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porcelain.ivory.steel

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  1. porcelain.ivory.steel

    TWOIAF - BR. Brynden Rivers. BloodRaven.

    Mi riferivo al fatto che collocare nell’esatto ordine cronologico di uscita le varie opere martiniane può aiutare non poco per comprendere nel modo più vicino possibile a quello dell’autore la corretta gestazione di questo come di altri personaggi, principali e secondari. Se BR era già presente nell'idea originale martiniana come futuro sviluppo del Corvo con tre occhi, ad esempio, o se vi è stato innestato successivamente, era più che altro una mia curiosità. Ci viene detto ancora troppo poco, se consideriamo solo ed esclusivamente il materiale fornito dalle Cronache, per capire quale sia il suo effettivo ruolo a Nord, una trama che mi ha sempre affascinato particolarmente. Devo anche dire che leggere così tanto di BR è stata una piacevolissima scoperta, quando credevo - erroneamente - che il succo delle vicende dei personaggi cardine fossero contenuti, appunto, nelle Cronache. Ad ogni modo, nemmeno io credo, o forse è solo un mio auspicio, che il suo ruolo sia semplicemente quello di guida ed addestratore di Bran, poiché davvero troppo ci viene raccontato di lui anche in TWOIAF, quando si menzionano i tre grandi bastardi. Egli porta con se dalla nascita diverse impronte, quella dell’albibismo su tutte, e sappiamo quanti rimandi ci siano nei cinque libri agli esseri dai capelli e la pelle bianca e gli occhi rossi: Ghost, in parte Melisandre, la vecchia di Cuore Alto, la misteriosa donna protagonista della visione dello stesso Bran in una lontana Winterfell.. Insomma, troppi particolari che ancora non si incastrano ma che credo siano sulla strada giusta per farlo. Potrebbe poi non essere tanto peregrina l’ipotesi che Bran sia ancora più potente dell’attuale TEC, così come potrebbe finora averci tratti in inganno tutta la questione del passato che non si possa cambiare. Magari Bran potrà farlo, magari lo stesso Brynden aiuterà Bran in questa scoperta. Ipotesi, per ora solo ipotesi. Spero che Theon sia una delle chiavi per legare la trama del Nord a quella di Stannis e successivmente di Jon, ha bisogno di un riscatto personale , che sia anche attraverso un sacrificio, ed i suoi POV in ADWD sono tra i più intensi e carichi di incognite che abbia letto.
  2. "Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male, liberato dalla speranza, davanti a quella notte carica di segni e stelle, mi aprii per la prima volta alla dolce indifferenza dell'universo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, sentii che ero stato felice, e che lo ero ancora."

  3. porcelain.ivory.steel

    Vikings

    Assolutamente, in questa tua analisi di Re Horik non posso che concordare. E' di fatto, come tu sottolinei, la prima vera nemesi di Ragnar, prima ancora di Ecbert, ed è colui attraverso il quale percepiamo per la prima volta il terreno su cui Ragnar e gli altri vichinghi, capi e non, si scontreranno fino alla fine: due visioni del mondo e della società contrapposte, dove da un lato c'è l'intransigenza e l'inflessibilità delle credenze e degli dèi pagani, e dall'altro invece l'apertura del cristianesimo. E' altrettanto vero che Horik si dimostra fine ed esperto manipolatore, e molte delle trame e dei complotti delle prime stagioni sono legate a lui. Se mi manca qualcosa di quelle stagioni, oltre ovviamente a Ragnar, è questo corollario di personaggi ben caratterizzati e dai quali non sai mai cosa aspettarti. Sul non sense della trama Asalaug/Harbard, concordo.
  4. porcelain.ivory.steel

    TWOIAF - BR. Brynden Rivers. BloodRaven.

