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Stella di Valyria

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  1. Stella di Valyria

    GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

    Sì, oltre tutto -oltre a cercare l'amore dei vent'anni, non quello paziente e protettivo di un uomo ampiamente adulto (un mia amica, parlando di tutt'altro, delle proprie esperienze con persone reali, li chiamava "l'amore che fa battere il cuore" e "quello che ti dà sicurezza")- Danaerys sembra proprio avere gusti diversi persino esteticamente... Sapete una cosa? Questo scambio di idee su Jorah mi è piaciuto molto, mi ha portato ad amarlo molto di più... anzi, ad amarlo per la prima volta. Ne è anche venuto fuori che, per coglierne il senso, va prima ripulito pazientemente di molti momenti contingenti eccessivi e scelte discutibili di D&D, e poi occorre comunque cercare di guardare non il singolo episodio o la superficie, ma ciò che c'è sotto e dentro: allora finalmente si vede non il fantoccio calpestato e privo di dignità che appare ad una prima lettura, ma l'essere umano, nella propria dignità ferita ma salda, sofferta ma, a modo suo, intatta. Comunque, rimane per definizione un personaggio che si fonda -forse più di qualsiai altro- sul sentimento, sull'amore più cieco, fuori dal mondo, a modo suo, e persino tenero, in un contesto dominato dall'odio e dall'aggressività. Anche sull'onore, perduto e ritrovato; ma persino questo passaggio, questa purificazione avvengono attraverso l'amore. E anche qui fa capolino l'enorme originalità di Martin: che non ha affidato questo ruolo, probabilmente il più dominato dall'amore di Got, come sarebbe stato facile ed ovvio, ad una figura femminile, ma ha "osato" attribuirlo ad un uomo. E non un molle rampollo che non ha conosciuto il crudo mondo reale, ma un uomo d'armi, navigato e vissuto, che in altre situazioni della propria vita ha dimostrato di poter essere coraggioso o addirittura cinico. Comunque, capisco che possa non piacere a chi cerca il telefilm d'azione, guerre, spade e teste mozzate; o comunque a parte del pubblico maschile. E' un personaggio particolarissimo, doppiamente: per come è stato (mal)trattato in fase di sceneggiatura, il che non ne facilita la lettura, anzi, può sviare completamente, e per la sua natura, che è forse un unicum in tutto Got. @the neck : in effetti, mi sa che nè Martin nè io siamo molto normali Una via di mezzo, invece, direi che sarebbe perfetta
  2. Stella di Valyria

    GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

    Scusate, riprendo un pensiero che ho appena aggiunto editando il mio post precedente, ma lo continuo qui, perchè non mi pare corretto continuare a cambiare un post dopo che è stato letto Che l'evoluzione di Jorah si sia compiuta, in un certo senso, paradossalmente proprio grazie all'immobilità (nella fedeltà e nella lealtà ad una persona), avrebbe persino senso: per una personalità abituata ad essere fondamentalmente sempre uguale a se stessa, o almeno a seguire sempre lo stesso binario, a non mettersi in discussione, a non cambiare e crescere, l'evoluzione deve coincidere con un cambiamento radicale, semmai scatenato da una crisi ed un crollo; e poi un lento e difficile percorso di re-invenzione di se': e questo è ciò che accade alla maggior parte dei personaggi di Got. Ma Jorah, all'inizio, in un certo senso era l'opposto: una bandiera al vento dell'opportunità del momento, capace di calpestare la propria dignità ed i propri principi per compiacere i capricci di una moglie troppo amante del lusso, di tradire l'onore della famiglia per improvvisarsi mercante di schiavi, poi di cambiare ancora diventando avventuriero e spia... Jorah era abituato a cambiare, a seconda delle circostanze: anche troppo. Ed ha senso, allora, che la sua evoluzione consista nel fermarsi, nell'abbandonare questo suo camaleontismo per una scelta compiuta una volta per tutte e poi mantenuta nel tempo, con rigore e fermezza. Forse l'imparare a non cambiare, a rimanere fermo e saldo qualunque cosa succeda, paradossalmente, è la sua evoluzione. @porcelain.ivory.steel: condivido appieno la tua osservazione. Nei libri entrambi i personaggi, nonchè il rapporto tra loro, aveva più sfumature, qualche ombra grigio chiaro da entrambe le parti, per usare un'espressione che ultimamente ci è molto consueta, che lo rendeva più realistico e credibile. Nella serie hanno voluto "sbiancarli" entrambi... ma in questo modo si è perso qualcosa. Hanno, loro, perso qualcosa. Per il solito, buon vecchio discorso: l'essere umano non è mai, o quasi mai, tutto bianco o tutto nero. E se ce lo presentano così, diventa poco credibile. O a rischio di macchietta, come Jorah, perchè è così lontano da noi che i suoi sentimenti non ci arrivano. Uno scatto di rabbia (io pensavo, come ho scritto, ad una reazione alle umiliazioni inflittegli da quello sbruffone da quattro soldi di Daaaaaaaaario), un umanissimo gesto di disappunto di fronte ad una delle millemila friendzonature, lo avrebbero reso meno perfetto, ma più simile a noi, e quindi più umano e "vero". Un uomo che, al contrario, incassi qualsiasi ferita, sempre e comunque, senza reagire -a parte l'epressione del volto- o è una specie di santo, o è un fantoccio senza spina dorsale. Evidentemente nelle intenzioni di D&D Jorah doveva essere la prima cosa... ma questa sensazione è arrivata a pochi. A molti, purtroppo, è arrivata la seconda. (Io, come ho scritto, tendo a dare ancora un'altra lettura, ma mi sa che è condivisa da pochi: senso di colpa e di indegnità, con l'annessa convinzione di non meritare amore, ma meritare solamente di mendicarlo invano. E che venire rifiutato e, a volte, quasi beffato, in fondo sia giusto: una sorta di auto-punizione inconsapevole, insomma; cercata perchè, consciamente o inconsciamente, la si ritiene dovuta. Ma questa, mi rendo conto, è una interpretazione molto particolare, perchè fondata sul mio vissuto e sulla spiegazione che io, personalmente, mi sono data).
  3. Stella di Valyria

    GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

    Non ho parole: va be' che io sono prolissa, ma sei riuscito a esprimere in quattro righe (anzi tre, unendo le prime due) ciò che io ho detto in tre post oceanici. Vado a scavare una buca e mi ci nascondo dentro. Ciao, è stato bello conoscervi. P.s. che bella l'idea che state sollevando, che Lungo Artiglio alla fine torni a lui, anche solo per un momento. Sì, sarebbe meritatissimo: perchè non ha riscattato il proprio onore come voleva la corte di Approdo, cioè con il tradimento, con un'altra macchia, ma lo ha riscattato mille volte di più rifiutando questo tradimento, prima di tutto, e poi soffrendo in silenzio, conservando una fedeltà e lealtà assolute, a prescindere dal motivo. D&D, vi prego: se deve morire, che almeno muoia combattendo con Lungo Artiglio nelle mani. Che Jon gli porti via la donna che ama è nell'ordine delle cose, per molti motivi; ma che, involontariamente e pur avendogliela persino offerta indietro, di fatto finisca anche per portargli via la spada, il simbolo del suo essere un Mormont figlio degno ed onorato, sarebbe davvero troppo. Per inciso, nel rifiutare la spada offertagli da Jon (chiudendo un occhio sull'inverosimiglianza di uno scambio di spade prima di una battaglia, con tutti gli inconvenienti che comporta combattere con una spada sconosciuta), ancora una volta è venuta a galla la sua mancanza di autostima, il suo senso di colpa, il suo sentirsi indegno, disonorato, macchiato per sempre. Ecco, sarebbe bello che qualcuno o qualcosa, restituendogli la spada o quasi costringendolo ad impugnarla e farsene carico, gli facesse sentire che quella macchia l'ha espiata da un pezzo. Che il suo cuore è di nuovo limpido e puro. E quindi (qui contraddico ciò che ho scritto i giorni scorsi ma è una cosa che mi avete fatto capire adesso voi, con i vostri interventi), che la sua evoluzione, in un certo senso, si è compiuta proprio durante quella lunga stasi; anzi, proprio grazie a questa: che il suo cammino, paradossalmente, è consistito proprio nell'immobilità della fedeltà e della dedizione.
  4. Stella di Valyria

    GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

    JORAH 3 - LA MALATTIA Avrei voluto aspettare che ci fosse qualche altro intervento in mezzo, ma dato che nessuno si palesa (ma lo amate così poco, il povero Ser Jorah? Scalognato pure in questo, povero), continuo il mio post a puntate. Non so nemmeno se qualcuno la leggerà mai, a parte Porcelain, ma va be': ci sono cose che si fanno per principio E poi, anche se Jorah non mi ha mai raggiuto davvero, mi piace almeno chiedermi perchè: cosa non ha funzionato, almeno per i miei opinabilissimi gusti, e cosa si può salvare. E cosa, rimaneggiandomelo un po' nella mia mente (lo faccio spesso, con film e simili) posso rendere molto più consono al mio modo di pensare e sentire. E quindi, ostinatamente, continuo per la mia strada solitaria Allora, ho accennato all' –alquanto infelice, per me- vicenda del Morbo Grigio. Ma inizio con un passo indetro: ho trovato singolare e molto significativa la reazione di Danaerys alla malattia di Jorah. L’eterno zerbino, l’amico ma mai considerato più di tanto, come troppo spesso succede con le cose -o le persone- date per scontate, perchè comunque si sa che ci saranno sempre, qualunque cosa succeda saranno sempre lì, al loro posto, al nostro fianco. Situazione in cui, finalmente –e non è inverosimile: quante volte, per capire quanto ci tieni a qualcuno, hai bisogno rischiare di perderlo- lei rivela, o forse scopre, almeno la profondità dell’affetto che prova per lui, anche se è sempre e solo affetto, non certo amore. Ma lo fa in un modo a dir poco particolare: occhi che si riempiono di lacrime, espressione sconvolta (e va bene), e poi... e poi, quella frase che solo lei, solo Danaerys Targaryen dai millemila titoli e dalle quasi altrettanto numerose pretese potrebbe concepire: “Ti ordino di guarire”. Ordinargli di guarire. Da una malattia che, future incoerenze di D&D a parte, fino a quel momento è risaputo essere mortale. E' uno strano misto tra un’espressione di affetto (la prima),l’incapacità -verosimile, comprensibile, dolorosamente umana- di accettare la “botta” sconvolgente di una condanna senza appello, davanti a cui si può solo chinare il capo, e il delirio di onnipotenza che a volte pare proprio una caratteristica di Danaerys, via di mezzo tra le pretese di una regina –o aspirante tale- troppo esaltata per realizzare che anche il proprio potere ha dei limiti, che essere una Targaryen non la rende padrona della vita altrui, né tantomeno della Vita e della Morte stesse, ed i capricci di una bambina viziata. Chi di noi ha vissuto momenti simili le conosce molto bene, probabilmente, quelle sensazioni. L’incredulità, prima di tutto. La quasi impossibilità, all’inizio, di accettare ciò che sta succedendo. E, insieme, il desiderio, quasi il bisogno di negare la realtà, cercando vie di fuga, soluzioni alternative. Ma a nessuno di noi verrebbe in mente di dire “TI ORDINO di guarire”. Ecco: l’incapacità, sul momento, di accettare ciò che sta succedendo, è umanissima, fino in fondo. Ma il modo in cui la traduce... è da Danaerys. Solo da Danaerys. E poi, su quella scena, lo perdiamo di vista, il sempre più sfortunato Ser Jorah. Per ritrovarlo molto tempo dopo -ma qualcuno, tra gli spettatori, ne avrà sentito la mancanza, nel frattempo? O sarà stato come Gendry, che abbiamo immaginato remare surrealmente sulla sua barchetta per tre stagioni, senza che ce ne importasse più di tanto?- in una situazione nella quale, casomai (è quasi sarcasmo) non lo si fosse colto prima, la sua passione si manifesta in modo ormai assolutamente palese come un’ossessione malata, oltre il limite del patologico. Perchè è davvero emblematica, quella scena del braccio devastato, quasi da zombie, che si protende all’improvviso dallo sportello mentre il povero Sam, trattato alla Cittadella peggio di uno stagista (a passare giornate a far fotocopie, al confronto, lui ci avrebbe messo la firma), facendo sobbalzare sia lui che noi: momento in se’ pericolosissimamente in bilico tra tragico, pulp e trash, per il facile, troppo facile effetto di sorpresa e disgusto che provoca –di nuovo, al limite del grottesco: ma povero Jorah-personaggio, che più sprofonda nella sua tragedia, più è condannato a muoversi sempre a limite di un effetto involontariamente quasi comico - ma, allo stesso tempo, efficacissimo. Per la frase che la accompagna. Perché riceviamo un mare di informazioni, da quelle sole tre parole, da quel nudo e crudo “Lei è arrivata?” lanciato così, senza cornice né spiegazione alcuna. Perché “lei” può essere solo “Lei”, l’oggetto della tua ossessione, la donna a cui hai dedicato, pensandoci ininterrottamente, non solo anni di vita quando sarebbe ancora potuta essere decente, se solo avessi trovato la forza di strappartela da dentro, ma anche mesi di sofferenza, solitudine, consapevolezza della morte che ti aspetta in fondo alla scala che discendi , tuo malgrado, un gradino ogni giorno, un gradino per ogni centimetro quadrato di pelle e carne conquistato dal Morbo. Colei che non richiede neanche più di esser nominata perché per te è diventata l’unica al mondo, nel mondo non esiste e non può esistere altra donna che lei, la tua vera malattia, prima e più di quella, più visibile, che ti sta devastando la carne. E -nella tua parziale perdita di lucidità o per l’urgenza di quando sai che nella clessidra per te stanno ormai cadendo giù gli ultimi granelli di sabbia - dimentichi persino l'ovvia considerazione che non ha senso logico iniziare una frase, rivolta ad uno sconosciuto, con quel “lei”, senza altre precisazioni, per il semplice motivo che per gli altri, per tutti gli altri, non è così, "lei" non dice nulla, è non è nessuno. Quella frase scarna ed essenziale, pur con un risvolto grottesco (poco da fare: ormai questo povero personaggio è stato rovinato, e qualunque cosa faccia, fosse anche la più tragica -e qui si trova davvero in una situazione tragica- ci vediamo una retrolettura grottesca) ci fornisce in un attimo una quantità di informazioni: ovviamente, che lo sconosciuto che consuma la propria agonia in quella cella, senza più neanche un nome e un’identità, è Jorah ritrovato. Che è ancora vivo, anche se verosimilmente, nello scempio che vediamo su quel solo braccio, è giunto al punto finale, al termine del suo cammino; ma anche e soprattutto che è sprofondato più che mai anche nell’altra sua malattia, quella del cuore, dell’anima e, anche, del corpo che, anche devastato e distrutto, ancora desidera e brama ciò che non può avere. Un amore –ammesso che lo si possa ancora definire tale- che ormai è ossessione totale, onnipresente, annichilente, tossica, che esclude ogni altro pensiero e tutto annulla e divora. E non aiuteranno, ancora una volta, il doppiamente povero Jorah ("doppiamente" perchè maltrattato dalla sua Danaerys quanto, o forse pi ancora, dalla sceneggiatura) ad acquistare credibilità e spessore tragico, il carosello di inverosimiglianze che, da questo punto in poi, si metterà in moto, per riportare sulla terraferma un personaggio che per movimentare la trama si è voluto spingere non solo sull’orlo del precipizio, ma già molti passi più in là. A parte l’incurabilità del Morbo Grigio, viene smentita la sua stessa natura: prima è un malattia che ti pietrifica anche dentro, e ora si riduce ad un brutto sfogo epidermico. Un bel peeling, sebbene un po’ drastico e non esattamente gradevole, in effetti, lo riconosco, e non se ne parla più: accidenti, eliminare un’ostinata l’acne giovanile probabilmente è più difficile. Ma a me ha lasciato a di poco perplessa anche il dettaglio della lettera di commiato (e d’amore, ovviamente) alla sua Dany: accidenti, stai morendo di una malattia crudele e contagiosa, che a quanto pare si propaga anche attraverso gli oggetti ed a distanza di tempo (ricordiamo che in Got la piccola Shereen ha contratto il Morbo Grigio dalla bambola che abbracciava e teneva contro la guancia). E tu cosa fai? Pensi “Ma sì, dai: mandiamo alla donna dei miei sogni e dei miei incubi un po’ di germi, virus, batteri o quello che sono (e non state a fare i pignoli, che io qui sto in pieno paramedioevo, e questi microcosi li devono ancora scoprire, oh)”. In effetti, contagiarla a morte sarebbe un modo per farsi ricordare da lei. E per far sì che lei finalmente pensi a lui. E tanto, eh. Ma dico: dettarla a un altro, sano, questa toccante lettera d’amore, no, eh? In quanto alla meta finale, temo sia abbastanza scontata: Jorah, con la sua totale, assoluta fedeltà, con il suo amore che non chiede nulla (perchè sa già che non lo potrà mai ottenere) e offre tutto, mi appare il personaggio che più di tutti, fin dall’inizio, è votato ad un finale di morte. E di morte come sacrificio. Tutto il suo percorso, da quando lo conosciamo, è un lento, graduale ma deciso cammino di autoannullamento ed autodistruzione. Sarà –forse troppo prevedibilmente, ma non può che essere così- un sacrificio per "Lei", pe difenderla o salvarla. O, se Danaerys dovesse morire prima di lui, un cercare una morte eroica alla quale correre incontro, dentro cui gettarsi a capofitto: di fatto, un suicidio, che concluda -nel senso di "porre fine", con l'amaro sollievo che ne consegue, ma anche di "coronare"- l'annichilimento di se stesso che ha iniziato anni ed anni fa. In ogni caso, la sua scelta (o non-scelta) è da anni quella della rinuncia a se stesso, dell’annullamento per ed in Danaerys: la sua meta finale non potrà che essere il coronamento di questo percorso. Forse l'unico modo per gridare al mondo il suo amore alla sua regina. Per seguirla fino in fondo. Per sentirsi, finalmente e nel modo più povero e amaro, legato per sempre a lei. Spero solo, per il personaggio, che almeno questa morte sia dignitosa. Che non si risolva, invece, screditato com'è, ormai, il personaggio, in un "ma guarda questo, scemo fino in fondo". Mi dispiacerebbe tantissimo: perchè il personaggio, coì come è stato trattato, non mi ha detto quasi nulla e non sono riuscita ad amarlo veramente, per quanto lo volessi e, ripeto, mi ci riconoscessi; ma quello che c'è dietro di lui, quello che sarebbe potuto essere se gli avessero risparmiato tante esagerazioni d eccessi e lo avessero trattato in modo più sobrio, sì, tanto. E quindi spero che, almeno in una sua eventuale morte, avvenga il piccolo miracolo: che sia sobria e dignitosa, pur nella disperazione che porta con se'. E che lasci, nello spettatore, l'amarezza ed il dolore che merita.
  5. Stella di Valyria

    GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

    JORAH - 2 : PERCHE' NON "FUNZIONA"? (segue). Ed EVOLUZIONE. Parlavo dei motivi per cui questo character, alla fine (anzi, da un bel po' di tempo) non "funziona", non prende e coinvolge come dovrebbe; anzi, forse proprio per niente. Un altro motivo penso sia che, come ha appena detto @porcelain.ivory.steel , in Got mi sembra si calchi troppo la mano – anche se, ripeto: capisco che con un personaggio del genere il rischio fosse altissimo, e la difficoltà nel mantenere la giusta misura non trascurabile- sul suo continuo venire “friendzonato”. Alcuni istanti in cui questo accade sono quasi grotteschi, tanto la sua situazione di incassatore professionale di due di picche viene portata all’estremo. Con il risultato che, invece che trasmettere l’angoscia e il tromento del povero Jorah, finiscono, involontariamente, col sortire proprio l'effetto opposto: far (sor)ridere di lui. Tanto che ti ritrovi a pensare che è proprio vero, Jorah-personaggio è scalognato nero persino in questo: la sua storia dovrebbe essere tristissima, invece viene freindzonato talmente alla grande da farlo diventare la caricatura della propria infelicità; e quindi qualcuno che non riesci neanche a prendere sul serio. Un momento tra tanti? Lui e Daario alla ricerca di Danaerys, con Daario, autentico gentelman, che gli rinfaccia di essere vecchio e completa la cortesia, casomai non fosse stata sufficiente, mettendolo al corrente, gentilmente, delle prodezze lettesche della donna che lui, Jorah, non avrà mai ("E' piccola, ma non credere, è infuocata, vedessi le cose che sa fare", o qualcosa del genere). Ecco, qui veramente ti aspetteresti una reazione alla frecciata gratuita, crudele e pure duplice (umiliazione personale e provocazione): e invece, macchè. Perchè ribattere significherebbe litigare; e litigare, dividersi, significherebbe sperecare tempo prezioso, quando la priorità è cercare "Lei". E quindi, niente: Jorah accusa, visibilmente, il colpo, ma "saggiamente" sceglie di non reagire. Neanche questa volta. Neanche ora che Danaerys non c'è e a dargli il millesimo due di picche non è lei ma un playboy sfacciato e spaccone; la cui presenza, però, è utile per la missione "alla ricerca di Dany". Poi, è vero: Daario è realmente più giovane -e probabilmente più forte- di Jorah. Quindi, se questi avesse reagito, probabilmente -ma non è così scontato: Jorah, molto più del suo antagonista spaccone, ha esperienza e vita, e anche questo sigifica qualcosa- dopo tre minuti si sarebbe ritrovato a terra, pieno di lividi e con un occhio pesto. Ma paradossalmente anche una scena così; anche l'aver, almeno, tentato di reagire, pure uscendone malissimo, gli avrebbe restituito un po' di dignità. E forse sarebbe stato proprio quello il momento in cui, finalmente, al personaggio Jorah, sconfitto ed ancora una volta umiliato, ma in un modo molto diverso dal suo consueto, oserei dire "umiliato per troppo coraggio, una volta tanto", e posto così crudamente di fronte alla propria inesorabile inferiorità, sarebbe riuscita l'impresa che per sette lunghe stagioni ha sempre mancato: trasmetterci finalmente un senso di amarezza per lui, empatia e qualcosa del suo stesso dolore. Ma il top dei top della mortificazione (e di quanto ci vada giù pesante, con le beffe, la sua vita; o meglio, l'inesorabile duo D&D) sarà quando, dopo che è persino guarito dal morbo grigio -impresa pressochè senza precedenti- in realtà per una botta di totale incoerenza narrativa, ma, nella finzione, quasi solo perchè glielo ha ordinato "Lei", la donna che mai sarà della sua vita, e quindi semplicemente lo doveva fare; dopodichè e si è fatto i soliti millemila chilometri per tornare in area friendzone a farsi torturare psicologicamente come di consueto, gli toccherà vedersela partire con Jon, il bel tenebroso (oltre tutto in versione con men bun, in cui è davvero bello, poco da dire) con cui la competizione è più che mai persa in partenza. In nave: dove ci sarà una convivenza forzata, per giorni e giorni, in spazi piccolissimi; e considerato che i due sono giovani e pieni di ormoni ed adrenalina e che D&D stanno puntando decisi in una certa direzione, anche un paraspifferi capirebbe cosa succederà tra di loro, anche senza aver letto i leaks. Ma poraccio Jorah, davvero. King or the Friendzone and Lord of the Bidons. E mai preso sul serio, non solo dalla sua Khaleesi, ma neanche dallo spettatore. E infatti, visto? Pure io, che ero partita per fare un’analisi seria, anche perchè, ripeto, se non empatizzo io, con un personaggio così, non ci empatizza nessuno, dato che queste dinamiche autolesionistiche purtroppo le conosco eccome, sono finita sul sarcasmo. In quanto al suo percorso, personalmente mi pare che Jorah sia tra i personaggi che evolvono di meno. Eppure, realizzo solo ora, questo non è un caso, né un errore narrativo. Inizialmente sì, c’è un’evoluzione, e pure abbastanza veloce: da mercante di schiavi diventa avventuriero apolide, infiltrato e spia, per pagare la sua colpa; ma presto cambia di nuovo radicalmente rotta -e, soprattutto, obiettivo e, persino, personalità- perchè totalmente conquistato proprio dalla persona che avrebbe dovuto tradire. Curiosa, per inciso, ragionando in modo moderno e in termini di morale, la via che viene offerta a Jorah per espiare la propria colpa: agire come infiltrato e spia. Ossia, conquistare la fiducia di una persona per tradirla e, anche se questo inizialmente non lo sa, rivelare l’informazione (sulla sua gravidanza) che porterà alla decisione di