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porcelain.ivory.steel

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  1. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Bellissima la tua lettura, @lalt. Io comunque mi aspetto ancora che Jon compia una scelta che richiami il suo giuramento di Guardiano della Notte, e non è da escludere che il porre fine ai draghi, meraviglia e terrore della sua casata, ed alla casata stessa, possa essere inteso come il vegliare sui domini degli uomini.
  2. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    “I’ve served tyrants most of my life. They all talk about destiny. Perhaps that’s the problem: her life has convinced her that she was sent her to save us all.” Ecco, ancora una volta ricorro alla sceneggiatura, in questo caso assai pertinente (a proposito, quanto rimpianto per ciò che il ragno tessitore sarebbe potuto essere e non è stato), per dirmi d’accordo con la tua osservazione. Forse destino non è il termine pertinente, forse attitudine, inclinazione, disposizione ad incarnare particolari modi di essere e di agire anziché altri, che porta la gente a compiere determinate scelte anziché altre. Ovvio che Daenerys scelga la violenza, altro parallelo con la Cersei della sesta stagione (“I choose violence”) un attimo prima di far saltare in aria il tempio di Baelor.
  3. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Dopo lo scempio che hanno fatto della trama Estranei/NK/Bran e del filone fantasy in generale, per me Dany può impazzire come, quando e quanto vuole. Per quanto mi riguarda, GoT per come io l’ho sempre vissuto é finito con l’episodio 8x03.
  4. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Condivido tutte le vostre bellissime riflessioni. A conti fatti, forse è il suo il percorso più tragico. Soccombere ad un destino che non si è stati in grado di volgere in positivo, di domare, e sentirsi spezzati per questo, divisi a metà tra la gloria e la disfatta. L’ennesimo bittersweet che Martin ci propone.
  5. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Poi, per tornare ancora un attimo sulla discesa nella follia di Daenerys, che come detto in precedenza per me non è tale, non è che non ci siano stati dati indizi, semplicemente una a tratti pessima scrittura, unita a necessità di chiudere in fretta le ultime due stagioni, ha portato a disseminare indizi in modo raffazzonato e grossolano. Ma che il suo fosse un character grigio, su questo penso non ci siano mai stati dubbi, basta vedere quanto a lungo anche qui abbiamo dibattuto sull'opportunità o meno del sempreverde rogo dei Tarly.
  6. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Esattamente, alla fine penso che tutto o quasi sia racchiuso nella citazione If you think this has a happy ending, you haven't been paying attention.
  7. porcelain.ivory.steel

    David Benioff & Daniel Weiss

    Condivido, dopo la 8x03 eravamo delusi solo noi che siamo anche lettori o comunque che siamo più interessati alla coerenza di trama, che ci aspettavamo di vedere messi in scena alcuni risvolti non del tutto secondari che nelle stagioni precedenti ci erano stati più volte prospettati, e che non vedendo nulla di tutto questo ci eravamo in qualche modo sentiti traditi. La vera rivolta sul web c'è stata dopo l'episodio 5, massimamente da parte degli spettatori occasionali, o meno attenti, o che guardano la serie con occhio meno critico, per puro intrattenimento, ed è naturale che venga il dubbio che sia perché un personaggio da molti idolatrato come Daenerys che diviene il villain finale è un plot twist che non scende. Tutti quelli a cui andava benissimo la fine del NK per mano di Arya, o il fatto di non aver avuto un confronto diretto tra Jon e lo stesso, o ancora il numero risibile di morti celebri in favore della scelta di mantenere in vita il numero maggiore di protagonisti e comprimari possibile, anche di fronte ad evidenti illogicità, tutto veniva giustificato con un "eh ma ci sta, dai.." Ora, improvvisamente, non sta più bene nulla. E' un minimo sospetto, tutto qui.