    Ecco, questa è esattamente la risposta che temevo giungesse alla mia domanda. Scherzi a parte, come dice @***Silk*** sulla filologia martiniana ne sapete infinitamente più di me per cui il mio intervento era più che altro consultivo, avendo trovato i racconti di Dunk ed Egg interessanti in particolare perché ci hanno disvelato la misteriosa figura di BR, e mi sembrava un po' strano immaginare che un personaggio del suo calibro e della sua importanza nella storia, per lo meno di Bran e del Nord in chiave lotta agli Estranei, venisse trattato così approfonditamente in racconti per così dire minori o comunque marginali rispetto alle Cronache ufficiali, reputo insomma anche io che queste debbano in qualche maniera essere autosufficienti. Ovvio che io, come immagino molti di voi, abbia letto e leggerò con piacere qualsiasi cosa lo zione scriva.. e ci sta anche la vostra spiegazione, ossia che BR, proprio per la sua unicità venga trattato separatamente dal resto. Riguardo ciò che accadrà in TWOW, se mai ne vedremo la luce, anche io immagino per lui un ruolo maggiore, anche se faccio fatica a comprendere quale esso possa essere. Alla luce di quanto sappiamo, è facile immaginare che ci sarà un lasso di tempo più o meno breve di coesistenza e di cooperazione tra i due corvi triocchiuti, Bran e BR, ma che poi il più anziano cederà il testimone al successore. Spoiler TWOW
  5. porcelain.ivory.steel

    Vikings

    Condivido, come spessissimo accade, la sintetica lettura del personaggio di Asalaug che fa Manevyn. Io personalmente non sono altrettanto critica poiché trovo che la sua caratterizzazione in Vikings sia coerente con l'aura inumana, quasi eterea di cui si legge nelle saghe norrene: una regina di una bellezza non convenzionale, astuta e scaltra, figlia di figure altrettanto mitologiche ed in grado di stregare qualsiasi uomo ella incontri. Anche per me la sua funzione narrativa è unicamente quella di frapporsi tra Ragnar e Lagertha, portando la stragrande maggioranza degli spettatori a parteggiare per la guerriera piuttosto che per lei, ed ammetto di non far parte della maggioranza, in questo caso. Non perché non apprezzi Lagertha in sé, ma perché reputo che, seppur diversissime ed agli antipodi in tutto, siano entrambe donne di una certa levatura, ognuna a modo suo, si capisce. Tanto Lagertha rappresenta per Ragnar e per la popolazione di Kattegat il rifugio e la protezione materna, l'accoglienza e la comprensione, adatta a stare accanto al primo Ragnar, contadino con la sete di avventura ed esplorazione, tanto Asalaug ne diviene invece , almeno inizialmente, perfetta regina e compagna, al di sopra di ogni altra donna, per bellezza e maestosità, madre dei figli di King Ragnar destinati, insieme al primogenito Bjorn la Corazza, a scrivere la storia scandinava. Il Ragnar che conosciamo inizialmente è un uomo diverso da quello che conosceremo poi, e nell'ottica vichinga è abbastanza naturale che egli senta il bisogno e la volontà - quando si rende conto che Lagertha non potrà dargli altri figli, quando crede anzi a tale predizione - di garantire la prosecuzione della sua genìa, facendosi sedurre anche mentalmente da un'altra donna, con tra l'altro particolari sensibilità e capacità profetiche, ciò che all'amata moglie manca. Ragnar ha di certo sempre continuato ad amare Lagertha, ma io credo che abbiano voluto mostrarci come egli abbia sacrificato tutto se stesso al suo disegno ed alla sua ambizione, compreso il futuro con la donna che amava. Di contro, è vero che Asalaug poi ce l'hanno mostrata in caduta libera, anch'ella vittima della sua solitudine ed in ultima analisi delle mancanze di Ragnar, troppo preso dal proprio sogno, ma è una donna che a mio avviso merita altrettanto rispetto. Poi, che non brilli per simpatia è innegabile. XD Concordo pienamente su Siggy, resta ad oggi il mio personaggio femminile preferito della serie, e la sua veloce dipartita ha lasciato anche me con l'amaro in bocca; si intravvedeva per lei una fortissima crescita, lei sì, saggia ed astuta ma al contempo protettiva ed empatica, capace di mostrarsi quando necessario anche pragmatica e spietata, così come capace in altri momenti di essere amica leale e confidente tanto di Lagertha quanto di Asalaug. Era molto ben costruita a mio avviso la coppia Siggy - Rollo, era intrigante il ruolo della donna nella dinamica di coppia, dove lei appariva inizialmente quasi come un mentore per un Rollo fiaccato nel corpo e nello spirito. Su Rollo in parte concordo, è di certo vittima della sua attitudine al tradimento per mero profitto, è di certo meno interessato, se non per nulla, alle sorti del suo popolo e molto di più alla propria affermazione personale. Sono molto curiosa di capire come si porrà una volta giunto a Kattegat. Infine, una parola sui due forti antagonisti di Ragnar prima di Re Ecbert: Jarl Borg a mio avviso molto più interessante di Re Horik, probabilmente in questa mia lettura molto conta il reputare molto carismatico l'attore che lo interpreta, in grado di trasmettere forza e ferocia pur non possedendo una fisicità particolarmente importante: non dimentichiamo poi l'epicità della prima Blood Eagle che vediamo nella serie, quella ai suoi danni.
  6. porcelain.ivory.steel

    TWOIAF - BR. Brynden Rivers. BloodRaven.

