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Lady Monica

Contest di Scrittura Creativa, Secondo Campionato!

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Bentornato Contest!

 

Contest di scrittura creativa

Tema: "l'insostenibile leggerezza dell'essere"

Titolo:

Dell'essere insostenibile e la leggerezza di esistere.

Caratteri 1969(letter count)

e c'è già da riflettere... 

 

Dell'essere insostenibile e la leggerezza di esistere.

Cosa sia insostenibile tra un'effimera esistenza o la sua tesi, resta il dubbio che il concetto valga per entrambe le cose.
Perché se è vero che vivere è un attimo rispetto all'infinito o alla storia già scritta, questo ne è comunque uno vissuto, mediamente ottanta anni(se dio vuole eh), da unico protagonista e testimone dell'esistere stesso, attorno, dietro a davanti, ed eventuali considerazioni a riguardo.
Riguardatevi(il concetto).

Sarà allora valutare ogni istante, da quelli di rito quotidiano che rispondono a mettersi le scarpe(sempre che se ne abbia di che metterne si potrebbe puntualizzare), o a togliersi le sgazze dagli occhi, così evitiamo pignolerie atte a frenare il senso del discorso(sgazze...), ad affrontare una giornata,
-La giornata-
perché ogni oggi è protagonista per il tempo che gli è concesso: 24 ore salvo imprevisti.

Beh non so voi, ma trovo che sia tutto fuorché leggero, no direi che è di una pesantezza tremebonda anzi, e ci starebbe chiudere con un e che ca**o.

Non ho neanche la voglia di approfondire della qualità di tutti questi attimi messi assieme, per forza di cose, dallo scorrere del tempo, e dai nostri ricordi a riguardo.
È pesante onestamente.

Allora è insostenibile sostenere che essere abbia leggerezza.

Eppure resta la netta sensazione che tutta questa fatica per lo più accessoria, passi come nulla fosse, a guardare quella altrui.

Di qualcuno conserviamo ricordi e nostalgiche emozioni, di cui sentiamo mancanza.
Ne facciamo affreschi solidi per potercisi aggrappare.
Anche per uno come me, solitario e asociale, ci sono esseri, leggeri o no che siano, che restano dentro, il cuore e la mente.

Ma quanti sono tutti gli altri?
Soprattutto, chi sono o sono stati o furono?

La cosa greve, è che...
non ha alcuna importanza.

Questa leggerezza pesa come un mondo sulle spalle, comunque la mettiamo, e a volte quella esse è perché si è in virtù dei forti.

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Si prospetta un turno di prosa, sembrerebbe doveroso scrivere un raccon... no.

Ma che bel tema che ha scelto l'ultimo vincit... ah.. no.

 

Tema: l'insostenibile leggerezza dell'essere.

Caratteri: pochi.

 

 

***

cut

***

Edited by Lord Beric
Richiesta cancellazione del racconto da parte dell'utente (27/04/2018)

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Ultimo giorno e qualche ora per presentare i vostri scritti. 

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Bellissimo questo topic!
Immagino che il contest sia riservato a chi partecipa dall'inizio, ma io l'ho scoperto in ritardo. Però... ehm... per caso mi ci posso intrufolare una tantum, come "simpatizzante"?
Facciamo così: se non va, cancellate pure questo post, non mi offendo :)   :D 
Tanto più che è una roba magonosa che, se qualcuno mai avrà la pazienza di leggerlo, gli farà andare di traverso la domenica pomeriggio. Ma proprio per quello il tema della leggerezza (perduta) è stato un invito a nozze... questo coso indefinibile (non è un racconto) è nato di getto partendo dalla prima frase e poi seguendo l'umore di questi giorni, che non è altissimo.

3708
caratteri
Senza titolo

 

Come era lieve, una volta, essere vivi.


