AemonTargaryen

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  1. È abbastanza comune che un essere umano finisca per ritenersi una sorta di eletto, un essere destinato a cose straordinarie rispetto ai propri simili. E questa ricerca perenne della straordinarietà è spesso accompagnata dall'incomprensione di se stesso, dall'incapacità di cogliere quanto egli sia invece divenuto un essere "comune", proprio come la "massa" rispetto alla quale non si è elevato ma, in fin dei conti, omologato. In condizioni simili, come può un soggetto elevarsi? Come può un'aquila volare libera, se si convince che la libertà discenda dal comportarsi come una pecora? Ma, del resto, le aquile non volano a stormi. Tratta dall'album I dieci stratagemmi – titolo che richiama i Trentasei stratagemmi, trattato di strategia militare risalente all'epoca della Dinastia Ming – la mia canzone del giorno presenta, nella scrittura e nella musica, forti richiami alla Cina. In fin dei conti, non avrebbe potuto essere diversamente: l'autore, del resto, ha tratto ispirazione da un'antica poesia cinese. Ad ogni modo, se da un lato le forme richiamano l'Estremo Oriente, l'anima di questo brano è universale. La canzone suscita ciò che ritengo un aspetto fondamentale, per lo meno nella mia idea di arte: la riflessione. Poesia, prima ancora che canzone. E la capacità di cogliere nel segno propria di un grande artista, qual è il maestro Franco Battiato. "Le aquile non volano a stormi."
  2. AGOT, capitoli 69-72. Tyrion IX. Un capitolo di rilievo, all'interno del quale vengono delineate situazioni che costituiranno la base della narrazione della Guerra dei Cinque Re. Questo POV anticipa quindi il quadro che si andrà a delineare nelle fasi iniziali di ACOK. Dal punto di vista narrativo, i Lannister giungono intontiti all'epilogo di AGOT dopo le prime sonore batoste ad opera del Giovane Lupo. Eppure essi, da un lato con il lavoro di Tywin nelle Terre dei Fiumi e dall'altro con quello di Tyrion nella capitale, non solo riusciranno ad evitare la debacle, ma addirittura a vincere questa guerra. Il concilio degli uomini dell'Ovest mette bene in evidenza come lo spessore di uomo emerga chiaramente in situazioni di estrema criticità. E qui concordo con la considerazione di Jon. Assistiamo ad una (bassa) forma di autotutela, dettata dallo spirito di (auto)conservazione della propria posizione da parte dei lord, che sfocia in interventi quasi pietosi. Emerge il poco spessore di molti degli alfieri. Ciò non fa che rafforzare l'idea che ad Ovest il dominio plurisecolare di Casa Lannister non sia affatto casuale. Viene anzi alla mente la repressione della Reyne-Tarbeck revolt. Se casate importanti come Stark, Martell o Tyrell hanno da sempre dovuto fare i conti con casate pronte ad approfittare delle loro debolezze, i Lannister appaiono invece – persino in un momento di così grande difficoltà – i padroni indiscussi dell'Ovest. Con ciò non intendo dire che il concilio a cui assistiamo nel POV di Catelyn sia totalmente differente da questo, anzi, come sottolineato da @JonSnow; una certa dose di egoismo emerge anche qui – sia pur per ragioni differenti. Ad ogni modo, messo da parte il velo delle forme, vediamo due condottieri che ascoltano prima di esprimere le proprie considerazioni e decisioni, e che sanno ascoltare. Rimane comunque abbastanza diversa l'interazione con i propri alfieri. Interessante la considerazione di Jon riguardo l'atteggiamento di Tywin rispetto al suo alfiere Gregor Clegane. Questa codardia,così profondamente umana, è un elemento che ha un peso determinante nella costruzione del personaggio Tywin, e va a braccetto con l'opportunismo del vecchio leone; se a ciò aggiungiamo la spiccata intelligenza, la capacità di trarre il massimo vantaggio dalle varie situazioni appare quasi un naturale corollario. Trovo, allo stesso tempo, che i prestigiosi successi passati (e futuri) rendano quasi naturale, il fatto che la codardia venga letteralmente sepolta dal narcisismo. E lo trovo anch'io decisamente affascinante. Oltre a Tywin, anche lo stesso Tyrion emerge come un uomo di ben altro spessore rispetto a molti degli alfieri. Abbiamo, nel POV, un confronto fra Lannister al termine del concilio. Ser Kevan è sempre pronto ad obbedire agli ordini del fratello maggiore, mostrando, da un lato, una certa attitudine a prestarsi in favore della propria famiglia, e dall'altro, una predisposizione a fare il gregario rispetto al fratello. Comunque, Kevan mostra spesso di avere buonsenso, tant'è vero che non verrà ucciso per caso, nell'epilogo di ADWD. Un gregario, certo. Ma bravo. Tywin conferma di avere una visione dell'onorabilità non dissimile da quella adottata dalla società in cui vive (ed in cui ha successo). Trova deprecabile la scelta di destituire Barristan e riduce il confronto fra questi ed il Mastino ad un fatto di nome, di titolo. Un'idea certamente molto formale di onorabilità. Jon IX. Concordo sul fatto che la fuga ed il recupero da parte dei propri compagni possa apparire in linea con certi stereotipi. Ad ogni modo, Jon raccoglie quello che ha seminato. Non sono peraltro certo che egli fosse del tutto convinto che Robb l'avrebbe accolto a braccia aperte. Mi sembra sia significativo che, all'interno del POV, non riesca ad immaginare il sorriso di suo fratello, sostituito invece dal disertore dei guardiani della notte decapitato da lord Eddard. Altrettanto significativo è il comportamento di Ghost, che spinge palesemente Jon in direzione nord. Per un verso, lo si potrebbe interpretare come un indicatore del fatto che Jon non fosse pienamente convinto della decisione. D'altro canto, lo si potrebbe interpretare anche come un comportamento pienamente autonomo del meta-lupo albino, che avrebbe quindi agito indipendentemente dalle intenzioni di Jon. O ancora, potrebbe trattarsi semplicemente di un espediente narrativo, in cui però l'autore avrà voluto sottolineare quanto speciale sia questa creatura. Durante il confronto con Mormont, Jon acquisisce la consapevolezza che le guerre per il Trono di Spade non siano meno importanti della guerra che vedrà in prima linea i