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Emma Snow

Contest di Scrittura Creativa

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Cara lady D, ho letto il tuo pensiero su Caro Diario.

Cito una frase tratta dal film Alice in Wonderland, dove Alice chiede a suo papà:

Alice: «Sto diventando matta, papà?»

Il papà: «Ho paura di sì, Alice: sei matta, svitata, hai perso la testa… Ma ti dirò un segreto: tutti i migliori sono matti.»

Quindi non farti scrupoli e scrivi, che io ti leggerò volentieri, e come me penso che ce ne saranno molti altri. ;)

Parola di una che è un po’ svitata (senza ritenersi di essere dei migliori, anzi tutt’altro).

La vita umana non è altro che un gioco della Follia. (Erasmo da Rotterdam)

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Una poesia molto curata e che è riuscita a evocare nella mia mente delle immagini molto suggestive.

Inoltre tutti i versi hanno una musicalità quasi "mistica" ... l'unico che secondo me la spezza è quello con il punto di domanda :huh:

Complimenti e grazie per aver rotto il silenzio!

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Ma che bello, è tornato il contest di scrittura creativa. :stralol:

 

 

Proprio in un periodo dove sono di nuovo preso bene dalla scrittura.
Un po' che non mi faccio vivo, ma ci sono. Ho già scritto giù qualcosa...

Pubblicherò nei prossimi giorni.

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Titolo: Colori del passato.

Totale caratteri: 4904 (letter count)

 

 

L'hovercraft fluttuava sopra il lago salato.

Moser allungò il collo e sbirciò oltre le spalle del pilota. Il display pullulava di numerini verdi. Quel veicolo era un concentrato di tecnologia militare, forse la cosa più cara sulla quale avesse mai posato il c*lo.

Attorno, l'acqua rifletteva un cielo insanguato, aveva lo stesso colore del rame, con il sole che moriva dietro gli isolotti neri.

Verde militare.., mormorò Moser. “Non sono mai riuscito a capirlo.”

“Stai parlando da solo, soldato?”

“No, signore... voglio dire: si, signore, stavo parlando da solo. Chiedo perdono, sergente Braun, ero sovrappensiero.”

“Riposo, soldato. Parla liberamente. Che cos'è che non sei mai riuscito a capire?”

“Mi riferivo alle nostre divise, signore.”

“Perché, hai qualcosa da ridere..?”

“No, signore. Sono fiero della mia divisa. Ma non ho mai capito il senso del colore..”

“Spiegati meglio, soldato.”

“Gli elicotteri della Polizia Corporativa sono neri, e ciò permette loro di colpire nella notte. La Guardia Urbana di Soul City indossa il blu scuro, e ciò gli da un vantaggio psicologico nelle sommosse popolari... Noi però siamo un'unità di prima linea, ma le nostre divise sono verdi.”

“Cosa c'è, non ti piace il colore?”

“Non è quella la questione... Penso solo che per combattere in queste terre, il rosso sarebbe più funzionale. Come fanno quelli della Cybertronic. Si vestono a macchie: rosso come l'acqua, e marrone rame come gli isolotti di questo paese. E ciò lì rende così difficili da intercettare con i satelliti.”

“Nel nostro caso è diverso. Noi indossiamo il verde per tradizione.”

“Tradizione?”

“Già. Il nostro è un corpo militare antico, nato in un tempo in cui ancora esistevano le nazioni.”

“Non lo sapevo. Voglio dire, sapevo che fosse antico, ma non pensavo così antico...”

“La nostra è l'istituzione più antica del mondo. Nonostante la Grande Marea, i conflitti civili, due guerre corporative, la fondazione è sempre sopravvissuta. E pensare che la nostra fortuna ha avuto inizio con una bevanda...”

“Questo l'avevo sentita... Ma continuo a non capire. Quella bevanda era rossa, come mai, per i propri soldati, alle sue origini la fondazione ha scelto il verde?”

“Queste tute militari servivano a mimetizzarsi tra le foreste.”

“Foreste signore?”

“Si, foreste. Una grande distesa di alberi.... ”

“So cosa sono le foreste, signore.”

“A si?”

“Si, signore. Da bambino una volta mio padre mi ha portato alle cupole di Olympia. Mi ricordo che lì dentro c'erano tanti alberi.”

“Ti riferisci ai giardini botanici... Si. Immagino le foreste possano essere state qualcosa di simile. Solo più grandi.”

“Davvero signore?”

“Molto più grandi... Anzi, a dirtela tutta: questa distesa d'acqua che stiamo attraversando poco più di un secolo fa era una giungla. Polmone del mondo, la chiamavano...”

