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Emma Snow

Contest di Scrittura Creativa

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Complimenti ai vincitori e grazie a tutti quelli che hanno partecipato, scrivendo o anche solo votando. :blush: Che dite riusciamo a portare qualche altro partecipante, ma soprattutto qualche lettore in più al prossimo giro? ;)

 

Come si dice "se vi è piaciuto, ditelo ai vostri amici, altrimenti... " :)

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Complimentissimi ai vincitori ma anche (e soprattutto) a tutti i partecipanti! E' davvero bello vedere che abbiate risposto con entusiasmo alla riapertura del Contest :wub: Grazie di cuore!

Purtroppo non sono riuscita a commentare e votare gli scritti in questo Round, ma conto di rifarmi nel prossimo :scrib:

A presto per l'avvio del Secondo Round!

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Grazie mille per i voti e per i commenti :unsure:

Complimenti a tutti i partecipanti e ai vincitori, sono davvero tanti... e siamo solo all'inizio!! :glare:

 

Un ringraziamento particolare a chi ha trovato il tempo di leggere e commentare, pur non partecipando :ninja:

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Diamo il via questa sera al Secondo Round del Contest di Scrittura Creativa! :singing: :singing:

 

Qui potete ripassare il regolamento in caso di necessità.

 

Il tema prescelto (dopo uno spareggio a causa di due temi in parità) è stato

 

Isola: L'isola reale, un luogo esotico dove staccare dal mondo o magari un luogo isolato dove le peggiori efferatezze possono consumarsi indisturbate, e l'isola come metafora dell'uomo, individuo solo nella folla.

 

 

Stavolta per la scelta abbiamo “riciclato” il sondaggio iniziale... Ma ovviamente non sarà sempre così :indica:

 

Avete tempo fino al 6 aprile alle 22.00 per l’invio degli scritti.

 

Buon lavoro!

 

Partecipanti:

hacktuhana - Tra le mani

Lady Dragon Snow - Aileen

TyrionSonOfTywin - L'isola di Tilda

senza volto - Hakim

Aegon il Mediocre - Ospiti

DaenerysArya2510 - I(o)-sola

Aeron Plain - Il nuovo mondo

Maya - L'uomo nel faro

Seija - Eea. Avviso ai naviganti.

misteripirelli - Memorie indiane...

AemonTargaryen - Flutti

Edited by Emma Snow

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CONTEST DI SCRITTURA CREATIVA

TEMA: L'ISOLA

CARATTERI: 3973 con letter count

 

TITOLO:

 

TRA LE MANI

 

 

Era naufragato già da qualche tempo ormai, dopo che il suo piccolo aereo privato era andato "a puttane" nel bel mezzo della traversata oceanica.

 

Sapeva cavarsela in certe condizioni impervie e selvagge, lo aveva imparato dopo i vari corsi di sopravvivenza, costati una mezza fortuna, "come tante altre cose del resto".

 

In effetti quando ci pensava, quel naufragio gli sembrava il materializzarsi, metaforico e beffardo, dei suoi ultimi avvenimenti di vita.

 

Aveva perso un cospicuo patrimonio nel giro di due mesi, dopo decisioni disperate, a tentare di recuperare l'inevitabile.

 

E lo sapeva.

 

Si, lo sapeva che tutto quello che aveva fatto, sarebbe stato inutile,

forse come sapeva che fare un volo sull'oceano con quel trabiccolo d'aereoplano, non poteva che portare sfiga.

 

Magari lo aveva fatto di proposito.

 

"Certo!"

 

Dopotutto era stanco di chiamate di comparizioni in tribunale, di spiegazioni per ritardi di pagamenti scaduti, di scuse improbabili per convincere ad ottenere "un'ultima opportunità".

 

Era stanco, si.

 

Di aver visto appassire gli occhi di chi amava, di avere avuto sempre meno tempo dedicato al suo "cuore di figlioletta".

 

Di non aver più potuto neanche godersi quelle passeggiate rilassanti al fianco di Geralt,

il suo fido Geralt.

 

Ed adesso era lì,

 

un posto deserto, in compagnia di una "sufficiente" vegetazione, di qualche granchio, alcuni immancabili insetti, e tanta sabbia.

 

Sabbia che continuava a prendere tra le mani, per poi farla scivolare via stringendo i pugni, e guardarsi le mani, vuote.

 

Altra metafora della sua vita.

 

Lo trovava quasi divertente.

 

Ogni tanto aveva visto scie di aerei, abbastanza lontani,

ed aveva pensato che lo avrebbero trovato, "prima o poi".

 

Sarebbe bastato un fuoco acceso, una scritta sulla sabbia, "un colpo di cannone in direzione giusta".

 

Rideva,

 

il senso dell'umorismo, stranamente non lo aveva perso.

Nonostante tutto, anzi, lo tirava fuori proprio nei momenti più drastici.

 

Qualcuno gli aveva detto che era un pregio, lui lo trovava un altro dei suoi ridicoli modi di fare che non servivano a niente.

 

Inutili, per l'appunto.

