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Ma Game of Thrones è davvero una serie valida?


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Mh anche a me era sembrato (tra le altre cose) uno stupro. Ma avevo in mente la Montagna dei libri quando era vivo (più vivi almeno) quindi magari ero prevenuta.

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  • 1 year later...

Io credo che un grosso merito di GOT come serie sia stato quello di avvicinare il grande pubblico (quello generalista, o non nerd) al fantasy, genere che solitamente viene visto come infantile o roba da "soggettoni nerd".

 

 

 

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  • 1 month later...

Su questo non sono del tutto convinta. Got è molto atipico come fantasy, e credo che uno dei motivi del suo successo sia proprio la mancanza delle caratteristiche salienti di tanto fantasy: la separazione manichea tra buoni e cattivi, lo scarso approfondimento psicologico dei personaggi, la magia come motore principale di quello che succede. Chi non sopporta queste caratteristiche continuerà a non sopportarle anche dopo GoT. 

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È coerente con la cosiddetta "regola del mobilio" di GRRM: le differenti ambientazioni delle storie hanno funzione decorativa, il senso profondo, invece, è legato sempre al "cuore umano in conflitto con se stesso".

 

Spesso la letteratura di genere si concentra troppo nello sviluppare il "mobilio", invece di dedicarsi a creare una bella trama e bei personaggi.

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4 ore fa, Pongi ha scritto:

Got è molto atipico come fantasy, e credo che uno dei motivi del suo successo sia proprio la mancanza delle caratteristiche salienti di tanto fantasy: la separazione manichea tra buoni e cattivi, lo scarso approfondimento psicologico dei personaggi, la magia come motore principale di quello che succede.

 

GoT è un fantasy atipico perchè viene da una saga letteraria fantasy atipica: ovvero una in cui l'elemento fantasy è messo in secondo (ma facciamo anche terzo, và!) piano rispetto dall'elemento avventuroso/politico. Non "sapientemente dosato". Accantonato.

Il fatto poi che la separazione netta tra buoni e cattivi o lo scarso approfondimento psicologico dei personaggi sia una caratteristica addirittura saliente del fantasy fatico a capire da dove emerga: ci sono fantasy con questi tratti, e ce ne sono altri di diametralmente opposti. Non penso che questi due elementi possano essere elevati a tratti fondanti del genere.

 

28 minuti fa, Jacaerys Velaryon ha scritto:

il senso profondo, invece, è legato sempre al "cuore umano in conflitto con se stesso".

 

E' banalmente la visione personale di Martin. Per Tolkien gli uomini erano naturalmente portati al Bene, ma soggetti alla tentazione e quindi alla caduta, mentre per Martin siamo tutti ugualmente capaci di scegliere e compiere il Bene come il Male. Ogni autore ha la sua personale visione etica e morale del mondo.

 

30 minuti fa, Jacaerys Velaryon ha scritto:

Spesso la letteratura di genere si concentra troppo nello sviluppare il "mobilio", invece di dedicarsi a creare una bella trama e bei personaggi.

 

Non come Martin, invece, che non si è ancora perso in opere collaterali ed inutili per farci sapere, chessò... la politica fiscale ed urbanistica di Jaehaerys I... Alysanne che sfida il Concilio per l'abolizione della Prima Notte... la propaganda religiosa per far accettare il regime dei nuovi conquistatori... la varietà di fonti storiche, il septon, il guitto... Naaaaa, Martin non si sofferemerebbe mai sulle unghie delle dita dei piedini del comò mentre "la bella trama e i bei personaggi" vegetano da un decennio. :blink:

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2 ore fa, Menevyn ha scritto:

È banalmente la visione personale di Martin. Per Tolkien gli uomini erano naturalmente portati al Bene, ma soggetti alla tentazione e quindi alla caduta, mentre per Martin siamo tutti ugualmente capaci di scegliere e compiere il Bene come il Male. Ogni autore ha la sua personale visione etica e morale del mondo.

 

Non come Martin, invece, che non si è ancora perso in opere collaterali ed inutili per farci sapere, chessò... la politica fiscale ed urbanistica di Jaehaerys I... Alysanne che sfida il Concilio per l'abolizione della Prima Notte... la propaganda religiosa per far accettare il regime dei nuovi conquistatori... la varietà di fonti storiche, il septon, il guitto... Naaaaa, Martin non si sofferemerebbe mai sulle unghie delle dita dei piedini del comò mentre "la bella trama e i bei personaggi" vegetano da un decennio. :blink:

 

In entrambi i casi, al di là delle visioni filosofiche diverse, si tratta comunque di porre al centro il lato umano della storia, anziché l'espediente narrativo magico.