guardiani della notte, ed anzi, che chi siederà sul Trono durante la calata dei morti non avrà alcuna importanza. Mi azzarderei a dire che senta, in questo confronto con il Lord comandante, di trovarsi in un posto in cui ci sia (o, potenzialmente, potrebbe esserci) bisogno di lui, al di là del fatto che il brivido lungo schiena corra nel momento in cui Mormont parla di una missione oltre la Barriera. Catelyn XI. Riverrun vede il ritorno di due dei suoi figli, Catelyn e il Pesce Nero. Il primo POV di Lady Stark successivo alla morte di Eddard. Ed è ancora una volta un grande dolore quello che Cat deve sopportare. Eppure non si fa spezzare da esso, dimostrando ancora una volta tutta la sua forza. Ed è forse il richiamo dei suoi doveri di madre che alimenta questa forza. Un personaggio di grande spessore. Il ritorno a Riverrun non può non far riaffiorare ricordi di giovinezza, ed a tratti sembra quasi di vedere le due sorelle Tully giocare con Petyr, o quest'ultimo duellare con Brandon. Più in generale, però, è il raffronto tra passato e presente a fungere quasi da filo conduttore in queste pagine. E così, il POV si apre con il ricordo del giorno in cui lasciò il castello per recarsi a Winterfell, con un Robb ancora in fasce, ed il parallelismo con il ritorno a Riverrun assieme ad un Robb che ora indossa corazza e maglia di ferro. E poi il ricordo del padre Hoster, dei suoi muscoli, del castano intenso dei capelli e della barba, ormai divenuto, in punto di morte, l'ombra di se stesso. Per converso, il Pesce Nero rappresenta invece una sorta di punto di continuità, una certezza rimasta pressoché immutata nonostante il corso del tempo. Abbiamo poi la scena della preghiera nel parco degli dei. Robb non è più il ragazzo di Winterfell. Questo momento di condivisione intima con i propri alfieri mette in evidenza una grande distanza fra il Robb dei primi tempi al governo del Nord, ed il Robb che varca la Porta dell'acqua di Riverrun. La scena finale è una di quelle di maggior impatto. Epica, potente. Peraltro, trovo che la trasposizione televisiva sia riuscita bene, con una buona alchimia fra scrittura, interpretazione e, perché no, musica. The King in the North!!! Daenerys X – epilogo. Un punto di profonda rottura, non solo nel percorso di Daenerys, ma inevitabilmente all'interno dell'intera saga. La Khaleesi diviene in questo POV guida per il proprio khas, che ora diviene il suo khalasar. Il romanzo che l'ha vista partire in balia degli eventi, si chiude con una Daenerys che diviene una guida per coloro che le stanno intorno. Sebbene il porsi come Condottiera Rivoluzionaria venga facilitato da un evento che lo stesso Martin ha definito eccezionale (specificando che la stessa Daenerys non sarebbe ignifuga) ritengo che la stessa avesse comunque, dentro di sé, la stoffa del grande condottiero. Rectius, del rivoluzionario. Questo capitolo mi dà anche modo di spendere due parole su una questione da sempre dibattuta fra gli appassionati di ASOIAF, ossia la "contrapposizione" fra intrigo politico ed elemento fantastico e la preferenza rispetto all'uno o all'altro. A mio parere si tratta di due elementi che, nella loro diversità, risultano fondamentali nella struttura dell'opera e nell'identità della stessa, e sarebbe perciò inverosimile pensare di poter fare a meno dell'uno in favore dell'altro, o comunque ridimensionarne di molto lo spazio. E questo perché credo che essi caratterizzino ASOIAF ab imis, e che l'intera opera poggi sulla costruzione narrativa data dall'alchimia di questi. Del resto, narrativamente, le necessità dettate dalla minaccia proveniente da nord, sembrano inevitabilmente destinate a collidere con quelle del gioco del trono, e la sensazione è che chiunque verrà chiamato ad organizzare la resistenza degli uomini, dovrà necessariamente fare i conti con tutto questo. La scena finale è forse una delle più belle di tutta la saga. Martin è un maestro anche nel ritmo, e l'azione risoluta di Daenerys prende il via nel momento in cui in cielo compare la cometa rossa. I vari momenti della nascita dei draghi, dall'agonia della maegi all'odore di carne bruciata, dalla graduale immersione di Daenerys nelle fiamme alla schiusa delle uova, sono scritti in maniera magistrale. Il canto dei draghi, con cui A Game of Thrones si conclude, è da brividi.
  3. 1. Vettel 2. Hamilton 3. Raikkonen 4. Bottas 5. Ricciardo R1. Verstappen R2. Hulkenberg
  4. Nonostante sia stato un round dalla partecipazione molto bassa, è stato comunque un piacere poter leggere gli scritti di Hack ed Aegon. Dodici colpi, Pennhack. Secondo turno di fila in cui proponi uno scritto dal marcato carattere imaginifico. D’altro canto, mi sembra di poter dire che il ritmo sia senz’altro un tuo tratto distintivo. Scritto che trovo potente, sia per le immagini che per il ritmo. Il non essere per certi versi “immediato” non lo trovo di per sé un difetto. Sulle considerazioni concernenti stile e affinità: sono ricambiate. Fine catena con quadrante e lancette, Aegon. Qui viene portata avanti con convinzione una certa idea di poesia. Ed a ragione, perché la realizzazione continua a convincere, grazie alla buona alchimia fra tecnica e contenuti. Lo scritto ha un quid in più grazie alla brillante idea di fondo. Scritto a cui i leak non hanno tolto nulla: l’ho trovato ad effetto. Bel lavoro. Voto Fine catena con quadrante e lancette di Aegon il mediocre. Una considerazione finale. Lo scorso campionato ha visto il boom di partecipazioni, per poi calare. Questi primi due round del secondo hanno confermato il trend. Il periodo è quello che è, giusto. Ma mi sembra di poter dire che ci fosse un calo a prescindere già da un po’ di tempo. Partecipare al contest non sarà come scrivere il romanzo del secolo, ma rappresenta in sé una gran bella occasione per scrivere, farsi leggere, ricevere consigli e pareri disinteressati da parte di altri appassionati. È un’occasione per mettersi alla prova, sia dal punto di vista della scrittura e sia dal punto di vista della gestione delle critiche (e non è poco). È, banalmente, un’occasione per imparare. Non gettiamola via. Buona estate a tutti. A settembre!
