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AemonTargaryen

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  1. AemonTargaryen

    Gioco Totocalcio Serie A 2018/2019 (III Ed.)

    Torino - Frosinone 1 Cagliari - Bologna 1 Udinese - Juventus 2 Empoli - Roma 2 Genoa - Parma 1 Lazio - Fiorentina 1 (1-1) Milan - Chievo 1 Atalanta - Sampdoria 1 Napoli - Sassuolo 1 SPAL - Inter 2
  2. AemonTargaryen

    Gioco Totocalcio Serie A 2018/2019 (III Ed.)

    Roma - Lazio 1 Juventus - Napoli 12 (1-1) Inter - Cagliari 1 Bologna - Udinese 2 Chievo - Torino 2 Fiorentina - Atalanta 1 Frosinone - Genoa 2 Parma - Empoli 1 Sassuolo - Milan 2 Sampdoria - SPAL 1
  3. AemonTargaryen

    Gioco Totocalcio Serie A 2018/2019 (III Ed.)

    @DaenerysArya2510 C'è anche da dire che, rispetto alle scadenze del gioco, questo "campionato spezzatino" non aiuta granché.
  4. AemonTargaryen

    Gioco Totocalcio Serie A 2018/2019 (III Ed.)

    Inter - Fiorentina 1 (1-0) Udinese - Lazio 2 Atalanta - Torino 1 Cagliari - Sampdoria 2 Genoa - Chievo 1 Juventus - Bologna 1 Napoli - Parma 1 Roma - Frosinone 1 SPAL - Sassuolo 1 Empoli - Milan 2
  5. AemonTargaryen

    Star Wars VIII - The Last Jedi

    @Iceandfire Quello che avviene tra Luke e Ben - che comunque, detto per inciso, non mi fa impazzire - ha delle basi in larga misura nell'impulsività del gesto e, legate ad essa, volendo anche in ragioni per così dire più pratiche. Comprendo possano anche non convincere appieno, ma credo che tutto sommato ci sia lo spazio per arrivare a vederlo come un errore di Luke in quanto essere fallibile - come ho già scritto e come sottolineava Il Lord a più riprese - anziché bollarlo necessariamente come un'incoerenza nella scrittura. Trovo meno convincente il discorso dell'esilio autoimposto. Su un piano più generale, la pellicola non è certo indimenticabile e deve tantissimo all'essere legata al grande fenomeno cult che è Star Wars. In mancanza di idee valide e originali e senza una storia che, se non all'altezza di quella passata, fosse quantomeno interessante e degna di essere raccontata - e che invece finisce per prestare il fianco alla critica di sembrare una minestra riscaldata - penso si potesse fare anche a meno di questi sequel.
  6. AemonTargaryen

    Gioco Totocalcio Serie A 2018/2019 (III Ed.)

    Proviamo... Sassuolo - Empoli 1 Parma - Cagliari 2 Fiorentina - SPAL 1 Sampdoria - Inter 2 (1-2) Torino - Napoli 2 Bologna - Roma 2 Chievo - Udinese 1 Lazio - Genoa 1 Milan - Atalanta 1 Frosinone - Juventus 2
  7. AemonTargaryen

