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Eh, ma allora il problema non sono i bambini, che diventano una "scusa" per giustificare preconcetti ed opinioni personalissime riguardo l'argomento......

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Forse ho espresso male, secondo me la perplessità o contrarietà di molti a trattare l'argomento è dovuta al fatto che le menti dei bambini sono molto permeabili e tendenzialmente credono a tutto quanto viene raccontato. 

Chi è contrario potrebbe pensare che quindi vengano fatti passare messaggi che magari secondo lui (essendo non favorevole) sarebbe meglio non passassero.

Chi è dubbioso magari si preoccupa perché potrebbero essere non usate le parole più giuste (in questo caso mi ci metto pure io). Magari pensa che alcune questioni sia meglio vengano riservate ad un'età diversa, salvo restando l'ottica sacrosanta del rispetto di tutti che vale anche per altri tipi di problematiche (provenienza, religione, diversità fisiche, difficoltà di apprendimento...).

Tutte posizioni comunque legittime credo finché si rispetta l'altro. Non vorrei che a volte chi si lamenta per il mancato rispetto di alcuni diritti dimentichi che appunto bisogna sempre partire dal rispetto dell'altro.

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Dipende anche molto dall'età e soprattutto dall'individuo ma in generale, poiché - bene o male che sia - crescono in un contesto sempre più ricco di stimoli ed interazione, i bambini e le bambine di oggi mi sembrano molto critici e curiosi. Non si fanno andar bene proprio tutto così come gli viene presentato, ma anzi sono naturalmente portati a fare tante domande. Inoltre obiettano e argomentano fin dalla tenera età (con buona pace di noi genitori che non siamo sempre emotivamente strutturati per affrontare "testa a testa" e l'implacabile fuoco di domande :ehmmm:).

 

Viceversa, penso possa essere davvero complesso strutturare questa conversazione con adolescenti e pre-adolescenti le cui convinzioni, talvolta frutto dell'influenza non sempre positiva di media, amici, famiglia, ecc., sono radicate e che per di più tendono a seguire l'opinione della massa - quale essa sia - per non rischiare l'isolamento sociale.

 

Riflettendo sono arrivata alla conclusione che alla base di questa "paura" di parlare di omofobia, omosessualità, identità di genere ecc. ci sia  la convinzione ancora diffusa che si tratti di un "problema", qualcosa di "anomalo", "imbarazzante", "delicato", "che può impressionare o turbare". Ecco perché penso che sia importante trattare questi temi soprattutto con i più piccoli che non vedono vergogna, male e perversità nell'essere, ma invece facilmente li riconoscono nelle azioni. 

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Che è quanto viene già insegnato sempre, perciò mi pare un po' facilona la risposta.
Diciamo che come sempre bisognerebbe prenderla un po' più con calma e non esagerare... non sono questioni semplici da affrontare, personalmente ammetto che mi troverei un po' in difficoltà e ho a che fare con studenti già un po' più adulti che no, non sono teletubbies e non si accontentano di risposte tirate via. Giustamente anche, dato che nella società di oggi si pretende di essere critici di fronte alle informazioni. Come ho già scritto che tutti vanno rispettati sempre è qualcosa che viene insegnato costantemente, se bisogna istituire una giornata ad hoc almeno che vada fatto il giusto approfondimento.
E di nuovo...mi sembra che lo stesso problema del porre attenzione a come si tratta l'argomento, specie in relazione alle diverse fasce d'età, si ponga anche per la giornata della memoria e per quella contro la violenza di genere.
E allora perché O'Lanciafiamme non si preoccupa allo stesso modo? Per il rasoio di Occam la spiegazione che mi viene in mente è che, come suggeriva giustamente Maya, per la tutela delle diverse identità di genere non si è ancora arrivati ad un'accettazione condivisa ed unanime.
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Forse perché banalmente e pragmaticamente adesso la questione è sul DDL Zan, la giornata della memoria è già stata proclamata anni fa e non ci può fare più niente :ehmmm:

Comunque sottolineo che non è che tutti i docenti in tutte le scuole la affrontino, anche in quel caso è una scelta. Spesso demandata al prof. di storia. Mica per questo si è tutti una manica di nazisti o revisionisti.

