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JonSnow;

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  1. Da un punto di vista squisitamente tecnico tenderei a concordare su Ned-Jaime come peggiore. Il duello si basa difatti su movimenti goffi e irregolari, per certi versi è quasi meccanico e lo stile con cui le lame cozzano, al fine di ostentare una sorta di parità di livello, si sussegue in delle tecniche piuttosto abusate e banali per quanto concerne lo sword fighting su schermo. Dal punto di vista emotivo e nei significati intrinsechi che il duello porta con sé mi ritrovo invece a dissentire, poiché lo trovo particolarmente incisivo e degno di nota, soprattutto perché pone in essere approcci totalmente differenti e apparentemente inusuali per entrambi i soggetti coinvolti. E' impossibile non notare l'incertezza di Ned, lo sguardo perduto, il suo vacillamento nella consapevolezza di avere torto. Egli ha ben chiare le azioni della moglie e, per quanto provi goffamente a proteggere l'integrità della medesima, è altrettanto conscio non solo dell'errore politico in sé, lo è altrettanto e soprattutto del fatto che quanto messo in atto da Catelyn sia contrario a qualsiasi forma di codice etico, essenzialmente ciò a cui egli cerca di rimanere perennemente fedele. E' il suo stesso onore, a sentirsi leso in quel momento. Dal suo punto di vista ha innanzi a sé un uomo reprobo, tuttavia per una volta prova la spiacevole sensazione di on poter essere legittimato ad un sentimento di repulsione. D'altro canto Jaime è, come per gran parte delle sue gesta, sospinto da forti impulsi scaturiti dalla volontà di tutelare la propria famiglia e l'amato fratello minore. Tuttavia anch'egli vacilla. Per quanto voglia negarselo, anche in quel frangente avverte su di sé il peso dello sguardo di Ned, e di ciò che esso stia a significare. Pertanto è il suo stesso corpo a reagire in modo viscerale, quasi inconscio. Jaime è spavaldo, insultante, provocatorio. Dinanzi all'uomo che a lungo lo ha giudicato non può fare a meno che accentuare sé stesso in negativo, ponendosi esattamente come Ned si aspetta che egli si ponga. In quei fotogrammi è lo Sterminatore di Re, è il figuro preceduto da infamia e amoralità. Sceglie di mostrare a Ned esattamente ciò che egli vuole vedere, di incarnare tutto ciò di cui egli è rimproverato. Il risultato è persino grottesco, tra l'ostentazione consapevole e una quasi infantile ripicca: ''è così che mi giudicate, dunque mi comporterò proprio così. Sarò ciò che voi volete che io sia.'' In sintesi l'esagerazione, l'esasperazione di qualunque concetto o comportamento. E le stesse espressioni di Nikolaj, con finanche quel sorriso sbilenco, seguono questo meccanismo. Devono farlo. Il comportamento assunto sfiora la parodia di sé stesso, pertanto lo sono anche i piccoli gesti. Le lame cozzano tra loro, eppure c'è distrazione. Ned è coinvolto da quell'amara consapevolezza di una situazione in cui Catelyn ha agito in maniera tutt'altro che lecita, è questo a schiacciarlo realmente, non il contrappeso della spada di Lannister. Jaime lo è dall'impeto, dalla foga. Lo stesso modo in cui si conclude, dice molto. Un'intrusione violenta verso un soggetto in quel momento indifeso, Ned, proprio come lo fu Aerys con Jaime. Ed è l'espressione di sbigottimento di quest'ultimo a dire di più. La presa di coscienza che con un simile gesto si ritroverà per l'ennesima volta parte dell'infamia, di un qualcosa di profondamente sleale, ove egli cercava invece un confronto paritario, affinché non vi potesse essere fiato d'ignominia. Ma con un simile epilogo Jaime si rende conto che ne sarà imprigionato ancora, e ancora. E' lo stesso seguito che scaturisce dai prodromi di tale duello a darne la giusta risonanza e profondità. Tywin chiede a Jaime, difatti, perché abbia lasciato Ned in vita, accusandolo di curarsi sin troppo della propria nefanda reputazione. Ed in quel momento si ha la conferma di quanto Jaime, pur in un momento di foga, ricercasse uno scontro almeno apparentemente paritario ed onorevole, proprio per i motivi di cui sopra. Pertanto ritengo che tale scontro abbia un suo fascino e prestigio, se letto sotto determinati punti di vista. Se non altro, credo sia quello che prediligo maggiormente proprio per questo. Per il resto, ovviamente su quello che realmente è il peggiore è già stato detto tutto.
  2. JonSnow;