    Star Wars VIII - The Last Jedi

    @Iceandfire Il fatto che Luke vedesse del buono nel padre è tornato alla mente anche a me, alla luce del suo comportamento in questa nuova trilogia. Mi hai dato il la per qualche considerazione su di lui. In effetti, un aspetto di questa pellicola che inizialmente mi aveva dato da pensare, era stato il fatto che Luke avesse sostanzialmente dato Ben per perso nonostante, in passato, fosse riuscito a vedere del buono persino in Darth Vader; nel film, poi, a una apparentemente incoerente presa di posizione del grande jedi, troviamo a fare da contraltare la giovane Rey con la sua incrollabile convinzione che Ben sia ancora recuperabile. In sé non mi aveva incuriosito tanto la posizione di Rey verso Ben rispetto a quella di Skywalker - che viene, nelle intenzioni, giustificata dal legame che si instaura fra i due - quanto l'apparente contraddizione in Luke che, in seguito, nell'ultimo dialogo con Leia afferma: «No one's ever really gone.» Guardando dentro Ben e tenendo conto della distruzione e del dolore che avrebbe potuto portare - e che in effetti porterà – si potrebbe anche affermare che in qualche modo Luke abbia preso la terribile decisione di uccidere il proprio allievo e nipote ritenendola in quel momento la via più semplice ed efficace, per quanto dolorosa, per evitare che tornassero alla luce i mali che egli stesso aveva combattuto in passato e che la disastrosa situazione nella quale si era ritrovato a lottare si riproponesse, pur in forma diversa, in futuro; inoltre, andrebbe tenuto conto anche della situazione nel complesso: oltre a eventuali ragioni - condivisibili o meno - c'è in effetti qualcosa di "istintivo" nel gesto di Luke. E alla fine non riesce a ucciderlo. In definitiva, se per Skywalker vale l'assunto «no one's ever really gone», visto e considerato anche il background del personaggio, il tentativo di uccidere Ben, più che incoerente col personaggio dal punto di vista della scrittura, dovrebbe rappresentare un gesto più istintivo che ragionato, un errore umano. In questo gesto c'è della contraddizione ma non è del tutto inverosimile. Che lo si consideri giusto o sbagliato, è lo stesso punto di non ritorno che non doveva essere raggiunto: prendendo Ben come allievo, si era in qualche modo addossato il fardello di un eventuale insuccesso. La tentata eliminazione dell'allievo rappresenta quindi solo una conseguenza di un fallimento antecedente. Il susseguente senso di colpa e la vergogna ci ricordano che si tratta pur sempre di Luke. Tutto sommato è una contraddizione che potremmo anche perdonargli. Per converso, trovo che la susseguente scelta di auto-esiliarsi goda di meno attenuanti e che si basi su motivazioni non proprio solidissime: al fallimento segue, nei fatti, una sorta di rinuncia ad assumersi le proprie responsabilità, una vera e propria fuga nonostante la consapevolezza della gravità del momento. Anche perché la scena conclusiva del film ci ricorda il suo essere una leggenda, un simbolo della Resistenza. E Luke, consapevole della propria importanza, soprattutto in un momento in cui i fantasmi del passato sembrano tornare, sceglie di ritirarsi in questo modo. E qui, sul discutibile utilizzo dell'apparizione di Yoda per far capire a Luke di non averci capito niente mi trovo pienamente d'accordo con Aeron Plain. Ho letto con interesse lo scambio tra @Il Lord e @Aeron Plain sulla trattazione del tema del fallimento nel film. Mi chiedo se, in qualche modo, la nuova generazione finirà per cogliere le ragioni del fallimento della precedente, se questi fallimenti saranno serviti ad insegnarle qualcosa. O se invece era semplicemente un modo come un altro per archiviare il passato, senza però rinunciare a riciclare schemi già visti.
  8. AemonTargaryen

    Barriera 4.0

    Maya, in un certo senso la tua risposta mi fa piacere, solo che chiedendo quando vi sareste sottratti al dialogo e mettendo in evidenza, fra le varie cose, lo "smazzare il tutto tra insulti, insinuazioni e allegorie, sacrificando fette di vita privata (e non solo)", per poi sottolineare l'intolleranza verso una eventuale replica sul punto tagli la cosa di netto (per esempio non potrei rispondere che delle osservazioni in privato, almeno una volta, le avrei anche poste). Comunque lo capisco. Aggiungo solo, perché è un punto che per principio non posso lasciare in sospeso, che lo smazzare il tutto tra insulti e insinuazioni mi dispiace e immagino dispiaccia anche ad altri, ma andrebbe anche tenuto conto del fatto che insulti e insinuazioni, anche molto pesanti e personali, non hanno riguardato soltanto la "parte" identificabile con lo staff. Questo punto deve essere chiaro. No, qui c'è stata una mia svista: mi era completamente sfuggita la riga di risposta di John Petrucci Blu. Comunque, su questo punto non mi sembra di aver alluso a possibilità di abusi grazie alle nuove regole su ban e richiami (come è già stato scritto, questi erano possibili anche con le vecchie regole), né tanto meno mi fai scoprire qualcosa di nuovo sulla possibilità di punire indiscriminatamente:
  9. AemonTargaryen

