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Erodiade Di Asshai

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About Erodiade Di Asshai

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  1. Sì sì, io criticavo proprio la scelta di Martin di narrare così il rapporto tra Theon e Robb, cioè di non narrarlo -- nel senso, preferisco che se una cosa è importante ci venga mostrata anche solo in un capitolo anziché che ci venga raccontata a sprazzi diversi libri dopo come Theon che in ADwD ricorda qualcosa del passato con Robb ed esprime il desiderio di essere morto al suo fianco. In molti casi apprezzo i POV proprio perché riescono a far conoscere lati diversi degli stessi personaggi visti dagli occhi degli altri, in questo caso invece la mancanza del POV di Robb e il fatto che la storyline di Theon cominci da quando lui lascia gli Stark si fa sentire in negativo per me. JonSnow; apre sempre le discussioni sui personaggi e anche quando non mi va di partecipare alla fine lo faccio, ne avrò saltata una X°D
  2. Riguardo alla velocità con cui Theon tradisce: stessa impressione di shewolf e anche fastidiosa. Tuttavia, nonostante dentro di sé chiami quasi sprezzantemente Balon ''vecchio'' e non veda l'ora di succedergli, è più il tipo da cercare approvazione da lui che da volerlo sconfiggere. Riguardo Robb, sinceramente a me non convince molto la scelta di Martin di non parlarci di più del rapporto tra lui e Theon se era qualcosa di così fondamentale. Non solo non lo mostra, non lo racconta quasi, e l'unica volta in cui ci narra una loro interazione completa è un'eccezione, quella del litigio riguardo ai bruti che minacciavano Bran, dove Robb si arrabbia più con se stesso per aver lasciato da solo il fratello che per l'impulsività di Theon, rabbia che Theon ricorderà nel viaggio fino a Pyke. In questo senso la velocità con cui Theon tradisce ha una spiegazione: un po' Martin fa un salto tra quando Balon annuncia i suoi piani a Theon passando subito a Theon già deciso a seguirli (glissando su eventuali riflessioni in merito, anche se ritengo che non vi abbia ragionato approfonditamente), un po' Theon ha quest'abitudine a tralasciare gli altri e la logica delle loro azioni/reazioni (se vi si fosse soffermato, avrebbe capito che non aveva davvero senso l'idea che lui dominasse al posto degli Stark mentre Robb governava sul Tridente, è come se non avesse proprio voluto pensarci), un po', infine, ha colto il ritorno a Pyke come un'occasione per voltare pagina e ricominciare. Robb è re del Nord e lui vuole essere alla pari diventando re delle Isole, in più Robb ''quella volta'' anziché ringraziarlo l'ha rimproverato... sembra sia risentito per il fatto che Robb non gli abbia dato determinati riconoscimenti che si aspettava. In effetti è indicativo del livello di riconoscimento di Theon, soprattutto considerando che Catelyn è un po' guardinga nei suoi confronti, ma sbaglio a dire che questo è l'unico caso in cui viene messo a parte di un ''segreto'' Stark o comunque di qualcosa di così privato per la famiglia? Ricordo anche Catelyn valutare Theon per guidare l'esercito del Nord al posto di Robb, ma era solo preoccupata per quest'ultimo. (Ho trovato il passaggio per chi non fosse fresco di rilettura: His look grew stubborn. "There was no one else." "No one?" she said. "Pray, who were those men I saw here a moment ago? Roose Bolton, Rickard Karstark, Galbart and Robett Glover, the Greatjon, Helman Tallhart … you might have given the command to any of them. Gods be good, you might even have sent Theon, though he would not be my choice." "They are not Starks," he said.) Theon partecipa anche ai concili di guerra, tuttavia vi è ammesso esattamente come tutti gli altri lord, ricordo un paio di occasioni in cui lui rimane sulla soglia al termine delle riunioni e Catelyn lo ''manda via'' per parlare in privato col figlio... Quando dico che Theon è risentito per dei mancati riconoscimenti non intendo riconoscimenti oggettivi, intendo che occasioni del genere le ricorda con amarezza perché per lui hanno rappresentato un rifiuto. Una cosa tutti questi esempi indicano con sicurezza, come avete già scritto in molti: Ned, seppur con nobili intenzioni, ha confuso troppo il ruolo di protetto con quello di ostaggio, tanto che Catelyn, pur non provando affetto per il ragazzo, lo considera comunque appendice del nucleo famigliare, e Theon vive un grande conflitto emotivo a causa di questo. D'altronde lui è quella figura sempre presentata per nome e cognome, in una maniera che da un lato risulta impersonale (segno di diffidenza o freddezza, confermato per Catelyn, Bran, Ned, Luwin e ser Rodrik), e che dall'altro risulta caratterizzante come dicevi tu, venendo identificato e identificandosi come Greyjoy e ironborn. Su forza caratteriale, resistenza e amore per la vita che lo conducono a sopravvivere fino a e in AdwD di cui dice shewolf: sicuramente è un survivor, inteso sia come ''sopravvissuto'' che come ''colui che sopravvive'', d'altronde ''but rises again harder and stronger'' è per lui. Non negavo questo, o meglio, è ovvio che una persona sottoposta a torture a lungo termine inizi a porsi in un'ottica di sottomissione (non dimentichiamo che probabilmente Theon si è opposto aggressivamente e arrogantemente all'inizio, Ramsay gli ha spaccato i denti solo perché sorrideva), ma anche secondo me poggia su un forte istinto di autoconservazione. Più che altro nel complesso intendevo che Theon, essendo stato preso ostaggio da bambino e avendo già subito angherie da parte dei fratelli, è abituato a porsi nell'ottica della sopravvivenza. In Dance Martin lascia emergere questo lato di Theon scrivendo di un uomo che attraversa una forte crisi depressiva. Ho letto un sacco di volte nelle opinioni sul web che Theon a questo punto della saga vuole morire, e a prima lettura non si può negare che sia un'idea ricorrente dei suoi pov. Leggendo bene, però, ci si rende conto che l'idea non nasce dalla rassegnazione o da una disperazione tale da portare al suicidio: Theon considera di fuggire, arriva a pensare di gettarsi dalle mura e via nella neve ben prima di farlo davvero nel finale, ma se non lo fa è perché pensa di condannarsi a morte per assideramento. L'unico motivo per cui pensa più volte alla morte nel libro è, paradossalmente, perché vuole essere libero e non prigioniero. Difatti, appena SPOILER TWOW Sull'inadeguatezza come ironborn di cui dice Lyra Stark: in realtà concordiamo sul fatto che Theon non ha una natura violenta! E mi è piaciuta l'osservazione su di lui che diventa protettivo nei confronti di Robb invece di agire come i suoi fratelli :') nonché l'idea che siano tratti caratteriali derivanti da Alannys. Non nego che sia legato alle sue inclinazioni naturali, assolutamente (alla fine anche Winterfell vuole governarla, non raderla al suolo e passare tutti a fil di spada...) ma per dirne una, Asha ha idee illuminate rispetto a molti ironborn eppure non prova il disgusto di Theon nei confronti delle razzie e del concetto di iron price... Esistono molte sfumature tra un Tris Botley e un Victarion e tutte sono presenti in quest'ambiente. Per quanto Theon possa essere buono, è la stessa persona che ha tradito Robb senza emotività di sorta, non è andato a trovare la madre morente e non ha alcun problema ad uccidere in battaglia, e poco importa che i primi due siano dovuti a metodi di coping, significa che sono insiti in lui tanto quanto la protettività e la ''certain affection'' nei confronti di Robb. P.S.: oddio, non è che se il bullismo sui fratelli minori è culturalmente accettato perché gli ironborn son convinti che serva a temprare il carattere diventa meno bullismo. Se Theon lo sminuisce, ahimé, è perché è molto duro con se stesso e con quelle che considera come ''debolezze''.