  8. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Grazie per le tue parole @Stella di Valyria, a lungo, proprio in virtù del topic sul Percorsi evolutivi a cui fai riferimento, ci siamo scatenati nel fare previsioni sulle conclusioni degli archi narrativi dei vari personaggi, e devo dire che sono piacevolmente sorpresa dal fatto che in molti casi GoT non dico ci stia smentendo ma ci offre percorsi di approdo abbastanza diversi da come ce li eravamo immaginati. Seppure, come tu dici, non incompatibili con essi. Ecco, anche per questo per me questa stagione è tutt'altro che deludente, nella sostanza. Per lo meno non è scontata; la stessa profezia sul valonqar - e, se vogliamo dare credito ai leaks trapelati, quella su Azor Ahai che potrebbe sorprendentemente tornare in gioco - è realizzata, anche se in maniera del tutto inaspettata, meno scenica, meno telefonata, ma a mio avviso molto più poetica. Concordo poi con quanti di voi individuano della 8x04 il vero nonsense del percorso di Jaime, non perché Jaime non possa, coerentemente con la propria natura ed i propri sentimenti verso Cersei, scegliere di starle vicino negli ultimi istanti della sua vita (anche se effettivamente è una grossa incongruenza il fatto che accetti di provare a mettere in atto il piano di Tyrion, la fuga a due verso Essos.. questo contraddice un po' la nostra visione di un Jaime che sa di andare incontro alla morte, sua e di Cersei, con assoluta certezza), ma perché a questo punto, visto ciò che accade subito dopo, è stato del tutto inutile ai fini della sua caratterizzazione il giacere con Brienne. Lo si dovrebbe invece leggere, a mio avviso, come un momento in cui, allentati i freni inibitori a causa dello stato alterato di ubriachezza di entrambi - forse lui più di lei - Jaime si lasci andare ad un impulso verso di lei, impulso che da tempo provava e che, per rispetto e stima della donna che ha di fronte e forse temendo un suo rifiuto, in quel momento si sente di assecondare. Egli è se stesso anche in quel frangente, poiché davvero prova trasporto fisico per Brienne, ma successivamente, venuto a conoscenza della minaccia incombente su KL e sulla sorella, comprende che il suo posto non può che essere accanto a lei. Tutto qui. Trashata o meno, credo che l'averci mostrato anche questa sfaccettatura di Jaime non sia stato inutile. Concordo poi con la lettura di Neshira, anche io ho avuto l'impressione che per ser Gregor rivedere il fratello abbia fatto sì che gli tornasse per un attimo un rigurgito di coscienza latente, la stessa attraverso la quale egli può aver sofferto le pene dell'inferno (testimoniate nei libri dalle urla strazianti che per giorni si odono dai sotterranei dove Qyburn faceva i suoi esperimenti), pene delle quali ha memoria e che si esplicano nell'uccisione del suo torturatore; un cliché abbastanza abusato, se ci pensiamo. Quello che non mi spiego è perché questa coscienza che riaffiora non ci sia stata mostrata, ad esempio, nella 7x07, nella scena al Dragonpit in cui i due Glagane si re incontrano. L'attitudine a procedure non esattamente ortodosse di Qyburn ci viene presentata anche nella serie, nella terza stagione durante le medicazioni al moncone di Jaime, quando gli rivela il motivo per cui è stato cacciato dalla Cittadella. Per tornare al dibattito tra l'utilità o meno dei percorsi dei personaggi, e se questi percorsi si possano considerare evolutivi o involutivi, alla luce di quanto stiamo vedendo in questi episodi credo che, coerentemente con la scrittura martiniana, si possa dire che lo siano in parte entrambi.
  9. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    @MezzoUomo una scena di una potenza immensa, punto di partenza e di approdo della rinascita umana di Sandor, della sua catarsi. Bellissima. @the neck Alfie Allen a mio avviso è un attore magnifico, ha conferito al suo Theon la giusta dose di drammaticità che non scade mai nel tragico, poiché mista a dignità e consapevolezza. La sua morte, insieme a quella di Sandor, per me è di certo tra le migliori viste da almeno da tre stagioni, anche se vista la mia personale predilezione per il suo personaggio, la preferisco anch'io. Poi c'è da dire che quella scena ha tutta una sua costruzione che dona ancora maggiore enfasi ed ancora maggiore poeticità al sacrificio di Theon, e per me è assolutamente voluto poiché D&D hanno dimostrato in diverse occasioni la loro particolare preferenza per lui.
