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Ombra Lunare

TWOW - Sansa Stark

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Sansa e Sandor e l’autostima.

(qui è solo la mia versione dei fatti, qualcuno più esperto nella complicata materia SanSan è benvenuto ad approfondire la questione)

 

SanSan è un argomento delicato, assistiamo a dei confusi sentimenti di un uomo adulto e tormentato verso una dolce e frivola ragazzina. Già sulla starada del Re Sandor nota Sansa e la osserva costantemente sfociando in stalking. C’è qualcosa in Sansa che lo attrae, lei è molto carina ma soprattutto molto dolce e gentile con gli altri, per un osservatore esterno Sansa appare angelica come Beatrice per Dante per questo motivo Sandor si sente ancora più frustrato, l’angioletto Sansa lo ignora oppure gira lo sguardo ogni volta che lo vede. Sandor vuole avere la stessa ammirazione che Sansa rivolge verso i falsi cavalieri. Il mastino non è molto abile nel dialogo cortese, è un po’ impacciato nell’approcciare le donne e ha paura del rifiuto. L’insicurezza e l’inesperienza gli fanno scegliere la peggiore delle strategie la minaccia e la denigrazione del oggetto desiderato, se la volpe non arriva all’uva dice che è acerba, la stessa tecnica usa il nostro caro Sandor, desidera l’attenzione di Sansa, ma non la ottiene allora decide di offendere la sensibilità della ragazza insinuando l’assenza di cervello in lei. Sansa purtroppo è molto insicura di se e non ha una spina dorsale sufficiente per affrontare inaspettate offese, lei si sente persa, debole e spaventata e l’unico modo di reagire che lei conosce è quello di chinarsi di fronte all’agressore. Mastino ottiene ciò che voleva, la sottomissione della fanciulla attraverso le minaccie, qualsiasi altra persona al posto di Sansa gli avrebbe tirato uno schiaffone sulla sua faccia bruciata. Il mastino ha approcciato Sansa perché ha visto della debolezza in lei e a lui piace la sua debolezza, gli piace sentirsi il cavaliere che difende ed insegna la vita alla piccola ed angelica Sansa.

AGOT 15 SANSA

Mani forti l'afferrarono per le spalle. Per un attimo, Sansa cre­dette che si trattasse di suo padre, ma quando si girò vide la ma­schera sfigurata dal fuoco di Sandor Clegane, il Mastino, con la bocca atteggiata alla smorfia grottesca che era il suo sorriso.

«Stai tremando, ragazzina.» La sua voce era una specie di ran­tolo. «Ti faccio davvero così paura?»

Le faceva paura, certo, tanta. Le aveva fatto paura fin dalla pri­ma occhiata che aveva gettato al suo volto devastato. Eppure quella paura sbiadiva al confronto di quanta gliene instillava il volto del cavaliere senza nome.

AGOT 29 SANSA

Sansa poteva quasi sentire lo sguardo del Mastino su di sé.

«Non avrai creduto che sarebbe stato lui a riaccompagnarti, vero, madamigella?» La sua risata pareva il ringhio di un molos­so affamato. «Ben scarse probabilità che succedesse.» Clegane al­lungò una mano e la fece alzare. «Forza, muoviamoci. Non sei la sola ad aver bisogno di dormire. Ho bevuto troppo vino e doma­ni, chissà...» rise di nuovo «... potrei finire col tagliare la gola a mio fratello.»

Sansa, colta da terrore, scosse septa Mordane per la spalla, sperando che si svegliasse, ma tutto quello che ottenne fu di farla russare molto più forte. Re Robert se n'era andato e metà delle panche si erano improvvisamente svuotate. La festa era finita. E bel sogno di Sansa era finito con essa.

Clegane prese.. (..) ..Sansa non riusciva a guardare quell'uomo, la sola vista del suo volto sfigurato la terrorizzava, ma era stata educata per mostrare le mi­gliori cortesie: una vera lady finge di non vedere, si ripeté. «Hai cavalcato valorosamente oggi, ser Sandor» si costrinse a dire.

«Risparmiami i tuoi vuoti, ridicoli complimenti, ragazzina» la rimbeccò Sandor Clegane. «E risparmiami anche i tuoi "ser". Io non sono un cavaliere. Io sputo su di loro e sui loro titoli. Il cava­liere è mio fratello. Non hai visto come ha cavalcato oggi?»

«Sì» mormorò Sansa, tremando. «Lui è stato...»

«Valoroso?» Il Mastino la stava deridendo.

«Nessuno è riuscito a fermarlo» riuscì a dire alla fine. Era la verità, e fu orgogliosa di averla detta.

Improvvisamente, in mezzo a un campo deserto e buio, Clega­ne si fermò. Lei dovette fermarsi con lui. «La tua septa ti ha am­maestrata proprio bene. Tu sei come uno di quegli uccelletti delle isole dell'Estate, non è così? Un grazioso uccelletto parlante, che recita da bravo tutte le paroline che gli sono state insegnate.»

«Non è una cosa gentile questa che mi hai detto.» Sansa sentì il cuore batterle forte. «Mi stai spaventando. Voglio andare via.»