    Ho da poco terminato la lettura delle avventure di Dunk ed Egg ne Il Cavaliere dei Sette Regni, racconti molto piacevoli e scorrevoli, in puro stile martiniano, seppur calati in un universo meno cupo di quello a cui ci hanno abituati le Cronache, essendo questi ambientati in un periodo di relativa quiete; tra le tante informazioni che i racconti ci forniscono, spicca fra le altre la figura enigmatica ed affascinante di Brynden Rivers, uno dei tre grandi bastardi Blackfyre che nelle Cronache conosciamo meglio come Corvo triocchiuto. Anche io ho avuto l'impressione che l'identificazione tra Brynden Rivers ed il Corvo con tre occhi fosse embrionale ai tempi della stesura di AGOT, e che solo successivamente esso sia divenuto una parte rilevante del disegno di Martin per attribuire una specifica caratterizzazione ad un personaggio così fondamentale, dotandolo di un passato specifico e - probabilmente, o almeno è quello che mi auguro vista la mole dello stesso - di un futuro parimenti determinante. Come rilevato poi da Lord Beric, solo dopo la pubblicazione di ASOS, nel racconto La Spada Giurata, BR trova stabile e definitiva collocazione, e quello che veniamo a sapere su di lui, unitamente a ciò che ci viene narrato in TWOIAF è ciò che ci permette di tracciare un profilo di questo grande personaggio, che ad oggi rimane ancora per molti versi avvolto nel mistero, non tanto per quanto riguarda la sua vita umana ma sicuramente per quel che concerne il suo ruolo ed i suoi obiettivi come TEC. Indubbiamente il suo innesto in pianta stabile nel grande disegno martiniano, come rilevato da molti di voi, è avvenuto come di consueto con perizia ed efficacia, sembra infatti da sempre presente come figura aleggiante, ma che soltanto in Bran II, ADWD, trova pieno compimento ("Ti ho osservato a lungo, ti ho guardato con mille e un occhio. Ho assistito alla tua nascita e prima ancora a quella del lord tuo padre. Ho visto i tuoi primi passi, ho ascoltato le tue prime parole. Ho partecipato al tuo primo sogno. Ti guardavo mentre cadevi dalla torre. Adesso sei finalmente arrivato, Brandon Stark, anche se il tempo è breve"). Tuttavia anche per me è impossibile non notare come invece nei primi libri non fosse presente una caratterizzazione così marcata di BR=TEC, il che mi porta a credere che solo successivamente ad ASOS Martin abbia deciso di identificare le due figure; quello che mi domando, a questo punto, è come Martin avrebbe gestito la fusione, passatemi il termine, se non introducendolo ne Il Cavaliere dei Sette Regni ed utilizzando a questo scopo le vicende del cavaliere errante e del suo illustre piccolo scudiero. Di certo, quanto leggiamo su di lui in ADWD è ciò che si lega in maniera inequivocabile a questi racconti e che ci permette di identificare BR con il TEC; in ADWD troviamo infatti per la prima volta riferimenti precisi sia alla sua vita precedente, della quale parla con malcelata malinconia, che al suo essere stato un Guardiano della Notte ("abiti neri e sangue nero"), ma il mio dubbio rimane sulla questione seguente: era necessario che Martin facesse ricorso a racconti per così dire esterni, nel senso di non riferibili direttamente alle Cronache, anche se a queste legati indissolubilmente, per creare questo ponte di collegamento ed introdurre una figura così importante? O, detta in maniera molto spicciola, chi non legge questi racconti, come anche chi non legge TWOIAF, come fa ad avere un quadro completo di chi e cosa è stato Brynden Rivers, posto che questo pare essere un tassello importantissimo per quanto riguarda la narrazione degli eventi futuri, e penso in particolare alla lotta contro gli Estranei? A meno che - e non lo escluderei - Martin non abbia deciso di tratteggiarlo in maniera tanto accurata ma di inserirlo in racconti che delle Cronache sono un puro contorno ed ampliamento narrativo, non dico per mero fanservice ma perché resosi conto che la cosa avrebbe funzionato, però di fatto nel suo grande disegno, del quale ancora non è dato sapere molto di più di ciò che già sappiamo, il ruolo del TEC precedente, quindi BR, si esaurisce con l'addestramento di Bran, che ne diverrà definitivamente successore.
  7. porcelain.ivory.steel

