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JonSnow;

Robb Stark, tra venti grigi e potenziale sprecato.

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Rileggendo in questi giorni ADWD mi è saltata all'occhio una scena che mette bene in luce la differenza fra Jon e Robb.

Parlo della decapitazione di Janos Slynt:Jon dà un ordine ben preciso a Slynt,e quando lui si rifiuta di farlo,dopo averglielo chiesto un'altra volta,ordina con decisione di impiccarlo e decide poi,da vero uomo del Nord e da vero Stark,di eseguire personalmente la sentenza.

Con un solo colpo di spada decapita Slynt,proprio come suo padre Ned fece con il disertore dei guardiani della notte.

 

Robb,in ASOS, si trova invece a fronteggiare l'omicidio dei due ostaggi Lannister da parte di Rickard Karstark;è indeciso sul da farsi,perchè non può permettersi di perdere i Karstark ma allo stesso tempo non può tollerare l'assassinio dei due prigionieri.

Dopo varie titubanze condanna a morte gli assassini ed esegue lui stesso la sentenza per Lord Rickard,ma impiega ben quattro colpi per decapitarlo.

 

Confrontando le due scene,si ricava in sintesi la differenza fra i due:Jon è ormai un uomo,Robb è invece ancora un ragazzo.

 

Robb si trova giovanissimo a dover prendere il posto di suo padre e a condurre in guerra un esercito e molti suoi alfieri più esperti e anziani di lui.

Deve affrontare la morte del padre e la prigionia delle sorelle;viene nominato Re del Nord e viene a sapere del tradimento di Theon,da lui considerato come un fratello maggiore,e della morte di Bran e Rickon(che lui non sa essere solo una messa in scena).

E dopo la liberazione di Jamie Lannister,non può più fidarsi ciecamente della propria madre.

Il suo vero errore è quello di sposare Jeyne Westerling,compiendo per la prima e unica volta un atto di disonore,inimicandosi i Frey e ponendo le basi per le tragiche Nozze Rosse.

In sintesi Robb non riesce a diventare un uomo e rimane un ragazzo:è schiacciato dalla morte del padre e dei suoi familiari,oppresso dalle sue responsabilità e dal modo in cui velocemente avviene tutto questo.

 

Jon invece ha più tempo per maturare:arriva alla Barriera e presta il giuramento,trova degli amici e dei mentori(Jeor Mormont,Maestro Aemon,Qhorin il Monco) e nelle file dei Bruti ha l'opportunità di conoscere il popolo libero e di amare Ygritte.

Per ordine del Monco è costretto a infiltrarsi nelle file del popolo libero e guidando poi la difesa della Barriera è guarda Ygritte morire.

Venendo eletto poi Lord Comandante è costretto ad "uccidere il ragazzo dentro di sè" per far nascere,alla fine,l'uomo.

Ciò che vive Jon non è meno tragico di quello che vive Robb ma avviene più lentamente,in presenza di solide figure di riferimento e senza tutte le pressioni a cui è sottoposto Robb:del resto che cosa ci si aspetterebbe mai da un bastardo?

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Hai detto bene, Jon ha forse l'unico bonus di partire da una posizione svantaggiata perciò può seguire un percorso di maturazione più lento e intimista. Robb in 2 secondi si trova al vertice di potere, in vetrina, e ad assumersi responsabilità enormi: è un re in guerra contro la famiglia più potente di Westeros, e come un po' tutte le figure di potere, e forse anche un po' per carattere ed esperienze personali, si ritrova ben presto isolato e solo, sentendosi tradito un po' da tutti, dalla madre al migliore amico allo zio.

Nel caso di Karstark, Robb è sottoposto a prova difficilissima, una situazione molto diversa da quella di Jon e Slynt, tuttavia anche Robb mi pare piuttosto deciso: lui sa già che l'insubordinazione di Karstark è un atto che mina la sua autorità e da subito appare chiara la sua decisione: Karstark deve morire. Poi subentrano Cat ed Edmure, ma Robb rimane comunque fermo nella sua decisione, e anzi glaciale, tant'è la sua reazione al "mio signore, ma io sono rimasto a guardare" "allora impiccatelo per ultimo così che possa guardare gli altri morire prima di lui".