«Nessuno è riuscito a fermarlo.» Il Mastino le rifece il verso con voce stridula. «Abbastanza vero. Nessuno è mai riuscito a fermare Gregor. Quel ragazzo, oggi, nel suo secondo confronto, ah, quello sì che è stato un bel lavoretto. Hai visto anche tu, giu­sto? Sciocco ragazzino... Non avrebbe nemmeno dovuto scende­re in lizza. Niente denari, niente vassalli, nessuno a dargli una mano con quell'armatura. La gorgiera del suo elmo non era affib­biata nel modo giusto. Credi che Gregor non l'abbia notato? Cre­di che la punta della sua lancia gli sia arrivata in gola per caso? Ebbene, ragazzina, se tu credi davvero a queste favolette, allora sei proprio quell'uccelletto di cui parlavo prima. La lancia di Gregor va esattamente dove Gregor vuole che vada. Guardami. Ho detto: guardami!» Sandor Clegane mise una delle sue enormi mani sotto il mento di Sansa, la costrinse ad alzare il viso. Si accucciò sui talloni di fronte a lei e avvicinò la torcia. «Eccoti qual­cosa di carino. Da' una bella occhiata. Perché tu vuoi dare un'oc­chiata. Perché io ti ho guardata. Ti ho vista voltarti dall'altra parte ogni miglio della strada del Re. Anche su quello io ci piscio sopra. Forza: guarda!»

Le dita di lui le serravano il mento come le ganasce d'acciaio di una tagliola. Gli occhi di lui erano nei suoi. Occhi di un ubria­co, pieni di furore. Sansa Stark guardò.

( ..descrizione del volto sfigurato di Sandor..)

Sansa cominciò a piangere. Allora lui la lasciò andare e spense la torcia schiacciandola contro il terreno.

«Nessuna parolina dolce, questa volta, ragazzina? Nessuno di quei complimenti che ti ha insegnato la tua septa?» Non ci fu ri­sposta. «Tutti quanti pensano sia accaduto in battaglia» riprese lui. «Un assedio, una torre in fiamme, un nemico armato di tor­cia. Un povero idiota è arrivato addirittura a chiedere se era stato il fiato di un drago.» La sua risata fu meno raschiante, questa vol­ta, ma ancora piena di terribile amarezza. «Io ti racconterò esatta­mente che cosa accadde, ragazzina.» La sua voce era un respiro dalle tenebre, la sua ombra talmente vicina che Sansa poté perce­pire l'alito puzzolente di vino…

(..descrizione del terribile evento..)

Il nostro maestro guaritore mi diede degli unguenti. Unguenti! Anche Gregor ebbe degli unguenti. Quattro anni dopo venne unto con i sette olii, recitò le litanie da cavaliere e Rhaegar Targaryen lo toccò sulla spalla dicendogli: "Alzati, ser Gregor".»

La sua voce raschiante si perse nel buio. Silenziosamente, il Mastino scivolò lontano da lei, avvolto nella notte, nascondendo­si ai suoi occhi. Sansa provò una grande tristezza per lui. In qual­che modo, la paura si era dissipata.

Il silenzio, invece, non si dissipò e Sansa ricominciò ad avere paura, ma non per se stessa: per lui. La sua mano trovò la spalla massiccia del Mastino. «Non era un vero cavaliere» sussurrò.

Il Mastino sollevò di colpo il capo e urlò. Sansa indietreggiò di scatto, lontano da lui, che l'afferrò per un braccio. «No» disse con rabbia. «No, uccelletto: non era un vero cavaliere.»

(..ritorno silenzioso fino alla torre del primo cavaliere..)

«Ti ringrazio, mio lord» si accomiatò Sansa in un bisbiglio.

Il Mastino l'afferrò per un braccio e si protese verso di lei. «Le cose che ti ho detto questa notte... se le dirai a Joffrey...» la sua vo­ce era ancora più raschiante del solito «... oppure a tua sorella, a tuo padre, a chiunque...»

«Non lo dirò a nessuno» sussurrò Sansa. «Te lo prometto.»

Non bastava. «Se lo farai» concluse il Mastino «io ti ucciderò.»

Dopo la morte di Ned Sansa è più indifesa che mai e lo spirito cavalleresco di Sandor fiorisce a tutta forza, lui si prende cura di lei come può, ma la presenza di Sandor non aiuta le aiuta a ripristinare quel poco di autostima che aveva prima, anzi le sue parole incidono profondamente nella bassa considerazione che lei ha di se stessa. La condizione di prigioniero umiliato non giova all’autostima di nessuno, il caso di Sansa è quanto mai disperato, lei già da prima aveva delle insicurezze e ora e pure consapevole che le persone delle quali si fidava si sono presi gioco di lei.

AGOT 66 SANSA

«Ci sarà una grande festa. E molti regali. Tu cos'hai intenzione di donarmi?»

«Io... non ci ho ancora pensato, mio signore.»

«Maestà!» la rimbeccò lui. «Sei proprio stupida, vero? Anche mia madre lo dice.»

«Dice questo?» Dopo tutto quello che lui le aveva fatto, era certa che le sue parole avessero perduto il potere di farle del ma­le, e invece scoprì che non era così. La regina con lei era sempre stata tanto gentile.

«Oh, certo. È preoccupata per i nostri figli: potrebbero venire fuori stupidi quanto te.» Il re fece un gesto e ser Meryn aprì loro la porta. «Io però le ho detto di non turbarsi.»

«Grazie, maestà» mormorò Sansa. "Il Mastino aveva ragione" pensò. "Sono solo un uccelletto ammaestrato, e ripeto tutto quello che mi hanno insegnato."

 

Sansa ha un’idea fissa SBAGLIATISSIMA come fondamento della sua personalità, se io mi comporterò bene gli altri mi ameranno , è stata educata non al rispetto di se stessa ma cieco servilismo che non paga mai, però è proprio quest’idea sbagliata che le permette di sopravvivere.