ucciderla: in questo modo, tradendo chi gli ha concesso fiducia e provocandone la morte (ingiusta), la società considererebbe il suo debito pagato, il suo reato espiato: Jorah tornerebbe ad avere un minimo di onore, ad essere degno di essere riammesso in quella società stessa, tradendo e preparando il terreno all’assassinio di un’innocente. Bel paradosso, almeno per la nostra mentalità, non vi pare? Ma evidentemente questo è ciò che accade quando il concetto di “giustizia” non è collegato a quello di morale, ma è meramente opportunistico, funzionale agli interessi dei governanti anziché ad un senso di giustizia a prescindere. Invece, in un certo senso, quando improvvisamente ritrova la propria coscienza –perché questo il suo amore per Dany lo fa accadere, almeno in questo non è malato e distruttivo: gli restituisce una coscienza, da tanto, troppo tempo assopita, dimenticata o messa a tacere - Jorah fa proprio l’opposto: ritrovando il proprio onore, come essere umano e di fronte a se stesso, quando decide di non tradire Danaerys: ossia, nello stesso momento , scelta e gesto in cui lo perde, definitivamente, agli occhi della corte di Approdo del Re e , in genere, della società da cui proviene . Ma compiuti questi passi, relativamente veloci, da quel momento in poi Jorah resterà per sempre fermo. O se si muoverà, sarà per poi tornare al suo punto fisso. Sempre lo stesso. Sempre con quello stesso nome femminile. La sua evoluzione sembrerà bloccarsi di colpo, incagliandosi nelle sabbie mobili di una donna troppo giovane per lui e che non riesce, proprio non riesce a vederlo come uomo e compagno. Immobile nella sua cieca devozione per lei, eternamente in stand-by nel suo amore destinato a non trovare mai sbocco, non venire mai corrisposto; nel desiderio eternamente frustrato e con il sovrappiù di doverla vedere più o meno felice accanto ad altri uomini . Diventando, per molti, il personaggio-macchietta, lo zerbino messo lì come character riempitivo o di contorno; il poveraccio grottesco e quasi esasperante non solo per i continui friendzonamenti ma anche per quella evoluzione mancata, inesistente, assente. Eppure –l’ho capito in ritardo, ma finalmente l’ho capito- è proprio questo, il senso e la condanna di questo personaggio: la sua tragedia personale consiste proprio in questa sua mancanza, incapacità totale di evoluzione. Nel non riuscire a voltare le spalle a qualcosa che non potrà mai ottenere e gli causa e causerà solo sofferenza, per proseguire il proprio cammino e proseguirlo da uomo libero; nel non saper andare oltre questa fase in cui la vita lo ha condotto, non sapersi strappare di dosso una situazione malata, senza sbocco e totalmente autodistruttiva. Peccato che -mi verrebbe da dire, facendo del facile sarcasmo- questa diventi anche una condanna per lo spettatore, posto di fronte ad un personaggio la cui incapacità di evolvere sfocia sempre più, esteriormente e di fatto, nella monotonia. Così, abbiamo quella serie di comportamenti che, a una prima lettura –ma anche ad una seconda ed una terza, temo- appaiono, e ancor di più in un uomo ampiamente adulto, più che altro grotteschi, quando in realtà sono dolorosi; goffi e di un autolesionismo al limite del ridicolo, mentre sono pregni – in ogni momento, in ogni gesto, in ogni singolo respiro- di un profondo tormento di quelli che non ti mollano un istante, autentico e senza scampo; senza nemmeno la misera speranza di trovare uno sfogo, di venire alla luce. Viene cacciato, e ritorna; gli viene ordinato di guarire, e guarisce (sulla verosimiglianza della cosa e sulla coerenza verso quanto ci è sempre stato raccontato sul Morbo Grigio, sorvoliamo, che è meglio); dopodichè cosa fa? Ciò per cui è guarito: ritorna ancora. E ogni volta solo per vedere l’oggetto del suo amore, desiderio ed ossessione preferirgli un altro; con cui lui, per motivi vari, non può neanche lontanamente competere: il maestoso Drogo; quel fantoccio forse neanche realmente amato, ma toyboy a quanto pare efficiente e di provata esperienza, di Daario; infine l’affascinante e ombroso (nonchè inesorabilmente giovane) Jon, con il quale la competizione diventa più senza speranza ed impietosa che mai. Ma il dolore dietro tutto questo non raggiunge lo spettatore, o almeno, la maggioranza degli spettatori. Perchè si è andati troppo in là, calcando sul pedale dei continui friendzonamenti e delle sue troppe sfortune... o perchè Jorah, il povero Jorah, è qualcosa di troppo profondo e troppo interiore -nei risvolti ossessivo-patologici che forse ha, nell'ostinata disperazione e totale disistima con cui forse, in qualche parte di sè, sì è convinto senza possibilità di appello di non meritare amore- per essere trattato in una serie tv, e tantomeno trascinato per sette stagioni. E non lo aiuta nemmeno la trovata del morbo grigio, probabilmente messa lì (attingendo all'episodio di Connington) giusto per fargli fare qualcosa di un po' diverso del solito incassare friendzonature e toglierlo dallo stand-by per una o due stagioni, e magari cercare a tutti i costi di far percepire allo spettatore una dimensione di dolore in quello che, suo malgrado e pur soffrendo continuamente, rischia sempre più di diventare il Fantozzi di Got: non lo aiuta, perchè viene condita di tante palesi inverosimiglianze, che finisce col sottrarre ancora serietà e credibilità, se non al Jorah-uomo, al Jorah-personaggio. Ma questa parte me la tengo per il prossimo post, se no casomai qualcuo sia riuscito ad arrivare fin qui nella lettura, lo faccio addormentare sul posto.
  6. Stella di Valyria

    GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

    Allora. Nonostante per me non sia proprio il momento per scrivere (per motivi personali molto amari), dato che questo post era quasi pronto da stamattina e che l'ultima cosa che mi sento di fare, in questo momento, è andare a dormire, lo pubblico lo stesso. Precisando che la parte sarcastica è stata scritta, appunto, prima che ricevessi una certa notizia. Per motivi di resistenza, vostra e mia, dato che è molto lungo, lo suddividerò in più parti. Non so se riuscirò a tagliarlo secondo una logica precisa o no, abbiate pazienza, non sono esattamente nello stato d'animo per queste cose. Ma cominciamo. E allora: SER JORAH 1: IL TORMENTO E LA MACCHIETTA Ecco, Jorah è un personaggio che mi ha sempre lasciata perplessa. Perchè è un personaggio che dovrei amare (per motivi che vi dirò dopo), ma invece non mi raggiunge, non riesce ad arrivarmi. Mai. E perchè un personaggio del genere -e questo vale un po' per tutti, non solo per me- non solo in Got, ma persino nei libri (anche se la cosa è molto maggiore in Got) è forse, tra tutti, il più a rischio di grottesco. La vicenda di un character simile, il suo amore incrollabile ed ossessivo per una donna irraggiugibile rischiano di sfociare nell'eccessivo, nel non credibile, nell'involontariamente quasi ridicolo, in bilico come sono su un filo sottilissimo con sotto da una parte il monocorde e dall’altra l’involontariamente patetico. E, a meno di essere degli equilibristi infallibili per sette lunghe stagioni, il rischio è quello di cadere dall'una o dall'altra parte -o un po' da entrambe- e di produrre, alla fine, un risultato paradossale, dove quella che doveva essere una tragedia umana interiore, basata sull'incapacità di dominare una parte del proprio essere, a costo di strapparsi da dentro un pezzo di se' pur di affrancarsi da un sentimento e una pulsione che sono diventati un'ossessione, sfocia invece in una figura emozionalmente neutra, per lo spettatore, e anzi quasi macchiettistica per quanto è goffa, ripetitiva e in passiva accettazione di qualsiasi maltrattamento psicologico. Perchè le passioni malate, o anche solo -ma forse, alla fine, sono la stessa cosa- gli amori non corrisposti in cui si sprofonda, si sceglie di sprofondare come fossero sabbie mobili invece di fuggire a gambe levate ai primi segnali, finchè si è ancora in tempo, esistono eccome e sono esperienze abbastanza pesanti da rovinare un bel pezzo di vita (non chiedetemi perchè... ma lo so bene. Molto, molto bene). Ma nel raccontarli, nel renderli su uno schermo più ancora che in un libro, la ripetitività dei comportamenti esteriori, il grottesco e l’involontario effetto quasi comico sono sempre in agguato. E può succedere, allo spettatore, di cogliere solo questi. Come è successo a me, per moltissimo tempo. Forse proprio fino a pochi giorni fa, quando il pensiero di trovare qualcosa da scrivere quando fosse arrivato il turno di questo character mi ha costretta a fermarmi e dedicargli l'attenzione che non ha mai suscitato, in me, in sette stagioni e cinque libri. Così, mi sono imposta di riflettere, a freddo e più con la mente che con il cuore. E qualcosa, finalmente, ho colto, nel povero, bistrattato Ser Jorah. Ma già il fatto che un personaggio si debba leggere con la mente, perché non ti è arrivato al cuore, anche se poi con la mente finalmente arrivi a capirlo (ma non ad amarlo), è comunque un segno di qualcosa che non va. Qualcosa che, in quel personaggio, non ha funzionato. E dire che, teoricamente, sarei dovuta essere una delle persone più portate a ritrovarmi in questo character, dato che (precisando che io non sono mai arrivata a questi livelli patologici: prima o poi aprivo gli occhi e rinsavivo, anche se sempre troppo tardi, dopo aver buttato via un discreto pezzetto di vita e, ne frattempo, di occasioni neanche prese in considerazione) non ho problemi a scriverlo in un post che intanto è anonimo: la sua situazione è qualcosa in cui mi sono andata a ficcare molte volte nella vita, quasi un copione per cui ho una coercizione a ripetere. E quindi, da un lato dovrei proprio capirlo, Ser Jorah. Comprenderne la sofferenza e l’incapacità di staccarsene, di strappar via se stesso dalla situazione che provoca questa sofferenza; e dall’altro mi sono fatta, avendo avuto modo di rifletterci molto, almeno qualche idea del perché una persona agli occhi degli altri “normale” si possa intrappolare da sola in una situazione del genere, che da un certo momento in poi, somiglia molto di più ad una ostinata, voluta ricerca di dolore ed annullamento della propria dignità che all'innamoramento o all'amore. Eppure, nel caso di Jorah, tutto è talmente estremizzato che persino io (il che, ripeto, è tutto dire, sob) non sono riuscita ad empatizzare con lui. E allora, vorrei provare a sviluppare la mia riflessione su questi due filoni: perché ci si può ridurre così, a corteggiare, più che una persona, la propria sofferenza (per il poco che posso dire, perché tra l’altro Jorah è un uomo, e quindi molte spiegazioni che valgono per me non sono applicabili a lui, che inoltre spinge il tutto ad un livello veramente patologico) e perché , pur vivendo uno stato di dolore che, vi garantisco, è autentico, Jorah non riesca quasi a comunicarlo allo spettatore, a trasmetterglielo. Risultando -nonostante la più che dignitosa bravura dell'incolpevole attore- una figura più patetica e buffa che tragica. Anche se poi i due discorsi si intrecceranno, per ora parto dal secondo: perché il personaggio di Jorah per molti spettatori non funziona? Ovvio che non sono in grado di dare “la” risposta, ma solo delle soggettive e discutibilissime opinioni; però ci provo. A prima vista, intanto, c’è un motivo superficialissimo, ma non trascurabile a livello di impatto: il fatto che, diversamente dai libri (in cui è un uomo che definire "poco avvenente" è un eufemismo: in realtà dev’essere proprio di una bruttezza rara, ad aggravare ancora il già pesante handicap dell’enorme differenza di età), il Jorah di Got, dove i personaggi più brutti (Tyrion e Brienne, per citarne altri) sono quasi sempre resi più "smussati" ed accettabili esteticamente e televisivamente, è di aspetto tutt’altro che sgradevole. Anzi, almeno per i miei gusti, con una bella spolverata sarebbe uno dei più affascinanti attori della serie, benché stagionatello. E allora, sorge l’obiezione classica, la più facile ed immediata; quella che tra l'altro nella real life ti fanno gli amici quando ti vedono che annaspi ostinatamente in una di quelle situazioni: perché un uomo così si deve umiliare, prostrarsi, soffrire, quando potrebbe avere cento altre donne, se solo non si fissasse su una irraggiungibile? Ma in certi casi l’innamoramento non corrisposto non è razionale. Soprattutto, spesso non nasce da un’obiettiva, realistica stima delle proprie chance quanto da un problema di autostima, di mancanza di amor proprio. Dall’idea di valere troppo poco per meritare la considerazione e l’amore di cui gli altri, tutti gli altri, invece, sono degni. O da un inconscio desiderio di sofferenza come autopunizione, espiazione per un senso di colpa. In ogni caso, a decidere il gioco, in questi casi, a volte non è soltanto quanto ami l’altra persona, ma soprattutto quanto poco tu ami te stesso. E di sensi di colpa o di errori, nel suo passato, Jorah ne ha da vendere. O meglio: ne ha solo due: ma che hanno spalancato un ventaglio di conseguenze molto più ampio dei fatti in se'. Per il suo comportamento da schavista è’ stato accusato ufficialmente di fronte al Potere ed alla società a cui apparteneva, rinnegato dal padre, condannato all’esilio in una terra lontana e diversissima dal mondo in cui è nato. Dove, in un primo tempo, tanto per peggiorare le cose (la sfortuna di quest'uomo non ha limiti, lo si vede già qui) il suo compito è stato quello di tradire proprio Danaerys, la donna a cui poi sarebbe stato così ossessivamente, quasi patologicamente devoto. Quindi Jorah sa, sente di avere molte colpe da espiare: verso la società da cui proviene; verso la propria famiglia, che ha amareggiato, deluso e disonorato (la figura parterna, in particolare, dal quale è stato pressoché rinnegato, tant’è che Lungo Artiglio verrà consegnata a Jon). E, come se non bastasse, proprio verso la stessa donna che ora è la sua luce e ragione di vita, il suo amore, desiderio ed ossessione. E, per alcuni tipi di personalità, questo -il senso di colpa con cui non si riesce a venire a patti, la totale disistima di sè- è l’inizio della fine. I sensi di colpa lavorano su di te finchè ti convinci che quello, il supplicare, il guardare dal basso l'eventuale felicità altrui, sia il tuo posto. Che non meriti amore ma solo questo: soffrire stando a guardare la persona che ami felice con un altro, metterle in mano il coltello dalla parte del manico, offrirle la tua ferita e chiederle “conficcacelo dentro, e che faccia ben male”. Ciò non toglie che la scelta di un attore francamente, apertamente brutto, di aspetto sgradevole come book-Jorah, avrebbe reso la situazione sicuramente più banale, ma anche di comprensione molto più immediata. E questa è stata persino la scelta di Martin, non a caso: sottolineare l'essere irrimediabilmente, inesorabilmente fuori luogo e "fuori partita" di Ser Jorah, non solo per l'età ma anche, e forse soprattutto, per l'aspetto fisico. Creando una situazione forse persino da clichè, stile La Bella e la Bestia (o il film Fur, se volete, che in fondo racconta la stessa storia); ma un clichè rivisto e corretto tirandolo fuori a forza dalla fiaba e inserendolo nel mondo reale, o in un mondo simil-reale: dove la Bella non si innamora della Bestia: ne riconosce la bellezza interiore (il che non è neanche così scontato, tra l'altro: è già tanto) e ... ne diventa amica. Mentre la Bestia se ne rimane lì, col cuore inesorabilmente infranto, a doversi accontentare di quel misero surrogato che non è amore, ne è lontanissimo e lo sarà per sempre.
  7. Stella di Valyria

