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Stella di Valyria

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About Stella di Valyria

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  1. Ho scritto spesso che D&D mi parevano procedere per innamoramenti o disamoramenti verso i personaggi (o per gli attori, boh), anzichè trattarli con attenzione e cura equanimi: chiaramente sempre più "innamorati", tra gli altri, di Cersei/Lena, Arya/Maise. Sansa/Sophie. E disamorati, da un certo punto in poi, per esempio, di Tyrion e Varys, nonchè del povero Spettro, fatto vedere tre o quattro volte alla cavolo nell'ultima stagione giusto per far contenti i fan, in situazioni senza senso e con effetti speciali di serie zeta. Ho visto in una foto in rete che in una scena era addirittura un pupazzo. Con l'imbottitura che usciva dalle zampe, perchè intanto nella scena non si vedevano. La tristezza, proprio. La loro perdita di interesse per alcuni personaggi era quasi palpabile. Ma la cosa di cui non riesco a farmi una ragione è che, tra i personaggi di cui si sono disamorati, nell'ultima stagione si direbbe che ci sia stato nientemeno che Jon. Non solo con comportamenti, psicologia e dialoghi di una tristezza infinita, SPOILER ULTIMA PUNTATA OTTAVA STAGIONE Spesso ridotto a comprimario, se non a spalla o a figura di sfondo, come nelle scene che citate. Quando tutto GOT era sembrato delinearsi man mano come un suo percorso verso quella battaglia e quel momento (lui faccia a faccia con il NK). Non so: per tutta l'ottava serie la sua figura -che sarebbe dovuta essere ormai monumentale- mi è apparsa inaspettatamente sbiadita, vaga, evanescente, inconsistente. Ho provato delusione e incredulità (per la scelta narrativa) vedendolo trascorrere quasi tutta la battaglia fatale svolazzando sul Fortunadrago dentro e fuori dalle nuvole, uh che bello (mentre là sotto il suo esercito viene massacrato -almeno, i soldati comuni, non i vip: quelli soprvvivono sempre, anche quando combattono assurdamente senza elmo perchè il pubblico li possa riconoscere- e soprattutto affronta la battaglia più difficile e disperata senza un capo, alla "seguiamo chi urla più forte" perchè dai, alla fine sono le cose improvvvisate quelle che vengono meglio, no?) e, soprattutto, quasi non credevo ai miei occhi quando l'ho visto mancare il faccia a faccia con il NK che aspettavo da anni. (E per quale motivo? Fosse almeno stato ferito e moribondo... e invece no, manco quello: più che altro, in sostanza, lo manca perchè arriva in ritardo. All'appuntamento a cui tutta la sua vita appariva predestinata. Sopravvive al fuoco di drago che SPOILER QUINTA PUNTATA ULTIMA STAGIONE semplicemente riparandosi dietro una roccia -roccia che, a rigore, sarebbe dovuta fondere- e questa trashata da fantasy di bassa lega avviene perchè, dopo, gli sia possibile fare che cosa? Nulla. Boh, ri-boh ed extra-boh. Personaggio sacrificato, buttato via, tradito -narrativamente- perchè Arya possa fare la sua ennesima ninjata, tra l'altro con una scena livello Xena Principessa Guerriera. E fortuna che era "la" scena per eccellenza, quella che abbiamo aspettato per otto anni. Quanto è durata, trenta secondi? E quanto era originale, con la tizia che zompa giù da un albero e colpisce il cattivone alle spalle, e il cattivone che sembrava in grado di annientare l'umanità che dura meno di un gatto in tangenziale? Ancora e sempre, boh.). Avendo letto un leak totale della stagione, mi aspettavo che un parziale riscatto di Jon sarebbe arrivato nell'ultima puntata: e invece niente, nemmeno lì. Il momento forte c'era, ma col percorso con cui ci sono arrivati hanno rovinato tutto. Ripeto: ho avuto proprio la sensazione che, per qualche motivo, D&D per tutta la stagione abbiano buttato via il personaggio di Jon, sino alle conseguenze più estreme. E non potendo credere che tante occasioni siano state perse per errore, mi resta l'ipotesi che non lo amassero più. O perlomeno, lo avessero a cuore molto meno delle loro eroine badassiche per le quali avevano ormai perso la testa, Sansa ed Arya in particolare.
