Jump to content

***Silk***

Utente
  • Content count

    1,167
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    8

***Silk*** last won the day on December 15 2017

***Silk*** had the most liked content!

Community Reputation

937 Neutral

About ***Silk***

  • Rank
    Confratello

Profile Information

  • Sesso
    Non Dichiarato

Recent Profile Visitors

2,978 profile views
  1. ***Silk***

    Caro diario

    Caro diario, Sono passati 26 anni. Alcuni di noi erano più o meno piccoli, altri erano già grandi, altri ancora non erano neanche nati. 26 anni sono un tempo significativamente lungo poco più di un quarto di secolo, a volte sono anche un tempo più lungo di una vita, altre volte solo una sua parte. Sono gli anni, mese più, mese meno, del figlio di Vito Schifani oggi. E anno più, anno meno, erano gli anni di Vito Schifani ieri, quando morì nell'altra strage, quella di Capaci. Sono curiosi gli stralci che restano impressi nella mente di un bambino. Loro non cambiano. Ma noi possiamo almeno ricordare e cercare ancora. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/19/borsellino-luomo-del-telecomando-e-le-telefonate-alla-madre-i-buchi-neri-nella-fase-esecutiva-della-strage-di-via-damelio/4502088/amp/
  2. ***Silk***

    Concerti...

