Ellyn Reyne

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About Ellyn Reyne

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    confratello
  • Birthday 11/05/1994

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    Femmina
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    Castamere/ Castel Granito

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  1. Star Wars VIII - The Last Jedi

    Da una parte, mi piacerebbe tanto recuperare le sei pagine di post e prendere parte a questa discussione in maniera decente, riportando le mie ipotesi sul prossimo episodio ed evidenziando criticità della nuova trilogia etc., come sicuramente avrete fatto tutti. Ma... beh. Quando si tratta di Star Wars, sono una fangirl sfegatata. Qualsiasi schifezza ci propinerà l'ep. VIII, guarderò il film con due occhi a cuoricino da fare invidia all'emoticon di whatsapp (penso a quella col gattino, per l'esattezza).
  2. C'è ancora un Reyne tra noi?

    Si fa un massiccio uso di quella melodia semplicemente perché è ormai il leitmotiv di una ruota che gira (intorno ai Lannister), e sottolinea momenti di sfida lanciata o superata. In genere si tratta di "sfide" che colpiscono al cuore il gioco del trono: battaglia delle Acque Nere (ante e post), Nozze Rosse, morte di Joffrey, processo per combattimento, incoronazione di Cersei, sconfitta dei Tyrell etc. . Comunque, non mancano momenti in cui la melodia assume un significato più intimo, come quando la sentiamo risuonare durante la walk of shame di Cersei, oppure quando Jaime salva Brienne da morte certa ("Peccato per gli zaffiri!"... zam zam!), o ancora durante la "confessione" di Olenna: in tutti questi casi mi sembra voglia evidenziare come le condizioni storiche possano smentire in ogni istante la superbia dei personaggi, con un valore ambivalente, e sempre circa vicende riguardanti i Lannister. I Reyne sono tutti morti e non esiste che un solo membro di quella famiglia sia scampato alla furia di Tywin. Essi, da morti, sono la leggenda che ha creato la leggenda dei Lannister. La vera questione potrebbe essere la seguente: ci saranno dei nuovi Reyne? I Lannister saranno schiacciati da un'altra casata, magari da essi lungamente calpestata e bistrattata? I Tyrell erano ottimi candidati, scaltri e con quel tocco di arroganza che ha sempre caratterizzato tanto i Reyne quanto i Lannister, ma non hanno potuto giocare tutte le loro carte a causa dello sporco gioco di Cersei. Ora sono gli Stark la casata emergente, il parallelo York-Lancaster ha di nuovo ragion d'essere, e la serie sta cercando di tratteggiare (goffamente) una Sansa Stark altera e fatale, sostenuta una cerchia di fedelissimi e relativi eserciti. Tuttavia, il momento storico favorevole a un contrappasso in grande stile nei confronti dei Lannister mi sembra bello e superato... @Menevyn Cersei racconta a Margaery la storia dei Reyne nell'episodio del matrimonio di Tyrion, rimarcando il parallelo con i Tyrell, "seconda famiglia più potente dei Sette Regni", e uscendosene con la 'raffinatissima' minaccia di uno strangolamento notturno ai danni della ragazza. XD
  3. Il matrimonio preferito

    Per quanto le Nozze Rosse possano essere intensamente tragiche e scenicamente perfette, per i miei gusti le Nozze Viola le battono 10 a 1. Una festa super glam, dall'atmosfera frivola, che ci regala un'esperienza catartica: c'è una tensione che si taglia con il coltello, senti tutto il disprezzo e l'odio per Joffrey ribollirti nelle vene, finché questa sensazione non lascia spazio alla pura, travolgente goduria per la morte del re ragazzino... una goduria mista a terrore per quel che potrebbe accadere a Sansa e Tyrion. Che dire? E' una vera tortura dall'inizio alla fine, un concentrato di emozioni contrastanti che lascia spaesati! Nelle Nozze Rosse, al contrario, prevalgono la sorpresa e il dolore, accompagnate dalla presa di coscienza dei tanti errori politici commessi dai personaggi, dei quali la straordinaria e delicata bellezza di Roslyn è incarnazione... Dapprima vivi lo shock insieme a Talysa, Robb, Cat e Arya, poi realizzi che è veramente finita, e a quel punto puoi solo fare mente locale sulle varie trame sospese e soffrire in silenzio come Sansa.
  4. I film visti al cinema per forza..