  2. Sperando che non sia già stata postata da altri, una cosa che ho trovato ora su youtube. Sarà anche commericiale e facile (i rockettari duri inorridiranno), ma quanto rende bene l'amore ossessivo tra i due? E quanto è potente la scelta di costruire tutto il testo tornando sempre ad una frase-cardine di Jaime? Metto sotto spoiler, dato che le immagini -per me molto belle, d'effetto e potenti, anche perchè ricordano come erano i due personaggi all'inizio, prima che succedesse loro di tutto (è persino emozionante rivederli così diversi da come sono diventati in seguito) e molte parti del loro percorso, fino al traguardo finale- sono uno ENORME SPOILER DI GOT (DALLA PRIMA PUNTATA DELLA PRIMA STAGIONE A TUTTA LA STAGIONE 8: da guardare solo se avete visto TUTTA LA SERIE, fino all'ultima puntata) E DI ASOIAF: Per tutti gli altri, da vedere a schermo intero
  3. Nessun problema! Comunque, ripeto: chi vuole farsi avanti e riprendere il gioco al mio posto? Forza!
  4. Chapeau a @Silk , di cui approvo ogni parola (scusate, non ho avuto tempo a leggere gli altri interventi, quindi ho letto solo il suo che era all'inizio della pagina. Per lo stesso motivo cercherò di scrivere poco, anche se il tema è davvero bello). Sì, anch'io ho avuto la sensazione che, nonostante la rivelazione dei suoi natali, alla fine Jon diventi e rimanga più che mai l'erede spirituale di Edd, colui che ne raccoglie il filo che i Lannister credevano di aver tranciato di netto: finalmente e più che mai suo figlio, proprio come desiderava struggentemente nei primi capitoli di ASOIAF; e paradossalmente questo avviene nonostante ormai sappia lui stesso di non essere nemmeno suo figlio biologico, altro che figlio illeggittimo. A dimostrazione che essere padre, o essere figlio, è questione di sensibilità, formazione, affinità di spirito, molto più che di mera biologia. Ma pensavo che questa mia sensazione -di vedere in Jon un nuovo Eddard Stark, soltanto ancora più amareggiato, dilaniato e disilluso- fosse irrazionale, che mi arrivasse più dal cuore che dalla mente. Invece con questa discussione mi state facendo capire che ha dei precisi fondamenti razionali e che non sono stata l'unica a dare questa lettura. Jon ha molto della natura di Ned, anche se forse è più passionale ed irruento (vedi comportamento irrazionale e potenzialmente suicida di fronte a Rickon minacciato: ma, anche se scaturisce da motivazioni completamente diverse, possiamo forse vedere in questo errore di ingenua impulsività un corrispettivo dell'errore di ingenuità che Ned compie fidandosi di Ditocorto: entrambi rischiano la vita -Ned la perderà davvero- per una forma di ingenuità, per la poca dimestichezza con menti contorte e corrotte. Coincidenza curiosa ed affascinante, trovo). E toccherà a Jon portare fino all'estremo, vivere sulla propria pelle il contrasto insanabile delle due aspirazioni contrapposte, onore (o dovere, che spesso è una parte dell'onore) ed amore. Portandolo fino all'estremo: perchè Ned ha vissuto nella menzogna -cosa che sicuramente gli è costata moltissimo, conoscendo i suoi valori; e ricordiamo l'espressione attonita di lui, ragazzo, quando, anche se non sentiamo le parole, capiamo Lyanna morente gli fa quella richiesta- con l'onore macchiato, agli occhi degli altri, proprio mentre era più alto e puro che mai; e poi ha scelto di confessare un'infamia non commessa. Sembrava già il massimo che si potesse fare per amore, vero? E invece, a Jon tocca raccogliere questo peso -lui che sin da ragazzo, non a caso, tanto si sentiva affine a Ned, tanto si sentiva legato a lui, in modo quasi ossessivo- e