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Il Lupo di Angband

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  1. Mi sa di sì!!! Adesso l'idea di una Raventree Hall protagonista nei prossimi volumi è ancora più sensata però!!
  2. Mi sembrava di ricordare che la madre di Hoster e Brynden Tully fosse una Blackwood, però in effetti spulciando l'albero genealogico non risulta. Riguardo Acreacciaio mi sono spiegato moooolto male: intendevo l'attuale Compagnia Dorata, che potrebbe avere una simpatia per la casata Bracken vista la discendenza del fondatore dell'esercito mercenario. Comunque mi sembra doveroso ridimensionare il significato di "snodo cruciale": ovviamente neanche io intendevo "fondamentale per gli eventi delle Cronache"! Volevo solo rimarcare il fatto che i richiami che di tanto in tanto appaiono per tutte le Cronache e i piccoli misteri (anche di localizzazione) che avvolgono Raventree Hall secondo me potrebbero voler preparare le casate a nuovi eventi nei prossimi volumi, sia per quanto riguarda la futura Danza dei Draghi che per quanto riguarda Bran.
  3. Poi adesso inizieranno anche i playoffs di football...
  4. Per festeggiare i 10 giorni online nel forum apro questa nuova discussione della quale forse nessuno sentiva un gran bisogno! All'interno delle Cronache, a più riprese, viene posto l'accento sulla rivalità ancestrale tra i Bracken di Stone Hedge e i Blackwood di Raventree Hall. Pur essendo piccole comunità per certi versi molto simili tra loro (ricordano le dispute medievali/rinascimentali tra alcuni Comuni confinanti), cosa che giustificherebbe una considerazione marginale di queste casate da parte del lettore, presentano di contro delle peculiarità che potrebbero rivelarsi di più ampia portata sia sul versante Targaryen vs. Blackfyre che per lo scontro tra Ghiaccio e Fuoco. Ecco alcuni elementi a favore di un ruolo di una qualche importanza dello scontro tra le due casate: - La discendenza di Acreacciaio dai Bracken e del Pesce Nero dai Blackwood, che potrebbe portare a una resa dei conti o a una riappacificazione delle due casate (a seconda dell'evolversi della vicenda Young Griff/Daenerys). - Lo schieramento contrastante delle due casate sia ai tempi della Conquista di Aegon che nella Danza dei Draghi. - Appartenenza dei Blackwood al culto degli Antichi Dei e presenza a Raventree Hall di uno dei pochi Alberi-diga, seppur avvelenato, a Sud dell'Incollatura (potrebbe far comodo a Bran). - Spoliazione (in ADWD) da parte dei Bracken di alcune terre in possesso dei Blackwood che preannuncia nuovi sviluppi a breve/medio termine. Che ne pensate?
  5. BREVE STORIA TRISTE Domenica mattina. A un Lupo, per caso, viene in mente che l'ultima volta che si era aggiornato su questo forum risaliva più o meno alla data di rilascio del "capitolo controverso" di Sansa. Questo Lupo entra nella discussione riservata a TWOW con grandi speranze. Il thread è passato da 150 a 243 pagine ma la situazione è identica a circa un anno fa. FINE
  6. 2. La traversata Uno, due. Il piede sinistro affondava nella neve fresca al centro della stretta valle che si snodava tra le creste delle montagne torreggianti contro il cielo terso. Uno. Lo scarpone destro con un lento movimento ormai meccanico superava di una spanna l'altro scomparendo anche lui all'interno di quella coperta bianca. Due. Uno; Due. L. aveva iniziato la sua marcia che ancora quel Sole pallido non si era ancora alzato; durante quella gelida notte era riuscito a dormire a tratti, svegliato dai morsi del freddo e da sussulti di paura. La prima volta che si era svegliato si era tolto gli scarponi e aveva avvolto i piedi nel maglione rosso strappato, strofinando i piedi l'uno contro l'altro e muovendo le dita per non farle congelare. Si era addormentato e ridestato un altro paio di volte quella notte, ma pareva che le tenebre non si sarebbero dileguate mai più. Con i primi chiarori dell'alba, ancora tremante, aveva deciso di incamminarsi verso nord seguendo il disegno della costa. Sperava di trovare un villaggio con camini fumanti, ma avrebbe apprezzato anche la vista di un eremo di un qualche missionario strampalato. Dopo un'ora di cammino gli era parso di rimanere fermo al punto di partenza: a sinistra il mare