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Angorian

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  1. Aggiungo anche, sulla questione dei figli, una piccola precisazione che mi è venuta in mente dopo: anche io mi sono spesso domandata perché fosse stato così poco presente coi figli, ma sull'affetto quasi inesistente riservato a Joffrey, aggiungo che anche io, se mio figlio squarciasse il ventre di una gatta per portarmi i gattini insanguinati, avrei difficoltà a rapportarmici. Noi oggi abbiamo gli psicologi, loro che avevano? Esorcisti?
  2. Faccio un po’ l’avvocato del diavolo. (Giusto perché siete bravissimi ed è bello discutere) È vero che Robert ha subito un peggioramento con l’avanzare dell’età, ma non penso che sia stato un uomo pessimo sotto ogni punto di vista (banalmente, perché Martin è più bravo di così: non ha costruito macchiette, ma personaggi più o meno grigi degli altri). Sappiamo che da giovane fu in grado di conquistarsi l’affetto di Ned e di Jon Arryn, non proprio amanti delle vuote spacconerie. Ebbe sì dei figli bastardi da varie donne, ma sappiamo che amò la prima, Mya, e che andò a trovarla anche molto dopo aver perso interesse per la madre. Stessa cosa per Edric, che riempì di regali. Presumo che la lontananza dai propri bastardi dipendesse soprattutto da Cersei (lei stessa ci dice: “Catelyn Tully era un coniglio, altrimenti avrebbe soffocato quel Jon Snow nella culla”, o Ned: “Nessuno di loro si è mai visto a corte! Ha pensato la donna Lannister a evitare che questo accadesse. Stai mettendoti al suo stesso livello, Catelyn? Stesso esercizio di crudeltà?”) e non da una mancanza d’interesse/affetto. Ha un suo senso dell’onore, tanto è vero che decide di risparmiare Sir Barristan, riconoscendone il valore. Se questa non è una qualità positiva, non so cosa siaSPOILER GOT S7 La situazione mi sembra la stessa, e Robert ha fatto la scelta giusta). È vero che come re è stato più che mediocre. Lo dice lui stesso, più di una volta. Eppure ha fatto scelte sensate: da giovanissimo si è preso Jon Arryn come Primo Cavaliere, ha perdonato i suoi nemici (non i Targaryen, chiaramente, ma come è stato detto, Tywin avrebbe fatto lo stesso), ha saputo dimostrare generosità ai fratelli (entrambi nel Concilio ristretto, e per quanto riguarda Stannis, che pure si lamentava di ingratitudine, ha avuto la Roccia del drago, da sempre simbolo di prestigio e scranno dell’erede al trono). Dopo la morte di Jon, va dall’unica persona di cui sente di potersi fidare: Ned. Ho visto che la scelta di unire Sansa e Joffrey in matrimonio è stata considerata egoismo; da quel che ne so io, se offri a una bambina di diventare la prossima regina, stai solo onorando il padre. Di fatto, è in quel momento che Ned riceve la sua ricompensa per essere stato al fianco di Robert durante la Ribellione. E quando, nonostante quello che è successo a Bran, Ned decide comunque di partire, non è perché il re punta i piedi: a farlo decidere è la lettera di Lysa. Sulla questione di Lady, ha risposto bene ***Silk***: in un’epoca similmedievale, ci sta che una bestia sia solo una bestia. Le considerazioni che facciamo noi sono quelle del 2019. (E comunque, pur non dovendo, si scusa). Aggiungo anche che chiunque l’abbia conosciuto non è mai severo nei suoi riguardi. Ned, pur accorgendosi dei danni che indubbiamente ha fatto come re, quando Robert dice: “Il reame sa quale indegno sovrano sono stato. Indegno quanto Aerys”, risponde: “No! Non come Aerys! Neanche lontanamente indegno come Aerys”. E anche Noye, che lo paragona all’acciaio (distinguendolo quindi per valore dai fratelli) e a una spada che arrugginisce se non usata, ne ha un ricordo tutto sommato buono. Il problema è che Robert non era nato per essere re; avrebbe avuto una vita più felice come lord di Capo Tempesta, con una donna scelta da lui. Sono la prima a dire che Robert con Cersei è stato pessimo, e anche se non giustifico il gesto dello schiaffo, bisogna dire che una donna con più tatto sarebbe riuscita a gestirlo meglio. Lei se l’è presa perché lui da ubriaco l’ha chiamata Lyanna? Neanche si conoscono. Non è stato elegante, per carità, ma anche lei in quel letto sognava Rhaegar. La chiudo qui: infelicità, alcolismo e continue adulazioni lo hanno sicuramente rovinato, ma come avrebbero rovinato chiunque. Penso che nella vita reale sia molto più vero un Robert che un Ned Stark, sinceramente.
