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Emma Snow

Contest di Scrittura Creativa

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E bravi Aeron e Mister!

^_^ ^_^ ^_^ ^_^

 

Tra tante poesie hanno vinto due prose... XD

 

Meritatamente però!

 

Complimenti a tutti perché è ststo un bel turno davvero, per via dell'equilibrio tra i vari scritti.

 

Del resto si vede dalla distribuzione dei voti :)

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Mi spiace non essere riuscito a votare, purtroppo ho avuto un weekend estremamente impegnato. Per quel che vale Aeron Plain e Ser Gult, con i quali mi scuso, sarebbero state le mie preferenze.

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Complimenti ad Aeron e misterpirelli, sono molto contenta anche perché avevo votato proprio per voi :D

 

Ne approfitto inoltre per ringraziarvi dei vostri commenti e/o voti, vedere che sono stati recepiti determinati messaggi (di significato e di suono) mi basta per essere davvero soddisfatta :)

Alla prossima (?) :yeah:

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Grazie mille per i commenti e le preferenze! :unsure: E complimenti a Misterpirelli e a tutti i partecipanti ^_^

Grazie in particolare per i commenti, che aiutano ad individuare i "punti critici" di ogni scritto, nel mio caso per esempio

 

@ Ser Gult: Ammetto la mia ignoranza, non sapevo che crepuscolo valesse anche al sorgere del sole (molto interessante... "il crepuscolo dell'alba" suona dannatamente bene) :scrib:

@ MIsterpirelli: è vero, ho rischiato e ho buttato la frase del Pastore senza specificare che fosse lui a dirla perché la protagonista è muta, ma tra pensieri e frasi dette mi sa che ho creato un po' di confusione :huh:

@ Milady di Bolton: Chiedo perdono, ci sono "cose" che noi uomini non possiamo immaginare :ehmmm:

@ Lochlann: Non vedo cosa centri il mio personaggio femminile preferito della mia serie post-apocalittica preferita :stralol:

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@ Lochlann: Non vedo cosa centri il mio personaggio femminile preferito della mia serie post-apocalittica preferita :stralol:

 

Dai ammettilo che ti ho sgamato a scrivere il suo prequel: prossimamente in tv FEAR THE WALKING CAROL

 

:stralol:

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Diamo il via stasera al Quinto Round del Contest di Scrittura Creativa!!! :scrib:

Il tema scelto dai Campioni del Quarto Round è...

 

La Casa

 

Il Round (con il solito regolamento) si concluderà domenica 4 giugno alle 22.00.

 

Buon Contest a tutti :D

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Contest di scrittura creativa

 

TEMA : La Casa

TITOLO: Cose dell'altro mondo (4975 caratteri)

 

 

Era una di quelle mattine di maggio in cui anche il clown dentro il tombino ti avrebbe detto: oggi non venire con me ma vai in giro a scoprire il mondo.

Laura l'aveva preso in parola e si era riproposta di girovagare senza meta verso le zone della città che , nonostante la vicinanza, non aveva mia visto. Cuffiette d'ordinanza, anzi cuffietta destra d'ordinanza perché , in barba al senso civico, sia mai che qualche automobilista distratto la mettesse sotto. Una delle sue canzoni preferite " io non ci sono, sono andata via, io non sono più cosa sua " accompagnava il passo leggero e rilassato trai vialetti intrisi di profumo di piante,fiori e pipì di cane. All'improvviso in un vicolo buio e appartato intravide alcuni uomini in fila.. cosa staranno facendo si domandò scrutandoli uno a uno: un distinto signore , un metallaro alternativo, un ragazzo tutto ciccia e brufoli. Ciao scusa ma cosa fate? domandò al ragazzo e questo, avvampando in viso, farfugliò qui si vende l'amore e tornò frettolosamente in fila. Laura dopo un attimo di sbandamento riprese a camminare interrogandosi sulla risposta ricevuta ma come l'amore ma allora le cotte, i baci il tenersi la mano cosa sono se non amore. Camminava quasi per inerzia