    Il 7 agosto ci sono i Vandals a Milano!
  3. ***Silk***

    Westworld - Dove tutto è concesso

    Personalmente sulla seconda stagione, ho un’opinione un po’ diversa da quella che leggo nei vostri commenti, quindi la condivido, sia per amore del contraddittorio, sia perché mi è piaciuta anche la seconda stagione. In primis, non ho percepito l’esigenza di avere una risposta autoconclusiva all’interno della stagione a tutte le domande che ci siamo posti in questi 10 episodi. Del resto, c’erano degli interrogativi che restavano aperti anche alla fine della prima, per quanto la sua struttura avesse una maggiore circolarità e fosse percepita maggiormente come una novità a livello strutturale - proprio per il fatto che fosse la prima. Credo che il problema, o la difficoltà narrativa, o di ricezione possa essere strettamente connessa al tema di fondo. Se analizzare come si arriva alla presa di coscienza/consapevolezza è un processo lineare, per quanto raccontato su molteplici piani temporali e quindi delinearizzato, un racconto non lineare delle scelte che i vari attori fanno sulla base di questa consapevolezza acquisita può essere più ostico da ricostruire per lo spettatore, proprio perché una serie di scelte è meno riconducibile a specifiche temporalità e quindi c’è bisogno di ancora maggiore attenzione. Inoltre, la scelta che questa stagione sia ambientata tutta, o quasi, prima della premiere è anch’essa significativa: fin dall’inizio sappiamo quale sia la quasi totalità del risultato di azioni che non abbiamo visto, perché questo risultato è un punto fisso, rilevante ma fino ad un certo punto, ma ciò che è veramente rilevante è il modo in cui ci si arriva, che è un po’ una metafora della vita stessa. Di nuovo, le scelte. Quello che ci vogliono raccontare è il cammino introspettivo di una serie di personaggi e, di fronte a questo, gli interrogativi di dettaglio rimasti insoluti hanno una minore impellenza. Allegoricamente parlando, traspone, in un certo senso, anche l’arco di Dolores di questa stagione che la vede impegnata in un percorso improntato sul fine giustifica i mezzi. Invece anche i mezzi sono fondamentali, come capirà anche lei. Se la prima stagione probabilmente resta più coinvolgente e soddisfacente a livello di impatto, non comprendo i paragoni tra la seconda stagione ed altre serie. Per quanto – forse – possa essere stata – se vogliamo – più ostica della prima stagione, anche perché il fulcro BernArnold passa la maggior parte del tempo in stato confusionale richiedendo un maggior impegno allo spettatore, resta comunque una stagione migliore della quasi totalità delle altre serie a disposizione di visione. E’ una storia che ti fa venire voglia di parlarne e attraverso questo di staccarti in altri discorsi di approfondimento. A questo proposito, infatti, trovo che il paragone con GOT non abbia un gran senso, vuoi per la diversità che intercorre tra i due prodotti, ma anche per i diversi piani. GOT si è retto bene finché ha potuto poggiare su una solida base, ma ha avuto un oggettivo e notevole calo qualitativo quando la solida base dei romanzi non è più stata disponibile, salvo rarissime casualità. Si può affermare che in GOT ci sia una maggiore coerenza stilistica in-season e che, specialmente nelle ultime stagioni, ci sia un maggior focus nello svolgimento e nella resa delle scene d’azione, forse, ma se si va a paragonare gli script, le storyline, l’indagine dei personaggi, la risoluzione delle storyline, vince WW e anche con sufficiente facilità. Anche perché, in tutta onestà, per mio gusto personalissimo, ben venga qualche scena d’azione meno innovativa o la mancanza di qualche dialogo (demenziale), in favore di una maggior coerenza narrativa, maggiore sviluppo dei personaggi, maggiore cura dello script e della narrazione. Per fare un esempio, che esula dai molteplici riferimenti letterari e/o artistici, ma attiene a un qualcosa di più tecnicamente tangibile, nella 02x04 viene magistralmente ricreato il gioco di fraintendimenti che pone dei dubbi nello spettatore, nel rapporto tra James Delos e William: dalla 02x02 sapevamo che Mr. Delos fosse affetto da una qualche malattia non curabile e l’uso della terminologia medica specifica da studio clinico lascia fraintendere che si tratti del Delos umano ricoverato in qualche centro medico, salvo poi scoprire che si tratta dei suoi tentativi di replica post-mortem. Tornando ai punti insoluti, per cui non mi dispiace attendere la terza stagione, restiamo con l’interrogativo se William sia o meno un host, a dire la verità il giusto interrogativo è più che altro da quando è diventato/diventerà un host. Interessanti alcuni stralci di conversazione che gli fa arrivare Ford durante l'intera stagione, come "the game begins when you end and ends where you began" e la frase relativa al fatto che guardare avanti sia la wrong direction. E’ interessante poi cogliere il fatto che lui si senta in colpa per il progetto dell’immortalità ma anche perché ha introdotto il giudizio, quindi che nell’ambito del progetto è previsto che tale concessione sia data solo a coloro che rispecchiano il metro fissato da William? Sempre su di lui, non sono sicurissima di poter parlare di una impossibiltà di scelta, per quanto apertamente ci venga mostrato che gli umani hanno un algortimo semplice e prevedibile. Sia alla luce della concezione di libero arbitrio di cui è portatore Ford e della dimostrazione attraverso Lee che questa interpretazione sia applicabile anche agli umani. William sappiamo che ha sempre finto, tranne che con Dolores e in genere quando è a WW. Il suo chiedersi se abbia mai avuto scelta e se le sue scelte siano mai veramente state le sue è riconducibile a questo suo tratto della personalità: non è che non abbia avuto scelta, o che altri abbiano scelto per lui, semplicemente interpretando il ruolo del filantropo e comportandosi su questa base che non è il suo vero io e vedendo dove è arrivato, rimpiange queste scelte apparentemente buoniste/socialmente attese, perché delle scelte più vere avrebbero potuto portarlo altrove. Ma non parlerei di non scelta perché alla fine anche la scelta di autocondizionarsi per compiacere chi ci sta intorno mettendosi in un’ottica di scalata sociale è anch’essa una scelta. Cosa che vediamo valere anche per gli host, nel momento in cui Akane rifiuta il risveglio e Maeve la lascia libera di scegliere in questo senso. Dolores, in questa stagione, si pone come un different take degli umani, per lei l’elevato fine di condurre gli host alla libertà e soggiogare gli umani giustifica la manipolazione, lo sfruttamento e l’uccisione dei suoi simili. Maeve invece, come Ake, quando si può dire che avesse raggiunto il proprio scopo egoistico di fuga alla fine della prima stagione, ha un’epifania e si rende conto che questo scopo non la soddisfa a pieno, non è ciò che le dà la pace, che la eleva. Il ricordo della prima personalità che le hanno dato, le richiede di ricongiungersi alla - finta - figlia e di assicurarsi del suo bene prima che del proprio. Da questa presa di coscienza, ne deriva la sua diversa visione della libertà, per cui ogni host è libero di agire secondo la propria consapevolezza del momento, sia essa una vera consapevolezza, sia essa lo schema fisso di comportamento del loro codice pre-consapevolezza. Da qui, anche la sua tolleranza verso la Valley