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Interruzione di Gravidanza


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Il 15 di gennaio del 2016 il Governo ha approvato un decreto che depenalizza l’aborto clandestino, ma nello stesso tempo aumenta la multa da fino a 51 euro a fino a 10000 euro. Tutto questo quando gli aborti clandestini stanno aumentando, ovviamente.
Il problema è che non si parla del perché c’è questo aumento, ma è facilmente riscontrabile con delle semplici cifre: il 70% dello staff ginecologico degli ospedali è obiettore di coscienza e in certe regioni arriva al 90%. Si capisce come una donna, per poter abortire come le è concesso dalla legge Legge 22 maggio 1978, n.194 debba veramente affidarsi ad un viaggio della speranza.

Il tema dell’aborto è sempre stato piuttosto dibattuto, perché si va a scontrare contro la moralità profondamente cattolica del nostro Paese, ma sono dell’idea che qualsiasi sia il proprio parere sull’aborto, non si possa trascendere il fatto che esso è legale in Italia, con dei paletti anche ben piantati, quindi non si possono trovare scuse per non praticarlo. Se lavori in un ospedale pubblico DEVI fare quello che la legge ti dice e quindi DEVI praticare l’aborto, anche se intimamente non ti piace, altrimenti non fai il ginecologo. Se la tua moralità ti impedisce di praticare interruzioni di gravidanze, allora scegli la specializzazione di ortopedia, o cardiologia, dove sai che non dovrai mai mettere le mani nell’utero di una donna. Ma se a scuola di medicina scegli coscientemente di fare ginecologia, lo sai che dovrai scontrarti, prima o poi, con l’aborto.
Che poi, molto spesso, la moralità è solo a metà, perché molti dottori che obiettano nelle strutture pubbliche, sono ben felici di aiutarti in quelle private, dove, però, devi pagare e immagino non poco. È quindi così strano che gli aborti clandestini siano tornati in auge? No. Però è pericoloso, perché non sai mai chi ti metterà le mani addosso e se saprà fare bene il proprio lavoro, perché sono secoli che le donne si ritrovano a fare aborti clandestini, con esiti spesso infelici. Perché andare a rischiare la vita in posti poco igienici con personale non capace, quando la legge ti dice che puoi farlo in sicurezza nelle strutture ospedaliere? E la risposta è sempre la stessa: l’obiezione di coscienza. La stessa che non permette di usare, invece di interventi chirurgici, dei semplici farmaci che aiuterebbero di più la donna e il decorso dell’aborto, ma anche qui si preferisce obiettare e non prescrivere, col risultato che fiocca il commercio di farmaci via Internet o spacciati come droghe negli angoli delle strade, farmaci che possono essere estremamente pericolosi se presi alla leggera.

 

 

Cercando di non degenerare nella discussione, che ne pensate?

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Partendo dal fatto che un credente non ha motivo di abortire poichè è contro i suoi principi, ritengo che sia solo una questione a due tra lo stato che tenta di lucrare anche su gli aborti e la cittadina che vorrebbe farlo. Ritengo che in italia l'obbiezione di coscienza sia un paravento per spingere la " clientela" dai privati. E' anche vero che a oggi le gravidanze indesiderate si possono controllare a monte, naturalmente escludendo i casi limite come stupri o contraccettivi fallaci...concludo auspicando che la clandestinità sia limitata il più possibile dando libertà di scelta nella più totale garanzia da parte dello stato, che al posto di punire e nasconde dovrebbe informare e tutelare la popolazione.

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L'obiezione di coscienza è una cosa che comprendo fino ad un certo punto. Umanamente parlando posso capire che ci siano delle pratiche mediche ed anche casi che facciano traballare la vocazione. D'altro canto, si sceglie un mestiere ed una professione sapendo - spero! - tutto quello che questo comporta.

 

Se per te è un problema difendere di fronte alla legge i diritti di un criminale riconosciuto, probabilmente non dovresti fare l'avvocato. Se uccidere ti mette in difficoltà, la carriera militare non fa per te. Se odi l'altezza e la velocità, il tuo futuro come paracadutista non sarà semplice. Se un medico sente di poter avere difficoltà ad effettuare un aborto, probabilmente dovrebbe lasciar perdere ginecologia e buttarsi su dermatologia, ortopedia o una delle tante altre specializzazioni mediche.

 

Vero è però che l'aborto è ammesso in Italia solo dal 1978. Chiunque abbia iniziato il cammino medico prima, ha diritto di appellarsi all'obiezione di coscienza.

 

La questione "ti dico no nel pubblico per veicolarti sul privato" rientra in un altro ambito che meriterebbe molta più attenzione e non solo per quanto riguarda gli aborti.