  3. Concordo con quest'ultima riflessione di Twinkle ma anche con quella precedente di JonSnow. Una mia collega di fandom (che non è qui perché è cattiva XD) mi fa spesso presente che Theon non era solo meek and shy da ragazzino riportandomi questo passaggio... Ugly as it was, [Dagmer's] smile brought back a hundred memories. Theon had seen it often as a boy, when he'd jumped a horse over a mossy wall, or flung an axe and split a target square. He'd seen it when he blocked a blow from Dagmer's sword, when he put an arrow through a seagull on the wing, when he took the tiller in hand and guided a longship safely through a snarl of foaming rocks. E insomma, la mia collega ha ragione: un bambino di dieci o meno anni che maneggia asce e conduce navi non appare come un ironborn inadeguato nato e cresciuto per essere schernito o come qualcuno con una personalità timida e remissiva. Ho intuito che JonSnow si riferisse più che altro all' ''animo'' di Theon che non alle sue abilità, e concordo sul fatto che non è un personaggio portato alla violenza, ma come dice Twinkle, nulla fa pensare che non avrebbe potuto integrarsi e guadagnare la stima della sua gente se fosse cresciuto lì. Alla fine Theon ha questo modello di ironborn forte, virile e sanguinario perché è cresciuto lontano da casa, con le sole memorie di bambino (fratelli, zii e padre) su cui basarsi, tra gente che ha una visione delle Isole di ferro negativa perché conosce gli ironborn solo come nemici -- predoni, pirati, stupratori e assassini, tutte cose che sono, ma non (non sempre :P ciao Euron) tra loro. Vale lo stesso discorso per gli wildlings: Jon ne riconosce la brutalità ma arriva a riconoscere anche il loro onore e la loro etica, smettendo di paragonarli a quelli di Westeros. Ogni cosa è diversa, dipende se stai a Nord o a Sud della Barriera, esattamente come gli dice Ygritte. Theon, sentendosi privo di radici e un intruso tra gli Stark, idealizza il concetto di ''casa''; le Isole per lui diventano una sorta di mito, e le fondamenta del suo sé grandioso, di questa visione narcisistica che ha di se stesso, partono proprio da qui. I fratelli diventano sia modelli di riferimento che fonte di pericolo da cui proteggersi adottando una personalità più sottomessa (cosa che farà in modi diversi sia con gli Stark, fungendo da loro fedelissimo, che con Ramsay, fungendo da suo servitore). E anche Balon doveva essere un osso duro: Asha deve fargli da figlio (e la cosa le gioca a favore solo perché lei incontra le sue aspettative con naturalezza, pensate se fosse stata un Sam Tarly), tornato a casa dopo un'assenza di dieci anni Theon si vede insultato e ridicolizzato solo per una catenella dorata al collo e qualche vestito... a me non sembra una reazione normale, anche tenendo conto dell'astio e del risentimento che un padre può provare a vedersi l'ultimogenito cresciuto dagli assassini dei suoi figli, amico di quegli assassini, in missione per loro conto allo scopo di ottenere un'alleanza. Mi viene naturale, e qui sfocio nell'ipotesi, pensare a Balon come ad un padre severo, di fronte al quale il più giovane dei figli possa essersi sentito messo alla prova, una sensazione che, se presente in maniera più o meno costante, può far nascere un senso di insicurezza accanto ad un bisogno di protagonismo. Ma anche al di là del mio headcanon che non è supportato dal testo, si può dire con sicurezza che Theon è un personaggio la cui costruzione ha molto a che fare con rapporti di potere nei quali lui si trova in svantaggio, in due casi su tre rapporti d'abuso. Sono costanti che ti condizionano, e quella di Theon, come sappiamo, è un'identità non completamente formata almeno fino al percorso in ADWD. Su questo io e la mia collega (sempre quella cattiva che non partecipa alle discussioni su Theon come sarebbe suo dovere morale), approfittando della mia ossessione per i disturbi della personalità, siamo in aperto dibattito: nell'ipotesi non verificata che Theon abbia tratti sia narcisistici che borderline, quali sono quelli maggiormente pervasivi? Secondo me il narcisismo è supportato esplicitamente dal testo: Theon ignora gli ostacoli reali autoconvincendosi di avere ragione, fa di tutto per primeggiare e per essere ammirato, considera ogni minima mancanza di approvazione come un rifiuto (dopo mesi e mesi ancora ricorda che Robb non l'ha ringraziato per aver salvato Bran) e teme moltissimo di essere deriso e umiliato, senza contare che utilizza il sesso per pomparsi l'ego. La mia collega è a favore dei tratti borderline invece, che potrebbero ''scavare'' più a fondo: sebbene per lui sia un grande timore, non è effettivamente corretto dire che il timore più profondo di Theon sia quello di venire deriso, umiliato e rifiutato (narcisismo) quando il suo trauma maggiore fa riferimento all'abbandono (borderline) e al sentirsi senza radici, con quest'enorme bisogno di appartenenza che lo porta alla follia della conquista di Winterfell. Quando pensa di aver trovato il suo posto, I must remember this, giura a se stesso, I must never go far from the sea again [Theon I, ACoK], ma quando ormai ha realizzato di non averlo mai avuto, Theon wondered what that would be like, to have a home. [The Prince of Winterfell, ADwD]. Per lui è una consapevolezza schiacciante, l'idea che Winterfell abbia potuto essere solo un surrogato di casa e gli Stark solo un surrogato di famiglia. Il suo desiderio più grande è non solo essere approvato/apprezzato/stimato dagli Stark (narcisismo) ma anche quello di essere accolto tra loro (borderline), c'è una vena decisamente affettiva accanto a quella egocentrica. E lo nega a se stesso fino alla conversazione con lady Dustin nelle cripte: Theon stumbled. "Love them? I never … I took this castle from them, my lady. I had … had Bran and Rickon put to death, mounted their heads on spikes, I …" "… rode south with Robb Stark, fought beside him at the Whispering Wood and Riverrun, returned to the Iron Islands as his envoy to treat with your own father. Barrowton sent men with the Young Wolf as well. I gave him as few men as I dared, but I knew that I must needs give him some or risk the wroth of Winterfell. So I had my own eyes and ears in that host. They kept me well informed. I know who you are. I know what you are. Now answer my question. Why do you love the Starks?" "I …" Theon put a gloved hand against a pillar. "… I wanted to be one of them …" Lì lo ammette solo perché lei glielo tira fuori, gli dice tu amavi gli Stark. Anche in ADwD, con tutto il rimorso di cui i suoi pov sono pieni, con tutto il peggio che pensa di se stesso, Theon trova difficile ammettere di amare gli Stark. Preferirebbe odiarli, lo troverebbe più facile, lo aiuterebbe a giustificare le sue azioni contro di loro, avrebbe più senso. Per