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L'evoluzione di Brandon Stark dalla Season 7 di GoT. Analisi e ipotesi future.


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Tra i tanti spunti offerti dall'ultima puntata di GoT, The Queen's Justice, quello che ha colto maggiormente il mio interesse è quello relativo alla reunion tra Bran e Sansa, soprattutto nel prendere atto di un cambiamento radicale del primo a sfavore della sensibilità della seconda. 

 

Il cambiamento di Bran è d'impatto quanto inevitabile. Pur amando la macchina del processo lento, razionale, sementato... Mi trovo oggi in disaccordo nel contestarne la repentinità, l'immediatezza, lo stravolgimento poiché lacunoso di una gradualità riscontrabile. Io trovo che il primo tipo di crescita citata sia nient'altro che fenomeno umano. Ciò che è accaduto al ragazzo non solo lo supera, bensì lo surclassa. L'immensa mole di accadimenti non può che avvicinarlo ad una dimensione che, di pari passo, lo allontana dalla posizione di origine e dalla costituzione che ne derivava. 

 

La conoscenza, correlata all'essere umano, è sempre stato sinonimo di estraniazione oltre che di sapere, per quanto condiviso, e di crescita. 

 

La profonda conoscenza applicata all'essere umano incauto e moralmente debole è altrettanto un rischio dalle sorti imprevedibili. Il suddetto tipo di persona vedrà il sapere come una forma di soddisfazione personale applicata agli eventi che seguiranno innanzi a lui, sarà quindi inebriato dal potere che tale sapere gli consegnerà, esulando lo stesso dal lato didattico ed etico delle informazioni assunte. La conoscenza diviene dunque perdita di controllo, allontanamento da una forma di oggettività, perdita di volontà analitica. E' un nuovo tramite attraverso cui l'Io inteso come entità risonante diviene di pari passo più grande. L'isolamento è una conseguenza spontanea del confronto tra la dimensione di chi è privo di conoscenza e di chi, invece, lo è in tutte le sue forme. La forbice emotiva e morale tenderà ad allargarsi ancor di più, fino al riscontro di un fossato tra la propria vanità e la mediocrità soggettiva degli altri. 

 

La profonda conoscenza verso un essere umano cauto ma impreparato proporrà risultati diversi, spinti con meno propensione ad un'ambizione personale ed una vanità latente e consequenziale. Tale profilo tenderà a leggere a incamerare conoscenza con il tipo di approccio, da sempre grande e primo innesco dell'intelligenza in senso lato: la curiosità. Egli sarà sommerso, abbacinato dalla stessa e parimenti inizierà a conoscere sé stesso accrescendo l'Io inteso come identità e coscienza di fatti e sensazioni, e lo farà ad ogni nuova informazione. Proprio per tale motivo il sapere sarà per esso accrescitivo e non strumento di prevaricazione del prossimo. L'aver maggior consapevolezza di fatti ed eventi lo porterà ad uno stato di minor comprensione con gli altri, e pertanto l'isolamento sarà maggiormente cognitivo e derivato, spesso, sull'impossibilità di incontrare letture di pari intensità. 

 

Quanto accaduto a Bran non è un vero e proprio caso relativo ai suddetti, quanto un presentarsi di una sorta di Anamnesi Platonica. La conoscenza è stata per lui intesa e incamerata come un elemento innato e già insito dentro di sé, con cui prendere confidenza e consapevolezza attraverso un'immersione totale e continuata. Come una memoria senza fondo. Egli non può quindi aver appreso ciò che è già presente dentro di lui. Non ha maturato l'umana esperienza, è stato invece oggetto di un fenomeno di forza terza, che esula da qualsiasi contatto con una dimensione materiale e oggettiva. Pertanto è venuto in contatto con l'Onniscienza, che non essendo un elemento umano non può che allontanarlo in modo definito da una realtà che è radicalmente quasi umana nei suoi eventi. Egli può dunque sapere e conoscere, ma può non aver interesse di relazionarsi con ciò che vede. Lui non analizza, sa. Lui prende coscienza degli eventi.

 

Lo scaturirsi di uno stato da catalessi, che gioca sul filo dell'autismo è processo senza freni tanto quanto unica via possibile. Egli non può sottrarsi dall'Onniscienza, pertanto si sottrae dalla propria umanità. L'impossibilità di condividere tale Onniscienza e di spiegarla secondo canoni umani lo porta all'impossibilità di comunicare. L'essere incapace di comunicare come prima, secondo esperienze e contatti emotivi e morali, è la pietra tombale sul Bran inteso come identità di individuo. Essere così lontani dall'umanità porta con sé l'essere insensibili. 