AGOT 66 SANSA

Sandor Clegane rimase, ma solo il tempo necessario per afferrarla e ri­metterla rudemente in piedi. «Risparmiati altro dolore, ragazzi­na. Dagli quello che vuole.»

«E che cosa vuole? Ti prego... dimmelo.»

«Vuole che tu sorrida, che odori di buono, che tu sia la sua in­namorata» disse il Mastino con la sua voce roca. «Vuole sentirti recitare tutte quelle cose carine che ti ha insegnato la tua septa. Vuole che tu lo ami e lo tema.»

 

Venne il momento di scegliere il vestito e decise per l'abito verde che aveva indossato al torneo del Primo Cavaliere. Quanto era stato galante con lei Joffrey, la notte della festa! Forse quel vestito gliel'avrebbe ricordato, e forse l'avrebbe trattata con maggiore gentilezza.

 

Lei per errore crede che un vestito può influire sul carattere violento di quella me**a, e le altre volte quando Joffrey la punisce Sansa prende le cose sul personale, si convince di essere veramente colpevole di qualcosa, quando la colpa è del sangue dell’incesto Lannister.

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Per quanto riguarda il rapporto con Sandor, non l'ho mai condannato nè apprezzato più di tanto. Il Mastino, come personaggio, l'ho rivalutato lentamente, dopo che inizialmente la mia considerazione su di lui era piuttosto negativa.

 

Come hai giustamente detto, a ogni sopruso e violenza Sansa si colpevolizza, cerca in lei la ragione del fallimento, cosa del tutto comprensibile se pensiamo a cosa devono provare le ragazzine picchiate dai genitori o da chiunque altro.

 

È pur vero che Sansa da Sandor inizia a capire di che pasta siano fatti i cavalieri che lei riteneva tali (a partire da Meryn Trant), e inizia a disprezzare Cersei e Joffrey. Sarà un percorso di crescita lento, ma proprio questo la affrancherà da stupri (quello della folla risolto in extremis proprio da Sandor poteva davvero porre fine alla salute mentale di questa povera ragazza) e cose peggiori.

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Come hai giustamente detto, a ogni sopruso e violenza Sansa si colpevolizza, cerca in lei la ragione del fallimento, cosa del tutto comprensibile se pensiamo a cosa devono provare le ragazzine picchiate dai genitori o da chiunque altro.

 

C'è un preciso momento dove questa situazione cambia, un evento particolare dopo il quale Sansa cambia significativamente il modo di pensare. State aggiornati e vi svelerò quale secondo me è l'istante in cui Sansa smette per sempre di essere vittima.

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Come hai giustamente detto, a ogni sopruso e violenza Sansa si colpevolizza, cerca in lei la ragione del fallimento, cosa del tutto comprensibile se pensiamo a cosa devono provare le ragazzine picchiate dai genitori o da chiunque altro.

 

C'è un preciso momento dove questa situazione cambia, un evento particolare dopo il quale Sansa cambia significativamente il modo di pensare. State aggiornati e vi svelerò quale secondo me è l'istante in cui Sansa smette per sempre di essere vittima.

 

 

 

Vedere !!! Vedere !!!

anzi

 

Leggere !! Leggere !! Leggere !!

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È pur vero che Sansa da Sandor inizia a capire di che pasta siano fatti i cavalieri che lei riteneva tali (a partire da Meryn Trant), e inizia a disprezzare Cersei e Joffrey. Sarà un percorso di crescita lento, ma proprio questo la affrancherà da stupri (quello della folla risolto in extremis proprio da Sandor poteva davvero porre fine alla salute mentale di questa povera ragazza) e cose peggiori.

 

Parte seconda ACOK

La seconda parte la voglio introdurre con una curiosa teoria, si è sempre sostenuto che il Mastino abbia fatto un gesto eroico per salvare Sansa dalla folla, ma analizzando meglio gli accadimenti di quel giorno si comincia a dubitare delle vere motivazioni di quel gesto.

Qualcuno ha tirato dello sterco a Joffrey, egli ha ordinato a Sandor di smontare dal cavallo e trovare il colpevole, le provocazioni di Joffrey hanno infuriato la folla, Tyrion ha prontamente pensato alla fuga e ha dato uno spintone al cavallo del re, nessuno ha pensato a Sansa e lei è rimasta indietro, il cavallo di Joffrey andava direttamente a schiacciare quelli che non si spostavano, Sansa non è capace di una cosa del genere quindi non ha passato nel varco aperto dal cavallo del re. Sandor è rimasto indietro il suo cavallo è scappato è lui era circondato dalla folla affamata, quella folla ha strappato a pezzi l’Alto Septon e ha schiacciato alcuni della guardia dorata, Mastino si trovava in serio pericolo. La teoria dice che il Mastino non è corso da Sansa esclusivamente per salvarla, ma è andato da lei perché lei era l’unica ad avere il cavallo e quindi la possibilità di salvarsi la pelle, non c’era forse poi cosi tanto eroismo nella sua decisione. Ciascuno interpreta gli eventi come vuole, ma anche questa eventualità non è da escludere.

ACOK TYRION 41

Tyrion non vide chi gettò dello sterco. Udì solamente il gemito di Sansa e l'imprecazione di Joffrey. Si girò. Il suo re si stava to­gliendo la putrida melma marrone dalla guancia. Altra melma era andata a lordare la corona, schizzando l'abito di Sansa.

