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TWOW - Sansa Stark


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Un esempio della sua vaga moralità (non intendo dire che non ce l'ha proprio) è il mentire. Sansa ha un rapporto strano con le menzogne, al Tridente ha mentito e ha continuato a sostenere la sua posizione falsa, le cose cortesi che si costringe a a dire sono spesso vuote e prive di significato quindi false, dopo l'esecuzione di Ned era costretta a mentire tutto il tempo per sopravvivere. Baelish e il Mastino hanno cercato di convincerla che tutti mentono e alla fine Sansa non ha una posizione univoca sull'argomento.

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Sono molto d'accordo con Ombra Lunare sul discorso dell'assenza di precise coordinate morali a guidare l'agire di Sansa. E' probabilmente questo che me l'ha sempre resa indigesta come personaggio, la sua eccessiva, a mio avviso, flessibilità morale, il fatto di giudicare gli altri spesso sulla base dell'aiuto che le hanno fornito, Petyr ne è l'esempio eclatante, senza riuscire ad andare oltre, a vedere che c'è dell'altro. Io apprezzo letterariamente i personaggio con una forte caratterizzazione, sia nel bene che nel male, mentre Sansa ha una personalità molto labile e mutevole, per il momento, e ciò mi provoca una certa insofferenza nei suoi riguardi, pur riconoscendone l'evoluzione nel corso della saga.

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Sansa e i suoi non cavalieri.

 

Nel secondo libro ci sono pochi eventi dei quali mi piacerebbe parlare, per la maggior parte del tempo la ragazza viene picchiata, umiliata e derisa in più rischia di essere stuprata dalla folla. Le uniche persone che un po’ si distinguano sul suo cupo orizzonte sono il sempre ubriaco Dontos , il non meno ubriaco Mastino e il qualche volta sobrio Tyrion.

Dontos rappresenta la speranza, lui è imbranato, stupido e codardo la speranza di Sansa non versa in uno stato migliore. Nonostante tutta la sua inadeguatezza qualcosa di buono riesce comunque a combinare, dà a Sansa utili avvertimenti e consigli, quando Joffrey vuole picchiarla vuole proteggerla cercando di risolvere l’episodio con una risata.

ACOK 32 SANSA

«Dovrei piantare un dardo anche nella tua, di gola. Ma mia ma­dre dice che se io lo facessi loro ucciderebbero mio zio Jaime. In­vece, verrai punita. Dopodiché, faremo sapere a tuo fratello che cosa ti accadrà se lui non si arrende. Mastino, colpiscila.»

«No! Lasciate che lo faccia io!» Ser Dontos si fece avanti, con la corazza di latta che sbatacchiava.

Era armato di una mazza ferrata, la cui palla era un melone. "Caro Florian!" Sansa avrebbe voluto baciarlo, pur con la pelle chiazzata, le vene scoppiate e tutto il resto. Ser Dontos le girò in­torno al galoppo, spronando il suo manico di scopa. «Traditrice!» urlava. «Traditrice!» La colpì sulla testa con il melone. Sansa si ri­trasse, proteggendosi il capo con le mani. Al secondo colpo, ave­va già tutti i capelli impiastricciati di succo. La gente rideva. Dontos continuò ad andare all'attacco. Il melone andò in pezzi. "Ridi, Joffrey" implorava mentre grumi di polpa viscida colava­no giù per il viso e per la gola di Sansa, inzuppando il suo abito di seta. "Ridi e sii soddisfatto..."

Racconta come il suo essere diventato giullare gia abbia dato l’accesso ai segreti del palazzo, ha cercato di sollevare il morale di Sansa dicendole di non preoccuparsi per il fatto che il re e la regina la considerano stupida ha detto che questa condizione può essere usata a suo vantaggio.

ACOK 52 SANSA

«Se fossi ancora un cavaliere» continuò a berciare Dontos «do­vrei indossare un'armatura e andare sulle mura insieme agli al­tri. Forse dovrei baciare i piedi di re Joffrey e ringraziarlo con tut­to il cuore.»

«Se tu lo ringraziassi per averti trasformato in un giullare ti fa­rebbe nuovamente cavaliere» disse Sansa in tono sferzante.

Dontos ridacchiò: «La mia Jonquil è una ragazza astuta, non è vero?».

«Joffrey e sua madre dicono che sono stupida.»

«E tu lasciali dire. Sei più al sicuro così, cara. La regina Cersei e il Folletto e lord Varys e tutti quelli come loro non fanno altro che sorvegliarsi gli uni con gli altri come falchi predatori, pagano questo o quell'altro per spiarsi a vicenda... Mentre nessuno dà troppo peso alla figlia di lady Tanda, o sbaglio?»

 

Tyrion subito al suo arrivo durante il compleanno di Joffrey si mostra gentile e preoccupato per Sansa, ma lei non crede alla genuinità delle sue intenzioni. La comprensione di essere stata manipolata da Cersei e Joffrey è un durissimo colpo sull’autostima di Sansa, lei non riesce a perdonarsi il fatto di essersi fidata troppo.

 

ACOK 2 SANSA

Un tempo, Sansa aveva amato il principe Joffrey con tutto il cuore, così come aveva ammirato sua madre, la regina Cersei, e si era fidata di lei. Per il suo amore, per la sua fiducia, loro l'avevano ripagata con il capo mozzato di suo padre. No, Sansa non avrebbe commesso quell'errore una secon­da volta.

 

«Io sono leale al mio amato Joffrey.»

«Nessun dubbio. Leale quanto una cerbiatta circondata da lupi.»

«Leoni» corresse Sansa in un sussurro, senza riflettere. Gettò un'occhiata nervosa all'intorno, ma non c'era nessuno abbastan­za vicino da udirla.

Lannister allungò un braccio tozzo e le prese la mano, strin­gendogliela: «Io sono solo un leone molto piccolo, bambina mia, e ti prometto che non ti sbranerò».

 

Dopo il pestaggio nella sala del re Sansa ripensa ai suoi difensori, Dontos, il Mastino che ha cercato di fermare la pazzia e Tyrion che ha di fatto salvato Sansa.

 

ACOK 32 SANSA

"I cavalieri giurano di di­fendere i deboli, di proteggere le donne, di combattere per la giu­stizia. Ma nessuno di loro ha alzato un dito." L'unico che aveva tentato di aiutarla era stato ser Dontos, e lui non era nemmeno più un cavaliere. Non più di quanto lo fosse il Folletto. Né il Mastino... Il Mastino odiava i cavalieri... "E anch'io li odio" pensò Sansa. "Non sono veri cavalieri, nessuno di loro."

 

Sansa riconosce l’aiuto di Tyrion, ma non si fida comunque di lui nel dialogo che i due hanno dopo lo spiacevole evento Sansa si mostra particolarmente intelligente e accorta, sceglie le parole giuste, Tyrion non sospetta nulla delle sue reali intenzioni riguardo al parco degli Dei.

 

ACOK 32 SANSA

«Lo amo con tutto il mio cuore» non ci fu nemmeno un'ombra di esitazione nella risposta di Sansa.

«Sul serio?» Tyrion non sembrava affatto convinto. «Anche adesso?»

«Il mio amore verso sua Grazia è più grande che mai.»

«Però. Ti hanno insegnato a mentire proprio bene» rise il Fol­letto. «Un giorno, bambina, sarai grata per questo. Perché tu sei ancora una bambina, non è vero? O forse hai già raggiunto la fer­tilità?»

Sansa arrossì. Era una domanda rude. Ma non era nulla in con­fronto all'essere stata denudata a forza davanti a tutta la Fortezza Rossa. «No, mio signore.»

«Molto meglio così. Se può darti conforto, non ho alcuna in­tenzione di darti in sposa a Joffrey. Dopo tutto quello che è suc­ce**o, temo che nessun matrimonio potrà mai riconciliare gli Stark e i Lannister. Peccato, davvero. Questo matrimonio dinasti­co era una delle migliori idee che re Robert avesse avuto... Se so­lo Joffrey non avesse mandato tutto in malora.»

Sansa sapeva che avrebbe dovuto dire qualcosa, ma le parole le s'impigliarono in gola.

«Sei diventata improvvisamente silenziosa, Sansa» Tyrion Lannister la stava osservando. «Non è forse questo che vuoi? La rottura del fidanzamento?»

«Io, ecco...» di nuovo, Sansa si ritrovò senza sapere che cosa dire. "Sarà un tranello? Verrò punita ancora, se dico la verità?" Rimase a fissare la brutale, prominente arcata sopraccigliare del nano, il suo duro occhio nero, il suo astuto occhio verde, i denti storti, la barba ispida. «Io voglio solo essere leale.»

«Leale» ripeté il Folletto. «E lontana da tutti i Lannister. Non credo proprio di poterti biasimare per questo. Quando avevo la tua età, volevo anch'io stare lontano da tutti i Lannister.» Le sor­rise. «Mi dicono che visiti il parco degli dei quasi ogni giorno. A che cosa innalzi le tue preghiere, Sansa?»

"Prego per la vittoria di Robb. E per la morte di Joffrey... E prego di tornare a casa. A Grande Inverno." «Prego che la guerra possa avere fine.»

«Credo che verrai esaudita molto presto. Ci sarà un'altra batta­glia, tra tuo fratello Robb e il lord mio padre. E questo risolverà la questione.»

(.. Racconto delle future battaglie..)

