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Viserion

XXXII Contest di Scrittura Creativa: IL GHIACCIO

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Letta anche Lady Dragon Snow, punto verde obbligato!

 

Bello scritto!

 

:) dai fatevi sotto, non temete, il ghiaccio reggerà il peso delle vostre opere, perché esse saranno bellissime e voleranno persino, come volano via le pagine di questi giorni di contest.

 

Non perdetevele! :)

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XXXII Contest di Scrittura Creativa.

Tema:il Ghiaccio.

Titolo: Chiedi alla luna.

Cielo cieco.

Silenzio-verde assenzio di fantasie bruciate.

Rilucono-forse pensieri che scoppiano.

Nessuno mi vede qui.

Il vento è freddo e sussurra,

il mio spirito cammina attraverso una nuvola scura.

Canta.

Cerca la sua ombra e non la trova

e lo fa inciampare perso in vita e momenti inimmaginabili,

tocca le piccole facce dei fiori e degli uccelli

e sa che se ne andranno.

Passo attraverso campi ghiacciati

lasciando scie di sangue per i miei aguzzini.

Un uccello di ghiaccio attraversa il cielo

preghiere e mani pendono da scuri pioppi.

Scavalco rottami e villaggi bruciati.

Un suono mi esce dalla gola-canti della cornacchia alla porta del vento.

Cos'è che ho dimenticato che mi tiene così lontana

dalla pienezza di ciò che sono stata?

Un proiettile alloggiato in un cuore ancora pulsante.

Una pietra con la rabbia di acqua morta che le passa sopra.

Il volto di una vita piena di coraggio che la paura non può toccare

né quando l'ultimo della mia razza scomparirà lasciandomi sola

né l'ultima volta dentro una luce soffusa del colore di piume grigiastre.

C'è un uccello che canta solo, su un albero scheletrico.

Qui lungo la riva del fiume

sono caduti pezzi di cielo che paiono schegge di un altro mondo.

Mi trascino-il sangue da contorno.

A sera,in alto, s'addensano colline come dune ventose,

non so se cumuli siano o nembi o cirri di mandria dispersa

disgregata che attende di farsi ordine o forse brada dilatata

lungaggini di infinito pensiero.

Risalgo da un sogno che sogna di cadere,

animale liberato, sciolto dai lacci divini e dal dovere della vita.

Eppure lo sento ancora

il senso segreto del mio sangue selvatico,

dei miei denti da lupa dove il giorno s'abbassa si annulla nella notte,

in un incidente di bulbi e tuberi che gonfiano

e scoppiano il sottosuolo del corpo di un remoto pandemonio.

Un volo di aironi irrompe nella mia testa

-piccoli territori si risvegliano dentro le foglie-

barlumi di una vita appena trascorsa.

I primi passi incerti e la caccia

per la prima volta il sapore del sangue in bocca.

Le danze alla luna

per la prima volta un corpo caldo dentro il mio.

I cuccioli e le stelle

per la prima volta la tenerezza di un momento.

Può darsi che ora io non sappia più leggere il cielo

e che mi appaia come effemeride sbagliata su dolori illividiti.

Flebili sento gli ululati degli spiriti dei lupi ormai polvere di questa terra.

Chiedi alla luna - dov'è ora il tuo branco?

Chiedi alla luna - dove sono le sere dolci la pioggia così bella d'agosto?

Chiedi alla luna - dov'è il tuo cuore gelato straziato maciullato?

Chiedile infine-nell'alba della violenza che colore ha il sogno

se non quello del furore del fuoco?

Fuochi fatui, fantasmagoriche luci accennate.

Come Dresda, Hiroshima, ossa e sangue di Guernica,

mani polverizzate, nel lavacro del mondo

inutili omelie scarnificate.

Vento fatto fiato sibilante di gelo, reso morbido dalla luna,

reso giallo nel livore del vuoto, di arti secchi e disarmati

come stecchi di uccelli pieni d'inverno.

Chiudo gli occhi e la vita-lenta

mi scivola da dentro il corpo.

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Grazie!!!

