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***Silk***

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  1. ***Silk***

    La canzone del giorno

    Tra le cose più belle dei fantastici anni zero, ci fu il revival new wave. E, parlando di revival new wave, il pensiero non può non volare dritto a New York e agli Interpol. Nel 2002 uscì quella meraviglia che fu il loro primo album: Turn on the bright lights. Un album che ha il pregio di non avere niente fuori posto, di dare inizio al revival new wave in maniera - a suo modo originale - per quanto, inevitabilmente, derivativa. Originale, soprattutto nella complessità dell'intarsio strumentale e nella maggiore stratificazione del suono rispetto alle fonti ispiratrici. Fonti che, ad un ascolto più attento, non pescano solo nella wave e non ci ricordano solo i mancuniani Joy Division, ma che tradiscono anche chiare influenze di altre band indie americane, com'è giusto che sia in quel periodo, a New York. Turn on the bright lights era quell'album che, appena uscì, coi miei 2 amici musicisti - con cui itineravo in giro per festival e concerti a seguire blasonati e molte next big thing - , ci portavamo dietro quando ci vedevamo al pub per diffondere il verbo nelle lande desolate di un paese di provincia neanche troppo piccolo. Per fortuna, il publican ci assecondava. Ma per parlare di Turn on the bright lights ci sarà tempo. Una band new wave che si rispetti parte da atmosfere punk. Quindi punk sia, post-punk, ma anche noise, già ipnotica, ridondante, già malinconica, - volendo - anche post-rock. Da Fukd ID #3, 5:
  2. ***Silk***

    Commenti su film appena visti

    Eccomi che arrivo. Fondamentalmente sono d'accordo con te. Parto facendo una premessa, mi sono avvicinata a Blade Runner dopo aver visto il trailer di Blade Runner 2049: mi era piaciuto sia il ritmo (bella forza, I trailer li fanno apposta), sia il cast. Quindi, con queste premesse, l'estate scorsa ho visto Blade Runner, e adesso il sequel. Ho apprezzato che il sequel sia andato a virare su un qualcosa di significativamente diverso in termini di setting, fotografia, anche azione, volendo. Ad esempio, quello che tu chiami fumo senza arrosto l'ho trovato apprezzabile. XD E pure la poca azione, i pochi dialoghi e i pochi attori non li ho interpretati come difetto. È un taglio che mi è piaciuto. La storia ha sicuramente delle pecche, vedi le parti di Jared Leto a cui tu fai riferimento, che sanno un po' del famoso "spiegone" di Borisiana memoria, unito a dei dettagli un po' troppo ovvi che rendono l'intero film un po' meno noir e ansiogeno rispetto all'originale, uno su tutti Però non è un film che non mi sentirei di suggerire proprio perché, nonostante i difetti, un pochino di arrosto credo ci sia: rielabora i temi del predecessore cercando di dar loro un taglio originale, quindi non resta né troppo attaccato diventando una brutta copia del già visto, né se ne distacca troppo. Poi certo, alcune cose potevano essere fatte meglio, e forse qualcosa la si poteva anche condensare un po' di più. Per il fumo senza arrosto forse mi ha lasciato più perplessa Song to Song. Ma può darsi che parte della mia perplessità in questo caso derivi dal non avere un'approfondita conoscenza di Malick regista. Non so.
  3. ***Silk***

    Il miglior Star Wars

    Voto in questo sondaggio dopo aver recuperato la visione delle due trilogie. Da quello che leggo nei post precedenti la mia opinione potrebbe essere abbastanza impopolare... Probabilmente sono l'unica a preferire la trilogia prequel rispetto a quella originale, innanzitutto. Principalmente perché Anakin/Darth Vader è il personaggio che preferisco e che trovo tratteggiato con maggiore complessità rispetto a un più banale Luke, che nel corso dei film si deve anche differenziare da Han Solo, anch'egli tratteggiato in maniera più semplice rispetto ad A/DV. In generale, anche i momenti di comicità sempliciotta che percorrono un po' tutta la trilogia originale mi hanno spesso lasciata un po' così col famoso palmo della mano che si scontra con la fronte. XD Ma questo è probabilmente dovuto al fatto che l'operazione fatta al tempo con questi film era basata su criteri che rientrano nel mio gusto fino a un certo punto. Ciononostante, è difficile non apprezzare un Harrison Ford giovane. XD Tornando seri, dopo aver ultimato la visione della trilogia originale, in cui le parti che ho apprezzato di più sono appunto quelle con Darth Vader e quelle con Yoda, avevo proprio voglia di vedere il prequel per scoprire l'antefatto su Darth Vader. Quindi, come si sarà capito, ho votato uno degli episodi della trilogia prequel: La vendetta dei Sith. Per quanto sia stata fino all'ultimo combattuta con L'impero colpisce ancora, quello che mi pare essere l'episodio migliore della trilogia originale. Concordo comunque con voi nel ritenere Episodio 1 il peggiore: noioso q. b. da farti guardare quanto manca alla fine, ma toccava vederlo per arrivare al 2 e al 3. Per il terzo posto nel mio podio personale, se la sono giocata La guerra dei cloni e Il ritorno dello Jedi. Effettivamente, la guerra dei cloni ha delle parti un bel po' melense, e in generale, forse, la scelta di casting per Anakin poteva essere fatta meglio, però, come ha già sottolineato chi mi ha preceduto in questa conversazione, pure Il ritorno dello Jedi ha delle parti abbastanza imbarazzanti, ben riassunte da Balon quando parla del tono un po' troppo scanzonato. Alla fine, vince l'apprezzamento per il character di Anakin e al terzo posto credo proprio che metterei La guerra dei cloni. Una nuova speranza invece sconta il fatto di averlo visto parecchi anni fa, a differenza degli altri 5, e che, evidentemente, l'hype creato da chi me ne aveva parlato e dall'essere in generale parte di una saga cult avesse settato le mie aspettative un po' troppo in alto rispetto a ciò che si è rivelata essere la visione del film. Difatti, non avevo neanche avuto voglia poi di andare avanti. Adesso, mi potete linciare, non mi offendo. XD Mi rendo conto di aver dato un'opinione estremamente soggettiva. Probabilmente, prendendo la saga per quello che oggettivamente è, senza lasciarsi influenzare dalle preferenze personali (per quanto possibile), e ascrivendola storicamente a ciò che ha rappresentato cinematograficamente, è più corretto dare un maggior risalto alla trilogia originale e un maggior apprezzamento a Una nuova speranza. Però è anche vero che, partendo da questa serie di dati oggettivi, lo sviluppo di un character come Anakin/Darth Vader non fosse affatto scontato e possa essere visto come il valore aggiunto ad un qualcosa che sarebbe molto semplice e che tende anche a ripetersi ciclicamente.
  4. ***Silk***

