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Ramsay ha catturato Mance e non è stato difficile estirpargli tutte le informazioni del caso. Poi, prima di partire (perché doveva avere i mezzi per farlo), ha mandato una letterina in cui mescolava le informazioni che aveva con la proclamazione della vittoria (che ai suoi occhi è certa: Manderly non tradirebbe, vista la questione di Davos, e i Karstark sarebbero pronti al colpo gobbo), tutto ciò che serve per far precipitare la situazione alla Barriera e levarsi di torno le due minacce al potere dei Bolton, nonché i due fautori del nuovo ordine del Nord, in una sola botta: Stannis e Jon.

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E Asha e Theon come riuscirebbero da soli ad attraversare miglia e miglia di foresta sconosciuta in mezzo alla neve?

 

Bran? Potrebbe mandare un aiutino... Anche se non saprei proprio il motivo. Tendenzialmente comunque non credo voglia Theon morto. Lui vuole farlo ricordare (i corvi che gracchiano Theon, l'albero...) Lui è l'unico che sa che Bran non è morto.

 

Potrebbe andare così: Stannis fa il qulo a Ramsey grazie all'improvviso tradimento di Menderley e alle info di Theon. Manderley (o chi per lui) successivamente dichiara apertamente che Rickon è ancora vivo. Theon conferma di non aver mai ucciso gli Stark e che a bruciare Grande Inverno e sterminare tutti è stato in effetti Ramsey. Magari si inventa pure di aver salvato lui personalmente i due Stark, così viene riabilitato agli occhi del Nord.

 

L'avevo pensato anche io, ma resta il fatto che detto da lui, il voltagabbana per eccellenza, senza prove, non gli crederebbero in molti... Anche se ricomparisse Rickon, non sarebbe così scontato, è un bambino come un altro, non è che possa dare queste grandi dimostrazioni, a parte il metalupo.
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Sì, ma non potrà mica far credere di averli salvati lui i due ragazzini Stark (a questo mi riferivo). Anche se paradossalmente forse è vero, se non fosse stato lui a prendere Winterfell, ma Ramsay Bolton, per Bran e Rickon sarebbero stati cavoli molto più amari.

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Io credo che Bran lo voglia morto, eccome. E fa anche bene a volerlo morto! li ha traditi alla grande facendo tra l'altro secca anche un bel pò di gente. Se Bran potesse mandare qualcosa a Theon, sarebbe Estate IMO. Infatti quando Stannis è indeciso se bruciarlo o sacrificarlo di fronte all'albero Bran si limita a dire "albero". Così può vederlo da vicino!

 

Lì sul momento nessuno può smentire Theon, qualsiasi cosa dica. Se Manderley rivela che Rickon è vivo, Theon si può salvare.

 

Insomma, mi aspetto che Theon cominci finalmente a fare qualcosa di utile per sè e per gli altri. Deve guadagnarsi la sopravvivenza da POV!

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Secondo me dietro quella lettera ci deve essere sicuramente qualcosa di accuratamente preparato perchè mi torna troppo strano il discorso che Stannis fa a Ser Justin in questo capitolo, quando dice

"It may be that we shall lose this battle," the king said grimly. "In Braavos you may hear that I am dead. It may even be true. You shall find my sellswords nonetheless."

The knight hesitated. "Your Grace, if you are dead — "

Mi pare troppo una coincidenza e abbiamo visto che le coincidenze non sono proprio da Martin!

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Ma il discorso a Ser Justin, per me, rientra nel personaggio di Stannis, duro e implacabile anche dopo la morte contro gli immorali Lannister & Co, il trono di diritto è suo o della sua genia. Anche se muore i mercenari devono essere reclutati per ristabilire il diritto di successione dei Baratheon sul trono. Alla fine lo fa più perchè lo sente un dovere ( e Meli contribuisce a renderlo un dovere a cui non può sottrarsi) che non per il potere che ne deriverebbe...

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Eh lo so, a me Stannis piace tantissimo, al momento attuale è sicuramente nella mia top 3 dei personaggi preferiti e capisco che questo discorso si confà perfettamente al suo modo di essere, ma lui è cmq uno che non parla in modo sibilino, che lascia intendere, lui di solito dice le cose chiare e perciò mi pare strano che non dica "se io dovessi morire" ma dica "potresti sentir dire che io sono morto e potrebbe anche esser vero...". Cioè, sarà che io vedo sottotrame ovunque, ma se a me un personaggio come Stannis mi dicesse "potrebbe arrivarti la notizia che io sia morto, potrebbe anche essere vero, te cmq nel caso vai avanti lo stesso" e poi dopo poco effettivamente arriva questa notizia non in forma ufficiale e documentata ma in questo modo "strano" mi farei due domande e forse penserei che Stannis l'avesse in qualche modo programmato. Cmq specifico che non penso che Stannis sia responsabile in prima persona della lettera ma che avesse programmato l'eventualità di fingersi morto.

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in effetti le sue parole a ser Justin sono quanto meno un pelo sospette... Però francamente a questo livello mi sfuggono le implicazioni a vasto spettro di questa scelta. E' talmente ingarbugliata la faccenda al Nord che non ho proprio idea di come potrebbe risolversi.

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Ecco la traduzione del capitolo. Ci ho messo un po' a finirla, ma sono stato piuttosto occupato ultimamente

 

 

La voce del re era strozzata dalla rabbia. “Sei un pirata peggiore di Salladhor Saan.”

Theon Greyjoy aprì gli occhi. Le sue spalle erano a pezzi e non poteva muovere le mani. Per un istante temette di essere tornato nella sua vecchia cella nei sotterranei di Forte Terrore, che il vortice di ricordi nella sua testa non fosse dovuto ad altro che a un sogno febbricitante. Stavo dormendo, si rese conto. Oppure ero soltanto svenuto per il dolore. Quando cercò di muoversi, iniziò ad oscillare da un lato a un altro, la sua schiena che raschiava contro la pietra. Era appeso a un muro dentro ad una torre, i suoi polsi incatenati a un paio di anelli di ferro arrugginito.

L’aria era impreganta dal cattivo odore di torba bruciata. Il pavimento era cosparso di sudiciume. Delle scale di legno salivano a spirale fino a raggiungere il tetto. Non vide finestre. La torre era umida, buia e senza comodità, gli unici mobili erano una sedia con un alto schienale e un tavolo scheggiato che poggiava su tre cavalletti. Non c’era neppure una latrina, anche se Theon vide un vaso da notte in una nicchia in ombra. L’unica luce veniva dalle candele sul tavolo. I suoi piedi penzolavano a due metri d’altezza.

