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Vikings


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La fine di Siggy è stata motivata dall'improvviso ed urgente abbandono dello show dell'attrice che la interpretava, e che ha costretto gli sceneggiatori a improvvisare qualcosa. Ci si poteva lavorare su, è andata così.

 

Quanto ad Auslaug, fa parte anche lei delle cronache su Ragnar, ma l'ho sempre vista come un personaggio utile a farci stare dalla parte di Lagherta e basta. Altezzosa, fredda, quasi insipida... Quasi più utile allo sviluppo di Lagherta che non di Ragnar.

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Il ‎12‎/‎11‎/‎2018 at 20:36, Menevyn dice:

Quanto ad Auslaug, fa parte anche lei delle cronache su Ragnar, ma l'ho sempre vista come un personaggio utile a farci stare dalla parte di Lagherta e basta. Altezzosa, fredda, quasi insipida... Quasi più utile allo sviluppo di Lagherta che non di Ragnar.

Condivido, come spessissimo accade, la sintetica lettura del personaggio di Asalaug che fa Manevyn. Io personalmente non sono altrettanto critica poiché trovo che la sua caratterizzazione in Vikings sia coerente con l'aura inumana, quasi eterea di cui si legge nelle saghe norrene: una regina di una bellezza non convenzionale, astuta e scaltra, figlia di figure altrettanto mitologiche ed in grado di stregare qualsiasi uomo ella incontri.

Anche per me la sua funzione narrativa è unicamente quella di frapporsi tra Ragnar e Lagertha, portando la stragrande maggioranza degli spettatori a parteggiare per la guerriera piuttosto che per lei, ed ammetto di non far parte della maggioranza, in questo caso. Non perché non apprezzi Lagertha in sé, ma perché reputo che, seppur diversissime ed agli antipodi in tutto, siano entrambe donne di una certa levatura, ognuna a modo suo, si capisce. 

Tanto Lagertha rappresenta per Ragnar e per la popolazione di Kattegat il rifugio e la protezione materna, l'accoglienza e la comprensione, adatta a stare accanto al primo Ragnar, contadino con la sete di avventura ed esplorazione, tanto Asalaug ne diviene invece , almeno inizialmente, perfetta regina e compagna, al di sopra di ogni altra donna, per bellezza e maestosità, madre dei figli di King Ragnar destinati, insieme al primogenito Bjorn la Corazza, a scrivere la storia scandinava.

Il Ragnar che conosciamo inizialmente è un uomo diverso da quello che conosceremo poi, e nell'ottica vichinga è abbastanza naturale che egli senta il bisogno e la volontà - quando si rende conto che Lagertha non potrà dargli altri figli, quando crede anzi a tale predizione - di garantire la prosecuzione della sua genìa, facendosi sedurre anche mentalmente da un'altra donna, con tra l'altro particolari sensibilità e capacità profetiche, ciò che all'amata moglie manca.

Ragnar ha di certo sempre continuato ad amare Lagertha, ma io credo che abbiano voluto mostrarci come egli abbia sacrificato tutto se stesso al suo disegno ed alla sua ambizione, compreso il futuro con la donna che amava. 

Di contro, è vero che Asalaug poi ce l'hanno mostrata in caduta libera, anch'ella vittima della sua solitudine ed in ultima analisi delle mancanze di Ragnar, troppo preso dal proprio sogno, ma è una donna che a mio avviso merita altrettanto rispetto. Poi, che non brilli per simpatia è innegabile. XD

Concordo pienamente su Siggy, resta ad oggi il mio personaggio femminile preferito della serie, e la sua veloce dipartita ha lasciato anche me con l'amaro in bocca; si intravvedeva per lei una fortissima crescita, lei sì, saggia ed astuta ma al contempo protettiva ed empatica, capace di mostrarsi quando necessario anche pragmatica e spietata, così come capace in altri momenti di essere amica leale e confidente tanto di Lagertha quanto di Asalaug.

Era molto ben costruita a mio avviso la coppia Siggy - Rollo, era intrigante il ruolo della donna nella dinamica di coppia, dove lei appariva inizialmente quasi come un mentore per un Rollo fiaccato nel corpo e nello spirito.

Su Rollo in parte concordo, è di certo vittima della sua attitudine al tradimento per mero profitto, è di certo meno interessato, se non per nulla, alle sorti del suo popolo e molto di più alla propria affermazione personale. Sono molto curiosa di capire come si porrà una volta giunto a Kattegat.

Infine, una parola sui due forti antagonisti di Ragnar prima di Re Ecbert: Jarl Borg a mio avviso molto più interessante di Re Horik, probabilmente in questa mia lettura molto conta il reputare molto carismatico l'attore che lo interpreta, in grado di trasmettere forza e ferocia pur non possedendo una fisicità particolarmente importante: non dimentichiamo poi l'epicità della prima Blood Eagle che vediamo nella serie, quella ai suoi danni.