assorta come era nei suoi pensieri...SBAM !!!! la sua faccia sbattè contro il petto di una figura possente. Piena di vergogna stava cercando le parole per scusarsi ma quando alzò il viso verso quell'omone pelato e pieno di tatuaggi la sola e unica frase che gli senti pronunciare fù 25 pieno e cavalli era da due settimane che non usciva, due settimane!! per poi allontanarsi in un misto tra l'esaltazione e la depressione. Rimasta lì immobile, stupita quasi stordita riuscì a malapena a vedere la donna di cuori che ammiccava sull'insegna lampeggiante come una boa agli occhi di un naufrago. Il demone deve essere si disse tra se e se mentre faticosamente riprendeva la strada. Nello svoltare in una via secondaria un vecchio macinino scassato catturò la sua attenzione ma chi è che va in giro con questo macinino, sarà qualche sfigato con manie vintage. Stava facendo queste considerazioni quando il portone al civico 7 si aprì di botto e un tipo buffo con degli enormi baffi e il sigaro acceso le si parò di fronte Ho fatto il test del giornale e sono risultato l'uomo ideale per tutte le donne.. ho mentito a tutte le domande. Laura rimase come uno stoccafisso Salve credete all'amore a prima vista? Altrimenti possiamo spegnere la luce non c'è problema. Il portone si richiuse velocemente così come si era aperto e lei riprese a camminare molto lentamente che modi strani questi uomini per conquistare le donne. Una splendida piazza , con un pavimento a scacchi , cinta da merlature medioevali era pronta ad accoglierla. Notò da un lato della piazza un immenso campanile e sotto una possente porta adornata da magnifici capitelli dorici oppure erano corinzi li confondeva sempre , doveva studiare di più si era sempre detta. Un rumore basso e continuo attirò la sua curiosità, in un battito vide un vecchio canuto imboccare la piazza con passo fiero e austero, un enorme pastorale in mano, guidare una folla immensa ripetendo come un disco rotto SPIRITUS SANCTE DEUS e la folla all'unisono misere nobis e ancora SANCTA MARIA oro pro nobis SANTA DEI GENETRIX oro pro nobis. Come l'onda era apparsa così sparì dietro il grande portone. Mah per credere a uno che non hai mai visto ce ne vuole di fede. Si addentrò lungo una strada interna di un parco per approfittare della frescura. Un meraviglioso laghetto con acqua cristallina dominava una radura talmente bella che sembrava uscita da un quadro di Delacroix oppure era Monet? accidenti studia, studia, studia. Una vecchina su una sedia a rotelle stava contemplando l'acqua in silenzio come se fosse in attesa di qualcuno. Adriana finalmente sei venuta... Signora guardi che si sbaglia.. solo allora notò tra le siepi la piccola porticina che dava sul piazzale verdeggiante di un anonimo edificio dove regnava una serena rassegnazione. Chi faceva l'uncinetto, chi parlava di cose strane,chi leggeva il giornale. Adriana vieni che ti presento le mie amiche la frase interruppe i suoi pensieri. No signora mi spiace non sono Adriana mi chiamo Laura , la vecchietta strabuzzando gli occhi non riuscì a celare la delusione. La salutò dolcemente e si allontanò mestamente scalciando i ciottoli del sentiero quasi per dispetto come sono strani sempre ad aspettare qualcosa che non arriva mai. Le ombre della sera oramai avanzavano velocemente e lei, ormai stremata, si apprestava a rientrare. Giunta ai confini della città imboccò la strada della vecchia cava abbandonata. Tirò fuori il suo comando e dal nulla apparve un OVNI "oggetto volante non identificato" avrebbero detto, quello si che l'aveva studiato bene!

Impostò il pilota automatico con le coordinate di Alpha 67 .

Magari credono che indico il cielo con il dito dicendo telefono...sono proprio strani questi terrestri!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante la stesura di questo racconto non sono state consumate sostanze stupefacenti (almeno credo)

Definirei la mia creazione "quelle ca**te la " Cit.