  3. Ne ricordo solo uno: in Once Upon a Time, il negozio di fiori del padre di Belle si chiama "Game of Thorns".
  4. Bellissime analisi. Non so perché ma ho sempre immaginato Robert come una sorta di “Thor”: sarà il martello, saranno i colossali appetiti, o magari l’assonanza tra fulmini e Capo Tempesta, ma ho sempre pensato che ci fosse qualcosa del dio norreno in lui. Non sono mai riuscita a disprezzarlo, nonostante si sia macchiato di due gesti da vigliacco: lo schiaffo a Cersei per zittirla, e l’ordine di uccidere Dany. Da questo punto di vista, ho sempre trovato molto interessante il suo rapporto con le donne: da una parte le ama e le desidera (tutte le prostitute di cui si circonda rispondono al bisogno di essere riamato e adorato a sua volta), addirittura eleva Lyanna, l’unica che non ha conosciuto carnalmente, a creatura “ideale”. Dall’altra parte, non riesce a tollerare il potere femminile: Cersei ha un carattere troppo forte per lui, quindi la percuote (non solo, le dà anche la colpa di averla percossa, come farebbe il più becero dei mariti violenti); Dany è non solo della stirpe reale “di diritto”, ma ha anche il potere di generare figli - che presumibilmente un giorno prenderanno le armi contro di lui - quindi ne ordina l’assassinio. Un rapporto di odio/amore che è ben contestualizzato nell’epoca similmedievale. Comunque, nonostante i suoi difetti, non sono mai riuscita a trovarlo indegno come altri personaggi. Probabilmente perché, come avete già detto, era umano; e, cosa da non sottovalutare, era in grado di provare vergogna e di riconoscere i propri limiti, tanto da avere la lungimiranza di scegliere un uomo giusto come Ned per governare in sua vece. Spero che Martin approfondisca un po' il suo rapporto con Rhaegar. Mi sono domandata spesso se la storia dello stupro di Lyanna non fosse in realtà un'automenzogna cui finisce per credere.
  5. Si è decisamente ripreso. Sul pericolo dell'eccessiva semplificazione non si può che dargli ragione.
  6. Non mi sorprende, né mi dispiace più di tanto. Con il NK hanno ucciso qualunque interesse per la Lunga Notte.
  7. Secondo me, l'unica ricetta è la scrittura. La potenza visiva alla fine è sì importante, ma tutto sommato finisce in secondo piano se la storia non ha una sua forza. L'esempio più lampante che mi viene in mente è la trilogia del Signore degli anelli, che aveva dialoghi di una bellezza incredibile, e del suo sfortunato sequel, Lo Hobbit. Se il regista è lo stesso, se l'autore di riferimento è lo stesso, se gli effetti speciali sono gli stessi, perché da una parte c'è un capolavoro e dall'altro una copia sbiadita? Per cui direi che la differenza l'ha fatta la sceneggiatura, e penso si possa estendere a molti altri film.
  8. L'argomento di per sé è interessante, per questo se ne parla. L'unica cosa che mi ha indispettito di tutto il discorso è che i vari registi (Scorsese, Coppola, Ken Loach e pure i vari attori) se la prendevano specificatamente con quelli Marvel, non facendo un discorso generale (che invece ci poteva stare). Definire "spregevole" un film d'intrattenimento per ragazzi mi sembra troppo, ecco
  9. Assolutamente. Ma per me la qualità tecnica dei film baracconata non è neanche da mettersi in dubbio. Una volta avevamo Ghost rider, quello sì era un pianto. Su sceneggiatura e regia se ne può parlare, con tutti i distinguo del caso.