  5. Contest di scrittura creativa Tema: L'orologio Titolo: - Uomo sulla banchina della vita continua a guardare i treni passare senza mai riuscire a prenderli. Forse senza volerlo forse per paura forse perché stanco o solo troppo lento. Uomo della strada specchiati in una pozzanghera ma non abbassare la testa quando le donne ti guarderanno. Uomo fuori dal tempo, uomo privo di voglia di sopravvivere al terzo millennio al fondamentalismo di mercato alla velocità che lascia indietro numeri fatti di carne. L'uomo con le scarpe rotte mi ha donato parte di sé dopo avermi fatto vergognare del mio conformismo e non so bene cosa sia, forse la stessa sensazione di sempre la solitudine dello straniero. Le lancette di quest'orologio segnano sempre la stessa ora, quella sbagliata. Altre van troppo veloci a seguirle senza sosta ti perderesti. In un mondo diverso di colpo si fermerebbero e conteremmo il tempo con i sospiri. E no, non piangere amica mia o perderai il tuo treno. Io rimarrò, con la chitarra e con il vino con quelli come me sulla banchina dei treni perduti il Golgota degli uomini soli, tormentando i miei fantasmi volando alla ricerca di attimi di sussulti del cuore smarriti chissà dove nel mio tempo perso, scandito dalle lancette d'un orologio di stazione.
  6. AGOT, capitoli 65-68. Siamo ormai prossimi all'epilogo del primo romanzo. Arya V. Una ragazzina sveglia, che cerca i districarsi tra le avversità della strada. Un capitolo che vuol far comprendere al lettore che lo scrittore "fa sul serio", che non ci si trova di fronte ad un'opera qualunque. Disorientamento, un continuare a perdersi cercando la propria strada, il tremendo senso di impotenza. Qui assistiamo alla (dolorosa) scissione tra dignità personale e dignità sociale, all'onore tenuto alto a caro prezzo da Eddard che non serve ad impedire che tutto venga annichilito da un esercizio indegno del potere. D'altro canto, il fatto che Yoren tenti di salvare Arya è emblematico: il rischio è altissimo, eppure quest'uomo – non legato da un giuramento di fedeltà nei confronti di Eddard – mette in gioco la propria vita decidendo di aiutare la piccola Stark. Torna alla mente il discorso sulla fratellanza fatto a Ned diversi capitoli or sono, quando Yoren definì Benjen fratello. E del resto una prima dimostrazione del forte legame tra guardiani della notte (anche a sud della Barriera) l'avevamo avuta dalla cavalcata senza sosta dello stesso Yoren per avvertire Eddard del rapimento di Tyrion. Bran VII. Capitolo in cui si approfitta per dare varie informazioni concernenti la storia dell'universo di ASOIAF, dalla narrazione delle vicende dei Figli della Foresta, dei Primi Uomini e degli Andali a quella degli antenati di Casa Stark, gli antichi Re dell'Inverno. Si mette una volta di più l'accento su certe sfaccettature peculiari relative non solo a Brandon, ma anche a Rickon (e ai due meta-lupi). Tra l'altro, è la seconda volta che assistiamo alle premonizioni del più piccolo degli Stark. L'insistenza di Osha – una donna tutto sommato abbastanza pragmatica – riguardo all'esistenza dei Figli della Foresta non sortisce alcun effetto di fronte a Luwin, il quale, per converso, rimane colpito dall'arrivo del corvo. P.S. Ovviamente, le parole dette da Bran a Luwin rappresentano l'ennesimo elemento di speculazione concernente le origini di Jon Snow. Sansa VI. Anche Sansa ha sofferto non poco. Un capitolo saturo di dolore, sofferenza. A parte la demenza del nuovo Re, vorrei sottolineare come anche il comportamento di Sansa (che è ovvio sia diverso da quello che avrebbe tenuto, ad esempio, la sorella Arya) denoti una certa forza. Forza nel sorridere quando dentro si è distrutti, forza nel non cedere all'impulso di spingere l'insopportabile Joffrey nel vuoto nonostante il livore che monta dentro. Ribadisco: forza, non stupidità. Capitolo che mette in evidenza come un personaggio visto in precedenza come quasi esclusivamente nero, Sandor Clegane, sia, alla fine dei conti, il meno peggio nel covo di serpi che è Approdo del Re. Anzi, in questo POV appare – sia pur in senso lato – come un sostegno per la giovane Sansa. Daenerys IX. Capitolo che si dipana tra l'onirico e la cruda realtà. Daenerys ha perso suo figlio. Allo stesso tempo, il calore promanato dalle uova di drago (che solo lei percepisce) sembra un segno premonitore di ciò che avverrà nell'epilogo. Uova di drago che danno molta forza all'ultima principessa Targaryen. La scena in cui Daenerys giura vendetta nei confronti di Mago e khal Jhaqo ha una sua potenza, ed è importante non tanto per la dichiarazione di intenti in sé, quanto per la consapevolezza che Daenerys ha acquisito. Ella non è un personaggio qualunque. È il fuoco nelle Cronache. È Daenerys Nata dalla Tempesta, della nobile Casa Targaryen, sangue di Aegon il Conquistatore e di Maegor il Crudele e, prima di loro, dell'antica Valyria. Figlia del drago. Il capitolo rappresenta un momento di rottura profonda. Una prima fase della sua storia è giunta al termine con la morte di khal Drogo e di Rhaego. Ora sta per cominciarne un'altra.
  7. 1) Hamilton 2) Vettel 3) Verstappen 4) Raikkonen 5) Bottas R1) Perez R2) Ocon
  8. All'interno del mio commento ho messo l'accento sulla validità del consiglio di assegnare a Roose Bolton il comando della fanteria al posto di un comandante più irruento (quale poteva essere ad esempio Jon Umber) in virtù del fatto che una maggiore intraprendenza, unita ad un'analisi superficiale della situazione e delle scelte da operare sul campo, avrebbero ben potuto condurre la seconda armata del Nord incontro alla disfatta totale. Con Roose Bolton ciò non avviene. Il mio giudizio si basa – banalmente – sul conseguimento del risultato. Il fatto che abbia preservato il più della forza bellica di Forte Terrore a discapito di altre casate, ritengo debba collocarsi su un altro piano, concernente altri aspetti del personaggio.