    Caro diario

    Addio, Fabrizio No, non state a chiedervi se è un cantante, o una persona importante. E' stato -quanto è terribile, usare il verbo al passato- un compagno d'asilo, poi di superiori per un anno, poi uno degli amici dei sabati sera e delle uscite dei 20-26 anni, l'unico periodo della mia vita veramente bello, lieve, pieno di ottimismo. Poi ci siamo persi di vista per ritrovarci ancora, anni dopo, occasionalmente, come colleghi; anche se lui era, principalmente, un musicista. Aveva un viso ancora da ragazzo, solo con i capelli un po' brizzolati ma per il resto era lo stesso di una volta, di quando la vita sembrava bella e facile. E lo stesso sorriso luminoso, dolce, da amico. Aveva la mia età. E da oggi non c'è più, per una maledetta malattia. E io mi chiedo quanto ci facciamo male da soli, per niente, e in quante sciocchezze sto buttando via la mia, di vita. E niente. Addio, Fabrizio.
  8. Stella di Valyria

    Anime Challenge

    Non so un tubo di anime e qui dentro sono un'intrusa (scusate ), ma Miyazaki e Studio Gibli sono un mito persino per me, che non sono addentro al settore e che, anzi, per anni ho avuto un pregiudizio totale verso gli anime giapponesi (superato, appunto, grazie a questo genio) Insegno (studenti dai 14 ai 18 anni) e, se mai negli ultimi giorni di scuola avanzassi due ore libere -cosa che, con la mia materia, non succede mai, le userei per far vedere ad una classe di quelle "di grandi" (magari una quinta, e non per perdere tempo ma esattamente l'opposto, come saluto e piccolo dono di commiato e perchè nella vita non esiste solo la matematica, accidenti), Il Castello Errante. Sono sicura che regalerei a chi non lo conosce ancora -e ha sensibilità, occhi e cuore- qualcosa di speciale e meraviglioso. E' da anni che ho questo grande desiderio... ma niente: gli ultimi giorni li passo invariabilmente interrogando a tutto andare, anche fuori ora, quelli che vogliono cercare di recuperare. Eppure un anno ci riuscirò, prima o poi: ci voglio riuscire!
  9. Stella di Valyria

    GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

    Solo a scanso di malintesi: io avevo introdotto il confronto tra le tre figure (Davos, Varys e Baelish) proprio per sottolinare l'enorme abisso che separa Davos dagli altri due. Perchè, pur essendo tutti quanti arrivati, da una posizione di partenza relativamente bassa, ad affiancare un re, Davos è l'unico che lo ha fatto seguendo una via retta, limpida e pura. Il che, tra l'altro, apre un piccolo spiraglio di luce nel mondo livido e pessimistico di Asoiaf e Got: dicendoci che persino lì, qualche volta, si può arrivare in alto anche senza strumenti come l'inganno, l'intrigo, la crudeltà, l'ambizione spietata e la mancanza di morale. Davos penso sia, in questo, un caso più unico che raro . E deve moltissimo all'aver incontrato sulla sua strada un altro personaggio che della rettitudine spinta all'estremo ha fatto la propria bandiera, Stannis: perchè nessun altro sarebbe stato in grado di vedere separatamente, in Davos, il bene dal male, il bianco dal nero, se vogliamo tornare alla metafora dei colori, e compiere il gesto -la punizione ed il premio che non si elidono a vicenda ma vengono conferiti entrambi, indipendentemente- che permette loro di scindersi: chiunque altro, avrebbe visto soltanto un grigio più o meno chiaro. Davos è un caso più unico che raro, nel cupissimo ed impazzito mondo di Asoiaf, dicevo, e deve moltissimo anche ad un incontro "fortunato" con quella che era, probabilmente, l'unica figura in grado di capirne la vera natura e valorizzarla. Ma intanto esiste: ed è già tantissimo.
  10. Stella di Valyria

    THE WINDS OF WINTER: news e speculazioni

    Vero. Sono entrambi Targ; ma in effetti
  11. Stella di Valyria

    THE WINDS OF WINTER: news e speculazioni

    Oibò. Penso anch'io che non sia casuale (sperando che no sia solo perchè a D&D non veniva in mente nessun nome Targ, e allora hanno preso quello ) , ma non saprei per quale motivo. E' come se avessero unito due archi narrativi... ma che nei libri dovrebbero proseguire separati fino a dove? Boh?
  12. Stella di Valyria

    The Royals

    Be', come fiaba non so, ma come film d'animazione a me con i Minions gialli sarebbe piaciuto un sacco E sarebbero già meno improbabili che il fatto che costoro si ritrovino mai ad essere poveri . No, davvero insisto perchè mi è sembrato surreale: vedere questi due, lui rampollo di una delle famiglie più ricche del mondo, lei ormai entrata nel clan, che guardandosi con occhi a cuoricino (lui, proprio, tantissimo; lei molto più controllata), in mezzo ad un parterre in cui il vestitino di una delle bambine reggistrascico probabilmente costava quello che io guadagno in qualche mese, si dicono teneramente "e prometto che ti vorrò bene anche se saremo poveri"... insomma, per me è stato proprio umorismo involontario.
  13. Stella di Valyria

    THE WINDS OF WINTER: news e speculazioni

    Già solo il forse-fake Aemon... Nella serie hanno SPOILER GOT
  14. Stella di Valyria

    The Royals

    Mi ha colpito la parte della promessa, con la sposa che ha recitato la formula "Ti prendo in sposo ecc. , in ricchezza ed in povertà'". No, voglio dire: sentir parlare di povertà da una che entra nella Famiglia Reale Britannica (la regina Elisabetta è la donna più ricca del mondo, o almeno lo era pochi anni fa), per i tanti tapini che guadagnano 1400 euro al mese, sapeva un po' di presa per i fondelli, eh. Ma giusto un po'. Tanto valeva farle dire "Ti prometto amore e fedeltà anche in caso di attacco alieno, improvvisa pioggia di mucche dal cielo od invasione di migliaia di piccoli Minions gialli": forse sarebbero state eventualità più verosimili
  15. Stella di Valyria

    GoT - Percorsi evolutivi e mete finali.

    Ho spesso pensato che chi comanda un esercito, in tempi come quelli di Asoiaf e Got, sia quasi sempre desitinato ad essere, dentro di sè, immensamente, completamente solo. Circondato da subalterni, sicuramente; da adulatori o parassiti, a volte; molto spesso da consiglieri; ma di fatto il solo a cui spetta l'onere enorme e pesantissimo della scelta finale, dell'ordine decisivo. Il solo che, alla fine, deve orsare, assumere sulle proprie spalle tutta la responsabilità del gesto che può costare migliaia di vite, fare vincere o perdere una battaglia, segnare la differenza tra una vittoria -che indolore e senza vittime, comunque, non lo sarà mai e sarà comunque un massacro, se non dei propri uomini, di quelli della parte opposta- e il disastro più totale. E persino Davos, anche come consigliere, non potrà togliere questo peso dalle spalle di Jon; per il semplicissimo motivo che... lui non è Jon. E che ci sono pesi, anche nella vita reale, che ognuno di noi deve portare da solo. Per i quali nessun altro, per quanto ben intenzionato, pieno di buona volontà, d'amore magari, può dire "Dai, appoggiati a me: ti aiuto, lo portiamo un po' insieme". Il peso sulle spalle di Jon -il peso della responsabilità, della solitudine del comando- è uno di quelli. Ma come sarebbe bello se Davos, con l'umanità e l'istintivo senso protettivo, quasi paterno che possiede, oltre alla saggezza ed all'equilibrio, potesse almeno essere per lui una specie di amico. Non solo un consigliere sul piano tecnico, ma un essere umano vicino ad un altro essere umano. Per fargli sentire che sì, le sue battaglie le può e deve combattere soltanto lui, Jon; ma che, almeno, qualcuno lo capisce e, in qualche modo, gli vuole bene. Che non è del tutto solo. Da un lato non ci conto troppo, perchè la solitudine è da sempre una delle condanne, dei marchi che la vita sembra aver inciso a fuoco nella carne di Jon, e che man mano che il tempo passa diventa più netto e profondo. Quanto sarebbe bello, però.
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