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Lady Monica

Spagna e Catalogna: Secessione?

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No, non sfruttata e impoverita, anzi.

Ma se la barca affonda o rischia di affondare, perché colare a picco tutti insieme? Così, perché ci stiamo un sacco simpatici, i nostri tris-tris nonni hanno combattuto insieme a lepanto e parliamo più o meno la stessa lingua? Ma figuriamoci.

 

Che colino a picco gli altri, noi se possiamo ce la facciamo da soli. Se gli altri hanno la forza di impedircelo e rendere la lotta per l'indipendenza un affare svantaggioso.. ok, vediamo fin dove possiamo tirare la corda e fin dove loro si spingono. E' una strategia perfettamente ragionevole.

Nel momento in cui salta il valore della patria, perché dovrebbe fregarmene se, a causa della mia dichiarazione di indipendenza, gli asturiani gli andalusi se le passeranno ancora più male? Non esiste la riconoscenza, il passato è passato e quel conta sono i dollaroni pro capite. A maggior ragione sapendo perfettamente che, potendo, a parti invertite, anche i non catalani ci farebbero un bel pensierino.

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Mettendo da parte il cinismo, il quadro dipinto dall'osservazione della realtà attuale:

 

-Ue, Usa, Germania, Francia, Italia, Inghilterra (...) non riconoscono la "nuova repubblica indipendente" (Assange si)

-Banche e Aziende principali in fuga

-Puidgemont&Co stanno facendo a livello mondiale la figura di un Dimaio/Dibattista

 

È abbastanza corrispondente?:huh:

 

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E comunque da quello che ho sentito finora mi pare non sia stato affrontato un tema abbastanza importante: ammesso che la Catalogna, ma la cosa vale per tutti i possibili indipendentisti, si separi dalla Spagna e diventi uno stato a sé, che succede al debito pubblico nei confronti della UE? Mica penseranno di affibbiarlo tutto alla Spagna o di fare la cresta come accade per l'UK?

Equità e pragmatismo porterebbero a pensare che vada ricalcolato e suddiviso, ma chissà...

Pare che tutti quelli si proclamano secessionisti ogni volta si dimentichino di questo simpatico problemino. 

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Ammettiamo che la Catalogna ottenga l'indipendenza e Rajoy non decida che, visto che è già accusato di essere un franchista, tanto vale esserlo fino in fondo e mandare truppe in elicottero a prelevare i componenti del "governo catalano" per violazione dei principi fondanti della Costituzione (cosa che la Costituzione lo autorizza a fare, non c'è niente di franchista)...e vorrei vedere allora che farebbero i manifestanti che danno la vita politica e lo stato di diritto come cose acquisite, senza pensare che la guerra civile resta una possibilità concreta (ma qui si potrebbe obiettare che, essendo ancora in puzza per averla persa la guerra civile, cercano la rivincita). Essendo cresciuti a GoT e guerre in televisione, penseranno che sia tutto un gioco eccitante, quando i loro nonni potrebbero dirgli che no, non lo è affatto...

 

Ammettendo questo, come emetteranno moneta i catalani? Non possono accedere al sistema bancario europeo, non hanno (a mia conoscenza) una riserva in oro per garantire, non possono accedere a prestiti europei né (presumibilmente) statunitensi, i maggiori istituti di credito sono in mano spagnola/castigliana.

A ciò si aggiunge il fatto che 1500 aziende circa sono già in fuga dalla Catalogna, gli investitori europei sono pronti al fuggi fuggi, le compagnie di crociera mettono in discussione la stagione 2018, Barcellona ha talmente tanti studenti UE che sarebbero costretti a passare ad altre università spagnole (con tutto il bailamme burocratico e monetario che ne conseguirebbe) e svariate famiglie sarebbero spaccati tra due stati certamente non in buoni rapporti come prima.


E tutto per cosa? Per quei 4 imprenditori che sperano di fare più soldi e per una classe politica che pensa bene di scaricare i problemi della regione sull'ente superiore Spagna cavalcando la mai sopita voglia di rivincita per aver perso la Guerra Civile. Si, davvero una decisione razionale e giusta, complimenti.

 

Per come la vedo io, la Spagna ha tutti i diritti di usare tutti i mezzi fornitigli dalla Costituzione e dal diritto internazionale per "scoraggiare amichevolmente" la Catalogna. Come poi questo andrà, ce lo diranno i prossimi giorni.