  10. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Quello tra Sandor Clagane e le sorelle Stark è da sempre un legame molto profondo e potente nell'opera martiniana, e sono contenta che finanche in questa ultima stagione ci abbiano regalato momenti davvero intensi con ciascuna di esse. A me è piaciuto anche quel seppur breve scambio tra lui e Sansa nella 8x04, dove lei finalmente non gli nega un contatto fisico fino a qualche anno prima totalmente impensabile perché la sola vista del viso deturpato di Sandor era insopportabile per il docile e delicato Little Bird. Ovvio però che il rapporto più forte il Mastino l'abbia sviluppato con Arya, con la quale ha condiviso un cammino umano e morale che li ha cambiati entrambi. Non è la prima volta che Sandor si pone in maniera protettiva con Arya, visto che già in occasione delle Nozze Rosse fu lui a stordirla con un colpo per non farla assistere all'orrore dello scempio dei corpi di madre e fratello. Avevo trovato già bellissimo il loro scambio sulle mura di Grande Inverno prima della battaglia, già allora il ritrovato feeling tra loro fu indicativo di un piacere reciproco nell'essersi ritrovati.
  11. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Trovo anche io che la sua trasfigurazione facciale sia da incorniciare, davvero non so da dove l’abbia tirata fuori quell’espressione così convincente. Ammetto che in otto stagioni è l’unica volta in cui mi è sembrata totalmente credibile.
  12. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Assolutamente sì, sarebbe riduttivo come concetto se il suo dover scegliere fosse limitato ad un qualcosa di meramente pratico, come il miglior diritto al Trono di Spade. Io penso che potrà essergli richiesto un grande sacrificio, sacrificio che implicherà una scelta, come tu dici forse tra l'appartenenza al branco Stark o una fedeltà cieca ed incondizionata a Daenerys, cosa che però a questo punto non mi pare più possibile, con la verità acclarata. Non ho letto i leaks, ma Sansa per quale motivo dovrebbe essere tratta in arresto? Per aver detto a qualcuno il segreto di Pulcinella? Posso capire, anzi esigo, un confronto tra lei e Jon, perché di fatto lei ne ha tradito la fiducia (anche se per me ha avuto le sue ragioni), ma nel momento in cui si sa che Dany non è più l'erede legittima le mosse di Sansa sono ininfluenti per lei. Ovvio che Dany fin da quando ha saputo la verità su Jon ha messo su tutta una serie di difese interiori per evitare di dover accettare la realtà, per questo dicevo che alla fine lei ha edificato tutta se stessa e la sua identità su illusioni. Penso che Jon sarà costretto a compiere qualcosa di terribile per mettere fine a quella che, a giudicare dalle immagini del trailer della 8x06, appare come una neonata tirannia.
  13. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    @Euron Gioiagrigia ti ringrazio! Davvero per me il giudizio finale su questo episodio è stato controverso ed ha richiesto una gestazione abbastanza lunga.. sono un po' venuta a patti con tutto ciò che mi aspettavo da questa ultima stagione e che innegabilmente non sto trovando. Tuttavia questo episodio per me racchiude un po' il senso di ciò che, nel bene e nel male, sarà il destino finale per lo meno dei 4-5 protagonisti. Che poi Martin ci arrivi meglio e con una costruzione più precisa e coerente non ho dubbi. Su Jon ed il suo kill the boy, credo che l'abbia ucciso più volte il ragazzo che è in lui, tante quante sono le situazioni che l'hanno richiesto. Certo, stavolta si trova di fronte ad una presa di responsabilità diversa, alla accettazione non solo di un ruolo e di un titolo, ma di una vera e propria identità che, mostrata così come ce l'hanno mostrata nella serie sembra quasi non lo tanga, ma che invece sono certa che significherà per lui moltissimo in termini di auto affermazione. Io mi auguro soltanto che almeno nell'ultimo episodio il suo sarà un POV, perché il suo punto di vista in questa stagione sta mancando moltissimo, relegandolo ad un ruolo marginale al quale non siamo abituati.