Certo però come sempre si intuisce il tormento interiore del re e dell'uomo perché da un lato si rende conto che il suo atto provocherà l'abbandono degli uomini di Karstark, dall'altro l'episodio avviene poco dopo la notizia dell'omicidio di Bran e Rickon e ho sempre pensato che anche questo abbia pesato molto sul lato emotivo di Robb che nei due corpi ai suoi piedi deve aver rivisto almeno per un attimo quelli dei fratellini.

Alla fine comunque Robb applica ció che conosce: la legge del Nord e dell'onore.

Ci ho pensato molte volte ma credo non ci fosse per il King in the North un modo vittorioso di uscirne.

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Rileggendo in questi giorni ADWD mi è saltata all'occhio una scena che mette bene in luce la differenza fra Jon e Robb.

Parlo della decapitazione di Janos Slynt:Jon dà un ordine ben preciso a Slynt,e quando lui si rifiuta di farlo,dopo averglielo chiesto un'altra volta,ordina con decisione di impiccarlo e decide poi,da vero uomo del Nord e da vero Stark,di eseguire personalmente la sentenza.

Con un solo colpo di spada decapita Slynt,proprio come suo padre Ned fece con il disertore dei guardiani della notte.

 

Robb,in ASOS, si trova invece a fronteggiare l'omicidio dei due ostaggi Lannister da parte di Rickard Karstark;è indeciso sul da farsi,perchè non può permettersi di perdere i Karstark ma allo stesso tempo non può tollerare l'assassinio dei due prigionieri.

Dopo varie titubanze condanna a morte gli assassini ed esegue lui stesso la sentenza per Lord Rickard,ma impiega ben quattro colpi per decapitarlo.

 

Confrontando le due scene,si ricava in sintesi la differenza fra i due:Jon è ormai un uomo,Robb è invece ancora un ragazzo.

 

Robb si trova giovanissimo a dover prendere il posto di suo padre e a condurre in guerra un esercito e molti suoi alfieri più esperti e anziani di lui.

Deve affrontare la morte del padre e la prigionia delle sorelle;viene nominato Re del Nord e viene a sapere del tradimento di Theon,da lui considerato come un fratello maggiore,e della morte di Bran e Rickon(che lui non sa essere solo una messa in scena).

E dopo la liberazione di Jamie Lannister,non può più fidarsi ciecamente della propria madre.

Il suo vero errore è quello di sposare Jeyne Westerling,compiendo per la prima e unica volta un atto di disonore,inimicandosi  i Frey e ponendo le basi per le tragiche Nozze Rosse.

In sintesi Robb non riesce a diventare un uomo e rimane un ragazzo:è schiacciato dalla morte del padre e dei suoi familiari,oppresso dalle sue responsabilità e dal modo in cui velocemente avviene tutto questo.

 

Jon invece ha più tempo per maturare:arriva alla Barriera e presta il giuramento,trova degli amici e dei mentori(Jeor Mormont,Maestro Aemon,Qhorin il Monco) e nelle file dei Bruti ha l'opportunità di conoscere il popolo libero e di amare Ygritte.

Per ordine del Monco è costretto a infiltrarsi nelle file del popolo libero e guidando poi la difesa della Barriera è guarda Ygritte morire.

Venendo eletto poi Lord Comandante è costretto ad "uccidere il ragazzo dentro di sè" per far nascere,alla fine,l'uomo.

Ciò che vive Jon non è meno tragico di quello che vive Robb ma avviene più lentamente,in presenza di solide figure di riferimento e senza tutte le pressioni a cui è sottoposto Robb:del resto che cosa ci si aspetterebbe mai da un bastardo?

 

Quoto anche la punteggiatura

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Ci ho pensato molte volte ma credo non ci fosse per il King in the North un modo vittorioso di uscirne.

Hai ragione:da un parte uccidere Rickard Karstark e perdere così l'appoggio della sua casata e della sua forza militare,dall'altro lasciarlo impunito e perdere ogni possibilità di negoziare con i Lannister,condannare Sansa a morte certa e infangare il suo onore e quello della sua casata,su cui poggia gran parte del suo carisma e della sua credibilità.