    Trascinata a vedere solo Wolfman, Adaline - L'eterna giovinezza, Amore e inganni e Miss Peregrine. Alla fine mi fa sempre piacere andare al cinema, anche per vedere un film che, fossi da sola, non sceglierei. Ebbene: - con un po' di sforzo salverei Wolfman, un horror con bravi interpreti e un'atmosfera gotica piuttosto evocativa. Non mi è piaciuto un granché solo perché troppo cruento... Comunque ho guardato pochissimi horror nella mia vita, magari non capisco nulla e Wolfman è davvero un film discreto oppure una schifezza totale; - Adaline... mah, molto leggero, carino per passare una serata davanti alla TV, decisamente sprecato per il grande schermo; - ho amato, contrariamente ad ogni mia aspettativa, Amore e inganni, che mi ha spinto a dare una chance ai romanzi di Jane Austen in generale. Che sciocco pregiudizio ho sempre avuto nei confronti di quest'Autrice! E' semplicemente brillante, a tratti geniale! O_O - Miss Peregrine: NO. Menzione d'onore a Passengers, per il quale ero consenziente e che si è rivelato altamente meh. In breve: Molto avvincente, eh?
  5. Westworld - Dove tutto è concesso

    Davvero difficile a dirsi, in effetti potrebbe raccontare tutto o nulla. Comunque, nonostante non desiderassi minimamente un prosieguo, penso che il potenziale della serie sia ancora elevato, e per due ragioni: da una parte, il conflitto tra macchine e androidi poggia sul presupposto di un'acquisita autocoscienza da parte dei secondi, che non darei affatto per scontato; dall'altra, va detto che la singolarità di Westworld, rispetto ad altre storie fantascientifiche, consiste nel fatto che le macchine non siano semplici servitori di ferro e latta, ma individui che hanno provato l'umanità -e anche nel più brutale dei modi - e che addirittura si ritenevano esseri umani, prima che tutte le loro certezze venissero messe in discussione: ciò comporterebbe il fattore empatia nella battaglia fisica uomo-macchina e, inoltre, che i nostri androidi non si accontenteranno mai della semplice libertà, ma desidereranno la stessa libertà degli esseri umani. Alla ribellione delle macchine potrebbero quindi essere affiancati diversi temi. Parto con le ipotesi: 1. Il problema del non-invecchiamento. Azzardando un parallelo con Intervista col vampiro, possiamo considerare la "crescita della mente" come indipendente da quella del corpo? La bambina di Maeve, una volta che avrà acquisito autocoscienza e recuperato la memoria, sarà ancora una "bambina" o una donna matura, che ha vissuto una vita probabilmente ricolma di sofferenze e che si sentirà intrappolata in un corpo che non le appartiene? Potremmo altrimenti immaginare risvolti à la Asimov (penso all'Uomo bicentenario). "Questo mondo appartiene a qualcuno che deve ancora arrivare. Un giorno di voi non resterà che sabbia, e su quella sabbia camminerà un nuovo Dio: un Dio che non morirà mai": approssimativamente, queste le parole Dolores nel finale di stagione. Ma quale dinamismo emotivo vi sarebbe in una vita immortale? Non mi meraviglierebbe se la prossima rivoluzione di Dolores consistesse nella scoperta di una "tensione alla fine", da tradurre nella necessità di un sogno o un più generico progetto da voler realizzare entro confini cronologici incerti, per dare un senso a ogni singolo giorno di vita. Banalmente, "il gioco è bello finché dura poco" e nello scenario prospettato da quella battuta di Dolores non scorgo - ovviamente nel lungo periodo - alcuno spazio per l'emotività. Credo che i robot finiranno, prima o poi, per porsi il problema dell'invecchiamento. Quali potrebbero essere le soluzioni? Secondo me, o trovare un modo di invecchiare, come succede nell'opera di Asimov, oppure stimolare costantemente l'ingegno e il pensiero creativo, facendo in modo che sia sempre possibile meravigliarsi di fronte a qualcosa di nuovo e, di conseguenza, provare una vasta gamma di emozioni ed essere messi costantemente alla prova da un mondo esterno in continuo cambiamento. 2. La scoperta del pensiero creativo. Sarebbe imperdonabile non dar spazio a un'indagine su questo tema, e proprio nell'ottica della più naturale continuità con la season 1. 3. L'illusione di un pensiero assolutamente libero e incondizionato e il conflitto culturale. Con il recupero della memoria, i robot potrebbero scoprire di possedere schemi mentali derivati dal sostrato culturale che è stato loro imposto. Quando tutti i robot, dal Far West all'estremo oriente, saranno autocoscienti e in grado di pensare e ragionare "a ruota libera", il loro pensiero sarà influenzato dalla falsa cultura e dai costrutti sociali assorbiti nei rispettivi parchi a tema? Nell'ipotesi di un incontro o convivenza forzata, dettata dalle esigenze della "rivoluzione", tra abitanti di entrambi i mondi, riterrei possibile e affascinante un conflitto culturale tra macchine... oppure un tentativo congiunto di liberarsi di questi schemi a priori (che i robot scopriranno di possedere solo in un momento conflittuale) e raggiungere l'assoluta "libertà" del pensiero. Una libertà che però non li non aiuterebbe sulla via dell'umanizzazione... Altri suggerimenti?
  6. ADWD - Progetto Rilettura ASOIAF