  14. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    @niphredil ti ringrazio! Esattamente come te, reputo che per la seconda volta nel corso di questa epopea umana che sono le Cronache, e nello specifico GoT, Jon si ritroverà a dover compiere una scelta per lui oltremodo dolorosa e difficile. D'altronde quello di Maestro Aemon nei libri è un monito verso Jon in ricordo di quando suo fratello Egg (Aegon V Targaryen) dovette assumere su di sé il governo dei Sette Regni, insomma, una situazione non dissimile da quella nella quale si troverà Jon da qui a breve.
  15. porcelain.ivory.steel

    Game of Thrones, episodio 8x05

    Con estremo ritardo provo anch'io a cimentarmi in qualche riflessione su questo episodio, il penultimo, episodio che ha provocato nel pubblico reazioni contrastanti, forse anche più divisivo dell'ormai famigerato 8x03. Mi sono presa qualche giorno di tempo per capire bene se per me, sia da un punto di vista razionale che da uno più emotivo, questo fosse un top o un flop, ed alla fine propendo per il top. Volendo ormai soprassedere, per sopravvenuta stanchezza e rassegnazione, su tare, limiti ed incongruenze logiche e narrative, nonché su scelte quanto meno discutibili che traggono in larga parte origine da scelte altrettanto discutibili poste in essere nella settima stagione, ritengo che sia un episodio molto riuscito, non soltanto in termini registici (per me supera quello che è il suo naturale paragone, The Long Night) ma soprattutto nello spirito con cui è scritto e per il messaggio che contiene e si prefigge di veicolare. Tutti i personaggi, tutti i superstiti, sono in qualche modo ricondotti alla propria più intima natura, tutti o quasi tornano a fare ciò che sanno fare meglio, ciò per cui li abbiamo amati o biasimati, tutti anelano a ricongiungersi con l'origine delle proprie sofferenze prima della fine, poiché solo in quelle sofferenze sentono che dovrà compiersi il proprio destino, quasi come se tutto il loro cammino, il loro percorso di crescita personale, il loro arco narrativo fosse un'illusione, un sogno dal quale risvegliarsi per guardare con disincanto in faccia la realtà. L'incipit è tutto per Varys, il Ragno Tessitore, il Signore dei Sussurri di Approdo del Re, che vediamo intento, coerentemente con la propria storia e con la propria missione, a scrivere lettere che informano non è dato per ora sapere chi delle vere origini di Jon Snow e del suo diritto al Trono di Spade, superiore a quello di Daenerys. Tuttavia, egli è consapevole di avere le ore contate, né è più quello privo di scrupoli di un tempo; gli pesa tradire un altro re, o in questo caso regina, perchè credo che davvero egli fosse convinto della causa della Targaryen quando l'ha raggiunta ad Essos con Tyrion. Tuttavia, a differenza di quanto avrebbe fatto in passato, Varys ha parlato chiaramente sia con Tyrion che con Jon, come vediamo in questa puntata; e forse è stato qui il suo errore, o forse no, forse più che di errore si tratta di scelta consapevole, ossia quella di voler agire per una volta non più nell'ombra, da traditore, ma in maniera trasparente, ponendo le ragioni del reame - se vogliamo credere a questa sua versione molto edulcorata rispetto alla figura machiavellica che è nei libri - al di sopra della propria incolumità e della propria vita. Egli infatti non compie, a ben vedere, alcun tradimento, semplicemente si limita a diffondere la verità su chi tra i due Targaryen abbia il diritto a sedere su un trono mai come ora al centro di tutta al narrazione, e lo fa nella convinzione che la natura clemente, pacifica e riflessiva di Jon sia preferibile, in un sovrano, a quella ben più impulsiva ed irascible di Daenerys: è lei che sta occupando un posto che non le appartiene più, ed è incapace di accettarlo. Da qui ogni conseguente scelta è all'insegna, per lei, di un attaccamento paranoico e forsennato a quanto le rimane della propria illusione. Varys viene