 

Nel ricordare traumi atroci fa una violenza astratta a Sansa, ma non se ne rende neanche conto, 'poiché non è più in grado di venire a contatto con la griglia di emozioni e bisogni che fa parte di coloro che dimorano il mondo terreno. Dunque egli agisce così non per malvagità, ma per semplice incapacità, che lo porta ad essere ormai così lontano da non poter mai più ritornare. In definitiva è ormai irrecuperabile sotto il profilo umano. 

 

Ciò detto, come vedete voi quest'evoluzione e dove pensate arriverà?

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Innanzitutto, complimenti ancora una volta per l'analisi mai scontata e banale di Brandon, personaggio quanto mai ermetico e refrattario a interpretazioni. Il distacco del giovane Stark non ha potuto fare a meno di colpirmi, forse proprio perché sua dimensione psichica ci è stata preclusa maggiormente rispetto a quella di altri personaggi. Un legame con la sorella, con il mondo esterno appare ancora sussistere ma sembra essere dettato più da compassione trascendente che da empatia, sensibilità umana che dir si voglia. Tornando alla distinzione da te fatta sul rapporto conoscenza/moralità, credo che lo Stark si avvicini più al secondo tipo umano da te descritto. La curiosità. Una curiosità non esente da rischi, come il povero Hodor ha dovuto imparare a sue spese. Eppure, fino a quando il Corvo suo predecessore era ancora in vita almeno, simile fame di conoscenza rappresentava una molla, un istinto vitale, una scappatoia (non dimenticherò mai i tentativi di Bran di comunicare con un giovane Ned Stark, la sua voglia di vedere, di sapere appunto sempre di più). In realtà, sembra che una volta acquisita l'onniscienza quello slancio, che seppur confinato alla sfera psichica poteva esser definito vitale, sembra essersi estinto. 

Personalmente, mi è sempre piaciuto considerare Brandon come la rappresentazione, la presentificazione fisica della memoria. Il suo ruolo, quello del testimone, di colui che trasmette gli eventi. Una memoria orale, archetipica quasi, evocativa di quel Nord ancora pervaso di antica magia. E a questo, ho contrapposto Samwell. La memoria scritta, il documento, il libro come testimonianza della modernità, una testimonianza esente da superstizioni e rapporti con l'alterità, pratica e oggettiva. Uno scontro di civiltà, un conflitto tra due modi di intendere la storia e il rapporto tra l'io e il mondo.... Scusa per la divagazione!

 

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bran ormai è conoscenza slegata dall'emotivitta! quando scappa dalla caverna(a proposito di platone) mostra affetto con quel gesto verso meera(e ci mancherebbe altro)prima che benjen li salvi, ma solo da li in poi sembra acquisire  una reale consapevolezza di quello che deve compiere, e il relazionarsi con gli altri è, inevitabilmente,  inversamente proporzionale allo sviluppo delle sue capacita! e questo lo trovo decisamente plausibile! inoltre mi pare ci sia stato un chiaro riferimento alla possibilita che tutto rientri in una sorta di ciclicita degli eventi, e per il "nuovo corvo", dal momento in cui sa cosa lo aspetta e come muoversi tra passato, presente e futuro, la comprensione trascende tutto il resto!

 

quando dice che deve parlare a jon, non sembra emergere la necessita di rivedere e rivelare al cugino qualcosa che dovra sconvolgerlo e che potrebbe avere conseguenze politiche importanti nei sette regni,  quanto un'impassibilita di fondo, un qualcosa di "catalogato" che va semplicemente consegnato al suo destinatario, indipentemente dal contesto, conseguenze e dalla sfera affettiva privata e personale!

 

chiaramente poi le cose che grazie a lui salteranno fuori avranno un grande impatto sulla storia, senza dimenticare le sue abilita come metamorfo, che presumo potrebbero essere utili nell'ultima stagione per controllare anche i draghi!

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Il Bran di GoT ha tutta una sua parabola 

Gia da piccolo e' un ragazzino giudizioso  , che mal si adatta al suo nuovo status di non autosufficiente ,lui che voleva essere un cavaliere.Mal si adatta ma svolge bene il suo ruolo di Stark a GI anche se le visioni del corvo a tre occhi lo tormentano perché non ne capisce origine e scopo,razionalmente 

Prende mano mano coscienza delle sue peculiarità di metamorfo,ma non semplice metamorfo,la sua interazione con Reed e' fondamentale ,fa parte di un suo percorso stabilito che ne segnerà l'evoluzione

