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***Silk***

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  1. Ovviamente IL drago delLA madre dei draghi: Drogon.
  2. Sulla derisione siamo d’accordo. Per il discorso di contestualizzazione allo spirito, filosofia e ambiente del tempo, concentrandomi solo sul personaggio in analisi, ho proposto un’ipotesi alternativa - che non vuole avere più o meno ragione di altre, trattandosi di una storia e di un personaggio non POV - che vada oltre la derisione e la configuri come un atto con cui sopraffare un’ipotetica controparte con la stessa violenza con cui potrebbe sopraffare lo stesso in un combattimento (vero o di allenamento). Atto che nell’ottica di una famiglia medievale ha la funzione inconsciamente positiva di dare un insegnamento per la sopravvivenza della famiglia stessa. L’ipotesi è basata sull’uso del riso, dell’ironia e del sarcasmo, o almeno l’idea che ci viene data in ambito militare nella lettura. Poi può darsi che il livello più o meno conscio o inconscio con cui questo meccanismo possa essere applicato non lo abbia esplicitato sufficientemente. Se prendiamo ad esempio il modo in cui lo vediamo deridere Jamie, può sembrare una pura attività ludica fine a se stessa. Cito Jamie, proprio per non avere vita facile, trattandosi di uno dei miei personaggi preferiti. Invece, se analizziamo il vissuto di Robert, ci rendiamo conto che è l’unico modo che ha per esprimere la sua frustrazione e la sua impossibilità all’azione nel tentativo di ristabilire la gerarchia e la sua supremazia su un uomo che la moglie gli preferisce e che emana un’immagine di regalità molto più fulgida di lui (vedasi come appaiono le due figure agli occhi di Jon Snow in AGOT). Ora, mi si dirà che se una situazione non piace una scelta di uscirne c’è sempre e tendo a concordare con questa visione delle cose, ma le situazioni di solito tendono ad essere più complesse. È evidente che la Ribellione non nasca dalla volontà di Robert di essere re, ma dalle macchinazioni di alcune casate volte alla sostituzione di Aerys. Non è un caso che Ned e Robert fossero educati al castello di Jon Arryn, significa che Arryn, Stark e Baratheon avessero una sorta di accordo. Questo si estendeva ai Tully: la prima figlia promessa all’erede Stark, la seconda figlia proposta all’erede Lannister dopo che Aerys era riuscito a inimicarsi anche Tywin. Seconda figlia che si lega a Jon Arryn, perché nonostante le macchinazioni varie, Cersei, Jamie, Lysa e Petyr ci hanno messo del loro. Quindi più che un desiderio di Robert azzarderei a dire che Robert è stato una pedina nelle mani dei senior Arryn, Stark, Tully. In particolare, di Jon Arryn che ha dato inizio alla Ribellione rifiutandosi di consegnare ad Aerys le teste di Eddard e Robert. Ned ripete spesso che dei ribelli Robert era il migliore, quando dice questo si riferisce alla persona col miglior claim che poteva coniugare la Ribellione alla tradizione precedente: aveva partecipato alla Ribellione in prima persona dando luogo anche a racconti di battaglie leggendarie, ma, allo stesso tempo, era anche il parente più prossimo del re precedente, fatti salvo i due giovani figli sfuggiti al massacro. Inoltre, l’unico modo per soddisfare le esigenze di Tywin, resosi protagonista della presa di King’s Landing, tolto Jamie, portava a scegliere tra Robert e Hoster/Edmure. Quindi, una volta messo sul trono, Robert ha continuato a seguire i consigli paterni di Jon Arryn, in questa è consistita la sua responsabilità, da un certo punto di vista quella di annullarsi di fronte al regno. Certo avrebbe potuto non arrivare ubriaco marcio alla prima notte con Cersei, avrebbe potuto non chiamarla Lyanna, avrebbe potuto cercare di non esacerbare l’orgoglio della regina. Ma dopo averla chiamata Lyanna di fronte al pubblico di nobili della prima notte di nozze, ci sarebbe stato un modo altrettanto plateale per farsi perdonare da un personaggio rancoroso come Cersei? Chi lo sa. Avrebbe potuto scegliersi un’altra regina e dare inizio a una nuova guerra: l’alleanza coi Lannister rende il trono sicuro e il regno in pace finché i Lannister sono sulla barca. Non si tratta tanto di attaccamento al trono quanto di responsabilità verso Westeros: avrebbe potuto ripudiare Cersei, tentare di restare sul trono e dare inizio a una nuova guerra, eppure non lo ha fatto. Certo, avrebbe anche potuto rendersi più attivo nella partecipazione al governo del regno, ma anche su questo punto sappiamo che se ne disinteressa 16 anni dopo la Ribellione, quando abbia iniziato a disinteressarsene non ci è noto. L’unico pensiero che abbia mai avuto su una rinuncia responsabile al trono è stato quello di non abdicare di fronte all’idea di lasciare il trono a Joffrey. Eppure, ben sapendo che cosa sia, lo ha comunque promesso alla figlia di Eddard e nominato suo erede sul letto di morte. Riguardo alla successione e alla sua vita credo che abbia avuto modo di effettuare delle scelte che ha ritenuto responsabili, poi non entro nel merito di quanto queste si siano rivelate giuste o sbagliate. Da questo suo ruolo gerarchico ancora più apicale, unito alla frustrazione del trovarsi senza via di uscita, o quasi, in una vita privata fallimentare, e dall’impossibilità di darsi prova fisicamente poiché il suo ruolo lo rende intoccabile, nascono