Pensava alle domeniche pomeriggio, quattro amici vestiti da città, quasi ricercati nei primi abiti formali, quando vestirsi da adulti aveva ancora il piacere delle cose nuove. Seduti per terra nell’erba, un po’ incongruamente con soprabiti e giacche, ad assaporare il primo sole primaverile in un prato costellato di tenui fiorellini gialli. Al suono ovattato, confortante, amico dei passi in uno strato spesso di foglie rosse. In un tempo in cui riusciva davvero a percepire solo quello, la sensazione del momento, a essere in quello. Senza contaminarlo con preoccupazioni, ansie anticipatorie, paure. Senza rovinarlo.
A certi momenti, da solo. Poteva succedere in qualsiasi situazione: camminavi sotto la pioggia in una sera invernale, guardavi la processione delle auto, le luci dei fanali che si  riflettevano nelle pozzanghere, le foglie degli alberi cadute a terra nere e lucide per lo strato d’acqua; e improvvisamente ti sentivi bene. Magari fino ad un attimo prima eri stato preoccupato; forse qualcosa aveva già iniziato ad andare storto, la bolla di vetro in cui vivevi aveva già iniziato ad incrinarsi. Ma poi bastava un momento come quello, la piccola, quieta, straordinaria bellezza scorta all’improvviso in mezzo alle cose ordinarie. Un’onda di serenità ti avvolgeva e improvvisamente ti sentivi bene, in pace con te stesso. Ti stringevi un po’ nel cappotto per sentirne il tepore confortante e improvvisamente pensavi che sì, dai, tutto sarebbe andato bene. Che tutto andava già bene.
 Quando era finito, tutto quello? Quando aveva iniziato a finire?
Che spreco, pensava: tutti noi percorriamo la stessa strada; tutti noi, a un certo punto, facciamo la stessa scoperta. Che si cambia Che le cose finiscono. Che la vita non è lieve. Ognuno convinto di essere eccezionale, il primo, l’unico. Che la strada sia nuova di zecca, tracciata apposta per lui. Se solo abbassassimo lo sguardo, se solo sapessimo guardare, vedremmo tutte le impronte dei milioni di passi che ci hanno preceduti. Se solo volessimo guardare. Vedremmo i punti in cui si fanno più profonde e confuse, capiremmo che lì i passi hanno indugiato, si sono fermati smarriti, un po’ increduli per il paesaggio che si era rivelato all’improvviso ad una svolta del sentiero. Quasi sempre gli stessi, per tutti: la prima morte di una persona amata, il primo amico che pronuncia la parola “chemioterapia”. Vedere tua madre fragile,  disorientata e sconfitta di fronte ad una situazione che una volta avrebbe risolto senza neanche accorgersene, andare a trovare tuo padre in una stanza d’ospedale da cui sai che non uscirà più. 
Che spreco di energie, pensava: facciamo tutti le stesse scoperte, eppure ogni volta le dobbiamo pagare come nuove, sulla nostra pelle. Che spreco di dolore.

Si sono sentiti ieri, dopo tanti anni. E' stato maleducato, pensa: non si dovrebbero fare condoglianze con un messaggino, lo sa, anche se era di mille caratteri. Ma era così in difficoltà. Aveva bisogno di cercare le parole, non avrebbe saputo cosa dire se avesse dovuto improvvisare. Perché non poteva rifilargli un ottimismo di facciata, non sarebbe sincero e comunque si conoscono troppo bene, avrebbe capito che se la stavo cavando a buon mercato con un po’ di retorica di circostanza. E perché era così strano, trovarsi ad essere loro quelli feriti e stanchi, quelli che soffrono, quelli che hanno bisogno di aiuto e non sanno come chiederlo né come offrirlo. Loro che passavamo pomeriggi a esplorare stradine tra le colline in una Due Cavalli nera e bordeaux, senza una preoccupazione al mondo, parlando di tutto e niente, nelle tiepide domeniche di primavera.


Come era lieve, una volta, essere vivi.

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Titolo: Spiagge indiane

letter count: 4982

 

 

 

Lungo quel tratto di costiera indiana, le onde dell'oceano erano scure, di un blu elettrico, si rovesciano sulla sabbia con furia seminando un vasto manto di schiuma bianca. Per tuffarsi occorreva un certo tempismo, e una buona dose di fegato.

Il più delle volte evitavo.

Invece sfruttavo quei pomeriggi per compiere passeggiate. Quei tre chilometri di spiaggia che separavano il mio resort dal villaggio dei pescatori ormai li conoscevo a memoria.

C'era uno pezzo di scogliera. Da lì, a gambe incrociate respiravo l'aria salina e osservavo le aquile svolazzare sopra la mia testa. Anche se di solito mi limitavo a guardare il mare.

Tutto ha un anima, mi aveva detto il maestro, ed è parte di qualcosa di più grande. Chi sa se ciò era vero anche per le onde del mare? Facevo finta di meditare, ma il più delle volte fantasticavo sull'essere una di quelle onde che si frantumavano contro gli scogli.

Forse l'India mi stava dando alla testa.