 

Le vicende di Jaehaerys, Alysanne e compagnia si possono anche ritenere superflue, ci mancherebbe (se mi chiedessero "rinunceresti a F&B in cambio di TWOW e ADOS?", direi di sì), ma non c'entrano col mio discorso. Mi riferisco a storie fantasy o fantascientifiche con mondi affascinanti abitati da personaggi scritti male, e non penso che J e A siano malscritti.

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16 ore fa, Jacaerys Velaryon ha scritto:

Spesso la letteratura di genere si concentra troppo nello sviluppare il "mobilio", invece di dedicarsi a creare una bella trama e bei personaggi.

Aldilà che già questo indica un certo giudizio (immagino tuo e non di Martin) sul fatto che Martin è un vate e tanti altri autori di fantasy delle capre (sempre col massimo dell'umiltà), anche perdersi nella descrizione delle quisquilie di trama e sfaccettature dei personaggi è altrettanto "limitato" quanto concentrarsi solo sull'impalcatura generale dell storia.

A questo punto meglio dire semplicemente che una cosa piace più di un'altra, senza scomodare teorie letterarie create ad hoc.

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Ma dovrei avrei scritto che Martin è un vate? Io sto facendo un discorso generale, semplicemente dicendo che ci sono autori (fra cui anche Martin, ma è in ampia compagnia) che secondo me mettono in primo piano la storia rispetto al suo contesto, e altri che mettono in primo piano il contesto rispetto alla storia.

 

È la classica dicotomia forma-sostanza: secondo me la forma è importantissima, ma è meglio mettere in primo piano la sostanza rispetto alla forma.

 

Un esempio negativo, dal mio punto di vista, può essere il film Avatar: bellissimo il pianeta Pandora, e che figata il 3D, ma la storia alla base del film, a mio avviso, non è all'altezza dell'ambientazione.

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1 ora fa, Jacaerys Velaryon ha scritto:

Avatar: bellissimo il pianeta Pandora, e che figata il 3D, ma la storia alla base del film, a mio avviso, non è all'altezza dell'ambientazione.

 

Mah, come paragone non mi pare che sia tanto azzeccato. Il 3D non è il contesto, il "mobilio", in cui è ambientata la storia di Avatar. Il 3D è quello che per ASOIAF è la carta: il mezzo fisico grazie al quale abbiamo modo di seguire la storia. Poi certo, film e romanzi sono media diversi e anche i mezzi di espressione hanno una natura diversa, ma per quanto sia poi vero che Cameron si è baloccato di più con motion capture, teli verdi e videocamere di ultima generazione che con la trama del film, il ragionamento per cui meno effetti speciali avrebbero comportato più impegno sul lato narrativo mi sembra molto debole - se non altro perchè Cameron si è occupato da solo della sceneggiatura, non certo della produzione globale di un colossal da 230 e rotti milioni di dollari.

 

Non c'entra nulla con la storia. Potremmo applicare questo ragionamento ad Avatar se Cameron avesse speso due terzi del film a raccontarci la complessa struttra sociale dei Na'vi, o la situazione politica creatasi sulla Terra, i rapporti tra la RDA e le Nazioni Unite, se avesse privilegiato lo sviluppo del contesto, appunto, a discapito della storia. Cosa che non mi pare sia avvenuta. La trama è un mix di temi sociali (capitalismo, ambientalismo, famiglia, religione, pacifismo) che sorreggono una storia tutto sommato banale, ma è come l'autore ha voluto il suo film.

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1 ora fa, Menevyn ha scritto:

Il 3D non è il contesto, il "mobilio", in cui è ambientata la storia di Avatar

 

Il 3D l'ho messo come inciso, il mobilio vero e proprio è il mondo in cui è ambientata la storia.

 

Rimanendo in ambito cinematografico, un altro esempio sono quei cinecomics (non tutti, sia chiaro) immaginifici e belli da vedere, ma con trame e caratterizzazioni zoppicanti.

 

1 ora fa, Menevyn ha scritto:

il ragionamento per cui meno effetti speciali avrebbero comportato più impegno sul lato narrativo mi sembra molto debole

 

Che non è il ragionamento che ho fatto. Si possono anche fare bene sia forma che sostanza, o male entrambe. Quello che ho detto è: secondo me è meglio privilegiare la sostanza rispetto alla forma. A volte la bella forma è usata per mascherare i problemi di sostanza. Preferisco un'opera "povera" ma ben scritta a una appariscente ma traballante.

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