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Scrivi tu che scrivo anche io


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Posso postare ancora un racconto? Questo è abbastanza recente, anche se come ambientazione avevo pensato all'America degli anni '50 o giù di lì. E mi rendo conto che il mio stile è molto meno moderno del vostro, sob; in più qui c'ero davvero andata giù pesante col patetico :(  . E' consentito postarlo anche se l'ho già pubblicato in un altro sito? Facciamo così: qui metto solo l'inizio, così evito di riempirvi un sacco di spazio (anche perchè è lungo). Se poi interessa a qualcuno, metto il link :) 
Peccato solo che dovrò "censurare" due parole... Ma a quel tipo di personaggio, mica potevo far dire "poffare!" o "accipicchia!"

Allora, se qualcuno ha dieci minuti da perdere e gli va di seguirmi...
 

 

UN’ALTRA VITA

 

E un vestito bianco, con grandi fiori rossi

 
 
Gliene ha parlato subito, appena è rientrato a casa.
"E' tornato. Stamattina." E’ inquieta, tesa; i lineamenti resi pesanti dalla luce dura della lampadina nuda appesa al filo elettrico.
"Ancora con quella storia?"
"Ancora. E io, Carl, io… comincia a farmi paura."
"Eri tu che mi dicevi di avere pazienza, di non fargli niente. Che era innocuo."
"Lo so. Ma oggi aveva degli occhi..."
"Che occhi?"
"Non so, ma avresti dovuto vederlo. Sempre con quella storia. Sono venuto a riprenderti, dice, Lotte; a riprenderti e portarti via. Mi chiama sempre così, Lotte. E poi basta. Non dice più niente e mi guarda soltanto. Resta lì a fissarmi. Ed è... E’ come se non dovesse andarsene mai più. Come se potesse stare lì ad aspettare per sempre. E mi fissa, Carl. Con quegli occhi..."
"Gli occhi, gli occhi… e ho capito, ca***! Allora. Se ti dà fastidio, ci penso io. E vedi se non lo faccio smettere, lui e i suoi occhi."
Lei non dice niente.
E' seduta rigida, le mani in grembo strette nervosamente, come se non sapesse dove metterle. Come se fosse a disagio persino a casa sua, persino nella vita. Fissa la tela cerata dai colori sgargianti e disarmonici, sgradevoli.
"Ca****, Heline. Guardami in faccia, quando ti parlo."
Lei alza lo sguardo. Docile, inespressiva.
"Allora. Vuoi che lo sistemi io? Te lo tolgo dai piedi."
Ma Heline esita. "No, ecco… Forse non tornerà più". L’ha detto come per difenderlo. Non sa neanche lei perchè. 

Be', se mai vi interessa il seguito... è qui:

https://efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3331378&i=1

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  • 2 weeks later...

dario snow, che bello! L'ho letto proprio con piacere. Anche se pensavo a qualcosa di mistico, surreale, e invece alla fine la sorpresa: ci hai ricordato, semplicemente, quanto è bello vedere. E quanta bellezza c'è nelle piccole cose, quando per molto tempo non sono più state così scontate. Bello bello :)
(Per inciso, mi hai risvegliato un ricordo tristissimo, ma caro, a modo suo.... Mio padre, ormai vicino alla fine, che dopo settimane bloccato coricato a guardare il soffitto o il comodino in un letto d'ospedale, un giorno in cui l'hanno messo su una sedia a rotelle e portato per pochi metri nel corridoio, accanto ad una finestra da cui si vedeva, semplicemente, un pezzetto di una via insignificante, un marciapiede con qualcuno che passava, qualche auto e un paio di case di fronte... si era messo a piangere, per la debolezza estrema, anche, ma soprattutto per gioia e la commozione di rivedere un pezzetto di mondo).

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Devo chiedervi veramente scusa: la metà delle volte che intervengo, scrivo cose magonose, sembra che lo faccia apposta a volervi mettere di cattivo umore... Ma sono io che non sto molto bene e sto affrontanto un po' di problemi, ultimamente, se non si fosse capito. Il forum è una distrazione e una compagnia,  in questo periodo per me è più prezioso che mai. :) 

Dato che siete gentili e l'altra volta nessuno mi ha rimproverato (grazie, moderatori), posso seguire ancora la prassi anomala di mettere un link ad un racconto che ho pubblicato altrove? Anche perchè è lunghetto, vi appesantirei il thread.