tutte quelle necessità di sfogo imputatigli come difetti: le prostitute, l’alcol, la derisione e la dissociazione dalla realtà che lo porta a vivere nel passato. La responsabilità del regno e del non dare inizio a una guerra non gli permette di abdicare sensatamente senza creare malcontento, anteponendo la pace per sua scelta, o scelta di Jon Arryn, rinuncia a una vita privata soddisfacente. In assenza di questa, credo possa rivelarsi molto umano cercare di riempire questo grande vuoto con dei surrogati: donne surrogato su cui sfogarsi carnalmente, Lyanna idealizzata su cui proiettare tutto ciò che gli manca, l’alcol per annebbiare i sensi, il cibo per riempire il corpo laddove altro non riempie la sua anima, la derisione verso quei fratelli di sangue o per contratto con cui non ha sviluppato un rapporto come con Ned, ma solo utilitaristico, e infine questa insieme alla fissazione su Rhaegar per poter sfogare diversamente il proprio istinto fisico e mentale all’azione del guerriero, ma anche per sopraffare e ristabilire l’effettiva gerarchia nella sua ottica tradizionalista (e per tornare al paragrafo iniziale in questa ottica di inserisce il rapporto e l’episodio che citavo prima con Jamie). @Figlia dell' estate: avendo accennato la questione delle alleanze pre Ribellione, credo che Steffon Baratheon non abbia avuto un gran ruolo, ma bisognerebbe capire quando Robert è stato inviato da Jon Arryn (per usanza direi prima della morte del padre) e quando e chi ha concordato la promessa tra Robert e Lyanna. Sulle letture frivole e idealizzate concordo parzialmente e la sua capacità di empatia concordo parzialmente. È un’impressione piuttosto evidente, però se tu ammetti la mia lettura di cui sopra, anche se la trovi troppo nobile per il personaggio in questione, trovano una spiegazione le letture frivole e idealizzate che non si può negare non ci siano, e, allo stesso tempo, trova anche una spiegazione la lucida analisi sul primogenito di Cersei. Così come trova anche una spiegazione il fatto che si renda conto di ciò che ha sanzionato per Lady, di ciò che le armate Lannister hanno fatto ai piccoli Targaryen e di che cosa significhi davvero la commissione dell’uccisione di Danaerys al di là del l’eliminazione di un rivale per il trono e dell’idealizzazione della sua proiezione dello sterminio di ogni Targaryen (cosa che per altro è anche lui nei fatti se non nel nome). Poi ovviamente, nonostante arrivi a un’analisi, il dover salvare le apparenze per non minare i fragili equilibri su cui si regge la pace tra i regni, che corrisponde anche alla pace nella regal coppia, fa sì che l’analisi non si traduca mai in un’azione incisiva, specie dopo la perdita di quello che per tutta la vita è stato il suo ago della bilancia: Jon Arryn. Non voglio convincerti a concordare con me, dammi solo per un attimo il beneficio del dubbio per la curiosità di vedere la cosa da un punto di vista che accettando la stessa analisi, prova a interpretare i fatti con qualche sfumatura vagamente diversa. Difatti non sto dicendo che non abbia un comportamento superficiale ma che questo sia dettato da una certa profondità, come ad esempio avviene anche in Theon, entrambi condividono l’essere prigionieri a diverso titolo di una gabbia dorata. Per quanto sbrilluccichi, è pur sempre una gabbia. Impossibilitato ad uscirne, si crea dunque la realtà alternativa di cui sopra. Per parafrasare il modo in cui hai aperto la discussione con un mio personale differente take, parliamo: della vita di un uomo che si è auto condotto verso delle scelte molto errate, con consapevolezza, cercando di perseguire una responsabilità e obnubilando la consapevolezza tra l’effimero e l’irreale. Domanda provocatoria un po’ per tutti, forse più da ingegnere che da filosofo: come mai non vedete in questo personaggio una profondità che muove il suo apparente comportamento superficiale? Come sottolineavo anche in precedenza, questo taglio non rinnega le precedenti analisi che abbiamo condiviso. Nasce dalla stessa base, anche la mia opinione è la stessa e tenderebbe a suscitare le stesse reazioni severe di un tempo, ma, per una volta, ho voluto astrarmi da questa visione anche nella speranza di dare a tutti qualche spunto in più che non si limitasse a una ripetizione del già detto da chi mi ha preceduto. Riprendendo anche il tema dell’amicizia tra Robert e Ned, sulla base del fatto che l’affetto la simpatia e lo sfociare di queste sensazioni in amicizia più o meno profonda si basa sul ritrovare nell’altro una serie di predisposizioni comuni, attività comuni, piacere nel condividere la compagnia dell’altro, sentire comune, condivisione ed empatia, mi viene difficile pensare che l’Eddard di un tempo avesse avuto con Robert un totale abbaglio. Ma è vero, come gli ricorda nella contemporaneità del racconto Cat: conoscevi l’uomo, il re per te è un estraneo. Questo mi porta a credere nell’ipotesi di una decadenza successiva alla ribellione di Balon, che ha fortemente accentuato delle caratteristiche latenti in precedenza. Insomma l’interrogativo che si pone @Lyra Stark ha ben luogo di essere in merito a questo rapporto. E anche la contestualizzazione del rapporto tra il giovane Robert e Ned e Jon Arryn che ci fornisce @Angorian ci dà ulteriore modo di riflettere sulle sfumature di questo personaggio.
