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Aeron Plain

Il Palio dei Misteri - Indagini e Promozione -

Palio dei misteri  

10 members have voted

  1. 1. Qual'è il vostro mistero preferito?

    • Batteria di Baghdad
      0
    • Cicada 3301
      0
    • Codice Voynich - Seija
      5
    • Croatoan - Emma Snow
      1
    • Disco di Festo - xrnmas
      1
    • Entanglement quantistico
      0
    • Faro di Eilean Mor - Lady DragonSnow
      2
    • Gobekli Tepe
      0
    • Hackeraggio TV del 1987 - : _ladybolton e Aegon il Mediocre
      0
    • Iscrizione Shugborough
      0
    • Lago Vostok
      0
    • Linee Nazca - Gwenhwyvar
      4
    • Linee di Sajama
      0
    • Materia oscura
      0
    • Monumento Yonaguni
      0
    • Overtoun Bridge
      0
    • Segnale wow
      0
    • The Secret: a Treasure Hunt - Metamorfo
      1
    • UVB-76
      0
    • Mary Celeste - Eddard Seaworth
      2


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Preiss fu abbastanza furbo da seppellire scrigni di ceramica, e anche le chiavi sono di ceramica, così ogni tentativo di usare i metal detector è destinato a fallire.

 

Disse di aspettarsi che il primo tesoro sarebbe stato scoperto entro i primi 30 giorni dalla pubblicazione del libro. Evidentemente, aveva sottovalutato la difficoltà dei propri enigmi.

 

 

 

Come nacque l’idea di The Secret nella testa di Preiss?

 

Con tutta probabilità, fu ispirato da un famoso libro del 1979: Masquerade, di Kit Williams.
Era un libro di illustrazioni per bambini, che narrava la storia di Jack la lepre, incaricato dalla Luna di portare un dono al suo amato Sole.
Il dono esisteva veramente: era una lepre d’oro e gioielli, che Williams aveva seppellito da qualche parte in Inghilterra.
I complessi indizi per trovare il tesoro erano nascosti nelle illustrazioni.

Masquerade vendette centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo anglofono.

Il tesoro fu trovato proprio nel 1982, quando veniva pubblicato The Secret, anche se anni dopo ci fu uno scandalo riguardante il vincitore e il modo in cui aveva vinto (ma questa è un’altra storia).

 

Curiosità: oltre a quella originale, l'unica altra versione del libro fu quella italiana: Il tesoro di Masquerade (Emme Edizioni).
La signora Carla Vignola di Vercelli riuscì a scoprire dov'era il tesoro: era in Liguria, a Monterosso, nascosto dietro il tallone del Gigante di pietra.

 

 

monterosso5terre11.jpg

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Dopo la prima e la seconda puntata, eccoci al terzo capitolo di

Croatoan - Il mistero della colonia perduta di Roanoke


Le cose iniziano a farsi un po' più cruente: dopo la prima ipotesi di integrazione, con coloni e nativi seduti insieme accanto al fuoco a fumare il calumet della pace, c'è un altro modo in cui potrebbe essere andata tra loro...


SECONDA IPOTESI: Il massacro

Un’altra delle ipotesi più verosimili, supportata in particolare dallo storico David Beers Quinn, è che i coloni si siano spostati da Roanoke e siano stati successivamente sterminati dagli indiani.
Quando infatti il capitano John Smith e i coloni di Jamestown si insediarono in Virginia nel 1607, e fu loro richiesto di localizzare i coloni scomparsi, il Capo Powhatan (leader della Confederazione Powhatan situata nella Virginia orientale e padre di Pocahontas) affermò di averli uccisi tutti prima del loro arrivo poichè vivevano insieme ai Chesepian (detti anche Chesapeake), un’altra tribù di nativi che aveva rifiutato di unirsi alla Confederazione e minacciava anzi di distruggerla.

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Chief Powhatan sends his regards (semi-cit.)


Capo Powhatan portò come prove diversi manufatti inglesi, ma non furono trovati né cadaveri né evidenze archeologiche che confermassero la sua versione.


Un’altra teoria vedrebbe invece gli Spagnoli nel ruolo di distruttori: all’inizio del secolo, infatti, avevano già eliminato ogni traccia della colonia francese di Fort Charles nella Carolina del Sud e massacrato gli abitanti di Fort Caroline, un’altra colonia francese vicino a quella che è l’odierna Jacksonville in California. Questa teoria di un attacco spagnolo sembra però poco probabile, dato che gli Spagnoli stavano cercando di rintracciare le colonie inglesi dismesse ancora nel 1600, più di dieci anni dopo che gli abitanti di Roanoke fossero dichiarati dispersi.


Un'altra prova dello sterminio verrebbe dalle Dare Stones, cioè pietre con incisioni riguardo il ddestino dei coloni che sarebbero state scritte da Eleanor White Dare, figlia di John White e madre di Virginia Dare, la prima bambina inglese nata nel continente americano. In particolare la prima pietra, ritrovata da un turista californiano nel 1937, riportava sul primo lato l'iscrizione della morte del marito e della figlia di Eleanor e chiedeva a chi l'avesse ritrovata di riferire al padre questo messaggio:

Ananias Dare &
Virginia Went Hence
Unto Heaven 1591
Anye Englishman Shew
John White Govr Via

Sull'altro lato l'iscrizione riportava che tutti i coloni tranne sette erano stati sterminati dai selvaggi, ed era firmata EWD.
Successivamente furono rinvenute altre pietre, che chiedevano a John White vendetta contro i selvaggi oppure riportavano la direzione presa dai coloni; altre ancora che Eleanor aveva sposato il capo di una tribù.
Le pietre successive sono quasi sicuramente dei falsi, mentre la prima iscrizione è stata data per autentica nel 2015 da un team di archeologi della Emory University di Atlanta. Anche il professor Haywood Jefferson Pearce Jr., che aveva esaminato la pietra subito dopo il suo ritrovamento, dichiarò che la pietra era "non incompatibile" con i fatti storici a quel tempo noti, che lo spelling corrispondeva all'ortografia elisabettiana e che i coloni possedevano probabilmente gli strumenti necessari all'incisione.