Ma in quelle settimane non vi erano altre distrazioni. Il fruscio del mare lo sentivo tutto il giorno, tutti i giorni. Non vi era altro. Non una tv, non una radio o un lettore MP3. Sembrava l'oceano arabo fosse messo lì apposta per logorarmi l'anima.

E giorno per giorno mi sentivo più nudo.

Devi imparare ad accettare te stesso, mi aveva detto il maestro.

Facile a dirsi. Ma tutto quello che man mano emergeva dal mio Io più profondo non mi piaceva per niente.

Provavo rabbia.

Una rabbia immotivata verso tutto quello che vedevo o mi circondava. Da quello scoglio, era come averli tutti di fronte, i paradossi di un mondo che non riuscivo a capire.

Da un lato il villaggio. Baracche di latta attorno a un ruscello che puzzava di fognatura. Osservavo i pescatori rientrare a bordo dei catamarani con un magro pescato.

E poi c'erano i bambini. Hello Mister, gridavano mentre si avvicinavano, How are you? How are you? Continuavano finché non mi giravo verso di loro a ricambiare il saluto. A quel punto, ridendo si davano alla pazza fuga.

Mi dava uno strano conforto osservare i nativi. Nonostante la povertà non perdevano mai la forza di sorridere.

Così diversi da tutto quello che succedeva sul lato opposto degli scogli, lì dove si trovava il resort per i turisti occidentali.

Quante storie in quel resort. Perlopiù storie che sapevano di dolore.

Come la storia di Nadine.

Quanto si drogava. Ricordo la prima volta che la vidi, sul balconcino che collegava le nostre stanze, intenta a preparare una polverina sopra uno specchietto.

Avrei dovuto scegliere il Brasile.”, mi disse. “Almeno lì trovi la Coca buona.”

Non sapevo qui si trovasse la Coca.”

Ma quale Coca, idiota, questa è chetamina. Vuoi un tiro?”

No.”

Quella sua tendenza all'autodistruzione mi irritava, eppure nei primi tempi avevo preso l'abitudine di passare qualche ora serale a fumare con lei, con lo sguardo rivolto verso il cielo stellato. Meglio che da solo in camera.

Come mai sei venuta in India?”, le chiesi una sera.

Me l'aspettavo diversa. Voglio dire, l'ayurveda, i massaggi e tutto quanto. Speravo mi potessero aiutare.”

E non ti aiutano?”

No. Mi fanno vomitare.”

Non so se furono davvero i massaggi a farle quel effetto, ma la sentivo dopo ogni pasto. La parete di cartongesso che separava la nostre stanze era sottile, troppo sottile per insabbiare i rigurgiti mentre svuotava lo stomaco.

Non so che tipo di cure stai facendo con lei, ma non funzionano.”, dissi un giorno al maestro.

E da quando in qua, lo studente giudica l'opera del suo maestro?”

Giudico in base a quello che vedo. Quella lì ha un problema serio.”

E come mai ti preoccupi tanto?”

Già. Come mai mi preoccupavo? Potevo forse cambiarla, o aiutarla? No di certo. Non nello stato in cui ero.

Forse fu per questo che a un certo punto decisi di evitarla.

Non uscivo più in balcone, ma mi chiudevo nella mia stanza e in me stesso. Niente più cieli stellati, ma in compenso le pagine di un libro che fissavo senza davvero leggere.

Fino al giorno in cui lei mi raggiunse sullo scoglio. La vidi già da lontano, quel corpicino scheletrico che sembrava sul punto di collassare su se stesso da un momento all'altro.

Notai che aveva pianto.

Il maestro mi ha detto di parlarne con una persona fidata.”, dal tono sembrava quasi si stesse scusando. “E mi sei venuto in mente tu.”

E così Nadine mi raccontò la sua storia. Mi raccontò di un padre assente, una madre che faceva finta di non vedere, e di tutto quello che le aveva fatto suo zio.

La parte peggiore era quando si ostinava a infilarmelo nel c*lo.”, mi disse tra i singhiozzi. “Quel maiale non si accontentava delle cose normali, capisci?”

Non dissi nulla. Vi sono dolori che le parole non possono alleviare.

Invece la strinse tra le braccia. Fu un abbraccio eterno, forte, sincero. E strano a dirsi, fui io a trarne un'inaspettata forza. Ero un tutt'uno. Un tutt'uno con quel corpo fragile, con quell'anima martoriata, ma mi sentivo in pace così.

Il maestro aveva ragione: ognuno di noi è un anima, ed è parte di qualcosa di più grande.