Il tema si prestava;appena ho letto"ghiaccio"ha fatto capolino la "mia"lupa.

All'inizio avevo pensato ad un racconto vero e proprio, ma poi, come al solito, non ho resistito al mio metro un po'.."bastardo",un po ' traballante.

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Io fra poco arrivo!!! Mancano i ritocchi finali ;)

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Visto che sono già fuori concorso, mi sono preso la libertà di non tagliuzzare il racconto per stare sotto i 5000 caratteri, spero solo di non annoiarvi!

Anzi, visto che sono doppiamente fuori concorso, non lesinate le critiche e gli appunti... tempo e voglia permettendo! :ehmmm:

 

XXXII Contest di Scrittura Creativa

Senza un nome

 

L’acqua della fontana bruciava la pelle, da quanto era gelida. Le forbici da lana erano ormai pulite, ma le sue mani non lo sarebbero mai state.

<< Mami! Mami, guarda... Nevica! >> la voce di suo figlio distolse Kamyla dai ricordi di quella notte di sei anni fa. Aveva ragione, grossi fiocchi di neve stavano iniziando a scendere timidamente dalle bianche nuvole sopra di loro. Tutt'attorno i picchi delle montagne sbiadivano.

<< Lo so. >> rispose secca. << Dai, adesso torna dentro, che prendi freddo. >>

<< Ma io non lo sento il freddo, lo sai! >> ed iniziò a correre avanti e indietro lungo il prato davanti a casa, prendendo la neve con la lingua di fuori. Rideva di gusto, l’eco della sua gioia scaldava la Valle di Altarocca.

Se solo non fosse un mostro.” I suoi lunghi capelli ondeggiavano ad ogni passo, più bianchi del ghiacciaio all'orizzonte. I suoi occhi erano rosso scuro, come il sangue di Henrich, suo marito.

 

Quella notte, dentro quelle mura in legno di quercia, grida seguirono altre grida. Il suo lungo travaglio, il primo pianto di un neonato, la paura, la rabbia e poi il silenzio della tragedia.

<< Un mostro. Guarda la sua pelle, i suoi occhi... È un Figlio dei Ghiacci! >> la luce delle candele donava al terrore di Henrich un aspetto grottesco. << I Demoni delle Montagne ci hanno maledetto. Kamy, se lo sa il villaggio... >>

<< Siamo morti. >> finì lei.

<< Dobbiamo, devo... eliminarlo. Presto, lascialo andare, lascialo a me. >>

Kamyla fissava la piccola creatura agitarsi fra le sue braccia, lo sguardo così simile al padre. Voleva bene a suo marito, ma quando si protese verso di lei, il suo unico pensiero fu cercare qualcosa affianco al letto e colpire. Un suono sordo, di rottura. Il peso morto di Henrich steso sulle sue gambe. La bugia di pietra stretta nella sua mano sinistra, insanguinata...

 

<< Mami? Sta arrivando qualcuno. >> Suo figlio la richiamò di nuovo alla realtà. Si era fermato di colpo e guardava il sentiero che scendeva verso il villaggio.

<< Dove? >> gli chiese, avvicinandosi. La nevicata stava riducendo la visibilità, ma la sua vista era ancora buona.

<< Sono ancora un po’ lontani, ma fra poco sono qua. >> il tono impassibile della sua voce la innervosì.

<< Come fai a saperlo? >>

<< Me... Me lo ha detto il vento. >> disse con fare colpevole.

Una scossa di brividi le attraversò la schiena. “Perché? Perché proprio a me?”

Gli tirò uno schiaffo.

Un rosa tenue colorò il pallore della guancia colpita, ma fu la sua unica reazione. “Non piange mai. Non piange da quella notte, come me.

<< Quante volte te l’ho detto di non dire queste cose? >>

<< Ma Mami, è vero... >>

<< Adesso basta. Torna subito dentro e stai zitto finché non te lo dico io. >>

Dopo che suo figlio s’incammino lentamente verso casa, Kamyla mise le forbici nella tasca del grembiule ed attese con le braccia incrociate.

