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Viserion

XXXI Contest di Scrittura Creativa: IL FUOCO

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Periodo impegnativo al massimo, ma mi dispiaceva non riuscire a postare nulla.

Stamattina una fiammella si è accesa e sono riuscita a buttare giù qualcosa, anche se non c'entra assolutamente nulla con le mie idee iniziali. Ma ci dobbiamo accontentare, suvvia.

 

XXXI Contest di scrittura creativa.

Titolo. Eloise.

Caratteri 3251 (letter count)

 

Eloise fissava le lingue di fuoco che si alzavano verso il cielo stellato, il buio della notte che veniva spezzato in maniera così innaturale e violenta. Così diverso da quello più gentile delle torce o dei semplici falò, quel fuoco così grande ed esteso le faceva una gran paura, come se all’improvviso avesse potuto lambire le povere case del villaggio e distruggere definitivamente le loro esistenze.

Come se non le stesse già distruggendo…

Dovette trattenere le ormai familiari lacrime mentre una fiammata particolarmente forte la costringeva a girare il viso di lato. A stare così vicina rischiava che le scintille raggiungessero i suoi vestiti ed i suoi capelli, ma per come stavano le cose non le importava.

Forse bruciare in quella pira non sarebbe stato più doloroso di quanto stava provando in quel momento. Magari quelle fiamme sarebbero riuscite a portare un minimo di calore nel suo cuore ormai imprigionato nel gelo della disperazione.

Istintivamente le sue braccia si strinsero ulteriormente al corpicino di Janet.

Forse… in certe occasioni era preferibile morire piuttosto che vivere.

“Oh no, cara – una voce accanto a lei la riportò alla realtà – anche Janet… quando è successo?”

Eloise scosse il capo, incapace di parlare… incapace di dire la cruda e semplice realtà. Perché era troppo surreale pensare che la sera prima aveva messo a letto la sua bimba, cantandole la solita filastrocca, e la mattina l’aveva trovata con i segni dell’epidemia. Nemmeno tre ore e Janet era spirata, proprio come la fiammella delicata della candela che lei stessa amava spegnere prima di andare a letto, quasi fosse una piccola magia per andare nel mondo dei bei sogni.

Piccola fiammella dolce e delicata, ecco cos’era Janet, con le sue trecce dorate e gli occhi color del mare… con che coraggio poteva cederla a quel fuoco così forte e violento? Quella pira dove tutti loro prima o poi sarebbero finiti se quella malattia non avrebbe allentato la sua presa.

Il prete le si avvicinò con aria triste e posò una mano segnata dalle rughe sulla testa della bambina, tracciando il segno della croce. Era stanco padre Lucas, stanco di dover fare quel gesto troppe volte in un giorno, su quelle anime innocenti che lui aveva visto crescere.

A che serviva parlare di fuoco dell’inferno per le anime dei malvagi? Di apocalisse e giorno del giudizio come avevano fatto quei predicatori venuti qualche settimana prima?

Dove erano i cattivi che dovevano bruciare in eterno? Dove erano le anime empie che meritavano quel castigo divino?

“Coraggio, Eloise – il robusto fabbro Stefan, uno dei pochissimi guariti dalla piaga, le prese Janet dalle braccia… un gesto così gentile e delicato per uno come lui – cerca di essere forte.”

“Forte… marito e figlioletta nell’arco di una settimana. Come si può essere forti?” la voce femminile era carica di rancore. Verso Dio, verso quella vita crudele, verso quelle promesse di paradiso che sembravano solo un’amara illusione per rendere sopportabile tutto quello.

Ma Eloise continuava a fissare quella pira orrenda.

Alzò gli occhi al cielo solo due secondi prima che il piccolo corpicino di Janet si unisse ad alimentare quelle fiamme.

Le scintille che salirono improvvise verso il cielo notturno le sembrarono lacrime.

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Brava anche Erin, scusate se lo dico, non è per mancanza di riguardo verso gli altri che hanno scritto, e spero scriveranno ancora nei contest, ma per ora ho letto le scrittrici che più coinvolgono il mio stato d'animo e toccano le mie corde.

 

Ne mancano ancora due... delle storiche scrittrici del nuovo corso del contest, Ygritte e Idriel, poi ci sarebbe Aeron :)

 

Mentre è risaputo che amo lo stile di Ser Lostdream, e probabilmente non l'ho mai detto, ma mi piace molto la capacità di Ser Matthews di stupire(non solo quella eh, ma quella è la particolarità che più mi piace dei suoi scritti).