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voynich01.jpg

 

MANOSCRITTO VOYNICH :LE IPOTESI DEI CRITTOGRAFI.

 

Negli anni '40 i crittografi JOSEPH MARTIN FEELY e LEONELL C. STRONG applicarono al documento dei sistemi di decifratura sostitutiva, cercando di ottenere un testo con caratteri latini in chiaro : il tentativo produsse un risultato che però non aveva alcun significato.

J.M.Feely pubblicò le sue deduzioni in un libro "Roger Bacon's Cipher : The Ring Key Found" in cui, ancora una volta, attribuiva a Bacone la paternità del manoscritto.

 

Il manoscritto fu l'unico a resistere alle analisi degli esperti di crittografia della marina statunitense, che alla fine della guerra studiarono ed analizzarono alcuni vecchi codici cifrati per mettere alla prova i nuovi sistemi di decodifica. Si stava occupando di questo anche il noto crittologo professor WILLIAM F. FRIEDMAN, che nel 1944 aveva costituito a Washington il "First Voynich Manuscript Study Group",composto da 16 esperti tra paleografi, linguisti, filologi, egittologi, matematici. Per la prima volta si tentò un approccio scientifico e analitico, servendosi di un computer per calcolare le parole, la loro frequenza e struttura. Egli opto' per un approccio più metodico e oggettivo, nell'ambito del quale emerse la cospicua ripetivita' del linguaggio del Voynich. Tuttavia, a prescindere dall'opinione maturatagli nel corso degli anni in merito all'artificialita'di tale linguaggio, all'atto pratico la ricerca si risolse in un nulla di fatto : a niente servi' infatti la trasposizione dei caratteri convenzionali, che doveva fungere da punto di partenza per qualsiasi analisi successiva. Nel 1946 questo gruppo si sciolse senza aver raggiunto conclusioni apprezzabili e le carte andarono in parte perdute.

 

Nel 1950 FRIEDMAN, che stava continuando ad affrontare l'impegno con l'ausilio del computer e con criteri rigorosi e oggettivi, decise di coinvolgere nella sua ricerca l'amico JOHN HESSELL TILTMAN, ufficiale dell'intelligence inglese. Friedman e Tiltman operarono indipendentemente ma parallelamente, cercando soprattutto di trasporre i caratteri in segni convenzionali. I risultati non furono soddisfacenti ma si annotarono molte peculiarità del codice utilizzato. Ad esempio la totale assenza di parole composte da una sola lettera, o da due, che viceversa esistono in tutte le lingue; oppure la insolita frequenza con cui comparivano parole che differivano tra loro di una sola lettera. Friedman si convinse che si trattasse di una forma molto primitiva e sintetica di linguaggio universale, costruito secondo criteri logici, come è stato sviluppato sotto forma di una filosofica classificazione delle idee da parte del vescovo Wilkins nel 1667, e da Dalgarno successivamente. Del resto la prima "lingua artificiale"di cui si ha notizia è dovuta a Ildegarda di Bingen nell'XI secolo, la famosa "lingua ignota"; il manoscritto poteva essere qualcosa di molto simile.

 

Nel 1975 il professor ROBERT BRUMBAUGH, docente di storia della filosofia medievale all'Università di Yale, notò in diversi fogli del manoscritto una sorta di schema ricorrente : numeri incolonnati e file di lettere. Pensò che non doveva essere una coincidenza, bensì una chiave d'interpretazione. Seguì questa ispirazione ma nemmeno lui ottenne risultati apprezzabili :abbandonò dichiarando che doveva trattarsi di un'opera truffaldina ai danni di Rodolfo II.

 

Nel 1976 il fisico WILLIAM RALPH BENNETT, ha applicato la casistica alle lettere e alle parole del testo, mettendone in luce non solo la ripetivita',ma anche la semplicità lessicale e la bassissima entropia : il linguaggio del Voynich, in definitiva, non solo si avvarrebbe di un vocabolario limitato, ma anche di una basilarita'linguistica riscontrabile, tra le lingue moderne, solo nell'hawaiano.

 

Nel 1978 il filologo dilettante JOHN STOJKO credette di aver riconosciuto la lingua , e affermò si trattasse di ucraino, con le vocali rimosse. La traduzione però pur avendo in alcuni punti un apparente senso (Il Vuoto è ciò per cui combatte l'Occhio del Piccolo Dio) non corrispondeva ai disegni.

 

Nel 1987 il fisico LEO LEVITOV attribuì il testo a degli eretici Catari, pensando di aver interpretato il testo come un misto di diverse lingue medioevali centroeuropee. Il testo tuttavia non corrispondeva con la cultura catara, e la traduzione aveva poco senso.

 

Nel 1995 un esperto di botanica, SERGIO TORESELLA, scrisse un articolo(Gli erbari degli alchimisti, in:L.Saginati, Arte farmaceutica e piante medicinali...)secondo il quale il manoscritto Voynich era stato scritto in uno stile che ricordava molto quello degli umanisti italiani, e quindi probabilmente databile attorno alla metà del quattrocento. Lo scopo per il quale era stato redatto poteva essere quello di impressionare la clientela di qualcuno, forse un medico, forse un mago, o un ciarlatano. Come sappiamo questa intuizione era corretta, essendo stata confermata dalla datazione carbonio 14.

 

Nel 1998 RENE' ZANDBERGEN e GABRIEL LANDINI hanno ideato lo "European Voynich Alphabet" (EVA):un sistema per trascrivere i vari grafemi (lettere)che compongono il testo del manoscritto Voynich in caratteri romani.