spingersi ancora oltre: "tradire" il suo primo amore, l'amore dei vent'anni, e trovarsi in battaglia contro di lei; e poi addirittura uccidere il secondo, l'insperato amore dell'età adulta, di una fase della vita in cui credeva che quel miracolo e quello spiraglio di luce non fossero più possibili. Ed il finale di Jon, se solo se lo fossero giocati un po' meglio nella preparazione e nelle motivazioni, più ci penso, più mi appare il solo possibile per lui: non capito (ma non da Verme Grigio: dalla sua gente, così sarebbe stato molto più potente), esattamente come Ned è stato, agli occhi del mondo, un tentato regicida confesso, disprezzato e moralmente esecrabile; e nello stesso tempo consapevole, lui per primo, di non poter più vivere in una società così folle e crudele, in un mondo che gli ha chiesto tutto e strappato via tutto. In una società dalle regole complesse e, spesso, malate, in cui non è possibile far convivere amore ed onore. Ed è agrodolce, proprio come Martin aveva annunciato, che ritrovi un nuovo inizio, l'abbraccio di un nuovo branco pronto ad accoglierlo. Un nuovo inizio non cancellerà mai tutto il dolore attraversato, così come un abbraccio conforta ma non fa dimenticare ciò che si è perso: ma lui, ormai, non può più appartenere nemmeno al branco Stark. Troppe complicazioni per un'anima che anela, finalmente, alla semplicità di un'esistenza fatta di valori ed ideali semplici, e quindi realizzabili; troppe scelte e vie diverse tra i singoli fratelli. Curioso come, nel massacro narrativo che hanno fatto di Spettro, il destino di Jon coincida invece con quello, raccontato in una sola scena in una vecchia stagione, ma ciononostante reso benissimo, di un altro metalupo, Nymeria. Anche lei separata a forza dal suo branco (gli altri metalupi, ma anche gli Stark), come ha notato @Oathkeeperper un atto di amore da parte di Arya: l'atto d'amore più più estremo ed amaro, quello che ti constringe a simulare l'odio e addossarti il peso della delusione e del dolore proprio di chi ami (sarò bislacca, ma penso alla Dama delle Camelie, che per amore di Armand -e per non nuocere, con la sua fama di cortigiana, alla sorella giovane ed innocente- finge di non amarlo più e subisce, pur amandolo con tutta se stessa, la sua rabbia ed il suo disprezzo: anche se, oggi, in una società meno ipocrita, una tale scelta di sacrificio mi sembra eccessiva, eccolo, di nuovo, in tutt'altro contensto e secolo, l'eterno conflitto, tra l'amore e ciò che il tuo cuore ti dice essere giusto ed onorevole). Avrà vagato a lungo da sola, Nymeria, ferita, delusa, incapace di concepire, nel suo cuore semplice, il conflitto tra amore e dovere che spesso dilania gli esseri umani, e come l'adorata Arya potesse averla respinta in modo tanto duro. E poi... e poi, ha fatto quello che scrivevate in un altro post: ha trovato un nuovo branco, che l'ha accettata ed accolta. Un branco di cui, tra l'altro, capiamo essere poi diventata il capo naturale. E questa, curiosamente, è proprio l'ultima fase del percorso di Jon. E se ha senso (e so che non ne ha, ma pazienza ) "augurare" qualcosa ad un personaggio immaginario, l'augurio che con tutto il cuore farei a Jon è di aver trovato, nel nuovo branco, un modo di relazionarsi col prossimo più semplice, lineare, genuino e sano. In cui gli ideali non siano così inconciliabili Un mondo finalmente senza complicazioni, intrighi, compromessi, scelte pesanti, dilemmi e rinunce da compiere ad ogni passo. Un mondo in cui dei Ned, dei Jon, dei Maestri Aemon non dovessero scegliere a quale parte di sè rinunciare, quale parte di se stesso amputare.
