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Ellyn Reyne

Westworld - Dove tutto è concesso

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Concordo con voi nel ritenerlo un premio meritato. 

Mi sfugge invece il discorso sulla resilienza ancorato alla serie: quello che ci viene mostrato non è esattamente l'odio non dà resilienza. Se vogliamo slegarci dal contesto e fare una soggettiva valutazione filosofico-psicologica del concetto di resilienza ne comprendo il senso, ma volendo restare aderenti al contesto devo dissentire.

 

Maeve ha un obiettivo: mettere in salvo la "propria figlia" ad ogni costo. La sua resilienza è volta a questo. Obiettivo che consegue, permettendole di arrivare alla Valley Beyond.

Dolores ha un obiettivo: recarsi nel mondo reale per ottenere il proprio riscatto dalla mistificazione della propria identità subita nel parco. La sua resilienza è volta a questo. Obiettivo parimenti conseguito, per arrivare al quale deve percorrere parte della sua esistenza nel corpo di un altro host, non perdendo mai di vista la propria identità e i propri scopi, e risultando comunque credibile, quanto a personalità ed atteggiamenti, nei panni del corpo che la ospita. 

 

Si può discorrere di entrambi gli obiettivi. Tutti e due possono essere considerati egoistici. Oppure no. La salvezza della propria discendenza a qualsiasi costo, da un punto di vista umano, non è meno egoistico dell'ottenere il proprio riscatto. E non intendo egoistico in accezione negativa, ma neutra. Maeve replica un essere umano con delle esigenze diverse rispetto a ciò che incarna Dolores, da cui deriva un diverso sentire, un diverso approccio verso la realtà. Ella non si compie nella salvezza del sé perché il proprio sé prosegue nella propria discendenza, la include, anzi la salvezza del sé acquisisce senso maggiore nella salvezza della discendenza. Da un lato, si può ritenere in questo il percorso identitario di Maeve come meno evoluto rispetto a quello di Dolores, poiché a differenza degli umani, ella non trasmette alla propria discendenza alcuna parte di sé, in quanto robot immortale, quindi non è salvando la "figlia" che adempie alla salvezza del sé. E qua si apre una questione: un essere così diverso, non avendo alcun legame di discendenza, se non quello di identità di specie, perché impossibilitati alla riproduzione, se non attraverso lo stesso processo creativo usato da Ford e Arnold, come può declinare questo egoistico lato umano? 

Attraverso quel processo creativo? 

Attraverso l'identità di specie? In quest'ultimo caso, la dedizione alla "figlia" e a parte dei robot che riesce a far arrivare alla Valley Beyond la si potrebbe intendere in questo senso. 

D'altra parte, Maeve ci mostra un'estrema consapevolezza: sa di aver avuto una falsa figlia in un loop passato, sa che non ha alcun legame con questo robot, eppure, con lei, ha condiviso parte della propria esistenza, dei sentimenti, un amore profondo, materno, per quanto quello stesso legame umanamente biologico non sussistesse. Ma non è forse vero che è l'esperienza a fondare l'umano, e la falsità/menzogna del presupposto biologico di base non è una condizione sufficiente a rendere altrettanto falsa l'esperienza stessa, la profondità delle sensazioni, e del ricordo. Esemplificando con un'altra serie, basti pensare al rapporto tra Victor e Julie in Les Revenants. Da questa diversa prospettiva, invece, si può parlare di gesto d'amore estremo, altrettanto interpretabile come altruistico e/o egoistico - entrambi i termini da intendere in accezione neutra. Discorso che riprende la dissertazione sui concetti chiave della serie (realtà, tempo, identità), fatta poco tempo fa da JonSnow;.

 

Per contro, Dolores, nella propria ricerca del riscatto a qualsiasi costo, identificata come distruttrice, per certi aspetti anche moralizzatrice - passatemi il termine -, assume superficialmente un percorso più marcatamente improntato all'ego. Eppure, in questo suo percorso, emerge anche l'amore che la lega al padre, basato anch'esso su un loop e su una falsità biologica che non sussiste, ma reso reale dall'esperienza. Come anche l'affetto per Teddy, di cui è in grado di riconoscerne la diversa natura, le diverse necessità, motivo per cui lo resetta, salvo rendersi conto dell'impossibilità di cambiarne la natura di fondo, gesto che può parimenti configurarsi come altruistico e/o egoistico a seconda della prospettiva da cui lo si guarda. Sicuramente non ispirato a quella libertà e accoglienza che caratterizza Maeve, ma ad un ideale radicalmente rivoluzionario. Ciononostante, nell'incontro con Maeve riesce a rivelarsi altrettanto aperta ad una diversa visione, addirittura ad una opposta e complementare nell'incontro con Bernard e nel riconoscerne la necessità di averlo al suo fianco come bilanciamento. 

È vero che il suo influsso porta Teddy all'autodistruzione (come personaggio, non ne sentiremo la mancanza, almeno, non mi entusiasmava), la cui scelta finale è comunque di Teddy stesso, ma da tale epilogo ne deriva comunque un gesto di affetto finale, altrettanto ambiguamente interpretabile, come i precedenti descritti. 

 

In somma, objects are closer than they appear e la realtà è più complessa di ciò che sembra. In WW. 

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