 

Monica mi piace per scelte di argomenti sempre realistici e capacità di sintesi,

 

Di Albert mi piace l'inventiva e ultimamente la capacità descrittiva, cosa che mi piaceva molto di kinginthenorth!!! (dove seiiiii???). e di Lochlann!

 

Mi manca anche l'anima della struttura(sembrerebbe una contraddizione in termini) di Misterpirelli.

 

Aspetto invece nuove performance dei più "giovani" arrivati, Akyan, Baelor, Alchimista(dove'è?), e poi la capacità complessa della Sposa del Re, di Daerys...(scomparso!!! Uff) e di Laren Dorr!

 

Mi manca maledettamente la saga di Eddard Greyjoy!!!

 

E ultime ma non ultime la dolce ironia di Cavaliere... e quella più recente per il contest di Senza Volto(che spero che scriva infatti).

 

Insomma mi mancate tutti, quando non scrivete. Anche Metaomorfo che è risaputo, è cattivo, ma l'unico scritto che ha fatto era di un'infinita sensibilità!

 

Infine aspetto sempre Bimbina!!! :)

 

 

riassumendo:

 

Scriveteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee(mi scuso con chi non ho nominato... non è di certo perché non vi ho apprezzati nella lettura, non mi è mai capitato di leggere una stupidata in questi contest, nemmeno una!)

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Contest di scrittura creativa XXXI

Titolo: Per un Raviolo o poco meno.

Caratteri: 2723

 

Un istante.
Basta un istante per cambiare le sorti non solo della storia, ma più banalmente quelle della propria vita.
Stava facendo pensieri profondi, lo capiva, eppure in quel momento non poteva farne a meno. Le mani le tremavano, non poteva permettersi errori, ne andava del suo futuro e lo sapeva.
Con un gesto ormai collaudato da anni di esperienza culinaria decise di tagliare la pasta leggermente più spessa rispetto al dovuto, ma voleva che la cannella che aveva incluso nella ricetta si sentisse per bene.
Una noce di ripieno a base di ricotta e nocciole.
La striscia ricoperta da altra pasta. Con delicatezza fece uscire l’aria in eccesso, in modo tale che cucinandoli non si rompessero. Con fermezza li pizzicò con i rebbi della forchetta e li spostò su un vassoio leggermente infarinato.
Si lasciò andare ad un piccolo sospiro di sollievo. I suoi ravioli erano perfetti.
Si permise di lanciare un’occhiata ai suoi compagni di corso: Melinda era in crisi con la pasta, sicuramente troppo sottile e che le si sfilacciava in mano. Paolo aveva la fiamma dell’olio troppo alta, rischiava di bruciarlo. Fece un sorriso, sarebbe stata la migliore.
Fece in un lampo un secondo raviolo e accese la cappa di ventilazione. Il forte ronzio non le permise più di sentire i suoni accanto a lei.
Versò l’olio di girasole in una profonda pentola di acciaio e con l’acciarino fece nascere la fiamma. Era una fiamma blu, il metano che bruciava ad alte temperature. Era quello il vero momento fondamentale, mantenere sotto controllo i gradi, ma senza termometro, erano stati categorici. Erano li per dimostrare la loro bravura, saper friggere era una delle prove fondamentali.
Attraverso la fiamma vide la sua vita cambiare, entrare in uno dei più importanti hotel del mondo, partire dal basso, certo, e finire gestendo l’intera cucina come executive chef. Avrebbe dato un motivo di orgoglio a tutta la sua famiglia, la mamma soprattutto.
Prese un piatto e lo coprì con delle carta paglia, poi ne prese un secondo per lasciare l’impronta di una forchetta con la cannella come decorazione.
L’olio era pronto: non bruciava, ma era caldo a sufficienza da far sfrigolare una briciolina di pasta.
Eccolo il momento.
Quello era il punto di partenza per spiccare il volo.
Guardò la fiamma e prese un respiro profondo. I ravioli iniziarono subito a friggere spargendo il classico odore di cucina. Spense il fuoco e girò i due dolcetti: belli dorati e sicuramente croccanti. Li scolò e li fece asciugare sulla carta paglia.
Un filo di miele ed erano pronti.
Mentre l’insegnante assaggiava il suo piatto chiuse gli occhi.
Bastava solo un istante per cambiare la sua vita, un istante lungo come la vita di un fiammifero.

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XXXI Contest di scrittura Creativa

 

Titolo: Il fuoco uccide le persone.

