano, senza rinunciare all'utilizzo di un linguaggio semplice, comune. Come egli stesso ebbe a dire, nelle sue poesie ritroviamo un Carver più intimo, vulnerabile. È qui che può cogliersi, ancor più vividamente, il nucleo della sua opera. In essa ritroviamo il ricorrere, costante, tanto di un soffocante senso di alienazione, quanto di un forte bisogno d'amore. E, nelle pur notevoli differenze stilistiche, è proprio qui che risiede il fil rouge che lega Carver a un altro grande scrittore americano: Charles Bukowski. You Don’t Know What Love Is (an evening with Charles Bukowski) You don’t know what love is Bukowski said I’m 51 years old look at me I’m in love with this young broad I got it bad but she’s hung up too so it’s all right man that’s the way it should be I get in their blood and they can’t get me out They try everything to get away from me but they all come back in the end They all came back to me except the one I planted I cried over that one but I cried easy in those days Don’t let me get onto the hard stuff man I get mean then I could sit here and drink beer with you hippies all night I could drink ten quarts of this beer and nothing it’s like water But let me get onto the hard stuff and I’ll start throwing people out windows I’ll throw anybody out the window I’ve done it But you don’t know what love is You don’t know because you’ve never been in love it’s that simple I got this young broad see she’s beautiful She calls me Bukowski Bukowski she says in this little voice and I say What But you don’t know what love is I’m telling you what it is but you aren’t listening There isn’t one of you in this room would recognize love if it stepped up and buggered you in the ass I used to think poetry readings were a copout Look I’m 51 years old and I’ve been around I know they’re a copout but I said to myself Bukowski starving is even more of a copout So there you are and nothing is like it should be That fellow what’s his name Galway Kinnell I saw his picture in a magazine He has a handsome mug on him but he’s a teacher Christ can you imagine But then you’re teachers too here I am insulting you already No I haven’t heard of him or him either They’re all termites Maybe it’s ego I don’t read much anymore but these people w! ho build reputations on five or six books termites Bukowski she says Why do you listen to classical music all day Can’t you hear her saying that Bukowski why do you listen to classical music all day That surprises you doesn’t it You wouldn’t think a crude bastard like me could listen to classical music all day Brahms Rachmaninoff Bartok Telemann Shit I couldn’t write up here Too quiet up here too many trees I like the city that’s the place for me I put on my classical music each morning and sit down in front of my typewriter I light a cigar and I smoke it like this see and I say Bukowski you’re a lucky man Bukowski you’ve gone through it all and you’re a lucky man and the blue smoke drifts across the table and I look out the window onto Delongpre Avenue and I see people walking up and down the sidewalk and I puff on the cigar like this and then I lay the cigar in the ashtray like this and take a deep breath and I begin to write Bukowski this is the life I say it’s good to be poor it’s good to have hemorrhoids it’s good to be in love But you don’t know what it’s like You don’t know what it’s like to be in love If you could see her you’d know what I mean She thought I’d come up here and get laid She just knew it She told me she knew it Shit I’m 51 years old and she’s 25 and we’re in love and she’s jealous Jesus it’s beautiful she said she’d claw my eyes out if I came up here and got laid Now that’s love for you What do any of you know about it Let me tell you something I’ve met men in jail who had more style than the people who hang around colleges and go to poetry readings They’re bloodsuckers who come to see if the poet’s socks are dirty or if he smells under the arms Believe me I won’t disappoint em But I want you to remember this there’s only one poet in this room tonight only one poet in this town tonight maybe only one real poet in this country tonight and that’s me What do any of you know about life What do any of you know about anything Which of you here has been fired from a job or else has beaten up your broad or else has been beaten up by your broad I was fired from Sears and Roebuck five times They’d fire me then hire me back again I was a stockboy for them when I was 35 and then got canned for stealing cookies I know what’s it like I’ve been there I’m 