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Esattamente.

E sottolineerei non tanto la questione negoziati, ma soprattutto l'aspetto dell'autorità presso i suoi uomini che per un re è fondamentale: graziare Karstark equivarrebbe a dimostrarsi molle e pauroso, facendo pensare che teme i Lannister e di fatto hai dei seri dubbi sulla sua campagna.

Paradossalmente in questo frangente Robb si trova nella stessa situazione di compiere una scelta impossibile come è successo a Theon. Nel caso di quest'ultimo rimanere fedele agli Stark e perdere così ogni possibilità di essere accolto nella sua famiglia di sangue ed ereditare un giorno, o essere fedele alla sua vera famiglia tradendo così quelli che di fatto lo hanno cresciuto.

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Quello che emerge da queste ultime riflessioni è una scarsa lungimiranza in Robb. Scelte giuste e onorevoli sì, ma figlie di situazioni in cui avrebbe dovuto evitare a monte di trovarsi. Invece si ritrova nella posizione in cui qualsiasi scelta avrebbe portato ad una conseguenza negativa, perchè Robb non aveva le spalle coperte da solide alleanze al di fuori del Nord. Un suicidio, considerando che è fuori dal Nord che lui va a combattere la sua guerra, in un continente in cui troppe casate e troppi eserciti non si erano schierati nè con lui nè contro di lui. Lasciando perdere tutta la sequela di azioni sfortunate, tradimenti, errori tattici anche non suoi in cui incappa, l'errore primario è abbandonare la sua casa (e costringere i suoi alfieri a fare altrettanto) per difendere le terre del nonno e dello zio, senza porsi un tempo (rapido) di azione, oltre il quale ritirarsi. Quando si decide è troppo tardi. Nel complesso sembra andare parecchio allo sbaraglio... Anche il suo atteggiamento dopo il matrimonio con Jeyne è del tipo "Ok, ho offeso Frey, tanto poi rimedio". E consentire a sua madre di stare lì in guerra con lui, mentre i suoi fratellini, tra cui il suo erede, hanno la sola protezione del castellano e del maestro, beh, una genialata non è....

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Il fatto è che al 90% Robb si trova in quelle situazioni a causa di altri. E tristemente di persone a lui molto vicine.

Da un lato Theon, dall'altro la questione di Karstark gliela tira Catelyn, che davvero compie la genialata di liberare Jaime. Rendiamoci conto che, colpo di c**o o meno, se Robb avesse avuto Jaime le cose sarebbero andate diversamente. Più sommiamoci Bolton che gli lavora contro.

Certo l'idea migliore sarebbe stata ritirarsi a Nord dietro il Moat, così tanti saluti pure ai Greyjoy che si sognavano l'invasione, ma purtroppo Robb parte con l'intento di andare a liberare suo padre, cosa che implica andare a Sud. Quantomeno per mettere un po' di pensieri ai Lannister.

Certo una volta perso Ned lo scenario cambia ma ritirarsi avrebbe significato lasciare le ricche terre dei fiumi alla mercé dei Lannister.

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Il problema coi Karstark inizia a presentarsi dal malcontento con cui reagiscono alla notizia della proposta di pace. Proposta di pace che nasce da un'incapacità di posizionamento da parte del giovane Robb, volta probabilmente a temporeggiare, con termini inaccettabili per scontentare il meno possibile i lord duri e puri e tentativo di dialogo dall'altro lato per accontentare Catelyn. Scontenta tutti incluso sè stesso: la scelta di Theon come ambasciatore sembra quasi un dispetto a Catelyn, subito dopo la reazione dei lord alla proposta di pace.

 

Robb non sarà stato un genio della politica, ma, a parte i Lannister, non aveva giganti intorno a lui anche tra avversari/potenziali alleati.