    Commenti su film appena visti

    Aiuto! Che responsabilità... Pensa se poi non ti piacciono... Alcuni a dire il vero hanno anche criticato questo progetto di Soderbergh, definendolo troppo cerebrale, troppo asettico, o troppo celebrativo. Il che mi fa pensare a un po' di snobismo visto le opinioni contrastanti. Anyway, viste ed apprezzate le tue precedenti recensioni, confido che tu riesca a trovare una linea positiva in questo film. E passo a commentare Wind River. She ran 6 miles in the snow. Terzo atto della trilogia sulla frontiera moderna in cui Sheridan, oltre alla sceneggiatura, questa volta cura anche la regia. Dopo due episodi in Arizona/Messico e Texas, ci si sposta in una riserva indiana del Wyoming, in un candido e completamente diverso setting paesaggistico. E come gli altri episodi precedenti riesce a toccarti e a far riflettere, questa volta, forse di più rispetto agli altri due episodi, facendo riferimento più in generale alla problematica della sparizione delle native americane (per le quali denuncia la mancanza di un db che non permette di venire a conoscenza di quante ancora manchino all'appello) e, nel dettaglio del film, al - definiamolo - omicidio e stupro di una di queste. Anche in questo caso non manca quella che è una denuncia politica, dopo aver affrontato già il narcotraffico e la crisi finanziaria. Il corpo di una giovane nativa viene ritrovato da un cacciatore, interpretato da un grandissimo Jeremy Renner, che 3 anni prima ha perso la figlia, grande amica della vittima, in circostanze altrettanto violente. A condurre le indagini, viene inviata una giovane recluta dell'FBI che chiede di essere coadiuvata dal cacciatore. Questo riapre nel protagonista una ferita mai veramente chiusa e fa avanzare il film in parallelo: da un lato, l'indagine dell'agente, dall'altro, la caccia di Renner. Si tratta di un Western, dai ruoli decostruiti e metaforici, che sconfina nel thriller, la cui risoluzione inaspettatamente ci viene offerta a metà della resa dei conti finale, attraverso un inaspettato quanto crudo e indimenticabile flashback. La ferita e il dolore di questa morte violenta e, più in generale, della perdita accompagna per tutta la durata del film e non si sopisce neanche dopo la risoluzione del caso e la punizione del colpevole. I'd like to tell you it gets easier, but it doesn't. If there's a comfort, you get used to the pain if you let yourself, I went to a grief seminar in Casper. Don't know why, just, it hurt so much, I was searching for anything that could make it go away That's what I wanted this seminar to do, make it go away. The instructor come up to me after the seminar was over, sat beside me and said, "I got good news and bad news. Bad news is you'll never be the same. You'll never be whole. Ever. What was taken from you can't be replaced. You're daughter's gone. Now the good news, as soon as you accept that, as soon as you let yourself suffer, allow yourself to grieve, You'll be able to visit her in your mind, and remember all the joy she gave you. All the love she knew. Right now, you don't even have that, do you?" He said, "that's what not accepting this will rob from you". If you shy from the pain of it, then you rob yourself of every memory of her, my friend. Every one. From her first step to her last smile. You'll kill 'em all. Take the pain, Take the pain, Martin. It's the only way to keep her with you. Averceli. Film che consiglio assolutissimamente insieme al resto della trilogia, nerdisticamente in ordine: Sicario, Hell or High Water, Wind River. @Euron Gioiagrigia: l'ho visto e ti ho anche letto, ci sto riflettendo ancora, abbi fede che arrivo anche a quello!
  5. ***Silk***