 

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13 minutes fa, porcelain.ivory.steel dice:

è vero che Asalaug poi ce l'hanno mostrata in caduta libera

 

Il vero tracollo, perchè di questo si tratta, Aslaug lo subisce quando

Spoiler

arriva Harbard/Odino. E' lui stesso un personaggio enigmatico, forse troppo, per stessa ammissione degli sceneggiatori è realmente un dio, e la sua interazione con Aslaug ci permette di vedere la fragilità e la solitudine della donna, ma la porta ad "abbandonarsi" in un tale modo ad un qualcosa che non è ben chiaro che complica la situazione del personaggio.

Se volevano mostrare quanto il rapporto tra lei e Ragnar fosse guasto, potevano farle tradire il marito con un'altro personaggio, magari con il quale Ragnar era a sua volta ai ferri corti, e certo non ne mancavano. Scomodare addirittura il padre degli Asi... mah! Intrigante, ma inconcludente.

 

20 minutes fa, porcelain.ivory.steel dice:

Jarl Borg a mio avviso molto più interessante di Re Horik, probabilmente in questa mia lettura molto conta il reputare molto carismatico l'attore che lo interpreta, in grado di trasmettere forza e ferocia pur non possedendo una fisicità particolarmente importante: non dimentichiamo poi l'epicità della prima Blood Eagle che vediamo nella serie, quella ai suoi danni. 

 

Io invece trovo Horik molto più interessante di Borg; lo Jarl è certamente un personaggio forte, carismatico e potente, un vero capo vichingo, ma viene presentato come uno dei tanti signori della guerra che dominano il loro fazzoletto di terra in perenne contrasto e guerra gli uni con gli altri.

Horik no, probabilmente è la prima vera nemesi di Ragnar. Lo conosciamo sotto mentite spoglie, quasi come un pazzo, al Tempio di Uppsala, ma fin dal primo incontro con Ragnar ed Athelstan si intuisce come in lui ci sia molto di più, e in seguito, specialmente nelle prime interazioni con Floki, si intravede quasi una "lucida follia", che lo rende immediatamente simpatico ed affine al Costruttore di navi. Horik lo manipola fin da subito, così come cerca di servirsi di Ragnar contro Borg, così come poi di Borg contro Ragnar. Il Re è un manipolatore nato.

Nel corso della serie vediamo Horik come un Re diviso tra la sete di conquista e di sangue (basta vederlo durante il saccheggio di Winchester), certo, ma che sembra capire molto bene le idee di Ragnar sul perchè sia necessario appropriarsi di nuove terre. Horik rifiuta quelle idee, però è evidente come le comprenda, e in questo è uno dei pochi.

Horik rifiuta la visione di Ragnar, e del Lothbrok rifiuta anche la semplice curiosità per il mondo cristiano, che disprezza e odia (altro tratto che lo avvicina ulteriormente a Floki), ma sembra quasi che il suo rifiuto non sia tanto motivato dalla fede normanna, quanto dal timore che la religione e la cultura cristiana possano contaminare e minare lo stile di vita normanno.

 

Ecco, quindi, l'anti-Ragnar. Dove Ragnar cerca un vero e proprio "nuovo mondo" per la sua gente, Horik si accontenta di saccheggio, sangue e conquista. Dove Ragnar riesce a governare e ad imporsi col suo innato carisma, Horik sonda attentamente chi gli sta attorno, aizzando l'uno contro l'altro in maniera mirata, sottile e letale. E dove Ragnar cerca di conoscere in una costante ricerca di novità, stranezze e differenze (culturali e religiose, non solo militari o tecnologiche), Horik si chiude a riccio, perchè teme che il dio dei Cristiani possa contaminare e sconfiggere gli Asi, e dunque lo stile di vita dei normanni.

 

Mi piace molto il modo in cui lo Jarl Borg viene ricordato, nella sua inumana resistenza all'Aquila di Sangue si guadagna il rispetto dei suoi nemici e l'accesso al Valhalla, rispecchiando in modo fedele la cultura vichinga, che più di ogni cosa ammirava la forza, ma Re Horik resta un personaggio molto più sfacettato.

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19 minutes fa, Menevyn dice:

 

Il vero tracollo, perchè di questo si tratta, Aslaug lo subisce quando

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arriva Harbard/Odino. E' lui stesso un personaggio enigmatico, forse troppo, per stessa ammissione 

[…]

Horik no, probabilmente è la prima vera nemesi di Ragnar. Lo conosciamo sotto mentite spoglie, quasi come un pazzo, al Tempio di Uppsala, ma fin dal primo incontro con Ragnar ed Athelstan si intuisce come in lui ci sia molto di più, e in seguito, specialmente nelle prime interazioni con Floki, si intravede quasi una "lucida follia", che lo rende immediatamente simpatico ed affine al Costruttore di navi. Horik lo manipola fin da subito, così come cerca di servirsi di Ragnar contro Borg, così come poi di Borg contro Ragnar. Il Re è un manipolatore nato.