Il Folletto scivolò giù dal davanzale della finestra dove si era seduto. «Puoi dormire qui, questa notte, se vuoi. Metterò i miei uo­mini a montare la guardia, qualora i Corvi di Pietra...»

«No» riuscì in qualche modo a gorgogliare Sansa. Se fosse ri­masta là, chiusa nella Torre del Primo Cavaliere, sotto la sorve­glianza degli uomini del nano, come avrebbe mai fatto ser Dontos a darle la libertà?

«Preferisci le Orecchie nere? Se una donna ti farà sentire più al sicuro, ti darò Chella.»

«Ti prego, mio signore, no. I barbari mi spaventano.»

«Spaventano anche me» sogghignò Tyrion. «Ma l'importante è che spaventano molto di più Joffrey e quel groviglio di serpenti velenosi e di cani sbavanti che lui chiama Guardia reale. Con Chella o Timett al tuo fianco, ti garantisco che nessuno oserà tor­certi un capello.»

«Preferisco riposare nel mio letto.» E poi venne un'altra men­zogna. Talmente naturale, talmente giusta, che Sansa la lasciò an­dare senza esitazione. «È stato in questa torre che vennero ster­minati tutti gli uomini di mio padre. I loro spettri mi darebbero terribili incubi. E vedrei dappertutto il loro sangue...»

«So bene che cosa sono gli incubi, Sansa» Tyrion Lannister scrutò il suo viso. «Forse sei più saggia di quello che pensavo. Permettimi almeno di scortarti fino alle tue stanze.»

Parlerò più dettagliatamente del rapporto con Sandor nel prossimo capitolo.

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Quanto mi può aver fatto piacere questo dialogo con Tyrion: Sansa è ancora l'illusa del primo libro? Certamente no. La morale di Martin è chiara e reale: non sono i cavalieri, i giuramenti a regolare il mondo, ma individui come il Mastino, il Folletto e il giullare, pur se quest'ultimo per proprio tornaconto o quasi, riescono ad essere gli unici spiragli di "persone amiche" per Sansa, all'interno della capitale.

 

Ho apprezzato molto anche il fatto che Sansa butti fuori menzogne così repentine non certo perchè le piace farlo, ma perchè è necessario. Se non mentisse, potrebbe ritrovarsi in condizioni più pietose di quelle in cui è piombata dalla morte di Ned in poi. Dall'essere bollata come la Stark più stupida, è diventata quella più accorta.

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Sansa e Sandor, parte seconda.

 

In tempesta di spade Sansa e Sandor hanno tre importanti dialoghi, l’atteggiamento violento del Mastino si fa più marcato rispetto al primo libro. Sansa cresce ed impara molto, ma Mastino continua ad infierire deridendo i suoi ragionamenti, in un periodo come quello con le continue offese da parte di Joffrey e Cersei è a dir poco inopportuno opprimere la ragazza ancora di più.

Scriverò forse cose discutibili, secondo me il Mastino ha il profilo psicologico del marito che picchia la moglie, ha bisogno di confermare la sua superiorità minacciando una ragazzina, impartendole lezioni di vita si sente più intelligente. Sansa capisce la differenza tra i veri cavalieri, tipo Baristan Selmy e quelli falsi, ma il cinismo di Sandor non accetta opinioni diverse dalla sua e dice una cosa orribile “Devo dartele per fartelo capire” si sente in diritto di imporsi con la forza. Proteggendo Sansa dai pericoli soddisfa il suo desiderio di essere utile e vorrebbe anche essere amato per questo.

ACOK 18 SANSA

Sansa si precipitò giù per la scalinata a spirale, quando una fi­gura nera emerse da un androne nascosto, come dal nulla. Sansa gli finì dritto addosso, perdendo l'equilibrio. Dita d'acciaio si chiusero attorno al suo polso, evitando che cadesse.

«È una lunga caduta fino al fondo dei gradini a spirale, uccel­letto» le disse una voce aspra, raschiante. «Vuoi che ci ammazzia­mo entrambi?» La risata pareva il suono di una sega strisciata contro la roccia. «Forse è proprio questo che vuoi.»

"Il Mastino!"

«No, mio lord, chiedo scusa, non vorrei mai questo.» Sansa cercò di guardare altrove. Troppo tardi: Sandor Clegane l'aveva riconosciuta. Lottò per divincolarsi: «Ti prego, mi stai facendo male».

«E che ci fa l'uccelletto di Joffrey a caracollare giù per la scali­nata a spirale nel mezzo della notte?» Sansa non rispose. Il Masti­no la scosse. «Dove sei stata?»

«Al pa-pa-parco degli dei, mio lord.» Sansa non osò mentire. «A pregare... per mio padre e... per il re. Sì, a pregare che non gli succeda niente.»

«Credi davvero che sia ubriaco al punto da crederci?» Clegane la lasciò andare, barcollando leggermente nel raddrizzarsi, il suo volto orrendamente bruciato era un mosaico di luci e di tenebre. «Sembri quasi una donna... la faccia, le tette. E sei anche più alta, quasi... ah, ma sei ancora quello stupido piccolo uccelletto, non è così? E canti le canzoncine che loro ti hanno insegnato... Cantala anche a me, una canzone, perché no? Forza. Canta. Una di quelle belle canzoni su prodi cavalieri e belle fanciulle. A te piacciono i cavalieri, no?»

Le stava facendo paura: «I ve-veri cavalieri, mio lord». «I veri cavalieri, ma certo» la derise lui. «Be', io non sono lord, né cava­liere. DEVO DARTELE PER FARTELO CAPIRE?» Clegane arretrò e per poco non cadde. «Per gli dei» imprecò. «Troppo vino. Ti piace il vino, uccelletto? Il vero vino? Una caraffa di rosso forte, scuro come il sangue, un uomo non ha bisogno d'altro. Di quello o di una don­na.» Rise, scuotendo il capo. «Sono ubriaco come un cane, acci­denti a me. Vieni adesso. Torna nella tua gabbia, uccelletto. Ti ci porto io. Ti tengo al sicuro per il re.»

Il Mastino le diede una spinta, in modo stranamente delicato, e la seguì giù per i gradini. Quando arrivarono in fondo, il guer­riero sfigurato era tornato a sprofondare in un cupo silenzio, quasi avesse dimenticato che lei era lì.

Allorché raggiunsero il Fortino di Maegor, Sansa sobbalzò nel vedere che adesso c'era ser Boros Blount a sorvegliare il ponte. Il suo elmo bianco si voltò di scatto all'udire il suono dei loro passi. Sansa evitò il suo sguardo. Di tutti i cavalieri della Guardia reale, ser Boros era il peggiore: un uomo terribile e infido, tutto digri­gnare denti e smorfie malvagie.

«Non è uno di cui devi aver paura, ragazzina.» Il Mastino le pose una mano massiccia sulla spalla. «Dipingi delle righe su un rospo e rimane un rospo: non sarà mai una tigre.»

Ser Boros sollevò la celata: «Ser, dove...».

«Mettitelo su per il c**o il tuo ser, Boros. Sei tu il cavaliere, non io. Io sono il cane del re, ricordi?»

«E il re prima lo stava cercando, il suo cane.»

«Il cane era ad abbeverarsi. Toccava a te questa notte proteg­gerlo, ser. A te e ai miei altri... fratelli.»

Ser Boros si rivolse a Sansa: «Come mai non ti trovi nelle tue stanze a quest'ora, lady?».

«Sono andata nel parco degli dei a pregare per la salvezza di sua maestà il re.» Questa volta la menzogna le venne fuori me­glio. Sembrò quasi vera.

«Ti aspettavi forse che potesse dormire con tutto quel bacca­no?» ribatté Clegane. «Che stava succedendo?»

«Degl'idioti alle porte» ammise ser Boros. «Alcune lingue lun­ghe hanno messo in giro la voce dei preparativi per la festa di nozze di Tyrek, così quei sacchi di sterco hanno creduto di poter fare festa anche loro. Sua maestà ha guidato una sortita e li ha messi in fuga.»

«Ragazzo coraggioso.» La bocca di Clegane si distorse nel pro­nunciare queste parole.

"Vedremo quanto sarà coraggioso quando si ritroverà a dover affrontare mio fratello" pensò Sansa. Il Mastino la scortò oltre il ponte levatoio. Nel salire le scale del fortino, Sansa non si tratten­ne: «Perché permetti alla gente di chiamarti cane? Mentre non permetti a nessuno di chiamarti cavaliere?».

«I cani sono molto meglio dei cavalieri..

(.. racconto del passato..)

Un mastino morirà per te, ma non ti mentirà mai. E ti guarderà dritto in faccia.»

Sandor Clegane le afferrò il mento sollevandolo, le sue dita una morsa dolorosa.

«Molto di più di quanto sanno fare gli uccelletti, o sbaglio? E io non l'ho ancora avuta, la mia canzone.»

«Io... ne so una su Florian e Jonquil.»

«Florian e Jonquil? Un idiota e la sua tr**a. Risparmiamela. Un giorno però, io l'avrò una canzone da te, che ti piaccia o no.»

«Canterò volentieri per te.»

«Che cosina graziosa sei» grugnì Sandor Clegane «e una così pessima bugiarda. Un mastino sente il puzzo delle menzogne, lo sai? Guardati attorno e annusa bene: sono tutti bugiardi qui... e tutti più bravi di te a mentire.»