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Considerando il vero scopo del referendum farsa, ottenuto sulla pelle del popolo catalano manipolato, invitando ripetutamente la gente a scendere in piazza sperando proprio nei disordini inevitabilmente derivanti dalla situazione di illegalità e dalla sedizione dei Mossos (atto di una gravità pazzesca), in questo momento il bluff vincente dei vertici catalani può essere soltanto quello di sperare che "ci scappi il morto" e loro stessi poter passare come martiri (almeno agli occhi di quei pochi ancora disposti a credere al teatrino) e non attentatori all'unità della Nazione

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In effetti è piuttosto chiaro che puntano a questo, purtroppo. Già nel primo discorso al Parlamento dopo il voto Pujdgemont continuava a calcare molto sulle violenze alla popolazione e sugli atti di repressione, quasi usandoli come giustificazione a dimostrare la liceità delle prese di posizione indipendentiste. Nonostante si sia trattato di eventi da condannare, non si può però ignorare che sono stati conseguenti e perciò non possono fungere da giustificazione a monte e fornire legalità a qualcosa che va contro la Costituzione. E pure usarli come paravento non è che sia proprio "elegante".

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La cosa più patetica è che a Pujdemont hanno risposto picche non solo USA e UE, sul piano del riconoscimento (e quello della UE è più problematico), ma perfino le nostre provincie autonome di Trento e Bolzano, nelle figure dei due presidenti di provincia, hanno ampiamente condannato la via intrapresa dai catalani, oltre al fatto che, al netto della baraonda politica che il referendum ha innescato e che ci siano 17.000 soldati della Guardia Civil in attesa nel porto di Barcellona, in città si vive la solita routine quotidiana, senza contare che il "novello Generalissimo" Rajoy ha già fissato la data per le nuove elezioni nella regione.

Per essere una spietata repressione fascista, è piuttosto ben vissuta dai catalani...

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Come Puidgemont speri di ottenere asilo politico intra UE sfugge alla mia comprensione. Non fa parte di una minoranza perseguitata, il suo paese è membro UE e ne rispetta le leggi, in caso di (certo) processo avrebbe tutte le garanzie della legge spagnola, quindi per quale motivo Bruxelles dovrebbe ospitare un soggetto del genere? Mi fa ridere inoltre la dichiarazione del suo amico Antoni Puigverd, secondo cui (citazione tratta dall'Huffington Post): "È diventato presidente per caso dopo la rinuncia di Artur Mas. Lo è stato con "franchezza, empatia, naturalezza", lo difende Puigverd. "Certo, nel momento della verità non ha avuto i nervi d'acciaio, la punta di cinismo e il senso della realtà, la durezza dei grandi politici, figlia di ambizioni eroiche: governare il destino dei popoli". "Ma l'ambizione di Puigdemont - dice Puigverd - è solo essere parte della gente, della sua gente", in mezzo alla quale si è tuffato sabato e domenica a Girona, prima di volare a Bruxelles." . La sua sola ambizione è essere parte della gente? Ma qui siamo al ridicolo! Un politico può pure venire dalla gente normale, ma deve essere ben altro per poterne guidare il destino, bisogna avere le sfere grosse per fare politica, cinismo, senso pratico. Qualità che, a quanto pare, il presunto leader catalano ha mancato di mostrare. Se c'è una giustizia in tutto questo, le autorità spagnole lo prenderanno in custodia, lo riporteranno in Spagna, gli sarà fatto un processo e, se le cose vanno come previsto, si farà i suoi bei anni di galera.

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Sto puidgemont come leader dei ribelli catalani fa ridere i polli.. Dovrebbe essere rispedito subito in spagna e lascialo al suo destino..

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E comunque con quella pettinatura io ancora mi chiedo come facciano a prenderlo sul serio :stralol:

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Il 27/10/2017 at 17:07, Lord Beric dice:

 

Bisogna dirlo a Marine Le Pen, però. :stralol: Anche un po' a Macron, in effetti.

 

Concordo! Nazionalismo moribondo? In Europa? Siamo sicuri? A me pare che goda di buona salute. :stralol:

 

In Germania il terzo partito è Afd (letteralmente Alternativa per la Germania), movimento di destra radicale che porta avanti una linea di euroscetticismo e rivendica la necessità di un riposizionamento del focus politico all'interno dei propri confini.

In Austria, il giovane neo-eletto Sebastian Kurtz,  OVP (partito popolare) e famoso per le sue posizioni piuttosto nette sull'immigrazione, dialoga più con FPO (partito di estrema destra, nazionalista ecc.) che con l'ex-alleato SPO (i socialdemocratici). Solo per citare due casi tra i più recenti. 

