Stella di Valyria

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About Stella di Valyria

  1. Però mi sembra impossibile che Martin voglia passare alla storia, anzichè come l'autore di una saga poderosa, di una complessità insuperabile, che probabilmente resterà unica nel suo genere, come l'artefice della più clamorosa opera incompiuta della storia dell'editoria. A meno che abbia molto senso pratico e pensi soltanto al qui e adesso, io vivo ricco e contento senza stancarmi troppo e al diavolo la fama futura e i posteri. Ma insomma: ci sono autori che venderebbero l'anima al diavolo per una fama imperitura e cose del genere, e lui butta via tutto così? Io voglio ancora sperare che sia tutto pronto (o quasi), ma si ritardi l'uscita per un accordo con HBO (il che ci starebbe tutto: una serie tv la segui soprattutto per la trama. Se questa fosse spoilerata alla grande dai libri, molti spettatori, spaendo già "come va a finire", abbandonerebbero. mentre anche il lettore ci resterebbe male per un megaspoiler; ma se ti sei sorbito migliaia di pagine di ASOIAF evidentemente ami davvero quel mondo, non è un'infatuazione passeggera e non lo hai fatto solo per "sapere chi, alla fine, vince". E poi, nei libri c'è molto di più che nella serie; quindi i libri avrebbero comunque ancora molto interesse, anche se si sapesse già la conclusione di qualche arco narrativo. Almeno, queste sono le cose che continuo a dirmi nella mia testa, perchè voglio crederci)
  2. Ho letto, per ora, solo alcuni post del thread, e già sono piena di ammirazione per ciò che avete scritto e per come lo avete scritto. Wow! Non proverò neanche a mantenermi a quel livello Lancio solo un'osservazione minima: curiosa la tecnica narrativa che Martin usa, con questo personaggio. Tutti o quasi tutti i caratteri principali di Asoiaf evolvono, ma alcuni hanno addirittura due fasi ben distinte (seppur raccordate con continuità ed in modo perfettamente credibile): Jamie, Sansa, si presume (da quanto stiamo vedendo nella serie TV) il Mastino. In tutti questi casi, entrambe le fasi sono sviscerate, raccontate con dovizia di particolari. Anche nel percorso di Tywin, si intuisce, devono essere esistite due fasi: ma il Tywin-1 , quello innamorato di Joanna, quindi capace di provare sentimenti, profondamente umano, probabilmente anche vulnerabile, è presentato con un accenno di poche righe, è lo sguardo di un attimo attraverso una porta che per un attimo si socchiude lasciando intravedere uno spiraglio di ciò che c'è al di là e poi viene subito richiusa. Tu, lettore, ti aspetti che verrà riaperta in seguito, secondo una costruzione narrativa che Martin usa molto (non so come si chiami, ma nei libri scolastici di matematica un metodo sostanzialmente simile, anni fa, si chiamava "a spirale"). E invece no: almeno per adesso, la porta è rimasta serrata. Non so se Martin intenda riaprirla in seguito, ma ormai penserei di no. E la cosa curiosa, dicevo, è che questa scelta ha un'efficacia enorme. Porta il lettore a porsi delle domande senza risposta, ma la cosa strana è che questo senso di curiosità insoddisfatta, di racconto incompiuto, di parte in ombra, in qualche modo non impoverisce il personaggio, non lo rende incompleto, ma ne aumenta la complessità, il fascino e la tensione narrativa.
  3. Ah, perfetto. (Già: nel libro, nell'episodio di Pete, addirittura lui è innamorato di una ragazza che lavora in una locanda). Però, allora mi chiedo perchè Sam volesse a tutti i costi lasciare Gilly da suo padre: sono innamorati, legatissimi, hanno attraversato un sacco di difficoltà insieme; in più c'era questa soluzione molto semplice, lui alla Cittadella -a quanto pare con la possibilità di uscirne ogni tanto- e lei nei dintorni... Ci risiamo: allora l'intero episodio di Sam e Gilly nel castello mi sembra l'ennesima forzatura solo per far sì che lui possa rubare Veleno del Cuore. (E non mi dicano che Sam lo fa perchè il Piccolo Sam possa avere un'educazione: sappiamo come è stato educato il Sam adulto, tra umiliazioni, liti e pianti!)