  3. Robert la furia e la fuga, l’uomo che rifugge le responsabilità, il mediocre. Questa è una lettura che all’epoca della rilettura di AGOT ho fatto anche io, trovandomi spesso d’accordo con quanto espresso dai contributori dell’epoca, soprattutto @JonSnow;. Adesso che però ci troviamo in un contesto di analisi totalmente dedicata a questo personaggio, mi fa anche piacere raccogliere la lettura più comprensiva data da @porcelain.ivory.steel e @Angorian per provare a vedere questo carattere anche da un punto di vista diverso. O almeno per non rischiare di cadere nel parallelismo manzoniano che spesso porta a vedere in maniera accentuatamente negativa la cosiddetta mediocrità di Robert, soprattutto se paragonata a personaggi che esprimono maggiore levatura, anche in senso prettamente negativo, come Tywin, il quale però la assume soltanto come immagine che rimanda e non come essenza. Come molti personaggi della sua generazione è un personaggio distrutto dagli eventi della Ribellione. Lo abbiamo constatato con Jaime prima di lui in un altro topic, ma lo abbiamo letto anche nelle pagine dei POV di Eddard, che a lui è accomunato da quello che, a prima vista, è un grosso spartiacque della sua vita: Lyanna. Non si può parlare di Robert senza parlare di Lyanna. Come ci ricorda Eddard mentre lo accompagna a rendere omaggio alla sorella nelle cripte: Lyanna had only been sixteen, a child woman of surpassing loveliness. Ned had loved her with all his heart. Robert had loved her even more. She was to have been his bride. È lo stesso Eddard ad affermare che Robert l’avesse amata ben più di lui. E forse c’è un interrogativo che dovremmo porci sulla fuga di Lyanna: quanti la conoscevano davvero come fuga e non come rapimento? Robert era a conoscenza della verità? Questo credo sia un punto fondamentale in cui inquadrare la sua reazione per comprendere anche la visione della donna che questo uomo ha: si rifugia nella storiella del rapimento non riconoscendo a Lyanna una sua propria possibilità di agire, oppure ignora la verità e questa tragica bugia, volta a proteggere il frutto dell'amore tra R e L, non ha che posto le basi all’idealizzazione di Lyanna? E a Lyanna si lega indissolubilmente il rivale, Rhaegar, a cui deve la privazione della donna promessa, ma non solo. Non dimentichiamoci che Rhaegar, o meglio la ricerca di una promessa sposa degna del principe ereditario, è anche stato il motivo per cui i genitori di Robert si sono recati a Essos e hanno trovato la morte durante il viaggio del ritorno. Rhaegar che con la sua fuga d’amore risulta anche essere il capro espiatorio dello sterminio degli Stark, casata, famiglia, a cui Robert era evidentemente legato da un certo affetto, nato con grande probabilità a Nido dell’Aquila sotto l’egida di Jon Arryn. Sembra quindi esserci un Bobby B. prima e dopo la Ribellione, prima e dopo Lyanna. Ma ne siamo proprio sicuri? La sua discesa quasi si identifica col suo declino fisico: ci viene presentato come un grasso ubriacone, mentre è Jamie a rimandare l’immagine che ci si attenderebbe da un re. Eppure questo declino fisico non inizia fin da subito: l’ultima volta che Eddard lo vede è in occasione della Ribellione di Balon, 9 anni prima dell’inizio delle vicende di ASOIAF e quindi 7-5 anni dopo la Ribellione. E, all’epoca, Re Robert era ancora ricordato come un Thor, come ha detto qualcuno, un guerriero semidivino per la sua fisicità e la sua capacità di usarla, unita alla sua caratteristica arma: il martello. Ma Robert ha sempre avuto un’immagine di forza fisica alla quale non sempre è corrisposta un’eguale forza d’animo. È un uomo d’azione, che vive la vita istante per istante, che s’innamora innumerevoli volte nell’arco di una giornata, perché resta alla superficie dell’appagamento dei suoi bisogni: combattere, festeggiare, scopare. Al coraggio bellico, piano piano che si distanzia dai campi di battaglia, subentra una certa codardia, o incapacità di soddisfare e compiacere tutte le richieste di chi gli muove intorno. Sicuramente una totale inattitudine di affrontare le persone che ritiene non avere accontentato. Forse, la questione Lyanna e Rhaegar assume quasi la connotazione di una scusa, di un capro espiatorio che Robert si dà per non essere riuscito a raggiungere i propri obiettivi, per una mancanza di appagamento. Non è riuscito a costruire con Cersei un rapporto e una famiglia appagante, rifugiandosi in un passato che non è mai stato e incolpando i Targaryen, nella fattispecie Rhaegar per il decesso di Lyanna. Rhaegar che diventa allo stesso tempo un rifugio di sogno in cui sfogare il suo essere un uomo d’azione più che d’ingegno, un uomo incapace e non interessato all’incarnare un sovrano politico da tempo di pace, una volta conquistato il trono e sedata l’ultima rivolta. Quello che è certo è che solo il corpo fisico di Robert sembra vivere nel presente, la sua mente, il suo animo è totalmente ancorata al passato. C’è un’evidente distonia in lui, come del resto vi è anche in Eddard. A un livello filosofico affoga il suo fallimento personale e “professionale” in Lyanna e Rhaegar. A un livello più basilare, nel presente, ha comunque bisogno di sfogare i suoi istinti all’azione con le poche frivolezze che gli sono concesse - i bordelli, i tornei, le feste, il bere. Bere con cui, probabilmente si allevia il peso di una vita che non sa o non può affrontare diversamente. Tutto quel cibo e tutto quel vino e quella birra a cui spesso lo vediamo dedito sembrano quasi dover riempire un vuoto incolmabile. C’è chi ha affermato che non si comprende come mai Robert non si sia sentito appagato dall’unione con quella che al termine della Ribellione era considerata la donna più bella dei sette regni. Sicuramente, nel contesto medievale, l’aspetto fisico è una qualità di primaria importanza, specie per una donna, spesso considerata come mero oggetto decorativo, avente lo scopo di sfornare il maggior numero di eredi possibile, speranzosamente maschi. Al di là di questo però, vediamo che le consorti possono avere anche altri ruoli utili