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Il suo essere vittima del proprio idealismo è ben noto. Più che altro il mio spunto non voleva basarsi sul giudicare gli errori di Robb, né tantomeno causare una gogna sul suo cammino politico, ma riflettere maggiormente sulla sua figura, sul Robb individuo, su quanto di più magari Martin avrebbe potuto fare. Come sappiamo è uno dei suoi più grandi rimpianti. Io non gli biasimo poi molto la scelta di evitare i Pov, dato che sarebbero stati molto simili a quelli di Jon vista l'educazione ricevuta e la necessità di fare gli onori paterni, ma la poca luce concessagli, il poco sviluppo psicologico. Mi ha dato poca percezione del Robb individuo. Come funzione narrativa è stato perfetto ed il suo epilogo tragico è determinante per il percorso di altri pg, ma individualmente è un lavoro lasciato a metà.

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Secondo me avrebbero almeno potuto esserci dei PoV diversi e non praticamente solo di Cat. Ad esempio uno del Pesce Nero che avrebbe visto la situazione dall'ottica di un uomo e per giunta militarmente esperto.

Purtroppo Jon e Theon, che pure lo conoscono bene ci fanno sapere poco di lui. Soprattutto Theon sarebbe stato un buon osservatore (ancora rimpiango cosa sarebbe stato leggere la situazione Jeyne Westerling con lui presente! XD), ma purtroppo la sua strada ha preso altre rotte.

Qualcosina in più viene da Bran quando sono insieme a Grande Inverno, ma poca roba, anche se ne viene delineato un quadro delicato e molto toccante.

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Tra l'altro,come ha detto Lyra Stark, causa della sua tragica fine sono anche le azioni e i consigli di sua madre Catelyn:il rapimento di Tyrion è la scintilla che fa scoppiare la guerra,la liberazione di Jaime porta alla diserzione dei Karstark e non scordiamoci che lei non dice nulla quando decide di lasciare Roose Bolton alle Torri Gemelle...lasciare un uomo che ha la fama di essere un freddo calcolatore e che è a capo di una casata da sempre rivale degli Stark nella sede di una casata rivale dei Tully e famosa per il suo opportunismo non mi sembra una scelta saggia;sarebbe stato molto meglio tenersi vicini i Bolton e lasciare alle Torri Gemelle un alfiere leale agli Stark,come un Glover o una Mormont(non un Umber,vista lo loro impazienza...).

Almeno sul fatto di non inviare Theon alle isole di Ferro aveva ragione,come si è poi visto.

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Secondo me avrebbero almeno potuto esserci dei PoV diversi e non praticamente solo di Cat. Ad esempio uno del Pesce Nero che avrebbe visto la situazione dall'ottica di un uomo e per giunta militarmente esperto.

Purtroppo Jon e Theon, che pure lo conoscono bene ci fanno sapere poco di lui. Soprattutto Theon sarebbe stato un buon osservatore (ancora rimpiango cosa sarebbe stato leggere la situazione Jeyne Westerling con lui presente! XD), ma purtroppo la sua strada ha preso altre rotte.

Qualcosina in più viene da Bran quando sono insieme a Grande Inverno, ma poca roba, anche se ne viene delineato un quadro delicato e molto toccante.

 

 

Assolutamente sì. Se non propri, quantomeno di persone a lui vicine che non fossero la madre. Un peccato anche ad esempio non seguirlo nella battaglia contro Stafford Lannister o nel modo di agire e comportarsi sul campo. Come dicevamo la componente militare è parte integrante del suo personaggio, ma rimane un sentito dire. Abbiamo assistito praticamente all'arco di Catelyn e non a quello di Robb.

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Vero, eppure specie negli ultimi PoV emerge tanto di Robb. Soprattutto è triste vedere di come lui si renda benissimo conto della realtà, a differenza di sua madre.

A me è sempre sembrato che lui sapesse di stare per morire... certo non immaginava il modo, ma l'impressione è che sapesse che non sarebbe vissuto a lungo.

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Posted (edited)

Buongiorno, innanzitutto volevo puntualizzare che il tuo post è molto interessante, ben scritto e dettagliato, complimenti.