  9. AGOT, capitoli 61-64. Daenerys VII. Il khalasar di Drogo si è scontrato con quello di khal Ogo in un insediamento degli uomini agnello. Il POV ci dà un primo assaggio degli orrori della guerra: la penna di GRRM si contraddistingue – come al solito – per via della sua narrazione intrisa di realismo, e nel prosieguo non si esimerà dal mettere in evidenza come in tali circostanze l’uomo tenda a dare il peggio di sé. Capitolo che vede una Daenerys abbastanza combattuta, probabilmente in difficoltà anche nei confronti di se stessa. Da un lato non riesce a tollerare gli orrori ai quali assiste, mentre dall’altro è consapevole del fatto che essi siano il prezzo per il Trono di Spade. Di fatti, continuerà a ripetere a se stessa il mantra “io sono il sangue del drago”: in questo caso, però, non riesce a “trattenersi”, finendo per intervenire a favore delle donne fatte prigioniere dal khalasar: il gesto denota grande cuore, portando tuttavia scontento tra le fila dothraki; tra l’altro, la stessa Mirri Maz Duur non si sentirà in obbligo di ricambiare il (sia pur nobile) gesto della Khaleesi. In ogni caso, si tratta di un gesto coraggioso, che le rende onore. In merito alla reazione di Daenerys: in realtà non credo sia rimasta indifferente al massacro, piuttosto mi sembra si sia auto-imposta di indurire il proprio cuore di fronte a tale scempio; non abbiamo la descrizione diretta di uno stato d'animo affranto, è vero, ma a prescindere da ciò mi sembra si percepisca una certa amarezza di fondo. Condivido, ad ogni modo, la considerazione relativa a Mormont: un uomo che pecca di onore. Da notare come khal Drogo, pur cresciuto tra certe usanze, dia retta a Daenerys a dispetto dell’opinione dei propri cavalieri di sangue: è vero che da un lato egli abbia dimostrato una maggiore apertura mentale rispetto ad altri dothraki, ma oltre a questo v’è da sottolineare la grande determinazione di Daenerys, che agisce istintivamente di fronte a quelle persone in difficoltà, nonostante sia consapevole di quali siano le tradizioni dothraki; fondamentale, in questo caso, l’affetto che il Khal prova per lei. Il capitolo si chiude con le preoccupanti ferite di khal Drogo e l’intervento di Mirri Maz Duur. Tyrion VIII. Sulla prima parte. Sostanzialmente condivido l'analisi su Tyrion relativamente all'aspetto introspettivo di tale personaggio. Ed in effetti la chiusura di questa parte del capitolo è emblematica, denotando come veramente Tyrion si senta in soggezione, appunto vulnerabile, durante i confronti con il proprio padre. Ad ogni modo, nei POV di Tyrion, al di là dell'irriverenza, dell'umorismo caustico e, in generale, degli aspetti più "leggeri", si percepisce un substrato di amarezza che tende a emergere con intensità variabile: in questo POV viene fuori in maniera evidente, e si percepisce il peso della grande solitudine (ed implicitamente il dolore, il senso di colpa) che Tyrion si porta dietro. Giungiamo alla battaglia della Forca Verde. Scontro che dimostra come il consiglio di mettere un uomo come Roose Bolton al comando della fanteria in luogo di Grande Jon sia stato, tutto sommato, un buon consiglio. È probabile che un comandante come Grande Jon sarebbe caduto nella trappola ordita da Tywin, basata sul cedimento (intenzionale) dell’ala sinistra dell’esercito Lannister. Errore che Roose Bolton non commette, anzi: nonostante i numeri non faveroli riesce ad uscirne ancora in piedi, dal punto di vista militare. La battaglia conclusa vede gli Stark conseguire il proprio obiettivo (impegnare Tywin Lannister mentre il grosso della cavalleria marcia contro Jaime) riuscendo a mantenere in piedi la seconda armata, sia pur con delle perdite (inevitabili). Per converso, i Lannister non conseguono una vittoria chiave, finendo per ritrovarsi in una posizione non ottimale dal punto dal vista strategico. Altre considerazioni. Viene messo l’accento sulla conflittualità tra Tyrion e il padre. Il gesto di mandare Tyrion con l’avanguardia (che avrebbe dovuto cedere) è emblematico. In ASOIAF, il tema della contrapposizione individuo-famiglia (e della soggettività che, giocoforza, rischia di esserne compressa) è trattato in maniera particolarmente intensa, soprattutto per quanto concerne i Lannister. Il POV offre il primo incontro fra Tyrion e Shae, la quale sembra essere esattamente ciò di cui il Lannister avesse bisogno. Credo ciò vada oltre la sfera sessuale. In questo capitolo traspare in maniera lampante come Tyrion si senta un uomo solo. Non stupisce, peraltro, che egli si senta così solo nonostante la presenza del padre e dei ventimila uomini dell’esercito Lannister. È vero, in questo frangente Tywin paga il proprio narcisismo. C'è comunque da dire che, nonostante non sia il migliore in assoluto, si tratta di un condottiero militare di livello. Per quanto riguarda questa fase della guerra: credo che il fatto che Robb sia riuscito ad aggirarlo non sia dovuto soltanto ad una sottovalutazione dell'avversario da parte di Tywin, o meglio, anche; metterei però l'accento anche sul fatto che Robb – nonostante la giovane età e l'inesperienza (compensata in parte dai suoi alfieri) – finisca per dimostrare, in tale circostanza, di avere la stoffa del grande condottiero. Catelyn X. La guerra tra il Lupo ed il Leone è ormai entrata nel vivo: dopo la Battaglia della Forca verde, assistiamo alla replica degli Stark, alla Battaglia del Bosco dei Sussurri. Un capitolo assai intenso, vivido, coinvolgente: certamente uno dei capitoli chiave di questo primo romanzo e non solo. Il Bosco dei Sussurri porta con sé la prigionia del Leone di Lannister, la rabbia mai sopita di lord Karstark, la prima vittoria del giovane condottiero al quale gli uomini del Nord hanno già attribuito l'epiteto di Young Wolf. La narrazione dal punto di vista di Catelyn è, come al solito, di assoluto livello; nella fase antecedente alla battaglia, poi, narrando i pensieri di Cat, Martin "si lascia andare" a righe intrise di poesia. Da sottolineare come Jaime Lannister, indipendentemente da come la si pensi, sia un combattente formidabile. Condivido la definizione di Achille medioevale. Per quanto agli occhi del lettore possa comunque apparire un personaggio negativo persino in questa circostanza, dove le uccisioni compiute trovano una giustificazione nel conflitto bellico, Jaime dimostra qui di non essere secondo a nessuno per coraggio e valore in battaglia: certo, l'impazienza fa da contraltare, ma l'epiteto di Leone di Lannister mi sembra meritato. P.S. Da sottolineare come ser Brynden Tully sia davvero l'uomo in più per Robb Stark. Fondamentale il lavoro svolto dal Pesce Nero fin dall'arrivo al Moat Cailin. Daenerys VIII. Siamo ormai giunti al climax di AGOT, e – chiaramente – ciò vale anche per questa parte della storia. L'ennesimo capitolo di grande intensità, che si dipana tra l'ineluttabile sorte di Drogo, khal caduto da cavallo dal destino ormai segnato, le tensioni nel khalasar e l'emergere del lato più inquietante di Mirri Maz Duur. Nel capitolo in questione, Daenerys si ostina a sfidare a viso aperto i cavalieri di sangue del Khal, pur consapevole della loro ostilità. Nonostante tutto, siamo di fronte ad un personaggio caparbio, che quando sceglie di seguire il proprio cuore va fino in fondo, costi quel che costi. La principessa Targaryen è cresciuta molto, ma allo stesso tempo in futuro mostrerà delle défaillance: ella diviene più "credibile" come personaggio proprio grazie ai momenti di debolezza, che emergeranno con forza anche più in là. Tra le altre cose, nonostante la pochezza intrinseca, tutto sommato Mormont dimostra un certo pragmatismo in alcune situazioni di crisi. A suo modo, è risultato funzionale relativamente alla narrazione delle vicende di Daenerys. La disperazione – come già sottolineato – è padrona della scena. Unita alla debolezza fisica finirà per portare la narrazione su un piano al limite dell'irrazionale, nelle ultimissime battute.