 

Caratteri: 3576 (letter count)

 

<< Tra venti minuti si inizia>>

 

A Luana tornó in mente la serata di dieci anni prima in cui la sua maestra aveva detto la stessa frase. Luana era una bimba di nove anni allora e stava per salire sul palco come Gretel, nella storiella di Hansel e Gretel. Sarebbe stata la sua prima recita e lei era terrorizzata. La scena che la spaventava di piú era quella del fuoco. La strega voleva cuocere Gretel, ma Hansel l'avrebbe salvata. Luana, peró, temeva il fuoco. Allora si avvicinó a lei il bimbo che avrebbe interpretato Hansel, dicendole: "Abbiamo provato la scena tante volte, non avere paura. Nella realtá il fuoco uccide le persone, ma questo fuoco non é reale, é scena". Questa frase in qualche modo la tranquillizzó e la scena del fuoco fu la migliore. Una recita splendida. Per Luana, la prima di tante. Negli anni a seguire avrebbe interpretato diversi ruoli, ma tutti con la medesima bravura e determinazione.

 

Poi i suoi ricordi cambiarono e tornarono ad un anno prima. Aveva diciotto anni ed era il suo ultimo anno di liceo classico. Coi capelli rosso fuoco era appena stata sul palco come Discordia, al banchetto di Peleo e Teti. La passione per ció che faceva ardeva come fuoco nei suoi occhi e come al solito conquistó la scena ed il pubblico. Ma, come al solito, suo padre non c'era. Lui, dopo Hansel e Gretel, non aveva visto nessuno spettacolo della figlia e Luana non capiva il perché. Quella sera lo scoprí. Sua madre, al termine dello spettacolo, si avvicinó a lei e, vedendo che era un po' triste per l'assenza del padre, le disse: "Sei stata magnifica come al solito cara, hai conquistato il pubblico, nei tuoi occhi il desiderio di recitare brucia come un fuoco di enormi dimensioni. Ma ricorda che il fuoco uccide le persone. Anche tuo padre aveva lo stesso fuoco negli occhi e tu hai visto cosa ne é stato." Il padre di Luana soffriva di depressione, la madre sosteneva che la causa era di essere stato tanto in alto, di aver quasi realizzato tutti i suoi sogni, ma poi essere caduto bruscamente, senza mai rialzarsi. Temeva potesse accadere lo stesso alla figlia.

 

Ma Luana non si era fatta scoraggiare e aveva continuato per la sua strada, seguendo le sue passioni.

 

<< Tra quindici minuti in scena. >>

Ora era terrorizzata. Era il suo momento, il sogno di una vita. Lei era lí, al Globe Theatre di Londra, e stava per salire sul palco come Giulietta Capuleti. Avrebbe interpretato una giovane eroina che si era innamorata e aveva bruciato tutte le tappe, facendosi travolgere da un Amore e una passione ardente, che l'avrebbe portata alla morte. Luana stava tremando.

Fu allora che si avvicinó a lei il ragazzo che avrebbe interpretato Romeo al suo fianco, dicendole: << Abbiamo provato tante volte, non avere paura. Sarai la Giulietta perfetta, perché riesci a rendere molto realisticamente la passione e il desiderio che prende la giovane ragazza e la brucia fino a portarla al suicidio. Riesci a far capire che il desiderio ardente, che il fuoco, uccide le persone.>> Luana non poté far altro che sorridere. Il suo amico Emiliano era sempre stato al suo fianco, aveva interpretato il suo salvatore Hansel, ora sarebbe stato il suo Romeo. "Si sbaglia" pensó Luana. "Tutti si sbagliano. Il fuoco uccide le persone, ma non sempre". Luana non era stata uccisa dal fuoco, come non era accaduto a Gretel dieci anni prima. Ma il fuoco l'aveva inghiottita, le aveva fatto nascere negli occhi quell'ardore che ancora faceva stupire tutti e la distingueva dagli altri attori. Il fuoco le aveva aperto gli occhi. Il fuoco l'aveva fatta rinascere e vivere.

 

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E un benvenuto a Lady DragonSnow!

 

Brava! Bel racconto!

 

Come quello dell'altra Lady Monica, ex RobynSnow(ma sarete mica sorelle? :D)

 

Ripeto, per giudizi magari un po' più personali aspetto il periodo delle votazioni, quelle del contest s'intende :D

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Purtroppo ho problemi a postare il racconto.. Ho provato con mac e pc, usando explorer, safari e opera.. Ma mi da sempre errore... Ho provato a copiare e incollare su tapatalk ma mi ha messo fuori posto tutti gli a capo e ho provato a correggerli manualmente...

Non so come si vedrà..

Inoltre lettercount ad ogni tentativo mi da un risultato diverso... Spero funzioni..

 

XXXI Contest di Scrittura Creativa

Titolo: Giocare col fuoco

 

Chi gioca col fuoco, finisce per bruciarsi.