Non aspettò molto. Tre figure iniziarono a delinearsi dietro la turbolenta patina di neve.

<< Ce ne vuole, per arrivare fin qui. >> esordì il più alto fra di loro, un giovane con i capelli e la barba marrone chiaro. La pesante cappa di lana e l’armatura di cuoio lo facevano sembrare più grosso di quello che il suo viso suggeriva, camminava usando la lancia come un bastone.

Il più basso era ancora più giovane, completamente rasato e dalla carnagione olivastra, indossava un ingombrante tunica di lino grigia, un borsello a tracolla e teneva un tomo nelle mani tremanti per il freddo.

Ma era il terzo uomo, rimasto pochi passi dietro agli altri, ad attirare l’attenzione di Kamyla. Aveva una toga, completamente nera, stretta attorno al fisico asciutto ed una lunga sciarpa di seta gialla che gli copriva la parte inferiore del viso, lasciando scoperti solo i corti capelli brizzolati e uno sguardo truce. “Uno dei Baluardi del Riverbero.” Il suo aspetto era inequivocabile.

<< S-siamo qui per il censimento. >> disse il più giovane.

Kamyla continuò a guardarli in silenzio. “Dev'essere un novizio. Sembra la prima volta che parla con una donna.“

<< Censimento. Sai cos'è un censimento? >> chiese lentamente l’uomo con la lancia, come se dovesse farsi capire da un demente.

<< È un comando del Supremo Custode del Riverbero. L’Imperatrice vuole che ogni v-villaggio abbia un elenco dei suoi abitanti e ha affidato al nostro ordine questa missione. >> proseguì il novizio.

<< Va Bene. >> “Meglio che continuino a credermi stupida.“

<< Giù al villaggio ci hanno detto che vivi q-qui da sola. È vero? >>

<< Sì. Mio marito Henrich è morto sei anni fa, era andato a caccia nei boschi e non è più tornato. >>

<< Questa donna mente. >> disse a voce alta il Baluardo. Fino ad allora era rimasto in disparte, quasi assente, ma adesso la fissava da vicino. Il colore dei suoi occhi ricordava il cielo invernale.

Le bugie di una vita le morirono in gola. Si ritrovò la punta della lancia ad un soffio dal petto.

<< Sono molti i padri della menzogna, ma solo una è la madre. La paura. >> il Baluardo chiuse le palpebre, ma si potevano vedere i suoi occhi muoversi freneticamente. Poco dopo li riaprì. << C’è una luce dentro casa. Piccola, azzurra. >>

Rimase pietrificata, i muscoli contratti. “Allora è vero, gli alti sacerdoti del Riverbero ti vedono l’anima.” << È il mio cane pastore, quando nevica lo lascio... >>

<< Blasfema! Solo gli umani sono i depositari del Riverbero, le bestie non hanno luce. >> scoccò un occhiata al novizio, che subito mosse un passo verso la casa.

Un solo gesto. Fluido, fulmineo. Le forbici da lana squarciarono l’occhio sinistro del Baluardo, ma la lancia del soldato trafisse il torace di Kamyla prima che il colpo arrivasse in fondo.

<< Scappa! >> urlò, torcendo il corpo per sfilarsi dall'arma dentro di lei. Un getto tinse la neve di rosso. <<Scappa!>>

Il Baluardo era in ginocchio, con una mano si copriva l’orbita grondante di sangue, con l’altra indicava la casa. << È un Figlio dei Ghiacci! Prendetelo! Prendete quel demone! >> il suo unico occhio era furente.

<< Scappaaa! >> gridò con tutto il fiato, rivolta verso casa. Suo figlio stava correndo verso i boschi ad Ovest, ancora poco e sarebbe scomparso tra gli alberi innevati. Si girò verso di lei solo per un istante, due piccole scintille brillavano sul suo viso. “Vattene.”

Kamyla cadde a faccia in giù, sotto il peso della fine. Piangeva insieme a suo figlio, per la seconda ed ultima volta.