Sandor è convinto che il mondo è dominato dalla forza e che i più deboli debbano sottomettersi, agisce con questo principio. Fa pressione psicologica su Sansa ricordandole nei dettagli più macabri la scena del uccisione del suo padre. Confessa di aver ucciso gli innocenti donne e bambini.

ACOK 52 SANSA

Un'improvvisa fitta la folgorò da parte a parte, tal­mente tormentosa che Sansa si afferrò il ventre, singhiozzando(per chi si chiedessi di che si tratta, è PMS). Stava per accasciarsi a terra... Un'ombra si mosse. Dita forti l'af­ferrarono, la tennero in piedi.

Sansa si aggrappò a uno dei merli, le mani artigliavano la pie­tra scabra. «Lasciami andare!» gridò. «Lasciami andare!...»

«L'uccellino pensa di avere le ali, non è così? O forse hai inten­zione di ridurti a una piccola storpia, come quel tuo fratello a Grande Inverno?»

Sansa si contorse nella stretta micidiale: «Non stavo per cade­re. È che... mi hai colto alla sprovvista, ecco tutto».

«Vorrai dire che ti ho fatto paura. Che ti faccio ancora paura.»

Sansa fece un respiro profondo, cercando di calmarsi: «Ho pensato di essere sola, quassù. Io...» distolse lo sguardo.

«L'uccellino proprio non sopporta di guardarmi in faccia, non è vero?» Il Mastino la lasciò andare. «Però la mia faccia sei stata contenta di vederla quando quella folla ti ha preso, o forse non ti ricordi?»

(..ricordo della rivolta..)

Sansa si costrinse a guardarlo, a guardarlo veramente. Era cor­tesia, e una lady non deve mai dimenticare la cortesia. "Le cicatri­ci non sono la cosa peggiore, e nemmeno il modo in cui la sua boc­ca si contorce. Sono i suoi occhi." Non aveva mai visto occhi così pieni di furore.

«Io... ecco, avrei dovuto venire da...» disse esitando. «A rin­graziarti per... per avermi salvata... Sei stato così valoroso.»

«Valoroso?» La sua risata era una specie di ringhio. «Un cane non ha bisogno di coraggio per mettere in fuga dei ratti. Erano trenta contro uno, ma nessuno di loro ha osato affrontarmi.»

Sansa odiava quel suo modo di parlare, sempre tanto brutale, feroce. «Ti dà gioia fare paura alla gente?»

«No, mi dà gioia uccidere la gente» la bocca del Mastino si con­torse. «Fa' pure tutte le smorfie che vuoi, ma risparmiami il falso pietismo. Tu sei di una cucciolata nobile. Non dirmi che lord Eddard Stark di Grande Inverno non ha mai ucciso nessuno.»

«Era suo dovere. Non gli è mai piaciuto uccidere.»

«Questo ti ha detto?» Sandor Clegane rise di nuovo. «Tuo pa­dre ha mentito. Uccidere è la cosa più piacevole che esista.» Sfo­derò la sua spada lunga. «Eccola qui, la tua verità. Il tuo prezioso padre l'ha scoperta sui gradini di Baelor. Lord di Grande Inver­no, Primo Cavaliere del re, protettore del Nord, il possente Eddard Stark, di una dinastia vecchia di ottomila anni... Ma la lama di Ilyn Payne si è aperta la strada nel suo collo comunque, o no? Ricordi quel balletto che si è fatto quando la sua testa si è stacca­ta dalle spalle?»

Sansa si strinse le braccia attorno al petto, colta da un freddo improvviso: «Perché sei sempre così pieno d'odio? Io ti stavo rin­graziando...».

«Ma certo, proprio come uno di quei veri cavalieri che ti piac­ciono tanto. Dimmi, ragazzina, a che cosa pensi che serva un ca­valiere? Magari ad accettare il favore delle nobili signore, a fare bella figura in una corazza placcata d'oro? Un cavaliere serve per uccidere!»

Sandor Clegane appoggiò la lama contro il collo di lei, appena sotto l'orecchio. Sansa percepì il gelido filo dell'acciaio.

«Ho ucciso il mio primo uomo a dodici anni. Ho perso il conto di quanti altri ne ho uccisi dopo quel momento. Alti lord dai no­mi antichi, grassi uomini ricchi vestiti di velluto, cavalieri gonfi d'onori come otri di vino, donne, bambini, sì, anche loro... Car­ne, nient'altro che carne, e io sono il macellaio. Che si tengano pure le loro terre e i loro dei e il loro oro. Che si tengano anche i loro ser.» Clegane sputò a terra davanti a lei, per spiegarle qual era la sua opinione dei ser. «Fino a quando io stringerò questa nel pugno» tolse la lama dalla gola di Sansa «non c'è uomo sulla ter­ra di cui io abbia paura.»

"Eccetto tuo fratello." Ma questo, Sansa ebbe il buon senso di non dirlo ad alta voce. "Sei davvero un mastino, Sandor, proprio come dici anche tu. Un cane rabbioso selvaggio a metà, che mor­de qualsiasi mano cerchi di accarezzarlo. E che al tempo stesso sbranerà chiunque cerchi di fare del male ai suoi padroni."

«Nemmeno degli uomini al di là del fiume hai paura?»

Lo sguardo di Sandor Clegane si spostò sui fuochi lontani: «Tutte quelle cose che bruciano...». Rinfoderò la spada. «Sola­mente i codardi combattono con il fuoco.»

«Lord Stannis non è un codardo.»

«Non è nemmeno l'uomo che era suo fratello. Robert Baratheon non si sarebbe mai fermato davanti a un fiume.»

«E tu? Che cosa farai quando Stannis lo attraverserà?»

«Combattere. Uccidere. Morire, forse.»

«Non hai paura? Gli dei potrebbero sprofondarti in chissà qua­li terribili inferi per tutto il male che hai fatto.»

«Quale male?» rise il Mastino. «Quali dei?»

«Gli dei che hanno creato tutti noi.»

«Tutti noi?» la schernì lui. «Dimmi qualcos'altro, uccellino, che razza di dio crea un mostriciattolo come il Folletto, o una povera mentecatta come la figlia di lady Tanda? Se gli dei esistono, per qua­le motivo hanno creato le pecore che vengono divorate dai lupi? Per quale motivo hanno creato i deboli con cui i forti si trastullano?»

«I veri cavalieri proteggono i deboli.»

Clegane grugnì: «Non esistono veri cavalieri, così come non esistono dei. Se non sei in grado di proteggerti da solo, allora muori e cedi il passo a quelli che ci riescono. Duro acciaio e brac­cia forti, ecco quello che domina il mondo. E farai meglio a non credere a nulla di diverso».

Sansa arretrò da lui: «Sei crudele».

«Sono onesto. È il mondo a essere crudele. Ora volatene via, uccellino. Mi sono stancato dei tuoi sguardi.»

Sansa scappò lontano, senza dire una parola. Aveva paura di Sandor Clegane... eppure una parte di lei desiderava che ser Dontos avesse un po' della ferocia del Mastino.

"Gli dei esistono" ripeté a se stessa. "E anche i veri cavalieri esistono. Tutto questo non può essere una menzogna."

Giungo alla parte decisamente più inquietante, Sansa ha qualche cosa nel suo profilo psicologico delle moglie che si lasciano picchiare dal marito, se ne erano visti cenni in AGOT nella sua reazione al comportamento di Joffrey, lui faceva il prepotente e lei la sottomessa, con Sandor vediamo scenari simili, è vero che alle minacce del Mastino lei non poteva opporsi ma il problemone è che lei sviluppa una specie di sentimenti romantici verso di lui. Mastino la minaccia e la deride, ma per il senso di forza e sicurezza che lui trasmette Sansa, nel suo cuore, accetta di perdonargli la brutalità, si immagina pure vivamente un bacio che non ci è stato.

Razionalmente comprende che il feroce assassino delle donne e bambini non è una brava persona, ma questa consapevolezza non cambia il lato sentimentale del loro rapporto. Poi c’è un pensiero durante la prima notte con Tyrion che mi ha steso “la compassione è la morte del desiderio” , una ragazzina tredicenne è consapevole che tipo di sentimenti dovrebbe provocare il suo uomo a letto, e la compassione non rientra tra questi.

ASOS 28 SANSA

"Ha tanta paura quanta ne ho io" si rese conto Sansa. E questo, forse, avrebbe dovuto farla sentire meglio disposta verso di lui. Ma non fu così. Tutto quello che provava era compassione, e la compassione era la morte del desiderio.

 

ACOK 62 SANSA

Poi qualcosa si mosse dietro di lei e una mano si serrò attorno al suo polso.

Sansa cercò di urlare. Un'altra mano le coprì la bocca, soffo­cando le sue grida. Le dita erano dure, ricoperte di calli. Ed erano viscide di sangue.

«Uccellino» una voce simile al raschiare dell'ubriaco. «Sapevo che saresti venuta.»

Fuori, la danza dei turbini di giada offuscava le stelle, riem­piendo la stanza di bagliori. Per un momento, lei lo vide, tutto nero contro il verde. Il sangue che gli copriva la faccia era scuro come catrame, gli occhi accesi da un lampo ferale. Poi la luminescenza verdastra si dissipò, e lui fu solo una massa di tenebre av­volto in una cappa bianca tutta macchiata.

«Se urli ti uccido» Sandor Clegane, il Mastino, le tolse la mano dalla bocca. «Farai bene a crederci.» Il suo respiro veniva fuori in rantoli. Afferrò la caraffa di vino che aveva appoggiato al suo co­modino da notte. Bevve una lunga sorsata. «Non t'interessa sa­pere chi sta vincendo la battaglia, uccellino?»