    Vikings

    ..intanto.. finalmente un altro piccolo trailer (ormai ne siamo sommersi, in questo secondo me hanno sbagliato, e nonostante io sia una che apprezza di norma le anticipazioni, hanno un tantino esagerato, sigh!). In questo vediamo finalmente il volto di quella che fin dalle prime immagini appariva come una presenza misteriosa le spallle di Ivarr, con il trucco di guerra e l’espressione assatanata proprio come quella del Senz’ossa: dovrebbe essere dunque una sorta di compagna per Ivarr, e da come lui la guarda pare essere realmente affascinato ed incuriosito dalla ragazza. Staremo a vedere che ruolo avrà. Vediamo poi anche il tanto atteso confronto tra Lagertha e Rollo, sugli altri glisso poiché già affrontati nei precedenti trailers; e possiamo già intuire che Aethelred non se ne starà buono buono al suo posto come sperava invece mamma Judith. Ad ogni modo, ormai manca poco per il ritorno in terra vichinga. XD
  8. porcelain.ivory.steel

    serie tv

    Già.. pare essere già un qualcosa di definito, infatti sulla pagina ufficiale Fb della serie è stata pubblicata già da qualche giorno una foto abbastanza esplicita sull'argomento della seconda stagione: i coniugi Hill, Poppy ed Hazel. Io però non sono così diffidente, nel senso che credo fosse qualcosa già in progetto e non deciso sulla scia emotiva del grande clamore di questa prima stagione, per cui la qualità dovrebbe rimanere alta. Spero comunque che non verrà tirata ancora in ballo la questione della famiglia Crain, perché come detto per me tutto i pezzi sono andati al loro posto. Spero invece SPOILER Ho guardato House of Cards fino alla terza stagione, nella quale già si stava verificando un calo qualitativo e di scrittura, calo compensato dall'ottima recitazione dei protagonisti e co-protagonisti. Ammetto di avere spesso la tentazione di riprenderla da lì, per completezza, ma tutte le critiche di cui leggo mi scoraggiano.
  9. porcelain.ivory.steel

    ottava stagione - leaks e speculazioni

    Concordo anche io sul fatto che il processo di Tyrion per tradimento come unica e sola punta di diamante dell'episodio conclusivo non solo di una stagione bensì di tutto GoT, sia un po' poco ed anche deludente, parlo per me ovviamente. Per quanto possa essere ben scritto, per quanto possa essere pieno di pathos, ricordo che Tyrion non è più il personaggio sagace e brillante delle prime quattro stagioni, e mi viene difficile immaginare che il suo arco narrativo si risollevi di colpo in sei episodi. Una nuova crescita per lui ci sarà di certo, crescita finalizzat a preparare a questo grande ennesimo processo, d'altra parte, si sa, Tyrion è uno dei beniamini di Martin e Dinklage lo è per il pubblico, ma da qui a giocarsi con il suo processo tutte le carte nell'episodio da fine dei giochi ne passa. Innanzitutto, nemmeno io sono certa che tutto si concluda con la battaglia tra uomini ed Estranei, per un semplice motivo: la prima Lunga Notte si concluse con la sconfitta delle tenebre, ma poi sappiamo che le tenebre sono tornate, altrimenti non saremmo al punto in cui siamo. Se vogliamo dare una certa credibilità alla teoria che la prima Lunga Notte di fatto è terminata con una sorta di patto, non vedo perché questa volta dovrebbe andare diversamente. Infatti non credo ad un finale stile Lord of the rings, per intenderci con un resoconto finale da parte di una voce narrante, e se invece la storia potrebbe rivelarci il vero colpo di scena proprio nel finale? Le battaglie saranno concluse, certo, ma non è detto che il pericolo sia definitivamente cessato per gli abitanti dei Sette Regni. Credo che il processo di Tyrion sarà di certo di grande impatto emotivo ma che ci riservino il grande colpo per quanto riguarda invece il filone fantasy. Potrebbe in questo senso inserirsi tutto il ragionamento sul significato più profondo dello spezzare la ruota, tanto caro ad una certa Daenerys Targaryen, ragionamento secondo il quale il break the wheel non sia riferito semplicemente alla guerra tra un pugno di casate per l'egemonia su Westeros, ma, in un senso più ampio, a porre fine una volta per tutte ad una serie di eventi che ciclicamente si ripetono, sempre uguali a se stessi, e che ciclicamente ripresentano gli stessi pericoli. Insomma, gli Estranei non vengono mai definitivamente sconfitti, ma solo temporaneamente "neutralizzati" (vedi necessità di frapporre una Barriera di ghiaccio ed incantesimi potenti tra le terre dell'Eterno Inverno ed il regno degli uomini), e di conseguenza potremmo vedere, a battaglie concluse e giochi per il potere ormai fatti, un qualcosa di necessario ad escludere definitivamente una nuova futura avanzata degli Estranei. Qualcosa di "magico", come nella migliore tradizione fantasy a cui a tutti gli effetti questa saga si ascrive.
  10. porcelain.ivory.steel