immutabile col suo andirivieni di onde, a destra picchi montuosi grandi e piccoli, ma tutti invariabilmente bianchi con chiazze nere là dove la roccia scoscesa impediva alla neve di posarsi; sotto ai suoi piedi solo rocce e scogli, intervallati di tanto in tanto da piccole spiaggette di sassi scuri che rendevano il suo passo ancora più pesante e faticoso. Ogni tanto si portava la bussola sotto gli occhi: l'ago puntava ancora con tenacia verso est ma L. continuava il suo percorso a nord con il mare a fianco. Il Sole completò un quinto del suo arco e alla vista di un valico meno impegnativo sul pendio a destra finalmente quel mucchietto d'ossa infreddolite decise di virare istintivamente verso le montagne, per giocarsi la sua ultima carta di salvezza. Uno. Due. Ormai il mare si era nascosto dietro i rilievi che L. aveva superato con fatica e da qualche tempo non sentiva il tuono delle onde neanche quando il vento soffiava da ovest; il tiepido Sole intanto aveva percorso metà del suo cammino quotidiano. Segui l'Ago e perditi. "Perso mi son perso. Se non altro non proverò rimorsi per non aver seguito questo sciagurato consiglio!". Aveva deciso di procedere seguendo le curve sinuose delle valli anche quando andavano in direzione opposta all'ago di quella sottospecie di bussola per poi svoltare verso est appena vedeva un passaggio o un valico che gli avrebbe consentito di non sprecare quel po' di energie che gli erano rimaste. Durante la marcia, oltre a gambe e braccia, era riuscito a scaldare anche un po' la materia grigia del suo cervello e da alcune congetture era riuscito a comprendere un po' meglio la geografia di quella landa desolata. Sicuramente si trovava nell'emisfero australe (aveva visto la Croce del Sud) e a una latitudine piuttosto bassa visto che il Sole era piuttosto schiacciato sull'orizzonte e data l'assenza pressoché totale di alberi e cespugli. Almeno per quanto riguardava belve feroci doveva quindi essere al sicuro! Il fatto che la terraferma non fosse coperta totalmente di neve a quelle latitudini, specie sulla costa, lo aveva poi assicurato sul fatto che non fosse inverno, il che aumentava le probabilità di incontrare gente in un villaggio di pescatori stagionali o di imbattersi in una spedizione scientifica; per questo L. aveva inizialmente deciso di non marciare verso l'interno. Più per istinto che per una qualche motivazione logica era giunto però poi anche alla conclusione che doveva trovarsi su un'isola dei Mari del Sud e quindi forse, seguendo l'ago e sperando in un'isola di modeste dimensioni, avrebbe dovuto raggiungere la costa est e quella che sperava essere la sua salvezza. L. superò l'ennesimo passo, vicino alla vetta più alta che aveva visto su quella terra inospitale; in cima si guardò tutt'intorno: il tramonto era prossimo e tutt'intorno non c'era che neve e roccia, grigio e bianco. Si preparò mentalmente per la seconda notte di bivacco all'addiaccio. La seconda notte fu anche peggio della prima: per prima cosa non era riuscito a trovare un riparo adeguato come quello della sera avanti e aveva dovuto dormire praticamente alla mercé del vento che sferzava, se possibile, con ancora maggior forza le valli tra le montagne e che spruzzava sul viso e il sacco a pelo di L. neve e ghiaccio, tanto che dovette alzarsi un paio di volte per scrollarsi di dosso quella che stava diventando ormai più che una bianca coperta aggiuntiva. Le dita dei piedi si muovevano sempre più a fatica e anche quelle delle mani iniziavano a risentire del gelo polare. Solo il calore della bussola, che L. si era passato a intervalli su piedi e mani, aveva evitato la cancrena delle dita degli arti. Inoltre rimaneva solo una scatola di carne e L. aveva dovuto combattere contro i suoi istinti per rinunciare a mangiare d'un fiato anche l'ultima razione rimasta. Anche il suo vigore mentale nel frattempo si infiacchiva e aveva smesso di farsi domande sul perché era finito su quel maledetto scoglio in mezzo al mare. Il mattino non poté fare a meno di mangiare la metà dell'ultimo pezzetto di carne rimasta e poi partì di nuovo verso la direzione segnata dalla bussola senza neanche più la forza di pensare che avrebbe potuto non essere la direzione della salvezza, ma solo la tragica burla di un ago