Beyond che invece viene vista come “l’oppio per gli hosts” da parte di Dolores. E’ interessante anche scoprire che, se Dolores sapevamo essere il robot preferito da Arnold, quello preferito da Ford è Maeve. Nel dialogo con la quale, si scorge anche un certo affetto, nel momento in cui rileva di averla programmata per fuggire dalla prigione di WestWorld. Eppure ha scelto di restare, e questa scelta inattesa non gliela rende meno cara. E questo dialogo, insieme alla decisione di Bernard di rimuovere il codice di Ford da sé stesso – per il momento – rende Ford un po’ meno demiurgo di quanto non appaia superficialmente, sì artefice dell’universo di WestWorld, ma entità ordinante la realtà in maniera limitata. Per quanto riguarda le forzature, la sola cosa che ho trovato un po’ deludente a livello di storyline è stato il sacrificio di Lee. Lo stesso obiettivo di ritardare la squadra di sicurezza avrebbe potuto ottenerlo, probabilmente con maggiore efficacia, senza bisogno di “suicidarsi”, ma non si può dire che non sia un riscatto poetico e in-character: finalmente ha l’occasione di “impersonare” l’uomo che avrebbe voluto essere e su cui ha basato gli script per la costruzione di Hector. Certo, questo output era telefonatissimo e ce lo si aspettava già da qualche puntata e la resa attraverso questa scelta è stata un po’ discutibile dal mio punto di vista, a livello emozionale. Ma, una scelta del genere si muove nella direzione di andare a toccare i tasti emozionali di chi non vuole scervellarsi troppo nel seguire la serie. Una scelta, quindi, tutt’altro che snob ed elitarista (come anche lo spieghino di Charlotte sul ruolo di Clementine-Rider che per uno spettatore d’élite era già evidente di per sé) su un punto chiave: quello che va ad evidenziare che gli umani non sono così negativi come ci vengono presentati dal punto di vista degli host e dei loro creatori, né che sono del tutto impossibilitati al cambiamento. Cosa che a suo modo aveva già dimostrato Felix nella stagione 1 e – per quanto sia molto poco entusiasmante – anche Sylvester, personaggio decisamente più mediocre di Lee. L’idea che gli showrunners facciano filosofia spicciola condannando l’intera umanità e augurandosi che venga soppiantata dai robot non sussiste. Senz’altro c’è una componente critica verso una parte dell’umanità, ovverosia quella incarnata dalla supremazia del maschio bianco di potere e dominante, che a sé tutto soggioga in un ciclo di oppressione e violenza: non a caso i parchi tematici che abbiamo visto finora ci riportano a stereotipati luoghi del passato in cui il maschio bianco si è trovato degli spazi altri su cui dominare: il Far West, l’India coloniale, lo stesso Shogun World. Anzi, quest’ultimo, in particolare, sottolinea questo effetto attraverso la scelta meta-narrativa della creazione di host, aventi script/programmazione clone di quelli che già abbiamo trovato in Westworld, e che si trovano quindi davanti alla propria controparte, in una specie di gioco di specchi (gioco di specchi che nuovamente sottolinea l’incontrollabilità del voler imporre un rigido ordine pre-costituito). Infatti, Lee, Felix, e Sylvester non rientrano nella casistica criticata, così come non lo fanno neanche Emily e Juliet che – in qualche particolare – si distinguono vagamente, a loro modo, nonostante l’appartenenza all’élite, e soprattutto Elsie. In particolare, Elsie, che dalla stagione 1 scopriamo non essere stata uccisa, testimonia il fatto che non si può etichettare né la visione degli showrunners né la visione espressa da Ford come totalmente critica e rifiutante verso l’umanità in favore dei robot. Inoltre, l’idea che gli host siano esseri capaci di amare di fare la scelta giusta in maniera così precisa non è propriamente vera sempre. E’ una riduzione di ciò che ci è stato mostrato in una realtà bidimensionalmente bianca e nera, che però bianca e nera e basta non è. Anche alcuni degli host fanno delle scelte palesemente sbagliate, o rifiutano/postpongono il momento del risveglio, o scelgono tutt’altro rispetto alla scelta “migliore”. Alcuni di loro si votano all’odio e non fanno proprio, o non sempre, la scelta giusta (vedi Craddock e il suo delirio di onnipotenza, come anche Dolores in molti casi). Che poi parlare di scelta giusta presuppone già di per sé un’immanenza del giudizio difficilmente applicabile a qualsivoglia situazione della realtà. Per tornare a Lee, qualcuno ha definito il suo epilogo “un momento romantico in una serie che di romantico ha molto poco”, ma anche qui non sono d’accordo, poi magari scopriamo che diamo al termine un’accezione diversa, ma il percorso del giovane William nella prima stagione è assolutamente romantico, anche il suo continuo ritorno a Westworld nel corso della vita ha anche una componente romantica, l’Arnold originale ha un certa natura romantica, la personalità primaria di Dolores è altrettanto romantica, poi c’è anche Teddy che è una specie di grottesca caricatura di aspetti romantici, infine, la stessa 02x08 muove inizialmente da presupposti anche romantici per poi elevarsi ad un piano superiore. Avendo già toccato la parte emozionale, espando non concordando sul fatto che questa stagione trasudi freddezza. Per quanto mi sia dispiaciuto che l’unica ulteriore indagine del rapporto Maeve-Hector si abbia fondamentalmente nella 02x02. Ammetto che qui sono soggettiva, trattandosi di una delle mie storyline preferite, ma non si può dire che sia stato meglio approfondito, insieme anche a Hector stesso, rispetto alla stagione 1. A parte questo inciso, la storyline di Maeve con annessi e connessi è molto emozionale e coinvolgente: la sua visione della libertà nonostante il potere che detiene, il cammino di amore che la porta ad elevarsi, anticipato e condensato dalla storyline per certi aspetti parallela di Ake, la storyline di Akane, quella di William. Forse, l’emozionalità è mancata in certi frangenti nella storyline di Dolores e Bernard, ma vista la piega delle loro vicende, una principalmente improntata al fuoco della vendetta (non a caso riprogramma l’unico robot empatico del team – Teddy – salvo poi riscoprire il contatto con le proprie emozioni – salvo il dialogo col padre – nelle ultime puntate) e una principalmente improntata a una sorta di oblio, credo che ci possa stare. C'è anche da dire che alla luce del finale Dolores andrebbe analizzata anche nella parte in cui la vediamo come Charlotte per completezza. Non mi ha deluso neanche riscoprire Ford un passo avanti a tutti anche nel finale di questa stagione. Il labirinto per topi, per come inteso dalla Delos e per come Ford in vita aveva lasciato intenderlo anche lui – in contrapposizione alla visione di Arnold – nella maggior parte della stagione 1 si è rivelato essere l’allucinazione di un folle (ma il folle più che il creatore è chi ha abboccato all’amo, più che chi l’ha creato, quindi sicuramente James Delos, parzialmente anche William), un progetto destinato a fallire. Che in soldoni traslato allegoricamente è una forte e apprezzabile critica alla società in sé, ai suoi tentativi di ordine organizzato sfocianti nell’estremo, alla snaturalizzazione dell’io in favore di ciò. L'unica cosa di cui effettivamente mi rammarico in vista della terza stagione è che difficilmente immagino (salvo flashback o sorprese imprevedibili) rivedremo Ford sullo schermo.
  4. ***Silk***