Quando il fuoco è una rossa con le curve mozzafiato e le tette enormi però, son disposto ad essere incenerito. La guardo togliersi la gonna larga quanto una cintura e so, senza dubbio, che quella donna porterà guai. Dovrei essere lontano, ma non m’importa. Io voglio di più. Sempre. Mai accontentarsi è la mia unica regola… E forse la mia rovina.

“Sei bellissima,” le ripeto.

Lei lo sa ed io parlo troppo. Mi chiude la bocca con un bacio ed inizia a muoversi su di me.

Mai abbassare la guardia è l’altra mia unica regola, ma in quel momento non capisco più nulla. Per questo non sento la porta aprirsi e non vedo gli uomini entrare nella stanza.

Il colpo alla testa, invece, lo sento benissimo; poi non vedo più nulla.

 

Chi gioca col fuoco, finisce per bruciarsi.

Quando il fuoco si fa chiamare il Cannibale, forse è meglio stargli alla larga. Ma, come vi ho già detto: io voglio di più. Per questo non ho resistito quando uno dei suoi sgherri mi ha chiesto di fare un lavoro per lui. La paga, solo una piccola percentuale sul suo guadagno totale. Non mi sembrava giusto e non ho saputo resistere.

A svegliarmi è una secchiata d’acqua gelida.

Annaspo alla ricerca di aria e cerco di divincolarmi. Più per istinto che altro. I lacci alle mani e alle gambe mi tengono incollato alla sedia. Nella stanza c’è poca luce, ma riconosco subito i tre uomini davanti a me.

“Ma guarda: lo Stupido, il Brutto e il Cattivo. Ci siete tutti!” esclamo.

Non è una buona idea e il pugno del Cattivo lo sottolinea.

“Shtupido c*glione, non ti bashtava fregare il capo. Dovevi anche f*ttergli la donna?” quello era sicuramente il Brutto.

“Andiamo, puoi biasimarmi?”

Lo Stupido ridacchia. Il Cattivo non ha lo stesso senso dell’umorismo e questa volta sento anche un dente rompersi.

“Vacci piano o lo farai shecco! Dobbiamo ashpettare il capo.”

Ed è quello che facciamo: aspettiamo. Loro il capo. Io un’occasione.

Mi sono già trovato in brutte situazioni e quello che ho imparato è che bisogna avere pazienza. Un’occasione arriva sempre. La mia si presenta dopo circa mezz’ora.

Suona un cellulare, il Brutto risponde ed esce dalla stanza per parlare. Il Cattivo è di spalle ad affilare degli strumenti il cui scopo sicuramente non mi piacerà. È concentrato e fa rumore. Bene. Resta lo Stupido.

“Ehi!” lo chiamo a bassa voce, “Psst! Ehi!”.

“Che c’è?”

“Avvicinati”.

Lui si volta dubbioso verso il suo compare, ma non gli va di disturbarlo mentre prepara i suoi attrezzi.

“Cosa vuoi?”

“Devo pisciare”.

“E cosa vuoi che me ne freghi?” esclama con una smorfia.

“Pensaci bene, a chi toccherà pulire il casino che farò?”

Lo Stupido abbassa lo sguardo.

“Avanti amico, devi solo portarmi quel secchio laggiù e slacciarmi i pantaloni”.

Ci riflette un attimo e poi decide che non c’è nulla di male. Fase uno completata.

Quando si avvicina mi slaccia i pantaloni.

“Bene amico, ora arriva la parte spiacevole. Dovresti tirarmelo fuori e prendere la mira”.

“Col ca**o!” esclama con aria schifata.

“Io pensavo con la mano, ma non sono nella posizione di desiderare troppo”.

“Fai da solo. Per chi mi hai preso?”.

“Ehi amico, mi piacerebbe! Ma come pensi che possa fare dal momento che ho le mani legate?”.

Quella fredda analisi logica lo lascia per un attimo spiazzato. Lo vedo mettere a fuoco qualcosa davanti a lui, riflettendo su qualcosa. Si gira verso il Cattivo e poi di nuovo verso di me.

“Farai il bravo e in fretta?”.

“Promesso”.

Lo Stupido sospira e con un’alzata di spalle inizia a slegarmi le mani. Fase due completata.

Lo ammetto, un po’ mi dispiace vedere il suo sguardo annebbiarsi mentre le mie mani si stringono sulla sua gola. Meglio lui che io del resto. Non mi piace morire.

Appena finito lo appoggio lentamente a terra, mi libero le gambe e con il pesante catino di metallo mi avvicino al Cattivo. Troppo facile. Presi alle spalle, anche i duri sono innocui come agnellini. Fase tre completata.