«Chi è stato?» ringhiò Joffrey. «Chi l'ha lanciata?...» Si passò le dita tra i capelli, con espressione inferocita, gettando via un inte­ro pugno di sterco. «Voglio l'uomo che l'ha lanciata!» urlò. «Cen­to dragoni d'oro a chi me lo consegna!»

«Lassù! Era lassù!» gridò qualcuno nella folla.

Joffrey fece fare un giro al cavallo, mentre gli occhi frugavano i tetti, spiavano i balconi. Tutto attorno, la gente indicava, si spin­geva, s'insultava. E imprecava contro il re.

«Maestà, ti prego» implorò Sansa. «Lascia perdere.»

Il re non la guardò nemmeno: «Portatemi l'uomo che ha osato gettare questo schifo!» ringhiò. «Me lo leccherà di dosso o avrò la sua testa. Mastino! Portamelo qui!»

Sempre pronto a obbedire, Sandor Clegane smontò dalla sella. Ma non c'era modo di aprirsi la strada nella barriera di corpi as­siepati. Quanto a raggiungere i tetti, nemmeno a pensarci. Quelli più vicini a lui si misero a contorcersi, a spingere, cercando di al­lontanarsi dalla sua temibile figura. Ma gli altri, quelli più indie­tro, cominciarono a spingere per riuscire a vedere.

«Clegane! No!» Tyrion sentì la garrota del disastro incombente che si serrava. «Lascia stare! È scappato da un pezzo!...»

«Ho detto che lo voglio!» Joffrey indicò uno dei tetti. «Mastino, falli sgombrare con la spada! Voglio...»

Qualsiasi cosa volesse, il rombo della folla inghiottì le sue pa­role. Un ruggito fatto di ferocia, di disperazione, di odio primiti­vo esplose da tutti i lati. «Bastardo!» era contro Joffrey che stava­no urlando. «str***o bastardo!» Poi venne il turno della regina: «pu***na!», «Fotti tuo fratello!». E toccò a Tyrion: «Mostro!», «Mezzo-uomo!». Ma c'erano anche altre grida mescolate con gli insulti: «Giustizia!», «Robb! Re Robb, Giovane lupo!». E anche: «Stannis!». Addirittura: «Renly!».

Da entrambi i lati della strada, la folla si avventò contro le cap­pe dorate della Guardia cittadina, premendo sulle picche messe di traverso. Ebbe inizio un incessante bombardamento: pietre, sterco e peggio ancora.

«Dateci da mangiare!» urlò una donna. «Pane!» fece eco un uomo alle sue spalle. «Vogliamo pane, bastardo!» Tutti i vari re, Joffrey, Stannis, Renly, Robb, vennero dimenticati. In un battito di ciglia, fu quello il grido che divenne l'inno della folla. Rimase un solo, unico sovrano: Re Pane. «Pane!» urlava la massa. «Pane! Pane!»

Tyrion diede di speroni, riuscì a portarsi a fianco di sua sorella. «Via di qui! Al castello! Subito!» Cersei annuì in modo secco. Ser Lancel sfoderò la sua spada. In testa alla colonna, Jacelyn Bywater stava ringhiando ordini. I suoi cavalieri abbassarono le lance e avanzarono in formazione a cuneo. Il re continuava a far girare il cavallo in un cerchio di sussulti. Da dietro la barcollante linea delle cappe dorate, decine, centinaia di mani luride cercavano di gher­mirlo. Una riuscì ad afferrarlo per una gamba, ma fu solo un istan­te. La lama di ser Mandon Moore calò sibilando. La mano venne staccata dal polso in un fiotto rosso.

«Via!» urlò Tyrion al nipote. «Al galoppo!» Assestò al cavallo del re un duro colpo sul didietro. Lo stallone nitrì, s'inalberò, partì come un ariete. La folla si divise davanti all'animale che ca­ricava.

Tyrion volò a infilarsi nel varco aperto dal destriero del re. Bronn gli tenne dietro, con la spada in pugno. Un sasso frasta­gliato sibilò a un palmo dall'orecchio del Folletto. Un cavolo marcio andò a disintegrarsi contro lo scudo di ser Mandon. Alla loro sinistra, tre cappe dorate crollarono a terra sotto l'impeto della folla. Tutti e tre vennero calpestati a morte. Del Mastino, nessuna traccia. Il suo cavallo privo di cavaliere galoppò assieme agli altri.

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Mmm, questa ipotesi mi è nuova, però penso che, se proprio vogliamo pensare che Sandor abbia salvato Sansa per altre ragioni, sia stato perchè uno stupro alla promessa sposa del re sarebbe comunque venuto fuori, a prescindere se la ragazza fosse stata uccisa o meno.

 

Io voglio credere che l'abbia fatto per puro gesto...non eroico, ma diciamo "umano". Se vedi una ragazza che sta per essere stuprata davanti ai tuoi occhi, hai un'armatura, una spada, sei uno spilungone, a meno che tu non sia Gregor Clegane, provi a risolvere la situazione.

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Mmm, questa ipotesi mi è nuova, però penso che, se proprio vogliamo pensare che Sandor abbia salvato Sansa per altre ragioni, sia stato perchè uno stupro alla promessa sposa del re sarebbe comunque venuto fuori, a prescindere se la ragazza fosse stata uccisa o meno.

 

Io voglio credere che l'abbia fatto per puro gesto...non eroico, ma diciamo "umano". Se vedi una ragazza che sta per essere stuprata davanti ai tuoi occhi, hai un'armatura, una spada, sei uno spilungone, a meno che tu non sia Gregor Clegane, provi a risolvere la situazione.