6 ore fa, Maya ha scritto:

Dipende anche molto dall'età e soprattutto dall'individuo ma in generale, poiché - bene o male che sia - crescono in un contesto sempre più ricco di stimoli ed interazione, i bambini e le bambine di oggi mi sembrano molto critici e curiosi. Non si fanno andar bene proprio tutto così come gli viene presentato, ma anzi sono naturalmente portati a fare tante domande. Inoltre obiettano e argomentano fin dalla tenera età

Giustissimo, lo avevo sottolineato anche io ma una volta che, se sei un bravo insegnante, ti conquisti la loro fiducia poi ti credono. Perché è vero che i bambini e ragazzi di oggi sono "critici" ma ancora di più hanno scarsa attitudine ad approfondire pertanto sono molto più portati a bersi la storiella che racconti loro, specie se sei convincente, piuttosto che andare a studiare per conto loro la questione. Per contro laddove obiettano è importante rispondere in modo chiaro e semplice alle loro domande ma senza sminuire.

6 ore fa, Maya ha scritto:

Riflettendo sono arrivata alla conclusione che alla base di questa "paura" di parlare di omofobia, omosessualità, identità di genere ecc. ci sia  la convinzione ancora diffusa che si tratti di un "problema", qualcosa di "anomalo", "imbarazzante", "delicato", "che può impressionare o turbare".

Ammettere che sia una questione estremamente complessa e delicata non mi pare una cosa negativa. Significa porsi il problema di come poter meglio affrontare una certa questione. Molto meno banale che ridurre tutto in modo semplicistico al leggo di qua, mostro il film di là.

Anche perché, e qui sta un'altra difficoltà secondo me, in questo tema rientrano tutte una serie di casistiche personali davvero molto diversificate, perciò non è facile tracciare un quadro generale (aldilà del solito che ognuno va rispettato per come è, ma questo vale anche per tanti altri temi dal colore dei capelli, al vestiario, alla provenienza, a caratteri culturali etc.)

Trovo anzi un po' fuorviante ridurre tutto in modo semplicistico al solito yee tutto bellissimo!! Come anche le solite accusette più o meno velate se uno manifesta prudenza o non abbraccia completamente un certo tema.

1 ora fa, joramun ha scritto:

per la tutela delle diverse identità di genere non si è ancora arrivati ad un'accettazione condivisa ed unanime.

Credo che il tema stesso, con tutte le diverse casistiche personali che entrano in ballo, renda difficile una generalizzazione su vasta scala. Tuttavia si stanno facendo passi avanti appunto nel cercare di sbrogliare la questione. 

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bisognerebbe capire dove sta il confine tra ruolo della scuola e ruolo dei genitori. 

io non sono contrario alla giornata in sè ma mi sembra sia già diventata una battaglia che va portata avanti a testa basse da parte di una corrente politica. e infatti non si parla molto delle modalità, dell'età in cui affrontare queste tematiche e soprattutto chi poi spiegherebbe queste tematiche (già una persona "schierata" o magari non preparata non so quanto possa andare bene).

quindi come c'è giustamente la possibilità di fare saltare religione penso sia giusto lasciare ai genitori la scelta se i figli debbano o meno parteciparvi. 

poi non è una giornata che cambierà il livello di tolleranza o rispetto dei ragazzi. per questo penso servano altri provvedimenti. anzi io di fronte a certi episodi sarei proprio per la tolleranza zero in modo da tutelare eventuali facili bersagli.

 

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Per esempio io l'anno scorso ho partecipato o meglio coinvolto i miei studenti nella Giornata dei calzini spaiati che era una giornata proprio per la valorizzazione di tutti con le loro proprie caratteristiche. Iniziative di questo tipo possono già gettare i semi per il rispetto reciproco e far capire che bisogna andare oltre i pregiudizi.

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Io comunque ricordo distintamente che nei topic sulla morte di George Floyd e sul razzismo in generale (ma pure in alcune pagine di questo topic), una delle argomentazioni più abusate era "ma per sconfiggere certi fenomeni non servono certe proteste veementi... BISOGNA RIPARTIREH DALLA SCUOLAH!!".
Com'è che poi, quando qualcuno dice "ok, ripartiamo dalla scuola" spuntano fuori i mille distinguo, i se, i ma e i però?