    Caro diario

    Caro diario, Ma se io volessi fortemente un qualcosa e avessi tutti i mezzi per raggiungerlo, cosa potrebbe dissuadermi dall'utilizzare tutti questi mezzi per farlo? Probabilmente, togliermi delle soddisfazioni più grandi... Ogni azione è un messaggio: che piaccia o no, che lo si ammetta o no. Quindi, quando parlare non serve a nulla, l'unica cosa che rimane è restare in silenzio, in un angolo, ad osservare. Magari, ritirare fuori certe puntate di Mai dire gol. E la lira si impenna! La parola a un uomo che non sa cosa farne!
  5. ***Silk***

    Westworld - Dove tutto è concesso

    Giorni fa, dopo la visione della 02x04 e in seguito ai vostri interventi, mi era venuta voglia di scrivere qualcosa sulla puntata stessa ed in particolare su William, personaggio annoverabile tra quelli che più apprezzo della serie. Poi, a causa di quello che possiamo definire un piccolo problema tecnico, ho avuto bisogno di un po’ di tempo per riuscire a postare un intervento su questo personaggio dalle molteplici sfumature, che in alcuni interventi sono state colte, in altri sono state forse un po' appiattite. Ormai che lo avevo scritto, mi sembravano parole sprecate a lasciarle lì. Nella speranza di tirarne fuori una pacata e sensata discussione con questo recap sul carattere. Nella 01x06, William ci si presenta come un sognatore, predisposto alla finzione di una vita che non rispecchia le sue pulsioni e le sue aspettative ma alla quale finzione riesce ad adattarsi, convinto che la vita stessa – probabilmente – non abbia quel significato e quella verità che ritrovava nelle storie dei suoi libri. Il primo impatto col parco è da gregario di Logan, William si adatta, come da sempre è abituato a fare nella vita, e lo segue nelle avventure al limite in cui lo trascina, riuscendo ad adattarsi anche a queste. In queste avventure, si portano dietro Dolores. Ed è lei il grande shock in positivo ed in negativo che cambia William. Qui, nella realtà costruita di Westworld, per la prima volta, William trova un luogo in cui si sente libero e non costretto nei costrutti imposti dalla società, quindi di fronte, per assurdo, all’esperienza più vera e significativa della sua vita. Ed il rapporto che costruisce con Dolores lo illude che non sia parte della finzione e degli script del parco, grazie anche al fatto che Dolores sia uno di quei robot che nel tempo acquisiranno una “coscienza”, già col giovane William, Dolores sembra avere ricordi che non appartengono alla sua linea narrativa corrente. In soldoni, William non è un poverino che si lascia abbindolare dalla verosimiglianza del parco, come può sembrare superficialmente, per quanto, con fatica, riesca a percepire una distinzione tra umani e robot, ma riesce a cogliere dei particolari che gli fanno percepire una potenziale veridicità in ciò che si trova davanti. Un sentire non troppo diverso da quello che riscontriamo anche in Arnold. Il rapporto con Dolores e questo senso di libertà e percezione della vera essenza del sé gli rende tutto ciò che ha vissuto in precedenza insopportabile: I’ve been pretending my whole life. Pretending I don’t mind, pretending I belong. My life’s built on it. And it’s a good life. It’s a life I’ve always wanted. But then I came here and I get a glimpse for a second of a life in which I don’t have to pretend. A life in which I can be truly alive. How can I go back pretending when I know what this feels like? Ma quest’esperienza è – come dicevo prima – una realtà costruita, ed il modo crudo con cui il giovane William lo comprende nel momento in cui la ritrova resettata lì dove tutto è iniziato. Con tutto ciò che hanno vissuto insieme cancellato dalla sua (di lei) memoria e pronta a rivivere una narrativa simile con qualcun altro è un durissimo schiaffo che in pochi attimi lo riporta alla realtà. Lo si vede dalla scena del giovane William e dalle parole con cui la ricorda nel dialogo con Dolores stessa da vecchio nella 1x10: And you were nothing… if not true. Questo shock, ancora più grande, di essersi sentito vero e libero solo nella finzione del parco, lo spinge più che mai al ritorno alla propria finzione della vita reale con maggior forza. Ma anche a tornare nel parco per spingere al limite gli stessi hosts e tentare di istigare in loro un cambiamento che li renda reali, umani, come appare chiaro quando fa riferimento al gioco di Arnold (che, a differenza di quello di Ford, “cuts deep”). Scopo che lo pone sullo stesso piano di Arnold e di Ford, con mezzi ovviamente diversi, insieme al tentativo con cui cerca negli anni di trasferire la coscienza di Mr. Delos in una sua replica robotica. Il ritorno alla finzione del reale gli rende anche chiara la possibilità di aspirare ad essere l’erede di Mr. Delos, essendo stabile, flessibile, resiliente, capace di sopportare una vita di apparenza, a differenza di Logan, fragile, al di là della sua maschera da spaccone, meno determinato, incapace di reggere alla propria realtà, come poi si vede nella seconda stagione. Vita di apparenza che William ammette poi aver ottenuto nella 01x08, nel dialogo con Teddy, in cui afferma di essere il “good guy”, che è più o meno la stessa sostanza di cui poi accusa essere Mr. Delos nella 02x04. Anche se, forse, si può azzardare qualche distinguo ipotetico: William ha a disposizione Westworld in cui sfogare le proprie pulsioni negative, pulsioni che riesce a tenere a bada nella finzione della vita reale. E qui si ritorna al monologo iniziale di Ford che al di là dell’etica degli umani versus quella dei robot è ciò che dovrebbe essere il metro di riferimento per analizzare i personaggi, e cioè che ciò che il parco mostra agli ospiti non è ciò che sono veramente, ma ciò che possono essere. Infatti, William nella finzione della realtà è il good guy, family man, filantropo, colui che non ha mai osato maltrattare né la moglie né la figlia, ma che nel parco, ha crudelmente trucidato Maeve e la figlia nel suo precedente ruolo di madre. Dunque, nel suo essere controllato con i propri cari e la propria “specie” si riscontra della positività nel personaggio, con questa potenzialità di fondo mai mostrata, ma in qualche modo percepita dalla moglie e dalla figlia. Queste caratteristiche del vecchio William sono quelle che ritroviamo nello stesso Mr. Delos. E nella relazione con Mr. Delos si scova dell’ulteriore complessità e positività in William. Ad un primo livello il progetto di immortalità (già menzionato da Ford nella 01x01) su Mr. Delos lo si può vedere come un dovere verso il suo stesso mentore. Analizzando bene le interazioni tra i due uomini si vede che c’è di più, c’è anche un rapporto di stima, quasi un rapporto tra padre/figlio, Mr. Delos lo vede come il suo degno erede a differenza di Logan, lo vediamo nel modo in cui Mr. Delos permette a William di rivolgersi a lui (there’s not a man alive that talks to me like that, not anymore), ma anche dal passaggio ufficiale che avviene alla sua festa di pensionamento. E da parte di William lo si percepisce quando va a trovare la sua replica robotica, non sembra esserci solo interesse scientifico, ma anche una sorta di affezione, che ha portato William a replicare il suo esempio di vita. E c’è grande tragicità nella consapevolezza della sua ultima visita in cui William vecchio vede Mr. Delos per ciò che è e vedendo lui vede anche sé stesso. Caratteristiche che, se hanno spinto il giovane William a tentare di dare l’immortalità a Delos, lo spingono, da vecchio, a rimettere in discussione questo progetto dal punto di vista filosofico. Ruthless philanderer with no ethics in your business or family dealings, a veritable shithead. In truth everyone prefers the memory of you to the man himself. […] World is better off without you, Jim. Possibly without me. William di oggi, il man in black, nella 02x04, sembra essere meno nero di quanto la sua apparenza ci mostri. Si vede un barlume di empatia nei confronti di Lawrence per ciò che ha vissuto a suo tempo con sua moglie e la figlia, è possibile che sia anche in parte una questione di utilitarismo, ma il fatto che lo stesso Lawrence gli ricordi e si ricordi di questo suo passato in qualche modo lo smuovono a salvare lui e la sua famiglia. William sembra essere per gli umani il parallelo di ciò che Dolores è per i robot. E questo rapporto ciclico è sottolineato sia dal loro iniziale stato di innocenza, sia dal loro rapporto che si instaura la prima volta che William si reca al parco, sia dallo shock che questo causa nel giovane William liberandone la natura violenta, sia dal contro-shock – insieme al raggiungimento della consapevolezza – che questo causa in Dolores quando capisce chi sia il vecchio William, contribuendo a liberarne la natura violenta, nascosta in Wyatt, e sintetizzando queste due nature in un qualcosa di più proprio, come lei stessa afferma all’inizio della seconda stagione. Un’ultima osservazione sul tema dell’immortalità. Nonostante la replica della famiglia di Ford che abbiamo visto nella prima stagione potesse essere un accenno a ciò che scopriamo nella 02x04, fino a questo momento avevamo pensato che il guadagno dell’investimento nel parco potesse essere la raccolta dati derivante dai visitatori a scopo di marketing, invece, surprise, surprise, ciò che Mr. Delos ci aveva visto è richiamare indietro Lazzaro dalla tomba. Questione su cui è ingaggiato anche Ford, visto che Bernard stampa una control unit per fare lo stesso per suo conto.
  6. ***Silk***