Edited by Viserion
Magari se evitiamo parole vietate da regolamento, è anche meglio.

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CONTEST DI SCRITTURA CREATIVA

Tema: LA CASA

Titolo: Apri la Porta.

 

 

La prima porta si apre con la chiave bianca.

La seconda gira se stessa quando è stanca.

La terza divora la sorte.

La quarta porta la morte.

 

Sulle note del passato

sfoca il suono che leggevi

delle pagine che ti ha lasciato

hai scoperto che solo restavi

dentro classi o dentro celle

tra sorrisi o nelle stelle,

ti accorgevi che quelle più belle

non ti entravano dentro la pelle.

 

La prima porta ti apre un angolo di mare,

la seconda porta lontano a naufragare.

la terza divora il cuore

la quarta mostra l'amore

 

Era il tempo per sognare

di una viola profumata

con radici già nate spezzate

nella pioggia le avevi perdute.

 

Ritornare dentro a stare

da finestre con veduta

metti i dischi che cambian d'estate

e le prime pastiglie bevute,

occhi veri dentro al cuore

e nient'altro da donare

le ferite ti fanno piacere

dandoti un'anima da sfregiare.

 

La prima porta si apre con la chiave bianca

la seconda gira se stessa quando è stanca

la terza divora la sorte

la quarta...

 

Mura intorno anche se ridi

o se metti i tuoi vestiti.

questo è il posto che ho scelto per dire

quale porta adesso voglio aprire.

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Contest di scrittura creativa - La Casa

 

(letter count 2996)

 

La Casa dell’Antico Oriente

 

La luna era crescente come la fretta di arrivare, mentre le nuvole gonfie promettevano pioggia.

I passi veloci sull’acciottolato, il mantello lo proteggeva dal freddo notturno e il bavero alzato dagli sguardi inopportuni.

Vide la solita prostituta al solito angolo, con cui scambiò il solito sguardo che ormai li legava più di mille parole.

Le vie della città erano strette e buie, piacevolmente silenziose: le feste erano finite da pochi giorni e adesso il giovane sovrano regnava saldamente al posto di quello vecchio.

A lui ovviamente poco importava, ma forse sarebbe cambiato qualcosa, per loro.

 

Bevi vino in letizia, ‘ché questo antico cielo crudele d’un tratto dell’alto tuo cuore farà bassa polvere e terra.

 

Questo avevano sempre fatto in passato, e avrebbero continuato a farlo in futuro.

Passare piacevolmente il tempo insieme, cosa potevano sperare di più?

Certamente nel tempo amicizie si erano saldate, affari erano stati conclusi.

 

Edifichiamo templi alle virtù e oscure prigioni al vizio.

 

Incrociò una giovane coppia che rincasava tardi, con al seguito una mocciosa urlante: il sonoro scappellotto che la madre le rifilò azzittendola lo riempì di una rara soddisfazione, e il sorriso complice che scambiò con la donna gli riempì di gioia gli occhi.

Girato l’angolo quasi calpestò un ubriacone riverso a terra, il corpo steso lungo la viuzza, la testa appoggiata al muro; in una mano un sacchetto probabilmente di dolcetti, a giudicare dallo zucchero a velo che gli impiastricciava la bocca, nell’altra una bottiglia di vino quasi vuota.

Sembrava svenuto ma non appena fece per scavalcarlo spalancò gli occhi e iniziò a urlargli contro insulti, deliri, frasi sconnesse; piangeva e non la smetteva di gridare neanche quando lui, scuotendo tristemente la testa, lo superò e se lo perse alle spalle.

 

Saziati del sangue di cui assetato fosti.

 

Mentre districava il nodo di vie per arrivare alla Casa il pensiero continuò a vagare, libero.

Chissà quale sarebbe stata la politica del nuovo sovrano: qualcuno li aveva combattuti, altri erano stati loro fratelli; l’inazione aveva portato alla rovina il vecchio re, ed il nuovo sicuramente aveva imparato la lezione.