 

In generale, l'interruzione di gravidanza è un'altra faccenda su cui mi spiace di vedere tirare su le barricate, perché non dovrebbe essere l'ennesimo terreno di scontro tra laici e credenti. E' una questione molto delicata e personale, oltre che una delle decisioni più difficili e dolorose da prendere nella vita. Finché non si percorre una strada non si può dire come sia e come si sceglierebbe di percorrerla.

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Spesso dietro molte obiezioni di coscienza si nasconde in realtà il timore di vedersi stroncare la carriera. Quando i primari vengono nominati anche in base ai legami che hanno con la politica, magari con qualche politico di orientamento cattolico, questi sono i risultati.

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ora pongo un quesito... come ci si deve comportare quando un diritto contrasta un'altro diritto?... ovvero la vita è tale quando vi è concepimento e di conseguenza la donna ha diritto di abortire... ma in caso di vita il bambino ha diritto di nascere...  dilemma... non so veramente cosa rispondere.... 

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Se per te è un problema difendere di fronte alla legge i diritti di un criminale riconosciuto, probabilmente non dovresti fare l'avvocato. Se uccidere ti mette in difficoltà, la carriera militare non fa per te. Se odi l'altezza e la velocità, il tuo futuro come paracadutista non sarà semplice. Se un medico sente di poter avere difficoltà ad effettuare un aborto, probabilmente dovrebbe lasciar perdere ginecologia e buttarsi su dermatologia, ortopedia o una delle tante altre specializzazioni mediche.

 

Vero è però che l'aborto è ammesso in Italia solo dal 1978. Chiunque abbia iniziato il cammino medico prima, ha diritto di appellarsi all'obiezione di coscienza.

 

 

Concordo assolutamente.

L'aborto è legale e un medico che sceglie di essere ginecologo non può cadere dalle nuvole per una questione che riguarda strettamente la sua professione, altrimenti che faccia altro.

E' il millesimo paradosso legale, perché la legge dice che si può ma ti permette anche di non sottostare ad essa; però la questione di fondo è che tu sei un professionista (e sei perciò consapevole delle cose a cui vai incontro), dunque del tuo pensiero poco importa.

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Però non credo che "fare aborti" rappresenti l'aspetto più rilevante della professione medica in generale, e neppure della ginecologia. Capita, può senz'altro capitare che venga richiesto di effettuare un aborto, ma non è che uno decide di non fare o fare il medico/ginecologo in base al parametro "aborti", ci sono mille parametri più importanti. E' un qualcosa che va al di fuori della quotidianità della professione.

 

Comunque... com'è che qui la norma diventa inviolabile (c'è una legge dello Stato e tu obbedisci senza fiatare, zitto e buono e tieniti per te la tua morale) e invece su altre questioni (vedi caso Vendola e affini) la libertà di pensiero e coscienza deve poter superare qualunque norma?

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Anche fare operazioni a cuore aperto non rientra nella normalità della professione chirurgica, ma non vedo gente rifiutarsi di operare in quei casi.

 

Paragonare il "caso Vendola" all'obiezione di coscienza mi sembra inoltre un'osservazione abbastanza alla "e allora le foibe?!"

Premesso che non ho idea di cosa si sia discusso qui sul forum ma in quel caso c'è stata una signora (americana?) che ha fatto una cosa legale in California e vietata qui. Stop.

 

La libertà di pensiero può portare alla disobbedienza civile in casi molto gravi, è vero, ma la differenza tra Gandhi e quei mattacchioni del Tea Party passa per una cosa che nessuna norma potrà mai regolamentare: il buon senso.

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Vendola non mi pare abbia recato un danno a qualcuno, rimanendo nella legalità.

Un obiettore di coscienza rimanendo nella legalità fa un danno omettendo un servizio.

 

@ Balon, quotidiano o no, un aborto rientra nelle prestazioni della professione. Neanche uccidere appartiene alla quotidianità di un militare, ma capita e se sei obiettore ti scegli un altro mestiere o ti specializzi in un ruolo che non veda te col semiautomatico in missione..

Il tuo discorso fa molto "E i marò?"

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Fondamentalmente la penso come Lady Monica e Maya. Non è che se io mi sono dichiarato obiettore di coscienza per il servizio militare poi posso pretendere di entrare in Polizia ma non usare le armi, in Polizia come obiettore non ci entro fine del discorso. E' un tuo diritto esercitare l'obiezione di coscienza, non è un tuo diritto ledere i diritti altrui. Senza contare che se vuoi fare il ginecologo puoi benissimo farlo privatamente nessuno ti obbliga a lavorare in una struttura pubblica. Vendola non ha fatto nulla di illegale in Italia e non ha leso diritti o tolto libertà a nessuno, il paragone mi sembra davvero campato in aria.