Mi ha molto colpito il suo senso del dovere nel cercare la sua vera identità,il motivo per il quale anche lui era un predestinato,il piu' potente di tutti peraltro ,ha avuto grande forza ,spirito di sacrificio ed inconscio altruismo quando ha deciso di seguire il suo destino,mentre la cosa piu' naturale, piu' umana sarebbe stata quella di ricongiungersi a Jon 

Già in questo momento pone una sorta di barriera tra lui e la sua famiglia...come se iniziasse a esserci tra loro una frattura che man mano si allargherà per portare alla necessaria anafettivita' e freddezza di Bran che deve prendere atto di quello che gli accade intorno ma deve imparare a non nutrire emozioni che ne indebolirebbero poteri e volontà 

Il suo vero addestramento si svolge in una caverna ma la sua conoscenza non deriva da una luce che riflette ombre nella caverna (l'uomo  schiavo di Platone) bensì e' diretta ed immediata e probabilmente da lui influenzabile. Ma all'inizio Bran e' troppo emotivo,troppo ancora legato alla famiglia,troppo uno Stark.Deve evolversi per compiere ciò a cui e' stato destinato 

Inoltre Bran ha avuto il marchio del re della notte ,ha assorbito gelo ,distacco,freddezza assoluta ma anche determinazione anche essa assoluta per fare quello che lui,nuovo corvo a 3 occhi deve fare

E per compiere il suo destino non deve farsi sviare dalle emozioni,il comportamento emotivo ed irrazionale in lui non deve esistere 

Bran ,a maggior ragione in quanto deve completare ancora il suo addestramento,deve essere assolutamente concentrato sui letali invasori,automi ,macchine da morte eterodirette  da chi queste macchine di morte inesauribili o quasi ha creato...peraltro ,pare,uno Stark...

E' l'esatto contrario di Jon fuoco e ghiaccio ...e' ghiaccio assoluto ma necessario per lo scontro finale decisivo

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Ancora un bel topic! :)

Personalmente sono rimasta agghiacciata dalla riunione di Sansa e Bran. Immaginavo che il ragazzo stesse cambiando dall'inizio del suo particolare percorso, ma il fatto che sia avanzato tanto nel suo distacco mi ha lasciata basita. Sansa sembra l'unica a provare qualcosa in quel ricongiungimento, e quando dice che vorrebbe che ci fosse anche Jon, Bran si limita al:"Ho da parlargli". Lo sguardo stesso è estraneo, mostra l'incapacità di provare emozione. Una capacità portata tanto avanti che per una volta mi son quasi sembrate sensate le ipotesi che lo vedono come il vero Re della notte.

Il sapere lo ha del tutto anestetizzato rispetto ai sentimenti vivi, mentre ho notato una sviluppatissima eleganza narrativa:la rievocazione dello stupro di Sansa sulla bocca di Bran aveva dei tratti estetici, poetici e narrativi quasi fiabeschi : per paradosso tutto ciò è volto al riportare in luce un evento oscurissimo della vita della sorella. Bran utilizza le parole come un io narrante che deve estraniarsi dalla partecipazione emotiva. Farei anche caso al tipo di figure descrittive che usa, così care alla sorella: la neve candida, il suo vestito bianco, la sua bellezza, la sua casa e la prima notte d'amore. C'è evidentemente una scelta degli argomenti che rivela che ora Bran sa come rivelare la sua supremazia conoscitiva usando, per renderla solida ed evidente, i punti deboli degli altri.

Interessante anche l'incastro emotivo creato dai due attori, che ho trovato davvero bravi: quando Sansa si alza si riesce a percepire quanto senta lontano il fratello che ha vicino,rispetto a quello geograficamente lontano.

Esiste un ritorno alle origini, con un capovolgimento di quasi tutte le posizioni iniziali.

Forse tutto si svolge in un ciclo che solo la mente di Bran vede per intero, ma che, in maniera interessante Ditocorto cita proprio qualche minuto prima.

Torna Winterfell, senza Ned; tornano i sogni di Sansa, fatti in mille pezzi dalla vita; tornano le storielle della vecchia Nan, ormai vere; torna Bran che non è più un fratello; torna Jon , prima disprezzato ora unico legame emotivo per Sansa; torna Ditocorto col suo amore e la stessa reazione ,di Ned prima e di Jon poi, nelle cripte(con la conversione marito/fratello, fratello/marito simbolica). Torna la passione, ancora più distruttiva dei due gemelli Lannister, senza più lo sguardo paterno a vigilare; tornano il nano e il bastardo, uno primo cavaliere e l'altro re; torna la madre dei draghi, la più forte che sta diventando gradualmente la più debole;torna la strega rossa per dirci che morirà;torna la conoscenza calda e umana di Sam, opposta a quella fredda e destabilizzante di Bran;torna Theon vivo ma privato di tutto sè stesso;torna Nymeria che sfugge al ruolo di animale da compagnia, per diventare animale/anima; torna il mastino, terrorizzato dal fuoco, che ora guarda e legge il fuoco. Forse siamo di fronte al ciclo iniziale ora capovolto, ma in cui gli elementi portanti continuano a resistere e a ripetersi.