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@Lyra Stark sono sicuramente iniziative interessanti queste. per me però per fare veramente effetto serve un azione quotidiana. non basta solo questo tipo di giornate se poi nel resto dell'anno spesso gli studenti colpiti da bullismo ecc vengono non protetti.

rispetto al passato mi sembra che il corpo docenti e presidi abbiano perso di autorità e sicuramente queste nuove generazioni di genitori non aiuta (c'era una simpatica vignetta in merito). penso che una maggior severità e anche dare maggiori responsabilità sui comportamenti degli studenti possa aiutare.

chiaramente rispetto al passato è più difficile per genitori e docenti potere "controllare" i ragazzi visto che tra internet social e mezzi vari ormai sono venuti a mancare totalmente dei filtri che prima esistevano. poi per me social andrebbero vietati fino alla maggiore età per vari aspetti ma questo è un altro tema.

 

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Sicuramente non basta una giornata all'anno. Non basta per combattere l'omofobia, come non basta per combattere la discriminazione razziale, la violenza sulle donne, il bracconaggio e le pratiche di deforestazione che stanno portando all'estinzione di diverse speci animali. Tuttavia, la scelta non è "tutto o niente". Istituire "la giornata mondiale per..."  e basta serve a poco. Arricchire l'iniziativa di attività ed eventi volti a fare informazione e sensibilizzare, invece può fare qualcosa, fosse solo accendere i riflettori su un tema ignorato.

 

Lo scorso anno, l'istituto dove insegno ha aderito a un progetto europeo legato alla discriminazione e alla violenza. Partecipazione ed entusiasmo non sono mancati, nonostante la necessità di dedicare ore extra allo studio per la realizzazione dei lavori. Alcune classi ne hanno fatto davvero di molto belli, tra l'altro anche utilizzando strumenti quali Instagram, YouTube, ecc. Apro qui una parentesi per dire che non è mai lo strumento il problema, ma il modo in cui viene usato. Secondo me, la soluzione non è vietare, ma educare all'uso. Anche perché non è che poi a 18 anni automaticamente si diventa più assennati. 

 

Non voglio banalizzare dicendo che basta mettersi lì e spiegare, fosse solo perché spiegare a una classe di bambini/e o ragazzi/e non è mai cosa banale. Tuttavia, sottolineando la necessità di considerare la platea a cui ci si rivolge per definire linguaggio e contenuti, diciamo un'ovvietà che, in fondo, vale anche per l'insegnamento della matematica, dell'italiano e così via. Inoltre, è vero che omosessualità, identità di genere e così via possono essere argomenti complessi. Ma anche il greco e la trigonometria non sono mica una passeggiata, eh. :ehmmm:

 

Se riusciamo a spiegare a dei bambini delle elementari un evento aberrante e inumano come l'olocausto, non credo ci possano essere difficoltà superiori nel raccontargli che ci sono persone che amano individui del loro stesso sesso biologico. Per un bambino che sogna di sparare ragnatele dalle mani come Spider man non è così difficile capire e accettare che ci sono persone che vorrebbero essere qualcosa di diverso da come appaiono. Lo è molto di più capire perché alcuni bambini e bambine sono morti nei campi di sterminio nazisti.

 

 

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16 ore fa, joramun ha scritto:

Io comunque ricordo distintamente che nei topic sulla morte di George Floyd e sul razzismo in generale (ma pure in alcune pagine di questo topic), una delle argomentazioni più abusate era "ma per sconfiggere certi fenomeni non servono certe proteste veementi... BISOGNA RIPARTIREH DALLA SCUOLAH!!"

Com'è che poi, quando qualcuno dice "ok, ripartiamo dalla scuola" spuntano fuori i mille distinguo, i se, i ma e i però?

Appunto non servono le proteste veementi ma bisogna lavorare sull'educazione e l'istruzione in sinergia scuola famiglia. Nessuno ha detto che non si deve fare. Bisogna farlo con testa però, perché è facile limitarsi a fare la solita portata di parole scritte maiuscole con l'H. Che poi chi è che parla così? Quelli che scrivono post arrabbiati sul web? Francamente anche questo continuo modo di esprimersi è poco rispettoso.

Immagino comunque che per chi ragiona per assoluti siano concetti di difficile applicazione.

4 ore fa, rhaegar84 ha scritto:

sono sicuramente iniziative interessanti queste. per me però per fare veramente effetto serve un azione quotidiana. non basta solo questo tipo di giornate se poi nel resto dell'anno spesso gli studenti colpiti da bullismo ecc vengono non protetti.