Ecco, quindi, l'anti-Ragnar. Dove Ragnar cerca un vero e proprio "nuovo mondo" per la sua gente, Horik si accontenta di saccheggio, sangue e conquista. Dove Ragnar riesce a governare e ad imporsi col suo innato carisma, Horik sonda attentamente chi gli sta attorno, aizzando l'uno contro l'altro in maniera mirata, sottile e letale. E dove Ragnar cerca di conoscere in una costante ricerca di novità, stranezze e differenze (culturali e religiose, non solo militari o tecnologiche), Horik si chiude a riccio, perchè teme che il dio dei Cristiani possa contaminare e sconfiggere gli Asi, e dunque lo stile di vita dei normanni.

Assolutamente, in questa tua analisi di Re Horik non posso che concordare. E' di fatto, come tu sottolinei, la prima vera nemesi di Ragnar, prima ancora di Ecbert, ed è colui attraverso il quale percepiamo per la prima volta il terreno su cui Ragnar e gli altri vichinghi, capi e non, si scontreranno fino alla fine: due visioni del mondo e della società contrapposte, dove da un lato c'è l'intransigenza e l'inflessibilità delle credenze e degli dèi pagani, e dall'altro invece l'apertura del cristianesimo.

E' altrettanto vero che Horik si dimostra fine ed esperto manipolatore, e molte delle trame e dei complotti delle prime stagioni sono legate a lui. 

Se mi manca qualcosa di quelle stagioni, oltre ovviamente a Ragnar, è questo corollario di personaggi ben caratterizzati e dai quali non sai mai cosa aspettarti.

Sul non sense della trama Asalaug/Harbard, concordo.

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Peraltro come personaggio a differenza di Lagertha (che pure poi ha preso una deriva troppo marcata cosi come una plot armour eccessiva) e Siggy credo che la caratteristica che rende Auslaug così antipatica e sicuramente "inadatta" al ruolo che ricopre (e fuori contesto, a me infastidisce soprattutto per questo) è il suo disinteresse per il popolo e tutto ciò che non sia sé stessa, insomma il suo lo definirei egocentrismo. Ella non è mai interessata a ciò che accade all'esterno di sé, se non nella misura di quanto può danneggiare ciò che le è caro, ma per tutto il resto è incurante, e lo diventa sempre di più fino al caso della piccola Siggy. 

Insomma, a ben vedere è un personaggio che deve sempre essere definito da qualcun altro e non si autodefinisce. E stride molto in un contesto dove vediamo tutte le altre donne mostrateci  prendere in mano le redini della propria vita e agire a seconda delle proprie possibilità chi combattendo, chi tessendo intrighi e trame.

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Infatti, già in principio vediamo Aslaug scortata e protetta da delle donne guerriere, sicchè si intuiscono subito delle origini quantomeno nobili (che poi tutti i personaggi accettino che i suoi genitori siano Sigfrido e Brunilde è un'altro discorso), ma non le viene data una storia "realistica", sicchè ci si ritrova con quest'algida nobildonna che piomba nella vita di Ragnar, si fa ingravidare e diventa Regina dall'oggi al domani, o quasi. Già come premesse, non è che fossero granchè.

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Nel frattempo, ho completato anche la seconda stagione.

Nella prima metà di stagione quando parlavo di contrapposizione tra Lagertha e Aslaug, non intendevo assegnare all'una o l'altra un paragone positivo/negativo. Mi aveva colpito il fatto che in-serie, Lagertha sembrasse avere una maggiore empatia ed esercitare un maggior carisma sulle donne di Kattegat, a differenza di Aslaug. Cosa rimarcata anche nella seconda parte di questa stagione nel momento in cui è la stessa Aslaug a domandare di fronte a Þorunn, perché tutte le donne del luogo aspirino ad essere come Lagertha. Domanda retorica per la quale ella stessa ha già la risposta.