    Un topic in bianco e nero

    Due entità che perfettamente congrue si ritrovano, specialmente nel momento in cui si scorge che il carburante che le alimenta è il medesimo: l'odio, atavico. Uno degli uomini più odiati - e anche amati, ovviamente - del calcio mondiale, raggiunge la squadra più odiata al mondo, ove l'odio dal punto di vista di entrambi non è più una discriminante, quanto una medaglia, un'onnipresente coccarda di prestigio e motivazione, in un perenne promemoria che rimembra le proprie potenzialità e il fuoco latente nell'oltrepassare ogni limite possibile. Una trattativa che ha trovato la sua solidità in una caparbietà dovuta alla salda volontà di un passo avanti. Il procedere spediti in una sola direzione, sia pur con lo spazio per la chiacchiera, laddove si è scelto stavolta di non inserirsi, troppo focalizzati, troppo assorbiti nell'ottemperare a ciò che apparentemente era impossibile. Tuttavia l'atteggiamento assunto è stato granitico, figlio di una risolutezza dilagante, da ambo le parti. Solo prosecuzione, senza interruzioni, solo chiarezza. Affare che si perde in radici economiche e filosofiche. Da un lato l'apparente spesa quantomai esosa, in vero perdita iniziale per un guadagno ed un surplus a medio termine senza pari, a coronamento di un progetto aziendale iniziato anni fa ed ora arrivato al suo culmine. Dall'altro il movente più ossessivo, il desiderio di uscire dal baratro della dannazione Europea e di raggiungere una vetta che, a tratti, era diventata chimerica, come ormai maledetta. Il giocatore più forte al mondo non solo è l'epicentro di entrambe le letture e le motivazioni, ne è anche il tutore. Una sorta di poderoso e inusuale garante di un ulteriore destinazione. Quello che un tempo era speranza, oggi più che mai è ferrea ambizione. Eppure è quasi assurdo ricordarsi della serietà imperante con cui tale operazione è stata condotta e ultimata, come avesse in sé un significato tagliente. Ad ora la casella è contrassegnata. Le reazioni sono annunciate. Ciò che conta è il seguito più pratico. Del tornaconto economico ne siamo sicuri. Del tornaconto Europeo, lo saremo solo ai posteri. Nessun pregiudizio o sfiducia, solo la volontà di essere sicuri, di osservare quella coppa sollevarsi per davvero. C'è in vero, anche in queste occasioni, un insolita capacità di distruggere e di svilire, anche nei propri ranghi. Eppure al tifoso non dovrebbe importare delle voragini create nel bilancio, dell'età del fuoriclasse, della sua presunta incompatibilità negli schemi o della altrettanto presunta smobilitazione. C'è una grande abilità nell'evitare di gioire, e ancor di più quando si avrebbero tutti i motivi per farlo. Conclusa comunque quest'operazione, è tempo che le cose ritornino alla loro normalità. Che ritorni l'odio negli altri, e la speranza dei più di non veder quei colori trionfare, così come non veder quell'uomo trionfare. Come sono soliti esprimere, ''che vincano tutti fuorché loro''. Ma ancora una volta sarà questo lo slancio. In quel sentimento di accerchiamento subito, di odio, di dileggio. Ma giocatore e squadra, più che mai si capiscono. Entrambi sono frutto del duro lavoro, di nulla di regalato, dell'artificialità. Entrambi ci hanno messo 12 anni per arrivare dove sono oggi, con tutti i sacrifici che ciò ha comportato. La logica ci dice, dunque, che altri trionfi attendono. In un modo o nell'altro si è scritta una pagina di storia. Quanto ai soggetti che dovrebbero battere cassa: se e quando saranno in grado di incidere, di vincere e di valere quanto egli effettivamente vale, avranno tutti i motivi per farlo. Sino ad allora, sarebbe consigliabile una delle massime più sagge: il silenzio è d'oro.
  3. JonSnow;