    Non avevo realizzato quanto mi mancasse ACOK finché non ho intrapreso questa rilettura. E i capitoli che questa settimana dobbiamo commentare (Tyrion II - Theon I) sono semplicemente brillanti. :') ... Ma mi si è impallata la tastiera e ho perso praticamente tutto il messaggio, ergo, riscrivo su word e torno tra poco tra una vita. EDIT: Di nuovo tra voi! Prima di commentare i capitoli della settimana, vorrei spendere qualche parolina sul prologo, sebbene in ritardo. Lo nascondo sotto spoiler, visto che si tratta di un arretrato. Ma archiviamo il vecchio e veniamo ai capitoli della settimana. Tyrion II In breve: il capitolo porta avanti la trama in maniera semplicemente brillante, come sempre, quando si tratta di Tyrion. Ovviamente, tra il confronto con Janos e quello con Varys intercorre una differenza abissale, che non può non divertire il lettore! L’indovinello di Varys su dove risieda il potere è indimenticabile e segna forse il punto più alto dell’intero capitolo. Bypasso il commento vero e proprio e riporto, in traduzione di Altieri, i frammenti di discorso indiretto libero che ho trovato più personalizzati. Su Janos Slynt, devo dire che Tyrion si scatena! Vediamo: “…la sua risata era quella di un uomo avvezzo a ridurre la carne in pezzi”; “Aveva la corporatura di un barile, e altrettanta capienza”; “ripeté (…) nel caso il grasso imb****le che aveva davanti non avesse capito bene la prima volta; la testa di Janos “era diventata rossa come una barbabietola”; “…il mento tremolante come un mucchio di lardo”; “Non gli andava giù di starsene seduto lì, in quella farsa di giustizia, imponendo punizioni a quei penosi pupazzi come Janos Slynt mentre sua sorella [questa mi piace molto!] andava avanti imperterrita per la sua strada lastricata di sangue.” E poi un interrogativo che, in seconda lettura, appare per ovvie ragioni piuttosto amaro: “Una pu***na è in grado di amare davvero, mi domando? No, non dire niente, Varys. Certe domande è meglio che rimangano senza risposta”. Arya III Il viaggio di Arya prosegue, seguendo un tracciato irregolare e che “continua(va) a snodarsi come una serpe”, quasi a delineare il senso di disorientamento della ragazzina, una scheggia travolta dagli eventi. Il tutto all’insegna di un’atmosfera inquietante e romanticamente gotica, che oserei definire degna dei migliori racconti di Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft. Sentieri sperduti, un carro solitario, campi bruciati e banchetti di corvi, una bambina che non smette di piangere e una donna in agonia, traumatizzata e fatta letteralmente a pezzi, l’ululare dei lupi nella notte e ricordi di storie di oscuri castelli abitati da giganti maligni, inquietanti foschie e il rumore di una daga che viene affilata e poi… Rumori indistinti, dai quali Arya non sembra infastidita, quasi come fossero sussurri nel vento, anche se “forse erano urla”. Se si vuole bene a questa ragazzina, la conclusione del capitolo non può che addolorare profondamente. Sotto il profilo descrittivo, siamo di fronte a un gioiello, che presenta uno scenario al contempo realistico e romanticizzato, sicuramente di grande impatto emotivo, almeno per la sottoscritta. Chissà che i lupi incontrati dalla ragazza non siano proprio Nymeria e il suo nuovo branco... Non è chiarissimo cosa Arya veda. Siamo al buio pesto, e a un tratto compaiono scintillanti occhi di lupo. Poi uno dei lupi avanza fuori dal folto dagli alberi, quel tanto che basta a mostrare le zanne. Non si accenna ad alcuna sagoma, quindi immagino che, data la limitata visibilità notturna, Arya veda il riflesso sugli occhi e sulle fauci dell’animale, niente di più. Inoltre, ella parrebbe essere stata “risparmiata” dal lupo alpha, e il discorso sulla differenza tra lupi e metalupi successivo all’episodio potrebbe appunto voler accendere una spia sulla scena immediatamente precedente. Se così fosse, la perdita d’identità di Arya sarebbe iniziata nel più brutale dei modi, con