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Vikings


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Visti finalmente i due episodi iniziali di Vikings 6

Come nelle 2 puntate iniziali di una serie  vengono tirate le fila di quanto accaduto nella stagione precedente.In effetti ci vengono fatte intravedere  le intenzioni dei figli di Ragnar ,che ,tutti hanno ricevuto una pesante eredità da parte di un padre leggendario Essere figli di un genitore famoso può rappresentare, in alcuni casi, un limite al proprio sviluppo personale e questo perché le persone celebri fanno fatica spesso a ritagliarsi il tempo necessario per seguire i figli, responsabilità che viene spesso delegata ad altri, figurarsi nel caso di un uomo assetato di conoscenza come Ragnar.

 

Tra questi figli, bisognosi di attenzione e vicinanza, e questi genitori, molto concentrati su se stessi e sulla propria immagine, si crea spesso una frattura profonda. A molti di questi  ragazzi viene chiesto di essere “contenitivi” nei confronti dei loro genitori, di seguirli e adattarsi a ogni loro trasformazione sentimentale, sociale, professionale.Questo per sottolineare come non sia facile raccogliere l’eredità di un padre leggenda che si è fatto da solo per la serie :ah ma Ragnar  aveva ben altro carisma,ben altre capacità…

 

All’inizio della 6 x1 quindi,il tema dominate è quello dell’eredità , l’eredità di Ragnar  che i figli devono mostrare di meritare  figli che,a parte Bjorn la corazza non hanno condiviso le imprese del padre sul campo né hanno avuto insegnamenti diretti da lui,anzi i figli di Aslaug , personaggio sgradevole che a differenza di Lagertha  si è unita a Ragnar  solo per “interesse” e che mai lo ha realmente amato ( cosa che un personaggio intuitivo come Ragnar aveva certamente capito) hanno avuto solo pochi e sporadici insegnamentii  nei momenti rari in cui egli era a casa ( che con Aslaug non sentiva sua peraltro) .

 

 

Ergo comprendiamo le incertezze di  Bjorn ,forse re suo malgrado che afferma di voler essere un buon re ma che manca  delle geniali intuizioni di Ragnar ,egli pensa al benessere del suo popolo affermando di voler incentivare il commercio e di non voler essere gratuitamente crudele come Ivar, sacrificando in un certo senso le sue aspirazioni dato che amava esplorare il mondo .Egli chiede aiuto per ben governare alla madre e ai fratelli ma resterà molto deluso 


Lagertha, ormai stanca e vecchia, decide di deporre le armi e ritirarsi in una fattoria da costruire per ritornare  alla serena felice vita  contadina vissuta prima della partenza di Ragnar per l’Inghilterra .Bellissime le scene in cui ci fanno vedere Lagertha che evoca il suo amore per Ragnar e soprattutto di grande impatto emotivo è la scena in cui lei seppellisce la sua spada giurando di non combattere più

Nota bene : i volti di Bjorn  e di Lagertha sono segnati da diverse cicatrici che ci vogliono far intravedere anche le loro cicatrici dell’anima rimarginate ma ugualmente dolenti.

Ubbe, forse più simile a Ragnar (non solo fisicamente) proprio come il padre è attratto dalla scoperta e dall’esplorazione ma anche perché sa che non potrà essere suddito di Bjorn.Egli ha poche idee chiare, se non quella di allearsi con chi conviene

Hvitserk è quello peggio caratterizzato,dato che è perennemente indeciso sulle decisioni da prendere: la sua opinione è sempre incerta e sembra non sapere bene da che parte stare. Ossessionato dalla vendetta su Ivar, si è rifugiato nell’alcool

Quindi Bjorn è solo, e regnare non è facile e non è una condizione in cui i buoni propositi bastano a fare un buon re ed infatti Bjorn deve affrontare da solo  una decisione importante circa la richiesta di aiuto del vecchio alleato  

E Ivar il terribile? Dopo la sua bruciante sconfitta a Kettegat è sulla via della seta ma apparentemente senza uno scopo preciso,diciamo che va alla ventura finchè non cade prigioniero di un altro tiranno più violento di lui.Ma la scena in cui ci fanno vedere che lui ed Oleg vengono portati in alto tramite una mongolfiera è molto bella.E molto intringante è il modo con cui ci viene mostrato come i due tiranni feroci empatizzano nel ricordo di mogli molto amate ma che essi stessi avevano ammazzato

Questa quiete iniziale precede certamente la tempesta dato che Ivar si ritrova nel bel mezzo di una guerra fratricida,molto simile  a quella contro i suoi fratelli a  Kattegat e ovviamente egli è perfettamente a suo agio ,oltretutto intravede la possibilità di fare ritorno in patria e vendicarsi

Le parti che riguardano Kattegat sono abbastanza ripetitive mentre il percorso di Ivar è quello che certamente più interessa  con l’introduzione di un nuovo personaggio,il re Oleg che ha un suo fascino perverso ed è certamente intrigante

 

Posso dire che le premesse di una stagione a buon livello ci sono tutte  

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Il 7/12/2019 at 23:41, porcelain.ivory.steel dice:

Finalmente ho visto anch'io i primi due episodi della sesta e concordo praticamente in tutto con le impressioni di @JonSnow;. [...] Ubbe si conferma il più simile al Ragnar più maturo e riflessivo del finale, ma sempre desideroso di esplorare. Bello che dopo i dissapori della quinta stagione mettano l'accento sulla profondità del legame tra lui ed Ironside.

 

Credo, difatti, che il legame tra Bjorn e Ubbe sia più determinante di quanto si possa pensare. Se da un lato si può osservare come Ubbe sia perennemente affascinato dalla figura del fratello maggiore, sino a guardare a lui come costante riferimento, dall'altro è evidente come Bjorn ritenga Ubbe l'unico sul quale possa contare davvero, o che comunque possa condividere con lui determinati dettami. Tra tutte le persone che ha intorno, Ubbe rappresenta difatti una dimensione di calma e stabilità, come una riva bagnata da acque di razionalità e riflessione. Il primogenito di Aslaug non estende pretese o rivendicazioni, non è umorale, non è invidioso o instabile, tende invece a non ostacolare il fratello e altrettanto si pone a lui come un autentico ponte morale tra supporto ideologico e presenza affettiva. Motivi per cui ritengo che la prospettiva che Ubbe possa deluderlo è quantomai dilaniante per Bjorn, ma ancor più dilaniante è per Ubbe sapere il proprio fratello deluso da un suo comportamento. Impossibile non vedere la continuità con la stagione precedente, ove entrambi prendono altre strade e dove Bjorn rimane sconcertato da ciò, deluso e addolarato dalle scelte del fratello. Una sensazione che Ubbe porta in sé da allora e che non è disposto a replicare. Perciò, come si può vedere dai vari fotogrammi, egli sceglie di sacrificare sé stesso e accogliere la richiesta di Ironside, in funzione del legame stesso che, per adesso, è in grado di soffocare qualsivoglia impulso più ambizioso.