Chiaro, la propedeutica al rispetto (non solo dell'altro ma di tutto, anche dell'ambiente) va fatta quotidianamente sono d'accordo, infatti dicevo che in moltissimi casi già si fa. Solo che qui il tema era proprio sulla giornata in particolare dedicata.

 

3 ore fa, Maya ha scritto:

Lo scorso anno, l'istituto dove insegno ha aderito a un progetto europeo legato alla discriminazione e alla violenza. 

Bene comunque potersi interfacciare con un'altra collega, che materia tu?

3 ore fa, Maya ha scritto:

Tuttavia, sottolineando la necessità di considerare la platea a cui ci si rivolge per definire linguaggio e contenuti, diciamo un'ovvietà che, in fondo, vale anche per l'insegnamento della matematica, dell'italiano e così via. Inoltre, è vero che omosessualità, identità di genere e così via possono essere argomenti complessi. Ma anche il greco e la trigonometria non sono mica una passeggiata, eh.

Peccato che in un caso si tratta di contenuti codificati negli anni e di discipline con regole da applicare, nell'altro di persone e varietà umana. Non scambiamo le ovvietà con qualcos'altro :unsure:

3 ore fa, Maya ha scritto:

Se riusciamo a spiegare a dei bambini delle elementari un evento aberrante e inumano come l'olocausto, non credo ci possano essere difficoltà superiori nel raccontargli che ci sono persone che amano individui del loro stesso sesso biologico. Per un bambino che sogna di sparare ragnatele dalle mani come Spider man non è così difficile capire e accettare che ci sono persone che vorrebbero essere qualcosa di diverso da come appaiono. Lo è molto di più capire perché alcuni bambini e bambine sono morti nei campi di sterminio nazisti.

Punti di vista. Forse dipende anche dal grado di approfondimento che si vuole dare. Ma già quello che leggo qui si porta dietro tanti altri inevitabili corollari che aprirebbero a tantissime altre sottoquestioni non sempre facili da affrontare. Che comunque aldilà di quanto pensa Joramun io non sto dicendo NOH!! Dico solo che data la complessità o usiamo multiformità del tema bisogna trovare il modo più giusto, altrimenti si rischia di pasticciare o banalizzare. 

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28 minuti fa, Lyra Stark ha scritto:

Peccato che in un caso si tratta di contenuti codificati negli anni e di discipline con regole da applicare, nell'altro di persone e varietà umana. Non scambiamo le ovvietà con qualcos'altro :unsure:

 

Ovvio, ma per ogni disciplina codificata c'è stato un anno "zero" senza protocolli, indicazioni, regole, ecc. Se c'è l'interesse a portare avanti un "insegnamento" di questo tipo (e sottolineo "se" perché, secondo me, non c'è interesse per tante ragioni), da qualche parte bisogna partire. Altrimenti si entra in un circolo vizioso per cui senza regole, codici, protocolli non si può fare nulla, ma senza esperienza non si possono creare regole, codici, protocolli.

 

Inoltre, va detto, che non si sta parlando di una nuova materia da introdurre nel piano formativo che quindi necessita di un programma preciso con obiettivi da raggiungere e regole chiare per una valutazione dell'apprendimento. Si parla semplicemente di attività "extra" a cui eventualmente dedicare spazio nell'ambito della più generale vita scolastica o anche di materie quali, ad esempio, Educazione civica o della cittadinanza. Si tratta di temi rispetto a cui, secondo me, la scuola - così come le famiglia -, potrebbe e dovrebbe fare informazione ed educazione, perseguendo l'obiettivo di contribuire alla formazione di individui e cittadini onesti, civili e responsabili.

 

Ripeto, però, che la domanda chiave è: c'è davvero volontà di farlo? In altre parole, secondo voi, il vero problema è trovare le parole giuste e i contenuti adatti alle diverse platee di studenti e studentesse? Oppure trovare insegnanti e dirigenti disponibili e disposti a trattare questi argomenti nelle proprie classi? Si teme di più l'imbarazzo che si potrebbe creare in aula o quello che si potrebbe presentare fuori dall'aula? Qual è la vostra sensazione?