Vi avviso che è pesantina: che non ho il dono della sintesi penso che ormai si sia intuito; in più è una specie di fiaba (nell'apparenza, decisamente non nella sostanza. Non tradizionale, non per bambini, con una svolta centrale e un finale ed un messaggio tutt'altro che fiabeschi), quindi mi ero pure messa d'impegno per scrivere in modo un po' datato, "lontano"... leggi "ampolloso". :(
Se qualcuno avesse voglia di sacrificare dieci minuti... io sono legatissima a questo racconto, per molti motivi.

IL DONO NELL'ALBERO.

Qui:
https://efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3329068&i=1

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  • 3 weeks later...

Dunque: non scrivo poesie. E questa non è un poesia (non le so proprio scrivere, quindi vi chiedo scusa). E' solo quello che mi sta passando per la testa in questi giorni, non esattamente sereni. E, boh, è venuto fuori questo.

 

 

Ho smesso di farmi domande
da quando le risposte mi fanno troppo paura
come un bambino che crede che, chiusi gli occhi, la stanza non esista più

Cerco di non pensare a domani

da quando “domani” è diventato un buco nero
in cui non ho il coraggio di guardare
Ma le risposte ti inseguono comunque,
sono lì anche se non le cerchi,

le risposte sono intorno, dentro, ovunque, e fanno così male

la realtà esiste anche ad occhi serrati

E il domani è un’ombra in agguato in un angolo
che aspetta solo che tu volti le spalle

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Torni ogni notte,
sui respiri nel petto
spento dal punto in cui è nato il momento,
essenza che toglie alle labbra,
acqua e parole.
Torni in vestiti da stessi colori diversi, che segnano ancora,
col tuo abbraccio più forte,
ogni volta.
Nascosta tra pieghe di
uguale speranza, in identica forma mancante,
torni anche il giorno a rubare la notte,
coi tuoi soliti passi che rumore non hanno mai fatto.
Tornerai fino a che sogno trasformi ogni lacrima in figlia.
E ogni volta,
più forte.

 

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La Fattoria

 

C’era una volta e forse c’è ancora un’amena collinetta, la cui proprietà aveva rivendicato un certo Tobia, imperturbabile e granitico aspirante fattore. Il suo sogno infatti era quello di costruirci una bella fattoria all’avanguardia e con costanza e determinazione ci riuscì. 
Poco dopo aver ultimato la struttura, passò alla scelta degli animali da inserirci. La selezione doveva essere accurata affinché niente e nessuno potesse scalfire in qualche modo il suo progetto. Trovati gli eletti, il suo sogno poté dirsi finalmente realizzato. 
Furono quelli tempi felici e spensierati, nessuna preoccupazione ad assillarlo, eccetto un’atavica paura, che 
niente però aveva a che fare con la fattoria e che riguardava la mancata vittoria del PD in Emilia alle prossime elezioni. C’è da dire che la produttività dei suoi animaletti era variegata: c’era chi si faceva in quattro per il benessere comune e chi poco o niente partecipava, ma questo a Tobia poco interessava. 
Questo stato di cose però non durò a lungo. 
Tutto ebbe inizio una mattina di primavera, quando fu svegliato da un insistente ronzio. Alzatosi di tutta fretta andò in cerca della fonte del molesto rumore. Passò in rassegna tutta la fattoria: la giumenta alacremente trasportava una catasta di legna inseguita dal laborioso topolino, che trovava ogni modo per rendersi utile; l’oca starnazzava come al suo solito e la scrofa si rotolava beatamente nel fango. Con sguardo rapace notò, appena fuori il cancello, il suo gallo, che fissava un’apetta appena uscita dal suo alveare. Ecco trovata la fonte del rumore! Tosto elaborò la strategia:
Fase 1 : chiamare i pompieri. 
Fase 2 : far rimuovere l’alveare. 
Fase 3 : far tagliare l’albero affinché nessun altro animale potesse costruirci la casa… 
Sì fermò di colpo, in fondo l’alveare era fuori dalla sua fattoria e che danno mai poteva fare una piccola ape! Anche lo scoiattolo aveva costruito la sua tana lì vicino, ma non dava nessun fastidio e si rendeva utile raccogliendo noccioline e lasciandogliene buona parte vicino il cancello. Rinfrancato, ritornò alle sue faccende accantonando il pensiero del pericolosissimo “effetto farfalla” o, nel nostro caso, “effetto ape”.