altro, rispondendo ad Iceandfire 1) la sua identità non è formata già da prima di Ramsay: nello sforzo di adattarsi ad un ambiente sociale a cui non appartiene, tende a venire incontro alle aspettative altrui più che a seguire i propri desideri e bisogni. Da qui la conquista di Winterfell -- è come un figlio adolescente che si ribella ai genitori per la necessità di imporre se stesso, necessità naturale che Theon crescendo come ostaggio ha dovuto reprimere; 2) Reek non è un'identità che lui si crea da solo come avviene per chi soffre effettivamente di disturbo dissociativo, ma un'identità che Ramsay lo costringe ad indossare attraverso delle torture psico-fisiche e alla quale lui è obbligato ad adattarsi per sopravvivere. Quello di Ramsay è un tentativo di gaslighting riuscito a metà: quando è lontano dal suo carnefice, Theon è molto più presente a se stesso, tanto più che i pov titolati ''Reek'' sono solo tre; in più, se Theon si considerasse davvero Reek, non avrebbe bisogno di creare delle rime per ricordarsi il nome. E sull'idea che Reek rispecchi la vera personalità di Theon, no: Theon è sempre stato il contrario di debole (weak), docile (meek) e tetro/triste (bleak). Anche la persona più sicura del mondo inizierebbe a pensare di fare schifo se qualcuno la torturasse ripetendoglielo costantemente, suvvia. Che poi il trauma lo aiuti ad aprire gli occhi su se stesso, questo sì; 3) ecco, qui volevo arrivare ricollegandomi al discorso di prima: Theon trova sopportabile adeguarsi a Reek perché non sopporta di essere Theon Turncloak, omicida di bambini e traditore, disprezzato da tutto il Nord. 'Robb was murdered at the Twins, and Bran and Rickon … we dipped the heads in tar …' His own head was pounding. He did not want to think about anything that had happened before he knew his name. There were things too hurtful to remember, thoughts almost as painful as Ramsay’s flaying knife... Ok, a parte Ramsay che potrebbe averlo torturato psicologicamente anche per convincerlo che i bambini uccisi fossero davvero Bran e Rickon (sì, gaslighting again), si nota che prova un senso di colpa fisicamente doloroso riguardo il delitto. “Theon Turncloak,” someone said as he passed. Other men turned away at the sight of him. One spat. And why not? He was the traitor who had taken Winterfell by treachery, slain his foster brothers, delivered his own people to be flayed at Moat Cailin, and given his foster sister to Lord Ramsay’s bed. Roose Bolton might make use of him, but true northmen must despise him. Qui ci sono tanto il senso di colpa e il disgusto per se stesso quanto l'orgoglio ferito, è un Theon che si svilisce completamente ma che allo stesso tempo odia l'idea di essere davvero la persona che descrive. His head snapped up. “Who said that?” All he could see were the trees and the fog that covered them. The voice had been as faint as rustling leaves, as cold as hate. A god’s voice, or a ghost’s. How many died the day that he took Winterfell? How many more the day he lost it? The day that Theon Greyjoy died, to be reborn as Reek. Reek, Reek, it rhymes with shriek. Qui c'è proprio il passaggio dall'orrore per ciò che ha commesso, qualcosa che ora gli appare enorme in tutta la sua tragedia, al nome di Reek. He was trapped here, with the ghosts. The old ghosts from the crypts and the younger ones that he had made himself, Mikken and Farlen, Gynir Rednose, Aggar, Gelmarr the Grim, the miller’s wife from Acorn Water and her two young sons, and all the rest. My work. My ghosts. They are all here, and they are angry. Se l'identità di Reek gli appartiene in qualche modo, è solo nel tentativo di sopportare la colpa e la vergogna oltre che in quello di adeguarsi al volere di Ramsay. Già che ci sono: la Sindrome di Stoccolma è una reazione psicologica basata sull'istinto di autoconservazione che vede la vittima di rapimento e/o abuso sviluppare sentimenti positivi (in prevalenza affetto, si parla persino di matrimoni tra rapitori e rapiti) nei confronti del rapitore/abuser. Anch'io avevo dubbi a riguardo quando non avevo ancora approfondito la definizione, ma da quando ho chiaro che autoconvincersi di provare affetto sia un fattore fondamentale per poter parlare di Sindrome di Stoccolma non li ho più. Quando in Reek I Theon definisce Ramsay kind and merciful lo fa perché sta cercando disperatamente di convincersi che non gli scuoierà un dito, non sta cercando di giustificare il suo abuser; invece sì, quando Theon dice a Roose che Ramsay è forte e non ha paura di nulla, effettivamente è un caso di identificazione, ma è l'unico caso che ho trovato e la cosa si ferma lì, non degenera in Sindrome di Stoccolma. L'unica cosa che Theon prova nei confronti di Ramsay è un misto inscindibile di terrore e di disgusto celato -- anche solo come descrive le sue labbra sempre turgide e lucide di saliva, il modo in cui mangia asciugandosi sulle maniche, il rossore dato dal vino, il modo viscido in cui sorride, tutto di Ramsay dal POV di Theon o fa paura o fa schifo o entrambi. Dimentichi che Theon è già uscito dalla regressione in Reek: il nocciolo della sua storyline in ADWD è che ritrova il vero se stesso nel mezzo di due false identità, il sé grandioso di ACOK e il Reek di ADWD. He raised his eyes. "Sister. See. This time I knew you." Asha's heart skipped a beat. "Theon?" His lips skinned back in what might have been a grin. Half his teeth were gone, and half of those still left him were broken and splintered. "Theon," he repeated. "My name is Theon. You have to know your name." Questa è l'ultima volta che lo vediamo nell'ultimo romanzo, è evidentemente traumatizzato ma sorride e dice di essere Theon. L'ultimo POV di ADWD titola Theon, esattamente come il primo suo POV di TWOW. In quest'ultimo, SPOILER TWOW Posso capire se mi dici che il trauma sarà sempre presente in lui e che deve ancora digerirlo, ma Martin ha accelerato di molto la ripresa di uno coi traumi di Theon per motivi di trama, gli serviva lucido per salvare Jeyne e probabilmente per ciò che succederà più avanti. Lucido a leggere i suoi capitoli a me pare, salvo i primi tre-quattro che sono davvero angosciosi e spiazzanti (in cui comunque aveva sprazzi di lucidità e capacità di osservazione non indifferenti per un uomo nelle sue condizioni). Non penso che nei prossimi romanzi GRRM sarà così sprovveduto da tralasciare sintomi psicologici adeguati a ciò che Theon ha passato in Dance, ma sono certa che non seguirà le orme di D&D in questo, dato che tenere vivo un personaggio per farlo utilizzare come sacco da boxe e servetto (e sentire gente che lo spaccia come ''PTSD realistico") non sarebbe di grande utilità alla storia. Ad essere onesta, tutto quello che hai scritto negli ultimi paragrafi a me ricorda solo GOT e ho citato lo show solo per questo.