Su Aslaug, almeno limitatamente alle prime 2 stagioni, com'è ovvio che sia, tendo a concordare con la visione che ne dà @porcelain.ivory.steel: viene introdotta come una figura semi-mitologica, eterea, per quanto poi si discosti nella resa della serie dal personaggio delle saghe norrene. Però anche nella serie ha una sua dignità. Non arriverei a definirla un personaggio egocentrico, sempre limitatamente al punto in cui sono arrivata. Mi ha dato piuttosto l'impressione, specialmente in questa seconda parte di stagione di essere un personaggio che ricerca una sorta di unità e armonia: lo si vede col calore con cui riaccoglie Lagertha, ma anche col dono della libertà che fa a Þorunn per Bjorn. Inoltre, come riconosce la stessa Lagertha, compie un gesto di grande coraggio nel non voler abbandonare Ivar al proprio infausto destino di morte. Scelta anche questa che presuppone un certo spirito di sacrificio. C'è da aggiungere, purtroppo che ogni tot puntate devono darle quel tocco di umanità un po' sbagliato in cui ce la presentano come veggente-inconsapevole (i.e. l'aura mistica e consapevole del veggente è decisamente di una diversa levatura per come ci è presentata), oppure in cui improvvisamente perde tutta la sua sicurezza (i.e. quando chiede a Ragnar se la ama). Avrei preferito che il personaggio non avesse queste cadute di stile diciamo.

 

Piccolo inciso su Þorunn: ogni volta che la chiamano Porunn, è come se passassero le unghie sulla lavagna... L'orrore di guardare la serie doppiata.

 

Sono anche d'accordo col discorso che fai relativo al sacrificio totale del Ragnar uomo votato alla sua ambizione e al suo progetto, soprattutto alla continuazione dello stesso attraverso la propria genìa, considerata proprio come quantità, in perfetta linea con l'uso e costume del tempo. Difatti, nel momento in cui Ragnar scopre che il conte Ingstad è in realtà Lagertha, è come se, catarticamente, riscoprisse tutta l'ammirazione che ha per lei. Di Lagertha è memorabile la battuta con cui racconta di essere divenuta conte a pieno titolo: Ho ucciso mio marito quando ha tentato di invadermi. XD

 

Sui due antagonisti di Ragnar, spazzati via in questa stagione, anche io ho trovato più interessante Jarl Borg. Certo, ha ragione @Menevyn nel definirlo uno dei tanti signori della guerra interessato al proprio fazzoletto di terra, ciononostante emana grande forza, carisma e dignità, soprattutto nell'affrontare la sconfitta finale.

 

Re Ecbert, invece, per il momento, mi sembra che sia il regnante più affine a Ragnar: entrambi ricercano la conoscenza, entrambi sono fortemente incuriositi e attratti dall'altrui cultura e queste affinità li portano a perseguire obiettivi simili, nonché a contendersi l'utile Athelstan.

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Sicuramente la modalità con cui Aslaug entra in scena non è di quelle che lasciano indifferenti lo spettatore, e se non erro ricalca la leggenda che vuole che ella sia stata avvistata da uomini di re Ragnar mentre faceva il bagno, i quali, rimasti estasiati dalla bellezza della giovane donna, ne parlano al loro re con le conseguenze che conosciamo. Questo poi rimane affascinato ed intrigato anche dalla sua intelligenza e furbizia, quando ella si presenta a lui accettando la sfida ed accogliendo le sue singolari richieste. 

Quindi, almeno per quanto riguarda alcune sue peculiarità, avvenenza fisica ed astuzia, il personaggio della serie non tradisce il corrispettivo mitologico. E' vero anche che, sempre secondo la mitologia, Ragnar quando incontra Aslaug è già vedovo della prima moglie, per cui la contrapposizione con Lagertha è stata creata dagli autori ed è funzionale unicamente alla trama. Diciamo che è una delle tante incongruenze storiche su cui si deve necessariamente chiudere un occhio se si sceglie di seguire Vikings. 

Anche io la trovo particolarmente algida nel suo approccio con il popolo di Kattegat, contrariamente a quanto invece fa con Lagertha e Bjorn, e contrariamente a quanto mostri di avere a cuore la sicurezza dei propri figli, almeno fino ad un certo punto della storia, come fa notare  @***Silk***; la contrapposizione tra le due donne che hanno sedotto e conquistato il cuore del re vichingo è scontata, poiché entrambe emblemi e rappresentazioni di femminilità totalmente distanti e differenti. 

Ovvio che gli abitanti di Kattegat si sentano sinceramente più legati a Lagertha, la contadina guerriera che è da sempre una di loro e che è rimasta a guidarli e difenderli durante l'assenza di Ragnar; ovvio anche che nell'immaginario vichingo la figura della shieldmaiden eserciti sempre una certa influenza ed un certo fascino, e che tutte le fanciulle di Kattegat l'abbiano a modello. 

Tuttavia, come tu ben dici, trovo che Aslaug rimanga fino alla fine fedele a se stessa, a ciò che è e a ciò che rappresenta, non snaturandosi mai per ingraziarsi ipocritamente quelli che lei considera, a ragione, i suoi sudditi; non che questo mi susciti particolare simpatia nei suoi confronti, anzi - concordo sul fatto che sia irritante - ma la sua fama e la sua discendenza mitologica non possono che portarla a percepire un'incolmabile distanza tra lei, Ragnar, i suoi figli ed il popolino, ed a comportarsi di conseguenza. 