Ma anche reagire troppo violentemente, come gli pareva di capire dal carattere del giovane sire, poteva portare alla caduta. Il tempo sarebbe stato giudice imparziale, come sempre.

 

Tutto è kismet.

 

Avevano comunque imparato a difendersi: le offerte d’amicizia erano sempre state più utili di stupide minacce, ma quando erano stati costretti avevano anche usato l’estrema risposta.

Fregarsene.

 

Il vento si era alzato, freddo, ma lui era finalmente arrivato.

L’edificio era anonimo, a più piani e con le finestre normalmente aperte. Una sola entrata, diverse uscite.

La pesante chiave aprì il portone borchiato, e finalmente percorse la Sala dei Passi Perduti.

 

La riunione sarebbe iniziata presto e i suoi fratelli e sorelle stavano per arrivare alla Loggia.

Di rito scozzese, ovviamente.

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:ehmmm: so di diventare monotematico, ma che vi devo dire?

 

Titolo: Risveglio indiano

Letter Count: 4975

 

Forse fu il fuso orario a svegliarmi. O forse il caldo o la puzza di muffa, di cui quella stanza era impregnata. Mi rigirai tra le lenzuola e gettai un occhiata sul cellulare. Cinque del mattino. Ora indiana.

Una parte di me lo sapeva: era iniziato. Per tutta l'estate su quel viaggio ci avevo fantasticato, ma ora che davvero mi trovavo così lontano da casa, tutto appariva distante e irreale, quasi non fossi davvero io a viverlo.

Nella mia testa, le immagini del giorno prima ancora scorrevano come un film del quale io ero solo spettatore. Quella visuale dal finestrino, mentre l'aeroplano virava per l'atterraggio. Non avevo mai visto uno slum prima di allora, ma fu la mia prima immagine dell'India. Un oceano di lamiere ondulate, tetti di nylon e stradine di fango che si estendevano all'infinito.

“Dunque questa è l'India.”, mi ero detto.

“Già.”, aveva risposto Philip, il ragazzo conosciuto durante il volo. “Mumbai è una vera me**a.”

 

Scacciai quelle immagini dalla mia testa e mi portai verso la finestra. Apriva la visuale sul cortile interno del palazzo. Stava albeggiando. Per un po' rimasi a osservare un gattino, magro al punto da mostrare le scapole; rosicchiava qualcosa in un mare di immondizia.

Mumbai. Come mai avevo deciso di restare? Infondo Philip lo aveva detto.

“Sicuro di non voler venire con me?”, mi aveva chiesto. “Questa città fa schifo.”

“Sicuro. Per qualche giorno voglio rimanere qui.”

“Come vuoi. Allora ci rivediamo a Gokarna. Vieni a Kutley Beach, non puoi mancarla. Le feste migliore le trovi lì.”

“Kutley Beach, certo.”

Ma mentre gli stringevo la mano, già sapevo che non lo avrei mai più rivisto. Nulla di personale. Ma vivermi l'India in compagnia di qualcuno che sapeva solo parlarne male, non faceva al caso mio.

 

Decisi che quella camera mi stava stretta. Forse sarei rimasto a Mumbai, ma di sicuro non in quel Motel.

Caricai lo zaino in spalla e iniziai a scendere le scale. L'uomo della reception dormiva sul duro pavimento, non si accorse di me mentre lo passavo.

Misi piede sulla strada e realizzai quanto, a quell'ora, il quartiere di Colaba si era trasformato.

Di giorno il marciapiede della Bhagat Singh Road apparteneva ai turisti. E assieme ai turisti ai mercanti, mendicanti, spacciatori, venditori di chai che ti circondavano come grappoli d'uva e ai bambini di strada che ti strattonavano i vestiti.

Ma in quelle ore, il marciapiede era territorio esclusivo dei senzatetto. Non ne avevo mai visto così tanti tutti assieme. Venti milioni di abitanti, di cui la metà senza fissa dimora; lo avevo letto da qualche parte, ma ora lo vedevo con i propri occhi. Ogni singolo metro quadro era occupato. Chilometri di persone che dormivano davanti alle saracinesche abbassate, intere famiglie sui cartoni, mamma e papà con i piccoli sopra la loro pancia.