  10. 1) Vettel 2) Bottas 3) Hamilton 4) Ricciardo 5) Raikkonen R1) Verstappen R2) Perez
  11. Sono favorevole anch'io ad una pausa tra secondo e terzo round.
  12. AGOT, capitoli 57-60. Sansa V. Una corte che è l'emblema di una società corrotta ab imis. La prima cosa di cui Sansa si rende conto è l'ostentata indifferenza dei lord e delle lady, indice di un discutibile valore umano e di una non troppo celata codardia nel salutare la figlia di un presunto traditore. Si sottolinea l'appartenenza di Joffrey alle Case Baratheon e Lannister. Ciò è significativo. Il piccolo satanasso biondo ha un forte legame con la casata di sua madre. In questo, oltre alla possibilità che egli abbia di suo una predilezione per la sua metà Lannister e alla possibilità che ciò sia anche merito di un lavoro psicologico di Cersei, credo possa esser ricompreso anche il fatto di aver avuto un padre come Robert oltre ai pessimi rapporti con Renly. La lunga lista di nomi letta da Pycelle – che colpisce la giovane Sansa – fa ben comprendere come nei Sette Regni vi sia una notevole frammentazione politica. I cognomi sono illustri, e vanno dall'Altopiano a Dorne, dal Nord alle Terre dei Fiumi passando per le Terre della Tempesta, finanche alla Valle di Arryn. Abbiamo poi la destituzione di ser Barristan Selmy dalla Guardia reale. Scelta oltre che discutibile sul piano morale (Barristan non sarà stato integerrimo ma ciò non toglie che in questa circostanza subisca un'ingiustizia) persino sconveniente sul piano politico (penso alle parole di Tywin) e pratico (Selmy potrebbe veramente tagliare i suoi confratelli come burro). In questo episodio, emerge il discutibile valore umano di Cersei, della corte e persino degli altri membri della guardia reale, i quali si uniscono al coro di scherno nei confronti del loro ex comandante ridendo alla battuta di Ditocorto, il quale, dietro la derisione di un cavaliere leggendario come Barristan Selmy, conferma un lato della sua personalità già emerso nei (reiterati) momenti di derisione nei confronti di Eddard. Dopo la destituzione del Lord comandante, il Mastino accetta di entrare nella Guardia, sottolineando in maniera decisa al nuovo sovrano ed ai suoi nuovi confratelli come non abbia intenzione di prestare alcun giuramento di cavaliere. Si tratta di poche righe, che però fanno sentire il peso della figura di Sandor Clegane, personaggio secondario ma di notevole spessore. Ancora una volta, Sansa ripete a se stessa di dover essere forte come la lady sua madre. Riponendo la propria fiducia nella persona sbagliata, il capitolo si chiude. P.S. Da notare come Stannis, dopo le (implicite) preoccupazioni espresse da Tywin Lannister, sia preso sul serio anche da ser Barristan. Eddard XV. Si tratta dell'ultimo capitolo narrato dal punto di vista di Lord Stark. Come sottolineava Jon due settimane fa, ci ritroviamo di fronte ad un uomo allo stremo, fisicamente e – soprattutto – mentalmente. Capitolo che si ricorda per il confronto con Varys e l'aut aut finale, relativo al "confessare" o meno. Il lettore riesce quasi a sentire su di sé parte della sofferenza psico-fisica del personaggio, all'interno di un capitolo comunque molto intenso. Due capitoli più in là, ossia in Jon VIII, maestro Aemon chiede a Jon: «Dimmi, Jon, se un giorno tuo padre fosse costretto a una scelta, l'onore da un lato, quelli che ama dall'altro, cosa farebbe?» In questo caso, l'amore per i propri figli ha la meglio sul senso dell'onore. Il sacrificarsi per cercare di salvaguardare l'incolumità della propria figlia, una ragazzina innocente, è un gesto saturo d'amore. Concordo sul fatto che Varys sia oltre, rispetto a Ditocorto. Disarmante, in ogni caso, la sua franchezza, nonostante il suo essere immerso negli intrighi. Concordo, peraltro, anche sul fatto che nei confronti di Eddard ostenti un rispetto sincero. Sul messaggio: nutro anch'io dubbi sul fatto che potesse essere qualcosa concernente Jon. Ritengo più probabile si trattasse di disposizioni relative all'organizzazione del Nord nell'ottica dello scontro militare con l'Occidente. Catelyn IX. Non posso che concordare. Non erano affatto partiti male. In realtà Catelyn riesce probabilmente ad ottenere il massimo in una contrattazione di certo non semplice. Vero è che forse sarebbe stato più conveniente promettere Robb alla figlia di una casata di maggior peso rispetto ai Frey, dal punto di vista politico. Ma in queste circostanze è chiaro che non ci fossero molte alternative, se non ritrovarsi ad affrontare Tywin Lannister in campo aperto, con tutti i rischi del caso: partita non decisa in partenza, sia per via della vicinanza all'Incollatura, e sia per via del fatto che in ogni caso non sempre i numeri decidono le battaglie (tra l'altro, Tywin dovrebbe avere solo un paio di migliaia di uomini in più di Robb nelle proprie fila); ed è anche vero che gli alfieri degli Stark sono per la maggior parte uomini che sul campo sanno farsi valere. In ogni caso, ribadisco, sarebbe stato molto rischioso. Le Terre dei Fiumi, poi, avrebbero tracollato ben presto. Per concludere, in tema di speculazioni belliche, v'è da dire che un intervento della Valle di Arryn avrebbe