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Lo stagno

Nel frattempo, fuori dalla fattoria, l'eccentrica ape regina ebbe l’idea di utilizzare uno stagno della collina
come luogo di incontro per gli animaletti che frequentavano quei posti.
Invitò tutti quelli che conosceva,
compresi quelli della fattoria, ed invogliò gli animaletti a spargere la voce presso i loro amici e conoscenti.
Alcuni vennero per restare, altri il tempo di scambiare due parole: era nato un ritrovo. Al tempo che andremo a raccontare, tra i più longevi vi erano il fuco e lo scoiattolo, note conoscenze del fattore, che si
adoperavano spesso per aiutare gli animaletti della fattoria… ma non era da meno la civetta, che con la sua
sagacia ed intelligenza aveva più volte intrattenuto gli animali della collina. C’erano anche un pipistrello ed una volpe, compagne d’avventura dell’ape, un riccio con cui l’ape regina aveva più volte condiviso il suo miele ed un ghiro, che non passava giorno senza ascoltare la sua radio preferita.
Il serpente, il procione e lo
stambecco erano tra gli animali più recenti dello stagno, ma era bastato poco a farli ambientare.
Frequentatori più schivi erano il fagiano, il cerbiatto ed il lupo solitario.
Anche la giumenta e la papera, dalla fattoria, erano solite frequentare lo stagno, per poi tornare a casa e condividere storie ed avvenimenti con gli altri amichetti.
Questo centro di aggregazione, inizialmente, non fu fonte di preoccupazione per il fattore, anzi, egli si
rimproverò solo di non averci pensato prima!
All’interno dello stagno gli animaletti del bosco parlavano apertamente anche di cosa pensavano della fattoria e del ruolo da questa giocata nella collina, non avendo timore di condividere i loro pensieri ed
osservazioni con la papera e la giumenta. Difatti, non mancavano di far notare che gli animali della fattoria si affacciavano di rado al di là dei propri recinti, preferendo rintanarvisi dentro, e di come invece loro
avrebbero preferito avere più giochi ed attività per divertirsi tutti assieme!
La papera e la giumenta non mancarono di informare gli altri compari della fattoria, che tosto iniziarono a vedere sotto una cattiva luce gli animaletti dello stagno.

Inviato dal mio LG-H830 utilizzando Tapatalk

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La Scrofa

 

 

 