Con EVA, ogni segno Voynich è rappresentato da una lettera più o meno simile dell'alfabeto latino.

EVA.png

 

È stata avanzata un'ipotesi che chiarirebbe il motivo dell'inspiegabilita'del testo e della sua resistenza a qualsiasi tentativo di decifrazione : GORDON RUGG, linguista inglese, psicologo, docente alla Keele University, membro della Society of Authors, nel 2004, ha individuato un metodo che potrebbe essere stato seguito dagli ipotetici autori per produrre"rumore casuale"in forma di sillabe. Questo metodo, realizzabile anche con strumenti del 1600, spiegherebbe la ripetivita' delle sillabe e delle parole, l'assenza delle strutture tipiche della scrittura casuale e renderebbe credibile l'ipotesi che il testo sia un falso rinascimentale creato ad arte per truffare qualche studioso o sovrano. Già in passato lo studioso STOLFI dell'Università di Campinas (Brasile)aveva proposto l'ipotesi che il testo fosse stato composto mischiando sillabe casuali da tabelle di caratteri. Questo avrebbe spiegato le regolarità e le ripetizioni, ma non l'assenza di altre strutture di ripetizione, ad esempio le lettere doppie ravvicinate. Rugg partì dall'idea che il testo fosse stato composto con metodi combinatori noti negli anni tra il 1400 e il 1600 :uno di questi metodi che attirò la sua attenzione, fu quello della cosiddetta GRIGLIA DI CARDANO creata da Girolamo Cardano nel 1550.

Il metodo consiste nel sovrapporre ad una tabella di caratteri o ad un testo una seconda griglia, con solo alcune caselle ritagliate in modo da permettere di leggere la tabella inferiore. La sovrapposizione oscura le parti superflue del testo, lasciando visibile il messaggio. Rugg ha ricondotto il metodo di creazione ad una griglia di 36×40 caselle, a cui viene sovrapposta una maschera con 3 fori, che compongono i 3 elementi della parola (prefisso, centrale e suffisso). Il metodo, molto semplice da usare, avrebbe permesso all'anonimo di realizzare il testo molto rapidamente partendo da una singola griglia piazzata in diverse posizioni.Questo ha rimosso il principale dubbio correlato alla teoria del falso, cioè che un testo di tali proporzioni con caratteristiche sintattiche simili sarebbe stato molto difficile da realizzare senza un metodo di questo tipo. Rugg ha ottenuto alcune "regole base"del Voynichese, riconducibili a caratteristiche della tabella usata dall'autore : ad esempio la tabella originale aveva probabilmente le sillabe sul lato destro più lunghe, cosa che si riflette nella maggiore dimensione dei prefissi rispetto alle altre sillabe. Rugg ha tentato anche di capire se ci fosse un messaggio segreto codificato nel testo, ma l'analisi lo ha portato ad escludere questa ipotesi : per via della complessità di costruzione delle frasi e delle parole, è quasi certo che la griglia sia stata usata non per codificare, ma per comporre il testo.

 

Per oggi ho finito, la prossima volta vi parlerò delle ipotesi più recenti .

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Rugg partì dall'idea che il testo fosse stato composto con metodi combinatori noti negli anni tra il 1400 e il 1600 :uno di questi metodi che attirò la sua attenzione, fu quello della cosiddetta GRIGLIA DI CARDANO creata da Girolamo Cardano nel 1550.

 

 

L'idea del "rumore casuale" creato con la Griglia di Cardano sembra sensata, e spiegherebbe la non decifrabilità.

 

Sullo scopo per cui avrebbero creato un tale falso, sono più dubbioso.

In un documentario che vidi tempo fa, si diceva che per creare il libro vennero usati i migliori colori naturali dell'epoca e la migliore carta. Questo, insieme al lavoro manuale per la scrittura e i disegni, lo rende un'opera parecchio costosa da realizzare, quindi suona strano che uno che ha già le risorse economiche per creare una tale opera sprechi tante energie per una truffa, e suona anche strano che uno che voglia guadagnare vendendo "un pacco", lo crei con i migliori materiali possibili.

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Disco di festo

 

Eccoci signori ad una nuova puntata sull eventuale significato del disco di festo,in precedenza abbiamo parlato di un possibile calendario, ma se fosse altro???qualcosa di totalmente diverso?

 

La giovane ricercatrice Barbara Gagliano, autrice del libro: “Il Disco di Festo: Chiave delle malattie genetiche”, racconta la straordinaria avventura vissuta attraverso il lavoro di decodifica del prezioso reperto di origine minoica.

 

Copertina Libro defPer comprendere l’importanza del Disco di Festo e della sua misteriosa conoscenza – ci spiega Barbara – dobbiamo addentrarci nel genoma umano e cercare di comprendere come funziona il nostro DNA. L’acido desossiribonucleico (ovvero il DNA) è formato da due nucleotidi, cioè due stringhe/filamenti. Nel nostro disco di Festo i due filamenti vengono rappresentati uno su ogni lato. Questi due nucleotidi a forma di spirale sono la rappresentazione materiale delle forze Yin e Yang, il maschile e il femminile, che si muovono con polarità opposte. I nostri antenati, come se avessero utilizzato una grande lente di ingrandimento, hanno fotografato il processo di meiosi durante il quale, all’atto del concepimento, l’informazione di origine materna e quella di origine paterna si fondono per dare vita ad una nuova creatura: il lato A del disco contiene l’informazione materna, il lato B l’informazione paterna.