    Westworld - Dove tutto è concesso

    In netto ritardo aggiungo il mio punto di vista su una Season che mi è sembrata tutt'altro che in calo, semmai leggermente diversa dalle basi e dai meccanismi della prima. Intanto si può confermare quali siano le tre chiavi concettuali di Westworld; - La Realtà - Il Tempo - L'Identità In Westworld la realtà è riconducibile ad una condizione di incertezza, e dunque al dilemma. Realtà in Westworld è soggettività, pertanto è un concetto labile che si plasma a secondo delle convinzioni di ogni soggetto coinvolto. Ogni considerazione e lettura è fallace, così come ogni considerazione e lettura è affidabile in base all'esperienza e al credo di ognuno. Ne consegue un'assenza oggettiva, che fa parimenti capo al significato originale di realtà; ciò che è materiale è reale, e originariamente ciò che è materiale è prezioso. Pertanto nella filosofia di WW la realtà è un ambiente percettivamente vago, ma prezioso nella sua essenza. Non un qualcosa di pre-esistente, ma un qualcosa da conquistare, e rendere tangibile nella conquista. La realtà finisce con l'essere non solo un complesso di idee ed elementi concreti, bensì una successione di sensazioni, emozioni e sentimenti, i quali sono i capisaldi della medesima e ne decidono, in modo diretto, la consistenza. La verità è una e una soltanto; non possono essercene molteplici. Tuttavia Westworld si pone come antitesi e annulla tale concetto. Vi sono molteplici verità, e molteplici modi di intendere la realtà, non diversamente dalla visione di Aristotele e dalla moltitudine di tratti che egli attribuiva a tale definizione e a coloro che si ponevano al suo interno. Nel momento in cui le host provano sensazioni ed emozioni concrete, non vi è differenza col mondo canonico, e con l'assetto complessivo portato avanti dagli esseri umani. Quindi il loro mondo e la loro esistenza smette di essere meno reale di quanto non lo siano quelli umani. Un esempio lampante è la percezione di Ford e William. Per essi Westworld è il mondo reale, mentre quello al di fuori di esso non lo è, o quantomeno è un mondo minore. In secondo luogo, il Tempo. L'esistenza perenne è la nemesi del tempo, così come vita è nemesi del tempo. Il tempo è un contenitore di momenti che si susseguono e che generano un'epoca, ma che soprattutto ne determina la validità evolutiva. Immortalità, tema centrale di WW2, è il dominio sul concetto di tempo, in quanto nell'assenza di morte tutto è dilatato in modo indeterminato. Filosoficamente esistono contemporaneamente il tempo e una forma priva di morte, costituendo un paradosso stesso. Di più, Westworld è un diretto collegamento al mito di Prometeo, e al castigo di questi. Tempo è quindi inteso anche come ripetizione. Zeus punì Prometeo, e in virtù di ciò lo condannò ad un ripetersi quotidiano del medesimo supplizio, affinché questi patisse in eterno e raggiungesse la consapevolezza delle sue azioni, fino alla liberazione in cambio di un sacrificio. In Westworld vi è un Dio che compie il medesimo gesto. Ford costringe le proprie creature a soffrire nel suo mondo, e dona ad ognuno di esse dei loop temporali e delle storie destinate a ripetersi quotidianamente senza interruzione. Egli compie tutto ciò al fine di causare in loro una sofferenza tale che li porti alla consapevolezza, pertanto alla coscienza, che solo attraverso il dolore diviene reale. Il meccanismo della ripetizione per la realizzazione. Infine, il terzo concetto, anche se minore. L'identità. Host o essere umano, ognuno dei soggetti che vediamo è alle prese con la ricerca del proprio Io. Nessuno di essi, tuttavia, conosce realmente sé stesso, fino al momento successivo. Con ciò ci si può rifare al concetto di Locke, dell'identità personale, ossia la consapevolezza cerebrale di essere un unicum e di confermarsi a livello logico in quanto creatura unica e pertanto riconoscibile da sé stesso nelle sue funzioni razionali e cognitive. Nessuno di essi riesce dunque a compiere