  4. Cancellate pure questo commento se è sciocco e OT, ma sto ridendo da sola all'idea! In realtà le tre navi principali di Euron si chiamano Navoppla, Barcuppla e Flottippla. I guerrieri di Euron entreranno nella storia di Westeros perchè saranno i primi a combattere a colpi di brugola. Perchè se ce n'era una in ogni scatolone, ne avranno migliaia
  5. Non l'ho ancora vista, ma mi attacco a questa osservazione per fare un inciso: ma quanto è inverosimile che Sam. già disprezzato dal padre, sia fuggito dal suo castello rubandogli la spada? Sappiamo bene che emorme significato abbia una spada, per un cavaliere; in più, oltre all'oltraggio in sè, è una preziosissima spada di acciaio di Valyria! Nel mondo reale, un uomo così duro (e, nei libri, feroce) sguinzaglierebbe mezzo esercito sulle tracce del fuggitivo. E non sarebbe difficile inseguire e rintracciare un uomo grasso e goffo che scappa in carrozza con una donna e un bambino! Ed ora della spada non si parla neanche più. Come se fosse stata una bravata minore... Sam ha rubato una delle spade più leggendarie dei Sette Regni per prepararsi al meglio alla sua carriera di svuotatore di pitali. Mah! Ho l'impressione che D&D debbano far convergere alla Barriera, prima o poi, tutte le spade di Valyria rimaste, e per Veleno del Cuore non abbiano trovato di meglio che questo escamotage veloce quanto inverosimile, e ora abbiano accantonato il discorso, ma poi potranno tirarla fuori al momento giusto. Seconda cosa: evidentemente sono io che non ho capito, ma qualcuno mi spiega che ci fa Gilly a Vecchia Città? Nella scorsa serie Sam le aveva detto chiaramente che le donne non vi erano ammesse (è per questo che aveva cercato di "parcheggiarla" dal suo simpatico paparino, così ospitale ed alla mano ). E ora ce li troviamo che convivono; o almeno, questo è ciò che è sembrato a me. O forse è solo una parte di Vecchia Città che è vietata alle donne, e Sam "lavora" lì ma risiede al di fuori, come una qualsiasi famiglia di fatto con padre studente-lavoratore che torna a casa la sera per cena e madre che studia privatamente per prendere il diploma di ragioneria alle serali? ?
  6. Butto lì un'idea decisamente scemotta (non come gli ultimi post qui sopra, che ho appena letto trovandoli bellissimi e profondi). Avete presente il luogo comune (sbagliato, dicono, ma va be', questo è un altro discorso) secondo cui i gatti si affezionano alle persone, i gatti alla casa? Be', Sansa mi sembra un gatto: sta alzando la testa, ma sembra più legata a Grande Inverno come luogo-simbolo che alle persone. Arya, pur essendosi formata anche lei in un percorso di totale solitudine interiore, è più un cane: è legata all'idea degli Stark, alla casata, alle persone che quel nome ha rappresentato. E anche: non è che Sansa sia più materialista, più gretta. E' che lei ormai piange un drappello di morti. E' come se dicesse "Il grosso degli Stark sono stati sterminati barbaramente, e non torneranno mai più. Riprendiamoci questo luogo che li rappresenta, almeno". Per Arya, invece, la vendetta è quasi un modo per tenerli in vita. Non vorrei prendere una cantonata, ma penso che, anche nella vita reale, sia uno dei modi (o delle fasi) per reagire ad un lutto: prendere iniziative legate alla persona che si è perso -raccolte di fondi, sensibilizzazione su qualche tipo di situazione o malattia, concerti, borse di studio- perchè, così facendo, si ha la sensazione che il capitolo non sia del tutto chiuso, che si possa ancora fare qualcosa per quella persona. Ma è solo una sensazione "a pelle", non il frutto di un ragionamento. Ve la butto qui come spunto; ma magari è una grande cantonata