«Chi?» Sansa era troppo terrorizzata per opporsi.

«So soltanto chi ha perduto» il Mastino rise. «Io.»

"Non l'ho mai visto così ubriaco. Stava dormendo nel mio let­to. Ma che cosa vuole da me?" «Che cosa hai perduto?»

«Tutto.» La metà ustionata della sua faccia era una maschera di sangue raggrumato. «Maledetto nano. Avrei dovuto ucciderlo anni fa.»

«È morto, dicono.»

«Morto. No. Col ca**o che è morto. Io non lo voglio morto.» Gettò da parte la caraffa vuota. «Lo voglio bruciato. Se gli dei mi ascoltano, saranno loro a bruciarlo, ma io non sarò qui per veder­lo. Sto andando.»

«Andando?» Sansa cercò di divincolarsi. Niente da fare. La pre­sa di Clegane era una morsa di ferro.

«L'uccellino ripete tutto quello che sente. Sì: sto andando via.»

«E dove?»

«Lontano da qui. Lontano dai fuochi. Fuori dalla Porta di Fer­ro, immagino. E poi da qualche parte a nord, da qualsiasi parte.»

«Non riuscirai a uscire» disse Sansa. «La regina ha sigillato il Fortino di Maegor, e anche le porte della città sono sbarrate.»

«Non per me. Io ho il mantello bianco. E ho questa.» Diede qualche corpetto all'elsa della spada. «L'uomo che cercherà di fermarmi è un uomo morto. A meno che già non sia avvolto dalle fiamme.» Fece una risata amara.

«Perché sei venuto qui?»

«Mi hai promesso una canzone, uccellino. O hai dimenticato?»

Sansa non aveva idea di che cosa intendesse dire. Non poteva cantare per lui qui, adesso, con il cielo pieno di fiamme, con uo­mini che morivano a centinaia, a migliaia.

«Non posso» gli disse, «Lasciami andare, mi stai facendo paura.»

«Tutto ti fa paura. Guardami. Guardami!»

Il sangue copriva la parte peggiore delle cicatrici, ma i suoi oc­chi erano lividi, sbarrati e spaventosi. L'angolo bruciato della sua bocca a tratti si contraeva. Sansa sentiva il suo odore, un misto di sudore, vino acido, vomito e soprattutto sangue, sangue, sangue.

«Io potrei tenerti al sicuro» rantolò il Mastino. «Tutti quanti hanno paura di me. Nessuno ti farà mai più del male. Se lo faran­no, io li ucciderò.»

Clegane l'attirò a sé. Per un momento, Sansa fu certa che l'a­vrebbe baciata. Era troppo forte per combatterlo. Chiuse gli oc­chi, aspettando che passasse ma non accadde nulla.

«Proprio non riesci a guardarmi, vero?» lo sentì dire. Poi il Mastino la tirò violentemente per un braccio, facendola roteare su se stessa e gettandola sul letto. «Avrò quella canzone. Florian e Jonquil, hai detto.» Snudò la daga, gliela puntò alla gola. «Can­ta, uccellino, canta, se vuoi vivere.»

Sansa aveva la gola secca, contratta dalla paura. Tutte le canzo­ni che conosceva erano come svanite dalla sua mente. "Ti prego, non uccidermi" avrebbe voluto urlare. "Ti prego." Poteva perce­pirlo ruotare la punta d'acciaio, premendola contro la sua gola. Fu quasi sul punto di chiudere nuovamente gli occhi, ma poi la memoria tornò. Non era la canzone di Florian e Jonquil, ma era pur sempre una canzone. La sua stessa voce le parve così flebile, incerta, tremante.

(l’inno alla madre)

Aveva dimenticato le altre strofe. Quando la sua voce venne meno, Sansa temette che lui stesse per ucciderla. Ma un momen­to dopo, il Mastino abbassò la lama, senza dire nulla.

Un istinto ignoto la spinse ad allungare una mano verso di lui, a toccargli la guancia. La stanza era troppo tenebrosa perché lei po­tesse vederlo. Le sue dite percepirono l'appiccicoso del sangue, e anche qualcos'altro di liquido. Qualcosa che non era sangue.(lacrime si presumne)

«Uccellino...» disse un'ultima volta, la sua voce aspra come l'acciaio strisciato contro la roccia. Poi si alzò dal letto. Sansa udì il suono di una stoffa lacerata, seguito da un lieve rumore di pas­si che si allontanavano.

Quando anche lei scese dal letto, dopo lunghi momenti, era so­la. Sul pavimento c'era il suo mantello, tutto attorcigliato, la stof­fa bianca macchiata di sangue e annerita dal fuoco. Fuori, il cielo si era fatto più scuro, ormai solo pochi spettri verdi si ostinavano a danzare contro le stelle. Si era levato un vento gelido, che face­va sbattere le imposte. Sansa aveva freddo. Spiegò la cappa lace­rata e si raggomitolò dentro di essa sul pavimento, tremando..

..Non fu in grado di dire per quanto tempo rimase là.

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Utilissimi consigli di Cersei

 

Non approfondisco particolarmente il rapporto di Sansa con Cersei perché pare che nessuno dei suoi insegnamenti abbia fatto breccia nel cuore di Sansa, in tutti i dialoghi che hanno avuto sembrava che la reggina parlasse esclusivamente a se stessa ignorando la reazione di Sansa.

 

ACOK 52 SANSA

E tu, Sansa? Anche tu vuoi essere amata?»

«Ognuno di noi vuole essere amato.»

«Vedo che il tuo primo sboccio non ti ha reso affatto più intelli­gente» rispose Cersei. «Sansa, lascia che condivida con te, in que­sto giorno così speciale, un briciolo di saggezza femminile. L'amo­re è veleno. Un dolce veleno, certo, ma che comunque uccide.»

 

ACOK 60 SANSA

«Prova, Sansa... fa' almeno lo sforzo di non squittire come un to­po. Sei una donna adesso, ricordi? E anche la promessa sposa del mio primogenito.» La regina bevve un altro sorso di vino. «Ci fosse qualsiasi altro uomo fuori dalle porte di Approdo del Re, potrei sperare di sedurlo. Ma è con Stannis Baratheon che abbiamo a che fare. Mi sarebbe più facile sedurre il suo cavallo.» Io amo questa donna.

Notò l'espressio­ne sul viso di Sansa e rise. «Ti ho forse sconvolto, mia lady?» Si pro­tese verso di lei. «Piccola stupida. Le lacrime non sono l'unica arma di una donna. Tra le gambe ne hai un'altra, e ti suggerisco di impa­rare a usarla in fretta. Scoprirai che gli uomini usano le loro spade con estrema facilità... tutte e due le spade.»

 

«Un'altra lezione che farai bene a imparare, dovessi avere la buona sorte di sedere a fianco del mio ragazzo. A essere pietosa in una notte come questa ti ritroverai con traditori che spuntano fuori dappertutto come funghi dopo una notte di pioggia. C'è un solo modo per fare sì che quelli intorno a te ti siano fedeli: devo­no temere molto più te dei tuoi nemici.»

«Lo ricorderò, Maestà» disse Sansa, anche se aveva sempre sentito che era l'amore la via più diretta per ottenere la lealtà della gente, non la paura. "Se mai sarò una regina, farò in modo che tutti mi amino."

 

Farò in modo che tutti mi amino è un po’ il motto di Sansa Stark ma non funziona sempre e con tutti. C’è un momento in cui Sansa mette in dubbio la sua stessa convinzione “mi farò amare” e si domanda sulle reali cause del comportamento umano. Forse questi pensieri potrebbero portarla a riconsiderare da più vicino l'ultimo consiglio di Cersei.

 

ASOS 6 SANSA

Al suo passaggio, il popolo chiamava il suo nome, sollevava i figli perché lei li benedicesse e spargeva fiori davanti agli zoccoli del suo cavallo. Sua madre e sua nonna la seguivano poco più indie­tro, a bordo di un'alta casa viaggiante i cui lati erano scolpiti nel­la forma di centinaia di rose intrecciate, dipinte d'oro e brillanti. Il popolino applaudì anche al loro passaggio.

"Lo stesso popolino che ha trascinato me giù di sella, lo stesso popolino che stava per uccidermi, se a proteggermi non fosse in­tervenuto il Mastino."

Sansa non aveva fatto nulla perché la gente del volgo la odias­se, non più di quanto Margaery Tyrell avesse fatto per conqui­starsi il loro amore.

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Per quanto riguarda Sandor, il fatto che pretenda con la forza la canzone è indice della sua personalità di uomo tormentato, che uccide e si convince di provare piacere nell'uccidere perchè non ha mai ricevuto affetto e amore (classica storia). Il "romanticismo" che scatta nella mente della provata Sansa secondo me è ricollegabile alla figura del "cavaliere" che protegge i deboli. Lui la minacca di uccidere se parlerà, le punta la lama alla gola, ma le dice anche che potrebbe proteggerla, e lei in qualche modo se ne convince. Prova pietà di lui, tant'è che alla fine canta e riesce anche a farlo piangere. Un rapporto complicato ma che evidenzia, nelle parole di Sandor, l'amore di Martin per le uccisioni :D

 

I consigli di Cersei sono quanto di più patetico io abbia mai letto...lei è la prima a non farsi temere, ma è convinta di essere la regina spietata del mondo. Le basta ordinare "decapitatelo", "fate come vi dico o sarà peggio per voi", oppure "voglio la sua testa", come quello squilibrato di Joffrey. Una donna odiosa senza un briciolo di contatto con la realtà e i sentimenti, se non l'istinto patologico di copulare col fratello (non è amore, e meno male che Jaime lo ha capito).