quali l’essere confidente e consigliera del proprio compagno e saper intrattenere e affascinare i sudditi, contribuendo alle buone relazioni tra casati. Lo vediamo con Cat, con le Tyrell, ad esempio. Se pensiamo a Cersei in questa luce e, soprattutto, al rancore che ella porta a Robert dalla prima notte di nozze a causa dell’indimenticata Lyanna e, dall’orgoglio con cui sfoggia questo rancore, si capisce che Robert non potesse trovare appagamento in questa relazione. Come del resto non ve lo trova la stessa Cersei, che ritorna tra le braccia del per lei più gestibile Jamie. Questa non vuole essere un’apologia di Bobby. Si è macchiato di diverse nefandezze. Eppure, è curioso che l’uccisione di Rhaenys ed Aegon, compiuta nel suo nome, venga imputata maggiormente a Robert che a Tywin. Non dimentichiamoci che l’uccisione è stata opera degli scagnozzi di Tywin su sua richiesta, parte integrante del suo modus operandi: se temi una dinastia fanne tabula rasa. E soprattutto non dimentichiamoci che Tywin questo atto lo compie ben sapendo che avrebbe messo Cersei sul trono e quindi per essere certo della posizione della propria casata. Del resto, King’s Landing era in suo possesso. Certo, Robert, in quanto re e in quanto legge, avrebbe potuto punire Tywin, o almeno coloro i quali operativamente si erano macchiati di tale crimine. Ma, a parte Ned, non abbiamo notizia di altri che lo abbiano consigliato diversamente, neanche Jon Arryn. C’è chi ha avanzato l’ipotesi che Stannis avrebbe fatto giustizia, se si fosse trovato al posto del fratello. Con quanto adori Stannis, non avrei queste grandi certezze, ci ha dimostrato più di una volta che anche la durezza con cui egli applica la legge, assume una certa flessibilità laddove vi sia opportunità. Quello che ritengo l’atto più riprovevole di Robert, per quanto, forse guidato da buone intenzioni, è stata la proposta/imposizione del fidanzamento tra Joffrey e Sansa all’amico di una vita. Robert ammette di sapere che cosa fosse Joffrey e che questa consapevolezza fosse ciò che gli ha impedito di abdicare quando lo avrebbe ritenuto opportuno. Ciononostante, gli ha dato in pasto la figlia di Eddard. Let me tell you a secret, Ned. More than once, I have dreamed of giving up the crown. Take ship for the Free Cities with my horse and my hammer, spend my time warring and whoring, that’s what I was made for. The sellsword king, how the singers would love me. You know what stops me? The thought of Joffrey on the throne, with Cersei standing behind him whispering in his ear. My son. How could I have made a son like that, Ned? Insieme alla scena a cui assistiamo in cui picchia Cersei, riportata già da molti di voi. È evidente che non fosse la prima volta ed è anche evidente quanto l’esempio paterno possa avere influito su Joffrey e sul modo in cui si comporta con Sansa, successivamente all’episodio del Tridente, per riaffermare il suo primato di uomo ed erede al trono. Si può leggere un controsenso nella preoccupazione espressa da Robert e nel modo in cui il suo disinteresse si ripercuote su Joffrey. Certo, dei tre figli di Cersei, è anche l’unico a esprimere problematiche. Considerando quanto gli uomini più vicini a Robert non abbiano avuto modo di influire sul suo comportamento, ma avessero scelto o di provare l’illegittimità della progenie, o di fargli ripudiare Cersei con tutto ciò che ne consegue, si può presupporre anche che non ci fosse un grosso interesse nella cerchia ristretta del re di assicurargli una discendenza dinastica legata ai Lannister. Ingiusta è anche la condanna di Lady. In quel momento, Robert dimostra una certa sommarietà nell’amministrazione della giustizia, non che il periodo di ambientazione aiuti, ma pur di accontentare la sete di rivalsa di Cersei, preferisce punire l’altra metalupa, piuttosto che passare dalle ore familiari. Certo, dal canto suo, bisogna anche ammettere che a noi i metalupi piacciono molto, ma chiunque li incontri li guarda con sospetto e terrore nella storia. Visto che una delle due ha attaccato il suo primogenito, è anche probabile che voglia eliminare qualsivoglia rischio per l’arrivo nella capitale. Quindi sì, fugge dall’amministrare una giustizia giusta, ma una tale interpretazione nel contesto dell’epoca è labile, fugge anche di fronte alla responsabilità di dovere delle spiegazioni a Ned in luogo della loro amicizia. Non fugge di fronte alla responsabilità di mettere al riparo da eventuali rischi la famiglia reale, a prescindere dalla simpatia che essa susciti. Certo, se unita al modo in cui liquida la guerriglia tra gli uomini di Ned e quelli di Jaime, si denota una incapacità, o almeno una mancata abitudine recente, al dirimere le controversie del proprio concilio ristretto, in assenza di quello che probabilmente per anni è stato il risolutore: Jon Arryn. Credo sia evidente che la pietra finale sulla rovina di Robert sia stata la prematura dipartita di Jon Arryn, il padre putativo di lui e di Ned. L’unico a saperlo far ragionare, con Ned invece si tratta di uno scontro tra pari, uno scontro e una schiettezza a cui Robert non è abituato. Non sappiamo né come Jon né come Stannis fossero soliti interagire con lui, ma è evidente che il resto della corte, Renly incluso, si ponesse verso di lui con atteggiamento ossequioso, mellifluo, manipolatorio. Eppure anche Jon Arryn e Stannis non sono stati abbastanza: Eddard comprende che il regno versa in condizioni disastrose ed è irrealistico pensare che queste si rivelino tali nel breve periodo trascorso dalla morte di Jon Arryn, più facilmente è lecito pensare che persone di sua fiducia si siano arricchite alle loro spalle, come scoprirà negli ultimi tomi Jamie. Quindi, Re Robert non si può affermare che fosse un ottimo regnante, ma, di certo, le colpe per le sorti del regno e per il fatto che il popolino rimpianga i Targaryen sarebbe ingeneroso attribuirle soltanto a lui. Senz’altro ha il grande demerito di disinteressarsi palesemente al governo e di lasciar fare un concilio ristretto interamente dedito alla cura dei propri interessi. L’affetto