 

FestoCromosoma per cromosoma, i nostri progenitori ci hanno tramandato il segreto della vita descrivendo esattamente come avviene l’incastro dei geni dal momento in cui le due informazioni genomiche si incontrano e comincia a formarsi l’embrione. Il codice racchiuso nel disco rappresenta 23 cromosomi da un lato e 23 dall’altro: in realtà, il codice usufruisce di 30 frammenti per descrivere l’informazione genomica portata dal padre e 31 per quella della madre. Da questo dato, grazie all’aiuto di testi biblici ed ebraici, l’autrice è riuscita a comprendere che il materiale genetico nella donna è maggiore rispetto all’uomo: questa informazione è stata celata nel mito della costola di Adamo ed Eva. Se osserviamo, infatti, i cromosomi X ed Y a confronto noteremo che Adamo ha una “costola” in meno! I nostri antenati conoscevano perfettamente il segreto che si cela dietro alla discesa dello spirito nel mondo della materia e hanno voluto tramandarci questa informazione.

Nella raffigurazione del disco non tutti i cromosomi sono rappresentati con un frammento di codice (per frammento s’intendono i simboli racchiusi all’interno di due stanghette): molti cromosomi vengono rappresentati con due o più frammenti. Quando ciò avviene, i nostri antenati stanno cercando di dirci che quel cromosoma è fragile e in quel locus può avvenire una rottura: quando ciò avviene siamo in presenza di una “delezione”, cioè il cromosoma si spezza e il materiale genetico si disperde dando vita a disfunzioni genetiche. I nostri antenati ci mostrano chiaramente in quali loci è possibile che avvenga la delezione e ci spiegano quali sono le malattie che possono essere causate dalla dispersione di questo materiale genetico. Un’altra cosa importante da capire per comprendere il codice è il cosiddetto fenomeno del “crossing-over”: durante il processo di meiosi i cromosomi si incontrano e hanno la possibilità di scambiarsi materiale genetico. Quando ciò avviene, si darà vita, probabilmente, ad una malattia genetica. Anche questo viene spiegato nel disco: quando in un cromosoma troveremo il simbolo dovremo comprendere che questo cromosoma ha in sé la possibilità di interscambiare materiale genetico con gli altri, oppure potremo interpretarlo anche come possibilità di “inversione” cromosomica: praticamente, il cromosoma ha la possibilità di invertire la propria rotta!

 

Più mi addentravo nel codice e più rimanevo sorpresa ed allibita – racconta ancora Barbara – sul come i nostri antenati avessero potuto rappresentare così precisamente geni, particelle cellulari e molecole.

 

E’ possibile che i nostri progenitori avessero voluto tramandarci un messaggio comprensibile proprio nell’anno 2012, considerato l’anno del risveglio spirituale dell’umanità? E’ possibile che attraverso la decodifica di questi reperti si possa in realtà dimostrare che una civiltà più avanzata della nostra sia già esistita o abbia visitato il nostro pianeta in epoche antichissime?

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Benvenuti amanti del Mistero ad un altro episodio del mistero di Eilean Mor...

 

dove eravamo rimasti?

Abbiamo considerato la prima ipotesi, quella della tempesta. Oggi ve ne presento altre..

 

 

La pazzia

Una teoria emersa é la seguente: uno dei tre ha avuto un improvviso attacco di pazzia, ha ucciso i compagni e poi ha commesso suicidio. Tuttavia non é stato trovato alcun segno di violenza sull'isola che possa dar credito a quest'ipotesi.

 

 

La nave

Altri sostengono che gli uomini siano stati portati via da una nave, ma ancora nessuna prova che sostenga questa teoria.

 

 

L'onda improvvisa

La teoria forse più plausibile è quella che venne esposta in un libro. Nel 1947 un giornalista scozzese visitò Eilean More. Era una giornata bellissima e calma. Ad un tratto, d'improvviso, proprio mentre stava per raggiungere l'attracco occidentale, come dal nulla si era levala un'onda gigantesca che aveva sovrastato il molo, alta e terribile. Un attimo dopo tutto si era acquietato e il mare era tornato calmo, come se nulla fosse accaduto. In giornalista aveva subito pensato a qualche misterioso riflusso di marea oppure a un terremoto scatenatosi sott'acqua. Stando alla sua testimonianza, chiunque si fosse per caso trovato in quel preciso momento sul molo non avrebbe certamente potuto salvarsi davanti a tanta violenza. Dai pescatori del posto aveva poi saputo che quelle ondate improvvise e terribili comparivano periodicamente senza apparente motivo e molti erano coloro che avevano perduto la vita. Cosa signoficano queste onde? Hanno una rigorosa spiegazione scientifica o c'é dietro qualcosa di piú?

 

 

Tuttavia, anche a fronte di queste ipotesi, continua a sembrare davvero molto strano che tre uomini esperti siano stati contemporaneamente travolti in un incidente. Poiché uno di loro non indossava il telo impermeabile che era stato trovato al suo posto - molto probabilmente si trovava all'interno del faro, quando era successo il disastro; ma che cosa era capitato? E poi quand'anche avesse visto i suoi due compagni travolti dal mare, sarebbe stato così stupido da precipitarsi senza precauzioni al molo, gettandosi fra i marosi per salvarli? E in quel caso: perché prendersi il tempo di chiudere a chiave la porta?

 

 

Forse c'entrano gli avvistamenti strani e le leggende sugli abitanti dell'isola appartemente deserta....

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MANOSCRITTO VOYNICH : I NON CRITTOGRAFI.