51 years old now and I’m in love This little broad she says Bukowski and I say What and she says I think you’re. Voi non sapete cos’è l’amore (una serata con Charles Bukowski) Voi non lo sapete che cos’è l’amore ha detto Bukowski Io ho 51 anni guardatemi sono innamorato di questa pollastrella sono cotto ma anche lei si è fissata e insomma va bene così è così che deve andare gli entro nel sangue e non ce la fanno a sbattermi fuori Le provano tutte per liberarsi di me però alla fine tornano tutte indietro Sono tornate tutte fuorché quella che avevo piantato Ci ho pianto per quella però in quei giorni piangevo facile Non datemi da bere roba forte se no divento cattivo Posso starmene qui a bere birra con voi hippies tutta la notte potrei berne dieci litri di questa birra e niente come fosse acqua Ma se tocchiamo la roba forte mi metto a buttar la gente fuori dalle finestre butto fuori tutti dalla finestra I’ho già fatto Ma voi non lo sapete che cos’è l’amore Non lo sapete perché non siete mai stati innamorati è chiaro lo me la faccio con questa pollastrella lei è carina Mi chiama Bukowski Bukowski dice con questa vocina e io dico Che c’è Ma voi non lo sapete che cos’è l’amore ve lo dico io che cos’è ma voi non mi ascoltate Non ce n’è uno di voi in questa stanza che potrebbe riconoscere l’amore neanche se si alzasse e ve lo mettesse nel c**o L’ho sempre pensato che le letture di poesia significano svendersi Guardatemi ho 51 anni e sono stato in giro lo so che è svendersi ma mi dico Bukowski meglio svendersi che morire di fame – Insomma eccovi qui e tutto va storto Quel tizio come si chiama Galway Kinnell ho visto la foto in una rivista Ha un bel muso ma è un professore Cristo figuratevi È anche vero che pure voi siete professori ed ecco che sto già insultandovi No non ne ho sentito parlare non ho sentito nemmeno lui Sono tutti termiti Sarà il mio ego ma non leggo più molto ma certa gente che costruisce reputazioni su cinque o sei libri termiti Bukowski dice lei Perché ascolti musica classica tutto il giorno Non vi pare di sentirla mentre lo dice Bukowski perché ascolti musica classica tutto il giorno E’ sorprendente vero Non l’avreste mai detto che un brutto bastardo come me potesse ascoltare musica classica tutto il giorno Brahms Rachmaninoff Bartok Telemann me**a quassù non potrei scrivere C’è troppo silenzio troppi alberi Mi piace la città quello è il posto per me metto su la mia musica classica ogni mattina e mi siedo davanti alla macchina da scrivere accendo un sigaro e fumo così guardate e dico Bukowski sei un uomo fortunato Bukowski l’hai sfangata e sei un uomo fortunato e il fumo azzurro galleggia sopra il tavolo e io guardo fuori dalla finestra su Delongpre Avenue e vedo la gente che va su e giù per il marciapiede e tiro dal sigaro così e poi appoggio il sigaro sul portacenere così e faccio un respiro profondo e attacco a scrivere Bukowski questa sì che è vita dico va bene esser poveri va bene avere le emorroidi va bene essere innamorati Ma voi non lo sapete che roba è Voi non lo sapete che cosa vuol dire essere innamorati Se la poteste vedere capireste quello che voglio dire Lei era convinta che venissi quassù per scopare Proprio così Mi ha detto che lo sapeva me**a ho 51 anni e lei ne ha 25 e siamo innamorati e lei è gelosa Gesù è bellissimo ha detto che mi strappava gli occhi se venivo quassù a scopare Ecco, questo sì che è amore Ma che cosa ne sapete voi Lasciate che vi dica una cosa ho incontrato uomini in galera che avevano più stile della gente che bazzica i college e va alle letture di poesia Sono delle sanguisughe che vengono a vedere se i calzini del poeta sono sporchi o se gli puzzano le ascelle Credetemi io non li deluderò quelli lì Ma voglio che vi ricordiate questo c’è solo un poeta in questa stanza stasera solo un poeta in questa città stasera forse solo un poeta vero in questa nazione stasera e quello sono io Che ne sapete voi della vita Che ne sapete voi di qualsiasi cosa Chi fra voi l’hanno mai licenziato da un lavoro oppure ha mai picchiato la sua donna oppure è stato mai picchiato dalla sua donna Io sono stato licenziato cinque volte dalla Sears and Roebuck Mi licenziavano e poi mi riassumevano di nuovo facevo il magazziniere da loro a 35 anni e poi mi hanno sbattuto
  13. AemonTargaryen

    Commenti su film appena visti

    @MezzoUomo Grazie a te, davvero. Su Good Bye, Lenin! non posso che concordare. Peraltro, la scena alla quale ti riferisci, al di là dell'intrinseca bellezza, apre spunti di riflessione interessanti e al contempo drammaticamente attuali.