  4. Non solo: "Euron" aveva una lama puntata alla gola di Yara, quindi che "Theon" fosse crollato in ginocchio a piangere o che avesse provato ad intervenire sarebbe morto e sarebbe morta lei, si capiva che "Euron" voleva uccidergliela davanti, insomma, hai ragione sul fatto che non ci fossero alternative migliori se la guardiamo dal punto di vista razionale e non da quello etico/emotivo. D'altra parte però "Theon" poteva pure pensare che "Euron" potesse tenerla prigioniera per torturarla, stuprarla o direttamente ucciderla, cosa che rende la scena del tuffo ancora più difficile da sopportare per me -- parlando di "Euron": perché se vedo che sei pronto ad ammazzare una per sadismo aggratis dovrei pensare che vuoi tenerla in ostaggio? Anche se noi sappiamo che SPOILER SU YARA PROSSIME PUNTATE Questo però uno non se lo può immaginare considerando la situazione, quindi "Theon" avrà solo fortuna a non avere sulla coscienza sua sorella (nel senso, so bene che la colpa sarebbe comunque di "Euron", ma se D&D l'avessero uccisa sarebbe stata l'ennesima colpa per cui questo "Theon" si flagella. Che noia, almeno questo gliel'hanno evitato, che sarebbe stato davvero ripetitivo). (Comunque sì, l'azione pare negativa per il passato del personaggio, ma non per discorsi sulla redenzione, non penso che abbia bisogno di pentirsi e redimersi ulteriormente, mi dà solo fastidio che in un libro Theon abbia maggior sangue freddo, presa sulla realtà e personalità rispetto a Show!Theon in tre stagioni XDDD). Purtroppo D&D hanno confermato che si trattava di un episodio di PTSD, quindi non interviene il raziocinio, non è una decisione che riguarda la presa di coscienza sulle azioni di "Euron", "Theon" fugge perché vorrebbe intervenire ma non ci riesce, pieno di senso di colpa. La tua spiegazione sarebbe stata più apprezzabile, però sopravvaluti gli showrunner XD (Poi magari i commenti di D&D alla puntata non valgono nulla e nella prossima scopriamo che "Theon" invece ha agito proprio perché aveva intuito che "tipo" fosse l'Orsacchiotto Pazzo, chissà. Io ipotizzo che gli abbia un po' ricordato Show!Ramsay, comunque, quindi che un certo senso d'allerta e d'allarme l'avesse).
  5. Boh, io dico solo questo che c'entra poco e nulla, ma mi irrita che si possa pensare che Book!Theon si comporterebbe come nello show nella scena con Yara. Poi devo sfogarmi. Nei libri Theon non è uno che si sacrifica per gli altri, ciò è assodato, ma è comunque un personaggio con più coraggio che buonsenso per tutto l'arco di ACOK, tanto che ci vuole un torturatore per togliergli il vizio di fare di testa sua: conquista Winterfell con soli diciassette uomini; si vanta di aver quasi incrociato la lama con Jaime Lannister, consapevole che se fosse davvero successo sarebbe morto e senza che la prospettiva lo spaventi; dopo essersi pentito in ADWD pensa che sarebbe dovuto morire alle Nozze Rosse, una letterale carneficina. In ACOK ha paura della morte, e ce l'ha perché non vuole morire da traditore, da Turncloak, circondato da nemici e disprezzato da tutti; comunque, se Ramsay non fosse arrivato a spazzare via l'esercito di ser Rodrik, Theon era disposto ad affrontarlo, per quanto la situazione fosse disperata e per quanto sciocca e assurda fosse l'intera impresa dalla conquista del castello in poi. Ok, ha tradito un amico, è una merdaccia, è arrogante, si sopravvaluta, fa un buco nell'acqua dopo l'altro -- ma non è mai stato un codardo se non quando Ramsay l'ha piegato ad esserlo. Più che codardo, come Reek nei romanzi è stato servile e di conseguenza pieno di disprezzo per se stesso ("...he went along as docile as a dog. If he'd had a tail, he would have tucked it down between his legs. 'If I had a tail, the Bastard would have cut it off.' The thought came unbidden, a vile thought, dangerous", da REEK I, e quanto autodisgusto contiene questa frase! Perché lui non vorrebbe comportarsi così, solo che deve per evitare l'ennesima tortura). Uno che esprime il desiderio di morire durante un massacro non mi sembra il genere di personaggio che vedendo sua sorella in difficoltà non cerchi di aiutarla, non mi sembra il personaggio che fugge, mi sembra un personaggio disposto a sacrificarsi a patto di morire con onore. Non per altruismo, ripeto, mettiamo per un misto di affetto per la sorella e di desiderio di ribalta personale, resta il fatto che vigliacco così sfacciatamente in ASOIAF non lo è. Parlando di Show!Theon invece: se avesse combattuto contro Euron sarebbe morto, e capisco, probabilmente non lo volevano morto, si spera dunque che serva a qualcosa a parte a riempire boccali in futuro! In più questo coraggio da parte sua sarebbe risultato forzato in uno show che l'ha sempre visto caratterizzato come mediocre e vigliacco. È così da tutte le stagioni, non poteva essere diversamente, eppure la cosa non può che rattristarmi. Poi è un personaggio traumatizzato, pieno di tic e soffre di PTSD eccetera, come poteva trovare il coraggio di affrontare il temutissimo Euron? Peccato che tic e PTSD spariscano magicamente quando deve combattere contro l'equipaggio di Euron, e tornino altrettanto magicamente quando si trova di fronte a lui. Ah, comodo! Mettiamo allora che Show!Theon non volesse essere catturato da un altro psicopatico sadico. Ok. Ci sta. Mettiamola così, va', che devo giustificare D&D in qualche modo e non ho altra risposta. Sinceramente mi dà solo fastidio che tutti pensando a Theon pensino a questo qui, ecco, ho un po' d'acido, che ci si può fare. Sparisco di nuovo che non ho intenzione di commentare molto le puntate, cia' e buon GOT a tutti.