Quando entra il Brutto, ho un machete in mano.

“Shcusa” gli dico, “non ho tempo di ashpettare il tuo bossh”.

Non emette neppure un gemito che anche lui è sistemato.

Anche questa volta me la sono cavata, ma il lavoro non è ancora finito. Devo spegnere il fuoco.

 

Il Cannibale arriva accompagnato da altri due scagnozzi grandi come armadi. Li sistemo subito con due colpi di pistola. Lascio il capo per ultimo.

Lo osservo mentre mi fissa con odio.

“Tu! Maledetto truffatore figlio di p*tt*na!” mi urla contro. Non è carino.

“Sai,” gli dico, “io ho una sola regola: mai fare affari con un disonesto. Dovresti adottarla anche tu.” Gli sparo. Vittoria.

 

***

 

“Il mio Capo ha un affare da proporti,” mi dice un uomo al bancone del bar, “dicono che sei bravo”.

“Bravo? Il migliore”.

“Bene, allora il Macellaio vuole parlarti”.

Io ho una sola regola: mai lasciarsi sfuggire un buon affare.

Un sorriso mi si allarga in viso. Finisco il mio drink e lo seguo.

Chi gioca col fuoco, finisce per bruciarsi.

Non imparerò mai.

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XXXI Contest di scrittura creativa

Titolo: Lui

Caratteri (Letter Count): 3565

 

Interessi, passioni. Oh, lui ne aveva così tanti! Mai nessuno che durasse più di due settimane certo, ma l’impegno che ci metteva era ineguagliabile. Una settimana prima era il maggior esperto in astrofisica in circolazione, quella dopo avrebbe potuto essere il più accanito sostenitore dell' animismo e quella dopo ancora un eccellente paracadutista. All'inizio lo prendeva la smania di conoscere ogni minimo dettaglio della sua nuova infatuazione, un accanimento febbrile nello scovare ogni singola informazione, la voglia irrefrenabile di saperne sempre di più e spingersi oltre ogni limite. Se durante questa fase cercavi di proporgli altri argomenti ti rispondeva con un brusco "Sciocchezze!". Con la stessa violenza con cui una nuova passione iniziava, allo stesso modo finiva: distruggeva ogni traccia di quell'interesse, immediatamente sostituito da un altro.

Anche il suo carattere era volubile, altalenante: era capace di arrabbiarsi per un nonnulla, di infervorasi per delle piccolezze in maniera molto violenta, però, altrettanto velocemente si sarebbe calmato, come se non fosse successo nulla. Non aveva mezze misure, ogni emozione che provava era intensa quanto effimera. Vagava come uno spirito tormentato, alla disperata ricerca di qualcosa, qualcosa che più lui le si avvicinava più questa si allontanava.

Era alto, allampanato, con profondi occhi scuri, infossati in un volto dai lineamenti duri, spigolosi, guance scavate e la bocca perennemente piegata in un'espressione di sfida. Non aveva molti amici, non ne aveva il tempo, né la voglia. Le poche persone che aveva conosciuto piombavano nella sua vita quasi per caso, per sbaglio, per uno scherzo del destino. Stando con lui, alla lunga si finiva per scottarsi, perché aveva il dono (o maledizione?) di rimanere impresso indelebile nel cuore della gente, trascinandosi dietro quantità spropositate di relitti umani, persone abbandonate, interessi accantonati. Guardandolo, non riuscivo ad immaginarlo anziano o con una famiglia accanto. Il suo futuro mi appariva come un buco nero. Lo osservavo e cercavo di stargli sempre vicino nel timore irrazionale che spirasse da un momento all'altro.

Negli ultimi tempi cambiava interesse nel giro di due giorni. Non l'avevo mai visto così affannato, sembrava un lupo insaziabile, con gli occhi fuori dalle orbite e profonde occhiaie. L'unica cosa che riusciva, seppur per poco, a placare la sua fame erano le informazioni e la continua ricerca di qualcosa. Forse quel Qualcosa con la q maiuscola.

L’ultimo giorno ,invece, lo trovavi seduto a contemplare la fiamma di una candela, attento che questa non si spegnesse. Non serviva a niente tentare di smuoverlo da lì, non c’era verso. Ignorandolo tornai alle mie faccende, ma una sensazione opprimente di disfatta mi spinse a tornare da lui. Mi guardò negli occhi. Nel suo sguardo lessi un profondo senso di sconfitta. Mi rivelò tutto, ogni cosa: il motivo per cui negli ultimi tempi era così strano, il motivo per cui aveva accumulato tutte quelle conoscenze ed esperienze: per esaudire il suo desiderio, per avere l’occasione di poter fare la differenza prima che il suo tempo scadesse, perché, ahimè, lui ne aveva così poco! Il fuoco che lo spingeva a cimentarsi anima e corpo in qualunque cosa facesse, era lo stesso che lo stava lentamente consumando.