 

 

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A queste splendide analisi, grazie a tutti, aggiungo solo che secondo me Bran con la narrazione delle nozze voleva dire a Sansa che sa cosa le è accaduto e che capisce chi è ora. E' probabilmente questa la sola traccia umana che è rimasta nel corvo a tre occhi: non può dare di più perché verrebbe meno al suo ruolo. Lui è la Memoria, ma non è uno storico che dovrebbe basare la narrazione sui fatti mantenendosi al di sopra delle parti. E' una memoria che lo sta rendendo simile per certi versi al deus otiosus e capiamo che questo stato non è completo perché ha ancora la necessità di comunicare con il mondo di cui è testimone e di espletare un ruolo decisivo nella lotta contro il NK.

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Inutile sottolineare che io convenga con i vostri ragionamenti, molto profondi tra l'altro. Personalmente è una svolta introspettiva che ho apprezzato moltissimo e che, per stile, di rado ho riscontrato nelle scelte di D&D. L'estraniazione è la conseguenza più coerente e adatta per il percorso di Bran, che in effetti è Bran solo di fatto. Come egli stesso si definisce ora è il Three Eyed Raven, il Corvo con Tre Occhi. Un'entità che di umano ha solo una connotazione fisica, ma che è al di sopra delle parti. Tale ascensione è così misticamente irragiungibile da renderlo un essere neutro, una memoria passiva, che è attiva nel momento in cui egli deve ottemperare ai doveri del ruolo. Pertanto anche la sua emotività è recisa. E' così lontano dalla propria umanità che non si rende conto di fare violenza a Sansa. Questo punto in particolare, che ha attirato le antipatie dei più, è invece uno degli spunti chiave della svolta. La totale mancanza di sensibilità, tratto perennemente umano. 

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Il Wed Aug 02 2017 at 16:03, JonSnow; dice:

Pertanto anche la sua emotività è recisa. E' così lontano dalla propria umanità che non si rende conto di fare violenza a Sansa. Questo punto in particolare, che ha attirato le antipatie dei più, è invece uno degli spunti chiave della svolta. La totale mancanza di sensibilità, tratto perennemente umano. 

Si è  un punto di svolta narrativa importantissimo, concordo,  ma resta insopportabile da digerire, probabilmente di più  ancora se si è donne. Insomma ci sono anche le reazioni che vengono da un livello non conscio... :ehmmm:

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Salve a tutti. 

Mi sono appena iscritta, seguo il

Forum del forte della notte già da un po' ed ho avuto modo di apprezzare tutti voi, bei post mai banali. Questo in particolare apre riflessioni molto profonde su un personaggio che forse non "arriva" come altri, per popolarità ed immediatezza, ma, declinato il suo ruolo e la sua trasformazione in questo modo, mette in luce un aspetto narrativo interessante e singolare. Le vostre riflessioni sono assolutamente condivisibili. 

Personalmente, posso solo aggiungere di essere stata colpita dal dolore che ho percepito negli occhi di Bran nel momento in cui Sansa lo rivede e lo abbraccia. Mi è sembrato interprete della consapevolezza di non appartenere più alla schiera degli esseri umani, di essere suo malgrado andato oltre diventando il Corvo a Tre Occhi,  senza alcuna possibilità di ritorno. In quello sguardo doloroso ho colto un'umana assunzione della sua nuova realtà. 

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A me Bran più che nella conoscenza sembra immerso nella solitudine. Essere il corvo con tre occhi non è un ruolo "estroverso" ma del tutto rivolto all'interno del personaggio. Per questo ha difficoltà a spiegare a Sansa che cosa sia. Lui sente il peso, sente la responsabilità ma questi non sono sentimenti che si possano spiegare a parole senza poter condividere parte dell'esperienza in modo empatico.

Forse un altro greenseer potrebbe comprendere e infatti Jojen è stato il primo a cercare di far capire a Bran in cosa consistesse il suo dono ma, allo stesso tempo, con il suo modo di essere, gli ha dimostrato che non si tratta veramente di un dono ma di un peso che comporta responsabilità. Anche Jojen è stato un personaggio difficile da comprendere, non espansivo e sostanzialmente introverso e ben lontano in termine di potenziale da Bran. Meera lo accetta e lo appoggia e forse intuisce qualcosa di cosa siano quei sogni verdi ma lei ha alle spalle il retaggio culturale della sua famiglia che da sempre conosce quel tipo di conoscenza ma non può comprendere in pieno cosa effettivamente sia perché solo l'esperienza diretta può generare la comprensione.