la ragazza che addirittura non riconosce il proprio lupo. NB: Fa la sua ricomparsa, dai tempi di AGOT, quel "silenziosa come un'ombra", similitudine mista a sinestesia ricorrente in numerosi POV di Arya. Davos I A Roccia del drago è in corso il rogo dei sette dei. Mentre “avvolti nei loro sudari di fiamme” gli dei diffondono “una luce cangiante, un caleidoscopio di sfumature rosse, arancioni, gialle”, Davos rievoca la morte di Cressen ed lascia trapelare tutto il proprio disprezzo per la Donna Rossa, alla quale taglierebbe volentieri la gola, se solo potesse. I primi pensieri vanno al re Stannis, per il quale l'ex contrabbandiere nutre sentimenti di vero affetto, oltre che profonda riconoscenza e sincera stima. Davos è preoccupato per la piega che sembra aver preso la politica di Stannis, e vede quel rogo come un presagio delle cose a venire. “Molti altri roghi sarebbero stati accesi, prima che quella guerra avesse fine”. E la portata di quest’affermazione è terribilmente forte, molto più ampia di quanto Davos possa immaginare, come ci ha rivelato in anteprima una dichiarazione dell’Autore a seguito della messa in onda di GoT 5x09… Ah, Shireen...almeno su carta, vivi finché puoi!! Da notare che Davos non crede neppure per un secondo alla devozione di Stannis nei confronti del Signore della Luce. Non c'è neppure bisogno di arrivare alla loro conversazione, a fine capitolo, per capirlo. Nel momento in cui si presta al rito di Melisandre, il re avanza verso la statua infuocata “come un soldato che marcia in battaglia”. Insomma, il rituale è per Stannis una farsa da sopportare, un altro dei tanti necessari doveri cui adempiere senza lamentarsi… anche se Davos non può fare a meno di notare che, alla fine del rito, “la pazienza del re si era definitivamente esaurita”. La conversazione tra Davos e i suoi figli evidenzia il generalizzato desiderio di riscatto sociale della famiglia Seaworth, che si manifesta nei ragazzi attraverso la negazione delle proprie condizioni umili (“Sono il figlio di un cavaliere, padre.”) e la preferenza della stato formale delle cose rispetto a quello sostanziale, sicché non vedono la cipolla sul proprio vessillo; il pensiero del padre, al contrario, muove verso l'affermazione di quella stessa immagine che i suoi ragazzi rifiutano. Egli non dimentica né vuole dimenticare di "venire dal basso": così, affronta la realtà con maggiore lucidità e raziocinio, rendendosi conto di essere disprezzato da praticamente chiunque lo circondi, in quell’ambiente. Ser Davos, banalmente, non può fare a meno di chiedersi quali siano i pensieri dei Celtigar e dei Velaryon di turno in relazione al rituale, giungendo alla frustrante conclusione che nobili di tale lignaggio mai parlerebbero con un cavaliere “puzza(va) di pesce e di cipolla”, ma confida che un giorno i suoi discendenti saranno ben accetti dalla nobiltà e arriveranno finanche a mescolare il proprio sangue con quello dell’antica Valyria. Tutto ciò, nella consapevolezza che il destino della sua famiglia dipenda strettamente dal destino di Stannis, Re che egli intende servire fedelmente in ogni maniera possibile. Così, l’interdipendenza tra ambizione, memoria delle proprie umili origini, desiderio di riscatto sociale, riconoscenza, stima e affetto per Stannis fa sì che questi sentimenti di Davos, a ben vedere potenzialmente alternativi, non entrino mai in conflitto tra loro, bensì convergano armoniosamente verso un unico obiettivo: quello di consigliare l’amico re, sostenerlo e difenderlo nel gioco del trono. In che modo? Davos diverrà per il re un interlocutore privilegiato, e ciò proprio in forza della sua estraneità rispetto classe nobiliare e, quindi, a quella logica delle “vuote lusinghe” tanto diffusa tra i lord quanto disprezzata da Stannis. Quello di Theon (I) è un capitolo straordinario e vorrei trattarlo un po' più decentemente, per cui mi riservo di commentarlo nei prossimi giorni.
  7. Al cinema con... Sherlock Holmes!