Molte cose che scrivo in questa discussione non sono farine del mio sacco, ma libere traduzioni da forum stranieri. Questa teoria in particolare è curiosa perché ci fa riflettere. Se Sandor fosse al sicuro sul suo cavallo all'interno della Fortezza Rossa andrebbe comunque a salvare Sansa dalla folla inferocita o se non l'avrebbe fatto? Da come si sono svolti gli eventi sembra che la presenza del Mastino vicino a Sansa è stato un puro caso.

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Molte cose che scrivo in questa discussione non sono farine del mio sacco, ma libere traduzioni da forum stranieri. Questa teoria in particolare è curiosa perché ci fa riflettere. Se Sandor fosse al sicuro sul suo cavallo all'interno della Fortezza Rossa andrebbe comunque a salvare Sansa dalla folla inferocita o se non l'avrebbe fatto? Da come si sono svolti gli eventi sembra che la presenza del Mastino vicino a Sansa è stato un puro caso.

 

 

Che sia stato un puro caso lo penso anch'io, ma evidentemente era così che voleva Martin :)

 

Di certo a nessuno di quei "cavalieri" sarebbe importato di salvarla...solamente Tyrion se non fosse stato un nano, credo proprio.

 

Nella serie (non ricordo se anche nel libro), quando Sandor riporta Sansa alla Fortezza e Tyrion lo ringrazia, lui risponde "Non l'ho fatto per te". Ok, classica risposta scontata, ma l'ho sempre interpretato come "ho salvato Sansa, mica te".

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La compassione.

 

Compassione (dal latino cum patior - soffro con/soffrire insieme) è un sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui provandone pena e desiderando alleviarla.

 

Una individuo può condividere la sofferenza altrui solo se la comprende, ne meno la persona più empatica del mondo non può immaginarsi il dolore di un sentimento che non ha mai provato. In AGOT Sansa si dimostra priva del sentimento di compassione diverse volte: le è stato indifferente il comportamento di Joffrey nei confronti di Mycah e Arya, le è stata indifferente la morte di Mycah, le è stata indifferente la morte di ser Hugh e dei tre uomini di suo padre; analizzando solo questi episodi si può erroneamente concludere che Sansa sia una persona senza cuore, ma come ben sappiamo Sansa di AGOT era semplicemente senza testa, lei non si era mai data pena di pensare alla gravità di quei eventi, gli aveva guardati con un occhio superficiale e distratto. Soltanto quando Sandor la costringe con le minacce ad azionare il cervello lei si dimostra capace di un’autentica empatia(percepire i sentimenti degli altri).

AGOT 29 SANSA

La sua voce raschiante si perse nel buio. Silenziosamente, il Mastino scivolò lontano da lei, avvolto nella notte, nascondendo­si ai suoi occhi. Sansa provò una grande tristezza per lui. In qual­che modo, la paura si era dissipata.

Il silenzio, invece, non si dissipò e Sansa ricominciò ad avere paura, ma non per se stessa: per lui. La sua mano trovò la spalla massiccia del Mastino. «Non era un vero cavaliere» sussurrò.

 

Sansa “impara” velocemente a percepire la sofferenza delle vittime di Joffrey quando lei stessa diventa vittima, è un istinto naturale che spinge l’uomo ad aiutare i suoi simili in difficoltà per aumentare le probabilità di sopravvivenza. Sansa collega la sofferenza che ha provato durante l’esecuzione di suo padre alla probabile esecuzione di Dontos e cerca istintivamente evitare di rivivere l’evento traumatizzante.

ACOK 2 SANSA

A quel punto, l'intera folla era scossa dalle risate... solo il re non rideva. E c'era un lampo nei suoi occhi che Sansa ben ricor­dava, la medesima luce malefica che aveva visto in lui di fronte al Grande Tempio di Baelor, quando aveva decretato la morte di lord Eddard Stark. Alla fine, ser Dontos il Rosso decise di rinun­ciare una volta per tutte, cadde a sedere sulla terra rivoltata dagli zoccoli e si tolse l'assurdo elmo piumato.

«D'accordo, ho perso» gridò al cielo. «Ehi, portatemi del vino!»

«Un barile dalle cantine!» tuonò il re, balzando in piedi. «Vo­glio godermi lo spettacolo mentre ci annega dentro!»

«No!» Sansa udì la propria voce erompere suo malgrado. «Non puoi farlo!»

«Che cosa?» Joffrey si voltò a guardarla. «Che cosa hai detto?»

Sansa stessa non riusciva a crederci. Era impazzita o cosa? Dir­gli "no" davanti a tutta la corte? Non era sua intenzione contrad­dirlo, solo che... ser Dontos era un ubriacone, stolido e inutile, ma non faceva del male a nessuno.

«Hai forse detto che non posso? Lo hai detto?»

«Ti prego... Volevo solo dire... che porterebbe sventura, mae­stà... uccidere un uomo il giorno del tuo compleanno.»

«Stai mentendo.» Joffrey digrignò i denti. «Visto che ci tieni tanto, forse dovrei annegarti insieme a lui.»

«Non tengo affatto a lui, maestà.» Le parole di Sansa sgorgaro­no con la forza della disperazione. «Annegalo, decapitalo se pre­ferisci ma, ti prego... uccidilo domattina. Non oggi... non il gior­no del tuo compleanno. Non potrei tollerare se la sventura si abbattesse su di te. Terribile sventura, anche per i re, dicono i cantastorie...»