potuto essere decisivo. La scoperta di Catelyn dei veri piani di Jon Arryn riguardo al proprio figlio, e cioè la decisione di inviarlo alla Roccia del Drago, è un indizio di un certo peso. Sottolineerei poi l'importanza, per Robb, di poter contare oltre che su alfieri al momento leali ed in ogni caso competenti, su di un uomo come Brynden Tully, che sarà letteralmente gli occhi e le orecchie del giovane Stark durante la campagna nel sud. Robb appare molto determinato, e nella conduzione dell'armata ha un modo di interagire con i propri alfieri che (a Catelyn) ricorda molto il modo di fare di Eddard. Sta crescendo, indubbiamente. Jon VIII. Quando non c'è nulla da temere, il peggiore dei vili può essere coraggioso quanto il più valente degli uomini. E quando non c'è alcun prezzo da pagare, tutti noi sappiamo fare il nostro dovere. Eppure, presto o tardi, nella vita di ogni uomo viene un giorno in cui nulla è facile, un giorno in cui si deve compiere una scelta. Non è necessaria la rilettura perché queste parole di maestro Aemon rimangano impresse. Il capitolo si incentra su due confronti importanti: il primo con il Vecchio Orso, il secondo con maestro Aemon. La prima parte evidenzia la sofferenza interiore – oltre che quella fisica – che affligge Jon in un momento in cui il mondo "esterno" va avanti, suo padre è rinchiuso ed accusato di tradimento e suo fratello Robb marcia a sud per affrontare i Lannister. Chiunque altro sarebbe stato entusiasta del dono di Lungo Artiglio. Jon ha però altre preoccupazioni, che non fanno altro che affliggerlo, in questo momento. I vari sogni confusi in cui tende a mescolarsi anche la figura di Eddard sono emblematici. Allo stesso tempo, Jon riconosce la nobiltà del dono ricevuto. E strappa un sorriso il pensiero che ancor più nobile sia stata la scelta di spedire ser Alliser a sud. Condivido la considerazione di Jon, che mette in evidenza come Mormont sia orma conquistato da Jon. In questo capitolo è particolarmente evidente, seppur già nello scorso POV di Jon si era intuito che il Vecchio Orso nutrisse grandi aspettative e, oltre a ciò, dell'affetto nei confronti del suo nuovo attendente. In questo capitolo il Lord Comandante sottolinea come Longclaw sia la spada di un uomo, e non di un ragazzo, attendendosi da Jon un agire da uomo. Particolarmente significativo il comportamento del corvo di Mormont, come è già stato evidenziato. I suoi interventi non sembrano affatto casuali. Invero, non credo lo siano. Il confronto con maestro Aemon è importante. Come è stato sottolineato, ci ritroviamo di fronte alla vera saggezza. Un confronto di quelli che temprano, che aprono la mente, che aiutano ad acquisire maggiore consapevolezza della propria situazione. Ogni scelta ha un prezzo, e un uomo – inteso come una persona valente – una volta compiuta una determinata scelta, deve quindi essere disposto ad accettarlo. La scelta di fronte alla quale si trova Jon è tremenda, ed il dolore di cui parla maestro Aemon è profondo. A dispetto dei suoi quindici anni, Jon Snow dimostrerà di avere la forza di scegliere, accettando le conseguenze della propria scelta.
  13. E così, siamo giunti alla fine di questa spietata contesa. Comincio dai vincitori. Ha vinto la squadra con più costanza: in testa per quasi dieci turni, non hanno mai visto accorciarsi in maniera considerevole il proprio vantaggio, anzi, lo hanno addirittura aumentato. Banalmente, sono stati i più bravi. Una vittoria meritata. Complimenti alla nobile Casa Stark (che ora offre da bere). Complimenti anche agli altri partecipanti, dai composti Seaworth della leggiadra Lady Dragonsnow, ai membri dell'equipaggio dello Spiedo dei mari, il leggendario vascello arcobaleno al comando del romantico Capitan Joramun. Un plauso anche ai membri del concilio ristretto per aver lanciato l'iniziativa e per averci accompagnato in questi due mesi con i loro indovinelli (più o meno satanici). Tenevo a dire che in caso di vittoria avrei comunque confermato la vostra presenza in ruoli importanti: Seija sarebbe stata la prima donna a ricoprire la carica di Hand of the King; Messere cola celata faccia sarebbe stato nominato Maestro del conio, in virtù delle sue note doti di estimatore; l'araldo Aegon avrebbe ricoperto l'ambita carica di Ministro del Churrasco con delega all'Arturizzazione. E poi, i miei compagni di squadra, a cui vanno i miei complimenti, i miei più sentiti ringraziamenti ed un forte abbraccio. In questi due mesi sono stati fantastici, lottando senza mai mollare, soprattutto nei momenti più difficili, quando nessuno avrebbe più scommesso su di noi. La loro abnegazione, il loro spirito di sacrificio, la loro voglia di lottare mi hanno dato la spinta per dare sempre il massimo. Ad un certo punto, nessuno avrebbe scommesso su una nostra rimonta... ma non avevamo ancora sentito la campana, e abbiamo dimostrato di non essere una squadra scarsa, ma una squadra granitica. Grande cuore e grande risultato collettivo. Orgoglioso di essere stato vostro compagno. Dell'esperienza Blackfyre, che oggi ha termine, porterò un bel ricordo. Grazie, per aver scelto questa squadra. Grazie, per esserlo stato! Assenzio ed erba pipa.