 

A tratti posso affermare che mi sconvolge l'autenticità di un tale duopolio. Perché da un lato vediamo un leader che non fa ombra sull'altra parte, ma che anzi è in grado di non sopprimerne la libertà o gli istinti, e di farla sentire totalmente integrata, rispettata e soprattutto necessaria per il rapporto stesso e per la posizione stessa. Dall'altro lato invece vediamo come non vi siano minimante invidie o insofferenze, come l'ambizione personale arrivi ad essere quasi sempre secondaria e come ci sia una volontà di essere funzionale al dramma fraterno, fratello che viene qui da Ubbe scelto a discapito di chiunque, di qualunque occasione e di qualunque figura esterna che possa contrapporsi anche solo minimamente a lui. L'uno può essere un perno, ma l'altro non si configura come sua mera estensione.

 

Come in ogni rapporto umano di elevata intensità, non si può prescindere da un mutuale incoraggiamento delle libertà di espressione e azione, ma irrimediabilmente è necessario continuare a scegliere l'altra parte e scegliersi sempre, anche se viene meno un pezzetto di quella libertà stessa.

 

Quindi in sostanza nessuna individualità è repressa, ma al centro di continue prospettive.

 

E Ubbe sceglie e continua a scegliere Bjorn, come Bjorn continua a scegliere di fare affidamento su Ubbe.

 

Hai poi ragione a definire le atmosfere di questi episodi come particolarmente ovattate.  Possono apparire lente e fin troppo uniformi, ma invece sono tremendamente necessarie per dare profondità psicologica e virare nell'introspezione che, per quanto ci si possa dimenticare, è stata da sempre una componente chiave di Vikings.

 

5 hours fa, Iceandfire dice:

Visti finalmente i due episodi iniziali di Vikings 6

[...] 

Lagertha, ormai stanca e vecchia, decide di deporre le armi e ritirarsi in una fattoria da costruire per ritornare  alla serena felice vita  contadina vissuta prima della partenza di Ragnar per l’Inghilterra .Bellissime le scene in cui ci fanno vedere Lagertha che evoca il suo amore per Ragnar e soprattutto di grande impatto emotivo è la scena in cui lei seppellisce la sua spada giurando di non combattere più

Nota bene : i volti di Bjorn  e di Lagertha sono segnati da diverse cicatrici che ci vogliono far intravedere anche le loro cicatrici dell’anima rimarginate ma ugualmente dolenti.

 

E' un'osservazione acuta.

La connessione tra la mortificazione della pelle di Lagertha e quella della sua stessa anima non è casuale, difatti. Vederla in questo stato, così passiva e quasi incline ad una ricerca di morte, potrebbe apparire come del tutto innaturale. Si potrebbe pensare che ella non sia che un guscio vuoto, ma riflettendoci più affondo si capirà che invece è l'esatto contrario. Si tratta di un guscio sin troppo pieno. Pieno di traumi, di afflizioni, colmo di perdita e rimpianti. Inevitabile, prima o poi, pagarne lo scotto, anche per le personalità più fiere e indomite come quella della più grande Shieldmaiden di tutti i tempi.

 

La solitudine di Bjorn, morale e pratica, è stata anche per me ridondante. Dopotutto è quanto porta con sé la corona. Eppure egli deve ancora maturare realmente, distaccandosi da ciò che finora gli ha portato enormi sofferenze emotive. Deve ancora imparare a fare di quel dolore un qualcosa da portare sì dentro di sé, ma che non possa più avere potere su di lui, se non quello di una testimonianza della sua origine e della sua stessa evoluzione. E' chiamato alla prova più grande di tutte, l'oltrepassare il valico, un valico che è da sempre presente in ogni essere umano e si palesa in modo preponderante. L'abbandono alla struttura di ragazzo per abbracciare definitivamente quella di uomo. E questo è un qualcosa che, purtroppo per lui, potrà e dovrà fare da solo, perché nulla e nessuno gliene darà la forza o la capacità, deve trovarle in sé stesso.

 

Farei un piccolo inciso anche sul lato più pragmatico e politico del Bjorn Re.

 

Egli mette in mostra determinate strategie dialettiche, distanziandosi dall'idea di essere sprovveduto. Pur non essendo ancora del tutto convinto del suo ruolo, egli ricorda sapientemente alla folla le peggiori azioni di Ivar e quanto egli fosse folle e pericoloso. Con tale tecnica oratoria di certo non si erge, ma al tempo stesso si configura come migliore nelle idee collettive proprio svalutando la figura del predecessore, con poco sforzo.

 

Questa intraprendenza verbale, per quanto non ancora del tutto sviluppata, è stata da sempre adoperata da ogni figura politica di ogni tempo.

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27 minutes fa, JonSnow; dice:

....E' un'osservazione acuta.

La connessione tra la mortificazione della pelle di Lagertha e quella della sua stessa anima non è casuale, difatti.

 

 

 Peraltro io sono certa che Lagertha continuerà a combattere non tenendo fede al giuramento fatto e credo che ciò avverrà per un motivo validissimo.

Circa Bjorn è vero quello che dici e infatti non è privo di capacità dialettiche per conquistarsi il suo popolo , e infatti usa le parole giuste,per questo ho premesso che lui ha molto imparato dal padre quando ha combattuto con lui, voglio dire che ha appreso direttamente da Ragnar l'arte di governare e si vede

Gli altri fratelli non hanno avuto questa possibilità, Ivar in primis  e si vede .

In ogni caso per essere un re vero deve crescere ancora perchè deve saper prendere le decisioni giuste secondo me

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19 hours fa, JonSnow; dice:

[…] da un lato vediamo un leader che non fa ombra sull'altra parte, ma che anzi è in grado di non sopprimerne la libertà o gli istinti, e di farla sentire totalmente integrata, rispettata e soprattutto necessaria per il rapporto stesso e per la posizione stessa. Dall'altro lato invece vediamo come non vi siano minimante invidie o insofferenze, come l'ambizione personale arrivi ad essere quasi sempre secondaria e come ci sia una volontà di essere funzionale al dramma fraterno, fratello che viene qui da Ubbe scelto a discapito di chiunque, di qualunque occasione e di qualunque figura esterna che possa contrapporsi anche solo minimamente a lui. L'uno può essere un perno, ma l'altro non si configura come sua mera estensione.