  7. Già! Sia nel libro che nella serie, dopo aver scoperto cosa significano paura, sconfitta, sofferenza ed umiliazione e ritrovandosi anche menomato fisicamente, Jamie perde -per forza- una serie di tratti che erano stati le caratteristiche salienti del Jamie - prima maniera: essere lo spadaccino migliore dei sette regni e il cavaliere superbello e superforte, con l'arroganza, la durezza e la crudeltà che gli derivano da una vita vissuta solo dalla parte dei vincenti. Ma nei libri queste sue caratteristiche, quando vengono meno, vengono man mano sostituite da altre. Che per certi versi sono ancora incerte: il suo senso morale è ancora in fieri, lui stesso è ancora come sospeso tra due mondi. Appartiene ancora a quello dei Lannister, perchè è un "guscio" protettivo comodo e sicuro, ma nello stesso tempo comincia a sentirsi distaccato da esso, ad essere in grado di vederlo e valutarlo dal di fuori. Diversamente dal Mastino, o meglio, come il Mastino in Asoiaf, ha ancora molta strada da fare; ma il suo cammino è già cominciato. E questo è tanto, tantissimo. C'è un detto orientale che afferma, piò o meno, "il passo che ti porta oltre la soglia è la parte più difficile del viaggio". Ecco, penso che valga anche (o soprattutto) per i "viaggi" metaforici, interiori. Lui questo passo l'ha fatto. Si è risvegliato dalla dipendenza psicologica, morbosa, da Cersei; ha iniziato a ragionare con la propria testa e, timidamente, a coltivare dentro di sè i primi semi di una incerta, cauta umanità Nella serie TV, invece, questo non succede. Ha perso le peculiarità salienti del Jamie-1, e con cosa le ha sostituite? Con il nulla. Non ne ha sviluppate altre al posto. Non si è evoluto: si è svuotato. Ormai è l'anello di congiunzione tra l'uomo e un budino: molle, indefinito e privo di forma propria. L'uomo-Elah, ecco. Poi, può darsi che la grande svolta avverrà, tutta insieme, nell'ultima stagione. Perlomeno, se l'interpretazione che tutti diamo della profezia di Maggie è giusta (per inciso: io mi chiedo se il Valonquar non potrebbe essere Jon. Perchè, se è figlio di Rahegar, sarebbe anche il minore. E l'appellativo in valyriano ci starebbe pure, trattandosi di un Targaryen, no? Ma sto andando clamorosamente OT, scusate). Però, ci saremo persi tutto il suo cammino interiore. E, dopo anni in cui lo abbiamo visto catatonico e senza reazioni, ci verrà semplicemente da dire "Era ora!!" (A dirla tutta, anche la vita del Jamie prima maniera, in realtà, non era tutto svafillii e luci senza ombre: anche lui aveva una punta di sofferenza nascosta, conficcata da qualche parte nel cuore. "Sterminatore di re" (a parte che mi fa sobbalzare ogni volta: "Sterminio" non si riferisce ad una strage di massa? Perchè non "regicida"? Mah!) è ormai un'etichetta che gli è stata appiccicata addosso. Ed è ambigua ed ambivalente: una medaglia che dal lato visibile parla di ammirazione, perchè è uno dei vincitori e la storia e la società ammirano sempre i vincitori, a prescindere; dall'altro porta con sè l'idea, taciuta ma sempre sottointesa, nitida, palpabile, di traditore. Questa sofferenza tenuta sotto controllo, rimandata giù a forza, era un aspetto affascinante del personaggio, che gli dava realismo e spessore. Ma nella serie, dopo il dialogo con Brienne nella vasca, si direbbe che gli sceneggiatori abbiano perso questo filo in mezzo ai mille altri che compongono il complesso arazzo di GoT, e non l'abbiano più ritrovato. Peccato.)