Concordo poi anche con Menevyn nel riscontrare quanto il non averle dato una storia credibile - piomba su Kattegat e sulle sue vicende come un fulmine a ciel sereno - è un altro elemento che per me contribuisce a renderla invisa.

Anche io non parlerei di vero e proprio egocentrismo per lei, quanto più di forse eccessiva autostima mista ad altissima aspettativa su ciò che ella crede le sia dovuto quasi per volontà divina. Comunque sia, vedremo come evolverà il suo personaggio nel prosieguo. 

Sicuramente invece, tornando alle vicende del protagonista della serie, è in Ecbert che Ragnar trova pane per i suoi denti, sia per quanto concerne una comune visione del potere utilizzato non come fine a se stesso, bensì per realizzare qualcosa di più grande e più duraturo, per il benessere del proprio popolo e che ne magnifichi la memoria agli occhi dei posteri, un retaggio insomma, sia in termini di arguzia ed intelligenza. I due daranno vita ad un rapporto scoppiettante ed a tratti esilarante. XD

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  • 3 weeks later...
  • 3 weeks later...

Ho atteso di prendere visione della quinta puntata di questa seconda parte di stagione per tirare parzialmente le somme, avendo avuto, credo un po' come tutti coloro che amano questa serie, un senso di smarrimento in particolare nei primissimi episodi. Siamo però giunti (già) al giro di boa ed un po' di valutazioni a mio avviso si possono iniziare a fare, posto che nei restanti cinque episodi, quelli che ci dividono dal gran finale, può ancora succedere di tutto e le carte in tavola rimescolarsi.

 

Prendendo in prestito la nota citazione di Vasco, inizio col dire che "sono lontani quei momenti quando uno sguardo provocava turbamenti", e ripenso a quanti sguardi nel corso di questi anni ci hanno provocato sussulti e dei quali oggi ci sentiamo orfani.. quello curioso ed indagatore di Ragnar, quello amorevole ma fiero e poi deluso dell'indomabile Lagertha, oppure quello spiritato di Floki, o ancora lo sguardo eternamente in cerca di rivalsa di Rollo, quello ambiguo di re Ecbert, quello comprensivo e conciliante di Athelstan, o ancora quello lucidamente folle di Ivarr..ecco, di tutti questi sguardi, alcuni per necessità di trama essendo ormai andati via da tempo, in questa 5B non vi è nemmeno l'ombra. 

Ognuno sembra l'ombra di se stesso, e non certo per incapacità interpretativa di ogni singolo attore, quanto - temo - per cattiva scrittura e ripetitività estrema, sfiancante e logorante sia di trame che di archi narrativi.

Mi chiedo, a questo punto, se Michael Hirst abbia goduto fino a questo momento di uno stato di grazia, ora cessato, in  virtù del quale ha messo in scena alcune delle storie più affascinanti degli ultimi anni, o se semplicemente abbia egli esaurito l'ispirazione.

Perché davvero, e lo dico con estremo rammarico, qualcosa non torna. 

Non c'è nulla, e dico nulla, di ciò che mi aveva appassionato nelle precedenti stagioni, eppure molti characters sono sopravvissuti alla battaglia fratricida del finale di stagione precedente. Ci si aspettava per lo meno da questi un arco narrativo un tantino meno soporifero.

 

Partiamo dunque da Kattegat, la nostra amata cittadina sulla costa teatro di tante battaglie, intrighi, tradimenti e riconciliazioni: a Kattegat, dopo l'affermazione della compagine costituita da Ivarr, Hvitserk, re Harald ed i franchi di zio Rollone.. non succede nulla, o quasi.

Ivarr si insedia in quello che fu il trono di suo padre, in maniera molto poco discreta come è nelle sue corde, e come primo atto si inimica tutti i propri alleati: da re Harald, il quale viene molto poco velatamente invitato a lasciare Kattegat per recarsi in Wessex (da qui si capisce che il vero antagonista di Ivarr in questa stagione sarà lui, in quanto due galli di siffatta risma difficilmente possono coesistere nello stesso pollaio), al fratello Hvitserk, il quale mostra sempre maggiore insofferenza e frustrazione per aver abbracciato la causa di quello che si sta rivelando un ottimo stratega militare ma un pessimo regnante e diplomatico, al ben più blasonato zio Rollo, ora Duca di Normandia, al comando -  come ci ricorda - di un esercito che farebbe impallidire chiunque e per il quale le mire espansionistiche del suo popolo di origine sono briciole, sono ben poca cosa. 