 

Come in ogni rapporto umano di elevata intensità, non si può prescindere da un mutuale incoraggiamento delle libertà di espressione e azione, ma irrimediabilmente è necessario continuare a scegliere l'altra parte e scegliersi sempre, anche se viene meno un pezzetto di quella libertà stessa.

 

Quindi in sostanza nessuna individualità è repressa, ma al centro di continue prospettive.

 

E Ubbe sceglie e continua a scegliere Bjorn, come Bjorn continua a scegliere di fare affidamento su Ubbe. 

L'evoluzione del rapporto tra i due figli maggiori di Ragnar - perché entrambi da sempre si pongono in maniera totalmente protettiva verso il resto della prole, tanto Bjorn verso Ubbe in particolare, quanto Ubbe verso i suoi fratelli minori - ricordiamo gli episodi in cui Aslaug aveva perso la bussola trascurando le necessità dei propri figli - è difatti una delle pochissime cose che salvo della quinta stagione (l'altra è un altro rapporto fraterno, quello tra Harald ed Halfdan). Nell'analizzare tale legame non si può difatti prescindere dal considerare quanto i due siano stati fatti crescere come veri fratelli, pur tenendo conto della differenza anagrafica consistente, ed in questo grande intelligenza va riconosciuta a Lagertha che non ha mai ostacolato, come pure avrebbe potuto, ma anzi ha sempre incoraggiato il reciproco affetto tra i due.

Bjorn è diventato prima ragazzo e poi uomo considerando Ubbe il primo vero fratello e compagno avuto dalla perdita la sorellina, e su di lui ha sempre fatto affidamento intravvedendone le doti da leader silenzioso, riflessivo, defilato ma tenace e caparbio, e soprattutto coraggioso. Non dimentichiamo infatti il momento del ritorno di Ragnar a Kattegat dopo gli anni di autoesilio: prima ancora dell'arrivo di Bjorn, tra tutti è proprio Ubbe a farsi avanti accogliendo la provocazione/sfida di Ragnar nell'iconica scena "Who wants to be King?". Un gesto che ricordo già all'epoca trovai quanto mai intrepido ed ardito, ma che soltanto adesso capisco essere frutto di una caratterizzazione che partiva evidentemente da lontano. La somiglianza fisica con Ragnar non è casuale, così come il maldestro (a mio parere) ma efficace richiamo al battesimo cristiano ed all'addestramento di re Alfred proprio ad opera di Ubbe, che vogliono in qualche modo ricalcare l'ineguagliabile profondità del legame tra Ragnar ed Athelstan.

 

I due si scelgono e continuano a scegliersi, dici bene, pur mantenendo un'autonomia ed un'individualità pressoché totale, confrontandosi sempre a viso aperto, consapevoli di nutrire vicendevolmente solo e soltanto sentimenti positivi mai appesantiti da ombre e sospetti, da invidie sterili e da insoddisfazioni malcelate. Non sono mancati momenti, in queste stagioni, in cui il loro rapporto, evolvendosi, sembrasse vacillare: in particolare nell'ultima parte di stagione in cui, oltre a non trovarsi Ubbe dalla sua parte come era abituato a fare, Bjorn ha anche visto la sua donna, e madre dei suoi figli, Torvi, legarsi a suo fratello e a benedirne l'unione.

Una reazione, quella di Bjorn, che può apparire scontata, tenuti conto usi e costumi della società norrena, ma che banale non è affatto se riportiamo alla mente invece il triangolo mai confermato ma a lungo millantato tra Ragnar, Lagertha e Rollo, ed in che misura quest'ombra ha contribuito ad inficiare in qualche modo anche il rapporto tra il re vichingo ed il futuro Duca di Normandia. Non sussistono proprio, mi si dirà ed è vero, i termini di paragone tra i due rapporti, quelli tra Ragnar e Rollo e quelli tra Bjorn ed Ubbe, perché a differenza di Rollo, dotato di una personalità orgogliosa e tracotante, al limite dell'arroganza e che soffriva il peso carismatico della figura fraterna, Ubbe è invece una personalità equilibrata, accogliente, distensiva e rassicurante per il proprio fratellastro. Un porto sicuro, nonostante le mareggiate che nel corso della vita pure non mancano mai. 

 

Re Bjorn dunque chiede un sacrificio ad Ubbe prima che questo parta per il suo viaggio di esplorazione, gli chiede di rimanere in sua vece a Kattegat e di vegliare sul loro popolo e su Hvitserk, fratello fragile ed ora ossessionato dalla vendetta verso Ivar. Glielo chiede come fratello ma non glielo impone come suo re, consapevole che Ubbe questa volta acconsentirà a mettere da parte temporaneamente i suoi propositi per consentire al fratello di compiere il suo dovere verso re Harald. Lo farà perché Ubbe è coscienzioso, e lo farà perché, come giustamente ricordi, egli ha ancora vivido il ricordo di quanto accaduto in Inghilterra, e non desidera replicare la sensazione di dolore che gli ha causato in precedenza l'aver scelto una strada diversa rispetto al fratello ed averne in qualche modo deluso le aspettative.

 

Hvitserk credo che sia destinato a compierla, una qualche impresa, prima della fine, perché se ne stanno troppo rimarcando rabbia, frustrazione e sete di vendetta verso Ivar, e poi perché il Seer nella passata stagione gli ha predetto che avrebbe fatto ciò che nessuno avrà la forza (o il coraggio, non ricordo le parole esatte) di fare. Per me la sua caratterizzazione è da sempre claudicante ma non per questo lo trovo un personaggio brutto o inutile, tutt'altro; dimostra, anzi, come, in una stessa famiglia, dallo stesso albero possano nascere frutti con differenti caratteristiche e non copie in serie.

 

 

 

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Il 9/12/2019 at 18:33, Iceandfire dice:

 Peraltro io sono certa che Lagertha continuerà a combattere non tenendo fede al giuramento fatto e credo che ciò avverrà per un motivo validissimo.

Circa Bjorn è vero quello che dici e infatti non è privo di capacità dialettiche per conquistarsi il suo popolo , e infatti usa le parole giuste,per questo ho premesso che lui ha molto imparato dal padre quando ha combattuto con lui, voglio dire che ha appreso direttamente da Ragnar l'arte di governare e si vede

Gli altri fratelli non hanno avuto questa possibilità, Ivar in primis  e si vede .