  14. Di seguito le mie impressioni su questo primo round. Clitennestra, Due Blocchi di ghiaccio. Uno scritto che centra il suo obiettivo: lanciare il suo messaggio morale in maniera limpida. Un bel racconto, buona stesura. Mi sembra condivisibile quanto sottolineato da Aegon. Aggiungo soltanto che leggerti è stata una piacevole sorpresa. Hacktuhana, Ghiaccio. Come sottolineato, sei stato ineccepibile dal punto di vista tecnico. È anche vero che la tecnica, da sola, non è sempre sufficiente per "dare un'anima" all'opera. Ma il tuo scritto ce l'ha. Ho dovuto rileggerlo due o tre volte per cercare di farmi un'idea più chiara. Un aspetto che ho apprezzato più della tecnica sono state le immagini evocate dai versi e le sensazioni trasmesse. L'ultima strofa lascia un retrogusto amaro. Personalmente, mi trasmette del tormento, e trovo sia la degna conclusione dello scritto. Aegon il mediocre, Ghiaccio d'estate. Si riscontrano un paio di dati comuni con lo scritto di hacktuhana. Il primo è la tecnica. Il secondo l'aver scelto uno scritto che evochi varie immagini. In quest'ultimo senso, trovo la prima strofa molto evocativa, dei versi vividi, così come quelli della strofa di chiusura. Altro passaggio che mi è piaciuto è stato questo: Galleggia un aeroplano, / veleggia un monopattino, / una rissa fra suonerie / sottofondo alla caffetteria. Esteticamente mi è piaciuta, ed ho apprezzato la stessa idea di riflettere degli spezzoni di vita cittadina nel cubetto. La parte tra la seconda e la terza strofa non mi ha particolarmente coinvolto. Misterpirelli, Regni himalayani. Metterei in evidenza un paio di aspetti: vi sono dei passaggi, nella prima parte, in cui riesci a condurre il lettore all'interno di un flusso di immagini talvolta rapido, ma comunque intenso. Mi riferisco alla parte in cui narri le tre settimane di cammino. Scene molto vivide; il messaggio emerge dal racconto in maniera imperiosa, nel finale. Giusto anche il percorso spirituale del protagonista, che non ha la pretesa di mostrarsi senza dubbi o esitazioni. Significativo credo sia il fatto che sulla chiusura della prima parte prenda in considerazione l'eventualità di un clima avverso, che avrebbe costretto il gruppo a rinunciare al Tilicho. Mi è piaciuta molto la considerazione finale: Realizzai il paradosso. Un paradosso chiamato vita, dove per alcuni, per assaporarne la sua piena essenza era necessario esplorarne i limiti. Poco da aggiungere. Un misterpirelli in grande spolvero. Voto misterpirelli e hacktuhana. Ne approfitto per rispondere al tuo commento, Aegon: intanto, come sempre, ti ringrazio di aver dedicato del tempo per analizzare il testo. Sul fatto di associarlo a qualcosa di preesistente: ti dirò, dopo la pubblicazione mi sono reso conto di come effettivamente lo scritto potesse indurre a fare proprio questa associazione. Per certi versi è strano: stavo completando la stesura di un racconto ambientato nel cuore della Siberia, con in mezzo la tematica della guerra ma vista dalla prospettiva di una donna rimasta sola dopo la partenza del proprio amore... e proprio dai pensieri della mia prima protagonista è nato lo scritto di questo round. È comunque vero che il contesto, il tema e la forma potessero indurre ad associarlo a qualcosa di preesistente. Rifletterò sul tuo appunto. Grazie del commento!
  15. AGOT, capitoli 53-56. Bran VI. Robb ha radunato i vessilli, che accorrono alla chiamata del Lord di Grande Inverno. Il meta-lupo si prepara a scendere in guerra. Si apre con l'arrivo dei Karstark. Si coglie l'occasione per sottolineare come essi abbiano sangue Stark nelle vene. Eppure, Bran ritiene che non abbiano affatto l'aspetto degli Stark, essendo imponenti, minacciosi, i volti coperti da fitte barbe, capelli lunghi oltre le spalle. Ciò potrebbe apparire curioso, ma non dobbiamo dimenticare che gli Stark che Bran (ed il lettore) conosce sono i propri fratelli ed il padre (rispetto al quale i figli – Bran compreso – presentano delle notevoli differenze fisiche, ad eccezione di Arya e Jon, il quale, chiaramente, merita un discorso a parte). «Il valore di un uomo non si misura dalla presenza della parola "ser" davanti al nome.» Le parole di maestro Luwin evocano un tema ricorrente in ASOIAF, rispetto al quale (in un verso o nell'altro) personaggi come Jaime Lannister, Sandor e Gregor Clegane ne sono esempi emblematici. V'è una maggiore consapevolezza di come la vita del ragazzo sia cambiata dopo la caduta, anche se abbiamo – nel corso dello stesso capitolo – degli alti e bassi che forse però, più che di consapevolezza, sembrano riferibili allo stato d'animo di Bran, che finisce per avere momenti di sfogo in presenza di Luwin. Emblematico che – rispetto al fatto di essere deriso – pensi: "Che facciano pure". […] Nella sua stanza non c'era nessuno a deriderlo, ma lui non avrebbe trascorso l'esistenza a letto. La seconda parte si apre con alcune riflessioni di Bran, focalizzate sul suo rapporto con gli Antichi Dei, gli dei di suo padre. Emblematico come egli trovi conforto nei profondi occhi rossi dell'albero del cuore. Allo stesso tempo, con il senno di poi, lascia un senso di amarezza la preghiera del piccolo Stark. «Vi prego, fate che Robb non vada via. […] Vi prego, fate che rimanga. O se deve andare, fate che ritorni a casa sano e salvo, assieme a nostra madre, a nostro padre e alle ragazze... e fate anche che il piccolo Rickon capisca.» Si sottolinea come Rickon sia diventato più selvaggio di una tempesta d'inverno al momento di apprendere la notizia della partenza di Robb. Rickon rappresenta di certo uno Stark atipico rispetto a quelli che Martin ci fa conoscere in ASOIAF, ma nonostante tutto è forse – potenzialmente – il più vicino ai canoni degli Stark di un tempo. Brandon Stark (fratello di Eddard) rappresenta forse l'esempio più recente dei caratteri degli Stark dei tempi che furono. Rickon è un bambino, però non nascondo che le scelte che Martin potrebbe operare tendono ad intrigarmi non poco, anche alla luce dei caratteri evidenziati. Tra l'altro, il fatto che sulle sue tracce sia stato messo Davos Seaworth rende tutto ancor più interessante . Capitolo che ci dice diverse cose anche per quanto riguarda Robb Stark, un ragazzo che pur in mezzo a qualche incertezza dimostra di essere cresciuto molto. «Non voglio andare» aveva risposto Robb scuotendo con decisione il capo. «Devo andare.» Viene evidenziata maggiormente la dicotomia Robb il fratello/Robb il lord. In particolare, per Bran il secondo è sostanzialmente un estraneo. Il fatto che Robb ceda a dei momenti di sfogo con il fratello più giovane non lo sminuiscono, rendendolo semplicemente più realistico. E in fondo, la scena dell'assalto di Grey Wind nei confronti di Grande Jon è l'ennesima riprova che quando un uomo ha paura può essere coraggioso. Facendosi coraggio in un momento di grande paura, Robb conquista la lealtà di Grande Jon, seppur in maniera poco ortodossa (v'è da dire, però, che