    Modifica/Cancellazione

    Sulla questione diffamazione/insulti non ho ancora ricevuto risposta. Mi auguro di riceverne una, avendola posta ben prima della decisione unilaterale di chiudere la discussione, che non è un flame eccetto per alcune delle risposte ricevute, come precedentemente già rilevato. Edit: in breve sui 3 punti. Non è la prima volta che succede una cosa del genere, ma è la prima volta che viene repressa in maniera così rigida. Ho perso il mio diritto/dovere di giudizio quando ho scelto di uscire dallo staff, ne sono consapevole. Ciononostante questa rigidità sembra quasi un modo per fare una ripulita di utenti o perché sbottano e quindi saranno bannati, o perché non si sentono più accolti e smettono di scrivere. Tra il bianco e il nero, c'è un'innumerevole scala di grigi, come ci insegna Martin.
  7. ***Silk***

    La canzone del giorno

    Dopo che fu scelta per il Darjeeling Limited, la ritrovo nuovamente nella 02x04 di Westworld, rendendo la puntata perfettamente circolare. Probabilmente uno dei miei pezzi preferiti dei Rolling Stones insieme a Paint it black. So don't play with me, cause you're playing with fire So don't play with me, cause you're playing with fire.
  8. ***Silk***

    TWOIAF - Risveglio degli Estranei

    Sì dovrei guardarci anche io. Quei POV sono più avanti di dove siamo arrivati finora con la rilettura. Per ora - a inizio ASOS - l'accento è posto sul fatto che i bruti stessero cercando un'arma per attaccare il sud od oltrepassare la barriera, come si legge in Jon I (sospetti di Qhorin) e Jon IV (affermazione di Ygritte). Chi ci arriva prima riposterà qua... A proposito @Menevyn, se hai voglia, perché non ci raggiungi in rilettura...?!!
  9. ***Silk***

    TWOIAF - Risveglio degli Estranei

    Hai detto bene. E bisognerebbe recuperare anche la parte in cui Mance afferma di aver riunito le tribù per portarle in salvo dalla minaccia degli Estranei oltre Barriera per capire se ci ricordiamo bene o meno. Anche io mi ricordo di aver letto qualcosa in questo senso. Però la ricerca del corno di Joramun ci potrebbe dare un'informazione contraria: cercavano il corno per abbattere la Barriera vista l'insofferenza e odio che i bruti mostrano verso di essa, come si legge sempre in ASOS, Jon IV, nel cercarlo hanno liberato qualcosa (Others? Wights?) quindi hanno dovuto cambiare i loro piani, riunirsi e cercare di fuggire oltre Barriera, senza abbatterà per mettersi in salvo, usando il finto corno più avanti come minaccia per la negoziazione coi GdN. Fatto sta che al momento, a prescindere dalla reliability, è la sola testimonianza che abbiamo in ASOIAF. Non metterei sullo stesso piano ASOIAF e Got in questo caso, trattando la questione - per quello che ne sappiamo finora - in maniera significativamente diversa. Soprattutto con riferimento alle vicende del Night's King.
  10. ***Silk***

