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thedoor

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  1. Martin si è incartato perché ha dilatato i tempi della narrazione a dismisura (tanto è vero per AFFC e ADWD si svolgono contemporaneamente, mentre nei 3 libri precedenti la narrazione è incredibilmente serrata e si svolge in un arco temporale brevissimo). FAegon così come Lady SH erano già nei piani generali dell'opera (basta rileggere con attenzione i poi di Cat); lo stesso si dica per la svolta dark di Dany. Vedremo se ne verrà mai a capo...
  2. Onestamente dopo quanto scritto sul blog non comprendo quale annuncio si attenda (la resa finale?). La sua inaffidabilità, specie riguardo a previsioni e valutazioni circa la conclusione del libro, mi pare ormai acclarata oltre ogni possibile dubbio. L'unica certezza, escludendo la sua faccia di bronzo, è che la famigerata data si sposta con agilità felina di anno in anno.
  3. Pare che ci sia stata qualche polemica sul suo intervento (sembra che non abbia nemmeno imparato l'esatta pronuncia dei nomi dei vincitori), tuttavia non so quanto questa notizia sia attendibile... per il resto nulla.
  4. Un'arpa, un corno, strumenti musicali di pace di guerra e d'amore. L'arpa ci riporta alle origini mitiche di Irlanda (di cui è simbolo), proprio laddove Martin ha preso buona parte della materia di cui scrive nelle cronache, o meglio nella "canzone del ghiaccio e del fuoco". Era strumento di Dagda, dio buono della mitologia irlandese, e prima di lui di altri dei e re che con pari enfasi erano soliti suonarla. Si dice che il suo suono ispirasse amore, e che sapesse ricondurre in ragione gli iracondi, acquietandone l'animo e infondendo dolcezza e tristezza nei cuori. Ancor più però, il suono di questo strumento, e dunque pure lo strumento stesso, a corda, era simbolo non solo di regalità e dunque di superiorità innata e manifesta, ma pure di trapasso da un mondo all'altro, oltre la soglia che collega vivi e morti. Accompagnamento o meno che fosse, certo, il valore simbolico dello strumento invita alla meditazione, quasi malinconica, laddove la malinconia stessa, quella condizione errabonda dell'anima così vicino alla disperazione e pure prossima all'aprirsi della conoscenza, è sicuramente rappresentazione immediatamente tangibile di uno stato di superiore conoscenza, l'esito di un percorso ermetico. Quale che sia questa conoscenza o beatitudine, il prezzo che si paga è sempre altissimo. E se l'arpa viene abbandonata lo è per la spada, perché da essa, o meglio tramite ciò che può rivelarci, ne deriva una conoscenza terribile e violenta, così come lo è la rivelazione, qualunque sia la natura della luce che colpisce e atterra, proprio come nella conversione di Saulo caduto da cavallo. L'arpa dunque disvela il confine e permette di vedere e ancora di conoscere ciò che ad altri è precluso. Così fu per Rhaegar e forse sarà per Jon. Sicuramente però, almeno per ora, rimarrà simbolo di una regalità incorrotta e abbagliante, quale fu per tutti coloro che quel suono ebbero occasione di ascoltare e che con parole, loro malgrado lo testimoniarono. "L’uomo si alzò, raggiunse il sedile vicino alla finestra, prese un arpa e fece scivolare le dita sulle corde argentee dello strumento. Una delicata tristezza riempì la sala mentre le figure dell’uomo, della donna e del bimbo si dissolvevano nelle brume del mattino. Soltanto il suono dell’arpa rimase a guidare Dany mentre proseguiva." Ancora, una canzone melanconica, triste, capace di commuovere quanto di indurre a stati di meditazione profonda e illuminante, tale comunque da mutare le sorti, i destini degli uomini e forse degli dei. Forse fu così per il principe di roccia del drago che abbandonato lo strumento scelse la sua strada, la via della spada, della contrapposizione. Dunque l'arpa in questa vece ha valore propriamente iniziatico, poiché disvela ciò che altrimenti sarebbe precluso e accompagna verso un'oltranza cui pochi possono accedere. Il corno invece, strumento a fiato, usato nelle acclamazioni e che aveva accompagnato la rivelazione di Dio a Mosè, divenne presto simbolo della manifestazione di una potenza devastatrice, così come lo ritroviamo, con medesima funzione, nelle cronache. Se ancora pensiamo alle trombe dell'apocalisse si vede come esso chiaramente rappresenti o meglio introduca la fine dei tempi, per altri tempi certo, prossimi a venire, in cui l'orrore precede la letizia. Non emblema di regalità quindi, ma del concretarsi in cielo e in terra di forze incontenibili e irreversibilmente contrapposte, verrà suonato e quel suono farà crollare mura... o forse chissà un solo muro. Non so dove sia l'arpa, e se certo è che sia un segno distintivo ed inequivocabile di una regalità quasi messianica o comunque sacra, il corno invece, almeno a mio parere, è quello ritrovato da Jon grazie a Spettro e donato a Sam ora a Vecchia Città, luogo dal quale, si narra, si possa vedere la barriera.