 

Secondo NICHOLAS PELLING, il manoscritto sarebbe opera di Antonio Averlino, detto il Filarete, a scopo di spionaggio industriale ai danni della Serenissima. A prescindere dal grado di plausibilita' delle conclusioni di Pelling, il suo lavoro è interessante per l'accuratezza con cui tratta un insieme di elementi marginali, che possono rivelarsi utilissimi per comprendere vari aspetti di questo manoscritto. Egli suggerisce anche delle ipotesi di lavoro e di ricerca che, se poste in essere, potrebbero sciogliere diversi dubbi. Osserva ad es. i dettagli delle immagini, in particolare il disegno di mura circolari con castello nel folio 86v :le città tipicamente rappresentate con mura circolari, secondo le osservazioni di Pelling, sono Gerusalemme, Bagdag e Milano. Egli sostiene che possa rappresentare il castello sforzesco di Milano sul quale i merli a coda di rondine furono presenti tra il 1450 e il 1480, collocando quindi la stesura del manoscritto entro queste date. Inoltre egli riconosce nel medaglione centrale dello stesso folio una raffigurazione della Basilica di San Marco a Venezia. Attraverso ulteriori letture di manoscritti contemporanei, come quelli di Leon Battista Alberti e dello stesso Filarete, egli raggiunge le sue ipotesi.

 

Un altro lavoro interpretativo è stato svolto da GIUSEPPE FALLACARA e UBALDO OCCHIONEGRO nel volume "Manoscritto Voynich e Castel del Monte" (Gangemi,2013). Il libro offre un'inedita interpretazione sulla funzione storica del Castel del Monte di Federico II, che secondo gli autori non sarebbe stato utilizzato come dimora dopo le battute di caccia, ma per la cura del corpo e dello spirito con l'obiettivo ultimo di raggiungere l'immortalità. È quindi nel manoscritto Voynich, l'unico manoscritto medioevale che non è stato mai decodificato, che si troverebbe la chiave di questa ipotesi. Il documento, secondo i due autori , sarebbe stato scritto da Bacone o da altri alchimisti alla corte di Federico II per offrire all'imperatore la vita eterna tramite percorsi termali, bagni, strane piante e riti particolari. Tesi veramente affascinante ma che non combacia con la datazione del manoscritto.

 

 

LE ULIME SCOPERTE.

 

Con la datazione ormai accertata nel 2009, finalmente dopo approcci diretti alla scrittura, ai materiali e allo stile delle immagini, si è pensato di affrontare il "mistero" dal punto di vista botanico e sono due i risultati ottenuti da due diverse ricerche. L'American Botanical Council ha pubblicato nel 2013 un'analisi rivoluzionaria confrontando le illustrazioni del manoscritto Voynich con quelle dei manoscritti messicani post-conquista. Il DOTT.TUCKER, botanico, professore emerito e codirettore del Claude E.Phillips Herbariumat Delaware State University e il SIGNOR TALBERT, tecnico informatico in pensione precedentemente alle dipendenze del Dipartimento della Difesa e della Nasa degli Stati Uniti, hanno confrontato le illustrazioni botaniche del manoscritto Voynich con la distribuzione delle piante nel mondo al momento della prima apparizione del manoscritto, che lo vede in possesso dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Rodolfo II (1576-1612). Le somiglianze tra una pianta illustrata nel manoscritto Voynich e la pianta del sapone raffigurata nel Codex Crux-Badianus del Messico del 1552, considerato il primo testo medico scritto nel Nuovo Mondo, ha portato gli autori lungo un sentiero che conduce all'identificazione di 37 piante, 6 animali e 1 minerale nel manoscritto delle Americhe, in particolare dalla Nueva Espana (Nuova Spagna)del post-conquista e nelle regioni circostanti.

 

Un'ultima ricerca pubblicata nel 2014 è di STEPHEN BAX, Professore in Linguistica Applicata all'University of Bedfordshire. Anche Bax decide di confrontare le immagini delle piante con altre rappresentazioni di erbari provenienti da varie nazioni in un'epoca vicina a quella ormai assodata per il manoscritto. E dopo averne individuate alcune identifica i nomi di tali piante nelle righe adiacenti.

I suoi risultati sono molto incoraggianti per molti aspetti:definitivamente viene sancito che il manoscritto non è "una bufala" ma un VERO manoscritto che sembra parlare di quanto riportato dalle immagini;secondariamente, ma decisamente non meno importante, decifrando i segni che compongono i nomi delle piante riconosciute è possibile stilare una GRIGLIA DI DECRIPTAZIONE e progressivamente svelare il testo.

 

I NUOVI ENIGMI.

 

Assieme alla decodifica del testo, però si aprono nuovi enigmi: se il manoscritto è indiscutibilmente antecedente alla scoperta delle Americhe del 1492 secondo il radiocarbonio, ma riporta piante del Nuovo Mondo, significa che è stato composto da un indigeno del continente americano o che gli europei giunsero oltreoceano prima della fatidica data ?

Se si tratta davvero di un trattato erboristico-medico perché è stato necessario criptarlo?

E se invece di un codice fosse una lingua sconosciuta?

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Altre ipotesi sulla Mary Celeste

 

Ammutinamento 1: l'equipaggio si ribella al capitano Briggs, tirannico e violento (non troppo diverso dal Blight del Bounty, così come ci è stato tramandato), e lo uccide insieme a moglie e figlia, gettandone il corpo in mare, prima di abbandonare la nave.

Ammutinamento 2: l'equipaggio si ribella quando Briggs tenta di impedire loro di approfittare del carico - ma in questo caso lo scoppio di violenza accade dopo che parte dell'alcol è già stata bevuta (i nove barili mancanti).

Avvelenamento: il pane mangiato dall'equipaggio sarebbe stato infettato da un fungo la cui ingestione provoca, tra le altre cose, allucinazioni e psicosi. Tormentati da visioni e voci, equipaggio e passeggeri si sarebbero lanciati in mare.

Arrembaggio: pirati provenienti da qualghe isola (Bermuda o Azzorre) avrebbero arrembato la nave per uccidere tutti coloro che erano a bordo e saccheggiare la nave.

Attacco di piovra: una piovra gigante avrebbe attaccato la nave ed avrebbe ucciso tutti i componenti dell'equipaggio

Follia: Briggs stesso, impazzito, avrebbe sterminato la propria famiglia e l'equipaggio, e sarebbe poi fuggito con la scialuppa.