probabilmente lo stesso Grande Jon è un personaggio sui generis). Insomma, il giovane erede di Eddard Stark riesce a mettere da parte le proprie paure e le proprie incertezze, conquistando passo dopo passo i lord del Nord. Sarà dopo il Bosco dei Sussurri e la vittoria su Jaime Lannister, che essi gli riconosceranno un vera e propria leadership. In questo capitolo lo mettono più che altro alla prova, e non trovo nulla di strano nella richiesta di Roose Bolton di assumere il comando militare. Sulla lettera di Sansa (rectius: Cersei) ho trovato significative le parole di Bran. «Ha perduto la sua lupa.» Segue poi il racconto del ritorno delle ossa di Lady a Grande Inverno, un grande gesto da parte di Eddard. Ci viene raccontata l'inumazione della giovane meta-lupa e la reazione dei suoi fratelli, accecati dal dolore. La scena è tremenda, struggente, di un'intensità che si fa ricordare all'interno del romanzo. Fra le altre cose, curiosa l'affermazione di Osha nel momento in cui parla a Bran degli Estranei. Ella afferma: «Noi del popolo libero... noi ricordiamo.» Il capitolo si chiude con l'addio a Robb, che guida l'esercito a sud per affrontare Tywin e Jaime Lannister. Ribadisco che nonostante i momenti di debolezza, Robb Stark dimostra un coraggio immenso. PS. da notare come Bran contempli l'opzione Theon Greyjoy per il comando dell'esercito del Nord. Sembrerà un'ipotesi poco realistica, eppure anche in Catelyn VIII verrà fatto nuovamente cenno a questa possibilità. Daenerys VI. Il capitolo successivo alla morte di Viserys. Si apre con il botta e risposta tra Daenerys e Drogo sull'opportunità di attraversare il Mare Stretto per riprendersi il trono appartenuto alla sua stirpe. Per ora, Drogo è decisamente orientato per il no. Il dialogo successivo, quello con Jorah, mette in luce un aspetto curioso. Mormont parla di tornare a casa. Ma giustamente Daenerys pensa che egli una casa dove tornare l'abbia, e cioè l'Isola dell'Orso, chiedendosi quale invece sia la sua, di casa. Allo stesso tempo, però, la Khaleesi sente dentro di sé di dover tornare nel Continente Occidentale, riprendendosi il Trono di Spade (in questo frangente, per metterci suo figlio Rhaego). È interessante in tal senso la riflessione dell'ultima principessa Targaryen. "Se io non fossi il sangue del drago, questa potrebbe essere la mia casa" […] Per qualsiasi donna, tutto questo sarebbe stato più che sufficiente... ma non per il drago. Viserys non c'era più, e adesso era lei l'ultima rimasta. In assoluto. Daenerys Targaryen, Nata dalla Tempesta: seme di re e di conquistatori. Anche la vita dentro di lei era dello stesso seme. Non doveva dimenticarlo. Segue la visita al Mercato Occidentale, dove l'attentato a Daenerys viene sventato da un ser Jorah ormai rapito dal fascino della Khaleesi. Verso la conclusione, il gesto di appoggiare le uova di drago all'interno del braciere è un chiaro segnale di avvicinamento a quello che avverrà nell'epilogo. Gesto che Daenerys compie per istinto, senza nemmeno sapere perché. Come non c'è una spiegazione chiara, del resto, dietro alla nascita dei tre draghi dalla pira funebre di khal Drogo. Si chiude con la solenne promessa di Drogo di donare i Sette Regni al proprio figlio Rhaego. Altra scena potente, intensa. Drogo aveva già dimostrato di non essere un dothraki comune, tant'è che anche Daenerys si rende conto della sua maggiore apertura, ma in questa promessa c'è qualcosa di straordinario. Catelyn VIII. Cat incontra il figlio Robb lungo la Strada del Re, presso il Moat Cailin. Al pensiero di sapere che Robb stia guidando un esercito ha una reazione di paura, ma anche di orgoglio. Ed è evidente anche ai suoi occhi come il proprio figlio sia cresciuto. "Mio figlio sta guidando un esercito in guerra" […] Un anno prima era solo un ragazzo. Cos'era diventato adesso? Intanto, a sud, i combattimenti sono già iniziati. Altre considerazioni. Roose Bolton non perde tempo nel domandare a Catelyn di Tyrion Lannister. Indipendentemente dai sospetti alimentati con il senno di poi, il Lord di Forte Terrore dimostra di essere un uomo abile. Theon, nel momento in cui i lord lasciano la sala, rimane. Questo è significativo. Sempre su Theon: viene citato per la seconda volta come possibile comandante sul campo dell'esercito del Nord, seppur Catelyn ammetta che non sarebbe stato la sua scelta. Catelyn cita la triste sorte dei figli di Rhaegar per far capire a Robb di cosa i Lannister sarebbero capaci in caso di esito favorevole della guerra. La reazione di Robb è emblematica, e denota come effettivamente si sia di fronte ad un vero Stark (per citare Grande Jon), nel senso che tenendo in considerazione l'opinione di Eddard in merito a quella triste storia e la reazione di Robb (che un momento prima si era mostrato indeciso) possiamo affermare di ritrovarci di fronte al figlio di Eddard Stark. Nei giovani occhi del figlio Catelyn vide la paura ma anche la forza. «Allora non sarò sconfitto.» Robb comincia poi a mostrare le sue doti di condottiero. Alla fine trae il meglio dai piani dei Glover/Karstark e da quelli degli Umber, elaborando un piano rispetto al quale viene difficile ipotizzare scelte migliori. Due parole riguardo al consiglio di Catelyn sul comando della fanteria. Se con il senno di poi il nome di Roose Bolton farà storcere il naso a molti, è anche vero che sulla carta si tratta di uno dei migliori comandanti a disposizione di Robb per affrontare una situazione di questo tipo. Tyrion VII. Breve capitolo, in cui Tyrion giunge all'accampamento Lannister assieme agli uomini dei clan delle montagne. Nel dirigersi all'accampamento, Tyrion fa una breve riflessione sull'eccesso di partecipazione nei consigli per quanto riguarda gli uomini dei clan. Il Lannister trova assurda l'opinione che la voce di ciascun uomo dovesse essere udita in consiglio, per cui discutevano qualsiasi cosa all'infinito. V'è un passaggio importante, all'interno del POV, per quanto concerne il rapporto di Tyrion con il padre (e forse con se stesso). Quando aveva su di sé gli occhi del padre, diveniva dolorosamente consapevole di tutte le proprie deformità e deficienze fisiche. Tywin ha enormi responsabilità per quanto riguarda le sofferenze del figlio. D'altro canto, qui è evidente come al di sotto dell'armatura sia talvolta difficile riuscire a rimanere indifferenti rispetto a certe situazioni, in questo caso di fronte al proprio padre, che in ogni occasione ha fatto pesare a Tyrion il fatto di essere un nano e, nondimeno, di aver causato morte di Joanna. Paradossalmente, Tyrion è il figlio che più gli somiglia. Tywin, in questo POV, sottovaluta Robb, il quale riuscirà invece a beffarlo. Non nascondo che sarebbe stato interessante assistere ad uno scontro sul campo tra i due. In chiusura, viene evidenziata la capacità di Tywin nell'adattare la propria abilità diplomatica con gli uomini dei clan delle montagne, convincendoli a scendere in campo dalla parte dei Lannister.