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Fine dell'invio degli scritti per questo Terzo Round!! :scrib:

 

I partecipanti al Round sono:

hacktuhana - Dell'essere insostenibile e la leggerezza di esistere

Aemon Targaryen -

Aegon il mediocre - Un'esistenza

Stella di Valyria - (senza titolo)

misteriprelli - Spiagge indiane

 

C'è tempo fino a sabato 28 ottobre alle 22.00 per esprimere le proprie due preferenze.

 

Buon voto a tutti! :)

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Avete scritto delle robe che a giudicarle per un voto mi fa stare male persino.

 

Ma ok... è anche un gioco.

 

E quindi voto:

 

Stella di Valyria alla quale do il benvenuto nel contest, anche.

e Aegon che è mediocre manco per il... ci siamo capiti.

 

Mi spiace per Aemon e Pirelli che mi hanno emozionato alla stessa maniera di chi ho votato.

 

Bravissimi!

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Come la mia  classica "emissione frequente di feci liquide e semiliquide dovuta a disturbi e patologie diverse"   dopo una torta da 5 kg al cioccolato bianco, pistacchio e castagne (la mia preferita)  torna puntuale il contest letterario post-ferie ( oddio a leggerlo meglio il paragone non è il massimo vabbè :) ) .

Innanzitutto complimenti agli scrittori ( novelli compresi) per aver affrontato un tema che potrebbe facilmente declassarsi a " Rottura di OO immensa condita da pensiero introspettivo profondo quando il lavandino di una formica ( anche le formiche nel loro piccolo hanno il lavandino semicit.)" senza scendere nel banale, nello stereotipato offrendo molti spunti di riflessione durante la lettura.

Da piccolo scrittore schizofrenico avevo imbastito un mezzo racconto ancora più allucinante del precedente a base di D9-TH, Jim Morrison, C17H12NO4, volare oh oh cantare oh oh, Bob Marley, le leggende metropolitane (tipo quella del coccodrillo di 6 metri nella metropolitana di New York) varie ed eventuali ma purtroppo per il poco tempo a disposizione è rimasto incompiuto , come le più grandi cagat......aemh opere del nostro millennio.

Ma andiamo a vivisezionare come un perfetto coroner di NCIS , criminal minds , CSI e quello che volete voi i racconti dei barrieristi-scrittori cercando di rendere il giudizio come aevo rarissima nostro simplicitas  ( che è meglio come direbbe quattrocchi)

 

HEJHUCKEJIMNELCUORECALDODELPROFONDOSUD

 

Non saprei definire questo tuo scritto : vago da un sermone di Sathya Sai Baba al suo ashram di  Puttaparthy ( chiedere Pirellone eventualmente se i nomi fossero sconosciuti) come punto massimo alla televendita di Giorgio Mastrota della batteria di pentole 16 pezzi acciaio inox come punto minimo.

E' nello stesso tempo convincente, riflessivo come evidentemente scontato a tratti , è un giusto mix tra una visione "alta" dell'essere e una estremamente terrena .

Le uniche note che hanno stonato un pò sono gli spiegoni tra parentesi , trovo che tronchino il discorso e rendano il lettore  leggermente "ritardato" o meglio fin troppo indirizzato senza la possibilità di spaziare senza seguire l'indirizzo indicato dallo scrittore .

Leggendo lo scritto e , accostandolo , a questa identificazione che personalmente gli ho attribuito mi è sovvenuta una scritta famosissima su una parete " O sei Ricco..o sei Rocco !!" che in maniera goliardica e brutale ( ma efficace) riassume il tutto :)

 

AEMONILSUICIDA

 

Atmosfera cupissima , aspetto introspettivo magnifico e descrizione dei luoghi e delle persone bellissima . La famosa "vita che scorre" prima di morire (anche se in questo caso il protagonista decide in maniera arbitraria la sua dipartita) con il lavoro , la famiglia , il successo , le donne e l'amore ( non necessariamente legati indissolubilmente) . Una cornica magnifica che però almeno per me difetta poi nel "quadro principale" , comprendo il percorso e la scelta dell'oggetto nello scrigno , cosa possa aver evocato nel protagonista e nel ragazzino ma sinceramente quell'oggetto preciso rappresenta una visione di "nicchia" , ricercata ai cultori in un certo senso come se in una caccia al tesoro del pirata Barbanera promettendo tesori sfavillanti uscisse fuori dal forziere , dopo innumerevoli peripezie , la ricetta del "succo di sardina"  , per i pirati Doc un valore inestimabile per la restante parte solo quattro scarabocchi su una carta lacera . ( spero di aver reso l'idea) ...altrimenti magari riprendo il conteggio undici, dodici, tredici ..venti !!