In ogni caso per essere un re vero deve crescere ancora perchè deve saper prendere le decisioni giuste secondo me

 

Certamente ha appreso molto da Ragnar.

Ovviamente non è ancora al livello d'oratoria del padre - credo non lo sarà mai, a dire il vero - ma non è nemmeno alle prime armi. E' in grado di percepire la frustrazione della propria gente, nonché le attitudini più basiche o complesse, sino a rappresentarle. Come dicevo, nella scena della condanna fa uso di una dialettica importante che lo porta a inficiare la figura di Ivar e di conseguenza a risaltare nelle idee collettive come una prospettiva migliore. Si dissocia da lui ma al contempo si associa a lui appunto per risaltare come indubbiamente migliore.

 

Il punto che sottolinei tu, ossia l'aver avuto modo di condividere con Ragnar esperienze belliche ed esistenziali, è una parte molto importante. Perché vediamo come la politica e l'oratoria non siano le uniche cose assimilate dal rapporto col padre.

 

In questi due episodi ci sono appunto alcuni dettagli che dicono molto su quanto Ironside abbia imparato.

 

La scena finale con Flatnose, in arrivo dall'Islanda, fa comprendere come Bjorn abbia imparato a leggere oltre l'ambiguità e le ambigue mascherate morali, intravedendo in parte la reale natura o le reali intenzioni di una persone. Il primogenito di Lagertha percepisce subito l'ambiguità di Flatnose, e lo esorta difatti ad una condotta più onesta e lineare nei suoi confronti, ponendolo spalle al muro dopo averne soppesato le reazioni e le espressioni. Qui c'è un'incredibile capacità di Ironside di vedere oltre il non detto. E queste erano prerogative di Ragnar, che lo portavano ad essere leader capace e ancor più ad individuare potenziali alleati o potenziali minacce negli altri. Bjorn gliel'ha visto fare più volte, ha visto come Ragnar non venisse carpito da controverse acrobazie verbali, come cercasse sempre di andare oltre il fondo e di valutare la realtà da ogni angolazione.

 

Impossibile non notare come quanto la figura del padre sia per lui oppressione, orgoglio, costante valutazione. Cerca in tutti i modi di distanziarsi da essa, ma non sa farlo senza avvicinarsi ulteriormente. E' un paradosso etico-morale non da poco quello che vive, al punto da farlo sentire malinconico e spaesato, devastato da fantasmi e da un tipo di sofferenza che non riesce ad alleviare.

 

Il percorso come regnante è ancora lungo, ma possiamo capire già da questi fattori come ci sia un'ottima base intellettuale e morale.

 

 

6 hours fa, porcelain.ivory.steel dice:

I due si scelgono e continuano a scegliersi, dici bene, pur mantenendo un'autonomia ed un'individualità pressoché totale, confrontandosi sempre a viso aperto, consapevoli di nutrire vicendevolmente solo e soltanto sentimenti positivi mai appesantiti da ombre e sospetti, da invidie sterili e da insoddisfazioni malcelate. [...]

 

Riguardo questo...

Un altro dettaglio che ho notato - tutt'altro che scontato - è come Ubbe si rivolga a Flatnose quando si ritrova ad accoglierlo. ''Mio fratello è il Re adesso'', afferma. E l'affermazione viene esternata con un tono simile al vanto, a propria volta accompagnato da un'espressione facciale gioiosa e soddisfatta. Piccole note che fanno comprendere come Ubbe sia anche a tratti orgoglioso del fratello maggiore e di ciò che egli abbia raggiunto. Ancora, non vi sono invidie né insofferenze malcelate, ma nemmeno indifferenza o freddezza. L'affermazione è appunto tendenzialmente pura, emotiva, sana. C'è profonda auto-consapevolezza e vicinanza, in lui. Egli è consapevole dei ruoli in gioco, come è altrettanto consapevole di dover fare la sua parte, di dover essere un mitigatore, uno spazio razionale e incontaminato. E' dunque conscio che quella corona spetti, per successione e caratteristiche, ad Ironside, e lo accetta placidamente. Oserei anche considerare il fatto che Ubbe veda nella corona stessa un elemento costrittivo, che limiterebbe la sua individualità e la ascriverebbe ad una categoria, delimitandone la personalità in un concetto di dovere e appartenenza.

 

Bjorn, d'altro canto, lo inquadra come la persona più affidabile e misurata, quella su cui contare in qualsivoglia situazione, positiva o negativa. Ulteriore elemento della profonda fiducia e considerazione che egli ha di Ubbe è il fatto che gli affidi candidamente i suoi stessi figli e parte della loro educazione. Elemento, appunto, di coscienza personale che ne identifica la consapevolezza di essere ricolmo di imperfezioni interiori che lo portano a non essere propriamente adeguato come padre. Tale coscienza sfocia poi in evidente onestà e dignità quando egli riconosce a Torvi ogni merito riguardo ai figli stessi.

 

Dici bene quando affermi che, nel momento più oscuro, Ironside si rivolga a Ubbe non in quanto Re, ma in quanto fratello. Bjorn compie quanto più intelligente e lungimirante possa compiersi in un intenso legame, ossia lasciare l'altra parte totalmente liberà di scelta tanto su piano comportamentale, quanto espressivo e pragmatico. Solo mediante l'incoraggiamento di tale libertà possono emergere le prove di identità. Un essere umano mostra ciò che è realmente solo quando è libero da qualsiasi restrizione morale, pratica, e personale. Nella fattispecie legare qualcuno forzatamente a sé fa nascere nient'altro che un surrogato di fedeltà, una lealtà che è solamente forzata e distante da prodromi di autenticità. Questa scelta morale è compiuta però da Bjorn astraendosi da qualunque componente strategica o intellettuale. Egli non si pone in questo modo per valutare chi è davvero Ubbe e se sia realmente leale, è semplicemente mosso da profondo rispetto e stima del fratello minore, al punto da non potersi comportare diversamente. E il primogenito di Aslaug si manifesta in tutta la sua natura proprio nel tipo di responso che finisce con l'offrire.

 

E' un soggetto incredibilmente mite, riflessivo, positivo e lontano dalle complicanze di una personalità ardua e articolata. Dentro di lui vivono dettami non dissimili dal maggiore e da Ragnar, come vige la volontà di compiere quanto è giusto sia compiuto. Ancora pulsante è in lui il non essere stato al fianco del fratello e il non averne sostenuto la causa in passato, generando una distanza e una frattura di cui, inconsciamente, continua a sentirsi responsabile. Ed è un meccanismo interiore di cui è egli stesso artefice e fautore, in quanto lo stesso Bjorn lo ha sempre lasciato libero, anche nelle scelte peggiori e che, di fondo, lo ostacolassero. E' Ubbe stesso a rendersi conto di tutto ciò, e di alcune mancanze nella sua condotta. Perciò in definitiva si può dire che Ubbe non sia disposto a deludere ancora, o se non altro, non Ironside, che continua a fare affidamento su di lui ed averne elevata considerazione nonostante la delusione che gli ha arrecato.