Per i tratturi della fattoria, la scrofa iniziava ad essere irrequieta. 
Ella era un animale che aveva visto nascere la fattoria, che aveva allattato e visto crescere diversi dei membri e per questo si reputava saggia e degna di attenzione. Quando questa attenzione scemava, si irritava. Inoltre, era molto attiva e girava in lungo e in largo a farsi vedere ed esporre le sue idee, i suoi dubbi, le sue insinuazioni. Soprattutto, cercava di stare il più possibile al fianco del fattore ed era in prima fila alle adunate. Nel corso del tempo aveva litigato con praticamente ogni animale presente nella fattoria ma, per inerzia, sopportazione o semplice disinteresse, gli animaletti la lasciavano fare ed ella non mancava mai di far pesare la sua presenza. Parimenti aveva smesso di mostrarsi nel resto della collina, ma ogni tanto, mossa da necessità, non si faceva problemi ad andare a grufolare lungo i recinti, per attirare l’attenzione di qualche passante ed ottenere preziose informazioni.
 Sicché condivideva le preoccupazioni del fattore. Ma c’era di più: le era sempre stata antipatica l’ape regina, col suo miele ed il suo ronzio e sapeva che vi erano altri a condividere la sua antipatia.
Ebbe così un’idea geniale. Si inventò una vecchia brutta storia, di una vecchia brutta puntura, ricevuta dalla perfida ape e, basandosi su quella, iniziò a parlar male di lei agli altri compagni della fattoria, ogni volta che se ne presentava l’occasione. Che poi, la storia neanche fu necessaria, ma le bastò riferirsi ad un fantomatico torto per iniziare a decantare presunte malefatte e a distorcere qualsivoglia evento che riguardasse l’ape regina. La scrofa era furba: aveva sempre avuto la discrezione di crearsi gruppetti di amichetti temporanei e conversatori segreti, con cui poteva di volta in volta parlare alle spalle degli assenti. Così aveva sempre un teatro pronto ad udire le sue lamentele, a seconda dell’assente della circostanza. Ma questa volta si sarebbe fatta ascoltare da tutti ed avrebbe raggiunto il suo obiettivo a costo di sgolarsi, tanto il tempo non le mancava.
 Come era prevedibile, alle adunate otteneva il consenso di chi già non amava molto l’ape, o l’indifferenza di chi non era interessato a quei discorsi. Ma accade una cosa strana delle volte… per quanto una storia sia assurda, a suon di ascoltarla inizia a sembrare vera e, mano a mano, condivisa. E la scrofa, inizialmente trattata con sufficienza, iniziò a convincere.  La si poteva vedere nella porcilaia argomentare che “certo, è una bella ape, gialla e nera, solo che la spiaccicherei al muro” o rotolarsi nel fango spiegando che “UHIIII UHIIII non scherziamo, paragonare qualcuno di noi all’ape, sarebbe un affronto”, fino ad arrivare a capire che ciò non sarebbe bastato: occorreva un esempio, un martire! E una sera grugnì:” L’ape regina è perfida, è il male assoluto, un pericolo, quanto di peggio possiamo trovarci di fronte. È lei il male assoluto della collina! Io ho deciso che mi travestirò da cinghiale ed andrò allo stagno e farò capire a tutti che razza di essere sia, con chi hanno a che fare. Riuscirò ad isolarla e riportare tutti i selvaggi sulla buona strada. E lo farò per il bene nostro e di tutta la nostra amata fattoria!”

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Il piano

 

Le reazioni furono varie. Alcuni furono d’accordo, altri un poco basiti, la pecora nera e la coniglietta la reputarono un’idea stupida, se non folle. Ma il fattore, che più di tutti doveva esser d’esempio per una buona e corretta gestione, approvò il piano, felice del fatto che si potesse porre un freno a qualsivoglia aggregazione al di fuori della fattoria. E la scrofa, tutta tronfia, si avviò.

Tutta camuffata arrivò allo stagno e si trovò un punto comodo. Fu salutata dai presenti, felici di avere un nuovo frequentatore. L’ape regina, che più volte aveva invitato la scrofa a bearsi del posto, non aveva minimamente idea che ella, la sera, tornava in fattoria canticchiando “è falsa ma mi ci diverto!” e nessuno degli altri animaletti percepì l’astio che la scrofa nutriva nei confronti dell’ape, perché i due ridevano e scherzavano in tranquillità. 

Anzi, la scrofa si trovò spesso a battibeccare con altri animaletti, come il ghiro ed il procione e non mancò mai di far presente alla scoiattolina quanto fosse permalosa e protetta da tutti. Man mano la sua presenza divenne sempre più ingombrante, perché ella continuava a lamentarsi di quanto fosse difficile ambientarsi, inserirsi nei discorsi e di come gli animaletti dello stagno ignorassero la sua ingombrante figura. Loro cercavano di farla sentire a proprio agio, ma sembrava non esserci verso, abituata com’era ad esser sempre al centro dell’attenzione. Con alcuni di questi aveva anche legato un po’ e bramava già un suo “circoletto privato”. Tra tutti, aveva selezionato una sua vecchia conoscenza, il placido tasso, e poi il riccio, la civetta ed il serpente, ma non era per lei abbastanza… aveva come l’impressione che il suo piano contro l’ape non avrebbe attecchito e si gonfiava di rabbia ogni giorno di più. 

Ogni sera, tornando in fattoria, si disperava “non mi accettano! non fanno nulla per farmi integrare”, al che la pecorella nera domandava “ma non eri andata a farli litigare? che ti importa”. “Povero me, tutta colpa dell’ape! Li plagia tutti e sta sempre al centro dell’attenzione!”. 