  5. Potreste darmi lumi sulla teoria dell'uovo di Euron? Grazie
  6. Eh mi ricordo anche di questo frangente, questione con cui non sono per niente d'accordo. Tra narratore/autore e fruitori c'è per forza un patto implicito, tanto più che il pubblico ed il rapporto con il pubblico è continuamente ricercato e ricreato con tutti i mezzi che la contemporaneità mette a disposizione. Le libertà autoriali, anche rispetto al dovere o meno qualcosa, sono tali fin quando qualsivoglia opera non incontri l'altra metà della mela, ovvero noi. Ecco @Zio Frankhai riassunto benissimo!
  7. @Zio Frank Ritengo che inquadrare i libri in una dimensione tale non solo ne diminuisca il possibile valore letterario, ma nemmeno rende giustizia al loro autore, riducendolo a macchietta di pochezza carica di livore. I draghi che non superano la barriera non sono esempio di umiliazione ma concretizzazione di un mondo (magico) con leggi particolari e talvolta insondabili. Al massimo il caso da te citato evidenzia solo il pressappochismo di autori raffazzonati e incapaci di descriver con coerenza un mondo. @Lyra Stark difatti non avevo nessuna intenzione di riaprire antichi dibatti che qui abbiamo già fatto.
  8. Guarda Zelda sulla questione della professionalità, sfondi una porta aperta! A prescindere da stereotipi duri a morire (quale ad esempio quello dell'artista maledetto o genio e sregolatezza, che è per altro, creazione ottocentesca), la scrittura è anche tecnica, progettualità, controllo sul proprio materiale... Più che la serie tv, direi che siano intervenuti altri problemi e circostanze che lo hanno indotto a dedicarsi con troppa leggerezza ad altro.
  9. Sarà, io però continuo a non vedere il problema, tanto più che continuare a sovrapporre media così diversi non mi pare appropriato. Anzi la presa di distanza dalla controparte letteraria va semmai lodata, perché sigla, con chiarezza inequivocabile, la specificità linguistica dei rispettivi media. Questo non riguarda ovviamente, la qualità della trasposizione, argomento su cui sono già stati versati fiumi di inchiostro. Ecco mi sento solo di aggiungere che se il malefico duo avesse avuto almeno il "faro" dei libri, avrebbe organizzato la narrazione in maniera meno azzardata e da soap-opera di infima categoria.
  10. Mi sembra che gli spoiler siano l'ultimo dei problemi.
  11. e anche pubblicato. Lo dice lui stesso mi sembra nel post di smentita a seguito delle "rivelazioni" dell'attore che ha interpretato Selmy. Che il libro stia per uscire lo si spera vivamente.
  12. Non è che ci sia poi molto da interpretare o ricamarci su: sono trascorsi nove anni farciti da un sacco di panzane per altro diffuse dall'autore stesso su una pubblicazione ad oggi non avvenuta e chissà quanto lontana nello spazio-tempo.
  13. ecco infatti mi ricordavo di aver letto qualcosa anche qui oltre che sul suo blog... per me non ci ha lavorato davvero per anni, troppo assorbito da altro
  14. Non mi ricordo dove l'ho letto, forse sul suo stesso blog, addirittura quando disse che se il libro non fosse uscito nell'estate 2020 (?) avremmo avuto il diritto di tirargli pietre. Però non ne sono sicura...
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