 

Per quanto mi riguarda, da un lato condivido la tua opinione sul fatto che Martin avrebbe potuto approfondire Robb  caratterialmente (per quanto riguarda la trama e gli eventi legati a lui li considero perfetti) attraverso dei POVs (personalmente mi sarebbe piaciuto moltissimo vedere cosa passava per la sua testa, essendo il mio personaggio preferito) oppure come avete ipotizzato voi attraverso i POVs di qualcun altro oltre Catelyn e Bran, come per esempio Theon o Ser Brynden il quale magari poteva descrivere più appropriatamente l’attitudine e l’astuzia di Robb in battaglia e descrivere la battaglia di Oxcross e la conquista del Crag (anche se mi sarebbe piaciuto proprio un POV di Robb almeno sulla parte che comprende Jeyne). 

 

Così come lo ha ritratto Martin, concordo che Robb appare (o forse è) inafferrabile proprio come il vento, impalpabile e grigio per via delle sue sofferenze.

Da un lato sono quindi d’accordo con te nell’affermare che doveva essere sviluppato meglio per quanto riguarda la sua introspezione e psicologia (difatti lo stesso Martin lo ritiene uno dei suoi più grandi errori che se dovesse tornare indietro probabilmente modificherebbe). 

 

D’altra parte chissà che non sia questa la principale caratterizzazione e peculiarità di Robb: l’imprevedibilità, la “fuga” da tutto e dai suoi stessi sentimenti, quel senso di mistero che aleggia su di lui e sulle sue stesse azioni di cui veniamo a conoscenza solo dopo che si sono compiute. 

Proprio per la sua imprevedibilità e “fuggevolezza”, Robb costituisce una grande minaccia per Tywin perché lui non sa quale sarà la sua prossima mossa, dove colpirà, quando...nessuno lo sa e ciò crea inevitabilmente suspense ed è una parte importante della sua strategia; alcuni dei suoi stessi uomini non sanno i suoi piani (Edmure ad esempio, anche se in questo caso si rileverà poi uno sbaglio).

 

Dopo aver riflettuto su questo aspetto, mi è venuta proprio questa idea, che poi non è assolutamente detto che sia giusta. 

 

A me personalmente il personaggio di Robb ha colpito con da subito, è scaltro, carismatico, maturo e cinico al punto giusto e mi sono molto affezionata a lui, proprio per questa impossibilità di noi lettori di rinchiuderlo attraverso una personalità standard e ben precisa, per l’incertezza di ciò che passa davvero per la sua mente (che non è appunto mai esplicitato dall’autore) ci viene proprio da chiederci: mi piace, non mi piace o sono indifferente?

 

Beh, io lo ritengo qualcosa che lo distingue dagli altri personaggi, i quali invece sono più impostati, rispecchiano standard ben precisi e a volte sono fin troppo banali e prevedibili (senza offesa ovviamente agli altri personaggi, nulla da togliere a loro, io li adoro quasi tutti). 

 

Robb lo troviamo per la prima volta a Grande Inverno, un ragazzino di 14 anni, ingenuo, gioviale (i suoi fratelli spesso ricordano il suo sorriso), impulsivo (si ricorda il suo scontro diretto con Joffrey) e  deciso (come quando impone ordini a Theon, dicendogli di mettere giù la spada perché era deciso a tenere i cuccioli di meta-lupo). Robb è a dir poco perfetto per il suo futuro ruolo di lord di Grande Inverno.

Di punto in bianco, si ritrova quindi ad essere a capo di Grande Inverno e deve anche prendersi cura dei fratellini dopo la partenza del padre, delle sorelle e del fratello Jon prima e quella della madre poco dopo. 

Robb, secondo me, assomiglia molto a suo zio Brandon e al tempo stesso vede suo padre come modello e cerca di imitarlo in tutto e per tutto, ereditando i suoi valori e l’onore. Bisogna però ricordare che rimane un ragazzo di 14 anni, che da un momento all’altro si ritrova sulle spalle responsabilità forse fin troppo grandi, ma che, sempre secondo me, sopratutto all’inizio riesce a gestire molto bene, nonostante le difficoltà.