Per non calpestarle, l'unica era procedere lungo il bordo della strada. Una strada che a quell'ora era deserta. Dove era finito il caos del traffico diurno? Quel formicaio di riksha, taxibus, autocarri, ciclomotori, pedoni e vacche scheletriche che ingorgavano la strada?

Proseguii senza una meta precisa.

Incrociai due bambini. Massimo dieci anni. Camminavano scalzi, i vestiti logori e incrostati di polvere. Raccoglievano bottiglie di plastica dalla strada e le facevano sparire dentro un sacco di immondizia. Più tardi, appresi che quelle bottiglie valevano la sopravvivenza per loro, le scambiavano per qualche rupia.

“America?”, mi chiese uno di loro, mentre li passavo.

“No. Italy.”

“Ah, Italy.”, disse lui e mi regalò un caldo sorriso. “Sonja Ghandhi.”, aggiunse e proseguì per la propria strada.

Mumbai è una me**a, mi aveva detto Philip. E prima di lui, in molti altri mi avevano avvertito. È un pugno nello stomaco, preparati allo shock culturale.

Me lo avevano detto in tanti. Ma era vero? Ero shockato?

Forse, ma non nel modo in cui mi sarei aspettato. Non per la povertà, il caos o lo squallore. Ero shockato di me stesso. Shockato di non essere shockato. Invece mi sentivo euforico, anche se non sapevo dire bene perché.

Infine incontrai un ragazzo appostato davanti a un portone.

“Cerchi un alloggio per la notte?”, mi chiese. Shanti Guest House, diceva la scritta davanti all'ingresso. Il nome mi piaceva. La stanza anche. Era scarna, ma pulita e non puzzava. Contrattammo il prezzo per dieci minuti prima di trovare un accordo.

“Hai bisogno di altro?”, mi chiese prima di uscire. “Hashish? Coca? Chetamina?”

“No. Grazie. Sono felice così.”

Posai lo zaino all'angolo della stanza e mi feci cadere sul letto.

E fu il momento in cui realizzai il motivo della mia euforia.

Mumbai mi piaceva.

Non solo perché mai prima di allora avevo visto una città così ricca di vita. Una vita che si svolgeva per strada, nel bene e nel male, cruda e nuda. Senza ipocrisia.

Ma sopratutto perché Mumbai mi fece infine capire di essere arrivato. Non in un paese straniero, ma ero arrivato a casa. Per i mesi a venire, la mia casa sarebbe stata ovunque avrei posato lo zaino.

 

 

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Finalmente riesco a commentare :D

 

LoS!

 

Mi è piaciuto un sacco!

Pazzoide e surreale.

Altra new entry gradita e riuscita per il contest.

 

Dopo tanti commenti del ca...

:stralol: ci voleva!

 

 

Loch!

 

Il mostro(vabbeh... XD ) ha colpito ancora con il suo stile di scrittura tagliente e cinico, ma soprattutto divertente.

 

PirelliMister!

Ancora in viaggio, altre

emozioni descritte e raccontate sempre meglio XD

Poggio lo zaino(del postino) e leggo. :)

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Contest di scrittura creativa.

Tema: la casa.

 

***

cut

***

Edited by Lord Beric
Richiesta cancellazione del racconto da parte dell'utente (27/04/2018)

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Bene bene...

un altro scritto!

 

La casa è ispirazione di prosa, si vede XD

 

Aegon:

Molto divert... ehm... ok, niente battute del cavolo!

Non se riesca a dare un pugno allo stomaco come il tema scelto da descrivere e raccontare, ma certo lascia per qualche minuto a riflettere su tutta una serie di considerazioni derivanti.

Considerevole la caretterizzazione scelta per Muna.

 

...

 

 

In generale qui abbiamo un caleidoscopio di emozioni, tirando le somme degli scritti FINORA postati.

 

Sarà ancora più difficile scegliere per mancanza di paragoni immediati.