fraterno di Ned per Bobby, si è affermato che potrebbe aver inficiato la valutazione dell’uomo. Spesso si fa riferimento al fatto che Lyanna avesse capito con largo anticipo quella che era la vera natura di Bobby. C’è anche da dire che Lyanna ed Eddard cercavano qualcosa di molto diverso nell’uomo: per Lyanna sarebbe equivalso a passare da un padre che decideva per lei a un marito che decideva per lei, quindi i requisiti erano certamente diversi dall’unione fraterna e cameratesca tra quelli che, fino a prima dell’incoronazione di Robert, erano due pari, cresciuti ed educati dallo stesso uomo. Nella capitale, a posteriori Ned si accorge delle differenze che intercorrono tra quel Rhaegar, che non era tipo da frequentare bordelli, e quel Robert, che invece ne era assiduo frequentatore, ma credo che siano più che altro indizi messi dall’autore per lasciarci degli indizi sulla RLJ, in un mondo dove, nessuno può veramente esimersi dallo scagliare la prima pietra. Non dimentichiamoci che Rhaegar aveva Elia quando si invaghì di Lyanna, Tywin ipocritamente frequentava i bordelli di nascosto, Eddard messo nelle condizioni di proteggere J per L sceglie di infangare la reputazione della moglie. Queste scelte possono essere alcune più apprezzabili di altre, ma presuppongono tutte una macchia più o meno grave. Infine, sempre restando in tema fraterno, è rilevante il quesito che pone @JonSnow; Tenendo in considerazione l’usanza dell'epoca, per cui i giovani maschi vengono inviati come scudieri lontano da casa presso una casata amica, generalmente in tenera età, penso che Robert abbia sviluppato quel senso di famiglia presso gli Arryn, quindi rivolto verso Jon come padre e Ned come fratello, più che verso Stannis e Renly. Se analizziamo il senso di responsabilità con cui, tra gli Stark, Ned si prende carico delle responsabilità del fratello maggiore ucciso, è lo stesso senso di responsabilità che Robert si aspetta naturalmente da Stannis e Renly. Ovviamente, nel caso di Robert, trattandosi del primogenito questo è sentito come un atto dovuto, cosa che ce lo fa percepire come arrogante, cosa che alla persona contemporanea può far scaturire l’interrogativo alla base del quale Robert dovrebbe arrogarsi questa prerogativa. Ma siamo nel medioevo, non credo di dover rispondere, salvo che limitarmi a sottolineare la stessa base educativa dei due amici fraterni, diversamente applicata secondo la primogenitura. Magari peccherò di buonismo e ingenuità, o magari di freddezza e cinismo, ma credo anche che la tendenza alla derisione di Robert sia una suo modo di autoaffermarsi primus in tempo di pace. E apprezzo molto che @JonSnow; abbia citato l’episodio dell’astore ferito. È una scena tipicamente usata a supporto della profondità d’animo del carattere di Stannis. Mettendo sotto la lente d’ingrandimento Robert, si può notare, a un primo livello, una sorta di superficialità nei modi con cui si pone verso Stannis, ma se andiamo oltre il pregiudizio, o giudizio, che Martin impone in prima lettura sul carattere, se ne può desumere un pratico consiglio da condottiero verso il fratello minore. Su un punto tutti abbiamo concordato: Robert nella vita sa fare il guerriero e condottiero è quello lo sa fare bene, non sa applicarsi con la stessa capacità a tutti gli altri aspetti della vita. Con un certo distacco, togliendoci di dosso i riferimenti culturali contemporanei, si può provocatoriamente dire che Robert, deridendo Stannis, autoafferma il proprio status e consiglia al fratello minore di non rendersi la vita più difficile, ma di concentrarsi sull’obiettivo, la gara, come la guerra, senza sentimentalismi. Insegnamento che peraltro è nell’interesse di Robert stesso, in quanto i primi su cui dovrà poter contare come Lord e come Re sono proprio i familiari. Poi sul fatto che queste modalità patriarcali, secondo la psicologia contemporanea, lascino ampiamente a desiderare nella relazione con gli altri, penso ci si trovi tutti d’accordo.
  4. Elliott Smith è stato un grandissimo cantautore americano, partito da sonorità grunge-punk e spostatosi da solista verso ciò che più gli apparteneva: la melodia, l'introspezione, l'analisi, la delicatezza. Chi lo conosce, è usuale che debba il suo primo ascolto a qualche colonna sonora, più spesso quella di Good Will Hunting per la quale ha scritto Miss Misery (nominata agli Oscar), o più raramente quella di The Royal Tenenbaums nel quale si ritrova Needle in the Hay. Diversamente, l'ho conosciuto grazie a un album abbandonato in mio possesso da un amico: XO. Che è quasi un cominciare dalla fine, ripercorrere questa strada alla modalità di River Song. Questo album include innumerevoli canzoni degne di nota, ma voglio estrarre una particolarmente significativa, forse la prima che ho amato: Waltz #2. She appears composed, so she is, I suppose Who can really tell? She shows no emotion at all Stares into space like a dead china doll I'm never gonna know you now, but I'm gonna love you anyhow. Questa tratta uno dei temi che maggiormente hanno segnato la vita del cantautore, il rapporto con la madre, una madre da cui è fuggito nell'adolescenza a causa del rapporto poco sano col suo nuovo compagno. Non a caso cita Cathy's Clown degli Everly Brothers. A questo tema passato si lega e si intreccia quello più presente del rapporto con la donna, quasi in una sorta di autoanalisi. I’m so glad that my memories remote ‘cos I’m doing just fine hour to hour, note to note Here it is the revenge to the tune “you’re no good, you’re no good, you’re no good” Can’t you tell that it’s well understood. Ed afferma come la distanza nello spazio, nel tempo, nella relazione non siano degli impedimenti a un naturale sentimento di amore, un amore tanto grande da fargli accettare la persona nel bene e nel male, nelle scelte buone e in quelle sbagliate. I’m here today and expected to stay on and on and on. Un testo durissimo per quella che musicalmente è un vero e proprio valzer, cadenzato, delicato, accompagnato da un'essenziale melodia, che intreccia il piano alla chitarra. XO mum.