Ci guardammo, entrambi con le lacrime agli occhi, e ci scambiammo un tacito saluto:

Addio mamma

Addio figliolo

La candela si spense, emettendo un sottile filo di fumo. Lui non c’era più.

Rimpiango la sua morte prematura da sei anni ormai.

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Finalmente mi sono convinta a postare il mio breve racconto. Mi piace molto scrivere, ma non pretendo di certo di essere eccelsa :ehmmm: Spero che sia di vostro gradimento (detto così sembra che mi riferisca ad un piatto di pasta :blink: ) e che non sfiguri di fronte agli altri racconti in gara :unsure:

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xxx Contest di Scrittura Creativa

il Dono

 

Quando i giorni iniziarono a perdere senso, l’Aquila arrivò, come sempre.

Con il suo incedere impassibile, fendeva le candide nuvole al ritmo del mio cuore, sempre più veloce. Appena si posò sul mio ventre, dimenticai l’agonia delle catene e della nuda roccia, in attesa dello strazio.

<< Aspetta! >> da chissà dove, dentro di me, trovai parte del mio antico coraggio. L’Aquila si fermò, poco prima che il suo becco incontrasse la mia pelle, fissandomi di sbieco. Ormai avevo iniziato, tanto valeva provarci. << Dimmi qualcosa, qualunque cosa, ti prego. Ne è valsa la pena? Cosa stanno facendo con il mio dono? >>

L’Aquila attese per interminabili istanti, poi si guardò attorno e rispose: << Cose meravigliose. >> la sua voce era dolce e selvatica, come il profumo di resina. << Ora possono scaldarsi d’Inverno, difendersi dalla notte, cuocere il cibo... ne ho visto uno sciogliere la pietra per ricavare del metallo, chissà cosa se ne farà... >>

Così come si era interrotta, di colpo riprese il suo compito. Iniziò a farsi strada fino al mio fegato, mentre rivoli di sangue scendevano a valle, insieme a lacrime di gioia.

 

 

Quando anche gli anni sembravano non avere più senso, l’Aquila arrivò, lottando ferocemente contro una tempesta. Il vento sferzava le carni, la pioggia pungeva la mente.

I suoi artigli penetrarono senza pietà nei miei fianchi, nei suoi occhi gialli si agitava un misto di determinazione e disperazione.

<< Zeus è morto! >> Sbraitò in mezzo alla bufera. << L’ultima dei credenti è stata arsa viva dai seguaci del Dio Schiavo... è questo che volevi?? >>

<< I-io non... >> Non sapevo cosa rispondere.

<< Avanti, dillo. Dillo! Io non volevo, non è colpa mia, non pensavo... quel branco di scimmie che ami tanto non fa che dirlo, per poi ricominciare. >>

<< Non può essere. Non può essere solo questo. >> gridai, più a me stesso che a lei.

<< Certo che no. Vuoi che ti parli di Roma? >> con un colpo del becco prese a dilaniarmi il torace. << Della Biblioteca di Alessandria? >> un altro colpo. << Delle armi da fuoco? >> ancora un colpo.

La crudeltà dei suoi affondi si alternava ai lampi accecanti, mentre i tuoni urlavano con me.

 

Quando persino i secoli smarrirono il loro senso, l’Aquila arrivò, planando stancamente. Le piume brune riflettevano un cielo caldo e opprimente, le catene erano roventi.

Appena atterrò su di me deglutii la mia stessa sete, in cerca delle parole giuste.

<< Un ultima volta. Devo sapere. Dopo avrai solo il mio silenzio. >>

<< Dovresti pensarci prima alle cose che doni... ed alle cose che chiedi. >> l’Aquila volse lo sguardo in lontananza. << Volano. >> disse sottovoce. << Volano più in alto di quanto abbia mai fatto e vanno sempre più veloci, anche se non sanno dove. Per farlo hanno sparso ovunque il sangue nero della terra, ma non sembra importargli. >>

<< Come dovrei vivere il resto dell’Eternità, allora? Tra il rimpianto per non poter vedere o il rimorso per quello che ho fatto? >>

<< Sono capaci di andare sulla Luna o di usare il fuoco segreto del cosmo contro sé stessi. È un dubbio troppo grande, perfino per un Titano. >>

La osservai mentre mi squarciava le interiora. Aveva una tale naturalezza che, per un folle attimo, mi domandai che sapore avessi.