 

Robb è un personaggio realistico proprio perché in pubblico o comunque quando è necessario si dimostra un leader eccellente, cerca di apparire forte, duro e deciso, ma ha soltanto 15 anni quando affronta e minaccia con fierezza Grande Jon Umber, ma ovviamente veniamo a conoscere dopo le sue paure, quando le confessa a Bran e piange. Questi dettagli magari piuttosto semplici che non vengono presi in considerazione secondo me sono importanti perché fanno capire come il personaggio sia reale (Cosa che invece io personalmente non trovo in Jon o Daenerys che nonostante siano dei personaggi interessanti, sono anche piuttosto privi di realismo, e questo li rende “perfetti” e troppo astratti, secondo me).

 

Un’altra cosa che sappiamo di Robb è che è militarmente e strategicamente eccellente (ci vuole coraggio ad entrare in guerra contro Tywin Lannister, il quale sapeva della superiorità militare di Robb e della sua impossibilità di sconfiggerlo in campo aperto e deve farlo quindi in un modo turpe) nonostante la giovane età, ma questo non lo salverà dal suo destino o dal commettere errori (come avviene appunto nella realtà) ed egli paga per i suoi errori con la vita (cosa triste, ma se non altro realistica). Al contrario, personaggi come Jon e Dany o non sbagliano proprio o se sbagliano c’è qualcuno ad aiutarli oppure anche quando la situazione gli va male alla fine in un modo o nell’altro gli va bene, perché Martin ce li vuole far amare (e difatti io stessa li amo), ma li rende in questo modo figure irraggiungibili che non possono avere un riscontro nella realtà. Con ciò intendo dire che almeno io non sono riuscita ad identificarmi con Jon o Dany poiché troppo impostati, “banali” a volte, troppo perfetti e lontani dalla mia personalità, ma probabilmente anche da quella di molti altri. Di conseguenza, ritengo siano dei bei personaggi, ma al tempo stesso ribadisco che non ho potuto identificarmi con loro. Al contrario, sono riuscita a farlo con personaggi come Robb, Theon, Tyrion, Catelyn, Jaime, Arya e Sansa ad esempio.

 

Secondo me proprio l’umanità, la sua veridicità e fallibilità (come una qualsiasi persona normale) di Robb è ciò che lo risalta, è il suo tratto distintivo e profondo.

 

In più, se da un lato Robb è imbattibile sul campo di battaglia non lo è su quello delle emozioni, e possiamo vedere da lontano i suoi tormenti e la depressione che lo avvolge, ma che lui cerca umanamente di nascondere e sotterrare perché lui è il re del Nord e ci si aspetta che agisca così dimenticandoci che ha solo 16 anni.

Robb sembra rifugiarsi nella battaglia e nel combattimento, visto che sembra riuscirgli piuttosto bene, piuttosto che lasciarsi prendere dai suoi sentimenti e affrontarli. Cosa di cui io mi sono accorta (sempre che sia effettivamente così) proprio perché io stessa faccio la stessa cosa. È come se avesse paura di se stesso, cercasse di sfuggire dalla sua fragilità (come se non sopportasse questa sua umana fragilità), dai suoi timori più che fondati di ragazzino a capo di un esercito in guerra (con la vita di suo padre e delle sue sorelle a rischio). Robb deve far fronte con le speranze che ricadono su di lui e deve dimostrarsi all’altezza, non può perdere tempo con sentimenti e paure. Ed è forse per questo che non lo possiamo conoscere a fondo perché lui stesso si rifiuta di far spazio a ciò perché lo vede come una distrazione al suo vero obbiettivo: vincere la guerra e salvaguardare la sua casata. 

In questo io mi sono identificata molto perché anche io sbagliando vedo i sentimenti come d’intralcio, qualcosa che si può trascurare, ma invece i problemi non affrontati non scompaio all’improvviso, ma rimangono a tormentarci.

Questo almeno secondo il mio punto di vista lo rende unico e reale.

 

Personalmente ho sempre pensato che Jon fosse il personaggio più simile a Ned, poiché è chiuso e silenzioso.