Se Sansa dovesse necessariamente usare le proprie "arti" per ingannare Baelish, potrei anche accettarlo, ma dubito che diventerà mai come Cersei. Non potrei sopportarlo...lei ha capito che razza di gente lotta per il potere, e spero che saprà bene come farsi amare, e non nei modi sostenuti dalla regina delle pu***ne.

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PARTE TERZA: IL BUIO PRIMA DELL’ALBA(intellettuale), ASOS

 

Il primo capitolo di Sansa in tempesta di spade inizia con l’invito a cena di Margaery Tyrrel. La capacità di ragionare di Sansa qui si mostra in piena forza, Sansa ipotizza 6 probabili ragioni per cui Margaery la chiamata.

ASOS 6 SANSA

Come invito, appariva quanto mai innocente. Eppure, ogni volta che Sansa Stark lo rileggeva, sentiva una mano invisibile affer­rarle il ventre.

"Adesso è lei che diventerà regina. È bella e ricca e tutti la amano... Per quale ragione vorrebbe cenare con la figlia di un traditore?"

1)Forse era solo curiosità, ipotizzò Sansa. Forse Margaery Tyrell voleva semplicemente farsi un'idea della rivale su cui aveva prevalso.

2)"Che nutra del risentimento verso di me? Questo mi chiedo.

3)Che sospetti che io le voglia male..."

4)"Vuole la mia benedizione?"

Sansa si domandò se Joffrey fosse a conoscenza di quella cena.

5)Magari era addirittura opera sua; un pensiero che la riempì di paura. Se c'era Joff dietro l'invi­to, aveva di certo allestito un qualche scherzo crudele per svergo­gnarla agli occhi della ragazza più grande. Avrebbe di nuovo da­to ordine agli uomini della sua Guardia reale di denudarla, strappandole i vestiti di dosso?

6)Forse si stava comportando ingiustamente verso Margaery Tyrell. Forse quell'invito non era nulla di più che una semplice gen­tilezza, un atto di cortesia. "Potrebbe essere solo una cena."

 

Ma questa era la Fortezza Rossa, era Approdo del Re, era la corte di re Joffrey Baratheon, primo del suo nome, e se c'era almeno una cosa che Sansa aveva imparato in questo luogo, era non fidarsi.

In ogni caso, doveva accettare.

 

Peccato che dopo quest’ottima prova tutto il percorso di crescita di Sansa va a farsi benedire dagli estranei a braccetto con ser Loras.

ASOS 6 SANSA

La sola vista di ser Loras Tyrell in piedi sulla soglia fece battere il cuore di Sansa un po' più rapidamente. Da quando ser Loras era tornato ad Approdo del Re, alla testa dell'avanguardia d'assalto dell'esercito del padre, lord Mace Tyrell, era la prima volta che Sansa si trovava così vicino a lui. Per un momento, non seppe che cosa dire.

«Ser Loras» riuscì finalmente a tirare fuori. «Hai un aspetto co­sì... splendido.»

Lui le rivolse un sorriso perplesso. «Mia lady, sei troppo corte­se. Mia sorella ti attende con grande piacere.»

«E io ho atteso il momento di questa cena con lei con altrettan­ta impazienza.»

«Lo stesso vale per Margaery, e anche per la lady mia nonna.» Loras le offrì il braccio e la condusse verso la scala.

«Tua nonna?» Per Sansa era arduo camminare, parlare e pensare nello stesso momento, con ser Loras che le toccava il braccio. Attra­verso la seta, poteva percepire il calore della mano di lui.

«Lady Olenna. Ci sarà anche lei alla cena.»

«Oh» disse Sansa. "Io gli parlo, mentre lui mi sta toccando, mi dà il braccio e mi sta toccando." «La regina di Spine, è chiamata. Non è forse così?»

«È così.» Ser Loras rise. "Ha una risata tanto calda" pensò San­sa mentre lui continuava a parlare. «Ma sarà meglio che non usi quell'appellativo davanti a lei, a meno che tu non voglia che una di quelle spine ti punga.»

Sansa arrossì. Qualsiasi stolto si sarebbe reso conto che nessu­na donna poteva apprezzare di venire definita "la regina di Spi­ne". "Forse sono davvero così stupida come dice Cersei Lannister." Andò disperatamente alla ricerca di qualcosa di arguto e gradevole da dirgli, ma tutta la sua arguzia sembrava svanita. Stava per dirgli quanto era bello, ma poi ricordò di averglielo ap­pena detto.

Ser Loras era bello, però. Le sembrò più alto di statura rispetto alla prima volta in cui lo aveva incontrato, ma era sempre così snello e aggraziato, né Sansa aveva mai visto un altro ragazzo con lo sguardo così profondo e penetrante quanto il suo.

"Solo che non è più un ragazzo, è un uomo fatto, e un cavaliere della Guardia reale."

Sansa ha conosciuto crudeli pestaggi dai cavalieri della guardia reale, ma con Loras non realizza che il mantello bianco non aggiunge alcuna qualità positiva al suo possessore, facepalm..

«Cavalchi in modo splendido, ser Loras.»

«Mia lady, sei generosa a dire questo. E quando mi avresti vi­sto gareggiare?»

«Al torneo del Primo Cavaliere, non ricordi? Eri in sella a un corsiero bianco, e sulla tua armatura c'erano cento diversi tipi di fiori. Mi desti una rosa. Una rosa rossa. Mentre quel giorno, alle altre fanciulle offristi solo rose bianche.» Anche solo a parlarne, Sansa tornava ad arrossire. «Dicesti che nessuna vittoria sarebbe stata bella quanto lo ero io.»

Ser Loras fece un sorriso modesto. «Ciò che dissi era null'altro che la verità, chiunque aveva gli occhi poteva vederlo».

"Non se ne ricorda..." Sansa se ne rese conto con stupore. "È soltanto cortesia nei miei confronti. Non si ricorda né di me, né della rosa rossa, né di nient'altro." Lei era stata così certa che quel gesto significasse qualcosa, che significasse tutto. Una rosa rossa, non bianca. «È stato dopo che hai disarcionato ser Robar Royce» disse con disperazione.

Ser Loras allontanò la mano del braccio di lei. «Ho ucciso ser Robar Royce a Capo Tempesta, mia signora.» Non era una vante­ria, e quella realtà lo rendeva triste.

(..)

"Oh, ma perché ho dovuto menzionare ser Robar?" pensò Sansa, "Ho rovinato tutto. Lui è arrabbiato con me, adesso." Cercò di pensare a qualcosa da dire per fare ammenda, ma tutte le parole che le passarono per la testa erano sciocche, inutili. "Stai zitta, se non vuoi peggiorare ancora di più le cose" impose a se stessa.

 

Pure l’esperienza con Joffrey semba essere improvvisamente evaporata dal suo cervello. Il fatto che Loras non la ricordi è un altro dei già non pochi motivi per dubitare di se stessa.

Alla cena con Margaery regina di spine parla molto velocemente e Sansa a stento capisce di che cosa si sta parlando, lei solo apre e chiude la bocca, ma qualche volta si dimentica di chiuderla. Quando le donne giungono alla fatidica che tipo è Joffrey Sansa rimane terrorizzata, assicurandosi che nessuno la senta sotto la canzone del giullare Sansa riesce comunque a dire la verità .

Regina di spine tra le altre cose intelligenti, dice anche questa:

 

«Lui è... molto grazioso.»

«Questo lo hai già detto. Vuoi sapere una cosa, piccola, c'è chi sostiene che tu sia sciocca come Blocco di burro, qui. E io sto co­minciando a crederci. Grazioso? Ho insegnato alla mia Margaery quanto vale l'esser graziosi, mi auguro. Meno del c**o di un giul­lare. Aerion Targaryen, Respiro di Fuoco, era grazioso, come no. Ma restava comunque un mostro.

 

Perché a Sansa in famiglia non le l’abbia mai detto nessuno non me lo spiego, le hanno solo detto che lei è obbligata a essere accomodante e sottomessa anche con uomini brutti, sembra quasi che gli Satrk volessero più una geisha che una lady.

 

Poi arrivano le proposte delle Tyrell e siamo di nuovo al punto di partenza di AGOT, errare humanum est perseverare est diabolicum. Prima Maragaery propone di visitare l’alto giardino e Sansa ne è ovviamente entusiasta qualsiasi posto sul pianeta è meglio del covo dei Lannister, ma lei va oltre con la fantasia e di nuovo si immagina luoghi magici, dovrebbe aver capito che le persone cattive esistano un po’ dovunque.

«Sansa, ti piacerebbe visitare Alto Giardino?» Quando Mar­gaery Tyrell sorrideva, assomigliava molto a suo fratello Loras. «Le piante autunnali sono in fiore in questo periodo, e ci sono alberi da frutta e fontane, cortili ombreggiati, colonnati di mar­mo. A corte, il lord mio padre ospita sempre dei cantastorie, più melodici di Blocco di burro. E ospita anche pifferai, violini­sti e arpisti. Abbiamo i migliori cavalli, e scafi da diporto che scivolano lungo il fiume Mander. Tu pratichi la caccia con il fal­cone, Sansa?»