“Il debito di mio fratello,” mormorò il re. “E di Joffrey, anche se quell’abominevole bastardo non era mio parente.” Theon si attorcigliò nelle sue catene. Conosceva quella voce. Stannis.

Theon Greyjoy ridacchiò. Una fitta di dolore gli salì lungo le braccia, dalle spalle fino ai polsi. Tutto quello che aveva fatto, tutto quello che aveva sofferto, il Moat Cailin, Barrowton e Grande Inverno, Abel e le sue lavandaie, Crowfood e i suoi Umber, il lungo viaggio nella neve, tutto questo era servito soltanto a sostituire un tormentatore con un altro.

“Vostra Grazia,” disse una seconda voce più sommessa. “Chiedo perdono, ma il vostro inchiostro si è congelato.” Il Braavosiano, lo riconobbe Theon. Qual’era il suo nome? Tycho... Tycho qualcosa... “Forse con un poco di calore... ?”

“Conosco un modo più veloce.” Stannis estrasse la sua daga. Per un istante Theon pensò che intendeva pugnalare il banchiere. Non otterresti nemmeno una goccia di sangue da quel tipo, mio signore, avrebbe potuto dirgli. Il re avvicinò la lama del pugnale alla punta del suo pollice sinistro, e tagliò. “Ecco. Firmerò con il mio sangue. Questo dovrebbe rendere felici i tuoi superiori.”

“Se questo compiace Vostra Grazia, allora compiacerà anche la Banca di Ferro.”

Stannis immerse la penna nel sangue che gli fuoriusciva dal pollice e scrisse il suo nome sulla pergamena. “Partirai domani. Lord Bolton potrebbe assaltarci presto. Non permetterò che tu venga coinvolto nella battaglia.”

“La penso allo stesso suo modo su questo punto.” Il Braavosiano infilò la pergamena arrotolata in un tubo di legno. “Spero di avere l’onore di chiamarla ancora Vostra Grazia quando sarete seduto sul Trono di Spade.”

“Vorrai dire che speri di avere il tuo oro. Risparmia i tuoi convenevoli. Ciò di cui ho bisogno da Braavos, è il denaro, non vuote cortesie. Riferisci alle guardie di fuori che ho bisogno di vedere Justin Massey.”

“Con piacere. La Banca di Ferro è sempre lieta di essere al Vostro servizio.” Il banchiere si inchinò.

Mentre usciva, un altro entrò; un cavaliere. Theon si ricordò vagamente che i cavalieri del re andavano e venivano da tutta la notte. Questo sembrava essere familiare al re. Snello, con i capelli neri, lo sguardo duro, la faccia butterata e sfregiata da vecchie cicatrici, indossava una tunica sbiadita ornata con tre falene. “Signore, il maestro è qui fuori.” annunciò, “E Lord Arnolf vi invita con piacere a fare colazione insieme.”

“Anche suo figlio?”

“E i nipoti. Anche Lord Wull chiede udienza. Vuole -- ”

“So benissimo cosa vuole.” Il re indicò verso Theon. “Lui. Wull lo vuole morto. Flint, Norrey... tutti lo vogliono morto. Cercano vendetta per i ragazzi che ha massacrato... e per il loro prezioso Ned.”

“Li accontenterete?”

“Ora come ora, il voltagabbana mi è più utile da vivo che da morto. Ha delle conoscenze che ci potrebbero servire. Fai entrare quel maestro.” Il re raccolse una pergamena dal tavolo e strizzò gli occhi per leggerla. Una lettera, Theon la riconobbe. Il sigillo di lucida cera nera era rotto. So cosa c’è scritto, pensò ridacchiando.

Stannis guardò in alto verso di lui. “Il voltagabbana si è svegliato.”

“Theon. Il mio nome è Theon.” Doveva ricordare il suo nome.

“So come ti chiami. E so anche cosa hai fatto.”

“L’ho salvata.” Le mura esterne di Grande Inverno erano alte più di venti metri, ma sotto nel punto in cui saltò, la neve si era accumulata per una profondità di dieci metri. Un freddo cuscino bianco. La ragazza ebbe la peggio. Jeyne, il suo nome è Jeyne, ma non lo avrebbe mai detto ad altri. Theon atterrò sopra di lei, e le ruppe qualche costola. “Ho salvato la ragazza,” disse. “Abbiamo volato.”

Stannis sbuffò. “Tu sei caduto. Umber l’ha salvata. Se Mors Crowfood e i suoi uomini non fossero stati fuori dal castello, Bolton vi avrebbe catturato in pochi istanti.”

Crowfood. Theon ricordò. Un vecchio uomo, grosso e potente, con un volto rossastro e una ispida barba bianca. Era in sella ad un cavallo, coperto da una folta pelliccia di un gigantesco orso bianco, e la testa dell'orso usata come un cappuccio. Portava una benda bianca macchiata su un occhio, che a Theon gli ricordava di suo zio Euron. Avrebbe voluto strappargliela via per assicurarsi che sotto ci fosse soltanto un orbita vuota, e non un occhio nero che brillava di malizia. Aprì la bocca per parlare, e tra i suoi denti rotti ne uscì un gemito, “Io sono -- ”

“ -- un voltagabbana e un parenticida,” sentenzò Crowfood. “Terrai a freno quella tua lingua bugiarda, altrimenti la perderai.”

Umber si avvicinò alla ragazza per guardarla meglio, strizzando l’unico occhio buono. “Sei la figlia più giovane?”

Jeyne annuì. “Arya. Il mio nome è Arya.”

“Arya di Grande Inverno, aye. L’ultima volta che sono stato dentro queste mura, il tuo cuoco servì una bistecca e un pasticcio ripieno. Credo fatto con la birra, il migliore che io abbia mai assaggiato. Qual’era il nome di quel cuoco?”

“Gage,” disse subito Jeyne. “Era un bravo cuoco. Avrebbe preparato torte di limone per Sansa fino a quando ci sarebbero stati limoni.”

Crowfood si toccò la barba. “Suppongo che sia morto ora. E anche quel vostro fabbro. Un uomo che conosceva bene il suo metallo. Qual’era il suo nome?”