  6. 1) Le Serpi delle Sabbie nelle loro ultime, fortunatamente brevi battute. MAMA MAMA MAMA -- meno male che sono morte, mioddio. 2) Quella larva umana che NON è Theon che guarda Yara con la lama di Euron alla gola e fugge a tuffarsi (mi sa che nel topic dedicato alla 7x02 dico due parole a riguardo, via). In realtà anche Alfieon che fa il servetto come al solito mentre Yara si sollazza in compagnia di Ellaria, cioè seriamente? 3) Musica bella, luci sul mare, fighe le navi... AGAHGAHGAGHAGHAHGASHFONSJ! È l'urlo di quella sottospecie di Euron che zompa giù col suo sorrisone pazzoide. Sono scoppiata a ridere. (Sì, questa scena si è guadagnata tre punti tutti per lei da quant'era magggica, grande!) 4) Sam che si diverte a togliere le crosticine. Giuro, se non fosse per sti momenti trash le scene di Sam sarebbero pure guardabili. 5) Missandei con la sua capacità, comune a tutte le donne dello show, di emergere dalle vesti slacciando un mezzo filetto in esattamente un quarto di secondo. Io mi chiedo se sia normale ideare cose del genere. Ok che la quota tette andava incrementata, ma...! 6) Dany non è come suo padre, non vuole essere Queen of ashes, ma attento, Varys, che se mi tradisci ti brucio vivo! Basta, son buona.
  7. A parte gli scherzi, a me sembra che l'attore di Show!Euron si sia ispirato nel modo di porsi ad una versione poraccia del Ragnar Lothbrok di Vikings... non sappiamo caratterizzare personaggi, tanto vale copiarli. E male.
  8. D&D sono magici, la magia di essere riusciti a combinare trash, Mary Sue e deus ex machina nei primi cinque minuti di puntata. Scena ancora più ridicola dell'omicidio di Walder Frey nella S6. Il secondo posto va alla gag di Sam, il quale è stato promosso da GdN a OSS per l'occasione. Fa molto cinepanettone con Massimo Boldi. Queste sono state le cose che ho trovato più stupide e fuori luogo, via, il resto si limita a non essermi piaciuto immagino.
  9. Me lo sono sempre chiesto anch'io. Simbolicamente parlando brucia un libro antico allo stesso modo in cui presto contribuirà a spazzare via una Casata con una grande storia, psicologicamente parlando distrugge un libro dopo averlo letto, quindi rispecchia il suo modo di agire, no?, distruggere il sapere dopo averlo appreso con tale fredda noncuranza, dimenticandosene subito dopo nel caso non gli interessi, ricordandosene in modo da assere l'unico a possederlo nel caso gli interessi. E biblioteca di Harrenhal quindi beh, doveva essere un libro preziosissimo. Vediamo la cura con cui Sam maneggia i libri e le mappe che studia alla Barriera e la violenza con cui Joffrey taglia in quattro le "Vite dei Quattro Re" regalatogli da Tyrion, ed è facile capire cosa Martin pensi dei libri e del modo in cui le persone li trattano. Gesti del genere sono caratterizzanti per i personaggi. Roose distrugge questo libro con indifferenza e senz'alcun motivo, all'apparenza è un dettaglio innocuo ma a rileggerlo è sottilmente inquietante, si tratta di una violenza subdola e silenziosa. Stabilire però che cosa contenesse il libro e una sua eventuale utilità a livello narrativo mi sembra molto più difficile. Dovrebbero esserci teorie curiose sul web a riguardo anche se non le ricordo, magari qualcuno ne sa qualcosa qui, altrimenti cercale, sono abbastanza sicura della loro esistenza.
  10. Personalmente ricordo con odio parecchi libri che mi hanno dato da leggere, mentre sono andata a prendere in biblioteca romanzi nominati in classe che ritenevo di mio interesse (qualcuno ha nominato I Malavoglia <3). Per quanto mi riguarda non era tanto il fatto che fossero testi difficili per la mia età, ho sempre letto testi considerati difficili per la mia età da piccola, era proprio l'obbligo che mi indisponeva. In più trovo assurdo che un ragazzo arrivi a diciotto anni conoscendo maggiormente i classiconi rispetto ai romanzi contemporanei, scrittori morti rispetto a scrittori vivi. Non penso che alcuni degli autori odierni abbiano qualcosa da invidiare ai maestri della letteratura solo perché la storia non ha ancora avuto il tempo di decretare quali tra i primi verranno ricordati e quali no. E onestamente, non penso nemmeno che un autore valga la pena di essere letto solo se reputabile immortale. I romanzi contemporanei aiutano un ragazzo a riflettere sul mondo in cui un giorno si troverà a vivere, ad entrare in contatto con l'attualità, senza contare che molti potrebbero trovare lo stile di scrittura degli Anni Novanta-Duemila più abbordabile rispetto a quello ottocentesco. Secondo me l'ideale è fare un bel listone di titoli, non troppi, mettiamo dieci/quindici, con una piccola sintesi al fianco di ciascun titolo per invogliare, equamente divisi tra classici e contemporanei e di diverso genere. Tanto, parliamoci chiaro, chi non ne avrà voglia si scaricherà comunque le recensioni da internet.