 

Quello tra Bjorn e Ubbe è un legame dunque fondato su rispetto dell'altro e lealtà, pertanto da dirimere in una prospettiva di autenticità ed intensità, ed è forse tra i pochi legami strutturali rimasti in Vikings, come potevano esserlo Ragnar-Lagertha, Ragnar-Rollo, Ragnar-Athelstan.

 

 

 

Proprio su Hvitserk, dimenticavo di sollevare alcuni punti nei suoi confronti, ricollegandomi appunto agli stessi Bjorn e Ubbe. Hvitserk è ormai in una spirale autodistruttiva, dove l'unico atteggiamento attivo è la costante mortificazione, fisica e morale, di sé. Eppure ciononostante viene lasciato a sé stesso e coloro che da fratelli maggiori avrebbero la responsabilità di aiutarlo a tirarsi fuori da questa situazione, si limitano solo a commentarne lo status pietoso e ad estraniarsi in un lieve rammarico. Non può che apparirmi come una mancanza a tratti brutale ed una condotta poco edificante, come se i due si dimenticassero che è loro fratello, o di avere un legame anche minimo con lui.

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Avevo anch'io notato l'espressione inorgoglita con cui Ubbe dice "adesso è mio fratello il Re", dimenticandomi di citarla colpevolmente perché è ancora più indicativa di quanto dicevamo a proposito dell'autenticità del rapporto tra i due. Mi piace poi anche far notare a margine come tutti i vecchi personaggi, Bjorn, Ubbe, Lagertha che pure diverse volte si è scontrata verbalmente e senza sconti con Floki - l'ultima appena prima della partenza del costruttore di navi per l'Islanda - abbiano a cuore le sue sorti, non volendo in alcun modo accettare l'idea che egli sia morto solo ed abbandonato. Sono i riverberi di quei legami autentici delle prime stagioni, delle battaglie combattute, vinte e perse, sul campo di scontro come nella vita. 

 

Concordo poi su quanto sia improbabile che Lagertha non dissotterri la sua spada per l'ultima volta, quasi certamente la userà per difendere coloro che ama ancora una volta, e comunque ce l'hanno mostrata nei vari trailers più agguerrita che mai.. 

 

Anche su Hvitserk concordo, ormai Ivar è il suo veleno e la sua ossessione e credo che i fratelli si stiano dimostrando scarsamente comprensivi, a tratti indifferenti al suo dolore, e che lo stiano lasciando solo con i propri fantasmi. Questo atteggiamento è inaccettabile soprattutto in virtù del fatto che essi si sono resi conto di quali ferite Ivar abbia inflitto al proprio fratello; in parte credo che stiano anche sbagliando a sottovalutare quella che è la costante minaccia di un ritorno del loro feroce fratellino storpio, che ha dimostrato una volta di più di essere sì sconfitto e spezzato ma mai arrendevole, tutt'altro. Temo che gli ammonimenti di Hvitserk, finora caduti nel vuoto perché provenienti da un uomo nel cui corpo scorrono fiumi di alcol, si dimostreranno una cassandrata non da poco.

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@JonSnow;

Concordo sulla figura di Bjorn e vorrei spendere ora 2 parole su Ivar 


Ivar in questa sesta stagione ha un grande mentore in Oleg che è feroce quanti altri mai ,pur commuovendosi sempre alla morte della moglie fedifraga da lui stesso uccisa anche se era ”incantevole ”.

Bellissimo per inciso lo spettacolo delle marionette di legno intagliato che oserei definire molto “espressive”.
Certamente il padre Ragnar non aveva instillato in Ivar la cattiveria gratuita e violenta ,in quello Ivar aveva proprio un talento precoce tutto suo con l’aggiunta che la madre Aslaug gli aveva concesso tutto e perdonato tutto .E infatti per questa sua dote Ragnar lo sceglie come figlio che deve guidare la vendetta per la sua orribile morte :sapeva perfettamente che nessuno degli altri suoi figli sarebbe stato tanto crudelmente spietato ,quello che forse non aveva messo nel conto e’ che Ivar diventasse un pessimo re pieno di paure e per questo estremamente violento e ingiusto.
Ho la netta impressione che Ivar ,che pure resta allibito dalla ferocia di Olaf , un signore che ammazzava la gente in modo orribile ma che piangeva sempre al ricordo della moglie uccisa da lui , stia imparando molto sul come vendicarsi dei propri fratelli.

In effetti non a caso il profeta uccide uno dei i suoi fratelli perché vuole governare tramite un ragazzino che è solo un mezzo per lui e che tratta pure in modo sgradevole .Mentre ottiene quello che vuole ricattando il secondo fratello con un'altra profezia,usando questa volta il suo amore per la moglie che il tapino credeva di aver sposato tanto in gran segreto che nessuno ne conosceva il nome.


E credo che nella sua mente Ivar farà tesoro delle lezioni del profeta che vuol avere il potere totale senza curarsi di dover per questo camminare su montagne di cadaveri .Se ad un feroce dittatore autodidatta in tema violenza e arroganza dai un maestro che esercita la violenza in modo totale ,sistematico , raffinato ma più spesso non raffinato ,certamente esso farà tesoro di quanto appreso e lo metterà in pratica o cercherà di farlo proprio con i fratelli superstiti ( ne ha già ammazzato uno in preda ad un raptus incontenibile ).
Certo Ivar ha interesse per il bambino usato dal profeta ma quanto di questo interesse e’ reale,vero e quanto invece non è un modo per farsi accettare e apprezzare o il tentativo di farsi amico un bambino prezioso ma per suoi fini ?

Lo vedremo :) 
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2 hours fa, porcelain.ivory.steel dice:

[...] Sono i riverberi di quei legami autentici delle prime stagioni,

[...]