 

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Il contest delle sculture di fango. 

 

Uno strepitoso evento intanto stava entrando nella quotidianità di domestici e selvatici : il contest delle sculture di fango. Evento destinato, ahimè, ad inasprire le posizioni delle parti. 

La cricetina e l'asinella riproposero questo gioco molto in voga in collina. I selvatici accolsero con magno gaudio la notizia, poiché tra di loro c'erano molti scultori provetti : il lascivo riccio, l'arrogante civetta, l'indifesa scoiattolina, il ruspante ghiro, il poderoso strambecco e la volpe partenopea, per citarne solo alcuni. L' evento solletico' anche quella lingua biforcuta del serpente, che con i suoi commenti sagaci non risparmiava nessuno. 

La scrofa, sempre pronta a creare scontri, cominciò col lamentarsi dello stile surrealista di alcuni selvatici. "Oink oink... Sono troppo umile per opere così alte. I miei occhi porcini non riescono a sostenere la luminosità di cotanta arte!" 

Le sue provocazioni caddero a vuoto. Ma l'occasione per colpire si presentò presto. Il secondo round fu vinto dalla civetta, che senza pensare di fare cosa contraria al regolamento del gioco (effettivamente da civetta precisina qual era, il regolamento se l'era pure studiato bene!) rivelò ai selvatici le possibili alternative tra i temi del prossimo contest. 

La scrofa impazzi'di gioia. Sembrava un roseo e paffuto Ermes mentre si recava alla fattoria per annunciare il grosso misfatto. I domestici inorridirono di fronte a cotanta slealta'. L'oca, paladina di ciò che è giusto e di ciò che non lo è, continuava a ripetere :" Qua qua... Scorretta! Qua qua... Sorretta! Qua qua..." 

Fatto il suo dovere l'ingegnosa scrofa ritornò allo stagno e tutta tronfia annunciò alla civetta e ai selvatici come aveva inavvertitamente rivelato la fuga di notizie sul tema del contest. " Oink oink... Su litighiamo! Oink oink... Lo so che vuoi litigare!" disse alla civetta. "Oink oink... Tutti prima o poi vogliono litigare con me!" 

La civetta, nonostante tra i suoi 1244 difetti annoverasse anche la permalosita', non le diede alcuna soddisfazione, ma da quel giorno non partecipò più ai contest di sculture di fango. 

Il siparietto tra gli animali dello stagno e la scrofa andò avanti finché quest'ultima, frustrata per la poca considerazione ricevuta, non si erse il mattino su una roccia proclamando:"Questa sera abbandono lo stagno! Ma fino ad allora voglio discutere con tutti!" 

La giornata trascorse in quel clima surreale  fino a sera quando, all'arrivo dell'ape, la scrofa l'addito' :"Tu ape regina mi hai proprio deluso! Il mio intento è fallito e lo è anche il motivo della mia presenza qui!" E se ne andò grugnedo. I selvatici rimasero allibiti interrogandosi sul perché. 

La scrofa tornata in fattoria convoco'tutti :"Lo stagno è frequentato da gente orribile! La situazione è più grave di quanto credessi! L'ape regina li ha plagiati tutti! Sono tutti soggiogati e nessuno ha il coraggio di ribellarsi!" 

Queste parole crearono scompiglio e fecero tremare le vene e i polsi al buon fattore. 