    Barriera 4.0

    Sul dibattito like/non like penso che al di là dell'utilità pratica che si ritiene avessero, quanto ai cosiddetti “aspetti negativi” rilevasse solo nella misura in cui si dava importanza a cose di questo tipo. Comunque, sono d'accordo con quanto scritto da Metamorfo in merito al coinvolgimento dell'utenza: concentrarsi su questioni come quella dei like rischia di far perdere di vista quello che rappresenta, a mio parere, il problema di fondo della convivenza sul forum. Per farla breve, non penso che novità pur più o meno “simpatiche” come il calendario, una grafica rinnovata, qualche "rimpasto" qua e là o la stessa questione dei like siano interventi in grado di incidere sulla vita del forum al punto da riuscire effettivamente a porre in essere un cambiamento (o un miglioramento significativo) quanto un vero passo incontro da parte dei gestori / mod nei confronti dell'utenza e in particolare verso una parte di questa che, se non si è ancora allontanata dal forum, nei fatti si è ritirata ai margini e che, detto per inciso, nonostante abbia dato tanto in discussioni e in iniziative varie, ha ricevuto un trattamento che spesso si è tradotto in aperta ostilità. Ostilità che talvolta sarà anche stata reciproca, ma che andando a sondarne le ragioni di fondo penso in alcuni casi fosse pienamente giustificata (vogliamo parlare della fattoria?). E, detto per inciso, non mi riferisco al mio richiamo e alla sceneggiata che ne è seguita. E questo mi stupisce, perché penso nello staff ci siano diverse persone dotate di buon senso e che in questi anni ho stimato (nonostante la collegialità di certe azioni, che non fa distinzioni) e mi vien difficile pensare potessero accettare determinate situazioni. Prendo atto del discorso “il forum è mio, se ti piace bene altrimenti quella è la porta”, ma penso che così si perda di vista quello che è il vero cuore pulsante di Barriera: l'utenza. Se negli ultimi anni Game of Thrones ha fatto sì che il forum godesse di (una talvolta elevata) partecipazione nonostante l'ultimo volume di ASOIAF sia stato pubblicato nel 2011, in questo lungo periodo di attesa prima dell'ultima stagione una sorta calo mi sembra sia stato abbastanza evidente; ma, per quanto potesse essere “fisiologico”, se in un periodo in cui il forum può “basarsi” esclusivamente sull'utenza si fa in modo di allontanarla, persistendo nell'arroccamento su posizioni “difensive”, quasi si fosse prevenuti sempre e comunque rispetto a buona parte di essa, allora vien da chiedersi che prospettive ci siano dopo GoT 8. Anche perché, al di là del successo della serie televisiva, penso (e immagino di non essere il solo a pensarlo) che questo forum abbia le potenzialità per fare tante cose interessanti, oltre a quelle già fatte; ma penso anche che spesso rimanga al di sotto delle proprie potenzialità, perché incapace di suscitare l'entusiasmo che pure sarebbe in grado di suscitare (e l'entusiasmo iniziale, almeno per me, era tanto) una volta "scontratisi" con i gestori e perché, evidentemente, seppur si possano avere delle idee per il forum e l'entusiasmo e la voglia di realizzarle, come sottolineava Metamorfo fate passare la voglia di dialogare, e anche quella di “impegnarsi”. Un esempio potrebbe essere il progetto rilettura, al quale un gruppo di utenti (fra i quali il sottoscritto) aveva dedicato tempo ed energie per rilanciarlo e che funzionava molto bene (e a prescindere dalla pubblicazione vicina o lontana di TWOW) che sta lentamente spegnendosi e non per una nostra perdita di interesse verso l'opera, anzi; un altro esempio palese è quello del contest di scrittura creativa, nel quale diversi utenti si erano messi (con passione) in gioco, finito anch'esso abbastanza penosamente: colpa degli utenti o colpa dei gestori? In ogni caso il risultato è stato la fine di una bellissima iniziativa. Si può far finta di niente, individuare la colpa nel comportamento degli altri (siano essi gestori o utenti) o invocare la legge del “il forum è mio, se ti piace bene altrimenti quella è la porta” a priori. Benissimo. Ma mi chiedo: è questo quello che vogliamo, da utenti e da gestori? Sono i like e altre cose collaterali, il problema, oppure, come ha sottolineato Metamorfo, che è qui da 12 anni e con oltre settemila messaggi all'attivo, la questione di fondo è la mancanza di dialogo? E questo, sia chiaro, non toglie nulla ai meriti che chi ha gestito il forum negli anni avrà sicuramente avuto. Ad ogni modo, se anche dirci questo fosse off topic, visto il tema di fondo sollevato e la sua importanza, penso non sia un male dirci, di tanto in tanto, quello che pensiamo in maniera civile. P.S. Ad ogni modo, notavo che nessuno ha ancora risposto all'osservazione di sharingan, che sembra interessante: Vediamo poi se ho capito la novità sul sistema dei ban. Non essendoci più un automatismo in base alla quantità di richiami, questo significa che la moderazione potrà comminare pene e durata delle stesse a totale discrezione? Quindi per es. Tizio potrebbe anche essere bannato subito per sempre con una sola infrazione mentre Caio potrebbe non subire alcuna pena nonostante sia stato richiamato 354 volte? Se non erro, comminare il ban per una sola infrazione era possibile anche prima (se fosse stata ritenuta abbastanza grave da giustificarlo).
  10. « È stata la banda. Quelli non perdono mai. Neanche vincono eh, però il ca**o lo rompono sempre. »

