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Interruzione di Gravidanza


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Non direi che un cancro, la legge lo consente, ma sotto determinate condizioni: in una struttura deve essere sempre presente almeno un medico non obiettore, e questa minima richiesta in molti casi non si verifica come affermato nell'articolo da me condiviso. Direi che è uno strumento di cui per varie ragioni si abusa, e di questo il Ministero della Salute dovrebbe tenerne conto.

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Secondo me a questo punto è un cancro. L'obiezione nasce per quei medici che già lavoravano quando entrò in vigore la legge sull'aborto. Ormai non ci dovrebbero più essere medici di quel tempo, quindi quando uno decide di fare il ginecologo lo fa sapendo che tra le varie cose a cui dovrai trovarti davanti, sarà un aborto. Se moralmente non lo vuoi fare, scegli un'altra specializzazione. Anche perchè poi queste obiezioni cadono quando vai a farli privatamente. 

 

E' assurdo voler pensare che una donna che non riesce ad abortire in ospedale non vada a cercare altre vie meno lecite e più pericolose, esattamente come si faceva un tempo. Quindi l'ideale sarebbe togliere l'obiezione di coscienza dalla legge. 

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Non sono d'accordo. Uno può fare il ginecologo per mille motivi che nulla hanno a che fare con l'aborto. In uno stato di diritto, si tutelerebbe sia il diritto della donna ad abortire sia il diritto dell'eventuale medico obiettore. Il problema è che il sistema non funziona perché ci sono percentuali di obiezioni altissime, ma questo è un problema di applicazione della legge e non della legge stessa.

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15 minuti fa, Euron Gioiagrigia ha scritto:

il diritto dell'eventuale medico obiettore.

 

E guarda caso questo è il diritto che si tutela maggiormente, in barba al diritto delle donne di abortire. 

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Infatti io ho detto che si dovrebbero tutelare entrambi i diritti se vivessimo in un sistema efficiente, chiaramente così non è. Io ovviamente non sono contrario al diritto ad abortire, ho postato vari articoli che mostrano gli eccessi americani, ma neanche penso si debbano forzare i ginecologi a praticare aborti se sono contrari. 

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16 ore fa, Euron Gioiagrigia ha scritto:

Infatti io ho detto che si dovrebbero tutelare entrambi i diritti se vivessimo in un sistema efficiente, chiaramente così non è. Io ovviamente non sono contrario al diritto ad abortire, ho postato vari articoli che mostrano gli eccessi americani, ma neanche penso si debbano forzare i ginecologi a praticare aborti se sono contrari. 

Il tuo è il classico esempio del cane che si morde la coda; perché la realtà dei fatti è che la maggior parte dei ginecologi si "spaccia" come obiettore, però se vai nello studio privato tale obiezione cade......è una giustificazione ipocrita, l'etica non dovrebbe avere un "prezzo"; ci sono mediamente 9 ginecologi su 10 che si definiscono obiettori, ma poi al lato pratico alcuni non lo sono (basta "uscire la grana").

 

Personalmente sono favorevolissima all'aborto e pertanto "pretendo" che almeno il 50% dei ginecologi in ospedale sia disposto a praticarlo.

Il mio diritto ad abortire è lo stesso del ginecologo a dichiararsi obiettore; ma nella sanità pubblica bisognerebbe garantire il servizio a tutti, quindi anche alle donne che voglio abortire, con percentuali di medici preposti e tempi di attesa degni.

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Io ragiono in linea teorica, diciamo che sto ripercorrendo le argomentazioni che Ser Balon ha proposto in questa discussione in precedenza. Sono d'accordo che nella sanità pubblica deve essere garantino il servizio, infatti questo lo dice anche la legge. Rispondevo solo a Lady Monica che vorrebbe proprio cancellare il diritto all'obiezione, e su questo non sono d'accordo perché mi sembra una soluzione estrema e un po' populista.

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Per me basterebbe un po' di buon senso. Se sono contro l'uso delle armi, non vado a fare il concorso per entrare nella polizia o nell'esercito. Se sono contro l'aborto, non vado a fare ginecologia. 

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Perdonami, ma se è la figura professionale preposta ad eseguirli, è irrilevante che sia o meno l'attività "principale"... fa parte delle cose che può trovarsi a fare e lo sa quando sceglie di dedicarsi a quella professione (non è una cosa che improvvisamente in circostanze misteriose).

 

 

 

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Sì ma converrai che sopprimere una vita umana è diverso che assistere una donna incinta ed espone ad una serie di problemi ed obiezioni secondo me legittimi, e ci sta se un professionista si rifiuta. Quello su cui sono d'accordo con voi è che il servizio pubblico deve essere mantenuto (lo metto anche in grassetto per rimarcare meglio ed evitare equivoci) perché è un diritto della donna che deve abortire, ma dire che un ginecologo deve essere radiato o non dovrebbe proprio iniziare la sua professione perché ha idee da obiettore è secondo me sbagliato. Opinione mia, ovvio.

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Per legge una donna può abortire entro i primi 3 mesi di gravidanza per motivi di salute, sociali, economici, familiari (in sintesi perché vuole). Non vorrei sembrare troppo cinica, ma in quel periodo il feto non è ancora formato.....la donna nemmeno ha la "pancia", per fare un paragone sciocco il feto entro i 3 mesi è come il tuorlo dell'uovo della gallina........

Poi, possiamo porci tutti i quesiti etici che vogliamo su come considerare un feto, ma scientificamente è così.

Un ginecologo queste cose le sa ben meglio di tutti noi messi insieme giacché le studia pure, quindi prima di prendersi la specializzazione dovrebbe pensarci due e più volte.....è come dire "vorrei fare il poliziotto, ma sono contraria all'uso delle armi". Ricordo inoltre che esistono anche gli aborti terapeutici; quando il nascituro è diagnosticato di malattie genetiche fortemente disabilitanti oppure la vita della madre e/o del nascituro sono in pericolo. In questi casi che si fa? Se uno è contrario all'aborto, eticamente non dovrebbe effettuare neppure questi interventi......invece no. Ed in questi casi, spesso e volentieri, la donna è molto avanti con la gravidanza, il feto è già a tutti gli effetti un bambino vero e proprio.....IMHO, credo che sia molto, ma molto, ma molto peggio.

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