    La questione meridionale ancora oggi

    Visto che i contributi che mi hanno preceduto si sono soffermati principalmente sull’analisi storica del problema e visto che non credo avrei granché da aggiungere in merito, preferisco partire dall’analisi odierna del problema. Del resto, è questa la realtà che dobbiamo affrontare e su cui riflettere primariamente, per quanto l’analisi sulle dinamiche passate possa essere utile a identificare le cause e fare una riflessione di più ampio respiro, in seconda battuta. Certo non dobbiamo neanche perderci in essa (e non sto dicendo che non sia rilevante!). Gli aspetti storici possono sicuramente guidarci nell’inquadrare l’evoluzione della questione, ma altresì va riconosciuto che l’evoluzione è un continuo divenire e può significativamente modificare le dinamiche nel tempo. Come ci ricorda Questo articolo di alcuni mesi fa del Sole 24 ore, il dualismo Nord-Sud di un tempo si è modificato, configurando il Nord in maniera più omogenea e quindi limando le differenze che intercorrono tra l’area occidentale e orientale ed estendendosi in molte aree del centro. Quindi un buon modo per osservare qual è la realtà del divario tra Centro-Nord e Sud credo sia partire dal rapport annuale dello Svimez, che illustra la situazione del triennio 2015-17 con riferimenti anche alla situazione pre-crisi (Qua trovate il materiale per maggiore approfondimento). Per chi legge non dirò niente di nuovo, visto che le anticipazioni di questo studio sono già state presentate nel corso del mese dai maggiori quotidiani nazionali. I dati di questo studio mostrano un lato positivo, ovverosia che nel triennio in questione la crescita economica delle due aree è stata simile, quindi il tessuto produttivo del Sud dimostra una certa resilienza e capacità di performance. Questi risultati sono dovuti essenzialmente agli investimenti privati perché con la crisi e le politiche di austerity sono venuti meno i fondi pubblici. Senza questi e in vista della situazione economica mondiale di questo anno e del successivo, la capacità di ripresa del Sud è considerata a rischio: nonostante la ripresa non sono stati ristabiliti i livelli pre-crisi che vanno quindi ad acuire il gap pre-esistente tra le due zone. Il generico trend di ripresa del Sud, al suo stesso interno ha una certa eterogeneità. C’è anche da rilevare che la buona performance del settore edilizio, trainata particolarmente da Puglia e Calabria, risente anche dell’effetto da conclusione programma quadro europeo dove si spende tutto ciò che resta per non doverlo restituire al mittente, e che le buone performance relative al turismo risentono anche della situazione geopolitica del Mediterraneo. L’analisi va fatta nell’ambiente reale, però va considerato che ogni programma quadro è settennale e che non ci si possa auspicare criticità nel Mediterraneo perché giovano al turismo nazionale. Nelle isole, ha un certo peso sulla performance l’esportazione di prodotti da raffinazione petrolifera. E sappiamo quanto questo tipo di industria possa portare occupazione ma apra una serie di problematiche sui territori in cui questa si insedia. Mi viene in mente la Saras di Sarroch: una realtà che crea impiego ma nella cui area sono state riscontrate anche dall’ISS percentuali di leucemie e patologie tumorali ben sopra la media dell’intera regione. Sud ma non solo Sud. La disomogeneità nella ripresa si rileva essere estesa anche ad alcune regioni del Centro, quali l’Umbria e le Marche. Rispondendo, dunque, a una delle domande poste da Aegon, sembra evidente che sia necessario un intervento statale che è mancato negli ultimi decenni e che, al momento continua a mancare. C’è bisogno di riprendere a fare politiche serie e pianificate nel tempo con un’ottica che guardi alle peculiarità delle diverse zone, non in ottica propagandistica, ma in ottica pro-attiva con obiettivi chiari e misurabili. --> Qua ci accorgiamo di un primo problema: quale parte politica possa avere l’interesse di caricarsi la responsabilità di impostare dei programmi che vadano oltre il tempo di governo e quindi i cui risultati saranno poi goduti da una squadra diversa? E, secondariamente, quale squadra diversa saprà prendersi carico della responsabilità di portare avanti programmi iniziati da governi precedenti, invece di distinguersi con la solita operazione di rottura e ribaltamento dalle politiche precedenti per poter poi strumentalizzare l’esperienza precedente? Il tutto ovviamente in un quadro storico governativo in cui i governi durano fino ad un massimo di 5 anni, ma è un attimo che cadono o si rimpastano. Infine, in questo momento storico, è apprezzabile, se non altro dal punto di vista dell’immagine, l’istituzione di un Ministro per il Sud, ma si dovranno vedere i fatti, come le istanze a cui dovranno rispondere i 5S per il Sud sapranno coniugarsi alle istanze che la Lega porterà avanti per il Nord, nell’auspicio che ci siano personaggi in grado di farne una sintesi - hegelianamente parlando. Non nego un certo scetticismo. Passando poi all’aspetto sociale, un tratto drammatico della situazione del Meridione investe la questione occupazionale ed il divario tra diritti e servizi rispetto al resto del paese. Per quanto l’occupazione abbia una debole crescita, questa non è sufficiente a raggiungere nuovamente i livelli pre-crisi e si contraddistingue come crescita di lavoro precario. Un ulteriore dato allarmante è la stratificazione per età dei lavoratori al Sud: l’incremento degli occupati riguarda la fascia over 55. A differenza del noto film, si può dire che il Mezzogiorno non è un paese – passatemelo – per giovani. Infine, la crescita del lavoro a bassa retribuzione, qualificazione e part time involontario, oltre alla disoccupazione stessa, hanno innalzato sia i livelli di povertà, sia contribuito ad alimentare la categoria dei cosiddetti working poors. --> L’analisi di questo triennio ci dice che la contribuzione, per avere efficacia, deve essere attuata in un tempo lungo come misura certa su cui le aziende possano instaurare una strategia, non nell’ottica della riconferma annuale com’è avvenuta. Altrimenti sono preferibili altri tipi di misure che assicurino una stabilità su cui basare delle strategie. --> Non si può ignorare che, a questo risultato, abbiano contribuito le politiche instaurate a partire dal Governo Monti, quali la Legge Fornero, lo stop al turnover nelle PA, la diminuzione dei fondi pubblici per ricerca ed istruzione. Nonostante queste decisioni avessero anche delle ragioni fondanti all’epoca, non è peregrino iniziare un discorso che porti a loro modifiche, o misure altre che portino ad un’inversione della rotta. --> Anche ripensare alla direzione intrapresa attraverso le significative modifiche alla regolamentazione del mondo del lavoro iniziate a partire dalla Legge Biagi in avanti potrebbe non essere un male, visto che, a livello più generale e nazionale, il dualismo occupazionale ha origine in questo processo. Per quanto riguarda i servizi e i diritti, a livello socio-assistenziale per l’infanzia, anziani, e disabili, e più in generale la sanità stessa, le prestazioni arrivano a essere sotto lo standard minimo nazionale, arrivando a causare un’emigrazione sanitaria da regioni in cui questa è a livelli insoddisfacenti (e.g. Calabria, Campania, Sicilia) verso regioni più performanti (e.g. Lombardia, Emilia-Romagna). Come ho probabilmente già ribadito in altri topic, pensare che la casualità del luogo di nascita all’interno di uno stesso paese esponga i vari soggetti a una maggiore/minore aspettativa di vita o di riuscita delle cure per una stessa malattia è sconcertante, oltre alle spese aggiuntive che il solo spostamento verso realtà più serie implica. Lo stesso divario di prestazione tra Centro-Nord e Sud investe anche il resto dei servizi erogati dal pubblico impiego. Il divario spazia poi anche alle infrastrutture. Basti pensare alla qualità della rete stradale, o alla frequenza dei trasporti pubblici. Per esulare dalle statistiche e fare un piccolo excursus di realtà, per quanto non si dovrebbe confondere la percezione soggettiva con l’oggettività di una statistica, a mio modestissimo avviso, l’idea di pagare un pedaggio per qualsiasi autostrada al di sotto di Bologna mi causa del disagio interiore. Stessa cosa se penso alle possibilità di mobilità che un cittadino di un paese di una regione nel Centro-Nord ha (una corsa ogni ora od ogni due ore verso il capoluogo di provincia e tutte le fermate annesse e connesse è solitamente prevista), contro quelle di un cittadino residente in un paese del Sud (una corsa al mattino presto, una a metà giornata per gli studenti – se va bene -, e una il tardo pomeriggio per chi lavora). --> L’intervento statale centralizzato ma poi declinato diversamente e magari pure controllato seriamente nei vari territori in questo caso mi sembra più che dovuto sia per migliorare le condizioni dei cittadini, sia per incentivare le attività produttive che in assenza di infrastrutture e servizi vedranno nel territorio poca attrattiva. In casi come questi, credo che non si possa non concordare con quegli intellettuali che, nel tempo, hanno ritenuto che una situazione del genere si sia venuta a creare perché fosse confacente a degli interessi nel tempo. E ovviamente non sto parlando del Nord cattivo. Qua si può inserire il discorso storico della borghesia locale parassitaria che vive alle spalle della restante popolazione e distorce i vari servizi in senso clientelare non sempre nei confini della legalità. Una tale situazione sociale contribuisce a creare quell’implosione demografica che caratterizza in generale tutta l’Italia e, in particolare, il Sud. Il saldo demografico è negativo. Ovviamente, in assenza di servizi all’infanzia e alla genitorialità (e non parlo assolutamente del bonus bebé che ritengo essere uno specchietto per le allodole), chi approccia la questione con serietà, pondera bene l’opportunità di generare in questo tipo di ambiente. Inoltre, in presenza di un tale ambiente occupazionale e in assenza di elementari servizi e diritti per cui le tasse vengono comunque pagate, non stupisce che la popolazione cerchi una miglior sorte nelle regioni più a Nord, se non all’estero. Né stupisce che anche gli immigrati mostrino questo stesso trend. Ovviamente, la popolazione composta dalle fasce più anziane e meno pesante all’interno del sistema Italia si farà poi portatrice di interessi che innescano il famoso processo “cane che si mangia la coda”, a meno di un intervento esterno che riequilibri la situazione.
  6. ***Silk***