  14. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    La poesia di Wisława Szymborska è eleganza e semplicità, ironia e profondità. Una scrittrice che non è stata insensibile alle vicissitudini politiche del proprio Paese. Questi versi riprendono il tema della guerra, della condizione umana, del tempo che passa e della memoria che sbiadisce. Un paesaggio di morte e di devastazione che a poco a poco si ricompone, proiettandosi, nel tempo, verso una sorta di normalità, fin quando l'erba, crescendo, non occulta la memoria dell'inferno passato e della faticosa ricostruzione. Koniec i początek. Po każdej wojnie ktoś musi posprzątać. Jaki taki porządek sam się przecież nie zrobi. Ktoś musi zepchnąć gruzy na pobocza dróg, żeby mogły przejechać wozy pełne trupów. Ktoś musi grzęznąć w szlamie i popiele, sprężynach kanap, drzazgach szkła i krwawych szmatach. Ktoś musi przywlec belkę do podparcia ściany, ktoś oszklić okno i osadzić drzwi na zawiasach. Fotogeniczne to nie jest i wymaga lat. Wszystkie kamery wyjechały już na inną wojnę. Mosty trzeba z powrotem i dworce na nowo. W strzępach będą rękawy od zakasywania. Ktoś z miotłą w rękach wspomina jeszcze jak było. Ktoś słucha przytakując nie urwaną głową. Ale już w ich pobliżu zaczną kręcić się tacy, których to będzie nudzić. Ktoś czasem jeszcze Wykopie spod krzaka przeżarte rdzą argumenty i poprzenosi je na stos odpadków. Ci, co wiedzieli o co tutaj szło, muszą ustąpić miejsca tym, co wiedzą mało. I mniej niż mało. I wreszcie tyle co nic. W trawie, która porosła przyczyny i skutki, musi ktoś sobie leżeć z kłosem w zębach i gapić się na chmury. La fine e l’inizio. Dopo ogni guerra c’è chi deve ripulire. In fondo un po’ d’ordine da solo non si fa. C’è chi deve spingere le macerie ai bordi delle strade per far passare i carri pieni di cadaveri. C’è chi deve sprofondare nella melma e nella cenere, tra le molle dei divani letto, le schegge di vetro e gli stracci insanguinati. C’è chi deve trascinare una trave per puntellare il muro, c’è chi deve mettere i vetri alla finestra e montare la porta sui cardini. Non è fotogenico, e ci vogliono anni. Tutte le telecamere sono già partite per un’altra guerra. Bisogna ricostruire i ponti e anche le stazioni. Le maniche saranno a brandelli a forza di rimboccarle. C’è chi, con la scopa in mano, ricorda ancora com’era. C’è chi ascolta annuendo con la testa non mozzata. Ma presto lì si aggireranno altri che troveranno il tutto un po’ noioso. C’è chi talvolta dissotterrerà da sotto un cespuglio argomenti corrosi dalla ruggine e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti. Chi sapeva di che si trattava, deve far posto a quelli che ne sanno poco. E meno di poco. E infine assolutamente nulla. Sull’erba che ha ricoperto le cause e gli effetti, c’è chi deve starsene disteso con una spiga tra i denti, perso a fissare le nuvole.
  15. AemonTargaryen

    La poesia del giorno.

    A voler restare in Germania... In quel profondo, toccante, superbo film che è Le vite degli altri, c'è una scena memorabile in cui, durante un primo piano su Ulrich Mühe, vengono recitati alcuni versi di una poesia di Bertolt Brecht. Sono i versi di un Brecht giovane, che leggeva Marx ed Hegel ed era influenzato dalle idee socialiste. Siamo negli anni della Repubblica di Weimar. Trovo questi versi, pur nella loro semplicità espressiva, di una vertiginosa bellezza. Erinnerung an die Marie A. An jenem Tag im blauen Mond September Still unter einem jungen Pflaumenbaum Da hielt ich sie, die stille bleiche Liebe In meinem Arm wie einen holden Traum. Und über uns im schönen Sommerhimmel War eine Wolke, die ich lange sah Sie war sehr weiss und ungeheuer oben Und als ich aufsah, war sie nimmer da. Seit jenem Tag sind viele, viele Monde Geschwommen still hinunter und vorbei. Die Pflaumenbäume sind wohl abgehauen Und fragst du mich, was mit der Liebe sei? So sag ich dir: ich kann mich nicht erinnern Und doch, gewiss, ich weiss schon, was du meinst. Doch ihr Gesicht, das weiss ich wirklich nimmer Ich weiss nur mehr: ich küsste es dereinst. Und auch den Kuss, ich hätt ihn längst vergessen Wenn nicht die Wolke dagewesen wär Die weiss ich noch und werd ich immer wissen Sie war sehr weiss und kam von oben her. Die Pflaumenbäume blühn vielleicht noch immer Und jene Frau hat jetzt vielleicht das siebte Kind Doch jene Wolke blühte nur Minuten Und als ich aufsah, schwand sie schon im Wind. Ricordo di Marie A. Un giorno di settembre, il mese azzurro, tranquillo sotto un giovane susino io tenni l’amor mio pallido e quieto tra le mie braccia come un dolce sogno. E su di noi nel bel cielo d’estate c’era una nube ch’io mirai a lungo: bianchissima nell’alto si perdeva e quando riguardai era sparita. E da quel giorno molte molte lune trascorsero nuotando per il cielo. Forse i susini ormai sono abbattuti: Tu chiedi che ne è di quell’amore? Questo ti dico: più non lo ricordo. E pure certo, so cosa intendi. Pure il suo volto più non lo rammento, questo rammento: l’ho baciato un giorno. Ed anche il bacio avrei dimenticato senza la nube apparsa su nel cielo. Questa ricordo e non potrò scordare: era molto bianca e veniva giù dall’alto. Forse i susini fioriscono ancora e quella donna ha forse sette figli, ma quella nuvola fiorì solo un istante e quando riguardai sparì nel vento. @hacktuhana Ora è tutto chiaro, vecchio mio. XD
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