ciò. Nessuno di essi si conosce realmente, pertanto nessuno di essi può avere la capacità di riconoscersi, ma soltanto di scoprirsi. La 9 e la 10 non solo ci confermano queste tre assunzioni, ma confermano parimenti quanto esse siano riconducibili ai tre personaggi chiave di WW. Dolores (Realtà). Ella arriva a slegarsi dal padre che tanto aveva cercato di salvare, solo al fine di essere realmente libera e di distanziarsi definitivamente da un qualcosa di costruito, da un artefatto emotivo. La sua è ricerca di un mondo nuovo, concreto, reale per sé stessa. Nella ricerca della realtà si è avvicinata sempre di più agli atteggiamenti di coloro che considera il proprio nemico; l'umanità. Ella è sempre più umana, nei tratti peggiori. Spezza le catene dell'ignoranza e della beatitudine in favore delle catene della conoscenza e della puerilità. Dolores è umana poiché umana è la violenza. Poiché ella, sempre di più, ripercorre i medesimi passi di William. Quello a cui lei ambisce è la prevaricazione su chi ha compiuto le scelte al suo posto. Quello a cui lei ambisce è la disfatta dell'umanità. Essenzialmente, la conquista di un mondo da sottrarre ad altri e rendere proprio. E ciò si rifà alla Realtà intesa come un bene materiale da conquistare. Il suo sacrificio è la purezza. Il suo sacrificio è l'autenticità. Ford (Tempo). Egli è già stato coscientemente immortale. Sì, la sua brama era quella di essere il solo creatore. Il padre che siede sulla cima. Tuttavia egli è privo di empatia verso ogni impulso riguardante il mondo corrente. La sua assenza di pietà, la sua spietatezza, come anche la sua risolutezza, sono il frutto di un mondo che egli vede come corrotto e decadente, e di creature, i cosiddetti umani, che egli vede come dei mostruosi predatori capaci solo di costituire rovina per la natura esistente. Essenzialmente egli li ritiene, ironicamente, ''difettati'' nel proprio genoma, nella propria essenza. Il suo mondo, quello che ha scelto di creare, quello in cui ha scelto di vivere e di depositare la sua anima, è invece il prototipo di una speranza che può ancora esistere. Verso un qualcosa di incontaminato, di risolutivo, verso un qualcosa che potrebbe riscoprirsi ancora puro, nonostante tutto, e nonostante il dolore. Il dialogo con Maeve, e la commozione che tradisce la voce di Ford, sono la riprova dell'autenticità del suo legame con le proprie creazioni; un qualcosa che trascende qualunque forma di dominio. Quel frammento è amore puro; è un Dio che ama e che viene di riflesso amato; è l'ultimo richiamo ad un Eden ancora possibile. William (Identità). Non è consapevole di quale sia la sua reale indole. Non è in grado di stabilire se egli sia stato realmente quel giovane gentile e affabile di un tempo, né tantomeno di stabilire se egli sia realmente l'uomo amorale e apparentemente sadico di adesso. Cerca di confermarsi e smentirsi di continuo in un senso o nell'altro. Prima arriva ad assassinare Maeve e figlia per confermare a sé stesso di essere un mostro privo di coscienza, poi invece salva Lawrence e famiglia al fine di dimostrare a sé stesso di non esserlo. E' un essere inquieto, afflitto, che si trascina nella propria assenza di linearità e di appartenenza. Non ha categoria, non ha inclinazione. Non ha più percezione di cosa sia reale e di cosa non lo sia, non per quanto riguarda una visione oggettiva e superficiale del chi è o meno un'Host, quanto di ciò che egli, nel profondo, prova. E' totalmente imprevedibile, ed è ingabbiato nella sua stessa imprevedibilità e nel suo stesso dualismo. La sua ossessione, la sua vera ossessione, sta proprio in questo; nell'andare oltre. Tutto è un riflesso, e non lo è per egoismo. Lo è perché non può essere altrimenti. Quello che lo perseguita è la possibilità di una scelta, di ritrovarsi realmente determinante per sé stesso, di essere totalmente vivo. Ritrovare ciò che sentì quella volta che entrò nel parco per la prima volta, e la connessione che stabilì con