“Polmone del mondo? Io vedo solo un lago puzzolente.”

Moser rimase a osservare le scie che l'hovercraft lasciava sull'acqua, man mano che proseguivano i colori tendevano sempre più al nero.

“Non deve essere stato facile a quei tempi, signore.”

“Che cosa?”

“Combattere le guerre in mezzo agli alberi...”

“Già. Immagino di no. Ma dato che hai toccato l'argomento, tanto vale dire a tutti i dettagli della missione. Soldati. “, disse il sergente e alzò il tono. L'intera squadrò scattò. “Abbiamo trovato l'ultima sacca di resistenza. E guarda caso, i ribelli si sono nascosti proprio nell'ultimo isolotto pieno di alberi. Sei fortunato, soldato Moser. Un giorno potrai raccontare ai tuoi figli di avere visto una vera giungla.”

 

 

“È verde, signore.”

“Già.”

“Verde come le nostre tute. Ed è grande, sarà almeno un chilometro quadro... Ma cosa sono questi rumori?”

“E che ne so? Scimmie forse, o pappagalli...”

“Pappagalli?”

“Nulla di pericoloso. Vuoi stare zitto, soldato Moser. Sto trasmettendo le coordinate al quartier generale.”

Dunque questa è una giungla, mormorò Moser. Un isola verde fuori dall'acqua. Questo dava un senso al colore della sua divisa. Ma se davvero i ribelli si nascondevano lì dentro...

“Basterà una squadra per scovarli, signore?”

“Non ti preoccupare. I Caschi Neri ci spianeranno la strada. Indossate tutti le maschere, soldati, e mettetevi i tappi. Sta per scendere la cavalleria...”

 

L'onda d'urto tuonò violenta, ma mantenne la promessa.

“Ci sono andati giù pesanti, signore...”

“Già.”

“Non è rimasto proprio niente.”

“Lo vedo.”

“Come mai hanno usato il fosforo..?”

“Non lo so... Avranno deciso di estirpare il problema alla radice. Forse meglio così. Abbiamo appena vinto una guerra, soldato Moser, devi essere fiero. E ora muoviamoci, abbiamo un lavoro da finire...”

“Sergente Braun..?”

“Cos'altro c'è?”

“Ora che la guerra è finita, ci faranno cambiare le divise?”

“E che ne so? Non sta a me deciderlo.”

“A pensarci meglio, spero che decidano di mantenere quelle vecchie...”

“A si? E come mai?”

“Se smettessimo di indossare il verde, questo pianeta avrebbe un colore in meno...”

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Bella la tematica e molto fluida la lettura!

 

Il racconto lascia con qualche curiosità inevasa di troppo in termini di ambientazione, però. ;)

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Titolo: Marlene

Totale caratteri: 2755 (letter count)

 

La ragazzina alzò lo sguardo dalla piccola ghirlanda che stava intrecciando. L’uomo le andò vicino, aprì la bocca come per dire qualcosa, ma poi la richiuse.

“Cosa c’è?” si sfregò gli occhi, accecata improvvisamente dal sole. Lo zio aveva un vecchio cappotto scuro sopra la camicia a quadroni rossa e blu. Si tolse il cappello e si sedette sul prato con lei. I suoi occhi erano di un verde chiaro, che più volte la madre aveva definito “sbiadito”, come lo zio stesso, una persona segnata dal dolore, fisico e mentale, di un incidente di molti anni prima, quando Marlene non era ancora nata. Le mise una mano sulla spalla. “Dolce bambina” sussurrò. Avrebbe voluto interromperlo. Ormai aveva quattordici anni, un’età idonea per non essere più chiamata in quel modo. Ma non lo fece. “Hanno preso la mamma”. Marlene all’inizio non aveva capito. Sperava di aver sentito male, di essere diventata sorda d’improvviso. Rimase a fissare a lungo suo zio, nei suoi occhi verde sbiadito, decolorato. Poi lui la prese tra le braccia, lei affondò la testa nella sua spalla, sentendo la sua mano accarezzarle i capelli. Il prato non era più verde, il suo colore preferito, il colore dei quadrifogli, della vestaglia di sua madre e del cerchietto che aveva tra i capelli. Ormai era tutto grigio, non riusciva a vedere altri colori. Sapeva che non li avrebbe mai più rivisti. Come non avrebbe rivisto sua madre.