  11. AemonTargaryen

    La canzone del giorno

    Brigante se more è uno dei miei brani folk preferiti. V'è la diffusa convinzione che esso faccia parte della tradizione napoletana, quando in realtà è stato scritto da Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò negli anni Settanta. Pur essendo (latamente) contemporanea, coglie molto bene l'anima della cultura alla quale si ispira, ed è per questo che sembra più antica di quanto non lo sia. Da un lato la grande musicalità, dall'altro dei versi bellissimi danno vita a un brano romantico, potente, epico. Nun ce ne fott' do' re burbone ma 'a terra è 'a nosta e nun s'ha da tuccà. [...] Omm' s' nasce, brigante se more, ma fin' all'ultim' avimm' a sparà. E se murim' menat' nu fior' e 'na bestemmia pe' 'sta libertà, e 'na bestemmia pe' 'sta libertà. @Aegon il mediocre Icastica rappresentazione di tale disagio diffuso. Tutto si può dire, tranne che non arrivi al punto. XD
  12. AemonTargaryen

    Immigrazione e frontiere

    Qualche considerazione sparsa di fine estate. 1. Uno studio dell'Istituto Cattaneo ha rivelato che l'Italia sarebbe, fra i Paesi europei, quello con il maggior distacco fra la percentuale reale dei migranti presenti sul territorio e quella percepita. Visto che spesso e volentieri si mette la propria percezione davanti ai dati, facendola assurgere a verità assiomatica, non mi sorprende neanche che un Matteo Salvini qualunque faccia la voce grossa in questo Paese, forte della sua elevata popolarità (per quanto ingiustificata). Basterebbe studiare il fenomeno, cercare di approfondirlo partendo da fonti credibili e con i dati alla mano, per non cadere in falsi luoghi comuni quali la presunta “invasione”. 1 bis. … cadendo in maniera invereconda nelle bugie di una propaganda low cost ma dalla grande risonanza mediatica. 2. Le statistiche del fenomeno (fonte UNHCR, aggiornate ad oggi, con riferimento al 2018) parlano di 72.387 arrivi, di cui 19.784 in Italia, 19.153 in Grecia e 33.377 in Spagna, divenuta ora la prima porta di accesso all'Europa. Gli stessi dati del Viminale evidenziano un calo netto degli arrivi dal 2016 al 2018. Peraltro, i dati Eurostat sul numero di cittadini di Stati esteri residenti nei Paesi europei aggiornati al 2017 evidenziano come l'Italia non sia “invasa”; da notare, di fatti, come in queste statistiche non sia certo al primo posto fra i principali Paesi Ue (Germania, Francia, Spagna) mentre rispetto ai Paesi del Gruppo di Visegrad (gli amici di Salvini), si notano numeri molto bassi. Inoltre, è interessante volgere lo sguardo ai numeri relativi al rispetto del programma di relocation europeo del 2015, di fatti: la Germania (che si è soliti criticare) ha rispettato la propria quota (circa diecimila ricollocamenti) così come la Finlandia; quanto alla Francia abbiamo circa duemila ricollocamenti in meno rispetto ai patti; la Spagna ha fatto molto meno di quanto pattuito; ma se volgiamo lo sguardo ai Paesi amici del Ministro dell'Interno, scopriamo che tra Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca hanno accolto soltanto 12 persone. 3. Comunque, fonti attendibili prevedono che nei prossimi decenni la popolazione africana raddoppierà ed è difficile, allo stato attuale delle cose, che le condizioni del continente migliorino; inoltre c'è da tener presente che non è detto che la (discutibile) “soluzione” trovata con la Turchia continui a “reggere”, per cui è chiaro che bisogna pensare anche a soluzioni “strutturali”. Si dice spesso “aiutiamoli a casa loro” (in realtà, questo sarebbe solo uno dei profili sui quali lavorare). Solo che tendenzialmente il tenore di vita occidentale appare in palese contraddizione con gli obiettivi di evitare che gli africani patiscano la fame e che intere aree dell'Africa si desertifichino, oltre che con qualunque altro buon proposito, infatti: tonnellate su tonnellate di cereali che potrebbero nutrire la popolazione umana vengono utilizzate negli allevamenti intensivi di bovini; questi poveri animali producono a loro volta il 74% delle emissioni mondiali, contribuendo in misura non irrilevante alla desertificazione. Occorrerebbe un cambiamento drastico del "nostro" tenore di vita, perché per sostenerlo milioni di altre persone sono costrette a condizioni di vita molto al di sotto di qualunque soglia di dignità. 3 bis. Per “aiutarli a casa loro”, ma davvero, sarebbe importante fare un primo importante passo: smettere di derubarli (invito ad approfondire la questione del petrolio prodotto nell'Africa sub-sahariana, delle risorse minerarie in Congo o in Sierra Leone o dell'estrazione di uranio). Mettere la parola fine a questa depredazione continua dell'Africa con la complicità di varie oligarchie compiacenti sarebbe già un passo avanti. 3 ter. A prescindere dalle dimensioni che il fenomeno potrebbe acquisire in futuro, ritengo auspicabile superare questa perenne gestione emergenziale dello stesso che, essendo di dimensioni epocali, necessita di essere affrontato con interventi strutturali, in primis con percorsi di inserimento credibili. 