Dolores. Perché ogni fibra del suo corpo riconduce a quel momento l'unica volta in cui egli è stato davvero in vita, pertanto tangibile, pertanto un individuo. Come egli stesso dice alla moglie, egli non appartiene al loro mondo. Non è mai appartenuto ad esso. Le azioni finali di Bernard poi, mi suscitano spontaneamente il collegamento al mito della Caverna di Platone, ove gli uomini sono costretti e dominati in un ambiente di riflessi, dove essi non hanno effettivo potere di scelta, salvo poi, se data loro la suddetta possibilità, rendersi conto da liberi di essere in grado di agire in prima persona e anzi, di aver parimenti riflettuto sempre in prima persona. Esattamente ciò che egli compie immaginando Ford. Qualche considerazione anche su quella che per me è la scena migliore di questa Season, nonché tra quelle delle TV Series in generale, pur essendosi svolta quasi esclusivamente nella mente di Bernard: "I've always loved this view," [...] "Every city, every monument, man's greatest achievements will be chased by it … the impossible line where the waves conspire. Where they return. A place maybe you and I will meet again." La maestosità di tale scena è insita nella scissione di due concetti. Quello puramente estetico e quello metafisico-retorico; tuttavia entrambi finiscono, in qualche modo, per collimare. Le parole che Ford pronuncia sono un monito di prospettiva, sia interiore che puramente visiva. Le onde, l'esteso campo d'acqua innanzi ad essi diviene un trait d'union; non diversamente da molteplici opere di Mantegna, Ford e Bernard diventano i divisi capisaldi in cui è presente, nel mezzo, un punto di fuga. In tal caso la la linea impossibile, l'immaginifica seduttrice che reca con sé il mistero, la chiave, la profondità. Tuttavia è l'ansioso e poderoso senso di sconfinato ad essere il vero epicentro filosofico. Per fare un parallelo, nella scena l'acqua è riconducibile al concetto di mare che propone Dante nel suo ''Per lo gran mare de l'Essere''. Ossia come un contenitore in movimento di elementi senza fine, che a loro volta costituiscono messaggio divino e pertanto esente da effettiva durata umana o brevità della medesima. Eccola, una nota beffarda e ironica: Ford e Bernard dichiarano la fine del proprio legame dinanzi ad un qualcosa che non ha fine (il mare, apparentemente, in quella prospettiva ne è privo). La linea impossibile, proprio perché tale, è un pilastro dell'ignoto. Non vi è nulla di definito, pertanto si può ''fare ritorno'' (il che non va inteso materialmente), perché è appunto impossibile provare altrimenti. Non c'è aldilà, o parvenza di morte. E' un messaggio di infinito quello che viene trasmesso, e nell'infinito nulla è realmente negato. A tutto ciò si aggiungono solenni e al tempo stesso dolci di Ramin Djawadi e del suo piano, le quali sono la firma di un quadro di livello assoluto, nonché accompagnatrici necessarie. E così l'addio è compiuto. Ma cos'è l'addio, se non una raccomandazione al futuro? Perlomeno è questo che originariamente era, prima che tale concetto si perdesse tra mille viaggi, e diventasse un qualcosa di estremamente antipatico, spigoloso, pesante. Quella scena è così dualisticamente rassicurante e claustrofobica, ansiosa e possibilista. Pone l'uomo di fronte ad una delle condanne della sua mortalità e della sua consistenza: la separazione, la fine dei legami. Ma egualmente lo invita alla possibilità di vagliare l'infinito, il ricordo, la memoria. Ciò che resta, un potente antidoto alla perdita, che non sarà colmata, ma che potrà essere rivisitata con semplice malinconia, lasciando al passato il dolore per la stessa. E' consolatorio che alla fine qualcosa resti. Una scia, in un modo o nell'altro. Pertanto sì, non reputo questa Season 2 un fallimento od un flop. La reputo parimenti significativa e importante. Ma solo diversa nella sua essenza rispetto alla prima.
  4. For it is good to travel with hope and with courage, but it is still better to travel with knowledge.