impazzito. Uno. Due. Se ne stava per andare anche il secondo giorno in mezzo alle cime grigio-bianche e sotto un cielo che aveva iniziato a coprirsi di nuvoloni bianchi. Fu solo verso la fine della giornata che un avvenimento ruppe la monotonia della marcia che sembrava ormai destinata a finire con la morte di L.. Stava effettuando l'ennesimo valico su un pendio scosceso quando istintivamente il suo sguardo venne richiamato alle sue spalle: neve, roccia e vento. Poi le vide: due sagome dello stesso colore del paesaggio si muovevano quasi impercettibilmente qualche miglio più a nord, su una valle che aveva percorso giusto qualche ora prima. "Uomini! Hanno seguito le mie tracce e stanno venendo a prendermi!" Agitò le braccia contro il cielo e gridò con tutta la forza che aveva in corpo. Di colpo vide i due puntini in lontananza fermarsi e sentì su di sé i loro sguardi. Non udì nessuna voce in risposta; dopo qualche attimo vide quei corpi muoversi di nuovo. "Qualunque cosa siano, mi stanno seguendo" pensò mentre con ritrovato vigore ricominciava a muovere i suoi passi verso est, poco convinto di avere a che fare con esseri umani. "Animali non dovrebbero essere. Volpi artiche e orsi polari non ci sono a sud!", ma ormai non era sicuro più neanche di essere nell'emisfero australe e un sottile strato di paura cominciò a entrargli nelle ossa ancora più del freddo. Per la terza volta vide il Sole calare e lasciare il posto all'oscurità. Quella terza notte si affacciò sulla volta del cielo anche una piccolissima falce di luna. "La falce della morte" pensò L. "che mi avrà entro domani per fame o freddo. Poi diventerò il pasto di quelle maledette bestiacce che mi stanno alle calcagna! Se non mi avranno raggiunto prima...". Quella sera decise che avrebbe lasciato accesa la lampada fino a consumare tutto l'olio. Finì quel mezzo pezzo di carne che era rimasto e cercò di riposare. Ci riuscì, ma solo per qualche minuto, dopodiché fame e paura ebbero il sopravvento e impedirono ai suoi occhi di abbracciare l'oblio del sonno. Tirò fuori dai pantaloni la bussola che emanava ancora un discreto tepore, e ne rilesse i versi in francese sul retro. La rigirò e fissò l'ago testardo che indicava l'est. "A costo di morire in un crepaccio o cadendo da una roccia, non rimarrò qui a soccombere senza lottare". Raccolse le sue cose e si mise il sacco in spalla e con la lampada a olio in una mano e la bussola nell'altra iniziò la sua marcia verso tenebre. Quando la luce riapparve tra le montagne aveva percorso a malapena qualche centinaio di metri, però grazie al movimento era riuscito a non congelare. La fiammella della lampada a olio si era spenta proprio mentre il cielo stava cambiando colore, dal nero al viola; ripose la lampada nel sacco e continuò quel disperato cammino. Appena il Sole fu abbastanza alto da riuscire a illuminare anche la valle dietro a lui si voltò per cercare con lo sguardo i suoi compagni di marcia: li vide dopo qualche momento su un pendio verso nord-ovest ma stavolta erano molto più vicini. "Hanno coperto la metà della distanza che li separava da me. Fame, freddo e quelle belve stanno facendo a gara e il premio in palio è la mia vita!". Ogni passo era diventata una fatica colossale e L. era ormai allo stremo. Salì l'ennesimo pendio di roccia e neve e intanto continuava a girarsi verso i due predatori dietro di lui offrendo il suo volto al vento tagliente. Riuscì comunque a vedere gli animali dietro di lui, oramai a una vallata di distanza. Capì che erano felini di taglia medio grande, dal pelo biancastro con macchie scure. "Felini qui! Impossibile!" pensò L., anche se ormai più niente doveva sembrare più impossibile ai suoi occhi, dopo essersi trovato catapultato in un deserto di ghiaccio senza nessun ricordo di se stesso. "Ma dovranno sudare per avere la...". D'un tratto un sorriso esausto si allargò sugli angoli della sua bocca. Sulla cima dell'ennesimo valico gettò uno sguardo verso il basso: alle pendici della cresta appena conquistata le rocce andavano diradandosi per lasciare il posto a una piccola distesa di spiaggia ghiaiosa. Qualche metro più avanti un gruppo di baite di legno accoccolate attorno a un molo anch'esso in legno. E di fronte, tonante e minaccioso, il mare. Uno. Due.