Qui è a mio avviso la prima grande occasione sprecata: avere nuovamente a disposizione il personaggio di Rollo e sprecare tanto potenziale con una scelta narrativa, quella della rivelazione (o presunta tale) che rivela soltanto la frettolosità e l'approssimazione con cui hanno scritto questo episodio, snodo centrale di una trama in potenza ben più interessante. Rollo si rivela a Bjorn come padre e questi, per tutta risposta, lo allontana con sufficienza dicendo che il suo vero padre è e sempre sarà colui il cui esempio, la cui educazione, i cui valori sono stati per lui punto di riferimento negli anni, quindi Ragnar. Qui avrei anche qualcosa da obiettare, visto che fin dal primissimo episodio ci hanno mostrato il fortissimo legame anche tra zio e nipote, e quanto il fratello di Ragnar abbia contribuito, con i suoi addestramenti, a far divenire l'Ironside il guerriero quasi inscalfibile che conosciamo.

Comunque sia, archiviata in fretta la questuione rivelazione, ci accingiamo a vedere quel che resta della povera Margrethe, che dopo i suoi deliri ritroviamo nuovamente ridotta in cattività, cosa alla quale credo nessuno spiaccia più di tanto. 

Note per me dolentissime, la liason ormai nemmeno dangereuse tra Lagertha ed il vescovo Heahmund, la cui fede ad una causa è solida e coriacea come quella di un fuscello al vento; tra i due sembra essere scoppiata improvvisamente una passione incontenibile, tanto che anche in preda a disfatta totale, con i nemici alle calcagna e completamente isolati, non hanno nulla di meglio a cui pensare che alla loro meravigliosa prospettiva da due cuori ed una capanna, ovunque questa capanna si trovi.

Ed ecco dunque la trovata geniale, quella di Heahmund che propone alla nostra compagine di rifugiarsi in Wessex, dove - egli garantisce - gode ancora di grande influenza presso la corte di Re Aethelwulf (che nel frattempo è caduto vittima di una puntura di ape, ad insaputa del vescovo), e che di certo offrirà loro riparo e protezione, sempre in base alla sua convinzione.

Altro momento in cui mi viene da storcere il naso e non poco poiché ricordo che in stagioni precedenti il monaco Athelstan, di ben altra fede e di ben altra profondità, fu crocifisso per essere tornato in patria a razziare con i vichinghi, mentre Heahmund, un peccatore impenitente e perseverante nei vizi, in linea col suo personaggio presuntuoso e ridondante, non si pone nemmeno il problema di non essere bene accolto. Ed infatti, i fatti gli danno ragione, perché così è. 

Ci spostiamo quindi in Wessex, dove comunque si svolge a mio parere la trama più interessante: i due fratelli fingono fiducia e stima reciproca, ma si vede chiaramente che l'erede legittimo di Aethelwulf si sente - a ragione - usurpato e che re Alfred, un re ragazzino ed inesperto che solo la scaltra madre Judith ha fatto sì che sedesse sullo scranno che fu di suo nonno, non abbia esattamente il comando e l'impero nelle sue corde.

Ad ogni modo, la contrapposizione per ora regge, e si fortifica quando i vichinghi accettano di approdare sulle coste britanniche in cerca appunto di riparo. Alfred si dimostra fin da subito degno erede di suo nonno nel fare appello ad una fredda cortesia fatta di convenevoli ma anche di richieste precise e che mettono Bjorn, Ubbe, Lagertha e Torvi in una posizione scomoda: accettare di abbracciare la fede cristiana e combattere al loro fianco la minaccia rappresentata da re Harald, che intanto ha radunato un piccolo esercito con l'intento di razziare le coste britanniche e poi muovere l'offensiva ad Ivarr, proprio come Ecbert propose a Lagertha e Ragnar, ed ottenere in cambio la promessa di concedere loro le terre che già in passato il nonno aveva concesso ai norreni salvo poi rimangiarsi tutto.

Naturalmente, egli si rivolge ad Ubbe, quello a suo avviso considerato meno minaccioso e meno pericoloso di Ironside, il quale d'altronde si mostra fin da subito contrario a qualsiasi accordo in tale senso, e fa appello al suo lato più simile alle caratteristiche paterne per quanto concerne la loro comune visione di prosperità del loro popolo.

Questa mossa di re Alfred si rivela azzeccata in quanto Ubbe accetta di farsi battezzare, legittimando in questo modo Alfred ad offrire loro protezione agli occhi dei sassoni, fino a quel momento contrari ad accogliere gli adoratori di dèi pagani. Tuttavia, nel valutare se accettare o meno Ubbe non si consulta con Bjorn, fratello maggiore del quale ha sempre seguito le orme ed al quale è legatissimo, e questo causa malcelato malcontento da parte di Bjorn, che da quel momento in avanti guarda con occhi diversi Magnus, il sedicente figlio di Ragnar e Kwentrith (ma noi sappiamo che non è tale) che si presenta a loro come fratello e vichingo autentico.