Jeyne esitò. Mikken, pensò Theon. Il suo nome era Mikken. Il fabbro del castello non aveva mai preparato delle torte di limone per Sansa, e per questo lo faceva sembrare molto meno importante rispetto al cuoco nel piccolo e dolce mondo che Sansa aveva condiviso con la sua amica Jeyne Poole. Ricordati, dannazione, ricordati! Tuo padre era l’attendente e si occupava di assegnare tutti gli incarichi. Il nome del fabbro era Mikken, Mikken, Mikken. Sono stato io a farlo uccidere!

“Mikken,” disse Jeyne.

Mors Umber grugnì. “Aye.” Theon non seppe mai cosa disse o fece dopo, quando un ragazzo corse verso di loro impugnando una lancia e urlando che il portone di Grande Inverno si stava aprendo. E non si ricordò neanche del modo in cui Crowfood avesse sorriso a quella notizia.

Theon si attorcigliò tra le catene, e scrutò in basso in direzione del re. “Crowfood ci ha trovati, si, ci ha mandato qui da te, ma fui io a salvarla. Puoi chiederle se è vero.” Glielo dirà. “Mi hai salvato,gli sussurò Jeyne, mentre la trasportava in braccio tra la neve. Era impallidita dal dolore, ma trovò la forza di accarezzargli una guancia con la mano e di sorridergli. “Ho salvato Lady Arya,” le bisbigliò in risposta. E all’improvviso le lance degli uomini di Mors Umber erano puntate tutte intorno a loro. “E questo sarebbe il ringraziamento per quello che ho fatto?” domandò a Stannis, scalciando debolmente contro la parete di pietra. Le sue spalle gli dolevano terribilmente. Il suo peso le stava strappando dalle giunture. Da quanto tempo era appeso in quel modo? Era ancora notte fuori? La torre non aveva finestre, quindi non poteva saperlo.

“Fammi togliere le catene, e ti servirò.”

“Come hai servito Roose Bolton e Robb Stark?” grugnì Stannis. “Non penso proprio. Abbiamo in serbo una fine più calda per te, voltagabbana. Ma non prima che ci avrai detto tutto.”

Ha intenzione di uccidermi. Il pensiero era stranamente confortante. La morte non spaventava Theon Greyjoy. La morte significava la fine del dolore. “Fatela finita con me allora,” sollecitò il re. “Staccatemi la testa e impalatela su una picca. Ho ucciso i figli di Lord Eddard, merito di morire. Ma fatelo in fretta. Perché lui sta arrivando.

“Chi sta arrivando? Bolton?”

“Lord Ramsay,” disse Theon in un sibilo. “Il figlio, non il padre. Non dovete permettergli di prenderlo. Roose... Roose è al sicuro dietro le mura di Grande Inverno insieme alla sua nuova grassa moglie. Ramsay sta arrivando.”

“Ramsey Snow, intendi. Il Bastardo.”

Non chiamarlo mai in quel modo!” getti di saliva uscirono dalle sue labbra. “Ramsey Bolton, non Ramsay Snow, non chiamatelo mai Snow, mai, dovete ricordare il suo nome, altrimenti vi farà del male.”

“È libero di provarci. Qualunque nome porti.”

La porta si aprì con una folata di freddo vento nero e una raffica di neve. Il cavaliere delle falene rientrò con il maestro che il re ordinò di portare, le sue vesti grigie celate da una spessa pelliccia di orso. Dietro di loro entrarono altri due cavalieri, ed ognuno trasportava una gabbia con dentro un corvo. Uno di loro lo riconobbe; era insieme ad Asha quando il banchiere lo portò da lei, un uomo robusto con un maiale alato ricamato sulla tunica. L’altro era più alto, con le spalle larghe ed era molto muscoloso. Il pettorale della sua armatura era in acciaio argentato intarsiato; seppure il metallo era scheggiato e rovinato, brillava ancora alla luce delle candele. Il mantello che portava sopra l’armatura, era fissato da una spilla raffigurante un cuore in fiamme.

“Maestro Tybald,” annunciò il cavaliere delle falene.

Il maestro si inginocchiò. Aveva i capelli rossi e le spalle arrotondate, gli occhi ravvicinati che erano fissi su Theon, appeso alla parete. “Vostra Grazia. Come posso esservi d’aiuto?”

Stannis non rispose subito. Studiò l’uomo che aveva davanti a se, corrugò la fronte. “Alzati.” Il maestro si tirò in piedi. “Sei il maestro di Forte Terrore. Com’è che sei qui con noi ora?”

“Lord Arnolf mi ha portato con sé perché mi occupassi dei suoi feriti.”

“Dei suoi feriti? O dei suoi corvi?”

“Entrambi, Vostra Grazia.”

“Entrambi.” Stannis replicò in modo sprezzante. “Un corvo addestrato vola da un posto ad un altro, ed uno soltanto. Dico bene?”

Il maestro si asciugò il sudore dalla fronte con la sua manica. “N-non è sempre così, Vostra Grazia. La maggior parte delle volte, si. Ma alcuni possono imparare a volare fino a due castelli diversi. Questi corvi sono molto ricercati. Ed una volta, venne anche trovato un corvo che riuscì ad imparare il nome di quattro o cinque castelli, e a volare fino ad essi a comando. Si trovano uccelli così intelligienti solo una volta ogni centinaio di anni.”

Stannis indicò verso i corvi neri nelle gabbie. “Presumo che questi due non siano così intelligenti.”

“No, Vostra Grazia. Magari lo fossero.”

“Dimmi, allora. Fin dove gli è stato insegnato a volare?”

Maestro Tybald non rispose. Theon Greyjoy scalciò, e fece una risata sommessa. Preso!

“Rispondimi. Se rilasciassimo questi corvi, ritornerebbero a Forte Terrore?” Il re si sporse in avanti. “Oppure potrebbero volare fino a Grande Inverno?”

Maestro Tybald si pisciò addosso. Da dove era appeso, Theon non riuscì a vedere la chiazza scura che si allargava sui suoi pantaloni, ma il puzzo di piscio in un attimo gli riempì le narici.

“Maestro Tybald ha perso la sua lingua,” osservò Stannis, rivolto ai suoi cavalieri.

“Godry, quante di queste gabbie hai trovato?”

“Tre, Vostra Grazia,” disse il grosso cavaliere nella corazza argentata. “Una era vuota.”