 

Per quanto relativamente plausibili, nessuna delle ipotesi è corredata dai fatti o dalle conoscenze:

- Briggs non aveva fama di capitano tirannico, anzi era considerato piuttosto umano

- se capitano e famiglia sono effettivamente stati uccisi, com'è che non si trovano segni di violenza di alcun genere?

- quand'anche l'equipaggio avesse deciso di abbandonare la nave dopo l'uccisione del capitano e della sua famiglia, a che scopo farlo lasciando a metà il pranzo, con il cibo ancora nei piatti?

- ammesso e non concesso che i nove barili siano effettivamente stati "bevuti", perché risigillarli ermeticamente dopo?

- l'arrembaggio pirata avrebbe un senso se, allo sterminio dell'equipaggio, fosse seguito il saccheggio, ma a parte la bussola rotta ed i nove barili vuoti il carico venne ritrovato intatto

- l'attacco della piovra potrebbe spiegare la morte dell'equipaggio (le motivazioni della piovra no), ma non la scomparsa della scialuppa di salvataggio

- se il pane fosse davvero stato infetto, anche i marinai del Dei Gratia che riportarono la Mary Celeste in porto avrebbero dovuto essere colpiti da allucinazioni, mentre invece arrivarono sani come pesci fino al porto di Genova

- un capitano impazzito avrebbe forse potuto uccidere moglie e figlia senza problemi, ma massacrare da solo altri nove uomini non sembra molto probabile

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Eccoci qui signori e signore,qui riuniti per cercare di scoprire il mistero del disco di festo.

Abbiamo visto ipotetiche traduzione di questo disco,un calendario un codice genetico e oggi vi propongo una terza teoria.

 

[...] Un giovane principe del popolo dei Traci si innamora di una principessa lontana, la nobile Pellicana figlia del re dei Pelagi. Ad aiutarlo nell’intento di impalmare la giovane e bellissima principessa è lo stesso padre del principe. Con l’aiuto del nobile genitore e delle tribù dei Daci, raffigurati nel disco col simbolo dei lupi, e degli Apuli raffigurati col simbolo delle api, il giovane principe dopo varie peripezie riesce a sposare l’innamorata. Dalla coppia regale nasce un bellissimo figlio che dona letizia a tutta la nazione [...]

 

 

Padre Giuseppe Madau seguendo il metodo di cercare le somiglianze tra i nomi delle cose, ha interpretato il reperto del «disco» che sarebbe scritto in proto-attico

 

FESTO, L’ENIGMA DELLA MARGHERITA

 

Il fiore in bulgaro si chiama «ànghelma» che in greco vuol dire «messaggio». Per lo studioso francescano, si narra una storia d’amore sulle sponde del Mar Nero e del Danubio. Finora i ricercatori non avrebbero ben compreso il senso dei geroglifici, che hanno la stessa forma dell’opera

 

 

Autore della traduzione è padre Giuseppe Madau, un francescano nato ad Albagiara in provincia di Oristano in Sardegna. Teologo ed esperto di greco antico, ebraico e fenicio, dopo essere stato missionario in Africa, attualmente vive in convento ad Iglesias. Padre Madau inoltre parla correttamente inglese, francese, spagnolo, latino e due lingue africane del gruppo linguistico Bantu.

 

Uno dei suoi più grandi interessi è stato da sempre l’archeologia e lo scoprire tutto ciò che essa può celare. Così è stato anche per il disco di Festo che padre Giuseppe Madau è riuscito ad interpretare dopo anni di studio.

 

Tutto è partito racconta il frate, che a Sant’Antioco (Ca) ha presentato in anteprima la traduzione del disco, molti anni fa in convento all’ uscita da una cerimonia religiosa. «un confratello bulgaro, così senza apparente motivo - racconta il religioso - mi disse che la Margherita, che è il primo fiore a spuntare dalla neve, in bulgaro si chiama "ànghelma", una parola greca che significa messaggio». La cosa non è passata inosservata. Così leggendo La grammatica egiziana di Sir Alan Gardiner, padre Madau si è accorto che il metodo suggerito dall’ illustre egittologo poteva essere valido per la decifrazione del disco di Phaistos.

 

Così il religioso ha provato ad interpretare i disegni del disco di argilla usando il metodo "Rebus or charade", ossia trovando le omofonie tra i nomi delle cose e quelle di altri oggetti o qualità che suonavano allo stesso modo con un metodo di lettura parallela a quella usata per i geroglifici egiziani.

 

Partendo proprio dalla margherita al centro di una faccia del disco, come inconsapevolmente gli aveva suggerito il confratello bulgaro, a padre Giuseppe Madau sarebbe venuto facile tradurre il disco di Festo che racconta una bellissima storia d’amore che si svolge sulle sponde del Mar Nero e lungo il percorso del fiume Istros, oggi Danubio.

 

Un giovane principe del popolo dei Traci si innamora di una principessa lontana, la nobile Pellicana figlia del re dei Pelagi. Ad aiutarlo nell’intento di impalmare la giovane e bellissima principessa è lo stesso padre del principe. Con l’aiuto del nobile genitore e delle tribù dei Daci, raffigurati nel disco col simbolo dei lupi, e degli Apuli raffigurati col simbolo delle api, il giovane principe dopo varie peripezie riesce a sposare l’innamorata. Dalla coppia regale nasce un bellissimo figlio che dona letizia a tutta la nazione.

 

Gli interrogativi, che da sempre hanno impegnato gli studiosi per interpretare il disco, con padre Giuseppe Madau hanno trovato semplici risposte. Intanto, secondo padre Madau, la lingua ideografico - simbolica con cui è stato scritto il messaggio riportato nella placca d’argilla sarebbe Proto-Attico, ceppo del greco antico. Il testo poi va letto dal centro alla periferia per diversi motivi. Innanzi tutto per il senso di movimento delle figure, che vanno da sinistra a destra, come le opere simili presenti nella cultura minoica ed etrusca che si leggono a partire dal centro verso al periferia.