    Commenti su film appena visti

    Sappi che questa suprema colpa ti rende estremamente empio! XD Per questo ti meriti il responso atteso e anche qualche altra trascurabile opinione in più... Che - l'argentino/guerrilla. Il Che di Soderbergh si articola in un dittico da guardare possibilmente ravvicinato. Risalta subito la differenza con cui i due episodi sono trattati. L'argentino ci mostra dei piani temporali intersecati tra loro: ci vengono mostrate alcune delle tappe della rivoluzione cubana - dalla cena in cui Guevara incontra Castro fino alla presa di Santa Clara e ciò che precede la marcia su L'Avana - intrecciate al discorso - e allo stesso viaggio a New York - del Che all'ONU. Il tutto in un percorso di crescita ed ascesa, sia del protagonista sia dello spirito rivoluzionario che anima i personaggi e le azioni. Guerrilla invece affronta con una cronologia lineare la guerriglia in Bolivia, creando un opposto climax negativo di discesa verso la sconfitta e morte del protagonista. Se posso permettermi un suggerimento, oltre a quello di spendere queste circa 4 orette a guardare il film, mi sento di dire di evitare il doppiaggio italiano e prediligere la versione originale (con o senza sottotitoli a seconda delle conoscenze linguistiche). Difatti, nella versione italiana si perde la peculiarità dell'essere straniero del protagonista, che è un tratto fondamentale della vicenda, sia in l'argentino, dove più volte è rimarcato proprio in relazione anche alla crescita del personaggio, ma anche in guerrilla, dove, forse, acquisisce ancor più centralità, in virtù della forte diffidenza e rifiuto dei boliviani verso i guerriglieri stessi. Fatto questo inciso, ho trovato molto apprezzabile il modo in cui viene trattata la figura di Ernesto Guevara de la Serna. È molto facile lasciarsi andare alla celebrazione del mito, invece la scelta qua è quella di presentarne il lato umano ed anche le contraddizioni, gli aspetti sia positivi sia negativi, che questo può incarnare. Ad esempio, colpisce una citazione della prima parte, in cui a domanda dell'intervistatrice Guevara risponde: Un vero rivoluzionario è mosso dall'amore. Amore per l'umanità, per la giustizia, per la verità. Una frase superficialmente molto idealista ma che trasuda una contraddizione di fondo: l'incompatibilità dell'amore per l'umanità e le uccisioni ed efferatezze che un'azione rivoluzionaria nella prassi richiede. Certo, restando ancorati alla stessa citazione, ci si può appellare all'amore per la giustizia, o all'amore per l'umanità nella sua totalità che trascende quello per il singolo. Sicuramente, dà occasione di riflettere a latere. Né viene negata la crudezza e, se vogliamo, ferocia della guerriglia stessa e di chi vi prende parte. Significativa, in questo senso, è la negazione del prete al disertore prima della sua esecuzione, perché il suo arrivo farebbe perdere troppo tempo. Neanche la fragilità del protagonista è negata o edulcorata, anzi acquisisce una funzione semantica nella circolarità con cui è presentata: l'asma di cui il Che soffriva viene particolarmente evidenziata nei momenti iniziali del primo episodio e negli ultimi momenti di guerriglia. Quasi a sottolineare la parabola di trionfo e sconfitta che pervade la totalità dell'opera. Come dicevo prima, non c'è eccesso nel mostrare il lato negativo, come non c'è eccesso nel mostrare il lato positivo. L'approccio sembra essere molto pacato, per certi versi documentaristico, quasi alla ricerca di una sorta di oggettività, che però non può essere completa, non trattandosi di un documentario. E nel lato positivo, una delle costanti, è il carisma che emana, soprattutto una volta acquisita una certa consapevolezza di sé, per cui, oltre all'adattamento, il plauso va anche ad una magistrale interpretazione di Benicio del Toro. Un'ultima considerazione va al finale, tanto com'è andata è storia nota, non spoilero niente. Di grande impatto è la scelta di mostrare la morte di Guevara in soggettiva e, dunque, attraverso i suoi stessi occhi finché in essi resta vita. E dopo che il suo corpo viene portato via in elicottero, la conclusione interrompe la linearità temporale della seconda parte con un flashback, che riporta il protagonista sulla nave verso Cuba, quasi a sottolineare di nuovo il suo essere straniero, la sua solitudine, la sua tensione, ed anche la diversa sorte rispetto ai fratelli Castro. A proposito dei fratelli Castro, piccolo inciso, non posso negare di aver apprezzato Rodrigo Santoro nella parte di Raul. XD Niente, mi sono dilungata a sufficienza. Prossimamente aggiungo le mie considerazioni su Windriver, che ho visto da poco, concludendo la trilogia sulla moderna frontiera americana di Sheridan sceneggiatore (con qualche accenno anche a Sicario e Hell or High Water) e su episodio V e VI di Star Wars. Alla fine, prima di buttarmi su Rogue, ho deciso di vederli tutti in ordine cronologico (il IV lo avevo già visto). Anzi, su questa prima trilogia di Star Wars posso già dire che le parti più apprezzabili siano quelle in cui vediamo Luke interagire con Yoda e con Darth Vader. Infatti, ti fa venire voglia di vedere poi la storia di Anakin, che ho il sospetto possa rivelarsi più interessante rispetto a quella della generazione successiva.
  7. ***Silk***

    Vaccini: sì o no?