“V-vostra Grazia, il mio ordine ha giurato di servire, noi...”

“So tutto dei tuoi voti. Quello che voglio sapere, è cosa c’era scritto nella lettera che hai inviato a Grande Inverno. Hai per caso riferito a Lord Bolton dove poterci trovare?”

“Mio S-signore.” Tybald si alzò in piedi con un fare orgoglioso, le spalle arrotondate.

“Le regole del mio ordine mi impongono il divieto di divulgare il contenuto della lettera di Lord Arnolf.”

“Sembra che i tuoi voti siano più forti della tua vescica.”

“Vostra Grazia deve capire -- ”

“Dovrei?” Il re alzò le spalle. “Se lo dici tu. Sei un uomo acculturato, dopotutto. Avevo un maestro a Roccia del Drago che per me era quasi come un padre. Porto molto rispetto per il tuo ordine e per i suoi voti. Ser Clayton non condivide i miei pensieri, però. Imparò tutto ciò che sa nei vicoli del Fondo delle Pulci. Se dovessi lasciarti nelle sue mani, ti strangolerebbe con la tua stessa catena, o ti caverebbe gli occhi con un cucchiaio.”

“Solo uno, Vostra Grazia,” si offrì il cavaliere calvo, quello con il simbolo del maiale alato. “Gli lascerei l’altro.”

“Di quanti occhi ha bisogno un maestro per leggere una lettera?” domandò Stannis.

“Penso che uno dovrebbe bastare. Non voglio lasciarti incapace di compiere i tuoi doveri nei confronti del tuo lord. Gli uomini di Roose Bolton potrebbero già essere in cammino per attaccarci, e quindi tu devi capire se mi risparmio certe cortesie. Te lo chiederò un ultima volta. Cosa c’era nel messaggio che hai inviato a Grande Inverno?”

Il maestro ebbe un fremito. “Una m-mappa, Vostra Grazia.”

Il re si appoggiò sullo schienale della sedia. “Portatelo fuori.” comandò. “Lasciate qua i corvi.” Una vena del suo collo pulsava ritmicamente. “Chiudete questo miserabile in una delle capanne finché non avrò deciso cosa fare di lui.”

“Sarà fatto,” disse il massiccio cavaliere. Il maestro sparì in un’altra raffica di freddo e neve. Rimase solo il cavaliere delle tre falene.

Stannis lanciò uno sguardo torvo in direzione di Theon. “Sembra che dopotutto tu non sia l’unico traditore da queste parti. Vorrei che tutti i Lord dei Sette Regni avessero solo un collo... ” Si girò verso il cavaliere. “Ser Richard, mentre sarò a colazione con Lord Arnolf, tu penserai a disarmare tutti i suoi uomini e li prenderai in custodia. Molti staranno ancora dormendo. Non fargli alcun male, a meno che non oppongano resistenza. È probabile che non sapessero nulla. Interrogane qualcuno... gentilmente. Se non sapessero nulla di questo complotto, avrebbero ancora la possibilità di dimostrare la loro lealtà.” Fece un gesto di congedo con la mano. “Fai entrare Justin Massey.”

Un altro cavaliere, pensò Theon, quando Massey entrò. Era di bell’aspetto, con una barba bionda tagliata con cura e con una folta chioma di capelli così chiari da sembrare più luminosi dell’oro. La sua tunica sfoggiava la tripla spirale, un simbolo di un antica casata. “Mi è stato detto che Vostra Grazia ha bisogno di me,” disse, inginocchiandosi.

Stannis annuì. “Dovrai scortare il banchiere Braavosiano alla Barriera. Scegli sei bravi soldati e prendi dodici cavalli.”

“Da cavalcare o mangiare?”

Il re non sembrò apprezzare l’ironia. “Voglio che tu parta prima di mezzodì, ser. Lord Bolton potrebbe esserci addosso in qualsiasi momento, ed è di primaria importanza che il banchiere ritorni sano e salvo a Braavos. Per questo lo accompagnerai nella traversata del mare stretto.”

“Se ci sarà una battaglia, allora il mio posto è qui affianco a Voi.”

“Il tuo posto è dove dico io. Ho cinquecento bravi soldati come te, se non migliori, ma a differenza loro tu hai modi educati e sei piuttosto loquace, e queste tue qualità mi saranno più utili a Braavos che qui. La Banca di Ferro mi ha aperto i suoi forzieri. Prenderai il loro oro, e lo userai per ingaggiare navi e mercenari. Possibilmente una compagnia dalla buona reputazione. La Compagnia Dorata è la mia prima scelta, sempre se non sono già sotto contratto. Cercala nelle Disputed Lands, se necessario. Ma prima ingaggia quanti più soldati riesci a trovare a Braavos, e mandali da me attraverso il Forte Orientale. Anche gli arcieri, abbiamo bisogno di più archi.”

Un ciuffo di capelli aveva coperto un occhio di Ser Justin. Lo scostò e disse, “I capitani delle compagnie libere saranno più propensi ad accogliere la richiesta di un lord rispetto a quella di un semplice cavaliere, Vostra Grazia. Non detengo né titoli né terre, perché mai dovrebbero vendermi i loro servigi?”

“Presentati con le tasche piene di dragoni d’oro,” disse il re in un tono acido. “Dovrebbe essere abbastanza persuasivo. Ventimila uomini basteranno. Non ritornare con meno.”

“Signore, potrei parlare francamente?”

“Basta che parli in fretta.”

“Vostra Grazia dovrebbe andare a Braavos con il banchiere.”

“Sarebbe questo il tuo consiglio? Che dovrei scappare?” Il volto del re si oscurò. “Ricordo che questo fu il tuo consiglio anche nella battaglia delle Acque Nere. Quando la fortuna ci voltò le spalle, mi lasciai convincere da te e da Horpe di tornare a Roccia del Drago, come un cane bastonato.”

“La battaglia era persa, Vostra Grazia."

“Aye, fu quello che mi dissi. ‘La battaglia è persa, signore. Ritiratevi ora in modo che possiate ancora combattere.’ E adesso vorresti che io scappassi attraverso il mare stretto... ”

“... per accumulare un esercito, aye. Come fece Bittersteel dopo la Battaglia dei Redgrass Field, dove cadde Daemon Blackfyre.”