  8. Scusate, mi viene in mente solo ora: 4) L'atteggiamento del Maestro della Cittadella: "Sì, io credo che esistano gli Estranei. Ma la gente sopravvaluta sempre il pericolo, grida sempre alla fine del mondo; e poi non succede niente. Anche questo momento passerà, come sempre". Mi ha colpito, perchè è' maledettamente realistico. Anche ai giorni nostri. Quante volte sentiamo dire "Effetto serra? Inquinamento? Distruzione delle risorse? Guerre? Il pianeta / l'umanità ne ha superate tante, supererà anche questa". A volte l'eccessivo ottimismo è il pericolo più grande...
  9. Sarò moooolto banale: 1) Il Mastino nuova versione. Le strade dei fratelli Clegane finalmente divergono che più non si può, ognuno ha portato all'estremo le proprie potenzialità: la Montagna è definitivamente trasformato in un bestione senza cervello e senza cuore (intanto, non ce l'aveva neanche prima), Sandor è diventato un essere umano. Sarò sempliciotta inside, ma la scena della sepoltura, resa ancora più triste dal paesaggio ghiacciato, e del povero, tardivo tentativo di rimediare al male commesso tanto tempo prima, quasi in un'altra vita, mi ha commossa. 2) Ovviamente, il giuramento dei ragazzini. E la sensazione che il Nord, che sembrava spazzato via, stia ricucendo insieme i brandelli rimasti. Leccandosi le ferite, mettendo insieme il poco e il non ortodosso che è riuscito a raffazzonare in giro -bruti, ragazzini, temibili eserciti di sessantadue uomini, donne da addestrare in fretta come combattenti- ma finalmente unito. Con una nuova volontà di riscossa, un nuovo capo -nuovo anche nel senso che fino a poco prima non sapeva neanche di poterlo essere- e un nuovo coraggio. Anche se è il coraggio dei disperati e dei folli. Ma, chissà: la vita potrebbe anche premiare i disperati e i folli, per una volta. O almeno, è bello sperarlo. 3) Danaerys che prende possesso di Forte del Drago. E pazienza se è inverosimile: come ha scritto qualcuno (JonSnow? EDIT - mi correggo: Manifredde Scusate, sono nuova e sto cominciando solo ora a conoscervi e faccio ancora fatica a ricordare i nomi), è un momento che vuole parlare alle emozioni, più che al cervello. Una scelta poetica, più che narrativa. E anche quando pronuncia la sua sola parola in questa puntata (finalmente niente tiritera da invasata "Io sono D., nata dalla tempesta, la non bruciata, la bla bla bla bla bla", che ormai quando la sento tirerei una scarpa al televisore. Anche perchè, oltre ad avermi decisamente stufata, mi sa tanto dell'equivalente dotrako del "Lei non sa chi sono io". Sobrietà, una volta tanto. Yuppiii!). A quel "Cominciamo", che aspettavamo da circa sei stagioni, a momenti mi mettevo a fare la ola da sola sul divano.
  10. Ed è curioso come anche Theon, nel suo piccolo, quando ha deciso di fare il grande (e folle) passo di conquistare Grande Inverno, stesse cercando di conquistare la considerazione del padre aprendo nuove vie agli Uomini di Ferro... Per dirla con il linguaggio di oggi, è come se le nuove generazioni dei Greijoi (scusate, non ricordo la grafia) avvertissero chiaramente la necessità di un rinnovamento, di una svolta; o il bisogno di non restare intrappolati nei confini che per secoli sono stati accettati dai loro antenati. Euron, Theon, Yara; ognuno sente che venti nuovi stanno soffiando, e cerca una sua risposta alla necessità di un cambiamento che li porti ad essere qualcosa di più che dei razziatori senza prospettive.
  11. Mi sa proprio che hai ragione (che bello poter finalmente avere questi scambi di idee su Got e Asoiaf! Sono contentissima di essere entrata in questo forum, anzichè leggerlo soltanto!). Euron ha capito che per diventare qualcosa di più che dei pirati con un (piccolo) territorio proprio non basta essere condottieri, occorre anche essere dei "politici". Tra l'altro, mi rendo conto ora che il suo comportamento verso Cersei non esclude il disprezzo per la donna ed il maschilismo tipico degli Uomini di Ferro: probabilmente sta pensando "Questa è solo una donna, me la rigiro come voglio con il mio fascino di maschio forte, due sguardi lascivi e qualche promessa". Se la leggiamo così, la sua tattica con Cersei è la versione aggiornata ai tempi dello stupro e della sottomissione con la forza.