Bjorn agisce di certo per reazione, subendo a suo modo di vedere uno smacco da parte di quel fratello fino a quel momento così affine a lui, cercando di rimpolpare le fila della loro causa ma anche - e questa è una riflessione a cui sono stata condotta solo in seconda analisi - perché da questo si sente ferito e tradito. 

Per lui non conta appurare se realmente se Magnus sia figlio di Ragnar, in quel momento sente solo la necessità di spostare verso un'altra persona la sua complicità, un'altra persona con cui far causa comune pur sapendo che Ubbe, il fratello a cui è così unito, non è sostituibile.

Diciamo che fino a questo momento la strategia di Alfred ha dato i suoi frutti, quella del dividi et impera, per intenderci: seppure lo scontro tra i ragnarsson, almeno quelli d'istanza in Wessex, non sia ancora esploso, e mi auguro che la cosa rientri, serpeggia comunque una sensazione di sfiducia tra i vichinghi che può costituire da qui alla fine premessa per una clamorosa scissione tra Bjorn e Ubbe.

Ivarr vive la sua prima cotta adolescenziale, anche se in ritardo rispetto ai tempi consueti, e si scopre finalmente vulnerabile: singolare però che egli si mostri tale nello stesso frangente in cui si autoproclama un dio. Il suo bisogno e la sua voglia di essere accettato ed amato, come rivela proprio nella 5x15, lo portano a bypassare ogni schema, ogni regola, ogni decenza, per farlo sprofondare, primo tra tutti, nell'oscurità e nell'abisso di cui questa stagione si fa propulsiva.

Lo vediamo prima col rocambolesco e grottesco sacrificio della fake Lagertha (è tutto un fake questa season), tanto scenografico quanto inutile, e poi con l'omicidio a sangue freddo del Seer, l'ultimo superstite di un'antica saggezza volta a mettere in guardia perché vengano evitati errori che pure è scritto che debbano essere commessi.

Ed infatti è proprio quando egli tenta di ammonire Ivarr contro coloro che stanno manipolando la sua mente e le sue scelte, ricordandogli che in lui vi è grandezza se e solo se sarà in grado di incanalare nel giusto modo la propria rabbia, egli sancisce la propria fine. Come ogni cieco che si crogiola nella propria miseria, quando ad Ivarr viene mostrata la verità egli continua a non volerla vedere.

Egli non vuol vedere che, differentemente da quanto gli è stato fatto credere, non è un dio ma un uomo qualunque, per giunta storpio, pertanto sfoga sul Seer la propria ira vendicatrice, così come in precedenza aveva fatto con Margrethe, che, pessima com'era, aveva comunque dichiarato a tutti la verità che nessuno osava confessare: Ivarr non è in grado di procreare, quindi di assicurarsi una discendenza.

 

Infine, il nostro amato Floki: anche per il suo personaggio finora nessuna gioia, né per noi spettatori che al Floki guerriero, csotruttore di navi, folle visionario e voce degli dei eravamo affezionati.

In Islanda sembra non albeggiare mai, piccolo sussulto nel quarto episodio dove egli è costretto a prendere una decisione impopolare ma necessaria, ed il già ridotto manipolo di famiglie che lo avevano seguito per formare una colonia si riduce sempre di più.

 

Nel quinto episodio assistiamo finalmente alla prima battaglia della season, spettacolare negli effetti come sempre, in cui perisce il vescovo Heahmund, Lagertha scompare e re Haralad batte in ritirata, ma si dimostra probabilmente come il villain finora più riuscito. C'è da attendere il ritorno di Bjorn a Kattegat perché lanci la sfida ad Ivarr, ed Ivarr immagino che da qui a breve avrà modo di rendersi conto dell'inganno subito per mano della sua mogliettina (che mi ricorda Siggy dei primissimi episodi).

Non vorrei quindi essere nei panni della ragazza quando la vendetta di Ivarr calerà su di lei.

Che dire, sinceramente mi aspettavo molto di più da questi primi episodi, tempi estremamente lunghi per le narrazioni che richiederebbero invece maggior velocità ed al contrario eccessiva frettolosità e superficialità nei dialoghi e nelle scene per così dire preparatorie ai grandi eventi, come accadeva invece nelle prime stagioni.

Si ha la sensazione, come dicevo inizialmente, di tanto tanto potenziale sprecato per mancanza di idee e per una scrittura che sembra essersi arenata.

Staremo a vedere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  • 2 weeks later...