“Non blaterare di storia con me, ser. Daemon Blackfyre era un ribelle e un usurpatore, mentre Bittersteel un bastardo. Quando si ritirò, giurò che sarebbe tornato per mettere sul Trono di Spade un figlio di Daemon. Non l’ha mai fatto. Le parole sono vento, e il vento che spinge gli esiliati attraverso il mare stretto raramente soffia dalla parte opposta. Guarda quel ragazzo, Viserys Targaryen, anche lui voleva tornare a riprendersi il trono. Sfuggì alla mia presa a Roccia del Drago, solo per passare il resto della sua vita a sbavare ai piedi dei mercenari. Nelle Città Libere lo chiamavano ‘Il Re Mendicante’. Bé, io non mendicherò. Né fuggirò un’altra volta. Sono l’erede di Robert, e legittimo re di Westeros. Il mio posto è con i miei uomini. Il tuo a Braavos. E ora vai con il banchiere, e fai come ti ho ordinato.”

“Come comandate,” disse Ser Justin.

“Potrebbe darsi che perderemo questa battaglia,” disse il re cupamente. “A Braavos potresti anche sentire che sono morto. Potrebbe perfino essere vero. Ciò nonostante, troverai comunque i miei mercenari.”

Il cavaliere esitò. “Vostra Grazia, ma se sarete morto -- ”

“ -- vendicherai la mia morte, e metterai mia figlia sul Trono di Spade. O morirai nel tentativo.”

Ser Justin mise una mano sull’impugnatura della sua spada. “Sul mio onore di cavaliere, avete la mia parola.”

“Ah, e prendi la ragazza Stark con te. Consegnala al Lord Comandante Snow mentre passi dal Forte Orientale.” Stannis diede un colpetto con le dita sulla pergamena appoggiata sul tavolo di fronte a lui. “Un vero re paga sempre i suoi debiti.”

Li paga, aye, pensò Theon. Li paga con falsa moneta. Jon Snow riconoscerebbe subito l’inganno. Il tetro figlio bastardo di Stark conosceva Jeyne Poole, ed era sempre stato affezionato alla sua sorellastra Arya.

“I confratelli in nero ti scorteranno fino al Castello Nero,” andò avanti il re. “Gli uomini di ferro resteranno qui, a combattere per noi. Un’altro regalo da Tycho Nestoris. E comunque, ti avrebbero solo rallentato. Gli uomini di ferro sono fatti per le navi, non per i cavalli. Lady Arya dovrebbe avere con se una compagnia femminile. Prendi Alysanne Mormont.”

Ser Justin si scostò un’altra volta i capelli. “E Lady Asha?”

Il re ci pensò un istante. “No.”

“Un giorno Vostra Grazia avrà bisogno di prendere le Isole di Ferro. E il compito sarebbe più facile con la figlia di Balon Greyjoy usata come una marionetta, sposata a uno dei tuoi uomini più leali.”

“Tu?” Stannis aggrottò le sopracciglia. “Quella donna è sposata, Justin.”

“Un matrimonio di convenienza, e mai consumato. Facilmente annullabile. E lo sposo è vecchio, oltretutto. Dicono che potrebbe morire presto.”

Grazie ad una spada nelle budella, se ne avessi l’occasione, ser verme. Theon sapeva come ragionavano questi cavalieri.

Stannis strinse le labbra. “Servimi bene in questa faccenda dei mercenari, e potresti avere quello che desideri. Fino ad allora, è necessario che la donna rimanga mia prigioniera.”

Ser Justin chinò il capo. “Capisco.”

Quell’affermazione sembrò irritare il re. “La tua comprensione non è richiesta. Solo la tua obbedienza. E ora vai, ser.”

Questa volta, quando il cavaliere si congedò, il mondo fuori dalla torre sembrò più bianco che nero.

Stannis Baratheon fece qualche passo sul pavimento. La torre era piccola, umida e non lasciava molto spazio per muoversi. In pochi passi il re si avvicinò a Theon. “Quanti uomini ha Bolton a Grande Inverno?”

“Cinquemila, seimila. Forse di più.” Rivolse al re un sorriso terrificante, i denti frantumati. “Più di te.”

“Quanti di questi pensi che manderà contro di noi?”

“Non più della metà.” Era una congettura, ammise tra sé, ma gli sembrava corretta. Roose Bolton non era tipo da mettersi in marcia alla cieca nella neve, mappa oppure no. Terrà in riserva la sua forza principale, con i soldati migliori, confidando nelle massicce doppie mura di Grande Inverno. “C’erano troppe persone nel castello. Gli uomini si scannavano tra loro, specialmente i Manderly e i Frey. Sono loro che vi manderà contro, quelli di cui non si può fidare.”

“Wyman Manderly.” La bocca del re si contorse in un espressione di disprezzo. “Lord Troppo-Grasso-per-Stare-a-Cavallo. Troppo grasso per venire da me, anche se è venuto a Grande Inverno. Troppo grasso per inginocchiarsi e offrirmi la sua spada, eppure ora quella spada la impugna contro di me. Ho mandato il mio Lord delle Cipolle a trattare con lui, e Lord Troppo-Grasso lo ha massacrato, e impalato la sua testa e le sue mani sulle mura di Porto Bianco per compiacere i Frey. E i Frey... le Nozze Rosse sono forse state dimenticate?”

“Il nord ricorda. Le Nozze Rosse, le dita di Lady Hornwood, il saccheggio di Grande Inverno, Deepwood Motte e Torrhen’s Square, ricordano tutto.” Bran e Rickon. Erano solo i figli del mugnaio. “Frey e Manderly non uniranno mai le forze in una battaglia. Arriveranno, ma separatamente. Lord Ramsey non sarà molto distante da loro. Rivuole la sua sposa. Vuole il suo Reek.” La risata di Theon era a metà tra un risolino e un lamento. “Lord Ramsey è la persona che Vostra Grazia dovrebbe temere.”

Stannis si stizzì a quell’affermazione. “Ho sconfitto tuo zio Victarion e la sua Flotta di Ferro a Fair Isle, la prima volta che tuo padre si nominò re. Ho resistito dietro le mura di Capo Tempesta contro le forze dell’Altopiano per un anno, e ho espugnato Roccia del Drago quando era in mano ai Targaryen. Ho distrutto l’esercito dei bruti di Mance Rayder alla Barriera, anche se era venti volte più numeroso del mio. Dimmi, voltagabbana, quali battaglie ha mai vinto il Bastardo di Bolton, di cui dovrei temerne l’impresa?”