«Un poco» ammise lei.

«Amerai Alto Giardino come io stessa lo amo, ne sono certa.» Margaery scostò dal viso di Sansa una ciocca ribelle. «Una volta che lo avrai visto, non vorrai andare più via. E forse non dovrai neppure farlo.»

«Ora fa' silenzio, piccola» intervenne la regina di Spine in tono sferzante. «Sansa non ci ha neppure detto se le piacerebbe venire a farci visita.»

«Oh, ma sì che mi piacerebbe» disse Sansa. Dalle parole di Margaery, Alto Giardino sembrava il luogo che lei aveva sempre sognato, sembrava la splendida, magica corte che aveva sperato di trovare ad Approdo del Re.

Poi la regina di spine le propone di sposare il suo nipote e anche qui Sansa si dimostra il massimo della genialità, immagina di sposare Loras e esattamente come aveva fatto con Joffrey accetta ad occhi chiusi senza indagare. Salvo poi scoprire che si tratta del fratello storpio di Loras, Willas, sapete quale domanda fa per capire chi è Willas? “E’ anche lui un grande cavaliere come i suoi fratelli?” Nel libro precedente afferma con tutte le ragioni di questo mondo di odiare i cavalieri ed ora cade di nuovo dal pero.

«Che tu possa andare in sposa trovandoti al sicuro, bambina» disse l'anziana donna, mentre Blocco di burro continuava a ulu­lare quella vecchia canzone. «Sposa a mio nipote.»

"La moglie di ser Loras, oh..." Sansa si sentì mancare il fiato. Ricordò nuovamente ser Loras Tyrell nella sua scintillante arma­tura color zaffiro, intento a lanciarle la rosa rossa. E poi rivide Loras vestito di seta bianca, così puro, innocente, bellissimo. Le fossette agli angoli della bocca ogni volta che lui sorrideva. La dolcezza della sua risata, il calore della sua mano. Nemmeno riusciva a immaginare come sarebbe stato sollevargli la tunica, e accarezzare la pelle liscia nuda. Alzarsi sulle punte dei piedi e baciarlo, far scivolare le dita tra i suoi folti riccioli castani, anne­gando nei suoi splendidi, profondi occhi scuri.

«Oh, io sono una fanciulla, sono pura e bella! Mai danzerò con un orso peloso! Un orso, un orso! Mai danzerò con un orso mostruoso!»

«Pensi che ti piacerebbe, Sansa?» chiese Margaery. «Non ho mai avuto una sorella, solamente fratelli. Oh, ti prego, di' di sì. Ti prego, di' che acconsentirai a sposare mio fratello.»

«Sì. Acconsento.» Le parole vennero fuori rapide come una cascata. «Lo vorrei più di ogni altra cosa. Sposare ser Loras, amarlo...»

«Loras?» C'era una vena d'irritazione nel tono di lady Olenna. «Non essere sciocca, bambina. I cavalieri della Guardia reale non possono sposarsi. Non ti hanno insegnato niente a Grande Inver­no? Era di mio nipote Willas che stavamo parlando. È un po' vec­chio per te, questo è vero, ma è anche un caro, caro ragazzo. Per niente sciocco, e in più è l'erede di Alto Giardino.»

Sansa si sentì colta da vertigine. Un momento prima, la sua te­sta era piena di sogni d'amore con lo splendido Loras. E in un at­timo le erano stati portati via tutti. "Willas? Chi è Willas...?"

«Io...» disse stolidamente. "La corazza di una lady è la corte­sia. Non devi offenderle. Attenta a ciò che dici." «Io non conosco ser Willas. Non ne ho mai avuto il piacere, mia signora. È anche lui... Un grande cavaliere come i suoi fratelli?»

 

ASOS 28 SANSA

«Sei molto bella, mia signora» disse la sarta quando la vesti­zione fu terminata.

«Lo sono davvero?» Sansa fece una risatina e roteò su se stes­sa, le gonne che le si allargavano attorno. «Oh, sì, lo sono.» Non vedeva l'ora che Willas Tyrell potesse ammirarla. "Mi amerà, sì, mi amerà, deve amarmi...

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Increibile perspicacia..

 

Nel corso di tutto il libro Sansa possiede un’ottima intuizione e la capacità di farsi le domande giuste. Ricordiamoci che è stata proprio Sansa del primo libro ad intuire i veri natali di Joffrey.

AGOT 44

Gli darò un figlio dai capelli d'oro, e un giorno sarà lui il re di tutto il reame, il re più grande di tutti, forte come un lupo e orgoglioso come un leone.»

«Non se il padre sarà Joffrey.» Arya irrigidì la mascella. «È un bugiardo e un vigliacco. E poi non è un leone, è un cervo.»

«Non è vero!» Con gli occhi pieni di lacrime, Sansa si rivolse urlando alla sorella: «Non è per niente come quel vecchio ubria­cone di suo padre!».

 

Nel secondo libro Sansa intuisce la provenienza sospetta dei Kettleblack mentre Cersei, Bronn e Tyrion si fanno abbindolare.

ACOK 60 SANSA

Ser Osmund e i suoi due fratelli erano diventati grandi fa­voriti a corte. Erano sempre pronti al sorriso e alla battuta, sem­pre in ottimi rapporti con tutti, dagli stallieri ai cacciatori, dagli scudieri ai cavalieri; ma era con le servette che intrattenevano i rapporti migliori, si chiacchierava. Di recente, ser Osmund aveva preso il posto di Sandor Clegane a fianco di Joffrey e, vicino al pozzo, Sansa aveva udito le donne dire che era forte quanto il Mastino, ma più giovane e più rapido. Se così era, Sansa non ave­va potuto fare a meno di domandarsi perché, prima dell'investi­tura di ser Osmund alla Guardia reale, lei non avesse mai sentito parlare di questi Kettleblack.

 

In ASOS tutti si preparano al matrimonio del secolo eppure sembra che solo Sansa e la Regina di Spine comprendo il vero pericolo di questa iniziativa.

ASOS 16 SANSA

«Margaery» disse. «Non devi.» Fu arduo riuscire a tirare fuori le parole. «Non devi sposarlo. Non è come sembra, non lo è. Ti farà del male.»

«Non credo che accadrà.» C'era fiducia nel sorriso di Mar­gaery. «È molto coraggioso da parte tua avvertirmi, Sansa, ma non è necessario che tu stia in pena per me. Joff è viziato e vane­sio, né io dubito che sia crudele come tu dici, ma, prima di accon­sentire all'unione, il lord mio padre lo ha costretto a prendere Loras nella Guardia reale. A proteggermi notte e giorno, avrò il più valoroso cavaliere dei Sette Regni, nello stesso modo in cui il principe Aemon protesse Naerys. Per cui, è meglio che il nostro leoncino si comporti bene, sei d'accordo?» Margaery rise. «Vieni, dolce sorella» aggiunse. «Andiamo al galoppo fino al fiume. Questa corsa farà proprio diventare matte le nostre guardie!»

Senza aspettare una risposta, la giovane Tyrell diede di spero­ni e volò via sul suo destriero.

"È così valorosa" pensò Sansa, correndo sulla sua scia.

Eppure, i dubbi continuavano a tormentarla. Ser Loras era un grande cavaliere, tutti erano d'accordo su questo. Ma Joffrey aveva anche altri uomini nella Guardia reale, più le cappe dorate e quelle porpora dei Lannister, e quando avesse raggiunto l'età, sa­rebbe stato alla testa di eserciti. Aegon il Mediocre non aveva mai fatto del male alla regina Naerys, forse proprio per timore di suo fratello, il Cavaliere del drago... ma quando un altro membro della Guardia reale si era innamorato di una delle sue amanti, il Mediocre li aveva fatti decapitare entrambi.

"Ser Loras è un Tyrell" Sansa ricordò a se stessa. "Quell'altro cavaliere era solamente un Toyne, una Casa minore. I suoi fratel­li non avevano esercito, l'unico strumento di vendetta a loro di­sposizione erano le spade." Ma più ci pensava, più le sue incer­tezze crescevano. "Joff riuscirà a controllarsi per pochi cicli di luna, forse addirittura per un intero anno, ma presto o tardi tor­nerà a tirare fuori gli artigli, e quando lo farà..." Il reame avrebbe potuto ritrovarsi alle prese con un secondo Sterminatore di re. E ci sarebbe stata una nuova guerra, ma questa volta dentro la città, con uomini del leone e uomini della rosa che facevano scorrere fiumi rossi lungo gli acciottolati.

Sansa era sorpresa che Margaery non temesse un simile peri­colo. "Ha più anni di me e dovrebbe essere più saggia di me. E suo padre, lord Tyrell, deve sapere quello che sta facendo, è certo. Probabilmente sto solo rimuginando come una sciocca."

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..E gli abissi dell’ignoranza.

 

Va a raccontare a Dontos il segretissimo piano, Dontos cerca di aprirle gli occhi, ma non ci riesce.

ASOS 16 SANSA

«Sarò al sicuro ad Alto Giardino. Willas mi terrà al sicuro.»

«Ma lui non ti conosce nemmeno» insistette Dontos. «E non ti amerà. Jonquil, Jonquil, aprì i tuoi dolci occhi: a questi Tyrell non importa nulla di te. È la tua dote che intendono sposare.»

«La mia dote?» Per un momento, Sansa si sentì spersa.