  11. Sono in molti a contestare l'idea di un percorso di redenzione per Jaime, sostenendo che lui non abbia alcun interesse a redimersi, che manchi del senso di colpa che dà il via a questo tipo di percorso e che in sostanza non sia quello il fine ultimo della sua storyline. Sono d'accordo con l'ultima, e per metà d'accordo con le prime due. Col tempo, come ho probabilmente già scritto, mi sono resa anch'io conto del rischio di appiattire l'evoluzione stessa del personaggio, nonché di idealizzarlo, parlando di ''redenzione'', inoltre il termine ha un'aura di espiazione che poco c'entra col personaggio e la direzione che intraprende. Partiamo dal presupposto che molti degli archi dei personaggi POV, alcuni di più altri di meno, siano identity arc nel bene o nel male, quello di Jaime uno dei più evidenti: due eventi chiave lo influenzano – il primo comprendente le atrocità di Aerys e il suo omicidio, il secondo la perdita delle certezze rappresentate da mano destra, famiglia e Cersei – ed entrambi conducono a reazioni diverse – la prima passiva, di difesa, di chiusura, un identity arc tronco, la seconda attiva, dinamica, una spinta a tentare che in precedenza era assente. Il Jaime post-Aerys è un uomo non solo disilluso ma anche rassegnato, convinto che nulla importi davvero -- per questo tace riguardo al rogo finale del Re Folle, per questo, quando Catelyn va a liberarlo puntandogli una spada alla gola, si ritrova a pensare di lui che sotto tutta quell'arroganza ci sia il vuoto. Ecco quello che inizialmente ci si presenta come il Jaime 'compiuto', gemello di Cersei, metà complementare di lei. Ma il modo in cui Cersei considera Jaime e il modo in cui lui considera lei sono nient'altro che illusioni idealizzate di ciò che vorrebbero vedere l'uno nell'altra, come in un gioco di specchi – lei il suo riflesso, lui una principessa da difendere – e la mano della spada e l'amore per Cersei non possono sostituire un'identità che Jaime ha già perso o colmare il vuoto lasciato da ideali che ha già rinnegato. Jaime è, in questa lunga fase, un personaggio che viene conosciuto non per com'è davvero, ma per come viene visto dalla società, in tutto e per tutto, e che accetta il suo ruolo sia per ciò che ne deriva di buono (è un condottiero stimato, considerato coraggioso) che per ciò che ne deriva di cattivo. Il suo atteggiamento è di arrogante disprezzo nei confronti del mondo, perché nulla ha un valore tranne il sangue sulla sua spada dorata e l'amore per la sorella, che potrebbero persino essere considerate vie di fuga da una realtà che non gli piace, dall'insoddisfazione di essere considerato ciò che in fondo non si sente di essere del tutto. (?) Potrei essermi spinta troppo in là con i discorsetti etici, ma quanto c'è di Jaime nell'uomo che ha gettato la spugna e che vive solo per la battaglia e per Cersei? Non è un uomo in fuga? Se Martin pone l'accento sulla sua evoluzione, non è anche questo che cerca di dirci? Ah, specifico: non sto dicendo che Jaime indossasse maschere pre-ASOS, assolutamente, non è mai cambiato nell'essenza, il punto con lui non è che stia ''diventando più bbbuono'', ma che stia cercando e mutando obiettivi in maniera consapevole. La perdita della mano è un pretesto narrativo per lasciarlo senza difese, un punto cruciale in cui o accetta la fine della sua vita come spadaccino e va avanti oppure muore; c'è persino un punto in cui, se Brienne non gli avesse dato la spinta a proseguire, lui in ASOS si sarebbe lasciato morire, segno di come i suoi obiettivi fossero inesistenti. La mutilazione rappresenta un modo non solo per vedersi con occhi diversi, ma anche per essere visto dagli altri con occhi diversi e per vedere gli altri sotto una nuova luce -- ancora gli specchi, che questa volta mostrano la realtà. Per esempio, lo porta quasi per caso più vicino a Brienne, la rappresentante di tutto ciò che lui aveva abbandonato e che non molto tempo prima avrebbe soltanto deriso, una donna che vive in virtù di scopi più grandi (che lo siano o meno, lei li ritiene tali) quando lui di scopi non ne ha, e che adesso lui riesce a vedere al di là dei primi pregiudizi e delle incompatibilità caratteriali. Altro esempio – è ''grazie'' all'espediente narrativo della perdita della mano che Jaime inizia a mettere in discussione il pilastro della sua vita rappresentato dalla famiglia: il padre è cieco di fronte alla sua mutilazione tanto da regalargli una spada e non accetta di capire che Jaime ha un'identità propria, arrabbiandosi quando il figlio rifiuta di sottostargli; la sorella lo trova cambiato, Jaime capisce che non è la persona che aveva sempre creduto fosse, riesce a vedere attraverso le sue manipolazioni; il fratello, infine, gli rivela di aver ucciso suo figlio, cosa che Jaime non lo avrebbe mai creduto capace di fare. (E badate bene che tutti questi eventi sono concatenati alla mutilazione: senza mano destra non solo Jaime non risponde alle sue aspettative riguardo a se stesso, ma neppure a quelle che gli altri nutrono nei suoi confronti). Ciliegina sulla torta: il padre muore (cosa che mai Jaime si era aspettato da lui) ucciso da Tyrion (idem). Le certezze del Jaime post-Aerys, l'abilità con la spada, Cersei e la sua famiglia, si rivelano per quello che sono, le vere illusioni, mentre gli ideali di giustizia in cui aveva smesso di confidare tornano ad essere reali... o meglio – e qui volevo arrivare. Perché quando si contesta l'idea che ci sia una volontà di redimersi da parte di Jaime si arriva a dire che quella che dispensa non è vera giustizia – qualche impiccagione dei propri soldati per ripulirsi la coscienza non lo è, mandare Brienne a ritrovare Sansa per onorare il giuramento a lady Catelyn è una missione più che altro simbolica, con poche speranze pratiche di riuscita, e allo stesso modo la decisione di prendere Riverrun utilizzando diplomazia e minacce risparmia vite umane ma porta avanti comunque un'ingiustizia. Ma anche questa, a mio avviso, è un'evoluzione per lui. Jaime non è più il giovane cavaliere che crede negli assoluti, è un uomo, e come tale crede nei compromessi. Martin ce lo dice da quando Ned rinnega ciò che credeva giusto per salvare la vita delle sue figlie: l'impossibilità di attuare un ideale assoluto, ma la possibilità di trovare un compromesso. No, quella di Jaime non è giustizia, non si rifiuta di combattere la guerra dei Lannister e non va di persona alla ricerca di Sansa, ma in AFFC vediamo un Jaime che diventa l'ultima cosa che potevamo aspettarci: un diplomatico! Col suo stile, 'guarda Edmure che ti catapulto il bimbo', ma insomma, sempre diplomazia è, e lo scopo di evitare una carneficina lo ottiene (aggiungo anche convenientemente, visto che non avrebbe potuto combattere bene e si sarebbe reso ridicolo. Ma questo è essere realistici più che essere subdoli, e lo sappiamo tutti che non si sarebbe mai tirato indietro, nel caso). Jaime pensa con amarezza al ragazzino che voleva essere come ser Arthur Dayne, apre il Libro Bianco e riflette su cosa scrivere nello spazio vuoto, cosa cambiare della visione che gli altri hanno di lui e come – a me questa sembra un'ambizione, se non a redimersi, almeno a migliorarsi. Non ci sono l'umiltà e il pentimento che associamo alla parola redenzione, ci sono egoismo e vanità, il desiderio di dimostrare al mondo di essere capace di altro oltre alle infamie per cui è conosciuto. Sicuramente Jaime fa tutto ciò che fa perché superbo, sfrontato – uccide un re e si siede sul suo trono, se ne sente in diritto. Ma è prerogativa del suo carattere, e spero nessuno si aspetti che cambi da questo punto di vista, che redenzione significhi santificazione. Priviamo redenzione del suo significato cristiano: perché redimersi dovrebbe voler dire diventare umili e provare un rimorso da piangere la notte sulle proprie cattive azioni? A Jaime non piace piangere sul latte versato, e per un uomo così impulsivo negli ultimi libri sta passando un sacco di tempo a riflettere su chi è, su cos'ha fatto e su cosa farà. Jaime non mostra una contrizione esplicita e profonda per Bran, però, appunto, ci pensa: "I'm not ashamed of loving you, only of the things I've done to hide it. That boy at Winterfell..." A me, a dirla tutta, questa frase che spunta di punto in bianco durante una conversazione con Cersei non sembra buttata là come se il pensiero non lo avesse mai sfiorato, anche se GRRM non ce lo mostra. Trovo che Jaime sia troppo superbo per approfondire il suo senso di colpa a riguardo più di tanto, ma non che ne sia totalmente privo. Il mondo, purtroppo per lui, è ancora ancorato, in superficie e nelle convenzioni, a quegli ideali assoluti e irrealizzabili di cui parlavo prima, non è disposto a riconoscergli nulla, non è lì per acclamarlo come crede, e qui penso che Jaime non avrà soddisfazione, o forse, addirittura, arriverà a non volerne, a fare il meglio che potrà e che riterrà tale non per dimostrare qualcosa agli altri ma solo a se stesso. Che riesca o no nella sua ambizione, che le sue ragioni siano egoistiche o meno, la volontà di tornare ad avere il controllo della sua vita e uno scopo positivo, la volontà di fare qualcosa di buono, sono buone intenzioni. Aggiungo anche una postilla sulla definizione di giustizia e di bontà: temo proprio che Jaime ne abbia una visione personale che non corrisponde a quella di noi lettori. Né a quella dello scrittore. Ma qui stanno il bello dell'ambiguità e uno dei motivi per cui la parola redenzione stride talmente col personaggio. EDIT: si accettano alternative per ''redenzione''. Più ci ragiono, meno la trovo una parola calzante. Sarebbe necessaria una sfumatura diversa.