Non devi chiamarlo in quel modo! Un’ondata di dolore sopraffece Theon Greyjoy. Chiuse gli occhi e fece una smorfia. Quando li riaprì, disse, “Non lo conoscete.”

“Non più di quanto lui conosca me.”

Mi conosce,” gracchiò uno dei corvi che il maestro aveva lasciato. Allargò le sue grandi ali nere fino a toccare le sbarre della gabbia.

Conosce,” gracchiò un’altra volta.

Staanis si girò. “Finiscila!”

Dietro di lui la porta si aprì. I Karstark entrarono.

Incurvato e raggrinzito, il castellano di Karhold si trascinò lentamente in avanti verso il tavolo appoggiandosi sul suo bastone. Il mantello di Lord Arnolf era di una fine lana grigia, con i bordi in zibellino e un fermaglio a forma di stella. Un indumento costoso, pensò Theon, non troppo adatto ad un uomo. Aveva già visto quel mantello, così come aveva già visto l’uomo che lo indossava. A Forte Terrore. Mi ricordo. Sedeva al tavolo con Lord Ramsey e Whoresbane Umber, la notte in cui portarono Reek fuori dalla sua cella.

L’uomo al suo fianco poteva solo essere suo figlio. Sulla cinquantina, stimò Theon, con un viso tondo e soffice come sarebbe potuto essere quello del padre se fosse stato grasso. Dietro di lui entrarono tre giovani uomini. I nipoti, ipotizzò. Uno indossava una cotta di maglia. Gli altri erano vestiti per la colazione, non per la battaglia. Sciocchi.

“Vostra Grazia.” Arnolf Karstark chinò il capo. “È un onore.” Cercò con lo sguardo una sedia, ma in qualche modo i suoi occhi si posarono su Theon. “E questo chi sarebbe?” Lo riconobbe un istante dopo. Lord Arnolf impallidì.

Il suo stupido figlio non si accorse di nulla. “Non ci sono sedie,” osservo il babbeo. Uno dei corvi gracchiò nella sua gabbia.

“Solo la mia.” Re Stannis ci si sedette. “Non sarà il Trono di Spade, ma qui e in quest’occasione andrà bene.” Una dozzina di uomini entrò in fila uno dietro l’altro dalla porta della torre, guidati dal cavaliere delle falene e dal grosso soldato in armatura di piastre. “Siete uomini morti, abbiatene coscienza,” proseguì il re. “Rimane da decidere solamente il modo in cui morirete. Fareste bene a non sprecare il mio tempo a cercare di discolparvi. Confessate, e avrete la stessa rapida morte che il Giovane Lupo concesse a Lord Rickard. Mentite, e vi farò bruciare vivi. Potete scegliere.”

“Io scelgo questo!” Uno dei nipoti cercò di estrarre la sua spada dal fodero.

Si rivelò essere una pessima scelta. La sua lama non era stata ancora liberata del tutto prima che due dei cavalieri del re fossero su di lui. Pochi istanti dopo il suo avambraccio cadde pesantemente a terra e il sangue sgorgava dal suo moncherino, mentre uno dei suoi fratelli incespicò sulle scale stringendosi una ferita allo stomaco. Riuscì a salire per sei gradini prima di cadere, e rovinare con la schiena contro il pavimento.

Né Arnolf Karstark né suo figlio, mossero un dito.

“Portateli via,” ordinò il re. “Il solo guardarli mi fa rivoltare lo stomaco.” In pochi istanti, i cinque uomini furono legati e fatti uscire. Quello che aveva perso il braccio svenne per il troppo sangue perso, ma suo fratello con la ferita allo stomaco gridò abbastanza forte per tutti e due.

“Ecco come mi occupo dei traditori, voltagabbana,” Stannis informò Theon.

“Il mio nome è Theon.

“Come vuoi. Dimmi, Theon, quanti uomini ha con sé Mors Umber a Grande Inverno?”

“Nessuno. Non ha uomini.” Sorrise compiaciuto dalla sua perspicacia. “Ha dei ragazzi con sé. Li ho visti.” A parte qualche comandante mezzo storpio, i guerrieri che Crowfood si portò dietro da Ultimo Focolare erano ancora troppo giovani per radersi. “Le loro lance ed asce sono più vecchie delle mani che le impugnano. È stato Whoresbane Umber a portare via gli uomini, ed ora sono dentro le mura di Grande Inverno. Ho visto anche loro. Vecchi, tutti quanti.” Theon ridacchiò. “Mors ha preso i ragazzini e Hother i vecchi. Tutti i veri uomini sono andati con il Grande Jon e sono morti alle Nozze Rosse. È questo che volevate sapere, Vostra Grazia?”

Re Stannis ignorò il tono di derisione nella sua voce. “Ragazzi,” fu tutto quello che disse, inorridito. “Dei ragazzi non terranno occupato Lord Bolton per molto.”

“Non per molto,” concordò Theon. “Assolutamente non per molto.”

Non molto,” gracchiò il solito corvo.

Il re lanciò uno sguardo spazientito in direzione della gabbia. “Quel banchiere Braavosiano affermava che Ser Aenys Frey è morto. È stato qualcuno di quei ragazzi ad ucciderlo?”

“Venti di loro, con dei picconi,” gli disse Theon. “La neve cadeva ininterrottamente da giorni. Nevicava talmente forte che non si riusciva a vedere le mura del castello a dieci metri di distanza, e gli stessi uomini sulle mura non potevano vedere cosa accadeva di sotto. Così Crowfood mise i suoi ragazzi a scavare delle buche fuori dalle mura, e poi suonò il suo corno per attirare fuori gli uomini di Lord Bolton. Arrivarono i Frey, però. La neve fece in tempo a coprire le buche, e i Frey cavalcarono dritti contro di loro. Ho sentito che Aenys si ruppe l’osso del collo, ma Ser Hosteen perse solo il suo cavallo. Tanto peggio, sarà furioso ora.”

Stranamente, Stannis sorrise. “I nemici furiosi non mi preoccupano. La rabbia rende stupidi gli uomini, e Hosteen Frey era già stupido di suo, se quanto ho sentito dire su di lui è vero. Lascia pure che venga.”

“Lo farà.”