    Quale mi sembra esserci in Italia. L'obbligo è stato messo proprio perchè il tasso di vaccinazioni è sceso al di sotto della soglia limite del 95%. stessa cosa mi pare sia stata fatta in Francia. Nei paesi dove questo obbligo non c'è è perchè i figli li vaccinano a prescindere, perchè sanno che fa bene. Parlavo della situazione definita emergenziale dall'OMS che mi risulta essere stata definita tale, per l'appunto, con riferimento al morbillo in Italia. Ciò non di meno, la stessa OMS raccomanda come metodologia efficace nel lungo periodo l'educazione e corretta informazione della popolazione. Non è corretto affermare che ci sia correlazione tra obbligo di vaccinazione e vaccinazioni effettive. Come riportava L'OMS, citando il progetto Asset, ci sono paesi con bassi tassi di immunizzazione alcuni aventi l'obbligo ed altri no, e paesi con alti tassi di immunizzazione alcuni aventi l'obbligo ed altri no (vedasi qua per maggiore dettaglio). Come stavamo tentando di dire nei post precedenti, la situazione è più complessa, correlata alla fiducia nel sistema sanitario, nelle istituzioni, etc. Mah su questa base, allora, togliamo i divieti di fumo dai locali pubblici o dagli ospedali. evitare che la gente fumi in luoghi con bambini e donne incinta non mi sembra illiberale, anzi, mi sembra una cosa di buon senso. Non è esattamente la stessa cosa. Un provvedimento del genere applicato all'auto privata è proibizionista! Allora mettiamo direttamente fuorilegge le sigarette e l'alcol, tanto fa male anche quello. Non confondiamo il luogo ad uso prettamente privato in cui il cittadino ha il diritto di autodeterminarsi, con luoghi pubblici o adibiti al pubblico. Per fortuna, che al tempo i ministri Bonino, Cancellieri e Lupi si opposero. Per rispondere sinteticamente anche a Beric, nuovamente sui due piani della discussione non ci capiamo. Quello che stavo cercando di dire da N post è che il piano scientifico e il piano politico funzionano in parallelo: il dibattito scientifico non deve modificarsi in base alla pancia dell'elettorato o alle necessità delle varie fazioni è autonomo, come dovrebbe esserlo anche il piano politico da cui poi scaturiscono leggi. Si tratta di due piani paralleli, il piano scientifico deve essere tradotto nelle modalità corrette dal punto di vista politico e questo non deve per forza equivalere ad un obbligo legislativo. Sulla comunicazione, anche la divulgazione fa parte del livello scientifico della questione. Il dibattito avviene a livello di letteratura, ma se poi, tu, esperto, non traduci i risultati riconosciuti dalla comunità scientifica all'universo mondo di non addetti ai lavori, a livello scientifico, permane un gap. Sull'enfasi. Per me un'affermazione del genere lo è, avremo un diverso sentire evidentemente: Per quanto possa essere doloroso per la singola persona impattata, se su un piatto della bilancia abbiamo una vita e sull'altro ne abbiamo migliaia (il rapporto è questo), mi venite a dire quali dovrebbero essere i compromessi a cui tendere?
  8. ***Silk***

    Vaccini: sì o no?

    A vedere dalla ricezione, mi pare che tu ti sia spiegato significativamente meglio. Non esattamente. Il resto del paragrafo fa comunque parte del livello scientifico della questione. Inoltre, come dicevo nel mio intervento nello status dell'arte del dibattito odierno, il livello scientifico e quello politico sono strettamente collegati. È un errore ridurre le posizioni a no-Vax e pro-Vax perché la questione non è soltanto scientifica ma anche politica ed i 2 livelli non sono forzatamente equivalenti tra loro. I posizionamenti infatti sono più eterogenei rispetto a queste due posizioni. Per cui, la mia contestazione al tuo intervento è relativa alla semplificazione che hai fatto della questione, associata alla semplificazione della sua risoluzione al mero livello scientifico, non prendendo in considerazione l'aspetto politico-strategico - che è parte integrante della questione - non tanto quello comunicativo. Aggiungo una postilla sull'aspetto comunicativo: anche questo fa parte di entrambi i livelli, quindi è difficile fare un discorso a tutto tondo prescindendo da esso. Ora scrivi: Quindi, esattamente come ha scritto Aegon, la forma di dialogo e di comprensione dell'altro a cui fai riferimento non si pone sul piano scientifico. Non esattamente. Nel primo post che hai citato, facevo riferimento al dibattito becero che ha investito entrambe le posizioni, inclusa quella dei pro-Vax. Calare un concetto dall'alto in basso con toni e modi da social, aggressivi e volti allo scherno dell'ignorante fazione avversa impedisce un vero e proprio confronto costruttivo sul tema. Questo dialogo include anche il piano scientifico, poiché la comunicazione avviene sui 2 livelli, come ho detto sopra: non si può pretendere che tutti accedano e comprendano gli articoli peer-to-peer (altrimenti non sarebbero tali), per questo esiste la divulgazione scientifica per i non addetti ai lavori. Quindi l'obiettivo è far comprendere la sicurezza ed efficacia dei vaccini. Per quanto riguarda il piano politico, c'è da effettuare delle assennate scelte strategiche derivanti da questa conoscenza scientifica e, conseguentemente, comunicarle correttamente. Non ho la palla di cristallo per fare previsioni. Ma una corretta educazione e consapevolezza danno alle persone tutti gli strumenti per poter prendere una decisione razionale, ma non lo dico solo io, è ciò che sostiene L'OMS, invitando all'obbligatorietà forzosa solo nei casi emergenziali. Quello che volevo sottolineare è anche uno dei lati politici della questione che tocca il diritto alla autodeterminazione della persona. A questo proposito, visto l'esempio che avete fatto sul fumo, mi ricordo del progetto di legge dell'allora ministro della salute Lorenzin, nell'estate 2015 se non erro, che voleva introdurre il divieto di fumo in auto in presenza di minori e donne incinte. Un'idea tremendamente illiberale che ho avversato profondamente nonostante non fumi e potrei evidentemente trarne vantaggio. Io non ho alcun ruolo di rilevanza politica, quindi quello che mi posso auspicare, più che una mediazione, o una realizzazione delle due posizioni, è che ci siano le condizioni per un dibattito sereno e serio che prenda in considerazione tutte le sfaccettature della questione e che le molteplici posizioni - non solo i due estremi - siano comunicate con la maggior efficacia possibile. Poi ho detto fin dal principio che personalmente riconosco il valore scientifico e l'efficacia dei vaccini. Qua è possibile non ci si fosse capiti, ma ti ripeto, per discutere della questione, come ho detto sopra, non si può non considerare il piano scientifico, il piano politico, e i relativi piani comunicativi ad essi intersecati, proprio per il motivo esposto da Aegon: Altrimenti si rischia di fare un discorso monco. Le perdite accettabili.
  9. ***Silk***