    serie tv

    Finalmente conclusa Hill House, sono solo dieci episodi e la visione generale scorre bene, è avvincente ed introspettiva allo stesso tempo, ma come detto sono andata particolarmente a rilento. Prima riflessione a voce alta, a serie conclusa: sentivo davvero il bisogno di una storia così. La produzine Netflix si presenta come il classico racconto di fantasmi, e fantasmi ne vediamo, solo che oltre a quelli della cui storia passata veniamo a conoscenza man mano che scorrono gli episodi, e che ci spaventano e ci fanno stare letteralmente col fiato sospeso, ci troviamo di fronte anche ad un altro tipo di spettri: quelli che invadono le menti, i pensieri, i cuori, le vite dei protagonisti. E sono i fantasmi più duri da scacciare perché rappresentano i dispaiceri, le delusioni ed i fallimenti di ognuno di noi, ma anche una speranza. Oltre a tutti i pregi già citati, è questo quello che maggiormente ho apprezzato: un iconico uscio rosso aperto anche alla vita ed alla speranza, nonostante paura e disincanto siano la costante di tutta la narrazione. Sarebbe ingiusto e superfluo mettere l'accento sulle singole interpretazioni che hanno dato vita a dei personaggi unici e credibili e fortemente caratterizzati, anche se poi è ovvio che si individuino, qui come altrove, i propri beniamini. Insomma, per me la storia funziona, completamente. Ho letto che si sta già lavorando ad un sequel che dovrebbe andare a scandagliare le vite e le vicende dei precedenti abitanti della casa, spero però che il ruolo della famiglia Crain termini qui, o al massimo con qualche richiamo per non perdere il filo perché ritengo che questa prima stagione si sia più che degnamente auto conclusa.
  11. porcelain.ivory.steel