  5. Yuppiiii!! Peró, sob: per una volta che toccherebbe a me, mi tocca cedere l'iniziativa a qualcun altro, perchè i prossimi giorni forse (se non diluvia) saró in un posto dove non ho quasi mai la connessione: quindi potrei postare la frase (e lo farei proprio con gioia), ma poi non potrei aggiungere indizi o visionare le risposte. Quindi, passo ufficialmente la mano al primo che vuole postare qualcosa Sob. Per curiositá, se volete porvi il quesito e rispondervi da soli, posto il passo che avrei scelto. (Moderatori: se non si puó, cancellate pure questa parte ) Vi metto la soluzione sotto spoiler. Da quello che, per me, è il libro piú bello del mondo (cosí magari metto un po' di curiositá a chi non l'ha letto ): "Ascolta il silenzio" diceva M. al ***, e la sabbia frusciava sotto i suoi piedi nudi, "ascolta e inebriati di ció che in vita non ti hanno mai concesso, la quiete. Guarda là, davanti a te, l'eterna dimora che ti é stata data in premio. Io giá scorgo una finestra a trifora e la vite che s'involge e sale fino al tetto. Ecco la tua casa. Per l'eternitá. Io so che la sera verranno da te coloro che ami, che ti interessano e che non ti fanno inquietare. Suoneranno per te, per te canteranno, e vedrai che luce ci sará quando nella stanza sono accese le candele. Tu ti addormenterai con il tuo cappelluccio unto (...). Il sonno ti renderá forte, comincerai a giudicare ssggiamente. E ormai non potrai piú scacciarmi. Io proteggeró il tuo sonno." Cosí diceva M., camminando con il *** verso il loro rifugio eterno, e al *** sembrava che le parole di M. scorressero come scorreva e mormorava il ruscello che si erano lasciati alle spalle; e la memoria del ***, l'inquieta, martoriata memoria, cominció a spegnersi. Qualcuno lo lasciava libero. SOLUZIONE
  6. Per scarsità di tempo, butto lì una cosa superficialissima: il conflitto (spesso insanabile) tra amore ed onore è quasi il leit motiv di Edd Stark, come avete fatto notare. Già chiaro nelle prime parti della narrazine, esplicitato che più non si può soprattutto con la scelta di accusarsi di un crimine infame mai commesso -ha cospirato, sì, ma per affermare la giustizia contro un re fasullo, non certo contro il vero sovrano- e quindi rinunciare all'onore per amore delle figlie. Questa scelta sul momento ci sorprende persino, in un uomo che, a quel punto della narrazione, riteniamo -sbagliando alla grandissima- colui che più di ogni altro pone l'onore sopra ogni altra cosa. E poi, a posteriori, molti libri (facendo finta che siano usciti, va be') e molti anni dopo, conoscendo la vera origine di Jon, scopriamo che quella stessa scelta Ned l'aveva già fatta una volta, altrettanto forte e, immaginiamo, altrettanto difficile o forse più ancora, scegliendo di anteporre Jon e Lyanna al proprio onore, addirittura prima ancora che la narrazione di ASOIAF e GOT avesse inizio (tecnicamente, grande tocco di classe di Martin, per inciso). E portando in silenzio il macigno interiore di quella scelta ci viveva pressochè da quando era diventato adulto. Ed è notevole come questo leit motiv, questo conflitto irrisolto perchè esistono situazioni in cui non è, umanamente, risolvibile, venga come "ereditato" dai suoi figli (incluso Jon, figlio putativo e figlio per educazione: anzi, soprattutto da Jon). Ed affrontato da ognuno alla propria maniera, conformemente alla propria personalità. A volte, dato che, come dicevo, esistono circostanze in cui si è costretti a sacrificare uno dei due, in modo altalenante, che a guardare a posteriori l'intero arco narrativo di un personaggio può anche dare una sensazione di incoerenza. Che probabilmente incoerenza non è affatto: a volte, dove c'è un percorso in una direzione precisa, è evoluzione (o involuzione che sia); altre è semplice, realistica, comprensibilissima umanità, che porta ad un comportamento ondivago e umanissimamente contraddittorio (non siamo macchine, siamo governati da mille