3 quater. Anche se assistere a sforzi da parte di questa maggioranza (non che quella precedente si sia rivelata tanto meglio) per favorire la coesione sociale e la solidarietà sembra meno probabile che vedere Carina Porcellina sul Trono di Spade. 4. È di oggi la notizia che anche Open Arms si ritirerà dal Mediterraneo centrale, andando ad operare di fronte alle coste spagnole: adesso non è rimasta alcuna ong ad operare salvataggi di fronte alla Libia. https://www.corriere.it/cronache/18_agosto_30/open-arms-ammaina-vele-mai-piu-salvataggi-alla-libia-0e8d1104-ac45-11e8-97b3-388f38d98544.shtml Il Ministro dell'Interno ha dichiarato (su Twitter): “Ora in mare non è rimasta più nessuna Ong.” Abbiamo fatto più noi in tre mesi di governo che il Pd in 5 anni. Noi andiamo avanti, senza paura, non saranno inchieste o minacce a fermarci! E in effetti, fare peggio dello scorso Governo, responsabile di un “accordo disumano” (parole dell'Onu) con la Libia con il quale sono stati foraggiati i lager dove vengono torturati, stuprati e uccisi migliaia di migranti, non sembrerebbe cosa facile. 5. Gioverà ricordare che grazie alle ong sono state tratte in salvo 46796 persone su circa 178000 migranti soccorsi in mare nel 2016 e 46601 su 114286 nel 2017; inoltre, anche volendo metterla sul piano del “vil denaro”, si stima che, solo nel 2017, il lavoro delle ong abbia risparmiato ai contribuenti italiani quasi 1 miliardo di euro. 6. È ancora salda in molti, poi, l'idea che davvero chi arriva in questo Paese attraversando l'inferno viva una sorta di... “pacchia”. Basterebbe informarsi, almeno un po', per capire non solo la falsità, ma soprattutto la grave offesa che frasi come quella del Ministro dell'Interno rappresentano nei confronti di chi viene qui a fare spesso e volentieri lo schiavo. 7. Comunque, è inutile nascondersi dietro l'ipocrisia che i muri li costruiscano solo i Trump o gli Orban. Basti pensare al decreto Minniti-Orlando sull'immigrazione, con il quale sono state rese più complicate le procedure a chi è perseguitato per vedersi riconosciuto lo status di rifugiato. Questa è un'altra forma di muro, non meno “efficace” di quelli in calcestruzzo. 7 bis. Dalla manifestazione in risposta all'incontro Salvini-Orban, Laura Boldrini ha fatto appello all'unità a sinistra, lanciando l'idea di rifare “tutti insieme” un nuovo partito progressista. Al di là del fatto che se si trattasse dell'ennesimo maquillage sulla falsariga di LeU, non so quanta strada farebbe, non mi è chiaro se per “tutti insieme” intenda anche Renzi, Minniti e dintorni... auguri. 8. Poi si parlava di migranti economici. Non penso che intercorra una grande differenza tra morire di inedia e morire sotto le bombe. Volendo, il diritto può essere messo a disposizione della giustizia. Ma è anche vero che, volendo, si possono anche costruire muri. Il diritto di asilo non è più, come un tempo, totalmente politico. Ora ci si trova di fronte a migrazioni di massa, a un fenomeno che nel concreto «dilata le ragioni del rifugio» al di là di quelle contenute nella Convenzione dell'Onu del 1951. Del resto, basta dare un'occhiata a varie costituzioni e dichiarazioni dei diritti per constatare come ormai debba parlarsi di nuove figure di rifugiati, ai quali vanno garantiti i diritti fondamentali (anche quelli di ultima generazione come la connessione a internet) senza i quali il loro «esercizio delle libertà democratiche» non sarà mai effettivo. 9. In definitiva, occorre agire sia sul piano del miglioramento delle condizioni di vita nel continente africano, sia su quello della redistribuzione in Europa. Sul secondo piano, mi domando come un accordo su base volontaria rappresenti un passo avanti, di fronte al comportamento ambiguo di Paesi che si sono spesso mostrati restii a rispettare accordi di natura obbligatoria. L'art. 6 di tale accordo recita infatti: Nel territorio dell'UE coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria […] Al di là della soddisfazione (forse solo di facciata) manifestata dal Governo in seguito al raggiungimento dell'accordo, adesso gli altri Paesi sono legittimati ad accogliere la redistribuzione dei migranti solo ove lo vogliano. Complimenti. E in effetti, quello della nave Diciotti è stato un vero e proprio bluff. Un bluff dove è emersa, peraltro, mancanza di umanità. A scapito dei migranti, ovviamente. 10. Colpisce la facilità con la quale si identifica l'Europa con l'Europa economica, con tutti i suoi vincoli, o con l'Europa politica, con tutte le sue divisioni; ma mai che ci si ricordi, soprattutto di fronte a migliaia di esseri umani che vedono quotidianamente calpestati i propri diritti fondamentali, dell'Europa dei diritti: basterebbe rileggere la Carta dei diritti fondamentali per comprendere quanto ci sia bisogno di questa Europa, di quanto ci sia bisogno di solidarietà. Stefano Rodotà direbbe: «È di noi, della nostra condizione umana e della nostra fisionomia giuridica, che stiamo parlando nel momento in cui parliamo del rifugiato.» E non faceva allusione ad un semplice gioco di specchi, ma al fatto che il riconoscimento dei diritti appare oggi sempre più legato al loro concreto rispetto e alla loro attuazione.
  13. AemonTargaryen