Anche su Hvitserk concordo, ormai Ivar è il suo veleno e la sua ossessione e credo che i fratelli si stiano dimostrando scarsamente comprensivi, a tratti indifferenti al suo dolore, e che lo stiano lasciando solo con i propri fantasmi. Questo atteggiamento è inaccettabile soprattutto in virtù del fatto che essi si sono resi conto di quali ferite Ivar abbia inflitto al proprio fratello; in parte credo che stiano anche sbagliando a sottovalutare quella che è la costante minaccia di un ritorno del loro feroce fratellino storpio, che ha dimostrato una volta di più di essere sì sconfitto e spezzato ma mai arrendevole, tutt'altro. Temo che gli ammonimenti di Hvitserk, finora caduti nel vuoto perché provenienti da un uomo nel cui corpo scorrono fiumi di alcol, si dimostreranno una cassandrata non da poco.

 

Trovo anch'io che siano richiami a quei legami. Se non altro ne sono il nostalgico singulto. Nella fattispecie ritengo che le parole di Lagertha nascano dalla necessità di intravedere mediante Floki il proprio passato. Egli pertanto è elevato a filtro e a simbolo di quelle stesse immagini che si sovrappongono nella sua mente, ricordandole i tempi che furono e che ella non può replicare né tantomeno rivivere, se non negli angoli più malinconici e profondi della sua psiche, ritrovandosi a sentirsi tanto spaesata quanto ricollocata in un percorso atavico che non finirà mai di appartenerle. E' ciò che accade nell'esistenza stessa. Le persone talvolta non sono che la rimembranza di ciò che c'è stato in precedenza, e l'attaccamento psichico che ne scaturisce è appunto la manifestazione di un bisogno di riconciliazione e commemorazione di quanto si è vissuto sin lì. Trovo l'atteggiamento di Lagertha molto naturale, realistico. Come un'ultima chiosa, a tratti poetica, su un mal di vivere drammatico nella sua intensità. E' eternamente struggente. Il dramma è inciso sul suo volto e si diffonde ad ogni espressione, anche i sorrisi di gioia che ella rivolge al figlio sono adombrati da profonda malinconia. E in tutto ciò c'è enorme, davvero enorme dignità.

 

Su Hvitserk il dibattito tende a cadere nel possibilismo e nel filosofico. Possiamo avvicinarci al concetto di verità e determinarne l'importanza nella sua essenza assoluta, in una variante Aristotelica, ma poi siamo costretti anche a considerare quali canali quella verità attraversi per essere ritenuta funzionale e ricettiva. In questo senso Hvitserk è un filtro fallace e pertanto arriva ad inficiare la stessa verità che enuncia, pur non volendolo. Ci ritroviamo dunque ancora una volta a prendere in esame il come la verità da sola non basti, ma che sia determinante ancor di più il come essa sia espressa al contesto sociale. Per quanto amaro e ingiusto, purtroppo il più delle volte è così. Una presentazione anche un minimo destabilizzante di quella stessa verità, e si otterrà l'effetto di non essere presi in considerazione.

 

Continuo a trovare inusuale e inaccettabile l'atteggiamento dei fratelli maggiori nei suoi confronti, a tratti direi che va contro le loro nature, dato che Ironside ha sempre messo la famiglia sopra chiunque e Ubbe è stato la protezione fatta persona del suo trittico familiare, basti pensare a come si prendesse cura di Ivarr. Perciò il disarmante disinteresse di ora da parte di entrambi è particolarmente significativo e grave. Inoltre si conferma appunto quanto si diceva prima, che sussista forse solo il legame Bjorn-Ubbe, ove il circondario è una sequela di corpi estranei.

 

 

@Iceandfire

 

Io ribadisco, penso che Ragnar scelga Ivarr poiché la mente più elastica e pulsante tra tutte.

Ragnar ne intravede un potenziale distruttivo che paradossalmente è altrettanto costruttivo. Una mente in grado di non arrestarsi mai, di percepire, scandagliare e riorganizzare a seconda degli elementi assimilati. In può constata che tale mente è innestata in una personalità che cerca sempre una rivendicazione, dapprima latente e poi ineluttabile, un qualcosa che lo porta ad una sorta di rabbia evolutiva, immaginifica, trasbordante e devastante per ogni oppositore. Un qualcosa che talvolta è indice di futura capacità di rivoluzione.

 

Per ora con Oleg il Senza Ossa sta avendo modo di vedere atteggiamenti sin lì promulgati solo da lui in terza personale. E' come se assistesse a parti di sé che prendono vita e gli permettono di guardarsi dall'esterno, sino a riscoprirsi sotto luci alternative.

 

Ivarr non può che essere un osservatore apparentemente passivo, al momento. Sta studiando e giudicando dentro di sé tanto il circondario quanto gli elementi che lo compongono. E mediante questo meccanismo arriva a scoprire parti inedite della propria natura, inusualmente prospera in situazioni meno caotiche e violente, verso cui un tempo aveva evidente abitudini. Sta cominciando a conoscere sé stesso da angolazioni che non aveva mai sin lì considerato, al punto da ritrovarsi tanto attratto quanto colpito dalla stranezza della nuova prospettiva.

 

Oleg rappresenta la dimensione che porta Ivar a conoscersi e contemporaneamente a disconoscersi, facendogli capire ciò che è stato un tempo e ciò che dovrà essere in futuro.

 

Lentamente ma inesorabilmente The Boneless è in crescita, e questo è solo l'inizio di tale e tortuoso percorso.

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Presa visione dell'episodio 6x03.

 

 

Atavici dilemmi impreziosiscono la conversazione tra prigioniero e aguzzino. La presenza di coscienze pulsanti alimenta il suono del quesito stesso, sino a renderlo ridondante. Le parole di Re Olaf sfuggono sino a proporsi in una scia fantasiosa, a propria volta susseguita da un volto ricolmo di oniriche espressioni. La praticità di Harald non può che infrangersi dinanzi ad una tale creatività dialettica, innervandosi a propria volta nel filosofico. Ancora una volta gli uomini, pedine o fautori, contraccambiando il predefinito con una volontà di ribellione consapevole. Tutto è costrizione, tutto è libero arbitrio. Eppure il fatalismo di Re Olaf sbiadisce nell'amaro sarcasmo dello stesso uomo che ha in pugno, un uomo che nonostante la sua condizione non è disposto alla rinuncia, ma che è anzi ancor più tracotante e fedele ad un'ambizione che non lo ha mai abbandonato. Così quella medesima ambizione è ora messa alla prova, ancor più logora, sporca e rigida di quanto non lo sia la sua derivazione umana. Saldo e irraggiungibile, così si manifesta la reazione paradossale di Re Harald.