 

Si era costruito un buon riparo, si procurava il necessario per nutrirsi, e riusciva ad accendere l'indispensabile fuoco, abbastanza facilmente, ogni volta che si spegneva

 

inevitabilmente,

 

si spegneva.

 

Arrivò a pensare che non lo avrebbe più acceso, stufo di fare cose necessarie che portavano a quel maledetto stesso risultato: niente.

 

Aveva cominciato a fare lunghe nuotate, dapprima vicino alla riva, poi, spingendosi più in là, sempre un po' più lontano.

 

Dall'acqua guardava in ogni direzione, vedendo altra acqua, a parte quando si girava ad osservare da dove aveva iniziato a nuotare.

E allora andare indietro gli dava la sensazione di tornare "a casa".

 

Si sentiva persino "in gamba" per saper vivere lì, dove altri sarebbero "impazziti se non morti di fame e di sete".

 

Lui invece si sentiva meglio di quanto non gli fosse mai sembrato.

 

"A parte le passeggiate con Geralt certo".

Ecco si, Geralt era l'unico che gli mancava, e a cui pensava con tristezza riguardo cosa gli fosse potuto accadere dopo che era finito in "questo posto".

Del resto ormai per il povero Geralt non aveva avuto più tempo, "era destino..."

 

Si accorse che,

invece,

non gli mancava sua figlia.

 

Un pensiero che lo raggelò.

 

Aveva sempre temuto di poter essere anaffettivo, ma adesso, sembrava averlo realizzato come chi si scopre ad aver tolto la vita a qualcuno.

 

Strinse della sabbia tra le mani.

 

La chiamò, sussurrò il nome di sua figlia e...

soffiò sul suo pugno, aprendolo.

 

La sabbia scivolò via, con qualche granello portato dal vento.

 

"Addio", pensò...

 

Rimase fermo in quel punto per diverso tempo.

 

Poi si mise a sfregare due legnetti.

 

Gli serviva un inutile fuoco da accendere.

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Contest di Scrittura Creativa

Tema: L'isola

Titolo: Aileen

Caratteri: 4633 (letter count)

 

 

Aileen

Glasgow, 27 marzo 1990

Malcolm era in camera sua, con la sua compagna di classe Kristine. A scuola li avevano divisi in gruppi per fare un lavoro di ricerca sulle leggende del loro paese. Lui era stato fortunato: tutti in classe sapevano quanto Kristine amasse il folklore scozzese. Avrebbe lavorato poco e incassato un bel voto, almeno così pensava.
Dopo aver sfogliato diversi volumi: "Leggi questa storia, dopo dimmi cosa ne pensi." Disse Kristine porgendo il libro a Malcolm.
Lui iniziò a leggere.

 

Portree, Isola di Skye, 17 aprile 1746
Aileen stava sbrigando faccende domestiche, ma pensava solo al marito che era partito per andare a combattere sotto il comando del bonnie Prince. Lei si era opposta, invano.
Ad un certo punto uno dei bambini del vicinato arrivò di corsa dalla direzione del molo, chiamando la madre. Aileen dalla finestra li vide parlare concitati, poi la signora scoppiò in lacrime, imitata dalle altre donne presenti. Pian piano la voce si sparse e Aileen iniziò a capire...uscì di casa e lì ne ebbe conferma. I loro uomini: mariti, fratelli, figli. Morti. Tutti massacrati a Culloden il giorno prima. La giovane moglie era disperata e corse nel bosco.
Correva, correva e piangeva. Era disperata e non sapeva cosa fare. Si appoggiò ad una roccia, si era tanto inoltrata nella foresta da non vedere più il sentiero, e pianse per un tempo che parve infinito, immersa in tristi ricordi. Venne riportata alla realtà da un frullo d'ali...alzò lo sguardo e la vide: una piccola fata, di quelle che, secondo la leggenda, abitavano l'isola ed esaudivano desideri. In quel momento non le interessava che le fate fossero note per ingannare le persone e si rivolse alla piccola creatura: "Ti prego, aiutami tu. Mio marito è morto a Culloden con il resto del suo clan. Dalla mia famiglia non posso tornare, perché da loro mi sono allontanata per sposarmi senza l'approvazione di mio padre. Io..io sono sola al mondo, non voglio più sentirmi così. Vorrei ci fosse sempre qualcuno a starmi accanto." La fata era disposta ad esaudire il desiderio di Aileen, ma le chiese conferma: "Sei sicura che è ciò che vuoi?" Aileen annuì, ancora piangendo. Un momento dopo al posto della ragazza c'era un bellissimo albero. "Ho esaudito il tuo desiderio. Sei nella foresta in mezzo ad altri alberi, non sarai mai più sola." E dopo queste parole, la fata scomparve.
Aileen si era fatta ingannare ed ora era costretta all'eterna compagnia di altri alberi.
Passarono gli anni ed Aileen si abituò a quell'esistenza, quasi dimenticandosi di com'era essere un'umana. In città la credevano ormai tutti morta, o scappata.
Un giorno entrarono nel bosco dei musicisti e quando passarono davanti all'albero di Aileen, lei li sentì cantare:
Many's the lad fought on that day,
Well the claymore could wield,
When the night came, silently lay
Dead on Culloden's field.