 

Infine i sigilli del disco chiudono i discorsi come chiudevano le anfore. I simboli poi, contenuti nei diversi cartigli o zone in cui è diviso il disco, sarebbero una sorta di immagini che trasferiscono dall’oggetto materiale un’idea non rappresentabile.

 

Così per esempio il primo segno del disco è la margherita e non una rosa come ha inteso qualcuno e deve essere interpretata come simbolo di messaggio. Il disco quindi inizia così con la parola «Un messaggio».

 

L’interrogativo di chi sia il messaggio viene subito dopo. La seconda figura del disco contiene una testa che in greco si dice kefalè.

 

Per padre Madau è il simbolo dell’uomo che sta a capo quindi: «messaggio del capo tribù o del re». La testa del re poi ha due tondini a forma di otto sulla guancia. Questo simbolo, secondo il francescano, rappresenterebbe due gocce d’acqua che scorrono dalla testa sulla bocca quindi indicherebbero l’espressione greca «Ta rèmata rei» che significherebbe «le gocce scorrono» o «le parole scorrono», quindi la traduzione sarebbe: «il messaggio viene dato dal re. Le sue parole scorrono e comanda». Così via con l’interpretazione del racconto attraverso il disegno.

 

Sinora, secondo padre Madau, si sarebbe trovata difficoltà nel capire che le «lettere» con cui i vari personaggi importanti comunicano tra loro nel disco sono rappresentate con la figura che ha la stessa forma del disco e che significa appunto «lettera o messaggio».

 

Adesso dopo la presentazione bisognerà attendere il parere della archeologia ufficiale sulla traduzione dell’umile francescano sardo che, se pur non essendo uno specialista, è comunque un uomo di vasta cultura.

 

La margherita che squarcia tutti i misteri. Sarebbe questa la chiave di lettura del messaggio inciso nell’argilla qualche millennio fa noto come il disco di Phaistos o di Festo,

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Linee di Nazca - episodio 2

 

Nella scorsa puntata ci siamo lasciati con un enigma aperto:

 

PERCHE’ SONO STATE REALIZZATE LE LINEE DI NAZCA?

 

Guardando queste grandi figure così perfette, tracciate su un ampio territorio non sempre pianeggiante, in un epoca molto lontana dalla nostra e senza quindi l’uso di grandi tecnologie, ci porta a domandare: chi e perché sono state realizzate?

Molte sono le ipotesi avanzate a riguardo, da quelle più razionali a quelle più astratte.

 

Sicuramente queste linee sono la testimonianza di una grande conoscenza della geometria da parte degli antichi abitanti di questa zona.

 

Nonostante la bellezza suggestiva delle linee, la loro realizzazione è stata assai più semplice di quanto si possa pensare, infatti il tutto è stato realizzato con il posizionamento di ciottoli neri sopra alla sabbia gialla del deserto.

E' comunque normale porsi alcune domande, alle quali si può tentare di dare una risposta.

 

* Uno di questi fu Erich Von Daeniken, che associava quelle strane linee a piste d'atterraggio per velivoli extraterrestri. Ipotesi che fu scartata vista l'inadeguatezza del terreno, troppo soffice per sostenere la pesantezza di velivoli interplanetari.

 

* Tony Mosson, invece sosteneva che lo scopo di quelle misteriose linee fosse legato a funzioni religiose. Ipotesi anche questa ben presto accantonata, dato che era impossibile, senza volare, osservare quelle strane linee, quindi quale usanza religiosa avrebbe potuto prevedere la creazione di linee lunghe tanti chilometri, che non potessero essere osservate da nessuna posizione.

 

* Poi c'è stata l'ipotesi dei fratelli Waisbard, che vedevano in quelle strane formazioni un calendario meteorologico, ipotesi chiaramente senza alcun fondamento.

 

* Una teoria che ha una seppur minima logica e che vale la pena di analizzare è quella espressa dalla studiosa Maria Reich, una donna che ha studiato queste figure per tutta vita, la quale vede le linee di Nazca come un gigantesco calcolatore astronomico, ipotesi rafforzata dal ragno che rappresenterebbe i cambiamenti della costellazione di Orione nel corso dei secoli.

 

Ma anche quest'ultima risposta si complica; se lo strano aracnide non fosse la proiezione della costellazione di Orione, sorgerebbe un altro mistero: quel ragno infatti è appartenente ad una specie introvabile nel territorio peruviano e delle Ande: quella specie appartiene ai territori dell'Amazzonia!!! :ehmmm:

 

Non tutti gli animali presenti sulle linee di Nazca sono mai stati presenti in quel territorio e certi somigliano nella realtà a organismi talmente piccoli da essere visibili solo al microscopio.

Il famoso ragno appartiene a una razza rarissima, il fattore che però meraviglia ancora di più è data dal fatto che l'organo riproduttivo, che è situato sulla zampa, è stato disegnato perfettamente e questa è una caratteristica visibile soltanto al microscopio...

 

COINCIENZE?? NON CREDO... :dart:

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Rieccomi! Perdonate la mia misteriosa scomparsa :unsure:

Dopo aver inciso Croatoan sullo zerbino, sono salpato sulla Mary Celeste alla ricerca del tesoro di Preiss nei pressi di Eilean Mor.... :wacko:

Ad ogni modo, come annunciato dal mio collega, il SONDAGGIO è APERTO!

 

Avete a disposizione 2 VOTI.

 

Alla termine di Mercoledì 13 Aprile, il mistero che avrà ottenuto più voti verrà decretato il mistero più misterioso della Barriera, e il suo eventuale "cavaliere" vincerà il gioco!!! :glare:

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Cosa è successo?