 

AEGONILPERENNEMENTEINSUFFICIENTE

 

Premetto che se fossi donna mi sentirei lusingata da cotanta dedica  (almeno di tuoi  sconosciuti gusti omosessuali)   questo indovinello..aemh definirla ode è riduttivo potrebbe pure rappresentare una dedica alla parte femminile del tuo IO ( interessante teoria da non scartare a priori ) . Per spiegarla verso per verso occorrerebbe una seduta di laurea completa con annessi collegamenti di cui nessuno ( io per primo ) sente la necessità . Bando al ciarlame , ogni strofa mi trasmette una sensazione diversa benché il leitmotiv sia il medesimo , dalla confusione , allo sconcerto , alla quasi felicità passando per una soddisfazione quasi materiale per finire con una sorta di rassegnazione ....( momento di pausa perché devo scaccolarmi il naso non certo per l'emozione) ...e che dovevo dire ?? ho perso il filo del discorso..sarà qualcosa di poco conto ...

Ultima annotazione se scrivi caratteri: pochi poi non puoi smaronarci i co***** con una robba che solo per leggerla ci metti sette vite come i gatti per capirla ancora di più..ammesso che ne abbia di senso o sia solo frutto di una serata a Rhum e cocaina che l'insostenibile leggerezza dell'essere è un concetto troppo terra terra..

 

SECONDASTELLAADESTRAQUESTOEILCAMMINO

 

Per prima cosa brava per esserti messa in gioco , secondo se mai avessi letto qualcuno che dice che quando commento gli scritti sono un bastardo non preoccuparti ..sono molto peggio !! :)

Ad un certo punto del tuo scritto mi sono perso . NON riuscivo a cogliere il filo e per aiutarmi ho diviso il racconto in tre parti : dall'inizio fino al Che tutto andava bene, la seconda parte da quando era finito sino a che spreco di dolore e l'ultima dal si sono sentiti ieri.

Presi singolarmente sono scritti in maniera egregia trasudano emozioni ma si passa da una narrazione da scrittore "esterno" o quanto meno da partecipe della trama ma come redattore per così dire "lontano" ad una prospettiva strettamente soggettiva della malattia del padre e del tormento della madre inserita nel contesto generalistico delle orme per ripassare successivamente di nuovo alla visione lontana dell'inizio , in questo modo il passaggio diventa più difficile da capire ..non so se era dovuto e voluto ma mi ha lasciato estremamente confuso ( anche dopo averlo riletto varie volte)....

Ritenta sarai più fortunata ! cit. :):)Scherzo ....( o forse no) ..bell'impatto comunque.... ah se dovessi trovare le mie impressioni troppo drastiche non le ca***e minimamente..già che scrivono quattro gatti ( se dicevo cani sarebbe stato leggermente offensivo quando un animale cambia tutto il senso di una frase..che bella la lingua italiana) ci manca pure che con le mie "pseudorecensioni" scoraggio i novelli Hermann Hesse ...

 

INDIANSPIRELLONES

 

Se su bet365 quotassero i racconti del contest ( potrebbero farlo tanto oramai quotano tutto e il contest è iniziativa meritevole di "bettaggio" imho) i tuori racconti sull'India sarebbero a 1,15.

Leggendo il titolo mi aspettavo i Righeira Indiani che cantano l'estate sta finendo è un anno se ne va sulle spiagge di Kerala....as usual le atmosfere e la cornice sono magistrali anche i dialoghi mi garbano. Provo una certa empatia per Nadine ( forse perché mi ricorda l'epilogo di alcune feste di vent'anni fa all'università oscenità sessuali escluse ovviamente ) e anche il protagonista mi pare sufficientemente "maledetto" per così dire solo che nonostante il mio sforzo ( vano) non sono riuscito a capire che ca**o c'è andato a fare in India dal maestro X !!! Per penitenza pirellone scriverai sulla lavagna "metti la cera" e " togli la cera" di karatekiddiana memoria per circa un milione di volte..

 

 

Detto ciò voto...

HUCK

AEGON IL MEDIOCREMENTE MEDIOCRE

anche se è ovvio meglio SERGULT :)cit.