    Di Elementary ho visto qualche episodio della prima stagione. A parte il fatto che non sono attratta da quel format (decisamente troppi episodi), mi è sembrato un banale CSI in salsa SH. Non mi piace la scelta di rendere Watson donna, dato che la bromance è il nocciolo duro delle opere di Doyle. Non so come l'evoluzione del rapporto tra i due sia andata avanti, ma ho pessimi presentimenti. Sullo Sherlock Holmes di Robert Downey Jr non mi sono espressa perché fondamentalmente la penso come Lyra. Però ho molto apprezzato la particolare scelta dell'interprete di Watson: quando si legge del dottor Watson, che se ben ricordo è descritto come dotato di una "bellezza ordinaria", non ci si immagina di certo un incantevole e vittoriano Jude Law, al cui confronto è proprio Holmes il tipo ordinario. Insomma, interessante inversione di tendenza.
  8. Che lingue parlate?

    Anch'io direi inglese discreto e francese scolastico e... elfico elementare, ché il Klingon proprio non fa per me! E ora... prolissità, portami via! Per quanto riguarda l'inglese, l'ho studiato molto bene a scuola (non smetterò mai, mai e poi MAI di ringraziare la mia prof delle scuole medie) e ho ottenuto la certificazione del livello C1. Ho continue occasioni di praticarlo, grazie al fatto che in famiglia c'è qualche madrelingua e vivo in una città universitaria dove non mancano momenti di scambio con studenti e professori stranieri, ma vedo che senza uno studio vero e proprio non riesco da sola a fare il salto di qualità, nel senso che posso sì guadagnare punti in scioltezza e lessico, ma permangono tantissimi dubbi sul c.d. "use of English": e.g. quando è opportuno usare rather in luogo del più comune prefer e mille altri problemi di questo tipo, che suppongo si risolvano solo con lo studio serio e la guida di un docente madrelingua e/o, possibilmente, un periodo all'estero. Non ho mai preso in considerazione l'idea di partire in Erasmus perché temevo un rallentamento di marcia nel mio percorso accademico, ma me ne sono amaramente pentita e tra poco inizio il quinto anno, quindi è troppo tardi. Penso che dopo la laurea mi rivolgerò a una scuola Cambridge per studiare bene e possibilmente ottenere qualche altra certificazione, visto che oggi sono pure piuttosto importanti. Da dilettante, all'epoca delle mie estati da liceale in cui non avevo quasi niente da fare, studiacchiai con dei libri per autodidatti le basi minime di spagnolo, tedesco, greco moderno e russo. Livello mini-dialoghi, saluti e indicazioni stradali: praticamente nulla, ma mi sono tolta lo sfizio di sperimentare la sonorità di queste lingue quando ne avevo tempo e voglia. Tutto finito nel dimenticatoio, ovviamente. Però devo ammettere che l'alfabeto cirillico mi è tornato immensamente utile durante un viaggio in Russia, dato che anche l'inglese viene quasi sempre traslitterato, su insegne e segnali vari. :') Niente da fare, le lingue sono talmente affascinanti che perfino un insignificante avvicinamento riesce a dare grande soddisfazione. La mia ammirazione per chi conosce più lingue va ben oltre le mie scarse capacità descrittive.
  9. Westworld - Dove tutto è concesso