Robb non è silenzioso poiché essendo un lord e poi re non può esserlo, ma dopo una lettura più attenta mi sono accorta di quanto solo, spaventato e davvero chiuso in se stesso Robb si sentiva davvero.

Robb cerca il più possibile di tenere tutto dentro, tutto il suo dolore, l’incertezza di non essere all’altezza, la paura di aver commesso scelte sbagliate ed indossa una maschera per coprire i suoi veri sentimenti e le sue paure quando deve compiere il suo dovere di re.

Jon invece a volte esplicita i suoi problemi con Sam e altri di cui si fida, ed è anche piuttosto strano che i suoi problemi: essere un bastardo, non aver conosciuto la madre e l’ostile rapporto con Cat, non abbiano influito per niente nel suo comportamento.

Da un certo punto, Robb non lascia trapelare nulla, si rifugia nello studio delle mappe, nella guerra e non si apre neppure con la madre e la moglie. 

Robb non sa più di chi fidarsi forse nemmeno della propria madre (a volte si mostra distante e cerca di allontanarla) perché è stato tradito più volte dalle persone di cui si fidava di più, e ha perso i suoi amici (Theon, Cley Cerwyn, i Karstark, Tallhart) i suoi fratelli che ritiene morti, Jon è alla Barriera (cerca di rimpiazzarli con i Westerling, ma capite bene non è la stessa cosa) e Robb non può che sentirsi solo e disperato.

 

Il suo carattere è completamente mutato e lui d’un tratto non è più il giovane fiero, spensierato e allegro che abbiamo trovato a Grande Inverno.

Jon invece ha sempre molti amici ad aiutarlo che gli impediscono di compiere errori come quello di disertare che lo avrebbe potuto condurre alla morte.

Robb come ultimo amico rimasto ha solo lo spettro del padre, che ovviamente cerca di imitare il più possibile.

Inoltre, anche Ned ha messo da parte l’onore 2 volte: quando ha generato un bastardo e quando ha mentito per proteggere Sansa.

 

Per quanto riguarda il suo sviluppo caratteriale mi sembra appunto evidente, anche se per me Martin doveva soffermarcisi di più. 

Robb passa da essere un ragazzo gioviale a un ragazzo schiacciato sotto il peso della guerra. Un ragazzo costretto a crescere troppo in fretta, con delle responsabilità, che ha fatto il possibile per la sua causa, a differenza dei suoi fratelli e sorelle (esclusa Arya).

Catelyn stessa afferma che lo vedeva “sprofondare” sotto il peso della corona”, che la guerra aveva portato via il suo sorriso e i tratti giovanili dal suo volto.

Inoltre, anche nell’uccisione di Karstark vediamo tutta la sua incertezza e il dolore che a poco a poco lo consuma. Quell’evento lo lascia visibilmente turbato, ma nonostante ciò riesce ad ucciderlo al primo colpo, evitandogli la sofferenza.

 

Robb è proprio come un vento impetuoso, ma poi tutti i venti si sa sono destinati ad esaurirsi ed è a questo che assistiamo nello sviluppo del personaggio di Robb. Da un vento frivolo iniziale, si scatenerà una vera e propria tempesta, un turbine di sentimenti e vicende che lo condurranno alla morte.

 

Inoltre, hai affermato che Robb non è un metamorfo. Su questo non sono pienamente d’accordo. È vero che non avendo un POV di Robb non possiamo esserne certi però secondo me Martin ha lasciato un po’ di dettagli per farci capire che anche lui era un metamorfo. 

Ad esempio, della battaglia di Oxcross ci viene detto che Robb e l’esercito riescono ad aggirare la Zanna Dorata nel buio senza essere visti poiché Vento Grigio gli aveva mostrato la strada. Secondo me, durante la notte Robb aveva avuto un sogno di lupo dove aveva visto la strada attraverso gli occhi di Vengo Grigio, però è solo un’ipotesi, ditemi se anche voi avete avuto quest’impressione oppure no. Infine, la sua ultima parola prima di morire è stata proprio Vento Grigio.

 

Vedere la lenta “distruzione” di un personaggio così realistico è stato per me davvero triste perché era inevitabile.