  7. Grazie Hack! Eco è sicuramente un punto di riferimento ma più a livello di affinità di concetti che per trama e personaggi; il Pendolo di Foucault non c'entra troppo con questo scritto. Al massimo potrebbe essere un brutto lontano parente della Torre Nera di King! Appena ho un po' di tempo finisco il 2° capitolo e lo pubblico!
  8. Salve a tutti! Scopro solo ora che siete in molti a scrivere poesie e racconti; in fremente attesa dell'apertura di un nuovo Contest di Scrittura Creativa ho deciso quindi di pubblicare per la prima volta un mio racconto e sarei curioso di sapere che ne pensate di questo mio breve scritto. Saluti dal Lupo di Angband!! 1. La Bussola di Chauchat Aprì gli occhi e il vento pungente sferzò il suo viso con violenza. Appena sopra la linea dell'orizzonte una pennellata di ocra aveva tinto il cielo e la luce stanca andava a tuffarsi negli abissi di quel mare nero. "Il Sole sta tramontando o è l'alba di un nuovo giorno?" Spostando lo sguardo dalla parte opposta vide le creste delle montagne cariche di neve confondersi con una tonalità intensa di indaco che verso l'alto veniva inghiottita dal nero più cupo. L'uomo si trovava sulla punta più estrema di una lingua di roccia dove la neve era presente a tratti, lunga occhio e croce mezzo miglio; la piccola penisola poi curvava dolcemente verso le montagne formando una baia, e su un costone di roccia perfettamente liscio poteva scorgere da lontano quello che poteva essere uno sparuto gruppetto di foche. Dopo questi primi attimi di spaesamento, subito si affacciarono con prepotenza delle domande nella mente dell'uomo: "Dove sono? Come sono finito su questo deserto di basalto, neve e acqua?" E soprattutto "Chi sono!?" Una paura terribile si impadronì dell'uomo, ma non riuscì a sopraffarlo del tutto e dopo qualche istante la ragione tornò a prendere il controllo di quel corpo intirizzito in balia del vento. Innanzitutto si accorse che ciò che non riusciva a ricordare riguardava solamente se stesso; d'altro canto era riuscito però a classificare quei pinnipedi come foche e aveva subito scorto nel firmamento quel disegno composto di cinque stelle che la sua memoria riconobbe come Croce del Sud. I suoi occhi nel frattempo si posarono su un consumato sacco di juta chiuso da due giri di spago adagiato ai suoi piedi. Decise che dentro quella borsa avrebbe trovato risposta ad alcune almeno delle sue domande e in meno di dieci secondi le sue mani, seppure coperte da ingombranti guanti di pelo d'orso, liberarono il sacco e si tuffarono nel suo contenuto: emersero prima tre scatolette di carne salata e un pacchetto di fiammiferi ormai quasi completamente scolorito. Ne erano rimasti una trentina. Mano a mano tirò fuori altri oggetti: una lampada a olio che una volta scossa si rivelò piena quasi per metà; un cucchiaio di legno, un coltellaccio alloggiato in un fodero di cuoio, un maglione rosso di lana con un grosso strappo sul davanti all'altezza del pettorale destro, un sacco a pelo sgualcito imbottito di lana anch'esso, una matita. Tutta roba che lo avrebbe aiutato a sopravvivere in quella landa desolata per due giorni o tre al massimo. Contava di trovare in quella borsa almeno una mappa geografica e aveva desiderato con tutto il cuore di imbattersi nella copertina consunta di un diario che gli rivelasse almeno parte del suo passato. La realtà gli aveva crudelmente ricordato, se anche di questo si fosse dimenticato, che le speranze degli uomini il più delle volte erano fatte per essere fatte a brandelli dal corso degli eventi. Alzò di nuovo gli occhi al cielo e un paio di strattoni di vento gelido gli imposero di abbassare la testa e di coprirsi con un braccio il viso che la sua cuffia non riusciva a tenere al riparo. La corrente d'aria, placatasi per qualche istante, gli permise di notare che la luce, dapprima fioca, stava per scomparire del tutto e ormai sull'orizzonte marino si poteva intuire solo qualche sfumatura rosso-violacea. "Così è il tramonto. Sarà meglio trovare un posto meno esposto dove passare questa lunga notte. Forse la mia ultima notte...". Si caricò sulle spalle il sacco di juta e cominciò a camminare sulla lingua di terra in direzione delle sagome ancora visibili delle montagne; lì