    Vaccini: sì o no?

    Mi spiego meglio anche io, perché evidentemente nella fretta di essere sintetica, qualcosa è andato perso. Il problema che stavo cercando di evidenziare è che il dibattito sul tema vaccini è gestito male da due frange che si pongono agli estremi di una serie di posizioni che sono molto più eterogenee all'interno della popolazione. Inoltre, queste due frange estreme hanno contribuito ambo i lati a ridurre il dibattito alle modalità di discussione precedentemente esposte da sharingan: modalità da social che sviliscono il dibattito dei contenuti più profondi e interessanti, lasciando spazio solo per slogan, aggressività, scherno, e chiusura. Delle tali modalità di discussione, per quello che mi riguarda, sono sempre da deprecare, a prescindere dalle tesi fondanti - evidentemente espresse da altri cervelli più fini in precedenza. A che servono frasi come "la politica viene prima della scienza" o "la scienza non è democratica"? A poco. Il dibattito dovrebbe prevedere due livelli: quello scientifico e quello politico. Iniziamo dal piano scientifico. Su questo piano, a giudicare dalle fonti a cui entrambe le parti fanno appello e dalla letteratura scientifica, è evidente che i vaccini è consigliabile farli, i benefici sono maggiori e si consente anche a chi non può farli di godere dell'immunità di gregge posto che si arrivi al famoso 95% di copertura. Il problema è che, come spiegava Balon, le decisioni umane non sono mai pienamente razionali, quindi, a seconda delle esperienze personali, delle credenze, e dei pregiudizi, c'è la possibilità che alcuni facciano un ragionamento da "paura dell'aereo". Perché questo accade? C'è un generico risentimento contro la cultura e le élites, come diceva Aegon, che unito alla possibilità di farsi tuttologo, fa sentire chiunque in grado di potersi professare esperto di tutto. Anche perché certi esempi, anche televisivi, che abbiamo avuto negli ultimi decenni portano in questa direzione, tra le tante cose. E questo non accade solo a chi ha un basso titolo di studio, ma anche a chi lo ha elevato e si sente in diritto di dover esprimere un parere da esperto in ambiti che non gli competono. Questo, unito anche alla non piena comprensione data dall'esperienza diretta sulla propria pelle delle epidemie. Comprensione che purtroppo ai nostri nonni o ai nostri genitori non è mancata. Quindi, per tutti coloro che non sono in grado di discernere una fonte scientifica affidabile da una sedicente tale, ci vorrebbe, sempre come auspicava Aegon, un adeguato piano informativo-educativo, non una imposizione dall'alto al grido di "capre e vandali, fate come vi dico io, perché lo dico io, che sto sul piedistallo". L'imposizione dall'alto non accompagnata dall'adeguata comunicazione non funziona. Che senso ha obbligare una popolazione ad un comportamento, se almeno una parte di essa non ne comprende la portata e a nessuno importa di spiegargliene le ragioni, se non schernendola? E con questo mi riallaccio al secondo livello del dibattito: quello appunto relativo alle politiche vaccinali. L'obiettivo dovrebbe essere quello che con modi diversi è stato esposto da più parti in questo topic, ovverosia mantenere/arrivare alla copertura vaccinale della popolazione. Una volta andati oltre la modalità comunicativa spesso becera del dibattito, è lecito chiedersi se questo obiettivo è raggiungibile attraverso un obbligo imposto dall'alto. Senz'altro è la strategia più facile nel breve termine. La strategia più efficace è quella che instilla maggiore consapevolezza nella popolazione, la sensibilizza al tema, e la fa, quindi, scegliere in autonomia senza bisogno di obblighi imposti. Per inciso, nel discorso strategico, a lungo termine, si inserisce poi anche il discorso del funzionamento del sistema sanitario con forti differenze territoriali e della sfiducia che questo crea a differenti livelli nei cittadini (cosa di cui mesi or sono si era anche accennata con altri scopi nel topic delle elezioni). Non credo si tratti di fare filosofia spicciola su un campo molto sensibile, ma di formulare delle strategie ottimali nel lungo periodo da cui si possa trarre tutti maggior vantaggio e consapevolezza. Anche perché tra i due estremi c'è una fetta di esitanti, di cui fanno parte anche professionisti sanitari, quindi è evidente che il problema comunicativo esista. Non è neanche un mischiare le mele con le pere, perché in una strategia bisognerebbe sempre puntare all'optimum più che al male minore, perché tanto l'applicazione reale ti costringe spesso e volentieri al ridimensionamento. Capisco il concetto che voleva esprimere Beric, ma credo che nella prima espressione quotata ci fosse un'evidente pecca enfatica corretta poi col post successivo. Non di meno, questa c'era ed era una chiara descrizione dell'esacerbazione delle posizioni del dibattito di cui sopra.
  10. ***Silk***

    Commenti su film appena visti

    La forma dell'acqua mi piacerebbe moltissimo vederlo! Ancora mi manca. Blade Runner 2049 mi ha lasciato dubbiosa quindi aspetto la tua opinione per vedere se mi viene qualcosa da dire. Infine Hack è un piacere leggere la tua invasione, in pratica è colpa tua se mi è venuta voglia di fare altrettanto (coi miei tempi dilatati)! XD Io tra un po' invece vado avanti con il lavoro in 2 parti di Soderbergh sul Che (appena riesco a vedere Guerrilla).
  11. ***Silk***

    Vaccini: sì o no?