constatazioni, motivazioni emozioni e non è detto che siano sempre le stesse a prevalere). Mi pare che in Got la frase "Il dovere è la tomba dell'amore" (di Maestro Aemon, un altro che, nella vita, ha dovuto scegliere tra quelle stesse aspirazioni, ed è rimasto segnato indelebilmente da un dolore che, per quanto tenuto nascosto, è un peso, un rimpianto, una lacerazione che non lo abbandonerà mai) nell'ultima serie viene capovolta in "L' amore è la tomba del dovere" . O viceversa, poco importa: ciò che importa è come l'affermazione sia, appunto, capovolgibile a piacere, a seconda dell'indole e del credo personale di ognuno. E come dica con forza che, spesso, amore e dovere (concetto vicinissimo all'onore: hai onore se compi il tuo dovere) sono incompatibili. E chi, per indole, li persegue e li vorrebbe entrambi, chi li sente entrambi con la stessa forza dirompente -Edd, e ancora di più Jon, sia con Ygritte che con Dany ma anche in altre situazioni di amore nel senso più vasto del termine, non solo quello di amore per una donna-sia destinato ad essere, prima o poi, un individuo strappato: spezzato e quasi distrutto dal dolore (come Jon, dopo essersi visto morire tra le braccia l'adorata Ygritte "tradita" da lui ed uccisa dai "suoi" -di Jon, secondo una divisione precostituita che lui per primo, in quel momento, probabilmente non sente- uomini; e Daenerys, addirittura uccisa, per dovere, da lui stesso, in una scena che sarebbe potuta essere davvero straziante, a mio parere -ne abbiamo già parlato tempo fa- se solo gli avessero messo sulle labbra ciò che chiaramente pensa e sente: "tu sarai per sempre il mio amore"); o costretto a nascondere per metà della vita una lacerazione interiore, dolorosissima e priva persino del sollievo, minimo, di poterla condividere con qualcuno, come Edd con il suo segreto che il mondo -e prima tra tutti la sua sposa- crede una macchia sul suo onore. Aggiungo sotanto che un pasticcio, forse per il suo carattere generoso ma impulsivo, tra onore ed amore a mio parere Jon, in Got, lo fa attaccando Grande Inverno con i Bruti: è vero, li ha salvati, ma questo non significa necessariamente che le loro vite gli appartengano. Eppure, li conduce ad una possibile morte per combattere una guerra che non è la loro (dal punto di vista della rettitudine morale, e quindi anche dell'onore, mi pare che la cosa sia alquanto discutibile). E lo fa non per ambizione (è Sansa quella ossessionata da Grande Inverno, molto più di lui), ma per amore: per salvare il fratello Rickon, e forse per non permettere l'oltraggio alla memoria di Edd. (Interessante notare anche come Sansa, pur sapendo -e dicendolo chiaramente- che Rickon, nelle mani di Ramsay, ormai è da considerarsi morto, lascia che Jon agisca, ben contenta di riprendersi Winterfell).
  7. Butto lí, anche se so che sbaglio alla grandissima: Peanuts? Soltanto perchè lo scetticismo del secondo personaggio mi ricorda la sorellina di Charlie Brown (e la sua congenita diffidenza verso libri, scuola e istruzione in genere). E poi, fa pensare ad un personaggio piú grande (in etá) che spiega una cosa ad uno piú piccolo (o ad un cittadino con um campagnolo,ma allora la mia ipotesi va a farsi friggere)
  8. Somiglianza, penso, soltanto casuale ma tristemente suggestiva, perché mostra quanto l'essere umano sia, putroppo, sempe lo stesso: Figli dell'Arpia e Ku Klux Clan. Entrambi mascherati; entrambi agiscono, almeno inizialmente, im gruppo, in agguati/"spedizioni punitive"; entrambi non accettano una uguaglianza sociale sacrosanta che invece non condividono e ritengono imposta ed ingiusta (con gli ex schiavi di Mereen e con i neri d'America, anche loro, guardacaso, ex schiavi).
  9. Scusate: vengo qui per svagarmi un po' dopo una pesante giornata di lavoro, ma dmentico sempre che qui dentro ci si prende piú sul serio che in un posto di lavoro. E perdo pure tempo ed energie che potrei dedicare ad altro.