Joffrey si accigliò. Sapeva che lei stava mentendo, e lei se ne ac­corse. L'avrebbe fatta sanguinare per questo.

«La ragazza dice il vero» ringhiò il Mastino. «Ciò che un uomo semina nel giorno del suo compleanno, raccoglierà per tutto l'an­no a venire.»

Clegane aveva parlato in tono piatto, come se non gli importas­se affatto se il re gli credeva o no. Che fosse vero? Sansa non lo sa­peva: aveva pronunciato quelle parole solo per evitare il castigo.

Irritato, Joffrey si agitò sul suo scranno e fece un gesto con le dita all'indirizzo di ser Dontos: «Portatelo via. Lo farò uccidere domattina, questo buffone».

«Proprio così» confermò Sansa. «È un buffone, e tu sei molto astuto ad averlo capito. Sarebbe più adatto come giullare che co­me cavaliere, non trovi? Dovresti fargli indossare un berretto a sonagli e trasformarlo in un vero giullare. Non merita la clemen­za di una morte rapida.»

Il re la studiò per un lungo momento.

«Forse non sei poi così stupida come dice mia madre» com­mentò, poi alzò la voce: «Hai sentito la mia dama, Dontos? Da questo giorno in avanti, sarai tu il mio nuovo giullare. Puoi dor­mire insieme a Faccia di Luna e metterti il berretto a sonagli».

Ser Dontos, messo a confronto con la morte e di colpo perfetta­mente lucido, si trascinò carponi. «Ti ringrazio, maestà. E anche te, mia lady. Grazie.»

Durante la battaglia delle Acque Nere la paura affigge Sansa, Cersei è come sempre stata molto gentile a disegnarle i più rosei scenari del loro prossimo futuro si passa dallo stupro di gruppo alla decapitazione per mano di ser Ilyn. La paura regnava in città ancor prima dell’attacco di Satnis, con la battaglia quasi persa terrore e disperazione hanno conquistato gli animi di tutti. L’imminente pericolo e l’orribile comportamento della regina verso quelli che lei aveva l’obbligo di rassicurare fanno di nuovo risvegliare l’istinto di Sansa, lei agisce correttamente cercando di alleviare il più possibile le preoccupazioni delle vittime di questi eventi, in questo modo anche i suoi tormenti la abbandonano per un po’. Anche Lancel viene percepito come una vittima, è lo spirito della vera compassione si condivide il dolore del prossimo senza distinguere se si tratta di un amico o di un nemico.

ACOK 60 SANSA

«Cersei» ser Lancel stava quasi implorando. «Se il castello cade, Joffrey sarà comunque ucciso, tu questo lo sai. Lascia che resti sulle mura della Fortezza Rossa. Lo terrò vicino a me, ti giuro che...»

«Togliti dai piedi!» Cersei lo schiaffeggiò sulla ferita. Il giova­ne cavaliere urlò di dolore e quasi svenne mentre la regina lascia­va la sala. Nel farlo, nemmeno degnò Sansa di un'occhiata. "Mi ha dimenticato. Ser Ilyn mi ucciderà e lei neppure ci penserà."

«Oh, dei» si lamentò una donna anziana. «Siamo perduti, la battaglia è perduta, la regina sta fuggendo.» Molti bambini erano in lacrime. "Fiutano la paura." Sansa si ritrovò sola sulla piat­taforma reale. E adesso? Rimanere là, oppure correre dietro alla regina e implorarla di risparmiarle la vita?

Non seppe mai che cosa la spinse ad alzarsi in piedi, ma si alzò: «Non abbiate paura» disse a tutti loro a voce alta. «La regi­na ha fatto alzare il ponte levatoio. E il Fortino di Maegor è il po­sto più sicuro della città. Mura spesse, il fossato asciutto, i ro­stri...»

«Ma che cos'è successo?» domandò una donna che lei conosce­va di vista, la moglie di un nobile minore. «Che cosa le ha detto Osney? Il re è forse ferito? La città è caduta?»

«Parla!» gridò qualcun altro. Una donna volle sapere del pa­dre, un'altra del figlio.

Sansa sollevò entrambe le mani, chiedendo silenzio: «Joffrey è rientrato al castello. Non è ferito. Stanno ancora combattendo, è tutto quello che so. Stanno combattendo valorosamente. La regi­na tornerà presto». L'ultima era una menzogna, ma doveva dire loro qualcosa per calmarli. Vide i giullari sotto il porticato. «Ra­gazzo di luna, facci divertire.»

Ragazzo di luna fece una piroetta, volteggiando sopra uno dei tavoli. Afferrò quattro coppe di vino e cominciò a farle vorticare in aria. Di tanto in tanto, una cadeva a rimbalzargli sul cranio. Nella sala echeggiò qualche risata nervosa. Sansa andò a inginoc­chiarsi accanto a ser Lancel. Dove la regina lo aveva colpito, la fe­rita si era riaperta, facendo sgorgare altro sangue.

«Follia» gorgogliò Lancel. «Per gli dei, il Folletto aveva ragio­ne, aveva ragione...»

«Aiutatelo» comandò Sansa a due servi. Uno si limitò a guar­darla, e poi scappò con la caraffa di vino e tutto. Anche altri servi scapparono, ma lei non poteva farci niente. Insieme, Sansa e il servitore rimasto riuscirono a rimettere in piedi il giovane cava­liere ferito. «Portalo da maestro Frenken.»

Lancel era uno di loro, eppure Sansa non riusciva proprio a vo­lerlo morto. "Sono molle, sono debole, sono stupida, proprio co­me dice sempre Joffrey. Dovrei ucciderlo, non aiutarlo."