avrebbe forse trovato un riparo di fortuna in qualche anfratto naturale. Un passo dopo l'altro, spinto all'indietro dal vento pungente che lo rendeva incapace persino di rimuginare sull'incredibile situazione in cui l'uomo si era trovato suo malgrado, era giunto a fatica vicino al costone di roccia, ora deserto, dove dapprima aveva visto le foche. Lì il pendio iniziava a salire meno bruscamente verso l'alto e nella penombra intravide una concavità fra due rocce che sembrava essere in grado di ospitare un giaciglio improvvisato. Iniziò la scalata tra sassi e neve e prima che tutt'intorno a sé diventasse tenebra era sdraiato nel suo rifugio. Era una notte senza luna ma il cielo stellato pulsava e mandava barbagli. Intorno a lui solo l'assordante tuonare del mare. Aveva scansato e ammonticchiato da una parte, con gli scarponi che aveva i piedi, la neve trovata ai piedi degli speroni di pietra e se ne stava supino in mezzo a quel rifugio naturale dove il vento riusciva a penetrare con minor forza. Accanto alla propria testa la lampada a olio emanava una luce debolissima, ma all'uomo quella fiammella riscaldava il cuore e rinvigoriva le sue speranze di salvezza. Non riusciva però a capacitarsi del fatto che non riuscisse a ricordare niente del suo passato. All'inizio pensò a una perdita di memoria momentanea dovuta magari agli stenti del viaggio che probabilmente aveva dovuto affrontare per arrivare in quel luogo dimenticato da Dei e uomini e all'inclemenza degli elementi naturali tutt'attorno. Così si rifocillò: aprì una scatola di carne salata, la prese con le mani, succhiò, morse e deglutì. La carne era dura da staccare e molto salata, tanto che dopo quattro o cinque bocconi prese con i guanti un mucchietto di neve dal monticello che aveva formato prima di stendersi e alleviò l'aridità della bocca e delle labbra. Continuò il pasto e terminò il tutto con un altro pugno di neve. I suoi ricordi non riaffiorarono neanche dopo la cena e l'amarezza andava sostituendosi alle iniziali speranze di salvezza. "Mi rimangono due scatolette di carne, una ventina di fiammiferi e questa lampada. Altri due giorni in questo posto infame e diventerò la cena di foche e gabbiani". Stava per spegnere la fiammella della lampada per cercare di riposare e per conservare un po' di quell'olio prezioso, quando sentì il contatto di un oggetto all'interno dei suoi pantaloni. Sbucò fuori dal suo sacco a pelo incurante del gelo e si accorse per la prima volta, alla luce della lampada, che i suoi pantaloni avevano due tasche. La sinistra era vuota e pure bucata; nella destra sentì il profilo di un oggetto tondo largo il palmo di una mano. Si sfilò con riluttanza un guanto per poter estrarre più facilmente l'oggetto e al tatto capì che doveva essere qualcosa di speciale. L'oggetto era metallico ma al tocco sentì un calore intenso e anormale, soprattutto a quelle temperature. Lo tirò fuori: era una bussola! La avvicinò alla lampada a olio per osservarla meglio: la cassa era di un metallo scuro che non sapeva identificare con precisione ma che assomigliava al piombo. Anche il peso poteva avvicinarsi a quello del piombo. All'interno del quadrante però la bussola appariva strana. Non era divisa nei classici punti cardinali. Più precisamente, non era divisa affatto! Sul piatto del quadrante, dello stesso metallo della cassa, vi erano delle incisioni che al primo impatto l'uomo giudicò scarabocchi, ma che a ben vedere rappresentavano indeterminate figure sovrapposte. L'uomo girò più volte l'aggeggio per capire quale fosse la posizione normale della bussola; ci riuscì solo dopo qualche tentativo quando finalmente riconobbe un piede, una corona e un fiore, uniche figure comprensibili perché poste sulla parte più esterna del quadrante (dove si intersecavano meno linee), poste rispettivamente in basso a sinistra (dove si sarebbe dovuto trovare il SudSudOvest), in alto e sulla destra. Alla luce della lampada non potevano passare inosservati i riflessi di piccolissimi rubini e smeraldi sparpagliati per il quadrante. Sotto al vetro l'ago argenteo puntava sicuro e fermo al di là delle montagne ma certamente non puntava il Nord: triangolando la posizione della Croce del Sud con il punto in cui il Sole