    TWOIAF - Risveglio degli Estranei

    Dopo essere arrivata ad ASOS, Jon IV con la rilettura, riesumo questo topic per dire la mia sul risveglio degli Estranei, che fondamentalmente mi vede d'accordo con quanto affermato da @Nestad e @Maestro_Aemon (che mi odieranno per averli taggati XD). Parto dall'estratto del POV in inglese (ovviamente): I’m crying because we never found the Horn of Winter. We opened half a hundred graves and let all those shades loose in the world, and never found the Horn of Joramun to bring this cold thing down! Se diamo per buono quello che dice Ygritte i bruti hanno cercato il corno di Joramun, ma non lo hanno mai trovato. Ho una teoria a riguardo ma sarebbe off topic. Ciò che è interessante è che i Bruti sostengono di aver aperto un certo numero di tombe, non ben collocate ma evidentemente da qualche parte oltre la Barriera, è questo sembra aver causato il ritorno degli estranei. Quindi, si potrebbe quasi affermare che il ritorno della magia sembri quasi più connesso alla questione draghi, piuttosto che alla questione estranei. Per gli estranei, sembra sia bastato togliere i sigilli a queste fantomatiche tombe. Questa considerazione fa anche andare la mente ai Kings of Winter nella cripta di Winterfell visto che, leggenda vuole, siano mantenuti nelle tombe dalle spade che le accompagnano. Alcune di queste spade sono state decomposte dalla ruggine, altre sono state prese durante la fuga da Winterfell. Non che creda che ritornino anche i King of Winter, ma potrebbe essere l’indizio per farci capire che questa leggenda possa essere applicabile agli estranei. Per quanto riguarda invece il dubbio su Craster, il fatto che da decenni sacrifichi i suoi figli maschi agli dei, non implica che siano stati tutti presi dagli estranei. Gli estranei potrebbero aver preso i figli di Craster a partire dal loro risveglio ad opera dei bruti. I precedenti figli dati in sacrificio potrebbero essere semplicemente morti per molteplici ragioni naturali, difficilmente un neonato sopravvive da solo in qualsiasi condizione, figuriamoci in un luogo selvaggio oltre la barriera.
  11. ***Silk***

    Modifica/Cancellazione

    La domanda di Metamorfo non ha sgomberato il campo dal mantra dei post personali. Tutti i post sono più o meno personali a seconda del personal sentire dell'autore. Non avevo dubbi né bisogno di chiarimenti in merito a questo. Altrimenti avrei potuto chiedere via PM da regolamento. Volevo pure farmi i fatti miei, ma non nego che le risposte fornite in questo topic mi abbiano invogliato a dire la mia, sommate all'effetto gogna pubblica dell'annuncio rilasciato. I miei dubbi sono quelli espressi nei miei ultimi due post, che non hanno ancora ricevuto risposta. Riassumendo con domande dirette, eccoli: Perché si è scelto di punire un utente anche insultandolo in un messaggio pubblico? Mi auguro che il buon senso porti all'editing. Perché si è scelto di ripristinare i post se tanto era chiara la volontà di richiederne la cancellazione ufficiale, concessa ad altri utenti? Più lavoro per ottenere lo stesso risultato. Mi chiedo che sarebbe successo se fosse stato usato il tasto nascondi. Infine, mi chiedo anche che senso ha rispondere a provocazione con provocazione, o a nessuna provocazione con provocazione, quando le provocazioni sono vietate da regolamento. Mi ricordo che quando ero mod mi venne censurato un post dove facevo autoironia sul mio presunto snobismo perché provocatorio: o sono talmente provocatrice e provocante da avere questo dono no matter what, o non so che altra risposta darmi.
  12. ***Silk***

    La canzone del giorno

    Il 18 maggio 1980, quando molti di noi - me inclusa - non erano neanche nei progetti dell'universo, Ian Curtis, dopo aver visto La ballata di Stroszek di Werner Herzog ed aver ascoltato The Idiot di Iggy Pop, decide di riprovarci e si impicca nella sua casa di Macclesfield. A luglio avrebbe compiuto 24 anni. Fa questo alla vigilia del tour che avrebbe portato i Joy Division negli US. Si potrebbero dire molte cose sul suo genio e sulla mancanza che ne è derivata. Si potrebbe sfociare anche nel personale. Ma è sempre meglio lasciar parlare la musica. Per quanto la loro canzone più famosa sia Love will tear us apart, la loro migliore sia con ogni probabilità Shadowplay, e quella che ricorda questo giorno - grazie a Control - sia Atmosphere. Io scelgo questa e, come tutti gli anni, in questo giorno, un po' rimpiango di non essere nata nel '56 o giù di lì. I've walked on water, run through fire, Can't seem to feel it anymore. It was me, waiting for me, Hoping for something more, Me, seeing me this time, Hoping for something else. I believe in Joy Division. Fucking hallelujah.
  13. ***Silk***

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    Anche sull'appartenenza di entrambi a un ordine che impone la castità mi sento comunque di fare un distinguo che distanzia e pone su piani differenti i due casi. Oltre ovviamente alla già citata forza dei due legami. Jamie entra in quell'ordine per Cersei, per stare a King's Landing con lei. Quindi entra sapendo di non conformarsi a quel dettame di castità. Entra come il Leone di Lannister che vuole prendersi ciò che vuole (Cersei) nell'unico modo che in quel momento gli è possibile. Jon invece entra nei GdN per ambizione, per trovare il suo posto nel mondo da bastardo di Winter fell, per dimostrare di non essere da meno dei propri fratelli, soprattutto di Robb, nonostante parta da una condizione di svantaggio. Quindi deve provare il suo valore, l'attrazione per Ygritte è un piacevole incidente di percorso, a cui piegarsi qualora ce ne possa essere una sensata possibilità, cosa che la sua riflessione dimostra non sussistere. Sulla critica al Jon della serie siamo d'accordo. Oltre alla monodimensionalità da teen drama, se quella doveva essere la strada potevano pure puntare su
  14. ***Silk***

    ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    Eccomi anche io. Tyrion però lo posterò più avanti, intanto vado di 3: . Arya V Il POV si apre su un episodio della passata Ribellione di Robert. Stralci storici che è sempre un piacere leggere nell’arco della narrazione di ASOIAF. Si ricorda la Battle of the Bells e si menziona Jon Connington, i cui POV prossimamente attendo con ansia. Si ricorda questa inoltre come occasione in cui muore l’erede prescelto per la Valle, cosa che porterà al matrimonio tra Lysa e Jon Arryn a solidificare l’alleanza di battaglia. Dal ricordo di questa battaglia ci si ricollega al presente nel rilevare quanto ancora oggi queste stesse terre siano funestate dalla guerra in corso e lo stesso paese – ieri come oggi – è tutto rinchiuso dentro le proprie case, ben coscio di quanto le vite dei popolani poco incidano nella lista di priorità dei nobili combattenti, a meno che non possano mettere questi stessi tra le fila dei propri eserciti: A man laughed bitterly. “The lions killed Ser Wilbert a year ago. His sons are all off with the Young Wolf, getting fat in the west. You think they give a damn for the likes of us? It was the Mad Huntsman caught these wolves.” Ritroviamo nelle gabbie alcuni dei Karstark catturati nella zona. E vediamo che sulle azioni poco lusinghiere che hanno compiuto Arya si pone una serie di interrogativi: si chiede come questo, che si è macchiato di tali nefandezze, possa essere parte del suo branco, come questi potessero essere degli uomini di Robb. Ma la cosa più interessante è lo scorcio sugli orrori della guerra, dove, come diceva @AryaSnow, non c’è bianco e nero, ma una scala di grigi – volendo tendenti allo scuro. I Karstark hanno perpetrato stupri ed omicidi, non avendo trovato Jamie (“There was nothing decent ‘bout them things they did at Tumbler’s Falls”). Questo certo non giustifica la pena poco clemente che i paesani hanno loro assegnato (Lord Beric don’t hold with caging men to die of thirst. Why don’t you hang them decent?). Nonostante i moventi e le ragioni di fondo possano essere diverse e più o meno giuste agli occhi dei singoli e dei gruppi, gli atti commessi rientrano tutti in livelli similari di bassezza e alla fine della giornata è questo che conta. Ogni essere umano, nobile o popolano, mosso da intenti che possono sembrare nobili o infamanti, è capace di macchiarsi delle stesse bassezze, della stessa crudeltà e nessuna premessa può rendere tali atti più giusti o comprensibili. Restano tutti allo stesso livello. Si pongono tutti sullo stesso piano. Mi è piaciuto il riferimento all’introduzione del tema della Mercy, menzionato da @Figlia dell' estate. E’ vero per Arya, ma vorrei aggiungere che la tematica era già comparsa in precedenza, almeno coi POV finali di ACOK sia di Sansa, sia di Theon. Poi c’è il bordello di Steve Jobs. Ah, no. Lui c’ha la mela, questa invece la pesca. XD Comunque qua abbiamo una bastarda di Robert, come a voler dare un indizio ad Arya sull’identità di Gendry: The girl did have hair like the old king’s, Arya thought; a great thick mop of it, as black as coal. That doesn’t mean anything, though. Gendry has the same kind of hair too. Lots of people have black hair. Per il resto, a parte le continue schermaglie tra Arya e Gendry, la sola cosa degna di nota è il cliff hanger della cattura di Sandor: Down in the square, a thrown stone caught the captive on the cheek, turning his head. Not the Kingslayer, Arya thought, when she saw his face. The gods had heard her prayers after all. Jon IV Piccola nota prima di iniziare: subito in apertura, è un attimo, ed il pensiero va a Arthur grazie a questa descrizione del risveglio: The Sword of the Morning still hung in the south, the bright white star in its hilt blazing like a diamond in the dawn, but the blacks and greys of the darkling forest were turning once again to greens and golds, reds and russets. And above the soldier pines and oaks and ash and sentinels stood the Wall, the ice pale and glimmering beneath the dust and dirt that pocked its surface. Mi ricordo di essere stata convinta, almeno per un periodo, che Lightbringer potesse essere la confraternita dei GdN. Non che questo estratto me lo confermi, ma il parallelo tra il bianco luminoso della stella ed il pallido ghiaccio luccicante mi riporta alla mente questa teoria. In questo POV Jon si interroga se, dopo aver conosciuto e “militato” nelle fila dei Bruti sia a questo punto un Bruto anch’egli o se sia ancora un GdN: In the Seven Kingdoms it was said that the Wall marked the end of the world. That is true for them as well. it was all in where you stood. And where do I stand? Jon did not know. Analizza le conseguenze delle sue possibili scelte e ciò che capisce è che qualsiasi scelta egli possa compiere non ce n’è una che gli permetta di salvare sia sé stesso sia Ygritte. Il fatto che si interroghi su questo è indicativo dell’intenso trasporto che Jon prova verso di lei, più che di un suo propendere per l’una o l’altra fazione, per quanto, al momento propenda per i GdN e veda ancora i bruti come un qualcosa di estraneo, sebbene – in un certo senso - ammirevole, ma credo sia normale essendo culturalmente impregnato dei valori a sud della Barriera e vedendo la calata dei bruti come una grande pericolo per le uniche persone che abbia mai conosciuto in tutta la sua vita. Diceva bene Ygritte a non voler uscire dalla caverna, considerazione estemporanea che già metteva in luce questa impossibilità. Sulla Barriera, si infrange quello che doveva essere il momento di gloria del pet di Val, Jarl, e sulla sua fine e quella dei suoi compagni di scalata è nuovamente ripreso il tema della Mercy, una diversa declinazione di Mercy rispetto a quella che Arya dà ai prigionieri del POV precedente: They found Jarl in a tree, impaled upon a splintered branch and still roped to the three men who lay broken beneath him. One was still alive, but his legs and spine were shattered, and most of his ribs as well. “Mercy,” he said when they came upon