  5. ***Silk***

    Joker

    Credo che uno dei grandi meriti di questo film, alla luce di una recente affermazione di Scorsese, sia che non si colloca tra i cosiddetti e vituperati “parchi a tema”, ma che ci troviamo di fronte a un film su un personaggio tratto da un fumetto che ha anche la dignità di film in sé e per sé. Merito che lo mette nella scia già tracciata, ad esempio, dalla trilogia di Batman di Christopher Nolan, per citarne uno. Molto bella la fotografia e la scenografia. Questa ti mette nella condizione di empatizzare col disagio che ci troviamo davanti per tutta la durata del film, tra quartieri abbandonati a se stessi, palazzi, appartamenti e treni fatiscenti, un regno incontrastato del cemento, soffocante, quasi quanto le risate di Arthur, che a tratti sembrano volgere al pianto, a tratti sembrano manifestarsi quasi come un attacco di panico. È una Gotham/New York degli anni 80. Ma potrebbe essere qualsiasi altra metropoli, anche ben più vicina a noi. Un altro grande merito del film è regalare il palco totale a Joaquin Phoenix. Il regista e co-sceneggiatore ha saputo farsi da parte e lasciare carta bianca interpretativa a Phoenix, che in questo modo è riuscito a dare anche maggior valore a quella che, arrivando alle noti dolenti, è una storia un po’ superficiale e un po’ banale infarcita di molti cliché, nonché di citazioni che tendono a ridimensionarla molto. Passando alle note dolenti, sembra che la partecipazione di Robert De Niro al film, sia lì a renderci ancor più evidente che il riferimento di costruzione della storia sia Scorsese, più che il canon. Detto tra noi, a me del canon non interessa granché quindi l’operazione la trovo anche interessante, se solo non si limitasse a portare nostalgia verso ciò che Scorsese è riuscito a mettere su schermo e Todd Phillips invece no. Non sto dicendo che avrei preferito impiegare questo tempo riguardando, che ne so, taxi driver, ma insomma è chiaro che la levatura dei due film sia evidentemente diversa. E l’assenza di un regista e una storia di una certa caratura là si nota anche dalla resa che Phoenix ha fatto del suo personaggio. Phoenix per il materiale che aveva è stato magistrale, badate bene, anzi è riuscito a dare una parvenza di buona sceneggiatura a una sceneggiatura che si è ispirata un po’ di qua e un po’ di là, e che avrebbe la pretesa di dire qualcosa ma che in realtà dice poco. Alcuni qua hanno avanzato dei paragoni tra il suo Joker e dei Joker passati, ma non credo che sia il metro corretto. Il Joker di Phoenix non è Joker, è il modo con cui questa storia vuole distaccarsi dal canon del fumetto, rendersi verosimile e realistica, dando a Joker delle origini che parlano di disagio: disagio psichico, disagio sociale, disagio culturale, disagio educativo, come avete già evidenziato nelle vostre analisi. Quindi il metro di paragone per desumere che questo film non è il capolavoro che voleva essere è vedere Phoenix che interpreta un ruolo simile in un film più solido e robusto, dal punto di vista della regia, della storia: The Master. Anche qui, si vede che ci troviamo di fronte a un signor regista Paul Thomas Anderson e, nuovamente, questo Todd Phillips. Tanto che alla fine mi sono chiesta: ma chi sarebbe questo Todd Phillips? E che altro ha fatto? Poi ho letto la sua filmografia e tutto è diventato chiaro. Il film è un’occasione mancata. Arthur Fleck è un personaggio affetto da un disturbo neurologico, che però viene tratteggiato come un banale cliché: è malato, la società cattiva taglia i fondi al suo programma di sostegno, quindi non ha più la prescrizione per le medicine e non prendendole più scende in una spirale di violenza che è l’unica ad assicurargli una visibilità e un delirante trionfo, prima di tornare al luogo che gli appartiene, l’essere rinchiuso in un ospedale psichiatrico lontano dalla società. Ora un racconto del genere, oltre a essere falso - basta informarsi e leggere degli studi scientifici sul tema per rendersi conto che chi è affetto da disturbi mentali è più facile che la violenza la subisca anziché la arrechi - contribuisce a rafforzare lo stigma su questo genere di malattie. Ma non fa neanche un racconto veritiero sulla condizione del protagonista che, a tratti, sembra presentare una sequela di sintomi afferenti a disparate malattie, tanto da avere l’impressione che siano disseminati apposta per strizzare l’occhio a chi guarda, in quanto possibilmente più familiari di quelli derivanti dal disturbo specifico. Di fronte a questo, assume poca importanza il fatto che invece la resa della condizione della madre abbia tutto sommato una certa coerenza. Anche il lato sociale è trattato in maniera piuttosto sommaria: la città di Gotham è decadente come ci si aspetterebbe, forse anche troppo. Sembra di trovarsi in una sorta di luogo in cui vince la legge della giungla e la prevaricazione, idea che non si può definire originale, ma che resta sempre in superficie. Un motivo simile lo si trova in The dark knight rises, ma lì è contestualizzato alla contemporaneità, alla crisi economico-finanziaria della fine degli anni zero. Qua non si contestualizza, c’è e basta. Eppure avrebbe potuto essere un tema d’indagine molto più rilevante del disagio mentale di Arthur, oppure avrebbe potuto prendere la strada della spiegazione di un disagio mentale dovuto alla contestualizzazione sociale, anziché del disagio mentale derivante da trauma infantile con implicazioni e conseguenze neurologiche. Sempre parlando di contemporaneità poi, i riferimenti al contesto sociale sembrano molto più ammiccare all’oggi che non alla prima metà degli anni 80, periodo in cui si vorrebbe fossero le vicende ambientate. In particolare, il dettaglio più evidente è la trasmissione allo show della performance comica imbarazzante di Arthur. In un film, dove non esistono personaggi positivi, ma solo personaggi negativi, perché tutti sono visti attraverso lo sguardo di Arthur (forse si salvano il piccolo Bruce, la figlia della vicina e la ragazza molestata sul treno), colpisce molto anche il cammeo concesso ad Alfred, in cui ci viene mostrato come uno dei tanti indifferenti al reietto ma interessato soltanto alla protezione totale del piccolo Bruce. Declinazione del personaggio totalmente OOC. Forse ancora più grave del presentare Thomas Wayne come una sorta di oligarca, le cui vicende familiari si sottende - immagino non volutamente - rimandino a quelle di un noto dittatore del tempo che fu. E forse è nella citazione che fate della visione di male data da Hannah Arendt anche, uno dei motivi per cui infine non ho apprezzato il film: la mancanza di profondità delle ragioni che spingono Arthur al male, una reazione estrema e superficiale, quasi automatica, all’ennesima aggressione da cui nasce la visibilità per il clown, quella visibilità che da comico gli viene data ma per ridicolizzarlo, quella visibilità e riconoscimento che, pur nel male, fanno decidere ad Arthur di rinunciare ad Arthur, annullarsi e identificarsi totalmente con Joker. Eppure, con una tale interpretazione, ammettiamo l’inconsapevolezza della negatività del gesto da parte del soggetto, cosa che, se ben aderisce al contesto per cui tale teoria è stata postulata, forse, non aderisce al carattere in questione.