«Tesoro, ma non capisci?» le disse il cavaliere caduto in disgra­zia. «Tu sei l'erede di Grande Inverno.»

 

Il grave problema del matrimonio con Willas è il fatto che Catelyn è Robb sono ancora vivi e i Tyrell sono alleati dei Lannister, terrebbero Sansa comunque come ostaggio e non le avrebbero concesso di visitare la sua famiglia. Dontos dall’altro canto promette di portarla a casa. Sansa accetta senza pensare di trasferirsi in Alto Giardino ignorando completamento il fatto che lei ha ancora dei famigliari che vorrebbero vederla. Quando apprende che Willas è più interessato alla sua eredità che a lei, Sansa immagina che cosa farà per piacere a Willas. Lei vuole compiacere ad una persona che non vede l’ora che gli ultimi famigliari di Sansa muoiono per acchiapparsi la sua eredità. E c’è sempre il ritornello finirà per amarmi per quello che sono, peccato che Sansa non comprende ne meno quello che lei è, non comprende che è più importante prima farsi rispettare.

ASOS 16 SANSA

"L'ere­de di Grande Inverno" rimuginava mentre giaceva a letto, nel buio. "È la tua dote che intendono sposare". Mai avrebbe pensa­to di avere una dote dinastica, ma con Bran e Rickon morti... "Non ha importanza. C'è sempre Robb. Lui è ormai un uomo fat­to. Presto si sposerà e avrà un figlio. E comunque, Willas Tyrell avrà Alto Giardino, perché mai dovrebbe volere anche Grande Inverno?"

La testa affondata nel cuscino, ripeteva il nome di lui: "Willas, Willas, Willas" così, per abituarsi al suono che faceva. Non era troppo diverso da Loras, si diceva. E come sarebbe stato con quella gamba offesa? In ogni modo lui sarebbe divenuto lord di Alto Giardino e lei sarebbe stata sua moglie. Si immaginava se­duta insieme a Willas in un grande parco, con cuccioli sulle ginocchia, oppure che ascoltavano le note del liuto di un cantasto­rie scivolando lungo il Mander a bordo di una lenta barca a remi. "Se gli darò dei figli, lui arriverà ad amarmi."

(..)

Solo che non riusciva in nessun modo a immaginare l'aspetto di Willas. Qualsiasi volto lei dipingesse nella propria mente, in un attimo si tramutava nel viso di ser Loras: giovane, aggraziato e bellissimo. "Non devi pensare a Willas in quel modo" disse a se stessa "altrimenti potrebbe accorgersi della delusione nel tuo sguardo quando v'incontrerete. E a quel punto, sapendo che è suo fratello che ami realmente, come potrà sposarti?" Willas Tyrell aveva il doppio dei suoi anni, Sansa non faceva altro che ri­peterselo, ed era anche storpio, forse addirittura grassoccio e con la faccia rossa come suo padre. In ogni caso, attraente o no, era forse l'unica opportunità che lei avrebbe mai avuto.

(..)

Non voleva rischiare di sporcare lo splendido vesti­to nuovo con macchie di vino o di cibo. "E poi devo portarlo con me ad Alto Giardino." Voleva apparire splendida per Willas. "Anche se Dontos dovesse avere ragione, anche se è Grande In­verno che Willas vuole veramente, forse finirà comunque per amarmi per come sono."

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Sansa Lannister, LA SVOLTA.

 

Sansa indossa per la prima volta il suo bellisimo vestito e si perde nei suoi ridicoli sogni, la realtà che lei non aveva voluto comprendere colpisce Sansa crudelmente e all’improvviso, deve sposare Tyrion.

ASOS 28 SANSA

"Il mio titolo su Grande Inverno." Sansa, piena di ribrezzo, capì. Dontos il Giullare non era stato poi tanto giullaresco: aveva intuito la verità con grande chiarezza.

 

Sansa andò all’altare con dignità e consapevolezza.

 

Ser Meryn Trant le lanciò un'occhiata che le fece accapponare la pelle, ma Kettleblack le si rivolse quasi con gentilezza. «Fa' come ti dicono, piccola, non sarà poi così terribi­le. Si suppone che i lupi debbano essere coraggiosi, non è vero?»

"Coraggiosi." Sansa fece un respiro profondo. "Sono una Stark, sì. E anch'io so essere coraggiosa."

 

"Non voglio andare in sposa a nessun Lannister" avrebbe vo­luto dire Sansa. "Voglio Willas, voglio Alto Giardino e i cagnolini e il vascello fluviale, e figli di nome Eddard, Bran e Rickon." Ma poi si ricordò delle parole che Dontos le aveva detto nel parco de­gli dèi. "Tyrell, Lannister, non fa alcuna differenza. Non è me che vogliono: è il mio titolo su Grande Inverno."

 

Sansa non ha protestato e non ha mosso obbiezioni, non ha dato la possibilità ai Lannister di gioire sulla sua sofferenza, ma ha fatto un unico gesto di incredibile valore simbolico, i Lannister avevano il potere di farla sposare, ma non avevano il potere di farla inginocchiare, Sansa da questo momento in poi non si inginocchierà più di fronte agli abusi di nessuno.

 

Nel momento in cui il Folletto si spostò dietro di lei, Sansa sentì una decisa tirata alla gonna. "Vuole che m'inginocchi" pensò, arrossendo. Era mortificata. Non era così che avrebbe dovuto essere. Mille volte Sansa aveva sognato le sue nozze, e sempre aveva visto il suo promesso sposo, alto e forte, in piedi dietro di lei, che le posava sulle spalle il mantello, simbolo della sua protezione maritale, dandole un tenero bacio sulla guancia mentre si chinava in avan­ti a serrare il fermaglio.

Sansa sentì un'altra tirata alla gonna, questa volta più insisten­te.

"Non mi metterò in ginocchio, no. Per quale motivo dovrei avere rispetto per quello che lui prova, quando nessuno si degna di fare altrettanto con me?"

Il nano diede una terza tirata. Ostinatamente, Sansa serrò le labbra e finse di non essersene accorta. Dietro di loro qualcuno ridacchiò. "La regina" intuì Sansa. Ma a quel punto non aveva più importanza. Ormai la risata era generale, e Joffrey rìdeva più forte di tutti.

«Dontos, mettiti a quattro zampe» comandò il re. «Mio zio ha bisogno di una spinta per montare sulla sua sposa.»

E fu così che il lord suo marito avvolse Sansa Stark nel mantel­lo con i colori della nobile Casa Lannister: stando in piedi sul dorso del cavaliere ubriacone, degradato a giullare di corte.

 

Questo semplice ed essenziale pensiero ci ha messo una vita per arrivare nella mente di Sansa. E' stato un parto, la nuova persona che è nata ha poco a che vedere con la Sansa precedente. L’orgoglio, l’autostima e la ribellione sono nati quel giorno, un pochettino di Lannister non fa male al carattere.

Alla festa di nozze i Tyrell si sono confermati per quello che realmente erano, solo dei opportunisti. Garlan Galante era però un’opportunista cortese.

 

La festa di nozze si tenne nella sala piccola. C'erano circa cin­quanta invitati, per la maggior parte cortigiani e alleati dei Lannister, i quali vennero ad aggiungersi ai convenuti alla cerimo­nia. Fu tra loro che Sansa trovò i Tyrell. Margaery le rivolse uno sguardo colmo d'indicibile tristezza. Quando la regina di Spine fece il suo ingresso, scortata da Destro e Sinistro, non la degnò nemmeno di un'occhiata. Elinor, Alla e Megga sembravano non averla mai conosciuta. "Belle amiche" pensò Sansa piena di ama­rezza.

 

In camera matrimoniale le vecchie convinzioni da Geisha cercano di prevalere sulla nuova personalità di Sansa. Lei trova la forza di respingere i dogmi sbagliati inculcate dalla società, in cui la donna fin da piccola si preparava alla legittimità dello stupro da parte di un marito che lei non ama.

 

"Guardalo" si disse Sansa. "Guarda tuo marito, guarda ogni parte di lui. Septa Mordane diceva che tutti gli uomini sono belli. Trova la bellezza in lui, provaci." Osservò le sue tozze gambe deformi, l'arcata sopracciliare marcata, brutale, l'occhio verde e quello nero, il crudo naso mozzato, la storta cicatrice rosacea, l'i­spido groviglio di peli biondi e neri che era la sua barba. Perfino la sua virilità era brutta, spessa e venosa, con un bulboso termi­nale purpureo. "No, non è giusto, non è possibile, quale peccato ho commesso perché gli dèi mi debbano fare questo?"

«Sul mio onore di Lannister» disse il Folletto. «Io non ti toc­cherò fino a quando tu non vorrai che lo faccia.»

Ci volle tutto il coraggio che era in lei per guardarlo in quei suoi occhi asimmetrici. E per dire: «E se io non volessi mai, mio signore?».

«Mai?» La bocca di Tyrion si contorse come se fosse stato schiaffeggiato in piena faccia.

Sansa riuscì a stento ad annuire tanto il suo collo era rigido.

«Ecco perché...» Tyrion Lannister annuì. «Ecco perché gli dèi hanno creato le puttane: per piccoli mostri come me.»

Serrò a pugno le dita corte, tozze, e scese dal letto.