    Vikings

    Per me è sempre un piacere potermi confrontare su Vikings, serie tra le mie preferite in assoluto, vuoi per la trama avvincente, vuoi per il paesaggio nordico, con la sua natura brutale ed imponente che da sempre su di me ha più attrattiva rispetto a quelli più miti e temperati, vuoi per i richiami a cultura e mitologia celtica e scandinava, non ultimo per il forte impatto emotivo che fin dalle prime note della sua sigla ha avuto su di me; a proposito di sigla, rispondendo alla tua richiesta, sì, non si trova qui l'analisi di cui parlavo ma nel topic TvShow Challenge, in una delle primissime pagine, scusami se non riesco a linkarla qui direttamente. Sono 53 secondi di una potenza evocativa senza pari, immagini e musica all'unisono, che ogni volta mi catturano e mi immergono fin da subito nelle atmosfere della serie TV; essa viene analizzata in ogni dettaglio, e davvero ritengo che la sigla sia il valore aggiunto dell'intero prodotto. Tornando alle nostra dissertazione, come ti dicevo per me l'unica difficoltà oggettiva è quella di non parlare troppo spoilerando le vincende future dei singoli e della trama generale, poiché spesso cedo mio malgrado alla tentazione di trattare i personaggi per arco narrativo personale e soltanto dopo in relazione allo sviluppo corale, quindi per me il rischio di andare oltre a quanto visto in questo caso da te è sempre presente. Tuttavia, ho letto che sei già alla terza stagione, per cui mi posso concedere qualche licenza in più. Torno ancora su Rollo, un vero vichingo e guerriero formidabile, che sente su di se' la stigma di non essere Ragnar, non tanto per ambizione personale, che certo non gli manca (quella a quanto pare non manca a nessuno), quanto perché appunto, come fai notare anche tu, loro due sono fratelli, sangue del proprio sangue - e capiamo fin da subito quanto questo conti per il loro popolo - che hanno lottato, sognato, sofferto, razziato insieme, forse anche amato la stessa donna (togliamo il forse), sono arrivati insieme in cima, considerandosi sempre alla pari, ma poi soltanto ad uno tra i due è concesso di divenire conte, e non è lui. Rollo non si può sottrarre alla propria ambizione come pure non può sottrarsi ad un umanissimo primordiale sentimento di rancore verso quel fratello che a causa della propria ingombrante personalità ottiene, pur non volendolo, sempre l'effetto di oscurare gli altri. Eppure è un istinto, il suo, che riesce quasi sempre a domare, quasi sempre riesce a dominarsi, e quando cade in tentazione lo vediamo sempre spezzato, sempre intimamente dilaniato, sempre sull'orlo di una crisi di nervi, per dirlo con una battuta. Ragnar, dal canto suo, comprende i sentimenti del fratello ma anche lui non può sottrarsi alla sua, di natura, quella di imporre la propria leadership tra gli uomini che liberamente scelgono di seguirlo, e pretende da Rollo una lealtà ed una fedeltà anche superiore a quella degli altri, poiché legati dal sangue prima ancora che dal resto: entrambi si comprendono l'un l'altro, ed entrambi rivendicano con orgoglio la propria affermazione, ma a Rollo peserà sempre come un macigno sul cuore il non potersi più, da un certo punto in avanti, considerarsi pari del fratello. E lo vedremo bene nel primo attacco a Parigi, con il re fuori uso per una ferita riportata in battaglia e Rollo che quasi come un automa si mette finalmente al comando del suo popolo, dei suoi guerrieri, e guida la presa della capitale franca. Credo che in fondo Ragnar senta sopra di se' anche il peso del tradimento di Rollo, valutandolo come un proprio fallimento. Non mi spingo oltre per non spoilerare troppo. Su Athlestan concordo, il monaco cristiano, dal temperamento mite ma allo stesso tempo determinato e caparbio, é solo in apparenza un debole: quando viene scovato, e salvato, da Ragnar durante la prima razzia in Northumbria, quando gli viene evitata la crudele sorte che invece spetta agli altri monaci, non è perché egli muove il vichingo a pietà, sappiamo che quello è un sentimento quasi sconosciuto ai razziatori, ma é grazie alla sua testarda e coriacea fede, è per il suo attaccamento a quello che agli occhi di Ragnar appare soltanto come un libro, la Bibbia, ma che per il monaco ha un significato ben più profondo: egli decide il proprio destino, involontariamente, certo, mostrandosi pronto a morire con essa, ed è quello che instilla nel feroce guerriero la scintilla della curiosità verso di lui. Dopo, Athelstan si rivelerà un vero amico non solo di Ragnar ma dell'Inter popolo di Kattegat che pure inizialmente lo vede come una sorta di reietto, non comprendendo la motivazione che spinge Ragnar a non liberarsi di lui ed anzi a donargli la libertà dopo averlo preso con se' come schiavo, concedendogli una fiducia sempre più ampia e parti del proprio cuore. Egli sarà il punto fermo di Ragnar, nei suoi momenti più difficili come in quelli di maggiore leggerezza e serenità, per il semplice motivo che la sua indole non cozzerà mai con quella di Ragnar ma la completerà, si completeranno a vicenda. Ragnar deve molta della sua crescita personale e di leader alla fermezza di Athelstan, ed Athelstan deve a Ragnar ed al suo averlo trascinato nel mondo vichingo il suo ritrovare la fede cristiana dopo aver creduto di averla smarrita, ma sentendo anche di appartenere a quel popolo che infine lo ha accolto. Altro cardine della serie, Floki, l'emissario degli dei pagani, la personificazione del misticismo e della ritualità norrena nonché rappresentazione di come, molto spesso, ci si possa perdere per sempre inseguendo ciecamente un'ossessione. Spenderò più avanti parole anche su di lui, perché merita tantissimo. Lagertha, la shieldmaiden per antonomasia, come non amarla, come non rispettarla, come non tifare per lei nelle prime stagioni. Poi a mio parere qualcosa cambia, non tanto in lei quanto nella trasposizione un po' macchiettistica che ne fanno gli autori, sfiorando, attraverso l'evoluzione del suo personaggio, un femminismo estremo e pompato che io personalmente non condivido, ritenendolo non necessario, ed in ultima analisi poco credibile. Infine, ma non per importanza, anzi, tutto il contrario, re Ecbert, l'iconico re Ecbert, quello che molti considerano, a mio parere a torto, l'alter ego cristiano di Ragnar; un uomo determinato, forte e sicuro dei propri mezzi, un monarca scaltro, intelligente ed accentratore. Di certo é colui che a conti fatti si erge, come mole di caratterizzazione, tra i tanti vichinghi sopra citati e che si guadagna un posto se non nel Valhalla per lo meno tra le simpatie degli spettatori. Vedremo quanto i due re saranno in grado di compiere lottando dalla stessa parte, e vedremo anche le conseguenze di talune scelte compiute invece singolarmente. Come sempre credo di aver scritto troppo, chiedo venia.
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    serie tv