  12. Non proprio che avrebbe dovuto, ma lo sa metà corte, lo capisce Kevan, lo capisce Ned, Tywin sente le accuse a Cersei... il cervello per collegare ce l'ha. Non mi riferisco ad atteggiamenti tra Jaime e Cersei (non per discrezione dei due quanto perché è stato a lungo distante da loro e lo sono stati anche tra loro), in più ritengo sia difficilissimo per un padre arrivare ad una conclusione simile, soprattutto per Tywin, ma non riesco a non pensare che c'entri lo scudo automatico dell'orgoglio e che quindi non vi abbia sprecato riflessioni per la sola inammissibilità dell'accusa d'incesto più che per la sua impossibilità. Kevan e Ned son due personaggi da cui non mi aspetterei le medesime deduzioni, ma certo, la questione per loro non è personale come per Tywin.
  13. Riguardo Shae, esiste una teoria fanon per cui sarebbe stata un'idea di Varys mandarla negli appartamenti di Tywin affinché Tyrion la trovasse e uccidesse il padre in uno scoppio d'ira -- Varys stava complottando per uccidere lord Lannister e sapeva quanto Tyrion fosse geloso della ragazza e quanto rancore covasse in questo frangente contro di lei, mentre Shae sapeva di doversi sbrigare a cavarsela essendo a rischio nella Red Keep, magari trovandosi un altro protettore potente. In questo modo Tywin non saprebbe nulla di Shae nel suo letto. Però, appunto, è solo una teoria, e mi convince poco che, dopo tutto ciò che Tyrion le racconta del padre e della fine di Tysha, Shae possa pensare che Tywin sarebbe interessato a proteggerla più che ad impiccarla. È anche vero che Shae, pur dotata di una certa astuzia, si dimostra ingenua in diverse occasioni (come quando sembra credere che Tyrion possa davvero sposarla e portarla a corte) e sorda agli ammonimenti che lui le fa. Comunque, senza considerarla e attenendomi a quanto riportato dal testo, anch'io ho colto un ché di tremendamente ipocrita in questo Tywin che disprezza prostitute e clienti per poi, in gran segreto, usufruire dei servigi dell'amante del figlio incarcerato, e anch'io ho sempre pensato che per Tywin valesse il detto ''non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire'' visto come si comporta nei confronti di Jaime, Cersei e Tyrion. Non ha mai avuto né la capacità di né l'interesse ad ascoltarli, in più mi rifiuto di credere che se ci avesse riflettuto non avrebbe capito di Jaime e Cersei, semplicemente non voleva perché per lui avrebbe rappresentato una ferita all'orgoglio troppo grande da accettare; ha quindi chiuso gli occhi come fanno i narcisisti di fronte alle realtà che rinnegano, quelle realtà che osano compromettere la loro maestosa visione di se stessi e delle persone a loro legate -- tutte le realtà al di fuori di loro stessi, sostanzialmente. Una di queste realtà è la somiglianza di Tyrion con lui, così palese, al di là delle ''volgarità'' e delle ''arguzie da Folletto'' di Tyrion, che Tywin nel profondo la coglie ma non riesce ad accettarla: Tyrion è da un lato la prova oggettiva che il Casato dei Lannister non sia perfetto come Tywin vuole credere, dall'altro la prova altrettanto oggettiva che un soggetto che rispecchia tutto ciò che disprezza gli somiglia invece moltissimo, e in ambedue i casi Tyrion è la prova dell'esistenza di una realtà obiettiva e fuori dal controllo di Tywin. Temo insomma che Tywin veda in Tyrion una specie di suo specchio distorto e che la cosa lo disturbi. La morte nella latrina, una prostituta nel suo letto non sono solo l' ''umano, troppo umano'' che qualcuno ha citato prima, o meglio anche, ma contengono eccome un ché di beffardo nella direzione di Tywin, per me... Lo considero un personaggio non tanto grande quanto grandioso, cioè che fa di tutto per mostrarsi, per dipingersi grande ma che rovina quel che è riuscito a costruire a causa della stessa mentalità che l'aveva fatto emergere e che fallisce: fallisce a crescere eredi validi non perché essi siano totalmente mancanti delle qualità necessarie quanto perché si rifiuta di capire le loro ambizioni individuali e di indirizzarle di conseguenza, fallisce rifiutando Tyrion che col suo appoggio sarebbe stato un ottimo alleato sul piano politico, fallisce nella politica matrimoniale ai figli, e Tywin non è, come ci dimostra Robb, il grande capo d'armate che vorrebbe far credere con la sua armatura costosissima e lussuosissima e il suo incedere sicuro. Tywin è un eccellente stratega e politico ma, come avete precisato e come ho elencato, è disastroso sul piano emotivo-affettivo, cosa che si rivelerà la rovina del suo Casato, pecca in qualsiasi cosa non riguardi la strategia e il calcolo... Aggiungo solo un commento un po' provocatorio alle vostre osservazioni: presente quando si prende tanto in giro Cersei perché si crede arrogantemente quanto assurdamente un Tywin al femminile? Beh, una somiglianza c'è, anche se non riguarda quelle da lei sperate: entrambi si autosabotano da soli perché si rifiutano di guardare alla realtà in modo obiettivo, venendo dunque sconfitti sul lungo termine da qualcosa che si erano rifiutati di vedere e avevano sottovalutato (Cersei in modo imbarazzante, Tywin in modo molto meno plateale ma comunque degno di nota), e soprattutto sono entrambi due narcisisti (o con tratti narcisistici) che trattano i figli come estensioni di se stessi, da incoraggiare nel caso mostrino aderenza alle loro volontà e da biasimare e rifiutare nel caso non lo facciano. Sì, Tywin e Cersei sono bravissimi a crescere figli problematici! D'altronde da un genitore con tratti narcisistici derivano spesso figli con tratti narcisistici: un padre emotivamente non disponibile non insegna ai figli come provare affetto, anzi che le emozioni sono debolezze di cui vergognarsi e da aggirare; un genitore che mostra approvazione solo se fai ciò che vuole e che ti biasima altrimenti reprime i tuoi desideri, la tua volontà, la tua personalità e le tue ambizioni suggerendoti inoltre che i rapporti affettivi sono dei contratti egoistici, un ''dare in cambio di qualcosa''; un padre sprezzante e giudicante tramanda un complesso