 

Erano passati 547 giorni da allora. Marlene aveva sedici anni, era un fiore ormai sbocciato. I suoi capelli erano legati in una crocchia, aveva indosso un vestito nero che le arrivava ai piedi, scalzi e freddi. Stava cucinando quando entrarono in casa. Lo zio aveva detto che quello era un luogo sicuro, che non sarebbero venuti, se si stava attenti e non si accendeva il fuoco. Quando iniziarono a bussare, sapeva che erano loro. Lei e lo zio non lottarono neanche quando sfasciarono la porta, uno di loro la prese per i capelli e li portarono via. Era questo il loro destino, disse quello che teneva suo zio per il colletto della camicia. Da sporchi ebrei quali erano, avrebbero dovuto aspettarselo. Marlene se lo aspettava, infatti. Era da 547 giorni che aspettava. Guardò la casa, quella dove si erano trasferiti il giorno dopo che la madre era stata presa. Pensò al vasto giardino della casa dove stavano prima, scenario dei più creativi giochi con sua madre, la persona a cui doveva la vita, e che, precocemente, le era stata strappata dal petto. Cercò nelle tasche del vestito e trovò il piccolo quadrifoglio verde che le aveva dato prima di partire, per quel viaggio dal quale mai più sarebbe ritornata. Guardò suo zio negli occhi, le lacrime che le offuscavano le pupille. “Spero di andare da mamma” disse. “Lo spero anch’io, dolce Marlene” rispose.

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@Lord Beric

Grazie per aver letto e commentato il mio racconto.

Sul fatto dell'ambientazione, hai ragione. Ma da un lato, se dici così mi fa quasi piacere...

Diciamo che ho usato un World Building che già avevo pronto per un progetto più lungo (forse un romanzo) al quale sto lavorando già da un po' di tempo...

Spero di trovare occasione di fornire parte delle risposte in contest futuri.

 

 

@Aegon il mediocre

Una poesia che scorre bene. Ma purtroppo è tutto quello che so dire. Non sono molto bravo a commentare poesie con occhio critico... Ma l'ho letta e mi è piaciuta.

 

@TyrionSonOfTywin

Bel racconto, mi ha toccato, davvero.

Notevole anche perché sei riuscito a scrivere una storia profonda e toccante, con personaggi caratterizzati bene, rimanendo estremamente sintetico.

Non è facile (o almeno, a me viene difficile).

Anche lo stile è molto accurato.

Qualche appunto (ma si tratta solo di una mia opinione) sugli aggettivi.

Secondo me se ne eliminassi qualcuno, qua e la, il testo guadagnerebbe di scorrevolezza.

In particolare nella prima frase, (che poi è forse la più importante), io toglierei quel piccola. (tutti sanno che una ghirlanda è piccola, non è necessario specificarlo, secondo me)

 

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Letto anche Marlene. Mi è piaciuto come stile, anche condivido l'appunto di misterpirelli su una certa ridondanza degli aggettivi. Complimenti anche per il tema trattato, sicuramente non facile.

Se devo però muovere una critica... è proprio il verde. I riferimenti non mancano, è vero, ma paiono quasi accidentali rispetto alla storia narrata.

 

 

 

 

Con un po' di ritardo passo anche a Aillte an Mhothair.

Non sono per nulla un esperto di poesia, quindi non dispongo di strumenti efficaci per giudicarla.

Mi accontento di dire che scorre bene; i passaaggi in inglese che aprono e chiudono la poesia mi stonavano un po' alla prima lettura, ma rileggendo ho dovuto cambiare idea, effettivamente si armonizzano bene nel contesto.

Rilancio l'aggettivo usato in merito da Aeron, i versi sono molto evocativi e musicali.

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@misterpirelli sono una ragazza  :stralol:

comunque grazie mille, ci lavorerò su. non avevo mai fatto caso a questo, quindi trovo la tua critica davvero utilissima!

 

@Lord Beric appena ho letto "verde" mi è subito saltata alla mente l'immagine di un vasto prato verde, ma credo che io mi sia fatta trascinare un po' troppo dalla trama e me ne dispiaccio! Grazie comunque e spero che la storia sia comunque apprezzata!

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Anche lo stile è molto accurato.

Qualche appunto (ma si tratta solo di una mia opinione) sugli aggettivi.

Secondo me se ne eliminassi qualcuno, qua e la, il testo guadagnerebbe di scorrevolezza.

In particolare nella prima frase, (che poi è forse la più importante), io toglierei quel piccola. (tutti sanno che una ghirlanda è piccola, non è necessario specificarlo, secondo me)

 

Sono una ragazza :stralol:

Comunque grazie mille per l'appunto sugli aggettivi, ci farò più caso da oggi in poi!