Così si ricordò. Si era sentita sola tra gli uomini e divenne un albero. Ora che era un albero si sentiva sola in un bosco. Era come l'isola di Skye, un'isola in mezzo al mare dell'esistenza.

 

Il primo commento di Malcolm al racconto, non fu quello che la ragazza sperava. "Ma dai, che racconto ridicolo! Chi chiederebbe mai aiuto a delle stupide fate per un problema come la solitudine!" Lui si atteggiava sempre così, faceva il bulletto del quartiere, ma in realtà ogni tanto si sentiva solo anche lui.
Fece giusto in tempo a finire la frase, che tutto cominciò a girare... e lui si trovò in mezzo ad un bosco, non lontano dalla riva. Non capiva più nulla, un attimo prima era nella sua camera! Poco dopo arrivarono anche le fate, che cominciarono a deriderlo. "Come farai ora da solo, qui sull'isola di Skye, senza il nostro aiuto? Non fu uno di voi uomini a dire che siete come isole in mezzo al mare dell'esistenza? Nessuno qui ti aiuterà, ti libereremo solo se ci farai la stessa richiesta che ci fece un tempo Aileen". Detto questo, scomparvero.
Lui non sapeva più cosa fare e non riuscì più a trattenere le lacrime. Se avesse fatto come volevano, lo avrebbero trasformato in un albero o sasso o Dio solo sa cosa, come era accaduto ad Aileen. Dopo essersi sfogato, ripensò alla frase sull'isola che aveva citato la fata, in quel momento era davvero solo, riusciva ad empatizzare con Aileen e si sentiva anche lui un po' come un'isola.
Osservò il mare.
Si rese conto che Skye era sì un'isola, ma era parte di un arcipelago, quindi c'erano altre isole non lontano. Stando ancorati sulla propria isola, senza aspirare all'orizzonte e alle isole circostanti, non sarebbe mai riuscito a cambiare la propria situazione.
Allora Malcolm si buttò in acqua e cominciò a nuotare.

 

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La canzone è di Outlander, Costanza?

 

Laura Wright.

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Ni, è sempre The Skye Boat Song, ma non col testo della sigla di Outlander, ma quello più tradizionale. Ti consiglio la versione dei The Corries, se vuoi ascoltare la canzone :)

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bene, vedo che sono partiti i primi scritti...

Io non so se questa edizione riuscirò a partecipare, ma vorrei comunque dare commenti.


@hackuana
racconto dallo stile molto poetico. Direi che la traccia è centrata in pieno. Isola come luogo di trasformazione. Almeno, io l'ho interpretata così. In tal senso, mi ha colpito il passaggio dove il protagonista si accorge di non sentire più la mancanza della figlia.
Qualche perplessità sulla frase: Altra metafora della sua vita
L'intero racconto a me è apparso come una metafora, forse non c'è bisogno di specificarlo. Ma è solo un mio pensiero...

@Lady DragonSnow
Bella storia, e interessante costruzione. Lo stile è abbastanza scorrevole. La cosa che ho apprezzato più di tutto è il finale.

Perplessità: nella frase non fu quello che la ragazza sperava..
in quella frase hai un improvviso 'cambio di POV'. Mentre il resto del racconto tutto e riportato dal punto di vista del ragazzo, in quest'unica frase il punto di vista è quello della ragazza.
Non è necessariamente un errore. La scelto di un narratore omnisciente potrebbe essere voluta. Ma te lo volevo fare notare, dal momento che cambi di punti di vista così improvvisi talvolta possono disorientare il lettore.

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Io non so se questa edizione riuscirò a partecipare

 

 

 

Questa è una carognata. Non puoi farci questo :( ( era il racconto più atteso) con tutto il rispetto per gli altri eh.

 

 

/OT

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@misterpirelli

 

Grazie del commento, e speriamo invece che tu riesca a trovare lo spunto per scrivere anche stavolta :)

 

Riguardo la frase sulla "altra metafora", è un'osservazione interessante.

Non so se sia una cosa buona, ma spesso trovo efficace rimarcare certi attimi, di solito ripetendo come una eco finali o parti di frasi appena scritte.

L'intento è anche quello di "segnare" il tempo di lettura.

 

In questo caso la frase è un pensiero/considerazione del protagonista che coincide con quella che "deve" fermarsi a considerare il lettore(o quanto meno a leggerla perché effettivamente scritta).

 

C'è un altro motivo per il quale vorrei indurre a "fermare" o "rallentare" la lettura.

La descrizione del gesto appena fatto(con la sabbia), si ripete(rà) nel momento che più deve colpire, alla fine.

La stessa sabbia che scivola via dalle mani(appunto), che però assume un significato "nuovo", non rivolto al passato, ed è diversamente simbolico.

 

E si, è basato su poetica e ritmica, credo non sappia fare diversamente dopotutto XD

 

Mi fa piacere che la tua interpretazione del racconto consideri la trasformazione :)

 

Scrivi però!

 

"Fratello di penna" ;)

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