    ADWD - Il disastro di Valyria

    Video interessante. Queste speculazioni sono nuove anche a me. Le congetture fatte sono accattivanti, anche perché vengono messe insieme varie cose più o meno interessanti e ammantate di mistero: il fatto che i Targaryen non fossero di certo fra le famiglie valyriane più potenti e che, in un clima comunque caratterizzato da spietate lotte di potere, furono l'unica grande casata valyriana a salvarsi dal Disastro, assieme alla casata minore dei Velaryon e ai Celtigar; l'astio dei Faceless Men verso i signori dei draghi; la profezia dei negromanti della Libera Fortezza secondo la quale l'oro di Casterly Rock li avrebbe distrutti oltre alla vicenda legata all'acquisto (in oro) di Brightroar, di cui non conosciamo l'identità del venditore. Se i Faceless Men fossero stati pagati (in tutto o in parte) con l'oro utilizzato per acquistare Brightroar, la profezia dei negromanti si sarebbe davvero compiuta.
  14. AemonTargaryen

    Costruire bombe o stare disoccupati?

    Non era assolutamente questo il senso della mia precisazione. Per me non è solo un problema di "vendere armi quando non si dovrebbe", che è già un livello oltre quelle che sono le mie idee sull'argomento: in quella risposta ho soltanto evidenziato come alle famiglie alle quali "viene dato il pane" facciano da specchio molte altre che dal risultato di quel lavoro vengono massacrate. In secondo luogo, non ho mai detto di essere d'accordo sulla produzione e vendita di armi al di là del caso in esame. Per cui non vedo la contraddizione. Ho scritto di bombe made in Italy soltanto per evidenziare dei profili della tua presa di posizione, che arrivo a comprendere ma che non condivido. Questa è una tua idea. Io la penso diversamente. Credo che se l'intenzione sia quella di perseguire l'obiettivo della riduzione delle spese militari, del disarmo, della cooperazione internazionale, della pace, allora vadano fatti dei passi in tale direzione; mentre la subalternità che lega il Paese alla NATO e tutti i vari trattati militari, l'incremento della produzione e delle spese nel settore, le "missioni" all'estero e quant'altro vanno in una direzione differente. Non mi offendo per la mia frase in presunto politichese, magari mi è venuta un po' male, appiattendone il significato che volevo trasmettere nelle intenzioni: so benissimo che ci siano aspetti retrogradi, ma allo stesso tempo generalizzare è sbagliato. Comprendo quello che hai scritto sui problemi dell'isola, poiché anch'io ho toccato con mano realtà con problemi simili, ma sono dell'idea che di fondo ci siano delle cose da valorizzare anche nelle realtà rurali che si tende a vedere senza speranza nella narrazione di molti. Sono convinto di questo e credo che un grande impegno da parte soprattutto delle nuove generazioni (che so essere molto difficile a causa dello spopolamento) possa ancora salvare e rilanciare realtà di questo tipo. Anche le nuove tecnologie possono aiutare se messe al servizio di progetti di sviluppo credibili e sostenibili. Ma è chiaro che non si tratta di qualcosa di facile, anzi, comprendo perfettamente il tuo sentire e la voglia di andar via. Ma penso ci sia ancora speranza, pur flebile. Tornando alla fabbrica. Hai ragione su certi problemi, tocchi un tema cruciale riguardo la mentalità, ma questo non rende giusto, almeno a mio parere, qualcosa che non lo è.
  15. AemonTargaryen

    Costruire bombe o stare disoccupati?