    @Manifredde io l’ho visto tutto e mi è piaciuto molto, le ambientazioni vittoriane davvero ben riprodotte ed anche i personaggi per me sono bene approfonditi, anche se la trama a mio avviso decolla da metà serie in avanti. Ho trovato solo alcune puntate un po’ lente, ma rivedendo il tutto una seconda volta ho avuto modo di apprezzare pienamente il prodotto. Sono alla sesta puntata di Hill House, per mancanza di tempo e per impegni lavorativi non riesco a vedere più di uno/due episodi per volta, e questo mi permette una riflessione singola su ognuno di essi. Devo dire che è una serie che a mio avviso sta meritando tutto il clamore che le ruota attorno; partita inizialmente un po’ in sordina, si sta rivelando qualcosa di molto ben fatto. Sto apprezzando in particolare la struttura “a POV” degli episodi, un tipo di narrazione a cui noi lettori delle Cronache siamo già abituati e che permette, in un sapiente intreccio tra ricordi del passato e vicende del presente - intreccio quanto mai ben riuscito grazie alla regia - di entrare lentamente ma progressivamente a contatto con quanto accaduto nella spaventosa spettrale dimora tanti anni prima. Qualcosa che ha evidentemente sconvolto le vite di ognuno, creando disfunzioni e traumi che ancora si ripercuotono fortemente nel presente, e che torna a reclamare attenzione affinché il cerchio si chiuda definitivamente. Molto ben riuscito il mix tra elementi della classica narrativa horror - nessuno splat (finora) e pochissimi artifici che generano comunque un costante senso di ansia e di inquietudine - e l’introspezione psicologica dei personaggi e del dramma familiare che essi vivono. Nota a parte per il bellissimo piano sequenza della sesta puntata. Avendo superato il giro di boa, mi aspetto che negli episodi finali si tirino le fila della storia. Per ora, promossa a pieni voti.
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    Vikings

    Eh ecco, non ricordavo tutti questi particolari. Piuttosto, si sa se storicamente la sua figura è esistita ed ha qualche corrispondenza con quanto ci viene mostrato nella serie? Più che altro perché l’attore che lo interpreta, Gabriel Byrne, non è esattamente l’ultimo arrivato, mi sarebbe piaciuto per lui un coinvolgimento per più puntate.
  14. porcelain.ivory.steel

    Vikings

    Neppure a me sembra di ricordare che vengano approfonditi i dettagli del truce duplice omicidio dei figli di Jarl Haraldson e Siggy, ma è un fatto che quella singola scena rivesta di umanità una figura fino a quel momento tratteggiata un po' troppo sommariamente come rancorosa e gretta, interessata soltanto a preservare la propria posizione di potere. La stessa Siggy mostra inizialmente questa caratterizzazione, forse ancor più del marito, ed è solo in quella striscia di dialogo tra i due, quando Haraldson la ammonisce a rivedere le proprie convinzioni su quanto, al cospetto di due figli venuti a mancare nel fiore degli anni, l'eventualità di far andare la figlia in sposa ad un uomo vecchio sia largamente preferibile, appare evidente che c'è del dolore profondo nella storia di questi due personaggi. Io credo, ma forse ci viene detto, non ricordo, che i ragazzi siano stati uccisi come vendetta verso Jarl Haraldson, per questo egli porta su di se il fardello del senso di colpa della loro morte. Mi piacerebbe se nelle prossime stagioni si riprendesse in qualche modo questo particolare.
  15. porcelain.ivory.steel