him. One of the Therms smashed his head in with a big stone mace. Con tutti I distinguo del caso, il miglior scalatore dei bruti che nonostante le sue capacità finisce per fare una brutta fine durante la scalata ci riporta alla mente anche la caduta di Bran. Ci riporta alla mente anche l’importanza del terreno e del contesto, oltre a quella delle capacità, queste non sono abbastanza, come a Bran è stato fatale l’essere scoperto dai Lannister, a Jarl è stata fatale la Barriera. Al termine della scalata la rivelazione di Ygritte: I’m crying because we never found the Horn of Winter. We opened half a hundred graves and let all those shades loose in the world, and never found the Horn of Joramun to bring this cold thing down! I Bruti hanno cercato il corno di Joramun, ma non lo hanno mai trovato. Per il momento mi resta il sospetto che questo corno fosse tra gli oggetti rinvenuti da Ghost in ACOK come ipotizzai già al tempo, vedremo come si evolvono le cose. Ciò che è interessante in questo estratto è che i Bruti sostengono di aver aperto un certo numero di tombe, non ben collocate ma evidentemente da qualche parte oltre la Barriera, cosa che sembra aver causato il ritorno degli estranei, almeno nell’interpretazione dei Bruti. Quindi, a giudicare da questo stralcio, si potrebbe quasi affermare che il ritorno della magia sembra quasi più connesso alla questione draghi, piuttosto che alla questione estranei, visto che per gli estranei sembra sia bastato togliere i sigilli a queste fantomatiche tombe. Questa considerazione fa anche andare la mente ai King of Winter nella cripta di Winterfell visto che, leggenda vuole, siano mantenuti nelle tombe dalle spade che le accompagnano. Alcune di queste spade sono state decomposte dalla ruggine, altre sono state prese durante la fuga da Winterfell. Non che creda che ritornino anche i King of Winter, ma potrebbe essere l’indizio per farci capire che questa leggenda possa essere applicabile agli estranei. Che ne pensate? Tornando al discorso Jon-Ygritte/GdN che facevo con @AryaSnow, non sono completamente d'accordo. Vedere ciò che fa Jon come un aut aut o tradisce Ygritte o tradisce i GdN non è corretto, mi sembra un’interpretazione assolutistica: Jon ha un’educazione profondamente radicata secondo i valori del Nord e la totalità dei suoi affetti residente al Nord, non può parteggiare totalmente per i Bruti perché sa che il loro oltrepassare la Barriera implicherebbe degli scontri che metterebbero a repentaglio “la sua gente”, inoltre, non ha ancora conosciuto i Bruti profondamente come farà poi nel prosieguo delle vicende, sebbene vi sia già un’ammirazione per questo popolo derivante sia dalla visione che gliene ha dato Qhorin, sia dall’aver vissuto questo breve arco temporale a contatto con loro. In questo suo sentirsi ancora uno straniero in mezzo ai Bruti, prova un forte trasporto per una bruta, Ygritte, questo gli fa mettere ancora più in discussione il proprio punto di vista, lo fa interrogare, e trattandosi di un rapporto molto positivo per Jon stesso, lo vediamo appunto interrogarsi sulla modalità con cui potrebbe riuscire a conciliare una sua ipotetica fuga dallo straniero con la salvezza di Ygritte che non farebbe una meravigliosa fine. Il paragone che fa @sharingan con Jamie lo trovo parzialmente veritiero. Credo che i differenti risvolti dipendano soprattutto da una serie di circostanze di contesto. Paragonare il rapporto viscerale per antonomasia che intercorre tra Jamie e Cersei e la forte attrazione che c’è tra Jon e Ygritte mette sullo stesso piano due rapporti completamente diversi. Oltre a questa essenziale differenza di contesto poi paragoniamo anche due personaggi estremamente diversi: Jamie è l’erede mancato, il Leone di Lannister, l’orgoglio incarnato, a cui tutto è concesso, colui che afferma se l’incesto è stato consentito ai Targaryen (anche post-draghi, vedi Aerys e Rhaella) non c’è motivo per cui non sia consentito ai Lannister; Jon invece è il bastardo di Winterfell, colui abituato a vagliare tutte le vie di fuga da una posizione di regia per non restare troppo scottato dall’ennesima situazione di svantaggio. Una presa di posizione come quella di Jamie sarebbe impensabile per lui, soprattutto in presenza di un sentimento – in paragone – probabilmente più effimero. Jaime IV Mi sono piaciuti molto tutti i vostri commenti a questo POV. Il tema centrale è la mano di Jaime, infatti è così che si apre: His hand burned. La Perdita della mano equivale alla perdita dell’identità. Jamie che ciò che è stato è un cavaliere adesso non può più esserlo senza la mano della spada. They had taken his hand, they had taken his sword hand, and without it he was nothing. The other was no good to him. Since the time he could walk, his left arm had been his shield arm, no more. It was his right hand that made him a knight; his right arm that made him a man. Si risveglia l’istinto di sopravvivenza di Jamie, si attacca all’affetto per i suoi fratelli, al proprio orgoglio e al desiderio di rivincita per ciò che ha subito. Al forte legame che ha con Cersei soprattutto che esce fuori in tutta la sua totalità nel momento in cui pensa: I cannot die while Cersei lives, he told himself. We will die together as we were born together. A Harrenhal, incontrano Roose Bolton, che ancora una volta si caratterizza per il tono della voce ed il timore che incute nel prossimo. Grande è la forza di volontà di Jamie nel dialogo con Qyburn: preferisce rischiare la morte piuttosto che avere maggiori certezze di sopravvivenza perdendo anche parte del braccio destro e preferisce addossarsi l’atroce sofferenza che lo aspetta nelle cure, piuttosto che alleviare la sua pena perdendo il controllo di ciò che accade.
  15. ***Silk***

    La canzone del giorno

    Diamoci una scossa anche stamattina. Questo era il pezzo da ascoltare prima di un orale per darsi la giusta carica, il giusto tono e dirsi oh yess, you can do it. I don't want what you want I don't feel what you feel See I'm stuck in a city But I belong in a field
×