 

Il Senza Ossa prosegue nella complessità delle sue stesse osservazioni. Un essere capace di rendersi attivo nel passivo, una pura antinomia che scorre in ogni fotogramma che lo riguardi. Impossibile per egli avvertire la totale vicinanza con Oleg, uomo tradito da una donna che amava, proprio come lui. Uomo tirannico, fratricida, odiato dalla sua stessa famiglia, non diversamente da lui. E dunque lo specchio incrementa i propri riflessi, sino a renderli accecanti, sfuggenti. Egli assiste all'umiliazione del fratello di Oleg, ma per la prima volta il suo sadismo è debole e manchevole, si disintegra nella consapevolezza di riscontrare inaudita pericolosità nel soggetto a cui si relaziona nella situazione corrente, e questo lo disorienta. Per la prima volta nella sua vita Ivar The Boneless è inquietato da qualcun altro che non sia lui.

 

Nei fumi dell'oppio, tanto quanto nell'alcol, si addensano i demoni di Hvitserk, sino a renderlo crudelmente partecipe del proprio delirio. Il pensiero fisso continua ad essere nutrito, sino ad alienarlo dall'esistenza stessa, sino a distruggere del tutto il suo Io sociale. Le sue gesta, le sue parole, rappresentano il rigurgito di un incubo. Terribilmente lineare e solerte nel distruggersi e nell'annullarsi, al punto da non rendersi conto della dimensione costrittiva al quale si è legato. Pedissequo, profondo, altalenante. La sua identità si perde dunque nell'amara sincope, altera signora verso cui non riesce ad evitare di elargire il proprio tributo.

 

Ancor più si riconcilia Ubbe con la propria natura; egli è innestato nel contesto familiare e governativo, assurge alla sua funzione, eppure non vede altro che sé stesso, dove quel sé stesso è sinonimo di prospettive visionarie, di libertà e conoscenza. Così il primogenito di Aslaug è presente, ma profondamente distante, già oltre l'uscio, ove ogni passo è cadenzato in un futuro che ha già costruito nella propria mente e che, in modo deciso, arbitrario e possente non intende sacrificare. Il richiamo del desiderio individuale, al punto che ogni legame, perfino amoroso, finisce col soccombere allo stesso. Mai più consapevole di sé egli è stato. Lo dice egli stesso: è un Vichingo, fatto per arenarsi su rive sconosciute e per inseguire l'assimilazione personale. 

 

Tutto ciò che vorrebbe fare ancora Bjorn, per quanto egli lo rinneghi. Il Re di Kattegat è afflitto da sé stesso e dai propri drammi, non riesce più a riconoscersi e percepisce sé stesso ed il circondario come corpi estranei dediti al costrittivo e all'affievolimento. I residui di un modus operandi libero e indomito continuano a vivere dentro di lui, e a incedere in ogni recesso della sua natura, sino a farlo sentire ingabbiato e limitato. Così egli si manifesta in tutta la propria umanità e fallibilità, vedendo nel superficiale sfogo sessuale con Ingrid una temporanea evasione e un venerare ciò che egli era in precedenza. Il suo sguardo spento è la firma di un'esistenza ormai malinconica e tormentata, che lo porta altrettanto ad essere inefficiente sul piano militare. Bjorn ha il profondo quanto ineluttabile bisogno di ritrovarsi. 

 

Infine Lagertha. 

Il suo sguardo si riconoscere per la prima volta in qualcun altro, qualcuno di meno importante, ma con una narrativa personale non dissimile dalla sua, costellata da perdita e afflizione. Finalmente ella è conscia di non essere più sola, o se non altro di non esserlo nel dramma. Ed è proprio quell'aggregazione di drammi il luogo astratto in cui il suo senso di responsabilità è richiamato a potente rinascita. Ancora una volta, l'ennesima, la Shieldmaiden più famosa di tutti i tempi sarà costretta a impugnare la lama, in un ultimo impeto di nobile e protettiva strage.

 

Bell'episodio, decisamente.

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Il 12/12/2019 at 03:45, Il Lord dice:

Hirst avrebbe ricevuto minacce di morte in relazione al destino di un personaggio principale, metto il link sotto spoiler:

 

 

Ciò non fa altro che confermare l'impressione avuta guardando la S5, ossia che la storyline di Lagertha fosse la meno coerente con quanto visto sul personaggio fino a quel momento, ed il fatto altrettanto evidente che l'abbiano allungata all'inverosimile perché arrivasse fino alla fine (mi ricorda quanto fatto con un'altra Queen di un'altra serie tv..). Il dispiacere provato un anno fa per la deriva da soap opera che avevano preso le sue vicende lascia dunque posto al sollievo nel rivedere riverberi della vecchia combattiva Lagertha in questa finale.

 

 

Andando al terzo episodio.. Aggiungerò poche riflessioni all'analisi di @JonSnow;, che ha già toccato tutti i punti di interesse dell'episodio, un episodio bello sì, a tratti bellissimo nei richiami onirici e nella resa delle scene finali, ma decisamente meno denso di avvenimenti dei due precedenti. 

 

Ritroviamo re Harald in catene prigioniero di un re Olef più imprevedibile e caleidoscopico che mai, perso in elucubrazioni e proiezioni di immaginifici scenari apocalittici per tutti loro (cosa che ritornerà, ancor più prepotente, nel finale). Avevamo già avuto nella scorsa stagione un assaggio della sua personalità sfuggente, tendente al provocatorio ed al sadico,  quando aveva portato Hvitserk all'estremo della sua condizione fisica; ce lo rammentano ora, rendendolo un personaggio al momento tra i meno inquadrabili. Harald, d'altro canto, si mostra capace di sfoderare un sarcasmo noir anche nelle situazioni più impensabili e a lui avverse: un uomo chiaramente fiaccato nel corpo ma non nello spirito, che anzi sembra trarre ancor più forza propulsiva dalla sua condizione di cattività. I suoi occhi sono costanti guizzi di determinazione e desiderio di rivalsa, impossibile per me non augurarmi un suo ritorno in scena degno della sua fama e di quanto fin qui visto.

 

A Kattegat Bjorn impartisce le ultime indicazioni sulla reggenza in sua vece prima della partenza per il recupero di Harald; egli dunque è risoluto nell'onorare il debito con l'antico rivale/alleato, tuttavia lo vediamo incerto ed assistiamo all'ennesimo passo indietro nella definitiva maturazione di Ironside. Sembra infatti subire ancora il fascino del richiamo alla sua vecchia condizione, quella di semplice ragazzo guerriero, non il re carico di pesi e responsabilità che è adesso. Dunque, anche il tentativo, debole ma sincero, di non cadere tra le braccia dell'ennesima tentazione carnale si arena, quasi a volersi abbandonare ancora una volta all'irresponsabilità, quasi a voler rifuggire quello che è oramai il suo ruolo. Paradossale che egli si trovi, a tanti anni di distanza, nella stessa situazione a cui, da bambino, ha assistito e che ha così fortemente condannato: l'infedeltà di Ragnar verso Lagertha assume forse ora ai suoi occhi tutt'altra connotazione. Le maturazioni personali passano spesso anche attraverso il ripercorrere gli stessi passi di chi ci ha preceduti e comprendere come in realtà non si è poi così dissimili, quando invece si credeva di esserlo.