 

Tornando al caso catalano, una cosa di cui si parla poco sono i concreti possibili risvolti finanziari. La Catalogna si sarà fatta bene i conti di quanto gli "costerà" l'indipendenza? In articolo apparso su Le Monde - e ripreso da Internazionale alcune settimana fa - era riportata una veloce stima in tal senso: c'è la possibilità di una brusca interruzione degli scambi commerciali con il resto della Spagna e con l'UE, che al momento cubano per ben il 45% del PIL catalano. Stesso discorso potrebbe valere per gli investimenti UE, che oggi contano per il 70% del totale degli investimenti esteri nella regione. Infine, c'è la questione della divisione del debito pubblico spagnolo a seguito della secessione: facendosi carico del proprio debito e della quota proporzionale rispetto al PIL spagnolo, si stima che il debito catalano possa schizzare fino al 134% del suo PIL.

 

Ma i catalani lo sanno? Al di là degli umori di piazza e delle questioni più storicamente radicate, è loro chiaro quello che stanno "comprando" insieme all'indipendenza?

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In realtà, anche leggendo gli interventi più sopra, a me pare che gli altri si siano posti il problema economico/ finanziario, gli unici che non sembrano curarsene sono proprio i catalani! Mah 

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Quello moderno non è il nazionalismo identitario che ha portato alla nascita degli stati moderni, "una d'arme, di lingua, d'altere, di memorie, di sangue e di cor", per capirci...  è un nazionalismo da pezze ar cu*o, della serie "ci rubano il lavoro, kattivi immigrati".

Non è frutto di un sentimento di fierezza e amore dei propri valori o della propria storia, è un semplice fascismo annacquato, che nasce e cresce nel momento in cui la classe media si impoverisce o teme di impoverirsi.

E come tale segue il dollaroni.

 

Basta guardare il bersaglio dei movimenti come la lega. Prima erano "i terroni kattivi", sbattiamoli fuori dalla padania ricca e produttiva, adesso sono gli immigrati kattivi, sbattiamoli fuori dall'italia ricca e produttiva. Ma è sempre e solo una questione di "cacciare il diverso per aumentare il benessere de noantri"

 

non c'è nessun vero nazionalismo, sentimento patriottico reale, solo una lotta tra poveri su chi ha più diritto a spartirsi i pochi soldi rimasti.

e se la crisi continua è inevitabile che si acuisca sempre di più a livello locale, via via il rischio di impoverimento inizia a farsi serio e concreto anche nelle regioni ricche e potenzialmente autosufficienti.

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Condivido in parte il tuo pensiero.

 

Tuttavia, sinceramente non mi sento di escludere categoricamente che negli ideali originari delle più moderne ed attuali espressioni del nazionalismo (quello che definisci "da pezze ar cu*o", per capirci) ci siano sostanzialmente le stesse ambizioni ideologiche di fondo - unica lingua, unica bandiera, unica religione (oggi magari si aggiunge unica moneta, ma non quella comunitaria) - che sono state proprie del nazionalismo di inizio '900.

 

C'è, secondo me, un parallelismo di fondo tra lo scenario europeo del primo dopoguerra, dove sono maturati il nazismo, il fascismo italiano ed anche - per quella sua breve parentesi - quello britannico, il regime di Franco ecc., e quello attuale, in cui vediamo una grave crisi di rappresentanza politica, il socialismo europeo tra empasse e debacle, l'affermarsi di correnti populiste inclinate a destra, le ondate di movimenti secessionisti e soprattutto l'avanzare di schieramenti di nazionalismo spesso estremo. Lo scenario politico europeo che si è definito tra gli Anni '20 e gli Anni '30 era il frutto della "crisi" economica post-bellica e della conseguente insoddisfazione delle persone (se togliamo il termine "post bellico", siamo ai giorni d'oggi). Quello che ci resta concettualmente di quel momento storico è che, in mancanza di risposte concrete e soddisfacenti da parte della classe politica dirigente, la miseria, la paura e l'insicurezza prendono il sopravvento e possono essere catalizzate verso (o contro) un comune obiettivo. I "kattivi" di epoca in epoca hanno assunto forme diverse. 

 

In una recente colonna di The Guardian, Natalie Nougayrède (ex direttore di Le Monde) ha proposto un'interessante analisi su questo punto, suggerendo proprio come ci sia un'eredità di quel passato che, non risolta, stiamo raccogliendo oggi e cita proprio il caso catalano ad esempio. Probabilmente, in Europa abbiamo diffusamente creduto di poter curare le ferite, usando come medicamento un'economia fatta di relazioni solide e questo in qualche modo ci si sta ritorcendo contro, perché - come in parte dici anche tu - si creano dispute per mantenere la "ricchezza" prodotta entro i confini della sua produzione. Le fratture più profonde ed anche geograficamente più specifiche, invece, non sono state veramente sanate ed ora tornano a far male.

 

Il caso catalano - per tornare in topic :) - è un esempio di questo di questo dialogo assente e di una prolungata cecità di fronte a mali che forse si è creduto, erroneamente, potessero guarire da soli.

 

 

 

 

 

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