 

Quando, infine, il tempo stesso smise di avere un senso, l’Aquila arrivò.

Sentii il cupo e pesante fruscio delle sue ali mentre tenevo gli occhi chiusi, perso nel freddo che avvolgeva il mondo e la mia coscienza.

Si adagiò con una delicatezza inaspettata, ma forse era solo il torpore. Magari questa volta farà meno male, pensai.

Poi un rumore metallico, e il mio braccio sinistro fu libero.

Aprii gli occhi per vedere l’Aquila spezzare la catena del braccio destro con un colpo secco. Rimasi con il fiato sospeso fino a quando non fece lo stesso anche per le gambe.

<< Perché? >> non capivo nulla. Non capivo cosa stava succedendo, se potevo ancora muovermi, se mi ricordavo ancora come si facesse.

<< È finito. È tutto finito. >> teneva la testa incassata, china verso il basso. << Hanno finito le cose da bruciare. Niente più foreste, niente più idee... niente più umani. >> alzò le vuote pupille. << Sei libero adesso. Libero di soffrire altrove, da solo. >> e spiccò il volo.

Mi guardai intorno, lentamente, senza pensieri. Un sudario di neve copriva ogni cosa, una purezza bianca e quieta si estendeva all'orizzonte, dove l’Aquila svanì.

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XXXI Contest di scrittura creativa.

Tema: il fuoco.

Titolo: Nella fiamma.

 

Cuore battuto dalla pioggia,

l'orizzonte lo ha imbrigliato

ora che è mattino.

Cammino sulla spiaggia

dove la luna ha danzato

e i silenzi del giorno

ricoprono di sabbia infreddolita

conchiglie addormentate.

Altrove la testa gli occhi le mani.

Nel tuo corpo

che ho lasciato nel mio letto

abbandonato.

( Mi hai chiesto

se volevo per davvero

la tua parte più brutale.

Ti ho risposto che la pretendevo.)

Sei sempre stato il fuoco

che mi rimane addosso

che invade

e brucia dentro.

Non serve spegnere l'incendio,

non resta altro che trattenere il fiato

e soffocare,

abbracciare la fiamma

che ci avvolge

e brucia intorno.

Noi non ci dobbiamo preoccupare

siamo quelli che ci diamo fuoco

senza mai bruciare.

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Braviiiiii

 

bene bene, arrivano diversi racconti e poesie/prose, adesso però leggerle richiederà un po' di tempo, molto sommariamente e come sempre:

 

Non ce n'è uno che non mi piace!!!

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Non pensavo che avrei mai usato questo soggetto però bo, con questo tema (complice anche le letture di questo periodo) mi veniva sempre in mente ciò...quindi ho iniziato a scrivere ed eccolo xD

Mini-racconto :)

XXXI CONTEST DI SCRITTURA CREATIVA

TITOLO: L'Impero del Fuoco

CARATTERI (letter count): 2300

 

Quello che un tempo era fuoco ora era cenere. Quel luogo aveva abbagliato tutto il mondo per poi sparire nel nulla. I motivi di quel disastro sono sempre stati ignoti, ma quel giorno Raiavyl aveva intenzione di far scoccare la scintilla, di far riprendere le Fiamme.

Giunse in quelle lande desolate su una piccola imbarcazione, con un mantello nero il cui cappuccio ne celava il volto; solo i suoi occhi scintillavano nel buio. Nella barca con lui c'erano altri quattordici uomini, li fece posizionare in dei punti precisi e tutti seguivano le sue indicazioni. Quando lui dette un segnale i quattordici uomini si spogliarono completamente e iniziarono uno strano rituale; Raiavyl si posizionò al centro, sempre col cappuccio calato ed allargò le braccia. Dopo un po' di tempo iniziò a contare.

UNO. Uno dei quattordici uomini emise un urlo spaventoso e iniziò a contorcersi dal dolore.

DUE. Anche un altro si comportò allo stesso modo, ma non fu l'ultimo.

TRE. QUATTRO. CINQUE. SEI. SETTE. Le urla si facevano assordanti, si sentivano ossa rompersi e denti spappolarsi.

OTTO. NOVE. DIECI. UNDICI. DODICI. Ormai era come un unico urlo che si ergeva intorno a Raiavyl.

Poi l'uomo urlò anche lui un parola che in quelle terre non si sentiva da molto tempo: <<DRACARYS>>

Tutto avvampò.