    Anche io sono favorevole ai vaccini e al loro obbligo in questo momento storico per motivazioni scientifiche ed anche più personali. Detto questo non posso che essere d'accordo con le perplessità espresse da Maya e Aegon. Purtroppo il problema fondamentale della discussione sui vaccini è rappresentato sia dalla sua semplificazione in no-Vax e pro-Vax, sia dai toni usati per far valere le proprie ragioni. Oltre alla discussione sulla questione scientifica tra i falchi delle due posizioni, ci sono anche molte altre sfaccettature non prettamente medico-scientifiche, che rendono il posizionamento sul tema complesso. Tutte queste sfaccettature, ad esempio, in questo topic quasi non compaiono, perché la discussione tra posizioni falco - con argomentazioni "calate dall'alto", intransigenti a prescindere dalle ragioni fondanti, e totalmente chiuse al dialogo - predilige semplificare la propria controparte ad una mera posizione similare, svilendo la discussione e causando un ulteriore arroccamento che non farà mai incontrare le diverse fazioni. Ha ragione ice - che ringrazio anche per i molti link interessanti che ha fornito - quando dice: Purtroppo, in questa discussione, anche gli interventi dei pro-Vax, forti della letteratura scientifica, hanno dei toni altrettanto intolleranti a mancanti di umiltà. Mi sconvolge poi Beric nell'inserirsi in una discussione, partendo dal concetto che nessun compromesso è possibile e l'unica posizione corretta è la pro-Vax. È ovvio che, anche avendo ragione dal punto di vista scientifico, una totale chiusura, che non ammette alcuna comprensione delle posizioni altrui, nega a priori una vera discussione e quindi anche una comunicazione efficace verso chi la pensa diversamente. Anche perché da una discussione costruttiva, c'è sempre qualcosa da imparare da tutte le parti che vi partecipano. Incluso il modo in cui fare breccia nell'opinione opposta. La negazione del compromesso se può avere un senso dal punto di vista scientifico, purtroppo poi, filosoficamente parlando, lo perde dal punto di vista politico-legislativo. Inoltre, il discorso sull'accettabilità delle perdite minori per statistica, dal punto di vista medico-scientifico è anche anacronistico: Da anni ormai, in svariati campi della ricerca medica, ci si sta spostando sempre più, nei limiti del possibile, verso la personalizzazione del trattamento medico per renderlo maggiormente efficace. Ora, non sono un'addetta ai lavori nel campo dei vaccini, ma l'obbligo vaccinale ha senso per raggiungere l'immunità di gregge e permettere a coloro che non possono essere vaccinati di non correre comunque il rischio di incorrere in certe malattie. Se questo discorso decade, un obbligo imposto alla popolazione, sapendo che ci saranno delle perdite o degli svantaggi indotti è tremendamente illiberale, nella migliore delle ipotesi.
  12. ***Silk***

    Commenti su film appena visti

    Vale la pena vederlo anche se si è abbastanza a digiuno di Star Wars? (Ho visto solo il primo cioè episodio 4). Mi aveva attirato su on demand, ma leggendo quello che scrivi mi è venuto il dubbio che vada visto dopo aver visto una serie di cose. Intanto, continuo a saltare Song to song e vi parlo de I diari della motocicletta. Come si sarà notato sto recuperando cose colpevolmente non ancora viste (ma perché?!!), infatti lo avrete già visto tutti. Inizio dicendo che Gael Garcia Bernal mi era già piaciuto molto nella Science des Reves - per quanto il film sia successivo ma evidentemente l'ho visto prima XD - e si conferma di nuovo con questa interpretazione. Ma veniamo al film. La cosa bella del film è che si pone come una sorta di viaggio di formazione e che ci presenta Ernesto Guevara prima che diventasse il Che. Quindi, dal punto di vista cinematografico è una scelta interessante, quella di non celebrare l'eroe, ma mostrarci in qualche modo il seme prima che germogliasse. Ne risulta un personaggio di grande sensibilità che resta toccato molto profondamente da ciò che vede lungo il percorso e ne trae le proprie conclusioni, prendendo coscienza attraverso l'esperienza della realtà intorno a lui. Il film riesce ad alternare sapientemente le tematiche sociali a vicende più leggere e spensierate ed è quindi molto piacevole, ma, allo stesso tempo, fa riflettere chi lo guarda, insieme al protagonista stesso. A parte l'estrema banalità di queste poche righe, film da vedere. Visto che, post fa, si parlava anche di Cameron, non entro nel merito di Avatar, che vidi illo tempore e non mi fece urlare al capolavoro, mi aggiungo a chi ha spezzato una lancia in favore di Titanic. Ridurlo alla love story tra Rose e Jack è la canzone di Céline Dion è molto superficiale, per quanto anche I due protagonisti del film abbiano i loro lati interessanti e profondi se li si osserva attentamente. Mi aggiungo al coro di chi ha sostenuto la sua importanza sia per la resa delle immagini, tremendamente realistica ed emozionante, sia per lo spaccato sociale che riesce a mostrare attraverso gli svariati personaggi minori, le cui sorti sono quelle che generano la vera e propria commozione nel momento dell'affondamento (e. g. meravigliosa la coppia di anziani che resta abbracciata nella loro cabina).
  13. ***Silk***