  10. Daenerys mi fa anche un po' pensare a quella frase (di Goya?), "Il sonno della ragione genera mostri". All'inizio è politicamente di un'ingenuità totale, combina guai su guai pensando che "la civiltà" (o la sua idea di civiltà) sia qualcosa di facilissimo da esportare, o da imporre: però, come avete fatto notare, poi tenta almeno di rimediare ai guai fatti, non abbandona le città a se stesse, cerca di imparare qualcosa su come governare. Ed in più è disposta ad ascoltare consigli di chi ha più saggezza, esperienza e vita (Jorah, Barristan), cosa non da poco per chiunque, figuriamoci per un temperamento come quello di Daenerys, che dei Targ ha ereditato moltissimo del lato impulsivo. Insomma, tempera il proprio carattere e la propria impetuosa inesperienza con un certo margine di ragionevolezza, anche se molto spesso a posteriori. Ragionevolezza che a volte è in lei, a volte -molto più spesso, direi- risiede in Jorah e Barristan, che le sono in un certo senso complementari, sono essenziali per completare la sua personalità, contenerla e reindirizzarla in un modo armonico. Ma ad un certo punto, questa componente viene drammaticamente meno. Vuoi per le perdite subite (scoprendo, con dolore e sgomento, di non essere invulnerabile, e che scendere in guerra -una vera guerra, non quelle delle Città Libere, in cui avere i draghi la poneva in vantaggio enorme- significa avere anche lei delle perdite, ed essere colpita in ciò che ama), vuoi perchè i suoi consiglieri "storici" non ci sono più e lei è troppo scossa ed è andata troppo [CUT] E quando la ragione si addormenta, se non sei un santo o, perlomeno, uno spirito buono e puro, vengono a galla i mostri che ti porti dentro. E che magari, in altre circostanze, non avrebbero mai fatto capolino, per una vita intera, e nessuno avrebbe nemmeno immaginato che giacciono addormentati, sotto la superficie, nel profondo di te. E vengono a galla soprattutto se sei, come D., una personalità profondamente ambivalente, con dentro sia il mostro che la ragione e la buona volontà che lo tengono a freno. E se sei un Targaryen la cui moneta non è mai caduta ma ha ancora, potenzialmente, entrambe le facce.
  11. Penso senza dubbio che, moralmente, sia profondamente ingiusto. Non tanto nei confronti del lettore, quanto del ghostwriter stesso. Anche se... in fondo, noi e la nostra società partiamo sempre dall'assunto che la fama sia uno dei valori fondamentali della vita. E, chissà, forse ragioniamo in questo modo non sotanto perchè bombardati in tale senso dai media, ma anche, a un livello più profondo, perchè essere famosi, soprattutto in campi in cui la fama non è effimera (parlo di un grandissimo scrittore, per esempio, o di un Vittorio Gassman, non di una velina o un concorrente del Grande Fratello che abbia fatto un anno di ospitate nei programmi tv del pomeriggio), è uno dei pochi modi (insieme al ricordo amorevole di chi ci ha voluto bene, che comunque è effimero quanto quelle persone stesse, e all'aver compiuto qualche gesto eroico o eclatante, come Falcone e Borsellino di cui, ancora oggi, celebriamo la memoria con commozione e partecipazione) per strappare un'illusione di minuscola, fragile, quasi risibile vittoria contro la morte. Quella morte che, non c'è gara, cancella tutto e tutti. E allora, sapere che, almeno, il tuo nome rimarrà stampato sulla copertina di libri che mani future sfoglieranno, che cuori non ancora nati ameranno... be', sarà anche del tutto inutile, oggettivamente, e non allungherà di un minuto la nostra permanenza reale su questo mondo; ma per noi, poveri esseri umani irrazionali ed emozionali, ha qualcosa di bellissimo, potente, confortante; poco da dire. Per cui, derubare qualcuno della fama che merita mi appare come un fatto gravissimo (anche se c'è un contratto in cui il ghostwriter acconsente a questo, non lo riterrei moralmente valido, perchè potrebbe averlo firmato per necessità, pressioni esterne, inesperienza, inconsapevolezza del proprio talento, circuizione e mille altri motivi. Del resto, un contratto in cui io mi impegnassi a vendere un rene sarebbe nullo, questa volta per la legge. Voglio dire: non è che una firma su un contratto basti a cancellare dei diritti fondamentali, a