Quello che mi preoccupa in Sansa è la natura irrazionale del suo comportamento, in lei la compassione è un forte sentimento e non un obbligo morale. Come, quando e perché uno si sente in empatia con gli altri è una questione estremamente soggettiva e selettiva, l’obbligo morale della protezione dei più deboli e degli innocenti non dovrebbe essere soggettivo e non sono sicura se Sansa capisce la differenza, lei non si è immedesimata in Mrillion e non ha provato compassione per lui anche se lo sapeva essere “innocente”, giustamente pensava che lui meriti la morte, ma non so come abbia fatto pace con il fatto che sia stato torturato, per una persona """buona""" non dovrebbe esistere crimine sufficiente per giustificare la tortura.

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Presupposti per il ragionamento strategico.

 

A mio parere i migliori insegnanti del gioco dei trono sono i Lannister, non saranno i migliori giocatori ma le loro lezioni difficilmente si scordano. Tyrion ha vissuto con la sua famiglia quasi tutta la vita e ha dovuto imparare a difendersi e ad aspettarsi il peggio. Tyrion aveva più o meno la stessa età di Sansa quando il suo premuroso padre gli ha imposto un corso accelerato di prevenzione delle str***ate, egli non si era sposato per particolare furbizia però ha dovuto subito realizzare che con i Lannister per gli errori si paga caro. Sansa ha frequentato in KL un corso simile impartito da Joffrey, ha capito che ogni passo falso può avere enormi conseguenze negative. E’ una consapevolezza FONDAMENTALE quando i passi falsi che fai si ripercuotono non solo su di te ma anche sulle persone da te dipendenti. Ned, Catelyn, Arya, Robb tutti si sono dimostrati incapaci di prevedere le conseguenze delle loro azioni. Ned ha colpevolmente rifiutato le evidenze e non ha fattto uno minimo sforzo mentale per calcolare i possibili scenari. Cat si è lasciata trascinare dalle emozioni quando ha rapito Tyrion. Robb si è lasciato trascinare dagli ormoni e un non meglio definito sentimento morale quando ha sposato Jeyne. Arya in generale non pensa proprio alle conseguenze lei parte come un treno. Sansa era la meno sveglia della cucciolata ma è stata costretta a pensare alle conseguenze, in futuro quest’attitudine può rivelarsi molto utile.

 

Problema: "Vieni questa notte nel parco degli dei, se vuoi tornare a casa."

 

Che cosa poteva significare? Ned chi sa perché non se lo ha chiesto che cosa potrebbero significare le parole di Cersei nel gioco del trono o si vince o si muore, Sansa ha già superato il padre a livello di ragionamenti.

 

Prime goffe ipotesi di soluzioni:

 

1) Non sarebbe stato forse meglio portare quel messaggio alla regina, in modo da dimostrarle quanto lei fosse leale?

 

2) Che un vero cavaliere, finalmente, fosse arrivato a salvarla? Forse si trattava di uno dei gemelli Redwyne, oppure del valoroso ser Balon Swann... o ad­dirittura di Beric Dondarrion, il giovane lord che la sua amica Jeyne Poole aveva amato, con i suoi capelli rosso oro e la mancia­ta di stelle sul mantello nero.

 

3) E se invece era un altro, crudele scherzo di Joffrey, come il giorno in cui l'aveva portata sulle mura a vedere il cranio mozza­to di suo padre infilato su una picca? Una trappola, sì: un viscido trucco per provare che lei non era leale: se fosse andata nel parco degli dei, là, sotto l'albero-cuore, avrebbe trovato ad aspettarla ser Ilyn Payne, con Ghiaccio in pugno, i suoi occhi chiari che scrutavano il buio in attesa del suo arrivo.

 

4) Soluzione adattata: San­sa si gettò sulle spalle una semplice cappa grigia e prese il coltello che usava per tagliare la carne. "Se è una trappola, meglio mo­rire che permettere che continuino a farmi del male."

 

Con questo non voglio dire che Sansa sia già diventata un genio della strategia, ma l’impostazione mentale è quella giusta, in futuro con questi ragionamenti otterrà risultati straordinari che spesso passano inosservati perché si è abituati a considerarla stupida.

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Io vorrei sfatare sto fatto ricorrente che Sansa è stupida..

Era una ragazzina piena di sogni , cavalieri , pizzi e merletti ( cosi le era stato insegnato) e ha imparato quasi subito quanto tutto questo a Westeros fosse veramente effimero . Certo il percorso di maturazione è graduale , accompagnato da eventi traumatici , e gente come Sandor Clagane seppur in modo brusco le hanno aperto gli occhi .

Credo che quando è divenuta la Sig.ra Lannister aveva già assunto una certa consapevolezza .

Il fatto della stupidità è un totem innalzato da Cersei per diverse motivazioni . Certo a prima vista sembrerebbe essere un po' Alice nel paese delle meraviglie ma la Regina Reggente doveva assolutamente mettere in cattiva luce la futura nuora se non fosse per convincere lo psicopatico Joffrey di fidarsi esclusivamente di Lei e non della scema del Nord . Il fatto che Joffrey la ritenga tale fa per lo meno sorridere . Lui spogliato della sua malvagità e della sua prosopopea è il più scemo di tutti . Basti pensare come una "sgargia" come la Marg Tyrell sia riuscita a metterlo nel sacco in breve .