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La zanzara e la mosca
 

La scrofa, però, aveva altre carte da giocare. Nella collina vi erano due insetti particolarmente fastidiosi, noti ai più per il carattere permaloso e polemico.
La mosca ronzava ovunque volesse, in cerca di letamai, frequentando anche la porcilaia della scrofa. Aveva pian piano rovinato l’intera collina, spazio dopo spazio, ma erano ben pochi gli animali della fattoria a preoccuparsi di questo. Era una preda naturale di molti animali, come il pipistrello e il riccio, ma non li temeva, anzi, era felice di provocarli coi suoi ronzii. Da molti anni aveva preso anche ad infastidirsi a vicenda con l’ape, che non condivideva i suoi stessi gusti per il cibo.
La scrofa le soffiò nelle orecchie, convincendola ad infastidire ancora di più gli animali dello stagno ed intanto la usava come strumento per i suoi lunghi monologhi contro i selvaggi. “Abbiamo visto tutti gli attacchi alla mosca! Quelli sono tutti indizi del complotto ordito dall’ape! In particolar modo il riccio, il più soggiogato di tutti!”. L’oca starnazzò “Mah, con tutto quel miele…chissà con che parte del corpo ragiona...”. Il fattore non si dava pace e rifletteva “Non mi preoccupa il singolo, ma l’intero branco. Me li vedo già nel loro stagno a darsi ragione a vicenda. Bisogna fare qualcosa, ma cercando di essere il più imparziali e corretti possibili!”
Sembrava già essersi dimenticato di quando aveva approvato il piano folle della sua scrofa, e con lui tutti gli altri animali della fattoria…

L’altro insetto era la zanzara, che inizialmente era attratta dallo stagno, ma poi, invidiosa dell’ape, aveva iniziato a battibeccare con alcuni animaletti e conseguentemente vi portava rancore. Così la zanzara era diventata molto amica della mosca e le aveva riempito la testa ancora di più di storie sulla perfida ape regina, che manovrava tutti gli altri animaletti, convincendoli a perseguitarla. E puntualmente li individuò in quelli che le erano antipatici. Così il pipistrello, il riccio ed un placido tasso divennero nel suo racconto dei molestatori della mosca ed i loro istinti naturali ed individuali, tramutati in un complotto ordito dall’ape.
La zanzara aveva da tempo preso a volare a zig zag per la paura, sussultando ad ogni soffio più forte del vento, convinta che tutti gli animaletti dello stagno la perseguitassero. Questi ci ridevano sopra, vedendola ergersi come paladina della giustizia, con il suo modo di fare sempre più fastidioso e cospiratorio, e non erano i soli. Anche gli altri della fattoria, venuti a conoscenza delle sue storia tramite la scrofa, non facevano altro che sbeffeggiarla per la sua infatuazione per il riccio e per i castelli in aria che si costruiva da sola. E a chi chiedeva alla scrofa come poteva accompagnarsi ad un simile animale, l’animale rispondeva orgoglioso: ”Oink… Oink… Fosse pure un barbone, che importa?!? Oink… Oink… purché possa far danno all’aperto regina! “
Ella infatti trovò un compagno naturale nella scrofa, con cui condividere i suoi veleni.  Imbastì anche che l’ape ammaliava tutti grazie al suo miele ed il riccio era divenuto completamente soggiogato. Non solo. Secondo lei, l’ape stava convincendo tutti a fare gruppo per attaccare e conquistare la fattoria. La scrofa scalpitava dalla gioia ascoltando quei ronzii e, dopo aver invitato anche la zanzara ad imperversare nella collina, chiamò subito l’adunata.

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La diffusione del delirio

 

 