 

Letto anche Marlene. Mi è piaciuto come stile, anche condivido l'appunto di misterpirelli su una certa ridondanza degli aggettivi. Complimenti anche per il tema trattato, sicuramente non facile.

Se devo però muovere una critica... è proprio il verde. I riferimenti non mancano, è vero, ma paiono quasi accidentali rispetto alla storia narrata.

 

Quando ho letto il tema, ho subito immaginato una distesa di prato che non finiva mai, ed è da quell'immagine che sono partita per il mio racconto. Forse mi sono fatta trascinare troppo dalla trama, ma spero che sia comunque apprezzato e di fare meglio in futuro! Ho solo 17 anni quindi sono leggermente "acerba" rispetto agli altri! (mi riferisco all'esperienza nello scrivere) :ehmmm:

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XXXIII CONTEST DI SCRITTURA CREATIVA

TEMA: Verde

Titolo: ZANARDI (4532 letter count)

Eppure, caro Zanardi, esistono delle regole che ci vietano di confidare in un miracolo.

E’ assurdo pensare di potersi ritrovare un giorno improvvisamente colti, se non si è mai letto un libro.

Oppure rispettati, quando ci si è sempre comportati ingiustamente.

Questi sono miracoli che non possono accadere…

 

 

Colpire, correre e nascondersi. Da vero Zanardi.

Giù per quello stretto vicolo i sampietrini smossi erano piccole trappole mortali, sarebbe bastato sfiorarne malamente uno per finire grattugiato a terra; sangue e ossa rotte sarebbero stati allora il minore dei suoi problemi ma ovviamente non cadde, non lui.

Correva come un matto e scomposto come un manichino, ansiti secchi buttati fuori grottescamente.

La sirena della gazzella ammaliava sempre meno, soffocata nell’imbottigliamento della stradina e poi sbiadita via come l’auto ripartiva sgommando per fare il giro dell’isolato.

Alle sue spalle invece i casi erano due: o dalla vettura era stato sputato via un qualche caramba ciccione di cui si avvertiva distintamente la magnitudo, oppure quel bufalo indiano che aveva visto l’altro giorno allo zoo aveva finalmente sfondato quella rete malandata che fissava così… bovinamente. Il guardiano mentre gli dava da mangiare l’aveva chiamato Umberto, se non ricordava male.

Il flash di un grosso anello da toro sul naso del caramba gli strappò una risata che venne fuori come un rantolo bavoso che quasi gli mandò di traverso la saliva e subito ritornò tra i ranghi ritmati degli affannosi respiri.

Pensare che tutta quella ca**o di sudata la stava facendo per una borsetta schifosa, seppur infarcita dell’onesta pensione della vecchia di turno, gli fece salire un nervoso che certo non lo aiutò tatticamente nella scelta in fondo alla viuzza, quando avrebbe potuto buttarsi a sinistra o a destra e perdersi facilmente nel labirinto intricato di vie secondarie e invece (coerentemente alla sua antipolitica) tirò dritto e dopo aver saltato, con stile certo non impeccabile ma comunque efficace, un muretto di mattoni sbozzati si ritrovò in uno di quegli ampi viali coperti da porticati che erano il vanto del centro di quella città.

In pratica, così allo scoperto, era in un mare di me*da e l’ululato sempre più vicino di quella gazzella non lo confortava di certo. Una bella sfiga aver beccato quella pattuglia appena due strade dopo aver borseggiato quella str*nza: in genere la fortuna non gli faceva sgarri così pesanti, e certo il suo ingegno rimediava facilmente in quei pochi casi in cui tutto o quasi andava storto, alla faccia di chi continuava a tirargliela.

Questo flusso di pensieri gli fece tornare in mente, dopo un pacco di tempo, il suo prof di liceo: quello sfigato pieno di citazioni che ci provava con le studentesse più carine, con risultati sistematicamente pietosi. Chissà che fine aveva fatto, quel caghetta.

Anche questa piccola divagazione nostalgica non lo facilitò nel togliersi da quell'impiccio e, mentre la sirena si avvicinava, cercò di mimetizzarsi tra la folla di benpensanti che riempivano i portici di pellicce e cappotti firmati: i lunghi capelli unti non erano proprio il miglior biglietto da visita per quella missione e la corta barba mal curata, unita alla borsa da donna che stringeva tra gli artigli, rendevano il tutto abbastanza inverosimile, tra sguardi di disapprovazione e di disgusto.