 

Mi raccomando continuate a scrivere sul contest perché sono stato inviato al matrimonio del KittinointheNorth e devo fare un discorso introduttivo ,trattandosi del matrimonio fantasy per antonomasia le cose "dell'altro mondo" che scrivete sono un irrinunciabile supporto !!!!!

Adesso mi posso eclissare prima che la mia mente riprenda possesso del mio corpo ... svolazzare leggermente in maniera insostenibile è la soluzione...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Approfittando di un turno di notte tranquillo, provo anch'io a buttare giù qualche riga di impressioni:

 

- Hack

Un tipo di scritto ai miei occhi nuovo e fresco nel "contesto del Contest", leggendolo me lo sono immaginato come un monologo teatrale. Il testo arriva come nessun'altro al cuore della questione... Che poi è LA Questione. Nonostante la profondità di pensiero, ho apprezzato alcuni giochi di parole che comunque invitano a riflettere ed esprimono un umorismo che definirei autorevole.

 

- Aemon

Mi è piaciuto molto lo stile asciutto ma potente nelle frasi brevi e lapidarie. Il mondo interiore del protagonista è reso in maniera molto vivida e coinvolgente, il tutto circondato da personaggi perfetti coprotagonisti di un dipinto di una società crepuscolare che non può lasciare indifferenti.

 

- Aegon

L'inizio è fantastico, si capisce subito che non è una poesia come tante altre, il ritmo poi ti trascina fino alla fine benissimo. Molto belli ed originali alcuni accostamenti di parole. L'ho riletta più volte per capire bene il collegamento con il tema e, non so se è una chiave di lettura  legittima, pensando alla donna come all'esistenza in sé, il tutto assume una luce decisamente interessante.

 

- Stella di Valyria

Benvenuta nel contest, spero scriverai ancora :)

Si vede che ti piace scrivere e lo fai con passione, il racconto stesso sembra scritto di getto cavalcando un onda emozionale. Ne risulta uno scritto molto sentito che ha il grande pregio di descrivere perfettamente nella prima parte una sensazione che capita spesso anche a me, ma che è difficilissima da rendere a parole. Bella la frase ricorrente che apre e chiude il racconto e mi ha colpito particolarmente quel "spreco di dolore", molto significativo.

 

- misterpirelli

Quando ho letto il titolo ho subito avuto la sensazione che avrei letto qualcosa "di già letto"... Ma mi hai spiazzato. Forse il tuo scritto che mi è piaciuto di più finora. Anche perché non è un classico resoconto di esperienze di viaggio accompagnato da riflessioni personali, ma da proprio l'impressione di essere "costruito", nel senso migliore del termine. E' una storia che nella sua brevità ha una coerenza interna e per nulla scontata. Cruda e naturale, come l'esistenza.

 

Detto questo, voto hacktuhana e misterpirelli

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Il tema si prestava ad un certo grado di profondità di pensiero all'interno degli scritti ed infatti da questo punto di vista mi sono piaciuti tutti. Pure a livello di struttura mi sembrano tutti scritti benino. Non è semplice sceglierne 2. L'unica discriminante, per me, è stata la mia ricezione in termini di curiosità in corso di lettura ed impatto emotivo.
Provo a formulare qualche osservazione più o meno sensata.

 

La riflessione di Hack è interessante per come è costruita e per una buona arguzia dialettica, anche se mi ha trasmesso poco.
Bello il racconto di Aemon, belle immagini, belle spennellate, ma è come se mi fossi imbattuto in un messaggio già riscontrato in altri suoi scritti, ma declinato in atmosfera più cupa.

Stella benvenuta, mi ha comunicato molto il tuo racconto, magonoso come dicevi ma neanche tanto e, come ha detto Aeron, riesci a delineare bene un sentimento simile alla malinconia ma più complesso.
Mrpirelli: ho pensato "eccallà l'India", ma stavolta sarà stata la scruttura, sarà stato il contenuto, mi ha trasmesso molto.
 

Voto Stella e Mrpirelli.

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Nel complesso, un turno molto interessante. Complimenti a tutti. Purtroppo, per quanto riguarda un'analisi dei vari scritti, stavolta devo passare, limitandomi alla mera "cortesia di gioco" dei voti, che vanno ad Aegon e Misterpirelli, che forse, come sottolineava Aeron, ha dato la migliore prova di sé.

 

Un benvenuto a Stella, che con la sua "stoccata" (che spero non rimanga tale) ha portato una ventata di freschezza in questo campionato.

 

Hacktuhana, poi, è la solita, indefessa certezza di questo contest. Nonché uno dei partecipanti che sento più affini.

 

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