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io sinceramente non ho molta fiducia nel personale scolastico. cioè se penso al liceo ho avuto grandi insegnanti come anche pessimi per non dire di peggio. quindi dubito che alcuni insegnanti abbiano anche solo gli strumenti per affrontare decentemente questi temi.

poi chiaro in base all'età cambia il metodo di approfondimento. tornando all'esempio dell'olocauso: è diverso spiegarlo a dei bambini di 8-9 anni rispetto che a ragazzi di 16-17 per dire. stessa cosa anche su questi temi. penso che soprattutto un minimo di maturità serva, per quel poco che sia, per capire e affrontarli.

chiaro che ai bambini delle elementari si può partire intanto dal capire che bisogna rispettare tutti. ma partire con tematiche complesse e gender fluid penso si rischi solo di creare più confusione che risposte.

anche perchè per dire alcuni ragazzi che hanno fatto la transizione si sono pentiti e hanno detto chiaramente di non capire al momento bene le cose proprio perchè ci voleva più tempo e maturità.

tornando al tema della giornata ho letto per dire una proposta di un associazione (scusate ma non ricordo il nome) dove proponeva di vestirsi al contrario (maschi come femmine e femmine come maschi) e fare una sfilata. boh se queste sono le proposte rimango un po' basito sinceramente. così si riduce ad una carnevalata.

quindi io non è che sono contrario ma semplicemente ok l'idea ma discutiamone un attimo. perchè poi un idea anche se bella giusta ecc ma se viene applicata male rischia quasi di essere controproducente.

pongo un quesito: giornata obbligatoria o cmq si lascia libera scelta ai genitori?

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2 ore fa, Maya ha scritto:

Se c'è l'interesse a portare avanti un "insegnamento" di questo tipo (e sottolineo "se" perché, secondo me, non c'è interesse per tante ragioni), da qualche parte bisogna partire. Altrimenti si entra in un circolo vizioso per cui senza regole, codici, protocolli non si può fare nulla, ma senza esperienza non si possono creare regole, codici, protocolli.

Forse sono io, ma non capisco il senso del tuo discorso: sei stata tu a citare il paragone con altre "materie", adesso parli di insegnamento: ma quindi vorresti istituire una materia ad hoc? Anzi no perché appunto smentisci esattamente da sola il paragone che hai fatto prima... perché farlo allora?:wacko: :ehmmm:

2 ore fa, Maya ha scritto:

Inoltre, va detto, che non si sta parlando di una nuova materia da introdurre nel piano formativo che quindi necessita di un programma preciso con obiettivi da raggiungere e regole chiare per una valutazione dell'apprendimento. Si parla semplicemente di attività "extra" a cui eventualmente dedicare spazio nell'ambito della più generale vita scolastica o anche di materie quali, ad esempio, Educazione civica o della cittadinanza. Si tratta di temi rispetto a cui, secondo me, la scuola - così come le famiglia -, potrebbe e dovrebbe fare informazione ed educazione, perseguendo l'obiettivo di contribuire alla formazione di individui e cittadini onesti, civili e responsabili.

Credo che tutti fino a questo momento intendessimo trattare tali questioni sotto uno spettro più ampio o un profilo diverso. Lo abbiamo anche detto più volte, non basta limitarsi a una singola giornata. 

Poi per quanto riguarda i temi e quanto deve fare la scuola d'accordo, ma infatti abbiamo già detto che normalmente si insegna il rispetto per l'altro. 

Quindi alla fine non ho capito molto bene il senso di smentire le proprie obiezioni da soli e poi puntualizzare quello che si sta ripetendo da 2 pagine circa ^^

Il punto piuttosto è quello ben centrato da Rhaegar: chi è deputato a trattare gli argomenti? Come? Quando? Sarò ripetitiva ma pensare al modo migliore in cui affrontare una determinata questione non mi sembra affatto scandaloso né essere negazionisti o omofobici.

2 ore fa, Maya ha scritto:

Ripeto, però, che la domanda chiave è: c'è davvero volontà di farlo? In altre parole, secondo voi, il vero problema è trovare le parole giuste e i contenuti adatti alle diverse platee di studenti e studentesse? Oppure trovare insegnanti e dirigenti disponibili e disposti a trattare questi argomenti nelle proprie classi? Si teme di più l'imbarazzo che si potrebbe creare in aula o quello che si potrebbe presentare fuori dall'aula? Qual è la vostra sensazione?

Immagino che la volontà dipenda anche dai modi in cui si decide di farlo. Sta tutto là il problema. 

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