  12. Osservazione molto intrigante. E questa impostazione, penso, rientra nei canoni del fantasy classico; quindi è più "digeribile" per un grande pubblico. Mentre una delle più forti caratteristiche di Martin è quella di distaccarsi completamente dai clichè del fantasy. Tra le altre caratteristiche del suo modo di costruire storie -oltre alla vulnerabilità dell"eroe" e la possibilità che un personaggio chiave muoia malamente dopo pochi capitoli- ci sono la mancanza di una netta divisione tra bene e male (molti personaggi sono un groviglio di entrambe le caratteristiche, come è nel mondo reale e come siamo, ovviamente in misura molto minore, un po' tutti) e la presenza di alcuni personaggi con un "cuore di tenebra", di una oscurità agghiacciante, seppure umani: per esempio Ramsey (che, per inciso, a me nella resa data dall'attore è piaciuto tantissimo, l'ho davvero trovato sinistro e completamente folle) ed Euron. Certo, pensare che il Male assoluto sia "altro" rispetto a noi è più facile da assimilare, come concetto, per uno spettatore distratto, e soprattutto molto meno disturbante. Ma è anche una grossolana banalizzazione, rispetto al discorso di Martin.
  13. Scusa, Altofuoco, hai ragione. Lo avevi pure scritto... Non so perchè ho pensato all'altro corno. Comunque, se la vicenda ha un senso logico, penso che Euron prometta qualcosa che si deve ancora procurare: se l'avesse già, avrebbe semplicemente potuto darlo subito a Cersei, no? Riguardo all'altra questione -l'inverosimiglianza di Euron cacciatore di dote- concordo con i confratelli. Non sta in piedi... Mi immagino la scena: Euron (al momento dell'acclamazione, arringando gli Uomini Di Ferro): "E faremo scorribande e razzie, come è tradizione degli Uomini Di Ferro!" La folla: "Yeah!" Euron: "Seguiremo l'Antica Via che fu dei nostri padri! E ci saranno donne da sottomettere in ogni terra che conquisteremo, e mogli di sale per tutti!" La folla: "Yeah!!!" Euron: "Saremo di nuovo il terrore dei mari! I popoli delle coste tremeranno al solo sentir nominare gli Uomini DI Ferro!" La folla: "Yeah!!!!!" Euron: "E riuscirò a farmi sposare da una donna ricca e potente!" La folla: "Ye.... EEEHHH??????"
  14. Già, buona domanda! A meno che sia semplicemente perchè ha giurato di vendicarsi di Yara e Theon, e loro sono schierati dalla parte opposta: Euron si associa ai Lannister per avere un aiuto nella sua vendetta. Anche se, addirittura voler sposare Cersei... Oppure, è un tale sbruffone megalomane, in pieno delirio di onnipotenza, che pensa davvero di poter mantenere il Trono di Spade con le sue navi e l'ormai scassatissimo esercito Lannister (e dico "scassatissimo" perchè, dai: un esercito che non era abbastanza forte o abbastanza devoto a Cersei da opporsi ai Passeri.... Insomma!) In quanto a "the gift": come ho già scritto altrove, spero non sia un drago. Perchè mi sa tanto che, in quel caso, inserirebbero su Euron la fine di Quentyn. - Yara? Strano dono: è vero che è una nemica; però sarebbe più che altro un dono per Euron stesso. Cioè, come fare una cosa a cui tieni TU, spacciandola per un favore ad un'altra persona. Idea debolina, per i mei gusti. - Il corno di Joranum? A parte il fatto che non so neanche se nella serie TV se n'è parlato, appartiene ad un mondo troppo lontano. Euron non saprebbe come arrivarci e Cersei, a cui di Barriera ed Estranei non potrebbe interessare di meno, direbbe "Embè?". A quel punto, se le regalasse un frullatore preso in offerta al Trony di Kingslanding farebbe una figura migliore - Tyrion: è l'idea più affascinante. Ma tra Euron e Tyrion ci sono Yara e le sue navi, gli Immacolati e qualche migliaio di DOotraki. A meno di catturarlo con un tranello -che non riesco ad immaginare- mi sembra proprio impossibile. (Tra l'altro, impossibile per impossibile, se proprio potesse catturare qualcuno del Danaerys Magic Team, preferirei Varys: in fondo, ha tradito i Lannister. E' un personaggio che sembra passare indenne attraverso qualsiasi situazione, immune dal pericolo; come se avesse un lasciapassare per aggirarsi atraverso i mille intrichi di Westeros senza che... scusate, stavo per scrivere "senza che nessuno gli torca un capello" Mi piacerebbe vederlo in difficoltà, una volta tanto. E questo darebbe un minimo di verosimiglianza al suo personaggio. Ma lo so, è solo un mio sogno) - Qualcosa legato a Sansa, o a Jon? Naaa: avrebbe molto senso, per Cersei; ma sono tropppo lontani ed inaccessibili, non fanno parte del mondo di Euron.