  6. Das Leben der Anderen. Film rivisto recentemente e in occasione del trentennale della caduta del muro di Berlino. Anche a distanza di anni è sempre una buona occasione per riflettere con una recensione sui generis. Tradotto in italiano "le vite degli altri", ma letteralmente "la vita - o volendo, il vivere - degli altri". Il titolo ci mette già in un'ottica di meta-racconto, se vogliamo, anticipando che il protagonista, il capitano della Stasi Gerd Wiesler, interpretato dal fu straordinario Ulrich Muehe, sarà lo spettatore del vivere dello scrittore e intellettuale Georg Dreyman e di tutti coloro che gli ruotano intorno, nella Berlino Est della DDR. Ma Gerd Wiesler non è uno spettatore passivo come il pubblico di una sala cinematografica. È una spia che ha il compito di invadere silenziosamente e controllare ogni minimo dettaglio della vita di Dreyman, a sua insaputa, allo scopo di coglierlo in fallo e scovare una falla, un'infedeltà verso l'ortodossia del regime. L'assenza di intimità e di privacy della DDR è amplificata dall'ambientazione. Qui, prevalgono ambienti chiusi e si alternano principalmente gli interni della casa di Dreyman alla stanza da cui Wiesler ascolta, in attesa di trovare qualcosa di compromettente e guadagnarsi la promessa promozione. Questo quadro claustrofobico e soffocante, a tratti incredibile per la nostra percezione, eppure reale, perché non si tratta di finzione ma di un vero, seppur distopico, periodo storico, è ancor più aggravato dalle ragioni che, sotto la formalità della difesa dell'ortodossia, muovono la vicenda: l'interesse del ministro della cultura per la compagna di Dreyman, l'attrice Christa-Maria Sieland. Già, di per sé, l'idea di un controllo dettato dalla necessità di salvaguardare l'unica ideologia è sufficientemente agghiacciante e alienante, come piano formale. Per quanto, se ci riflettiamo bene, coi dovuti distinguo, anche nella nostra odierna realtà possiamo riscontrare molteplici casi in cui, a diversi livelli, ci vengono proposte in - più o meno - piccolo delle "uniche vie", che non tengono conto della particolarità. In un tale contesto, gli ambienti chiusi ricorrenti della fotografia si fanno metafora di un muro che non si vede, ma che, a differenza di tanti altri muri odierni e passati, volti a separare chi sta ai due lati della costruzione, ha una significativa peculiarità: si giustifica come protezione degli abitanti dell'est ma mira a contenerli, impedendo la fuga e annientando il dissenso, con ogni mezzo. Oltre il primo livello filosofico di protezione dell'ideologia, si staglia l'ulteriore ombra dell'aleatorietà, della corruzione e quindi di una mancanza di fondo di ideologia, che resta una grigia facciata, un muro scalcinato: l'azione scaturisce per accomodare un prurito del potente di turno. Questo ulteriore tassello, se possibile, amplifica ancora di più il già forte senso di alienazione e di assurdità, laddove cade anche il pretesto della "causa superiore". Su questo background, si ergono le esperienze di vita dei personaggi che si muovono di fronte ai nostri occhi. Ciò che prende vita e si fa intenso è il linguaggio delle emotività e della consapevolezza in un mondo che porterebbe alla negazione dell'una e dell'altra. Riprendendo un'ispirazione letteraria a cui ho già accennato poc'anzi, risiede proprio nella consapevolezza e nell'emotività - quella genuina - il germe di disallineamento con l'ortodossia. Assistiamo così al percorso emotivo e di presa di coscienza degli individui: mentre il grigio e solo burocrate della Stasi, attraverso il suo lavoro di spionaggio, si inizia ad aprire all'arte, alla cultura, e si trova in qualche modo ad affezionarsi all'oggetto dello spionaggio, al nemico, a ciò che lo separa da un avanzamento di carriera, osserviamo la sua controparte, l'oggetto, prendere consapevolezza della realtà effettiva attraverso il suicidio dell'amico Albert Jerska, altro intellettuale, impossibilitato ad operare dallo stesso regime per le sue idee politiche. - Stai ancora dalla parte giusta? - Sì. Nel momento in cui Dreyman inizia davvero a incamminarsi su un percorso di ribellione, Wiesler, che dovrebbe smascherarlo, sceglie di proteggerlo: prende coscienza della propria esistenza, della propria solitudine, del significato delle relazioni umane, dei sentimenti, di fronte ai quali gli ideali a cui si era finora votato crollano. È un silenzioso, lento e delicato dialogo tra due uomini agli antipodi che non si incontrano mai, o quasi. E, nel monologo inconsapevole che quotidianamente Dreyman fa a beneficio di Wiesler, si assiste a un'inconsapevole quanto spontanea educazione sentimentale che arriva a risvegliare l'anima di quest'ultimo, tanto da ribaltare il suo obiettivo iniziale e infondere una visione di ottimistica speranza nelle potenzialità del singolo individuo, che prescinde la sua stessa estrazione. Una evoluzione che tanto più risalta, se messa a confronto con l'epilogo della fragile e contesa compagna di Dreyman.
  7. È presto.. siamo ancora nella fase scalda motori Hai proprio ragione!! XD A questo turno non posso che votare Aemon. Splendido attore e splendido personaggio, almeno fino alla quinta stagione. Sono spesso d'accordo con @King Glice, ma in questo caso devo dissentire: anche Aemon è stato parzialmente rovinato nella trasposizione. Non inserendo la parte relativa al viaggio, vengono a mancare dei punti salienti relativi alla sua relazione con Jon e con la sua famiglia di origine che potranno anche non essere fondamentali per il finale, inteso in modo secco e crudo, ma lo sono per il personaggio in sé e trattandosi di uno dei miei preferiti in assoluto, nonché delle pagine più commoventi di ASOIAF, tale scelta lascia molto amaro in bocca. Tra gli altri restanti ho poca convinzione: Lyanna era un personaggio poco credibile e molto mainstream, non mi è piaciuto che Benjen si sia rivelato essere chi si è rivelato essere, il re della notte poteva essere un personaggio anche buono inventato dalla serie ma è stato presentato e archiviato con troppa superficialità. Non mi rimane che Varys. Non posso che concordare con l'opinione di chi lo ha votato sottolineandone la bravura dell'attore. Il suo arco nel corso delle stagioni si impoverisce molto, ma se pensiamo allo scambio con Kinvara a Essos prima e Melisandre a Roccia del Drago poi, tutto sommato ci trovavamo di fronte a un personaggio che riservava ancora forti aspettative, da quel punto in poi però è precipitato nel baratro. Ma insomma è meno peggio degli altri.