tradito da un Tyrion inaspettatamente e contro ogni pronostico fedele alla sua regina, cieco anche di fronte ai prodromi di un esaurimento nervoso che la porterà di lì a poco a perdere ogni lume di buonsenso e di clemenza. La scena della condanna a morte per mano di Drogon non mi ha entusiasmata, speravo per Varys ben altra enfasi, ben altro lirismo, così come li speravo per Ditocorto nella stagione passata, ma tutto è sacrificato, qui più che allora, ad una logica di spettacolarizzazione della puntata che arriverà da qui a breve. Segue il confronto di Dany con Jon Snow, colui che per primo lei indica come traditore: sospettosa, diffidente come mai prima d'ora, anche di fronte a Tyrion che la informa del tradimento ad opera di Varys e non di Jon, ella persegue nel voler individuare invece proprio in quest'ultimo colui che ha posto fine al loro piccolo e del tutto insignificante segreto, chiaramente poiché lo avverte ora come la principale minaccia alla sua autorità e legittimazione. A nulla valgono le continue, e dir la verità un po' stucchevoli perché messe in atto senza convinzione, rassicurazioni di Jon sulla sua fedeltà e sul suo amore: persi Jorah e Missandei, persi due dei suoi tre draghi, decimato il suo esercito per la causa del Nord, tradita da uno dei due consiglieri rimastile, Daenerys sprofonda in un atteggiamento paranoico. Di fronte alla cruda realtà, il non essere riuscita ad ottenere venerazione e ammirazione da parte del popolo di Westeros, messa in discussione definitivamente la sua pretesa al trono con la diffusione dell'informazione su Jon, ella cede a suppliche continue che fanno subito seguito a minacce di distruzione e violenza. Nemmeno l'amore di Jon sembra bastarle più, poiché, al di la di ogni parola tra i due, è evidente dalla comunicazione non verbale che qualcosa si sia rotto tra loro. Jon tenta di calmarla più volte, lei tenta di avvicinarsi a lui come prima della rivelazione ma è chiaro che per Jon l'aver scoperto della parentela con la donna che ha di fronte lo pone in un fortissimo conflitto interiore su ciò che è giusto. La allontana, gesto che lei prende come il definitivo rifiuto, il punto di non ritorno.. Let it be fear, che mi temano, è il suo ammonimento verso quei sudditi colpevoli di non amarla e di non acclamarla come la liberatrice che ella sente di essere. Lascia infine spazio alla propria natura, tanto a lungo placata dai suoi consiglieri in passato, e la sua furia, tradita dall'indole genetica, si trasforma in volontà di distruzione. La sua è sempre stata una personalità in bilico tra spinta moralizzatrice e volontà di dominio, tra malcelato desiderio di incutere timore nei sudditi e la necessità di meritarne l'amore, tra l'idealismo ed il narcisismo insito in quasi tutti i grandi conquistatori, di popoli prima ancora che di territori. Si decide per l'attacco diretto a KL, attacco che però dovrà interrompersi in caso di resa della città, resa che si paleserà con il suono delle campane; Dany tuttavia ha già deciso di non applicare nessuna pietà durante l'attacco, e sa di avere in un Verme Grigio ormai più umanizzato che mai un fortissimo sostenitore. Significativo, a proposito di campane, un rimando alla bellissima 2x09, Blackwater, in cui proprio Varys dice "Ho sempre odiato le campane. Suonano per l'orrore.. un re morto, una città sotto assedio". Profetico. Vediamo poi l'ultimo abbraccio tra Jaime e Tyrion, struggente per intensità e per l'indiscussa bravura dei due interpreti. Vediamo il leone dorato di nuovo in catene, e vediamo un Tyrion che contraddice tutto quanto finora mostratoci in termini di lealtà alla sua regina liberando il fratello. Ecco che ritornano ancora gli istinti di base di ogni personaggio: Tyrion che condanna a morte un compagno di viaggio come Varys per tradimento nelle intenzioni alla regina di cui egli è Primo Cavaliere, che non vacilla nemmeno un attimo di fronte alla famiglia, in particolare di