È proprio il caso di dirlo... "Alla prossima puntata".

 

 

 

 

Mbè? Sta prossima puntata?

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Sono stati giorni un po' impegnati, ma oggi finalmente il team E.M.M.A (Ectoplasmatici Misteri Maledettamente Affascinanti) torna a parlare di

CROATOAN

Il mistero della colonia perduta di Roanoke



Dopo aver presentato il mistero e parlato delle ipotesi più verosimili (una piuttosto pacifica, l'altra meno), oggi vediamo un po' come la parola Croatoan e il mistero a essa legato vengono ritratti nella cultura popolare!

**ATTENZIONE: POSSIBILI SPOILER DI SUPERNATURAL 2 E HAVEN 5**

Iniziamo con uno dei miei telefilm preferiti, proprio quello che mi ha spinto a scegliere questo mistero: Supernatural
In questa serie, Dean e Sam Winchester sono due fratelli che, seguendo le orme del loro padre, girano l’America dando la caccia e uccidendo creature sovrannaturali.
Nell’episodio 2x09 della serie, i due si imbattono in un misterioso virus di origine demoniaca che si trasmette tramite il sangue e scatena istinti omicidi negli infettati. Trovano inoltre un’incisione su un palo del telefono

300px-Croatoan209.jpg


Che porta Sam Winchester a formulare una teoria:

“I've been pawing through Dad's journal, I found something about the Roanoke Colony. Dad always had a theory about "Croatoan." He thought it was a demon's name, sometimes known as "Deva", sometimes "Resheph", a demon of plague and pestilence.”

Il virus Croatoan fa la sua comparsa anche in tre episodi della 5 stagione (es 5x04).

Anche se non l'ho mai seguita, inoltre, Croatoan compare anche in Haven, altra serie tv fantascientifica liberamente ispirata al romanzo "Colorado Kid" di Stephen King.
Haven è una cittadina del Maine dove si verificano quello che i locali chiamano "i Problemi", una serie di misteriose e specifiche particolarità che colpiscono alcune persone o piccole comunità: alcuni di questi Problemi sono minori, altri sono pericolosi e incontrollabili.
Nella 5 stagione, Croatoan è un mostro nemico dei protagonisti che prende il controllo di un corpo umano; esso è in grado di cancellare la memoria e assorbire e usare i Problemi.

Anche in letteratura troviamo questa parola: Croatoan è infatti il titolo di un racconto di Harlan Ellison, pubblicato nel 1975, dove si legge la parola incisa su una parete vicino all’entrata di una fogna.

Infine, la musica non è da meno: Croatoan è anche il nome di un gruppo viennese di thrash/groove metal (non credo siano molto famosi però).

Last but not least, il mistero di Roanoke viene citato anche in "It" di Stephen King, che ho letto da poco ed è stato un caso di Serendipity :victory:

Buddinger e Ives erano perfettamente concordi su un punto: l'insediamento originario era stato di trecento persone di razza bianca. Erano inglesi. Avevano uno statuto e ufficialmente erano conosciuti come la Derrie Company. Il territorio a loro assegnato copriva la Derry odierna, gran parte di Newport e piccoli settori delle cittadine limitrofe. E nell'anno 1741 si verificò la scomparsa totale della comunità di Derry. I coloni erano tutti lì nel giugno di quell'anno, per un totale di trecentoquaranta anime, ma in ottobre non c'era più nessuno. Il piccolo villaggio di case di legno era deserto. Una delle abitazioni, che si trovava all'incirca nel punto in cui oggi s'incrociano la Witcham e la Jackson Street, era stata distrutta da un incendio. Nella ricostruzione storica di Michaud si afferma che tutti gli abitanti furono massacrati dagli indiani, ma non c'è nessun indizio
che avvalori questa teoria, salvo quell'unica casa bruciata. più probabile che le fiamme si siano propagate da una stufa troppo calda.
Massacro indiano? Difficile. Nè cadaveri nè ossa. Alluvione? Non quell'anno. Malattia? Nessuna traccia nelle comunità più vicine.
Scomparvero senza una causa apparente. Tutti. Trecentoquaranta persone. Senza lasciare traccia.
Per quel che ne so,l'unico caso in qualche modo somigliante nella storia d'America è la scomparsa dei coloni sull'isola di Roanoke, in Virginia. Non c'è scolaro di questa nazione che non ne conosca la storia. Ma chi è al corrente della scomparsa di Derry? A quanto sembra, nemmeno le persone del luogo. Interrogai alcuni studenti delle medie superiori che frequentavano il previsto corso di storia del Maine, ma nessuno di loro ne sapeva niente. Allora controllai il libro di testo Il Maine com'era e com’è. Ci sono più di quaranta voci di indice per Derry, nella maggior parte riguardanti gli anni di espansione dell'industria del legno. Nulla sulla scomparsa dei coloni fondatori... eppure questo (come definirlo?), questo silenzio non meraviglia.
C'è una sorta di cortina del silenzio che copre gran parte di quanto è avvenuto qui... anche se la gente parla lo stesso. Credo che nulla possa impedire alla gente di parlare. Ma bisogna ascoltare molto attentamente. E questa è una dote rara.


Come vedete, il mistero ha affascinato diverse persone!

Si dice inoltre che Edgar Allan Poe abbia sussurrato questa parola sul letto di morte, che sia stata trovata scritta nel diario di Amelia Earhart dopo la sua scomparsa nel 1937, e incisa nell'ultimo letto dove ha dormito l'autore horror Ambrose Bierce prima di scomparire nel 1913, in Messico.

Questo, a meno di altre scoperte rilevanti dell'ultimo minuto, probabilmente è l'ultimo post su Croatoan... E' stato bello scavare e indagare su questo mistero! :D

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