    Ai Creative Emmy Awards, Westworld ha ottenuto cinque premi: - Miglior realizzazione creativa nell'interattività multimediale per un programma scritturato; - Migliori effetti speciali visivi; - Miglior missaggio per una serie commedia o drammatica con episodi di oltre 30 minuti; - Miglior trucco per una serie single-camera; - Migliori acconciature per una serie single-camera. Il 17 settembre sapremo dei Primetime.
  10. Al cinema con... Sherlock Holmes!

    Per rispondere al "sondaggio", Il Mastino dei Baskerville è iconico e intramontabile, sicuramente il romanzo che preferisco, ma se prendiamo in considerazione il canone completo, non ho alcun dubbio: anch'io prediligo i racconti. Mia top 5: Semi d'arancio, L'ultima avventura, Omini danzanti, Scandalo in Boemia e L'interprete greco. Mai letto nulla dell'autore che avete citato. Chiedo venia per l'ignoranza, ma... ehm... in verità neppure ne avevo sentito mai parlare. ^^'' Comunque dubito che mi ci avvicinerò: tutto ciò che è apocrifo mi sa di pseudo fan fiction, qualcosa che non ha una propria dignità artistica, in pratica tempo sottratto ingiustamente ad altre letture. Pregiudizio mio, per carità, ma tant'è... P.S.: Che gioia trovare degli holmesiani così appassionati! Potremmo prendere in considerazione l'idea di una rilettura di gruppo, prima o poi. ;-)
  11. Ottava Stagione

    Pensiero random: sono l'unica ad avere la sensazione che D&D metteranno a capo della compagnia dorata proprio Daario Naharis e che un suo voltafaccia last minute (magari anche premeditato), terminato il conflitto magico, riequilibrerà le forze in campo nel gioco del trono in favore dei Targaryen? L'armata dei "buoni" verrà sicuramente massacrata dagli Estranei ed è chiaro che stesso destino spetterà almeno ad un altro dei due draghi superstiti. Con chi si combatterà per il Trono di Spade?
  12. La spada Ghiaccio