Sansa, che con Meera caratterialmente non ha punti di contatto né sentore di cosa sia quel verde sognare, non ha mezzi per comprendere cosa stia accadendo a Bran.

Lui sceglie un episodio tragico della vita di Sansa per cercare di farle comprendere e, secondo me, non è un caso: lui sceglie un evento tragico, forse il più tragico della vita della sorella, come una sorta di linea che li unisce, nonostante la differenza degli accadimenti. Ma per Sansa quella tragedia ha un valore diverso e, comprensibilmente, se ne allontana velocemente.

Sono curioso di vedere l'incontro con Sam perché lui potrà in qualche modo confermare ed espandere le sue visioni e, dagli spoiler che leggo, dare spunto a nuove visioni.

Bran non camminerà più, bensì volerà. Ma volerà da solo. E questo è forse il peso più grande che dovrà sostenere e del quale, secondo me, è perfettamente consapevole. 

Non sa se il suo futuro è la simbiosi con un weirwood, né sa cosa fare ma si abbandona al flusso delle visioni dove le emozioni altrui, gli accadimenti e la storia lo investono e lo schiacciano.

Cosa sarà di lui al termine della guerra con gli estranei? Difficile a dirsi. Bloodraven muore ucciso dagli estranei dopo una vita lunghissima. Ma se la vittoria per gli uomini arriverà, lui non avrà neanche la possibilità di un veloce oblio e sarà perso per secoli dentro il flusso del tempo. Ma il tempo non è il mondo e lui non sarà più uomo ma solo corvo a tre occhi e la conoscenza da sola è fredda e solitaria. Per questo tendo ad escludere implicazioni romantiche con Meera che per quanto abbia un piccolo accesso al mondo di Bran non potrà mai partecipare fino in fondo alla sua tragedia.

Io lo immagino perso nel nord, al termine della guerra, a sbirciare nella mente di Spettro e di Nymeria a cercare spiragli dell'essenza di Jon e Arya, ormai persi nei loro metalupi.

Forse la mia è una visione cupa ma non riesco a vedere un Bran di nuovo allegro. Soddisfatto forse si e magari anche realizzato nel pieno del suo potere ma profondamente solo.

Ovviamente non credo che la serie potrà mai affrontare sentimenti di questi tipo ma ripongo una discreta fiducia in Martin... sempre che riesca a farci leggere questi benedetti libri.

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Quello che e' certo e' che Bran sente tutto il peso della sua condizione, e non sappiamo se soffre per aver accettato e subito il suo destino che sarà certamente anaffettivo e atassico perché la vera conoscenza da sola ,subita e non cercata , e'fredda e disperante anche perché si capisce che passate esperienze non hanno insegnato nulla e che l'uomo e' un essere imperfetto e limitato che ripeterà sempre  gli stessi errori.Bran all'inizio della sua istruzione non era freddo e distaccato ,basti far mente locale al suo atteggiamento con Meera fuori dalla grotta .Poi ha iniziato a vedere tutto,poi ha perso il suo mentore,poi gli e' crollata addosso la problematica relativa agli estranei ....ha sulle spalle una grossa responsabilità e adesso e' venuto in contatto anche con tutto il dolore di quel mondo ,dei mondi passati e di quelli futuri ,il distacco emotivo da tutto è cruciale per la sanità della sua mente

Fermo restando che la conoscenza è potere come diceva il povero Ditocorto specie se sei il primo a conoscere le cose ,diceva il cardinale Voiello ,e Bran ha un potere immenso 

 

 

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Concordo con le vostre riflessioni. E penso che il destino di Bran sia tragico, ma non tanto perchè debba per forza morire (anzi a volte certi destini sono peggiori), ma proprio perchè non sarà mai più una persona felice veramente, come dice @knight70

magari vivrà secoli, come il suo predecessore, ma da solo. 

 

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Penso anch'io che sarà destinato ad un nuovo ciclo di eventi e ad una sopravvivenza a lungo termine. Come detto, difficilmente potrà tornare indietro dalla sua condizione, pertanto pur esaurito il compito trovo difficile ipotizzare un suo riavvicinamento verso la vita in senso individuale. Così come trovo difficile che proceda verso uno snodo liberatorio. No, no. Magari non saranno le radici di un albero a farlo, ma sarà sempre incastrato. 

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