  8. L'ho lasciato fuori deliberatamente il suo epilogo purtroppo l'ho trovato una different take di una schiacciata di Mila e Shiro, o di un gol di Holly e Benji. Un gran peccato per il personaggio. Intendevo quelli della 8a stagione. Quelli in grassetto sono dell'ottava. Ma la questione della fine degna l'avevi citata a supporto della tua scelta: Con la selezione di personaggi della ottava e citandoti 2 scelte del girone che ce l'hanno avuta, come argomentazione decade. Poi sul fatto che ognuno abbia i propri gusti: Ca va sans dire: E poi hai ragione, siamo a un DM, e ancora non si è scannato nessuno... XD Dov'è il fight club?
  9. In questo CDM, mi trovo spesso d'accordo con te sulla selezione dei personaggi. Anche io voto Arthur e Lyanna, ma per ragioni, a tratti, diverse. Innanzitutto, sulla valutazione dei personaggi di Edmure e Mance, concordo con quanto dice @King Glice 2 post sopra. E aggiungo anche che non ho affatto apprezzato la dipartita di Mance, personaggio che ho amato nei libri, nella serie: ha ancora delle gesta da compiere, togliergliele lo sminuisce, così come togliergli l'allure di personaggio charmant tanto da far partire le teorie del fandom (poco credibili) Mance=Rhaegar. Meera ammetto che non mi ha mai colpito più di tanto né nei libri né nella serie. Quindi, voto Arthur perché, nonostante lo script e le due spade abbiano rovinato l'idea del personaggio cartaceo e il mito di Dawn, l'attore, oltre ad essere un gran figo, con gli strumenti spuntati che D&D gli hanno messo in mano, ha tirato fuori una performance indimenticabile, probabilmente il miglior combattimento in termini di fisicità e coreografia della serie. Non valgono gli escamotage delle inquadrature veloci, o glissate, o scure di altri combattimenti. Voto Lyanna per affezione al personaggio, nella serie non ha lasciato un gran segno, né mi è particolarmente piaciuta la scelta di casting dell'attrice, ma, per quanto D&D abbiano pure rovinato il senso della RLJ, questo filone resta comunque un punto indelebile e fondamentale. Ce ne sono molti, a partire dai 2 che ho appena votato, credo che si possano tranquillamente aggiungere: Daenerys, Drogon, Jaime, Melisandre, Nymeria, Olenna, Margaery, Hodor, Oberyn, Robb e Cat (anche se LSH mi sarebbe piaciuta), Viserys, Joffrey, Eddard, Khal Drogo. E molti altri ancora. Nonostante, la trasposizione di Missandei mi abbia sempre irritato, per via della troppa importanza data alla terribile love story con Verme Grigio, il suo epilogo, per il personaggio che è stato nella serie, è assolutamente degno e tra i migliori dell'ultima stagione. Questo per dire che l'Edmure della serie mi pare poco difendibile, in particolare, la sua scena finale. Come dicono gli AF if you want something don't ask for nothing, if you want nothing don't ask for something. Per il resto, a ognuno i suoi gusti. Fire and Blood.
  10. Voto assolutamente Kinvara, colei che, con una breve ma intensa apparizione, ha contribuito a tenere alto il mito di Varys, a differenza della sua storyline da quando è approdato nuovamente a Westeros. La sacerdotessa ci ha illuso, ma lo ha fatto con grande stile e magnetismo.
  11. Sono rimasta molto indietro. Intanto riprendo i commenti dei vostri pov, poi appena riesco finire Theon e il Pov successivo, vi raggiungo. È un periodo denso! Aspetterò i tuoi commenti su di lui allora! ;) Anche a me piace la teoria ma sono d'accordo con te sul fatto che non vi sia alcuna certezza. A dire il vero, il fatto che venisse descritto come una grande capra e il riferimento al fianco nel parlare di un unico e lungo corno, mi aveva fatto dare per scontato che si parlasse di una delle due corna, quella situato sul lato del fianco di shaggydog, anche se non menzionato. Forse è così, forse è un'interpretazione superficiale. La teoria di @Figlia dell' estate ci può stare, i sopramenzionati hanno passato sufficiente tempo in tale luogo da poter rendere la cosa plausibile, ma anche su essa non ci sono indizi forti né pro né contro. È un drago di Schrodinger. Non nego che la teoria mi piaccia. Semmai mi sembra ovvio che la storia di bruciare Mance e figlio non sia l'obiettivo di Stannis e Melisandre, quindi risvegliare il drago vuole per forza significare qualcos'altro per la donna rossa. Ma non mi è chiaro che cosa. Bravo. Mi ero chiesta la stessa cosa. Sull'ambiguità convengo con te, però sulla Barriera, mi ero fatta l'idea che avessero contribuito alla sua costruzione, certo ci sarebbe da capire il perché e quanto le leggende possano essere attendibili.
  12. Non posso che votare Margaery. Uno dei migliori personaggi della serie, con cui, grazie a una grandissima Natalie Dormer, GOT è riuscita a superare anche il personaggio cartaceo. Tra gli altri vedrò cosa scegliere. Sicuramente non Leaf: il ruolo dei figli della foresta nella serie si è rivelato essere un po' deludente e fumoso. Sicuramente non Bronn: in caduta libera dalla quinta stagione, tocca il fondo nel finale della ottava, incredibile che ottenga quanto o più abbia mai fatto Ditocorto!
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