 

Vabbeh che non è una novità per il contest, la difficoltà di scelta dei voti.

 

Comunque è pure presto XD

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CONTEST DI SCRITTURA CREATIVA

Titolo: SENZA

 

Oggi è stata una grande giornata: Ho trovato una scarpa sinistra.

E pensare che la mattina era iniziata come tante altre...

Le campane di San Qualcuno Martire mi fanno da sveglia (la messa è finita, andate in pace, se la trovate) mentre la vecchia cara lombalgia è sempre la prima a darmi il buongiorno (eh già, non le fanno più le panchine di una volta).

Un turista di passaggio mi guarda con un misto di schifo e compassione (Homeless. No Fixed Abode, N.F.A. Gli anglofoni e la loro fissa per le sigle, non li capirò mai).

Al bagno trovo la fila, la Fontana della Piazza è occupata da una combriccola di colombe intente alla pulizia straordinaria del piumaggio, mi tocca aspettare (prima le signore, non sia mai) anche se così arrivo al Bar all'Angolo un po’ in ritardo, appena in tempo per trovare sul tavolino di fuori la solita brioche smangiucchiata lasciata apposta per me (ormai non è colazione, se non ha il retrogusto di burrocacao e marlboro light).

Finalmente mi posso sincronizzare con il mondo. Dunque, quali sono le ultime notizie...

La giovane mamma cinese corre verso la scuola trascinando per la mano il suo piccolo, stando all'Orologio della Torre sono in ritardo di 7 minuti, è record stagionale.

Situazione stazionaria nelle aiuole del Parco, ma nuovi boccioli di rosa sono pronti, si prevede un brusco rialzo della bellezza nella giornata di domani.

Significativo passo avanti nel corteggiamento della panettiera da parte del timido ragazzo del piano di sopra, ad una carezza sul braccio lei ha risposto con un sorriso sincero.

A giudicare dai segni sul corpo, il gatto Tigrato è uscito sconfitto dallo scontro notturno con il gatto Nerobianco, ribaltate le previsioni della vigilia.

Passeggio, o meglio zoppico (Clochard: Dal francese clocher, zoppicare. Ehi, vi vorrei vedere io a camminare per giorni con mezza suola) nelle vie del centro in vena di shopping tra i rifiuti, quasi più per curiosità che per istinto di sopravvivenza (Dimmi cosa butti e ti dirò che civiltà sei), quando ecco che la trovo lì, una scarpa da ginnastica sinistra abbandonata su un muretto, nemmeno un vetrinista saprebbe fare meglio.

<< Hai ragione, scarpa, Nike! Vittoria! >> Esclamo. Calza a pennello, ed è pure sufficientemente nuova.

Sono talmente di buon umore che tiro fuori il piattino e porto l’armonica alla bocca, intonando qualche nota...

Come risultato, finisco per assistere ad una preghiera per la più grande ed antica Dea dell’umanità, l’Indifferenza. Il silenzio collettivo è un'ode, lo sguardo basso è il gesto rituale. Quante vite risparmiate dalla folle consapevolezza che il velo che separa me dagli altri è sottile come un passo falso, come un attimo di traverso. Se siamo arrivati sino a qui è merito suo, ma Lei non vuole che si riconosca. Ignorarla è il modo migliore per onorarla.

Quando la fame dello stomaco arriva a mangiarti la mente ed inizi a pensare queste cose, è ora di andare al Rifugio, dove persone ti offrono un mestolo di pasto caldo in cambio della loro eterna beatitudine (Che pessimo senso degli affari).

Torno alla fontana per un’ultima sciacquata prima di coricarmi, mi specchio nel fondo (Barbone: Persona fornita di grossa barba, sinonimo di vagabondo che vive ai margini della vita cittadina, senza fissa dimora).

Senza. Fissa. Dimora.

Addormentandomi, con una scarpa in più ed un giorno in meno, il mio sguardo di perde nell'infinito tra le stelle.

Convivo con sette miliardi di coinquilini, la mia casa è l’orizzonte...

Esiste dimora più fissa di questa?

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