fronte all'amore verso il fratello. Quel fratello che, è giusto ricordarlo, è stato il primo e forse l'unico ad avergli sempre donato il calore di un amore sincero e disinteressato, l'unico a non averlo mai fatto sentire un mostro, l'unico ad averlo difeso, da bambini come da adulti, l'unico il cui volto sempre è stato e sempre sarà sinonimo di famiglia. Una scena davvero toccante, l'emotività è palpabile e si evince che sì, per loro due siamo al capolinea, sarà quello il loro ultimo abbraccio. Tyrion poi stupisce ancora una volta chiedendo a Jaime di fuggire con Cersei: quella stessa sorella che da sempre lo detesta e dalla quale sempre si è sentito non accettato né amato, è comunque anch'ella per lui famiglia. E da buon Lannister desidera che per i suoi due fratelli il destino non sia quello, terribile, che si prefigura loro davanti, accettandone anche le conseguenze quando Daenerys lo condannerà per tradimento per aver lasciato fuggire un ostaggio di così alto valore. Il loro finale, quello di Cersei e Jaime, è la storia di un destino a cui non si può sfuggire: maledetti, soli ed insieme, lasciano questo mondo abbracciati in un ultimo lungo sguardo l'uno sull'altra. Jaime non è un eroe, non lo è mai stato, è un assassino ed un amante incestuoso capace di piccoli e grandi riscatti personali, che ha saputo creare legami con diversi compagni di viaggio, ed in particolare con Brienne, dalla quale ha tratto la forza per ritrovare il proprio senso di quell'onore che ormai credeva perduto, ma che tutto questo potesse rivaleggiare con il suo amore, o se vogliamo con la sua dipendenza ed ossessione per Cersei, va contro ogni logica che ci è stata mostrata in questo show. Jaime sempre è tornato da lei, e vi torna ancora per l'ultima volta, avvolgendola in un abbraccio che definire shakespeariano è forse un tantino ambizioso ma che sa molto di tragedia. Per la prima volta è lui a chiedere ad una irriducibile Cersei (magistrale Lena Headey, al punto più alto della sua recitazione) di negare la realtà - cosa che in passato era lei solita fare e per la quale Jaime la biasimava - in un estremo atto di pietas umana verso la donna che è stata per tutta la vita la sua condanna e la sua benedizione. L'attaccamento alla vita di Cersei, o a quel che di essa resta, dopo che le è stato portato via tutto, è ammirevole. Che li si ami o li si odi, il loro è innegabilmente uno dei legami più potenti dell'intera narrazione. Al di sopra di loro si sta scatenando l'inferno, la furia e l'orrore. Dany costringe alla resa gli eserciti di Cersei, e quando finalmente suonano le campane pare che tutto possa aver fine. Ma questo show ci ha abituati da tempo a non dare per scontato nulla, e dunque la regia si sposta sullo sguardo di una Emilia Clarke per la prima volta in character, uno sguardo, un volto trasfigurato che per un attimo ancora pondera la situazione ma che all'improvviso si accende in un lampo di cieco impeto, di collera e di furore. Da qui in avanti è la follia a dominare la scena, tanto in aria quanto a terra. Lei e Drogon mettono a ferro e fuoco la città, prima i soldati Lannister, poi gli edifici ed infine i civili, gli innocenti, uomini donne e bambini che fuggono e cercano riparo. Sembra di assistere agli ultimi istanti di Pompei, quando le fiamme investono tutto e tutti senza lasciare via di scampo. Cosa porti Daenerys a contraddire se stessa e tutta la sua costruzione non è dato saperlo, ma derubricare i suoi processi interiori a semplice follia Targaryen mi sembra riduttivo e comunque inappropriato, e non rende merito al suo personaggio. Il rimando alla tragedia nella sua forma più classica e truce è palese in quanto tutto l'episodio sottende ad una sorta di parallelismo tra due cataclismi, quello naturale, appunto, dell'eruzione di un vulcano, ed uno più intimo ed umano, che scaturisce dal cuore di una donna che vede tradita e sgretolata ogni sua velleità ed ambizione, tutto ciò su