    Dal giorno in cui Lord Beric aprì il topic è passato più di un anno, ma il tema rimane molto attuale. La questione è complessa e verte su vari piani. In primo luogo, quello economico e sociale. In grandi linee (chi legge avrà gli strumenti per approfondire da sé) si tratta di una realtà economicamente depressa: Domusnovas è uno dei tipici centri in via di spopolamento del Sud e delle Isole e in sostanza il fatto che la RMW (italiana) impieghi circa 350 lavoratori in una terra alla fame fa sì che la Rheinmetall (tedesca, che controlla il 100% di RMW) possa fare cose che in Germania, invece, non potrebbe fare; nei fatti, molte persone vivono un vero e proprio ricatto, che ha causato a vari dipendenti della RMW situazioni di profondo disagio a livello personale e familiare, di fortissima contraddizione interiore, tanto che sembra sia necessario, talvolta, un supporto psicologico. Insomma, è una questione drammatica. Ma se quello che vivono le centinaia di persone di Domusnovas è un dramma, quello che vive la popolazione yemenita che cos'è? Lascio il link di un interessante video che contiene una nota inchiesta del New York Times di fine 2017, che riguarda proprio la produzione ed esportazione di armi dalla Sardegna ed il conflitto in Yemen. https://www.youtube.com/watch?v=PE2Fxnbvk0I Lascio poi un secondo link, con i contributi sulla questione di esponenti di varie associazioni, tra cui Rete italiana per il disarmo e Amnesty International, raccolti da ilfattoquotidiano.it. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/18/bombe-italiane-per-uccidere-civili-nello-yemen-rete-disarmo-unici-in-ue-a-non-dichiarare-a-chi-vendiamo-armi/4300828/ Peraltro, credo giovi ad una maggiore consapevolezza avere a disposizione qualche dato sulla situazione nello Yemen: l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani parla di 17072 vittime civili, fra le quali 6592 morti e 10470 feriti (ecco il rapporto); quanto ai bambini, sui quali il conflitto pesa in maniera incommensurabile, si parla invece di 1500 morti, 2450 feriti, 1580 reclutati per combattere e di 212 scuole attaccate (rapporto UNICEF “Falling through the Cracks”, che potete scaricare qui). Il disastro in Yemen, le migliaia di morti provocate anche da bombe “made in Italy” sono un giusto prezzo da pagare per questo... “sviluppo”? Detto poi per inciso, visto che si parlava di limiti legali all'esportazione di armi, la legge 185 del 1990 (ovviamente inapplicata) vieta espressamente l'esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento «verso i Paesi in stato di conflitto armato» e «verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione.» Inoltre il Parlamento europeo ha votato ben tre risoluzioni riguardanti l'embargo verso l'Arabia Saudita: uno di quei casi in cui appare evidente come un rafforzamento di questa istituzione, l'unica democraticamente legittimata in ambito UE, sia più che auspicabile. Ovviamente, il tutto si è arenato quando la palla è passata ai parlamenti nazionali (in particolare in Italia). @AryaSnow “secondo me è da discutere più che altro riguardo all'esportazione in sé e i suoi eventuali limiti. Concentrarsi sulla specifica fabbrica mi sembra un po' miope.” In realtà, devo dire che l'approfondimento sul caso di Domusnovas mette bene in luce le mille contraddizioni (meglio, ipocrisie) sul tema, consentendone una trattazione più concreta e persino più completa, poiché rende perfettamente complessità e delicatezza del problema. @Iceandfire "Ciò premesso io credo che bisogna essere realistici e tenere bene i piedi per terra.Voglio dire che ,specie adesso,la fame di lavoro e' tanta ,specie al Sud e nelle Isole , ed inoltre non è che se da noi non si producono armi ,gli altri paesi non lo faranno,anzi E di questo va preso atto,non c'è ipocrisia che tenga specie se molte famiglie potranno guardare meglio al loro futuro " Fai per ben due volte riferimento all'ipocrisia: a che cosa ti riferisci? Io penso che nelle mille contraddizioni di cui è pregna la guerra vi sia un'ipocrisia di fondo insuperabile. Inoltre, non sono queste le situazioni che garantiscono un futuro migliore al Sud o alle Isole, rappresentando anzi, visto che siamo in tema, delle vere e proprie ipocrisie: né più né meno che