di inferiorità al figlio, la sensazione di essere sempre giudicato e messo alla prova, che quindi potrebbe tradursi nel tentativo filiale di provare di tutto per essere al livello irraggiungibile che il padre, sempre sprezzante e mai soddisfatto, si aspetta. Non è un caso se Cersei e Jaime vivono un rapporto fortemente disfunzionale, se Cersei manifesta tratti da borderline-narcisista (egomaniaca, insoddisfatta nei suoi desideri profondi e quasi incapace di empatia) o se Tyrion ha una serie enorme di lacune affettive, di problemi ad empatizzare e di problemi a dimostrare affetto in maniera sana. Parlando di Tyrion nello specifico, lui si sente continuamente giudicato e sminuito da Tywin e questo fa in modo da un lato che adotti un atteggiamento di sfida negli atteggiamenti (battutacce, bordelli, questo rifiuto per le apparenze e l'etichetta avviene allo scopo d'indispettire il padre che ci tiene molto, son d'accordissimo con Lyra Stark), dall'altro che s'impegni al massimo pur di riuscire ad eccellere agli occhi del padre e di tutti. Dirò di più: la sua ambizione segreta è non quella di essere accettato dal papà, quanto quella di ''fargliela vedere'', di superarlo. Tyrion è tutto un ''ve la farò vedere (e pagare)'', quasi vendicativo, quasi a preannunciare la sua autodistruzione, perché è una fantasia di grandiosità quasi morbosa da parte sua, è un personaggio con un ego grande ma un'identità frammentaria... e direi che è la stessa condizione di Tywin, anche se con Tywin è più difficile accorgersene perché la sua facciata è incrollabile per la maggior parte del tempo (pensate però a quanto detto sulla sua ''evoluzione finita'', al congelamento emotivo totale dopo la morte della moglie, al fatto che ogni comportamento di Tytos contrassegnabile come motivo di derisione da Tywin sia stato vissuto come un'umiliazione fin dalla più tenere età, umilazioni che per lui sono state tanto traumatiche da condizionare la sua psiche). Mah, a rileggere sembra quasi che stia cercando di convincervi...!! In realtà, come tutto, è solo un punto di vista. In più speravo di evitare di ripetere molti dei vostri (interessanti e condivisibili) interventi, ma non riuscivo a fare un discorso organico senza.
  14. Sansa viene cresciuta come una piccola lady, e tutti si basano sulla cortesia che sfoggia (ma a cui è semplicemente stata educata, quindi che non le appartiene completamente e che indica solo la sua esteriorità) per giudicarla. Si basano altresì sulla sua esteriorità fisica, essendo lei una giovane di bell'aspetto; Littlefinger non si sarebbe neppure interessato a lei in mancanza della bellezza e della somiglianza con la sua vecchia fiamma. Ci si aspetterebbe, come tu dici, che davanti alla morte di ser Hugh lei reagisse come Jeyne (è la prima volta che vede un uomo morire!), invece reagisce come uno reagirebbe al cinema o a teatro: da spettatrice. La morte di Hugh è triste perché 'non sarà cantata dai bardi', non perché è una vita spezzata in modo insensato ad un torneo. Sull'essere spettatrice insensibile si baserà il meccanismo di difesa di Sansa di fronte agli abusi di Joffrey e di Cersei. A King's Landing, lei diverrà una facciata di bellezza e cortesia completamente vuota: sarà questo che mostrerà al mondo, e sarà questo che il mondo vedrà. Ma lungi dal non provare nulla, Sansa prova. Infatti se scaviamo, ha un sacco di emozioni ambigue, persino negative, che una piccola lady non dovrebbe avere, che non le sono mai state insegnate da qualcuno e che al contrario della sua ''corazza da lady'' le appartengono totalmente: dall'impassibilità di fronte alla morte al desiderio egoistico di restare al Sud e di sposare Joffrey (che in AGOT travalica qualsiasi altro, Sansa va contro la volontà di suo padre fino ad essere disposta a credere che sia un traditore e che meriti la Barriera, fino ad essere disposta a sposare gioiosamente colui che lo accusa), dall'impazienza di fronte alle lacrime di una Jeyne inquietata dal macello delle guardie del Nord da parte di quelle Lannister alla semplicità con cui scaraventa la colpa su Arya per la morte di Lady, fino agli svariati sogni di vendetta contro Joffrey (immagina di buttarsi con lui giù dalle mura quando le mostra la testa di Ned, gli augura la morte e così via). Martin la fa andare per gradi e ci illustra l'utilità di questa sua capacità di svuotarsi, di adattarsi, di essere sfuggente e ambigua, ci illustra come i suoi tempi di recupero di fronte a certe botte psicologiche siano veloci, a suo vantaggio. Devo ancora recuperare la discussione, ma l'osservazione di JonSnow mi ha fatto venire in mente la scena della morte di Joffrey, quando Sansa si sente dire di avere un cuore delicato/gentile da lady Tanda. Ripete tra sé tali parole mettendosi a ridere ''istericamente'', colpita dal controsenso tra quello che la lady dice e quello che prova, dal momento che sta piangendo per il sollievo e la liberazione e non per compassione. Interessante dunque il contrasto tra ciò che Sansa sembra e ciò che Sansa è: anche Tyrion, con tutta la sua intelligenza e la sua capacità di inquadrare gli altri, viene ingannato dalla giovane, delicata moglie, perché di fatto ne sottovaluta l'individualità. Ritiene che Sansa, essendo bella e cortese, non possa avere pensieri violenti, negativi, ambigui. (Caratteristiche della figura femminile tipica dell'amor cortese sono bellezza cortesia compassione bontà d'animo, ovviamente è un ribaltamento del trope). Sansa stessa pensa di essere colpevole. Mi riferisco alla scena a Nido dell'Aquila, quando pensa di non appartenere alla purezza del mondo di neve che la circonda. Eppure a fronte di egoismo e superficialità da ragazza ci sono anche compassione per Sandor e per Dontos, la volontà di essere una regina che regna con l'amore e non con la paura. A mio avviso, Sansa ha e continuerà a rappresentare una sorta di purezza, proprio perché nulla di ciò che subisce e a cui assiste riesce mai a contaminarla fino in fondo. Porcelain, ivory, steel.
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