La scrofa raccontò tutte le fandonie agli altri colleghi della fattoria e quelli, che solitamente non mancavano di ridacchiare sulle storielle inventate della zanzara, stavolta trattandosi dell’ape, fecero un eccezione. Rimasero basiti ed iniziarono a discuterne animatamente, con la scrofa che cercava di premere i tasti giusti per smuoverli, confondendo verità ed invenzione. “Non bisogna trascurare la cosa, amici miei… l’ape regina sta spingendo lo stagno a ribellarsi alla nostra autorità. Questa è una vera emergenza! È invidiosa e vuole scalare i vertici della collina” grugniva come indemoniata la scrofa, “sono animali pericolosi! TUTTI!”. 
E, scrutando le loro facce sconcertate, continuava “Si attaccasse ai favi che adora tanto.  Anche se effettivamente, quando ero allo stagno, lei e la scoiattolina si domandavano come si ottenesse un posto in fattoria. Con quali criteri, insomma...” La gallina fischiò “Per esempio non organizzando rivolte o perseguitando gli animaletti per la collina”. Ma la scrofa continuava ad insinuare “Lo so io come! facendo in modo di infiltrare i suoi favoriti, così che le pendano tutti dalle labbra! Nello stagno fa così” e si misero a snocciolare i nomi: il riccio, il procione, il ghiro, la civetta, la scoiattolina. “Che prezzemolina la scoiattolina” sentenziava l’oca, “e che arrogante la civetta”, benché entrambe fossero loro vecchie conoscenze e si fossero impegnate per la collina. Alcuni tra i presenti provavano a mettere in dubbio questa lettura della realtà, come la pecora nera, ma ormai persino il fattore era convinto di quella narrazione. Erano talmente tanto accecati dal loro odio irrazionale verso l’ape da considerare vere persino le parole della zanzara e si spalleggiarono e complimentarono a vicenda tra di loro, negli stessi modi criticati tanto da loro stessi. Gli animaletti dello stagno erano ignari del fatto che venissero percepiti come ostili e sobillatori. Da lì in poi ogni loro gesto, ogni loro parola, furono letti come espressione di una volontà unica e nociva, che avrebbe portato soltanto guai alla collina e pericoli alla fattoria. Inoltre, la zanzara e la mosca non smettevano di perseguitarli e gli animali della fattoria se la godevano alle loro spalle, vedendoli in difficoltà. La pecora nera si domandava come fosse possibile sostenere così apertamente due così fastidiosi parassiti, mentre gli animali dello stagno davano un contributo maggiore e più saggio alla collina, ma era una voce dissonante. Nessuno poteva immaginare le tenebre della ragione che la scrofa aveva fatto calare in quel posto, ormai preda di un irrazionale delirio.

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Una tana per il ghiro

 

Giunse l’estate e, con questa, il fattore ebbe l’idea di creare una bella ed accogliente piscina. Ultimata la costruzione vi invitò ufficialmente tutti gli animali della collina. I domestici furono i primi ad usufruirne. Si potevano ammirare la gallina ed il gallo, che battibeccavano sulle sdraio, e la scrofa, che trotterellava parlando da sola, mentre la piscina si popolava di rospi ed un picchio volava alto nel cielo. Giunsero anche alcuni selvaggi dello stagno, un po’ titubanti ma volenterosi di fare nuove amicizie: li si poteva vedere rincorrersi e abbeverarsi sulla soglia della piscina, ignari di esser mal graditi.

Però l’estate portò anche i primi temporali estivi ed un giorno avvenne una vera e propria tragedia!

“La mia tana! Aiutoooo!!” si poteva sentire a distanza il ghiro gridare per tutta la collina, scalpitando per indicare la tana ormai distrutta dal feroce temporale. Già si immaginava senza il suo prezioso cuscinetto sotto la testa e la radiolina che gli dava la buonanotte, e da come correva in lungo e largo sembrava essersi dimenticato di aver sonno!

Le prime a preoccuparsi di ciò furono la fedele scoiattolina e la civetta, che presero in mano la situazione e decisero di organizzare una caccia al tesoro, a cui avrebbero potuto partecipare tutti gli animali della collina: il fortunato vincitore avrebbe potuto ospitare nel suo rifugio il ghiro. Dopo essersi accordate con il fattore, la civetta convocò il riccio ed un gatto, che vagabondava intorno alla fattoria, sempre pronto a dare una mano, per concretizzare il gioco.

Al gioco si proposero quattro animaletti che desideravano il premio, due dei quali provenivano dallo stagno: la stessa scoiattolina ed il procione. Questo, naturalmente, destò subito il sospetto del fattore e dei suoi animali da compagnia, che non esitarono a fare tutto il possibile per scovare le fantomatiche cospirazioni dietro queste prime candidature. Quando videro l’ape regina iscriversi al gioco per sostenere il procione, iniziarono a ritenere con convinzione che fosse tutta una farsa architettata dall’ape stessa per far vincere il suo favorito, dimenticando (o facendo finta di ignorare) da chi l’idea era partita in primis.

Gli animali addomesticati, che avevano preso molto seriamente la loro posizione di paladini della giustizia ed il loro ruolo di superiorità assoluta, decisero di contrastare quelli che secondo loro erano i binari prestabiliti del gioco, quindi alcuni di loro si infiltrarono nelle varie squadre, per raccogliere informazioni ed evitare brogli.

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