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Kubala

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  1. Kubala

    Game of Thrones, Episodio 8x06

    Interessante. Mi stavo tra l'altro giusto chiedendo: ma Jon è davvero il personaggio fondamentale nella vittoria sugli estranei? Certo, ha il merito di coagulare le forze (Nord+Bruti+Dany con tutti i suoi Immacolati e Dothraki), ma nello scontro finale è certo meno decisivo di Arya. Mi viene anzi il dubbio se non abbiano una parte più importante nella vittoria Bran (l'esca), Melisandre (apre gli occhi ad Arya sul suo destino), Dondarrion e il Mastino (salvano la pellaccia ad Arya), Sam (l'ha scoperto lui come si uccidono gli estranei ...).
  2. Kubala

    Game of Thrones, Episodio 8x06

    Avere prospettive ed idee diverse, che mi offrano spunti e suggestioni cui non avevo pensato, è proprio ciò in cui speravo. Credo però di essermi spiegato male: quando dico "normali", non intendo "mediocri", intendo "umani". I personaggi che hanno carattere magico o eroico "oltre i limiti dell'umano" (lo stesso Jon non mi dite che è umano ... qual è l'essere umano che, sapendo di avere un diritto di nascita superiore ed un supporto importante, non sarebbe stato colto da un minimo di ambizione? chi avrebbe ucciso "per dovere" la persona amata?) sono morti, esiliati o scomparsi chissà dove. Restano esseri umani con i loro pregi, i loro ideali e le loro ambizioni, le cadute e le risalite. Lo so anch'io che Tyrion è intelligente, ma nei limiti dell'umano, con tutti i suoi errori di valutazione, i suoi moti ideali (il discorso al processo per l'omicidio di Joffrey, il gettare la spilla davanti a Dany) e le sue piccole miserie (e ancora non mi levo dalla testa che, nel suo discorso a Jon, incida anche il tentativo di salvarsi la pelle). Così come sono umani (e spesso provati, vedi Sansa) gli altri che restano nei (ex) sette regni. L'unico essere "sovrannaturale" rimasto è Bran ma (anche alla luce del discorso di Tyrion - che poi è la voce degli autori - sul valore unificante delle "storie") lo vedo più come un simbolo. Lui è l'emblema della memoria, del ricordo di ciò che è stato, di un'era degli eroi (e della magia) ormai tramontata. Per tornare invece a chi è il protagonista ed alla eventuale ciclicità o linearità della storia, dire che protagonista è la dinastia Targaryen o è il Trono di Spade (che ne è l'emblema) non mi pare molto dissimile. Ed in questo senso, di nuovo, la storia termina dove era iniziata e mi sembra la chiusura dell'anello. Non so, questa è una possibile prospettiva che mi è venuta in mente e che volevo condividere ... ma mi interessano ancor più altre possibili prospettive.
  3. Kubala