  15. Chapeau a JonSnow (il confratello, non il personaggio di Martin) per la bellissima analisi! Al confronto, le due cosette che scriverò qui saranno di una banalità da far cascare le braccia. - Il Mastino ha veramente compiuto un cammino di evoluzione personale, per trovare se stesso sotto le sovrastrutture che gli erano state imposte /insegnate (la crudeltà, il clichè da malvagio, la cieca obbedienza agli ordini, per quanto ingiusti): deve lavorare di sottrazione, raschiare via uno strato dopo l'altro, per diventare la persona che realmente è. La diserzione dopo la battaglia delle Acque Nere era già, ce ne rendiamo conto solo ora, il primo passo di questo cammino. Il coronamento, il momento più intenso e di svolta, è stata la sua quasi-morte. Rileggendola con il senno di poi, non vedo solo come uno dei tanti espedienti narrativiper fare poi il colpo di scena facendotelo ritrovare vivo e vegeto: è molto di più. E' una purificazione drastica ed estrema, un rinascere anche simbolicamente libero dal te stesso di prima. E il ritorno nella casa dei contadini è quello che una mia amica chiama "un persorso a spirale": tornare in un luogo o situazione in cui ti sei già trovato in passato, ma con una consapevolezza diversa, perchè nel frattempo sei cambiato e cresciuto; e quindi è come se ti trovassi nello stesso luogo, ma un po' più in alto. E' un personaggio affascinante, reso benissimo. Il solo dubbio che ho è quanto sia fedele alle intenzioni di Martin: mi sembra stranamente ottimistico, da parte sua, raccontare una storia di redenzione ed affrancamento; ma se è così, tanto meglio. - il personaggio di Jamie, invece, è stato completamente sacrificato. Prometteva benissimo fino al ritorno ad Approdo nella nuova veste di monco e sconfitto; ma poi è stato buttato a mare. Tanto da farlo girovagare per una stagione in una missione sull'orlo del comico, giusto per tenerlo impegnato. O da farne lo zerbino di Cersei... ma accidenti, allora perchè inserire fedelmente la scenda di lei che, quando fa il gesto di accarezzarla con la mano d'oro, si ritrae con un'espressione di ribrezzo? Se non volevano raccontare la sua presa di coscienza, come gli cada il velo dagli occhi e finalmente si renda conto di chi è, realmente, la donna che idolatrava, perchè inserire questa scena? Così lo hanno reso ancora più patetico e privo di dignità. Un sonnambulo che pare sempre sul punto di svegliarsi -ogni volta che vede o sente qualche follia della sorella, dal rogo del tempio, all'incoronazione, a quel delirante "La nostra dinastia saremo noi"- e invece, dopo un'epressione che ti fa dire "evviva, finalmente sta aprendo gli occhi", ricade nel sonno profondo. Assurdo. Doveva percorrere un cammino di evoluzione, invece da tempo immemorabile fa regolarmente un passo avanti ed uno indietro, con il risultato di trovarsi sempre allo stesso posto. E diventando ogni volta meno credibile.