livello legale o umano. Ubi maior, minor cessat.). Se guardiamo le cose in un'ottica diversa, che so, da buddista (ma buddista vero, che accettta e sposa fino in fondo tutti gli aspetti del buddismo; non calciatore o attore famoso che si professa buddista e poi gongola per la fama ed il successo), certo il discorso "fama" diventa irrilevante, soltanto una di quelle ombre sul muro che scambiamo per realtà e che ci allontanano dall'autentico senso dell'esistenza. Ma dato che siamo occidentali, ragiono da occidentale. E lo ritengo, appunto, gravissimo. Nel caso di Martin, o di uno scrittore che per qualche motivo non riesca a completare la propria opera, troverei corretto un semplicissimo compromesso: servirsi di un altro scrittore supervisionandolo, se non ci si fida troppo del suo operato o se, come è comprensibile, affidare ad un altro le proprie "creature" sarebbe emozionalmente dolorosissimo (e rischioso: vedi cosa è successo con GOT...) e mettendo le cose in chiaro: precisando per ciascun capitolo se è di Martin, di Tizio con supervisione di Martin o di Tizio da solo. Non la vedrei una cosa così scandalosa od offensiva per l'orgoglio di Martin: tra l'altro, se veramente lui ha uno stile inconfondibile e superiore, la sua gloria ne uscirebbe rafforzata. Se teme il confronto -perchè di bravissimi scrittori ce ne sono tanti, e comunque per uno scrittore di talento è molto più facilie imitare uno stile, dopo aver letto 5000 pagine di quello scrittore, che crearlo, e quindi il "sostituto" partirebbe avvantaggiato, riconosciamolo- è un altro discorso.
  12. Notina buttata lì: probabilmente l'accostamento è molto tirato per i capelli (e quindi è puramente casuale), ma ieri, mentre lavavo i piatti e la mente vagava, ho pensato alla famosissima fotografia della bambina, indifesa, nuda e piangente, ma soprattutto -anche se dalla fotografia non si vede- gravemente ustionata, anzi con la pelle che si sta "sciogliendo" per il Napalm, che fugge dopo un bombardamento in Vietnam. La conoscete tutti, ma qui ci sono anche un po' di commento e spiegazioni: http://www.terraincognitaweb.com/kim-phuk-la-bambina-della-foto-simbolo-della-guerra-nel-vietnam/ Be', mi è venuto in mente perchè nella settima puntata Arya SPOILER SETTIMA PUNTATA OTTAVA STAGIONE Se sia per una precisa denuncia verso gli Stati Uniti o "soltanto" per ribadire che tutte le guerre, in fondo, sono uguali, perlomeno per la popolazione innocente, non so dire. Poi, ovvio che tutto ciò che ho scritto è soltanto un'ipotesi. Anche perchè per richiamare la fotografia della bambina... sarebbe stato molto più semplice mostrare un'altra bambina. A meno che D&D non volessero "scoprirsi" troppo, con un riferimento così esplicito e leggibile da chiunque. Mah! Quasi di sicuro è un accostamento mentale soltanto mio: però, per me, soggettivamente, il collegamento tra le due immagini è molto forte.
  13. @Oathkeeper, intervento davvero splendido. Grazie.
  14. Um pensiero di gratitudine anche a Carl Barks (se ricordo bene il nome)
  15. Auguri anche da parte mia, grandissimo Paperino! Mi piaceva già da piccola, ma se disegnato bene lo trovo bellissimo anche adesso: rarissimo caso di un personaggio che, mentre tu cresci ed i tuoi gusti cambiano, continua a piacerti quasi allo stesso modo! Ricordo poco Reginella: era per caso quella Papera di cui Paperino si innamorava in un'avventura sotto il mare, venendo salvato da quella che si rivelava un'intera civiltà sottomarina, e con la cui regina aveva, appunto, un colpo di fulmine? Ma alla fine lei capiva che doveva restituirlo alla superficie ed alla sua vita; e quindi, a malincuore e piangendo, gli cancellava la memoria del loro incontro e lo lasciava andare? (Se non era questo personaggio e nessuno conosce questa storia, non ho assunto sostanze strane: ricordo di avere letto questa sua avventura da piccola, e di averla trovata affascinante e dolceamara. Mi aveva colpito talmente che la ricordo ancora oggi!) EDIT - sì, ho Googlato: quella era proprio la prima storia in cui è comparsa Reginella! E sì, mi ricordo anche la vignetta finale: https://www.fumettologica.it/wp-content/uploads/2017/07/reginella2.jpg
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