  10. A me sembra che si confonda l'opinione personale con la verità assoluta. La qualità calante della Pixar dopo l'acquisizione è un'opinione, non una realtà oggettiva. La baracconata generalizzata a tutti questi film Marvel/DC/ecc, è un'opinione, tra l'altro minoritaria, visto i numeri che fanno. Che posso dirvi, faccio parte della fortunata (e nutrita) schiera di chi è soddisfatto così com'è. Faccio parte del pubblico più sempliciotto che non ha bisogno di velleità artistiche a tutti i costi per godersi un film, e che sa apprezzare l'intrattenimento fornito per quello che è, senza aver bisogno di pensare che Endgame sia un capolavoro. Non lo è, neanche ci prova, ma quando sono uscita dalla sala avevo pianto come un agnello. Per me, quello che doveva fare l'ha fatto, come lo hanno fatto Ready Player One, il GGG, Animali Fantastici e tutti i vari film puramente d'intrattenimento degli ultimi anni.
  11. Per quello che ne so, continuano a farlo. Il bellissimo “Coco”, sempre per restare all’interno del fenomeno Disney, è un’opera splendida sia visivamente sia per narrazione, non fa parte di saghe e sequel e ha funzionato anche al botteghino. Il terribile “Nelle pieghe del tempo” giustamente non se lo ricorda nessuno, perché è stato un flop. Era qualcosa di diverso, c’hanno provato e non è andato. Questo per dire che anche se sono brutti, cattivi e milionari, qualcosa di nuovo provano a introdurlo. Se viene schifato dal pubblico è ovvio che si orientano anche sui guadagni più facili, ma è proprio tramite quelli che poi possono investire su opere meno “sicure”. Nessuna offesa, se non mi piacesse discutere non sarei qui Io non nego che la Disney costruisca i propri film anche per promuovere i propri prodotti, sono sempre un’azienda, ma mi sembra limitante dire che lo faccia solo con questa finalità. I ragazzi della Pixar sono artisti a tutto tondo, reparto marketing o no. Il primo Iron man fu un esperimento. Siccome è riuscito, ha dato il via a questo filone. È il pubblico a decidere cosa gli piace o cosa no, le case di produzione possono solo proporre e poi portare avanti ciò che funziona. Ogni tanto provano a introdurre qualcosa di nuovo, ma se non va, tirano dritto. Se non lo facessero sarebbero degli incompetenti, perché ripeto, non sono Onlus. Concordo, infatti continuo a non capire il senso della lamentela. Il pubblico che va a vedersi Endgame non è lo stesso che andrebbe a vedere The Irishman, nessuno sta defraudando nessuno. Forse bisognerebbe ricordarsi che anche il target è importante. In generale non mi piace il ragionamento per cui il popolo bue si fa guidare dai poteri forti e dalle grandi aziende. È ancora lui a premiare ciò che gli piace e ciò che è meritevole, altrimenti casi come Harry Potter (ignorato dalle grandi CE) non sarebbero esistiti. I cinecomics funzionano perché quando un gruppo di amici esce, è ciò che può mettere d'accordo tutti. Tra l'altro, quasi sempre meritano il prezzo del biglietto, perché offrono uno spettacolo che, come giustamente diceva qualcuno, in tv non renderebbe allo stesso modo. Il bellissimo Greenbook invece, visto in tv o al cinema, dà le stesse emozioni.