    Difficile ma non impossibile. Jaime ha una volta per tutte tagliato i ponti con la sorella e potrebbe presto voler tagliare i ponti anche con la fama di uomo senza onore e sterminatore di re. Magari, indossando quella spada proprio tra le mura di Grande Inverno, si sentirà in difetto nei confronti degli Stark e capirà che essa non gli apparterrà mai, perché è una spada conquistata con il disonore e il tradimento, con la mancata osservanza dell'universale legge dell'ospitalità. Proprio a Grande Inverno, nella casa degli Stark, con un gesto simbolico Jaime potrebbe liberarsi di un peso . Inoltre, la spada gli venne donata insieme alla mano d'oro, che negli ultimi minuti del season finale Jaime copre con un anonimo guanto nero: anche ciò può significare qualcosa. E sarebbe bello se anche in un simile scenario si replicasse lo schema della 6x06: "it's yours". Tuttavia è molto improbabile, lo riconosco. XD
  13. La spada Ghiaccio

    Ma sai che avevo avuto il tuo stesso pensiero? Però, appunto, due spade fanno più comodo che una. Tuttavia, mi piacerebbe che Jaime, il quale ha già definitivamente donato Giuramento a Brienne nell'episodio 6x06, rendesse anche la seconda spada a Sansa o Jon, pure solo formalmente, magari giurando di adoperarla al servizio esclusivo della loro causa (come Brienne) e con la promessa di restituirla materialmente alla fine del conflitto.
  14. Al cinema con... Sherlock Holmes!

    Condivido pienamente ciò (compresa la parte sul semi-patologico XD): Aggiungo che uno dei punti di forza di Sherlock è dato a mio parere proprio dall'ambientazione contemporanea, che paradossalmente assicura una maggiore fedeltà a Doyle, mettendo ben in risalto quanto nei romanzi è "scritto tra le righe" e probabilmente all'insaputa dell'Autore stesso. Mi riferisco a cose come la dipendenza di Holmes da sostanze stupefacenti, la sua asessualità, i seri disturbi comportamentali clinicamente accertati e quant'altro: concetti con cui Doyle non ebbe modo di confrontarsi e che, SBAM!, noi lettori moderni cogliamo quasi al volo nei suoi scritti. Inoltre, la profonda amicizia che lega Watson a Holmes, che nei libri è per ovvi motivi più "pacata" (ma, si badi, non mancano segni molto forti di questa vera e propria bromance, con Holmes che per poco non va nel panico in un episodio in cui Watson rischia la propria incolumità, e Watson che si rivela in grado di osservare l'amico, nei suoi piccoli gesti quotidiani, con gli stessi occhi di un fratello o un amante o addirittura un genitore, arrivando a differenziare tutti i piccoli movimenti delle mani di Holmes e notare il pulsare della vena del suo collo mentre questi è accasciato in poltrona a pensare, etc.), in Sherlock emerge con forza, divulgando così una delle più belle e famose letture critiche dell'opera di Doyle: quella secondo cui l'Autore, immedisimatosi in Sherlock Holmes, avrebbe creato John Watson per avere qualcuno che si prendesse cura di lui. Punto debole della serie, come già detto, è l'eccesso di humour.
  15. Programmi tv

    Tranquilla, che te la restituisco io la dignità rimasta. Quest'estate ho seguito tutti i dieci episodi di 'Matrimonio a prima vista', EDIZIONE SVEZIA, fai un po' tu. Tra l'altro, nel momento in cui metti insieme due ragazzi svedesi sui venticinque anni, intelligenti e bellissimi, il risultato è talmente ovvio che viene un po' meno tutto il senso dell'esperimento sociale, ammesso che di senso ne abbia mai avuto. XD Comunque, tornando ai talent, l'unico che seguo è Ink-Master (edizione USA... non so se ne esistano altre). L'ho trovato molto interessante, al punto da rivedere in toto le mie idee sulla body art. Ora il mio "non mi farò mai un tatuaggio" è diventato un "non mi farò mai un tatuaggio, perché il solo tatuaggio che vorrei sarebbe una pianta rampicante a colori che mi cresce addosso dalla caviglia sinistra alla mano destra, farebbe un male cane e io sono una vigliacca".