Di botto si sentì qualcuno urlare – Fermati! Carabinieri! e il fuggi fuggi generale lo colse di sorpresa quasi come vedere il bufalo Umberto, coperto di sudore e di polvere, puntargli contro il cannone.

La sirena dei caramba adesso gli tambureggiava nei timpani e, mentre l’istinto di sopravvivenza gli urlava di buttare via quella ca**o di borsetta e di alzare le mani, qualcos'altro di più forte gli fece fare l’ennesima mossa stupida di quella stupida giornata: si fiondò via piegato a metà, con gli occhi solo per una strettoia ombrosa dall'altro lato della strada in cui era sicuro di potersi rifugiare e scappare via, anche questa volta.

La violenta frenata della volante, mentre cercava di sterzare, non riuscì ad evitare l’impatto e Zanardi volò via per diversi metri schiantandosi alla fine contro una colonna, di schiena.

Gli ultimi frammenti sparsi di connessioni cerebrali andarono a quel prof e alla sfida che gli aveva lanciato tanti anni prima, senza neanche rendersene conto, e tra sangue e denti rotti Zanardi riuscì a dire – Fan*ulo

 

 

… così come dal giallo con l’azzurro nascerà sempre il verde, non il rosa o il marrone.

Il verde è matematico, ricordalo Zanardi.

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@Lochlann

letto anche il tuo racconto. Mi è piaciuto, in particolare la costruzione, con l'ultima frase che si ricongiunge alla prima, e da un senso all'intero racconto. Bella idea.

Per quanto riguarda lo stile, è scritto bene ed è accurato.

Secondo me migliorabile sotto il profilo del mostrare senza dire.

In particolare sul finale, che in teoria dovrebbe essere il climax, io avrei provato a giocarmela con frasi più corte, e un linguaggio più cinematografico. Magari riportando le diverse sensazioni del protagonista.

Una nota sulle similitudini.

Correva come un matto, a me come lettore, non evoca immagini particolarmente forti. (i matti possono correre in molti modi, l'espressione é molto generica e molto usata nella lingua parlata comune. Motivo per cui è poco efficace, secondo me, in narrativa.)

Se al posto di matto avessi usati qualcosa tipo correva come un cane rabbioso, o un toro impazzito, un zebra braccata (tanto per fare degli esempi) avresti evocato immagini più forti, e nel farlo ci avresti anche raccontato qualcosa sul carattere del personaggio.

Poi sono solo opinioni.

 

@TyrionSonofTywin

Leggendo il testo non avrei pensato che sei ancora così giovane. Complimenti. Si vede che hai talento, continua a scrivere.

Per quanto riguarda gli aggettivi, secondo i manuali di scrittura, andrebbero evitati il più possibile (e lo stesso discorso vale per gli avverbi).

Quando rileggi un testo, è buona abitudine fermarsi davanti a ogni aggettivo o avverbio e chiedersi: è davvero necessario? E se davvero serve, chiedersi se magari non è possibile aggirarlo o trovarne uno più specifico...

Ci sono i puristi che dicono mai più di un aggettivo per frase. Io non sono così estremo, ma tenerli d'occhio (e tagliare senza pietà, nel dubbio), può davvero giovare alla scorrevolezza.

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Bene, bene, il numero di racconti aumenta. ^_^

 

Zanardi: anche qui muovo la stessa critica mossa a Marlene, ovvero che il legame con il verde è un po' debole. Questa è la principale pecca di un racconto interessante nella scelta del tema ma soprattutto veramente azzeccato nel ritmo e nello stile. Alcuni passaggi strappano veramente un sorriso, devo dire. E l'identificazione con il ladruncolo è totale.

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Penso che commenterò i vostri scritti alla fine, prima di votare e dopo averli riletti tutti.

 

Intanto dispenso punti verdi agli scritti che mi trasmettono qualcosa in prima lettura; al momento tutti XD

 

Intanto vi ringrazio per complimenti e giudizi.

 

E intanto approfitto degli altri feedback per dire qualcosina.

 

- Aeron Plain: quel punto di domanda non è casuale, la diversa velocità nei versi che compongono quella domanda rispetto agli altri non è casuale. Però mi fermo, dovrei mettermi a "spiegare" quel componimento e sarebbe fuori luogo credo. In privato se ne può parlare. :)

 

- Lord Beric: ti dirò, secondo me in Zanardi, la considerazione sul verde ivi intesa coincide con il messaggio di fondo del racconto.

In Marlene vi sono elementi verdi che per come li ho intesi sono sia ambientali che simbolici.

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