cui aveva fondato la propria esistenza: ricerca di calore umano, di venerazione e di consenso, ma anche forte senso di rivalsa, il suo tendere ad un potere assoluto e totalizzante, estensione del proprio ego. Daenerys che infrange ogni idealismo in virtù di un furore cieco ci era stato ampiamente anticipato dalla puntata precedente, quando afferma che gli abitanti di KL dovranno sapere a chi dare la colpa quando il cielo cadrà loro addosso. Ed il cielo effettivamente cade loro addosso. Vediamo Sandor ed Arya dirigersi, confusi tra la folla terrorizzata, verso la Fortezza Rossa, laddove ciascuno dei due pensa di ottenere la propria vendetta; questa ci sarà effettivamente solo per Sandor, il Mastino che un attimo prima di andare incontro al proprio fato riceve da Arya, la quale rappresenta per lui un surrogato di quella famiglia che non ha mai avuto, il riconoscimento identitario di cui aveva bisogno. Non prima di rivolgere alla stessa piccola Stark un monito, una preghiera: quello di rinunciare alla vendetta ed a vivere nell'odio per tutta la vita, quella di non divenire una maschera di cinismo e di disillusione come è lui. Per ora riesce nel suo intento, ma Arya come tutti gli altri in questo episodio non può esimersi dall' inseguire fino in fondo la propria natura. Sandor Clagane va incontro alla sua fine proprio nel fuoco, insieme al fratello o a ciò che ne è rimasto, placando la sua furia e trovando la pace così a lungo inseguita. Una delle sequenze a mio avviso migliori dell'intera stagione, molto poetica e davvero godibile. Vediamo Arya mescolarsi tra la folla, tra gli ultimi, tra il popolo, quegli ultimi dei quali lei stessa aveva per un periodo fatto parte durante il suo addestramento a Braavos; la vediamo cercare di aiutare una mamma con la sua bambina in un disperato tentativo di scampare alla furia di Drogon. La vediamo osservare inorridita il drago e la sua cavalcatrice, tutto il contrario di quando, nel primo episodio, guardava con occhi sognanti ed estasiati i draghi volteggiare su Winterfell: anche per lei, che pure dovrebbe esservi abituata, il trovarsi al cospetto della morte è qualcosa di profondamente sconvolgente, straniante e devastante. Sono molto curiosa di capire come la visione di questo spettacolo così raccapricciante la cambierà, se la cambierà. Ho lasciato in ultimo Jon e quello che accade lungo le strade di KL mentre dal cielo piovono fiamme: non diversamente dalla sua regina e liberatrice, Verme Grigio sfoga il suo dolore e la sua frustrazione per la perdita di Missandei trucidando soldati a caso. Vediamo un Jon sempre più incredulo e sconvolto sia dalla piega che stanno prendendo gli eventi (mai si sarebbe aspettato che Daenerys mettesse a ferro e fuoco la città arresa, né che i suoi alleati così come i suoi stessi soldati macellassero e stuprassero come nei peggiori saccheggi), sia da quanto gli appare ora evidente: Varys aveva ragione, tutti coloro che avevano cercato di metterlo in guardia da Daenerys avevano ragione. E credo che un fortissimo senso di colpa si stia facendo strada in lui: quello che se avesse accettato prima il suo destino, tutto questo orrore si sarebbe potuto evitare. Se avesse accolto le istanze di chi gli chiedeva di agire da Re legittimo, tradendo Daenerys, certo, ma solo nell'ottica di quest'ultima, forse tantissime vite innocenti si sarebbero potute salvare. Assiste impotente ad un massacro, ad un bagno di sangue e di violenza gratuita e bestiale, e di certo il prossimo passo per lui non sarà facile. Si troverà ancora tra due fuochi, quello dell'onore e quello del dovere, e dovrà scegliere da che parte stare. Ho scelto di sorvolare sui tanti, tantissimi dei difetti che ormai questo show si porta dietro da almeno due stagioni, perché in questo caso per me la bellezza generale dell'episodio è tale da farmi superare le pure evidentissime scelte narrative sbagliate.
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