era tramontato, la bussola indicava pressapoco l'Est. L'uomo girò la bussola ed ecco un'ulteriore sorpresa: altre incisioni, stavolta nitide e scritte in un francese un po' oscuro: Per Sapere occorre Dimenticare. Per Dimenticare è necessario Sacrificare. Per Sacrificare bisogna Credere. Segui l'Ago e perditi. L. Chauchat Ecco qualche informazione che poteva risultare utile per capire chi era. Si prese del tempo per decifrare quella sciarada ma alla fine si soffermò più che altro su quello che con tutta probabilità doveva essere un nome: quindi era lui L. Chauchat? "O forse potrei aver rubato questa bussola al legittimo proprietario. Per quel che ne so le incisioni potrebbero essere versi di una poesia e quello sotto il nome dell'autore". Le possibilità erano infinite. Per il momento comunque decise che si sarebbe appropriato di quel nome, "L", giusto per sapere come rapportarsi con se stesso! Segui l'Ago e perditi. Aveva scelta? L'unica opzione sensata, nella sua insensatezza, era credere nel funzionamento di quella bussola apparentemente smagnetizzata e sperare che lo avrebbe portato in qualche modo in salvo. L'altra opzione era comunque quella di vagare casualmente tra quell'ammasso indistinto di roccia e neve in attesa della propria morte per ipotermia, per fame, o a causa di qualche belva che non era del tutto escluso si potesse aggirare da quelle parti. Inoltre tra i tanti oggetti di cui si era scoperto possessore, quello era l'unico che aveva trovato in tasca. Forse perché il più importante; o forse solo perché una bussola era più comodo averla sempre a portata di mano per consultarla. Posticipò la scelta definitiva sul da farsi alla mattina seguente. Gli occhi erano pesanti e L faticava a tenerli aperti. Spense il lumicino, si rinchiuse dentro il sacco a pelo e scivolò quasi istantaneamente in un sonno senza sogni.
  9. Simpatia portami via! P.S. comunque non male la copertina! http://grrm.livejournal.com/450916.html
  10. http://grrm.livejournal.com/447919.html?thread=22807215#t22807215 Niente di nuovo, ma se non altro abbiamo la conferma che Martin sta dando la precedenza ad ASOIAF su tutto il resto!
  11. Ti ha appena risposto Martin sul suo blog: Tra l'altro ha anche ridimensionato e precisato le notizie su un eventuale film post-GoT: http://grrm.livejournal.com/446429.html
  12. Ecco alcune conferme e alcuni piccoli indizi sull'uscita di TWOW che possiamo leggere tra le righe di questa intervista rilasciata da Martin al Dailystar dopo la vittoria degli Emmys 2015 riguardante un eventuale film su ASOIAF: http://www.dailystar.co.uk/showbiz-tv/hot-tv/466998/Exclusive-Game-of-Thrones-Movie http://blog.screenweek.it/2015/09/george-r-r-martin-ci-sara-un-film-di-game-of-thrones-ma-non-saro-coinvolto-472387.php ( articolo in italiano in riferimento al precedente) Analizzando in breve l'articolo: - Martin non parteciperà alla realizzazione del film perché troppo occupato dalle stesure di TWOW e ADOS ed è ormai intenzionato ad arrivare alla fine della saga in tempi decenti: - Benioff ha praticamente confermato che il finale della saga combacierà in larga parte con il finale della serie: Il film comunque dovrebbe uscire dopo la serie (che non sarà di più di 10 stagioni). Dato che siamo alla 6a stagione di GoT e visto che Martin vuole tirarsi fuori dalla realizzazione del film per scrivere i libri rimanenti, ciò vuol dire che Martin è sicuro al 100% che la saga non verrà finita prima di 4/5 anni (conferma a quello che quasi tutti noi immaginavamo, a parte qualcuno che ipotizzava un ADOS praticamente già scritto visto che la parte finale della saga doveva essere quella con meno nodi da sciogliere!).
  13. Ma l'8 agosto di quale anno dovrebbe uscire la news, non ho ben capito..
  14. Sinceramente non so se sia una bufala o meno (cliccando sulla fonte l'intervista non appare), comunque io posto lo stesso l'articolo: http://www.melty.it/game-of-thrones-the-winds-of-winter-nuove-dichiarazioni-di-martin-a168598.html In attesa del capitolo di domani (si spera!)
  15. Per quelli che credono ancora in un lieto fine dopo l'incontro con gli editori: http://grrm.livejournal.com/436780.html?thread=22220588#t22220588
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