    Vikings

    Convengo con la lettura generale di @***Silk***, che ovviamente si riferisce, mi sembra di capire, alla prima stagione della serie. Cercherò di fare slalom e contorsioni per evitare di spoilerarle gli avvenimenti delle successive, a mio parere molto più avvincenti, non fosse che per il fatto che il tanto da noi decantato ragnarcentrismo raggiunge il suo culmine con la seconda, terza e quarta stagione. Negli episodi a cui fai riferimento vengono poste le basi della cultura e della mitologia norrena, del misticismo del loro culto pagano, della ferocia in battaglia che dimostrano, dello spirito impavido e guerriero che permea ognuno dei protagonisti. Non a caso citi l’iniziale incontro/scontro tra il conte Haraldson e Ragnar, tra le due opposte visioni del modo con cui condurre la vita e gli affari a Kattegat, che poi è lo scontro tra due personalità parimenti forti e parimenti orgogliose. Semplicemente, Ragnar rappresenta, come egli stesso ammette la notte prima della resa dei conti, tutto ciò che Jarl Haraldson fu in gioventù. Ravvedo anche io, in questo parallelo, una sorta di comprensione delle motivazioni dello sfidante da parte dell’attuale conte, ed anche un paterno passaggio di testimone, se vogliamo, tra il passato ed il futuro; allo stesso tempo, come scrivi anche tu, pur consapevole della forza del giovane Ragnar così come delle ragioni che portano questo a pretendere un duello, egli non può esimersi dal combattere con tutta la sua forza per mantenere la sua posizione di dominio, ma lo fa probabilmente più per dovere e per orgoglio che per volontà di affermare nuovamente la propria leadership all’interno di un popolo, quello vichingo, in cui l’affermazione di forza é tutto. Jarl Haraldson é un personaggio che per me meritava uno sviluppo ed un approfondimento maggiore, così come, fortunatamente, accade con quello di Siggy nelle stagioni successive. Avrei preferito uno scontro tra i due contendenti posticipato di qualche episodio, ma evidentemente c’era necessità di far crescere la parabola di Ragnar fin dalla fine della prima stagione. Come te sono affezionata al personaggio di Rollo, il fratello sempre in bilico tra il seguire il richiamo della propria ambizione e dei propri sogni di gloria personale e di affermazione sul fratello, e la fedeltà al legame di sangue: lo scopriamo, prima ancora che Jarl Haraldson tenti di indurlo nel tradimento, nel dialogo tra lui e Lagertha dei primissimi episodi. Come ci sarà modo di capire ancora meglio più tardi, Rollo non è inferiore in nulla al fratello, semplicemente soffre, come quasi tutti i protagonisti della saga, il non essere lui, il vivere costantemente all’ombra di Ragnar, una stella che brilla di luce propria e che ha come conseguenza del tutto involontaria quella di gettare un’ombra su chiunque gli orbiti intorno; eppure egli è solo un uomo, più lungimirante di altri, ma pur sempre un uomo, caricato di responsabilità oltre ogni sua aspettativa, ed oltre ogni sua volontà. Molto bello il percorso di Rollo, sia individuale che in relazione al fratello, da cui già si evince una costante ricerca di affermazione tra il suo popolo. Atlesthan è la figura di riferimento per Ragnar, poiché incarna una mente aperta, come la sua, alla conoscenza di differenti culture, non gretta e non limitata, ma che a differenza sua possiede anche una saggezza, un equilibrio ed una comprensione dell’animo umano che a lui mancano, ed il venire a contatto con lui, con il suo credo, con la religione cristiana, permeerà tutta la restante parte della vita e dell’epopea di Ragnar, permettendogli allo stesso tempo di riscoprire le proprie radici norrene. Quella tra il monaco cristiano ed il condottiero vichingo è mio avviso il rapporto più sano e profondamente rispettoso delle rispettive diversità che vediamo nell’intera narrazione, un legame profondo che permetterà ad entrambi una crescita umana e di caratterizzazione notevole. Sul simbolismo, sui rimandi alla mitologia ed al culto norreno e sul misticismo rimando alla bellissima analisi della sigla che fece a suo tempo @JonSnow;.
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