Il fatto che sia sopravissuta la dice lunga e chiudendo con la famosa frase di Tyrion nella serie GoT dopo il "salvataggio" : Lady Stark vivrai più di tutti noi ( imho è uno spoilerone grosso quanto una casa) direi che il suo lavoro ( cioè sopravvivere ) le sta riuscendo benissimo a differenza di altri che hanno fatto cavolate su cavolate ( già che ci sono annuncio in giornata un Topic su riflessioni stile quello Ned di Ombra su il personaggio che veramente ha sbagliato tutto) ..

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Sansa inizia lentamente ad "aprire gli occhi", lo dimostrano gli esempi da te riportati, e in particolare a me ha colpito il fatto del coltello quando decide di andare nel parco degli dèi. Ora sa bene che non ci vorrebbe molto affinchè i loschi individui di Approdo del Re la usino a proprio piacimento.

Il fatto di Marillion che hai citato...diciamo che in quell'occasione Sansa aveva dalla sua le molestie di quel cantastorie, quando sperava di trovare la pace a Nido dell'Aquila. Aiuta Lancel perchè comunque lui non le ha fatto niente, avendo solo come remora il fatto che porti il nome dei Lannister (così come per Tyrion).

Il fatto che sia sopravissuta la dice lunga e chiudendo con la famosa frase di Tyrion nella serie GoT dopo il "salvataggio" : Lady Stark vivrai più di tutti noi ( imho è uno spoilerone grosso quanto una casa) direi che il suo lavoro ( cioè sopravvivere ) le sta riuscendo benissimo a differenza di altri che hanno fatto cavolate su cavolate.

Io più che spoiler l'ho sempre considerato come una semplice constatazione dell'acuto Tyrion...il futuro marito aveva già intuito che "l'uccelletto" stava iniziando a usare le parole ripetute con arguzia :D

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Il fatto di Marillion che hai citato...diciamo che in quell'occasione Sansa aveva dalla sua le molestie di quel cantastorie, quando sperava di trovare la pace a Nido dell'Aquila. Aiuta Lancel perchè comunque lui non le ha fatto niente, avendo solo come remora il fatto che porti il nome dei Lannister (così come per Tyrion).

 

Non è del tutto vero che Lancel non le avesse fatto niente, Lancel ha raccontato un sacco di fesserie di fronte a Joffrey per far picchiare Sansa, ma non ha molta importanza per la questione che stiamo analizzando. C'era un altra persona che veramente non ha fatto niente di male a Sansa e lei gli ha augurato la morte, ha desiderato che il figlio di Slynt venisse ucciso al torneo. Capisco il suo odio verso Jonos, ma mi è sembrata un po' strana questa sua reazione al suo figlio, per Arya sarebbe una reazione normale, ma da Sansa non me lo aspettavo.

 

ACOK 2 SANSA

«Morros della Casa Slynt, erede di lord Janos di Harrenhal.»

«Ma tu guarda quel ridicolo sciocco» gridò Joffrey, in modo da farsi sentire da metà degli spalti.

Morros, un semplice scudiero, e addirittura scudiero novello, aveva seri problemi a impugnare lancia e scudo. La lancia era l'arma dei cavalieri, questo Sansa lo sapeva bene, e gli Slynt era­no di basso lignaggio. Prima che Joffrey lo nominasse membro del Concilio e gli desse Harrenhal, Janos Slynt era stato nient'altro che il comandante della Guardia cittadina.

"Spero che cada e che si copra di vergogna" pensò con rabbia. "Spero che ser Balon lo uccida." Dopo che Joffrey aveva decretato la morte di suo padre, era stato Janos Slynt a sollevare per i ca­pelli la testa mozzata di lord Eddard perché il re e tutta la folla potessero ammirarla, mentre Sansa urlava e piangeva.

 

Tra l'altro gli Dei hanno quasi esaudito il suo desiderio

 

La punta di ser Balon colpì il blasone con la picca nel centro esatto. Morros la­sciò cadere la lancia, lottando per restare in equilibrio, ma non vi riuscì. Nello scendere dalla sella, un piede gli restò impigliato nella staffa e il destriero fuori controllo lo trascinò fino alla fine della corsia, la sua testa che rimbalzava contro il terreno. Joffrey urlò la propria derisione. Sansa stentava a crederci: che gli dei avessero davvero esaudito la sua preghiera di vendetta? Invece, quando Morros Slynt venne finalmente sciolto dal suo cavallo, si accorsero che era pesto e insanguinato, eppure vivo.

 

La mia idea è che Sansa al contrario di Ned/Robb/Arya non ha un rigido codice morale, non ha proprio un codice morale prestabilito lei agisce a secondo della situazione. Una mente più flessibile può essere un punto a suo favore, ma quel che mi preoccupa è la quasi totale assenza delle coordinate, io sono la prima a essere contraria alle categorie bianchi e neri, ma ho un impressione che Sansa di AFFC ha una troppo vaga idea sul bene e sul male, lei classifica le persone con il seguente ordine i cattivi mi hanno ferito/i buoni mi hanno aiutato. Io amo Sansa perché lei non ha dei pregiudizi, ma qualche certezza in più che cosa è giusto e che cosa è sbagliato le potrebbe servire, sopratutto adesso che è con Baelsih, Tutte le convinzioni precedenti che aveva sono state meticolosamente distrutte, pero il codice d'onore degli Stark non c'è l'aveva ne meno all'inizio. Quello che la trattiene dal essere simile a Petyr è la compassione, ma come dicevo prima la compassione è fallace e non si estende a tutti i casi.

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