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XXXII Contest di Scrittura Creativa

Calda speranza

(4987 caratteri)

 

 

Ormai i ricordi erano così tanti che gli si confondevano nella testa. Qual era il suo nome? Quanti anni erano passati ormai? Come era finito là dentro? Non dormiva, non poteva chiudere gli occhi. Eppure la risposta era impossibile da trovare. Nessuno che gli desse una mano, che potesse parlare con lui. La sensazione di freddo non lo tormentava più. Si, questo lo ricordava, interi giorni, interi mesi ed anni, a soffrire. Avrebbe voluto urlare, ma l'aria gli si era bloccata nei polmoni e nella gola.

 

Quell' essere, quel corpo, non sentiva. Vedeva, quello sì, le sue palpebre stanche erano sempre aperte. In molti gli erano passati di fronte: lo osservavano, spaventati, e provavano a dirgli qualcosa. Ma ciò che il cadavere percepiva erano soltanto silenti figure deformi, i raggi di luce deviati dal ghiaccio.

Esso si vide una volta. Passava il suo tempo infinito a cercare di cogliere qualcosa negli occhi altrui. Studiava le loro pupille, cercando di scavare nella loro mente, ma vedeva riflesso solo un blocco di ghiaccio. E dentro di esso un corpo esanime, distorto, orribile. Carne e disperazione.

 

Col tempo gli venne sempre di più il dubbio che sarebbe rimasto là dentro all'infinito. Poteva sperare? Illudersi che il prossimo passante avesse portato il fuoco? Ma poi che succedeva? Come arrivavano se ne andavano, dopo aver osservato increduli per alcuni attimi.

Si, portatemi il fuoco, voglio calore. Aiutatemi!

Ma poi, quando se ne andavano, scopriva che quella speranza non era stata altro che amara illusione. E allora a che scopo sperare? Per piangere? No, non poteva piangere, le lacrime congelate all’interno, a consumarlo. Il tormento e la disperazione tornavano, più forti di prima. E poi ancora la speranza. Fremeva dalla voglia di vedere altri sconosciuti, ma dopo, altre delusioni. Cosa si può fare per anni bloccati nel ghiaccio? Sperare. Era come una droga per lui, un valido passatempo, che gli distruggeva il cuore, ma che aveva la forza di ricostruirglielo.

 

Voleva dormire, chiudere gli occhi, distendersi e sognare. Da quanto non sognava? Esisteva solo la realtà, la monotona realtà. Presto esso imparò a vagare con la mente, creando illusioni e sogni, anche incubi; era lo stesso. Viaggiava con i pensieri, immaginava quanto sarebbe stato bello correre e volare. Ma quando ritornava in sé la realtà lo sferzava come un vento freddo, malvagia.
Che ci faceva lì? Perché non era morto? Un uomo congelato deve morire. Perché lui no?

Forse in realtà non si muore, si resta nel corpo, l'anima incatenata ad esso per sempre.

O forse ciò che gli era successo era una crudele punizione? Se quella non era la morte voleva morire. Ci provò, ma il cuore continuava a battere.

Idiota, perché non ti fermi, cosa credi di fare? Fermati, dove trovi la forza, cuore? Arrenditi, ti prego.

Spera, spera! Gli rispondeva.

Non serve a nulla sperare. Non vedi che non mi ascoltano? Facciamola finita, dai!

Ma quello come un martello, continuava a pompare sangue. E tra un battito e l’altro si sentiva: spera, spera!

E allora sperò, sperò come non aveva mai fatto. Urlò dentro di sé, spinto dalla tenacia del suo cuore.

 

Poi come se qualcuno lo avesse sentito, come se gli fossero giunte alla mente quelle urla silenziose, giunse un individuo. Ma lo sguardo era diverso, non stupito o incredulo: sapeva che gli era successo. E scoprì ad un tratto che tutte le delusioni che lo avevano distrutto in quel lungo periodo vennero soffocate dalla gioia. Perché lo sapeva, quell’uomo era lì per scongelare la trappola di ghiaccio.
Però non era un uomo come gli altri. Aveva la loro forma, ma era diverso. Era bianco, rugoso e freddo. Persino il cadavere percepì quella sensazione, estranea ad esso da eoni. Poi lo sconosciuto parlò e la voce penetrò lo spesso muro di ghiaccio.