  12. L'isteria di massa non è colpa della Disney, ma del fandom. Noi stessi ci siamo tirati i capelli per l'ottava stagione di GoT, per cui direi che il fenomeno esula dai cinecomics. Non ci si può lamentare della quantità e poi ignorare le statistiche: questi fumettoni non sono tanti, rispetto agli altri generi. Qualcuno aveva fatto il paragone con i Western, che quelli sì intasarono il mercato, ma nessuno se ne è mai lamentato. Ce ne erano di più buoni e di meno buoni, com'è ovvio che sia. Sono fenomeni ciclici, mode, prima o poi la gente si stuferà e smetterà di andare a vederli. E il problema della quantità (se poi è veramente un problema) sarà superato. A cos'è servito sminuire il lavoro di Gunn e Whedon? Per carità, non sono Scorsese, ma per me non meritano la definizione di "spazzatura". I cinecomics sono fatti con stampini più o meno simili? Può essere. Ma se il prodotto funziona, se la ricetta funziona, perché cambiare? È il pubblico a decidere cosa vuole, non è la Disney a imporglielo dall'alto (tanto che, ogni volta che prova a proporre qualcosa di nuovo/diverso, è un flop). Fingiamo che da domani i cinecomics smettano d'inquinare il mercato del cinema. Voi siete davvero tanto convinti che film di maggiore qualità verrebbero premiati dal pubblico? Io no. Si sceglierebbe una nuova moda (alieni, vampiri, droidi) e si ricomincerebbe da capo nel cercare la ricetta perfetta con cui propinarli. Il problema, quindi, non è il fenomeno dei cinecomics in sé, ma dell'industria dei film che sta diventando seriale. Ripeto, per quanto "riduttivo" sia: nell'attacco di questi registi io non ci vedo un'analisi lucida. È una sfuriata di pancia verso un mondo che ormai non è più lo stesso, verso un pubblico che non vuole il singolo film, ma la comodità della saga, la sicurezza del prodotto e la conoscenza sempre più ramificata del mondo in cui si svolge la storia. Cosa dovrebbero fare le case di produzione, diventare Onlus e smettere di cercare il guadagno facile in nome dell'arte? Ma quando mai si è visto? È un passo indietro rispetto al cinema come forma artistica? Forse. Ma il progresso è questo, che piaccia o no.
  13. Per quanto riguarda Scorsese, l'intervistatore gli aveva chiesto specificatamente dei film Marvel, non in generale, mentre Coppola li ha proprio definiti "spazzatura". Poi se dovessimo star lì a fare le statistiche "Quante commedie escono in un anno? Quanti thriller? Quanti cinecomics?" Non penso che abbiano intasato il mercato. Quanti ne escono, tre l'anno? Il problema è che il pubblico per adesso vuole questo, e in quanto a incassi li premia. Per cui, autori come Scorsese, che vede il proprio film distribuito da Netflix (perché nessuno vuole produrlo) ha il dente avvelenato. Umanamente comprensibile, per carità. Ma generalizzarli come il male assoluto, spazzatura, hamburger e via dicendo, di sicuro non aiuta il cinema per come lo intendono loro.
  14. A me è sembrato il classico discorso dei nostalgici, quando il mondo cambia e loro non si trovano più a loro agio con questi cambiamenti. Il che, capiamoci, non è una questione anagrafica. E non sono d'accordo con il parere "i film della Marvel sono tutti uguali", altrimenti dovremmo mettere nel calderone anche quelli di James Gunn, che francamente non se lo meritano (e infatti è stato il primo a prendersela). Il problema è che andare al cinema costa, per cui la gente ci va soltanto se il film promette d'essere d'intrattenimento, di far passare una bella serata e di far spegnere i pensieri. La Disney (a parte poche eccezioni) in questo è una garanzia, soprattutto per le famiglie. Se poi si hanno i mezzi per andare al cinema ogni settimana, chiaro che si cercano anche i film d'autore più di nicchia, ma non si può pretendere che lo faccia tutto il grande pubblico. È una polemica senza senso, un po' come se DeLillo si lamentasse che escono troppi libri alla After.
  15. È stata una decisione sofferta tra Il castello errante di Howl (persino più bello e profondo dell'opera originale della Jones) e La città incantata, ma alla fine ho scelto questo. Visivamente è stupendo, ogni fotogramma è così pieno di dettagli e colori da far girare la testa. Alcune scene, come quella del treno sull'acqua, sono di una poesia e di una dolcezza che raramente ho visto in un film. In generale ho una predilezione per le storie che parlano della ricerca di se stessi, e il continuo richiamo ai nomi perduti e ritrovati non potevano che farmelo amare
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