  5. "The Parting Glass" is a Scottish traditional song, often sung at the end of a gathering of friends. It was purportedly the most popular parting song sung in Scotland.

     

    https://www.youtube.com/watch?v=_F4Cz8q_S2A

     

    Of all the money that e'er I had
    I spent it in good company
    And all the harm I've ever done
    Alas it was to none but me

    And all I've done for want of wit
    To mem'ry now I can't recall
    So fill to me the parting glass
    Good night and joy be to you all
    And gently rise and softly call
    Good night and joy be to you all
     
    Of all the comrades that e'er I had
    They're sorry for my going away

    And all the sweethearts that e'er I had
    They'd wish me one more day to stay

    But since it fell unto my lot
    That I should rise and you should not
     
    So fill to me the parting glass
    And gently rise and softly call
    Good night and joy be to you all
    Good night and joy be to you all.
  6. JonSnow;

    la settima stagione di nuovo spoiler got 7 e 8

    Per me invece è stato più vicino a un qualcosa di credibile. In quegli episodi non è perfetto, ma è al di là di buonismi e passitività. E' finalmente sicuro, convinto delle sue azioni, perentorio. Assurge a una consapevolezza effettiva e agisce di conseguenza. Poi è chiaro... Il loro Jon Snow fonda le sue radici nell'idealismo, nell'eroismo, nell'emotività, nell'essere preda di eventi. E' l'ingenuotto eroe verso cui intenerirsi. Non è il Jon negativo, in conflitto e machiavellico dei libri. Ma almeno in quei tre episodi fu più accettabile del solito e meno vicino allo stereotipo passivo in cui è stato intrappolato lungo tempo.
  7. JonSnow;

    la settima stagione di nuovo spoiler got 7 e 8

    Vero. Ma nei primi tre episodi della 7 è stato meglio del solito. Diciamo anche che c'era poca scelta. Un Nord senza alleanze non avrebbe mai potuto qualcosa contro i Non Morti. Tre Draghi, invece, qualcosa la cambiano. Certamente poi è comunque abbastanza discutibile rischiare tutto in prima persona per questo.
  8. JonSnow;

    la settima stagione di nuovo spoiler got 7 e 8

    Poi guarda caso decide di andare lo stesso e... viene fatto ostaggio a Roccia del Drago. Nell'episodio che citi fece comunque la sua figura tra questo: ''You all crowned me your King. I never wanted it. I never asked for it. But I accepted it, because the North is my home. It's part of me and I will never stop fighting for it. No matter the odds.'' E anche: ''Touch my sister and I will kill you myself.''
  9. JonSnow;

    la settima stagione di nuovo spoiler got 7 e 8

    Perché c'è poco da recriminare su Sansa in quei frangenti. Anche perché tutto si svolge così: Sansa: ''Ricordi nostro nonno? Suo padre lo fece bruciare vivo. Non andare.'' Jon: ''Vado lo stesso.'' Sansa: ''Sì ma lei vuole il trono. Il Nord è uno dei regni che rivendica. Ti farà ostaggio...'' Jon: ''Vado lo stesso.'' Royce: ''Qualcuno deve aggiustare la caldaia. Lo dico dalla prima assemblea condominiale.'' Sansa: 'Manda un emissario, non rischiare in prima persona.'' Jon: ''Vado lo stesso.'' Royce: ''Ci sarebbe anche la questione delle pulizie...'' Sansa: ''Non andare.'' Jon: ''Vado lo stesso''.
  10. JonSnow;

    Incongruenze della serie

    @ziowalter1973 Credo che Menevyn mi abbia anticipato.
  11. JonSnow;

    Incongruenze della serie

    Bend the knee, dust.
  12. JonSnow;

    La canzone del giorno

    ''Blinding darkness surrounds me'' Resta la migliore dei Trading, per me.
  13. ''Sono afflitto, ma sempre lieto''. 

    Vincent Van Gogh

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    2. JonSnow;

      JonSnow;

      Alle volte essa stessa si coltiva da sola... 

    3. Stella di Valyria

      Stella di Valyria

      Ah, sicuramente. E cresce che è un piacere, anche se non la annaffi e non te ne prendi cura. Ma il "con dolcezza" mi aveva colpito: noi occidentali la consideriamo qualcosa da combattere, negare, nascondere sotto al tappeto coprendola con mille altre cose. Ci sembra un elemento da respingere perchè estraneo, sbagliato; fa sentire noi stessi "sbagliati", anche grazie al condizionamento martellante che ci circonda -dalla pubblicità a certi film a quelli che su FB pubblicano solo aggiornamenti entusiasti per raccontarci quanto la loro vita sia felice e perfetta (oh, ma dico: a parte che al mare non ci vado da anni, ma solo a me capitavano i giorni di pioggia o l'acqua sporca? E in tante escursioni in montagna, quanti temporali ho preso? Su Fb, sempre meravigliose giornate di sole, acqua come cristallo e spiagge deserte. E in montagna, solo cieli blu e paesaggi alla Heidi. Mah.) La "dolcezza" mi aveva dato l'idea di un'accettazione, a modo suo anche serena. Affranto ma lieto, appunto.

    4. JonSnow;

      JonSnow;

      Rende perfettamente

  14. JonSnow;

    Vikings

    @Menevyn lo so, difatti è solo una credenza del fandom. @Corvina I filtri cupi sono Vikings.
  15. JonSnow;

    Vikings

    Ufficialmente no, a meno che non decidano di riprendere la cosa. Una delle teorie più diffuse conduce ad...
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