Lotta comunque fino alla fine anche se dentro di sé secondo me sapeva anche lui che era tutto finito e sarebbe presto morto, magari non credeva a quel modo.

 

Robb, inoltre, era anche intenzionato a legittimare Jon e nominarlo quale suo successore, (difatti è sempre stato un ragazzo senza pregiudizi verso lui e Theon e li considerava alla pari), scontrandosi con la volontà della madre. Cosa che comunque neanche Ned aveva osato fare. 

 

È interessante anche come la sua vita è risultata diversa da quella che tutti si aspettavano (io compresa). Anche Mormont aveva detto a Jon che Robb avrebbe avuto una vita invidiabile, ma alla fine non è stato affatto così.

 

Secondo me poi tutti i fratelli Stark (Robb stesso compreso) cominciano a svilupparsi dopo la morte di Ned, era lui il caposaldo, non Robb.

 

Inoltre, io lo vedo molto simile come personalità non solo ad Edoardo IV (da cui l’autore ha tratto l’ispirazione) ma anche a Lorenzo de Medici. Poi ovviamente questa è solo un’opinione personale non oggettiva, però Una qualche somiglianza fra i due l’ho vista.

 

La morte di Robb era necessaria però al tempo stesso secondo me era una delle persone più adatte a sedere sul trono del nord o addirittura sul trono di spade (anche se non credo che l’avrebbe voluto).

Con questo commento non voglio assolutamente togliere nulla a Jon Snow (che rimane uno dei miei personaggi preferiti) o ad altri personaggi che magari potrebbero sembrare da me criticati, volevo soltanto dire che magari Robb viene spesso sottovalutato, quando invece secondo me ha del potenziale e Martin avrebbe dovuto dargli più spazio.

Edited by Irene Santinelli
Ho trovato alcuni errori di battitura e ho cercato di eliminarli.

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In aggiunta, in ogni caso secondo me Jon non ha motivo valido di essere invidioso di Robb, voglio dire mettiamo che fosse nato Stark anche Jon o che Ned lo avesse legittimato, Jon rimane comunque più giovane di Robb di qualche mese in teoria. Perciò non sarebbe stato comunque l’erede così come non potevano esserlo Bran o Rickon (loro erano forse troppo piccoli per provare invidia è vero però non credo che Bran si sarebbe lamentato come Jon o gli sarebbe importato qualcosa) e anche se era bastardo secondo me veniva trattato bene quanto gli altri Stark (eccetto da Catelyn) e anche Theon diceva che perfino Jon aveva più considerazione di lui. Quindi voglio dire non capisco tutto il suo sconforto, quella sul “grande dramma” che si ridurrebbe solo alla mancanza della madre (cosa non da poco, ma francamente è forse l’ultimo dei suoi pensieri. O meglio dei primi libri si sentiva ma già dal secondo libro a stento pensa a lei) visto che non gli mancava certo l’amore del padre ne quello di tutti i fratelli e della gente di Grande Inverno. Mi fa più pena Tyrion a questo punto, e avrei giustificato maggiormente il suo sconforto che comunque riesce VERAMENTE a superare e a rifarsi da capo, a dimostrare il suo valore. Per quanto riguarda Jon a me sembra che implicitamente gli sia già tutto dovuto e che le cose gli capitino a caso. 

Per esempio quando “tradisce” i guardiani della notte e va da Mance Rayder come giustifica del tradimento ripropone ancora il suo rancore di bastardo e mance subito cade ai suoi piedi. Secondo me questo non era un motivo valido e credibile per tradire i guardiani della notte come se ne avessero una colpa loro e sopratutto nei guardiani della notte non si guardano questo genere di pregiudizi e Mance lo sa. Ma a parte questo, Mance si accorge che Jo gli sta mente di e che non ha veramente tradito. A questo punto nella vita reale Mance avrebbe dovuto ucciderlo invece no, nonostante la sua dubbia lealtà verso di loro lo affida alla missione più importante mettendola così a rischio (come era scontato). E non mi è piaciuto per niente come ha trattato Ygritte. Questa è l’unica cosa che non ho apprezzato di lui.

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