«Sono stato mandato qui a spiegarti cosa ti è accaduto».

Mandato da chi?

«Mi è stato chiesto di congelarti. Sì, io ho semplicemente eseguito l’ordine di punirti, di farti provare cos'è veramente il dolore.»

Chi ti ha chiesto? CHI? Rispondi, per favore! Chi è stato, dimmelo!

«Vedi, Lui diceva che eri inutile. Portavi il male con te. Realista dicevi, ma che realista? Ti aleggiava intorno il pessimismo, e contagiava gli altri. A che scopo ciò, il desiderio di fallimento? Ai tempi nulla ti accadeva, ma ora?

No, ti prego. Liberami, per favore. La speranza gli stava sfuggendo, la sentiva sempre di meno…

«Io sono il Ghiaccio, e non ti libererò. Mai ho visto una persona più fredda di te, ma non mi batterai. Hai perso.»

E se ne andò, come era venuto.

Tieniti il tuo freddo! Chi lo vuole più… non mi interessa! Io voglio il caldo, te lo giuro. Dai, ritorna, lo so che ritornerai.

Pregò così tanto che arrivò a convincersi che il Ghiaccio sarebbe ritornato. Lo sapeva, il cuore batteva, potente, risoluto. Ne era sicuro, sarebbe stato libero. La speranza lo riavvolse. Era calda, sì, caldissima.

 

Poi la vide, in alto. Una goccia d’acqua sulla liscia superficie di ghiaccio. E scivolò verso il basso, veloce.

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Stavolta non ho proprio avuto il tempo nemmeno per pensare ad un idea, e domani pomeriggio non ci sono, quindi credo che passerò.

Spero di farcela a leggervi :)

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in attesa degli altri scritti... (vi prego, siamo solo a 5 brani! :scrib: )

 

Kevan Lannister

 

Bella l'idea di raccontare una vicenda incentrata su un personaggio "storico" molto affascinante, ma da un punto di vista originale e spiazzante! anche se il racconto ha poca azione scorre via piacevolmente grazie allo stile. Ho notato anche una padronanza lessicale invidiabile :)

 

 

hacktuhana

 

Tema delicatissimo trattato in un modo profondo e intimo. Una poesia che riesce ad essere più realistica di una prosa. Non riesco a dare commenti tecnici, cito solo il passaggio che più mi ha colpito: "Quell'amichevole sapore a dare luce alla mente, sempre ipocrita, sempre fantastica, sempre bianca." Davvero molto bello, complimenti!

 

 

Lady DragonSnow:

 

Credo che una delle cose più difficili da scrivere sia una fiaba che possa piacere anche agli adulti: e tu ci sei riuscita! ho gradito molto il rovesciamento che hai fatto... i pinguini hanno trovato più calore tra i ghiacci che tra gli spietati uomini; e il piccolo Aslak impara ad accettarsi per quello che è. Bel messaggio :)

 

 

Seija

 

una poesia piena di immagini estremamente suggestive e con una forte storia dietro. Partendo dalla "semplice" vita di una lupa hai aperto una finestra su un mondo di bellezza naturale e morte. wow!

 

 

Akyan

 

Un racconto tanto affascinante quanto disorientante... all'inizio pensavo che il protagonista fosse sotto ibernazione scientifica, poi che fosse un primitivo scoperto sotto i ghiacci... mentre alla fine è una sorta di "punizione karmica" per un uomo gelido nel cuore... geniale! Per non parlare poi dell'impersonificazione del Ghiaccio, complimenti! Riesci sempre a scrivere fuori dagli schemi e dai soliti clichè.

 

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Mi unisco alla supplica, per poter vedere altri scritti.

 

Sono col cellulare e non mi si aprono gli spoiler.

 

Quindi per vedere i commenti di Aeron Plan, devo aspettare il pc.

 

:)

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