ricatti. Ritengo il “perché tanto se non lo facciamo noi lo faranno altri” un atteggiamento comprensibile, ma conservatore e anche deprecabile, per via dell'egoismo intrinseco ad esso, poiché implica la rinuncia a farsi carico di ingiustizie di cui si è perfettamente consapevoli, che almeno negli intenti si potrebbero condannare e che invece si giustificano. Conseguenza materiale di ciò è lo scaricare il peso della lotta a tali ingiustizie sulle spalle di chi verrà dopo e... questo (parlo in generale) porta a non vedere la trave nel proprio occhio, nel momento in cui si contesta l'ipocrisia (o il maglioncino in cashmere) a chi ha un differente modo di pensare. @Manifredde Non si puó pretendere che gli altri siano eroi. No, infatti. Le persone si liberano da sole. Ma alle volte hanno bisogno di un aiuto a svegliarsi. Alle volte è necessario avere il coraggio di battersi perché le ingiustizie, le diseguaglianze di oggi, non divengano quelle di domani. Non c'è niente di peggio che rassegnarsi di fronte all'ingiustizia. Emblematico che fra gli stessi lavoratori di Domusnovas si vivano situazioni di profonda contraddizione, deleterie anche nei rapporti familiari: leggevo di taluni lavoratori che si sentirebbero in difficoltà anche nei confronti dei propri figli. @Il Lord Sul fabbricar bombe, non ci possiam far niente, la guerra sarà parte dell'essere umano ancora per tanto tempo, per lo meno diamo da mangiare a qualche famiglia. E questo ci laverebbe la coscienza mentre altre famiglie vengono massacrate a migliaia di chilometri di distanza utilizzando bombe made in Italy? Anche se la mia intenzione è andarmene, non solo dalla Sardegna, ma proprio dall'Italia son favorevole al rilancio dell'industria nell'Isola. In generale non credo molto a chi dice che si possa vivere solo di turismo e non solo perchè non siamo il massimo nel settore (il turismo funziona bene in costa smeralda, che è gestita da stranieri, ma basta venire qui da me in riviera del corallo per capire che "non ci siam buoni") ma anche perchè diversificare è più sicuro. Comprendo quello che scrivi. Tuttavia, quando si parla di sviluppo economico e posti di lavoro, rimango fermamente convinto che il primo debba essere sostenibile. A mio parere, le morti di civili causate dall'impiego di queste armi, fatto documentato ed incontrovertibile, ci dicono che non lo è. Inoltre, per quanto si possa dire che al turismo “non ci siamo buoni”, è a prescindere dalla fabbrica di armi che un territorio come quello in questione dovrebbe cercare di riorganizzarsi e tentare nuove strade per cercare di non morire nel prossimo futuro. È vero, la questione del destino della fabbrica è delicata e complessa, ma è anche vero che, a prescindere da esso (sia ampliamento, riconversione, chiusura) Domusnovas, come tanti altri paesi del Sud o delle Isole che vivono un drammatico spopolamento ha bisogno di idee valide per darsi un futuro, da mettere in atto con il duro lavoro, i sacrifici e la volontà di ferro di coloro che scelgono di rimanere o di tornare;di idee che partano dall'anima del territorio, dalla sua storia e dalla sua cultura, perché quanto c'è di buono va valorizzato, e non cestinato in nome di modelli di sviluppo assolutamente incompatibili con certe realtà; magari si ripartirebbe da zero (o da uno, con un progetto credibile di riconversione della fabbrica), ma si possono trovare spunti interessanti anche guardando alle esperienze di altre realtà alle prese con problemi simili: penso, ad esempio, al modello Riace messo in atto da Mimmo Lucano; magari, come suggeriva Enrico Pitzianti, il Parco geominerario della Sardegna, riconosciuto patrimonio dell'Unesco, potrebbe essere uno dei punti di partenza. Quanto al sondaggio, nonostante sia datato, lascio comunque il mio voto, ovviamente contrario. Anche se a questo punto sarebbe interessante porre la questione, al di là del caso specifico in sé, sull'opinione favorevole o contraria alla produzione e vendita di armi. Intanto, mentre resisto ad allargarmi anche su Nato, trattati militari, basi in giro per la penisola, F35 e quant'altro, mi chiedo come possiamo aspettarci che gli altri cambino, se noi stessi non siamo disposti a farlo.
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