  Vikings soffre nella 5 stagione perché viene meno il personaggio carismatico di Ragnar ,la sua intelligenza machiavellica ,la sua sete di conoscenza mentre emerge la violenza del figlio da lui scelto Ivar che certamente non regge il confronto con il visionario padre che di violenza gratuita non ne esercitava 

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@Iceandfire sicuramente l'assenza di Ragnar è parte consistente del problema, nel senso che, come abbiamo detto più volte, la serie per le prime quattro stagioni si è basata principalmente sullo sviscerare a tutto tondo la sua figura carismatica, visionaria, accattivante e poliedrica, con altri grandi personaggi che gli ruotavano attorno tenendo però sempre Ragnar come perno centrale di tutta la narrazione. Slegatisi da questa figura così titanica, ovvio che c'era bisogno di scrivere personaggi con personalità e caratterizzazioni altrettanto avvincenti, ed hanno puntato tutto su Ivarr, la cui trama però sta implodendo.

Come dicevo a mio avviso questa è solo una parte del problema, la maggiore di certo: altra parte del problema è la sceneggiatura del tutto insufficiente e del tutto inappropriata, per niente paragonabile a quella delle primissime stagioni ma nemmeno a quella della quarta, che già mostrava cali anche se non tanto evidenti.

La quarta stagione però nel complesso si risollevava con i meravigliosi episodi centrali di nuovo ambientati in Wessex alla corte di Re Ecbert e con quelli del ritorno di Ragnar a Kattegat con conseguente scelta di tornare a chiudere i conti con il suo antico alleato e anche rivale. Ed infine con il grande esercito pagano che ne vendicava la morte.

In questa quinta stagione invece, in particolare in questa seconda parte, sembra non esserci davvero più nulla da dire e quel poco che ancora dicono, lo dicono male. La caratterizzazione di tutti i personaggi è traballante ed approssimativa, addirittura rendono Bjorn uno scimmiottamento continuo e grottesco del padre, la trama di Floki è un nonsense continuo, soporifera è dir poco, gli eredi di Ecbert tra cui dovrebbe spiccare Alfredo il Grande soffrono anche di un casting a mio avviso poco felice, e tutto quel che riguarda le vicende a Kattegat ha come unico fulcro l'improvviso rimbambimento di Ivarr. 

Lo stesso Ivarr sul cui acume e sulla cui sete di rivalsa avevano puntato tutto ora si mostra di episodio in episodio sempre più insulso, in preda a manie di grandezza e culto della personalità degne dei migliori regimi totalitari, dalla statua autocelebrativa con le sue fattezze alle bandiere esposte nella sala grande della sua corte a Kattegat riproducenti colori e simboli che ricordano molto poco vagamente lo stampo nazifascista.

La cosa che mi sta infastidendo di più è, come dicevo, la sceneggiatura: carenza, se non del tutto assenza, di dialoghi ben scritti e minutaggio insufficiente per creare un discorso che fili per più di due minuti e che spieghi allo spettatore il senso della scena che sta vedendo, in che modo questa è legata alla precedente e come si legherà a quella successiva. Si ha l'impressione che siano spezzoni slegati tra loro, con due battute tra i protagonisti e poi via con la prossima breve scena, difatti nello stesso episodio si torna più e più volte sui medesimi filoni narrativi senza però dire nulla di concreto mentre sarebbe bastato, come nelle stagioni precedenti, mostrare scene di 7-8 minuti per ogni filone, con dialoghi ben scritti e con un senso logico, per dare profondità e senso alla trama di ognuno di essi.

Ammetto di essere per ora abbastanza delusa.

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Concordo in pieno, la sceneggiatura lascia molto a desiderare, il problema non è tanto la mancanza di Ragnar ma proprio la gestione del tutto, sembra quasi che navighino a vista senza un piano organico, basti pensare al viaggio di Bjorn nel Mediterraneo buttato la a caso e concluso in quattro e quattrotto. Con qualche accorgimento in più la mancanza di Ragnar non si sarebbe sentita minimamente, un vero peccato.

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3 minutes fa, Il Lord dice:

basti pensare al viaggio di Bjorn nel Mediterraneo buttato la a caso e concluso in quattro e quattrotto. Con qualche accorgimento in più la mancanza di Ragnar non si sarebbe sentita minimamente, un vero peccato.

Esatto, e pensare che quella trama poteva essere davvero innovativa ed interessante, se sviluppata meglio ed in maniera organica, come ben dici.

Anche io credo che la dipartita di Ragnar, se ben gestita, sarebbe stata sopportata meglio, come pure è stato per la prima parte della quinta stagione, solo che inspiegabilmente è venuto meno tutto, trama, personaggi, filo conduttore.

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Secondo me un problema, ravvisabile da prima è anche la costruzione molto ciclica di tutte le stagioni, che in pratica ripropongono dinamiche simili ogni volta ampliandone i confini geografici. Altro problema è stata la mancanza di coraggio nel far fuori più personaggi, sfoltendo un po' di linee narrative.

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