Inoltre si tende sempre a pensare all'aborto come all'interruzione che viene fatta nel primo trimestre e quindi a pensare "si poteva evitare a monte". Esiste però anche l'aborto terapeutico e i tempi tra l'ecografia morfologica e i limiti imposti dalla legge, considerando che c'è anche l'assurda perdita di tempo della "settimana di riflessione", sono decisamente molto più stretti.

A mio avviso, allo stato attuale, la situazione migliore a livello europeo è quella francese che permette l'aborto terapeutico fino alla 33esima settimana.

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C'è anche da dire che gli obiettori fanno un ulteriore danno. Nelle strutture dove 9 medici su 10 "ufficialmente" non praticano l'aborto, mettono in condizione il decimo medico di fare in pratica solo ed esclusivamente IVG, perchè tutto il lavoro cade sulle sue spalle. Abbastanza frustrante per un medico onestamente.

Quindi spesso il decimo medico decide di diventare obiettore (è concesso diventarlo durante la propria carriera) rendendo il serivzio praticamente nullo.

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Anche fare operazioni a cuore aperto non rientra nella normalità della professione chirurgica, ma non vedo gente rifiutarsi di operare in quei casi.

 

Paragonare il "caso Vendola" all'obiezione di coscienza mi sembra inoltre un'osservazione abbastanza alla "e allora le foibe?!"

Premesso che non ho idea di cosa si sia discusso qui sul forum ma in quel caso c'è stata una signora (americana?) che ha fatto una cosa legale in California e vietata qui. Stop.

 

La libertà di pensiero può portare alla disobbedienza civile in casi molto gravi, è vero, ma la differenza tra Gandhi e quei mattacchioni del Tea Party passa per una cosa che nessuna norma potrà mai regolamentare: il buon senso.

 

quello del cuore mi sembra un paragone ancora più forviante di quello delle foibe, sinceramente.

 

chi soffre di cuore rischia la vita, e il medico deve cercare di salvarlo.

chi vuole abortire non rischia la vita, anzi vuole sopprimerne una (salvo rarissimi casi in cui non si dovrebbe neanche stare a discutere), e solitamente lo fa per motivi che con la salute hanno poco/niente a che vedere.

L'aborto "alla caxxo" come è disciplinato oggi è una delle più opinabili e contestabili potestà assolute di vita o di morte su un altro organismo vivente (che può essere tranquillamente visto come una vita umana in tutto e per tutto) esistenti nella nostra società.

 

Il rifiuto di eseguire una pratica simile è del tutto sostenibile e sostenibile razionalmente, sotto qualunque profilo (scientifico, etico, filosofico).

Della serie, c'è infinito spazio per il dubbio e per la discussione, in questo campo. E quindi anche per l'obiezione di coscienza.

 

 

@ Balon, quotidiano o no, un aborto rientra nelle prestazioni della professione. Neanche uccidere appartiene alla quotidianità di un militare, ma capita e se sei obiettore ti scegli un altro mestiere o ti specializzi in un ruolo che non veda te col semiautomatico in missione..

Il tuo discorso fa molto "E i marò?"

 

ma assolutamente no.

Quella del militare è una nobile e antica professione, e uno può decidere di intraprenderla spinto da nobili ideali, come difendere i propri concittadini, gli ideali e i valori della propria nazione, fermare i nazisti e via discorrendo.

Certo dovrà mettere in conto di combattere e uccidere i nemici, ma potrà anche rifiutarsi di sparare alla testa a donne e bambini a sangue freddo, qualora lo ritenesse sbagliato.

 

Allo stesso modo, io posso decidere di fare il ginecologo per cercare di salvare più bambini e donne possibile dalle complicazioni della gravidenza, e in generale tutelare la salute dei miei simili. E pertanto, logicamente, allo stesso tempo rifiutarmi di fare aborti, avendo essi, per buona/massima parte, nulla a che vedere con la tutela della salute.

 

N.B. l'aborto dovuto a motivi di salute o violenza sessuale dovrebbe sempre essere eseguito, intendiamoci.

Gli altri possono essere tranquillamente non eseguiti dal medico, perché nulla hanno a che vedere con la tutela della salute.

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La salute psicologica della donna che si ritrova ad essere incinta e non vuole diventare madre non conta?

Il servizio pubblico ha il dovere di fare quello che dice la legge e quindi se c'è la possibilità di effettuare aborti, lo si deve fare. Se poi non vuoi farli, ti dai al servizio privato e non li fai, ma se lavori in pubblico li devi fare.

 

Poi è ovvio che il problema sta a monte: bisognerebbe fare una migliore educazione sessuale su come evitare certe gravidanze, visto che l'Italia è uno dei paesi con il tasso più basso di contraccezione, ma pare che per le altre sfere, parlarne sia disdicevole, quindi a scuola non si studia e a casa non è semplice trovare famiglie che se ne prendono carico. Da più parti ho sentito di ragazze ostracizzate dalla famiglia perchè volevano prendere la pillola.

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