    Commenti su film appena visti

    @hacktuhana mi hai fatto venire voglia di vedere almeno 3 film, da come ne hai parlato! XD Intendo Stoker, Crimson Peak, e Solo gli amanti sopravvivono (come se la lista dei to watch fosse breve...) Di Daunbailò ne ho più che altro un ricordo affettivo, era nella videoteca di casa, ma non me lo ricordo neanche troppo come molti altri film che a vedere da piccoli è un peccato. Comunque tempo fa avevo detto che avrei parlato di un paio di film che avevo visto recentemente. Oggi tocca a Madre! di Darren Aronofsky. Aronofsky a me piace e, anticipo già, che mi è piaciuto anche questo suo film. Credo che sia un film che non lascia spazio alle mezze misure o lo si apprezza tantissimo, o lo si può detestare. È estremamente enfatico, con diversi layer metaforici, fortemente allegorico (quindi, ho il sospetto che non faccia per Mezzo Uomo XD), oserei dire quasi tracotante, o forse senza quasi, paradossale, ossimoristicamente innaturale, a tratti sfiora il grottesco. Non sono solo i personaggi, in primis Jennifer Lawrence e Javier Bardem, ad occupare la scena, ma anche l'ambientazione, la casa, prende vita. L'enfasi con cui si dipana la vicenda, insieme all'ambiguità di cui è permeato il personaggio di Bardem, riescono a tenerti in sospeso e a farti continuamente interrogare su dove si stia andando a parare, si percepisce una curiosità e tensione per tutto il percorso del film, in un continuo scioccante crescendo paradossale e apocalittico. È un film difficile da comunicare in un post (e mi potrete chiedere "che ne parli a fare allora?"), impossibile da riassumere, perché va ben oltre la struttura narrativa superficiale, va visto. Personalmente, oltre alle molte citazioni cinematografiche presenti, che apprezzo sempre molto, ho trovato geniale il modo in cui sceglie di raccontare una storia, impregnandola di un intenso livello metaforico metafisico, per poi darci un messaggio altro, molto attuale, realista e terreno. Ora, il film è stato ampiamente criticato, ne sono consapevole, ma ripeto, credo che meriti di essere visto, se si riesce ad andare oltre la superficie è, soprattutto, ad avere l'apertura di non soffermarsi singolarmente sui vari livelli ma di percepire la visione d'insieme. Forse anche un po' di abitudine per la modalità di racconto del regista stesso potrebbe essere utile alla comprensione della sua - passatemi il termine - poetica. Sicuramente non è il primo film che suggerirei a chi non ha mai visto niente di Aronofsky, bisogna arrivarci per gradi, come succede per molte altre cose. È sicuramente eccessivo, probabilmente kitsch, ma credo che la definizione più adatta sia intenso. Ti investe e lascia aperti spazi anche a riflessioni che possono esultare dal film stesso.
  14. ***Silk***

    Immigrazione e frontiere

    Mi trovo d'accordo con le riflessioni fatte da Mar, per quanto più che rispondere all'interessante quesito posto da Aegon, espandessero il concetto dell'immigrazione-invasione usato come argomento di distrazione di comodo o di massa. Tornando alla domanda, mi è venuta voglia di dire la mia, visto che permette di calare l'argomento più nel reale ed in maniera meno asettica forse. Mi riserverò più avanti, forse, di dire anche qualcosa di più asettico. Comunque, bella provocazione intellettuale! In parte, una risposta è quella data dal diritto internazionale, che un po' ci lava formalmente la coscienza, obbligando l'accoglienza di un tipo di immigrato e lasciando a discrezione degli Stati quella dell'altro tipo. I provvedimenti dei precedenti governi - a prescindere dalla casacca -, ricordati nei post precedenti, però esemplificano anche una evidente volontà di non accoglienza nel cercare di evitare le partenze con maggiori controlli là e quindi di evitare o ridurre in maniera consistente l'arrivo indistintamente di ambo le tipologie di immigrato. Quindi questo comportamento che va anche oltre la domanda posta, senz'altro avvalora l'idea di comodità del nascondersi dietro la norma internazionale perché questo (meno sono, meno problemi ho a gestire, ma quei pochi li sfrutto come arma di distrazione di massa dalle mie inefficienze su innumerevoli altre tematiche questa inclusa) facilita poi la gestione nazionale del fenomeno rifiutando la sfida che il fenomeno stesso pone. Anche perché, come ricordava bene Koorlick, l'immigrazione c'è sempre stata, c'è, e sempre ci sarà, per cui sarebbe anche ora che la si trattasse in maniera più seria ed efficiente, anziché a colpi di slogan. Andando oltre la demonizzazione dell'immigrato operate in larghe fasce del dibattito pubblico, sarebbe ottimale riuscire a guardare a questi numeri con un atteggiamento più solidale, del resto si tratta di esseri umani, e se coloro che possiamo accogliere a nostra discrezione perché lasciano il proprio paese, abbandonando tutto, per motivi economici, scelgono di tentare il tutto per tutto ed esporsi agli stessi rischi a cui si espongono coloro che possono godere dello status di rifugiato, forse, forse, due domande in più converrebbe porsele. Davvero.
  15. ***Silk***

    Il Mondo del Lavoro

    Ma infatti quello che dicevo è: Pur essendo consci del ragionamento che fanno queste aziende medie, non si deve ringraziare quelle aziende e datori di lavoro che si comportano come dovrebbero comportarsi anche gli altri. Ringraziare va ben oltre il concetto di prendere atto della realtà. Ringraziare significa essere d'accordo con questa visione, o comunque ritenerla ordinaria, quando mi sembra che tu, nel tuo profondo, azzerderei a dire che, non la ritenga tale. Ma potrei sbagliarmi, è una mia interpretazione. E le interpretazioni spesso possono essere fallaci. Le aziende, del resto, non hanno lo scopo di fare favori, o beneficenza, ma di essere sostenibili e la sostenibilità, che si può ricercare con svariate metodologie, si esaurisce nel rapporto utilitaristico: nessuno assume una persona chiedendosi altrimenti chissà chi la prende, ma sulla base di quello che la persona ha da offrire, all'azienda interessa quindi principalmente l'offerta potenziale ed ovviamente la sua declinazione pratica. L'eventuale ringraziamento aggiuntivo è superfluo e dannoso per l'avallo filosofico al discorso di cui sopra e anche per altri discorsi marxisti che vi risparmio volentieri. XD È sufficiente lavorare bene e con professionalità per esaurire questo erroneo quanto comprensibile senso di gratitudine verso l'azienda.
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