“Bolton ha commesso un grosso errore,” dichiarò il re. “Quello che avrebbe dovuto fare era starsene dentro il suo castello, mentre noi morivamo di fame. Invece ha mandato una parte del suo schieramento contro di noi per darci battaglia. I suoi cavalieri saranno a cavallo, i nostri a piedi. I suoi uomini saranno ben nutriti, mentre i nostri andranno in battaglia a stomaco vuoto. Ma non fa alcuna differenza. Ser Stupido, Lord Troppo-Grasso, il Bastardo, lascia che vengano. Manterremo le posizioni e non cederemo terreno. È proprio il terreno che voglio trasformare a nostro vantaggio.”

“Il terreno?” disse Theon. “Quale terreno? Questo? Questa torre cadente? Questo squallido e piccolo villaggio? Non avete un terreno rialzato qui, né mura in cui potersi riparare dietro, e non ci sono difese naturali.”

“Per ora.”

Ora!,” entrambi i corvi schiamazzarono all’unisono. Poi uno gracchiò, e l’altro borbottò, “Albero, albero, albero.”

La porta si aprì. Dietro, il mondo era completamente bianco. Il cavaliere delle tre falene entrò, le sue gambe ricoperte dalla neve. Sbatté i piedi per ripulirsi e disse, “Vostra Grazia, i Karstark sono stati presi. Alcuni di loro hanno fatto resistenza, e sono stati uccisi. La maggior parte degli uomini era troppo confusa per capire cosa stesse succedendo, e si è arresa facilmente. Li abbiamo radunati nel salone e confinati lì.”

“Ben fatto.”

“Quelli che abbiamo interrogato hanno detto che non ne sapevano nulla.”

“Si, potrebbe essere vero.”

“Potremmo interrogarli più bruscamente...”

“No. Gli credo. I Karstark non avrebbero potuto tenere segreto la loro cospirazione se avessero rivelato le loro intenzioni a tutti i bastardi e uomini qualunque al loro servizio. Di sicuro qualche lanciere ubriaco avrebbe spifferato tutto mentre giaceva con una pu***na. Non avevano bisogno di sapere nulla. Dopotutto sono uomini di Karhold. Quando sarebbe arrivato il momento, avrebbero seguito gli ordini dei loro signori, come hanno sempre fatto nella loro vita.”

“Come dite Voi, Signore”

“Quanti uomini avete perso?”

“Un soldato di Lord Peasebury è stato ucciso, e due dei miei feriti. Se compiace a Vostra Grazia, però, gli uomini stanno diventando ansiosi. In centinaia si sono radunati intorno alla torre, domandandosi cosa stesse succedendo. Ci sono voci che parlano di tradimento. Nessuno sa di chi si possa fidare, o chi sarà il prossimo ad essere messo sotto arresto. Specialmente gli uomini del nord -- ”

“Ho bisogno di parlargli. Wull sta ancora aspettando?”

“Si, lui e Artos Flint. Li riceverete?”

“Presto. Prima il kraken.”

“Come comandate.” Il cavaliere se ne andò.

Mia sorella, pensò Theon, la mia dolce sorella. Nonostante avesse perso la sensibilità nelle sue braccia, sentì contorcersi le budella, proprio come successe quando il senza sangue banchiere Braavosiano lo presentò ad Asha come un ‘regalo’. Il ricordo gli bruciava ancora. Il robusto e stempiato cavaliere che era con lei non perse tempo e chiamò aiuto, così ebbero solo pochi istanti insieme prima che Theon venne trascinato a forza al cospetto del re. Fu anche troppo tempo. Odiò lo sguardo che gli rivolse Asha il momento in cui lo riconobbe; Lo stupore nei suoi occhi, la pena nel suono della sua voce, il modo in cui i lineamenti della sua bocca si distorsero in una smorfia di disgusto. Piuttosto che corrergli incontro per abbracciarlo, fece un passo indietro. “È stato il Bastardo a farti questo?” gli domandò.

“Non chiamarlo così.” Poi le parole uscirono dalla bocca di Theon come un ruscello in piena. Cercò di dirle tutto quanto, di Reek e di Forte Terrore, di Kyra e delle chiavi, di come Lord Ramsey scuoiava la pelle dalle parti del corpo, fino a quando non lo pregavi che le amputasse. Le disse come salvò la ragazza, lanciandosi dalle mura del castello in mezzo alla neve. “Abbiamo volato. Lascia che Abel inventi una canzone su questo, abbiamo volato.” Poi dovette dirle chi era Abel, e le parlò anche delle lavandaie che in realtà non erano lavandaie. Solo a quel punto Theon si rese conto quanto strano e incoerente doveva sembrare il suo racconto, ma in qualche modo non seppe fermarsi e continuò a parlare. Era infreddolito, si sentiva malato e stanco... e debole, così debole, così tanto debole.

Deve capire. È mia sorella. Non avrebbe mai potuto fare alcun male a Bran o Rickon. È stato Reek a fare uccidere quei ragazzi, non lui, ma l’altro Reek. “Non sono un parenticida,” insistette. Le disse di come era solito dormire con le puttane di Ramsey, l’avvertì che Grande Inverno era pieno di fantasmi. “Le spade erano sparite. Quattro, penso, o cinque. Non ricordo. I re di pietra erano arrabbiati.” Stava tremando, come una foglia in autunno. “L’albero del cuore conosceva il mio nome. Gli antichi dei. Theon, li ho sentiti sussurrare il mio nome. Non c’era vento, eppure le foglie si muovevano. Theon, stavano dicendo. Il mio nome è Theon.” Era una bella sensazione sentire il suo nome. Più lo diceva, meno gli piaceva dimenticarsene. “Devi conoscere il tuo nome,” disse a sua sorella. “Tu... tu mi dissi che ti chiamavi Esgred, ma era una bugia. Il tuo nome è Asha.

“Lo è,” le rispose sua sorella, così dolcemente che lui temette fosse sul punto di scoppiare a piangere. Odiava il pianto delle donne. Jeyne Poole pianse per tutto il tragitto da Grande Inverno fino a qui, pianse finché il suo viso divenne viola come una barbabietola e le lacrime le si congelarono sulle sue guance, e tutto perché lui le aveva detto che doveva essere Arya, altrimenti i lupi avrebbero potuto rispedirla indietro. “Ti hanno addestrata in un bordello.” le ricordò, sussurrandole in un orecchio così che gli altri non sentissero. “Jeyne è più simile ad una pu***na, devi continuare ad essere Arya.” Non voleva ferirla. Era per il bene di entrambi. Deve ricordarsi il suo nome. Quando la punta del suo naso divenne nera dal congelamento, e uno degli uomini a cavallo dei Guardiani della Notte le disse che avrebbe potuto perderne una parte, Jeyne pianse ancora di più. “A nessuno importerà dell’aspetto di Arya, fintanto che sarà erede di Grande Inverno,” le assicurò. “Un centinaio di uomini vorrà sposarti. Un migliaio.”