    Game of Thrones, Episodio 8x06

    Ciò che mi piacerebbe però condividere con voi sono alcuni pensieri sulla storia nel suo insiema, e più ancora se voi vi vedete un qualche senso generale. In particolare: Chi è a questo punto, ammesso ne esista uno, il vero protagonista del Trono di Spade? La storia è lineare o circolare? Quale è, ammesso esista, la morale della favola? Il Protagonista. Dovessimo dire chi è il protagonista principale della storia, ammesso esista e non sia una pura storia collettiva, chi è? Non certo il Re della Notte, la cui funzione è stata quella del “grande pericolo”, il “romanzo di formazione” di Jon, l’occasione per far incontrare Jon e Dany, quel che volete … ma non certo il protagonista. Ma nemmeno Dany o Jon, a mio avviso. E’ il trono di spade stesso, ed in questo senso la vera fine è la distruzione del trono di spade stesso, la distruzione della ruota del potere, ad opera del Drago? Storia lineare o circolare. Il pensiero mi è venuto pensando che in un certo senso un bel po’ di personaggi (gli Stark in particolare) sono tornati (cambiati, certo) a dove erano partiti, a quella che era la loro natura, le loro aspirazioni o le loro attirudini sin dall’inizio. Sansa ancora bambina ingenua e sprovveduta sognava di diventare regina ed è quello che alla fine (disincantata) diviene. Arya la ribelle che sognava l’avventura solca verso i mari sconosciuti alla ricerca di avventure. Jon Snow partiva per la Barriera ed il profondo Nord e lì dove indubbiamente si sente più a suo agio ritorna. Tutti cambiati, tutti meno innocenti, più disincantati, ma tutti in un certo senso ritornano a quel che sin dall’inizio erano o sognavano di essere. La stessa serie si chiude anche visivamente lì dove era partita, tra le nevi oltre la Barriera (e spunta un filo d’erba, pure la primavera è tornata). La morale della storia. Io, per come la vedo, avrei intitolato l’ultimo episodio “Il crepuscolo degli eroi”. E’ un po’ quel che accade in tante saghe, nello stesso Signore degli Anelli (il nemico demoniaco distrutto, gli Elfi che solcano i mari abbandonando la Terra di Mezzo, l’avvento del tempo degli Uomini) che evocano un passato mitico, fantastico, magico, che avrebbe preceduto l’epoca degli uomini. In fondo, sono così anche le antiche saghe, dall’Iliade ai miti norreni, Parlano di un mondo magico ed eroico che sarebbe stato nel passato e che non c’è più. Dopo, comincia la “normalità”. In questo senso, vedo così anche Il Trono di Spade. Tutto ciò che aveva una dimensione fantastica, magica o eroica è in un certo senso morto, o sconfitto, comunque perduto, e ciò che trionfa è la normalità. Scomparso chissà dove anche l’ultimo Drago (creatura magica), scomparsi quelli capaci di resuscitare i morti (la Donna Rossa, Thoros) o resuscitati loro stessi (Dondarrion, Jon stesso), morta la “non bruciata” Dany, esiliato “l’eroe perfetto e senza macchia” Jon (come d’altronde se ne sono andati gli altri Stark “tutti di un pezzo” come Ned e Robb … ma persino Stannis a modo suo era “tutto di un pezzo” e non gli ha detto bene), scomparsi persino i “cattivi perfetti” (il Re della Notte, Ramsay, Cercey, Joffrey) … cosa resta? Chi ha vinto? (ammesso che conquistare il trono possa essere una vittoria, visto tutto quel che hanno passato quelli che ci si sono seduti o anche solo avvicinati da re o da primi cavalieri, dal re Folle a Robert Baratheon, da Ned Stark a Tiwin, da Cersey a Tommen, alla stessa Danaerys) Chi resta attorno al tavolo del Concilio? Restano le persone più o meno normali, più o meno intelligenti, più o meno buone, ma “normali”. Il meno normale è Bran stesso (una specie di database vivente, ma simboleggia la conoscenza ed il ricordo del passato). Ma poi? Tyrion, il non eroe più o meno intelligente (di errori ne fa tanti), più o meno coraggioso (alla sua pellaccia ci tiene), più o meno vigliacchetto (Varys gli sarà stato tanto caro, ma lo sacrifica con giusto un po’ di dispiacere ed una mezza lacrimuccia un po’ ipocrita). Davos, l’emblema stesso della normalità e della ragionevolezza. Un simpatico mascalconcello arrivista come Bronn. Brienne, donna piena di coraggio ma creatura tutto sommato normale (compresi tutti i piccoli e grandi dispiaceri di una donna, incluso innamorarsi dello stro.zo che ti preferisce una più spregevole). Sam “il secchione”, quello non dotato da madre natura né di prestanza né di eroismo particolare (e che quindi quando fa qualcosa di coraggioso deve sforzarsi, mica come i predestinati alla Jon o alla Dany …). Insomma, restano quelli normali, quelli che si arrangiano, quelli ragionevoli, quelli disposti ogni tanto a chinarsi o a qualche compromesso (il fanatismo è una brutta bestia, vedi dove ha portato Dany, ma anche tutti gli eccessi, anche solo di lealtà/onore/onestà non hanno detto bene né a Ned, né a Jon, né a nessun altro, mi sembra). Insomma, come nelle saghe antiche è bello favoleggiare dei bei tempi andati, degli eroi e delle magie, ma “l’oggi”, ciò che resta alla fine è “l’umano”, la ragionevolezza, l’accettazione dei propri limiti, la ricerca del compromesso. Non lo so, magari vaneggio per consolarmi della fine di una saga che mi ha avvinto così a lungo, ma mi piacerebbe mi diceste anche voi (se riuscite ad astrarvi dall’eventuale senso di cocente delusione per l’epilogo … ma un epilogo che non “risultasse” all’altezza di aspettative ormai altissime e non scontentasse i fans, secondo me era impossibile e lo sarà anche per Martin nei suoi libri) se e cosa vi resta della saga nel suo insieme, se e quale senso generale eventualmente vi trovate.
  4. Kubala

    Game of Thrones, Episodio 8x06

    Mi unisco a voi tardissimo, dopo aver visto l’ultima puntata della saga volevo capire come la pensavano altri appassionati, quali spiegazioni o “morale della favola” trovavano e mi sono imbattuto nel vostro sito. Non voglio dilungarmi sul giudizio (di cosa? Della saga nel suo insieme? Dell’ottava serie? Dell’ultimo episodio?). Troppo soggettivo. Come molti, ho avvertito (ma già nella settima serie) un significativo gap di sceneggiatura. D’altronde, un conto era avere a disposizione il materiale dei libri, un altro conto andare avanti sulla base di alcune indicazioni di massima dell’autore. E, visti i tempi biblici con cui “il nostro” pubblica, la serie non poteva certo fermarsi ad aspettare i suoi comodi … Ma certi “salti” sono davvero brutali, alcuni passaggi (già solo la trasformazione a mad queen di Dany) avrebbero richiesto tempi più lunghi e passaggi psicologici un po’ più fini. Il gap di sceneggiatura, ripeto, si avverte molto, e la scenografia di effetto non basta a compensare. Dopodiché, i giudizi sono soggettivi, la mia signora ha passato tutto il settimo ed ottavo episodio a dire a Jon “svegliati! fa qualcosa!” e non vuole nemmeno poi rivederlo in italiano (troppo forte la delusione), io sono meno drastico. Perché a mio avviso non tutto è da buttare. Tra i vari finali immaginabili, temevo molto quello hollywoodiano, John e Dany a regnare assieme “e vissero tutti felici e contenti”. A seguire, potevo immaginarmi un finale con Dany morta (magari uccisa dallo stesso Jon come sacrificio necessario a vincere la guerra con gli estranei – la vecchia profezia su Azor Ahai) e Jon che regnava. Speravo in realtà in una soluzione “a sorpresa” degna dei colpi di scena cui ci aveva abituato Martin. In questo senso, il colpo di scena c’è, ancorché la soluzione di Bran “lo spezzato” re dei “Sei Regni” non me l’aspettavo (e tutto sommato avrei trovato più credibile sul trono sedessero un Tyrion o un Gendry). Quindi giudizio mixato, ma sono comunque grato a Martin e a chi mi ha regalato 8 stagioni incollato alla poltrona (se poi Martin pubblicherà anche i romanzi mancanti prima che io sia morto gliene sarò ancor più grato)
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