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Credo che Sansa abbia intravisto nei Tyrell la speranza, l'ultima speranza, di poter trovare "una strada". Penso che nonostante tutte le preghiere, lei nel suo profondo sapesse che probabilmente non avrebbe più rivisto sua madre e suo fratello, perciò cosa le restava? Provare ancora a sognare, perchè se anche i soprusi e le ingiustizie hanno smorzato la sua natura sognatrice, non può negare a se stessa questa caratteristica.

 

Piano piano, anche grazie a Dontos, capisce il reale interesse che si cela dietro le proposte di Margaery e Olenna, e durante il matrimonio con Tyrion dimostra l'orgoglio Stark, un orgoglio che non sempre è venuto fuori nei suoi familiari, e che è tanto simile alle "unghie e denti" tirati fuori quasi sempre da Arya. Inutile dire che mi ha fatto molto piacere, anche se mi dispiace per Tyrion...ma quantomeno lui non fa la vittima e sa che Sansa ha ben valide ragioni per disprezzare i Lannister.

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Piano piano, anche grazie a Dontos, capisce il reale interesse che si cela dietro le proposte di Margaery e Olenna, e durante il matrimonio con Tyrion dimostra l'orgoglio Stark, un orgoglio che non sempre è venuto fuori nei suoi familiari, e che è tanto simile alle "unghie e denti" tirati fuori quasi sempre da Arya. Inutile dire che mi ha fatto molto piacere, anche se mi dispiace per Tyrion...ma quantomeno lui non fa la vittima e sa che Sansa ha ben valide ragioni per disprezzare i Lannister.

 

L'orgoglio Stark è molto particolare, gli Stark sono orgogliosi per le loro tradizioni e per per il loro onore. L'orgoglio che ha tirato fuori Sansa ha altre origini, lei è stata staccata dalle sue radici e mi piace pensare che tutto il suo carattere si basa sulle sue esperienze dirette e non su dei preconcetti. Il suo orgoglio è si riferisce alle sue personalissime conquiste, lei ha avuto delle esperienze che nessun altro Stark in passato aveva vissuto, la forza che ha dimostrato appartiene solo a lei. Sansa ha sbagliato, ha sofferto, non è impazzita ed è sopravvissuta e si riconosce solo i reali meriti che ha nulla in più.

L'orgoglio di Arya si basa su dei preconcetti, io sono il lupo, sono forte, sono la Stark di Grande Inverno e ho il diritto di decidere la vita o la morte per un disertore. E' al quanto discutibile questa concezione del onore, una piccola ragazzina non ha fatto niente e non ha conquistato niente per poter fare giustizia sulle vite altrui. Spero che i senza volto riescano a trasmettere un po' di calma e umiltà alla lupachiotta.

Per non parlare di Cersei e Dany che hanno una concezione talmente distorta del onore della loro famiglia che ignorano completamente le loro personali capacità, meriti e fallimenti.

 

Sansa riconosce finalmente il suo diritto ad essere rispettata, si ricorda di essere una Strak, ma non si monta la testa.

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E pensare che il tuo primo post su Sansa era pieno di "odio" :D
Ho letto tutta la discussione ma fino ad oggi non ho avuto molto tempo per rispondere .

 

 

il fatto di giudicare gli altri spesso sulla base dell'aiuto che le hanno fornito, Petyr ne è l'esempio eclatante, senza riuscire ad andare oltre, a vedere che c'è dell'altro

Sono d'accordo sul fatto che Sansa abbia una moralità meno rigida dei suoi parenti ( per fortuna)anche se fino ad un certo punto, ma non sono d'accordo sul fatto che lo faccia perchè non veda oltre . Sansa ha sempre dimostrato buone capacità interpretative , ovviamente quando non si fa prendere dalle sue fantasie . Petyr per me ne è proprio l'esempio .

"Petyr ha salvato Alayne, sua figlia" le sussurro una voce ignota. Ma lei non era soltanto Alayne, falsa figlia bastarda del lord protettore della Valle, era anche Sansa Stark di Grande Inverno. E a volte aveva l'impressione che anche il lord della Valle fosse due persone. Una era Petyr Baelish, quello che voleva proteggerla, sensibile, divertente e delicato… l'altro era Ditocorto, il nobile intrigante che lei aveva conosciuto ad Approdo del Re, l'uomo dal sorriso mellifluo, che si accarezzava la barbetta mentre sussurrava chissa che cosa all'orecchio della regina Cersei. E Ditocorto non era amico di Sansa Stark. Quando Joffrey si divertiva a farla picchiare dagli uomini in bianco, era stato il Folletto a difenderla, non Ditocorto. Quando la folla inferocita e affamata aveva cercato di stuprarla, era stato il Mastino a portarla in salvo, non Ditocorto. Quando i Lannister le avevano imposto contro la sua volonta di sposare Tyrion, era stato ser Garlan Tyrell il Galante a darle conforto, non Ditocorto. Per lei, Ditocorto non aveva mai alzato neppure il suo dito piu corto."
"Tranne che per farmi fuggire dalla Fortezza Rossa. In questo mi ha aiutata. Io credevo che il mio eroe fosse ser Dontos, il mio povero ubriaco, invece era sempre stato Petyr. Ditocorto era soltanto una maschera che lui era costretto a indossare." Solo che a volte Sansa trovava difficile capire dove finiva l'uomo e iniziava la maschera. Ditocorto e lord Petyr si assomigliavano in tante cose. Fosse dipeso da lei, sarebbe fuggita da entrambi, solo che non esisteva un luogo dove potesse andare. Il castello di Grande Inverno era stato bruciato e abbandonato. I suoi fratelli minori, Braci e Rickon, erano morti e sepolti. Alle Torri Gemelle, Robb, il primogenito, era stato tradito dai Frey e assassinato assieme alla lady sua madre. Tyrion era stato messo a morte con l'accusa di avere avvelenato Joffrey. Quanto a lei, se mai avesse fatto ritorno ad Approdo del Re, la regina le avrebbe fatto staccare la testa. Lysa Arryn, la zia in cui Sansa aveva sperato, aveva cercato di ucciderla. Suo zio Edmure Tully era prigioniero nelle segrete dei Frey. Ser Brynden Tully, il Pesce nero, il suo prozio, era sotto assedio a Delta delle Acque. "L'unico posto dove posso stare e questo" penso Sansa con disperazione "e l'unico amico che ho e Petyr."

 

Sansa ha un rapporto strano con le menzogne, al Tridente ha mentito e ha continuato a sostenere la sua posizione falsa, le cose cortesi che si costringe a a dire sono spesso vuote e prive di significato quindi false, dopo l'esecuzione di Ned era costretta a mentire tutto il tempo per sopravvivere. Baelish e il Mastino hanno cercato di convincerla che tutti mentono e alla fine Sansa non ha una posizione univoca sull'argomento.



Ho sempre trovato molto interessante il discorso sulle menzogne , sia nel libro che nella serie si è insistito parecchio su questo concetto , dalla Sansa incapace di mentire di "tutti mentono meglio di te" , alla Sansa di "menzogne e vino dorato di Arbor " per finire a "Se una bugia è detta a fin di bene non c'è malvagità" , proprio in questa occasione , secondo me, c'è stata la sua presa di posizione in merito . Il percorso che ha fatto l'ha portata a considerare il mentire come un mezzo necessario , prima per sopravvivere , dopo per riuscire ( si spera in futuro) a ""ottenere quello che vuole"".

 

 

"Anche se Dontos dovesse avere ragione, anche se è Grande In­verno che Willas vuole veramente,forse finirà comunque per amarmi per come sono."

Questa frase a me ha sempre fatto una tenerezza incredibile ,soprattutto se confrontata con "Nessuno mi sposerà per amore. Mai"

Per quanto sicuramente pecchi di ingenuità ho sempre apprezzato il fatto che Sansa continui a sperare in qualcosa di "buono" .

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Complimenti per la voglia di scrivere queste analis così approfondite, in effetti Sansa è un personaggio che offre parecchi spunti di riflessione :)

 

Sansa e Sandor, parte seconda.

 

In tempesta di spade Sansa e Sandor hanno tre importanti dialoghi, l’atteggiamento violento del Mastino si fa più marcato rispetto al primo libro. Sansa cresce ed impara molto, ma Mastino continua ad infierire deridendo i suoi ragionamenti, in un periodo come quello con le continue offese da parte di Joffrey e Cersei è a dir poco inopportuno opprimere la ragazza ancora di più.

Scriverò forse cose discutibili, secondo me il Mastino ha il profilo psicologico del marito che picchia la moglie, ha bisogno di confermare la sua superiorità minacciando una ragazzina, impartendole lezioni di vita si sente più intelligente.

 

Su questo passaggio non sono molto d'accordo. Il Mastino è sì un personaggio violento e cinico, ma nei riguardi di Sansa i suoi gesti devono essere visti alla luce di quello che per me è il suo primario "motivo di interesse" verso di lei: lui rivede in Sansai il se stesso umiliato e brutalizzato dal fratello, le angherie di Joffrey su di lei gli ricordano tutto questo. Poi ci può essere anche della banale attrazione, perchè Sansa è molto bella, ma io non ci vedo un vero e proprio interesse romantico.

 

Non direi che la deride per sentirsi superiore o più intelligente, ma perchè è frustrato nel vederla sottomessa a chi le fa del male e vorrebbe farle aprire gli occhi. Il problema è che per farlo usa a sua volta modi violenti, gli unici che conosce e che derivano anche dal suo vissuto, resi ancor pià accentuati dal bere (infatti l'apice di tutto questo è la famosa scena nella camera di Sansa, dove Sansor è ubriaco).

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