I quattordici uomini smisero di urlare avvolti da delle torri di fiamme che sembravano finire solo in cielo, o forse anche oltre. Le ceneri dei quattordici negromanti sacrificati cominciarono ad aleggiare intorno alle fiamme, e a crescere in quantità, fino a che Raiavyl si tolse il cappuccio ed iniziò un rito poggiando i pungi e la fronte a terra. Le ceneri volteggiarono ancora ed alla fine formarono come un guscio nero alle fiamme, per contenerle.

Quando Raiavyl si rialzò le ceneri erano ormai delle torri alte decine di metri, con un cuore di fiamme. Le sue mani e la sua fronte sembravano bruciate, ma presto le ferite svanirono, e i suoi occhi violetti rispendevano. In testa non aveva capelli, ma come due piccole corna, e il suo collo sembrava ricoperto da squame.

In quel giorno imprecisato una delle più grandi città che il mondo aveva mai visto rivide la luce e risorse. Le Quattordici Fiamme ardevano di nuovo, il fuoco era tornato nella sua casa. Iniziò allora l'Impero del Fuoco, Valyria era rinata.

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Eppure un'idea discreta mi era venuta, ma non ho avuto davvero tempo stavolta. La prossima volta cercherò di esserci, non posso fare mica la meteora -_-

Comunque vedo che ci sono diversi racconti, complimenti! Ci vediamo per i voti :excl2:

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Bene. Siamo riusciti per fortuna ad avere partecipanti a sufficienza per dare due preferenze di voto. Da questo momento avete 4 giorni per votare i due racconti che preferite. Le votazioni termineranno venerdì alle ore 21. Buona fortuna a tutti i partecipanti!

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Comincio subito:

 

Maya

come sempre è un piacere leggerla, ho notato una piccolissima ripetizione, ma è una quisquillia.

La storia è noir! E io il nero(ok va bene passatemela), lo associo quasi indelebilmente al fuoco.

Ben caratterizzati i personaggi, e scorrevolissimo il racconto.

 

 

 

Erin

 

 

idem come sopra per Maya, è sempre un piacere leggerla, ha scritto una storia che prende il petto. Bellissime certe frasi nel contesto, veramente un gran lavoro!

 

 

 

Lady Monica

 

 

notevole ancora una volta come sappia prendere una situazione più che "normale", e renderla... quasi poesia. Posso sentire io stesso il fiammifero che sta per esaurire il suo fuoco... con l'incredibile attesa che porta.

 

 

 

Lady Dragon Snow

 

 

storia toccante che mi ricorda a tratti il Cigno Nero, per fortuna con un finale diverso, notevole come abbia descritto il rapporto col fuoco della protagonista.

 

 

 

Ser Lostdream

 

 

A tratti mi è sembrato di leggere un misto tra Sin City coi personaggi del western di Sergio Leone, e in mezzo m'è parso di intravedere Vargo Hoath :D , tutto assieme in un'ottima sequenza di dialoghi, e di scene consecutive.

 

 

 

Lady Nymeria Martell

 

 

Complimenti e benvenuta su queste pagine! Storia a tratti frenetica, direi volutamente, visto il finale poetico.

Qualche imprecisione o ripetizione di parole, ma... se le fa Maya, figuriamoci! E poi sinceramente, ok la forma, verso la quale non son poi neanche tanto predisposto tecnicamente, ma la sostanza e quello che resta di uno scritto sono la sua anima.

 

 

 

Aeron Plain

 

 

che diavolo di excursus storico leggendario sei riuscito a scrivere? Complimenti!

Prometeo... l'aquila e tutto intorno il mondo che brucia.

Proprio con quel fuoco della conoscenza.

Che dire, epico!

 

 

 

Albert Stark

 

 

La rinascita di Valyria!!! Breve e intenso, chissà come sarebbe davvero nella nostra beneamata saga un colpo a sorpresa così!

Sempre sorprendente nella scelta della storia, comunque. Per me è il tuo primo tratto caratteristico, ed è cosa di importanza grandiosa per chi scrive.

 

 

 

 

Ho saltato apposta Seija

 

 

A parte un inizio bello per descrizione, ma non nelle mie corde, l'ho trovato troppo canonico ecco, il resto, da quando il protagonista "parla" tra le parentesi, è un crescendo verso una passione incomprensibile se non per chi la vive e la condivide.

Uno spingersi oltre ogni limite, senza paura, perché in due ci si completa appagando desideri che, solo chi li condivide non li teme, ma al contrario se ne veste e se ne nutre appieno.

 

 

 

 

Adesso mi tocca votare e lo faccio subito!

 

Voto Erin e Aeron Plain

 

Medaglia di bronzo, purtroppo... per Seija! :(

 

Menzione speciale per Lady Monica e per Lady Nymeria Martell grazie ai loro finali che da soli varrebbero il voto!

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