Il ricordo lasciò Theon a contorcersi tra le sue catene. “Fatemi scendere,” supplicò. “Solo per poco tempo, poi potrete appendermi ancora.” Stannis Baratheon guardò in alto verso di lui, ma non rispose. “Albero,” starnazzò uno dei corvi. “Albero, albero, albero.

Poi un altro corvo disse, “Theon,” chiaro come la luce del giorno, proprio mentre Asha entrò velocemente dalla porta.

Qarl The Maid era con lei, e anche Tristifer Botley. Theon consceva Botley fin da quando erano ragazzi insieme, a Pyke. Perché ha portato con sé i suoi tirapiedi? Pensa forse di potermi liberare? Sarebbero finiti allo stesso modo dei Karstark, se ci avesse provato.

Il re sembrò seccato dalla loro presenza. “Le tue guardie possono attendere di fuori. Se intendessi farti del male, di certo due uomini non mi persuaderebbero dal non farlo.”

Gli uomini di ferro fecero un inchino e uscirono. Anche Asha si inchinò. “Vostra Grazia. È proprio necessario che mio fratello rimanga incatenato in quel modo? A me sembra un ingratitudine nei suoi confronti per averti portato la ragazza Stark.”

Il re fece una smorfia. “Hai una lingua audace, mia signora. Proprio come il voltagabbana di tuo fratello.”

“Grazie, Vostra Grazia.”

“Non era un complimento.” Stannis lanciò a Theon un lungo sguardo. “Nel villaggio non ci sono sotterranei, ed ho più prigionieri di quanti ne avessi portati quando ci siamo fermati qui.” Fece un gesto con la mano verso Asha. ”Puoi alzarti.”

Obbedì. “Il Braavosiano ha riscattato i miei sette uomini da Lady Glover. Sarei felice di pagare un riscatto per mio fratello.”

“Non c’è abbastanza oro in tutte le Isole di Ferro per questo. Le mani di tuo fratello sono sporche di sangue. Farring mi sta esortando perché lo dia a R’hllor.”

“Non ho alcun dubbio che anche Clayton Suggs stia facendo lo stesso.”

“Lui, Corliss Penny, e tutti gli altri. Anche Ser Richard qui, che adora il Signore della Luce solo quando gli fa comodo.”

“Il coro del dio rosso conosce solo una singola canzone.”

“Fintanto che quella che canzone compiace al dio, lascia che la cantino. Gli uomini di Lord Bolton saranno qui molto prima di quanto avessimo voluto. Solo Mors Umber si frappone tra noi e loro, e a quanto mi dice tuo fratello le sue schiere sono formate solo da ragazzini. Agli uomini piace sapere che il loro dio è con loro quando vanno in battaglia.”

“Non tutti i tuoi uomini adorano lo stesso dio.”

“Ne sono al corrente. Non sono folle quanto lo era mio fratello.”

“Theon è l’ultimo figlio maschio vivente di mia madre. Quando i suoi fratelli morirono, le si spezzò il cuore. La sua morte la distruggerebbe del tutto... ma comunque non sono venuta a implorare per la sua vita.”

“Saggio da parte tua. Mi spiace per tua madre, ma non risparmio le vite dei traditori. Specialmente la sua. Ha massacrato due figli di Eddard Stark. Tutti gli uomini del nord al mio servizio mi abbandonerebbero se dovessi mostrare una certa clemenza. Tuo fratello deve morire.”

“Allora che siate Voi stesso ad ucciderlo, Vostra Grazia.” Il tono gelido della voce di Asha fece rabbrividire Theon nelle sue catene. “Portatelo fuori attraverso il lago fino all’isoletta dove crescono gli alberi-diga, e decapitatelo con quella vostra spada magica. Questo è quello che avrebbe fatto Eddard Stark. Theon ha ucciso i suoi figli. Datelo agli dei di Lord Eddard. Gli antichi dei del nord. Datelo agli alberi.”

E improvvisamente si sentì un baccano, i corvi del maestro iniziarono a saltare e a sbattere le ali dentro le loro gabbie, le loro piume nere svolazzarono tutto intorno mentre colpivano le sbarre, e il loro gracchiare era forte e roco. “L’albero,” stridette uno, “l’albero, l’albero,” mentre l’altro continuava a gridare, “Theon, Theon, Theon.

Theon Greyjoy sorrise. Conoscono il mio nome, pensò.

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  • 2 months later...

bellissimo capitolo! ora provo ad azzardare un'ipotesi: e se in qualche modo a zombie cat giungesse voce che arya è ancora viva e mandasse jaime e brienne sulle sue tracce? secondo voi potrebbe essere possibile?

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Sinceramente non ho mai inquadrato Asha nel modo in cui descrivete, e come l'abbiamo lasciata alla fine di Dance non credo che sia nella condizione di pensare a simili macchinazioni. Mi pare comunque ovvio che non vuole Theon morto. Primo perché è suo fratello, e credo che lei in cuor suo gli voglia bene. In secondo luogo, la storia di sua madre mi sembra sincera. Ha in mente qualcosa per salvarlo? Forse si, almeno lo spero. Ma credo che in questo caso, c'entri assolutamente Bran, e può anche darsi che Asha ne sia a conoscenza. Non chiedetemi in che modo...

 

asha è una con le palle quadrate, è cazzutissima, ha carattere, una faccia di bronzo invidiabile. il suo personaggio è troppo figo e credo che lei abbia un piano per salvare il fratello (purtroppo ahah)
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Mah, spero di no. Sapete che megafuffa se alla fine decapitano Theon così? Sinceramente anche se non lo amo, resterei con moltissimo amaro in bocca. Tutte quelle pagine di tormenti interiori ed esteriori e finisce così...

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I capitoli di Theon in ADWD sono quelli che ho preferito, spero che non finisca così.

Magari ricompare pure Davos dopo aver ritrovato Rickon, e questo potrebbe essere un motivo in più per convincere Stannis a lasciarlo in vita

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