 

La figura di Ubbe è protagonista di una progressione innegabile e costante; egli infatti viene investito del ruolo di reggente in vece di re Bjorn, intenzionato a governare in maniera efficace ma anche propositiva fino al ritorno del legittimo sovrano, ritorno che gli permetterà finalmente di intraprendere il proprio viaggio.

Si dimostra in queste prime battute un buon oratore ed anche un ottimo motivatore, capace di accendere gli animi della propria gente non con discorsi particolarmente altisonanti, prerogativa di Ivar, ma con la forza del richiamo alle radici del popolo vichingo. Particolarmente interessante il cambio di espressioni tra l'Ubbe oratore e l'Ubbe fratello che chiede di Hvitserk. Un personaggio ed un interprete nettamente in crescita.

 

Hvitserk per ora, al pari di Ivar, è quello che maggiormente catalizza il mio interesse poiché egli non è più padrone di sé ma totalmente in balìa delle sue visioni, dei suoi demoni, dei suoi sensi di colpa, ora per la morte dell'amata Thora, ora per non essere stato capace di cogliere la reale natura del fratello ed il pericolo che essa rappresentava, e di porre un freno ad esso quando ne aveva la possibilità. 

La trasfigurazione fisica del volto di Hvitserk in questo episodio è totale, gli occhi iniettati di sangue in una costante ricerca ed inseguimento del proprio personale demone, quell'Ivar che credo sia destinato ad incrociare a breve poichè incaricato da Ubbe ad effettuare scambi commerciali su quella stessa via della Seta già percorsa con alterne fortune dal Senz'ossa. 

 

Ivar, concordo, si trova per la prima volta di fronte ad un uomo più ancor più sadico, audace, sfrontato e sordo alle suppliche ed alla compassione di quanto non lo sia mai stato lui.

Se è vero che nelle sconfinate lande innevate della tundra russa assistiamo ad una sorta di catarsi e di purificazione - se non nelle intenzioni, sempre belligeranti, quanto meno nello spirito dell'ultimogenito di Ragnar ed Aslaug - ne percepiamo lo straniamento e l'alienazione, è altrettanto impossibile non notare quanto finanche lui si senta a disagio, colmo di inquietudine, nell'assistere al manifestarsi della ferocia del temibile Oleg il Profeta.

Non solo, inquietante è a tratti per lui addirittura il giovanissimo erede, il principe Igor, intelligente, acuto, attento osservatore, che tende ad incamerare ogni parola ascoltata, ogni gesto, ogni espressione del volto osservato, ed a replicarli. Impossibile infatti non notare con quanta sorpresa e sconcerto Ivar osservi il principino dilettarsi nel guardare lo zio ridotto ad una situazione di segregazione animalesca estrema, quasi fosse uno spettacolo a cui è da tempo abituato e dal quale, in ogni caso, non sembra essere minimamente turbato. 

 

Infine, Lagertha, assurta a figura di riferimento delle donne rimaste sole e senza uomini dei villaggi vicini. In questo rinnovato atto d'amore, di rispetto e di devozione verso la sua persona ella si sente finalmente di nuovo a casa, in pace, una pace che però non è destinata a durare a lungo. Il gesto caritatevole di Bjorn verso i sicari fedeli ad Ivar si ritorce infatti contro sua madre, costretta a rivestire i panni della guerriera per difendere i più deboli. 

 

Nel complesso un buon episodio, di certo meno ridondante dei precedenti ma che ci ha svelato le sorti di alcuni dei personaggi che avevamo lasciato dopo la battaglia per il controllo di Kattegat.

 

 

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Giusto, dimenticavo qualche considerazione sul dettaglio importante che ci è mostrato riguardo il piccolo principe Igor.

 

Trattasi di tipico caso da mente assorbente. Nelle complessità delle fasi prepuberali il bambino in molti casi può tendere, il più delle volte, ad assimilare nella sua mente tutte le connotazioni del circondario e delle figure di riferimento senza filtrarle. In sostanza egli replica ciò che la sua mente inconsapevolmente introietta, ancora non evoluta nel farlo mediante un vero discernimento etico o un più basico distinguo. Il fatto che Igor mostri tali comportamenti è pertanto totalmente in linea con questo processo e con l'ambiente in cui è vissuto, segno di aver avuto a che fare con riferimenti distorti da cui ha assimilato, per riflesso, le stesse inclinazioni comportamentali. Non è tuttavia ancora nella fase di consapevolezza in cui poter porre ciò che vede in esame critico. E' dunque il risultato della gestione dei suoi caregivers, ossia lo zio deceduto e in parte Oleg, che sono in questo senso manchevoli dell'istinto primordiale dell'umanità e del sano relazionarsi, se non mediante la demolizione altrui.

 

Su Bjorn devo aggiungere che la scelta di essere così tollerante verso gli ex-guerrieri di Ivarr è stata oltremodo incauta e fin troppo influenzata dal non volersi allineare nelle ideologie al fratello storpio. Se è vero che un Re ha il dovere etico di essere anche clemente e non solo spietato, è altrettanto vero che bisogna soppesare chi meriti una tale clemenza e chi possa farne buon uso. Nell'occasione è chiaro come fossero soggetti della peggior specie. Davvero, davvero imprudente lasciarli andare e ancor più imprudente il fatto che non abbia considerato che potessero sempre rappresentare, in ogni momento, un pericolo per i suoi cari. E chi è anche solo una potenziale minaccia per chi è caro, andrebbe sradicato e tagliato immediatamente. A nulla serve dunque estendere clemenza e tolleranza a chi semina soltanto odio e male, e a chi profonde negli stessi meccanismi violenti, scostanti e fallaci. Bisogna invece imporsi e fare delle scelte che, per quanto drastiche, sono le più salutari per sé stessi e gli altri. Grande errore il suo.

 

Se proprio avesse voluto evitare una fredda esecuzione, avrebbe potuto concedere loro la possibilità di difendersi ascia in pugno, contro di lui. Un simile stratagemma stato anche più coerente con la personalità di Bjorn.

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